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Stanchezza al volante: in UK aumenta del 50% il rischio di incidenti

di Donato D'Ambrosi

La stanchezza al volante provoca il 20% degli incidenti stradali in UK, un rischio che espone almeno il 50% dei conducenti al pericolo di morte tra quelli che svolgono lavori molto stressanti. Lo rivela un’organizzazione per la sicurezza stradale impegnata anche nel soccorso sulla base dei dati raccolti. Ecco i consigli per combattere il rischio di addormentarsi alla guida.

LA STANCHEZZA AL VOLANTE E GLI INCIDENTI IN UK  

Secondo i dati raccolti dall’organizzazione inglese, un conducente stanco ha il 50% in più di probabilità di essere coinvolto in un incidente mortale. “La fatica è un fattore determinante per circa il 20% degli incidenti stradali, in particolare nelle prime ore del mattino. Spiega Neil Worth, funzionario di GEM Motoring Assist. Tuttavia, su tratti lunghi e monotoni di autostrada è probabile che una percentuale molto maggiore di collisioni sarà correlata alla fatica.” Prevenire un incidente stradale causato dalla stanchezza è possibile evitando i principali fattori di rischio.

COME EVITARE LA STANCHEZZA AL VOLANTE E UN INCIDENTE NEL SONNO

Le regole basilari per evitare la stanchezza al volante sono quelle più semplici ma proprio per questo forse sottovalutate:

– Partire riposati prima di un lungo viaggio.
– Non guidare per più di 8 ore al giorno e se possibile condividere la guida a prescindere dalle pause.
– Fare pause regolari di almeno 15 minuti ogni 2 ore seduti al volante.
– Non bere alcolici prima del viaggio.
– Evita di guidare di notte, quando il corpo è abituato a riposare.

CHI RISCHIA DI PIU’ CON LA STANCHEZZA AL VOLANTE

Sono soprattutto gli uomini, in media di 30 anni che tendono a sopravvalutare i rischi. L’età diventa un fattore secondario quando si guida per lavoro: conducenti professionisti, rappresentanti e lavoratori su turni. Secondo lo studio gli incidenti stradali sono più probabili su lunghi tratti di autostrada dove gli automobilisti possono annoiarsi. La parte più rischiosa, se sottovalutata è nei momenti in cui il copro inizia a dare i primi segnali di stanchezza. Lo sbadiglio, la necessità di strofinarsi gli occhi e sbattere le palpebre più frequentemente sono i principali segnali di allerta della stanchezza al volante. Un altro studio condotto sempre in Regno Unito lega la stanchezza e gli incidenti stradali causati dal sonno. Circa 1 incidente mortale su 4 secondo l’AA è causato dal sonno al volante, numeri che trovano fondatezza nelle riposte del 37% di chi in UK ha ammesso di essere così stanco da temere di addormentarsi al volante.

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Sonno al volante: il 12% si addormenta in auto mentre guida in UK

di Donato D'Ambrosi

Dormire in auto mentre si è alla guida provoca il 25% degli incidenti mortali nel Regno Unito e gli inglesi ne sono particolarmente preoccupati secondo un’indagine dell’Automobile Association. Il rischio di addormentarsi al volante è piuttosto frequente in UK dove almeno 1 guidatore su 8 è stato colto dal colpo di sonno. Ritmi di lavoro stressanti e guida notturna non aiutano a prevenire i rischi della stanchezza alla guida che l’AA racchiude nel video della sua campagna qui sotto.

1 INCIDENTE SU 4 IN UK PER I COLPI DI SONNO

L’associazione no-profit AA ha interrogato 20.561 conducenti in un sondaggio online sui rischi della stanchezza alla guida e i colpi di sonno al volante. Un guidatore inglese su otto (13%) ha ammesso di essersi addormentato al volante. Nonostante la stanchezza molti si sono messi ugualmente al volante. Quasi due quinti (37%) hanno confessato di essere stati così stanchi da temere di addormentarsi durante la guida. Secondo l’indagine inglese gli uomini (17%) hanno tre volte più probabilità delle donne (5%) di cedere al pericolo del sonno alla guida.

IL SONNO FA MENO PAURA DELLE ALTRE CAUSE DI INCIDENTI

Dall’indagine è emerso anche che c’è ancora poca consapevolezza del rischio di addormentarsi al volante soprattutto tra i giovani. “Le statistiche sui conducenti assonnati sono scioccanti, tanto più quando ti rendi conto che il problema è sottostimato.” Ha spiegato Edmund King Direttore dell’AA. “L’unica vera cura per la stanchezza è quella di riposare: se i conducenti si sentono stanchi o vengono avvisati dalla propria auto, devono fermarsi in un posto sicuro per una pausa”.

I GIOVANI IGNORANO IL RISCHIO DELLA STANCHEZZA ALLA GUIDA

I giovani dai 18 ai 24 anni, secondo il sondaggio sono più esposti a credere che la stanchezza al volante non influisce le loro capacità di guida. Lo pensa il 13% dei guidatori giovani rispetto al 2% di tutti i conducenti. I giovani conducenti – secondo i dati dell’AA – sono anche la categoria che anche se avvertono i sintomi del sonno continuano a guidare. Il 18% di chi non prende in considerazione una sosta rigenerante tra gli under 24 supera di molto la media del 3% di tutti gli altri conducenti che sottovalutano il pericolo del sonno al volante.

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Tempi di guida e riposo camion: l’esenzione negli USA mina la sicurezza

di Donato D'Ambrosi

Quante ore può guidare un autista prima che la sua attenzione diminuisca?  In Europa i tempi di guida e riposo di un camion sono inferiori rispetto a quelli negli USA. Ma una proposta della FMCSA introduce nuove regole per i camionisti al volante. Le novità sulle regole che stabiliscono quante ore si può guidare un camion hanno effetti diretti sull’attenzione del conducente e sulla sicurezza stradale per l’IIHS. Ecco cosa cambierà con le nuove regole sui tempi di guida e riposo negli USA.

LE ORE DI GUIDA E RIPOSO NEGLI USA

La proposta della Federal Motor Carrier Safety Administration punta a modificare le regole sui tempi di guida e riposo dei camionisti a corto raggio. Attualmente i conducenti professionisti negli USA possono guidare fino a 11 ore che diventano 13 ore con traffico o maltempo. Per questi resterà tutto come prima, mentre le novità valgono per i conducenti di mezzi pesanti a corto raggio. Una novità che non dilata le ore di guida ma la finestra in cui si alternano guida e riposo. “L’affaticamento del conducente è un importante fattore di rischio in incidenti di camion di grandi dimensioni”. –  Afferma Eric Teoh, analista dell’IIHS. “La creazione di ulteriori eccezioni ai limiti di ore di servizio, che già consentono ai conducenti di registrare lunghe ore, non è probabile che aumenti la sicurezza e può causare danni.”

I TEMPI DI GUIDA PER I CAMION A CORTO RAGGIO

Negli USA infatti le restrizioni sui tempi di guida e riposo alla guida valgono solo per i mezzi pesanti oltre il raggio di 100 miglia. Tra le novità della FMCSA c’è anche l’ampliamento a 150 miglia della soglia in cui le regole sui tempi di guida e riposo non valgono. Ma a destare particolare preoccupazione sono soprattutto i mezzi che trasportano su minori distanze. Per i veicoli a corto raggio infatti c’è solo l’avvertenza di non guidare oltre 11, che però non può essere verificata visto che non c’è obbligo di usare un cronotachigrafo.

GUIDA A CORTO RAGGIO PIU’ A RISCHIO

Un’altra proposta della FMCSA prevede di espandere la finestra della giornata lavorativa per i mezzi a corto raggio a 14 ore. L’IIHS dal canto suo ha invitato la FMCSA a studiare le statistiche sugli incidenti che coinvolgono i giovani camionisti che guidano entro i confini statali. Secondo uno studio dell’IIHS con il Centro di ricerca sulla sicurezza delle autostrade dell’Università della Carolina del Nord i camion di grandi dimensioni coinvolti in incidenti con lesioni o morti hanno un rischio di incidente quasi cinque volte più alto negli spostamenti a corto raggio. Ma cosa cambia tra le regole USA e quelle in Europa sui tempi e le ore di guida e riposo?

TEMPI DI GUIDA E RIPOSO IN EUROPA

I tempi di riposo e di guida in Europa sono regolamentati dalla Direttiva (CE) n. 561/2006 del Parlamento Europeo e valgono per il trasporto merci (superiore a 3,5 t) e persone (oltre 9). Un conducente può alternare la guida e le pause secondo lo schema qui sotto:

4 ore e 30 minuti di guida ininterrotta al giorno;
pausa di 45 minuti oppure frazionata (15+30 minuti nel periodo di guida);
9 ore totali di guida al giorno (10 eccezionali non più di 2 volte a settimana);
– riposo giornaliero di 11 ore oppure frazionato (3+9 ore) in 24 ore;
– riposo ridotto (9 ore nelle 24 ore) massimo 2 volte a settimana;
riposo settimanale 45 ore oppure ridotto (24 ore) con recupero di 21 ore entro la terza settimana successiva.

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