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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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Multe in Italia: più della metà degli automobilisti non le paga

di Redazione

Multe in Italia

Signori abbiamo un problema. Le multe in Italia per violazione del Codice della Strada le pagano davvero in pochi, meno della metà degli automobilisti sanzionati. E al sud Italia la percentuale scende addirittura a un terzo. Lo ha riferito l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha preso in esame i dati riguardanti il 2017, gli ultimi disponibili.

MULTE IN ITALIA: NEL 2017 LE HA PAGATE SOLO IL 40,8%

Più precisamente ha pagato la multa il 40,8% dei trasgressori accertati. Ciò significa che i Comuni italiani, a fronte dei 2,6 miliardi di euro che dovevano riscuotere nel 2017, in realtà ne hanno incassati molto meno: poco più di 1 miliardo. Dieci anni prima, nel 2007, la percentuale di riscossione era stata del 59,1%. Non è comunque da escludere, ha sottolineato la CGIA, che una parte di coloro che non hanno pagato nel 2017 l’abbiano fatto successivamente, usufruendo magari della rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta in varie versioni negli ultimi tre anni.

SOLO IL 32% PAGA LE MULTE NEL SUD ITALIA

Dicevamo che la percentuale balla a seconda della zona geografica, e infatti se la media nazionale nel 2017 è stata del 40,8%, a nord est ha raggiunto il 58,9%, a nord ovest il 45,9%, al centro il 33% e al sud appena il 32%. Regione più virtuosa il Friuli-Venezia Giulia, con il 63,4% di multe pagate, maglia nera invece alla Sicilia con il 20,3%. Significa che sull’isola a pagare la multa ci ha pensato soltanto un automobilista su cinque…

MULTE IN ITALIA: L’IMPORTO DELLE CONTRAVVENZIONI SALITO DEL 68% IN DIECI ANNI

C’è da dire che in dieci anni non è aumentato soltanto il numero di coloro che non pagano le multe in Italia. Anche gli importi delle contravvenzioni pagate ai Comuni sono cresciuti a dismisura, addirittura del 68%. Un aumento non giustificabile soltanto dal tasso d’inflazione. “È evidente che attraverso l’utilizzo dei rilevatori elettronici di velocità, molte amministrazioni comunali hanno fatto cassa”, spiegano dalla CGIA di Mestre, “Coprendo una parte dei mancati trasferimenti imposti per legge dallo Stato centrale. Detto ciò, è utile ricordare, soprattutto ai sindaci, che gli automobilisti, e in particolar modo i conducenti professionali, non sono dei bancomat. Molti enti locali, pertanto, dovrebbero utilizzare gli autovelox e i T-red con maggiore attenzione”.

COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA UNA MULTA STRADALE?

Ricordiamo che non pagare una multa stradale non è mai una buona idea. È vero che misure come il recente condono delle multe non pagate dal 2000 al 2010 (fino a 1.000 euro) sembra quasi un invito a fregarsene delle contravvenzioni, in attesa di una nuova pace fiscale che prima o poi arriva sempre. Ma il rischio di incorrere in severe procedure cautelari ed esecutive (dal fermo amministrativo del veicolo al pignoramento dal conto corrente bancario o dallo stipendio della somma non versata) è altrettanto alto ed è meglio non correrlo affatto.

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Autovelox: multa impugnabile se posizionato nel senso opposto

di Redazione

Autovelox multa

State molto attenti se venite pizzicati dall’autovelox. La multa per eccesso di velocità si può impugnare se il dispositivo che ha accertato l’infrazione è posizionato nel senso opposto di marcia, qualora ricorra una specifica condizione. Lo ha stabilito la VI sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12309/19 depositata lo scorso 9 maggio. Gli ermellini si sono espressi sul contenzioso riguardante un conducente molisano sanzionato da un autovelox installato dall’altra parte della strada.

AUTOVELOX: MULTA IMPUGNABILE, IL CASO CONTESTATO

Nel caso in oggetto, l’automobilista aveva rimediato una multa per aver superato i limiti di velocità percorrendo una strada del comune di Macchia d’Isernia. Violazione rilevata da un autovelox posizionato sul lato opposto della carreggiata. Il conducente aveva però contestato la sanzione, presentando subito ricorso e vincendo sia davanti al Giudice di Pace che al Tribunale d’Isernia. E adesso gli ha dato ragione pure la Corte di Cassazione, che ha annullato definitivamente la multa.

POSIZIONAMENTO AUTOVELOX: L’INDICAZIONE DEL DECRETO PREFETTIZIO SI DEVE RISPETTARE

In pratica, secondo quanto disposto nel pronunciamento della Suprema Corte, la multa è impugnabile con successo se il decreto prefettizio che ha autorizzato il posizionamento dell’autovelox prevedeva la sua installazione sul senso di marcia opposto a quello in cui è stato effettivamente sistemato. Confermando un orientamento peraltro già espresso nell’ordinanza 23726/18, i giudici di Cassazione hanno infatti precisato che nel decreto prefettizio non è obbligatoria l’indicazione del lato della carreggiata in cui dev’essere sistemato il dispositivo di controllo. Ma qualora sia prevista si deve assolutamente rispettare.

AUTOVELOX: LA MULTA SI PUÒ ANNULLARE PER ‘ILLEGITTIMITÀ DERIVATA’

A chiarire ulteriormente la vicenda, che per chi non mastica quotidianamente il ‘giuridichese’ può sembrare ingarbugliata, è intervenuto il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. “Le possibilità di successo di un eventuale ricorso”, si legge sul sito, “ci sono nel caso in cui il decreto prefettizio abbia espressamente previsto il posizionamento del dispositivo lungo soltanto un senso di marcia e l’accertamento sia stato effettuato sul senso opposto. Perché difettando l’adozione di uno specifico provvedimento, il verbale di contestazione differita della violazione prevista all’art. 142 del CdS è affetto da illegittimità derivata”.

MULTA AUTOVELOX ANNULLATA: LA MOTIVAZIONE

Quindi, nel caso della multa comminata all’automobilista molisano, l’autovelox che ha accertato l’infrazione era stato posizionato sul lato destro della carreggiata, ma il decreto prefettizio aveva chiaramente indicato di piazzarlo sul lato sinistro. Circostanza, questa, che ha portato all’annullamento della sanzione.

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Multe prese all’estero: si possono pagare in Italia?

di Redazione

Multe prese all'estero

Una domanda che riguarda molti automobilisti: le multe prese all’estero si possono pagare in Italia? La risposta è sì, alla luce della direttiva Cross Border, in vigore dal 2016, che ha introdotto il cosiddetto “principio di reciprocità” sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi dell’Unione Europea. Ciò significa che le multe stradali comminate all’estero vengono riscosse come quelle italiane, ed è praticamente impossibile ignorarle (come invece capitava una volta). Lo stesso obbligo vale ovviamente per i conducenti stranieri multati in Italia.

MULTE ALL’ESTERO: LA PROCEDURA

Cerchiamo di capire bene la procedura. In caso di multa presa all’estero senza contestazione immediata, il comando di polizia da cui dipendono gli agenti che hanno accertato la violazione contatta il Punto di Contatto Nazionale (in Italia è il Centro elaborazione dati della Motorizzazione) per risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo sanzionato. Una volta acquisite le generalità, l’autorità di polizia comunica al (presunto) trasgressore gli estremi della multa, riportando nella lingua del paese destinatario tutti i dettagli dell’infrazione. Attenzione: la comunicazione può avvenire anche con posta ordinaria, e non obbligatoriamente con raccomandata, se la legge dello Stato in cui è avvenuta l’infrazione lo prevede.

MULTE ALL’ESTERO: COME PAGARE (E COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA)

Dopo aver ricevuto la multa a casa, il destinatario ha due possibilità. Pagare la sanzione secondo le modalità riportate nell’avviso (di solito il pagamento è online con carta di credito). Oppure fare opposizione, indicandone chiaramente i motivi in un apposito modulo da rispedire al mittente. Se i motivi risultano validi, il procedimento si chiude e la multa viene annullata. Altrimenti, in caso di risposta negativa, la multa si deve pagare. Se il trasgressore (a questo punto non più presunto) decide di fare comunque lo gnorri, l’autorità giudiziaria del Paese in cui si è verificata l’infrazione può inviare il relativo fascicolo alla Corte d’Appello italiana competente, che dà il via alla procedura esecutiva di riscossione (e l’incasso, salvo accordi diversi, va all’erario italiano). In alternativa può lasciare in sospeso la sanzione e applicarla soltanto se il trasgressore ritorna nel Paese. Riservandosi in questo caso di infliggergli misure accessorie anche molto severe.

MULTE ALL’ESTERO: INFRAZIONI PREVISTE

Il sistema d’interscambio tra i Paesi dell’UE dei dati d’immatricolazione dei veicoli è previsto solo in caso di otto specifiche infrazioni stradali. Questo vuol dire che in tutti gli altri casi non si può trasmettere la multa nella nazione del presunto violatore. Le infrazioni previste sono: eccesso di velocità; mancato utilizzo della cintura di sicurezza o del dispositivo per i bambini; mancato arresto al semaforo rosso o altro segnale di stop; guida in stato di ebbrezza; guida sotto influenza di sostanze stupefacenti; mancato utilizzo del casco protettivo (per le moto); circolazione su corsia vietata; uso del cellulare o altri dispositivi durante la guida. Ricordiamo infine che la direttiva Cross Border non contempla sanzioni aggiuntive come la decurtazione dei punti o la sospensione della patente. E inoltre non è valida in Svizzera, paese che non ha aderito al principio di reciprocità sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

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Semaforo rosso: multa con T-Red valida anche senza omologazione

di Redazione

Semaforo rosso multa T-Red

In caso di passaggio con semaforo rosso, la multa con il T-Red è valida anche se l’omologazione dell’apparecchio non è indicata. Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione, spegnendo sul nascere le speranze di un automobilista veneto. Costui, infatti, aveva fatto ricorso al Giudice di Pace nella speranza di vedersi annullare una sanzione di 153,90 euro e la decurtazione di 6 punti sulla patente per aver ignorato un rosso a un incrocio.

LA PRECISAZIONE DEGLI “ERMELLINI”

Tra le motivazioni del ricorso l’automobilista aveva inserito proprio la mancata indicazione dell’omologazione del T-Red. Ma la Cassazione ha chiarito che il verbale dell’infrazione è valido anche senza quel riferimento. I giudici della Suprema Corte hanno spiegato infatti che gli apparecchi T-Red non sono soggetti all’obbligo di taratura in quanto non costituiscono strumenti di misurazione della velocità, contrariamente agli autovelox. Di conseguenza non è necessario che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso. E soprattutto che tale controllo sia specificato nel verbale d’accertamento dell’infrazione.

SE IL T-RED INDIVIDUA L’INFRAZIONE, LA MULTA RIMANE

Ricapitolando,“se il rosso viene ignorato dall’automobilista e la violazione viene testimoniata dalla telecamera presente sull’impianto semaforico, la validità della multa non può essere messa in discussione”. Può esserci eccezione solo in caso di malfunzionamento dell’apparecchio o di suo difetto di costruzione o installazione. Queste circostanze, però, devono risultare nel caso concreto, sulla base di evidenze debitamente provate e allegate da chi presenta ricorso. La nuova pronuncia della Cassazione è stata riportata dall’Ansa, che ha citato il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it.

I PRECEDENTI DEL 2016

Ricordiamo che nel 2016 la Corte di Cassazione aveva già precisato che la multa per passaggio con il semaforo rosso segnalata da un T-Red (o Photored) è valida anche in assenza della contestazione immediata da parte delle Forze dell’ordine, essendo sufficiente la fotografia scattata dal dispositivo elettronico di accertamento. Sempre tre anni fa la Suprema Corte era intervenuta pure per confermare un altro aspetto. Ovvero che la validità delle sanzioni non può essere inficiata dalla mancata segnalazione dell’apparecchio T-Red. Questo perché le norme che impongono di segnalare la presenza degli autovelox non possono essere estese ai dispositivi che ‘vigilano’ sui semafori. Quindi chi ha ricevuto una multa per passaggio con il semaforo rosso accertata con T-Red deve cercare altri vizi formali o procedurali su cui fondare l’eventuale ricorso.

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