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Insulti alla guida: quali sanzioni per gli automobilisti?

di Raffaele Dambra

Insulti alla guida

Gli insulti alla guida causati da diverbi tra automobilisti sono molto frequenti. Ma quali sanzioni sono previste per i conducenti rissosi?

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Sosta vietata negli stalli delle colonnine di ricarica: quali sanzioni?

di Raffaele Dambra

Sosta vietata negli stalli delle colonnine di ricarica

Il problema della sosta vietata negli stalli delle colonnine di ricarica: quali sanzioni si applicano ai veicoli che occupano tali spazi senza averne diritto?

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Grattino scaduto: la multa è sempre legittima?

di Raffaele Dambra

Grattino scaduto

Proviamo a rispondere a una domanda molto frequente sul grattino scaduto: la multa è sempre legittima? Negli ultimi anni la giurisprudenza non è stata univoca

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Coronavirus: multe più salate se il trasgressore è a bordo di un’auto

di Raffaele Dambra

Ricorso al prefetto come fare

Altre misure per contrastare il Coronavirus: multe più salate rispetto al passato, fino a 3.000 euro, con ulteriore inasprimento se il trasgressore è a bordo di un'auto

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Multe: pagamento ridotto passa da 5 a 30 giorni per il Coronavirus

di Raffaele Dambra

Multe pagamento ridotto

Novità sulle multe: il pagamento ridotto passa da 5 a 30 giorni per l'emergenza Coronavirus. Vediamo nel dettaglio come cambia lo sconto multa

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Parcheggio condominiale usato da non residenti: conseguenze e sanzioni

di Raffaele Dambra

Parcheggio condominiale usato da non residenti

Se il parcheggio condominiale è usato anche da non residenti, i condomini possono negargli l'utilizzo e ci sono conseguenze e sanzioni?

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Coronavirus: regole e sanzioni per gli automobilisti nella Zona rossa

di Raffaele Dambra

Previsioni traffico estate 2019

Il Decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020 con le misure urgenti per contenere l’espandersi in Italia del Coronavirus, contiene anche alcune regole (e le relative sanzioni) per gli automobilisti che si muovono all’interno della cosiddetta Zona rossa, di cui fanno parte i 10 Comuni lombardi (Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia e Terranova dei Passerini, tutti nel lodigiano) e l’unico veneto (Vo’, in provincia di Padova) nei quali si sono sviluppati i due maggiori focolai del contagio. Regole che andrebbero ovviamente rispettate con estremo scrupolo, ma che invece alcuni residenti starebbero bellamente (e facilmente) aggirando, come riporta un articolo di Repubblica…

CORONAVIRUS: REGOLE E SANZIONI PREVISTE NEL DECRETO

Il decreto n. 6 del Governo ha imposto tra le altre cose il divieto di allontanamento dai Comuni della Zona rossa da parte di tutti gli individui comunque presenti negli stessi, nonché il divieto di accesso. In più ha disposto la sospensione dei viaggi di istruzione in Italia o all’estero organizzati dalle istituzioni scolastiche, la sospensione dei servizi di trasporto di merci e di persone, terrestre, ferroviario, nelle acque interne e pubblico locale, anche non di linea, con esclusione del trasporto di beni di prima necessità e deperibili. E infine la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal Comune o dall’area indicata. Pertanto, facendola breve, da questi 11 Comuni non si può né entrare e né uscire. Per i trasgressori, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, si applicano le disposizioni dell’art. 650 del codice penale, che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro.

AUTOMOBILISTI DELLA ZONA ROSSA AGGIRANO LE MISURE RESTRITTIVE

Peccato però che, come spesso accade, in Italia valga la regole del ‘fatta la legge, trovato l’inganno’. A Codogno, Casalpusterlengo e in tutti gli altri Comuni interessati, le principali strade che consentono l’uscita e l’accesso sono presidiate dalle Forze dell’ordine. Ma, come riporta il sito di Repubblica, numerosi automobilisti stanno violando il blocco percorrendo stradine secondarie di campagna che permettono di raggiungere i paesi limitrofi al di fuori della Zona rossa, e che non sono soggette ad alcun controllo. “Tra cascine e campagna, le vie di fuga non si contano”, si legge infatti su Repubblica, “Guidando tra i campi si raggiungono e si lasciano senza problemi Castiglione d’Adda, Codogno e Casalpusterlengo. I posti di blocco effettivamente in funzione sono solo 15 sui 42 accessi principali all’area”. Insomma, bene ma non benissimo. Ovviamente, pur comprendendo gli estremi disagi a cui sono sottoposti i residenti nei Comuni interessati, invitiamo tutti a rispettare le disposizioni del decreto. Anche per non incorrere nelle sanzioni previste.

CORONAVIRUS: NORME PER GLI AUTOMOBILISTI

Da notare che il decreto del Governo non vieta la libera circolazione di veicoli privati all’interno della Zona rossa, con riferimento a coloro che sono già all’interno. Così come al momento non sono previste particolari limitazioni per gli automobilisti delle Zone gialle, ovvero le altre zone d’Italia in cui sono stati accertati casi di positività al Covid-19. Inutile sottolineare che la situazione potrebbe cambiare radicalmente, in un senso o nell’altro, in base all’evolversi del contagio. Naturalmente tutti gli automobilisti sono invitati a seguire il ‘decalogo’ diffuso dal Ministero della Salute per prevenire il contagio da Coronavirus (cliccare sull’immagine per visualizzarlo in formato più grande):

NUMERI VERDI REGIONALI DA CHIAMARE IN CASO DI NECESSITÀ

Chiudiamo riportando i numeri verdi regionali dedicati alle popolazioni dei territori dove si sono verificati i focolai di Coronavirus. Ricordando che per tutti sono anche attivi i numeri nazionali 112 e 1500.
Lombardia: 800 89 45 45 (riservato ai cittadini che risiedono nei 10 Comuni lombardi della Zona rossa che accusano sintomi influenzali);
Piemonte: 800 333 444 (per richieste di chiarimenti o per ricevere segnalazioni di cittadini che riscontrano sintomi influenzali o problemi respiratori);
Veneto: 800 46 23 40 (per le persone che temono di essere entrate in contatto con soggetti infetti ma che non hanno alcun sintomo; o che presentano sintomi lievi come febbre e/o tosse senza difficoltà respiratoria);
Emilia Romagna: 800 033 033 (per le persone che vogliono informazioni e indicazioni sul comportamento da tenere in presenza di sintomi sospetti);
Toscana: 055.5454777 (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli), 050.954444 (Pisa, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Viareggio), 800.579579 (Arezzo, Grosseto, Siena). Questi numeri delle ASL locali sono riservati ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19. E alle persone che negli ultimi 14 giorni sono rientrate in Italia dopo aver soggiornato nelle aree della Cina interessate all’epidemia; o da zone sottoposte a quarantena in Lombardia e in Veneto.
Alto-Adige: 800 75 17 51 (per chi ha febbre o tosse ed è tornato dalla Cina da meno di 14 giorni);
Lazio: numero verde 800 118 800.

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Multe autovelox: annullate 42 mila sanzioni a Ciampino?

di Raffaele Dambra

Multe autovelox Ciampino

42 mila multe con l’autovelox a rischio annullamento a Ciampino, nei pressi di Roma. È quanto stanno riportando alcune testate riferendosi al tristemente noto, per chi abita da quelle parti, dispositivo per il rilevamento dei limiti di velocità posto al km 17+565 della via Appia Nuova. Un dispositivo capace di infliggere in pochi anni di attività decine di migliaia di sanzioni. Ma che a quanto pare non sarebbe mai stato a norma con tutte le immaginabili conseguenze (multe cancellate). Tuttavia in base ad altre fonti la questione risulterebbe ancora in divenire, per cui prima di cantar vittoria gli automobilisti sanzionati dovranno probabilmente attendere eventuali comunicazioni ufficiali.

MULTE AUTOVELOX A CIAMPINO: LA CONTROVERSIA

La controversia è sorta quando l’Anas, che ha in gestione quel tratto di strada, ha multato nel 2017 il Comune di Ciampino per aver installato due anni prima (nel 2015) un autovelox sulla Appia Nuova senza le dovute autorizzazioni (tra l’altro pare che il dispositivo sia stato posizionato pure in un punto semi-nascosto). Ne è scaturita una battaglia legale in tutte le sedi preposte che, a quanto pare, avrebbe visto soccombere l’amministrazione comunale su decisione del Prefetto. Dando quindi il via libera a una valanga di ricorsi da parte dei numerosissimi (ripetiamo: circa 42 mila) automobilisti multati, per farsi cancellare le multe ricevute. Eventualità, questa, che comporterebbe per le casse comunali di Ciampino un salasso economico stimato in circa tre milioni di euro. Al momento sembra che l’autovelox ‘incriminato’ sia ancora lì ma non in funzione.

MULTE AUTOVELOX ANNULLATE A CIAMPINO, LA QUESTIONE È ANCORA APERTA

Tuttavia poche ore dopo la diffusione di questa notizia alcuni giornali locali hanno pubblicato una versione un po’ diversa della storia, ridimensionandone per il momento le conseguenze. Innanzitutto pare che il dispositivo installato nel 2015 sia una sofisticata apparecchiatura tecnologica Velocar + Targa System, posizionata peraltro non direttamente sulla via Appia Nuova, di competenza di Anas, ma su una stradina a raso nel territorio comunale di Ciampino. In ottemperanza, assicurano dalla polizia locale della cittadina romana, anche della fascia di rispetto e comunque in un tratto molto pericoloso. Nel 2017 Anas ha effettivamente sanzionato il Comune di Ciampino per l’installazione ‘abusiva’ del dispositivo, rivendicandone la competenza. Da lì è nata la controversia giudiziaria che però, a differenza di quanto riportato da altre testate, non si sarebbe ancora risolta. Inoltre pare che il Velocar-Targa System sia pienamente in funzione. E che si potrà parlare di multe cancellate solo in presenza di una sentenza definitiva. Dunque, a chi dobbiamo credere?

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Pulizia strade: quando scatta la multa per le auto in sosta?

di Raffaele Dambra

Pulizia strade

È l’incubo di molti automobilisti: la pulizia strade nelle ore notturne che fa scattare automaticamente la multa alle auto lasciate in divieto di sosta. Con conseguente raffica di contravvenzioni. Circostanza che tra l’altro accade non di rado, soprattutto perché i divieti per il lavaggio delle strade sono quasi sempre temporanei (cioè vigenti soltanto in determinati giorni e orari) e per questo vengono talvolta ‘dimenticati’. Salvo ricordarsene la mattina dopo alla vista della multa sul cruscotto…

MULTA PER PULIZIA STRADE: LA NORMATIVA

Il Codice della Strada si occupa piuttosto diffusamente dell’argomento non soltanto con l’articolo 158 che disciplina il divieto di fermata e di sosta dei veicoli, ma anche, se non specialmente, attraverso gli articoli 6 e 7 che regolarizzano la circolazione fuori e dentro i centri abitati. In particolare l’art. 6 comma 4 lettera F stabilisce che “l’ente proprietario della strada può […] vietare temporaneamente la sosta su strade o tratti di strade per esigenze di carattere tecnico o di pulizia, rendendo noto tale divieto con i prescritti segnali non meno di quarantotto ore prima ed eventualmente con altri mezzi appropriati”. La medesima disposizione è ripetuta nell’art. 7 comma 1 lettera A.

PULIZIA STRADE: SEGNALETICA DA POSIZIONARE ALMENO 48 ORE PRIMA

I Comuni, quindi, e gli altri enti proprietari hanno tutto il diritto di vietare temporaneamente la sosta in alcune strade per consentire la pulizia delle stesse, con l’obbligo però di avvisare la cittadinanza almeno 48 ore prima mediante gli appositi cartelli stradali. Ciò significa che un’eventuale multa per sosta vietata dovuta a lavaggio strade può essere annullata (mediante ricorso al prefetto o al giudice di pace) se l’automobilista sanzionato riesce a dimostrare l’inesistenza dell’opportuna segnaletica posta non meno di 48 ore prima. Di solito il segnale stradale che indica il divieto di sosta per pulizia strade è composto dal tipico cartello circolare rosso-blu accompagnato dal simbolo del veicolo adibito alla pulizia meccanica e dall’indicazione dei giorni e degli orari in cui vige il divieto. Esattamente il segnale stradale che vedete qui sotto.

LAVAGGIO STRADE: SANZIONI PER CHI NON RISPETTA IL DIVIETO DI SOSTA

Chiunque viola gli obblighi prescritti dagli specifici commi degli articoli 6 e 7 del Codice della Strada è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 42 a 173 euro. È possibile usufruire della riduzione del 30% se la multa viene pagata entro 5 giorni dall’accertamento. Ricordiamo inoltre che in base a quanto prescritto dall’art. 159 CdS, i Comuni e gli altri enti preposti possono predisporre, insieme alla multa, anche la rimozione forzata del veicolo lasciato in divieto di sosta. In questo caso sul cartello stradale ci dev’essere anche il simbolino del carro attrezzi. Giova a questo proposito ricordare che la segnaletica collocata in via temporanea per imporre prescrizioni, come il divieto di sosta previsto in occasione del lavaggio delle strade, ha priorità rispetto alla segnaletica collocata in via permanente.

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Monopattini elettrici, in arrivo nuovi limiti e sanzioni?

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici come biciclette

Dallo scorso 1° gennaio in Italia i monopattini elettrici possono circolare quasi ovunque, senza particolari restrizioni, perché con un emendamento all’ultima Legge di Bilancio sono stati equiparati ai velocipedi e devono perciò rispettare le stesse norme che regolano la circolazione delle biciclette. Pensavamo che con questo provvedimento si fosse finalmente messa la parola fine sulla questione monopattini, e invece pare che il Governo abbia in serbo un nuovo emendamento (stavolta al decreto Milleproroghe) per reinserire alcuni limiti e inasprire le sanzioni a carico degli utenti indisciplinati. Vediamo di che si tratta.

MONOPATTINI ELETTRICI: I LIMITI DA RISPETTARE

In pratica il Governo vorrebbe ripristinare alcuni limiti di utilizzo contenuti nel cosiddetto ‘decreto Toninelli’ del giugno 2019, che ha regolamentato la sperimentazione in città dei monopattini e degli altri dispositivi della micromobilità elettrica. Se l’emendamento sarà approvato (arriverà nell’aula della Camera entro la fine di questa settimana, poi ci vorrà l’ok del Senato) si tornerà infatti a circolare sui monopattini elettrici solo negli spazi appositamente previsti dal decreto originario: aree pedonali, percorsi ciclopedonali, piste ciclabili, zone 30 e strade urbane con limite massimo di velocità di 30 km/h. Sarà inoltre fissata una potenza massima, 0,50 kW, e la velocità non dovrà mai superare i 25 km/h (6 km/h nelle aree pedonali).

MONOPATTINI ELETTRICI: SANZIONI FINO A 800 EURO E SEQUESTRO DEL MEZZO

Previsto inoltre un inasprimento delle sanzioni. Coloro che circoleranno con monopattini elettrici che non rispettano i limiti di potenza e velocità massima rischieranno una multa da 200 a 800 euro, più la sanzione accessoria della confisca amministrativa del mezzo. Chi invece si metterà in strada dove vige il divieto di transito dei monopattini elettrici sarà punibile con una multa da 100 a 400 euro. Da notare che il nuovo emendamento del Governo ha introdotto la definizione di ‘monopattini prevalentemente elettrici’, in modo da estendere l’ordinanza anche ad eventuali dispositivi dotati di motore termico o ibridi.

NUOVA STRETTA SUI MONOPATTINI ELETTRICI: L’IRA DEL SEN. COMINCINI

Vedremo che succederà nei prossimi giorni quando le ennesime modifiche arriveranno in Parlamento. A questo proposito dobbiamo registrare che l’improvviso dietrofront del Governo sulla liberalizzazione dei monopattini elettrici ha mandato su tutte le furie il senatore Eugenio Comincini di Italia Viva, primo firmatario dell’emendamento che ha equiparato i monopattini alle bici, aprendo di fatto alla libera circolazione dei micromezzi. Il sen. Comincini ha detto che se l’intervento (del Governo) fosse confermato sarebbe una clamorosa retromarcia che schiaccerebbe le attese di cittadini e investitori e darebbe un vero e proprio schiaffo al Parlamento, rigettando una decisione chiara e netta assunta dal potere legislativo solo poche settimane fa. “Mi auguro che il MIT smentisca nei fatti queste voci”, ha spiegato il senatore renziano, “Anche perché troverebbe il fermo argine dei parlamentari di Italia Viva”. Insomma, prepariamoci a una nuova bagarre…

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Fumare in macchina in Italia: legge, divieti, sanzioni

di Raffaele Dambra

Fumare in macchina in Italia

Si può fumare in macchina in Italia? Cosa dice la legge in proposito? Ci sono divieti e sanzioni? Proviamo a dare una risposta a ognuna di queste domande, non prima di aver precisato che, a prescindere dalla normativa vigente, non si dovrebbe mai fumare in un auto (e in un qualsiasi altro posto) per il semplice motivo che fa… male! Al fumatore e alle persone che sono con lui. Oltre al rischio, per il conducente, di distrarsi con la sigaretta in mano. Fatta questa necessaria premessa, vediamo se ci sono disposizioni che vietano o per lo meno limitano il fumo in macchina.

DIVIETO DI FUMARE IN ITALIA: LA NORMATIVA

In Italia esiste dal 2003 la nota Legge Antifumo, voluta dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, che stabilisce il divieto di fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico (come le singole abitazioni) e di quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati. Una modifica del 2013 ha esteso il divieto anche alle aree all’aperto di pertinenza delle scuole, mentre nel 2016 sono state aggiunte le pertinenze esterne delle strutture ospedaliere. Attualmente, quindi, in Italia è consentito fumare liberamente solo nei luoghi aperti (con alcune eccezioni, come abbiamo visto) e in quelli parzialmente aperti, oltre che nelle residenze private e nelle già citate sale fumatori. Tuttavia da qualche tempo in alcune spiagge italiane è stato imposto il divieto di fumo.

FUMARE IN MACCHINA IN ITALIA: LA LEGGE IN VIGORE

E nelle automobili come funziona? Fino al 2016 fumare in macchina in Italia era assolutamente lecito, e per evitarlo bisognava sperare solo nel buon senso degli occupanti. Ma il decreto legislativo n. 6 del 12/01/2016, lo stesso che ha introdotto il divieto di fumare negli spazi all’aperto degli ospedali, ha finalmente previsto una qualche limitazione al fumo anche nelle automobili. In particolare l’art. 24 comma 2 del Dl dispone “il divieto di fumare al conducente di autoveicoli, in sosta o in movimento, e ai passeggeri a bordo degli stessi in presenza di minori di anni diciotto e di donne in stato di gravidanza”. Quindi non si può fumare in macchina se all’interno della stessa ci sono dei minori o una donna incinta. In tutti gli altri casi è (purtroppo) ancora possibile. Ma il divieto vale anche per le sigarette elettroniche? Al momento non c’è un divieto esplicito per questo tipo di sigaretta, ma le cose potrebbero cambiare a breve. Nell’attesa si fa nuovamente appello al buon senso.

FUMARE IN MACCHINA IN ITALIA: LE SANZIONI PER CHI VIOLA IL DIVIETO

Chi infrange le norme relative al divieto di fumare in auto alla presenza di minori e donne in gravidanza è soggetto al pagamento di una multa compresa tra 27,50 e 275 euro. Ma visto il coinvolgimento di categorie protette come donne incinte e minorenni, gli importi possono raddoppiare. Pertanto, nella peggiore delle ipotesi, la multa può arrivare a 550 euro. Contrariamente alle sanzioni previste dal Codice della Strada non esiste il beneficio della riduzione del 30% se si paga il verbale entro 5 giorni dalla notifica, mentre per un eventuale ricorso ci si può rivolgere esclusivamente al prefetto entro 30 giorni.

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USA Vs Huawei: le sanzioni potrebbero essere prorogate

di Alessandro Ricatti

Continua la guerra commerciale fra l’America e la Cina. A questo giro, però, si stanno alleggerendo le posizioni americane nei confronti del colosso cinese Huawei.

(...)
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Disco orario auto: normativa e sanzioni

di Raffaele Dambra

Disco orario auto normativa sanzioni

Nonostante l’invasione di app e dispositivi ultra tecnologici, tra gli accessori che non devono mai mancare in un’automobile ce n’è anche uno dal sapore vintage: il disco orario auto, quell’oggetto in plastica bianco e blu che da decenni serve a indicare l’orario di arrivo e di parcheggio di una vettura nelle aree di sosta a tempo. E che curiosamente non è stato ancora sostituito da un congegno più moderno ed evoluto. Tant’è vero che il Codice della Strada ne prevede ancora il regolare utilizzo con relative sanzioni in caso di inosservanza.

DISCO ORARIO AUTO: CHE COS’È E COME È FATTO

Il problema dei parcheggi riguarda quasi tutte le città, dalle metropoli ai centri più piccoli. Una delle soluzioni più comuni consiste nel limitare la durata della sosta in alcune zone, in modo da favorire la rotazione dei parcheggi. Il disco orario svolge quindi una funzione di controllo, perché permette di conoscere l’orario in cui un’auto è stata parcheggiata. In questo modo se la sosta in una determinata strada è limitata, per esempio, a un massimo di due ore, attraverso il disco orario si può stabilire se l’automobilista stia rispettando o no l’ordinanza. Il disco orario auto standard è di forma rettangolare, color blu, e con una ‘P’ sulla parte anteriore posta sotto la finestrella che mostra l’orario d’arrivo. Al momento del parcheggio dev’essere regolato sull’ora esatta e posizionato sul parabrezza o sul cruscotto, in modo che sia ben visibile dall’esterno.

NORMATIVA DEL DISCO ORARIO AUTO

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada dispone che “nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”. Il disco orario viene prevalentemente utilizzato nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Viceversa le aree a pagamento sono delimitate dalle ben note strisce blu e gestite dai parchimetri elettronici e relativi ticket.

DISCO ORARIO AUTO: SANZIONI IN CASO DI MANCATO UTILIZZO

Il già citato articolo 157 del CdS, al comma 8, precisa che “chiunque viola le disposizioni (di porre obbligatoriamente in funzione il disco orario, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 42 a euro 173”. Ai sensi invece del dispositivo dell’articolo 7 comma 15, chi parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito rischia una multa da 26 a 102 euro. Inutile ricordare che entrambe le sanzioni sono ridotte del 30% se pagate entro 5 giorni dalla notifica.

LA TRUFFA DEL DISCO ORARIO ‘MOTORIZZATI’

I più attenti sapranno che già da qualche anno sono in commercio dischi orari motorizzati. Dotati cioè di un congegno, simile al meccanismo di una piccola sveglia da comodino, che sposta lentamente e gradualmente in avanti l’orario d’arrivo del disco orario, in modo che a un eventuale controllo l’auto risulti sempre in regola. Si tratta di un dispositivo tanto geniale quanto truffaldino, e ovviamente al 100% illegale. La cosa buffa è che un aggeggio del genere si può tranquillamente acquistare per pochi euro sui più noti siti di e-commerce (sì, anche Amazon), non essendone vietata la vendita. Ma chi l’utilizza sottovaluta le conseguenze del suo comportamento. Nella migliore delle ipotesi si tratta infatti di una violazione amministrativa; ma se l’utilizzo del disco orario ‘automatico’ avviene in un’area a pagamento scatta la denuncia penale! Queste le sanzioni previste: in un’area di sosta gratuita, infrazione dell’art. 157 del CdS, multa da 42 a 173 euro; in un’area di sosta a pagamento, truffa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico (art. 640 comma 1 del Codice Penale), multa pecuniaria da 309 a 1549 euro e reclusione da 1 a 5 anni. Rischiare così tanto per non pagare un ticket di pochi euro ci sembra davvero folle…

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Automobilisti senza cintura: una multa ogni cinque minuti

di Raffaele Dambra

Automobilisti senza cintura multa

Abbiamo contato almeno 5 buoni motivi per indossare sempre le cinture di sicurezza (anche posteriori), ma gli automobilisti italiani evidentemente la pensano in un’altra maniera, se è vero com’è vero che nel nostro Paese ogni 4,7 minuti viene comminata una multa per il mancato utilizzo delle cinture. E purtroppo la media, elaborata su dati forniti da Polizia e Carabinieri, continua a peggiorare. Nei primi nove mesi del 2019 gli automobilisti sanzionati per questa violazione sono aumentati del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

AUTOMOBILISTI SENZA CINTURA: PIÙ DI 80 MILA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2019

In particolare da gennaio a settembre 2019 sono stati multate 82.840 persone senza cinture di sicurezza. In termini assoluti si tratta della seconda infrazione più commessa dagli automobilisti italiani, superata soltanto dall’eccesso di velocità (525.497 sanzioni, +32,3%). Con la differenza, però, che il superamento dei limiti di velocità è molto più facile da rilevare, grazie ai dispositivi elettronici a distanza come autovelox e tutor, mentre la verifica delle cinture richiede necessariamente il controllo umano. Facile, quindi, che il numero dei trasgressori sia ben più alto.

IN AUTO SENZA CINTURE DI SICUREZZA: LE SANZIONI PREVISTE

Ricordiamo che secondo l’articolo 172 del Codice della Stradail conducente ed i passeggeri dei veicoli […] muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”, e chi non ne fa uso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 a 323 euro” (più la decurtazione di 5 punti dalla patente, sanzione aggravata in caso di recidiva nel biennio successivo alla prima infrazione). Inoltre il conducente risponde del mancato utilizzo della cintura da parte del passeggero minore di età. Ma solo se a bordo non è presente chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Mentre dell’eventuale violazione del passeggero maggiorenne ne risponde personalmente quest’ultimo. Inutile precisare che le cinture vanno correttamente allacciate anche sui sedili posteriori.

L’IMPORTANZA DI INDOSSARE LE CINTURE DI SICUREZZA

Oltre all’aspetto economico (non è mai piacevole prendere una multa), indossare le cinture di sicurezza è fondamentale per mitigare le conseguenze di un sinistro stradale. Anche a velocità non particolarmente sostenuta. Le statistiche dicono infatti che nel corso degli anni – le cinture come le conosciamo oggi, quelle a tre punti, sono state inventate nel ‘59 dalla Volvo – i dispositivi di ritenuta hanno salvato il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Percentuale che può salire al 50% se le cinture sono dotate di pretensionatore (come su tutte le auto nuove da diversi anni) e con la contemporanea presenza degli airbag.

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Ambulanze e Codice della Strada: le sanzioni per chi ostacola il passaggio

di Raffaele Dambra

Ambulanze e Codice della Strada

Come sono regolate le ambulanze nel Codice della Strada? Per le automobili è prassi comune, quando nel traffico si sente la sirena di un mezzo di soccorso, fare in modo di lasciar libero il passaggio. Rallentando e accostando, per non ostacolarne la marcia. Anzi, più che una prassi è proprio una disposizione di legge, disciplinata dal comma 3 dell’articolo 177 del Codice della Strada, secondo cui “chiunque si trovi sulla strada percorsa dai veicoli di soccorso […] appena udito il segnale acustico supplementare di allarme, ha l’obbligo di lasciare libero il passo e, se necessario, di fermarsi”. Chi trasgredisce tale comando non soltanto commette un’azione scorretta dal punto di vista etico, perché mette in pericolo il buon esito dell’intervento di soccorso. Ma rischia una sanzione pecuniaria e persino una denuncia penale.

PASSAGGIO DELLE AMBULANZE: LE SANZIONI DEL CODICE DELLA STRADA

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto il Codice della Strada (art. 177 comma 5) dispone che chi impedisce od ostacola il passaggio di un’ambulanza o di un altro mezzo di soccorso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168”. La multa riguarda pure l’automobilista che approfitta del varco apertosi nel traffico per far passare l’ambulanza; e quello che si mette in scia avvantaggiandosi nella progressione di marcia. A pensarci bene, però, una sanzione da 41 a 168 euro non è poi così pesante. Ma, come anticipavamo, le conseguenze per chi ostacola il passaggio di “autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio, di protezione civile e delle autoambulanze” possono essere decisamente peggiori.

OSTACOLARE IL PASSAGGIO DELL’AMBULANZA: CONSEGUENZE PENALI

In certi casi infatti se un veicolo ostacola la marcia di un’ambulanza i giudici possono riscontrare l’ipotesi di ben quattro reati penali. ‘Violenza privata’ (articolo 610 del Codice Penale), ‘Interruzione di pubblico servizio’ (art. 340 c.p.), ‘Lesioni colpose’ (art. 590 c.p.) e ‘Omicidio colposo’ (art. 589 c.p.). Il primo può per esempio verificarsi se un automobilista parcheggia la propria vettura dinanzi a un fabbricato bloccando il passaggio e impedendo l’accesso di un altro mezzo. L’interruzione di pubblico servizio si realizza invece in caso di interruzione o turbamento della regolarità di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, come appunto il passaggio di un ambulanza a sirene spiegate. Le ipotesi di lesioni od omicidio colposo possono infine determinarsi se, ostacolando o impedendo a un’ambulanza di passare, ritardando così i soccorsi, ne derivino gravi o fatali conseguenze per i feriti o malati a bordo. Perciò è meglio ricordarsi che la precedenza alle ambulanze si deve dare sempre.

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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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