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Mercedes a rischio incendio: 300 mila auto diesel richiamate nel mondo

di Donato D'Ambrosi

L’acqua sembrerebbe la causa del richiamo Mercedes in tutto il mondo che riguarda circa 300 mila auto. In accordo con la KBA (la motorizzazione in Germania) Mercedes-Benz dovrà richiamare le auto prodotte dal 2015 al 2019 per rischio d’incendio.

RICHIAMO MERCEDES CLASSE E E CLS

Il richiamo Mercedes sarà predisposto come comunicato anche dalla KBA sulle Classe E e CLS prodotte dal 2015 al 2019. Secondo quanto riporta Bloomberg, almeno 105 mila Mercedes da richiamare circolano in Germania, ma l’intervento di sicurezza riguarda le auto vendute in tutto il mondo. Il rischio di incendio delle Mercedes sarebbe collegato ad infiltrazioni di umidità nei cablaggi elettrici della “barra collettrice”. L’umidità infatti potrebbe creare delle connessioni e cortocircuitare i cablaggi, innescando un incendio.

QUANTO TEMPO SERVE PER RIPARARE LE MERCEDES RICHIAMATE

L’intervento di riparazione previsto dal richiamo comporta circa 1 ora di lavoro, come avrebbe spiegato Koert Groeneveld, portavoce di Daimler in una risposta ufficiale. Tempo necessario ad effettuare le regolazioni della barra collettrice e del relativo cablaggio elettrico. Un inconveniente tecnico che spezza una lancia a favore delle auto elettriche, accusate di prendere fuoco, contrariamente a quello che dimostrano i crash test estremi sulle batterie.

GLI ULTIMI RICHIAMI MERCEDES NEL MONDO

Tra gli ultimi richiami Mercedes più imponenti, il Costruttore tedesco ha dovuto fronteggiare problemi elettrici, elettronici e meccanici in diversi Paesi:
– Negli Stati Uniti il richiamo di 745.000 tra Classe C, CLK, CLS e Classe E vendute tra il 2001 e il 2011 a causa del tetto apribile difettoso.
– In Germania  sono state richiamate 40.000 GLK per il software di emissioni.
– In Cina, è stato necessario richiamare 571.000 auto per un problemi agli ammortizzatori.

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I film in uscita al cinema – Febbraio 2020

di Giovanni Arestia
Il “mega elenco” dei film al cinema di febbraio 2020! Il 2020 è iniziato con un gennaio ricco di sorprese e successi quasi inaspettati, anche se non sono mancate le piccole ma cocenti delusioni. Febbraio non sarà da meno, sperando che possano del tutto mancare le delusioni. Questo mese ci riserverà il gradito e atteso […]

Airbag Toyota difettosi: il richiamo Toyota su 3,4 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Il caso degli airbag difettosi Toyota ha portato al richiamo mondiale di 3,4 milioni di auto. Un difetto agli airbag che ha riguardato diversi modelli di diversi Produttori su cui ha indagato l’NHTSA. Toyota ha deciso cautelativamente di richiamare le auto che a causa degli airbag difettosi, potrebbero non proteggere i passeggeri in caso di incidente. Ecco le auto Toyota coinvolte nel richiamo agli airbag difettosi.

GLI AIRBAG TOYOTA E I PRETENSIONATORI POTREBBERO NON FUNZIONARE

Due incidenti stradali negli USA, di cui uno mortale, hanno acceso le indagini dell’NHTSA (agenzia per la sicurezza dei trasporti) che hanno isolato la causa del difetto. Gli airbag difettosi Toyota, come altri utilizzati negli ultimi anni su oltre 12 milioni di auto, non sono protetti da sovratensioni. L’NHSTA infatti ha individuato nella centralina che controlla gli airbag e i pretensionatori un difetto di produzione. Si tratta di un componente originariamente prodotto da TRW, che poi è stata acquistata da ZF Friedrichshafen, l’azienda che ora dovrà gestire l’emergenza degli airbag difettosi con molti Costruttori.

LA CAUSA E LA SOLUZIONE AL DIFETTO DEGLI AIRBAG TOYOTA

I modelli coinvolti nel richiamo Toyota per gli airbag difettosi sono la Toyota Corolla prodotta dal 2011 al 2019, la Toyota Matrix prodotta dal 2011 al 2013 e la Toyota Avalon prodotta dal 2012 al 2018. Anche le auto ibride Toyota Avalon dovranno essere richiamate per l’eventuale sostituzione della centralina di controllo degli airbag. La soluzione al difetto degli airbag Toyota che non si aprono correttamente è stata individuata nell’applicazione di un filtro antirumore tra la centralina e il cablaggio che collega gli airbag, come riporta Reuters. Quel che sembra certo è che da marzo i proprietari delle auto saranno convocati per le verifiche in officina.

GLI AIRBAG DIFETTOSI SULLE TOYOTA E ALTRE MARCHE

Ad oggi non è chiaro di quanti incidenti per gli airbag difettosi Toyota sia a conoscenza e non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito. Sicuramente il caso della centralina vulnerabile rischia di diventare un caso mondiale come il difetto agli airbag Takata. Molti altri Costruttori, Kia, Hyundai, Fiat-Chrysler, Honda e Mitsubishi, condividono lo stesso componente che ha causato il difetto agli airbag Toyota. Hyundai e Kia hanno richiamato oltre 1 milione di auto nel 2018. Nel 2016 invece 2 milioni di auto FCA sono state coinvolte nel richiamo per gli airbag difettosi. Complessivamente secondo le stime dell’NHTSA sarebbero 12,5 milioni le auto potenzialmente equipaggiate con airbag difettosi da controllare.

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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Le auto Mercedes, Dacia, Nissan e Renault con i motori H5FT 1.2 difettosi

di Antonio Elia Migliozzi

Parte dalla Francia l’allerta affidabilità riguardo al motore benzina 1.2 H5FT di casa Renault. Secondo un periodico transalpino ci sarebbe un difetto su quello che è stato uno dei motori più famosi del gruppo. La motorizzazione finisce sotto accusa per via di un consumo eccessivo di olio che, non segnalato dalle vetture, potrebbe causare danni irreversibili per migliaia di euro. Il piccolo benzina trovava posto a bordo di vetture di svariati marchi come Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault. Le stime parlano di 600.000 unità potenzialmente coinvolte che sarebbero state prodotte nel sito spagnolo di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Va detto che nonostante le inchieste giornalistiche condotte sulla questione da casa Renault non è partita una campagna di richiamo. Vediamo tutti i dettagli di un caso che sta facendo infuriare centinaia di migliaia di automobilisti in giro per l’Europa.

MOTORE INCRIMINATO

A seguito delle rivelazioni di Quechoisir.org si è innescato un vero polverone attorno al costruttore francese Renault. Il tema riguarda i dubbi sull’affidabilità del motore Renault 1.2 (tipo H5FT). Nello specifico il propulsore che equipaggiava diversi modelli dei marchi Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault manifesta un consumo eccessivo di olio. Da parte loro i costruttori interessati hanno minimizzato il problema e indicano che solo una piccola parte dei loro modelli ha manifestato un consumo di olio anomalo. Va detto che nonostante la segnalazione non è partito alcun formale avviso di richiamo. Secondo Renault il consumo eccessivo di olio non influisce sulla sicurezza dei modelli interessati e, di riflesso, su quella dei clienti. Eppure la polemica non è destinata a placarsi perché in molti si domandano se il motore 1.2 H5FT sia veramente esente da pericoli.

LA SCOPERTA

Va detto che i marchi che adottano i motori H5FT hanno dichiarano che sono state prese le misure necessarie per consentire alle loro reti di vendita di effettuare una diagnosi caso per caso. Secondo Renault l’eccessivo fabbisogno di olio potrebbe derivare da diverse cause quali perdite, obsolescenza, manutenzione impropria e scadente qualità dell’olio utilizzato. Insomma da quanto si capisce ogni auto che monta questa powetrain potrebbe avere un destino tutto suo. Sono infatti diversi gli automobilisti che hanno raccontato in rete le esperienze vissute in officina dopo che hanno segnalato agli addetti i loro dubbi sul consumo di olio. In tutti casi sembra che le auto interessate dal difetto non abbiano segnalato in nessun modo la carenza di olio esponendo il motore a rischi concreti. Per questo motivo le associazioni dei consumatori si sono rivolte a tutti i proprietari dei veicoli potenzialmente coinvolti chiedendo loro di recarsi in concessionaria.

PROBLEMA DIFFUSO

All’orizzonte sembra esserci una class action visto che per i meno fortunati il difetto ha mandato il motore completamente fuori uso. Il motore a benzina 1.2 (H5FT) era un fiore all’occhiello del gruppo Renault. Chiamato TCe in casa Renault e DIG-T da Nissan, offriva potenze tra 115 e 130 CV ed è stato sostituito l’anno scorso dal nuovo 1.3 TCe. Si stima che in tutta Europa il piccolo 1.2 sia presente a bordo di oltre 600.000 veicoli. Tutti i propulsori, compresi quelli potenzialmente difettosi, sono stati assemblati presso stabilimento Renault di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Il motore è montato su; Renault (Clio, Mégane, Captur, Scénic, Kadjar e Kangoo), Dacia (Duster, Lodgy e Dokker) e Nissan (Qashqai, Pulsar e Juke). L’allerta è estesa anche al Mercedes-Benz Citan che è essenzialmente derivato dalla Renault Kangoo e montava lo stesso motore benzina a quattro cilindri.

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Cambio difettoso per 5 modelli: Volkswagen richiama 680 mila auto USA

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia una nuova campagna di richiamo negli Usa. Secondo l’Ente americano per i trasporti NHTSA il richiamo interesserà 679.027 auto, coinvolti modelli molto popolari nel mercato d’oltreoceano come la Golf, la Jetta e la Beetle. Dall’azienda fanno sapere che il motivo dell’intervento è da rintracciare nell’accumulo di residui di silicato sulla leva del cambio automatico. In questo modo l’interruttore del cambio potrebbe andare in tilt credendo l’auto ferma in modalità “park” e consentendo la rimozione della chiave di accensione. Una problema serio che comunque non avrebbe provocato ad ora incidenti o feriti. Insomma un danno di immagine non da poco che arriva nel momento in cui Volkswagen stava rialzando la testa dal dieselgate del 2015. Numeri alla mano l’azienda ha venduto 354.064 nel 2018, restando comunque molto al di sotto della soglia delle 438.134 registrate nel 2012. Capiamo meglio il problema e come VW interverrà al richiamo.

IL RICHIAMO

Volkswagen è pronta a richiamare 679.027 auto negli Usa. Come riportato dai documenti pubblicati dall’Ente americano per la sicurezza stradale NHTSA ci sarebbe un guasto alla leva del cambio. I veicoli interessati includono la Volkswagen Golf prodotta dal 2015 al 2016 e dal 2018 al 2019 e la Golf GTI 2015-2019. Interessati anche il Maggiolino prodotto tra il 2012 e il 2019, la Golf SportWagen 2017-2019 e la Jetta 2011-2018. Tutti i modelli difettosi sono dotati del cambio automatico DSG e del freno a mano manuale. Come detto i modelli coinvolti sono 4 ma la stragrande maggioranza di questi sono Jetta, ben 541.376 sul totale. Secondo i documenti consegnati all’NHTSA, del silicato potrebbe accumularsi sul microinterruttore della leva del cambio. Il componente può identificare questo accumulo come una apertura del micorinterruttore, che indica che il veicolo è in modalità parcheggio.

LA PROBLEMATICA

L’accumulo di silicato diventa un falso positivo molto pericoloso per la sicurezza propria e altrui. Ecco che i conducenti potranno rimuovere la chiave di accensione senza che il veicolo si trovi effettivamente in sosta. Volkswagen ha detto che alcuni modelli richiamati potrebbero emettere suoni di avviso o messaggi di errore durante la guida, il che è un segnale che il microinterruttore è difettoso. La casa automobilistica tedesca ha dichiarato che per risolvere il problema disabiliterà il microinterruttore e al suo posto installerà un interruttore all’esterno dell’alloggiamento della leva del cambio. Una brutta notizia per l’immagine del costruttore tedesco le cui vendite sono in ripresa negli Usa. Le vendite VW negli Stati Uniti hanno raggiunto i 354.064 esemplari nel 2018 restando comunque molto lontane dalle 438.134 del 2012. Per migliorare la sua quota di mercato prepara l’arrivo della gamma elettrica ID e del SUV coupé Atlas Cross Sport.

PROSSIMI STEP

Poiché alcune auto richiamate potrebbero non essere coperte dalla garanzia di fabbrica, Volkswagen offrirà un rimborso a coloro che hanno risolto il problema pagando l’intervento di tasca propria. L’azienda prevede di iniziare a notificare ai proprietari il richiamo a partire dal prossimo 11 ottobre. Il tutto nella speranza che a qualche cliente non venga in mente di avviare una azione legale magari nella forma della class action molto diffusa in nord America. Volkswagen sta lottando per far quadrare i conti negli Stati Uniti e in Canada poiché le vendite non sono risalite come previsto dopo il famigerato dieselgate. Si stima che i costi direttamente collegabili allo scandalo si aggirino a quota 33 miliardi di euro, senza contare l’enorme danno di immagine subito dal marchio. In questa dinamica un richiamo come questo non giova di certo al brand che si era impegnato a ripartire puntando sulla qualità.

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Volvo richiama 500 mila auto nel mondo a rischio incendio

di Antonio Elia Migliozzi

Guai in vista per Volvo. L’azienda svedese, controllata dalla cinese Geely, ha fatto sapere di dover procedere al richiamo di 507.000 veicoli in tutti il mondo. Il problema riguarda i modelli prodotti tra il 2014 e il 2019 che montano il motore 2.0 diesel. Nello specifico il collettore di aspirazione in plastica del motore, in determinate situazioni, potrebbe fondersi e deformarsi. Questa situazione, in casi estremi, porterebbe il tubo a fondersi innescando un vero e proprio incendio. Da Volvo fanno sapere che il richiamo ha scopo precauzionale in quanto al momento non si registrano danni a cose o persone collegabili al problema. Insomma una bella seccatura legata all’affidabilità che arriva a pochi giorni dal comunicato con il quale Volvo aveva detto di aspettarsi un calo dell’utile del 19,9% per il 2019. Vediamo come l’azienda prevede di gestire il richiamo e le possibili ricadute economiche.

IL RICHIAMO

Volvo sta richiamando 507.000 veicoli in tutto il mondo a causa di un componente difettoso del motore. L’azienda ha dichiarato che le proprie indagini hanno rilevato che “in casi molto rari” il collettore di aspirazione del motore in plastica potrebbe fondersi e deformarsi. Per questo motivo Volvo ha deciso di procedere ad un richiamo che coinvolge le vetture prodotte tra il 2014 e il 2019. Sono interessate le auto che montano il diesel a quattro cilindri da 2,0 litri. Nel dettaglio i modelli coinvolti sono S60, S80, S90, V40, V60, V70, V90, XC60 e XC90. Va detto che Volvo ha precisato di non aver ricevuto segnalazioni relative ad incidenti o lesioni subite da parte dei suoi clienti. Il problema al collettore potrebbe “nel peggiore dei casi” causare un incendio all’interno del vano motore. I consumatori riceveranno via posta l’invito a contattare il rivenditore locale per le opportune riparazioni.

IMPATTO FINANZIARIO

Stefan Elfstrom, portavoce della casa automobilistica, interpellato da Automotivenews sulle ricadute finanziarie del richiamo, ha rifiutato di commentare nel merito. Volvo è intenzionata a riparare i veicoli difettosi il più velocemente possibile e i clienti non dovranno sostenere alcun costo relativo. L’impatto economico dipenderà molto dalla complessità dell’intervento di manutenzione che il brand metterà in campo per evitare pericoli alle sue auto. Sicuramente un problema di affidabilità diffuso è proprio quello di cui Volvo non aveva bisogno in questo momento. L’azienda è alle prese con i conti del 2019 che si annunciano difficili. A pesare i dazi e le spese per elettrificazione e rispetto delle nuove normative sull’inquinamento. Volvo intenderebbe ridurre la propria forza lavoro di diverse centinaia di unità. Dall’azienda fanno sapere che i cambiamenti incideranno principalmente sui consulenti e non sul personale addetto alla produzione.

I NUMERI

Le difficoltà di Volvo sono legate al primo trimestre del 2019, quando il Gruppo ha registrato un calo del 19,3% dell’utile operativo, mentre l’utile netto è diminuito del 21,6%. A conti fatti l’utile operativo di casa Volvo è sceso a 278 milioni di dollari nonostante il miglioramento delle entrate. Queste ultime hanno raggiunto la cifra record di 7,2 miliardi di dollari. Eppure il momento non è certamente dei più negativi. Le vendite Volvo sono aumentate del 9,4% a livello globale, con un totale di 161.320 unità. Guardando alle vendite nel mercato europeo Volvo ha registrato un +3% nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Un trend positivo che si estende a livello globale con le vendite a quota +7,3%. Un risultato positivo che pochi altri costruttori possono vantare nello stesso periodo.

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Porsche richiama 100 mila auto negli USA per il cambio difettoso

di Donato D'Ambrosi

Un difetto al cambio delle Porsche Cayenne e Panamera può tradursi in un problema per la sicurezza del guidatore, dei passeggeri e di chi sta intorno all’auto parcheggiata. Porsche ha infatti informato gli organi dell’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) del richiamo per il cambio che in condizioni particolari potrebbe passare da solo in folle quando l’auto è parcheggiata. Un problema simile a un altro caso che riguardava le Jeep di FCA ma che era provocato da un malfunzionamento del software. In questo caso le Porsche richiamate in officina potrebbero essere affette da un problema meccanico.

IL PROBLEMA AL CAMBIO QUANDO LA PORSCHE E’ IN “PARK”

La campagna di sicurezza NHTSA per il problema al cambio delle Porsche è stata pubblicata nel bollettino 19V446 e riguarda 99.665 modelli venduti negli USA. Il guasto accertato dal Costruttore ha richiesto il richiamo delle Cayenne e Panamera per verificare l’usura di un comando legato alla leva. Il difetto rientra nell’ambito dei richiami per motivi di sicurezza perché il conducente potrebbe credere di aver posizionato la leva in “Park” mentre in realtà l’auto non è in quella modalità di sicurezza. Il rischio è che l’auto possa muoversi quando il conducente è sceso o comunque fuori dal suo controllo. Anche se Porsche afferma di non essere a conoscenza di incidenti legati al problema invita a recarsi in officina e ad usare sempre anche il freno a mano.

LE PORSCHE COINVOLTE NEL RICHIAMO

Le auto coinvolte nel richiamo di sicurezza sono le Porsche Cayenne prodotte dal 15 novembre 2002 al 2 febbraio 2010 e le Porsche Panamera prodotte dal 6 luglio 2009 al 6 settembre 2016. Il problema riguarda una boccola che collega il selettore marce alla trasmissione e che potrebbe non funzionare a dovere. Di conseguenza, i conducenti potrebbero pensare di aver messo il veicolo in Park anche se è ancora in Drive, Reverse o Neutral.

COME VERIFICARE IL DIFETTO TRAMITE VIN

Il richiamo alle Porsche Cayenne e Panamera sembra circoscritto agli Stati Uniti, ma è plausibile che il Costruttore invierà una raccomandata anche ai clienti europei nel caso dovessero rientrare nel lotto di auto difettose. Tuttavia l’NHTSA ha messo a disposizione un servizio sul suo portale per verificare tramite il VIN (numero di telaio) a 17 cifre se l’auto è tra le Porsche Cayenne e Panamera con il cambio difettoso da controllare in officina.

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Accelerazioni involontarie: Costruttori USA contro l’obbligo di evitarle

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa si torna a parlare di sicurezza in auto. Non sono in pochi a chiedere l’obbligatorietà del sistema Bto che agisce nel caso di azionamento contemporaneo del pedale dell’acceleratore e del freno. Si tratta di un dispositivo salvavita capace di rimediare alle distrazioni di molti automobilisti. Molti driver, infatti, premono simultaneamente acceleratore e freno provocando situazioni di serio pericolo. Potrebbe inoltre succedere che i pedali dell’auto siano intralciati dai tappetini o da altri oggetti. In questi casi è a rischio il loro corretto funzionamento. Nel 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per problemi al pedale acceleratore incastrato dalla moquette. Per l’NHTSA servono nuovi standard per aumentare la sicurezza ma non specifica quali.

ACCELLERAZIONI A RISCHIO

Negli Usa molte associazioni chiedono nuovi sistemi di sicurezza per prevenire l’accelerazione involontaria. Eppure l’industria automotive si è opposta con forza ad ogni ipotesi di riforma. Si tratta di un tema di cui si era parlato nel 2012 dopo una serie di problemi di accelerazione a bordo di veicoli Toyota. In molti casi si erano verificati incidenti con conseguenze anche serie per gli occupanti delle auto. Dalla parte dei costruttori anche il Governo americano. L’amministrazione Trump lunedì ha detto che non è necessaria alcuna riforma. Questo perché alcuni brand hanno già installato, volontariamente, sistemi di controllo. La pensa diversamente Jason Levine, direttore esecutivo della noprofit Center for Auto Safety. “Senza obblighi di legge, il sistema di controllo può scomparire dai modelli futuri o essere venduto come un optional senza ricorso per i consumatori.” Diversamente per il Governo Usa non c’è motivo di sospettare un futuro passo indietro dei costruttori.

QUESTIONE DI STANDARD

Negli Usa l’amministrazione del presidente Donald Trump è al lavoro per ridurre le leggi di “ostacolo” all’industria. Insomma si vogliono evitare ai brand dell’auto spese eccessive per restare sul mercato americano.  Sulla vicenda acceleratori l’NHTSA ha chiarito la sua posizione in una nota. Per il Dipartimento dei trasporti serve maggiore sicurezza ma non si fanno i nomi di dispositivi specifici. La pericolosità delle accelerazioni involontarie è stata al centro delle indagini su alcuni modelli Toyota. Per l’NHTSA problemi di accelerazione avrebbero causato alcuni gravi incidenti ad alta velocità. Tutte situazioni in concorso con la disattenzione degli automobilisti. I driver avevano in molti casi premuto il pedale del freno e dell’acceleratore allo stesso tempo. Altra ipotesi valutata dagli investigatori era la possibilità che i pedali fossero incastrati dai tappetini delle auto o da altri oggetti presenti a bordo.

IL PRECEDENTE

In particolare un incidente aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica americana. Nell’agosto 2009, nei pressi di San Diego, i quattro occupanti di una Lexus erano rimasti uccisi. Secondo la polizia dello Stato della California il driver aveva perso il controllo perché un tappetino dell’auto era incastrato sotto alla pedaliera. Nel febbraio 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per risolvere i rischi legati al pedale dell’acceleratore bloccato. I tappetini o la moquette del lato guidatore potevano infatti portare a situazioni di grave pericolo. In quel caso l’NHTSA aveva comunque multato il brand giapponese per 50 milioni di dollari. Toyota era colpevole di non aver richiamato per tempo i milioni di veicoli a rischio. Come conferma anche il caso Takata l’attenzione dell’NHTSA è alta anche per la sicurezza all’interno dell’abitacolo.

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Maxi richiamo Opel in Europa: Adam e Corsa con problemi di emissioni

di Donato D'Ambrosi

Opel ha informato l’Unione Europea che i modelli Adam e Corsa potrebbero avere problemi di eccessive emissioni e consumi. Il richiamo si è reso necessario per 210 mila auto in tutta Europa per verificare il malfunzionamento del sistema di controllo dei gas di scarico. Sotto i riflettori finiscono le emissioni di Ossidi di azoto che stavolta non sono legate a malfunzionamenti o trucchi di un motore diesel.

RICHIAMO OPEL DI CONTROLLO SISTEMA DI SCARICO

Il R.A.P.E.X. (RAPid EXchange of information system) dell’Unione europea è il sistema di allerta sui prodotti pericolosi per la salute umana. Opel durante un controllo interno si sarebbe accorta che i modelli Opel Adam e Opel Corsa prodotti tra il 2018 e il 2019 presentavano anomalie di funzionamento. Il problema comunicato dal Costruttore si verificherebbe in particolare a certe velocità e dopo una percorrenza di alcune decine di migliaia di chilometri.

LE AUTO COINVOLTE

Il richiamo di Corsa e Adam riguarda in particolare i motori benzina 1.2 e 1.4 che in alcune situazioni di funzionamento emetterebbero più NOx allo scarico. Il difetto sarebbe riconducibile a un malfunzionamento della sonda lambda – come riporta lo Sportello dei Diritti di Giovanni D’Agata – che a velocità maggiori funziona male. Benché in Europa siano più malvisti i g/km di CO2 che gli NOx (pericolosi solo per gli USA – vedi lo scandalo dieselgate) se la sonda lambda funziona male diminuisce anche l’efficienza del motore. La sonda lambda, infatti, informa costantemente la centralina di controllo del motore sulla quantità di ossigeno presente nei gas di scarico. In questo modo può apportare continue modifiche sulla quantità di aria e benzina da introdurre nei cilindri per ottenere il rendimento migliore.

RICHIAMO DA NON SOTTOVALUTARE

Ecco perché se ricevete la raccomandata in cui Opel vi invita ad andare in officina sarebbe meglio non ignorarla anche perché non ha nulla a che vedere con quanto lamentato dai clienti dopo il richiamo Volkswagen. Se necessario, serve riprogrammare la centralina motore e consigliamo di farlo. In caso di successiva rottura del catalizzatore Opel potrebbe non riconoscere la riparazione in garanzia se è stato ignorato il richiamo.

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