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USA Vs Huawei: le sanzioni potrebbero essere prorogate

di Alessandro Ricatti

Continua la guerra commerciale fra l’America e la Cina. A questo giro, però, si stanno alleggerendo le posizioni americane nei confronti del colosso cinese Huawei.

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Disco orario auto: normativa e sanzioni

di Raffaele Dambra

Disco orario auto normativa sanzioni

Nonostante l’invasione di app e dispositivi ultra tecnologici, tra gli accessori che non devono mai mancare in un’automobile ce n’è anche uno dal sapore vintage: il disco orario auto, quell’oggetto in plastica bianco e blu che da decenni serve a indicare l’orario di arrivo e di parcheggio di una vettura nelle aree di sosta a tempo. E che curiosamente non è stato ancora sostituito da un congegno più moderno ed evoluto. Tant’è vero che il Codice della Strada ne prevede ancora il regolare utilizzo con relative sanzioni in caso di inosservanza.

DISCO ORARIO AUTO: CHE COS’È E COME È FATTO

Il problema dei parcheggi riguarda quasi tutte le città, dalle metropoli ai centri più piccoli. Una delle soluzioni più comuni consiste nel limitare la durata della sosta in alcune zone, in modo da favorire la rotazione dei parcheggi. Il disco orario svolge quindi una funzione di controllo, perché permette di conoscere l’orario in cui un’auto è stata parcheggiata. In questo modo se la sosta in una determinata strada è limitata, per esempio, a un massimo di due ore, attraverso il disco orario si può stabilire se l’automobilista stia rispettando o no l’ordinanza. Il disco orario auto standard è di forma rettangolare, color blu, e con una ‘P’ sulla parte anteriore posta sotto la finestrella che mostra l’orario d’arrivo. Al momento del parcheggio dev’essere regolato sull’ora esatta e posizionato sul parabrezza o sul cruscotto, in modo che sia ben visibile dall’esterno.

NORMATIVA DEL DISCO ORARIO AUTO

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada dispone che “nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”. Il disco orario viene prevalentemente utilizzato nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Viceversa le aree a pagamento sono delimitate dalle ben note strisce blu e gestite dai parchimetri elettronici e relativi ticket.

DISCO ORARIO AUTO: SANZIONI IN CASO DI MANCATO UTILIZZO

Il già citato articolo 157 del CdS, al comma 8, precisa che “chiunque viola le disposizioni (di porre obbligatoriamente in funzione il disco orario, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 42 a euro 173”. Ai sensi invece del dispositivo dell’articolo 7 comma 15, chi parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito rischia una multa da 26 a 102 euro. Inutile ricordare che entrambe le sanzioni sono ridotte del 30% se pagate entro 5 giorni dalla notifica.

LA TRUFFA DEL DISCO ORARIO ‘MOTORIZZATI’

I più attenti sapranno che già da qualche anno sono in commercio dischi orari motorizzati. Dotati cioè di un congegno, simile al meccanismo di una piccola sveglia da comodino, che sposta lentamente e gradualmente in avanti l’orario d’arrivo del disco orario, in modo che a un eventuale controllo l’auto risulti sempre in regola. Si tratta di un dispositivo tanto geniale quanto truffaldino, e ovviamente al 100% illegale. La cosa buffa è che un aggeggio del genere si può tranquillamente acquistare per pochi euro sui più noti siti di e-commerce (sì, anche Amazon), non essendone vietata la vendita. Ma chi l’utilizza sottovaluta le conseguenze del suo comportamento. Nella migliore delle ipotesi si tratta infatti di una violazione amministrativa; ma se l’utilizzo del disco orario ‘automatico’ avviene in un’area a pagamento scatta la denuncia penale! Queste le sanzioni previste: in un’area di sosta gratuita, infrazione dell’art. 157 del CdS, multa da 42 a 173 euro; in un’area di sosta a pagamento, truffa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico (art. 640 comma 1 del Codice Penale), multa pecuniaria da 309 a 1549 euro e reclusione da 1 a 5 anni. Rischiare così tanto per non pagare un ticket di pochi euro ci sembra davvero folle…

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Automobilisti senza cintura: una multa ogni cinque minuti

di Raffaele Dambra

Automobilisti senza cintura multa

Abbiamo contato almeno 5 buoni motivi per indossare sempre le cinture di sicurezza (anche posteriori), ma gli automobilisti italiani evidentemente la pensano in un’altra maniera, se è vero com’è vero che nel nostro Paese ogni 4,7 minuti viene comminata una multa per il mancato utilizzo delle cinture. E purtroppo la media, elaborata su dati forniti da Polizia e Carabinieri, continua a peggiorare. Nei primi nove mesi del 2019 gli automobilisti sanzionati per questa violazione sono aumentati del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

AUTOMOBILISTI SENZA CINTURA: PIÙ DI 80 MILA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2019

In particolare da gennaio a settembre 2019 sono stati multate 82.840 persone senza cinture di sicurezza. In termini assoluti si tratta della seconda infrazione più commessa dagli automobilisti italiani, superata soltanto dall’eccesso di velocità (525.497 sanzioni, +32,3%). Con la differenza, però, che il superamento dei limiti di velocità è molto più facile da rilevare, grazie ai dispositivi elettronici a distanza come autovelox e tutor, mentre la verifica delle cinture richiede necessariamente il controllo umano. Facile, quindi, che il numero dei trasgressori sia ben più alto.

IN AUTO SENZA CINTURE DI SICUREZZA: LE SANZIONI PREVISTE

Ricordiamo che secondo l’articolo 172 del Codice della Stradail conducente ed i passeggeri dei veicoli […] muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”, e chi non ne fa uso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 a 323 euro” (più la decurtazione di 5 punti dalla patente, sanzione aggravata in caso di recidiva nel biennio successivo alla prima infrazione). Inoltre il conducente risponde del mancato utilizzo della cintura da parte del passeggero minore di età. Ma solo se a bordo non è presente chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Mentre dell’eventuale violazione del passeggero maggiorenne ne risponde personalmente quest’ultimo. Inutile precisare che le cinture vanno correttamente allacciate anche sui sedili posteriori.

L’IMPORTANZA DI INDOSSARE LE CINTURE DI SICUREZZA

Oltre all’aspetto economico (non è mai piacevole prendere una multa), indossare le cinture di sicurezza è fondamentale per mitigare le conseguenze di un sinistro stradale. Anche a velocità non particolarmente sostenuta. Le statistiche dicono infatti che nel corso degli anni – le cinture come le conosciamo oggi, quelle a tre punti, sono state inventate nel ‘59 dalla Volvo – i dispositivi di ritenuta hanno salvato il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Percentuale che può salire al 50% se le cinture sono dotate di pretensionatore (come su tutte le auto nuove da diversi anni) e con la contemporanea presenza degli airbag.

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Ambulanze e Codice della Strada: le sanzioni per chi ostacola il passaggio

di Raffaele Dambra

Ambulanze e Codice della Strada

Come sono regolate le ambulanze nel Codice della Strada? Per le automobili è prassi comune, quando nel traffico si sente la sirena di un mezzo di soccorso, fare in modo di lasciar libero il passaggio. Rallentando e accostando, per non ostacolarne la marcia. Anzi, più che una prassi è proprio una disposizione di legge, disciplinata dal comma 3 dell’articolo 177 del Codice della Strada, secondo cui “chiunque si trovi sulla strada percorsa dai veicoli di soccorso […] appena udito il segnale acustico supplementare di allarme, ha l’obbligo di lasciare libero il passo e, se necessario, di fermarsi”. Chi trasgredisce tale comando non soltanto commette un’azione scorretta dal punto di vista etico, perché mette in pericolo il buon esito dell’intervento di soccorso. Ma rischia una sanzione pecuniaria e persino una denuncia penale.

PASSAGGIO DELLE AMBULANZE: LE SANZIONI DEL CODICE DELLA STRADA

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto il Codice della Strada (art. 177 comma 5) dispone che chi impedisce od ostacola il passaggio di un’ambulanza o di un altro mezzo di soccorso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168”. La multa riguarda pure l’automobilista che approfitta del varco apertosi nel traffico per far passare l’ambulanza; e quello che si mette in scia avvantaggiandosi nella progressione di marcia. A pensarci bene, però, una sanzione da 41 a 168 euro non è poi così pesante. Ma, come anticipavamo, le conseguenze per chi ostacola il passaggio di “autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio, di protezione civile e delle autoambulanze” possono essere decisamente peggiori.

OSTACOLARE IL PASSAGGIO DELL’AMBULANZA: CONSEGUENZE PENALI

In certi casi infatti se un veicolo ostacola la marcia di un’ambulanza i giudici possono riscontrare l’ipotesi di ben quattro reati penali. ‘Violenza privata’ (articolo 610 del Codice Penale), ‘Interruzione di pubblico servizio’ (art. 340 c.p.), ‘Lesioni colpose’ (art. 590 c.p.) e ‘Omicidio colposo’ (art. 589 c.p.). Il primo può per esempio verificarsi se un automobilista parcheggia la propria vettura dinanzi a un fabbricato bloccando il passaggio e impedendo l’accesso di un altro mezzo. L’interruzione di pubblico servizio si realizza invece in caso di interruzione o turbamento della regolarità di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, come appunto il passaggio di un ambulanza a sirene spiegate. Le ipotesi di lesioni od omicidio colposo possono infine determinarsi se, ostacolando o impedendo a un’ambulanza di passare, ritardando così i soccorsi, ne derivino gravi o fatali conseguenze per i feriti o malati a bordo. Perciò è meglio ricordarsi che la precedenza alle ambulanze si deve dare sempre.

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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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Multe in Italia: più della metà degli automobilisti non le paga

di Redazione

Multe in Italia

Signori abbiamo un problema. Le multe in Italia per violazione del Codice della Strada le pagano davvero in pochi, meno della metà degli automobilisti sanzionati. E al sud Italia la percentuale scende addirittura a un terzo. Lo ha riferito l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha preso in esame i dati riguardanti il 2017, gli ultimi disponibili.

MULTE IN ITALIA: NEL 2017 LE HA PAGATE SOLO IL 40,8%

Più precisamente ha pagato la multa il 40,8% dei trasgressori accertati. Ciò significa che i Comuni italiani, a fronte dei 2,6 miliardi di euro che dovevano riscuotere nel 2017, in realtà ne hanno incassati molto meno: poco più di 1 miliardo. Dieci anni prima, nel 2007, la percentuale di riscossione era stata del 59,1%. Non è comunque da escludere, ha sottolineato la CGIA, che una parte di coloro che non hanno pagato nel 2017 l’abbiano fatto successivamente, usufruendo magari della rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta in varie versioni negli ultimi tre anni.

SOLO IL 32% PAGA LE MULTE NEL SUD ITALIA

Dicevamo che la percentuale balla a seconda della zona geografica, e infatti se la media nazionale nel 2017 è stata del 40,8%, a nord est ha raggiunto il 58,9%, a nord ovest il 45,9%, al centro il 33% e al sud appena il 32%. Regione più virtuosa il Friuli-Venezia Giulia, con il 63,4% di multe pagate, maglia nera invece alla Sicilia con il 20,3%. Significa che sull’isola a pagare la multa ci ha pensato soltanto un automobilista su cinque…

MULTE IN ITALIA: L’IMPORTO DELLE CONTRAVVENZIONI SALITO DEL 68% IN DIECI ANNI

C’è da dire che in dieci anni non è aumentato soltanto il numero di coloro che non pagano le multe in Italia. Anche gli importi delle contravvenzioni pagate ai Comuni sono cresciuti a dismisura, addirittura del 68%. Un aumento non giustificabile soltanto dal tasso d’inflazione. “È evidente che attraverso l’utilizzo dei rilevatori elettronici di velocità, molte amministrazioni comunali hanno fatto cassa”, spiegano dalla CGIA di Mestre, “Coprendo una parte dei mancati trasferimenti imposti per legge dallo Stato centrale. Detto ciò, è utile ricordare, soprattutto ai sindaci, che gli automobilisti, e in particolar modo i conducenti professionali, non sono dei bancomat. Molti enti locali, pertanto, dovrebbero utilizzare gli autovelox e i T-red con maggiore attenzione”.

COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA UNA MULTA STRADALE?

Ricordiamo che non pagare una multa stradale non è mai una buona idea. È vero che misure come il recente condono delle multe non pagate dal 2000 al 2010 (fino a 1.000 euro) sembra quasi un invito a fregarsene delle contravvenzioni, in attesa di una nuova pace fiscale che prima o poi arriva sempre. Ma il rischio di incorrere in severe procedure cautelari ed esecutive (dal fermo amministrativo del veicolo al pignoramento dal conto corrente bancario o dallo stipendio della somma non versata) è altrettanto alto ed è meglio non correrlo affatto.

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Autovelox: multa impugnabile se posizionato nel senso opposto

di Redazione

Autovelox multa

State molto attenti se venite pizzicati dall’autovelox. La multa per eccesso di velocità si può impugnare se il dispositivo che ha accertato l’infrazione è posizionato nel senso opposto di marcia, qualora ricorra una specifica condizione. Lo ha stabilito la VI sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12309/19 depositata lo scorso 9 maggio. Gli ermellini si sono espressi sul contenzioso riguardante un conducente molisano sanzionato da un autovelox installato dall’altra parte della strada.

AUTOVELOX: MULTA IMPUGNABILE, IL CASO CONTESTATO

Nel caso in oggetto, l’automobilista aveva rimediato una multa per aver superato i limiti di velocità percorrendo una strada del comune di Macchia d’Isernia. Violazione rilevata da un autovelox posizionato sul lato opposto della carreggiata. Il conducente aveva però contestato la sanzione, presentando subito ricorso e vincendo sia davanti al Giudice di Pace che al Tribunale d’Isernia. E adesso gli ha dato ragione pure la Corte di Cassazione, che ha annullato definitivamente la multa.

POSIZIONAMENTO AUTOVELOX: L’INDICAZIONE DEL DECRETO PREFETTIZIO SI DEVE RISPETTARE

In pratica, secondo quanto disposto nel pronunciamento della Suprema Corte, la multa è impugnabile con successo se il decreto prefettizio che ha autorizzato il posizionamento dell’autovelox prevedeva la sua installazione sul senso di marcia opposto a quello in cui è stato effettivamente sistemato. Confermando un orientamento peraltro già espresso nell’ordinanza 23726/18, i giudici di Cassazione hanno infatti precisato che nel decreto prefettizio non è obbligatoria l’indicazione del lato della carreggiata in cui dev’essere sistemato il dispositivo di controllo. Ma qualora sia prevista si deve assolutamente rispettare.

AUTOVELOX: LA MULTA SI PUÒ ANNULLARE PER ‘ILLEGITTIMITÀ DERIVATA’

A chiarire ulteriormente la vicenda, che per chi non mastica quotidianamente il ‘giuridichese’ può sembrare ingarbugliata, è intervenuto il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. “Le possibilità di successo di un eventuale ricorso”, si legge sul sito, “ci sono nel caso in cui il decreto prefettizio abbia espressamente previsto il posizionamento del dispositivo lungo soltanto un senso di marcia e l’accertamento sia stato effettuato sul senso opposto. Perché difettando l’adozione di uno specifico provvedimento, il verbale di contestazione differita della violazione prevista all’art. 142 del CdS è affetto da illegittimità derivata”.

MULTA AUTOVELOX ANNULLATA: LA MOTIVAZIONE

Quindi, nel caso della multa comminata all’automobilista molisano, l’autovelox che ha accertato l’infrazione era stato posizionato sul lato destro della carreggiata, ma il decreto prefettizio aveva chiaramente indicato di piazzarlo sul lato sinistro. Circostanza, questa, che ha portato all’annullamento della sanzione.

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Multe prese all’estero: si possono pagare in Italia?

di Redazione

Multe prese all'estero

Una domanda che riguarda molti automobilisti: le multe prese all’estero si possono pagare in Italia? La risposta è sì, alla luce della direttiva Cross Border, in vigore dal 2016, che ha introdotto il cosiddetto “principio di reciprocità” sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi dell’Unione Europea. Ciò significa che le multe stradali comminate all’estero vengono riscosse come quelle italiane, ed è praticamente impossibile ignorarle (come invece capitava una volta). Lo stesso obbligo vale ovviamente per i conducenti stranieri multati in Italia.

MULTE ALL’ESTERO: LA PROCEDURA

Cerchiamo di capire bene la procedura. In caso di multa presa all’estero senza contestazione immediata, il comando di polizia da cui dipendono gli agenti che hanno accertato la violazione contatta il Punto di Contatto Nazionale (in Italia è il Centro elaborazione dati della Motorizzazione) per risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo sanzionato. Una volta acquisite le generalità, l’autorità di polizia comunica al (presunto) trasgressore gli estremi della multa, riportando nella lingua del paese destinatario tutti i dettagli dell’infrazione. Attenzione: la comunicazione può avvenire anche con posta ordinaria, e non obbligatoriamente con raccomandata, se la legge dello Stato in cui è avvenuta l’infrazione lo prevede.

MULTE ALL’ESTERO: COME PAGARE (E COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA)

Dopo aver ricevuto la multa a casa, il destinatario ha due possibilità. Pagare la sanzione secondo le modalità riportate nell’avviso (di solito il pagamento è online con carta di credito). Oppure fare opposizione, indicandone chiaramente i motivi in un apposito modulo da rispedire al mittente. Se i motivi risultano validi, il procedimento si chiude e la multa viene annullata. Altrimenti, in caso di risposta negativa, la multa si deve pagare. Se il trasgressore (a questo punto non più presunto) decide di fare comunque lo gnorri, l’autorità giudiziaria del Paese in cui si è verificata l’infrazione può inviare il relativo fascicolo alla Corte d’Appello italiana competente, che dà il via alla procedura esecutiva di riscossione (e l’incasso, salvo accordi diversi, va all’erario italiano). In alternativa può lasciare in sospeso la sanzione e applicarla soltanto se il trasgressore ritorna nel Paese. Riservandosi in questo caso di infliggergli misure accessorie anche molto severe.

MULTE ALL’ESTERO: INFRAZIONI PREVISTE

Il sistema d’interscambio tra i Paesi dell’UE dei dati d’immatricolazione dei veicoli è previsto solo in caso di otto specifiche infrazioni stradali. Questo vuol dire che in tutti gli altri casi non si può trasmettere la multa nella nazione del presunto violatore. Le infrazioni previste sono: eccesso di velocità; mancato utilizzo della cintura di sicurezza o del dispositivo per i bambini; mancato arresto al semaforo rosso o altro segnale di stop; guida in stato di ebbrezza; guida sotto influenza di sostanze stupefacenti; mancato utilizzo del casco protettivo (per le moto); circolazione su corsia vietata; uso del cellulare o altri dispositivi durante la guida. Ricordiamo infine che la direttiva Cross Border non contempla sanzioni aggiuntive come la decurtazione dei punti o la sospensione della patente. E inoltre non è valida in Svizzera, paese che non ha aderito al principio di reciprocità sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

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Semaforo rosso: multa con T-Red valida anche senza omologazione

di Redazione

Semaforo rosso multa T-Red

In caso di passaggio con semaforo rosso, la multa con il T-Red è valida anche se l’omologazione dell’apparecchio non è indicata. Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione, spegnendo sul nascere le speranze di un automobilista veneto. Costui, infatti, aveva fatto ricorso al Giudice di Pace nella speranza di vedersi annullare una sanzione di 153,90 euro e la decurtazione di 6 punti sulla patente per aver ignorato un rosso a un incrocio.

LA PRECISAZIONE DEGLI “ERMELLINI”

Tra le motivazioni del ricorso l’automobilista aveva inserito proprio la mancata indicazione dell’omologazione del T-Red. Ma la Cassazione ha chiarito che il verbale dell’infrazione è valido anche senza quel riferimento. I giudici della Suprema Corte hanno spiegato infatti che gli apparecchi T-Red non sono soggetti all’obbligo di taratura in quanto non costituiscono strumenti di misurazione della velocità, contrariamente agli autovelox. Di conseguenza non è necessario che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso. E soprattutto che tale controllo sia specificato nel verbale d’accertamento dell’infrazione.

SE IL T-RED INDIVIDUA L’INFRAZIONE, LA MULTA RIMANE

Ricapitolando,“se il rosso viene ignorato dall’automobilista e la violazione viene testimoniata dalla telecamera presente sull’impianto semaforico, la validità della multa non può essere messa in discussione”. Può esserci eccezione solo in caso di malfunzionamento dell’apparecchio o di suo difetto di costruzione o installazione. Queste circostanze, però, devono risultare nel caso concreto, sulla base di evidenze debitamente provate e allegate da chi presenta ricorso. La nuova pronuncia della Cassazione è stata riportata dall’Ansa, che ha citato il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it.

I PRECEDENTI DEL 2016

Ricordiamo che nel 2016 la Corte di Cassazione aveva già precisato che la multa per passaggio con il semaforo rosso segnalata da un T-Red (o Photored) è valida anche in assenza della contestazione immediata da parte delle Forze dell’ordine, essendo sufficiente la fotografia scattata dal dispositivo elettronico di accertamento. Sempre tre anni fa la Suprema Corte era intervenuta pure per confermare un altro aspetto. Ovvero che la validità delle sanzioni non può essere inficiata dalla mancata segnalazione dell’apparecchio T-Red. Questo perché le norme che impongono di segnalare la presenza degli autovelox non possono essere estese ai dispositivi che ‘vigilano’ sui semafori. Quindi chi ha ricevuto una multa per passaggio con il semaforo rosso accertata con T-Red deve cercare altri vizi formali o procedurali su cui fondare l’eventuale ricorso.

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