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Multa con Autovelox: annullabile se l’apparecchio è solo approvato ma non omologato

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

C’è una possibilità in più per chi prende una multa con l’autovelox. La sanzione può essere annullata se si appura che l’apparecchio è solo ‘approvato’ ma non ‘omologato’. Una differenza sottile ma a quanto pare essenziale che ha spinto un giudice di pace di Milano a cancellare l’infrazione comminata a un automobilista multato per eccesso di velocità rilevato da un autovelox in via Fulvio Testi. Una strada urbana di scorrimento del capoluogo lombardo con limite a 50 km/h.

ECCESSO DI VELOCITÀ: CONFUSIONE TRA AUTOVELOX APPROVATI E OMOLOGATI

Il conducente ha fatto ricorso al giudice di pace per una serie di motivi. Tra cui, il più importante, l’assenza di omologazione da parte del MISE dell’autovelox in questione, modello T-Expeed V 2.0. Che invece ha ricevuto soltanto un’approvazione del MIT mediante due determine dirigenziali. Ricordiamo a questo proposito che l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada dispone che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. Quindi omologate, non semplicemente approvate. Tuttavia il Comune di Milano, controparte nel ricorso presentato dall’automobilista, ha ribattuto che i due termini ‘omologazione’ e ‘approvazione’ vengono spesso utilizzati dal legislatore quali sinonimi. Rivendicando quindi l’assoluta legittimità dell’autovelox posizionato in via Fulvio Testi.

MULTA CON AUTOVELOX: DIFFERENZA TRA OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE

Il giudice di pace ha però fatto presente che in realtà il legislatore solo apparentemente utilizza le due terminologie in maniera promiscua. Trattandosi invece di due procedure (omologazione e approvazione) completamente diverse e con differenti finalità. Per esempio il già citato art. 142 CdS quando cita come fonti di prova (per determinare la velocità di una vettura) le risultanze di “apparecchiature debitamente omologate”, si riferisce ad apparecchiature che devono presentare caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni come da regolamento del CdS stesso. In mancanza delle quali potrebbero essere comunque approvate, ma non utilizzate per la misurazione della velocità. Il legislatore, per i casi in cui è prevista l’omologazione, ha previsto infatti vincoli più forti di rispondenza a determinate caratteristiche e prescrizioni. Distinguendo piuttosto chiaramente l’omologazione dalla semplice approvazione. Su queste basi il giudice ha quindi accolto il ricorso del conducente multato annullandogli la sanzione. Perché i risultati dell’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi, approvato ma non omologato, non possono essere utilizzati.

AUTOVELOX SOLO APPROVATI NON POSSONO EMETTERE SANZIONI

Del resto alle stesse conclusioni era già giunto il consulente tecnico investigativo Giorgio Marcon, che affianca spesso in qualità di perito di parte chi impugna le sanzioni irrogate sulla base di autovelox e altri dispositivi, secondo cui le apparecchiature solamente approvate non possono emettere sanzioni, non essendo risultanze da apparecchiatura debitamente omologata ai sensi dell’art. 142 comma 6 CdS. Siamo adesso curiosi, alla luce del precedente fornito dalla recente sentenza del giudice di pace (che si può leggere integralmente cliccando in basso sul tasto rosso Scarica PDF), se molti automobilisti multati dal medesimo dispositivo ne approfitteranno per presentare ricorso. Tra l’altro l’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi è uno dei più temuti di Milano. Con un’incredibile media di 1.200 verbali e 109.000 euro di incasso al giorno (dati 2018 del Comune di Milano).

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Monopattini elettrici non sono ciclomotori: no multe da migliaia di euro

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici ciclomotori

Recentemente hanno fatto scalpore le multe comminate ad alcuni malcapitati utilizzatori di monopattini elettrici. Multe da migliaia di euro perché nei casi in questione, in mancanza di indicazioni più specifiche, gli agenti della Polizia locale hanno equiparato i monopattini ai ciclomotori. Ravvisando quindi numerose infrazioni tra cui alcune molto gravi come il mancato utilizzo del casco e l’assenza di targa, carta di circolazione e assicurazione obbligatoria. Si tratta però di un’interpretazione molto severa e probabilmente neppure del tutto corretta, frutto comunque della gran confusione creatasi dopo l’entrata in vigore del DM sulla micromobilità elettrica. Confusione a cui l’attuale Esecutivo sembrerebbe (finalmente) voler porre rimedio con un’apposita circolare che, a quanto si apprende, escluderebbe l’equiparazione dei monopattini elettrici ai ciclomotori. Considerandoli invece dei semplici ‘acceleratori di andatura’.

MONOPATTINI ELETTRICI: REGOLE CHIARE NEI COMUNI DOVE È GIÀ PARTITA LA SPERIMENTAZIONE

Le prime anticipazioni sulla circolare che MIT e Interno stanno definendo congiuntamente sono apparsi sul Sole 24 Ore. Che ha riportato alcuni stralci dell’audizione in commissione Trasporti alla Camera del sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Traversi, in risposta alle interrogazioni presentate dai deputati Maccanti e Rosso dopo le polemiche per le maxi multe inflitte ai conducenti dei monopattini elettrici. L’On. Traversi ha spiegato (ma chi ha letto bene il decreto, pochi a nostro avviso, lo sapeva già) che chi circola sui monopattini e sugli altri micromezzi elettrici nelle aree predisposte dai Comuni che hanno ufficialmente avviato la sperimentazione, non ha nulla da temere. A patto ovviamente di rispettare le norme di comportamento previste dal decreto stesso. Tra cui, per esempio, il divieto di trasportare passeggeri e l’obbligo di dotarsi di luci di posizione anteriore e posteriore nelle ore di oscurità. Chi infrange le norme del DM è soggetto alle stesse sanzioni previste dal CdS per pedoni e ciclisti: da 26 a 102 euro.

MONOPATTINI ELETTRICI: NO CICLOMOTORI, SARANNO ACCELERATORI DI ANDATURA?

I problemi sorgono quando si utilizza il monopattino elettrico nei Comuni dove non è ancora partita la sperimentazione (la stragrande maggioranza). O fuori dalle aree predisposte nei Comuni che l’hanno avviata. In entrambi i casi l’uso del monopattino e degli altri micromezzi non è praticamente mai permesso, quindi chi viene beccato è punibile con una multa. Sì, ma che tipo di multa? Nell’audizione in commissione Trasporti il sottosegretario Traversi ha confermato che con la circolare di prossima pubblicazione si provvederà a escludere l’equiparazione dei monopattini con i ciclomotori. Evitando quindi l’applicazione di altre sanzioni da migliaia di euro. Viceversa al MIT stanno verificando se in base alle vigenti disposizioni i micromezzi elettrici possono essere assimilati ai veicoli con caratteristiche atipiche o agli acceleratori di andatura, regolati entrambi dal Codice della Strada.

MONOPATTINI ELETTRICI: LE PROBABILI NUOVE SANZIONI

Una decisione in merito pare che non sia stata ancora presa. Per il collega Maurizio Caprino del Sole 24 Ore è più probabile però che si vada in direzione degli acceleratori di andatura. Che comprendono per lo più pattini, monopattini a spinta e skateboard. Risulterebbe infatti difficile inserire i micromezzi elettrici nella categoria dei veicoli con caratteristiche atipiche, visto che per il DM monopattini elettrici e mezzi simili non sono neanche classificati come veicoli ma solo come ‘dispositivi’. Se questa ipotesi sarà confermata dalla circolare ministeriale, a tutti i mezzi della micromobilità elettrica che circolano dove non è consentito si applicheranno dunque le medesime sanzioni già previste per gli acceleratori di andatura, da 26 a 102 euro.

MONOPATTINI ELETTRICI: COMUNI DOVE È PARTITA LA SPERIMENTAZIONE

Chiudiamo riportando la ancora esigua lista dei Comuni che hanno già dato ufficialmente il via alla sperimentazione dei monopattini e degli altri micromezzi elettrici. Ribadiamo per l’ennesima volta che in questi Comuni la circolazione di tali mezzi è consentita solo nelle aree predisposte, indicate dalla specifica segnaletica stradale (monopattini e segway: aree pedonali, piste ciclabili, piste ciclopedonali, zone 30 e strade con limite di velocità 30 km/h; hoverboard e monowheel solo aree pedonali. I Comuni sono comunque liberi di escludere le strade ritenute non idonee). Ad oggi la sperimentazione è già partita a Rimini, Cattolica (RN), Pesaro, Casalpusterlengo (LO), Verona e Torino. A breve (già deliberata, si attende solo l’installazione della segnaletica) sarà avviata pure a Milano, Monza e Mogliano Veneto (TV). E anche a Imola (BO), Formigine (MO), Pisa, Bari, Palermo e Alcamo (TP). Dati a cura del Club Italiano del Monopattino Elettrico.

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Auto a noleggio con sorpresa: le 5 aziende che hanno “fregato” i clienti

di Redazione

Permuta auto usata

Noleggiare un’auto senza rischio di vedersi addebitare costi per danni non provocati è più difficile di quanto si possa immaginare con le società che ne fanno una precisa strategia commerciale. Il noleggio auto in aeroporto è il luogo più frequente dove si può incappare nell’errore del check-in e check-out “a occhi chiusi”. Negli ultimi anni infatti l’Autorità Garante ha multato varie società di noleggio per pratica commerciale aggressiva verso i clienti. Ci sono poi gli autonoleggi gratis a lungo termine che promettono un’auto gratis a patto di andare in giro con una pubblicità sulla carrozzeria. Sono i trucchi più frequenti con le auto a noleggio con sorpresa delle società multate dall’Antitrust.

LE SOCIETA’ DI AUTO NOLEGGIO PIU’ MULTATE DALL’ANTITRUST

Il noleggio auto in aeroporto richiede ancora più attenzione poiché la fretta non gioca mai a favore del cliente. E i clienti che prendono un’auto a noleggio senza acquistare una polizza aggiuntiva contro i danni sono quasi sempre i più penalizzati dalla vendita aggressiva di questi pacchetti. E’ ciò che viene fuori dalle indagini dell’Antitrust in seguito a segnalazioni di clienti che trovano dopo settimane addebiti sul conto per danni all’auto presa a noleggio. Le multa da 3,4 milioni di euro e 680 mila euro alla società di autonoleggio Goldcar sono l’esempio più recente di una pratica commerciale consolidata. Lo stesso hanno denunciato molti consumatori delle auto prese a noleggio con B-Rent, nel 2019 multata dall’Antitrust per 250 mila euro. In questo caso, senza o con polizza aggiuntiva, gli addebiti erano quasi sempre inferiori alla franchigia. Meno recente ma rilevante è l’addebito di danni non contestati ai clienti da Sicily by Car: multa da 500 mila euro del Garante.

 

I CONSIGLI PER NON FARSI FREGARE CON L’AUTO A NOLEGGIO

Come non farsi fregare dalle tecniche più diffuse per spillare soldi ai clienti con l’auto a noleggio? Prendere un’auto a noleggio da un operatore trasparente può magari costare qualche decina di euro in più, ma la convenienza va valutata a conti fatti. Evitare gli errori più frequenti con il noleggio auto di cui parliamo qui può aiutare ad evitare i rischi delle società di autonoleggio più furbe. Se il costo del noleggio vi sembra molto conveniente, provate a fare una ricerca sul web prima di prenotare. Il più delle volte il personale al desk proverà a convincervi a comprare l’assicurazione danni aggiuntiva. E come dimostrano la sanzione dell’Antitrust i clienti che non cedono si ritrovano costi per danni non provocati. Non è obbligatoria la polizza danni, ma prendetevi il tempo per controllare bene l’auto al check-in e check-out e fate annotare ogni irregolarità.

NOLEGGIO AUTO GRATIS: MULTA OSCAR RENT E DEXCAR  

Il noleggio auto furbo riguarda anche i contratti a noleggio a lungo termine: il sistema messo su da varie società prevede l’auto gratis con pubblicità. Nella maggior parte dei casi si tratta di sistemi piramidali, in altri invece, solo il rischio che la società non rispetti le condizioni del contratto. Oscar Rent ad esempio è stata sospesa per aver incassato i soldi dei contratti consegnando circa il 10% delle auto a noleggio con pubblicità. Più clienti porti e prima ottieni l’auto gratis, ma prima devi pagare, si tratta dello schema Ponzi o a “Piramide” di Dexcar sanzionato per 455 mila euro dall’Antitrust.

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Gomme invernali dal 15 novembre: cosa rischia chi guida senza pneumatici invernali

di Donato D'Ambrosi

Le gomme invernali obbligatorie dal 15 novembre richiameranno milioni di italiani per il cambio agli pneumatici invernali. Molte auto rimonteranno le gomme invernali in deposito dalla scorsa primavera, mentre altri ne sceglieranno di nuove. Per questi potrà essere utile sapere quali sono le migliori gomme invernali 2019 – 2020 in questo test. Mentre per tutti rinfreschiamo quali sono le cose da sapere sull’obbligo di gomme invernali, quando vanno montate e cambiate per evitare una multa inaspettata.

GOMME INVERNALI OBBLIGATORIE, MA ANCHE QUATTRO STAGIONI O CATENE

Secondo un’indagine di Facile.it, nel 2018 1,2 milioni di automobilisti hanno dichiarato di viaggiare senza montare pneumatici invernali (o con catene da neve a bordo) nei periodi in cui erano obbligatori. L’8% ha detto di essersene dimenticato, il 7% di non poterselo permettere economicamente e il 6% ritiene che le gomme invernali siano poca utilità. E’ chiaro che alla base di queste risposte il più delle volte c’è una inadeguata conoscenza di rischi (senza), norme e tecnologia legati all’uso delle gomme invernali. Intanto bisogna ricordare che l’obbligo delle gomme invernali scatta dal 15 novembre al 15 aprile solo sulle strade soggette a fenomeni nevosi identificabili attraverso la segnaletica stradale. Tuttavia lo stato dell’arte sugli pneumatici invernali garantisce maggiore sicurezza in tutte le condizioni di guida invernali, dalla neve all’asciutto, al ghiaccio. Quindi montare le gomme invernali è una valutazione per la sicurezza che va al di là dell’obbligo.

LA MULTA PER GUIDA SENZA GOMME INVERNALI O CATENE A BORDO

Tornando all’indagine sulle gomme invernali, circa 1 automobilista su 3 (il 34%) ha dischiarato di aver montato gomme invernali. Al secondo posto (il 25%) invece monta gomme quattro stagioni evitando il cambio stagionale. E poi c’è chi (il 25,3%) guida occasionalmente su strade sottoposte alle ordinanze invernali e quindi lo fa solo per essere in regola. Per scegliere tra gomme invernali e quattro stagioni bisogna fare alcune valutazioni, come spiega il video qui sotto. Entrambe sono legali per il Codice della Strada, tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento per essere “performanti” a 360 gradi, come viene fuori da questo test sulle gomme quattro stagioni 2019 – 2020. In caso di fenomeni nevosi in atto se si è sprovvisti di mezzi antisdrucciolevoli, è probabile che gli organi di polizia preposti ai controlli vi manderanno indietro. Ma sappiate che guidare senza gomme invernali o catene da neve a bordo vi espone a una multa da 85 euro sulle strade soggette ad obbligo pneumatici o catene da neve (art. 192 CdS).

QUANDO MONTARE E TOGLIERE LE GOMME INVERNALI

L’equivalenza tra pneumatici invernali e gomme quattro stagioni crea non poca confusione anche sull’obbligo e le multe in caso di guida con pneumatici non conformi. Mentre le gomme quattro stagioni si possono tenere tutto l’anno, quindi senza fare caso alle scadenze delle ordinanze, per le gomme invernali non è così. C’è chi per risparmiare o motivi di reperibilità monta pneumatici invernali che hanno un codice di velocità inferiore al libretto di circolazione, ma non inferiore a “Q”. Questo è permesso però solo dal 15 ottobre al 15 maggio, poi vanno cambiate con quelle estive, pena una multa da 431 euro (art. 78 CdS). Dal punto di vista legale, le gomme invernali con il codice di velocità non inferiore si potrebbero tenere anche in estate, mettendo però in conto un’usura accelerata e una frenata non abbastanza sicura come con le gomme estive.

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Automobilisti senza cintura: una multa ogni cinque minuti

di Raffaele Dambra

Automobilisti senza cintura multa

Abbiamo contato almeno 5 buoni motivi per indossare sempre le cinture di sicurezza (anche posteriori), ma gli automobilisti italiani evidentemente la pensano in un’altra maniera, se è vero com’è vero che nel nostro Paese ogni 4,7 minuti viene comminata una multa per il mancato utilizzo delle cinture. E purtroppo la media, elaborata su dati forniti da Polizia e Carabinieri, continua a peggiorare. Nei primi nove mesi del 2019 gli automobilisti sanzionati per questa violazione sono aumentati del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

AUTOMOBILISTI SENZA CINTURA: PIÙ DI 80 MILA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2019

In particolare da gennaio a settembre 2019 sono stati multate 82.840 persone senza cinture di sicurezza. In termini assoluti si tratta della seconda infrazione più commessa dagli automobilisti italiani, superata soltanto dall’eccesso di velocità (525.497 sanzioni, +32,3%). Con la differenza, però, che il superamento dei limiti di velocità è molto più facile da rilevare, grazie ai dispositivi elettronici a distanza come autovelox e tutor, mentre la verifica delle cinture richiede necessariamente il controllo umano. Facile, quindi, che il numero dei trasgressori sia ben più alto.

IN AUTO SENZA CINTURE DI SICUREZZA: LE SANZIONI PREVISTE

Ricordiamo che secondo l’articolo 172 del Codice della Stradail conducente ed i passeggeri dei veicoli […] muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”, e chi non ne fa uso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 a 323 euro” (più la decurtazione di 5 punti dalla patente, sanzione aggravata in caso di recidiva nel biennio successivo alla prima infrazione). Inoltre il conducente risponde del mancato utilizzo della cintura da parte del passeggero minore di età. Ma solo se a bordo non è presente chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Mentre dell’eventuale violazione del passeggero maggiorenne ne risponde personalmente quest’ultimo. Inutile precisare che le cinture vanno correttamente allacciate anche sui sedili posteriori.

L’IMPORTANZA DI INDOSSARE LE CINTURE DI SICUREZZA

Oltre all’aspetto economico (non è mai piacevole prendere una multa), indossare le cinture di sicurezza è fondamentale per mitigare le conseguenze di un sinistro stradale. Anche a velocità non particolarmente sostenuta. Le statistiche dicono infatti che nel corso degli anni – le cinture come le conosciamo oggi, quelle a tre punti, sono state inventate nel ‘59 dalla Volvo – i dispositivi di ritenuta hanno salvato il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Percentuale che può salire al 50% se le cinture sono dotate di pretensionatore (come su tutte le auto nuove da diversi anni) e con la contemporanea presenza degli airbag.

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Tutor non a norma: multe annullate se non c’è taratura periodica

di Raffaele Dambra

Tutor autostrade 2019

Se il tutor non è a norma le multe per eccesso di velocità rilevate con il sistema SICVe possono essere cancellate. Se ne parlava da tempo ma adesso è giunta una conferma indiretta con l’ordinanza 24757 del 3 ottobre 2019 della Corte di Cassazione. Dalla cui lettura si intuisce che i verbali sono annullabili quando l’apparecchio manca di taratura periodica. Questo perché, alla stessa maniera degli autovelox, le verifiche periodiche sul funzionamento del dispositivo sono obbligatorie.

TUTOR NON A NORMA: L’ORDINANZA DELLA CASSAZIONE

Nel caso specifico i giudici di Cassazione hanno accolto il ricorso di un automobilista multato basandosi sulla sentenza 113/2015 della Corte Costituzionale, che ha di fatto imposto la taratura di qualunque apparecchiatura usata nell’ambito delle infrazioni stradali. “Alla stregua della pronuncia di incostituzionalità dell’articolo 45 comma 6 del Codice della Strada”, si legge nell’ordinanza. “Nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, si deve perciò ritenere che il succitato articolo del CdS prescrivi la verifica periodica della funzionalità di tutte le apparecchiature di misurazione della velocità e la loro taratura”. Quindi autovelox ma anche tutor.

TUTOR: C’È L’OBBLIGO DI TARATURA PERIODICA

L’ordinanza precisa quindi che qualora ci siano dubbi sull’affidabilità del dispositivo, il giudice deve accertare se il tutor sia stato o meno sottoposto alle necessarie verifiche di funzionalità e taratura. Tra l’altro la Corte di Cassazione aveva già sostenuto che l’obbligo di taratura periodica riguarda pure i rilevamenti effettuati a mezzo del sistema di accertamento SICVe (Sistema Informativo Controllo Velocità), che rientra a pieno titolo tra i dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico. E finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni dei limiti di velocità. Tra l’altro proprio recentemente, dopo una sentenza che ha dato (momentaneamente) ragione ad Autostrade per l’Italia, i tutor SIVCe sono stati riattivati su buona parte della rete autostradale.

SE IL TUTOR NON È A NORMA BISOGNA ANNULLARE LA MULTA PER ECCESSO DI VELOCITÀ

Visto quanto disposto dalla Cassazione”, .ha dichiarato Giovanni D’Agata, presidente dell’associazione dei consumatori ‘Sportello dei Diritti’ che per prima ha diffuso l’ordinanza 24757/2019, “In assenza di prova della taratura periodica del tutor, la multa per eccesso di velocità dovrà essere archiviata con annullamento di ogni conseguenza sia di natura pecuniaria nonché di quelle negative sulla patente, quali la decurtazione dei punti o l’eventuale sospensione del documento di guida”.

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Auto abbandonata in strada privata: niente multa per la Cassazione

di Raffaele Dambra

Auto abbandonata in strada privata

Abbandonare un’auto in disuso in un’area pubblica è un reato perseguibile anche penalmente. O, ben che vada, con una salatissima sanzione pecuniaria. Viceversa se l’auto è abbandonata in una strada privata non è prevista neppure una multa. Lo stabilito di recente la Cassazione pronunciandosi sul caso di un cittadino siciliano, che si è rivolto alla Suprema Corte per ricorrere contro la violazione contestatagli di aver abbandonato su una strada un veicolo di sua proprietà. Ma se la strada è privata non c’è infrazione e quindi nessuna multa.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: LA VICENDA IN QUESTIONE

La vicenda in questione parte ben 10 anni fa, nel 2009 (eh, i tempi della giustizia italiana…), quando al protagonista viene notificato un verbale di contestazione per aver violato gli articoli 180 e 181 del Codice della Strada. Motivo: una vettura di sua proprietà si trovava in stato di abbandono ai bordi di una strada. L’uomo si rivolge al Giudice di Pace prima e al Tribunale poi, reclamando la natura privata della strada in cui era parcheggiato il mezzo (con tanto di cartelli recanti la scritta ‘proprietà privata’). Ma per i giudici la circostanza non esclude i presupposti dell’infrazione contestata. Tocca quindi ricorrere alla Corte di Cassazione, che gli dà finalmente ragione.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA PRIVATA: LA MULTA NON SUSSISTE

Come riporta il portale giuridico laleggepertutti.it, la Cassazione, con l’ordinanza n. 6359/2019, ha verificato che l’accesso al terreno di proprietà esclusiva del ricorrente, proprio quello in cui è stata rinvenuta l’auto abbandonata, corrispondeva in effetti a un’area privata. “Perché un immobile possa ritenersi di uso pubblico”, si legge nella pronuncia degli Ermellini, “occorre che l’uso dello stesso avvenga da parte di una collettività indeterminata di soggetti, considerati quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale”. Né può valere, continua, “il principio della presunzione di uso pubblico. Che sussiste soltanto quando il tratto di strada colleghi due strade pubbliche, trattandosi di strada priva di marciapiede e, pertanto, non destinata alla circolazione dei pedoni e che, precipuamente, è a vicolo cieco”. Di conseguenza, accertata la natura privata dell’area in cui hanno trovato l’autovettura, la contravvenzione è stata annullata.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: QUANDO C’È SANZIONE

Ricordiamo che un’auto viene considerata ‘in stato di abbandono’ in presenza di determinate caratteristiche che fanno supporre la volontà da parte del proprietario di disfarsi del veicolo. 1) Assenza delle targhe o del contrassegno di circolazione; 2) mancanza di parti essenziali per l’uso e la conservazione del mezzo; 3) sosta, regolare o irregolare, protratta nel tempo sul suolo pubblico. Un veicolo in stato di abbandono non viene subito rimosso (a meno che sia in sosta vietata). Ma gli organi accertatori appongono sul parabrezza un avviso per informare il proprietario che il veicolo sarà portato via se non provvederà a recuperarlo. Dopo 60 giorni, se nulla è accaduto, la polizia locale sequestra la vettura e la porta in un’autorimessa autorizzata per la demolizione. Al proprietario, una volta individuato, spetta una multa di 1666,67 euro (per le auto) o di 600 euro (per moto e rimorchi), più le spese per la rimozione. Qualche anno fa, come accennavamo all’inizio, la stessa Cassazione ha prefigurato per chi abbandona un’auto su strada pubblica il reato penale di inquinamento ambientale.

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Autovelox: le auto con targa monegasca non pagano multe?

di Raffaele Dambra

Autovelox auto con targa monegasca

Gli automobilisti che guidano auto con targa monegasca godono di una sorta di impunità? Sembrerebbe di sì a leggere i dati pubblicati dal quotidiano nizzardo Nice-Matin, secondo cui tra maggio 2018 e aprile 2019 gli autovelox francesi hanno rilevato circa 100.000 infrazioni per eccesso di velocità commesse da veicoli con targa del Principato. Infrazioni che nessuno ha pagato e probabilmente nessuno lo farà mai. Questo perché non c’è stata la possibilità di identificare il conducente e le autorità d’Oltralpe (così come quelle italiane e degli altri paesi UE) non possono neppure accedere alla banca dati della motorizzazione di Monaco.

AUTO CON TARGA STRANIERA: IL SISTEMA DELLE MULTE NELL’UE

Ricordiamo che nell’Unione Europea vige dal 2016 il cosiddetto “principio di reciprocità”, introdotto dalla direttiva Cross Border, sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi membri. Ciò significa che le multe stradali comminate in ciascuna delle 28 nazioni dell’UE vengono riscosse esattamente come quelle commesse in patria, ed è molto difficile ignorarle, come invece accadeva un tempo. Ogni comando di polizia può infatti risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo colto in infrazione, contattando la motorizzazione di competenza che a sua volta ha l’obbligo di fornire i dati richiesti.

LE AUTO CON TARGA MONEGASCA ALL’ESTERO SONO QUASI IRRINTRACCIABILI

Per le auto con targa monegasca questa procedura però non vale perché il Principato di Monaco non fa parte dell’Unione Europea, pur applicando alcune politiche dell’UE per via della sua speciale relazione con la Francia. E così quando sulle strade della Costa Azzurra (ma capita spesso anche in Liguria) gli autovelox rilevano una violazione commessa da un veicolo con targa di Monaco, senza che ci sia la possibilità di contestazione immediata, gli organi accertatori francesi hanno poche chance di individuare le generalità del trasgressore perché, come già anticipato in precedenza, non hanno il permesso di entrare nella banca dati della motorizzazione monegasca. E quindi niente multa: le targhe del Principato, al di fuori di Monaco, risultano praticamente irrintracciabili.

IL PARADOSSO DELLE AUTO CON TARGA DI MONACO

Viceversa pare invece che la polizia del Principato sia molto severa con le auto straniere che commettono infrazioni a Montecarlo e dintorni. Per la serie: noi possiamo scorrazzare liberamente a tutta velocità sulle vostre strade, ma voi non azzardatevi a farlo sulle nostre. E poi qualcuno dovrebbe spiegarci il mistero delle 100.000 violazioni commesse in un anno sul suolo francese da vetture con targa monegasca (contando solo quelle rilevate dagli autovelox), dato che parliamo di un micro-stato con appena 40.000 abitanti, bambini (che non guidano) compresi…

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Autovelox anti-rumore a Parigi: un radar multa le marmitte rumorose

di Antonio Elia Migliozzi

La Francia vara la linea dura contro auto e moto rumorose. Motociclette che sfrecciano nei quartieri residenziali in piena notte, auto che svegliano interi isolati, tutto questo potrebbe presto essere un ricordo. Un sobborgo di Parigi è al lavoro per garantire sonni tranquilli e una vita meno rumorosa ai suoi abitanti. L’amministrazione sta testando un nuovo sistema in grado di identificare i veicoli rumorosi e scoprirne l’esatta posizione. Una volta accertata la causa dei suoni molesti il sistema procede ad emettere automaticamente la relativa multa. Mezza Europa sta valutando i pro e contro dei “noise radar” ovvero i dispositivi in grado di misurare e localizzare con precisione i suoni di un veicolo in movimento. Vediamo perché quello partito a Villeneuve-le-Roi potrebbe diventare molto più che un esperimento isolato.

LOTTA AL RUMORE

Il primo “radar anti-rumore” di Francia trova posto su un lampione nel centro di Villeneuve-le-Roi, una cittadina vicino all’aeroporto di Parigi Orly. Questo dispositivo tecnologico sarà attivato non appena il Governo francese approverà la legge riguardante tali sistemi. Il sindaco della città, Didier Gonzales, ha fatto sapere che l’amministrazione collegherà le registrazioni audio a quelle delle telecamere a circuito chiuso della polizia locale. In questo modo i trasgressori saranno individuati con certezza assoluta. “Il rumore è la rovina della vita moderna e un grave problema per la salute. Fa male come il fumo passivo”, ha detto Gonzales. Un progetto di legge nazionale dovrebbe essere votato entro il prossimo autunno e consentirà alle autorità locali di attivare gli autovelox anti-rumore. Va detto che la Francia ha già una legislazione che limita il rumore dei veicoli, ma è difficile da applicare poiché la polizia deve cogliere sul fatto i trasgressori.

PUGNO DURO

Sembra proprio che la lotta ai motori molesti stia per prendere di mira supercar e moto. Il nuovo dispositivo, sviluppato dagli ingegneri di Bruitparif, ha quattro microfoni che misurano i suoni in decibel. I rilevatori possono triangolare l’origine di un suono seguendone la scia acustica che si presenta come un insieme di punti colorati che segue il veicolo in movimento. “Con questo strumento, non è possibile contestare la multa”, ha concluso il sindaco Gonzalez. In attesa del via libera legislativo proseguono i test su strada. Nei mesi scorsi quasi 40 dispositivi sono stati collocati vicino ad incroci affollati a Parigi e altri 17 sono in prossimità di cantieri. A partire da settembre l’amministrazione della capitale francese ha annunciato l’estensione della sua rete di rilevatori. L’autovelox anti-rumore è anche sbucato a Saint-Forget, una zona rurale vicino a Parigi, molto popolare tra i motociclisti.

LA LEGGE

Bisogna chiarire che fino ad oggi il sistema è in fase di prova e non sono state emesse delle multe. Il ministero dei trasporti francese ha comunicato che si preparano ad attivare tutti i dispositivi anti-rumore non appena la nuova legge sarà approvata. Il Governo prevede un periodo di rodaggio della durata di due anni per testare la tecnologia e definire i livelli di rumore oltre i quali scatteranno multe. Facile a questo punto immaginare che molti altri Stati membri dell’Unione europea seguiranno questo esempio. E altresì prevedibile un confronto in sede di Parlamento europeo con al centro l’adozione di limiti comuni per i suoni molesti prodotti dai veicoli su strada. Autovelox anti-rumore sono ad oggi in prova per 7 mesi sulle strade inglesi. Anche le autorità di Londra hanno legato ai rilevatori sonori un sistema di telecamere per far rispettare la legge.

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Tutor riattivati, ma la causa degli incidenti non è più la velocità

di Donato D'Ambrosi

Tutor autostrade 2019

Il Tutor è attivo di nuovo in autostrada, bene. Ma a cosa serve davvero il tutor ai fini della sicurezza stradale? Qualcuno potrebbe dire che permette di ridurre il numero di vittime da incidenti. Ma è vero? Perché se così fosse allora perché da quando i Tutor sono stati spenti con una sentenza della Corte d’Appello, il numero di incidenti è rimasto pressoché uguale? Cerchiamo di fare chiarezza per capire cosa è cambiato davvero con e senza Tutor sulle tratte autostradali principali.

IL TUTOR FUNZIONA?

L’effetto del Tutor sulle autostrade è un po’ come quello della Patente a punti, anche se i due sistemi dissuasivi poi hanno preso strade diverse nel tempo. Se alla perdita dei punti sulla patente (assieme alla multa) ci si abitua pensando di poterli recuperare, lo stile di guida degli automobilisti per effetto del Tutor non lo cambi facilmente. Cosa c’entra con la domanda sull’efficacia reale del Tutor? C’entra eccome, perché se è vero che negli ultimi anni il Tutor ha ridotto le vittime degli incidenti del 70%, nel frattempo sono nate nuove criticità. E basta leggere quanto riporta Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore, che spiega come, nell’ultimo anno senza Tutor vittime e danni sulle autostrade sono addirittura diminuiti.

GLI INCIDENTI IN AUTOSTRADA CON E SENZA TUTOR

Il giornalista analizza i dati spezzettati dei gestori (AISCAT) e c’è chiaramente qualche eccezione ma i numeri complessivi degli incidenti non sono stati stravolti dal Tutor spento. Sull’A1 ad esempio, come riporta Caprino, il numero di incidenti è passato da 125 a 79, nel periodo luglio settembre 2019 rispetto al 2018. Sulla tratta Roma-Napoli invece sono aumentati da 95 a 115, sempre nello stesso periodo, ma poi la tendenza si è invertita nel trimestre successivo. Con questo non si vuole certo sperare che anche il nuovo Tutor Sicve-PM venga spento. Ma se si vuole fare realmente qualcosa per ridurre oggi gli incidenti, non si può continuare a guardare alle statistiche di oltre 15 anni fa. Se anche tu sei uno “smanettone” alla guida, forse non sai quali sono le cause più frequenti di incidente.

LE CAUSE PRINCIPALI DI INCIDENTI IN AUTOSTRADA

A rivelare le principali cause di incidente è la Polizia Stradale, anche se basta fermarsi a un incrocio qualsiasi della propria città per farsi un’idea a grandi linee. Secondo i dati degli incidenti stradali nei primi 6 mesi del 2018 distrazione e manovre irregolari sono tra le prime cause di incidente in autostrada. Questo non significa che non si corre più in autostrada, anzi, la velocità resta una delle cause ma non il fattore unico e principale da combattere. Piuttosto sono sempre più frequenti i casi di uso indiscriminato del cellulare al volante per svago (chat, dirette, like e simili). La soluzione? Rendere più efficaci i controlli su strada e adeguare la sanzione al rischio: in effetti basterebbe poco. Ancora meno ad attivare il Bluetooth o guidare e basta quando si è al volante. Facile, no?

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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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Cellulare alla guida: niente multa se la telefonata è d’emergenza

di Raffaele Dambra

cellulare alla guida multe

Tolleranza zero per chi usa il cellulare alla guida, ma la multa può essere annullata se la telefonata è dovuta a motivi d’emergenza. Lo dicono alcune sentenze di giudici di pace, proprio mentre nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada sono state inasprite le sanzioni per chi maneggia smartphone e tablet durante la marcia, fino all’immediata sospensione della patente. Sanzioni che comunque saranno in vigore solo dopo l’approvazione definitiva delle modifiche da parte dei due rami del Parlamento. Quindi sicuramente non prima del prossimo autunno.

CELLULARE ALLA GUIDA: NO MULTA SE C’È STATO DI NECESSITÀ

Per la cancellazione di eventuali multe dovute all’uso del cellulare alla guida si fa riferimento alla nozione di ‘stato di necessità’ (art. 54 del Codice Penale) che si applica anche in caso di sanzioni amministrative (legge 689/1981, art. 4 comma 1). Tale legge prevede infatti che “non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”.

MULTE ANNULLATE PER TELEFONATE D’EMERGENZA DURANTE LA GUIDA: LE SENTENZE

È quanto per esempio il giudice di pace di Perugia ha riconosciuto, annullandole la multa (sentenza n. 507/14), a una donna sanzionata dalle Forze dell’ordine per essere stata trovata impegnata in una conversazione telefonica mentre era alla guida della sua autovettura. La donna aveva fatto ricorso richiamando lo stato di necessità, in quanto la telefonata a cui aveva risposto era urgente e proveniva dalla casa di riposo in cui era ricoverata la nonna, le cui condizioni di salute erano rapidamente peggiorate. Evento poi confermato dal certificato di morte prodotto in giudizio, che ha documentato l’avvenuto decesso dell’anziana subito dopo. Senza il quale, probabilmente, la multa non sarebbe stata cancellata. Perché non basta affermare di avere avuto un’urgenza ma va pure provata e circostanziata, altrimenti lo farebbe chiunque.

CELLULARE ALLA GUIDA, MULTE CANCELLABILI: DEV’ESSERCI EFFETTIVO STATO DI NECESSITÀ

Anche il giudice di pace di Taranto, con la sentenza 537/2012, ha dato ragione al conducente sanzionato per l’uso del cellulare alla guida. Ritenendo sussistente la causa di giustificazione qualora la necessità sia attestata da certificato medico relativo alla figlia affetta da grave malattia. Tuttavia la Corte di Cassazione ha recentemente ricordato, forse per evitare una linea di giudizio troppo indulgente verso i trasgressori, che l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida è giustificato solo qualora risulti integrato un effettivo stato di necessità. Configurabile, ricordiamolo, dall’esigenza immediata di evitare a sé o ad altri il pericolo di un danno grave alla persona, non causato volontariamente e non evitabile attraverso altre condotte. Criteri che si applicano anche alle multe per eccesso di velocità.

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Passeggero senza cintura: sarà multato anche il conducente?

di Raffaele Dambra

Passeggero senza cintura multa al conducente

Nel pacchetto di modifiche al nuovo Codice della Strada è entrato di soppiatto un emendamento che, se confermato, potrebbe cambiare il ‘rapporto’ tra conducente e passeggeri di un’auto, obbligando il primo a una maggiore responsabilità. In pratica, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, sarebbe passata una norma che, nel caso in cui un passeggero maggiorenne non allacci la cintura, prevede la multa non solo per lui ma anche per il conducente. Insomma, una doppia e pesantissima sanzione.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 172 del Codice della Strada dispone che il conducente risponde del mancato uso della cintura di sicurezza da parte degli altri occupanti solo se il passeggero è minorenne. O, in alternativa, ne risponde chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso (per esempio la mamma), se presente sul mezzo. In tutti gli altri casi ogni occupante di un veicolo risponde in prima persona delle infrazioni che commette riguardo alle cinture. A dire il vero il conducente avrebbe l’obbligo di esigere che tutti i passeggeri a bordo allaccino le cinture, fino a rifiutarsi di partire in caso di inosservanza. Ma l’eventuale inadempienza non comporterebbe per lui alcuna violazione del CdS. Al massimo (e non è comunque poco) rischierebbe la corresponsabilità per i danni riportati dai passeggeri in caso di incidente.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: PAGHERÀ ANCHE IL CONDUCENTE?

Questi fino a oggi ma, come spiegavamo, c’è una proposta per estendere la sanzione (da 80 a 323 euro) al conducente anche se il passeggero senza cintura è maggiorenne. Non pagherebbe ovviamente solo il guidatore, ma pagherebbero entrambi. Per questo abbiamo parlato di sanzione doppia. Che però potrebbe diventare addirittura tripla, quadrupla o quintupla se al povero conducente venisse comminata una sanzione per ogni passeggero senza cintura (questo dettaglio dev’essere però chiarito meglio). In ogni caso l’emendamento ha previsto un paio di eccezioni: nessuna multa per i tassisti e per gli autisti NCC (noleggio con conducente). A patto che espongano a bordo cartelli o figure per informare gli occupanti dell’obbligo di allacciarsi la cintura di sicurezza, anche sui sedili posteriori.

TEMPISTICHE DELLA NUOVA NORMA

Non si tratta comunque di una norma che entrerà in vigore a breve (se mai lo farà), perché per il momento ha solo ricevuto l’ok della commissione Trasporti della Camera. Per l’approvazione definitiva serve invece il via libera di entrambi i rami del Parlamento, che non arriverà prima di fine 2019. Con alta probabilità di nuove modifiche e cancellazioni.

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Cellulare alla guida: controlli della polizia in borghese in attesa delle maxi multe

di Raffaele Dambra

Cellulare alla guida controlli

È sempre più lotta senza quartiere contro gli incoscienti che usano il cellulare alla guida, mettendo a rischio la sicurezza di se stessi e degli altri. Già il pacchetto di modifiche al Codice della Strada contiene un significativo inasprimento delle sanzioni per chi si distrae con lo smartphone al volante. Ma nell’attesa dell’approvazione definitiva (serviranno alcuni mesi) si stanno intensificando i controlli della polizia locale in borghese per pizzicare sul fatto il maggior numero di trasgressori.

POLIZIA IN BORGHESE CONTRO I ‘FURBETTI’ DEL TELEFONINO

In provincia di Forlì, per esempio, hanno organizzato un servizio dinamico di pattuglie in ‘abiti civili’, quindi non identificabili dai potenziali violatori, con il compito di reprimere l’utilizzo improprio del cellulare alla guida. “Abbiamo deciso di implementare i consueti controlli relativi alla sicurezza stradale”, hanno dichiarato i vertici della polizia locale dell’Unione della Romagna Forlivese. “utilizzando agenti in borghese che avranno il compito di cogliere sul fatto quegli automobilisti un po’ furbetti che, alla vista della divisa, abbassano lo smartphone rialzandolo subito dopo aver oltrepassato il posto di controllo”.

CELLULARE ALLA GUIDA: CHI RISPETTA LE REGOLE NON DEVE AVER PAURA DEI CONTROLLI

Tattica analoga a Treviso, dove sono iniziati controlli specifici da parte della polizia locale mediante appostamenti svolti non solo con le auto di servizio, perfettamente riconoscibili, ma anche con auto ‘civili’, in giorni e orari diversi. “A volte capita che gli automobilisti non nascondono l’uso del cellulare alla guida neppure di fronte a un veicolo istituzionale delle forze di polizia”, ha riferito sconsolato il comandante della polizia locale trevigiana. “Questo perché c’è ormai l’abitudine di telefonare sempre e comunque, a scapito della concentrazione alla guida che purtroppo è ridotta ai minimi termini. Il nostro obbiettivo comunque resta sempre la prevenzione, per questo stiamo annunciando questi controlli in borghese. Nessuno, se rispetta le regole, deve averne timore”.

LA STRETTA DEL CODICE DELLA STRADA 2019 SULL’USO DEL CELLULARE ALLA GUIDA

L’uso del cellulare alla guida è una pessima abitudine che causa un incidente stradale su quattro, secondo i dati recentemente forniti dalla Polstrada. Ed è sicuramente per questo, come anticipavamo, che si è deciso di correre ai ripari innalzando il livello delle sanzioni già previste dall’art. 173 del Codice della Strada. La proposta, che dovrà passare l’esame dei due rami del Parlamento prima di diventare effettiva, prevede una maxi multa da 422 euro a 1.697 euro per chi utilizza dispositivi mobili durante la guida, con decurtazione di 5 punti e sospensione della patente da sette giorni a due mesi già alla prima infrazione. E se si è recidivi nell’arco di un biennio la sanzione diventa da 644 a 2.588 euro, con sospensione della patente fino a 3 mesi e decurtazione raddoppiata dei punti, da 5 a 10. Ovviamente sarà sempre permesso l’uso del cellulare tramite viva-voce, senza impegnare le mani.

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Multe: ricorsi al prefetto più facili con le ultime modifiche al Codice della Strada

di Raffaele Dambra

multe ricorsi prefetto

Il lungo e faticoso iter per l’approvazione del nutrito pacchetto di modifiche al Codice della Strada ha superato lo step della commissione Trasporti alla Camera, ed è finalmente pronto per la discussione in Aula. L’ok definitivo arriverà non prima del prossimo autunno con possibilità di ulteriori cambiamenti e cancellazioni. Quindi tutti i provvedimenti annunciati fino ad oggi sono ancora provvisori ed entreranno in vigore solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tra questi sta suscitando una certa attenzione una novità dell’ultim’ora che riguarda le multe e i ricorsi al prefetto.

MULTE: RICORSO AL PREFETTO, L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 203 del Codice della Strada prevede che si possa presentare ricorso al prefetto contro una multa ricevuta per violazione di una o più norme del suddetto codice. Il prefetto può accogliere il ricorso, in presenza di motivazioni valide, emettendo un’apposita ordinanza di archiviazione; oppure può rigettarlo, fissando per il ricorrente un’ingiunzione di pagamento per un importo non inferiore al doppio della sanzione minima prevista per la violazione. In pratica chi presenta un ricorso al prefetto e se lo vede respingere si vede raddoppiare la multa! Un vero e proprio disincentivo ad avanzare ricorsi…

MULTE: I RICORSI AL PREFETTO SARANNO PIÙ CONVENIENTI?

Ma con la novità approvata dalla commissione Trasporti alla Camera potrebbero cambiare molte cose. L’aggravio che si applica alla sanzione in caso di respingimento del ricorso da parte del prefetto è infatti sceso dal 100% al 50%. Quindi non più raddoppiata (la sanzione) ma ampliata soltanto della metà dell’importo. Una buona notizia per gli automobilisti, che potranno far valere le proprie ragioni senza il timore di subire un salasso economico, ma pessima per i tempi della giustizia. Se i ricorsi per le multe aumenteranno (e con questo ‘sconto’ aumenteranno senz’altro) le prefetture torneranno a intasarsi di richieste, col rischio di sforare i termini perentori (da 180 a 210 giorni) entro cui i prefetti devono emettere le loro decisioni, trascorsi i quali i ricorsi vanno intesi come accolti. C’è quindi il rischio che parecchie multe saranno cancellate non in quanto ingiuste, ma solo per decorrenza dei termini. Insomma, su questo punto ci sarà secondo noi ancora molto da discutere e non è detto che la norma passi così com’è stata formulata.

ADDIO ALLE MULTE A STRASCICO

Nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada è stato inserito in extremis anche un emendamento che intende metter fine alle cosiddette ‘multe a strascico’. Parliamo delle infrazioni rilevate con l’ausilio di telecamere alle auto in divieto di sosta o in altre situazioni nelle quali il conducente dell’auto può ignorare di aver preso una multa. Con l’introduzione dell’obbligo del preavviso di notifica si consentirà invece all’automobilista di pagare la contravvenzione in tempi rapidi e senza ulteriori costi. Per tutte le altre possibili novità del Codice della Strada 2019, dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida con il cellulare, alle moto 125 in autostrada e all’introduzione delle strade scolastiche, vi rimandiamo ai nostri precedenti servizi.

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Ztl: la scritta ‘varco attivo’ diventa illegittima, multe annullabili

di Redazione

Ztl varco attivo

Piccola grande novità per gli automobilisti italiani. Scompare in prossimità delle Ztl la scritta ‘varco attivo’, con cui avevamo più o meno fatto tutti conoscenza, perché considerata poco chiara e coerente con l’effettivo messaggio della segnalazione. Lo ha stabilito il MIT con le sue nuove linee guida sulla regolamentazione della circolazione stradale e segnaletica nelle Zone a Traffico Limitato, rivolte ai Comuni che intendono istituire o modificare una Ztl esistente. Potete consultare le linee guida integrali cliccando sul tasto rosso Scarica PDF alla fine dell’articolo.

L’EQUIVOCO DELLA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’ NELLE ZTL

Dunque niente più scritta ‘varco attivo’ all’ingresso delle Ztl e al suo posto non una ma ben due nuove diciture: ‘Ztl attiva’, quando il divieto di transito è in vigore; ‘Ztl non attiva’, quando il divieto non è in vigore. Come spiega il sito di informazione e consulenza legale laleggepertutti.it, la scritta è stata cambiata per risolvere un incredibile equivoco. Fino all’intervento del Ministero, infatti, il segnale ‘varco attivo’ indicava che la Ztl era in funzione, cioè attiva, con relativo divieto di transito e controllo con telecamere a distanza per beccare eventuali trasgressori. Solo che nella lingua italiana la parola ‘varco’ significa ‘passaggio’ e non ‘controllo’! E quindi molti automobilisti leggendo la scritta ‘varco attivo’ equivocano il messaggio e transitavano tranquillamente, credendo che la Ztl fosse aperta, quindi libera. Salvo poi vedersi recapitare a casa il verbale di contravvenzione…

MULTE NON VALIDE PER CHI È ENTRATO IN ZTL CON LA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’

Ovviamente quando qualcuno un po’ più sveglio degli altri si è accorto della contraddizione linguistica, sono iniziati a fioccare i ricorsi. E molti giudici di pace hanno effettivamente cancellato le multe ricevute da chi è transitato in una Ztl con la scritta ‘varco attivo’. Per quanto riguarda il futuro, invece, è presumibile che dopo l’approvazione delle nuove linee guida, le multe si potranno ancora impugnare in caso di presenza della vecchia scritta (si sa che molti Comuni italiani non sono rapidi nei cambiamenti). Seppur ciò non risulti ancora formalmente in una norma del Codice, hanno spiegato infatti i giuristi di laleggepertutti.it , è tuttavia un percorso interpretativo giustificabile e sostenibile in giudizio alla luce della novità appena introdotta dal MIT.

LA NUOVA SEGNALETICA DELLE ZTL

Le nuove linee guida del MIT spiegano esattamente come deve essere la segnaletica Ztl. D’ora in poi ogni Comune deve valutare innanzitutto la possibilità di inserire una segnaletica orizzontale, ossia le classiche linee e scritte sulla strada, e tracciare a terra il simbolo Ztl nei varchi in ingresso. La segnaletica verticale, invece, deve prevedere il classico simbolo Ztl insieme al pannello integrativo con il periodo e/o i giorni di vigenza e/o la fascia oraria di divieto della Ztl. Il pannello integrativo deve inoltre riportare limitazioni, deroghe ed eccezioni. Se c’è una telecamera, è necessaria l’esposizione di un pannello integrativo con la dicitura ‘controllo elettronico Ztl’. Come detto, al posto di ‘varco attivo’ viene adottata la dicitura ‘Ztl attiva’ (colore rosso) o ‘Ztl non attiva’ (colore verde). Nei luoghi turistici la scritta dev’essere riportata anche in lingua inglese (Ztl Closed e Ztl Opened).

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Multe in Italia: più della metà degli automobilisti non le paga

di Redazione

Multe in Italia

Signori abbiamo un problema. Le multe in Italia per violazione del Codice della Strada le pagano davvero in pochi, meno della metà degli automobilisti sanzionati. E al sud Italia la percentuale scende addirittura a un terzo. Lo ha riferito l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha preso in esame i dati riguardanti il 2017, gli ultimi disponibili.

MULTE IN ITALIA: NEL 2017 LE HA PAGATE SOLO IL 40,8%

Più precisamente ha pagato la multa il 40,8% dei trasgressori accertati. Ciò significa che i Comuni italiani, a fronte dei 2,6 miliardi di euro che dovevano riscuotere nel 2017, in realtà ne hanno incassati molto meno: poco più di 1 miliardo. Dieci anni prima, nel 2007, la percentuale di riscossione era stata del 59,1%. Non è comunque da escludere, ha sottolineato la CGIA, che una parte di coloro che non hanno pagato nel 2017 l’abbiano fatto successivamente, usufruendo magari della rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta in varie versioni negli ultimi tre anni.

SOLO IL 32% PAGA LE MULTE NEL SUD ITALIA

Dicevamo che la percentuale balla a seconda della zona geografica, e infatti se la media nazionale nel 2017 è stata del 40,8%, a nord est ha raggiunto il 58,9%, a nord ovest il 45,9%, al centro il 33% e al sud appena il 32%. Regione più virtuosa il Friuli-Venezia Giulia, con il 63,4% di multe pagate, maglia nera invece alla Sicilia con il 20,3%. Significa che sull’isola a pagare la multa ci ha pensato soltanto un automobilista su cinque…

MULTE IN ITALIA: L’IMPORTO DELLE CONTRAVVENZIONI SALITO DEL 68% IN DIECI ANNI

C’è da dire che in dieci anni non è aumentato soltanto il numero di coloro che non pagano le multe in Italia. Anche gli importi delle contravvenzioni pagate ai Comuni sono cresciuti a dismisura, addirittura del 68%. Un aumento non giustificabile soltanto dal tasso d’inflazione. “È evidente che attraverso l’utilizzo dei rilevatori elettronici di velocità, molte amministrazioni comunali hanno fatto cassa”, spiegano dalla CGIA di Mestre, “Coprendo una parte dei mancati trasferimenti imposti per legge dallo Stato centrale. Detto ciò, è utile ricordare, soprattutto ai sindaci, che gli automobilisti, e in particolar modo i conducenti professionali, non sono dei bancomat. Molti enti locali, pertanto, dovrebbero utilizzare gli autovelox e i T-red con maggiore attenzione”.

COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA UNA MULTA STRADALE?

Ricordiamo che non pagare una multa stradale non è mai una buona idea. È vero che misure come il recente condono delle multe non pagate dal 2000 al 2010 (fino a 1.000 euro) sembra quasi un invito a fregarsene delle contravvenzioni, in attesa di una nuova pace fiscale che prima o poi arriva sempre. Ma il rischio di incorrere in severe procedure cautelari ed esecutive (dal fermo amministrativo del veicolo al pignoramento dal conto corrente bancario o dallo stipendio della somma non versata) è altrettanto alto ed è meglio non correrlo affatto.

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Autovelox in città: per la Cassazione multe possibili solo su strade di scorrimento

di Redazione

Autovelox in città

Nuova sentenza sugli autovelox in città: per la Cassazione le multe comminate a distanza dal dispositivo elettronico sono valide solo se la strada urbana è di scorrimento. Ovvero dotata (come dispone l’art. 2 del Codice della Strada) di “carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate”. Diversamente le multe elevate in ambito urbano con autovelox fissi sono impugnabili e annullabili, a meno che non vengano contestate immediatamente dalle Forze dell’Ordine.

CASSAZIONE: NO AUTOVELOX FISSI SU STRADE URBANE NON DI SCORRIMENTO

Con il pronunciamento n. 16622/19 depositato lo scorso 20 giugno, che conferma i precedenti orientamenti delle sentenze n. 4451/19 e n. 4090/19, la Suprema Corte ha dunque dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l’installazione di autovelox a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di scorrimento. La Cassazione, come ha ricordato Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore, si è espressa sulla vicenda del Comune di Firenze, che una decina di anni fa (era ancora sindaco Matteo Renzi) piazzò numerosi autovelox fissi su alcune strade urbane che presentavano caratteristiche diverse da quelle descritte dall’art. 2 del CdS, facendo multe a pioggia.

AUTOVELOX IN CITTÀ: LA CASSAZIONE PRECISA

Di fronte agli inevitabili ricorsi degli automobilisti multati, il Comune si è sempre difeso sostenendo che le caratteristiche di strada di scorrimento possono esserci anche soltanto su un tratto, quello dove aveva piazzato l’autovelox, e non sull’intero tracciato. E che non conterebbe il fatto che non a tutti gli incroci ci sia un semaforo, perché dove esso è assente non si incontrano due correnti di traffico vere e proprie. Ma dopo anni di sentenze spesso contraddittore, la Corte di Cassazione ha definitivamente bocciato questa tesi, precisando che le caratteristiche di strada urbana di scorrimento ci devono essere tutte e per tutto il tracciato. In altri termini, una strada urbana o è di scorrimento oppure non lo è: non può esserlo solo per alcuni tratti.

STRADA URBANA DI SCORRIMENTO È TUTTA LA STRADA NELLA SUA INTEREZZA, NON UN SINGOLO TRATTO

Tra le motivazioni della Cassazione è infatti chiaramente indicato che “la configurazione di una strada urbana a scorrimento veloce deve interessare tutta la strada considerata nella sua interezza e non solo il singolo tratto di essa in prossimità del posizionamento dell’apparecchio fisso di rilevazione elettronica della velocità”. Inoltre una precedente sentenza che aveva dato inizialmente ragione al Comune di Firenze “è incorsa nell’errata valutazione circa la ritenuta esistenza di una banchina in senso proprio (in realtà non conforme, ndr), che costituisce un requisito necessario per la qualificazione di una strada urbana come strada di scorrimento”. Di conseguenza “il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare autovelox fissi, senza obbligo di fermata del conducente, può includere soltanto le strade previste dal Codice della Strada”.

MULTE IN CITTÀ CON AUTOVELOX: SOLO SU STRADE A SCORRIMENTO O SU ALTRE STRADE SE C’È CONTESTAZIONE IMMEDIATA

In conclusione, gli autovelox in città, su strade non di scorrimento, possono elevare multe solo se c’è contestazione immediata di una pattuglia della polstrada o della polizia locale. Altrimenti la sanzione si può comminare in un secondo momento soltanto per cause di forza maggiore (dovute al traffico, a motivi di sicurezza stradale o perché la pattuglia in quel momento era impegnata con un’altra vettura), espressamente indicate sul verbale, che hanno reso impossibile la contestazione immediata di un veicolo segnalato dall’autovelox, così come previsto dall’art. 201 del Codice della Strada.

Cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF potete scaricare gratuitamente la sentenza integrale della Corte di Cassazione sugli autovelox in città.

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Autovelox: multa valida anche se si superano di poco i limiti

di Redazione

Autovelox multa

Tra molti automobilisti circola la leggenda metropolitana secondo cui se si viene beccati a viaggiare oltre i limiti dall’autovelox, la multa scatta solo nel caso di evidente superamento dei suddetti limiti. In altri termini, il controllo elettronico della velocità tollererebbe le infrazioni leggere. Ebbene, ci spiace deluderli ma non è così. Anche la Cassazione ha ribadito che il superamento pure minimo del limite di velocità non esclude affatto l’applicazione di una sanzione.

L’INFRAZIONE DEL CONDUCENTE

La Suprema Corte si è espressa sull’argomento con la recente ordinanza n. 12629 del 13/05/2019, di cui ne ha dato notizia il portale di risorse legali avvocatoandreani.it. Il caso in questione riguardava un’automobilista che aveva ricevuto un verbale per violazione dell’art. 142, comma 8 del Codice della Strada, rilevata con autovelox. Tale articolo, ricordiamolo, dispone che “chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”.

LA SENTENZA A SORPRESA DEL GIUDICE DI PACE

Nonostante l’evidente infrazione il conducente aveva fatto ricorso al Giudice di Pace, ritenendo che, data l’esiguità della velocità in eccesso (26 km/h oltre il limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (ovvero orario con traffico scarso e strada ampia e rettilinea), il superamento dei limiti non aveva posto concretamente in pericolo il bene protetto, e cioè l’incolumità pubblica e privata. Per la serie: ok, stavo andando più veloce del dovuto ma sulla strada non c’era nessuno ed era pure bella larga, perciò chiudete un occhio. E il Giudice di Pace l’occhio l’aveva sorprendentemente chiuso, accogliendo il ricorso e cancellando la sanzione!

IL RICORSO DEL COMUNE

Il Comune interessato però non ci stava e ricorreva a sua volta in Cassazione, contestando il riconoscimento, da parte del giudice, della buona fede del trasgressore, a fronte della presunzione di colpa gravante sul predetto. E contestando pure la mancanza di prova degli elementi ‘positivi’ idonei a superare tale presunzione.

IL RIBALTAMENTO DELLA CASSAZIONE: LE MOTIVAZIONI

Contestazione pienamente accolta dalla Corte di Cassazione: la multa con autovelox è valida anche se si superano di poco i limiti. Sconfessando la sentenza del Giudice di Pace, la Suprema Corte ha infatti osservato che per la configurabilità dell’illecito amministrativo è necessaria e sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo; inoltre la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso. Riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa; ma soprattutto possono esserci cause di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta. E risulti poi che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge.

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Ztl: multa illegittima se la segnaletica è poco visibile

di Redazione

Ztl multa

Avete varcato gli accessi off limits di una Ztl? La multa che vi spetterebbe di diritto potrebbe rivelarsi illegittima se la segnaletica posta all’ingresso dell’area risultasse poco visibile o non idonea. Lo ha confermato una sentenza del Giudice di Pace di Brindisi, rifacendosi ai dettami dell’art. 79 del regolamento d’attuazione del Codice della Strada concernente la visibilità dei segnali stradali.

IL CASO DEI SEGNALI ZTL POCO VISIBILI

Come si legge sul portale giuridico studiocataldi.it, l’organo di giustizia pugliese ha deliberato sulla vicenda di un automobilista brindisino che aveva ricevuto più di 80 verbali per aver transitato, con cadenza giornaliera per circa due mesi, in una zona a traffico limitato della sua città. Appellandosi al Giudice di Pace, l’automobilista super-multato aveva però lamentato l’inidoneità delle caratteristiche dei cartelli stradali posti in prossimità dei varchi Ztl. E alla fine ha avuto ragione, visto che le sanzioni sono state tutte annullate.

ZTL: MULTA NON VALIDA SE SEGNALETICA NON IDONEA

Per il giudice, infatti, “non si può attribuire la responsabilità di un’infrazione se non si dimostra la colpa del conducente”. E nel caso specifico tale colpa è da ritenersi esclusa, poiché il guidatore non si sarebbe accorto della segnaletica in quanto non conforme alle prescrizioni di legge. La normativa prevede infatti che la segnaletica stradale deve sempre essere idonea per dimensionamento, visibilità, leggibilità e posizionamento. E che la violazione di uno solo di questi parametri può provocare l’illegittimità della multa. Per esempio, nella vicenda in questione i cartelli verticali posti all’ingresso della Ztl di Brindisi sono apparsi sottodimensionati, avendo grandezza di 55×55 cm anziché 75×125 o 75×75 cm, risultando quindi poco visibili, specie di sera.

LA SEGNALETICA VERTICALE DEVE RISPETTARE DIMENSIONI E POSIZIONAMENTO

Ma non solo. La segnaletica in esame è apparsa anche ‘diversamente rifrangente’, contravvenendo le prescrizioni del CdS secondo cui “sullo stesso sostegno non devono essere posti segnali con caratteristiche di illuminazione o di rifrangenza differenti fra loro”. Quindi, e qui viene il bello, è stato in realtà il Comune di Brindisi a incorrere in una violazione del già citato art. 79, che tra le altre cose regola la distanza e lo spazio minimo di avvistamento dei segnali di prescrizione. In particolare il Comune ha disatteso la norma che prevede, nel caso di segnale di ingresso in Ztl, uno spazio minimo di avvistamento del cartello di almeno 80 metri affinché sia percepibile dall’automobilista sia di notte che di giorno. In altre parole, i cartelli non solo erano piccoli e inidonei ma pure posizionati male. Tutte circostanze che hanno portato alla cancellazione delle sanzioni.

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