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Volkswagen Local Hazard Warning: come funziona il sistema C2X

di Donato D'Ambrosi

Dopo 6 anni Euro NCAP rilascia un nuovo “Advanced”, è al Volkswagen Local Hazard Warning: vediamo come funziona il sistema C2X di serie che rende l’auto connessa a tutto

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Road Edge Detection: come l’auto riconosce i bordi della strada

di Donato D'Ambrosi

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Guida autonoma: più incidenti per distrazioni se le Case non fanno nulla

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di guida autonoma vanno modificati, l’IIHS richiama le Case auto: i conducenti sono troppo esposti al rischio di incidenti per distrazioni al volante

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Auto per 3 seggiolini bimbi sul sedile posteriore: la lista dei modelli 2020

di Donato D'Ambrosi

Trasportare più di 2 bambini in auto è possibile solo con alcuni modelli: ecco la lista delle auto 2020 per 3 seggiolini bimbi sul sedile posteriore

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10 errori da non fare con il seggiolino auto per bambini

di Redazione

1 genitore su 2 monta in modo errato il seggiolino in auto, ecco alcuni consigli ed errori da non fare con il seggiolino auto per bambini

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Test Fari auto 2020: solo 37 auto sono abbastanza sicure

di Donato D'Ambrosi

I fari auto sono tra i dispositivi di sicurezza più utili nella guida di notte o con poca luce, ma nei test fari auto dell’IIHS, solo poche auto hanno fari di serie efficienti. Per molte Case auto infatti i fari sono accessori extra per niente votati alla sicurezza di guida per tutti, a meno di pagarli a caro prezzo. Ecco quante auto illuminano efficacemente la strada con i fari standard di serie nei test IIHS.

1 INCIDENTE SU 2 CAUSATO DA FARI POCO EFFICACI

La qualità dei fari auto è molto seguita e valutata nei test indipendenti degli enti per la sicurezza delle auto. Negli Stati Uniti infatti circa il 50% di tutti gli incidenti mortali negli Stati Uniti si verificano al buio e più di un quarto si verifica su strade non illuminate. “I sedili in pelle e il tetto apribile sono belli, ma per evitare i pericoli sono necessari fari di alta qualità.”, ha dichiarato David Aylor, responsabile dei test di sicurezza attivi presso IIHS. Ecco perché dal 2020 IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) ha inasprito i criteri per l’assegnazione del premio Top Safety Pick + alle auto più sicure. I fari auto più prestazionali, che siano alogeni, xeno o a led, vedi in questo video le differenze, devono essere disponibili su tutte le versioni e non solo optional sugli allestimenti premium.

IL TEST SUI FARI AUTO DELL’IIHS

L’IIHS testa i fari auto valutando il fascio luminoso durante la guida su strada dritta o nelle curve, sia con fari anabbaglianti sia con gli abbaglianti. Quanta luce devono emettere i fari auto per essere sicuri? Su strada diritta, gli anabbaglianti di buona qualità illuminano il lato destro della strada fino a circa 100 metri. Nei test fari auto dell’IIHS, le luci meno performanti si sono fermate a circa 67 metri o anche meno. Poi ci sono i punti di penalità se i fari dell’auto creano abbagliamento alle auto che incrociano e i punti di bonus, se i fari adattivi passano automaticamente da abbaglianti ad anabbaglianti. Tra le auto testate dall’IIHS, solo 6 dei 156 modelli sono dotati di fari auto di buona qualità su tutta le versioni, che equivale a +7% rispetto ai modelli del 2019.

FARI AUTO OPTIONAL COSTOSI CHE POCHI COMPRANO

Il problema maggiore però è che le Case auto non adottano strategie efficaci nella diffusione dei fari auto più sicuri, per cui il viro di vite sull’ottenimento del Top Safety Pick +. “Cerchiamo di valutare tutti i fari offerti da ciascun produttore, ma a volte è difficile trovare alcuni sistemi opzionali di fascia alta presso i concessionari“, continua Aylor. “Se abbiamo difficoltà a trovarli per testarli, come possiamo aspettarci che i consumatori li trovino per l’acquisto?“. Ed ecco che vuoi per convenienza o per scarse informazioni sui fari optional, gli acquirenti ripiegano sui fari standard, con l’idea magari di montare lampadine più performanti come nel video qui sopra. Dei 37 modelli di auto con fari standard buoni o accettabili, solo 23 ottengono il premio Top Safety Pick +. Gli altri 14 – secondo IIHS – non sono all’altezza di altri criteri di resistenza agli urti o di collisione. E’ possibile spulciare le auto con i fari più sicuri tra quelle testate da IIHS che hanno ottenuto il titolo TopSafety Pick+.

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Bonus dispositivi anti abbandono: come registrarsi al portale

di Raffaele Dambra

Bonus dispositivi anti abbandono

Dal 20 febbraio 2020 è online la piattaforma bonuseggiolino.it su cui richiedere il bonus per i dispositivi anti abbandono introdotto dal MIT per agevolare l’acquisto dei congegni obbligatori. Il primo giorno, contrassegnato da enormi problemi di sovraccarico del server (non che oggi vada molto meglio), l’accesso al portale è stato riservato ai soli esercenti per accreditarsi ed essere inseriti in un apposito elenco consultabile sul sito. Mentre da venerdì 21 può accedervi anche chi deve acquistare il dispositivo anti abbandono e richiedere il bonus elettronico di 30 euro. Che va poi utilizzato esclusivamente presso uno dei negozianti registrati sulla piattaforma. Ricordiamo che il contributo è previsto anche per chi ha già fatto l’acquisto presso qualsiasi negoziante, facendone richiesta mediante apposita procedura.

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: LE COSE DA SAPERE

Ci stiamo occupando da mesi dei dispositivi anti abbandono, visto che l’argomento riguarda milioni di famiglie. Abbiamo spiegato nel dettaglio le caratteristiche dei dispositivi in base alle direttive del Ministero, ci siamo posti il problema dell’omologazione dei seggiolini, abbiamo realizzato una guida all’acquisto con dettagli e prezzi e, successivamente, testato personalmente alcuni modelli. Ma non solo: abbiamo anche rassicurato i genitori sull’allarme Bluetooth e annunciato l’approvazione del bonus di 30 euro per alleggerire la spesa. E adesso siamo pronti a guidarvi nei meandri del portale per la richiesta del contributo. Non prima di aver ricordato che l’obbligo di montare un dispositivo anti abbandono quando si trasportano in auto bambini sotto i 4 anni è in vigore dallo scorso novembre. Con sanzioni sospese fino al 6 marzo 2020, quindi ci siamo quasi. Sanzioni che prevedono multe da 83 e 333 euro e -5 punti sulla patente.

BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: ACCESSO AL PORTALE

Come detto, l’indirizzo della piattaforma per richiedere il bonus di 30 euro sull’acquisto dei dispositivi anti abbandono è www.bonuseggiolino.it. Poiché le risorse messe a disposizione non coprono tutte le richieste e l’erogazione del contributo avviene in base all’ordine temporale fino a esaurimento dei fondi, è previsto un boom di domande nei primissimi giorni. Con inevitabili ricadute sul funzionamento del portale. In questa fase bisognerà armarsi di tanta pazienza. Premessa: per registrarsi alla piattaforma, e quindi per richiedere il bonus, è necessario avere le credenziali SPID (Sistema pubblico di identità digitale) che si possono ottenere collegandosi qui. Non è una procedura difficile: servono un indirizzo e-mail; il numero di cellulare; un documento di identità valido; la tessera sanitaria con il codice fiscale. Una volta ottenute le credenziali SPID si può tornare al portale per la richiesta del bonus.

PIATTAFORMA BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: COME REGISTRARSI

Nel sito bonuseggiolino.it c’è una sezione riservata agli esercenti (‘Area esercente’) per accreditarsi usando le credenziali di Fisconline/Entratel. È un passaggio importante perché dal 20 febbraio 2020 in poi il bonus può essere richiesto solo presso i negozianti (fisici e online) accreditati. Il cui elenco è consultabile sulla piattaforma (‘Dove usare i buoni‘). Mentre chi ha già acquistato il dispositivo prima del 20 febbraio può chiedere il rimborso di 30 euro anche se l’ha effettuato presso un esercente non presente nell’elenco. La sezione ‘Valida buono‘ è riservata sempre agli esercenti. E serve per inserire il codice del buono elettronico ricevuto da ciascun cliente, oltre al suo valore nominale, al fine di riscuotere il credito maturato.
La sezione specifica per i richiedenti si trova invece al centro dell’homepage ed è denominata ‘Richiedi bonus‘: una volta dentro bisogna inserire le credenziali SPID ottenute in precedenza e seguire la procedura guidata per completare la richiesta. Sulla piattaforma è presente un indirizzo email a cui chiedere eventualmente assistenza.

BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: MODALITÀ DI ATTRIBUZIONE

Le modalità di attribuzione del bonus per l’acquisto del dispositivo anti abbandono sono contenute nel Decreto 28/1/2020 del MIT. Che potete leggere integralmente cliccando sul tasto rosso Scarica PDF in fondo all’articolo. Vi riassumiamo qui i punti salienti:
– Il contributo è erogato mediante il rilascio di un buono di spesa elettronico, dotato di un codice identificativo, del valore nominale di 30 euro per l’acquisto del dispositivo anti abbandono associato al codice fiscale di un minore. Ciò significa che per ogni bambino sotto i 4 anni si può ottenere al massimo un bonus; ma p.es. una famiglia con tre bambini sotto i 4 anni può ottenerne tre. Il buono generato e non utilizzato entro trenta giorni dall’emissione è annullato e, nel caso, dev’essere richiesto nuovamente. Qualora il costo del dispositivo sia inferiore a 30 euro, il contributo è pari al costo sostenuto.
– La richiesta deve presentare, oltre ai dati identificativi del richiedente (uno dei genitori o altro soggetto esercente la responsabilità genitoriale), anche quelli del minore (nome, cognome e codice fiscale). Saranno effettuati rigidi controlli, soprattutto per accertare l’età del minore, mediante collegamento con l’anagrafe tributaria.
– Ribadiamo che per gli acquisti dei dispositivi anti abbandono effettuati in data antecedente al 20 febbraio 2020 è previsto un rimborso pari a 30 euro per ogni dispositivo acquistato. L’istanza di rimborso va richiesta entro 60 giorni dall’avvio della piattaforma. Allegando copia dei giustificativi di spesa, scontrino fiscale o fattura, attestanti l’acquisto del dispositivo anti abbandono. Se il giustificativo di spesa non riporta la specifica di acquisto ‘dispositivo anti abbandono’ (o simili), il richiedente deve produrre un’autocertificazione secondo il modello disponibile sulla piattaforma. I rimborsi avvengono mediante accredito della somma sul conto corrente intestato al richiedente.

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Auto elettriche e autonome: come eviteranno stress e distrazioni al volante

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche e autonome potranno essere davvero sicure in ogni condizione? Una domanda che dopo oltre 3 anni di test il consorzio di ricerca ADAS&Me prova a rispondere facendo il punto sulle criticità e i rischi maggiori. Stress da ricarica e distrazione sono i punti deboli su cui viene portata l’attenzione dei Costruttori di veicoli, componenti ed enti di ricerca. Ecco come auto elettriche e a guida autonoma/assistita eviteranno i principali fattori di rischio.

3 ANNI DI TEST PER STUDIARE I PUNTI DEBOLI DEI VEICOLI AUTONOMI

Drive&Me è un consorzio di aziende ed enti di ricerca che ha affrontato il tema della sicurezza al volante in modo olistico: la tecnologia può migliorare la sicurezza stradale solo in rapporto allo stato del conducente. In modo più specifico sono state individuate delle zone d’ombra dove le auto elettriche e le auto connesse (ma per certi versi anche le moto e i mezzi pesanti) possono prevenire i casi di “misuse” o “failure” della tecnologia. Sempre meno spesso si parla di stress da ricarica della batteria, ma un po’ per la tendenza dei Costruttori ad aumentarne la potenza sui modelli più nuovi, ma il problema si presenterà con la diffusione delle auto. Quante volte invece avete guidato stanchi fino a casa basandovi esclusivamente sulla memoria muscolare? Ecco ADAS&Me ha riprodotto queste ed altre situazioni per studiare le reazioni dei conducenti e l’efficacia della tecnologia nel video qui sotto. Finché non ci saranno abbastanza colonnine di ricarica sulla rete autostradale, il rischio di distrazioni e stress da ricarica si prospetta alto.

I RISCHI PIU’ FREQUENTI CON LE AUTO ELETTRICHE E SEMI AUTONOME

ADAS&Me immagina che un modo utile per impedirla nei lunghi viaggi sia permettere all’auto di capire quando il conducente non è nelle condizioni sicure di viaggiare e intervenire. Ad esempio facendo una tappa, autorizzata dal conducente, verso la stazione di ricarica più vicina. Quando si parla di guida autonoma poi è chiaro che ci si riferisce ai sistemi di guida assistita SAE2+.IL limite maggiore delle auto a guida semi autonoma non sarà la tecnologia ma la latenza del conducente. Immaginiamo il caso in cui il conducente ha abbassato la sua soglia di attenzione mentre l’auto mantiene la rotta secondo le indicazioni di navigazione. Se il sistema rileva una situazione prossima di pericolo o impossibilità a condurre l’auto deve poter contare su un conducente pronto a riprendere il volante. Qualcosa che secondo ADAS&Me si potrà assicurare solo interconnettendo i dispositivi di bordo all’auto: in caso di guida distratta, l’auto disattiverà le fonti di distrazione.

LA STANCHEZZA E IL CALDO ALLA GUIDA DI UNA MOTO

La sicurezza della guida in moto è un settore ancora quasi inesplorato, a confronto con le auto. Uno dei rischi maggiori nei lunghi viaggi è l’impossibilità del conducente a reagire prontamente ad un ostacolo. Ecco perché nel video qui sopra si può vedere un prototipo di Ducati equipaggiata con speciali giroscopi in grado di tenere su la moto da sola. Una soluzione alla guida distratta in moto, secondo ADAS&Me potrebbero essere l’abbigliamento connesso e un sistema di rilevamento della stanchezza del conducente. Se casco e giacca sono troppo caldi, o l’attenzione rilevata del conducente è ritenuta un pericolo, la moto lancerà un alert al conducente consigliandogli di fare una pausa.

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Dispositivi anti abbandono: MyMi funziona anche senza smartphone

di Raffaele Dambra

Dispositivi anti abbandono

La startup milanese Bluon, che in passato ha già creato altri prodotti legati alla sicurezza dei bambini, ha incontrato la stampa specializzata, tra cui noi di SicurAUTO.it, per presentare il suo dispositivo anti abbandono MyMi. La presentazione è avvenuta proprio alla vigilia della messa online della piattaforma per richiedere il bonus di 30 euro, fissata il 20 febbraio 2020, e in previsione dell’avvio delle sanzioni (dal 6 marzo) per coloro che non hanno ancora provveduto a mettersi in regola. Gli utenti abituali del nostro portale sanno già con quanta attenzione abbiamo affrontato l’argomento ‘dispositivi anti abbandono’. Seguendo passo dopo passo il travagliato iter legislativo, segnato da non poche incertezze e contraddizioni. E soprattutto testando direttamente alcuni prodotti per capire se ce ne fosse qualcuno migliore o più affidabile degli altri. Per questo ci siamo avvicinati con molta curiosità al nuovo dispositivo antiabbandono MyMi, annunciato come ‘rivoluzionario’ e ‘con tripla sicurezza’. Come sarà andata?

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: COSA PREVEDE LA NORMATIVA

Prima di spiegare come funziona MyMi riepiloghiamo velocemente la legge sull’obbligo dei dispositivi anti abbandono, già in vigore dallo scorso novembre (ma, come detto, le sanzioni saranno irrogate solo dal 6 marzo 2020). La normativa riguarda quei dispositivi di allarme predisposti a prevenire l’abbandono dei bambini di età inferiore ai 4 anni a bordo delle auto. Tali dispositivi possono essere integrati all’origine nel sistema di ritenuta per bambini (senza alterarne le caratteristiche di omologazione), inseriti nel veicolo come dotazione di base o accessoria, oppure totalmente indipendenti. I dispositivi devono essere in grado di attivarsi automaticamente a ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente. E soprattutto, qualora se ne presenti la necessità, devono dare un segnale di allarme. Attirando in modo tempestivo l’attenzione del conducente mediante alert visivi, acustici o aptici percepibili sia all’interno che all’esterno del veicolo. Infine, non meno importante, i dispositivi anti abbandono possono essere dotati di un sistema di comunicazione automatico. Che serve ad allertare urgentemente altre persone se per un motivo qualsiasi il conducente si trovi impossibilitato a intervenire.

COME FUNZIONA IL DISPOSITIVO ANTI ABBANDONO MYMI

Inutile dire che MyMi rispetta tutti questi parametri, altrimenti non potrebbe neanche essere commercializzato. E a differenza della quasi totalità dei prodotti oggi sul mercato, non ha per forza bisogno della app per smartphone (comunque presente) per inviare l’allarme in caso di allontanamento dal veicolo con bimbo a bordo. Una caratteristica decisamente interessante! Il dispositivo, oltre al piccolo cuscinetto sfoderabile e lavabile da disporre sul seggiolino auto (come nella foto in basso), che rileva la presenza del bimbo, è dotato infatti di un piccolo tracker-portachiavi (da attaccare al mazzo di chiavi dell’auto per essere sicuri di averlo sempre con sé) che in pratica ‘fa le veci’ dello smartphone. Emettendo anch’esso un segnale d’allarme. La ‘tripla sicurezza’ è data appunto dalla presenza di tre elementi – cuscinetto, app per smartphone e tracker-portachiavi – ognuno dei quali concorre a segnalare un potenziale pericolo. Il cuscinetto attiva una segnalazione acustica ricorrente se non rileva la presenza del tracker-portachiavi o se il bluetooth dello smartphone risulta spento; la app invia un segnale d’allarme tramite smartphone non solo al conducente ma anche alle altre persone associate; il tracker entra in funzione se per qualche ragione l’app non è in grado di inviare l’allarme (smartphone spento, scarico o con bluetooth disattivato). È importante sottolineare questo aspetto: i due sistemi (app e tracker) non sono pensati per operare in contemporanea e l’app ha sempre la precedenza. Di conseguenza chi vuole, per motivi di praticità, utilizzare solo il tracker al posto dello smartphone, deve escludere quest’ultimo. Disattivando il bluetooth oppure non installando neppure l’app.

PECULIARITÀ DEL DISPOSITIVO ANTI ABBANDONO MYMI

La app di MyMi (disponibile sia per Android che per iOS) è comunque più completa del tracker. In quanto, appunto, può avvisare non solo il conducente, ma anche un numero pressoché infinito di persone associate, aggiungendo pure la posizione geolocalizzata. Per ricevere il segnale d’allarme l’app ha bisogno soltanto dell’attivazione del bluetooth, mentre per inviarlo ad altre persone necessita anche della connessione dati. Significa che il conducente riceve il segnale sullo smartphone anche se impegnato in una conversazione telefonica o se ha il cellulare fuori campo o in modalità aerea (ma con bluetooth sempre attivato).
Il cuscinetto e il tracker-portachiavi funzionano con comunissime pile a bottone CR2450 e CR2032 entrambe sostituibili utilizzando un piccolo cacciavite (la durata media di una pila è di circa 2 anni, il livello delle batterie è monitorabile dall’app, in ogni caso entrambe le unità emettono uno specifico segnale acustico quando le pile sono quasi scariche) e che con un solo smartphone si possono gestire fino a 20 dispositivi. Chi vuole può acquistare altri tracker separatamente (per esempio in una famiglia potrebbero servirne due, uno per il papà e uno per la mamma). Importante: più tracker possono essere abbinati allo stesso cuscinetto e un tracker può essere associato a più cuscini. Pertanto se nell’auto ci sono due seggiolini (con due bambini) non è necessario portarsi dietro due tracker, ne basta uno solo. Da notare, poi, che l’app non è legata ad alcun account personale; per cui al termine dell’obbligo di utilizzo (quando il bimbo compie 4 anni) il dispositivo può essere tranquillamente ceduto ad altre persone.

GIUDIZIO DI SICURAUTO.IT SU MYMI

Di sicuro la possibilità di avere un’alternativa all’app eludendo quindi possibili problemi di natura ‘tecnologica’ dello smartphone, nonché di sostituire le pile quando si esauriscono, pongono MyMi in una posizione di fascia alta tra tutti i dispositivi anti abbandono presenti sul mercato. Forse il prezzo di 69,90 euro non è tra i più economici, ma con il bonus di 30 euro la spesa diventa più sostenibile. Il tracker-portachiavi aggiuntivo (facoltativo) costa 19,90 euro. Per quanto riguarda infine la delicata questione dell’omologazione, ricordiamo che la normativa non impone che i dispositivi anti abbandono risultino ‘omologati’. Ma richiede che, oltre a rispondere a determinate specifiche tecnico-costruttive e funzionali (per cui il produttore rilascia un’autocertificazione di conformità), non alterino in nessun modo le caratteristiche di omologazione dei seggiolini auto. A questo proposito Bluon ha genericamente dichiarato che il cuscinetto del dispositivo MyMi, in seguito a crash test (distruttivi) effettuati, non interferisce con l’omologazione di alcun seggiolino od ovetto per auto. Senza fornire però indicazioni più precise riguardo i modelli di seggiolini su cui sono stati fatti i crash test con il dispositivo installato; e l’ente/società che li ha realizzati. Restiamo ovviamente a disposizione qualora Bluon voglia indicarci anche questi dati.

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Palo Alto Networks: come gestire una crisi di sicurezza informatica

di Antonino Caffo
Si parla oramai da anni, decenni, di gestione della crisi in azienda. Un interesse specifico, sempre più crescente, è quello che riguarda le crisi informatiche, che oramai non coinvolgono più solo i reparti T. Il motivo? Mettere down i sistemi, risolvere flussi e processi, richiede un mix di competenze e azioni che possono avere un […]

Bluetooth allarme antiabbandono: quanto è davvero pericoloso per i bimbi

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

Con l’obbligo degli allarmi antiabbandono per bambini è esplosa la psicosi da pericoli del Bluetooth sui bambini. Quanto è pericoloso realmente il Bluetooth per la salute umana? Esiste il rischio di radiazioni per i bambini e i neonati seduti sopra i cuscini con allarme antiabbandono? La risposta sorprenderà sicuramente i genitori apprensivi e va cercata nei limiti delle radiazioni stabiliti dall’Unione europea.

BLUETOOTH E RADIAZIONI PERICOLOSE: DIPENDE DALLA POTENZA

Con l’obbligo di trasportare in auto bambini fino a 4 anni solo con un allarme antiabbandono, il parere dei genitori è diviso tra chi trova un investimento utile e chi invece no. Lo si può vedere anche dai commenti al nostro video test qui sotto, che mette a confronto 4 dispositivi antiabbandono diversi. Al di là dei punti di vista però in molti si chiedono ancora se il Bluetooth degli smartphone fa male alla salute. Un comprensibile timore che possiamo chiarire con l’aiuto di Tata, che dichiara quante radiazioni emette il Bluetooth di un allarme antiabbandono per bambini. Intanto cerchiamo di capire quanto è potente il Bluetooth di un dispositivo di allarme antiabbandono. In generale, come si vede dalla tabella delle Classi del Bluetooth, più è potente il segnale, più lungo è il raggio d’azione della comunicazione.

QUANTO E’ PERICOLOSO IL BLUETOOTH PER LA SALUTE UMANA

Poiché sappiamo che gli allarmi antiabbandono funzionano entro una distanza di 10 metri dallo smartphone, sono associati a potenze più basse (Classe 2, 3,4,). Che sono molto al di sotto di quanto il Wi-Fi di casa, cui è esposto quotidianamente ogni bambino in ogni famiglia che usa una connessione a internet. Vi starete chiedendo allora, ma se il bambino è seduto proprio sopra l’allarme con il Bluetooth, non è più pericoloso? La risposta è no. Il perché lo spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sull’uso degli smartphone consiglia proprio l’utilizzo di auricolari Bluetooth per ridurre al minimo l’esposizione della testa a radiazioni elettromagnetiche. Radiazioni che per costituire un rischio alla salute devono superare il valore SAR (Specific Absorption Rate) nell’uso normale di 2 W/kg. Rispetto al valore del Tasso di Assorbimento stabilito dall’Unione europea per l’intero corpo, gli smartphone super-connessi sono al di sotto di 0,5 W/kg.

Classi e portata delle connessioni Bluetooth

LE RADIAZIONI EMESSE DALL’ALLARME ANTIABBANDONO

Il pericolo reale del Bluetooth sul corpo umano ci porta a rispondere alla domanda iniziale. Il Bluetooth è pericoloso per un bambino seduto sull’allarme antiabbandono? Ora che sappiamo qual è il limite di assorbimento “sicuro” possiamo comprendere meglio quante radiazioni elettromagnetiche emette un allarme antiabbandono. Nel caso del dispositivo Tata Pad, l’azienda dichiara un valore di SAR di 0,0099 W/kg, 200 volte inferiore alla soglia dell’Ue. Piuttosto, e cogliamo l’occasione per ripeterlo ancora una volta, quando i bambini viaggiano in auto bisognerebbe proteggerli da altri rischi ricordando ad esempio di:

Montare correttamente il seggiolino e controllarlo periodicamente;
– Allacciare e stringere adeguatamente le cinturine come si vede nel video in alto;
– Far viaggiare il bambino contro il senso di marcia almeno fino a 15 mesi di età;
– Accertarsi che l’airbag passeggero sia disattivato se il bambino viaggia davanti;
– Dare il buon esempio fin da piccoli, con una guida prudente, indossando e facendo indossare a tutti i passeggeri la cintura di sicurezza.

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Guida sul bagnato: il sistema Shake legge l’asfalto scivoloso

di Donato D'Ambrosi

Guidare sul bagnato richiede prudenza sempre e comunque, ma ci sono situazioni in cui l’asfalto reso scivoloso da una pioggia temporanea non è visibile subito. Un rischio frequente per le auto più prestazionali su cui Hella in collaborazione con Porsche ha messo una toppa presentando la tecnologia SHAKE che legge la strada e riconosce l’asfalto scivoloso. Ecco come funziona e in che modo lavora con i sistemi di sicurezza e comunica con l’auto.

GUIDA SUL BAGNATO, LA TECNOLOGIA MIGLIORA LA SICUREZZA

La tecnologia Shake consente di rivelare la presenza di umidità sulla superficie stradale e pre-attivare i sistemi di assistenza e di sicurezza. La presenza di umidità sull’asfalto viene controllata con un sensore incorporato nei passaruota anteriori della nuova Porsche 911.  Il sensore Structural Health and Knock Emission (da qui SHAKE) identifica le condizioni stradali rischiose tramite l’umidità e comunica con l’auto, gestendo la funzione Porsche Wet Mode, anch’essa al debutta sulle auto di serie.

COME FUNZIONA IL SENSORE CHE RILEVA L’ASFALTO BAGNATO

L’asfalto bagnato è una delle cause principali di incidenti che i conducenti sottostimano di più “Se dobbiamo prevenire tutto ciò in modo preciso, i conducenti devono essere consapevoli in tempo utile delle condizioni stradali in modo che possano conseguentemente adattare il proprio comportamento” spiega Michael Jaeger, membro dell’executive board della divisione Elettronica. Se il sensore SHAKE rileva l’asfalto bagnato, intensifica l’azione dei sistemi Porsche Stability Management (PSM) e del Porsche Traction Management (PTM).

SISTEMI DI SICUREZZA PIU’ EFFICIENTI PER AUTO A GUIDA AUTONOMA

Intanto il conducente alla guida riceve un avviso che gli comunica il rischio di guida sull’asfalto bagnato consigliando di passare alla Wet Mode. “È un grande vantaggio rispetto a molti sistemi attuali, che avvisano unicamente il conducente quando una situazione critica in presenza di superficie stradale molto bagnata ha già avuto luogo” afferma Jaeger. Il sensore può essere applicato teoricamente anche a scenari di guida autonoma e cambia paradigma sul controllo della strada attraverso pneumatici connessi. “Per determinare l’attrito statico e quindi le distanze di frenata, un’informazione precisa sulle condizioni stradali risulta vitale. E questo è esattamente ciò che il sensore SHAKE può rivelare in modo efficace.

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Anziani al volante: Toyota presenta l’acceleratore intelligente che evita incidenti

di Donato D'Ambrosi

Gli anziani al volante sono più attenti ad autoregolarsi, secondo un’indagine inglese, ma in Giappone l’innalzamento dell’età media sta avendo effetti diretti sulla sicurezza stradale. Si moltiplicano gli incidenti causati dall’uso errato o involontario dell’acceleratore e Toyota corre ai ripari presentando un sistema intelligente che riconosce quando il conducente confonde i pedali.

ANZIANI AL VOLANTE E INCIDENTI RADDOPPIATI IN GIAPPONE

Non si tratta proprio di un nuovo sistema, quanto di una funzionalità implementata sfruttando la tecnologia con cui Toyota equipaggia le nuove auto in Giappone già da alcuni anni. La densità di anziani al volante in Giappone ha un’influenza diretta sul numero di incidenti mortali. Secondo le stime citate da Toyota infatti gli incidenti causati da persone di età pari o superiore a 75 anni in Giappone è raddoppiato da 381 nel 2007 a 791 nel 2019. La causa principale degli incidenti è l’uso errato dell’acceleratore scambiato per il freno. Già nel 2018 Toyota ha presentato un sistema retrofit che tramite ultrasuoni è in grado di evitare incidenti per l’accelerazione involontaria. Il sistema però sfrutta dei sensori ad ultrasuoni per rilevare la presenta di altre auto o oggetti nelle vicinanze.

IL SOFTWARE RICONOSCE GLI ERRORI SULL’ACCELERATORE

Il sistema ideato come contromisura agli errori degli anziani al volante, si basa su un software che sfrutta i sistemi del pacchetto Safety Sense per capire quando, tra 0 e 30 km/h il conducente sta utilizzando in modo errato e involontario l’acceleratore. “Abbiamo pensato che fosse necessario fare qualcosa“, ha spiegato Seigo Kuzumaki, capo del reparto R&D Toyota. L’acceleratore intelligente è controllato tramite un algoritmo che Toyota ha sviluppato elaborando i dati telematici provenienti dai moduli DCM. I moduli DCM (Data Communication Module) sono alla base del funzionamento delle auto connesse che permettono di trasmettere e ricevere informazioni tra le auto e i Neutral Server.

PIU’ SISTEMI DI SICUREZZA PENSATI PER GLI ANZIANI AL VOLANTE

In questo modo anche l’implementazione dei nuovi sistemi di sicurezza studiati per gli anziani al volante si potranno diffondere con una spesa minore. Entro quest’anno Toyota avrebbe intenzione di trasferire dal Brand di lusso Lexus alle più popolari Toyota sistemi avanzati di sicurezza. Tra i più utili, l’assistenza alla guida nei casi in cui il conducente abbia un malore, fino ad arrestare l’auto in sicurezza e chiamare i soccorsi tramite eCall.

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Dispositivi anti abbandono: bonus 30 euro, come fare richiesta

di Raffaele Dambra

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

In vista del 6 marzo 2020, data in cui scatteranno le sanzioni, per chi trasporta in auto bambini al di sotto dei 4 anni, in caso di mancato utilizzo dei dispositivi anti abbandono, il MIT ha finalmente comunicato come fare richiesta del bonus di 30 euro. Ovvero l’importo messo a disposizione dei soggetti interessati come contributo o rimborso per l’acquisto di un dispositivo. Per coprire la spesa il Governo ha stanziato 15,1 milioni di euro per il 2019 e 5 milioni di euro per il 2020, ma i fondi assegnati per l’anno passato sono rimasti pressoché inutilizzati (solo il 10% dei genitori ha già acquistato il seggiolino salva-bebè) e saranno presumibilmente ‘scalati’ al 2020. Non è detto però che basteranno per tutti i bambini di età fino a 4 anni residenti in Italia, che sono circa 1.860.000.

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: COME CHIEDERE IL BONUS DI 30 EURO

Attraverso una nota del 28/1/2020, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stabilito che per ottenere il bonus per l’acquisto dei dispositivi anti abbandono sarà necessario registrarsi – a partire del 20 febbraio 2020 – sulla piattaforma informatica Sogei o sul portale dello stesso MIT. Il contributo sarà erogato mediante il rilascio di un buono spesa elettronico del valore di 30 euro, valido per comprare un seggiolino antiabbandono per ogni bambino di età inferiore ai 4 anni. Quindi le famiglie che hanno più di un figlio in quella fascia di età potranno accedere a più contributi. Il bonus sarà erogato anche a chi ha già acquistato il dispositivo: in questo caso per ottenerlo bisognerà farne richiesta registrandosi sulla piattaforma Sogei entro 60 giorni dal 20 febbraio 2020, allegando copia del giustificativo di spesa.

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: NORMATIVA

Con le specifiche per la richiesta del bonus di 30 euro e avvicinandosi la data in cui i trasgressori potranno essere sanzionati, la fase di transizione verso l’obbligo di montare i dispositivi anti abbandono è da ritenersi ormai agli sgoccioli. Da questo momento in poi, quindi, genitori e famiglie con bambini piccoli hanno solo da mettersi in regola. Ricordiamo che la normativa prevede l’installazione obbligatoria a bordo dei veicoli di un dispositivo di allarme per prevenire l’abbandono in auto di bambini sotto i 4 anni. L’allarme si attiva quando il conducente si allontana dal veicolo e può essere integrato nel seggiolino del bambino o indipendente dal sistema di ritenuta. Per chi viola l’obbligo sono previste multe da 83 a 333 euro e meno 5 punti dalla patente. In caso di recidiva nel biennio scatta pure la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

DISPOSITIVI ANTIABBANDONO: IL VIDEO TEST DI SICURAUTO.IT

Per aiutare i genitori nella scelta del miglior prodotto, noi di SicurAUTO.it abbiamo messo a confronto 4 dispositivi anti abbandono: Remmy, Baby Bell, Tippy Smart Pad e Chicco BebèCare Easy-Tech. Ponendo in risalto le differenze tra i dispositivi in commercio, i relativi pro e contro e soprattutto valutando quali sono le caratteristiche realmente utili che ogni dispositivo deve avere. Scoprite tutto nel nostro video test qui sotto, mentre cliccando sul tasto rosso Scarica PDF è possibile prendere visione del decreto attuativo n. 122/2019 del MIT che definisce nel dettaglio le caratteristiche funzionali dei dispositivi.

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Airbag Toyota difettosi: il richiamo Toyota su 3,4 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Il caso degli airbag difettosi Toyota ha portato al richiamo mondiale di 3,4 milioni di auto. Un difetto agli airbag che ha riguardato diversi modelli di diversi Produttori su cui ha indagato l’NHTSA. Toyota ha deciso cautelativamente di richiamare le auto che a causa degli airbag difettosi, potrebbero non proteggere i passeggeri in caso di incidente. Ecco le auto Toyota coinvolte nel richiamo agli airbag difettosi.

GLI AIRBAG TOYOTA E I PRETENSIONATORI POTREBBERO NON FUNZIONARE

Due incidenti stradali negli USA, di cui uno mortale, hanno acceso le indagini dell’NHTSA (agenzia per la sicurezza dei trasporti) che hanno isolato la causa del difetto. Gli airbag difettosi Toyota, come altri utilizzati negli ultimi anni su oltre 12 milioni di auto, non sono protetti da sovratensioni. L’NHSTA infatti ha individuato nella centralina che controlla gli airbag e i pretensionatori un difetto di produzione. Si tratta di un componente originariamente prodotto da TRW, che poi è stata acquistata da ZF Friedrichshafen, l’azienda che ora dovrà gestire l’emergenza degli airbag difettosi con molti Costruttori.

LA CAUSA E LA SOLUZIONE AL DIFETTO DEGLI AIRBAG TOYOTA

I modelli coinvolti nel richiamo Toyota per gli airbag difettosi sono la Toyota Corolla prodotta dal 2011 al 2019, la Toyota Matrix prodotta dal 2011 al 2013 e la Toyota Avalon prodotta dal 2012 al 2018. Anche le auto ibride Toyota Avalon dovranno essere richiamate per l’eventuale sostituzione della centralina di controllo degli airbag. La soluzione al difetto degli airbag Toyota che non si aprono correttamente è stata individuata nell’applicazione di un filtro antirumore tra la centralina e il cablaggio che collega gli airbag, come riporta Reuters. Quel che sembra certo è che da marzo i proprietari delle auto saranno convocati per le verifiche in officina.

GLI AIRBAG DIFETTOSI SULLE TOYOTA E ALTRE MARCHE

Ad oggi non è chiaro di quanti incidenti per gli airbag difettosi Toyota sia a conoscenza e non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito. Sicuramente il caso della centralina vulnerabile rischia di diventare un caso mondiale come il difetto agli airbag Takata. Molti altri Costruttori, Kia, Hyundai, Fiat-Chrysler, Honda e Mitsubishi, condividono lo stesso componente che ha causato il difetto agli airbag Toyota. Hyundai e Kia hanno richiamato oltre 1 milione di auto nel 2018. Nel 2016 invece 2 milioni di auto FCA sono state coinvolte nel richiamo per gli airbag difettosi. Complessivamente secondo le stime dell’NHTSA sarebbero 12,5 milioni le auto potenzialmente equipaggiate con airbag difettosi da controllare.

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Volvo: i sistemi di sicurezza che hanno salvato 1 milione di vite

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di sicurezza Volvo hanno salvato 1 milione di vite da quando è stata introdotta per la prima vola la cintura di sicurezza in auto. Un traguardo che Volvo USA ha deciso di festeggiare con il concorso Volvo Safety Sunday con un premio di un dollaro per ogni vita salvata a chi costruirà l’auto sorteggiata tra quelle più sicure. Ecco i sistemi di sicurezza Volvo che salvato molte vite umane e cambiato il corso dell’evoluzione automotive.

LA CINTURA DI SICUREZZA, PRIMO SISTEMA DI SICUREZZA VOLVO PER TUTTI

In occasione del 61^ anno dall’introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo celebra il traguardo di 1 milione di vite salvate grazie ai sistemi di sicurezza in auto. L’approccio all’innovazione ha permesso di estendere le prime invenzioni anche ad altri Costruttori di auto, proprio come è stato con la concessione del brevetto della cintura di sicurezza.

I SISTEMI DI SICUREZZA VOLVO DAL 1959 AD OGGI

In nome della sicurezza, Volvo ha aperto il brevetto della cintura a tutte le Case automobilistiche – e la cintura rimane la tecnologia di sicurezza basilare per potersi salvare in caso d’incidente. Nel corso degli anni però i sistemi di sicurezza attiva e passiva di Volvo si sono moltiplicati sempre di più trovando una soluzione a situazioni di rischio per i passeggeri in caso d’incidente. Ecco qui sotto come è cambiata la sicurezza a bordo con i sistemi di sicurezza Volvo anno per anno:

– 1959: prima cintura di sicurezza a tre punti
– 1972: primo seggiolino per bambini rivolto all’indietro
– 1991: Sistema di protezione dagli impatti laterali (SIPS)
– 1998: Whiplash Protection System (WHIPS)
– 1998: airbag a tendina
– 2002: Sistema di protezione contro il ribaltamento (ROPS)
– 2003: Blind Spot Information System (BLIS)
– 2008: sistema di rilevamento delle collisioni City Safety
– 2010: rilevamento pedoni con freno completamente automatico
– 2013: rilevamento ciclisti
– 2014: protezione delle vie di fuga
– 2016: Connected Safety (avviso stradale scivoloso, avviso di pericolo)
– 2019: Iniziativa E.V.A (Equal Vehicles for All) e condivisione dei dati.

VOLVO SAFETY SUNDAY, I SISTEMI DI SICUREZZA AL CENTRO DEL CONCORSO USA

Volvo Car USA ha annunciato Volvo Safety Sunday, l’impegno a regalare 1 milione di dollari in auto durante la più grande serata di calcio del 2 febbraio 2020 negli USA. Per avere la possibilità di vincere, i concorrenti devono prima visitare VolvoSafetySunday.com dove saranno invitati a progettare la propria auto Volvo e presentare un codice di configurazione univoco tra il 20 gennaio 2020 e poco prima del calcio d’inizio del 2 febbraio 2020.

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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Auto smart: i rischi sottovalutati mettono in pericolo la privacy

di Redazione

Anche le auto hanno iniziato a far parte del mondo degli oggetti tecnologici e connessi ad internet. Le auto smart trasmettono i nostri dati di navigazione (e anche personali) a dei server dei Costruttori. Tutti i dati trasmessi a dei server, che siano dati personali, posizione, o altro, possono essere intercettati o venduti a terze parti. E’ ciò che ci hanno insegnato gli scandali che hanno coinvolto anche grandi aziende di telecomunicazione. Naturalmente bisogna sempre  conoscere e comprendere i pericoli derivanti da un mondo iperconnesso che ha le sue contromisure per tutelare la privacy.

MACCHINE CHE SPIANO?

Si sono registrati casi di compagnie di auto a noleggio come Hertz che installavano sulle proprie auto spyware e tracciamenti di dati per registrare informazioni sui clienti a loro insaputa. Hertz ha negato di aver acceso questi dispositivi, ma il semplice fatto che questi sistemi fossero installati sulle auto all’insaputa dei guidatori dovrebbe far pensare. Il caso è diverso quando si acquista un’auto smart: siamo consapevoli della possibilità che tutti i nostri dati vengano rilevati,  trasmessi e custoditi dai server aziendali. Anche i sistemi OBD registrano dati che possono essere poi facilmente rintracciabili. Come abbiamo già visto, inoltre, anche il tipo di banda usata per la trasmissione dei dati può essere un rischio: un sovraffollamento nella rete, un ritardo nella trasmissione (la latenza) dei dati, o qualche interferenza possono causare seri problemi ai possessori – e alle case produttrici – di smart cars.

I DATI CONNESSI COME MONETA DI SCAMBIO

Come spesso avviene però l’utente medio non può accedere a tutte le informazioni e le policy che riguardano questi meccanismi. Se non siamo preoccupati che una telecamera ci osservi o che un software registri tutti i nostri movimenti allora non dovete sottostare a nessuna precauzione. Ma se invece temete che la vostra privacy venga violata attraverso questa connessione allora è bene far sentire la propria voce.

LA PRIVACY DA TUTELARE

Come dice Harold Li, vice presidente di una delle compagnie di cybersecurity e reti VPN più affidabili al mondo: “le violazioni di sicurezza, attraggono moltissimo l’attenzione ma non molti cambiano poi le loro abitudini. Questo perché la maggior parte delle persone non percepisce questi incidenti come qualcosa che li colpisce direttamente e non sanno che azioni possono compiere per proteggersi”. Certo, la soluzione non è acquistare una vecchia auto senza connessione ma informarsi e capire che software sono installati sulla propria auto, come possiamo controllarli e che diritti abbiamo. Se l’evoluzione tecnologica continua in questo senso – dunque con sistemi sempre più interconnessi – le grandi aziende saranno obbligate a fare un passo avanti e ad adottare policy più trasparenti rispetto alla conservazione dei dati personali degli utenti.

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Auto connesse divise tra DSRC e C-V2X, a rischio la sicurezza delle comunicazioni

di Donato D'Ambrosi

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La dualità di tecnologia DSRC e C-V2X delle auto connesse rischia di fare a pezzi la banda che negli ultimi decenni era riservata al settore automotive. A volerlo è la FCC (Federal Communications Commission), l’ente governativo che ha proposto di condividere una parte della banda da 5,9 GHz ai dispositivi wireless. Un’idea che ha messo le aziende in allerta sul rischio di creare latenze in una comunicazione che invece fa affidamento sul rimbalzo tempestivo delle informazioni.

MENO BANDA ALLE AUTO CONNESSE

Secondo Ajit Pai, presidente della FCC, le Case automobilistiche hanno avuto abbastanza tempo per decidere di sfruttare uno spettro della banda rimasto inutilizzato. Nel 1999 la FCC ha infatti assegnato 75 MHz di ampiezza della banda a 5,9GHz per applicazioni e sistemi di trasporto intelligente. Alcuni Costruttori, la maggior parte di essi, hanno sviluppato sistemi di comunicazione basati su DSRC WLAN (Dedicated Short-Range Communications). Altri, nella stessa ampiezza della banda hanno sperimentato la comunicazione C-V2X 5G. L’FCC ha pensato di riservare specifici canali della banda da 75 MHz. I 45 MHz inferiori sarebbero riservati per trasmissioni senza licenza, come il wifi. Mentre 20 MHz superiori dello spettro sarebbero destinati alle comunicazioni C-V2X LTE, con la decisione sui restanti 10 MHz da assegnare a DSRC o C-V2X affidata al voto del prossimo 12 dicembre.

SICUREZZA DELLE RETI C-V2X E DSRC A RISCHIO

La diffusione delle auto connesse basate su DSRC ha coinvolto molte Case automobilisti (tra cui Toyota e General Motors). Tuttavia test recenti della 5GAA anche in Italia hanno mostrato che la comunicazione su standard C-V2X abbinata al 5G supera per affidabilità e velocità lo standard DSRC. Condividere la larghezza della banda con altre trasmissioni rappresenta un rischio per le aziende che temono l’affollamento dei canali riservati alle ITS. Un’apertura che il DOT (Dipartimento dei Trasporti USA) non vede di buon occhio.

PER IL DOT I 75 MHz NON SI TOCCANO

La FCC aveva già in passato proposto la condivisione della banda da 5,9 GHz, alla quale però il DOT si sarebbe opposto. “Sarebbero necessari ulteriori test per attuare un complesso regime di condivisione” ha spiegato Pai in una conferenza a Washington DC “significa che questo prezioso spettro rimarrebbe probabilmente inattivo per diversi anni.” Fonti vicine al Dipartimento dei Trasporti USA, dicono che il DOT sarebbe fermo sull’idea che i 75 MHz rappresentano una banda da destinare solo ed esclusivamente alla sicurezza dei trasporti. Il presupposto indispensabile se si guarda a un sistema futuro di trasporti a guida autonoma.

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Il 5G fa dialogare auto di marche diverse: il test live V2V a Torino

di Redazione

Il prossimo passo per ridurre gli incidenti è anticipare il pericolo prima che questo possa verificarsi. Come? Per farlo non basta guardare lontano come possono fare sensori o telecamere, occorre ricevere informazioni dall’ambiente circostante e dalle altre auto. E per farlo, ci vuole un sistema di scambio dati potente ed efficiente che consenta a tutti di comunicare con tutti. Ne abbiamo avuto una prova ieri, a Torino, assistendo ai demo-test organizzati da alcune delle aziende aderenti al consorzio 5GAA che hanno mostrato cosa vedremo entro 2-3 anni sulle auto grazie alla nuova piattaforma di connessione.

ARRIVA IL 5G

La risposta all’esigenza che finora aveva frenato lo sviluppo di sistemi V2V e V2X (comunicazione veicolo-veicolo e veicolo-infrastruttura) si chiama appunto 5G ed è una rivoluzione tecnologica che pone le basi per molte altre: non solo una connessione veloce ma un sistema più complesso che fa comunicare dispositivi fissi e mobili con requisiti di altissimo livello: latenza inferiore al millesecondo, portata superiore ai 20 GB/s, la capacità di un milione di dispositivi per kmq e un’affidabilità tendente al 100%.

TUTTE LE AUTO CONNESSE

Per il mondo dell’auto significa condividere a priori protocolli comuni che permettano a tutti di interagire. Proprio a questo scopo è nato il consorzio G5 Automotive Association, (5GAA), che attualmente coinvolge circa 130 aziende, dai costruttori ai fornitori di componenti e servizi di connettività. Alcuni dei quali (Audi, Continental, Ericsson, Fiat Chrysler Automobiles, Harman Samsung, Marelli, Pirelli, Qualcomm, TIM e Vodafone) presenti a Torino con i loro prototipi avanzati e soluzioni “ready to market” che vedremo di qui al 2021-2022.

OCCHIO AI PEDONI

L’obiettivo primario è aumentare la protezione degli utenti più vulnerabili, come pedoni e ciclisti. La rete permetterà a infrastrutture intelligenti dotate di telecamere, di monitorare le strade e informare i veicoli nelle vicinanze della presenza di pedoni o biciclette in prossimità degli attraversamenti. Non è tutto: grazie alla rete 5G le auto non si limiteranno a riconoscere i pedoni ma potranno inviare loro dei messaggi sul cellulare. Su auto dotata di monitoraggio dell’attenzione del conducente con telecamera che verifica la posizione degli occhi, si potrà addirittura avvisare il pedone che chi guida sta o non sta guardando nella sua direzione.

MAI PIÙ COLLISIONI

La comunicazione tra due veicoli tramite radiosegnali inviati dalle antenne, permetterà alle vetture di scambiarsi dati su posizione e velocità, anticipando l’intervento dei sistemi anticollisione basati su telecamere e radar. Questo accadrà non soltanto nella marcia in colonna, ma anche in caso di intersezioni: il sopraggiungere di una vettura nascosta alla vista da un edificio  o un veicolo parcheggiato potrà essere segnalato alle altre, scongiurando il rischio di uno scontro.

SCAMBIO DI IMMAGINI

Oltre a scambiarsi informazioni sullo stato del traffico e delle situazioni a rischio, le auto potranno condividere in tempo reale le immagini captate dalle telecamere di bordo, ottenendo così una visuale ampliata utile ad esempio in caso di sorpassi per arrivare a vedere porzioni di strada nascoste alla vista. La rete amplierà anche le funzioni dei rilevatori di segnaletica stradale, che oltre ai segnali potranno fornire altri tipi di informazioni (anche turistiche) accedendo a dei database condivisi con cui confrontare le immagini che catturano.

SEGNALAZIONI A DISTANZA

Un’altra funzione è legata alle luci di emergenza che sulle auto moderne, oltre a venire attivate per segnalare la presenza del veicolo fermo per guasti o altro, si attivano anche automaticamente in caso di frenate improvvise e decise. Il sistema di bordo potrà inviare la segnalazione alle altre vetture, informandole del veicolo fermo o di una possibile situazione di pericolo che ha indotto la frenata, quando sono ancora distanti.

MILLE OCCHI SULLE STRADE

I dati sullo stato del traffico e delle strutture, e addirittura le immagini delle telecamere dei sistemi di sicurezza di bordo, potranno essere condivise non soltanto con altre auto, ma anche con enti amministrativi, che avranno così uno strumento in più per predisporre soccorsi o interventi. In sintesi, ogni utente della strada potrà dare il suo contributo alla sicurezza comune e a una viabilità migliore senza fare nulla.

IL TEST DELLA PRIMA GOMMA INTELLIGENTE E CONNESSA

Con la rete 5G, infine, diventa realtà anche il cosiddetto “cybertyre”, ossia il pneumatico intelligente su cui Pirelli lavora da oltre 10 anni ma che per ora ha trovato le prime applicazioni soltanto in ambito sportivo. Dotato di un sofisticatissimo multisensore inserito all’intero della gomma stessa e capace di raccogliere un’infinità di dati sul comportamento. Può, ad esempio, percepire e distinguere il contatto del battistrada con vari tipi di fondi, compresi gli strati d’acqua in caso di pioggia, e riconoscere il pericolo di aquaplaning prima che si verifichi e prima dei sensori (già velocissimi) dell’Abs e dell’Esp. Anche in questo caso, l’aspetto più affascinante è come si utilizza l’informazione, che può venir trasmessa ad altri veicoli con soluzioni di realtà aumentata. visualizzando con simboli e rappresentazione grafiche su immagini reali l’area di pericolo.

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