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Auto abbandonata in strada privata: niente multa per la Cassazione

di Raffaele Dambra

Auto abbandonata in strada privata

Abbandonare un’auto in disuso in un’area pubblica è un reato perseguibile anche penalmente. O, ben che vada, con una salatissima sanzione pecuniaria. Viceversa se l’auto è abbandonata in una strada privata non è prevista neppure una multa. Lo stabilito di recente la Cassazione pronunciandosi sul caso di un cittadino siciliano, che si è rivolto alla Suprema Corte per ricorrere contro la violazione contestatagli di aver abbandonato su una strada un veicolo di sua proprietà. Ma se la strada è privata non c’è infrazione e quindi nessuna multa.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: LA VICENDA IN QUESTIONE

La vicenda in questione parte ben 10 anni fa, nel 2009 (eh, i tempi della giustizia italiana…), quando al protagonista viene notificato un verbale di contestazione per aver violato gli articoli 180 e 181 del Codice della Strada. Motivo: una vettura di sua proprietà si trovava in stato di abbandono ai bordi di una strada. L’uomo si rivolge al Giudice di Pace prima e al Tribunale poi, reclamando la natura privata della strada in cui era parcheggiato il mezzo (con tanto di cartelli recanti la scritta ‘proprietà privata’). Ma per i giudici la circostanza non esclude i presupposti dell’infrazione contestata. Tocca quindi ricorrere alla Corte di Cassazione, che gli dà finalmente ragione.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA PRIVATA: LA MULTA NON SUSSISTE

Come riporta il portale giuridico laleggepertutti.it, la Cassazione, con l’ordinanza n. 6359/2019, ha verificato che l’accesso al terreno di proprietà esclusiva del ricorrente, proprio quello in cui è stata rinvenuta l’auto abbandonata, corrispondeva in effetti a un’area privata. “Perché un immobile possa ritenersi di uso pubblico”, si legge nella pronuncia degli Ermellini, “occorre che l’uso dello stesso avvenga da parte di una collettività indeterminata di soggetti, considerati quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale”. Né può valere, continua, “il principio della presunzione di uso pubblico. Che sussiste soltanto quando il tratto di strada colleghi due strade pubbliche, trattandosi di strada priva di marciapiede e, pertanto, non destinata alla circolazione dei pedoni e che, precipuamente, è a vicolo cieco”. Di conseguenza, accertata la natura privata dell’area in cui hanno trovato l’autovettura, la contravvenzione è stata annullata.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: QUANDO C’È SANZIONE

Ricordiamo che un’auto viene considerata ‘in stato di abbandono’ in presenza di determinate caratteristiche che fanno supporre la volontà da parte del proprietario di disfarsi del veicolo. 1) Assenza delle targhe o del contrassegno di circolazione; 2) mancanza di parti essenziali per l’uso e la conservazione del mezzo; 3) sosta, regolare o irregolare, protratta nel tempo sul suolo pubblico. Un veicolo in stato di abbandono non viene subito rimosso (a meno che sia in sosta vietata). Ma gli organi accertatori appongono sul parabrezza un avviso per informare il proprietario che il veicolo sarà portato via se non provvederà a recuperarlo. Dopo 60 giorni, se nulla è accaduto, la polizia locale sequestra la vettura e la porta in un’autorimessa autorizzata per la demolizione. Al proprietario, una volta individuato, spetta una multa di 1666,67 euro (per le auto) o di 600 euro (per moto e rimorchi), più le spese per la rimozione. Qualche anno fa, come accennavamo all’inizio, la stessa Cassazione ha prefigurato per chi abbandona un’auto su strada pubblica il reato penale di inquinamento ambientale.

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Autovelox: le auto con targa monegasca non pagano multe?

di Raffaele Dambra

Autovelox auto con targa monegasca

Gli automobilisti che guidano auto con targa monegasca godono di una sorta di impunità? Sembrerebbe di sì a leggere i dati pubblicati dal quotidiano nizzardo Nice-Matin, secondo cui tra maggio 2018 e aprile 2019 gli autovelox francesi hanno rilevato circa 100.000 infrazioni per eccesso di velocità commesse da veicoli con targa del Principato. Infrazioni che nessuno ha pagato e probabilmente nessuno lo farà mai. Questo perché non c’è stata la possibilità di identificare il conducente e le autorità d’Oltralpe (così come quelle italiane e degli altri paesi UE) non possono neppure accedere alla banca dati della motorizzazione di Monaco.

AUTO CON TARGA STRANIERA: IL SISTEMA DELLE MULTE NELL’UE

Ricordiamo che nell’Unione Europea vige dal 2016 il cosiddetto “principio di reciprocità”, introdotto dalla direttiva Cross Border, sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi membri. Ciò significa che le multe stradali comminate in ciascuna delle 28 nazioni dell’UE vengono riscosse esattamente come quelle commesse in patria, ed è molto difficile ignorarle, come invece accadeva un tempo. Ogni comando di polizia può infatti risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo colto in infrazione, contattando la motorizzazione di competenza che a sua volta ha l’obbligo di fornire i dati richiesti.

LE AUTO CON TARGA MONEGASCA ALL’ESTERO SONO QUASI IRRINTRACCIABILI

Per le auto con targa monegasca questa procedura però non vale perché il Principato di Monaco non fa parte dell’Unione Europea, pur applicando alcune politiche dell’UE per via della sua speciale relazione con la Francia. E così quando sulle strade della Costa Azzurra (ma capita spesso anche in Liguria) gli autovelox rilevano una violazione commessa da un veicolo con targa di Monaco, senza che ci sia la possibilità di contestazione immediata, gli organi accertatori francesi hanno poche chance di individuare le generalità del trasgressore perché, come già anticipato in precedenza, non hanno il permesso di entrare nella banca dati della motorizzazione monegasca. E quindi niente multa: le targhe del Principato, al di fuori di Monaco, risultano praticamente irrintracciabili.

IL PARADOSSO DELLE AUTO CON TARGA DI MONACO

Viceversa pare invece che la polizia del Principato sia molto severa con le auto straniere che commettono infrazioni a Montecarlo e dintorni. Per la serie: noi possiamo scorrazzare liberamente a tutta velocità sulle vostre strade, ma voi non azzardatevi a farlo sulle nostre. E poi qualcuno dovrebbe spiegarci il mistero delle 100.000 violazioni commesse in un anno sul suolo francese da vetture con targa monegasca (contando solo quelle rilevate dagli autovelox), dato che parliamo di un micro-stato con appena 40.000 abitanti, bambini (che non guidano) compresi…

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Autovelox anti-rumore a Parigi: un radar multa le marmitte rumorose

di Antonio Elia Migliozzi

La Francia vara la linea dura contro auto e moto rumorose. Motociclette che sfrecciano nei quartieri residenziali in piena notte, auto che svegliano interi isolati, tutto questo potrebbe presto essere un ricordo. Un sobborgo di Parigi è al lavoro per garantire sonni tranquilli e una vita meno rumorosa ai suoi abitanti. L’amministrazione sta testando un nuovo sistema in grado di identificare i veicoli rumorosi e scoprirne l’esatta posizione. Una volta accertata la causa dei suoni molesti il sistema procede ad emettere automaticamente la relativa multa. Mezza Europa sta valutando i pro e contro dei “noise radar” ovvero i dispositivi in grado di misurare e localizzare con precisione i suoni di un veicolo in movimento. Vediamo perché quello partito a Villeneuve-le-Roi potrebbe diventare molto più che un esperimento isolato.

LOTTA AL RUMORE

Il primo “radar anti-rumore” di Francia trova posto su un lampione nel centro di Villeneuve-le-Roi, una cittadina vicino all’aeroporto di Parigi Orly. Questo dispositivo tecnologico sarà attivato non appena il Governo francese approverà la legge riguardante tali sistemi. Il sindaco della città, Didier Gonzales, ha fatto sapere che l’amministrazione collegherà le registrazioni audio a quelle delle telecamere a circuito chiuso della polizia locale. In questo modo i trasgressori saranno individuati con certezza assoluta. “Il rumore è la rovina della vita moderna e un grave problema per la salute. Fa male come il fumo passivo”, ha detto Gonzales. Un progetto di legge nazionale dovrebbe essere votato entro il prossimo autunno e consentirà alle autorità locali di attivare gli autovelox anti-rumore. Va detto che la Francia ha già una legislazione che limita il rumore dei veicoli, ma è difficile da applicare poiché la polizia deve cogliere sul fatto i trasgressori.

PUGNO DURO

Sembra proprio che la lotta ai motori molesti stia per prendere di mira supercar e moto. Il nuovo dispositivo, sviluppato dagli ingegneri di Bruitparif, ha quattro microfoni che misurano i suoni in decibel. I rilevatori possono triangolare l’origine di un suono seguendone la scia acustica che si presenta come un insieme di punti colorati che segue il veicolo in movimento. “Con questo strumento, non è possibile contestare la multa”, ha concluso il sindaco Gonzalez. In attesa del via libera legislativo proseguono i test su strada. Nei mesi scorsi quasi 40 dispositivi sono stati collocati vicino ad incroci affollati a Parigi e altri 17 sono in prossimità di cantieri. A partire da settembre l’amministrazione della capitale francese ha annunciato l’estensione della sua rete di rilevatori. L’autovelox anti-rumore è anche sbucato a Saint-Forget, una zona rurale vicino a Parigi, molto popolare tra i motociclisti.

LA LEGGE

Bisogna chiarire che fino ad oggi il sistema è in fase di prova e non sono state emesse delle multe. Il ministero dei trasporti francese ha comunicato che si preparano ad attivare tutti i dispositivi anti-rumore non appena la nuova legge sarà approvata. Il Governo prevede un periodo di rodaggio della durata di due anni per testare la tecnologia e definire i livelli di rumore oltre i quali scatteranno multe. Facile a questo punto immaginare che molti altri Stati membri dell’Unione europea seguiranno questo esempio. E altresì prevedibile un confronto in sede di Parlamento europeo con al centro l’adozione di limiti comuni per i suoni molesti prodotti dai veicoli su strada. Autovelox anti-rumore sono ad oggi in prova per 7 mesi sulle strade inglesi. Anche le autorità di Londra hanno legato ai rilevatori sonori un sistema di telecamere per far rispettare la legge.

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Tutor riattivati, ma la causa degli incidenti non è più la velocità

di Donato D'Ambrosi

Tutor autostrade 2019

Il Tutor è attivo di nuovo in autostrada, bene. Ma a cosa serve davvero il tutor ai fini della sicurezza stradale? Qualcuno potrebbe dire che permette di ridurre il numero di vittime da incidenti. Ma è vero? Perché se così fosse allora perché da quando i Tutor sono stati spenti con una sentenza della Corte d’Appello, il numero di incidenti è rimasto pressoché uguale? Cerchiamo di fare chiarezza per capire cosa è cambiato davvero con e senza Tutor sulle tratte autostradali principali.

IL TUTOR FUNZIONA?

L’effetto del Tutor sulle autostrade è un po’ come quello della Patente a punti, anche se i due sistemi dissuasivi poi hanno preso strade diverse nel tempo. Se alla perdita dei punti sulla patente (assieme alla multa) ci si abitua pensando di poterli recuperare, lo stile di guida degli automobilisti per effetto del Tutor non lo cambi facilmente. Cosa c’entra con la domanda sull’efficacia reale del Tutor? C’entra eccome, perché se è vero che negli ultimi anni il Tutor ha ridotto le vittime degli incidenti del 70%, nel frattempo sono nate nuove criticità. E basta leggere quanto riporta Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore, che spiega come, nell’ultimo anno senza Tutor vittime e danni sulle autostrade sono addirittura diminuiti.

GLI INCIDENTI IN AUTOSTRADA CON E SENZA TUTOR

Il giornalista analizza i dati spezzettati dei gestori (AISCAT) e c’è chiaramente qualche eccezione ma i numeri complessivi degli incidenti non sono stati stravolti dal Tutor spento. Sull’A1 ad esempio, come riporta Caprino, il numero di incidenti è passato da 125 a 79, nel periodo luglio settembre 2019 rispetto al 2018. Sulla tratta Roma-Napoli invece sono aumentati da 95 a 115, sempre nello stesso periodo, ma poi la tendenza si è invertita nel trimestre successivo. Con questo non si vuole certo sperare che anche il nuovo Tutor Sicve-PM venga spento. Ma se si vuole fare realmente qualcosa per ridurre oggi gli incidenti, non si può continuare a guardare alle statistiche di oltre 15 anni fa. Se anche tu sei uno “smanettone” alla guida, forse non sai quali sono le cause più frequenti di incidente.

LE CAUSE PRINCIPALI DI INCIDENTI IN AUTOSTRADA

A rivelare le principali cause di incidente è la Polizia Stradale, anche se basta fermarsi a un incrocio qualsiasi della propria città per farsi un’idea a grandi linee. Secondo i dati degli incidenti stradali nei primi 6 mesi del 2018 distrazione e manovre irregolari sono tra le prime cause di incidente in autostrada. Questo non significa che non si corre più in autostrada, anzi, la velocità resta una delle cause ma non il fattore unico e principale da combattere. Piuttosto sono sempre più frequenti i casi di uso indiscriminato del cellulare al volante per svago (chat, dirette, like e simili). La soluzione? Rendere più efficaci i controlli su strada e adeguare la sanzione al rischio: in effetti basterebbe poco. Ancora meno ad attivare il Bluetooth o guidare e basta quando si è al volante. Facile, no?

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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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Cellulare alla guida: niente multa se la telefonata è d’emergenza

di Raffaele Dambra

cellulare alla guida multe

Tolleranza zero per chi usa il cellulare alla guida, ma la multa può essere annullata se la telefonata è dovuta a motivi d’emergenza. Lo dicono alcune sentenze di giudici di pace, proprio mentre nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada sono state inasprite le sanzioni per chi maneggia smartphone e tablet durante la marcia, fino all’immediata sospensione della patente. Sanzioni che comunque saranno in vigore solo dopo l’approvazione definitiva delle modifiche da parte dei due rami del Parlamento. Quindi sicuramente non prima del prossimo autunno.

CELLULARE ALLA GUIDA: NO MULTA SE C’È STATO DI NECESSITÀ

Per la cancellazione di eventuali multe dovute all’uso del cellulare alla guida si fa riferimento alla nozione di ‘stato di necessità’ (art. 54 del Codice Penale) che si applica anche in caso di sanzioni amministrative (legge 689/1981, art. 4 comma 1). Tale legge prevede infatti che “non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”.

MULTE ANNULLATE PER TELEFONATE D’EMERGENZA DURANTE LA GUIDA: LE SENTENZE

È quanto per esempio il giudice di pace di Perugia ha riconosciuto, annullandole la multa (sentenza n. 507/14), a una donna sanzionata dalle Forze dell’ordine per essere stata trovata impegnata in una conversazione telefonica mentre era alla guida della sua autovettura. La donna aveva fatto ricorso richiamando lo stato di necessità, in quanto la telefonata a cui aveva risposto era urgente e proveniva dalla casa di riposo in cui era ricoverata la nonna, le cui condizioni di salute erano rapidamente peggiorate. Evento poi confermato dal certificato di morte prodotto in giudizio, che ha documentato l’avvenuto decesso dell’anziana subito dopo. Senza il quale, probabilmente, la multa non sarebbe stata cancellata. Perché non basta affermare di avere avuto un’urgenza ma va pure provata e circostanziata, altrimenti lo farebbe chiunque.

CELLULARE ALLA GUIDA, MULTE CANCELLABILI: DEV’ESSERCI EFFETTIVO STATO DI NECESSITÀ

Anche il giudice di pace di Taranto, con la sentenza 537/2012, ha dato ragione al conducente sanzionato per l’uso del cellulare alla guida. Ritenendo sussistente la causa di giustificazione qualora la necessità sia attestata da certificato medico relativo alla figlia affetta da grave malattia. Tuttavia la Corte di Cassazione ha recentemente ricordato, forse per evitare una linea di giudizio troppo indulgente verso i trasgressori, che l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida è giustificato solo qualora risulti integrato un effettivo stato di necessità. Configurabile, ricordiamolo, dall’esigenza immediata di evitare a sé o ad altri il pericolo di un danno grave alla persona, non causato volontariamente e non evitabile attraverso altre condotte. Criteri che si applicano anche alle multe per eccesso di velocità.

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Passeggero senza cintura: sarà multato anche il conducente?

di Raffaele Dambra

Passeggero senza cintura multa al conducente

Nel pacchetto di modifiche al nuovo Codice della Strada è entrato di soppiatto un emendamento che, se confermato, potrebbe cambiare il ‘rapporto’ tra conducente e passeggeri di un’auto, obbligando il primo a una maggiore responsabilità. In pratica, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, sarebbe passata una norma che, nel caso in cui un passeggero maggiorenne non allacci la cintura, prevede la multa non solo per lui ma anche per il conducente. Insomma, una doppia e pesantissima sanzione.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 172 del Codice della Strada dispone che il conducente risponde del mancato uso della cintura di sicurezza da parte degli altri occupanti solo se il passeggero è minorenne. O, in alternativa, ne risponde chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso (per esempio la mamma), se presente sul mezzo. In tutti gli altri casi ogni occupante di un veicolo risponde in prima persona delle infrazioni che commette riguardo alle cinture. A dire il vero il conducente avrebbe l’obbligo di esigere che tutti i passeggeri a bordo allaccino le cinture, fino a rifiutarsi di partire in caso di inosservanza. Ma l’eventuale inadempienza non comporterebbe per lui alcuna violazione del CdS. Al massimo (e non è comunque poco) rischierebbe la corresponsabilità per i danni riportati dai passeggeri in caso di incidente.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: PAGHERÀ ANCHE IL CONDUCENTE?

Questi fino a oggi ma, come spiegavamo, c’è una proposta per estendere la sanzione (da 80 a 323 euro) al conducente anche se il passeggero senza cintura è maggiorenne. Non pagherebbe ovviamente solo il guidatore, ma pagherebbero entrambi. Per questo abbiamo parlato di sanzione doppia. Che però potrebbe diventare addirittura tripla, quadrupla o quintupla se al povero conducente venisse comminata una sanzione per ogni passeggero senza cintura (questo dettaglio dev’essere però chiarito meglio). In ogni caso l’emendamento ha previsto un paio di eccezioni: nessuna multa per i tassisti e per gli autisti NCC (noleggio con conducente). A patto che espongano a bordo cartelli o figure per informare gli occupanti dell’obbligo di allacciarsi la cintura di sicurezza, anche sui sedili posteriori.

TEMPISTICHE DELLA NUOVA NORMA

Non si tratta comunque di una norma che entrerà in vigore a breve (se mai lo farà), perché per il momento ha solo ricevuto l’ok della commissione Trasporti della Camera. Per l’approvazione definitiva serve invece il via libera di entrambi i rami del Parlamento, che non arriverà prima di fine 2019. Con alta probabilità di nuove modifiche e cancellazioni.

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Cellulare alla guida: controlli della polizia in borghese in attesa delle maxi multe

di Raffaele Dambra

Cellulare alla guida controlli

È sempre più lotta senza quartiere contro gli incoscienti che usano il cellulare alla guida, mettendo a rischio la sicurezza di se stessi e degli altri. Già il pacchetto di modifiche al Codice della Strada contiene un significativo inasprimento delle sanzioni per chi si distrae con lo smartphone al volante. Ma nell’attesa dell’approvazione definitiva (serviranno alcuni mesi) si stanno intensificando i controlli della polizia locale in borghese per pizzicare sul fatto il maggior numero di trasgressori.

POLIZIA IN BORGHESE CONTRO I ‘FURBETTI’ DEL TELEFONINO

In provincia di Forlì, per esempio, hanno organizzato un servizio dinamico di pattuglie in ‘abiti civili’, quindi non identificabili dai potenziali violatori, con il compito di reprimere l’utilizzo improprio del cellulare alla guida. “Abbiamo deciso di implementare i consueti controlli relativi alla sicurezza stradale”, hanno dichiarato i vertici della polizia locale dell’Unione della Romagna Forlivese. “utilizzando agenti in borghese che avranno il compito di cogliere sul fatto quegli automobilisti un po’ furbetti che, alla vista della divisa, abbassano lo smartphone rialzandolo subito dopo aver oltrepassato il posto di controllo”.

CELLULARE ALLA GUIDA: CHI RISPETTA LE REGOLE NON DEVE AVER PAURA DEI CONTROLLI

Tattica analoga a Treviso, dove sono iniziati controlli specifici da parte della polizia locale mediante appostamenti svolti non solo con le auto di servizio, perfettamente riconoscibili, ma anche con auto ‘civili’, in giorni e orari diversi. “A volte capita che gli automobilisti non nascondono l’uso del cellulare alla guida neppure di fronte a un veicolo istituzionale delle forze di polizia”, ha riferito sconsolato il comandante della polizia locale trevigiana. “Questo perché c’è ormai l’abitudine di telefonare sempre e comunque, a scapito della concentrazione alla guida che purtroppo è ridotta ai minimi termini. Il nostro obbiettivo comunque resta sempre la prevenzione, per questo stiamo annunciando questi controlli in borghese. Nessuno, se rispetta le regole, deve averne timore”.

LA STRETTA DEL CODICE DELLA STRADA 2019 SULL’USO DEL CELLULARE ALLA GUIDA

L’uso del cellulare alla guida è una pessima abitudine che causa un incidente stradale su quattro, secondo i dati recentemente forniti dalla Polstrada. Ed è sicuramente per questo, come anticipavamo, che si è deciso di correre ai ripari innalzando il livello delle sanzioni già previste dall’art. 173 del Codice della Strada. La proposta, che dovrà passare l’esame dei due rami del Parlamento prima di diventare effettiva, prevede una maxi multa da 422 euro a 1.697 euro per chi utilizza dispositivi mobili durante la guida, con decurtazione di 5 punti e sospensione della patente da sette giorni a due mesi già alla prima infrazione. E se si è recidivi nell’arco di un biennio la sanzione diventa da 644 a 2.588 euro, con sospensione della patente fino a 3 mesi e decurtazione raddoppiata dei punti, da 5 a 10. Ovviamente sarà sempre permesso l’uso del cellulare tramite viva-voce, senza impegnare le mani.

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Multe: ricorsi al prefetto più facili con le ultime modifiche al Codice della Strada

di Raffaele Dambra

multe ricorsi prefetto

Il lungo e faticoso iter per l’approvazione del nutrito pacchetto di modifiche al Codice della Strada ha superato lo step della commissione Trasporti alla Camera, ed è finalmente pronto per la discussione in Aula. L’ok definitivo arriverà non prima del prossimo autunno con possibilità di ulteriori cambiamenti e cancellazioni. Quindi tutti i provvedimenti annunciati fino ad oggi sono ancora provvisori ed entreranno in vigore solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tra questi sta suscitando una certa attenzione una novità dell’ultim’ora che riguarda le multe e i ricorsi al prefetto.

MULTE: RICORSO AL PREFETTO, L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 203 del Codice della Strada prevede che si possa presentare ricorso al prefetto contro una multa ricevuta per violazione di una o più norme del suddetto codice. Il prefetto può accogliere il ricorso, in presenza di motivazioni valide, emettendo un’apposita ordinanza di archiviazione; oppure può rigettarlo, fissando per il ricorrente un’ingiunzione di pagamento per un importo non inferiore al doppio della sanzione minima prevista per la violazione. In pratica chi presenta un ricorso al prefetto e se lo vede respingere si vede raddoppiare la multa! Un vero e proprio disincentivo ad avanzare ricorsi…

MULTE: I RICORSI AL PREFETTO SARANNO PIÙ CONVENIENTI?

Ma con la novità approvata dalla commissione Trasporti alla Camera potrebbero cambiare molte cose. L’aggravio che si applica alla sanzione in caso di respingimento del ricorso da parte del prefetto è infatti sceso dal 100% al 50%. Quindi non più raddoppiata (la sanzione) ma ampliata soltanto della metà dell’importo. Una buona notizia per gli automobilisti, che potranno far valere le proprie ragioni senza il timore di subire un salasso economico, ma pessima per i tempi della giustizia. Se i ricorsi per le multe aumenteranno (e con questo ‘sconto’ aumenteranno senz’altro) le prefetture torneranno a intasarsi di richieste, col rischio di sforare i termini perentori (da 180 a 210 giorni) entro cui i prefetti devono emettere le loro decisioni, trascorsi i quali i ricorsi vanno intesi come accolti. C’è quindi il rischio che parecchie multe saranno cancellate non in quanto ingiuste, ma solo per decorrenza dei termini. Insomma, su questo punto ci sarà secondo noi ancora molto da discutere e non è detto che la norma passi così com’è stata formulata.

ADDIO ALLE MULTE A STRASCICO

Nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada è stato inserito in extremis anche un emendamento che intende metter fine alle cosiddette ‘multe a strascico’. Parliamo delle infrazioni rilevate con l’ausilio di telecamere alle auto in divieto di sosta o in altre situazioni nelle quali il conducente dell’auto può ignorare di aver preso una multa. Con l’introduzione dell’obbligo del preavviso di notifica si consentirà invece all’automobilista di pagare la contravvenzione in tempi rapidi e senza ulteriori costi. Per tutte le altre possibili novità del Codice della Strada 2019, dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida con il cellulare, alle moto 125 in autostrada e all’introduzione delle strade scolastiche, vi rimandiamo ai nostri precedenti servizi.

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Ztl: la scritta ‘varco attivo’ diventa illegittima, multe annullabili

di Redazione

Ztl varco attivo

Piccola grande novità per gli automobilisti italiani. Scompare in prossimità delle Ztl la scritta ‘varco attivo’, con cui avevamo più o meno fatto tutti conoscenza, perché considerata poco chiara e coerente con l’effettivo messaggio della segnalazione. Lo ha stabilito il MIT con le sue nuove linee guida sulla regolamentazione della circolazione stradale e segnaletica nelle Zone a Traffico Limitato, rivolte ai Comuni che intendono istituire o modificare una Ztl esistente. Potete consultare le linee guida integrali cliccando sul tasto rosso Scarica PDF alla fine dell’articolo.

L’EQUIVOCO DELLA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’ NELLE ZTL

Dunque niente più scritta ‘varco attivo’ all’ingresso delle Ztl e al suo posto non una ma ben due nuove diciture: ‘Ztl attiva’, quando il divieto di transito è in vigore; ‘Ztl non attiva’, quando il divieto non è in vigore. Come spiega il sito di informazione e consulenza legale laleggepertutti.it, la scritta è stata cambiata per risolvere un incredibile equivoco. Fino all’intervento del Ministero, infatti, il segnale ‘varco attivo’ indicava che la Ztl era in funzione, cioè attiva, con relativo divieto di transito e controllo con telecamere a distanza per beccare eventuali trasgressori. Solo che nella lingua italiana la parola ‘varco’ significa ‘passaggio’ e non ‘controllo’! E quindi molti automobilisti leggendo la scritta ‘varco attivo’ equivocano il messaggio e transitavano tranquillamente, credendo che la Ztl fosse aperta, quindi libera. Salvo poi vedersi recapitare a casa il verbale di contravvenzione…

MULTE NON VALIDE PER CHI È ENTRATO IN ZTL CON LA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’

Ovviamente quando qualcuno un po’ più sveglio degli altri si è accorto della contraddizione linguistica, sono iniziati a fioccare i ricorsi. E molti giudici di pace hanno effettivamente cancellato le multe ricevute da chi è transitato in una Ztl con la scritta ‘varco attivo’. Per quanto riguarda il futuro, invece, è presumibile che dopo l’approvazione delle nuove linee guida, le multe si potranno ancora impugnare in caso di presenza della vecchia scritta (si sa che molti Comuni italiani non sono rapidi nei cambiamenti). Seppur ciò non risulti ancora formalmente in una norma del Codice, hanno spiegato infatti i giuristi di laleggepertutti.it , è tuttavia un percorso interpretativo giustificabile e sostenibile in giudizio alla luce della novità appena introdotta dal MIT.

LA NUOVA SEGNALETICA DELLE ZTL

Le nuove linee guida del MIT spiegano esattamente come deve essere la segnaletica Ztl. D’ora in poi ogni Comune deve valutare innanzitutto la possibilità di inserire una segnaletica orizzontale, ossia le classiche linee e scritte sulla strada, e tracciare a terra il simbolo Ztl nei varchi in ingresso. La segnaletica verticale, invece, deve prevedere il classico simbolo Ztl insieme al pannello integrativo con il periodo e/o i giorni di vigenza e/o la fascia oraria di divieto della Ztl. Il pannello integrativo deve inoltre riportare limitazioni, deroghe ed eccezioni. Se c’è una telecamera, è necessaria l’esposizione di un pannello integrativo con la dicitura ‘controllo elettronico Ztl’. Come detto, al posto di ‘varco attivo’ viene adottata la dicitura ‘Ztl attiva’ (colore rosso) o ‘Ztl non attiva’ (colore verde). Nei luoghi turistici la scritta dev’essere riportata anche in lingua inglese (Ztl Closed e Ztl Opened).

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Distratti al cellulare? Ce lo dice Cambridge Mobile Telematics

di Antonino Caffo
Ancora oggi, purtroppo, capita di vedere automobilisti e ciclisti, anche motorizzati, mentre usano il telefonino, per varie operazioni. Come spesso accade, la maggior parte degli incidenti e infrazioni stradali avviene proprio per questo: un utilizzo non corretto, anzi del tutto vietato, dello smartphone alla guida. Lo sa bene Cambridge Mobile Telematics, che studia da sempre […]

Multe in Italia: più della metà degli automobilisti non le paga

di Redazione

Multe in Italia

Signori abbiamo un problema. Le multe in Italia per violazione del Codice della Strada le pagano davvero in pochi, meno della metà degli automobilisti sanzionati. E al sud Italia la percentuale scende addirittura a un terzo. Lo ha riferito l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha preso in esame i dati riguardanti il 2017, gli ultimi disponibili.

MULTE IN ITALIA: NEL 2017 LE HA PAGATE SOLO IL 40,8%

Più precisamente ha pagato la multa il 40,8% dei trasgressori accertati. Ciò significa che i Comuni italiani, a fronte dei 2,6 miliardi di euro che dovevano riscuotere nel 2017, in realtà ne hanno incassati molto meno: poco più di 1 miliardo. Dieci anni prima, nel 2007, la percentuale di riscossione era stata del 59,1%. Non è comunque da escludere, ha sottolineato la CGIA, che una parte di coloro che non hanno pagato nel 2017 l’abbiano fatto successivamente, usufruendo magari della rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta in varie versioni negli ultimi tre anni.

SOLO IL 32% PAGA LE MULTE NEL SUD ITALIA

Dicevamo che la percentuale balla a seconda della zona geografica, e infatti se la media nazionale nel 2017 è stata del 40,8%, a nord est ha raggiunto il 58,9%, a nord ovest il 45,9%, al centro il 33% e al sud appena il 32%. Regione più virtuosa il Friuli-Venezia Giulia, con il 63,4% di multe pagate, maglia nera invece alla Sicilia con il 20,3%. Significa che sull’isola a pagare la multa ci ha pensato soltanto un automobilista su cinque…

MULTE IN ITALIA: L’IMPORTO DELLE CONTRAVVENZIONI SALITO DEL 68% IN DIECI ANNI

C’è da dire che in dieci anni non è aumentato soltanto il numero di coloro che non pagano le multe in Italia. Anche gli importi delle contravvenzioni pagate ai Comuni sono cresciuti a dismisura, addirittura del 68%. Un aumento non giustificabile soltanto dal tasso d’inflazione. “È evidente che attraverso l’utilizzo dei rilevatori elettronici di velocità, molte amministrazioni comunali hanno fatto cassa”, spiegano dalla CGIA di Mestre, “Coprendo una parte dei mancati trasferimenti imposti per legge dallo Stato centrale. Detto ciò, è utile ricordare, soprattutto ai sindaci, che gli automobilisti, e in particolar modo i conducenti professionali, non sono dei bancomat. Molti enti locali, pertanto, dovrebbero utilizzare gli autovelox e i T-red con maggiore attenzione”.

COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA UNA MULTA STRADALE?

Ricordiamo che non pagare una multa stradale non è mai una buona idea. È vero che misure come il recente condono delle multe non pagate dal 2000 al 2010 (fino a 1.000 euro) sembra quasi un invito a fregarsene delle contravvenzioni, in attesa di una nuova pace fiscale che prima o poi arriva sempre. Ma il rischio di incorrere in severe procedure cautelari ed esecutive (dal fermo amministrativo del veicolo al pignoramento dal conto corrente bancario o dallo stipendio della somma non versata) è altrettanto alto ed è meglio non correrlo affatto.

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Autovelox in città: per la Cassazione multe possibili solo su strade di scorrimento

di Redazione

Autovelox in città

Nuova sentenza sugli autovelox in città: per la Cassazione le multe comminate a distanza dal dispositivo elettronico sono valide solo se la strada urbana è di scorrimento. Ovvero dotata (come dispone l’art. 2 del Codice della Strada) di “carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate”. Diversamente le multe elevate in ambito urbano con autovelox fissi sono impugnabili e annullabili, a meno che non vengano contestate immediatamente dalle Forze dell’Ordine.

CASSAZIONE: NO AUTOVELOX FISSI SU STRADE URBANE NON DI SCORRIMENTO

Con il pronunciamento n. 16622/19 depositato lo scorso 20 giugno, che conferma i precedenti orientamenti delle sentenze n. 4451/19 e n. 4090/19, la Suprema Corte ha dunque dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l’installazione di autovelox a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di scorrimento. La Cassazione, come ha ricordato Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore, si è espressa sulla vicenda del Comune di Firenze, che una decina di anni fa (era ancora sindaco Matteo Renzi) piazzò numerosi autovelox fissi su alcune strade urbane che presentavano caratteristiche diverse da quelle descritte dall’art. 2 del CdS, facendo multe a pioggia.

AUTOVELOX IN CITTÀ: LA CASSAZIONE PRECISA

Di fronte agli inevitabili ricorsi degli automobilisti multati, il Comune si è sempre difeso sostenendo che le caratteristiche di strada di scorrimento possono esserci anche soltanto su un tratto, quello dove aveva piazzato l’autovelox, e non sull’intero tracciato. E che non conterebbe il fatto che non a tutti gli incroci ci sia un semaforo, perché dove esso è assente non si incontrano due correnti di traffico vere e proprie. Ma dopo anni di sentenze spesso contraddittore, la Corte di Cassazione ha definitivamente bocciato questa tesi, precisando che le caratteristiche di strada urbana di scorrimento ci devono essere tutte e per tutto il tracciato. In altri termini, una strada urbana o è di scorrimento oppure non lo è: non può esserlo solo per alcuni tratti.

STRADA URBANA DI SCORRIMENTO È TUTTA LA STRADA NELLA SUA INTEREZZA, NON UN SINGOLO TRATTO

Tra le motivazioni della Cassazione è infatti chiaramente indicato che “la configurazione di una strada urbana a scorrimento veloce deve interessare tutta la strada considerata nella sua interezza e non solo il singolo tratto di essa in prossimità del posizionamento dell’apparecchio fisso di rilevazione elettronica della velocità”. Inoltre una precedente sentenza che aveva dato inizialmente ragione al Comune di Firenze “è incorsa nell’errata valutazione circa la ritenuta esistenza di una banchina in senso proprio (in realtà non conforme, ndr), che costituisce un requisito necessario per la qualificazione di una strada urbana come strada di scorrimento”. Di conseguenza “il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare autovelox fissi, senza obbligo di fermata del conducente, può includere soltanto le strade previste dal Codice della Strada”.

MULTE IN CITTÀ CON AUTOVELOX: SOLO SU STRADE A SCORRIMENTO O SU ALTRE STRADE SE C’È CONTESTAZIONE IMMEDIATA

In conclusione, gli autovelox in città, su strade non di scorrimento, possono elevare multe solo se c’è contestazione immediata di una pattuglia della polstrada o della polizia locale. Altrimenti la sanzione si può comminare in un secondo momento soltanto per cause di forza maggiore (dovute al traffico, a motivi di sicurezza stradale o perché la pattuglia in quel momento era impegnata con un’altra vettura), espressamente indicate sul verbale, che hanno reso impossibile la contestazione immediata di un veicolo segnalato dall’autovelox, così come previsto dall’art. 201 del Codice della Strada.

Cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF potete scaricare gratuitamente la sentenza integrale della Corte di Cassazione sugli autovelox in città.

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Autovelox: multa valida anche se si superano di poco i limiti

di Redazione

Autovelox multa

Tra molti automobilisti circola la leggenda metropolitana secondo cui se si viene beccati a viaggiare oltre i limiti dall’autovelox, la multa scatta solo nel caso di evidente superamento dei suddetti limiti. In altri termini, il controllo elettronico della velocità tollererebbe le infrazioni leggere. Ebbene, ci spiace deluderli ma non è così. Anche la Cassazione ha ribadito che il superamento pure minimo del limite di velocità non esclude affatto l’applicazione di una sanzione.

L’INFRAZIONE DEL CONDUCENTE

La Suprema Corte si è espressa sull’argomento con la recente ordinanza n. 12629 del 13/05/2019, di cui ne ha dato notizia il portale di risorse legali avvocatoandreani.it. Il caso in questione riguardava un’automobilista che aveva ricevuto un verbale per violazione dell’art. 142, comma 8 del Codice della Strada, rilevata con autovelox. Tale articolo, ricordiamolo, dispone che “chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”.

LA SENTENZA A SORPRESA DEL GIUDICE DI PACE

Nonostante l’evidente infrazione il conducente aveva fatto ricorso al Giudice di Pace, ritenendo che, data l’esiguità della velocità in eccesso (26 km/h oltre il limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (ovvero orario con traffico scarso e strada ampia e rettilinea), il superamento dei limiti non aveva posto concretamente in pericolo il bene protetto, e cioè l’incolumità pubblica e privata. Per la serie: ok, stavo andando più veloce del dovuto ma sulla strada non c’era nessuno ed era pure bella larga, perciò chiudete un occhio. E il Giudice di Pace l’occhio l’aveva sorprendentemente chiuso, accogliendo il ricorso e cancellando la sanzione!

IL RICORSO DEL COMUNE

Il Comune interessato però non ci stava e ricorreva a sua volta in Cassazione, contestando il riconoscimento, da parte del giudice, della buona fede del trasgressore, a fronte della presunzione di colpa gravante sul predetto. E contestando pure la mancanza di prova degli elementi ‘positivi’ idonei a superare tale presunzione.

IL RIBALTAMENTO DELLA CASSAZIONE: LE MOTIVAZIONI

Contestazione pienamente accolta dalla Corte di Cassazione: la multa con autovelox è valida anche se si superano di poco i limiti. Sconfessando la sentenza del Giudice di Pace, la Suprema Corte ha infatti osservato che per la configurabilità dell’illecito amministrativo è necessaria e sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo; inoltre la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso. Riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa; ma soprattutto possono esserci cause di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta. E risulti poi che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge.

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Ztl: multa illegittima se la segnaletica è poco visibile

di Redazione

Ztl multa

Avete varcato gli accessi off limits di una Ztl? La multa che vi spetterebbe di diritto potrebbe rivelarsi illegittima se la segnaletica posta all’ingresso dell’area risultasse poco visibile o non idonea. Lo ha confermato una sentenza del Giudice di Pace di Brindisi, rifacendosi ai dettami dell’art. 79 del regolamento d’attuazione del Codice della Strada concernente la visibilità dei segnali stradali.

IL CASO DEI SEGNALI ZTL POCO VISIBILI

Come si legge sul portale giuridico studiocataldi.it, l’organo di giustizia pugliese ha deliberato sulla vicenda di un automobilista brindisino che aveva ricevuto più di 80 verbali per aver transitato, con cadenza giornaliera per circa due mesi, in una zona a traffico limitato della sua città. Appellandosi al Giudice di Pace, l’automobilista super-multato aveva però lamentato l’inidoneità delle caratteristiche dei cartelli stradali posti in prossimità dei varchi Ztl. E alla fine ha avuto ragione, visto che le sanzioni sono state tutte annullate.

ZTL: MULTA NON VALIDA SE SEGNALETICA NON IDONEA

Per il giudice, infatti, “non si può attribuire la responsabilità di un’infrazione se non si dimostra la colpa del conducente”. E nel caso specifico tale colpa è da ritenersi esclusa, poiché il guidatore non si sarebbe accorto della segnaletica in quanto non conforme alle prescrizioni di legge. La normativa prevede infatti che la segnaletica stradale deve sempre essere idonea per dimensionamento, visibilità, leggibilità e posizionamento. E che la violazione di uno solo di questi parametri può provocare l’illegittimità della multa. Per esempio, nella vicenda in questione i cartelli verticali posti all’ingresso della Ztl di Brindisi sono apparsi sottodimensionati, avendo grandezza di 55×55 cm anziché 75×125 o 75×75 cm, risultando quindi poco visibili, specie di sera.

LA SEGNALETICA VERTICALE DEVE RISPETTARE DIMENSIONI E POSIZIONAMENTO

Ma non solo. La segnaletica in esame è apparsa anche ‘diversamente rifrangente’, contravvenendo le prescrizioni del CdS secondo cui “sullo stesso sostegno non devono essere posti segnali con caratteristiche di illuminazione o di rifrangenza differenti fra loro”. Quindi, e qui viene il bello, è stato in realtà il Comune di Brindisi a incorrere in una violazione del già citato art. 79, che tra le altre cose regola la distanza e lo spazio minimo di avvistamento dei segnali di prescrizione. In particolare il Comune ha disatteso la norma che prevede, nel caso di segnale di ingresso in Ztl, uno spazio minimo di avvistamento del cartello di almeno 80 metri affinché sia percepibile dall’automobilista sia di notte che di giorno. In altre parole, i cartelli non solo erano piccoli e inidonei ma pure posizionati male. Tutte circostanze che hanno portato alla cancellazione delle sanzioni.

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Notifica multa per posta: tariffe in aumento dal 10 giugno 2019

di Redazione

Notifica multa per posta tariffe

C’è un motivo in più per non infrangere le norme del Codice della Strada. Al danno della sanzione sta per aggiungersi la beffa dell’aumento della tariffa per la notifica della multa via posta ordinaria. A partire dal 10 giugno 2019, in linea con le modifiche apportate di recente alla legge 890/1982 e con le Delibere attuative dell’AGCOM in tema di notifiche a mezzo del servizio postale, varieranno infatti le condizioni di offerta del servizio ‘Atto Giudiziario’ di Poste Italiane.

AUMENTO DELLE TARIFFE DELLA NOTIFICA DEGLI ATTI GIUDIZIARI

In particolare, come riporta anche il sito dell’ASAPS, Poste Italiane aumenterà le tariffe degli atti giudiziari e delle comunicazioni connesse da 6,80 a 9,50 euro (+ 2,70 euro). Di conseguenza le multe per non aver rispettato il Codice della Strada, notificate tramite posta ordinaria, saranno leggermente più salate. L’importo aggiuntivo forfettario di 2,70 euro si riferisce alle spese relative alle Comunicazioni di Avvenuta Notifica (CAN) e di Avvenuto Deposito (CAD). Comunicazioni eventualmente emesse ai sensi degli articoli 7 e 8 della legge 890/1982 e sinora addebitate al momento della restituzione dell’avviso di ricevimento. L’aumento è stato calcolato sulla base dell’effettiva incidenza percentuale di tali comunicazioni sull’insieme complessivo delle notifiche, e sarà applicato agli invii in busta fino a 20 grammi.

NOTIFICA MULTA PER POSTA: NON SI ESCLUDONO NUOVI AUMENTI IN FUTURO

Poste Italiane, nel comunicare la novità, ha specificato che l’importo di 9,50 euro per la notifica multa via posta potrà essere soggetto in futuro a ulteriori revisioni annuali. Ciò accadrà se ci saranno variazioni delle tariffe unitarie o dell’incidenza dell’evento. Ovviamente gli eventuali nuovi importi saranno resi noti con un preavviso di almeno 30 giorni.

L’ALTERNATIVA PEC

Sempre Poste Italiane ha ricordato al pubblico la possibilità di richiedere la restituzione dell’Avviso di Ricevimento dell’Atto Giudiziario tramite PEC. Alternativa pratica e moderna alla restituzione dell’avviso con posta ordinaria. Per attivare questa funzionalità l’utente deve comunicare a Poste Italiane il proprio indirizzo di posta elettronica certificata mediante gli appositi strumenti informatici a disposizione sul sito poste.it. È perciò compito di ogni utente fornire un indirizzo PEC valido, nonché garantire il buon funzionamento della propria casella PEC. In caso di disguidi relativi alla casella sarà comunque messo a disposizione l’originale cartaceo della notifica. Per chi volesse più informazioni sull’argomento, il Codice della Strada regola la “notificazione delle violazioni” con l’articolo 201, suddiviso in ben 5 commi.

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Pedoni distratti dallo smartphone: proposta di legge per multarli

di Redazione

Pedoni distratti dallo smartphone

Avete presente quelle persone che camminano per strada con lo sguardo perennemente fisso verso lo schermo del telefonino, quasi come in preda a un ipnosi? Ebbene, si prevedono per loro tempi duri se tutto il mondo copierà la proposta di legge dello stato di New York per multare i pedoni distratti dallo smartphone e da altri dispositivi elettronici.

MULTE PER I PEDONI DISTRATTI DALLO SMARTPHONE?

Qui da noi, come probabilmente avrete letto, la riforma del Codice della Strada ha introdotto sanzioni più pesanti per chi utilizza il cellulare alla guida. Ma nella Grande Mela potrebbero andare decisamente oltre, multando anche i pedoni. La proposta, portata avanti già l’anno scorso dal deputato democratico Felix Ortiz, è stata ripresa quest’anno da un suo collega di partito, il senatore John Liu, che vorrebbe farla approvare prima della fine della legislatura. “Molti genitori, preoccupati per l’incolumità dei propri ragazzi, stanno appoggiando la mia iniziativa”, ha spiegato Liu al sito Gothamist.com. “E del resto non ci vedo nulla di strano, è solo buon senso”.

A NEW YORK MOLTI SINISTRI PER LA DISATTENZIONE DEI PEDONI

Il senatore ha snocciolato i dati degli incidenti stradali verificatisi a New York City da gennaio 2018 ad aprile 2019, spiegando che su 58.117 sinistri, ben 17.933 sono stati causati dalla distrazione dei conducenti delle auto. E 1.447, un numero più esiguo ma comunque importante, dalla disattenzione di ciclisti e pedoni. “Nel 2019 le vittime di incidenti stradali sono in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018, bisogna quindi intervenire. Ovviamente nessuno nega che gli automobilisti abbiano maggiori responsabilità, ma anche i pedoni devono disciplinarsi. Le persone che scrivono sui loro telefonini mentre attraversano la strada sono un pericolo per se stessi e per gli altri”.

LE SANZIONI SOLO PER I CASI DI POTENZIALE PERICOLO

La proposta di legge per sanzionare i pedoni distratti dallo smartphone o da qualsiasi altro dispositivo elettronico portatile contempla una multa da 25 a 50 dollari per la prima infrazione; fino a 100 per la seconda; e fino a 250 dollari per la terza violazione se commessa entro 18 mesi dalla prima. Ovviamente la sanzione è prevista soltanto per le situazioni di potenziale pericolo, come quando si attraversa la strada guardando il display o digitando sulla tastiera; nessuna ammenda invece per chi cammina parlando al telefono, perché un’azione simile non distoglie l’attenzione.

LA SCELTA CURIOSA DELLA PROVINCIA DI BOLZANO

Insomma, lo stato di New York potrebbe adottare presto la linea dura verso i pedoni che camminano con la testa prona sul cellulare. Tutto il contrario della provincia di Bolzano, che qualche mese fa ha montato dei cuscinetti morbidi sui cartelli stradali e sui pali della luce per proteggere dal violento impatto i pedoni distratti dallo smartphone

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Autovelox: multa impugnabile se posizionato nel senso opposto

di Redazione

Autovelox multa

State molto attenti se venite pizzicati dall’autovelox. La multa per eccesso di velocità si può impugnare se il dispositivo che ha accertato l’infrazione è posizionato nel senso opposto di marcia, qualora ricorra una specifica condizione. Lo ha stabilito la VI sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12309/19 depositata lo scorso 9 maggio. Gli ermellini si sono espressi sul contenzioso riguardante un conducente molisano sanzionato da un autovelox installato dall’altra parte della strada.

AUTOVELOX: MULTA IMPUGNABILE, IL CASO CONTESTATO

Nel caso in oggetto, l’automobilista aveva rimediato una multa per aver superato i limiti di velocità percorrendo una strada del comune di Macchia d’Isernia. Violazione rilevata da un autovelox posizionato sul lato opposto della carreggiata. Il conducente aveva però contestato la sanzione, presentando subito ricorso e vincendo sia davanti al Giudice di Pace che al Tribunale d’Isernia. E adesso gli ha dato ragione pure la Corte di Cassazione, che ha annullato definitivamente la multa.

POSIZIONAMENTO AUTOVELOX: L’INDICAZIONE DEL DECRETO PREFETTIZIO SI DEVE RISPETTARE

In pratica, secondo quanto disposto nel pronunciamento della Suprema Corte, la multa è impugnabile con successo se il decreto prefettizio che ha autorizzato il posizionamento dell’autovelox prevedeva la sua installazione sul senso di marcia opposto a quello in cui è stato effettivamente sistemato. Confermando un orientamento peraltro già espresso nell’ordinanza 23726/18, i giudici di Cassazione hanno infatti precisato che nel decreto prefettizio non è obbligatoria l’indicazione del lato della carreggiata in cui dev’essere sistemato il dispositivo di controllo. Ma qualora sia prevista si deve assolutamente rispettare.

AUTOVELOX: LA MULTA SI PUÒ ANNULLARE PER ‘ILLEGITTIMITÀ DERIVATA’

A chiarire ulteriormente la vicenda, che per chi non mastica quotidianamente il ‘giuridichese’ può sembrare ingarbugliata, è intervenuto il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. “Le possibilità di successo di un eventuale ricorso”, si legge sul sito, “ci sono nel caso in cui il decreto prefettizio abbia espressamente previsto il posizionamento del dispositivo lungo soltanto un senso di marcia e l’accertamento sia stato effettuato sul senso opposto. Perché difettando l’adozione di uno specifico provvedimento, il verbale di contestazione differita della violazione prevista all’art. 142 del CdS è affetto da illegittimità derivata”.

MULTA AUTOVELOX ANNULLATA: LA MOTIVAZIONE

Quindi, nel caso della multa comminata all’automobilista molisano, l’autovelox che ha accertato l’infrazione era stato posizionato sul lato destro della carreggiata, ma il decreto prefettizio aveva chiaramente indicato di piazzarlo sul lato sinistro. Circostanza, questa, che ha portato all’annullamento della sanzione.

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Multe prese all’estero: si possono pagare in Italia?

di Redazione

Multe prese all'estero

Una domanda che riguarda molti automobilisti: le multe prese all’estero si possono pagare in Italia? La risposta è sì, alla luce della direttiva Cross Border, in vigore dal 2016, che ha introdotto il cosiddetto “principio di reciprocità” sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi dell’Unione Europea. Ciò significa che le multe stradali comminate all’estero vengono riscosse come quelle italiane, ed è praticamente impossibile ignorarle (come invece capitava una volta). Lo stesso obbligo vale ovviamente per i conducenti stranieri multati in Italia.

MULTE ALL’ESTERO: LA PROCEDURA

Cerchiamo di capire bene la procedura. In caso di multa presa all’estero senza contestazione immediata, il comando di polizia da cui dipendono gli agenti che hanno accertato la violazione contatta il Punto di Contatto Nazionale (in Italia è il Centro elaborazione dati della Motorizzazione) per risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo sanzionato. Una volta acquisite le generalità, l’autorità di polizia comunica al (presunto) trasgressore gli estremi della multa, riportando nella lingua del paese destinatario tutti i dettagli dell’infrazione. Attenzione: la comunicazione può avvenire anche con posta ordinaria, e non obbligatoriamente con raccomandata, se la legge dello Stato in cui è avvenuta l’infrazione lo prevede.

MULTE ALL’ESTERO: COME PAGARE (E COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA)

Dopo aver ricevuto la multa a casa, il destinatario ha due possibilità. Pagare la sanzione secondo le modalità riportate nell’avviso (di solito il pagamento è online con carta di credito). Oppure fare opposizione, indicandone chiaramente i motivi in un apposito modulo da rispedire al mittente. Se i motivi risultano validi, il procedimento si chiude e la multa viene annullata. Altrimenti, in caso di risposta negativa, la multa si deve pagare. Se il trasgressore (a questo punto non più presunto) decide di fare comunque lo gnorri, l’autorità giudiziaria del Paese in cui si è verificata l’infrazione può inviare il relativo fascicolo alla Corte d’Appello italiana competente, che dà il via alla procedura esecutiva di riscossione (e l’incasso, salvo accordi diversi, va all’erario italiano). In alternativa può lasciare in sospeso la sanzione e applicarla soltanto se il trasgressore ritorna nel Paese. Riservandosi in questo caso di infliggergli misure accessorie anche molto severe.

MULTE ALL’ESTERO: INFRAZIONI PREVISTE

Il sistema d’interscambio tra i Paesi dell’UE dei dati d’immatricolazione dei veicoli è previsto solo in caso di otto specifiche infrazioni stradali. Questo vuol dire che in tutti gli altri casi non si può trasmettere la multa nella nazione del presunto violatore. Le infrazioni previste sono: eccesso di velocità; mancato utilizzo della cintura di sicurezza o del dispositivo per i bambini; mancato arresto al semaforo rosso o altro segnale di stop; guida in stato di ebbrezza; guida sotto influenza di sostanze stupefacenti; mancato utilizzo del casco protettivo (per le moto); circolazione su corsia vietata; uso del cellulare o altri dispositivi durante la guida. Ricordiamo infine che la direttiva Cross Border non contempla sanzioni aggiuntive come la decurtazione dei punti o la sospensione della patente. E inoltre non è valida in Svizzera, paese che non ha aderito al principio di reciprocità sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

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Certificato di assicurazione: no multa se si mostra una stampa non originale

di Redazione

Certificato di assicurazione multa

Da quando nel 2015 è stato abolito il contrassegno da mettere sul parabrezza dell’auto (il classico tagliando), si è creata un po’ di confusione sulle modalità con cui le Forze dell’ordine devono verificare la regolare copertura assicurativa di una vettura. A dimostrazione che, talvolta, le norme introdotte per semplificare determinate procedure finiscono invece per complicarle. L’unica cosa certa è che il conducente, anche senza tagliando, deve sempre dimostrare di aver correttamente pagato l’assicurazione obbligatoria. E nel caso in cui gli agenti accertatori non riescano ad effettuare il controllo collegandosi alla banca dati del Ministero, è tenuto a esibire il certificato di assicurazione. In un qualsiasi formato, anche su stampa non originale.

LA VERIFICA DELLA COPERTURA ASSICURATIVA

Ricapitolando. Dopo l’abolizione del contrassegno cartaceo, la verifica della copertura assicurativa di un veicolo è adesso affidata a un controllo telematico in tempo reale alla banca dati del MIT. Può però succedere che per un qualsiasi motivo, soprattutto di natura tecnica, gli agenti siano impossibilitati ad eseguire il controllo. Oppure che dalla verifica la vettura risulti erroneamente non assicurata, magari perché la banca dati non è aggiornata (non dovrebbe accadere ma può succedere). Allora per fugare ogni dubbio (ed evitare la multa) il conducente deve mostrare il certificato di assicurazione RC auto, che quindi va sempre tenuto in macchina. Come del resto dispone l’art. 180 del Codice della Strada.

CERTIFICATO DI ASSICURAZIONE ANCHE SU STAMPA NON ORIGINALE

Solo che siamo nel 2019 e non più negli anni ‘70, e il formato digitale sta pian piano soppiantando quello cartaceo, divenuto ormai obsoleto. Per cui non è prevista alcuna multa se il certificato di assicurazione si esibisce direttamente in formato pdf (o simile) dallo smartphone o da un altro dispositivo elettronico. Oppure, altra ipotesi assolutamente valida, se si mostra una copia non originale del documento.

LA CIRCOLARE DEL VIMINALE

Del resto la circolare 300/A/5931/16/106/15 del Ministero dell’Interno parla chiaro. “In sede di controllo”, si legge sulla nota del Viminale, “può essere esibito agli organi di polizia stradale anche un certificato di assicurazione in formato digitale o una stampa non originale del formato digitale stesso, senza che il conducente possa essere sanzionato per il mancato possesso dell’originale del certificato di assicurazione obbligatoria; o senza che possa essere richiesta la successiva esibizione di un certificato originale in formato cartaceo”.

CERTIFICATO DI ASSICURAZIONE DIGITALE? OCCHIO ALLA BATTERIA DELLO SMARTPHONE

Insomma, la tecnologia semplifica la vita ma occhio a prendere i dovuti accorgimenti. Chi circola senza certificato di carta, originale o meno, contando di mostrare la copia in formato digitale dal telefonino, deve fare in modo di non trovarsi mai in una situazione di batteria del dispositivo scarica. Perché in questo caso gli risulterebbe impossibile dimostrare di essere in regola e scatterebbe l’inevitabile sanzione. Meglio cautelarsi con una batteria di riserva o con una powerbank. E giacché ci siamo, facciamo un veloce recap sui documenti che bisogna sempre tenere in auto.

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