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Tante applicazioni infettate da virus scovate sul Google Play Store

di Roberto F.

Dr. Web ha reso noto di avere individuato diverse app Android sul Play Store che possono essere ritenute pericolose o infettate da virus di vario tipo

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Problema sicurezza su iTunes e iCloud per PC Windows: controllate che i vostri computer non siano infetti

di Giuseppe
Problema sicurezza su iTunes e iCloud
Sembra che un ransomware sfrutti un problema di sicurezza su iTunes e iCloud per bloccare l'accesso ai vostri dati e chiedere il riscatto: ecco come difendervi

Viadotti autostrade: 5 nuovi casi di falsi report sulla sicurezza

di Raffaele Dambra

Viadotti autostrade

La tragedia del Ponte Morandi di Genova evidentemente non ha insegnato nulla se continuano a spuntare gravi anomalie nei controlli sullo stato di salute dei viadotti delle autostrade italiane. E così, dopo le 9 misure cautelari emesse lo scorso mese di settembre nei confronti di dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, rei secondo l’accusa di aver falsificato le relazioni concernenti le condizioni e le criticità di alcuni viadotti autostradali tra cui il Pecetti (A26) e il Paolillo (A16), gli investigatori avrebbero individuato altri 5 falsi report che riguardano altrettanti viadotti.

I NUOVI VIADOTTI AUTOSTRADALI SOTTO INDAGINE

Si tratterrebbe, secondo quanto anticipato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX, dei viadotti Carlo Alberto, Baudassina e Ferrato, posti nell’alessandrino (il primo nei pressi del casello di Alessandria sud, gli altri due vicino Ovada); e del Gorsexio e Stura III, situati tra Voltri e Masone, tutti lungo l’autostrada A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. Le presunte irregolarità sarebbero emerse proprio durante l’accurata analisi di email e documenti sequestrati ai 9 soggetti sottoposti da settembre a misure cautelari. Di cui 3 agli arresti domiciliari e gli altri 6 interdetti dal pubblico servizio.

VIADOTTI AUTOSTRADE CON “APPOGGI CORROSI E INEFFICACI” PROMOSSI A PIENI VOTI

Pare che a insospettire i pm siano stati i voti troppo alti dati nelle relazioni sui viadotti. Che presentano invece “appoggi molto corrosi e inefficaci” e “ammaloramento diffuso sui bulbi inferiori”. Visto che con queste cose non si scherza, la Procura di Genova vuole vederci chiaro e ha nominato propri consulenti per approfondire la questione. E anche Spea e Autostrade per l’Italia stanno provvedendo a rimappare lo stato di salute dei viadotti finiti sotto inchiesta, affidandosi anche a società esterne.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA: “I VIADOTTI SONO SICURI”

Chiamata per l’ennesima volta in causa, Autostrade per l’Italia ha diramato un comunicato stampa poche ore dopo la notizia delle indagini sui 5 viadotti. Un comunicato volto a tranquillizzare sulla sicurezza dei manufatti. “[…] Su 4 di tali infrastrutture”, si legge nella nota della società concessionaria, “già oggetto di normale attività di sorveglianza, è stata effettuata una serie di verifiche ulteriori da parte di società esterne specializzate, che non hanno rilevato criticità di ordine statico. Sul quinto, il viadotto Baudassina, le verifiche si concluderanno entro il mese corrente. La Direzione di Tronco di Genova è disponibile a fornire qualsiasi approfondimento necessario sulle analisi svolte. E, più in generale, sugli interventi di manutenzione realizzati e in programma”.

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Samsung Galaxy S7 e Galaxy S7 Edge si aggiornano ancora: ecco le patch di settembre

di Thomas De Faveri

Samsung Galaxy S7 e Samsung Galaxy S7 Edge stanno iniziando a ricevere le patch di sicurezza di settembre 2019, aggiornamento che porta varie correzioni a diverse vulnerabilità e miglioramenti ad alcune funzionalità.

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Test Tesla Summon: aggiornamento bocciato sulla Tesla Model 3

di Donato D'Ambrosi

Tesla ha lanciato a fine settembre l’aggiornamento Smart Summon, una funzionalità per i proprietari della Tesla Model 3 che permette di richiamare l’auto in un parcheggio. Dal lancio ai primi test dei clienti si è scatenato un putiferio di reclami per danneggiamenti alle Tesla Model 3, tanto che la sicurezza del Tesla Summon è stata messa sotto indagine dall’NHTSA. Intanto Consumer Report ha cercato di verificare come funziona lo Smart Summon della Tesla Model 3 in svariate prove. Il risultato tra luci e ombre non entusiasma i tecnici.

LA MODEL 3 ESCE DAL PARCHEGGIO DA SOLA, A VOLTE

Lo Smart Summon Tesla è stato lanciato per semplificare la vita ai clienti nelle condizioni meno comode. Ad esempio quando piove o si hanno le mani impegnate con la spesa la Tesla Model 3 con Smart Summon può uscire da sola da un posteggio e raggiungere il proprietario. Le critiche accese sui social sono finite sul tavolo delle autorità USA che stanno indagando sulla sicurezza del Tesla Summon. Lo stesso ha fatto CR che ha testato una Tesla Model 3 presso l’Auto Test Center a Colchester, in Connecticut. Una delle condizioni d’uso imposte da Tesla è utilizzare lo Smart Summon nei parcheggi privati. E già qui secondo CR si crea confusione tra i clienti che reputano il parcheggio di un centro commerciale come un luogo pubblico. La stessa confusione – sostiene CR – la fa la Model 3 quando si attiva lo Smart Summon e si disabilita da solo.

I VANTAGGI DEL TESLA SMART SUMMON

Lo Smart Summon si prende il suo tempo durante le manovre: un vantaggio per le auto e i pedoni nei paraggi, secondo CR, ma anche una lunga attesa per il proprietario. Dal momento in cui si clicca nell’App il pulsante “Come to Me” o “Go to Target”, la Tesla Model 3 può avanzare, sterzare e rallentare se incrocia pedoni o auto fino raggiungere il proprietario. Il problema sta nella necessaria sorveglianza del proprietario che in caso di emergenza deve interrompere la guida autonoma della Tesla Model 3. Avete capito bene, poiché nonostante sia ancora in fase di Beta test, lo Smart Summon è una delle prime funzionalità di Full automated driving Tesla.

COSA NON FUNZIONA DELLA TESLA MODEL 3 CON SUMMON

Se piove o l’utente ha le mani impegnate, come può avere gli occhi sulla Model 3 (magari lontana) e in caso di pericolo imminente bloccare la manovra via app? I limiti sulla sicurezza dello Smart Summon riportati da CR però riguardano un funzionamento non costante. La Tesla Model 3 pare abbia guidato spesso al centro della corsia del parcheggio, qualche volta procedendo a zigzag o in un caso anche contro senso. Problemi legati alla difficoltà dello Smart Summon nel capire se quel parcheggio fosse privato (quale era) o pubblico e si è disabilitato spontaneamente. CR riporta infatti che tra le indicazioni sul manuale Tesla è chiaramente riportato che lo Smart Summon non può rilevare tutto il traffico o i marciapiedi bassi. “Ciò che i consumatori stanno davvero ottenendo è la possibilità di partecipare a una specie di esperimento scientifico“, spiega Jake Fisher, direttore senior dell’autotest di CR.

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Antivirus per Windows 10: basta Windows Defender?

di Claudio Pomes
Windows Defender è l'anti-virus integrato di Windows 10 e permette agli utenti di poter navigare fin da subito senza dover temere di essere infettati da qualche minaccia (anche mentre si cerca un...

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Trend Micro porta Deep Security as a service dentro Microsoft Azure

di Antonino Caffo
Trend Micro ha annunciato la disponibilità della sua soluzione cloud, Deep Security as a service, all’interno di Microsoft Azure Marketplace. La piattaforma consente alle organizzazioni di combinare i benefici del software-as-a-service (SaaS) con la convenienza di un costo a consumo. «La nostra priorità è rendere la cloud security più semplice possibile e questo inizia soddisfando […]

12 Paesi UE si accordano per la sicurezza stradale, l’Italia non c’è

di Donato D'Ambrosi

Troppe differenze nei progressi della sicurezza stradale in Europa hanno spinto 12 Paesi ad unire le forze per un piano comune che riguarda infrastrutture, pedoni e limiti di velocità. Il collettivo dei Paesi europei che condivideranno il know how sulla sicurezza stradale dei rispettivi Stati è coordinato dall’ETSC (European Transport Safety Council). Ma per quanto anche l’Italia dia spesso segnali di interesse al miglioramento della sicurezza stradale, non figura tra i Paesi che hanno siglato l’accordo.

SICUREZZA STRADALE IN EUROPA: BENE, MA LENTA

Nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea 12 Paesi si sono accordati per condividere le migliori pratiche che hanno portato al miglioramento della sicurezza stradale. Da un lato – secondo l’ETSC – le strade europee sono tra le più sicure al mondo e ci sono stati notevoli progressi nella sicurezza stradale degli ultimi 10 anni. Dall’altro però il numero di decessi nel 2018 per incidenti stradali in Europa è diminuito solo dell’1% rispetto al 2017. Poi c’è la variabilità con cui hanno effetto i provvedimenti dei singoli Stati europei sulla sicurezza stradale: “Vi sono importanti differenze tra diversi Stati membri dell’UE” spiega l’ETSC in una nota.

IL PROGETTO EUROPEO PER LA SICUREZZA NEI 12 PAESI

L’accordo tra i 12 Paesi dell’Unione europea mira proprio a colmare questa variabilità, uniformando strategie e provvedimenti nella direzione di quelli più efficaci. Il progetto coinvolge Austria, Bulgaria, Francia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. Per i prossimi 3 anni gli esperti di ogni Paese metteranno sullo stesso tavolo le idee su limiti di velocità, costruzione di infrastrutture sicure e miglioramento della sicurezza di pedoni e ciclisti in città.

L’EUROPA CHE FA RETE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il progetto tra i 12 Paesi europei che hanno unito le forze per migliorare la sicurezza stradale si fonda sull’obiettivo comunitario di riduzione del 50% degli incidenti mortali sulle strade tra il 2020 e il 2030. “Questo progetto mira a dimostrare l’efficacia delle politiche di sicurezza stradale nel mondo reale, ha dichiarato Antonio Avenoso, Direttore esecutivo ETSC. Riuniremo gli esperti in modo che possano aiutarsi a vicenda per capire come ottenere risultati simili nei propri Paesi”.

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Smartphone ultra economici, a rischio privacy e sicurezza di miliardi di utenti

di Alessandro Crea
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Cybersicurezza, per Kaspersky il 67% delle aziende non segnala gli attacchi informatici

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Secondo un recente sondaggio di Kaspersky, due terzi (67%) delle organizzazioni industriali non avvisa gli enti di controllo in caso di incidenti di sicurezza informatica. Anche se la garanzia della conformità nelle moderne attività industriali oggi è una necessità e un motore per gli investimenti, esistono molti fattori in grado di influenzare il modo in […]

Chrome: stop al mixed content su HTTPS

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Pedalare in città: 5 soluzioni per piste ciclabili sicure

di Donato D'Ambrosi

Piste ciclabili ciclisti

Le piste ciclabili in città sono spesso oggetto di polemiche quando sono poco estese o poco sicure. Ma anche quando coprono chilometri di strade urbane non sempre i ciclisti possono pedalare in sicurezza. I Comuni fanno abbastanza per permettere i cittadini di andare in bici senza rischiare la vita? A questa domanda spesso si risponde semplicemente contando quante piste ciclabili o percorsi protetti per biciclette ci sono in città. Poi se una buona parte di questi è in preda di erbacce, parcheggi selvaggi e immondizia è un fattore che passa in secondo piano. Dalla Danimarca (Cycling Embassy Of Denmark) però arriva un chiaro monito sulla sicurezza delle piste ciclabili e dei 5 fattori più pericolosi per i ciclisti in città.

1.PISTE CICLABILI E LARGHEZZA CARREGGIATA

Il primo dei 5 fattori di rischio per i ciclisti è la larghezza delle strade. Secondo uno studio USA citato dal CED, in città la larghezza non influenza in modo significativo la sicurezza dei ciclisti come sulle strade extraurbane. Tuttavia al di sotto di 6,5 metri di larghezza, il limite di velocità non dovrebbe superare 30 o 40 km/h. Al di sopra di questa velocità diventa rischioso mescolare ciclisti e altri veicoli sulla stessa carreggiata: o si allarga la carreggiata o si delimita la corsia per le bici da quella delle auto.

2.LA DISTRAZIONE DEGLI AUTOMOBILISTI SI SCONTRA CON I CICLISTI

Un altro dei maggiori rischi per chi va in bici viene dalle auto parcheggiate sul margine della strada, quando si apre lo sportello senza guardare i ciclisti possono riportare serie lesioni nell’incidente. Il parcheggio a spina di pesce o perpendicolare alla carreggiata riduce il rischio di essere scaraventati da una sportellata. La scarsa visibilità posteriore mette ugualmente a rischio i bambini in bici che non possono essere visti se l’auto non ha retrocamera o sensori di parcheggio. Statisticamente, secondo la CED, se il parcheggio è su un solo lato aumenta il rischio di incidenti per manovre pericolose. Tuttavia, se la carreggiata non è abbastanza ampia il parcheggio su un solo lato è necessario per fare spazio a una pista ciclabile.

3.I CICLISTI CHE SUPERANO I BUS FERMI

La fermata dell’autobus spesso è un altro importante fattore di rischio per i ciclisti che vengono travolti dalle auto per scartare l’autobus fermo. Una manovra che richiederebbe particolare attenzione da tutti gli utenti coinvolti (es. il ciclista dovrebbe assicurarsi che non sopraggiungono auto). Una possibile soluzione dove le strade sono abbastanza ampie potrebbe essere realizzare delle isole di traffico che non interrompono le piste ciclabili.

4.I LIMITI DI VELOCITÀ’ E LA SICUREZZA DI CICLISTI E PEDONI

I limiti di velocità a 30 km/h sono sempre oggetto di dibattiti, soprattutto quando non hanno effetti concreti sulla sicurezza stradale. E’ chiaro che più si abbassa il limite di velocità e meno rischi corrono i ciclisti e i pedoni in strada. Tuttavia un limite più basso di 10 km/h, secondo studi citati dal CED porta a un’effettiva riduzione della velocità del traffico di 2,5 km/h.

5.LA SICUREZZA DEI CICLISTI AGLI INCROCI

Le aree a traffico limitato riducono il rischio di incidenti (secondo uno studio inglese del 60% su 72 aree). Il fattore di rischio però resta più alto per i ciclisti rispetto ai pedoni poiché il maggior numero di incidenti avviene in corrispondenza degli incroci.

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Chrome: stop al mixed content su HTTPS

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Come bloccare un sito internet su Chrome

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Bloccare un sito su Chrome

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