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Ieri — 29 Maggio 2020RSS feeds

Delta Green: intervista a Shane Ivey, autore

di Davide Vincenzi
Nei giorni scorsi, abbiamo avuto il privilegio di poter intervistare, via Skype, Shane Ivey, uno degli autori del gioco di ruolo “carta e penna” Delta Green (di cui potete leggere la nostra recensione), direttamente dallo stato dell’Alabama. Durante l’intervista, sono stati molti i temi trattati, da Lovecraft all’ambientazione e alle meccaniche di Delta Green, dal game […]
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Delta Green, la recensione: tra Miti di Cthulhu e cospirazioni governative

di Davide Vincenzi
Delta Green, pubblicato da Arc Dream Publishing, è un gioco di ruolo horror “carta e penna” in cui l’orrore cosmico dei Miti di Cthulhu incontra le cospirazioni tipiche dei moderni techno-thriller (genere letterario che vede in Tom Clancy, Craig Thomas e Michael Crichton i suoi primi e più importanti esponenti), trasportando al tavolo di gioco […]

Coronavirus: Chaosium produrrra la “mascherina di Nyarlathotep”

di Mabelle Sasso
Chaosium Inc. ha reso noto che realizzerà delle mascherine decorate con personaggi e motivi legati alle licenze in loro possesso. L’annuncio è stato dato su facebook, con un post apposito in cui figurava l’anteprima della mascherina di Nyarlathotep, una mascherina personalizzata con l’illustrazione di copertina del manuale Masks of Nyarlathotep (link Amazon). “Ok Redbubble, il sito […]

Colora l’orrore: Call of Cthulhu – The Coloring Book è gratis

di Stefania Ricco
Call of Cthulhu – The Coloring Book è gratis sul sito della Chaosium. La casa editrice che ha pubblicato il Gioco di Ruolo sugli orrori di H. P. Lovecraft mette a disposizione in free download il libro da colorare per occupare il tempo quando così tante persone sono costrette a casa. Dal 16 Marzo potete […]

Il Richiamo di Cthulhu: Guida del Custode – Porte sulle Tenebre, la recensione

di Davide Vincenzi
Guida del Custode – Porte sulle Tenebre, pubblicato da Raven Distribution, è un manuale di espansione per la settima edizione del gioco di ruolo carta e penna de Il Richiamo di Cthulhu (di cui potete leggere la nostra recensione), lo storico GDR horror che dal 1981 terrorizza i giocatori con gli orrori dei Miti di […]

Pompa benzina difettosa: richiamo Toyota per 3,2 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

La pompa benzina difettosa su 3,2 milioni di Toyota e Lexus potrebbe causare incidenti: i modelli coinvolti nel richiamo per la sostituzione della pompa carburante

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Il Richiamo di Cthulhu: in arrivo Berlino – La Città del Peccato e Il Manuale dell’Investigatore

di Mabelle Sasso
Raven Distribution ha annunciato due novità legate al gioco di ruolo Il Richiamo di Cthulhu, si tratterà delle localizzazioni italiane de Il Manuale dell’Investigatore e del supplemento Berlino – La Città del Peccato. Il Manuale dell’Investigatore Il Manuale dell’Investigatore sarà un accessorio per la settima edizione de Il Richiamo di Cthulhu. Si tratterà di un […]

Film al cinema febbraio 2020: top e flop al botteghino!

di Giovanni Arestia
Quali sono stati i film più e meno visti al cinema a Febbraio 2020? Il mese di Febbraio è ormai giunto al termine dimostrandosi un buon mese per quanto riguarda le numerosità delle pellicole cinematografiche proposte e la loro qualità, ma anche un mese disgraziato per quanto concerne invece i guadagni realizzati da queste produzioni. […]

Mercedes a rischio incendio: 300 mila auto diesel richiamate nel mondo

di Donato D'Ambrosi

L’acqua sembrerebbe la causa del richiamo Mercedes in tutto il mondo che riguarda circa 300 mila auto. In accordo con la KBA (la motorizzazione in Germania) Mercedes-Benz dovrà richiamare le auto prodotte dal 2015 al 2019 per rischio d’incendio.

RICHIAMO MERCEDES CLASSE E E CLS

Il richiamo Mercedes sarà predisposto come comunicato anche dalla KBA sulle Classe E e CLS prodotte dal 2015 al 2019. Secondo quanto riporta Bloomberg, almeno 105 mila Mercedes da richiamare circolano in Germania, ma l’intervento di sicurezza riguarda le auto vendute in tutto il mondo. Il rischio di incendio delle Mercedes sarebbe collegato ad infiltrazioni di umidità nei cablaggi elettrici della “barra collettrice”. L’umidità infatti potrebbe creare delle connessioni e cortocircuitare i cablaggi, innescando un incendio.

QUANTO TEMPO SERVE PER RIPARARE LE MERCEDES RICHIAMATE

L’intervento di riparazione previsto dal richiamo comporta circa 1 ora di lavoro, come avrebbe spiegato Koert Groeneveld, portavoce di Daimler in una risposta ufficiale. Tempo necessario ad effettuare le regolazioni della barra collettrice e del relativo cablaggio elettrico. Un inconveniente tecnico che spezza una lancia a favore delle auto elettriche, accusate di prendere fuoco, contrariamente a quello che dimostrano i crash test estremi sulle batterie.

GLI ULTIMI RICHIAMI MERCEDES NEL MONDO

Tra gli ultimi richiami Mercedes più imponenti, il Costruttore tedesco ha dovuto fronteggiare problemi elettrici, elettronici e meccanici in diversi Paesi:
– Negli Stati Uniti il richiamo di 745.000 tra Classe C, CLK, CLS e Classe E vendute tra il 2001 e il 2011 a causa del tetto apribile difettoso.
– In Germania  sono state richiamate 40.000 GLK per il software di emissioni.
– In Cina, è stato necessario richiamare 571.000 auto per un problemi agli ammortizzatori.

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Airbag Toyota difettosi: il richiamo Toyota su 3,4 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Il caso degli airbag difettosi Toyota ha portato al richiamo mondiale di 3,4 milioni di auto. Un difetto agli airbag che ha riguardato diversi modelli di diversi Produttori su cui ha indagato l’NHTSA. Toyota ha deciso cautelativamente di richiamare le auto che a causa degli airbag difettosi, potrebbero non proteggere i passeggeri in caso di incidente. Ecco le auto Toyota coinvolte nel richiamo agli airbag difettosi.

GLI AIRBAG TOYOTA E I PRETENSIONATORI POTREBBERO NON FUNZIONARE

Due incidenti stradali negli USA, di cui uno mortale, hanno acceso le indagini dell’NHTSA (agenzia per la sicurezza dei trasporti) che hanno isolato la causa del difetto. Gli airbag difettosi Toyota, come altri utilizzati negli ultimi anni su oltre 12 milioni di auto, non sono protetti da sovratensioni. L’NHSTA infatti ha individuato nella centralina che controlla gli airbag e i pretensionatori un difetto di produzione. Si tratta di un componente originariamente prodotto da TRW, che poi è stata acquistata da ZF Friedrichshafen, l’azienda che ora dovrà gestire l’emergenza degli airbag difettosi con molti Costruttori.

LA CAUSA E LA SOLUZIONE AL DIFETTO DEGLI AIRBAG TOYOTA

I modelli coinvolti nel richiamo Toyota per gli airbag difettosi sono la Toyota Corolla prodotta dal 2011 al 2019, la Toyota Matrix prodotta dal 2011 al 2013 e la Toyota Avalon prodotta dal 2012 al 2018. Anche le auto ibride Toyota Avalon dovranno essere richiamate per l’eventuale sostituzione della centralina di controllo degli airbag. La soluzione al difetto degli airbag Toyota che non si aprono correttamente è stata individuata nell’applicazione di un filtro antirumore tra la centralina e il cablaggio che collega gli airbag, come riporta Reuters. Quel che sembra certo è che da marzo i proprietari delle auto saranno convocati per le verifiche in officina.

GLI AIRBAG DIFETTOSI SULLE TOYOTA E ALTRE MARCHE

Ad oggi non è chiaro di quanti incidenti per gli airbag difettosi Toyota sia a conoscenza e non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito. Sicuramente il caso della centralina vulnerabile rischia di diventare un caso mondiale come il difetto agli airbag Takata. Molti altri Costruttori, Kia, Hyundai, Fiat-Chrysler, Honda e Mitsubishi, condividono lo stesso componente che ha causato il difetto agli airbag Toyota. Hyundai e Kia hanno richiamato oltre 1 milione di auto nel 2018. Nel 2016 invece 2 milioni di auto FCA sono state coinvolte nel richiamo per gli airbag difettosi. Complessivamente secondo le stime dell’NHTSA sarebbero 12,5 milioni le auto potenzialmente equipaggiate con airbag difettosi da controllare.

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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Le auto Mercedes, Dacia, Nissan e Renault con i motori H5FT 1.2 difettosi

di Antonio Elia Migliozzi

Parte dalla Francia l’allerta affidabilità riguardo al motore benzina 1.2 H5FT di casa Renault. Secondo un periodico transalpino ci sarebbe un difetto su quello che è stato uno dei motori più famosi del gruppo. La motorizzazione finisce sotto accusa per via di un consumo eccessivo di olio che, non segnalato dalle vetture, potrebbe causare danni irreversibili per migliaia di euro. Il piccolo benzina trovava posto a bordo di vetture di svariati marchi come Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault. Le stime parlano di 600.000 unità potenzialmente coinvolte che sarebbero state prodotte nel sito spagnolo di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Va detto che nonostante le inchieste giornalistiche condotte sulla questione da casa Renault non è partita una campagna di richiamo. Vediamo tutti i dettagli di un caso che sta facendo infuriare centinaia di migliaia di automobilisti in giro per l’Europa.

MOTORE INCRIMINATO

A seguito delle rivelazioni di Quechoisir.org si è innescato un vero polverone attorno al costruttore francese Renault. Il tema riguarda i dubbi sull’affidabilità del motore Renault 1.2 (tipo H5FT). Nello specifico il propulsore che equipaggiava diversi modelli dei marchi Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault manifesta un consumo eccessivo di olio. Da parte loro i costruttori interessati hanno minimizzato il problema e indicano che solo una piccola parte dei loro modelli ha manifestato un consumo di olio anomalo. Va detto che nonostante la segnalazione non è partito alcun formale avviso di richiamo. Secondo Renault il consumo eccessivo di olio non influisce sulla sicurezza dei modelli interessati e, di riflesso, su quella dei clienti. Eppure la polemica non è destinata a placarsi perché in molti si domandano se il motore 1.2 H5FT sia veramente esente da pericoli.

LA SCOPERTA

Va detto che i marchi che adottano i motori H5FT hanno dichiarano che sono state prese le misure necessarie per consentire alle loro reti di vendita di effettuare una diagnosi caso per caso. Secondo Renault l’eccessivo fabbisogno di olio potrebbe derivare da diverse cause quali perdite, obsolescenza, manutenzione impropria e scadente qualità dell’olio utilizzato. Insomma da quanto si capisce ogni auto che monta questa powetrain potrebbe avere un destino tutto suo. Sono infatti diversi gli automobilisti che hanno raccontato in rete le esperienze vissute in officina dopo che hanno segnalato agli addetti i loro dubbi sul consumo di olio. In tutti casi sembra che le auto interessate dal difetto non abbiano segnalato in nessun modo la carenza di olio esponendo il motore a rischi concreti. Per questo motivo le associazioni dei consumatori si sono rivolte a tutti i proprietari dei veicoli potenzialmente coinvolti chiedendo loro di recarsi in concessionaria.

PROBLEMA DIFFUSO

All’orizzonte sembra esserci una class action visto che per i meno fortunati il difetto ha mandato il motore completamente fuori uso. Il motore a benzina 1.2 (H5FT) era un fiore all’occhiello del gruppo Renault. Chiamato TCe in casa Renault e DIG-T da Nissan, offriva potenze tra 115 e 130 CV ed è stato sostituito l’anno scorso dal nuovo 1.3 TCe. Si stima che in tutta Europa il piccolo 1.2 sia presente a bordo di oltre 600.000 veicoli. Tutti i propulsori, compresi quelli potenzialmente difettosi, sono stati assemblati presso stabilimento Renault di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Il motore è montato su; Renault (Clio, Mégane, Captur, Scénic, Kadjar e Kangoo), Dacia (Duster, Lodgy e Dokker) e Nissan (Qashqai, Pulsar e Juke). L’allerta è estesa anche al Mercedes-Benz Citan che è essenzialmente derivato dalla Renault Kangoo e montava lo stesso motore benzina a quattro cilindri.

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Cambio difettoso per 5 modelli: Volkswagen richiama 680 mila auto USA

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia una nuova campagna di richiamo negli Usa. Secondo l’Ente americano per i trasporti NHTSA il richiamo interesserà 679.027 auto, coinvolti modelli molto popolari nel mercato d’oltreoceano come la Golf, la Jetta e la Beetle. Dall’azienda fanno sapere che il motivo dell’intervento è da rintracciare nell’accumulo di residui di silicato sulla leva del cambio automatico. In questo modo l’interruttore del cambio potrebbe andare in tilt credendo l’auto ferma in modalità “park” e consentendo la rimozione della chiave di accensione. Una problema serio che comunque non avrebbe provocato ad ora incidenti o feriti. Insomma un danno di immagine non da poco che arriva nel momento in cui Volkswagen stava rialzando la testa dal dieselgate del 2015. Numeri alla mano l’azienda ha venduto 354.064 nel 2018, restando comunque molto al di sotto della soglia delle 438.134 registrate nel 2012. Capiamo meglio il problema e come VW interverrà al richiamo.

IL RICHIAMO

Volkswagen è pronta a richiamare 679.027 auto negli Usa. Come riportato dai documenti pubblicati dall’Ente americano per la sicurezza stradale NHTSA ci sarebbe un guasto alla leva del cambio. I veicoli interessati includono la Volkswagen Golf prodotta dal 2015 al 2016 e dal 2018 al 2019 e la Golf GTI 2015-2019. Interessati anche il Maggiolino prodotto tra il 2012 e il 2019, la Golf SportWagen 2017-2019 e la Jetta 2011-2018. Tutti i modelli difettosi sono dotati del cambio automatico DSG e del freno a mano manuale. Come detto i modelli coinvolti sono 4 ma la stragrande maggioranza di questi sono Jetta, ben 541.376 sul totale. Secondo i documenti consegnati all’NHTSA, del silicato potrebbe accumularsi sul microinterruttore della leva del cambio. Il componente può identificare questo accumulo come una apertura del micorinterruttore, che indica che il veicolo è in modalità parcheggio.

LA PROBLEMATICA

L’accumulo di silicato diventa un falso positivo molto pericoloso per la sicurezza propria e altrui. Ecco che i conducenti potranno rimuovere la chiave di accensione senza che il veicolo si trovi effettivamente in sosta. Volkswagen ha detto che alcuni modelli richiamati potrebbero emettere suoni di avviso o messaggi di errore durante la guida, il che è un segnale che il microinterruttore è difettoso. La casa automobilistica tedesca ha dichiarato che per risolvere il problema disabiliterà il microinterruttore e al suo posto installerà un interruttore all’esterno dell’alloggiamento della leva del cambio. Una brutta notizia per l’immagine del costruttore tedesco le cui vendite sono in ripresa negli Usa. Le vendite VW negli Stati Uniti hanno raggiunto i 354.064 esemplari nel 2018 restando comunque molto lontane dalle 438.134 del 2012. Per migliorare la sua quota di mercato prepara l’arrivo della gamma elettrica ID e del SUV coupé Atlas Cross Sport.

PROSSIMI STEP

Poiché alcune auto richiamate potrebbero non essere coperte dalla garanzia di fabbrica, Volkswagen offrirà un rimborso a coloro che hanno risolto il problema pagando l’intervento di tasca propria. L’azienda prevede di iniziare a notificare ai proprietari il richiamo a partire dal prossimo 11 ottobre. Il tutto nella speranza che a qualche cliente non venga in mente di avviare una azione legale magari nella forma della class action molto diffusa in nord America. Volkswagen sta lottando per far quadrare i conti negli Stati Uniti e in Canada poiché le vendite non sono risalite come previsto dopo il famigerato dieselgate. Si stima che i costi direttamente collegabili allo scandalo si aggirino a quota 33 miliardi di euro, senza contare l’enorme danno di immagine subito dal marchio. In questa dinamica un richiamo come questo non giova di certo al brand che si era impegnato a ripartire puntando sulla qualità.

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Volvo richiama 500 mila auto nel mondo a rischio incendio

di Antonio Elia Migliozzi

Guai in vista per Volvo. L’azienda svedese, controllata dalla cinese Geely, ha fatto sapere di dover procedere al richiamo di 507.000 veicoli in tutti il mondo. Il problema riguarda i modelli prodotti tra il 2014 e il 2019 che montano il motore 2.0 diesel. Nello specifico il collettore di aspirazione in plastica del motore, in determinate situazioni, potrebbe fondersi e deformarsi. Questa situazione, in casi estremi, porterebbe il tubo a fondersi innescando un vero e proprio incendio. Da Volvo fanno sapere che il richiamo ha scopo precauzionale in quanto al momento non si registrano danni a cose o persone collegabili al problema. Insomma una bella seccatura legata all’affidabilità che arriva a pochi giorni dal comunicato con il quale Volvo aveva detto di aspettarsi un calo dell’utile del 19,9% per il 2019. Vediamo come l’azienda prevede di gestire il richiamo e le possibili ricadute economiche.

IL RICHIAMO

Volvo sta richiamando 507.000 veicoli in tutto il mondo a causa di un componente difettoso del motore. L’azienda ha dichiarato che le proprie indagini hanno rilevato che “in casi molto rari” il collettore di aspirazione del motore in plastica potrebbe fondersi e deformarsi. Per questo motivo Volvo ha deciso di procedere ad un richiamo che coinvolge le vetture prodotte tra il 2014 e il 2019. Sono interessate le auto che montano il diesel a quattro cilindri da 2,0 litri. Nel dettaglio i modelli coinvolti sono S60, S80, S90, V40, V60, V70, V90, XC60 e XC90. Va detto che Volvo ha precisato di non aver ricevuto segnalazioni relative ad incidenti o lesioni subite da parte dei suoi clienti. Il problema al collettore potrebbe “nel peggiore dei casi” causare un incendio all’interno del vano motore. I consumatori riceveranno via posta l’invito a contattare il rivenditore locale per le opportune riparazioni.

IMPATTO FINANZIARIO

Stefan Elfstrom, portavoce della casa automobilistica, interpellato da Automotivenews sulle ricadute finanziarie del richiamo, ha rifiutato di commentare nel merito. Volvo è intenzionata a riparare i veicoli difettosi il più velocemente possibile e i clienti non dovranno sostenere alcun costo relativo. L’impatto economico dipenderà molto dalla complessità dell’intervento di manutenzione che il brand metterà in campo per evitare pericoli alle sue auto. Sicuramente un problema di affidabilità diffuso è proprio quello di cui Volvo non aveva bisogno in questo momento. L’azienda è alle prese con i conti del 2019 che si annunciano difficili. A pesare i dazi e le spese per elettrificazione e rispetto delle nuove normative sull’inquinamento. Volvo intenderebbe ridurre la propria forza lavoro di diverse centinaia di unità. Dall’azienda fanno sapere che i cambiamenti incideranno principalmente sui consulenti e non sul personale addetto alla produzione.

I NUMERI

Le difficoltà di Volvo sono legate al primo trimestre del 2019, quando il Gruppo ha registrato un calo del 19,3% dell’utile operativo, mentre l’utile netto è diminuito del 21,6%. A conti fatti l’utile operativo di casa Volvo è sceso a 278 milioni di dollari nonostante il miglioramento delle entrate. Queste ultime hanno raggiunto la cifra record di 7,2 miliardi di dollari. Eppure il momento non è certamente dei più negativi. Le vendite Volvo sono aumentate del 9,4% a livello globale, con un totale di 161.320 unità. Guardando alle vendite nel mercato europeo Volvo ha registrato un +3% nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Un trend positivo che si estende a livello globale con le vendite a quota +7,3%. Un risultato positivo che pochi altri costruttori possono vantare nello stesso periodo.

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