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Recensione Renault Clio: salto di qualità per la compatta francese

di Tommaso Marcoli
Come si può invecchiare rimanendo giovani? Una domanda che sorge spontanea guardando la quinta generazione della Renault Clio, berlina francese nata nel 1990 e da subito entrata nell’immaginario comune grazie alla sua accessibilità e al suo inconfondibile stile. Quasi 30 anni trascorsi con disinvoltura, senza tradire la propria vocazione di berlina adatta sia al tempo […]

Renault, con il nuovo CEO fuga dai mercati poco redditizi?

di Valentina Acri
Renault potrebbe decidere a breve di ritirarsi da alcuni mercati considerati poco redditizi o, nella migliore delle ipotesi, decidere di eliminare alcuni attuali modelli come conseguenza di una rimodulazione degli odierni piani di progettazione. Le ipotesi sugli obiettivi a medio termine arrivano direttamente dal nuovo CEO ad interim della casa automobilistica, Clotilde Delbos, attualmente considerata […]

Nuova Renault Captur, più spaziosa e più tecnologica

di Federico Proverbio
La Captur si rinnova, il B-Suv di casa Renault si rivela nella sua nuova incarnazione un’auto molto interessante, a bordo molti sistemi di sicurezza e soprattutto tanta connettività. Con le sue 1.5 milioni di unità vendute dal suo lancio nel 2013, la Captur è senza dubbio una delle vetture di punta della Casa francese e […]

Renault City K-ZE, la citycar elettrica da 8mila euro arriverà in Europa

di Valentina Acri
Renault ha recentemente annunciato che la City K-ZE, veicolo nato esclusivamente per il mercato cinese, verrà prodotto in una nuova variante unicamente per l’Europa.   Renault sta portando avanti un piano piuttosto ambizioso per la sua crescita in Cina, ponendo come obiettivo lo sviluppo del brand grazie alla progettazione di veicoli economici “entry level EV” […]

Le auto Mercedes, Dacia, Nissan e Renault con i motori H5FT 1.2 difettosi

di Antonio Elia Migliozzi

Parte dalla Francia l’allerta affidabilità riguardo al motore benzina 1.2 H5FT di casa Renault. Secondo un periodico transalpino ci sarebbe un difetto su quello che è stato uno dei motori più famosi del gruppo. La motorizzazione finisce sotto accusa per via di un consumo eccessivo di olio che, non segnalato dalle vetture, potrebbe causare danni irreversibili per migliaia di euro. Il piccolo benzina trovava posto a bordo di vetture di svariati marchi come Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault. Le stime parlano di 600.000 unità potenzialmente coinvolte che sarebbero state prodotte nel sito spagnolo di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Va detto che nonostante le inchieste giornalistiche condotte sulla questione da casa Renault non è partita una campagna di richiamo. Vediamo tutti i dettagli di un caso che sta facendo infuriare centinaia di migliaia di automobilisti in giro per l’Europa.

MOTORE INCRIMINATO

A seguito delle rivelazioni di Quechoisir.org si è innescato un vero polverone attorno al costruttore francese Renault. Il tema riguarda i dubbi sull’affidabilità del motore Renault 1.2 (tipo H5FT). Nello specifico il propulsore che equipaggiava diversi modelli dei marchi Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault manifesta un consumo eccessivo di olio. Da parte loro i costruttori interessati hanno minimizzato il problema e indicano che solo una piccola parte dei loro modelli ha manifestato un consumo di olio anomalo. Va detto che nonostante la segnalazione non è partito alcun formale avviso di richiamo. Secondo Renault il consumo eccessivo di olio non influisce sulla sicurezza dei modelli interessati e, di riflesso, su quella dei clienti. Eppure la polemica non è destinata a placarsi perché in molti si domandano se il motore 1.2 H5FT sia veramente esente da pericoli.

LA SCOPERTA

Va detto che i marchi che adottano i motori H5FT hanno dichiarano che sono state prese le misure necessarie per consentire alle loro reti di vendita di effettuare una diagnosi caso per caso. Secondo Renault l’eccessivo fabbisogno di olio potrebbe derivare da diverse cause quali perdite, obsolescenza, manutenzione impropria e scadente qualità dell’olio utilizzato. Insomma da quanto si capisce ogni auto che monta questa powetrain potrebbe avere un destino tutto suo. Sono infatti diversi gli automobilisti che hanno raccontato in rete le esperienze vissute in officina dopo che hanno segnalato agli addetti i loro dubbi sul consumo di olio. In tutti casi sembra che le auto interessate dal difetto non abbiano segnalato in nessun modo la carenza di olio esponendo il motore a rischi concreti. Per questo motivo le associazioni dei consumatori si sono rivolte a tutti i proprietari dei veicoli potenzialmente coinvolti chiedendo loro di recarsi in concessionaria.

PROBLEMA DIFFUSO

All’orizzonte sembra esserci una class action visto che per i meno fortunati il difetto ha mandato il motore completamente fuori uso. Il motore a benzina 1.2 (H5FT) era un fiore all’occhiello del gruppo Renault. Chiamato TCe in casa Renault e DIG-T da Nissan, offriva potenze tra 115 e 130 CV ed è stato sostituito l’anno scorso dal nuovo 1.3 TCe. Si stima che in tutta Europa il piccolo 1.2 sia presente a bordo di oltre 600.000 veicoli. Tutti i propulsori, compresi quelli potenzialmente difettosi, sono stati assemblati presso stabilimento Renault di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Il motore è montato su; Renault (Clio, Mégane, Captur, Scénic, Kadjar e Kangoo), Dacia (Duster, Lodgy e Dokker) e Nissan (Qashqai, Pulsar e Juke). L’allerta è estesa anche al Mercedes-Benz Citan che è essenzialmente derivato dalla Renault Kangoo e montava lo stesso motore benzina a quattro cilindri.

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Volkswagen e FCA a caccia di Tesla?

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen sarebbe pronta ad acquistare una partecipazione societaria in Tesla. Alla vigilia del lancio della nuova gamma di vetture 100% elettriche ID, la rivelazione della rivista tedesca Manager Magazin suona quasi profetica. Secondo questa indiscrezione di stampa il Ceo di Volkswagen, Erbert Diess, avrebbe intrapreso contatti con la casa californiana per mettere le mani sull’immenso know-how nel campo della mobilità elettrica. Eppure lo scoop sembra durato poco visto che a mezzo di una nota ufficiale VW smentisce esplicitamente ogni indiscrezione bollandola come fantasiosa e non rispondente al vero. Sicuramente negli scorsi mesi Volkswagen aveva messo mano al capitolo alleanze stringendo un ampio accordo con Ford che, partito dai van, abbraccia anche le auto green. Vediamo perché per case automobilistiche del calibro di Volkswagen ed FCA gli accordi industriali sono determinanti.

GIOCO DI ALLEANZE

La rivista tedesca Manager Magazin sostiene che il Ceo di Volkswagen, Herbert Diess è interessato ad acquisire una quota di Tesla. “Diess entrerebbe subito in Tesla se potesse”, ha detto la rivista citando quale fonte diretta uno dei top manager di casa VW. Citando le fonti dell’azienda, la rivista ha riferito che Diess ritiene che Volkswagen potrebbe trarre profitto dalle competenze acquisite da Tesla nel campo delle batterie e dei software. Un ostacolo all’accordo sarebbe rappresentato dalla mancanza di intesa tra le famiglie che controllano il colosso tedesco, i Piech e i Porsche. Secondo la fonte dello scoop un banchiere vicino a VW avrebbe dichiarato che Diess vorrebbe lavorare con gli sviluppatori software che operano in Tesla ma finanziare l’operazione resterebbe un problema. Persone vicine a Volkswagen avrebbero valutato l’azienda americana circa 30 miliardi di dollari e per questo non sarebbe facile rintracciare una tale somma nel medio periodo.

LA SMENTITA

Peccato che il rumor sia durato poche ore con un portavoce di Volkswagen che ha definito senza fondamento la notizia. Nonostante la piccata smentita non è di certo sorprendente vedere una casa automobilistica come VW possa mostrare interesse per Tesla. La tecnologia del marchio pioniere della mobilità elettrica conta una serie di brevetti da primato soprattutto nel campo delle batterie. Del resto Volkswagen è in piena transizione con il suo portafoglio modelli che guarda all’elettrificazione in chiave ibrida ed elettrica. Lo scorso maggio sono stati aperti i preordini della ID.3 la prima auto a batteria di seconda generazione il cui solco sarà presto seguito da molti altri prodotti a zero emissioni. Insomma per ora niente Tesla con VW che ha scelto Ford. Oltre allo sviluppo congiunto di pick-up e furgoni destinati al mercato europeo, Volkswagen e Ford collaboreranno nel campo della mobilità elettrica, autonoma e connessa.

IN CASA FCA

Con il settore dell’auto che si apre a sfide complesse come la mobilità elettrica ed autonoma i brand dell’auto devono ripensare i loro modelli di business. Anche FCA è alla ricerca di un alleato con il quale condividere tecnologie e costi di sviluppo. Nei mesi scorsi si era parlato di Renault e la fusione da 33 miliardi di euro potrebbe non essere tramontata. Secondo il Sole 24 ore, per trovare la quadra, Renault potrebbe dimezzare la sua partecipazione in Nissan. Questo al fine di ottenere il sostegno della società giapponese ad entrare nel capitale del lingotto. Renault-FCA controllerebbero insieme marchi come Dacia, Jeep, Alfa Romeo, RAM, Chrysler, Maserati e Lancia. A questi si aggiungerebbero Nissan, Mitsubishi e Infiniti legate ai francesi di Renault da una serie di accordi di alleanza. La maxi fusione darebbe vita al più grande costruttore automobilistico del mondo con circa 15 milioni di auto vendute all’anno.

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Nissan perde il 90% dei profitti e si prepara a massicci licenziamenti

di Donato D'Ambrosi

Nissan affronterà un periodo di rinnovamento che per 10 mila dipendenti nel mondo significherà cambiare mansione o anche lavoro. Dopo l’uscita dell’ex CEO Ghosn, Nissan fa i conti con un calo di profitti e scarse vendite soprattutto negli USA. Così dopo il piano di tagli annunciato a maggio Nissan si avvia verso una fase di rinnovamento dei modelli e di ridimensionamento degli stabilimenti che lavorano meno.

NISSAN E LA POLITICA USA DEGLI SCONTI

L’uscita di scena di Carlos Ghosn, che ora ha avviato anche un’azione legale contro Nissan, ha portato a un calo delle vendite soprattutto negli USA. L’ex CEO infatti era noto per la sua proverbiale capacità di risollevare le finanze con politiche apprezzate e discusse. Dopo Ghosn, Nissan si trova nel primo trimestre con il peggior bilancio che abbia mai registrato negli ultimi 10 anni, riporta Reuters. “Le performance in calpo negli Stati Uniti è un grosso problema che stiamo affrontando“, ha spiegato Motoo Nagai, presidente del comitato di revisione Nissan. “Per molto tempo ci siamo preoccupati di inseguire i numeri. Ora è il momento di migliorare il marchio

10 MILA POSTI IN MENO NELLE FABBRICHE LENTE

Non ci sarebbero info ufficiali sul nuovo piano di tagli mentre è confermato il calo di profitti del 90% nel primo trimestre. Un calo di vendite che negli USA, il secondo mercato di riferimento per Nissan, ha riguardato soprattutto la Altima. I tagli annunciati a maggio di 4800 dipendenti sarebbero diventati 10 mila e riguarderebbero tutti gli stabilimenti esteri che hanno meno operatività. La notizia riportata da AutoNews non è stata commentata ufficialmente da Nissan, che deve fare i conti anche con la causa legale dell’ex CEO Ghosn contro l’azienda che l’ha messo alla porta.

GHOSN CONTRO NISSAN E MITSUBISHI

Carlos Ghosn ha fatto causa a Nissan chiedendo un risarcimento di 17 milioni di dollari perché, secondo i suoi legali, sarebbe stato licenziato senza una giusta causa. Il manager argentino a capo dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi intanto è imputato anche nel procedimento legale in corso in Giappone. Ghosn si sarebbe avvalso di una legge che impone nei Paesi Bassi, dove è stata depositata la denuncia contro Nissan e Mitsubishi, di comunicare la causa al dipendente del licenziamento. Mitsubishi e Nissan invece sostengono che il manager abbia ottenuto in modo improprio 9 milioni di dollari di risarcimenti. Solo il tribunale olandese stabilirà se la richiesta è lecita, ma per ora non è ancora stata fissata la data del processo.

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Renault, Nissan e Mitsubishi: via ai test con Waymo in Francia e Giappone 

di Antonio Elia Migliozzi

Prosegue il lavoro di Renault e Nissan per arrivare alla guida autonoma. I due costruttori hanno stretto una alleanza strategica con Waymo. Dopo FCA e Jaguar anche Renault e Nissan entrano in contatto con l’azienda americana. Il progetto prevede lo sviluppo congiunto di nuovi servizi di mobilità a guida autonoma. Presto vedremo le auto della flotta Waymo attive anche in Francia e in Giappone. I costruttori si sono accordati con Waymo per operare nel campo dei servizi di mobilità autonoma per le persone e le merci. La notizia della partnership con Waymo arriva a pochi giorni da quella dell’apertura di un nuovo centro di ricerca di Renault in Israele. L’azienda francese e i suoi alleati proseguono quindi verso la realizzazione dei loro obiettivi strategici.

ALLEANZE AUTONOME

Il Gruppo Renault e Nissan Motor hanno un nuovo alleato. I due costruttori hanno appena firmato una partnership con Waymo. L’accordo esclusivo prevede una prima fase esplorativa, che riguarda tutti gli aspetti relativi ai servizi di mobilità a guida autonoma per il trasporto delle persone e la consegna di merci. Questo significa che Renault e Nissan forniranno il loro sostegno per portare sulle strade di Francia e Giappone la tecnologia sviluppata da Waymo. Si tratta di un passaggio importante a cui ne potrebbero seguire di altri. Alla luce dell’accordo i brand lavoreranno per unire le forze e ampliare le loro competenze tramite la valutazione delle opportunità di mercato. Questo prevederà, non solo la probabile fornitura di una flotta dedicata, ma un lavoro di ricerca sulle questioni commerciali, giuridiche e normative riguardo l’auto driveless.

LEADERSHIP MONDIALE

L’alleanza tra Renault, Nissan e Waymo punta sulla dimensione internazionale e sull’ampio raggio d’azione. Il piano abbraccia tutti i segmenti dai veicoli commerciali alle autovetture. Per arrivare alla guida autonoma l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi ha scelto di puntare su un leader mondiale come Waymo. L’azienda americana è specializzata nelle tecnologie a guida autonoma ed ha accumulato oltre 16 milioni di chilometri nei suoi test su strada. La partnership segna una prima tappa nello sviluppo di servizi di mobilità autonoma a lungo termine. Il lavoro tra Francia e Giappone, non esclude un ulteriore allargamento degli orizzonti. In un secondo momento potranno essere considerati altri mercati ma la Cina viene fin da ora esclusa. Il Gruppo Renault e Nissan fanno sapere che si tratta di una “alleanza esplorativa” ma dai toni trapela un certo ottimismo.

LA PROSPETTIVA

Da parte sua John Krafcik, Ceo di Waymo, ha detto: “Grazie alla portata internazionale dell’alleanza, il nostro Waymo Driver può fornire soluzioni di mobilità differenziate in Francia, Giappone”. La notizia dell’accordo tra Renault, Nissan e Waymo arriva a pochi giorni da un’altro importante evento. La scorsa settimana Renault ha inaugurato un nuovo centro di ricerca sulla guida autonoma in Israele. La collaborazione con le migliori start-up israeliane permetterà a Renault di concentrarsi sulle tecnologie per il futuro dell’auto. Il nuovo centro di ricerca in Israele si aggiunge agli altri Innovation Lab dell’Alleanza Renault Nissan. Quelli già attivi si trovano, rispettivamente, nella Silicon Valley e a Shanghai. Insomma la prospettiva è quella di accelerare la ricerca sulla guida autonoma grazie a partnership importanti con leader del settore tecnologico.

 

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Nuova Renault ZOE 2019: nuovi interni hi tech e autonomia a 390 km

di Antonio Elia Migliozzi

Renault rinfresca la sua compatta ZOE. La citycar 100% elettrica cambia look e si aggiorna per restare l’auto più venduta in Europa nel suo segmento. Oltre agli affinamenti estetici che includono nuovo frontale, gruppi ottici rivisti ed interni aggiornati in stile Clio, la ZOE cambia a livello tecnico. Potenziata la batteria che ora conta 52kWh e permette di coprire 390km nel ciclo di omologazione WLTP. Nuovo anche il motore che oltre nella versione da 80 kW arriva sul mercato nella variante da 100kW a vantaggio della dinamicità. Con il motore R135, infatti, la Renault ZOE scatta da 0 a 100km/h in meno di 10 secondi con una velocità massima di 140km/h. Non solo prestazioni, nuova ZOE accelera anche la ricarica. Con una colonnina da 50kW si ricaricano 150km in 30 minuti. Vediamo tutti i dettagli.

CITYCAR ELETTRICA

La nuova Renault ZOE si aggiorna e promette di essere più performante che mai. La citiycar cresce in autonomia e potenza proponendo un design più deciso e personale. Renault scommette molto sulla terza generazione dell’auto che, a sette anni dal lancio, è l’elettrica più venduta in Europa. Il potenziamento della powetrain permette alla ZOE di adattarsi a tre situazioni tipiche di utilizzo; casa, città, e autostrada. Possiamo ricaricare la ZOE a casa collegandola alla presa elettrica. In questo caso otteniamo circa 300 chilometri di autonomia in 8 ore. In città una colonnina da 11 kW, possiamo avere 125 chilometri di autonomia in 2 ore. Tempi decisamente corti se si usa una colonnina pubblica da 22 kW; in questo caso ZOE accumula fino a 125 chilometri di autonomia in un’ora. Ancora meglio con il nuovo caricatore DC, da 50kW con il quale si raggiungono i 145km di autonomia in 30 minuti.

RICETTA CHE FUNZIONA

A bordo della nuova Renault ZOE arrivano gli equipaggiamenti innovativi e servizi connessi del pacchetto Easy Connect. Dai dispositivi di assistenza alla guida al display per il conducente da 10”, passando per il sistema multimediale Easy Link. Renault propone una batteria da 52 kWh per una autonomia complessiva di 390 chilometri nel ciclo WLTP. Rispetto al vecchio modello si arriva adn un incremento del 20%. L’aumento della capacità energetica non è legato ad un cambiamento di dimensioni della batteria, per cui abitabilità e comfort restano invariati. La nuova batteria Z.E. 50 fornisce anche corrente di intensità maggiore che da corpo al nuovo motore R135. Interessante la varietà di soluzioni di ricarica che aumenta grazie all’introduzione della ricarica in corrente continua (DC). Le colonnine fino a 50 kW in corrente continua (DC) rendono la Renault ZOE adatta ai lunghi viaggi, soprattutto in autostrada.

NOVITA’ TECNICHE

Renault ZOE arriva in due livelli di motorizzazione: il motore da 80 kW (R110) lanciato appena un anno fa e quello da 100 kW (R135). Il lavoro di ingegneria lega infatti una batteria con maggiore capacità ad una powertrain prestazionale che offre più coppia in basso. Nuova ZOE può, così, contare su migliori performance che facilitano i sorpassi e la guida sulle strade a percorrenza veloce. Il nuovo motore R135 vanta una coppia di 245 Nm che le consente di passare da 80 a 120 km/h in soli 7,1 secondi. Parliamo di ben 2,2 secondi in meno rispetto al motore R110. Numeri alla mano Renault ZOE è in grado di passare da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi e la velocità massima sale a 140 Km/h.

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FCA ritira la proposta a Renault: ecco perché

di Donato D'Ambrosi

FCA fa un passo indietro e si ritira ufficialmente dal tavolo delle trattative sulla fusione con Renault. Una decisione lampo che ha sorpreso sia il suo partner sia il Governo francese (detiene il 15% di Renault) che in queste ultime ore ha fatto la voce grossa. E a poche ore dall’annuncio del ritiro di FCA, sembrerebbe che proprio il pressing delle autorità francesi abbia raffreddato l’interesse del colosso italo-americano sull’alleanza con Renault.

Aggiornamento del 6 giugno 2019 con le dichiarazioni Renault.

L’ANNUNCIO DI FCA A RENAULT

Sembrava tutto deciso – anche se in via ufficiosa – per la fusione tra Renault ed FCA dopo i tavoli di trattative in cui i funzionari governativi francesi hanno imposto la loro linea. Ma dopo due riunioni senza una decisione e un terzo partner (Nissan) che reclamava rassicurazioni, la responsabilità del ripensamento di FCA si annuvola sugli indugi del Governo. Lo si legge nella nota ufficiale di FCA NV che ringraziando il board management Renault-Nissan-Mitsubishi, spiega pubblicamente: “FCA rimane fermamente convinta della convincente e razionale trasformazione di una proposta che è stato ampiamente apprezzato da quando è stato presentato, la struttura e le condizioni di ciò erano attentamente bilanciato per offrire sostanziali benefici a tutte le parti. Tuttavia è diventato chiaro che attualmente non esistono le condizioni politiche in Francia per procedere in tal modo con successo.”

LA REPLICA DI RENAULT

“Il Gruppo Renault esprime il suo rammarico per non poter approfondire la proposta di FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Siamo grati a Nissan per l’approccio costruttivo adottato e desideriamo ringraziare FCA per gli sforzi compiuti nonché i membri del Consiglio di Amministrazione di Renault per la fiducia. Riteniamo che questa proposta sia opportuna, per il grande valore industriale e l’attrattiva finanziaria che comporta, creando un leader mondiale del settore automobilistico con sede in Europa. Questa offerta sottolinea altresì l’attrattiva che esercitano Renault e l’Alleanza”

I PALETTI DEL GOVERNO SULL’ALLEANZA

Difficile pensare che si tratti di un bluff per dare una sterzata alla rotta sulle trattative quindi, e un po’ c’era da aspettarselo considerando i paletti del Governo francese sulla fusione tra FCA e Renault. Il maggiore azionista del Costruttore francese ha infatti imposto che la sede operativa del futuro terzo gruppo più grande al mondo fosse in Francia (Parigi) oltre a occupazione e fabbriche. Inoltre il Gruppo nato dal valore di 35 miliardi di euro avrebbe avuto un Amministratore delegato in quota Renault e un membro del consiglio di amministrazione in quota Governo. Tuttavia secondo le dichiarazioni di un funzionario che ha scelto l’anonimato, è stata la lentezza a prendere una decisione in più sedute a raffreddare FCA.

I DUBBI DI NISSAN

Ufficialmente Renault non ha chiuso la porta ma i continui rinvii di una decisione per tranquillizzare anche Nissan probabilmente non hanno disteso le trattative. Nissan infatti, pur non essendo stata coinvolta nella fusione, è un partner Renault di lungo corso. E in quanto tale non ha nascosto attraverso sindacati e funzionari perplessità sulla distribuzione di costi e la condivisione delle tecnologie. Motivo che avrebbe portato il consiglio di amministrazione riunito due volte in poche ore ad un nulla di fatto e con il Ministro delle finanze francese diretto in oriente per discutere con i funzionari giapponesi. Due riunioni senza giungere a una decisione hanno spinto FCA ad alzarsi dal tavolo delle trattative, probabilmente proprio come avrebbe fatto Sergio Marchionne, da sempre sostenitore di grandi fusioni industriali. Ma questo ripensamento dimostra anche i Governi non dovrebbero dettare (e imporre) in modo diretto gli accordi finanziari ma partecipare alle trattative giocando un ruolo esterno.

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Fusione FCA-Renault: il governo francese detta le condizioni

di Redazione

Risale a lunedì scorso la proposta avanzata da FCA di una “fusione tra eguali”, un 50-50, con il gruppo Renault. Oggi la discussione entra nel vivo, con il ministro dell’Economia francese Le Maire che detta le sue condizioni per una possibile fusione dei due colossi.

LE GARANZIE RICHIESTE DAL GOVERNO FRANCESE

Lo Stato transalpino è il maggiore azionista di Renault. Detiene il 15% delle quote e proprio per questo motivo il progetto non può prescindere dall’approvazione del governo francese. Il Ministro Le Maire ha avanzato numerose richieste. La sede operativa del gruppo dovrà essere a Parigi. Il governo francese dovrà avere un posto riservato nel Cda del futuro colosso. E gli azionisti di Renault avranno un dividendo straordinario assicurato. Oltre a queste condizioni, Parigi esige quattro garanzie. Il rispetto della collaborazione Renault-Nissan. La tutela dei posti di lavoro e degli stabilimenti. Una governance equilibrata e la partecipazione del futuro gruppo al progetto europeo sulle batterie elettriche.

L’INCOGNITA NISSAN

La possibile fusione ha già messo in stato di allerta i partner nipponici della casa francese, Nissan e Mitsubishi. Il Ceo di Nissan Hiroto Saikawa ha dichiarato che il progetto, se andasse in porto, «altererebbe significativamente la struttura del nostro partner Renault. Ciò richiederebbe una revisione fondamentale della relazione esistente tra Nissan e Renault». Questo analizzando i rapporti contrattuali esistenti per proteggere gli interessi della Casa giapponese. Sempre Saikawa ha però aggiunto che la fusione rappresenterebbe una grande opportunità di crescita per entrambe le entità dell’alleanza franco-giapponese. «Credo che la potenziale aggiunta di FCA come nuovo membro dell’Alleanza potrebbe ampliare il campo di gioco per la collaborazione. Oltre a creare nuove opportunità per ulteriori sinergie».

I DUBBI DEGLI ESPERTI

Molti sono i dubbi sollevati da analisti ed esperti riguardo al progetto. C’è chi sostiene che il gruppo italo-americano trarrebbe troppi vantaggi da una fusione a queste condizioni. Per esempio, FCA avrebbe accesso al know-how acquisito da Renault nel campo delle auto elettriche. Un fiore all’occhiello del gruppo d’Oltralpe. Altri ritengono che la fusione creerebbe problemi di governance, come già è successo per Essilor-Luxottica. Altri ancora, sindacati in primis, si preoccupano per i possibili tagli al personale e chiusure di stabilimenti. Anche se sia Renault che FCA hanno garantito che in caso di fusione non ci saranno conseguenze per i dipendenti. Nonostante le perplessità, FCA ha già reso noto che l’offerta è “prendere o lasciare”: 50-50. A John Elkann la presidenza del futuro gruppo e Jean Dominique Senard (n°1 di Renault) come capo esecutivo. La proposta sarà discussa da Renault durante il Cda convocato per martedì prossimo.

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Renault 4 Turbo elaborazione 200 CV con preparazione Nicola Distaso

di redazione

La Renault 4 elaborata con 200 CV e preparazione dello specialista Nicola Distaso è una vera sorpresa nel mondo delle elaborazioni auto, sempre pieno di novità eclatanti. Basta sollevare il cofano della Renault 4 preparata, infatti, per scoprire un motore di derivazione R5 GT Turbo 1.4 con turbocompressore IHI della Fiat 2.4 JTD, collettore di scarico 4/2/1 artigianale, carburatore modificato e intercooler realizzato artigianalmente. Con una pressione di sovralimentazione di 0,6 bar il propulsore della Renault 4 modificata ha erogato una potenza massima di 130 CV, mentre con una pressione di 1,1 bar supera i 200 CV, ridefinendo il concetto di “bara su 4 ruote”.
Nicola Distaso – Tel. 393/5428569

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Renault ZOE vs Renault Clio: quanto costa la manutenzione?

di Redazione

Quanto costa la manutenzione di un’auto elettrica? È vero che non andrà mai in officina? L’indagine Manutenzione Auto elettrica e ibrida confronta i piani di manutenzione ordinaria, e i costi da sostenere durante i primi 6 anni, di 40 auto tra Elettriche (EV), Ibride (HEV) e “tradizionali” (ICE). In questa pagina parliamo dei costi reali di manutenzione della Renault ZOE R90 a confronto con la Renault Clio benzina 0.9 TCe. Quale delle due richiede meno ore di manodopera? Quali sono i tagliandi più costosi e quali ricambi si sostituiscono nei primi 6 anni sulle auto elettriche e a combustione interna? Ecco le differenze più eclatanti emerse dai piani di manutenzione ufficiali delle Renault ZOE e Clio benzina raffigurati anche nell’infografica in basso. Qui invece puoi consultare i costi di tutte le altre auto elettriche e ibride rispetto ai modelli equivalenti tradizionali. Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

I ricambi da sostituire

A ripresentarsi con frequenza nei tagliandi annuali della Clio 0.9 TCe benzina è chiaramente la sostituzione di olio e filtri nei 6 anni di riferimento, che tiene l’auto in officina per più tempo. Anche la Clio come molte altre auto tradizionali non può fare a meno del kit distribuzione e rulli nuovi dopo qualche anno; l’intervento che richiede più ore e costi di manutenzione. Mentre la Renault ZOE è una delle poche elettriche che ha bisogno della batteria di servizio da 12V nuova dopo i primi 3 anni, ma come la Nissan Leaf cambia il liquido di raffreddamento molto prima della Clio.

Quante ore in officina

Guardando l’infografica qui sotto salta subito all’occhio che il costo della manutenzione ordinaria della Clio è doppio rispetto alla ZOE. La sostituzione della cinghia servizi sulla Clio è una spesa che pesa sul costo del 6^ tagliando, il più caro, (da 463 euro) che ferma l’auto per 2,8 ore in officina. La Renault Clio però cambia anche il liquido dei freni dopo 4 anni; è il motivo che porta il costo del 4^ tagliando a 304 euro.  La Renault ZOE invece si ferma in officina per appena 0,2 ore nel tagliando meno impegnativo, il più veloce di tutte le auto elettriche dell’indagine (1^ anno – costo 59 euro). Ma al 5^ anno la sostituzione del liquido di raffreddamento richiede 2 ore di MDP (costo tagliando 147 euro), mentre al tagliando più caro (3^ anno) il cambio batteria 12V costa 213 euro e porta via poco più di un’ora. Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Sintesi

Renault ZOE R90 (EV)
– Ore MDP totali: 5,5 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 675 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 112 euro
– Frequenza tagliando: 1 anno
– Intervallo km tagliando: 30 mila km

Renault Clio 0.9 TCe (ICE)
– Ore MDP totali: 8 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 1339 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 223 euro
– Frequenza tagliando: 1 anno
– Intervallo km tagliando: 30 mila km

Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

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Renault: noleggio auto elettrica agevolato a chi acquista un casa “green”

di Redazione

Renault, in attesa di valutare la proposta ricevuta ieri da FCA, ha dato vita ad un’interessante iniziativa. Entra a far parte di un programma per la promozione di stili di vita più ecosostenibili. Con il gruppo immobiliare Kaufman & Broad, infatti, ha avviato al progetto Feel Wood. Prevede, per chiunque acquisti una casa a basso impatto ambientale nella cittadina francese di Villepreux, vicino a Versailles, sarà possibile noleggiare una Zoe a tasso agevolato.

RATA BASSA E BATTERIE INCLUSE

Nello specifico, chi acquista un’abitazione a basso impatto ambientale parte del programma Feel Wood può avere una Renault Zoe in allestimento Life a 90 euro al mese. Il finanziamento, della durata di 37 mesi. Comprende anche le batterie, con garanzia a vita. L’iniziativa garantisce così un risparmio netto di 60 euro al mese rispetto ai normali canoni di locazione della vettura francese.

COLONNINE COMPRESE

Grazie alla detrazione per il bonus ecologico e al contributo messo a disposizione dalla stessa Kaufman & Broad, inoltre, il contributo iniziale per accedere al noleggio della Renault Zoe sarà di soli 1.000 euro anziché 6.000. E non è tutto. Perché proprio per favorire la diffusione e il corretto utilizzo delle auto elettriche, tutti i garage delle abitazioni del programma Feel Wood saranno dotati di wallbox per la ricarica.

L’ELETTRICO “FACILE”

Grazie a tutte queste iniziative Renault spera di accelerare la diffusione delle auto a zero emissioni e, più in generale, di stili di vita a minor impatto ambientale. Lo ha spiegato lo stesso Gilles Normand, direttore della Divisione Veicoli Elettrici della Casa francese. “Il Gruppo Renault si prefigge l’obiettivo ambizioso di rendere la mobilità elettrica accessibile a tutti. Siamo felici di contribuirvi ancora una volta. Oggi grazie alla partnership che abbiamo stretto con Kaufman & Broad. Questa prima applicazione concreta dimostra l’importanza di andar oltre al semplice veicolo per costruire soluzioni accessibili e facili da vivere intorno al veicolo elettrico”.

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FCA e Renault: da Torino la proposta di una partnership al 50%

di Redazione

Nelle scorse settimane le voci su una possibile alleanza tra FCA e Renault hanno preso sempre più piede. Da una parte lo stallo nella trattativa tra il gruppo torinese e PSA. Dall’altro gli incontri tra John Elkann e Emmanuel Macron (Renault per il 15% è statale). I segnali sembravano chiari. Oggi Mirafiori rompe gli indugi e rende noto il contenuto della lettera mandata ai vertici della Casa francese. In sintesi, si propone una fusione tra le due aziende in una nuova società in cui i rispettivi marchi entrino alla pari. Ciascuno con il 50% di quote.

IL LATO “FRANCESE” DELL’ALLEANZA

La lettera di FCA arriva a Parigi proprio mentre è in corso il consiglio di amministrazione Renault. La Casa francese è già parte di un’alleanza con Nissan e Mitsubishi e non sta attraversando un momento particolarmente roseo. Dopo l’arresto di Carlos Ghosn per appropriazione indebita, infatti, l’intero gruppo è stato costretto a riorganizzare i vertici aziendali e a far fronte a una contrazione delle vendite che proprio nell’uscita di scena dell’ex “numero uno” trova una delle cause. Sorti commerciali a parte, la cosiddetta Alleanza vede Renault possedere il 44,3% di Nissan e Nissan possedere il 15% di Renault. In tempi più recenti Nissan ha acquistato il 34% delle azioni Mitsubishi, portando anche questo marchio all’interno del gruppo. Tra le partecipazioni minori, anche quella di Daimler, che possiede il 3,1% delle azioni dell’Alleanza.

LA NASCITA DI UN MEGA-GRUPPO

FCA, dal canto proprio, sta cercando da un po’ di tempo un partner per affrontare la transizione verso l’elettrificazione che sembra vederla un po’ in ritardo rispetto ad altri concorrenti. Dopo la vendita di Magneti Marelli e l’acquisto di crediti puliti legati alle emissioni di CO2 da Tesla, questa mossa sembra un bel passo in avanti. Permetterebbe alla Casa di condividere pianali, tecnologie e componenti per la creazione di nuovi modelli. Dalle comunicazioni ufficiali delle due Case si legge anche che la nuova holding alla pari, con sede in Olanda e quotata a Milano, Parigi e New York, permetterebbe una più capillare diffusione su tutti i mercati, con una gamma prodotti più articolata, moderna e competitiva. Si stima che l’eventuale fusione porterebbe alla nascita del terzo più grande costruttore automobilistico al mondo. Con 8,7 milioni di vetture prodotte all’anno, infatti, la holding si piazzerebbe subito dietro Toyota e Volkswagen.

LAVORO GARANTITO

Dando comunicazione della proposta a Renault, FCA ci tiene a sottolineare come l’operazione non avrebbe ripercussioni negative sui livelli occupazionali. La fusione non solo non si ripercuoterebbe sulle attività dei singoli stabilimenti, che proseguirebbero con l’attuale divisione dei compiti almeno nella fase iniziale. Non solo: promuoverebbe il nascere di nuove opportunità grazie alla condivisione di piattaforme, motori e tecnologie secondo un piano di collaborazione che arriverebbe a compimento nei prossimi sei anni.

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Renault Megane, arriva il nuovo 1.7 Blue dCi

di Redazione

Quello attuale non è di certo il periodo più roseo per i motori Diesel. Tuttavia, c’è chi continua a puntarci come Renault. La casa Francese, infatti, ha recentemente allargato la gamma di motori Diesel per la Renault Megane con il nuovo 1.7 Blue dCi. Un propulsore da 150 CV che promette ottime percorrenze medie.

POTENTE QUANTO BASTA

Il nuovo 1.7 Blue dCi della Renault Megane è un quattro cilindri sovralimentato tramite un turbocompressore. La potenza che è in grado di raggiungere si attesta a 150 CV. La coppia massima, invece, è di 340 Nm. Un dato particolarmente interessante vista la cubatura del propulsore. Inoltre, il picco di coppia è già disponibile a 1.750 giri. Un regime piuttosto basso che dovrebbe quindi assicurare un’ottima fluidità di marcia.

OLTRE 20 KM/L

Il nuovo  1.7 Blue dCi della Renault Megane, viene abbinato alla trasmissione EDC. Un automatico a doppia frizione e sei rapporti. Ottime le percorrenze medie dichiarate (secondo il nuovo standard WLTP). Secondo Renault, la nuova Megane 1.7 Blue dCi è in grado di percorrere fino a 21,3 km con un litro di gasolio. I prezzi per il mercato italiano non sono ancora stati comunicati. Tuttavia, in Francia, la Megane a cinque porte con il nuovo 1.7 Diesel viene venduta a un prezzo di 32.800 euro. La versione Sporter, ovvero station wagon, parte invece da 33.800 euro.

LIMITED ANCHE LA WAGON

Un’ulteriore novità lanciata in concomitanza con il nuovo Diesel  1.7 Blue dCi, è l’arrivo della serie speciale Limited su tutta la gamma Renault Megane. Quindi, anche sulla Sporter. Questa è caratterizzata dalla presenza dei cerchi in lega da 17 pollici, il sistema di mantenimento di carreggiata e il riconoscimento della segnaletica stradale.

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Renault a guida autonoma, primi test pubblici a Parigi-Saclay

di Redazione

E’ stato inaugurato ieri, mercoledì 15 maggio, il “Paris-Saclay Autonomous Lab”. In occasione del forum dell’innovazione Spring 2019. Si tratta di un progetto promosso dal Gruppo Renault, il Gruppo Transdev, l’IRT SystemX, l’Istituto VEDECOM e l’Università Paris-Saclay. Il suo obiettivo è quello di sviluppare nuovi servizi di mobilità a guida autonoma a Paris-Saclay. Un polo scientifico a una ventina di chilometri da Parigi.

OTTIMIZZAZIONE DEI TRASPORTI

Nel progetto è previsto un servizio di trasporto collettivo notturno su corsia riservata con una navetta a guida autonoma Transdev-Lohr i-Cristal. Questa effettuerà quattro fermate all’interno del polo scientifico utilizzando una corsia preferenziale e coprendo un percorso di circa sei chilometri. Tale servizio ha lo scopo di integrarsi con l’offerta di trasporto pubblico esistente. Il tutto concedendo ai cittadini francesi una continuità estendendone il servizio e ottimizzando le infrastrutture. Il servizio, infatti, sfrutta le stesse corsie degli attuali mezzi pubblici in uso. E sarà attivo dalle 00.30 alle 3.00. A questo si associa un servizio diurno svolto da un prototipo di Renault Zoe Cab, attivabile su chiamata.

PROVE GENERALI

Attraverso la app Marcel dedicata, sarà possibile chiamare in tempo reale o prenotare il veicolo. Questo si recherà autonomamente nel punto segnalato dall’utente. Lungo il percorso, il veicolo potrà effettuare soste intermedie per far salire un altro utente. Questo solo se anche lui ha necessità di fare lo stesso percorso. L’obiettivo di questo esperimento è quello di capire la fattibilità di un progetto del genere su larga scala. Valutando l’efficienza tecnologica del servizio e il modo in cui questo interagisce con il traffico.

TUTTO SOTTO CONTROLLO

Per assolvere a questo inedito servizio, sono stati messi a punto due mezzi speciali. Renault Zoe Cab e Transdev-Lohr i-Cristal. Si tratta di due veicoli elettrici dotati di diversi sistemi di guida autonoma. Sensori GPS, Lidar, telecamere, una centrale inerziale e, ovviamente, un software di guida autonoma. Nonostante i veicoli siano concretamente in grado di muoversi da soli, sono comunque costantemente supervisionati. Nella fermata di Massy è presente un centro di controllo. Ogni veicolo, inoltre, si muove con a bordo un autista pronto a intervenire in caso di emergenza.

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Dieselgate Renault: spunta un nuovo dossier contro il 1.6 dCi

di Redazione

Era la fine del 2016 quando anche Renault fu investita dallo scandalo Dieselgate. Portò al richiamo di 15.000 vetture. Per la Casa francese il motore incriminato era il 1.6 dCi nelle due configurazioni da 130 e 160 CV. Il quattro cilindri, propulsore chiave nell’offerta Renault per diffusione e dati di vendita, era stato sviluppato all’interno dell’alleanza con Nissan e in collaborazione anche con il gruppo Daimler. Oggi il quotidiano Le Monde parla di nuove prove contro Renault. Ma andiamo con ordine.

LE ACCUSE DEL 2016

Tutto ebbe inizio più di tre anni fa, quando la Direzione Generale della Concorrenza, dei Consumi e della Repressione delle frodi (DGCCRF) accusò Renault. Secondo quanto riportato nel rapporto consegnato allora alla magistratura, la DGCCRF sospettava che Renault adottasse un software truccato che modificava il funzionamento del motore durante i test antinquinamento. In particolare, questo software era in grado di ridurre drasticamente le emissioni di ossidi di azoto (NOx) proprio durante le sole fasi di omologazione. Secondo l’accusa, anche a seguito di perquisizioni compiute nella sede della Casa il 7 gennaio 2016, esisterebbero addirittura delle mail interne in cui si parlava di sistemi antinquinamento in grado di azionarsi solo durante i test di omologazione.

LE CONFERME DEL 2017

Nell’ottobre del 2017 i magistrati ordinarono all’Istituto Superiore dell’automobile e dei trasporti (ISAT) di effettuare una seconda serie di test per confermare la presenza di un dispositivo elettronico fraudolento. L’ISAT effettuò nuove rilevazioni su Captur e Clio IV e concluse che esisteva in effetti un dispositivo di contenimento delle emissioni che si adattava alla procedura di omologazione e che si comportava in modo diverso durante la guida in condizioni reali.

NIENTE TRAPPOLA NOX SOTTO I 50 KM/H

Gli esperti dell’ISAT sono andati oltre e hanno analizzato il funzionamento del software modificato nei dettagli. Ecco i risultati. A quanto pare la valvola EGR e la trappola NOX, o sistema SCR, funzionano solo in condizioni “ideali”. La prima solo all’interno di un range di temperatura preciso. In inverno, o nei mesi più caldi, quindi, la valvola EGR smetteva di essere operativa. La trappola NOX, invece, non interveniva al di sotto dei 50 km/h. Questo in condizioni reali. Perché durante i test omologativi queste “limitazioni” erano disattivate. A tutto vantaggio dell’efficienza e del contenimento delle emissioni.

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Daimler: il taglio di 6 miliardi e il futuro senza Nissan-Renault

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz costretta ad una massiccia ristrutturazione. Secondo i media il colosso dell’auto tedesco si prepara ad una stretta alle voci di spesa. Allo studio tagli per circa 6 miliardi di euro dopo dopo il calo dei profitti dovuto ai dazi e alle spese per gli investimenti in elettrificazione e guida autonoma. Anche la divisione Daimler Trucks sarebbe interessata dalle misure di austerity che puntano a recuperare 2 miliardi di euro. Il nuovo Ceo Ola Kaellenius si prepara anche a misure straordinarie nei confronti dei dipendenti, con i più informati che parlano di 10.000 posti a rischio. Entro la fine dell’anno Mercedes-Benz dovrebbe anche annunciare l’addio alla alleanza commerciale con il gruppo Renault-Nissan. Tutti i dettagli.

AUSTERITY IN VISTA

Daimler sta cercando di recuperare circa 6 miliardi di euro all’interno del suo bilancio. Entro il 2021 l’azienda starebbe lavorando ad un programma di austerity per risparmiare sui costi e aumentare i guadagni. Come precisano da Manager Magazine l’azienda non ha commentano l’indiscrezione ma è molto probabile che queste decisioni sarrano annunciate a maggio. Per quella data entrerà in carica il nuovo Ceo di Daimler Ola Kaellenius al posto dell’attuale Dieter Zetsche. Lo scorso febbraio Daimler aveva affermato che avrebbe messo in campo tagli ai costi dopo che il profitto operativo era calato del 22% a fine 2018. A pesare la guerra commerciale con gli Usa di Trump e soprattutto l’aumento dei costi per lo sviluppo delle auto elettriche. Daimler prevede inoltre di azzerare le sue emissioni entro il 2040. Si tratta di un obiettivo difficile e costoso perché coinvolge la catena di produzione e tutti i fornitori.

CAMBIARE ROTTA

Altre grane per Mercedes-Benz arrivano dagli Usa. Circa 30.000 auto prodotte nello stabilimento di Tuscaloosa hanno problemi di elettronica che stanno richiedendo tempo e soldi. Secondo alcune stime il ritardo nella produzione a Tuscaloosa ha creato nei bilanci un buco da circa 2 miliardi di euro. Questo potrebbe comprimere i guadagni del primo trimestre del 2019 pesando fino a 500 milioni di euro. Si tratta di cifre non certe perché Daimler dovrebbe rilasciare il prossimo 26 aprile i dati ufficiali relativi al primo trimestre. Si parla anche di tagli in arrivo sul fronte dipendenti. Daimler sarebbe pronta a ridurre il suo organico di 10.000 unità. In questo caso possiamo pensare ad una operazione simile a quelle che hanno in programma altri brand. Con le auto elettriche che richiedono meno forza lavoro le case spingono su pensionamenti e uscite volontarie.

ALTRE MISURE

Per intervenire sulle spese correnti il nuovo Ceo Kaellenius metterà anche mano al capitolo alleanze. E’ probabile che non rinnoverà i progetti in piedi con l’alleanza Renaul-Nissan. Attualmente ci sono molti punti che rimangono poco chiari ma è probabile che Daimler non continuerà ad investire nei progetti comuni. Attualmente tra i prodotti più significativi nell’ambito dell’accordo di cooperazione tra le aziende troviamo il pick-up Mercedes-Benz X-Class derivato dalla Nissan Navara. C’è anche la piccola Smart For Four che è prodotta nella stessa linea che assembla la citycar Renault Twingo. A ben guardare è di pochi giorni fa la notizia secondo cui Mercedes-Benz starebbe per spostare la produzione della Smart in Cina.

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Renault City K-ZE: ecco la nuova crossover elettrica

di Redazione

Quello di Shanghai è il salone più grande del mondo. Normale, quindi, che rappresenti l’occasione ideale per svelare numerose novità. Soprattutto se queste novità riguardano in qualche modo il mercato asiatico. Renault, ad esempio, ha svelato la nuova crossover compatta City K-ZE, piccola cinque porte elettrica. L’auto sarà interamente prodotta in Cina, dove entrerà sul mercato entro fine anno. Nelle intenzioni della Casa, però, in futuro sarà destinata anche ad altri mercati, inclusi quelli europei.

DIVERSI SISTEMI DI RICARICA

La nuova Renault City K-ZE monta un motore elettrico alimentato da una batteria da 26,8 kWh. Ha un’autonomia di 271 km nel ciclo NEDC. Renault ha previsto diversi metodi di ricarica, dalle prese di casa con corrente da 220 Volt (necessarie quattro ore per la ricarica completa) alle colonnine di ricarica rapida (80% di ricarica in 50 minuti). La Casa francese l’ha anche dotata di dispositivi che consentiranno la ricarica anche grazie a sistemi che sono ancora in fase di sviluppo. L’auto, quindi, sarà compatibile con gli standard di ricarica odierni e futuri presenti nelle varie aree del mondo. Il motore, con 45 CV e 125 Nm di coppia, regala al veicolo un’accelerazione 0-60 km/h in 7″ e una velocità massima di 105 km/h. Le dimensioni sono quelle di un piccolo SUV: 3,735 mm di lunghezza, 1,559 di larghezza e 1,579 mm di altezza, con un bagagliaio che ha una capacità di 300 litri.

AL RIPARO DA INCIDENTI E INQUINAMENTO

La crossover francese sarà dotata di avanzati sistemi di assistenza alla guida. Renault ha pensato anche alla salute dei passeggeri. Il climatizzatore infatti è dotato di un filtro che intercetta le polveri sottili dannose (fino a PM 2.5) presenti all’esterno, impedendogli di entrare nell’abitacolo. Il sistema di filtraggio sarà eventualmente attivato nel caso in cui un sensore interno all’auto rilevi alte concentrazioni di polveri sottili nell’aria. Sempre all’interno del veicolo, inoltre, si troverà uno schermo da 8 pollici, posto al centro della plancia, per gestire il sistema di infotainment e il dispositivo di controllo della ricarica, che si potrà comandare da remoto.

ASSEMBLATA IN CINA, VENDUTA NEL MONDO

La City K-ZE sarà prodotta in Cina, già durante l’anno in corso. Chi si occuperà dell’assemblaggio sarà la eGT New Energy Automotive, una joint venture tra il gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi e Dongfeng, impresa pubblica cinese tra i quattro maggiori produttori di auto del Paese orientale, con sede a Wuhan. Gli standard qualitativi e di sicurezza saranno all’altezza delle normative estere (in particolare quelle europee) per permettere una futura esportazione del veicolo verso il Vecchio Continente.

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