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Conversione patente estera conseguita prima dei 18 anni: ok dal MIT

di Raffaele Dambra

Conversione patente estera

La conversione di una patente estera prevede la sostituzione del documento di guida con uno italiano. La procedura è destinata ai conducenti che ottengono la residenza nel nostro Paese provenienti dall’UE, dagli altri paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e dalle nazioni extra-UE che hanno sottoscritto accordi di reciprocità con l’Italia. Si tratta di disposizioni note già da tempo, la novità degli ultimi giorni riguarda invece una circolare del MIT che ha chiarito la problematica relativa alla conversione delle patenti di guida estere conseguite in età inferiore a quella richiesta dalla normativa italiana.

CONVERSIONE PATENTE ESTERA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: LA PROBLEMATICA

Il quesito che si stavano ponendo numerosi uffici della Motorizzazione Civile adibiti alla conversione della patente estera in Italia era infatti il seguente: un documento di guida, poniamo per esempio una patente B per condurre le automobili, conseguito in un Paese estero in età inferiore a quella richiesta dalle nostre leggi (come nel Regno Unito e in Irlanda, dove si può prendere la patente B già a 17 anni), si può convertire in una patente italiana, dove invece l’età minima parte dai 18 anni? In altri termini, un conducente regolarmente patentato a 17 anni perché la normativa del suo Paese lo permette, può ottenere l’equivalente documento di una nazione che al contrario ne richiede 18?

PATENTE ESTERA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: È VALIDA IN ITALIA A CERTE CONDIZIONI

A questo interessante quesito ha risposto il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture con la circolare 34454 del 7/11/2019, precisando che “non sussiste alcun impedimento alla conversione delle patenti di guida estere conseguite in età inferiore a quella richiesta dalla normativa italiana”, a prescindere dalla provenienza (UE, SEE ed extra-UE). Tuttavia è necessario che “alla data di presentazione della domanda, il richiedente abbia compiuto l’età minima richiesta in Italia per l’emissione della specifica categoria di patente da rilasciare e che, ovviamente, non esistano altri motivi ostativi”. In pratica un cittadino irlandese che ha conseguito la patente B nel suo Paese a 17 anni, una volta trasferitosi in Italia può tranquillamente sostituire il documento di guida con uno italiano ma solo dopo aver compiuto 18 anni, l’età minima prevista da noi.

CONVERSIONE PATENTE ESTERA IN ITALIA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: ALTRE INDICAZIONI

La circolare del MIT ha stabilito inoltre che la data di ‘primo rilascio’ da riportare sul documento di guida italiano resta comunque quella del conseguimento del documento all’estero, anche se a suo tempo il conducente non aveva ancora compiuto l’età minima richiesta in Italia. E che la data di primo rilascio dev’essere ritrascritta sulla patente a ogni sostituzione o cambio. Il Ministero ha comunque puntualizzato che quanto stabilito con la nuova circolare non può automaticamente applicarsi ai casi palesemente incongruenti, ad esempio per richieste di conversione di patente B estera conseguita all’età di 14 o 15 anni. Nell’ipotesi, si dovranno effettuare specifici approfondimenti presso le competenti autorità.

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Patente a 18 anni: i problemi più frequenti di chi inizia a guidare l’auto

di Donato D'Ambrosi

La patente a 18 anni è da sempre il trampolino verso l’indipendenza e tradizionalmente un percorso ad ostacoli con i problemi classici da neopatentati. L’ostacolo maggiore non è prendere la patente, ma tutto ciò che viene dopo, quando ci si mette al volante. Un’indagine italiana infatti rivela che il 71% dei candidati riesce a prendere la licenza di guida entro i 21 anni. A prescindere dall’età, tutti si ritrovano ad affrontare paure e difficoltà da neopatentati. Ecco quelle più diffuse per chi ha preso la patente da poco.

LA PATENTE AUTO SUBITO, MA PER SVAGO

Un’indagine di Autoscout24 ha sondato tra i giovani automobilisti qual è il loro rapporto con l’auto e la patente di guida. Per il 71% degli intervistati superare l’esame di guida non è un problema, l’8% rimanda per una questione di costi e il 6% invece è stato bocciato almeno una volta. Il motivo per cui si prende la patente è ben lontano da necessità di lavoro: una conquista personale (46%), servizi o commissioni (42%) e la possibilità di viaggiare (41%).

IL PARCHEGGIO SPAVENTA I NEOPATENTATI PIU’ DEGLI INCIDENTI

Oltre la metà dei giovani neopatentati intervistati (58%) si dichiara molto sicuro di sé. Una buona parte invece soffre di attacchi d’ansia o ha dovuto affrontare preoccupazioni al volante (30%). Al primo posto delle fobie più frequenti c’è la paura di non riuscire a parcheggiare (28%), poi il traffico (22%) e la paura di investire i pedoni e causare incidenti (19%).

LA PATENTE AUTO SUBITO NON DA’ ABBASTANZA SICUREZZA

Guidare da soli in auto disturba il 17% dei neopatentati, quasi quanto trasportare altri passeggeri e metterli in condizione di pericolo (15%) e guidare in autostrada (14%). Chi ha preso da poco la patente ha anche la paura di perdersi (8%) e di guidare in condizioni climatiche avverse (7%). Non riconoscere la segnaletica ed essere multati spaventa il 6% dei giovani, cosa abbastanza grave dopo aver superato l’esame teorico e pratico.  Per il 5% guidare di giorno sarebbe meglio, visto che le condizioni visive e di illuminazione possono influenzare la tranquillità nella guida.

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IVA autoscuole: la Commissione UE salva le scuole guida?

di Donato D'Ambrosi

Autoscuole sciopero

L’IVA autoscuole al 22% sulle patenti è un rischio già smentito dal Ministero dell’Economia: sono salve le patenti già conseguite fino al 2019. Mentre il legislatore lavora a una norma ad hoc per fare chiarezza sul pagamento dell’IVA arretrata sulla patente, il parere Commissario uscente agli Affari economici supporta le fila delle autoscuole. Così l’UNASCA replica sul possibile aumento del costo patente e il pagamento dell’IVA arretrata.

IVA ARRETRATA, AUTOSCUOLE SALVE?

La Commissione europea è a conoscenza del problema IVA patenti in Italia, ha una sua proposta di riforma delle norme in materia di IVA che non include le lezioni di scuola guida tra i beni soggetti ad aliquota IVA, riconosce la piena libertà per gli Stati membri di organizzare la formazione alla guida. Sono questi i tre capisaldi della risposta che mercoledì 9 ottobre il Commissario uscente agli Affari economici Pierre Moscovici ha dato a un’interpellanza dall’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega) in tema di IVA sulle patenti.

SULL’IVA PATENTE DECIDE LO STATO MEMBRO

Questi elementi – dichiara Emilio Patella, Segretario nazionale Autoscuole UNASCA – aprono la strada a una profonda revisione della Risoluzione 79/E dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre scorso, con la quale si è introdotta l’aliquota l’IVA al 22% sulle prestazioni didattiche delle autoscuole. Questo perché le parole di Moscovici confermano quanto espresso e rappresentato dalle associazioni di categoria ai ministri Roberto Gualtieri e Paola De Micheli, e a tutte le forze politiche, nelle scorse settimane. L’organizzazione della formazione e l’assoggettabilità all’IVA dipendono da decisioni nazionali, e il Legislatore italiano ha da molti anni attribuito alle autoscuole un ruolo professionale specifico nel percorso formativo alla guida, nella diffusione dell’educazione stradale e della sicurezza stradale”.

REPLICA UNASCA SULL’IVA ARRETRATA

Auspichiamo – conclude il Segretario nazionale delle Autoscuole UNASCA Emilio Patella – che questo pronunciamento che Moscovici fa a nome della Commissione europea rappresenti un definitivo impulso perché il Legislatore italiano dia una risposta immediata e cancelli l’IVA arretrata, confermi la specialità didattica delle prestazioni rese dalle autoscuole italiane che ne ha sin qui determinato la legittima esenzione dall’imposta. La battaglia non è finita, quello che è certo è che la Commissione ci dà motivi per continuare a opporci all’Agenzia delle Entrate e sollecitare la politica per una soluzione duratura”.

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Patente revocata a vita per incidente con omicidio stradale

di Donato D'Ambrosi

La patente revocata è una conseguenza di una violazione molto grave del codice della strada o della mancanza dei requisiti psico-fisici del titolare. Se stai cercando informazioni sulla patente revocata per omicidio stradale, l’incidente stradale provocato da un’auto dei Carabinieri è costato la revoca della patente a vita al conducente dell’auto. Si tratta di una sentenza (in udienza preliminare) destinata cambiare la giurisprudenza sulla revoca della patente, che normalmente si può riprendere dopo alcuni anni. Mentre con questa sentenza il colpevole dell’incidente non potrà più guidare un’auto.

L’INCIDENTE STRADALE E LA PATENTE REVOCATA A VITA

Il fatto che l’incidente stradale tra una moto e un’auto abbia coinvolto una volante dei Carabinieri non ha comportato attenuanti. Anche perché in questo caso la manovra pericolosa del militare è avvenuta in una strada a senso unico. Una serie di concause che hanno spinto i giudici a condannare il militare per omicidio stradale con revoca della patente a vita. Una sentenza senza precedenti che riguarda un militare responsabile di guida pericolosa in servizio.

L’OMICIDIO STRADALE E LA REVOCA PERMANENTE DELLA PATENTE

Mentre era al volante dell’auto di servizio, l’auto dei Carabinieri avrebbe fatto una svolta a sinistra senza dare la precedenza di fronte. Inoltre, la manovra pericolosa, definita così dai giudici, è avvenuta in una strada dove l’auto poteva procedere solo dritto. Nell’incidente provocato dall’auto dei Carabinieri, il motociclista che proveniva dal senso opposto ha perso il controllo frenando ed è finito a terra. Le conseguenze dell’incidente non hanno lasciato scampo al motociclista che è morto dopo qualche giorno dal ricovero. Elementi che i giudici hanno usato per pronunciare la condanna a 18 mesi di reclusione per omicidio stradale con patente revocata a vita.

PATENTE REVOCATA PER 2 ANNI O A VITA

I casi comuni in un cui può avvenire la revoca della patente (art. 219 CdS), con la cancellazione della patente sono vari:

– Assenza di requisiti psico-fisici;
– Inidoneità alla guida;
– Guida con patente sospesa;
– Contromano su strade extraurbane o autostrade;
– Guida in stato di ebbrezza o alterato su mezzi superiori a 3,5t;
– Recidivo alla guida di un’auto a 60 km/h oltre il limite;
– Recidivo alla guida in stato di ebbrezza (oltre 1,5 g/l) o alterato per stupefacenti

In tutti questi casi può essere revocata la patente, tuttavia il titolare può ottenere una nuova patente dopo 2 o 3 anni in base al tipo di violazione. Un caso senza precedenti è invece quello della revoca della patente permanente per omicidio stradale in cui non c’era né sospensione e ne guida in stato psico-fisico alterato.

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IVA Patente 2020: chi dovrà pagare la tassa

di Donato D'Ambrosi

Pagare l’IVA sulla patente è il timore acceso dalla recente sentenza della Corte di giustizia europea. Una richiesta che ha mandato in tilt il programma di esami, saltati per protesta delle autoscuole coinvolte. In ballo ci sono circa 500 mila euro di tasse non dovute dal 2014 per ogni autoscuola, che l’Unione europea impone all’Italia. Chi dovrà realmente pagare l’IVA retroattiva sulle patenti? Cosa succederà se l’Italia si rifiuta di rispettare la sentenza della Corte europea? Intanto il Ministero dell’economia sta imbastendo un provvedimento “anti-IVA” e chiarisce chi dovrà pagare l’IVA sulla patente.

PATENTE NON PIU’ ESENTATA DAL PAGAMENTO IVA

Il pesce grande mangia il pesce piccolo, quello dell’IVA sulle patenti sembrerebbe un copione all’italiana con l’Europa alla regia. Ma il fatto è scottante e rischia di diventare un pericoloso boomerang per l’Italia, come annuncia Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore su Twitter (sotto). Se è vero che il viceministro dell’Economia Misiani ha rassicurato chi ha già conseguito la patente senza pagare l’IVA, bisognerà vedere come la prenderà l’UE alla notizia che l’Italia passerà sopra la sentenza.

LE IPOTESI SUL PAGAMENTO IVA PATENTE DAL 2020

Come è stato anticipato, infatti, l’esenzione al pagamento dell’IVA retroattiva sulle patenti potrebbe essere inserito nella Manovra economica 2020. E’ prevedibile che chi ha conseguito la patente entro il 2020 non dovrà pagare alcuna imposta non dovuta. Ma c’è anche l’ipotesi che una legge ad hoc sia promulgata entro la fine dell’anno. Quindi, come prassi, l’eventuale pagamento dell’IVA sulla patente sarà considerato dall’entrata in vigore della legge. Una cosa certa è che, se gli Stati membri non storceranno il naso davanti all’inosservanza italiana sul pagamento IVA patente, non dovrebbero nascere contenziosi con i contribuenti. Chi invece conseguirà la patente dal 2020 in poi potrebbe dover pagare l’IVA, probabilmente anche maggiorata rispetto all’aliquota attuale, si vedrà nella prossima legge di bilancio.

CHI DOVRA’ PAGARE L’IVA PATENTE SECONDO IL MINISTERO

La situazione paradossale che si è creata sulle scuole guida deriva da una sentenza di marzo 2019 della Corte di giustizia UE, – ha dichiarato Misianiche ha stabilito che questi servizi non possono essere IVA esenti. Sul futuro vale la sentenza comunitaria. Sul passato vogliamo evitare che le scuole guida debbano chiedere ai clienti degli ultimi 5 anni di versare un’imposta (IVA) che all’epoca non era dovuta.” Ma c’è sempre il rischio di infrazione UE ed è anche bello grosso. Per capire quanto, basta pensare che “il conto” della risoluzione della Corte europea ammonta a 110 mila euro per ogni anno. Secondo UNASCA (Unione nazionale Autoscuole Studi Consulenza Automobilistica) su ogni autoscuola sarebbe un buco di oltre 500 mila euro complessivi.

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Autoscuole: sciopero contro l’aumento dell’Iva al 22% sulle patenti

di Raffaele Dambra

Autoscuole sciopero

Mercoledì 18 settembre 2019 si preannuncia una giornata difficile per chi deve sostenere l’esame di guida. Unasca e Confarca, due associazioni di categoria a cui aderiscono buona parte delle autoscuole, hanno infatti indetto uno sciopero per protestare contro l’annunciata introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti. Introduzione stabilita dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 79 dello scorso 2 settembre (scaricabile in fondo all’articolo), per adeguarsi alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea. Secondo cui le lezioni di scuola guida, che finora non erano soggette al pagamento dell’Iva in quanto equiparate all’insegnamento scolastico e universitario (che sono appunto Iva esenti), non potranno più godere di questo privilegio con effetto retroattivo di 5 anni (fino al 2014).

SCIOPERO AUTOSCUOLE 18 SETTEMBRE 2019: I NUMERI DELLA PROTESTA

Lo sciopero del 18 settembre 2019 coinvolgerà 3.500 autoscuole di tutta Italia aderenti a Unasca e Confarca, con rinvio sia delle lezioni che, cosa più importante, di eventuali esami di guida teorici e pratici già fissati. Viceversa le altre 3.500 autoscuole non associate saranno probabilmente aperte. “L’esenzione Iva per le scuole guida era in vigore fin dal 1972”, hanno dichiarato i rappresentanti delle due associazioni. “Ma adesso il cambio di regime fiscale sulle attività formative, deciso dall’Agenzia delle Entrate dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 marzo 2019 che nega che l’insegnamento delle autoscuole abbia gli stessi requisiti di scuole o università, ha introdotto l’imposta sul valore aggiunto anche sulle lezioni per la patente. Con l’ulteriore pretesa di chiedere l’integrazione delle dichiarazioni dei redditi sulle ultime cinque annualità fiscali aperte”.

AUTOSCUOLE: RECUPERO DELL’IVA RETROATTIVO FINO A 5 ANNI

In effetti l’aspetto più grottesco della vicenda è proprio questo. Non si tratta di un aumento da sancire ‘d’ora in poi’, ma, come detto, retroattivo fino a 5 anni fa. Significa che chi ha conseguito la patente di guida dal 2014 in poi sarà chiamato a pagare il 22% in più rispetto al prezzo già saldato (per una patente B che costa in media 700 euro, significa sborsare altri 154 euro). “Ma sarà difficile, se non impossibile, recuperare l’aliquota Iva sugli ex allievi che hanno pagato quanto pattuito secondo i listini degli anni scorsi quando vigeva per legge l’esenzione”, lamentano però Unasca e Confarca. “E poi temiamo le conseguenze sulla sicurezza stradale, con il calo drastico delle ore di guida degli allievi nel rapporto tra budget previsto e aumento delle tariffe delle autoscuole”. Insomma, un altro bel rompicapo come se non ne avessimo abbastanza…

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Patente bici e casco obbligatorio: nuove regole per ciclisti a New York

di Donato D'Ambrosi

Patente e casco obbligatorio per chi va in bici, sono le nuove regole annunciate da sindaco di New York per contrastare gli incidenti stradali. Due delle proposte che fanno già discutere, parte del più ampio piano da 58 milioni di dollari per la sicurezza dei ciclisti proclamato da Bill de Blasio. “Diciassette ciclisti sono morti a New York dall’inizio dell’anno. – Ha dichiarato de Blasio – Abbiamo deciso di stanziare 58 milioni di dollari per rafforzare la sicurezza dei ciclisti”. Per fortuna tra le idee di de Blasio non si parla di assicurazione sulle bici. Ma è così difficile accettare l’obbligo del casco in bici? A quanto pare si.

IL CASCO OBBLIGATORIO IN BICI PER COMBATTERE GLI INCIDENTI

Il piano per la sicurezza dei ciclisti a New York si basa fondamentalmente sulla realizzazione di piste ciclabili protette. Ma l’annuncio del sindaco di New York sull’obbligo del casco in bisi ha eclissato totalmente la rilevanza infrastrutturale del progetto. Al centro delle nuove regole annunciate da De Blasio c’è la distinzione delle corsie per bici e quelle per altri veicoli. Si partirà da Brooklyn, epicentro degli incidenti in cui sono morti più ciclisti.

LE PISTE CICLABILI PROTETTE A NEW YORK

La prima fase prevede la realizzazione di 30 miglia (circa 48 km) di piste ciclabili protette da barriere, evitando così i rischi delle piste ciclabili “aperte”.  Il piano per la sicurezza dei ciclisti prevede che entro il 2021 siano realizzate 90 miglia di piste. La parte del piano che ha ricevuto meno consensi è relativa al casco obbligatorio, spauracchio delle società di bike sharing. Secondo una portavoce di Citi Bike, tra i più grandi progetti di sharing, il nuovo obbligo non migliorerà la sicurezza dei ciclisti. I timori sono tutti nell’effetto disincentivante del casco e su come questo si rifletta sugli affari delle fiorenti società di bike sharing.

LE REGOLE IN BICI NON BASTANO, SERVE LA PATENTE

Alle critiche, il sindaco ha risposto che “dobbiamo pensare a ciò che è sicuro per le persone”. All’obbligo del casco in realtà si aggiunge anche la patente per bici. Un’idea che spesso è finita in disegni di legge mai approvati, ma non è mai andata oltre le regole che esistono già. Bisogna ricordare che anche le bici come altri mezzi di trasporto senza motore devono sottostare a un regolamento di circolazione ben preciso, vedi i monopattini elettrici a Milano. Peccato che spesso si arriva in sella alla ricerca di spensieratezza e con un approccio più ludico, friendly e non di rado “sregolato”.

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Costo patente aumenta con IVA: chi e quanto deve pagare d’imposta

di Redazione

La sentenza della Corte di giustizia europea del 14 marzo 2019 (nella causa C-449/17) fa aumentare i costi della patente. Infatti, per adeguarsi alla decisione dei giudici, l’Agenzia delle entrate ha emanato una risoluzione (la numero 79 del 2 settembre 2019) che fa lievitare la spesa per prendere la patente: le lezioni in autoscuola diventano più care. Si deve aggiungere l’IVA del 22%.

CHI PAGA? 

A pagare, sin da ora, devono essere le autoscuole e le agenzie. È però chiaro, come sempre, che le stesse scuole guida molto probabilmente faranno crescere del 22% i prezzi: caricano sul cliente la maggiorazione, su tutti quelli che intendono conseguire la licenza di guida. In più, le scuole guida contatteranno i vecchi allievi che, negli ultimi 5 anni, hanno preso la patente: questi patentati dovranno versare l’IVA del 22%, perché la risoluzione è retroattiva. Se invece le autoscuole non pagheranno l’IVA, saranno possibili accertamenti al fine di regolarizzare le operazioni in esenzione mediante dichiarazione integrativa.

PREZZI LIBERI

In regime di libero mercato, comunque, ogni autoscuola era e resta libera di praticare i prezzi che crede: il costo della patente varia a seconda della scuola guida. In una stessa zona della medesima città, possono esserci differenze notevoli. Indicativamente, tutto incluso, siamo attorno ai 700 euro per la patente B delle auto. Chiaramente, se il numero di lezioni di guida pratica aumenta, allora cresce anche la spesa complessiva. Idem nel caso in cui l’allievo venga bocciato una o più volte ai test teorici o alla prova pratica.

PATENTE CON IVA: LA LOGICA EUROPEA

Ma perché la sentenza dei giudici europei fa aumentare i costi della patente? Perché non c’è IVA per l’insegnamento scolastico o universitario. Niente IVA quindi in un sistema integrato di trasmissione di conoscenze e di competenze avente a oggetto un insieme ampio e diversificato di materie. Nessuna imposta se c’è approfondimento e sviluppo di queste conoscenze e competenze da parte degli allievi e degli studenti. Le lezioni di scuola guida sono un insegnamento specialistico diverso da quello scolastico o universitario: pertanto, si paga l’IVA.

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Anziani al volante: 5 errori più frequenti che causano incidenti

di Donato D'Ambrosi

Gli anziani possono guidare un’auto? Fino a che età una persona può guidare in sicurezza senza commettere errori e causare incidenti? A queste domande è difficile dare una risposta univoca, tant’è che più passano gli anni e più si avvicinano gli intervalli per il rinnovo della patente. Perché dopo i 70 anni bisogna rinnovare la patente ogni 3 anni e per gli over80 il termine scatta ogni 2 anni? Un’indagine dell’IIHS ha trovato una correlazione tra l’età avanzata dei conducenti e le cause più frequenti di incidenti stradali.

LE PATOLOGIE CHE AUMENTANO IL RISCHIO DI INCIDENTE

I riflessi rallentano, i sensi si indeboliscono e l’assunzione di particolari medicine non facilita la vita agli anziani al volante. Secondo l’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) in un sondaggio su 2500 intervistati, da 65 anni in poi decresce la capacità di guida per varie cause. Il diabete, l’artrite, una ridotta capacità visiva o impedimenti alla mobilità influenzano l’autonomia nei lunghi viaggi. Ma tra gli over65 più sinceri, l’età influenza anche la sicurezza di guidare di notte o sulla neve. Nel 2017, il 59% delle persone uccise in incidenti coinvolgono conducenti di età pari o superiore a 70 anni o passeggeri più anziani (13 %). Ma quali sono gli errori più frequenti degli anziani al volante e le situazioni di guida più rischiose legate alla ridotta capacità di condurre un veicolo?

DISTANZE E PRECEDENZE LE CAUSE PRINCIPALI

Gli incroci e i sorpassi sono statisticamente le situazioni di guida più rischiose per gli anziani al volante. Secondo l’IIHS, nel 2017 il 40% degli incidenti con più veicoli agli incroci coinvolgeva conducenti da 80 anni in su. Il doppio rispetto alla fascia d’età tra 16 e 59 anni. La mancata precedenza sembra l’errore più frequente commesso dagli anziani secondo i rapporti sugli incidenti. Ma non è solo questione di rispetto delle regole, quanto anche di difficoltà a percepire correttamente le distanze. Secondo uno studio nazionale, negli USA i conducenti over70 hanno più probabilità degli over50 di valutare erroneamente distanze e velocità delle altre auto.

LE DOTAZIONI DI SICUREZZA CHE AIUTANO GLI ANZIANI AL VOLANTE

Poi ci cono le menomazioni funzionali che limitano la mobilità degli arti inferiori o superiori. In questi casi gli impedimenti influiscono sulla probabilità di provocare incidenti nelle le situazioni di guida stressanti. Guidare a una certa età nel traffico per molto tempo, o svoltare a sinistra, fare un sorpasso o cambiare corsia, risultano azioni meno immediate per un anziano al volante. Ma oltre ad autoregolamentarsi, come possono proteggersi in auto gli anziani al volante? Le cinture di sicurezza con pretensionatore in caso di incidente sono molto più sicure rispetto a quelle classiche con arrotolatore. Secondo l’IIHS gli airbag laterali testa-torace riducono del 45% gli infortuni agli occupanti anteriori over70 negli impatti laterali (30% per i passeggeri da 13 a 49 anni). Un’auto dotata di ADAS e ausili alle manovre è una considerazione da non sottovalutare, a prescindere dall’età, mettendo magari da parte l’orgoglio e guardando di più alla sicurezza di guida.

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Patente: foglio rosa valido dopo 6 mesi anche senza certificato medico

di Raffaele Dambra

Patente foglio rosa

Attraverso una recente circolare il MIT ha comunicato di aver esteso la validità del foglio rosa della patente di guida a oltre 6 mesi, qualora ce ne fosse bisogno. L’intervento del Ministero si è reso necessario per tutelare quei candidati alla patente che, dopo aver superato l’esame teorico, non avevano potuto sostenere quelli pratici entro i limiti previsti (appunto 6 mesi) a causa di problemi burocratici non certo imputabili a loro. Con la beffa, unita al danno di rinviare a chissà quando il conseguimento della patente, di dover rifare la visita medica obbligatoria.

PATENTE E VALIDITÀ DEL FOGLIO ROSA

Com’è noto, e così come prevede l’articolo 122 del Codice della Strada, il cosiddetto ‘foglio rosa’, il documento provvisorio che consente le esercitazioni di guida su strada a chi ha superato l’esame di teoria, ha una validità di 6 mesi. Termine entro cui bisogna aver sostenuto anche gli esami pratici, con massimo due tentativi a disposizione. Una volta le norme che regolano il foglio rosa erano assai più severe, perché chi non riusciva a superare l’esame pratico nei tempi previsti doveva ricominciare dall’inizio l’intera trafila per prendere la patente. Adesso però le cose sono cambiate e non solo è previsto il rinnovo automatico del foglio rosa per altri 6 mesi se non si supera la prova pratica, ma dal 2016 c’è pure la possibilità di sostenere per una terza volta l’esame di guida senza dover rifare quello di teoria (però con l’obbligo di rifare la visita medica).

ESAME DI TEORIA DELLA PATENTE VALIDO DOPO 6 MESI: LE MOTIVAZIONI

E quindi, se già era previsto il rinnovo automatico del foglio rosa, in cosa consistono esattamente le novità introdotte dal MIT? Consistono nello stabilire che gli esami di teoria per la patente, in caso di esito positivo, restano validi anche oltre i sei mesi di efficacia del foglio rosa, se in questa tempistica non si è riusciti a conseguire le due prove pratiche di guida. E, soprattutto, restano validi senza bisogno di produrre un nuovo certificato medico. Questo perché, incredibile ma vero, negli ultimi tempi molti ‘patendandi’ sono stati costretti a rifare gli esami di teoria, che avevano brillantemente superato, perché a causa di ritardi delle motorizzazioni hanno incontrato oggettive difficoltà a prenotare ed eseguire le prove di guida pratica entro i 6 mesi di validità del foglio rosa.

PATENTE ED ESAME DI TEORIA: COSA CAMBIA IN CONCRETO

“Si tratta di un provvedimento molto atteso dalle autoscuole e che porta un vantaggio sia per i cittadini che tentano di conseguire la patente di guida, che per gli uffici della motorizzazione, oberati dalle pratiche”, si legge sul comunicato diffuso dal Ministero. In particolare la circolare precisa che d’ora in poi è prevista la possibilità, ma solo per una volta, di far valere il superamento della prova teorica anche se il foglio rosa è scaduto senza aver potuto effettuare le prove pratiche, e dunque si è costretti a richiederne uno nuovo. Il riporto permette di trascrivere sul nuovo foglio rosa il superamento dell’esame teorico, così da poter direttamente effettuare la prova pratica di guida senza dover nuovamente superare il quiz e senza dover sottoporsi a una nuova visita medica. Per leggere tutti i dettagli della circolare del MIT cliccate sul tasto rosso Scarica PDF.

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La patente a livelli riduce gli incidenti: le regole USA-Italia a confronto

di Donato D'Ambrosi

L’esperienza al volante è – con le dovute approssimazioni – ciò che caratterizza un guidatore che ha conseguito la patente molto prima di un adolescente neopatentato. E’ su questo principio che nel 1987 è stata introdotta la patente a livelli in Nuova Zelanda prima e nel 1996 la Florida per prima negli USA. Secondo le statistiche al di sotto dei 20 anni il rischio di provocare un incidente è 4 volte maggiore. Ecco perché in molti Paesi, prendere la patente a meno di 18 anni impone dei livelli intermedi e precisi divieti. Un principio molto diverso in Italia dove la potenza del veicolo è ritenuta la maggiore criticità da inibire con un neopatentato alla guida. Vediamo cosa cambia tra USA e Italia e perché altrove la patente a livelli è più efficace.

LA PATENTE A LIVELLI NEGLI USA

Negli USA l’età media per iniziare a guidare un’auto è 16 anni, con eccezioni per alcuni Stati, ma prima di poter guidare “senza limitazioni” bisogna aver superato 70 ore di pratica supervisionata. Fino alla fase intermedia della patente a livelli USA  – scatta a 17 anni – c’è il divieto di guida notturna (in media tra le ore 22 e le 5) e di trasporto di altri passeggeri. Fanno eccezione solo la Florida – Mississipi – Iowa – Dakota (niente regole sui passeggeri) e Sud Carolina (2 passeggeri max, tranne che per andare a scuola). Mentre negli altri stati la media è 1 solo passeggero o nessuno oltre al guidatore. Per avere la piena facoltà di guidare un’auto senza supervisore bisogna aver compiuto 18 anni. E’ scontato astenersi dal bere alcolici prescindere dall’età. Questi divieti provengono da approfonditi studi statistici che negli USA vedono gli adolescenti neopatentati protagonisti di incidenti spesso fatali nelle ore notturne, con o senza passeggeri a bordo.

LE STATISTICHE SUGLI INCIDENTI E LA PATENTE NEGLI USA

Tra il 1996 (entrata in vigore della GDL – Graduated Driver Licensing Systems) e il 2017, i decessi per incidente con un adolescente (meno di 20 anni) al volante sono diminuiti del 53% da 5.819 a 2.734. Secondo uno studio del  National Household Travel Survey del 2017 , il tasso di incidentalità per miglio guidato fino a 16 anni è 1,5 volte più alto dei conducenti a 18-19 anni. Tra i principali errori commessi da un giovane conducente che hanno portato a un incidente mortale ci sono l’alta velocità, l’inesperienza e la presenza di adolescenti in auto. La guida notturna comporta il rischio di incidente fatale 3 volte maggiore sotto i 18 anni rispetto ai conducenti tra 30 e 59 anni. Diversi studi USA confermano anche che il rischio di incidente aumenta in presenza di altri adolescenti se il guidatore ha meno di 18 anni e diminuisce dai 30 anni in poi.

I LIMITI PER 3 ANNI IN ITALIA

In Italia abbiamo parlato più volte della patente a livelli, ma non tanto per i neopatentati, quanto per i conducenti che si improvvisano piloti su strada pubblica al volante di auto sportive (quasi sempre noleggiate). La potenza dell’auto secondo il Codice della Strada italiano è un limite che vige solo per i neopatentati. Dal conseguimento della patente B (18 anni è il requisito minimo) si possono guidare solo veicoli che hanno un rapporto tra peso e potenza di 55 kW/t e massimo 70 kW, solo dopo il 9 febbraio 2011. Ma basta un contrassegno per invalidi, regolarmente detenuto da un familiare per aggirare questo limite. Fino a 21 anni anche in Italia per i neopatentati c’è la tolleranza zero sugli alcolici e i limiti di velocità sono più bassi. Ma forse la patente a livelli per tutti sarebbe più efficace di quella a punti che ormai non preoccupa più con la possibilità di poterli riacquisire con facilità.

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Revisione della patente: per il TAR basta una sola infrazione

di Redazione

Revisione della patente

Giustizia sempre più severa con gli automobilisti che mettono a serio rischio la sicurezza altrui. Secondo una recente sentenza del TAR del Piemonte, infatti, per ordinare la revisione della patente di guida è sufficiente una sola infrazione alle norme del Codice della Strada. Ciò nonostante, in linea di principio, una sola violazione non possa costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento di revisione.

CHE COS’È LA REVISIONE DELLA PATENTE DI GUIDA

Prima di entrare nel merito della questione ricordiamo che, secondo quanto dispone l’articolo 128 del CdS, la revisione della patente consiste nel sottoporre il titolare del documento ad accertamenti medici e/o di idoneità tecnica per verificare se abbia ancora i requisiti psico-fisici e attitudinali richiesti per la guida, oppure quando perde tutti i punti sulla patente. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità viene comunicato ai competenti uffici per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente. La visita medica è sempre obbligatoria in caso di: guida in stato di ebbrezza grave o sotto l’effetto di stupefacenti; coma di durata superiore alle 48 ore; minorenne che ha commesso infrazioni che comportano la sospensione della patente; a seguito di incidente che ha provocato lesioni gravi a persone.

UNA SOLA INFRAZIONE PER LA REVISIONE DELLA PATENTE: IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR

Quindi, ricapitolando: fino al pronunciamento del TAR del Piemonte, la revisione scattava già alla prima infrazione solo nell’eventualità di episodi molto gravi (soprattutto guida sotto effetto di alcol e/o droghe e sinistri con lesioni gravi). Ma la sentenza numero 667/19, pubblicata lo scorso 5 giugno, ha precisato che in determinati casi non si può escludere che “la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti del provvedimento di revisione della licenza di guida”. In altre parole, chi si macchia di una violazione particolarmente deplorevole, anche per la prima volta e senza provocare lesioni ad altre persone, deve sostenere di nuovo l’esame per la patente. Per esempio, nel caso giudicato dal TAR, un’automobilista aveva sorpassato ad alta velocità un altro veicolo su una strada a doppio senso, causando uno scontro con un mezzo che procedeva in senso contrario.

REVISIONE DELLA PATENTE DOPO UNA SOLA INFRAZIONE: IL COMMENTO GIURIDICO

Questo il commento sulla decisione del TAR del Piemonte del portale giuridico dirittoegiustizia.it, riportato dal sito di Repubblica: “Il provvedimento di revisione della patente di guida è legittimo anche se basato solo su una grave infrazione alle regole stradali. Secondo quanto previsto dalla normativa e dagli orientamenti attuali, basta quindi questa singola grave violazione per fare insorgere dubbi concreti sulla persistenza dell’idoneità tecnica dell’automobilista”. Un motivo in più per guidare prudentemente e in tutta sicurezza. Per se stessi e per gli altri.

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Patente: ‘imparare’ a guidare da bambini riduce il rischio di incidenti

di Redazione

Patente imparare a guidare da bambini

Per guidare è necessario avere per lo meno 18 anni, l’età minima per prendere la patente. Ma per ‘imparare a guidare’ è meglio iniziare ben prima di raggiungere la maggiore età, apprendendo le nozioni base della guida già da bambini. Esageriamo? Non la pensa così Citroen, che per i suoi 100 anni ha ideato il programma di apprendimento Young Driver rivolto ai giovanissimi a partire dai 10 anni di età. Con esiti davvero sorprendenti…

IN FRANCIA CHI GUIDA DALL’ETÀ DI 15 ANNI FA IL 60% DI INCIDENTI IN MENO

Facciamo una premessa. In Francia, con la ‘guida accompagnata’ (la conduite accompagnée), i ragazzi da 15 a 18 anni sono legalmente autorizzati a condurre un’automobile, ovviamente sotto il controllo di un adulto patentato da almeno un decennio. E secondo una recente indagine, i ragazzi che hanno iniziato con le guide accompagnate sono poi diventati degli ottimi conducenti, avendo in media il 60% di incidenti in meno rispetto agli altri.

‘IMPARARE’ A GUIDARE DA BAMBINI IN TUTTA SICUREZZA

Citroen però si è spinta ancora oltre, organizzando corsi di guida base per bambini da 10 anni in su, iniziativa già sperimentata con successo nel Regno Unito con oltre 700.000 lezioni impartite. Ovviamente tutto si svolge nella massima sicurezza: nessuno mai si sognerebbe di mettere a rischio, anche minimo, l’incolumità dei bambini.

I BAMBINI IMPARANO LE PRIME NOZIONI PRATICHE DI GUIDA

I corsi funzionano in questa maniera. In un luogo appositamente designato viene allestita la scuola guida per la giornata. I bambini vengono fatti sedere al volante di una Citroen C3 con doppi comandi, insieme a un istruttore ufficiale, su un circuito sicuro e appositamente predisposto, con tanto di cartelli stradali e semafori. Naturalmente non si tratta di una vera e propria lezione di guida. I bambini fanno conoscenza delle norme relative alla sicurezza stradale, acquisendo le prime nozioni pratiche: per esempio regolare il sedile, inserire le marce, parcheggiare e così via. Come detto, l’età minima per partecipare è 10 anni e un’altezza non inferiore a 1,42 m.

ANCHE IN ITALIA C’È LA GUIDA ACCOMPAGNATA DAI 17 ANNI MA LA SFRUTTANO IN POCHI

Ricordiamo che anche in Italia esiste la ‘guida accompagnata’ ma parte dai 17 anni e non dai 15 come in Francia e, soprattutto, è assai meno diffusa. Anche se non esistono dati ufficiali sembra infatti che pochissimi giovani abbiano finora usufruito dell’opportunità, preferendo le normali lezioni dell’autoscuola dopo i 18 anni. Colpa probabilmente dei costi molto alti e dei requisiti troppo restrittivi. Ed è un peccato che stia andando così perché, come dimostrano i cugini francesi, ‘imparare’ le nozioni di guida ben prima dell’effettivo conseguimento della patente è un passo fondamentale per diventare dei bravi conducenti. I numeri (in Francia -60% di incidenti provocati da chi ha iniziato con la guida assistita) non mentono.

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Revoca patente: da quando decorre? La risposta della Cassazione

di Redazione

Revoca patente da quando decorre

Il Codice della Strada dispone, per chi guida in stato di forte ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti e provoca un incidente stradale, la revoca della patente: ma da quando decorre il provvedimento? La domanda non è banale perché dal 2010 per conseguire un nuovo documento di guida è necessario che siano trascorsi tre anni dall’accertamento del reato. Ma questi tre anni quando si iniziano a contare? Dalla data dell’incidente o comunque del ritiro della patente, o dal giorno in cui la sentenza penale di condanna è passata in giudicato?

DA QUANDO DECORRE LA REVOCA PATENTE?

Inizialmente questo dubbio aveva ‘incartato’ diversi tribunali, visto che sulla stessa questione erano uscite sentenze diverse. Ma in seguito la giurisprudenza ha decisamente virato verso la soluzione meno favorevole al trasgressore, stabilendo tempi più lunghi per la revoca. Aveva disposto già in tal senso un’ordinanza ministeriale del 2015. E l’ultima sentenza della Cassazione depositata lo scorso 20 maggio 2019 ha confermato la ‘linea dura’, sciogliendo definitivamente tutte le incertezze sull’argomento. I tre anni di revoca patente non decorrono dalla data del sinistro o del ritiro, ma dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULLA REVOCA PATENTE

Nel caso in discussione, leggiamo sul sito dell’Ansa, la Corte di Cassazione è stata chiamata a deliberare sul caso di un cittadino che si era rivolto al Giudice di Pace di Rovereto per contestare la revoca della patente fatta partire non dal giorno dell’incidente e della sospensione cautelare del documento di guida (15 dicembre 2013), ma dalla data di notifica della revoca stessa (5 settembre 2014). Accogliendo però il ricorso del Commissariato di Governo per la Provincia Autonoma di Trento, la Cassazione ha specificato un elemento importante. E cioè che “il provvedimento di revoca non viene in esistenza prima che il Giudice Penale lo pronunci”. Di conseguenza “la sua applicazione non può iniziare prima che la sentenza penale sia passata in giudicato. La revoca della patente è pertanto un atto ad efficacia istantanea adottabile solo una volta che la sentenza penale di condanna sia, appunto, passata in giudicato”.

LA SOSPENSIONE CAUTELARE DELLA PATENTE SI SOMMA ALLA REVOCA

Il risultato pratico, commenta giustamente il Sole 24 Ore, è che con quest’ultima interpretazione della Suprema Corte il condannato non può ottenere una nuova patente per un lasso di tempo ben più lungo dei tre anni previsti dal CdS. Il triennio di revoca effettiva disposto dal giudice va infatti sommato, e non sovrapposto, al periodo di sospensione cautelare della patente che la Prefettura dispone subito dopo l’infrazione. E visto che la sospensione cautelare può protrarsi per anni in attesa del processo, i conti sono belli e fatti…

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