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Fiat con PSA: addio Nuova Panda, costerebbe troppo per FCA

di Donato D'Ambrosi

Con la fusione FCA – PSA, è già tempo di programmare gli obiettivi in Europa e Fiat potrebbe dover dire addio alle citycar. Fiat Panda, Fiat 500 e Lancia Ypsilon sono i modelli di ingresso del gruppo Fiat – Chrysler che potrebbero fare la stessa fine della Fiat Punto pensionata in anticipo da Marchionne. E’ quanto si può dedurre dalle parole del CEO Mike Manley che ha guardato al futuro di Fiat in Europa. FCA sarà sempre più orientata verso modelli che garantiscono migliori profitti a causa di costi di produzione sempre più alti.

FIAT PANDA e 500 COSTANO TROPPO

Le auto piccole, quelle preferite da donne, neopatentate e che trainano il mercato tramite gli autonoleggi non saranno più nei listini Fiat in Europa. Non è chiaro quando, ma il pensionamento delle citycar Fiat si legge nelle parole dell’AD Manley agli analisti a fine ottobre, come riporta Autonews. D’altronde si è sempre saputo che sulle auto piccole i costruttori hanno margini di profitto basati su grandi volumi. Margini che si sono sempre più ristretti con l’inasprimento delle norme ambientali (il diesel è sparito sia dalla Fiat Panda che dalla Fiat 500 con l’Euro 6D TEMP). Un effetto che nonostante l’ibrido a GPL e a Metano ha contratto le vendite della 500 (-9% H1 2019) più che della Fiat Panda (+9% H1 2019).

UNA NUOVA PROBABILE FIAT PUNTO CONDIVISA CON PSA

Al posto delle citycar FCA prevede di riportare in produzione un segmento B lasciato vuoto dalla Fiat Punto che per lo stesso motivo fu pensionata. I numeri di vendite non erano abbastanza importanti da giustificare dei costi di sviluppo di un nuovo modello di Punto, secondo Marchionne. Ora Manley ripensa a quella Fiat 500 a 5 porte di cui si è parlato a più riprese, a una Panda di proporzioni diverse o a una nuova Fiat Punto. I nomi chiaramente sono solo un dettaglio, perché sottopelle saranno diverse, magari con nuove piattaforme provenienti dalle sinergie con PSA. Basta pensare ad esempio alla CMP di PSA condivisa tra Opel Corsa F, DS3 Crossback e la nuova Peugeot 208 II.

FCA SENZA CITYCAR COME ALTRI COSTRUTTORI

Una mission che per dovrà rivitalizzare i numeri di vendite in Europa dove FCA è meno forte di PSA e la rete dovrà fare del suo meglio. Fiat è da sempre riconosciuta per la convenienza delle auto compatte “facili”, perfette per chi è alle prime armi o per districarsi in città. Ma le dinamiche del mercato cambiano e paradossalmente Fiat è uno dei pochi costruttori che vende ancora citycar in Europa. Opel ha già fermato da tempo la Karl e l’Adam. Ford non importerà più la Ka+ a 5 porte dopo aver cancellato la Ka 3 porte e sarebbero in dubbio anche le 3 gemelle Seat Mii, Volkswagen up! e Skoda Citigo per il prossimo futuro.

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FCA e PSA: i numeri ufficiali del nuovo Gruppo

di Donato D'Ambrosi

Le trattative sulla fusione tra FCA e PSA sono andate avanti a ritmo serrato, e salvo altri impedimenti i Gruppi Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA lavoreranno fianco a fianco sotto lo stesso segno. La neonata capogruppo sarà divisa al 50% e permetterà a Fiat-Chrysler e Peugeot-Citroen di vendere quasi 9 milioni di auto l’anno nel mondo. Ecco tutti i numeri della fusione tra FCA e PSA appena ufficializzati.

I VANTAGGI DELLA FUSIONE TRA FCA E PSA

L’esperienza Renault ha fatto scuola, così a tempo di record sono state delineate le dimensioni di quello che si prepara ad essere il quarto costruttore auto al mondo. Le discussioni sulla fusione tra FCA e PSA sono ancora in corso ma non dovrebbero esserci ostacoli alla fumata bianca. FCA e PSA lavoreranno congiuntamente a mobilità connessa, elettrificata, condivisa e autonoma. Sul piatto entrambi i partner metteranno la rispettiva solidità in Nord America e America Latina (FCA) e in Europa (PSA). A capo della capogruppo ci saranno, Carlos Tavares (Amministratore Delegato) e John Elkann (Presidente).

IL GRUPPO FCA-PSA AL 50% CON LA FUSIONE

La fusione tra FCA e PSA avverrà sotto una capogruppo olandese e con una struttura del consiglio di amministrazione al 50% tra i due partner. 5 membri del consiglio di amministrazione sarebbero nominati da FCA (incluso John Elkann in qualità di Presidente) e cinque da Groupe PSA. Il mandato di Carlo Tavares come membro del CDA avrà una durata iniziale di 5 anni. Un anno prima, cioè dopo 4 anni dalla fusione, si prevede sarà raggiunto l’80% delle sinergie.

QUANTE AUTO E RICAVI NASCERANNO DA FCA E PSA

Le sinergie annuali previste avranno un valore di 3,7 miliardi di euro unendo i segmenti luxury, premium, veicoli passeggeri, SUV, truck e veicoli commerciali leggeri. Il costo “una tantum” delle sinergie sarà invece di 2,8 miliardi di euro. Quel che è certo, almeno per ora, è che con la fusione FCA e PSA non saranno chiusi stabilimenti. L’obiettivo sarà raggiungere un numero di 8,7 milioni di veicoli venduti nel mondo con 170 miliardi di euro di ricavi e 11 miliardi di euro di utile (nel 2018 PSA ne ha venduti quasi 4 milioni con +7%; FCA ha immatricolato 4,8 milioni di auto).

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Fusione FCA e PSA: i dettagli dell’accordo

di Donato D'Ambrosi

Fiat-Chrysler e PSA sono ufficialmente in trattativa per una possibile fusione: c’è la conferma ufficiale da parte di FCA e del Gruppo Peugeot-Citroen. Con la fusione di FCA e PSA si creerebbe un mega gruppo di proporzioni simili alla naufragata unione tra Fiat e Renault. Il motivo per cui i più grandi Gruppi e Costruttori auto vanno alla ricerca di partner è confermato da Carlo Tavares, presidente di PSA (vedi prossimo paragrafo). Intanto si avvicendano le ipotesi e i dettagli dell’accordo tra PSA ed FCA, una fusione ricca di opportunità ma anche impedimenti politici.

PERCHE’ UNA FUSIONE TRA FCA E PSA

Renault al posto di PSA: il matrimonio con FCA è come un puzzle dalle tessere mancanti, dove per completare l’opera bisogna condividere tecnologie ed opportunità. La potenziale fusione tra FCA e PSA creerebbe un gruppo globale da 50 miliardi di dollari, secondo le stime. E a chi si chiede “perché FCA è così ostinata a cercare un partner?” risponde Tavares facendo capire che l’interesse ad unirsi è generalizzato. “I prossimi anni saranno di caos” riferendosi alle criticità legate all’elettrificazione e alle norme ambientali. Sicuramente hanno poco in comune Renault e PSA, se non i vantaggi che trarrebbe FCA dalla fusione, e la presenza del Governo francese.

FCA E PSA INSIEME PER DIVENTARE GLOBALI

Con la fusione FCA-PSA entrambi i gruppi metterebbero sul piatto opportunità e tecnologie che mancano all’altro. Il posizionamento di mercato, ad esempio è una di queste, con FCA molto forte negli USA e il Gruppo Renault invece imponente in Europa, Cina e altri Paesi. Non a caso PSA ha salvato Opel nel 2018 dal rischio di fallimento. E proprio da quanto condiviso con Opel, FCA potrebbe trarre maggiori benefici in termini di prodotto.

CASA C’E’ DIETRO L’UNIONE TRA FCA E PEUGEOT-CITROEN

La principale preoccupazione dei Costruttori è l’elettrificazione, sostenibile in buona parte con piattaforme modulari e personalizzabili. Qualcosa che Volkswagen, Toyota, Mercedes ed altri stanno già facendo mentre FCA lavora sul fronte dell’ibridizzazione dei modelli già in listino. Dal matrimonio tra PSA e FCA, Fiat-Chrysler potrebbe ricevere in dote una piattaforma modulare per auto compatte (CMP, per versioni termiche ed elettriche) e per veicoli di segmento superiore (EMP). Esattamente i segmenti annunciati nel piano 2019-2022. Le trattative sono aperte con FCA che quasi per scaramanzia si limita a confermare le voci: “sono in corso discussioni intese a creare un Gruppo tra i leader mondiali della mobilità”. C’è da sperare che stavolta la partecipazione al 14% dello Stato francese (praticamente simile a quella in Renault) non rompa le uova nel paniere.

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Aumento bollo Euro 3 per svecchiare il parco auto: la proposta di PSA

di Raffaele Dambra

Aumento bollo Euro 3 per svecchiare il parco auto

In Italia il parco auto è indubbiamente vecchio e sarebbe da ‘ringiovanire’ incentivando gli automobilisti a disfarsi delle vetture più datate sostituendole con altre più nuove e meno inquinanti. Cosa che in effetti si sta già cercando di fare con l’Ecobonus 2019-2021 e con i vari contributi regionali per la rottamazione. Ma per Gaetano Thorel, direttore generale di PSA Groupe Italia (il gruppo a cui appartengono Peugeot, Citroen, DS, Opel e Vauxhall), si potrebbe tentare una via alternativa aumentando l’importo del bollo auto per i mezzi fino a Euro 3, in modo da reperire ulteriori fondi necessari per l’acquisto di auto elettriche nuove oppure Euro 5 ed Euro 6 usate. “Così da agevolare quei consumatori con minore capacità d’acquisto”, ha specificato il manager.

NO A NUOVI INCENTIVI AUTO MA MIGLIORARE QUELLI GIÀ ESISTENTI

La proposta è partita nel corso del No Smog Mobility 2019 di Palermo, che ha premiato il Gruppo PSA con il Green Prix per le soluzioni proposte a favore della mobilità sostenibile. “Non è il caso di pensare a nuovi incentivi auto, ma bisogna far funzionare meglio quelli che già ci sono”, ha detto Thorel, “L’Ecobonus per esempio esiste già e tutto sommato va bene. Andrebbe però aumentato il budget, per me insufficiente, e ampliata la platea di beneficiari”.

AUMENTO BOLLO EURO 3 PER INCENTIVARE L’ACQUISTO DI AUTO ECOLOGICHE

E come? Ecco l’idea: “Se c’è un problema di risorse, si potrebbe risolvere aumentando il bollo per le auto da Euro 3 in giù. Le maggiori entrate si utilizzerebbero in due modi: 1) per incentivare ancor di più l’acquisto di vetture elettriche o ibride plug-in nuove; 2) per favorire l’acquisto di auto Euro 5 o Euro 6 usate. Quest’ultima misura faciliterebbe i consumatori meno abbienti, che magari non possono permettersi un’auto elettrica anche con gli incentivi. Ma passare da una Euro 0, 1, 2 o 3 a una Euro 5 o 6, anche se usata, segnerebbe già un bel passo avanti sul piano ambientale. Tra le prime e le altre la differenza di emissioni è di circa il 95%”. Sono senza dubbio proposte interessanti, resta ovviamente da valutarne la fattibilità.

ELIMINARE LA CONFUSIONE TRA INCENTIVI STATALI E CONTRIBUTI REGIONALI

Gaetano Thorel di PSA ha infine puntato l’indice sulla, secondo lui, confusionaria differenza di programmi fra il Governo e le amministrazioni locali in materia di modalità ed erogazione degli incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi plug-in. “È una situazione che genera grande confusione fra la visione governativa e quella degli enti locali, visto che ogni Regione e ogni Comune fa i suoi bandi per gli incentivi, con parametri diversi. Inoltre il Governo dovrebbe fornire la scala di riferimento per l’ibridizzazione, con delle etichette chiare per i consumatori sulle emissioni e sui consumi, sul modello degli elettrodomestici”.

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Peugeot compra Jaguar? I motivi di un matrimonio anglo-francese

di Valerio Boni

L’esperienza con Opel, tornata all’utile in un solo esercizio, dopo 20 anni di perdite, potrebbe essere riproposta con i marchi Jaguar e Land Rover. La cura di Carlos Tavares, il numero uno portoghese del Gruppo PSA è stata efficace. In pochi avrebbero scommesso su risultati simili, ma il miracolo è ormai consolidato. I francesi hanno quindi dimostrato di avere le idee chiare quando si tratta di lavorare su marchi generalisti, e ora vorrebbero alzare il tiro.

INTERESSE CONFERMATO
Nel corso di un’intervista alla rivista Autocar India, il presidente e CEO del Gruppo franco-tedesco ha infatti dichiarato di essere interessato a rilevare i marchi Jaguar e Land Rover. Senza che al momento siano stati presi contatti ufficiali con Tata, dal 2008 proprietaria dei due marchi. L’obiettivo sarebbe quello di entrare in modo più diretto nel segmento premium. Dove PSA è attualmente presente con il brand DS, in costante, ma lenta crescita.

UN PESO PER TATA MOTORS
Disporre di una gamma già pronta e affermata favorirebbe il raggiungimento degli obiettivi annunciati. Questi prevedono entro il 2021 un ulteriore sviluppo di Citroën, Ds, Opel e Peugeot, con un incremento di utili del 15%. Tata Motors non ha mai annunciato l’intenzione di cedere i due marchi inglesi, tuttavia un nuovo passaggio di mano potrebbe essere indotto dagli ultimi risultati finanziari. L’esercizio 2018 si è infatti chiuso con una perdita pesante: 3,54 miliardi di euro.

A CACCIA DI NUOVI CLIENTI
A pesare non è l’assenza di modelli, le gamme sono le migliori di sempre, ma si fanno sentire la contrazione delle richieste di quel genere di veicoli sul mercato cinese. Elemento al quale si aggiunge il calo, almeno momentaneo, di richieste di motorizzazioni diesel, che si fa sentire soprattutto all’interno dei listini Land Rover. L’acquisizione è allettante non solo per il fatto che PSA potrebbe consolidare la sue reputazione di azienda in grado di risollevare aziende in crisi. Di fatto allargherebbe l’acquisizione di nuovi clienti entrando in segmenti presidiati dai tedeschi, dove fino a oggi Citroën e Peugeot non hanno mai ottenuto i risultati sperati. Una scorciatoia che potrebbe rendere più agevole la crescita di DS.

SENZA FRETTA
L’interesse per il Gruppo JLR è una delle opzioni di Tavares, ma non è l’unica. La notizia è confermata, ma PSA non ha alcuna fretta di concludere nuove acquisizioni. Queste arriveranno solo nel caso in cui non rappresentino una distrazione per l’alleanza. Ciò significa che potrebbero essere prese in considerazioni anche altre opportunità, qualora presentassero un potenziale in linea con gli obiettivi dei francesi. Qualora si concludesse l’affare, per Land Rover si tratterebbe di un ennesimo cambio di proprietà, dopo quelli che già l’hanno vista entrare nelle orbite di Ford, BMW e Honda, prima di trovare un decennio di tranquillità e sviluppo sotto la gestione indiana di Tata Motors.

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L’ibrido debutta su Opel: la tecnologia di PSA su Grandland X Hybrid4

di Redazione

Dopo i recenti anni bui, Opel ha dato avvio a un deciso cambio di rotta grazie all’acquisto da parte del Gruppo PSA. La nuova proprietà, arrivata nel marzo 2017, ha risollevato le sorti della Casa di Russelsheim. La condivisione delle piattaforme tra i modelli dei vari marchi ha visto la nascita di nuove auto come Grandland X e Crossland X. Adesso grazie alle sopra citate sinergie, Opel debutta nel mondo dell’elettrificazione di ultima generazione. Lo fa con la Opel Grandland X Hybrid4, che adotta una tecnologia Plug-In Hybrid.

DUE MOTORI ELETTRICI

Il sistema Plug-in Hybrid regala prestazioni da urlo alla nuova Opel Grandland X Hybrid4. La propulsione viene fornita da un motore termico e due motori elettrici. Il primo è un quattro cilindri turbobenzina 1.6 litri a iniezione diretta da 200 CV. A supporto di questo, troviamo due unità supportate a batteria da 109 CV, una all’anteriore e una al posteriore. Quest’ultima garantisce la presenza della trazione integrale on demand. La potenza complessiva è di 300 CV. Si tratta dello stesso schema presente sulla Peuoget 3008 Hybrid4, declinato in una diversa variante di potenza.

50 KM IN ELETTRICO

La batteria agli ioni di litio da 13,2 kWh permette alla Grandland X Plug-in Hybrid di percorrere fino a 50 chilometri in modalità puramente elettrica secondo il ciclo di guida WLTP. Se a velocità basse entra in gioco la parte elettrica della propulsione, a velocità medio-alte il motore a combustione interna interviene garantendo prestazioni elevate. La ricarica della batteria può essere effettuata grazie al caricatore di bordo da 3,3 kWh posizionato sul lato opposto allo sportello del carburante. La batteria viene completamente ricaricata in circa 1 ora e 50 minuti con una wallbox da 7,4 kWh. Ce ne vorranno circa sette, invece, attaccandosi alla normale rete elettrica.

QUATTRO PROGRAMMI DI GUIDA

A disposizione dei clienti, la Grandland X ibrida offre quattro modalità di guida: elettrica, ibrida, trazione integrale e Sport. Grazie a questo sistema, l’automobilista può scegliere di adattare le caratteristiche dinamiche della vettura in base ai propri desideri e alle condizioni di guida specifiche. Scegliendo la modalità elettrica, l’auto tende ad utilizzare solo le due unità elettriche negli spostamenti. Con la modalità ibrida, invece, la vettura gestisce i motori alla ricerca della massima efficienza nei consumi. Con la funzione trazione integrale viene attivato manualmente l’asse posteriore elettrico per avere la massima trazione in tutti i tipi di strade.Mentre la modalità Sport fornisce al conducente la massima potenza dalla vettura.

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PSA: Peugeot Boxer e Citroën Jumper, da oggi anche elettrici

di Redazione

Al Commercial Vehicle Show di Birmingham, il Gruppo PSA ha presentato in anteprima le nuove versioni elettriche di Peugeot Boxer e Citroën Jumper. Il gruppo francese, leader nel segmento dei veicoli commerciali leggeri in Europa, ancora una volta, afferma la sua volontà di puntare sull’elettrificazione della gamma.

DUE LIVELLI DI AUTONOMIA

Peugeot Boxer elettrico e Citroën Jumper elettrico, saranno prodotti nel sito di Sevel in Val di Sangro. Successivamente elettrificati e omologati dal partner BD AUTO. Verranno offerti sul mercato con due livelli di autonomia differenti a seconda della versione. Per le lunghezze L1 e L2, l’autonomia sarà di 225 km secondo il ciclo NEDC. Mentre per le lunghezze L3 e L4, si alzerà a 270 km, sempre considerando il ciclo NEDC.

LA STRATEGIA PUSH TO PASS

Il Direttore della Business Unit dei veicoli commerciali del Gruppo PSA, Philippe Narbeburu sottolinea il piano strategico: “In coerenza con il nostro piano strategico Push to Pass, proseguiamo l’elettrificazione di tutta la nostra gamma. Questa nuova offerta è un elemento competitivo maggiore per i nostri Brand in un segmento molto concorrenziale come quello dei Veicoli Commerciali Leggeri. Si tratta di un’opportunità per rinforzare la nostra leadership in Europa rispondendo alla necessità zero emissioni senza rinunciare alle prestazioni e alle tipologie di utilizzo dei nostri clienti professionali“.

PSA IN LINEA CON IL PROTOCOLLO WLTP

A partire dal 1 settembre 2019, il Gruppo PSA avrà tutte le risorse per superare la nuova scadenza Euro 6 che incorpora il protocollo WLTP applicabile ai veicoli commerciali leggeri. Tutto questo grazie ai numerosi investimenti mirati sulla tecnologia come: SCR “Selective Catalytic Reduction” e il filtro anti particolato per i motori a benzina, che hanno messo il Gruppo francese in una buona posizione nei confronti delle nuove politiche legate ad emissioni e consumi.

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