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Event loop e libuv in Node.js: evitare le cattive pratiche

di Gabriele Romanato
Programmare applicazioni concorrenti con Node.js, sfruttando le promise e il costrutto async/await per evitare il callback hell. Leggi Event loop e libuv in Node.js: evitare le cattive pratiche

Client Python

di Giuseppe Maggi
Come utilizzare il modulo GQL per implementare un client GraphQL in Python: ecco tutto ciò che serve per eseguire query e mutation. Leggi Client Python

I nuovi server gaming OVH con CPU Intel con overclock

di Valerio Porcu

OVH, azienda francese numero uno in Europa nei servizi di hosting e di cloud hyperscal, propone una nuova gamma di server dedicati ai videogiochi. La proposta è indirizzata a rivenditori professionali, sviluppatori di videogiochi e anche a community di appassionati che desiderano controllare i server di gioco per i titoli più popolari.

Le macchine proposte da OVH sono infatti già ottimizzate e pronte per giochi come CS:GO, Rust, DayZ, Starbound, Space Engineers e molti altri. Nonché per software di comunicazione VoIP come Mumble e Teamspeak. Si presentano quindi come una soluzione pronta all’uso per la realizzazione di infrastrutture dedicate.

Considerate le esigenze di prestazioni e stabilità, poi, OVH ha dotato i suoi server di protezione Anti-DDoS Game, “inclusa e attiva in modo permanente su tutti i modelli della gamma e la più affidabile sul mercato grazie alla mitigazione bidirezionale (in entrata e in uscita) che garantisce la massima sicurezza ai giocatori in caso di attacchi esterni”.

OVH ha deciso poi di affidarsi ai processori Intel Core i7-6700K (GAME-32) e Intel Core i7-7700K (GAME-64). I server GAME-64-OC, poi, vantano il Core i7-7700K in versione overcloccata a 5 GHz, per offrire prestazioni ancora più alte.

A bordo dei server troviamo poi 32 o 64 GB di RAM secondo la versione, e due sistemi RAID, il primo composto da SSD e il secondo da hard drive magnetici. Per i server GAME-32 troviamo un SoftRaid con due SSD da 480 GB, mentre sulle versioni GAME-64 si passa a due NVMe da 450 GB. Tutti i modelli hanno una banda passante da 250 Mbps. Al momento dell’ordine si potrà scegliere tra diverse collocazioni del server in Europa o America del Nord, secondo le proprie necessità.

Contestualmente, OVH comunica l’apertura di un nuovo centro di ricerca e sviluppo presso Croix. Uno spazio di 14.000 metri quadrati che “consentirà di semplificare e snellire i team di lavoro, offrendo le condizioni ideali per accelerare l’innovazione e migliorare il processo di sviluppo delle soluzioni OVH. All’interno operano tecnici e ingegneri in cinque laboratori: hardware – dedicato alle prestazioni dei componenti e dei server assemblati; software – per verificare l’integrazione nel sistema informatico e gli aggiornamenti in tutto il parco server; il laboratorio di raffreddamento – dedicato ai server operativi a temperature estreme; il mini laboratorio di datacenter – per testare le varie soluzioni meccaniche, termiche e strutturali, e il laboratorio di industrializzazione, per lo sviluppo di nuovi prodotti e che saranno aperti a progetti di innovazione condivisa”.

La sicurezza dei QR code

di Vito Gentile
L'uso dei QR Code è molto semplice, ma dietro tale semplicità si celano alcune potenziali vulnerabilità di sicurezza: ecco quali sono, e come difendersi. Leggi La sicurezza dei QR code

Pagine di errore

di Sergio Monteleone
Il web server Apache permette, tra le altre cose, di personalizzare le pagine mostrate quando si verificano errori HTTP: ecco come fare. Leggi Pagine di errore

Processi Linux: cron

di Francesco Principe
Uso di cron per automatizzare esecuzioni di comandi periodici in Linux. Leggi Processi Linux: cron

Client PHP

di Giuseppe Maggi
Come utilizzare la libreria Softonic GraphQL Client per implementare un client GraphQL in PHP: ecco tutto ciò che serve per eseguire query e mutation. Leggi Client PHP

Dishcovery

di Filippo Vendrame
Web app che racconta i piatti dei ristoranti ed aiuta i turisti stranieri a comprendere i menu. Leggi Dishcovery

Una CPU ARM server a 7 nanometri da Huawei, ecco Kunpeng 920

di Manolo De Agostini

Huawei ha annunciato un processore ARM per server prodotto a 7 nanometri. L’azienda ha anche annunciato una nuova gamma di server basati su questa CPU. Il Kunpeng 920 integra 64 core ARM v8 personalizzati in grado di lavorare a 2,6 GHz, supporta otto canali di memoria DDR4 fino a 2933 MT/s, due porte Ethernet 100G e connettività PCI Express 4.0 e CCIX.

Secondo l’azienda cinese il nuovo processore raggiunge un punteggio di 930 nel benchmark SpecInt, il che lo rende il 25% più veloce e il 30% più efficiente di altri prodotti ARM come il ThunderX2 di Marvell e l’eMAG di Ampere, quest’ultimo adottato da Lenovo. Differente invece il confronto con i chip x86: l’Intel Xeon Gold supera i 1000 punti in SpecInt con solo 18 core.

Crediti: Arjun Kharpal | CNBC

Questi dati però fanno emergere prestazioni per core non al livello della concorrenza, come sottolineato da Linley Gwennap, analista di The Linley Group, su EETimes. “Se Huawei offre prestazioni 1,25x volte migliori con 2 volte i core, le sue prestazioni per core devono essere inferiori a quelle di Ampere e Thunder X2”. Va fatto notare però che probabilmente Marvell e Ampere rinnoveranno l’offerta nel 2020, quindi nei prossimi mesi il Kunpeng 920 di Huawei potrebbe trovare il suo spazio.

Spazio però molto risicato. Il mercato dei server è nelle mani salde di Intel e il margine a disposizione della concorrenza probabilmente finirà ad AMD, che a novembre ha annunciato la seconda generazione di CPU EPYC. “Da quando AMD ha presentato EPYC, la maggior parte del ‘sentimento anti-Intel’ si è spostata su quel prodotto, che offre piena compatibilità software con gli Xeon e prestazioni simili”, ha affermato Gwennap.

Il processore a 7 nanometri di Huawei punterà su applicazioni ARM native e compiti in grado di beneficiare dei molti core, come la gestione dei big data e l’archiviazione distribuita. L’azienda ha annunciato tre versioni di server (chiamate TaiShan) che useranno il chip e altrettanti servizi cloud, incluso uno chiamato Phone Cloud.

Il Kunpeng 920 si aggiunge a un business dei server in crescita per Huawei: nel 2012 l’azienda vendeva 77.000 sistemi, mentre l’anno passato ha chiuso con 918.000 unità.

L'articolo Una CPU ARM server a 7 nanometri da Huawei, ecco Kunpeng 920 proviene da Tom's Hardware.

Le grandi aziende occidentali spesso vendono server e workstation usati senza cancellare i dati. I pirati informatici ringraziano

di Dario D'Elia

Il mercato dei server, workstation e dispositivi di rete usati sembra essere uno dei fronti più deboli della cyber-sicurezza occidentale. Un grande specialista del settore, con sede in Romania, ha raccontato a Business Insider che molto spesso le aziende vendono i vecchi dispositivi senza procedere a un’accurata cancellazione dei dati.

La fonte ha spiegato che negli ultimi tre anni il suo staff ha rinvenuto il database completo del sistema olandese di assicurazione sanitaria pubblica con tanto di codici identificativi dei cittadini, indirizzi, pagamenti e storico medico. “Immaginate quale scam basata su social engineering potreste fare con questo tipo di dati”, ha dichiarato l’esperto.

Che dire poi dei codici, il software e le procedure legate alla gestione di semafori e sistemi di segnalazioni ferroviari di diverse città spagnole. E ancora i dati delle carte di credito, compresi gli indirizzi e il tipo di acquisti, dei clienti di una nota catena di supermercati inglese. E dulcis in fundo, ma non si sa se funzionanti, i codici di accesso, badge, smartcard e password di un importante produttore aerospaziale europeo.

L’azienda rumena ovviamente nel tempo ha assicurato di essersi comportata correttamente. La procedura prevede l’acquisto di camion di hardware, una valutazione, cancellazione dati e vendita. Ma l’intervento sui drive dovrebbe essere solo una prassi senza particolari sorprese; invece si trasforma spesso in qualcosa di allarmante. Anche perché la maggior parte degli acquisti avviene da aziende spagnole, inglesi e dell’area Benelux.

Due specialisti indipendenti però – Nir Giller, CTO di CyberX e Andrew Tonschev, Director of Technology di Darktrace – hanno confermato a Business Insider che lo scenario svelato dalla società rumena è molto comune e riguarda l’intero settore dell’usato business.

“Anche adesso, sto lavorando sulle reti di una server farm che più o meno fino a un mese fa faceva parte di una compagnia energetica francese”, ha spiegato la fonte. “Indovinate un po’, i dati sono ancora lì. Proprio ora sto guardando la lista dei sensori, i loro indirizzi IP e i dati di accesso. Ovviamente sto pulendo tutto prima di mandarlo avanti, ma non sarebbero dovuti finire nelle mie mani comunque”. Quando i dati risultano essere troppo critici viene contattata la società venditrice, ma nella maggior parte dei casi la reazione è di incredulità.

Un altro fronte delicato è quello al noleggio dei server. I fornitori dovrebbero cancellare ogni dato prima di un’eventuale vendita, ma questo spesso non succede. Ad ogni modo è evidente che molte aziende non si rivolgono a società specializzate e non impiegano processi adeguati per fare “pulizia”. Prendono i vecchi server, cancellano i dati sommariamente, li staccano e li vendono.

“L’Occidente sta fallendo a livello istituzionale per mantenere i propri dati critici al sicuro,” sostiene la fonte “Non c’è bisogno di storie di hacking degne di CSI, solo una carta di credito per acquistare l’hardware usato – le probabilità sono che i dati saranno ancora lì, anche se qualcuno li ha contrassegnati come già cancellati”.

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Processi Linux: at

di Francesco Principe
Eseguire processi Linux a orari pianificati adoperando il comando "at". Leggi Processi Linux: at

Touring Bird

di Filippo Vendrame
Servizio web che permette di scorrere le esperienze da svolgere nell'arco di una giornata all'interno delle città. Leggi Touring Bird

Client per la Java Virtual Machine

di Giuseppe Maggi
Sfruttare la libreria Nodes per implementare un client GraphQL su Java: ecco tutto ciò che serve per eseguire query e mutation. Leggi Client per la Java Virtual Machine

Samsung produrrà le future CPU IBM Power a 7 nanometri EUV

di Manolo De Agostini

Samsung si occuperà della produzione dei futuri microprocessori IBM Power con processo a 7 nanometri. Le CPU dell’azienda saranno poi usate in vari prodotti – IBM Power Systems, IBM Z e LinuxONE , sistemi HPC e offerta cloud con l’obiettivo di offrire grandi prestazioni a tutto tondo, con particolare attenzione al settore dell’intelligenza artificiale.

L’annuncio espande ed estende una partnership tra le due aziende che nell’ambito della ricerca e sviluppova avanti da 15 anni, nei confini della IBM Research Alliance. Insieme Samsung e IBM hanno messo a punto diverse innovazioni, da un chip con 30 miliardi di transistor prodotto a 5 nanometri, fino ad arrivare alla realizzazione del primo chip di test a 7 nanometri e all’uso di materiali High-K Metal Gate.

Samsung è anche membro della OpenPOWER Foundation, che si occupa dello sviluppo di server, soluzioni di rete e archiviazione personalizzate basate su architettura IBM Power. L’azienda fa parte anche di Q Network, collaborazione che ha l’obiettivo di migliorare la comprensione delle applicazioni del software nella branca del quantum computing.

“In IBM, la nostra priorità principale sono i nostri clienti”, ha dichiarato John Acocella, vicepresidente per l’Enterprise Systems and Technology Development di IBM Systems. “IBM ha scelto Samsung per produrre la prossima generazione di microprocessori perché condivide il nostro livello di impegno per le prestazioni, l’affidabilità, la sicurezza e l’innovazione“.

“Siamo entusiasti di espandere la nostra partnership strategica decennale con IBM grazie al nostro processo produttivo a 7 nm EUV“, ha dichiarato Ryan Lee, vicepresidente della divisione Foundry Marketing di Samsung Electronics. “Questa collaborazione è un’importante pietra miliare per noi, in quanto rappresenta una dimostrazione di fiducia nella nostra tecnologia produttiva EUV ad alte prestazioni“.

L’azienda sudcoreana ha avviato la produzione con processo produttivo a 7nm EUV nell’ottobre di quest’anno, nello specifico l’accezione 7LPP (7nm Low Power Plus). “L’EUV usa una luce con lunghezza d’onda di 13,5 nm per esporre i wafer di silicio, al contrario delle tecnologie convenzionali a immersione con fluoruro di argon (ArF) che raggiungono lunghezze d’onda solamente di 193 nm e richiedono costosi insiemi di maschere multi-pattern”, spiegava Samsung poche settimane fa.

“L’EUV permette l’uso di una singola maschera per creare un layer di wafer di silicio laddove la tecnica precedente può richiedere fino a 4 maschere per creare lo stesso layer. Di conseguenza il processo 7LPP può ridurre il numero totale di maschere di circa il 20% rispetto a un processo non EUV, permettendo ai clienti di risparmiare tempo e denaro”.

Riducendo la complessità si hanno vantaggi anche per quanto riguarda le prestazioni, i consumi e l’area occupata. Rispetto al processo produttivo a 10 nanometri FinFET (10LPE), il nuovo 7LPP garantisce non solo migliori rese con meno layer, ma permette fino a un 40% in più di efficienza nell’uso dell’area con un aumento prestazionale del 20% o un calo dei consumi fino al 50%.

Non è tuttavia chiaro al momento se IBM userà questo processo oppure una versione differente ottimizzata per chip di grandi dimensioni e prestazioni.

 

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Python: cifrare file con password in modo sicuro

di Vito Gentile
Utilizzare il modulo cryptography, ed alcuni opportuni accorgimenti, per cifrare (e decifrare) con password e in modo sicuro un file di testo. Leggi Python: cifrare file con password in modo sicuro

Codepen.io

di Filippo Vendrame
Piattaforma online attraverso la quale gli sviluppatori potranno testare i loro codici HTML, CSS e JavaScript. Leggi Codepen.io

Git: come usarlo per l’archiviazione

di Sergio Monteleone
Git è uno dei principali sistemi di versioning, ma può essere sfruttato anche per archiviazione, nonché come database NoSQL chiave-valore: ecco come. Leggi Git: come usarlo per l’archiviazione

GitLab Serverless

di Claudio Davide Ferrara
GitLab lancia GitLab Serverless, una piattaforma Cloud il cui costo si basa sulle risorse effettive consumate da un'applicazione. Leggi GitLab Serverless

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Definire un client in Javascript

di Giuseppe Maggi
Imparare a definire un semplice client Javascript in grado di interagire con un servizio GraphQL, sfruttando o meno Node.js. Leggi Definire un client in Javascript
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