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Segnale di stop: il conducente deve fermarsi anche se la strada è sgombra

di Raffaele Dambra

Segnale di stop

Nuova sentenza che conferma il comportamento da tenere al segnale di stop: il conducente deve fermarsi anche se la strada è sgombra da altri veicoli

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Parcheggio con strisce: come “funzionano” i vari colori?

di Redazione

Strisce bianche, blu, gialle, ma anche rosse e verdi: scopriamo a cosa servono e cosa cambia tra i colori delle strisce da parcheggio

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Autovelox mobili: qual è la distanza minima tra segnale e postazione?

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

In presenza di autovelox mobili qual è la distanza minima tra il cartello di segnalazione del limite di velocità e il dispositivo di rilevazione? A questa domanda ha recentemente risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 32104/2019, intervenendo sulla vicenda di un automobilista multato per aver circolato oltre i limiti consentiti. In particolare la Suprema Corte ha ricordato che autovelox fissi e mobili prevedono una distanza minima diversa tra segnale e dispositivo, e che bisogna tenerne conto quando si accertano eventuali infrazioni.

AUTOVELOX E DISTANZA MINIMA TRA SEGNALE E DISPOSITIVO MOBILE, IL CASO IN QUESTIONE

Il caso preso in esame dalla Cassazione, riportato da Altalex, ha riguardato un uomo multato per eccesso di velocità per aver circolato a 88 km/h su una strada con limite di 70 km/h (velocità rilevata con autovelox mobile). Dopo la notifica della multa il presunto trasgressore ha fatto ricorso al Giudice di Pace, lamentando che lo strumento di rilevazione della velocità si trovava a una distanza minima inferiore a quella prevista per legge, ovvero 1 km, dal segnale che impone il limite. Il GdP gli ha dato torto ma in sede di appello il tribunale ha accolto la sua tesi, annullando la sanzione amministrativa. La vicenda è finita quindi in Cassazione, i cui giudici hanno dovuto stabilire se la distanza di 1 km dal cartello di segnalazione debba essere osservata solo in caso di dispositivi fissi, o anche per quelli mobili presidiati dagli agenti accertatori.

AUTOVELOX: LA DISTANZA DI 1 KM TRA SEGNALE STRADALE E DISPOSITIVI È SOLO PER QUELLI FISSI

Ebbene, la Corte di Cassazione ha ‘sposato’ la prima ipotesi, spiegando che la norma che prevede la distanza di almeno 1 km dal segnale che impone il limite di velocità (art. 25 comma 2 legge 120/2010) si riferisce solo ed esclusivamente agli apparecchi di controllo remoto. Questo perché per gli autovelox fissi la legge considera congrua distanza di 1 km tra il segnale e la postazione di rilevamento per avvisare gli automobilisti del mutamento del limite di velocità. Viceversa in caso di accertamento eseguito con modalità ‘mobile’ mediante apparecchi elettronici presidiati in loco dalla pattuglia della polizia stradale tale distanza non è più giustificata, dato che la postazione dell’autovelox mobile con tanto di agenti al seguito rappresenta un elemento per effetto del quale un conducente è messo nelle condizioni di avvistarla con maggiore anticipo.

AUTOVELOX MOBILI: LA DISTANZA TRA SEGNALE E POSTAZIONE VA VALUTATA CASO PER CASO

Di conseguenza, non essendoci una norma precisa che regola l’esatta distanza tra il segnale del limite di velocità e la postazione mobile, per la Cassazione (rifacendosi anche a precedenti sentenze come la 25769/2013 e la 20327/2018) tale distanza deve essere soltanto ‘adeguata allo stato dei luoghi’. Allo stesso tempo si ricorda che gli autovelox mobili devono essere segnalati con cartelli posizionati ad almeno 400 metri dal punto in cui è collocato l’apparecchio di rilevamento della velocità. Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tribunale d’appello ma non ha ripristinato la multa al conducente sanzionato, rinviando la questione al giudice di merito che, come suggeritogli dalla Suprema Corte, dovrà esprimersi dopo aver valutato l’adeguatezza della distanza tra il cartello di segnalazione e la postazione mobile, con riferimento allo stato dei luoghi.

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Come leggere i nuovi segnali stradali dei monopattini elettrici

di Raffaele Dambra

Segnaletica stradale monopattini elettrici

Pur tra mille difficoltà e contraddizioni su cui si sta tentando di porre rimedio anche a livello normativo, la circolazione dei mezzi della micromobilità elettrica sta pian piano prendendo piede in quei Comuni che hanno avviato la sperimentazione tramite l’apposita ordinanza. L’ultima è Torino e a breve toccherà pure a Milano. Chi risiede in queste e in altre città avrà senz’altro già fatto conoscenza con la nuova segnaletica stradale che regola il passaggio di monopattini, hoverboard, segway e monowheel, e a cui tutti dovremo presto abituarci anche se non è sempre di facile comprensione. Vediamo perciò come leggere i nuovi segnali stradali dei monopattini elettrici e degli altri dispositivi simili.

SEGNALETICA STRADALE DEI MONOPATTINI ELETTRICI

Ad imporre una specifica segnaletica stradale per i monopattini elettrici è lo stesso (contestatissimo) DM che lo scorso giugno ha dato il là alla sperimentazione. In particolare il comma 2 dell’articolo 4 prevede che i Comuni sono chiamati a installare, lungo le infrastrutture stradali e parti di strada individuate per la circolazione dei mezzi della micromobilità elettrica, appositi segnali verticali e orizzontali conformi a quanto prescritto nel medesimo decreto ministeriale 229/2019. Il DM non si limita infatti a disporre l’installazione dei segnali stradali, ma illustra pure come devono essere fatti.

COME LEGGERE I SEGNALI STRADALI DEI MONOPATTINI ELETTRICI

Innanzitutto il Comune che intende avviare la sperimentazione dei monopattini elettrici e di hoverboard, segway e monowheel, deve installare all’inizio del centro abitato, sotto l’indicazione del nome della città, uno specifico pannello (vedi sotto) per informare l’utenza che nel territorio comunale è consentita in via sperimentale la circolazione di monopattini e segway nelle zone 30 o con limite di velocità di 30 km/h, nonché sulle piste ciclabili e sui percorsi ciclopedonali (ricordiamo che hoverboard e monowheel possono circolare solo nelle aree pedonali, che sono ovviamente aperte anche a monopattini e segway). Tuttavia il Comune può liberamente scegliere di vietare la circolazione di tali mezzi in alcuni tratti dove sarebbe in teoria consentito, perché magari le caratteristiche della strada non lo permettono, segnalandolo caso per caso. E può anche decidere far circolare su tutto il territorio o solo i monopattini o solo i segway.

SEGNALI STRADALI MONOPATTINI ELETTRICI, HOVERBOARD, SEGWAY E MONOWHEEL NELLE AREE PEDONALI

La circolazione di monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel nelle aree pedonali, con limite di velocità massimo di 6 km/h, è autorizzata solo se il cartello che indica la zona pedonale è accompagnato da un pannello integrativo quadrato a fondo bianco che riproduce il simbolo dei micromezzi ammessi (un po’ come avviene adesso per le bici). Un Comune può ammettere nell’area pedonale solo una categoria di micromezzi, oppure più di una o tutte e quattro, come ritiene più opportuno. Se il Comune decide di riservare appositi spazi per l’esclusiva circolazione dei dispositivi elettrici, in questo caso i segnali con i simboli dei vari dispositivi devono essere rotondi e con fondo blu. Nelle seguenti immagini possiamo vedere la tipologia di segnali stradali per entrambe le casistiche: prima le aree pedonali e poi le zone esclusive.

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Segnali stradali non conformi: quali conseguenze per gli automobilisti?

di Raffaele Dambra

Segnali stradali non conformi conseguenze

Leggiamo spesso di segnali stradali non conformi alla normativa (qualche anno fa Assosegnaletica, forse esagerando un po’, ha denunciato che in Italia un segnale su due non sarebbe a norma) e delle conseguenze per gli automobilisti che non li rispettano. C’è chi dice infatti che i segnali stradali ‘fuorilegge’ non abbiano alcun valore e che quindi vadano sempre ignorati; ma altri sostengono che l’obbligo di seguire la segnaletica stradale venga meno solo nel caso in cui l’irregolarità del segnale sia tale da rendere non riconoscibile la condotta prescritta. Proviamo a fare chiarezza.

SEGNALETICA STRADALE E CODICE DELLA STRADA

Il Codice della Strada si occupa diffusamente dei segnali stradali. In particolare dall’articolo 37 all’articolo 45 (‘Organizzazione della circolazione e segnaletica stradale’) e relativi regolamenti d’attuazione. Che prescrivono in maniera molto dettagliata forma, dimensioni, colori e caratteristiche che devono avere i segnali, oltre al loro corretto posizionamento, precisando il divieto di utilizzare segnali diversi da quelli previsti, salvo eccezioni autorizzate dal ministero. Inoltre sul retro dei segnali stradali devono essere chiaramente indicati l’ente proprietario della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale e l’anno di fabbricazione, il numero dell’autorizzazione concessa dal MIT alla ditta medesima per la fabbricazione dei segnali stradali e, soltanto per i segnali di prescrizione, gli estremi dell’ordinanza comunale di apposizione. In modo da distinguere i segnali legittimi da quelli abusivi. Ne consegue, quindi, che un segnale stradale può essere ritenuto ‘conforme’ soltanto se rispetta tutte le indicazioni del CdS.

SEGNALI STRADALI NON CONFORMI: QUANDO SUCCEDE

Detto ciò, quali sarebbero i segnali stradali non conformi? In realtà ci sono numerose tipologie. Si parte dai segnali ‘abusivi’, che sono quelli apposti senza la necessaria autorizzazione (il caso più comune riguarda l’utilizzo del cartello di ‘passo carrabile’ privo del relativo permesso); poi ci sono i segnali ‘irregolari’ perché non rispettano le dimensioni, le distanze, i colori e tutte le caratteristiche previste dal Codice della Strada. E infine sono da ricordare anche i segnali ‘inutili’, ovvero quelli che si potrebbero tranquillamente risparmiare in quanto ridondanti (per esempio il segnale divieto di sosta all’inizio delle gallerie o delle corsie di emergenza, che di per sé è già vietata).

SEGNALI STRADALI NON CONFORMI: CONSEGUENZE

Come detto in precedenza, la legge (art. 45 del Codice della Strada) stabilisce il divieto di fabbricazione e di impiego di segnaletica stradale non prevista o non conforme; nonché la collocazione dei segnali e dei mezzi segnaletici in modo diverso da quello prescritto. La violazione di tale divieto prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 419 a 1.682 euro, nei confronti di chiunque la commetta, compresi enti, gestori e amministrazioni pubbliche. Quindi i segnali stradali non a norma si possono non rispettare? E nel caso di multa si può presentare ricorso al giudice di pace o al prefetto con buone possibilità di vittoria? Generalmente sì, ma la Cassazione ha posto un paletto. È ovvio che parcheggiare in corrispondenza di un passo carrabile abusivo sia perfettamente lecito. E che non ci può essere sanzione se la segnaletica è poco visibile, sottodimensionata, e posizionata male. Allo stesso tempo la Suprema Corte ha riconosciuto che l’eventuale mancanza sul retro dei segnali di prescrizione degli estremi dell’ordinanza comunale, non è più un valido motivo di impugnazione della multa. Che va quindi regolarmente pagata. Si tratta infatti di un’irregolarità di natura burocratica che non pregiudica l’efficacia del segnale stradale.

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Autostrada: i limiti di velocità in assenza di segnaletica

di Raffaele Dambra

Autostrada limiti di velocità

Quando si guida in autostrada i limiti di velocità si devono sempre rispettare, anche in assenza di apposita segnaletica. Ma quali sono questi limiti? Secondo l’orientamento dettato da una non troppo lontana sentenza della Corte di Cassazione (la 26393/2017), se l’ente proprietario dell’autostrada non ha provveduto a specificare la soglia consentita in un determinato tratto, si applicano i limiti minimi e massimi previsti dalla legge. Una precisazione apparentemente superflua (è ovvio che la mancanza dei segnali non autorizza di certo a sfrecciare a 200 km/h) ma in realtà necessaria per determinare l’effettivo limite massimo.

AUTOSTRADE E LIMITI DI VELOCITÀ: IL CODICE DELLA STRADA

Ai sensi dell’articolo 142 comma 1 del Codice della Stradala velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade”. Tuttavia sempre il medesimo comma stabilisce che “sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia […] gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato”. Basandosi su questa doppia lettura, un automobilista che aveva spinto il piede sull’acceleratore fino a raggiungere la velocità di 159 km/h, e per questo multato di una somma compresa da 168 a 674 euro per aver superato di oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h il limite massimo (art. 142 CdS comma 8), si era rivolto alla Suprema Corte chiedendo la riduzione della sanzione.

LIMITE MASSIMO IN AUTOSTRADA: 130 O 150 KM/H?

A suo parere, infatti, nella fattispecie si sarebbe dovuto applicare il comma 7 dell’art. 142, secondo cui chi supera il limite di velocità di non oltre 10 km/h paga solo la sanzione ridotta da 41 a 168 euro. La sua tesi era ben chiara: poiché il CdS contempla, a certe condizioni, la possibilità di viaggiare in autostrada a 150 km/h, e dato che sul tratto interessato non erano stati segnalati i limiti minimi e massimi di velocità, e che comunque quel tratto rientrava come caratteristiche tra quelli percorribili a 150 km/h, sarebbe stato più giusto multarlo con la sanzione ridotta per aver superato di soli 9 km/h (159 vs 150) il limite massimo virtualmente consentito.

LIMITI IN AUTOSTRADA: SENZA SEGNALETICA LA VELOCITÀ MASSIMA È SEMPRE 130 KM/H

La Corte di Cassazione ha però rigettato la tesi dell’automobilista ricorrente, precisando che gli enti proprietari di strade e autostrade hanno sì facoltà discrezionale di fissare limiti di velocità minimi e massimi diversi da quelli stabiliti con carattere generale dall’art. 142 del CdS, ma solo provvedendo alla relativa segnalazione. E che l’eventuale aumento del limite massimo da 130 a 150 km/h in autostrada non può mai essere lasciato alla ‘libera interpretazione’ dei conducenti, essendo in gioco la sicurezza della circolazione e la tutela della vita umana. In definitiva, quindi, il limite massimo di velocità in autostrada in assenza di specifica segnaletica è sempre quello previsto per legge, ovvero 130 km/h.

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Segnaletica mancante: chi è responsabile in caso di incidente?

di Raffaele Dambra

Segnaletica mancante

Il problema della segnaletica mancante o poco visibile è presente in molte città e ha spesso generato incidenti e controversie, con uno stucchevole rinfacciarsi della responsabilità tra Comuni, gestori delle strade e gli stessi automobilisti. In effetti quando la segnaletica, sia verticale che orizzontale, risulta deficitaria è consuetudine dar la colpa a chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione stradale. Ma allo stesso tempo bisogna ammettere che non di rado si fa un uso strumentale di queste situazioni per tentare di ottenere un risarcimento o contestare una contravvenzione. Non a caso la Corte di Cassazione è intervenuta più volte per chiarire alcuni aspetti che riguardano proprio la mancanza della segnaletica.

SEGNALETICA MANCANTE: LA (NON) RESPONSABILITÀ DEI COMUNI

Le ultime esattamente due anni fa, e in una di queste la Suprema Corte ha dovuto esprimersi su un caso molto delicato visto che ci era scappato il morto. Nella fattispecie un motociclo e un’autovettura si erano scontrate in corrispondenza di un incrocio fra due strade di pari gerarchia non regolate da alcuna segnaletica, né orizzontale né verticale. L’impatto aveva causato il decesso del conducente del motociclo, e i suoi familiari, nell’avanzare richiesta di risarcimento, avevano attribuito parte della responsabilità al Comune proprietario della strada, reo di non aver previsto alcun tipo di segnaletica che regolasse il diritto di precedenza. Responsabilità però negata dalla Cassazione con la sentenza 1289/2017 poiché “la mancata apposizione della segnaletica non crea alcuna situazione di contrasto e non configura una responsabilità effettiva dell’amministrazione, che ha un ampio potere discrezionale nella scelta dei luoghi dove apporre i segnali di pericolo”.

SEGNALETICA STRADALE MANCANTE: SI APPLICANO LE NORME DEL CODICE DELLA STRADA

In pratica i Comuni hanno il dovere di intervenire, collocando l’opportuna segnaletica, solo se la viabilità è messa in pericolo da insidie od ostacoli nascosti o imprevedibili. Altrimenti possono liberamente “omettere di apporre segnaletica stradale, senza che ciò comporti una loro responsabilità e un obbligo di risarcimento in caso di sinistro”. Questo perché, in assenza di segnali stradali, gli automobilisti e i motociclisti possono far sempre riferimento alle norme del Codice della Strada, che sono più che sufficienti a regolare la circolazione e a garantire l’assenza di inconvenienti. Un orientamento confermato qualche mese dopo con l’altra sentenza 10520/2017, con cui la Cassazione ha ribadito che, in mancanza di una segnaletica intelligibile, si applicano in ogni caso le regole del CdS con conseguente esclusione di responsabilità dell’ente custode della strada in caso di incidente.

SEGNALETICA POCO VISIBILE: SI POSSONO CONTESTARE LE MULTE?

Per quanto riguarda invece l’eventualità di contestare una multa in caso di segnaletica poco visibile o sbiadita, è necessario che la carenza sia tale da escludere qualsiasi responsabilità del conducente. Insomma, non basta (per esempio) lamentarsi di aver parcheggiato l’auto in divieto di sosta perché l’apposito segnale era semi-nascosto dai rami di un albero. Per avere buone chance di vincere un ricorso bisogna dimostrare l’effettiva inidoneità della segnaletica verticale ad assolvere la funzione che gli è stata assegnata. Mentre se a risultare insufficiente è la segnaletica orizzontale (in caso di strisce blu scolorite o situazioni simili), la sanzione può essere annullata solo se manca pure la segnaletica verticale. L’articolo 38 comma 2 del Codice della Strada dispone infatti che “le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali”.

COME CONTESTARE UNA MULTA CAUSATA DA SEGNALETICA SBIADITA

Se si pensa che ci siano i presupposti per contestare la multa (meglio prima sottoporre il caso specifico al parere di un avvocato o comunque di un esperto in materia) si può fare ricorso presso il Giudice di Pace oppure rivolgendosi al Prefetto. Le prove possono essere fornite sia mediante testimoni che attraverso documentazione fotografica databile (si deve cioè dimostrare che il segnale stradale presentava delle carenze proprio il giorno in cui è stata comminata la contravvenzione).

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