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Siamo tutti pedoni 2019: le relazioni al centro della sicurezza in città

di Donato D'Ambrosi

Torna la campagna per la sicurezza stradale Siamo tutti pedoni 2019, l’iniziativa del Centro Antartide che SicurAUTO.it contribuisce a divulgare da diversi anni. Quest’anno il tema dell’abitabilità delle città diventa centrale: accogliere i pedoni per fare delle città luoghi in cui i pedoni possano avere uno spazio di sicurezza. Un numero sempre maggiore di auto e meno spazi pubblici per le relazioni umane restringono il cerchio di sopravvivenza delle persone. Ecco i fattori più importanti da cui dipende la coesistenza di tanti utenti diversi in un luogo grande, ma non abbastanza sicuro, come la città.

SPAZIO E SICUREZZA DEI PEDONI IN CITTA’

Siamo tutti pedoni è la campagna che da 10 anni è impegnata a sensibilizzare le città sulla sicurezza pedonale e l’uso dei trasporti alternativi all’auto. Una mission che passa anche per l’analisi della sicurezza reale che le città offrono ai pedoni. Il 42% delle vittime della strada in città è un pedone o un ciclista, secondo i dati del Centro Antartide 1/3 muore sulle strisce pedonali. Secondo i numeri del The World’s Cities, entro il 2030 circo il 60% delle persone vivrà negli agglomerati urbani. DI questi 1/3 vivrà nelle città da oltre 500 mila abitanti. Uno scenario che porterà a un ulteriore peggioramento della situazione attuale se non si corre ai ripari.

CITTA’ ABBASTANZA GRANDI DA ESSERE PIU’ SICURE ANCHE PER I PEDONI

La campagna siamo tutti pedoni 2019, porta l’attenzione sulle città fatte di relazioni. Lo fa analizzando quali sono i fattori che rendono grande un luogo pubblico. Esistono i fattori misurabili, gli elementi tangibili e le caratteristiche chiave. “Non si tratta di dimensioni” spiega il Centro Antartide ma di svolgere fino in fondo le funzioni di luogo, cioè di entità socio-culturale”. “L’attenzione deve essere rivolta alla ricchezza e varietà di usi ed attività. E’ chiaro che questi sono i fattori su cui lavorare per migliorare la qualità della vita ed esprimere pienamente il potenziale di grandezza di quel luogo”.

CIRCA 13 PEDONI PER OGNI AUTO IN CITTA’

Il miglioramento della qualità delle città e della sicurezza dei pedoni, dovrebbe passare quindi per la ri-conversione delle strade da infrastrutture a luoghi di incontro e di socializzazione. Basti pensare che un tempo le strade assicuravano ad ogni pedone da 1 a 2 metri quadrati. Poi si è attuato un percorso evolutivo dei trasporti fino a rendere centrale l’automobile che richiede in città da 13 a 37 metri quadrati (da ferma) e circa 139 metri quadrati quando si muove (fonte Victoria Transport Policy Institute). “Le strade e i marciapiedi costituiscono i più importanti luoghi pubblici di una città e i suoi organi più vitali”. Ha dichiarato l’antropologa Jane Jacobs – Quando si pensa a una città la prima cosa che si pensa sono le sue strade: secondo che esse appaiono interessanti o insignificanti, anche la città appare tale”.

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Multa divieto di sosta: a Milano scattano i controlli “automatici”

di Donato D'Ambrosi

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Le auto in sosta selvaggia a Milano o con irregolarità nel pagamento del grattino virtuale non sfuggiranno più alla multa per divieto di sosta. E’ entrato in servizio attivo il sistema Occhio di Aquila, una telecamera in dotazione all’Azienda Trasporti Milanesi, che passa la tappeto tutte le auto nelle strisce blu. Un controllo inflessibile dell’occhio elettronico che non si lascerà sfuggire nessuna targa, anche quelle digitate male al parcometro.

L’AUTO CHE FARA’ I CONTROLLI ELETTRONICI NELLE STRISCE BLU

Controlli più veloci e con meno personale a piedi renderanno più efficienti i controlli delle auto in sosta nelle strisce blu. E’ quanto l’Atm ha reso noto annunciando l’attivazione di un’auto di servizio di colore bianco con tanto di avviso “controllo sosta” e telecamera sul tetto. L’occhio elettronico passerà al setaccio tutte le targhe delle auto parcheggiate nelle aree in gestione all’ATM per scovare quelle che non hanno pagato la sosta.

NIENTE PIU’ GRATTINO SUL CRUSCOTTO NELLE STRISCE BLU

Con la dematerializzazione del grattino di carta, non bisogna più esporre il tagliando sul cruscotto con il vantaggio di poter gestire il pagamento e il tempo della sosta anche tramite App a Milano. Questa innovazione ha comportato un adeguamento anche per tutti gli utenti che continueranno a pagare la sosta al parcometro. Per farlo però sarà fondamentale e obbligatorio, digitare correttamente anche la targa sulla tastiera. La targa inserita nell’App o sulla tastiera del parcometro finisce nel database cui è collegato il sistema Occhio d’Aquila e in base al quale segnala se un’auto è in sosta regolare oppure no.

PERMESSI DISABILI E TARGHE SCAGLIATE A RISCHIO MULTA

Il sistema Occhio d’Aquila è pressoché simile allo Street control dei vigili urbani contro le auto ferme in doppia fila, nella foto sopra. Il vantaggio per l’azienda sta nel fatto che non dovrà dotare gli ausiliari a piedi di un numero importante di palmari per il controllo delle targhe. D’altro canto però rischiano di finire nella rete della telecamera contro la sosta irregolare anche gli automobilisti che inseriscono una targa sbagliata nel parcometro. Intanto però pare che il sistema non sia ancora a regime anche con i permessi per diversamente abili. In questi casi continuerà ad essere necessario il controllo degli ausiliari per accertare la regolarità del permesso.

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Strisce blu gratis anche per i disabili senza auto e patente

di Raffaele Dambra

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Con la sentenza 24936/2019 la Corte di Cassazione ha deliberato che i parcheggi delimitati dalle strisce blu sono gratis anche per i disabili senza auto e patente propria (perché magari, a causa di una disabilità molto grave, non sono in grado di guidare). Ovviamente il beneficio si applica ai loro accompagnatori e soltanto nei Comuni che autorizzano la sosta gratuita sulle strisce blu ai portatori di handicap, quando gli appositi stalli riservati ai disabili sono già tutti occupati.

STRISCE BLU GRATIS PER I DISABILI: LA NORMATIVA

Prima di addentrarci nel caso in questione, ricordiamo che la normativa nazionale prevede numerose agevolazioni per chi possiede il contrassegno disabili, tra cui la sosta nei parcheggi a pagamento delimitati dalle strisce blu (qualora gli spazi ‘gialli’ per i portatori di handicap risultino già occupati), ma solo se espressamente stabilita dal Comune. Per esempio Roma, Milano e Torino, per citare alcune tra le maggiori città d’Italia, la consentono; altre, come Napoli, pongono invece delle limitazioni. Gli interessati devono quindi informarsi presso il proprio Comune di residenza per sapere con esattezza se possono parcheggiare liberamente sulle strisce blu. A questo proposito nei mesi scorsi l’On. Maria Chiara Gadda, allora nel PD ma oggi passata a Italia Viva di Renzi, ha presentato insieme ad altri 50 colleghi un disegno di legge per permettere a tutti i cittadini con disabilità di posteggiare gratuitamente negli spazi blu.

STRISCE BLU GRATIS PER DISABILI SENZA AUTO E PATENTE: IL GIUDIZIO DELLA CASSAZIONE

Proprio a Torino (città che, come abbiamo visto, consente ai disabili la sosta sulle strisce blu) la Suprema Corte è dovuta intervenire per dirimere una controversia tra il Comune e la onlus UTIM, che si occupa della tutela delle persone con disabilità intellettiva. Motivo del contendere: il regolamento comunale approvato nel 2016 che, pur prevedendo il diritto per i portatori di handicap a parcheggiare gratis sulle strisce blu, l’aveva circoscritto ai soli possessori di patente e autoveicolo, escludendo chi ne fosse sprovvisto (salvo che per comprovate esigenze di lavoro e/o di cura). E al termine del dibattimento la Cassazione ha dato pienamente ragione alla onlus giudicando ‘discriminatorio’ il regolamento del Comune di Torino, che adesso dovrà rimodulare la delibera del 2016 e risarcire quei disabili che sono stati penalizzati.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

L’Amministrazione comunale torinese”, si legge nella motivazione della sentenza riportate dall’Ansa, “nel rilasciare ai disabili muniti di patente e proprietari di veicolo un permesso gratuito per parcheggiare sulle strisce blu del centro cittadino, ha contestualmente posto in essere una condotta discriminatoria indiretta di danni dei disabili (presumibilmente affetti da una patologia più grave) non muniti di patente e non proprietari di un autoveicolo, che necessitano per i loro spostamenti del necessario ausilio di un familiare, i quali possono fruire dello stesso permesso solo documentano accessi frequenti nel centro cittadino per lo svolgimento di attività lavorative, di assistenza e cura. Non vi è dubbio che una tale previsione si configuri come discriminatoria ai loro danni, in quanto non reputa meritevole di tutela l’accesso gratuito del disabile al centro cittadino per motivi di mero svago e di relazione sociale, come invece consentito ai disabili con patente ed autoveicolo”.

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Strisce blu: regolamento, ticket scaduto e multe, cosa c’è da sapere

di Redazione

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Strisce blu: ecco un’espressione che gli automobilisti proprio non digeriscono. Perché la associano a un continuo esborso di denaro a favore dei Comuni. Che a loro volta, in base al Codice della Strada (articolo 7, comma 8), hanno tutto il diritto di creare zone di parcheggio a pagamento in determinate aree. In particolare, le strisce blu sono ammesse nelle vicinanze o dinanzi a parcheggi non a pagamento. Questo vincolo, però, non contempla le aree pedonali, le zone a traffico limitato (ZTL) e quelle di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dagli stessi Comuni, nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico. Fatta questa premessa, proviamo ad approfondire alcuni aspetti rilevanti delle strisce blu – regolamento, ticket e multe – soffermandoci su alcune questioni controverse.

STRISCE BLU: A COSA SERVONO (ALMENO IN TEORIA)

Sulla carta, le strisce blu aumentano la disponibilità di parcheggi, grazie alla rotazione della sosta che si determina con il pagamento della tariffa. Stimando una rotazione media di 2 ore nell’arco della giornata, 8.000 stalli blu equivalgono a 35.000 posti auto. La rotazione della sosta riduce la sosta passiva: cioè le auto parcheggiate per molto tempo nello stesso posto, facendo inoltre calare di circa il 30% il traffico itinerante alla ricerca dei stalli di sosta. Le strisce blu, dovrebbero anche limitare il fenomeno dei parcheggi in doppia e tripla fila. Così, alla fine, si avrebbe un beneficio sia per la circolazione sia per l’aria che respiriamo in città. Senza contare che le strisce blu dovrebbero erodere spazi al parcheggio abusivo. Ma tra la teoria e la pratica… di solito ci stanno le cattive abitudini degli automobilisti italiani. Con i risultati che sappiamo.

STRISCE BLU, REGOLAMENTO: LE AREE DI PARTICOLARE RILEVANZA URBANISTICA

Prima contraddizione che riguarda gli stalli a pagamento. Perché i Comuni, anno dopo anno, aumentano il numero di strisce blu in periferia, pure in assenza di particolari necessità? Perché individuano ‘aree di particolare rilevanza urbanistica’ anche in zone lontano dal centro. Ma è possibile, si domanderà qualcuno, che nelle periferie delle nostre città esistano così tante aree di particolare rilevanza urbanistica? Il fatto è che spesso sono gli stessi Comuni a individuare quelle aree rilevanti, affidando il compito a una società esterna di consulenza, pagata dall’ente locale stesso, che puntualmente consegna la certificazione chiave al Comune di turno. Quindi sì, l’area in questione è di particolare rilevanza urbanistica e perciò le strisce blu sono legittime. Voi ci credete?

STRISCE BLU, LE DIRETTIVE DEL MINISTERO SONO VALIDE?

L’articolo 7, comma 1 lettera F, del Codice della Strada, dà ai Comuni il potere di stabilire le tariffe e le condizioni della sosta a pagamento in conformità alle direttive del MIT. Siccome queste direttive non sono mai state emanate, c’è chi ritiene che tutti i provvedimenti comunali siano fuorilegge. In realtà, le direttive non sono più necessarie, anzi il Ministero oggi non può emanarle: il Codice le aveva previste già nel 1992, mentre la riforma costituzionale del 2001 ha dato ai Comuni piena autonomia su come determinare le proprie entrate, incluse quelle della sosta su strisce blu. Inoltre, le direttive, per loro natura, sono atti propulsivi, cioè esortazioni a chi ne è destinatario. Non bloccano quindi l’applicazione di una regola che la legge prevede. Insomma, sono solo dei ‘consigli’.

STRISCE BLU, LA QUESTIONE DELLA CARREGGIATA

Secondo l’articolo 7 comma 6, del Codice della Strada, le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata, e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico. E qui nasce un’altra questione. In base a una prima tesi, l’espressione ‘fuori della carreggiata’, utilizzata nella definizione di parcheggio dal CdS, deve essere intesa così: il parcheggio va collocato fuori del flusso della circolazione, e non necessariamente fuori della sede stradale. Infatti, la carreggiata è prima definita dal Codice la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli, non comprendendo le eventuali aree destinate alla sosta collocate a lato della carreggiata. Poi però lo stesso Codice precisa che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.

PARCHEGGIO E FASCIA DI SOSTA LATERALE

Di conseguenza alcune false credenze costruite attorno a questa definizione sono destituite di ogni fondamento (come già scrivevamo in un articolo di qualche anno fa circa il presunto scoop delle Iene sull’illegittimità delle strisce blu). Non è vero, infatti, che la norma riguardi solo i parcheggi a pagamento, perché il comma 6 dell’articolo 7 del CdS non fa distinzione con quelli gratuiti. La fascia di sosta laterale è la parte della strada adiacente alla carreggiata, separata da questa mediante striscia di margine discontinua e comprendente la fila degli stalli di sosta e la relativa corsia di manovra. E il parcheggio è l’area o infrastruttura posta fuori dalla carreggiata, destinata alla sosta regolamentata o non dei veicoli. Dunque, non è vero che a bordo strada non si possa parcheggiare o mettere le zone blu. Semplicemente, quello spazio non si chiama ‘parcheggio’ bensì ‘fascia di sosta laterale’.

STRISCE BLU: TICKET E MULTA

Chiudiamo questa disamina sul regolamento delle strisce blu parlando brevemente di ticket e multe. Una nota del 2015 del Ministero dei Trasporti aveva ribadito quanto già stabilito in precedenza. E cioè che chi lasciava scadere il ticket del parcheggio sulle strisce blu non poteva essere punito con una multa, ma doveva soltanto integrare il pagamento in proporzione alla durata effettiva della sosta. Orientamento seguito a lungo ma che è stato superato dalle più recenti sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, ponendosi in contrasto con la stessa nota del Ministero, ha stabilito infatti che qualora si accerti che la sosta si è prolungata oltre il tempo consentito, cioè oltre l’orario indicato nel ticket per il quale è stata pagata la tariffa, è legittima l’applicazione di una sanzione. ‘Linea dure’ confermata anche dalla Corte dei Conti, secondo cui la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico, nel momento in cui è accertata la sosta del veicolo senza ticket o con tagliando esposto scaduto, configura un’ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi della sanzione. La multa prevista per chi viola la normativa è di 41 euro.

N.B. Articolo originale pubblicato il 26 marzo 2014, aggiornato il 10 settembre 2019.

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Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione

di Raffaele Dambra

Investimento sulle strisce

In caso di investimento sulle strisce il pedone ha sempre ragione, anche se ha attraversato la strada in maniera imprudente. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, precisando che in questi casi la responsabilità cade sempre sul conducente dell’auto. Questo perché, in prossimità delle strisce pedonali, l’automobilista è tenuto a prevedere la condotta del pedone, anche se avventata, ponendo eventualmente in essere tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare l’impatto.

AUTO IN PROSSIMITÀ DELLE STRISCE: COSA PREVEDE IL CODICE

L’articolo 141 del Codice della Strada dispone (comma 1) che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che […] sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e ogni altra causa di disordine per la circolazione”. Inoltre (comma 2) il conducente “deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Ma soprattutto (comma 4) “deve ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza”.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: IL CASO GIUDICATO DALLA CASSAZIONE

Basandosi su questi principi la Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per omicidio colposo dopo aver investito una donna sulle strisce a Roma. Dopo la condanna in appello l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte lamentando che la vittima aveva attraversato sulle strisce pedonali di notte, in una zona scarsamente illuminata e a un incrocio segnalato da un semaforo a luce gialla lampeggiante. Giustificando quindi l’investimento sulle strisce con il fatto di non aver visto la donna a causa dell’oscurità, pur procedendo a una velocità rispettosa dei limiti.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: PERCHÉ IL PEDONE HA SEMPRE RAGIONE

La Cassazione ha però rigettato il ricorso di questo conducente ravvisando una condotta di guida caratterizzata da negligenza, imprudenza e imperizia, perché pur viaggiando a una velocità consentita avrebbe dovuto moderare ulteriormente l’andatura, vista l’ora notturna e le scarse condizioni di visibilità. Chi guida, ha sancito più volte la giurisprudenza, deve infatti aver la possibilità di porre in atto tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare un urto o uno scontro, anche in caso di un comportamento imprudente altrui. Pensiamo per esempio a un pedone che cambia direzione sulle strisce, oppure che attraversa la strada con imprudenza avviandosi sull’asfalto solo in prossimità dell’attraversamento pedonale, o di notte o in un’area a scarsa illuminazione. Sono tutte situazioni che un automobilista deve prevedere e prevenire. L’unica eccezione riguarda invece un eventuale comportamento del pedone assolutamente imprevedibile: solo in questo caso si può valutare la sua corresponsabilità.

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Strisce blu e autovelox: multe record per riempire le casse comunali?

di Redazione

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I comuni italiani, soprattutto quelli più grandi, speculano sulla pelle degli automobilisti? È quanto sospetta la Federcontribuenti, secondo cui le amministrazioni comunali avrebbero piazzato un po’ ovunque strisce blu e autovelox non tanto per regolare parcheggi e traffico, quanto per emettere il maggior numero di multe e coprire con gli incassi i buchi di bilancio. Tutto ovviamente a danno dei conducenti consumatori, che nell’ultimo anno hanno pagato sanzioni per 1,8 miliardi di euro.

TANTE STRISCE BLU E POCHI PARCHEGGI GRATUITI

“Nei centri cittadini vige il Far West”, si legge in una nota della federazione a tutela dei contribuenti. “Eppure l’articolo 7 comma 8 del Codice della Strada impone che i parcheggi a pagamento di strade pubbliche prevedano sulla stessa area o nelle immediate vicinanze parcheggi non a pagamento”. Ma ciò spesso non avviene e specialmente nei centri cittadini è praticamente impossibile trovare un parcheggio gratuito. “I comuni hanno creato un business e stanno abusando fin troppo delle cosiddette ‘zone di particolare rilevanza urbanistica’, dove non sono obbligati a prevedere parcheggi free, neppure per i residenti”. Zone che però non sono mai adeguatamente delimitate, come invece dispone il Codice.

LE PREVISIONI D’INCASSO DELLE STRISCE BLU VANNO IN BILANCIO

Il rastrellamento di soldi nelle tasche degli automobilisti con strisce blu e autovelox sta avvenendo soprattutto nelle grandi città. “A Milano di recente ci sono stati nuovi aumenti per parcheggiare in centro. Adesso le previsioni di incasso delle strisce blu vanno direttamente in bilancio, mentre i proventi delle multe servono per risanare le casse comunali”, lamenta ancora Federcontribuenti. Nonostante il Codice della Strada contempli che almeno il 50% di quei proventi dovrebbe servire per la sicurezza stradale. Così come gli incassi dei parcheggi a pagamento sarebbero da destinare al finanziamento del trasporto pubblico locale e per migliorare la mobilità urbana. “Ma è evidente che nessuno controlla queste spese. Con la conseguenza che il Fondo Nazionale Trasporti ha subito una decurtazione di 30 milioni all’anno, per tre anni, per problemi di bilancio pubblico”.

40 MILIARDI L’ANNO DAI TURISTI MA NON BASTANO

Numeri che fanno a pugni con l’enorme cifra, circa 40 miliardi di euro l’anno (di cui 10 contando i soli trasporti), che le maggiori città d’arte italiane, Milano, Venezia, Roma, Firenze, Napoli e Palermo, incassano dai soli turisti. Dove finiscono questi soldi, si chiede Federcontribuenti, se poi i comuni hanno bisogno di fare cassa vessando gli automobilisti locali?

LE NOVITÀ DEL CODICE DELLA STRADA 2019

Le cose però potrebbero presto cambiare perché nel testo base del nuovo Codice della Strada, che a breve approderà in Parlamento, ci sono importanti novità sulla destinazione degli incassi delle multe. Meno limiti sulle quote che gli enti locali possono assegnare alla sicurezza stradale. E più trasparenza sull’uso effettivo dei soldi, con l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese. Si passerà finalmente dalle parole ai fatti?

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