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USA: regole meno dure sulla CO2 per vendere auto più sicure

di Donato D'Ambrosi

Standard meno severi per vendere auto più sicure negli USA: il Governo vara le nuove regole Safe Vehicles che sono meno dure sulla CO2

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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L’AEB difettoso può frenare senza motivo: i falsi positivi sulle Nissan X-Trail

di Donato D'Ambrosi

La frenata automatica AEB permette di evitare un incidente o limitare le conseguenze di una collisione. Negli USA dal 2020 tutte le auto nuove avranno l’AEB di serie. E proprio questa novità sta generando preoccupazioni dopo i casi di attivazioni spontanee senza motivo sulle Nissan X-Trail. Un’indagine dell’NHTSA conferma che l’AEB può avere dei falsi positivi e nel caso Nissan-Infiniti avrebbe già causato incidenti per frenate improvvise senza ostacoli. Quando un sistema di frenata automatica fallisce? Vediamo nel dettaglio i motivi per cui l’AEB può frenare senza motivo l’auto.

L’AEB DIFETTOSO FRENA SENZA MOTIVO

L’indagine sull’AEB difettoso aperta dalla NHTSA (l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA) parte da una segnalazione dell’ente Center for Auto Safety. L’NHTSA sostiene di aver ricevuto 128 denunce e alcune testimonianze di incidenti provocati da falsi positivi della frenata automatica. I dubbi sul funzionamento dell’AEB sono nati dopo un richiamo di oltre 75 mila Nissan X-Trail (negli USA e Canada si chiama Vogue) per un aggiornamento al software dell’AEB.

I FALSI POSITIVI DELL’AEB NISSAN

Il problema dei falsi positivi dell’AEB (l’auto frena anche se davanti non c’è nessun ostacolo) è stata la principale preoccupazione dei Costruttori che non hanno voluto adottarlo fin da subito. E a quanto pare esiste una casistica presumibilmente legata a una falla nella taratura degli ADAS in fabbrica. Nissan avrebbe affermato che le segnalazioni legate a malfunzionamento dell’AEB sono 750 con 12 incidenti. I problemi riscontrati nelle Nissan X-Trail americane richiamate si verificano quando l’auto passa davanti a un passaggio a livello o un cartello metallico sospeso.

RICALIBRARE GLI ADAS PER EVITARE FALSI POSITIVI

I falsi positivi per i quali Nissan ha dovuto richiamare le X-Trail si possono spiegare facilmente con un difetto del software o comunque con un’errata taratura del sistema AEB. E’ per questo motivo che gli interventi di manutenzione dovrebbero essere sempre svolti da personale tecnico addestrato ed equipaggiato. In tutti i casi in cui una riparazione può alterare la posizione della telecamera sul parabrezza o le riprese (es, se si cambiano gli ammortizzatori potrebbe variare l’altezza da terra) è fondamentale fare la taratura degli ADAS. E’ un’operazione che serve proprio ad evitare che lo spostamento impercettibile della telecamera in officina mandi in tilt gli ADAS generando appunto falsi positivi e situazioni di pericolo.

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Telecamere al posto degli specchietti: l’NHTSA frena il lancio negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa non è ancora arrivato il via libera ufficiale agli specchietti digitali. Ecco allora che le case automobilistiche rinnovano il loro accorato invito all’Autorità nazionale NHTSA perché proceda a fornire le autorizzazioni necessarie. Da parte sua l’NHTSA ha bloccato da diverso tempo le richieste arrivate dai costruttori in attesa di svolgere dei test di sicurezza completi. Le Autorità americane prendono tempo mentre Europa e Giappone hanno già permesso la vendita di auto prive di specchietti esterni. Sul nuovo SUV 100% elettrico Audi e-Tron come sulla ammiraglia giapponese Lexus LS troviamo monitor e telecamere al posto dei tradizionali specchietti. Si tratta di una soluzione che convince sempre di più i costruttori ed è per questo che la prossima compatta elettrica Honda e ricorrerà a questa tecnologia. Vediamo allora pregi e difetti di questa tecnologia per potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alla guida.

SPECCHIETTI E SICUREZZA

La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) testerà gli specchietti esterni digitali prima di autorizzarne l’uso su strada. L’obiettivo dei regolatori americani è capire come i conducenti useranno le telecamere esterne al posto degli specchi tradizionali. Il test pianificato dall’NHTSA verificherà il “comportamento di guida e l’esecuzione di manovre di cambio corsia” in auto con specchi tradizionali e su veicoli con sistemi che sfruttano delle telecamere. Insomma su vuole capire se questi strumenti possano indurre i conducenti in errore magari distraendoli in modo eccessivo dalla guida. Nel marzo 2014, un gruppo di produttori di automobili tra cui General Motors, Volkswagen, Toyota e Tesla avevano presentato una petizione all’NHTSA. La richiesta era chiara, poter utilizzare sistemi di visione posteriore o laterale basati su delle telecamere. Una istanza simile era stata presentata da Daimler nel 2015. In quel caso si faceva riferimento ad un sistema di telecamere da impiegare sui camion.

USA AL PALO

Tutte queste richieste di verifica risultano ancora pendenti. Lo scorso anno l’NHTSA aveva fatto sapere che stava esaminando il problema per arrivare ad una rapida soluzione. I nuovi test sugli specchietti digitali partiranno dall’esame di veicoli per il trasporto passeggeri e successivamente saranno estesi a mezzi più grandi. Da alcuni anni i produttori di automobili sfruttano telecamere anteriori, posteriori e laterali per aiutare i conducenti nelle manovre di parcheggio. La tecnologia fa ora l’ultimo passo rimpiazzando i tradizionali retrovisori esterni. Le telecamere laterali sono già state approvate sia in Europa che in Giappone. Dallo scorso anno Toyota ha iniziato a commercializzare in Giappone l’ammiraglia Lexus ES provvista di specchietti laterali digitali. All’inizio di quest’anno si è mosso anche il gruppo Volkswagen, che ora propone il SUV elettrico Audi e-Tron. Siccome i retrovisori digitali non sono per ora ammessi negli Usa, i clienti americani devono accontentarsi di quelli tradizionali.

LE RICHIESTE DEL MERCATO

Come abbiamo visto gli specchietti digitali sono, per ora, appannaggio di vetture di segmento premium e rappresentano un optional davvero molto costoso. Sembra però che le cose stiano per cambiare. Honda ha reso noto l’arrivo entro la fine dell’anno, o all’inizio del prossimo, della sua compatta elettrica “e”. La vettura offrirà una plancia centrale a sviluppo orizzontale caratterizzata dalla presenza di molti schermi a colori alle cui estremità ci saranno due display per i retrovisori digitali. I sistemi mirrorless sono: “Un esempio di come la tecnologia automobilistica sia in anticipo rispetto al legislatore degli Stati Uniti, ha dichiarato Mark Dahncke, portavoce di Audi America. L’autorizzazione all’uso dei retrovisori digitali sarà di grande aiuto per i brand dell’auto al lavoro sullo sviluppo della guida autonoma. Nel prossimo futuro l’intelligenza artificiale sarà in grado di valutare la situazione che circonda il veicolo e prendere decisioni senza l’intervento del conducente.

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Cambio difettoso per 5 modelli: Volkswagen richiama 680 mila auto USA

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia una nuova campagna di richiamo negli Usa. Secondo l’Ente americano per i trasporti NHTSA il richiamo interesserà 679.027 auto, coinvolti modelli molto popolari nel mercato d’oltreoceano come la Golf, la Jetta e la Beetle. Dall’azienda fanno sapere che il motivo dell’intervento è da rintracciare nell’accumulo di residui di silicato sulla leva del cambio automatico. In questo modo l’interruttore del cambio potrebbe andare in tilt credendo l’auto ferma in modalità “park” e consentendo la rimozione della chiave di accensione. Una problema serio che comunque non avrebbe provocato ad ora incidenti o feriti. Insomma un danno di immagine non da poco che arriva nel momento in cui Volkswagen stava rialzando la testa dal dieselgate del 2015. Numeri alla mano l’azienda ha venduto 354.064 nel 2018, restando comunque molto al di sotto della soglia delle 438.134 registrate nel 2012. Capiamo meglio il problema e come VW interverrà al richiamo.

IL RICHIAMO

Volkswagen è pronta a richiamare 679.027 auto negli Usa. Come riportato dai documenti pubblicati dall’Ente americano per la sicurezza stradale NHTSA ci sarebbe un guasto alla leva del cambio. I veicoli interessati includono la Volkswagen Golf prodotta dal 2015 al 2016 e dal 2018 al 2019 e la Golf GTI 2015-2019. Interessati anche il Maggiolino prodotto tra il 2012 e il 2019, la Golf SportWagen 2017-2019 e la Jetta 2011-2018. Tutti i modelli difettosi sono dotati del cambio automatico DSG e del freno a mano manuale. Come detto i modelli coinvolti sono 4 ma la stragrande maggioranza di questi sono Jetta, ben 541.376 sul totale. Secondo i documenti consegnati all’NHTSA, del silicato potrebbe accumularsi sul microinterruttore della leva del cambio. Il componente può identificare questo accumulo come una apertura del micorinterruttore, che indica che il veicolo è in modalità parcheggio.

LA PROBLEMATICA

L’accumulo di silicato diventa un falso positivo molto pericoloso per la sicurezza propria e altrui. Ecco che i conducenti potranno rimuovere la chiave di accensione senza che il veicolo si trovi effettivamente in sosta. Volkswagen ha detto che alcuni modelli richiamati potrebbero emettere suoni di avviso o messaggi di errore durante la guida, il che è un segnale che il microinterruttore è difettoso. La casa automobilistica tedesca ha dichiarato che per risolvere il problema disabiliterà il microinterruttore e al suo posto installerà un interruttore all’esterno dell’alloggiamento della leva del cambio. Una brutta notizia per l’immagine del costruttore tedesco le cui vendite sono in ripresa negli Usa. Le vendite VW negli Stati Uniti hanno raggiunto i 354.064 esemplari nel 2018 restando comunque molto lontane dalle 438.134 del 2012. Per migliorare la sua quota di mercato prepara l’arrivo della gamma elettrica ID e del SUV coupé Atlas Cross Sport.

PROSSIMI STEP

Poiché alcune auto richiamate potrebbero non essere coperte dalla garanzia di fabbrica, Volkswagen offrirà un rimborso a coloro che hanno risolto il problema pagando l’intervento di tasca propria. L’azienda prevede di iniziare a notificare ai proprietari il richiamo a partire dal prossimo 11 ottobre. Il tutto nella speranza che a qualche cliente non venga in mente di avviare una azione legale magari nella forma della class action molto diffusa in nord America. Volkswagen sta lottando per far quadrare i conti negli Stati Uniti e in Canada poiché le vendite non sono risalite come previsto dopo il famigerato dieselgate. Si stima che i costi direttamente collegabili allo scandalo si aggirino a quota 33 miliardi di euro, senza contare l’enorme danno di immagine subito dal marchio. In questa dinamica un richiamo come questo non giova di certo al brand che si era impegnato a ripartire puntando sulla qualità.

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Airbag difettosi: un nuovo caso coinvolge 6 Costruttori auto negli USA

di Donato D'Ambrosi

Centinaia di migliaia di veicoli sono stati già richiamati negli USA per un difetto agli airbag che mette sotto la lente dell’NHTSA 6 Costruttori di auto. Stavolta però lo scandalo Takata di cui abbiamo seguito le evoluzioni non c’entra niente. Il caso degli airbag difettosi riportato da AutoNews infatti riguarda la mancata apertura degli airbag dopo un incidente che avrebbe causato negli USA la morte di 13 persone. Un difetto su 50 modelli di auto che potrebbe essere stato nascosto o sottovalutato dai produttori.

I 6 COSTRUTTORI COINVOLTI NELL’INDAGINE DEGLI AIRBAG

Il maggiore indiziato del caso su cui sta indagando l’NHTSA sarebbe la centralina che comanda il gonfiaggio degli airbag prodotta da ZF-TRW. L’Agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti starebbe indagando sulle auto di Hyundai, Kia, Honda, Toyota, Fiat-Chrysler e Mitsubishi. Attualmente Toyota è tra i Costruttori più esposti visto che l’unità dell’NHTSA che si occupa dei difetti auto avrebbe trovato una correlazione tra gli incidenti mortali accaduti e il mancato gonfiaggio degli airbag. Ma c’è anche un elemento ulteriore sotto indagine che non renderebbe possibile la lettura delle centraline ACU interessate post incidente. Kia sul sito ufficiale spiega che: “Le unità di controllo ZF-TRW sono state prodotte senza diodi di protezione del circuito. Quando l’ASIC (il circuito che controlla i sensori di impatto) viene alimentato con troppa corrente o tensione, spegne l’ACU e, a sua volta, disabilita gli airbag e i pretensionatori.

50 MODELLI CON AIRBAG E CINTURE DIFETTOSI

Toyota dal canto suo ha spiegato ad AN che sta collaborando con l’NHTSA nelle varie fasi delle indagini. Lo stesso vale per Hyundai che negli USA ha attuato già un piano di richiamo sulle Hyundai Sonata.  “Nel 2018, Hyundai ha richiamato circa 580.000 Hyundai Sonata dal 2011 al 2012 per potenziali danni all’ACU che possono verificarsi durante un incidente” ha spiegato il Costruttore. Il caso però coinvolge 6 Costruttori di auto (oltre al produttore) citati in giudizio con una denuncia presso il tribunale distrettuale federale della California. L’accusa afferma che i Costruttori fossero a conoscenza della difettosità del componente nascosta ai consumatori. La causa elenca più di 50 modelli tra Acura, Honda, Dodge, Jeep, Ram, Hyundai, Kia, Mitsubishi e Toyota che contengono l’unità difettosa.

NUOVO “TERREMOTO TAKATA” IN ARRIVO?

La causa più recente intentata contro alcuni Costruttori dice che la centralina difettosa impedisce in caso di incidente il gonfiaggio degli airbag e l’attivazione del pretensionatore della cintura di sicurezza. Secondo un legale che segue il caso delle centraline airbag difettose, si potrebbe verificare un nuovo richiamo della portata di Takata. Kia, Honda, Toyota, FCA e ZF-TRW si sarebbero rifiutati di commentare il contenzioso in corso. Mentre Hyundai dice: “abbiamo condotto una valutazione approfondita di questo problema. Siamo fiduciosi di aver richiamato tutti i veicoli Hyundai con ACU ZF-TRW che sono suscettibili al sovraccarico elettrico.”

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Richiami auto: negli USA il 44% dei difetti ha oltre 10 anni

di Donato D'Ambrosi

Negli USA cresce la qualità di molte auto, ma la costante attenzione sulla sicurezza dei veicoli porta a galla anche difetti di veicoli su cui vanno avanti indagini da oltre 10 anni. E’ per questo motivo che si sta valutando di estendere l’obbligo ai Costruttori che gli impone di conservare i registri sui richiami dei veicoli per 5 anni. L’estensione già all’attenzione dell’NHTSA (l’agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti) è stata abbracciata anche dal Center for Auto Safety che chiede condizioni più severe.

19 SU 43 INDAGINI RIGUARDANO DIFETTI DI OLTRE 10 ANNI

Il Center for Auto Safety è un ente statunitense senza fini di lucro che vigila sui diritti dei consumatori, tra i tanti, ed è focalizzato sull’industria automotive. In una dichiarazione di qualche giorno fa il CAS ha spiegato che i difetti dei veicoli più vecchi di 10 anni hanno avuto un impatto significativo sulle indagini sui difetti e richiami importanti. Il Centro ha portato all’attenzione dell’NHTSA che 19 su 43 delle attuali indagini della National Highway Transport for Safety Administration coinvolgono veicoli o componenti di essi prodotti più di 10 anni fa. Da qui la richiesta di estendere l’obbligo di conservare i registri per più tempo.

LA SICUREZZA DELLE AUTO VA PRESERVATA A LUNGO TEMPO

Jason Levine, direttore del Center for Auto Safety, ha spiegato ad AutoNews Per decenni, abbiamo sostenuto che il requisito precedente era ovviamente del tutto inaccettabile”; riferendosi all’obbligo attuale di conservazione dei registri dei difetti per 5 anni. “La metà delle loro indagini attive non sarebbero necessarie con l’estensione dell’obbligo”. L’NHTSA avrebbe pensato di estendere da 5 a 10 anni l’obbligo, mentre il CSA punta ad ottenere un raddoppio da 10 a 20 anni.

LO SCANDALO TAKATA INSEGNA

Non si può non pensare allo scandalo degli airbag difettosi Takata, che al di là degli insabbiamenti presunti, è venuto a galla solo dopo la morte di 29 persone e il ferimento di circa 300 tra guidatori e passeggeri. Solo dopo è scattata un’indagine che ha portato al più grande richiamo nella storia automobilistica. 19 Costruttori hanno richiamato circa 100 milioni di airbag nel mondo.

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