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Ieri — 18 Settembre 2019RSS feeds

Piste ciclabili: i ciclisti sono obbligati a percorrerle?

di Raffaele Dambra

Piste ciclabili ciclisti

C’è una domanda, a cui non tutti sanno rispondere, che riguarda le piste ciclabili: i ciclisti sono obbligati a percorrerle? Ci spieghiamo meglio: se una strada aperta al traffico è costeggiata da una pista ciclabile, i ciclisti devono necessariamente transitare su quest’ultima o possono liberamente scegliere di procedere sulla strada insieme alle automobili? Vediamo cosa dice a proposito la normativa sulla circolazione.

PISTE CICLABILI: QUANDO IL CICLISTA DEVE PERCORRERLE

In realtà il Codice della Strada è molto preciso perché l’articolo 182 comma 9 dispone chiaramente che “i velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento”. Quindi nessun dubbio: se c’è una pista ciclabile (“parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi”, art. 3 del CdS), le biciclette sono obbligate a percorrerle, non intralciando il traffico veicolare e pedonale. Sono esclusi dall’obbligo i ciclisti che partecipano a competizione sportive autorizzate, mentre del fantomatico regolamento citato nell’art. 182 non c’è mai stata traccia.

PISTE CICLOPEDONALI: NON C’È OBBLIGO

Dunque, questione risolta? Neanche per sogno. Va infatti precisato un aspetto molto importante. Il ciclista è obbligato a transitare sulle piste ciclabili, quando esistono, ma solo se sono a uso esclusivo dei velocipedi. Come più volte specificato dal Ministero dei Trasporti con apposite circolari, se la pista prevede un utilizzo promiscuo (per esempio ciclopedonale) l’obbligo di percorrenza delle biciclette non sussiste più. Il comma 9 dell’art. 182 CdS parla infatti di piste ‘riservate’ ai velocipedi, mentre una pista ciclopedonale non lo è, essendo aperta anche alla circolazione dei pedoni. Ovviamente durante l’attraversamento di una pista ciclopedonale il ciclista deve procedere a velocità molto moderata (non oltre i 10 km/h) per evitare pericolose collisioni con le persone.

SANZIONI PER I CICLISTI CHE NON PERCORRONO LE PISTE CICLABILI

Una volta spiegata per benino la questione, scopriamo quali sanzioni sono previste per i ciclisti che trasgrediscono l’obbligo di percorrere le piste ciclabili, quando ci sono. Ebbene, chiunque viola le disposizioni dell’art.182 del Codice della Strada è soggetto al pagamento di una multa da euro 25 a euro 99. Naturalmente il ciclista sanzionato può fare ricorso se esistono valide motivazioni (da dimostrare dinanzi a un giudice). Per esempio in caso di scarsa manutenzione o insufficiente visibilità della pista stessa; oppure per segnaletica errata o assente, per misure non a norma, o per la presenza di pericoli sulla pista come cani randagi o animali selvatici. Per quanto riguarda invece l’ambito assicurativo, un ciclista che non usa la pista ciclabile e rimane coinvolto in un sinistro con una vettura, rischia di vedersi imputare il concorso di colpa. Con conseguente riduzione o azzeramento del risarcimento.

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Tasso alcolemico sopra i limiti: c’è reato se l’auto è ferma?

di Raffaele Dambra

Tasso alcolemico

Tutti sanno che chi viene beccato alla guida di un veicolo con un tasso alcolemico sopra i limiti rischia una pena molto severa. Che, a seconda della gravità dell’evento, parte dalla semplice (ancorché salata) multa fino a contemplare persino l’arresto, passando per la sospensione o revoca della patente e la confisca dell’auto. Queste sanzioni si applicano ai conducenti che ‘guidano’ sotto l’effetto di alcol. Come dispone con assoluta chiarezza l’articolo 186 del Codice della Strada (“È vietato ‘guidare’ in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche”). Ovviamente sottintendiamo che il CdS si riferisca agli automobilisti fermati in stato di ebbrezza durante la marcia. Ma se invece il conducente con tasso alcolemico oltre i limiti fosse colto sul fatto a vettura ferma, per esempio parcheggiata a bordo strada, risulterebbe sanzionabile alla stessa maniera? Proviamo a fare chiarezza.

TASSO ALCOLEMICO OLTRE I LIMITI: LE SANZIONI PREVISTE

Partiamo dall’inizio facendo un rapido recap sulle sanzioni previste per chi guida dopo aver bevuto. Senza entrare troppo nei dettagli (per i quali vi rimandiamo all’art. 186 del CdS integrale), chiunque guida in stato di ebbrezza:
– è punito con una multa da 527 a 2.108 euro se il tasso alcolemico accertato è tra 0,5 e e 0,8 g/l; più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
– se invece il livello di alcol è tra 0,8 e 1,5 g/l, la forbice dell’ammenda sale a 800/3.200 euro; più sospensione della patente da sei mesi a un anno e arresto fino a sei mesi;
– se il tasso alcolemico rilevato è addirittura superiore a 1,5 g/l, la multa va da 1.500 a 6.000 euro; più sospensione della patente da uno a due anni (ma in caso di recidiva nel biennio successivo scatta la revoca); più arresto da sei mesi a un anno e confisca del veicolo salvo che appartenga a persona estranea ai fatti.
Se il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate. Pene più severe (come da articolo 186-bis del Codice della Strada) anche per i conducenti con meno di 21 anni, per i neo-patentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose.

TASSO ALCOLEMICO SOPRA I LIMITI: SANZIONE ANCHE SE SI È FERMI?

Fatta questa necessaria premessa per ricordare a cosa va incontro chi guida sotto l’effetto di alcol, focalizziamoci sulla nostra domanda iniziale. Si può essere puniti per tasso alcolemico sopra i limiti se si staziona al posto di guida dell’auto ma a vettura ferma? A questo punto bisogna distinguere due diverse situazioni. La prima si verifica quando gli agenti di una pattuglia effettuano un controllo sul conducente di un veicolo fermo, ma che poco prima era stato visto procedere a un’andatura irregolare e pericolosa per la sicurezza stradale, oppure commettere qualche tipo di infrazione. Se dal successivo accertamento dovesse risultare che il conducente presenta un tasso alcolemico superiore al consentito, gli agenti possono imputargli la guida in stato di ebbrezza, riportando sul verbale di averlo visto circolare pochi istanti prima in evidente stato di alterazione. A quel punto diventerebbe dura, per il conducente, dimostrare il contrario.

SANZIONI PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CON AUTO FERMA: LA GIURISPRUDENZA

La seconda situazione riguarda un aspetto più intricato. Ovvero che gli uomini della Polstrada sorprendano un automobilista palesemente ubriaco o quanto meno alticcio, al posto di guida di un’auto parcheggiata a bordo strada, senza però averlo visto circolare. In effetti questa persona potrebbe sostenere di essere salita a bordo della vettura ma di non aver neanche avvicinato le chiavi nel quadro. E quindi di non essere punibile per guida in stato di ebbrezza, pur avendo alzato notevolmente il gomito, per il sol fatto di non aver percorso neppure un metro. Tuttavia secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza, confermati da numerose sentenze della Cassazione, il solo trovarsi a bordo di un veicolo in posizione di guida assume rilevanza ai fini sanzionatori. E questo a prescindere che il veicolo stia effettivamente circolando, in quanto la fermata altro non è che una fase della circolazione. Con la conseguenza che essa non si sottrae alle regole generali previste dal Codice della Strada. Allo stesso tempo dev’essere comprovato che il conducente, in precedenza, abbia deliberatamente movimentato il mezzo in area pubblica o destinata al pubblico.

CONCLUSIONI

In definitiva, possiamo dire che è senz’altro sanzionabile il conducente con tasso alcolico sopra i limiti, sorpreso al posto di guida di un’auto ferma. Ma solo se si riesce a dimostrare che abbia verosimilmente guidato il mezzo prima di fermarsi. Perché l’hanno visto direttamente gli agenti della Stradale; o perché rinvenuto in una posizione di sosta che lasci supporre questa circostanza (come nella piazzola di sosta di un’autostrada: è ovvio che non possa esserci arrivato volando). Negli altri casi bisogna invece valutare usando il buon senso. Per esempio non è punibile, anzi è da apprezzare, un soggetto che esce da un locale (ristorante, discoteca, ecc.) visibilmente brillo e staziona al posto di guida del conducente per almeno un’ora, senza mettere in moto la vettura, in attesa che gli passi la sbornia.

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Guida in stato di ebbrezza: auto confiscata anche se intestata ad altri

di Raffaele Dambra

Guida in stato di ebbrezza auto confiscata

Chi viene fermato dalla polizia per guida sotto l’influenza dell’alcool ne risponde ovviamente in prima persona pagando la relativa sanzione pecuniaria e subendo, nei casi più gravi, la sospensione della patente e la confisca del veicolo. Salvo che, come recita l’art. 186 comma 2 lettera C del Codice della Strada, “il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato”. In altri termini, non può esserci confisca dell’auto su cui viaggiava il conducente in grave stato di ebbrezza, se l’effettivo proprietario della vettura è un soggetto non coinvolto nell’infrazione e che non poteva prevederla. La Cassazione, con la sentenza 33231/2019, ha stabilito però un’eccezione, ammettendo la confisca dell’auto anche se intestata a persona diversa dal guidatore fermato, in presenza di determinate condizioni.

CONFISCA DELL’AUTO PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: RISCHIA ANCHE IL PROPRIETARIO

Nello specifico la Suprema Corte si è pronunciata sul caso di un uomo andato a sbattere contro una vettura in sosta mentre guidava con tasso alcolemico di 2,82 g/l l’auto intestata alla madre. Come riporta Il Sole 24 Ore, sia il Tribunale che la Corte d’appello hanno comunque disposto la confisca del veicolo (insieme alle altre sanzioni previste dal CdS), pur non essendo di proprietà del trasgressore, perché nel corso del dibattimento è emerso che in famiglia erano ben noti i problemi di alcolismo dell’uomo. E che pertanto la madre aveva peccato di negligenza nel mettergli a disposizione la vettura, nonostante conoscesse la sua propensione a guidare in stato di ebbrezza. L’orientamento della giurisprudenza è infatti quello di ‘responsabilizzare’ gli intestatari dei veicoli, sottoponendo anch’essi al rischio di confisca, affinché non mettano la propria automobile nelle mani di persone palesemente ebbre o di cui si conoscano le potenziali ebbrezze.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: QUANDO LA CONFISCA DELL’AUTO RIGUARDA GLI INTESTATARI

Orientamento pienamente confermato dalla Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell’uomo contro la confisca dell’auto intestata alla madre, poiché la donna era certamente a conoscenza del suo etilismo. Circostanza, questa, che rende evidente la “totale imprudenza della madre nell’affidare la propria auto al figlio alcolizzato”. La Cassazione avrebbe potuto decidere diversamente, annullando la confisca dell’auto, solo se la difesa avesse dimostrato che il giorno dell’incidente ci fossero state ragioni di necessità a costringere la proprietaria a far guidare il figlio (ad esempio per accompagnarla al Pronto Soccorso o per un altro motivo urgente).

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Auto abbandonata in strada privata: niente multa per la Cassazione

di Raffaele Dambra

Auto abbandonata in strada privata

Abbandonare un’auto in disuso in un’area pubblica è un reato perseguibile anche penalmente. O, ben che vada, con una salatissima sanzione pecuniaria. Viceversa se l’auto è abbandonata in una strada privata non è prevista neppure una multa. Lo stabilito di recente la Cassazione pronunciandosi sul caso di un cittadino siciliano, che si è rivolto alla Suprema Corte per ricorrere contro la violazione contestatagli di aver abbandonato su una strada un veicolo di sua proprietà. Ma se la strada è privata non c’è infrazione e quindi nessuna multa.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: LA VICENDA IN QUESTIONE

La vicenda in questione parte ben 10 anni fa, nel 2009 (eh, i tempi della giustizia italiana…), quando al protagonista viene notificato un verbale di contestazione per aver violato gli articoli 180 e 181 del Codice della Strada. Motivo: una vettura di sua proprietà si trovava in stato di abbandono ai bordi di una strada. L’uomo si rivolge al Giudice di Pace prima e al Tribunale poi, reclamando la natura privata della strada in cui era parcheggiato il mezzo (con tanto di cartelli recanti la scritta ‘proprietà privata’). Ma per i giudici la circostanza non esclude i presupposti dell’infrazione contestata. Tocca quindi ricorrere alla Corte di Cassazione, che gli dà finalmente ragione.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA PRIVATA: LA MULTA NON SUSSISTE

Come riporta il portale giuridico laleggepertutti.it, la Cassazione, con l’ordinanza n. 6359/2019, ha verificato che l’accesso al terreno di proprietà esclusiva del ricorrente, proprio quello in cui è stata rinvenuta l’auto abbandonata, corrispondeva in effetti a un’area privata. “Perché un immobile possa ritenersi di uso pubblico”, si legge nella pronuncia degli Ermellini, “occorre che l’uso dello stesso avvenga da parte di una collettività indeterminata di soggetti, considerati quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale”. Né può valere, continua, “il principio della presunzione di uso pubblico. Che sussiste soltanto quando il tratto di strada colleghi due strade pubbliche, trattandosi di strada priva di marciapiede e, pertanto, non destinata alla circolazione dei pedoni e che, precipuamente, è a vicolo cieco”. Di conseguenza, accertata la natura privata dell’area in cui hanno trovato l’autovettura, la contravvenzione è stata annullata.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: QUANDO C’È SANZIONE

Ricordiamo che un’auto viene considerata ‘in stato di abbandono’ in presenza di determinate caratteristiche che fanno supporre la volontà da parte del proprietario di disfarsi del veicolo. 1) Assenza delle targhe o del contrassegno di circolazione; 2) mancanza di parti essenziali per l’uso e la conservazione del mezzo; 3) sosta, regolare o irregolare, protratta nel tempo sul suolo pubblico. Un veicolo in stato di abbandono non viene subito rimosso (a meno che sia in sosta vietata). Ma gli organi accertatori appongono sul parabrezza un avviso per informare il proprietario che il veicolo sarà portato via se non provvederà a recuperarlo. Dopo 60 giorni, se nulla è accaduto, la polizia locale sequestra la vettura e la porta in un’autorimessa autorizzata per la demolizione. Al proprietario, una volta individuato, spetta una multa di 1666,67 euro (per le auto) o di 600 euro (per moto e rimorchi), più le spese per la rimozione. Qualche anno fa, come accennavamo all’inizio, la stessa Cassazione ha prefigurato per chi abbandona un’auto su strada pubblica il reato penale di inquinamento ambientale.

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Strisce blu: regolamento, ticket scaduto e multe, cosa c’è da sapere

di Redazione

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Strisce blu: ecco un’espressione che gli automobilisti proprio non digeriscono. Perché la associano a un continuo esborso di denaro a favore dei Comuni. Che a loro volta, in base al Codice della Strada (articolo 7, comma 8), hanno tutto il diritto di creare zone di parcheggio a pagamento in determinate aree. In particolare, le strisce blu sono ammesse nelle vicinanze o dinanzi a parcheggi non a pagamento. Questo vincolo, però, non contempla le aree pedonali, le zone a traffico limitato (ZTL) e quelle di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dagli stessi Comuni, nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico. Fatta questa premessa, proviamo ad approfondire alcuni aspetti rilevanti delle strisce blu – regolamento, ticket e multe – soffermandoci su alcune questioni controverse.

STRISCE BLU: A COSA SERVONO (ALMENO IN TEORIA)

Sulla carta, le strisce blu aumentano la disponibilità di parcheggi, grazie alla rotazione della sosta che si determina con il pagamento della tariffa. Stimando una rotazione media di 2 ore nell’arco della giornata, 8.000 stalli blu equivalgono a 35.000 posti auto. La rotazione della sosta riduce la sosta passiva: cioè le auto parcheggiate per molto tempo nello stesso posto, facendo inoltre calare di circa il 30% il traffico itinerante alla ricerca dei stalli di sosta. Le strisce blu, dovrebbero anche limitare il fenomeno dei parcheggi in doppia e tripla fila. Così, alla fine, si avrebbe un beneficio sia per la circolazione sia per l’aria che respiriamo in città. Senza contare che le strisce blu dovrebbero erodere spazi al parcheggio abusivo. Ma tra la teoria e la pratica… di solito ci stanno le cattive abitudini degli automobilisti italiani. Con i risultati che sappiamo.

STRISCE BLU, REGOLAMENTO: LE AREE DI PARTICOLARE RILEVANZA URBANISTICA

Prima contraddizione che riguarda gli stalli a pagamento. Perché i Comuni, anno dopo anno, aumentano il numero di strisce blu in periferia, pure in assenza di particolari necessità? Perché individuano ‘aree di particolare rilevanza urbanistica’ anche in zone lontano dal centro. Ma è possibile, si domanderà qualcuno, che nelle periferie delle nostre città esistano così tante aree di particolare rilevanza urbanistica? Il fatto è che spesso sono gli stessi Comuni a individuare quelle aree rilevanti, affidando il compito a una società esterna di consulenza, pagata dall’ente locale stesso, che puntualmente consegna la certificazione chiave al Comune di turno. Quindi sì, l’area in questione è di particolare rilevanza urbanistica e perciò le strisce blu sono legittime. Voi ci credete?

STRISCE BLU, LE DIRETTIVE DEL MINISTERO SONO VALIDE?

L’articolo 7, comma 1 lettera F, del Codice della Strada, dà ai Comuni il potere di stabilire le tariffe e le condizioni della sosta a pagamento in conformità alle direttive del MIT. Siccome queste direttive non sono mai state emanate, c’è chi ritiene che tutti i provvedimenti comunali siano fuorilegge. In realtà, le direttive non sono più necessarie, anzi il Ministero oggi non può emanarle: il Codice le aveva previste già nel 1992, mentre la riforma costituzionale del 2001 ha dato ai Comuni piena autonomia su come determinare le proprie entrate, incluse quelle della sosta su strisce blu. Inoltre, le direttive, per loro natura, sono atti propulsivi, cioè esortazioni a chi ne è destinatario. Non bloccano quindi l’applicazione di una regola che la legge prevede. Insomma, sono solo dei ‘consigli’.

STRISCE BLU, LA QUESTIONE DELLA CARREGGIATA

Secondo l’articolo 7 comma 6, del Codice della Strada, le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata, e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico. E qui nasce un’altra questione. In base a una prima tesi, l’espressione ‘fuori della carreggiata’, utilizzata nella definizione di parcheggio dal CdS, deve essere intesa così: il parcheggio va collocato fuori del flusso della circolazione, e non necessariamente fuori della sede stradale. Infatti, la carreggiata è prima definita dal Codice la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli, non comprendendo le eventuali aree destinate alla sosta collocate a lato della carreggiata. Poi però lo stesso Codice precisa che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.

PARCHEGGIO E FASCIA DI SOSTA LATERALE

Di conseguenza alcune false credenze costruite attorno a questa definizione sono destituite di ogni fondamento (come già scrivevamo in un articolo di qualche anno fa circa il presunto scoop delle Iene sull’illegittimità delle strisce blu). Non è vero, infatti, che la norma riguardi solo i parcheggi a pagamento, perché il comma 6 dell’articolo 7 del CdS non fa distinzione con quelli gratuiti. La fascia di sosta laterale è la parte della strada adiacente alla carreggiata, separata da questa mediante striscia di margine discontinua e comprendente la fila degli stalli di sosta e la relativa corsia di manovra. E il parcheggio è l’area o infrastruttura posta fuori dalla carreggiata, destinata alla sosta regolamentata o non dei veicoli. Dunque, non è vero che a bordo strada non si possa parcheggiare o mettere le zone blu. Semplicemente, quello spazio non si chiama ‘parcheggio’ bensì ‘fascia di sosta laterale’.

STRISCE BLU: TICKET E MULTA

Chiudiamo questa disamina sul regolamento delle strisce blu parlando brevemente di ticket e multe. Una nota del 2015 del Ministero dei Trasporti aveva ribadito quanto già stabilito in precedenza. E cioè che chi lasciava scadere il ticket del parcheggio sulle strisce blu non poteva essere punito con una multa, ma doveva soltanto integrare il pagamento in proporzione alla durata effettiva della sosta. Orientamento seguito a lungo ma che è stato superato dalle più recenti sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, ponendosi in contrasto con la stessa nota del Ministero, ha stabilito infatti che qualora si accerti che la sosta si è prolungata oltre il tempo consentito, cioè oltre l’orario indicato nel ticket per il quale è stata pagata la tariffa, è legittima l’applicazione di una sanzione. ‘Linea dure’ confermata anche dalla Corte dei Conti, secondo cui la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico, nel momento in cui è accertata la sosta del veicolo senza ticket o con tagliando esposto scaduto, configura un’ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi della sanzione. La multa prevista per chi viola la normativa è di 41 euro.

N.B. Articolo originale pubblicato il 26 marzo 2014, aggiornato il 10 settembre 2019.

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Codice della Strada: corsi per insegnare le regole agli immigrati

di Raffaele Dambra

Codice della Strada corsi per migranti

In Italia vivono circa 6 milioni di immigrati regolari, molti dei quali si sono perfettamente integrati nel nostro Paese e altri meno. Del resto non è sempre facile adattarsi alle abitudini e alle regole di un’altra nazione, soprattutto quando si arriva da molto lontano. Ed è proprio in quest’ottica che alcune amministrazioni comunali stanno organizzando corsi per insegnare le norme del Codice della Strada ai migranti. Così da prevenire situazioni di potenziale pericolo.

CODICE DELLA STRADA: A PRATO CORSI PER IMMIGRATI

Per esempio l’edizione fiorentina di Repubblica riporta che il comune di Prato, dove il tasso di residenti stranieri è tra i più elevati in Italia, ha messo in piedi un progetto intitolato “Ciclista sicuro” per insegnare le regole della strada ai tanti immigrati che si spostano in bicicletta. E che fanno sovente confusione, spesso in buona fede, con i sensi di marcia, la segnaletica e le precedenze, mettendo a rischio se stessi e gli altri. “A Prato abbiamo circa il 20% di popolazione straniera”, ha spiegato l’assessora alla polizia municipale Flora Leoni. “E la maggior parte di loro circola in bici, solo che non conoscono il Codice della Strada”. E quindi hanno bisogno di apposite lezioni. Lezioni che sono tenute dai formatori e dai mediatori dei centri di accoglienza, indottrinati a loro volta dal nucleo della polizia municipale. Sono stati creati anche dei dépliant informativi tradotti in più lingue che spiegano tra le altre cose il senso di marcia, la necessità del caschetto, dei giubbotti retro riflettenti e anche il significato dei cartelli. La sperimentazione del progetto ha ricevuto vasti consensi e proseguirà pure nel 2020.

ALTRI CORSI DI EDUCAZIONE STRADALE PER STRANIERI IN ITALIA

Il comune di Prato non è ovviamente l’unico ad aver organizzato corsi di educazione stradale per migranti. In tempi recenti iniziative del genere si sono tenute in diverse altre città tra cui Pordenone, dove novanta studenti stranieri hanno partecipato a lezioni su sicurezza stradale, uso dei mezzi pubblici, comportamento alla guida di biciclette e sui pericoli della guida in stato di ebbrezza. E anche nel territorio del Mugello, con specifici corsi per immigrati aventi come oggetto le regole stradali. Corsi in cui gli insegnati spiegano per esempio come si circola in bicicletta o si cammina per strada, di giorno ma soprattutto nelle ore serali.

CORSO ONLINE DI SICUREZZA STRADALE DEDICATO AGLI IMMIGRATI

Ricordiamo infine che all’indirizzo web driveinitaly.smaniadisicurezza.it è ancora disponibile il corso di formazione gratuito sulla sicurezza stradale dedicato agli immigrati, fruibile in modalità e-learning e realizzato in 8 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, rumeno, albanese, cinese e arabo). Realizzato nel 2014 dalla Fondazione ANIA in collaborazione con il Ministero per l’Integrazione, ha l’obiettivo di far conoscere ai nuovi cittadini italiani il nostro Codice della Strada. E soprattutto di sensibilizzarli sui comportamenti di guida corretti.

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Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione

di Raffaele Dambra

Investimento sulle strisce

In caso di investimento sulle strisce il pedone ha sempre ragione, anche se ha attraversato la strada in maniera imprudente. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, precisando che in questi casi la responsabilità cade sempre sul conducente dell’auto. Questo perché, in prossimità delle strisce pedonali, l’automobilista è tenuto a prevedere la condotta del pedone, anche se avventata, ponendo eventualmente in essere tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare l’impatto.

AUTO IN PROSSIMITÀ DELLE STRISCE: COSA PREVEDE IL CODICE

L’articolo 141 del Codice della Strada dispone (comma 1) che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che […] sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e ogni altra causa di disordine per la circolazione”. Inoltre (comma 2) il conducente “deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Ma soprattutto (comma 4) “deve ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza”.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: IL CASO GIUDICATO DALLA CASSAZIONE

Basandosi su questi principi la Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per omicidio colposo dopo aver investito una donna sulle strisce a Roma. Dopo la condanna in appello l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte lamentando che la vittima aveva attraversato sulle strisce pedonali di notte, in una zona scarsamente illuminata e a un incrocio segnalato da un semaforo a luce gialla lampeggiante. Giustificando quindi l’investimento sulle strisce con il fatto di non aver visto la donna a causa dell’oscurità, pur procedendo a una velocità rispettosa dei limiti.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: PERCHÉ IL PEDONE HA SEMPRE RAGIONE

La Cassazione ha però rigettato il ricorso di questo conducente ravvisando una condotta di guida caratterizzata da negligenza, imprudenza e imperizia, perché pur viaggiando a una velocità consentita avrebbe dovuto moderare ulteriormente l’andatura, vista l’ora notturna e le scarse condizioni di visibilità. Chi guida, ha sancito più volte la giurisprudenza, deve infatti aver la possibilità di porre in atto tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare un urto o uno scontro, anche in caso di un comportamento imprudente altrui. Pensiamo per esempio a un pedone che cambia direzione sulle strisce, oppure che attraversa la strada con imprudenza avviandosi sull’asfalto solo in prossimità dell’attraversamento pedonale, o di notte o in un’area a scarsa illuminazione. Sono tutte situazioni che un automobilista deve prevedere e prevenire. L’unica eccezione riguarda invece un eventuale comportamento del pedone assolutamente imprevedibile: solo in questo caso si può valutare la sua corresponsabilità.

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Patente: foglio rosa valido dopo 6 mesi anche senza certificato medico

di Raffaele Dambra

Patente foglio rosa

Attraverso una recente circolare il MIT ha comunicato di aver esteso la validità del foglio rosa della patente di guida a oltre 6 mesi, qualora ce ne fosse bisogno. L’intervento del Ministero si è reso necessario per tutelare quei candidati alla patente che, dopo aver superato l’esame teorico, non avevano potuto sostenere quelli pratici entro i limiti previsti (appunto 6 mesi) a causa di problemi burocratici non certo imputabili a loro. Con la beffa, unita al danno di rinviare a chissà quando il conseguimento della patente, di dover rifare la visita medica obbligatoria.

PATENTE E VALIDITÀ DEL FOGLIO ROSA

Com’è noto, e così come prevede l’articolo 122 del Codice della Strada, il cosiddetto ‘foglio rosa’, il documento provvisorio che consente le esercitazioni di guida su strada a chi ha superato l’esame di teoria, ha una validità di 6 mesi. Termine entro cui bisogna aver sostenuto anche gli esami pratici, con massimo due tentativi a disposizione. Una volta le norme che regolano il foglio rosa erano assai più severe, perché chi non riusciva a superare l’esame pratico nei tempi previsti doveva ricominciare dall’inizio l’intera trafila per prendere la patente. Adesso però le cose sono cambiate e non solo è previsto il rinnovo automatico del foglio rosa per altri 6 mesi se non si supera la prova pratica, ma dal 2016 c’è pure la possibilità di sostenere per una terza volta l’esame di guida senza dover rifare quello di teoria (però con l’obbligo di rifare la visita medica).

ESAME DI TEORIA DELLA PATENTE VALIDO DOPO 6 MESI: LE MOTIVAZIONI

E quindi, se già era previsto il rinnovo automatico del foglio rosa, in cosa consistono esattamente le novità introdotte dal MIT? Consistono nello stabilire che gli esami di teoria per la patente, in caso di esito positivo, restano validi anche oltre i sei mesi di efficacia del foglio rosa, se in questa tempistica non si è riusciti a conseguire le due prove pratiche di guida. E, soprattutto, restano validi senza bisogno di produrre un nuovo certificato medico. Questo perché, incredibile ma vero, negli ultimi tempi molti ‘patendandi’ sono stati costretti a rifare gli esami di teoria, che avevano brillantemente superato, perché a causa di ritardi delle motorizzazioni hanno incontrato oggettive difficoltà a prenotare ed eseguire le prove di guida pratica entro i 6 mesi di validità del foglio rosa.

PATENTE ED ESAME DI TEORIA: COSA CAMBIA IN CONCRETO

“Si tratta di un provvedimento molto atteso dalle autoscuole e che porta un vantaggio sia per i cittadini che tentano di conseguire la patente di guida, che per gli uffici della motorizzazione, oberati dalle pratiche”, si legge sul comunicato diffuso dal Ministero. In particolare la circolare precisa che d’ora in poi è prevista la possibilità, ma solo per una volta, di far valere il superamento della prova teorica anche se il foglio rosa è scaduto senza aver potuto effettuare le prove pratiche, e dunque si è costretti a richiederne uno nuovo. Il riporto permette di trascrivere sul nuovo foglio rosa il superamento dell’esame teorico, così da poter direttamente effettuare la prova pratica di guida senza dover nuovamente superare il quiz e senza dover sottoporsi a una nuova visita medica. Per leggere tutti i dettagli della circolare del MIT cliccate sul tasto rosso Scarica PDF.

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Autostop legale o illegale? Cosa dice la legge italiana

di Raffaele Dambra

Autostop legale o illegale

Domanda a bruciapelo: fare l’autostop è legale o illegale? Probabilmente sono pochi coloro che saprebbero rispondere senza alcun tentennamento. Anche perché la stessa normativa italiana non è sufficientemente chiara e lascia spazio a qualche dubbio interpretativo, per lo meno su alcuni aspetti. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza a beneficio sia di chi chiede passaggi in auto che di chi li concede.

AUTOSTOP ILLEGALE IN ITALIA: SU QUALI STRADE?

Diciamo subito che l’autostop è illegale in Italia soltanto in autostrada e sulle strade extraurbane principali. In particolare il comma 7 capo B dell’art. 175 del Codice della Strada dispone che “sulle carreggiate, sulle rampe, sugli svincoli, sulle aree di servizio o di parcheggio e in ogni altra pertinenza autostradale è vietato richiedere o concedere passaggi”. Chiunque viola la disposizione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168. La norma sembrerebbe lasciare pochi dubbi se non fosse che lo stesso CdS non provvede a stabilire con esattezza cosa debba intendersi per ‘pertinenza autostradale’. E se quindi nel divieto di autostop vadano compresi anche il casello, la rotatoria in uscita e altri elementi non espressamente citati, e per questo solitamente tollerati. Il consiglio, quindi, per chi deve cercare un passaggio in autostop per un viaggio in autostrada e non vuole incorrere in sanzioni, è quello di posizionarsi appena fuori dal casello. Dove tra l’altro le vetture rallentano in attesa di superare il varco.

AUTOSTOP LEGALE: DOVE È PERMESSO IN ITALIA?

Naturalmente se per la legge italiana l’autostop è vietato solo in autostrada, per esclusione si deduce che sia lecito chiedere (e dare) passaggi su qualsiasi altro tipo di strada, fino a prova contraria. E, un po’ sorpresa, pare che l’autostop sia legale anche sulle tangenziali. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10462/1991, ha precisato infatti che le tangenziali non possono essere equiparate alle autostrade in riferimento al divieto di transito perdonale. E dunque sono da considerarsi strade normali su cui è consentito fare autostop.

AUTOSTOP SÌ, MA SENZA INTRALCIARE LA CIRCOLAZIONE

Inutile comunque ricordare che su qualunque strada vige sempre la regola non scritta del ‘buon senso’. E quindi un autostoppista, anche sulle arterie dov’è lecito chiedere passaggi, non deve mai col suo comportamento mettere a rischio la sicurezza stradale o intralciare la circolazione. Posizionandosi per esempio al centro della carreggiata oppure in prossimità di una curva, di un dosso o di un altro punto stradale con visibilità ridotta. A parte che difficilmente troverebbe il passaggio che desidera, mettendo pure a rischio la sua di sicurezza, potrebbe pure incorrere in una sanzione per violazione dell’art. 190 del Codice della Strada che regola le norme di condotta dei pedoni.

AUTOSTOP ALL’ESTERO

Arrivati fin qui abbiamo più o meno capito come funziona l’autostop in Italia. Ma all’estero, invece? In teoria le norme possono variare da Paese a Paese, in pratica l’autostop è regolato quasi sempre alla stessa maniera: tollerato sulle strade urbane ed extraurbane secondarie, vietato in autostrada e sulle arterie extraurbane principali. Ma ci sono eccezioni: in Romania, per esempio, l’autostop è illegale dappertutto. Stessa cosa in alcuni stati degli USA come Idaho, Nevada e Utah. Il miglior consiglio è quindi quello di informarsi bene, prima della partenza, sulle leggi vigenti nel Paese che si sta per visitare.

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Parcheggio selvaggio: quando è tollerato

di Raffaele Dambra

Parcheggio selvaggio

Quasi tutte le città italiane, soprattutto quelle medio-grandi, fanno i conti con il fenomeno del ‘parcheggio selvaggio’. Ovvero la (pessima) abitudine di lasciare in sosta una vettura dove non è consentito, arrecando un danno alla circolazione dei pedoni e degli altri veicoli. Eppure ci sono casi in cui la sosta selvaggia è tollerata se non addirittura permessa. Ovviamente si tratta di situazioni molto particolari che verificheremo a breve.

LA SOSTA DELLE VETTURE NEL CODICE DELLA STRADA

La sosta delle vetture è regolamentata dagli articoli 157 (Arresto, fermata e sosta dei veicoli) e 158 (Divieto di fermata e di sosta dei veicoli) del Codice della Strada. In particolare il primo, dopo aver precisato la differenza tra arresto, fermata e sosta, spiega quali sono le corrette modalità di posteggio dentro e fuori i centri abitati; mentre il secondo elenca tutte le situazioni in cui la fermata e la sosta non sono permesse e le relative sanzioni per i trasgressori. Che, a seconda della violazione, variano da 24 a 335 euro con possibilità di rimozione forzata. Tra le altre cose è vietato sostare sui marciapiedi (salvo diversa segnalazione), allo sbocco dei passi carrabili, in seconda fila (salvo che si tratti di due veicoli a due ruote), negli spazi riservati alla fermata di autobus e tram, negli spazi riservati ai veicoli per persone invalide, davanti ai cassonetti dei rifiuti o contenitori analoghi e così via.

EFFETTI DEL PARCHEGGIO SELVAGGIO

Il ‘parcheggio selvaggio’ costituisce quindi un illecito: non rispettare le norme sulla sosta dei veicoli previste dal Codice della Strada significa commettere un’infrazione sanzionabile con pene pecuniarie e accessorie. Ma non solo: ci sono situazioni, con tanto di sentenze della Cassazione, in cui la sosta vietata può sfociare addirittura nel penale, prefigurando il reato di violenza privata (quando un automobilista, parcheggiando in doppia fila o in altra posizione non ortodossa, blocca la manovra alle altre vetture regolarmente parcheggiate o impedisce l’accesso o l’uscita ad altri autoveicoli) o di interruzione di pubblico servizio o di pubblica necessità (quando un’auto parcheggiata in modo irregolare ostacola o blocca il passaggio di un bus di linea o, peggio ancora, di un’ambulanza).

PARCHEGGIO SELVAGGIO: QUANDO È LECITO

Insomma, roba non da poco: chi parcheggia in un posto non consentito o in maniera poco ortodossa rischia perfino il carcere. Eppure, come spiegavamo all’inizio, in alcune circostanze il ‘parcheggio selvaggio’ è consentito. Anche in questa occasione, come in altre, entra infatti in ballo la giustificazione dello ‘stato di necessità’. L’art. 54 del Codice Penale dispone infatti che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Ciò significa che di fronte a determinate situazioni di emergenza si può posteggiare la macchina dove non si potrebbe senza incorrere in sanzioni.

ESEMPI DI PARCHEGGIO SELVAGGIO TOLLERATO

Per esempio la sosta selvaggia è tollerata se un conducente che ha a bordo una persona con urgente bisogno di cure, si ferma in doppia fila per recarsi presso la guardia medica per chiamare un dottore. Un altro esempio è quello di chi abbandona la propria auto in un posto non adibito al parcheggio per soccorrere una persona che ha avuto un malore o che è stata aggredita; stessa cosa per chi lascia la vettura nel bel mezzo del traffico perché in quel momento si è verificato un terremoto o un altro evento naturale di particolare gravità. O perché in macchina è entrato un malintenzionato che vorrebbe rapinarlo. Gli esempi possono essere tanti, l’importante è che sussistano soprattutto due elementi. Il ‘pericolo attuale di un danno grave alla persona’ e l’inevitabilità, nel senso che il conducente non deve avere alternative lecite alla sua condotta. Se ci sono entrambi la sosta selvaggia non è sanzionabile (bisogna però dimostrarlo).

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Autostrada: limite a 150 km/h, proposta la sperimentazione per un anno

di Raffaele Dambra

Autostrada limite 150 km/h

Si è discusso a lungo nei mesi scorsi sull’opportunità di portare il limite di velocità in autostrada a 150 km/h. La proposta, partita da sponda leghista, non ha poi trovato posto nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada, soprattutto per l’opposizione degli alleati di Governo del Movimento 5 Stelle e in particolare del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Finita qui? Neanche per sogno: la Lega sta infatti per tornare alla carica con una nuova mozione per innalzare i limiti di velocità sulle autostrade in Italia a 150 km/h.

LIMITI IN AUTOSTRADA A 150 KM/H: NUOVA PROPOSTA

Ne ha parlato in un’intervista al quotidiano Il Tempo l’On. Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati. La stessa che ha dato l’ok alle modifiche al Codice della Strada, su cui adesso devono pronunciarsi le due aule del Parlamento. Pur ritenendosi molto soddisfatto del lavoro svolto dalla sua commissione, il deputato leghista ha dichiarato che l’idea di alzare in autostrada il limite a 150 km/h non è affatto tramontata. Anzi, l’esclusione dal pacchetto di modifiche al CdS potrebbe favorire un iter persino più veloce.

AUTOSTRADA, LIMITE A 150 KM/H: SPERIMENTAZIONE DI UN ANNO

“La norma sui limiti in autostrada a 150 km/h non è stata inserita per una diversità di vedute col M5S”, ha confermato Morelli, “su alcuni argomenti abbiamo dovuto fare un passo indietro noi e su altri l’hanno fatto loro. Ma intendo presentare al più presto un ordine del giorno alla Camera per avviare una sperimentazione della durata di un anno su alcune tratte autostradali. Per poi alla fine vedere su quali arterie sia possibile applicare l’innalzamento dei limiti a 150 km/h”. Insomma, l’On. Morelli non si è ancora arreso sulla questione dei 150 in autostrada, chissà cosa ne pensano gli alleati pentastellati…

LIMITI DI VELOCITÀ A 150 KM/H: COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

Ricordiamo che la proposta originaria di Morelli, bocciata in Commissione Trasporti, prevedeva l’aumento dei limiti di velocità non su tutta la rete ma solo sulle autostrade a tre corsie più quella di emergenza, con asfalto drenante e monitorate dai tutor. Il fatto curioso è che il limite di 150 km/h è già contemplato Codice della Strada. L’art. 142 dispone infatti che “sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologate per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali. Sempre che lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio”.

IL PARADOSSO DELL’ATTUALE NORMA SUI 150 KM/H IN AUTOSTRADA

Solo che, per ironia della sorte, nessuna concessionaria autostradale italiana ha mai applicato in pieno questa parte dell’articolo. Questo perché nessun tratto della rete possiede tutti i requisiti richiesti dal Codice.

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Auto storiche: bollo ridotto del 50%, il Veneto amplia la platea dei beneficiari

di Raffaele Dambra

Auto storiche bollo ridotto

Buone notizie per gli appassionati veneti di auto storiche: bollo ridotto del 50% non solo per i proprietari dei veicoli con immatricolazione tra i 20 e i 29 anni fa che ne hanno registrato la certificazione di storicità entro la scadenza, prevista il 31 gennaio di quest’anno. Ma anche per coloro che hanno assolto agli obblighi necessari per ottenerla entro il successivo 2 marzo. Lo ha deciso la Giunta Regionale del Veneto, recependo le nuove direttive del MEF in cui vengono riconsiderati i termini di registrazione delle auto storiche ai fini della riduzione del 50% della specifica tassa automobilistica.

AUTO STORICHE, BOLLO RIDOTTO IN VENETO: LA DECISIONE DELLA GIUNTA

“Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con l’ultima Legge di Bilancio ha finalmente dato segni di apertura in materia”, ha spiegato Gianluca Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, “dando una risposta alle richieste delle Regioni che chiedevano uniformità di interpretazioni su tutto il territorio”. Come ricorderete il Governo ha ripristinato, sebbene solo per il 50%, la riduzione del bollo per tutti i veicoli riconosciuti di interesse storico e collezionistico. Tuttavia per l’accesso al beneficio prevede nuovi requisiti mai richiesti in passato, che hanno messo un po’ in difficoltà sia i contribuenti che gli uffici della Motorizzazione Civile e degli altri enti interessati. Col risultato che per far fronte alle richieste di centinaia di aventi diritto, molti non hanno potuto rispettare la scadenza fissata al 31 gennaio 2019. Un disguido a cui il Veneto ha voluto prontamente porre rimedio.

VENETO: BOLLO RIDOTTO DEL 50% ANCHE PER I RITARDATARI

“Noi abbiamo subito recepito le indicazioni per restituire ai proprietari interessati un po’ di respiro fiscale”, ha precisato infatti Forcolin, “E adesso ci siamo anche adeguati alle linee guida del MEF che hanno riconosciuto la necessità di tempi maggiori per assolvere gli obblighi di registrazione della storicità nella carta di circolazione, estendendo il termine di 60 giorni oltre la prima scadenza del 31 gennaio”. Ciò significa che i proprietari di auto storiche che risultano aver assolto, entro 60 giorni dalla novità legislativa (quindi entro il 2 marzo), agli adempimenti per ottenere la documentazione prescritta, possono ottenere la riduzione sul bollo per l’anno di imposta 2019 anche se non sono stati in grado di ottenerla nei tempi della data prevista originariamente.

BOLLO AUTO STORICHE IN VENETO: PREVISTO ANCHE UN RIMBORSO

Ma non solo. La delibera della Giunta Regionale prevede anche che coloro che hanno già pagato per intero l’imposta riferita all’anno in corso, pur avendo ottenuto la registrazione di storicità sul libretto di circolazione del proprio veicolo prima del 2 marzo, possono richiedere il rimborso della parte eccedente o la compensazione con un altro anno di pagamento alla Direzione Finanza e Tributi della Regione Veneto.

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Passeggero senza cintura: sarà multato anche il conducente?

di Raffaele Dambra

Passeggero senza cintura multa al conducente

Nel pacchetto di modifiche al nuovo Codice della Strada è entrato di soppiatto un emendamento che, se confermato, potrebbe cambiare il ‘rapporto’ tra conducente e passeggeri di un’auto, obbligando il primo a una maggiore responsabilità. In pratica, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, sarebbe passata una norma che, nel caso in cui un passeggero maggiorenne non allacci la cintura, prevede la multa non solo per lui ma anche per il conducente. Insomma, una doppia e pesantissima sanzione.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 172 del Codice della Strada dispone che il conducente risponde del mancato uso della cintura di sicurezza da parte degli altri occupanti solo se il passeggero è minorenne. O, in alternativa, ne risponde chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso (per esempio la mamma), se presente sul mezzo. In tutti gli altri casi ogni occupante di un veicolo risponde in prima persona delle infrazioni che commette riguardo alle cinture. A dire il vero il conducente avrebbe l’obbligo di esigere che tutti i passeggeri a bordo allaccino le cinture, fino a rifiutarsi di partire in caso di inosservanza. Ma l’eventuale inadempienza non comporterebbe per lui alcuna violazione del CdS. Al massimo (e non è comunque poco) rischierebbe la corresponsabilità per i danni riportati dai passeggeri in caso di incidente.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: PAGHERÀ ANCHE IL CONDUCENTE?

Questi fino a oggi ma, come spiegavamo, c’è una proposta per estendere la sanzione (da 80 a 323 euro) al conducente anche se il passeggero senza cintura è maggiorenne. Non pagherebbe ovviamente solo il guidatore, ma pagherebbero entrambi. Per questo abbiamo parlato di sanzione doppia. Che però potrebbe diventare addirittura tripla, quadrupla o quintupla se al povero conducente venisse comminata una sanzione per ogni passeggero senza cintura (questo dettaglio dev’essere però chiarito meglio). In ogni caso l’emendamento ha previsto un paio di eccezioni: nessuna multa per i tassisti e per gli autisti NCC (noleggio con conducente). A patto che espongano a bordo cartelli o figure per informare gli occupanti dell’obbligo di allacciarsi la cintura di sicurezza, anche sui sedili posteriori.

TEMPISTICHE DELLA NUOVA NORMA

Non si tratta comunque di una norma che entrerà in vigore a breve (se mai lo farà), perché per il momento ha solo ricevuto l’ok della commissione Trasporti della Camera. Per l’approvazione definitiva serve invece il via libera di entrambi i rami del Parlamento, che non arriverà prima di fine 2019. Con alta probabilità di nuove modifiche e cancellazioni.

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Cellulare alla guida: controlli della polizia in borghese in attesa delle maxi multe

di Raffaele Dambra

Cellulare alla guida controlli

È sempre più lotta senza quartiere contro gli incoscienti che usano il cellulare alla guida, mettendo a rischio la sicurezza di se stessi e degli altri. Già il pacchetto di modifiche al Codice della Strada contiene un significativo inasprimento delle sanzioni per chi si distrae con lo smartphone al volante. Ma nell’attesa dell’approvazione definitiva (serviranno alcuni mesi) si stanno intensificando i controlli della polizia locale in borghese per pizzicare sul fatto il maggior numero di trasgressori.

POLIZIA IN BORGHESE CONTRO I ‘FURBETTI’ DEL TELEFONINO

In provincia di Forlì, per esempio, hanno organizzato un servizio dinamico di pattuglie in ‘abiti civili’, quindi non identificabili dai potenziali violatori, con il compito di reprimere l’utilizzo improprio del cellulare alla guida. “Abbiamo deciso di implementare i consueti controlli relativi alla sicurezza stradale”, hanno dichiarato i vertici della polizia locale dell’Unione della Romagna Forlivese. “utilizzando agenti in borghese che avranno il compito di cogliere sul fatto quegli automobilisti un po’ furbetti che, alla vista della divisa, abbassano lo smartphone rialzandolo subito dopo aver oltrepassato il posto di controllo”.

CELLULARE ALLA GUIDA: CHI RISPETTA LE REGOLE NON DEVE AVER PAURA DEI CONTROLLI

Tattica analoga a Treviso, dove sono iniziati controlli specifici da parte della polizia locale mediante appostamenti svolti non solo con le auto di servizio, perfettamente riconoscibili, ma anche con auto ‘civili’, in giorni e orari diversi. “A volte capita che gli automobilisti non nascondono l’uso del cellulare alla guida neppure di fronte a un veicolo istituzionale delle forze di polizia”, ha riferito sconsolato il comandante della polizia locale trevigiana. “Questo perché c’è ormai l’abitudine di telefonare sempre e comunque, a scapito della concentrazione alla guida che purtroppo è ridotta ai minimi termini. Il nostro obbiettivo comunque resta sempre la prevenzione, per questo stiamo annunciando questi controlli in borghese. Nessuno, se rispetta le regole, deve averne timore”.

LA STRETTA DEL CODICE DELLA STRADA 2019 SULL’USO DEL CELLULARE ALLA GUIDA

L’uso del cellulare alla guida è una pessima abitudine che causa un incidente stradale su quattro, secondo i dati recentemente forniti dalla Polstrada. Ed è sicuramente per questo, come anticipavamo, che si è deciso di correre ai ripari innalzando il livello delle sanzioni già previste dall’art. 173 del Codice della Strada. La proposta, che dovrà passare l’esame dei due rami del Parlamento prima di diventare effettiva, prevede una maxi multa da 422 euro a 1.697 euro per chi utilizza dispositivi mobili durante la guida, con decurtazione di 5 punti e sospensione della patente da sette giorni a due mesi già alla prima infrazione. E se si è recidivi nell’arco di un biennio la sanzione diventa da 644 a 2.588 euro, con sospensione della patente fino a 3 mesi e decurtazione raddoppiata dei punti, da 5 a 10. Ovviamente sarà sempre permesso l’uso del cellulare tramite viva-voce, senza impegnare le mani.

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Multe: ricorsi al prefetto più facili con le ultime modifiche al Codice della Strada

di Raffaele Dambra

multe ricorsi prefetto

Il lungo e faticoso iter per l’approvazione del nutrito pacchetto di modifiche al Codice della Strada ha superato lo step della commissione Trasporti alla Camera, ed è finalmente pronto per la discussione in Aula. L’ok definitivo arriverà non prima del prossimo autunno con possibilità di ulteriori cambiamenti e cancellazioni. Quindi tutti i provvedimenti annunciati fino ad oggi sono ancora provvisori ed entreranno in vigore solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tra questi sta suscitando una certa attenzione una novità dell’ultim’ora che riguarda le multe e i ricorsi al prefetto.

MULTE: RICORSO AL PREFETTO, L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 203 del Codice della Strada prevede che si possa presentare ricorso al prefetto contro una multa ricevuta per violazione di una o più norme del suddetto codice. Il prefetto può accogliere il ricorso, in presenza di motivazioni valide, emettendo un’apposita ordinanza di archiviazione; oppure può rigettarlo, fissando per il ricorrente un’ingiunzione di pagamento per un importo non inferiore al doppio della sanzione minima prevista per la violazione. In pratica chi presenta un ricorso al prefetto e se lo vede respingere si vede raddoppiare la multa! Un vero e proprio disincentivo ad avanzare ricorsi…

MULTE: I RICORSI AL PREFETTO SARANNO PIÙ CONVENIENTI?

Ma con la novità approvata dalla commissione Trasporti alla Camera potrebbero cambiare molte cose. L’aggravio che si applica alla sanzione in caso di respingimento del ricorso da parte del prefetto è infatti sceso dal 100% al 50%. Quindi non più raddoppiata (la sanzione) ma ampliata soltanto della metà dell’importo. Una buona notizia per gli automobilisti, che potranno far valere le proprie ragioni senza il timore di subire un salasso economico, ma pessima per i tempi della giustizia. Se i ricorsi per le multe aumenteranno (e con questo ‘sconto’ aumenteranno senz’altro) le prefetture torneranno a intasarsi di richieste, col rischio di sforare i termini perentori (da 180 a 210 giorni) entro cui i prefetti devono emettere le loro decisioni, trascorsi i quali i ricorsi vanno intesi come accolti. C’è quindi il rischio che parecchie multe saranno cancellate non in quanto ingiuste, ma solo per decorrenza dei termini. Insomma, su questo punto ci sarà secondo noi ancora molto da discutere e non è detto che la norma passi così com’è stata formulata.

ADDIO ALLE MULTE A STRASCICO

Nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada è stato inserito in extremis anche un emendamento che intende metter fine alle cosiddette ‘multe a strascico’. Parliamo delle infrazioni rilevate con l’ausilio di telecamere alle auto in divieto di sosta o in altre situazioni nelle quali il conducente dell’auto può ignorare di aver preso una multa. Con l’introduzione dell’obbligo del preavviso di notifica si consentirà invece all’automobilista di pagare la contravvenzione in tempi rapidi e senza ulteriori costi. Per tutte le altre possibili novità del Codice della Strada 2019, dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida con il cellulare, alle moto 125 in autostrada e all’introduzione delle strade scolastiche, vi rimandiamo ai nostri precedenti servizi.

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Ztl: la scritta ‘varco attivo’ diventa illegittima, multe annullabili

di Redazione

Ztl varco attivo

Piccola grande novità per gli automobilisti italiani. Scompare in prossimità delle Ztl la scritta ‘varco attivo’, con cui avevamo più o meno fatto tutti conoscenza, perché considerata poco chiara e coerente con l’effettivo messaggio della segnalazione. Lo ha stabilito il MIT con le sue nuove linee guida sulla regolamentazione della circolazione stradale e segnaletica nelle Zone a Traffico Limitato, rivolte ai Comuni che intendono istituire o modificare una Ztl esistente. Potete consultare le linee guida integrali cliccando sul tasto rosso Scarica PDF alla fine dell’articolo.

L’EQUIVOCO DELLA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’ NELLE ZTL

Dunque niente più scritta ‘varco attivo’ all’ingresso delle Ztl e al suo posto non una ma ben due nuove diciture: ‘Ztl attiva’, quando il divieto di transito è in vigore; ‘Ztl non attiva’, quando il divieto non è in vigore. Come spiega il sito di informazione e consulenza legale laleggepertutti.it, la scritta è stata cambiata per risolvere un incredibile equivoco. Fino all’intervento del Ministero, infatti, il segnale ‘varco attivo’ indicava che la Ztl era in funzione, cioè attiva, con relativo divieto di transito e controllo con telecamere a distanza per beccare eventuali trasgressori. Solo che nella lingua italiana la parola ‘varco’ significa ‘passaggio’ e non ‘controllo’! E quindi molti automobilisti leggendo la scritta ‘varco attivo’ equivocano il messaggio e transitavano tranquillamente, credendo che la Ztl fosse aperta, quindi libera. Salvo poi vedersi recapitare a casa il verbale di contravvenzione…

MULTE NON VALIDE PER CHI È ENTRATO IN ZTL CON LA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’

Ovviamente quando qualcuno un po’ più sveglio degli altri si è accorto della contraddizione linguistica, sono iniziati a fioccare i ricorsi. E molti giudici di pace hanno effettivamente cancellato le multe ricevute da chi è transitato in una Ztl con la scritta ‘varco attivo’. Per quanto riguarda il futuro, invece, è presumibile che dopo l’approvazione delle nuove linee guida, le multe si potranno ancora impugnare in caso di presenza della vecchia scritta (si sa che molti Comuni italiani non sono rapidi nei cambiamenti). Seppur ciò non risulti ancora formalmente in una norma del Codice, hanno spiegato infatti i giuristi di laleggepertutti.it , è tuttavia un percorso interpretativo giustificabile e sostenibile in giudizio alla luce della novità appena introdotta dal MIT.

LA NUOVA SEGNALETICA DELLE ZTL

Le nuove linee guida del MIT spiegano esattamente come deve essere la segnaletica Ztl. D’ora in poi ogni Comune deve valutare innanzitutto la possibilità di inserire una segnaletica orizzontale, ossia le classiche linee e scritte sulla strada, e tracciare a terra il simbolo Ztl nei varchi in ingresso. La segnaletica verticale, invece, deve prevedere il classico simbolo Ztl insieme al pannello integrativo con il periodo e/o i giorni di vigenza e/o la fascia oraria di divieto della Ztl. Il pannello integrativo deve inoltre riportare limitazioni, deroghe ed eccezioni. Se c’è una telecamera, è necessaria l’esposizione di un pannello integrativo con la dicitura ‘controllo elettronico Ztl’. Come detto, al posto di ‘varco attivo’ viene adottata la dicitura ‘Ztl attiva’ (colore rosso) o ‘Ztl non attiva’ (colore verde). Nei luoghi turistici la scritta dev’essere riportata anche in lingua inglese (Ztl Closed e Ztl Opened).

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Incendio di un veicolo parcheggiato in garage: paga la RC auto?

di Redazione

Incendio di un veicolo parcheggiato in garage

Immaginiamo che si verifichi l’incendio di un veicolo parcheggiato in un garage privato da più di 24 ore. Originato ovviamente non da un atto doloso o da una collisione con un altro mezzo, ma da un problema tecnico del veicolo stesso, come per esempio un cortocircuito elettrico. In questo caso chi paga i danni provocati all’immobile? La garanzia RC auto copre un’eventualità di questo genere? Vediamo cosa ha risposto di recente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

INCENDIO DI UN VEICOLO PARCHEGGIATO IN GARAGE: IL CASO SOTTOPOSTO ALLA CORTE EUROPEA

L’organismo europeo è stato chiamato a rispondere di un caso accaduto in Spagna nel 2013. Una vettura in sosta da oltre 24 ore nel garage privato di un immobile ha preso fuoco a causa di un problema al proprio circuito elettrico, provocando un incendio e diversi danni. I proprietari dell’immobile danneggiato hanno ottenuto un risarcimento di circa 44 mila euro dall’assicurazione dello stabile. Quest’ultima però, dopo aver pagato, si è rivolta alla compagnia assicuratrice dell’auto incendiata chiedendo il rimborso delle spese, perché a suo dire l’incendio era stato originato da un ‘fatto relativo alla circolazione’, coperto quindi dalla RC auto del mezzo. La vicenda è poi approdata in tribunale. E dopo un paio di giudizi contrastanti la Corte Suprema spagnola ha deciso di rivolgersi alla C.G.U.E. per un responso definitivo.

LA NOZIONE DI ‘CIRCOLAZIONE DEI VEICOLI’

La Corte Europea ha deliberato con la sentenza C-100/18 resa nota il 20 giugno 2019. Lo ha fatto basandosi sulla direttiva 2009/103/CE, che riguarda l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli. Come ben spiega il quotidiano giuridico online studiocataldi.it, la Corte si è soffermata prima di tutto sulla nozione di ‘circolazione dei veicoli’, proprio per capire se il veicolo incendiato stesse ‘circolando’ anche stando fermo. Nozione che tra l’altro non può essere rimessa alla discrezionalità di ciascuno Stato membro dell’UE, ma costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione. Ebbene, secondo i giudici europei per ‘circolazione dei veicoli’ deve intendersi non soltanto la circolazione stradale su pubblica via. Ma qualunque uso di un veicolo conforme alla funzione abituale dello stesso. Quindi il fatto che il veicolo coinvolto nell’incendio fosse fermo al verificarsi del sinistro, non esclude che in quel momento l’uso del veicolo rientrasse comunque nella sua funzione di mezzo di trasporto. E, di conseguenza, nella nozione di ‘circolazione dei veicoli’.

PRECISAZIONI SU STAZIONAMENTO DEL VEICOLO

Non risulta neppure determinante che il motore del veicolo in oggetto risultasse acceso o spento. “Lo stazionamento e il periodo di immobilizzazione del veicolo”, ha spiegato la Corte di Giustizia Europea, “sono delle fasi naturali e necessarie che costituiscono parte integrante dell’utilizzo di quest’ultimo come mezzo di trasporto”. Allo stesso modo la Corte ha giudicato del tutto ininfluente che il sinistro fosse derivato da un incendio causato dal circuito elettrico del veicolo, dato che non è necessario distinguere la componente del mezzo all’origine dell’evento dannoso.

RC AUTO COPRE I DANNI ACCIDENTALI PROVOCATI DA UN VEICOLO FERMO

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, la risposta è sicuramente affermativa. L’assicurazione RC auto copre i danni provocati all’immobile dall’incendio di un veicolo parcheggiato in un garage privato, originato da un problema tecnico del mezzo stesso. Questo perché la circostanza rientra a pieno titolo nella nozione di ‘circolazione dei veicoli’ ai sensi della direttiva sull’assicurazione della responsabilità civile per gli autoveicoli. Cliccando sul tasto in basso Scarica PDF potrete scaricare il comunicato stampa sulla sentenza diramato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

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Codice della Strada 2019: più poteri agli ausiliari del traffico?

di Redazione

Codice della Strada 2019 ausiliari del traffico

Ancora non si sa bene quando verrà discusso il testo finale del Codice della Strada 2019, ma intanto è uscita la notizia di un nuovo emendamento che darà più poteri agli ausiliari del traffico. O meglio, potrebbe darla, visto che nessuna nuova norma è sicura fino all’approvazione definitiva della mini riforma.

GLI AUSILIARI DEL TRAFFICO POTRANNO ELEVARE PIÙ MULTE

Come riporta Fanpage.it, l’emendamento sugli ausiliari del traffico, presentato dal deputato del PD Davide Gariglio, ha riscontrato l’interesse dei partiti di maggioranza M5S e Lega, che si sono detti disposti a votarlo a fronte di qualche leggera modifica. In pratica con la nuova norma si stabilisce che gli ausiliari potranno fare multe nell’area (intesa come zona o quartiere) indicata dal proprio Comune come area di sosta a pagamento. Il che vuol dire che l’autorizzazione a stilare verbali, già permessa ma solo per le infrazioni riguardanti le strisce blu e gialle per i veicoli non autorizzati, sarà estesa oltre il singolo stallo, consentendo quindi agli ausiliari del traffico di elevare multe in tutta la zona o quartiere in cui ci sono le strisce blu, anche per sanzionare la sosta sulle strisce pedonali, nei posti riservati ai disabili e così via.

AUSILIARI DEL TRAFFICO: DIPENDENTI COMUNALI O DI SOCIETÀ PRIVATE

L’emendamento al Codice della Strada 2019 sui maggiori poteri agli ausiliari del traffico, presentato dall’On Gariglio, prevede inoltre che i Comuni possano conferire funzioni di prevenzione e accertamento di tutte le infrazioni in materia di sosta ai dipendenti comunali o delle società private e pubbliche esercenti la gestione della sosta stessa, dandogli pure il potere di contestazione immediata. “La nuova norma servirà per definire con più precisione i poteri degli ausiliari del traffico e della sosta”, ha spiegato il deputato del Partito Democratico.

MAGGIORI POTERI AGLI AUSILIARI DEL TRAFFICO PER AGEVOLARE LA POLIZIA LOCALE

Come dicevamo, l’emendamento non dispiace alla maggioranza di Governo, che dovrebbe approvarlo chiedendo solo qualche piccola modifica. A questo proposito l’On. Diego De Lorenzis del M5S, vicepresidente della commissione Trasporti alla Camera, ha dichiarato che la decisione di dare parere favorevole alla proposta di ampliare il potere d’intervento degli ausiliari della sosta, rientra nella volontà di offrire maggior supporto alla polizia locale, spesso impegnata in moltissimi compiti assai più urgenti e gravosi del comminare multe per divieto di sosta. “Gli ausiliari avranno il potere di prevenzione e verifica delle violazioni relative alla sosta solo nelle aree di concessione e non su tutto il territorio comunale”, ha però precisato De Lorenzis. I soggetti coinvolti dovranno avere un’adeguata formazione e sostenere un esame specifico presso la locale Motorizzazione civile.

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Revisione della patente: per il TAR basta una sola infrazione

di Redazione

Revisione della patente

Giustizia sempre più severa con gli automobilisti che mettono a serio rischio la sicurezza altrui. Secondo una recente sentenza del TAR del Piemonte, infatti, per ordinare la revisione della patente di guida è sufficiente una sola infrazione alle norme del Codice della Strada. Ciò nonostante, in linea di principio, una sola violazione non possa costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento di revisione.

CHE COS’È LA REVISIONE DELLA PATENTE DI GUIDA

Prima di entrare nel merito della questione ricordiamo che, secondo quanto dispone l’articolo 128 del CdS, la revisione della patente consiste nel sottoporre il titolare del documento ad accertamenti medici e/o di idoneità tecnica per verificare se abbia ancora i requisiti psico-fisici e attitudinali richiesti per la guida, oppure quando perde tutti i punti sulla patente. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità viene comunicato ai competenti uffici per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente. La visita medica è sempre obbligatoria in caso di: guida in stato di ebbrezza grave o sotto l’effetto di stupefacenti; coma di durata superiore alle 48 ore; minorenne che ha commesso infrazioni che comportano la sospensione della patente; a seguito di incidente che ha provocato lesioni gravi a persone.

UNA SOLA INFRAZIONE PER LA REVISIONE DELLA PATENTE: IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR

Quindi, ricapitolando: fino al pronunciamento del TAR del Piemonte, la revisione scattava già alla prima infrazione solo nell’eventualità di episodi molto gravi (soprattutto guida sotto effetto di alcol e/o droghe e sinistri con lesioni gravi). Ma la sentenza numero 667/19, pubblicata lo scorso 5 giugno, ha precisato che in determinati casi non si può escludere che “la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti del provvedimento di revisione della licenza di guida”. In altre parole, chi si macchia di una violazione particolarmente deplorevole, anche per la prima volta e senza provocare lesioni ad altre persone, deve sostenere di nuovo l’esame per la patente. Per esempio, nel caso giudicato dal TAR, un’automobilista aveva sorpassato ad alta velocità un altro veicolo su una strada a doppio senso, causando uno scontro con un mezzo che procedeva in senso contrario.

REVISIONE DELLA PATENTE DOPO UNA SOLA INFRAZIONE: IL COMMENTO GIURIDICO

Questo il commento sulla decisione del TAR del Piemonte del portale giuridico dirittoegiustizia.it, riportato dal sito di Repubblica: “Il provvedimento di revisione della patente di guida è legittimo anche se basato solo su una grave infrazione alle regole stradali. Secondo quanto previsto dalla normativa e dagli orientamenti attuali, basta quindi questa singola grave violazione per fare insorgere dubbi concreti sulla persistenza dell’idoneità tecnica dell’automobilista”. Un motivo in più per guidare prudentemente e in tutta sicurezza. Per se stessi e per gli altri.

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Tasso alcolemico nei paesi esteri: differenze con l’Italia

di Redazione

Tasso alcolemico nei paesi esteri

In previsione di una vacanza in auto in un’altra nazione, è cosa buona e giusta informarsi sui limiti del tasso alcolemico nei paesi esteri e le differenze con la normativa italiana. Se da noi il valore limite alla guida è di 0,5 g/litro, superando il quale si rischiano le severe sanzioni previste dagli articoli 186 e 186 bis del Codice della Strada, altrove la situazione è ben diversa e la soglia può essere più tollerante (come nel Regno Unito e a Malta) o addirittura più stringente.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO IN ITALIA

Prima di riportare i limiti del tasso di alcolemia negli altri paesi, riepiloghiamo velocemente quelli attualmente in vigore in Italia. Come detto, il valore limite legale è di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue. Le sanzioni variano a seconda dei casi: per esempio se la quantità di alcol rilevata nel sangue è superiore a 0,5 g/l ma inferiore a 0,8 g/l si viene puniti con un’ammenda da 500 a 2000 euro, la sospensione patente da 3 a 6 mesi e la perdita di 10 punti sulla patente stessa. Se invece la quantità di alcol arriva fino a 1,5 g/l la multa sale da 800 a 3.200 euro, la sospensione della patente da 6 mesi a un anno e scatta pure l’arresto fino a 6 mesi. Per un quadro completo delle sanzioni in Italia con tutte le possibilità previste dal CdS vi rimandiamo agli articoli precedentemente citati.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEI PAESI EUROPEI

Ogni nazione dell’Unione Europea, e non solo, ha i propri limiti di tasso alcolemico. Naturalmente sono previste numerose eccezioni e altrettanti casi particolari, come del resto anche in Italia. Per esempio i limiti dei neopatentati e dei conducenti professionali sono spesso diversi (generalmente più severi). Consigliamo quindi, prima di mettersi in viaggio, di studiare con molta attenzione la normativa del Paese che si vuole visitare. Detto ciò, ecco i limiti in vigore nei 28 paesi membri dell’UE + Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Russia e Svizzera, relativi ai conducenti standard:

Austria: 0,49 g/l;
Belgio: 0,5 g/l;
Bulgaria: 0,0 g/l;
Cipro: 0,5 g/l;
Croazia: 0,5 g/l;
Danimarca: 0,5 g/l;
Estonia: 0,2 g/l;
Finlandia: 0,22 mg/l;
Francia: 0,5 g/l;
Germania: 0,5 g/l;
Grecia: 0,5 g/l;
Irlanda: 0,5 g/l;
Islanda: 0,5 g/l;
Italia: 0,5 g/l;
Lettonia: 0,5 g/l;
Liechtenstein: 0,8 g/l;
Lituania: 0,4 g/l;
Lussemburgo: 0,5 g/l;
Malta: 0,8 g/l;
Norvegia: 0,2 g/l;
Olanda: 0,5 g/l;
Polonia: 0,2 g/l;
Portogallo: 0,5 g/l;
Regno Unito: 0,8 g/l;
Repubblica Ceca: 0,0 g/l;
Romania: 0,0 g/l;
Russia: 0,3 g/l;
Slovacchia: 0,0 g/l;
Slovenia: 0,5 g/l;
Spagna: 0,5 g/l;
Svezia: 0,2 g/l;
Svizzera: 0,5 g/l;
Ungheria: 0,0 g/l.

I più attenti avranno certamente notato che in alcuni paesi, in particolare dell’est Europa, vige la tolleranza zero sull’alcol alla guida. Questi paesi sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. Attenzione, quindi, se si circola da quelle parti.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEGLI STATI UNITI, CANADA E ALTRI PAESI NON EUROPEI

Quanti sognano un viaggio on the road sulle larghissime strade nordamericane? Tanti vero? Occhio però a non superare i limiti del tasso alcolemico, perché le sanzioni sono particolarmente pesanti. Nelle righe seguenti riportiamo la soglia che viene applicata in alcune nazioni non UE molto frequentate dai viaggiatori italiani, con il consiglio di informarsi più nel dettaglio sulle norme in vigore nel paese di destinazione dato che potrebbero esserci ulteriori restrizioni. Limiti per i conducenti standard:

Australia: 0,5 g/l;
Canada: 0,8 g/l;
Giappone: 0,3 g/l;
India: 0,0 g/l;
Messico: 0,8 g/l;
Thailandia: 0,5 g/l;
Stati Uniti: 0,8 g/l.

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