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Limite a 100 km/h in autostrada: parte in Olanda dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Autostrada limiti di velocità

Il limite di velocità sulle autostrade in Olanda scende a 100 km/h dal 2020. La misura è stata annunciata dal primo ministro olandese come parte di un pacchetto di misure contro l’eccessivo inquinamento. Si stringe così il cappio attorno all’uso delle automobili in un Paese che basa la mobilità sull’uso della bici. Il limite unico di velocità a 100 km/h in Olanda sarebbe la soluzione più efficace per tagliare le emissioni di NOx, in un Paese dove ci sono più punti di ricarica del Giappone.

LA PROPOSTA DEL LIMITE A 100 KM/H ANCHE IN ITALIA

Se guidare l’auto in Olanda è una delle cose che prevedete di fare nel prossimo futuro, è meglio tenere a mente che dal 2020 le autostrade non faranno distinzioni di limiti di velocità. Lo ha dichiarato Mark Rutte primo ministro olandese annunciando il provvedimento a livello nazionale per ridurre gli ossidi di azoto. In realtà l’abbassamento del limite a 100 km/h sull’A22 è un provvedimento proposto anche in Italia, dal Comune di Bolzano. Secondo l’Amministrazione altoatesina, il limite di 100 km/h aveva prodotto effetti positivi nell’abbassamento dei limiti di NOx durante una sperimentazione.

I LIMITI DI VELOCITA’ SULLE AUTOSTRADE OLANDESI

Il limite di velocità a 100 km/h in Olanda è uno dei cardini su cui si basa il target di riduzione delle emissioni di ossidi di azoto, ma anche quello più rischioso per gli automobilisti di passaggio. I limiti di velocità sulle autostrade olandesi oggi variano da 130 km/h (quello più diffuso), a 120 km/h o 100 km/h. La variabilità dei limiti di velocità olandesi, dipende su alcune tratte dall’orario, dal numero di corsie e dal traffico. Una serie di regole riconoscibili dalla segnaletica e che sarebbe meglio conoscere prima di considerando che in Olanda c’è la rete autostradale con la più alta densità al mondo.

PERCHÉ IL LIMITE A 100 KM/H IN OLANDA DAL 2020

Secondo quanto riportato da Autonews, l’esecutivo di Rutte è in balia di una serie di progetti al palo a causa del mancato raggiungimento del target europeo sulla riduzione delle emissioni. Emissioni che sarebbero comunque legate oltre che alle automobili, anche a trasporti, mezzi agricoli e abitazioni. Va ricordato anche che Amsterdam è una delle poche città al mondo dove al posto dei parcheggi auto ci saranno solo parcheggi per bici.

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FCA a Londra: l’Antitrust interviene sul trasferimento della sede fiscale

di Antonio Elia Migliozzi

FCA è pronta a spostare la sua sede fiscale a Londra. Si tratta di una strategia che segue le orme del precedente spostamento della sede legale in Olanda portato a termine nel 2014. L’allora amministratore delegato Marchionne aveva rivendicato con forza la necessità di internazionalizzare FCA per renderla competitiva sul mercato. Nel frattempo si accendono i riflettori dell’Antitrust italiano sul progetto della sede fiscale a Londra. Secondo l’Autorità italiana ci sarebbero in atto manovre di dumping fiscale che all’interno della stessa Unione europea. Lo spostamento di FCA a Londra causerebbe all’Italia un danno tra i 5 e gli 8 miliardi di euro. La notizia arriva in un momento che vede il titolo FCA forte in borsa grazie agli ottimi dati sulle vendite in Usa.

SEDE FISCALE

La decisione di Fiat Chrysler Automobiles (FCA) di spostare i suoi uffici finanziari e legali fuori dall’Italia sta provocando un vero e proprio terremoto. Nel suo rapporto annuale al Parlamento, il capo di Antitrust, Roberto Rustichelli, ha sottolineato i gravi danni alle entrate fiscali italiane. Secondo Rustichelli ci sarebbe in ballo una significativa diminuzione delle entrate dello Stato causata dal trasferimento della sede fiscale di FCA a Londra. Nel frattempo la sua capogruppo Exor che fatto sapere che trasferirà il suo ufficio legale e fiscale nei Paesi Bassi. Nel settore industriale l’Italia si conferma uno dei paesi Ue più penalizzati dalla tassazione elevata. Le mancate entrate fiscali per l’Italia sono comprese tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari. L’Antitrust ha esplicitamente citato la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, l’Irlanda e il Lussemburgo tra i paesi che praticano una concorrenza fiscale sleale.

DUMPING FISCALE

Nel 2014 l’ex amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne aveva deciso di trasferire lo storico marchio automobilistico italiano, in Olanda. Il presidente dell’Antitrust Rustichelli non usa mezzi termini e parla di: “Malsana competizione frutto di egoismi nazionali che rischia di incrinare i valori che hanno finora sorretto il processo di integrazione europea. La concorrenza fiscale genera evidenti vantaggi per taluni Paesi a scapito di altri. Conclude Rusticelli. “Il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del Pil, a fronte del 2% dell’Italia.” Anche l’Irlanda, con il suo 2,7%, fa meglio dell’Italia e questo grazie ad una aliquota particolarmente bassa. Questo perché gli squilibri nella tassazione per le società stanno sempre più polarizzando i capitali verso certe destinazioni all’interno dell’Unione europea.

IL MERCATO

Ecco allora che gli investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale. L’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL. Per fare un confronto l’Olanda è al 535% mentre l’Irlanda al 311% del suo PIL. La notizia del cambio di sede fiscale di FCA arriva dopo quella dei dati sulle vendite Usa. Dopo il ribasso dell’11,21% delle vendite in Italia, arrivano buone notizie dall’America. Le vendite americane, trainate dal marchio Ram a +45%, sono in aumento malgrado i ribassi messi a segno dagli altri brand del gruppo. Confermata quindi l’importanza del Nord America per FCA che potrà così realizzare i suoi obiettivi di bilancio per il 2019. Questo nonostante le difficoltà in due mercati importanti come il sud america e l’Europa.

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Amsterdam elimina i parcheggi auto: più spazio a pedoni e bici

di Donato D'Ambrosi

Oltre 1 cittadino su 2 ad Amsterdam si muove in bici e parcheggiarla è diventato un vero problema, al punto che le autorità hanno preso una decisione drastica. Dal 1 luglio i parcheggi per le auto dovranno fare spazio a pedoni e ciclisti.

PIU’ SPAZIO PER BICI, ALBERI E PEDONI AD AMSTERDAM

Saranno oltre 10 mila i posti auto cui Amsterdam dovrà rinunciare per dare più spazio al verde in centro ma soprattutto al buon nome che si è costruita da anni: la città per eccellenza delle biciclette. Il problema è arginare un fenomeno sfociato nel parcheggio indiscriminato soprattutto in centro. E’ qui infatti che i posteggi per le auto saranno eliminati e si costruiranno stalli per bicilette. Il 65% dei cittadini olandesi infatti si sposta in bicicletta ad Amsterdam e per fare loro spazio il numero dei permessi per le auto diminuirà, alzando anche il costo orario della sosta.

IL PIANO VERDE 2019-2015

Il piano di rivalutazione delle aree verdi e pedonali non sarà imminente, ma a partire dal 1 luglio 2019 vedrà la sostituzione progressiva di 1.500 posti auto l’anno. Il tutto dovrebbe concludersi entro il 2025 con circa 10.500 posti auto in meno. Proporzionalmente anche al numero di permessi auto per parcheggiare che saranno ridotti all’osso. Una situazione molto simile al Giappone dove la densità del parco circolante viene controllata assegnando targhe solo a chi può dimostrare anche di avere un posto auto dove custodirla.

IL COSTO DEL PARCHEGGIO AUMENTA DEL 50%

La notizia che farà ancora meno piacere ai pochi automobilisti è il costo del parcheggio. Si prevede infatti che il prezzo della sosta oraria aumenterà del 50% a 7,5 euro/ora ad Amsterdam. E’ chiaro che in una città dove i marciapiedi si estendono accanto alle piste ciclabili, preoccupa meno il fatto che Amsterdam è seconda solo a Londra come costo del parcheggio. Probabilmente un annuncio del genere farebbe saltare dalla sedia gli italiani, vedi le regioni più virtuose sulle piste ciclabili. Ma chi è stato almeno una volta all’estero, si rende conto quanto gli spazi verdi e per pedoni siano un valore insostituibile nelle grandi città.

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Le bici fanno più vittime delle auto: 206 morti in Olanda nel 2018

di Antonio Elia Migliozzi

In Olanda la bicicletta diventa più mortale dell’auto. Secondo i dati dell’Istituto di statistica olandese le morti in bici hanno superato, per la prima volta, quelle in auto. Tra il 2017 e il 2018 sono ben 206 i ciclisti deceduti contro i 201 automobilisti. Si tratta di una inversione di tendenza che sotto alcuni punti di vista era considerata inevitabile. Sempre più persone scelgono infatti di muoversi utilizzando esclusivamente la bicicletta. Maglia nera agli uomini i cui decessi sono in crescita mentre calano le donne uccise in sella. A ben guardare i dati sono gli uomini sopra i 65 anni di età quelli maggiormente a rischio e segnali negativi arrivano anche dalle due ruote elettriche. Le biciclette elettriche si rivelano molto più pericolose di quelle convenzionali complici le velocità quasi da scooter che riescono a raggiungere. Vediamo perché nonostante le piste ciclabili la bici rimane pericolosa.

CICLISTI IN PERICOLO

La bicicletta è ufficialmente il mezzo di locomozione più pericoloso d’Olanda. Per la prima volta nella storia della nazione le morti in sella superano quelle per incidenti in auto. Tra il 2017 e il 2018 ben 206 persone sono morte in in bicicletta rispetto ai 201 decessi registrati in auto. Il numero di morti in bicicletta è salito rispetto alle 189 dell’anno precedente. Si tratta di dati preoccupanti che riaprono il dibattito sulla sicurezza stradale. A scorrere i numeri si nota una notevole crescita dei decessi tra gli uomini. Le morti maschili sono passate dalle 125 nel 2016-2017 alle 148 dell’ultimo censimento. Leggera controtendenza per le donne il cui totale dei decessi diminuisce leggermente e passa dalle 64 vittime del 2016-2017 alle 58 del 2017-2018. Ben due terzi dei morti in bicicletta sono di età superiore ai 65 anni con un preoccupante aumento delle vittime a bordo di biciclette elettriche.

MENO AUTO

Le cifre sull’aumento della mortalità in bicicletta coincidono con una diminuzione del numero di olandesi che usano l’auto. Negli ultimi anni in Olanda molti hanno dismesso l’auto in favore delle due ruote e sono sempre di più anche le biciclette a pedalata assistita ed elettriche. E’ vero che il motore elettrico e la batteria aumentano il peso ma rendono la pedalata leggera. Ecco spiegato perché, in un solo anno, le vittime a bordo delle veloci ebike sono raddoppiate e rappresentano un quarto delle vittime totali. Dal canto suo l’Istituto per la ricerca sulla sicurezza stradale olandese ha provato a stemperare i toni del report sottolineando i passi avanti sul fronte della sicurezza. Nel dettaglio si mette in relazione la maggiore distanza coperta in bici con il crescente numero di morti e feriti. In questa ottica ne deriva una capovolgimento di prospettiva con la bici che cresce in sicurezza.

OCCHIO ALLE BICI ELETTRICHE

L’Unione dei ciclisti olandesi continua la sua campagna per incoraggiare quante più persone ad usare la bicicletta rinunciando all’auto. Il portavoce Jaap Kamminga ha commentato i numeri del rapporto affermando che: “Ogni morte per strada è una troppa. Se consideriamo quanto siamo stati in bicicletta, soprattutto gli anziani, dobbiamo congratularci con noi stessi. Il ciclismo è sano, dobbiamo continuare a stimolarlo”. Importante riflettere sul tema sicurezza e sulla differenza tra bici a pedalata assistita ed ebike. Le prime hanno 0,25 kW di potenza massima con l’azione del motore elettrico fino a 25 km/h. L’intervento della trazione elettrica si interrompe quando il ciclista smette di pedalare. Altra cosa sono le biciclette elettriche o ebike. Queste hanno una potenza ben superiore a 0,25 kW e possono raggiungere i 45 km/h. Ecco allora che in molti Stati europei, compresa Olanda e Italia, questi mezzi fanno parte della categoria dei ciclomotori.

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