Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiRSS feeds

Multa divieto di sosta: a Milano scattano i controlli “automatici”

di Donato D'Ambrosi

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Le auto in sosta selvaggia a Milano o con irregolarità nel pagamento del grattino virtuale non sfuggiranno più alla multa per divieto di sosta. E’ entrato in servizio attivo il sistema Occhio di Aquila, una telecamera in dotazione all’Azienda Trasporti Milanesi, che passa la tappeto tutte le auto nelle strisce blu. Un controllo inflessibile dell’occhio elettronico che non si lascerà sfuggire nessuna targa, anche quelle digitate male al parcometro.

L’AUTO CHE FARA’ I CONTROLLI ELETTRONICI NELLE STRISCE BLU

Controlli più veloci e con meno personale a piedi renderanno più efficienti i controlli delle auto in sosta nelle strisce blu. E’ quanto l’Atm ha reso noto annunciando l’attivazione di un’auto di servizio di colore bianco con tanto di avviso “controllo sosta” e telecamera sul tetto. L’occhio elettronico passerà al setaccio tutte le targhe delle auto parcheggiate nelle aree in gestione all’ATM per scovare quelle che non hanno pagato la sosta.

NIENTE PIU’ GRATTINO SUL CRUSCOTTO NELLE STRISCE BLU

Con la dematerializzazione del grattino di carta, non bisogna più esporre il tagliando sul cruscotto con il vantaggio di poter gestire il pagamento e il tempo della sosta anche tramite App a Milano. Questa innovazione ha comportato un adeguamento anche per tutti gli utenti che continueranno a pagare la sosta al parcometro. Per farlo però sarà fondamentale e obbligatorio, digitare correttamente anche la targa sulla tastiera. La targa inserita nell’App o sulla tastiera del parcometro finisce nel database cui è collegato il sistema Occhio d’Aquila e in base al quale segnala se un’auto è in sosta regolare oppure no.

PERMESSI DISABILI E TARGHE SCAGLIATE A RISCHIO MULTA

Il sistema Occhio d’Aquila è pressoché simile allo Street control dei vigili urbani contro le auto ferme in doppia fila, nella foto sopra. Il vantaggio per l’azienda sta nel fatto che non dovrà dotare gli ausiliari a piedi di un numero importante di palmari per il controllo delle targhe. D’altro canto però rischiano di finire nella rete della telecamera contro la sosta irregolare anche gli automobilisti che inseriscono una targa sbagliata nel parcometro. Intanto però pare che il sistema non sia ancora a regime anche con i permessi per diversamente abili. In questi casi continuerà ad essere necessario il controllo degli ausiliari per accertare la regolarità del permesso.

The post Multa divieto di sosta: a Milano scattano i controlli “automatici” appeared first on SicurAUTO.it.

L’allarme seggiolini slitta al 1 marzo 2020: cosa fare in caso di multa

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

L’obbligo dell’allarme seggiolini bimbi è tecnicamente in vigore non senza punti in sospeso da chiarire su incentivi, controlli e le multe. Proprio per questo il Governo è al lavoro su un emendamento che farebbe slittare al 1 marzo 2020 l’allarme antiabbandono obbligatorio e le multe per chi non ha un dispositivo conforme in auto. Intanto però, come già abbiamo spiegato l’obbligo è sulla carta partito e finché non sarà approvato l’emendamento alla Manovra 2020, le multe sono tutt’altro che esorcizzate. Ecco cosa succederà con lo stop e cosa fare in caso di multa anticipata per l’obbligo dell’allarme antiabbandono.

I PUNTI DA CHIARIRE SULL’ALLARME SEGGIOLINI OBBLIGATORIO

I punti che dovrà chiarire l’emendamento alla legge finanziaria sono molti, ma finché non sarà approvata tutto resta com’è sull’obbligo dell’allarme seggiolino. Il motivo semplice è che non si sa ancora in che forma l’emendamento congelerà le multe e farà chiarezza sui nodi legati a incentivi e controlli. Da un lato gli incentivi di 30 euro sono stati varati ma non si sa con quali modalità di erogazione perché manca un decreto attuativo. Dall’altro l’obbligo è diventato vigente (ancora prima degli incentivi) ma né gli automobilisti né i produttori sono pronti a questa partenza anticipata. E’ bastato qualche giorno e l’insurrezione delle associazioni dei consumatori per mettere un freno all’exploit del Ministero dell’Interno sull’obbligo dell’allarme antiabbandono. Intanto leggi qui come stanno realmente le cose sul rischio di perdere l’omologazione del seggiolino se si monta un dispositivo antiabbandono universale.

DA QUANDO E’ VALIDA LA MULTA PER L’ALLARME ANTIABBANDONO

Bisogna fare bene attenzione a non lasciarsi illudere dagli annunci dell’ultima ora: nonostante l’emendamento in arrivo le multe sull’allarme seggiolino bimbi sono per ora valide. A chi si chiede da quando partono le multe se non si ha l’allarme seggiolino in auto? Il MIT risponde: “Dal 7 novembre.” E poi precisa “Il governo sta lavorando per posticipare al primo marzo 2020 l’avvio delle multe per i non provvisti del dispositivo”. Perché finché non ci sarà una legge che annulla il precedente provvedimento, gli accertatori devono attenersi a quanto è in vigore. E qui si apre un’altra voragine normativa che speriamo l’emendamento potrà chiarire: quella dei controlli su strada. Con la circolare del Ministero dell’Interno si dava formalmente avvio ai controlli e alle multe sull’obbligo del seggiolino con allarme antiabbandono.

I CONTROLLI SULL’ALLARME SEGGIOLINO E IL RICORSO IN CASO DI MULTA

Ma con ogni probabilità gli stessi organi di polizia demandati ai controlli si troveranno a dover far finta di nulla. In primis perché gli allarmi seggiolino auto non devono essere omologati, ma conformi alla legge. Questo significa che l’agente non dovrà limitarsi a verificare la presenza di una marcatura di omologazione, come ad esempio avviene per il seggiolino stesso o il casco da moto. A un posto di controllo, gli agenti dovranno controllare che il dispositivo funzioni secondo le specifiche tecnico-costruttive che il Produttore dichiara di rispettare, se non si accontentano del Certificato di Conformità (un pezzo di carta). Questo groviglio però lascia arbitrarietà nei controlli e il rischio di multa finché non sarà approvato l’emendamento che fa slittare l’obbligo dell’allarme seggiolino. Ecco perché in caso di multa per allarme seggiolini antiabbandono, è probabile che il ricorso al Giudice di pace sarà accettato, almeno finché non sarà tutto più chiaro, presumibilmente entro la fine dell’anno.

The post L’allarme seggiolini slitta al 1 marzo 2020: cosa fare in caso di multa appeared first on SicurAUTO.it.

Multa cellulare alla guida: in UK l’autovelox è anti-distrazioni

di Donato D'Ambrosi

Anche nel Regno Unito come in Italia l’uso del cellulare alla guida è tra le infrazioni più spinose da combattere. In UK però hanno messo in campo, sebbene in via sperimentale, un autovelox che fotografa i conducenti distratti che smanettano con lo smartphone. Tra parlare e messaggiare c’è poca differenza in termini di distrazioni al volante, ecco perché i legislatori pensano di inserire nella norma il concetto di “mani libere”.

LE TELECAMERE IN GRAND BRETAGNA CONTRO LE DISTRAZIONI AL VOLANTE

La Gran Bretagna è sulla strada giusta o almeno meglio che in Italia: chi viene sorpreso a guidare con il cellulare tra le mani perde 6 punti e viene multato di 200 sterline. Per arrivare a questo però sono stati messi in campo degli autovelox anti-cellulari. Funzionano esattamente come i radar per la velocità ma programmati per riconoscere se il conducente ha le mani impegnate. Fino a pochi giorni fa si poteva contestare la multa dicendo di non usare lo smartphone per telefonare. Mentre da alcuni giorni, come riporta il DailyMail, il cellulare è off limits per chi guida un’auto nel Regno Unito.

IN AUSTRALIA 100 MILA DISTRATTI IN 6 MESI DAL CELLULARE

Da un’indagine del RAC (l’equivalente dell’ACI) è emerso che che il 35% dei conducenti di età inferiore ai 25 anni – e il 17% dei conducenti in totale – ha ammesso di distogliere lo sguardo dalla strada per controllare messaggi. Da là è nata la sperimentazione delle telecamere sulle autostrade gestite da Highway England. Un test analogo è stato condotto in Australia e ha immortalato 100 mila conducenti in 6 mesi distratti dal cellulare alla guida. Il caso più eclatante è quello in foto: il passeggero teneva il volate al conducente che scriveva un messaggio. Allucinante!

CELLULARE ALLA GUIDA E LIMITI DELLA LEGGE

Il problema è che nonostante le multe per uso del cellulare alla guida, molte di queste sono state impugnate e i ricorsi accolti per assenza della “comunicazione interattiva”. Significa che tutti gli automobilisti sorpresi con il cellulare tra le mani l’hanno fatta franca perché non stavano parlando con nessuno. Motivo per cui il Dipartimento dei Trasporti inglese sta spingendo affinché la legge non sia strettamente legata al cellulare ma a un concetto più ampio di mani libere alla guida. La modifica dovrebbe arrivare entro la prossima primavera.

The post Multa cellulare alla guida: in UK l’autovelox è anti-distrazioni appeared first on SicurAUTO.it.

Monopattini elettrici come scooter: prime multe senza casco e targa

di Donato D'Ambrosi

Monopattini elettrici regole

I monopattini elettrici a Torino sono finiti al centro di polemiche legate alle multe irrogate dai vigili a spensierati cittadini sul monopattino. Le multe per guida su monopattini possono essere molto care, ma con la sperimentazione della micro-mobilità elettrica alle porte, si è generato un grande caos. Cerchiamo di capire perché a Torino sono fioccate multe a chi andava in monopattino senza casco e senza patente.

LE MULTE A CHI VA IN MONOPATTINO A TORINO

Il caso delle multe senza casco sui monopattini elettrici è esploso solo dopo l’ultima sanzione ad un giovane studente nigeriano bloccato dai vigili di Torino su monopattino elettrico. In realtà i vigili di Torino avevano già nei giorni precedenti fatto tabula rasa dei monopattini elettrici guidati per le strade in modo inappropriato. Ma allora è legale oppure no andare in monopattino elettrico? La domanda nasce dalle contestazioni dei vigili al giovane fermato sul monopattino elettrico. Le sanzioni di oltre 6 mila euro, per guida contromano senza patente di un veicolo motorizzato non immatricolato. Una multa poi ridotta a poco più di mille euro ma che non fa chiarezza sulla circolazione dei monopattini elettrici a Tornino.

MONOPATTINI ELETTRICI MULTATI IN ANTICIPO

La posizione della Polizia municipale è chiara: si può andare in monopattino elettrico ma solo rispettando le regole. Regole però che sulla base della sperimentazione della micromobilità dovrebbero partire da novembre 2019. L’intento quindi sembrerebbe quello di lanciare un segnale forte a chi ha deciso di andare in giro in monopattino o lo farà nei prossimi giorni. Perché se è vero che è legale andare in giro in monopattino, ma si potrà farlo solo ed esclusivamente nelle aree individuate dal Comune.

MONOPATTINI ELETTRICI E DIRETTIVE POCO CHIARE

Il Comune di Torino ha infatti stabilito delle regole sia per i privati che decidono di andare in monopattino, sia per le società di noleggio monopattini elettrici. Nonostante questo però non bisogna certo puntare il dito contro gli accertatori che interpretano i dettami di un decreto poco chiaro. Proprio il limite di velocità per monopattini elettrici e similari di 6 km/h (in area pedonale) è impossibile da rilevare ma è stato contestato al giovane nigeriano. C’è la contestazione della circolazione di veicolo a motore non immatricolato mentre poi il decreto cita “dispositivi”. E’ chiaro che servirebbe una circolare chiarificatrice del Ministero dell’Interno che metta gli organi di polizia nelle condizioni di vigilare senza eccessi e interpretazioni.

The post Monopattini elettrici come scooter: prime multe senza casco e targa appeared first on SicurAUTO.it.

Accendere i fendinebbia: come e quando per evitare una multa

di Donato D'Ambrosi

Usare i fendinebbia è indispensabile in molte località dove l’alto tasso di umidità non permette di vedere in sicurezza la strada in alcuni momenti della giornata. Poiché accendere impropriamente i fendinebbia anteriori o posteriori crea disturbo agli altri conducenti, non sono rare le multe per abuso di dispositivi di illuminazione. Come e quando bisogna accendere i fendinebbia? Ecco cosa dice la legge e come accorgersi se ci sono o meno le condizioni per poter usare gli antinebbia anteriori o i retronebbia in sicurezza.

FENDINEBBIA ANTERIORI E POSTERIORI, IL CDS E LA MULTA

L’utilizzo corretto dei fendinebbia non è sempre chiaro a chi abita in località dove la nebbia è un evento raro. Ma attenzione, poiché il termine “fendinebbia” non ne limita l’utilizzo al solo caso in cui la visibilità sia compromessa a causa della nebbia. Allo stesso modo il solo motivo per cui l’auto ne è dotata non autorizza indiscriminatamente all’accensione dei fendinebbia solo per vedere meglio. E’ tutto stabilito dall’art.153 del Codice della Strada sull’ “Uso dei dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione dei veicoli a motore e dei rimorchi”. Ci limitiamo però all’analisi del solo caso relativo ai fendinebbia sulle automobili. INtanto ricordate che chi viene sorpreso a guidare con i fendinebbia senza motivo, rischia una multa da 41 a 168 euro.

QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA ANTERIORI

Intanto bisogna distinguere, come recita la legge, l’accensione dei fendinebbia anteriori da quella dei fendinebbia posteriori. Non è detto infatti che se si presenta la necessità di usare i fendinebbia anteriori automaticamente vanno accesi anche i retronebbia. Vediamo i singoli casi. L’accensione dei fendinebbia anteriori ormai presenti su tutti gli allestimenti medio-alti come elemento di design, è vincolata all’accensione delle luci di posizione o anabbaglianti. Si possono usare i fendinebbia anteriori anche di giorno, purché la visibilità di guida sia ridotta a causa di nebbia, fumo, foschia, nevicata in atto, pioggia intensa. Tutti i casi insomma in cui l’uso dei fari anabbaglianti e abbaglianti non aumenta la sicurezza.

QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA POSTERIORI (RETRONEBBIA)

Se basta del fumo, nebbia, una pioggia intensa o neve per accendere i fendinebbia anteriori senza rischiare una multa, per i retronebbia bisogna fare una valutazione più approfondita. Secondo il Codice della Strada, infatti, i retronebbia (che servono ad aiutare gli altri conducenti a vedere meglio la nostra auto), vanno accesi quando per le stesse cause già citate, la visibilità è inferiore a 50 metri. Come si capisce se la visibilità è inferiore a 50 metri? Per capire se serve accendere anche i fendinebbia posteriori, bisogna guardare i delineatori di margine (se presenti) sulla carreggiata. Questi sono normalmente posizionati a una distanza di 50 metri sui tratti rettilinei. Se all’altezza del delineatore più vicino non si riesce a vedere il paletto successivo, vuol dire che è meglio accendere anche i retronebbia per farsi notare meglio dalle auto che seguono. Se viaggiate all’estero, ricordate sempre di controllare i regolamenti nazionali anche per quello che riguarda l’accensione dei fendinebbia soprattutto d’inverno.

The post Accendere i fendinebbia: come e quando per evitare una multa appeared first on SicurAUTO.it.

Multa per motore acceso in sosta: 7 su 10 sono d’accordo

di Donato D'Ambrosi

Tenere il motore acceso con l’auto in sosta è una delle situazioni vietate dal Codice della Strada, come parcheggiare l’auto con il finestrino abbassato. Molti non lo sanno ma sono passibili di multa: sia in estate che d’inverno è facile lasciare l’auto in sosta con i passeggeri all’interno e il clima o il riscaldamento accessi. La multa per motore acceso in sosta è un modo per fare cassa, ma secondo un’indagine inglese, oltre il 72% degli automobilisti è favorevole.

IL DIVIETO DI TENERE L’AUTO ACCESA

In Italia la sosta con motore acceso è vietata dall’articolo 157 del Codice della Strada, quando lo scopo è tenere acceso il condizionatore d’aria. Qualcosa che in molti quando ricevono la multa per auto in sosta con qualche passeggero a bordo stentano ad accettare. Eppure in Gran Bretagna, dove l’inquinamento (soprattutto a Londra è preoccupante) le posizioni sono nette tra gli automobilisti. Un’indagine del Royal Automobil Club ha infatti chiesto a 2130 automobilisti cosa ne pensano del divieto di sosta con motore acceso.

A FAVORE O CONTRO LA MULTA PER SOSTA CON AUTO ACCESA

C’è una buona percentuale di automobilisti che predica bene e razzola male anche in Gran Bretagna quando si parla di emissioni e divieti. Secondo un’indagine del RAC però almeno il 72% degli intervistati è d’accordo all’applicazione della multa per sosta con motore acceso. Di questi però il 44% dice che sarebbe corretto avvertire il conducente prima e poi irrogare la multa in caso di rifiuto. Il 26% degli intervistati invece ha affermato che gli automobilisti che lasciano i motori accesi dovrebbero essere solo avvisati di spegnerli. Mentre il 2% pensa che le multe dovrebbero essere emesse senza alcun preavviso. Quando però gli automobilisti credono di poter rinunciare al climatizzatore e spegnere il motore in sosta?

I LUOGHI DOVE E’ PIU’ IMPORTANTE SPEGNERE L’AUTO

La consapevolezza del divieto di tenere il motore acceso cambia a seconda del luogo dove avviene la sosta con motore acceso. Per il 64% è importante spegnere il motore dell’auto in sosta fuori dalle scuole. Il 62% trova che siam importante farlo quando ci si ferma sulla carreggiata, il 53% fuori da un negozio o in un parcheggio urbano. Il 29% degli intervistati dal RAC invece crede di non voler mai spegnere l’auto in sosta indipendentemente dal tempo della sosta breve o lunga. Bisogna però chiarire che ci sono casi in cui fermarsi un secondo per far scendere un passeggero costituisce la fermata. Mentre se ci si ferma a fare una commissione in un negozio, lasciando i passeggeri in auto che reclamano fresco o tepore, allora la multa per sosta con motore acceso è dietro l’angolo. Tutto chiaramente sta alla probabilità di essere scoperti dalla polizia che pattuglia le strade, ma se vogliamo anche alla sensibilità verso l’ambiente o il proprio portafoglio.

The post Multa per motore acceso in sosta: 7 su 10 sono d’accordo appeared first on SicurAUTO.it.

Dieselgate Audi: il richiamo non funziona in Germania, ultimatum della KBA

di Donato D'Ambrosi

Audi è in ritardo con il richiamo dieselgate: in Germania sembra non funzionare come dovrebbe e la KBA lancia l’ultimatum. Cosa succede ai clienti che ignorano il richiamo è sicuramente meno pesante della multa minacciata dalla Motorizzazione tedesca. Secondo la KBA Audi ha pochi giorni di tempo per richiamare tutte le auto con motori V6 e V8 diesel. Intanto Audi dice che è tutto sotto controllo.

LA MULTA DELLA KBA PER LE AUDI V6 E V8 NON RICHIAMATE

Il richiamo delle Audi V6 e V8 TDI in Germania è osservato da vicino dalla KBA. Secondo quanto riportato da Reuters, la KBA è pronta a comminare una multa per ogni auto con il software illegale. Mancano solo pochi giorni alla scadenza del 26 settembre. Se non rispettato il termine dell’aggiornamento dei motori V6 e V8 diesel Euro5 ed Euro6 porterà a una sanzione di 25 mila euro per auto. Un rischio che Audi avrebbe allontanato tramite le dichiarazioni di un suo portavoce parlando del richiamo volontario legato ai motori diesel.

L’ACCUSA DEL RICHIAMO INGESTIBILE DALLA GERMANIA

Da una recente stima del Ministero dei Trasporti tedesco circa 127 mila Audi V6 e V8 avrebbero ancora il software illegale di controllo delle emissioni. Circa 78 mila Audi Euro6 in Germania sono ancora equipaggiate con il defeat device. Il richiamo Audi di queste auto sembra non funzionare. Almeno è quanto una pubblicazione del giornale tedesco Bild am Sonntag sostiene dicendo che Audi non riesce a gestire l’aggiornamento.

AUDI: IL RICHIAMO DEI MOTORI DIESEL NEI TERMINI

La smentita Audi, tramite un suo portavoce, non si è fatta attendere: sembrerebbe che Audi stia completando l’aggiornamento dell’8% delle Audi non ancora richiamate. Le auto diesel con motori Euro 6 V6 e V8 fanno parte del mega richiamo volontario di 850 mila veicoli. L’intervento urgente avrebbe dovuto scongiurare proprio il rischio di multe “migliorando le emissioni di NOx in ambito urbano”. Mercedes e Renault avevano fatto la stessa cosa richiamando le auto, ma gli effetti della modifica ai motori Volkswagen diesel 1.2, 1.6 e 2.0 non sono piaciuti a tutti i clienti. E questo ha sicuramente influenzato la decisione anche dei clienti proprietari della auto V6 e V8. Staremo a vedere come Audi riuscirà a portare in officina anche i clienti più scettici sull’aggiornamento “anti-dieslegate”.

The post Dieselgate Audi: il richiamo non funziona in Germania, ultimatum della KBA appeared first on SicurAUTO.it.

Strisce blu: regolamento, ticket scaduto e multe, cosa c’è da sapere

di Redazione

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Strisce blu: ecco un’espressione che gli automobilisti proprio non digeriscono. Perché la associano a un continuo esborso di denaro a favore dei Comuni. Che a loro volta, in base al Codice della Strada (articolo 7, comma 8), hanno tutto il diritto di creare zone di parcheggio a pagamento in determinate aree. In particolare, le strisce blu sono ammesse nelle vicinanze o dinanzi a parcheggi non a pagamento. Questo vincolo, però, non contempla le aree pedonali, le zone a traffico limitato (ZTL) e quelle di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dagli stessi Comuni, nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico. Fatta questa premessa, proviamo ad approfondire alcuni aspetti rilevanti delle strisce blu – regolamento, ticket e multe – soffermandoci su alcune questioni controverse.

STRISCE BLU: A COSA SERVONO (ALMENO IN TEORIA)

Sulla carta, le strisce blu aumentano la disponibilità di parcheggi, grazie alla rotazione della sosta che si determina con il pagamento della tariffa. Stimando una rotazione media di 2 ore nell’arco della giornata, 8.000 stalli blu equivalgono a 35.000 posti auto. La rotazione della sosta riduce la sosta passiva: cioè le auto parcheggiate per molto tempo nello stesso posto, facendo inoltre calare di circa il 30% il traffico itinerante alla ricerca dei stalli di sosta. Le strisce blu, dovrebbero anche limitare il fenomeno dei parcheggi in doppia e tripla fila. Così, alla fine, si avrebbe un beneficio sia per la circolazione sia per l’aria che respiriamo in città. Senza contare che le strisce blu dovrebbero erodere spazi al parcheggio abusivo. Ma tra la teoria e la pratica… di solito ci stanno le cattive abitudini degli automobilisti italiani. Con i risultati che sappiamo.

STRISCE BLU, REGOLAMENTO: LE AREE DI PARTICOLARE RILEVANZA URBANISTICA

Prima contraddizione che riguarda gli stalli a pagamento. Perché i Comuni, anno dopo anno, aumentano il numero di strisce blu in periferia, pure in assenza di particolari necessità? Perché individuano ‘aree di particolare rilevanza urbanistica’ anche in zone lontano dal centro. Ma è possibile, si domanderà qualcuno, che nelle periferie delle nostre città esistano così tante aree di particolare rilevanza urbanistica? Il fatto è che spesso sono gli stessi Comuni a individuare quelle aree rilevanti, affidando il compito a una società esterna di consulenza, pagata dall’ente locale stesso, che puntualmente consegna la certificazione chiave al Comune di turno. Quindi sì, l’area in questione è di particolare rilevanza urbanistica e perciò le strisce blu sono legittime. Voi ci credete?

STRISCE BLU, LE DIRETTIVE DEL MINISTERO SONO VALIDE?

L’articolo 7, comma 1 lettera F, del Codice della Strada, dà ai Comuni il potere di stabilire le tariffe e le condizioni della sosta a pagamento in conformità alle direttive del MIT. Siccome queste direttive non sono mai state emanate, c’è chi ritiene che tutti i provvedimenti comunali siano fuorilegge. In realtà, le direttive non sono più necessarie, anzi il Ministero oggi non può emanarle: il Codice le aveva previste già nel 1992, mentre la riforma costituzionale del 2001 ha dato ai Comuni piena autonomia su come determinare le proprie entrate, incluse quelle della sosta su strisce blu. Inoltre, le direttive, per loro natura, sono atti propulsivi, cioè esortazioni a chi ne è destinatario. Non bloccano quindi l’applicazione di una regola che la legge prevede. Insomma, sono solo dei ‘consigli’.

STRISCE BLU, LA QUESTIONE DELLA CARREGGIATA

Secondo l’articolo 7 comma 6, del Codice della Strada, le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata, e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico. E qui nasce un’altra questione. In base a una prima tesi, l’espressione ‘fuori della carreggiata’, utilizzata nella definizione di parcheggio dal CdS, deve essere intesa così: il parcheggio va collocato fuori del flusso della circolazione, e non necessariamente fuori della sede stradale. Infatti, la carreggiata è prima definita dal Codice la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli, non comprendendo le eventuali aree destinate alla sosta collocate a lato della carreggiata. Poi però lo stesso Codice precisa che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.

PARCHEGGIO E FASCIA DI SOSTA LATERALE

Di conseguenza alcune false credenze costruite attorno a questa definizione sono destituite di ogni fondamento (come già scrivevamo in un articolo di qualche anno fa circa il presunto scoop delle Iene sull’illegittimità delle strisce blu). Non è vero, infatti, che la norma riguardi solo i parcheggi a pagamento, perché il comma 6 dell’articolo 7 del CdS non fa distinzione con quelli gratuiti. La fascia di sosta laterale è la parte della strada adiacente alla carreggiata, separata da questa mediante striscia di margine discontinua e comprendente la fila degli stalli di sosta e la relativa corsia di manovra. E il parcheggio è l’area o infrastruttura posta fuori dalla carreggiata, destinata alla sosta regolamentata o non dei veicoli. Dunque, non è vero che a bordo strada non si possa parcheggiare o mettere le zone blu. Semplicemente, quello spazio non si chiama ‘parcheggio’ bensì ‘fascia di sosta laterale’.

STRISCE BLU: TICKET E MULTA

Chiudiamo questa disamina sul regolamento delle strisce blu parlando brevemente di ticket e multe. Una nota del 2015 del Ministero dei Trasporti aveva ribadito quanto già stabilito in precedenza. E cioè che chi lasciava scadere il ticket del parcheggio sulle strisce blu non poteva essere punito con una multa, ma doveva soltanto integrare il pagamento in proporzione alla durata effettiva della sosta. Orientamento seguito a lungo ma che è stato superato dalle più recenti sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, ponendosi in contrasto con la stessa nota del Ministero, ha stabilito infatti che qualora si accerti che la sosta si è prolungata oltre il tempo consentito, cioè oltre l’orario indicato nel ticket per il quale è stata pagata la tariffa, è legittima l’applicazione di una sanzione. ‘Linea dure’ confermata anche dalla Corte dei Conti, secondo cui la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico, nel momento in cui è accertata la sosta del veicolo senza ticket o con tagliando esposto scaduto, configura un’ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi della sanzione. La multa prevista per chi viola la normativa è di 41 euro.

N.B. Articolo originale pubblicato il 26 marzo 2014, aggiornato il 10 settembre 2019.

The post Strisce blu: regolamento, ticket scaduto e multe, cosa c’è da sapere appeared first on SicurAUTO.it.

4 consigli per evitare una multa al Photored con una guida intelligente

di Donato D'Ambrosi

La multa del Photored per passaggio con il rosso è piuttosto frequente nelle grandi città. Ma piuttosto che rassegnarsi al rischio di prendere la multa ci sono ottime possibilità di evitarla. Con questo non intendiamo evitare di pagarla, ma seguire dei semplici consigli pratici per non incappare nel passaggio col rosso e nella sanzione inevitabile. E’ vero, a volte il Comune non rende le cose semplici. Ad esempio, qual è la durata minima del giallo? Se la linea di arresto è cancellata, la multa del Photored è valida? Ecco alcuni consigli per evitare una multa al Photored.

LA DURATA DEL GIALLO AL SEMAFORO

Il Photored è l’incubo degli automobilisti che devono conviverci in molte città. Ma qual è l’incomprensione maggiore legata alla multa col passaggio col rosso? Sicuramente la durata del giallo al Photored, che secondo il parere del Ministero dei Trasporti deve essere di 3-4 secondi. Ma come funziona il Photored? Sulla carta come un normale semaforo con i 3 colori rosso (passano solo i soccorritori), verde (via libera) e giallo (dipende dalla distanza). Il problema della multa non nasce col rosso quando scatta la foto, ma nel momento in cui il giallo diventa rosso. La Cassazione (vedi sentenza 27348/2014) infatti ha chiarito che i 4 secondi del MIT non sono una regola fissa, ma sufficienti. In sostanza è il Comune che stabilisce la durata del giallo in base alle caratteristiche della strada. So già cosa state pensando: ma come? Chi irroga la multa personalizza anche le regole per poter multare?

4 CONSIGLI PER EVITARE MULTE AL PHOTORED

L’unica certezza è che quando il giallo è acceso bisogna prestare molta attenzione. Allora come si può evitare una multa del Photored se la durata del giallo è variabile? Ecco 4 consigli che si basano fondamentalmente su come comportarsi nei pressi di un semaforo con la telecamera:

– Se ti stai avvicinando a un semaforo con Photored sii pronto a rallentare gradualmente evitando manovre improvvise dell’ultimo secondo. In questo modo anche chi ti segue dietro eviterà di tamponarti poiché potrebbe avere gli occhi puntati solo sul semaforo.
– Se il giallo è già acceso quando sopraggiungi c’è una sola cosa sensata da fare, fermarsi e attendere il verde per ripartire. Accelerare per tirare la volata fino a superare la linea di arresto porterà a una multa certa.
– Se il giallo si accende nell’istante in cui stai per perdere il contatto visivo con il semaforo bisogna attraversare l’incrocio senza indugiare ma con la dovuta cautela.
– La linea di arresto non è un traguardo, quindi per essere sicuri di evitare la multa bisogna fermarsi prima di essa. Il tentativo fare retromarcia dopo averla superata non serve a nulla.

SULLA LINEA CON LE RUOTE ANTERORI, E’ VALIDA LA MULTA?

Se supero la linea di arresto solo con le ruote anteriori mentre c’è il rosso, la multa è valida? E’ il dubbio più frequente quando ci si accorge del rosso e si frena all’ultimo secondo. Il Codice della Stada, art. 41 stabilisce in modo perentorio che: “Durante il periodo di accensione delle luci rosse (…) i veicoli non devono superare la striscia di arresto. In mancanza di tale striscia, i veicoli non devono impegnare l’eventuale area di intersezione, né l’attraversamento pedonale antistante, né oltrepassare il segnale, in modo da poterne osservare le indicazioni”.

The post 4 consigli per evitare una multa al Photored con una guida intelligente appeared first on SicurAUTO.it.

A Dubai è vietato parcheggiare l’auto sporca in strada

di Donato D'Ambrosi

Dubai è per molti il paradiso delle supercar, ce n’è una ad ogni angolo, e per il turismo sono considerate una vera attrazione. Anche per questo la Municipalità della capitale degli Emirati Arabi Uniti ha imposto il divieto di parcheggiare auto sporche. Il motivo è molto semplice: il decoro della città non può essere minato da veicoli trascurati e impolverati. Chi viene sorpreso paga una multa ben più alta di quanto sarebbe costato lavare l’auto.

PERCHE’ DUBAI CE L’HA CON LE AUTO SPORCHE

In una città dove anche la polizia pattuglia in Lamborghini, Bentley, Ferrari e AMG i limiti si sfumano facilmente e anche il buonsenso si presta ad ampie interpretazioni. E il divieto che a Dubai impone di parcheggiare in strade pubbliche solo auto pulite può esserne una prova. Un’autentica sfida se si considera che equivale a chiedere a un fornaio di non sporcarsi di farina. La morfologia di Dubai, con le sue dune sabbiose e le non rare tempeste di sabbia fa la fortuna degli autolavaggi nella capitale.

NON LAVARE L’AUTO PUO’ COSTARE 120 EURO

Lavare l’auto in Italia, in base alle dimensioni, alla tecnica e alla città può variare da 15 ai 50 euro e chi ha spazio a casa non rinuncia a lavare l’auto in fai da te. Chiaramente chi possiede una supercar a Dubai non si sogna neppure di guidarla tutta impolverata, ma la città è popolata anche da auto più democratiche: i fuoristrada. Sembrerebbe indirizzata proprio a questa categoria di utenti l’obbligo di lavare l’auto. Chi infrange la prescrizione rischia una multa da 500 Dirham, che equivalgono a circa 120 euro.

LA MULTA A DUBAI E LA CONFISCA DELL’AUTO

Per spiegare meglio come viene applicato l’obbligo di parcheggiare in strada un’auto in buone condizioni, bisogna dire che gli ispettori trattano allo stresso modo polvere e importanti danni alle auto. Se viene individuata un’auto fortemente danneggiata o sporca che fa pensare a un possibile abbandono del veicolo viene attaccato sul parabrezza un adesivo. Se il proprietario non provvede a pulire o spostare l’auto entro alcuni giorni l’auto viene rimossa e per riaverla bisogna pagare una multa di rimozione. Se il proprietario non si presenta l’auto viene messa all’asta. Una pratica piuttosto comune negli Emirati Arabi, dove centinaia di supercar aspettano il loro destino dopo essere abbandonate da evasori fiscali in fuga.

The post A Dubai è vietato parcheggiare l’auto sporca in strada appeared first on SicurAUTO.it.

Seggiolini anti abbandono: dal 1 luglio 2019 niente più obbligo

di Donato D'Ambrosi

Una svolta per la sicurezza dei bambini abbandonati in auto solo a metà. Perché l’obbligo dell’allarme anti abbandono per i seggiolini auto previsto per il 1 luglio 2019 non scatterà. Lo riporta l’ASAPS con la pubblicazione della circolare del Ministero dell’Interno che “accusa” il Ministero dei Trasporti di non aver pronto il Decreto attuativo sull’obbligo dell’allarme anti abbandono in auto.

NIENTE SANZIONI A CHI NON HA L’ALLARME ANTIABBANDONO

Si sperava che il tutto partisse a estate non troppo inoltrata e invece come avevamo anticipato, l’obbligo scatterà a data da definirsi. E questo colpo di scena tutt’altro che inaspettato chiarisce anche i dubbi sui controlli e l’applicabilità delle sanzioni da parte della polizia. In buona sostanza si tratta delle stesse motivazioni che in tutti questi anni hanno raffreddato la ricerca dei Costruttori di seggiolini sui sistemi di allarme. Quali caratteristiche tecniche deve avere l’allarme anti abbandono per poter essere definito legale? In base a quali criteri durante un controllo su strada gli agenti possono applicare la legge e multare chi è sprovvisto di un sistema di allarme obbligatorio? Domande che solo un decreto attuativo del Ministero dei Trasporti avrebbe potuto chiarire. E invece arriva la circolare del Ministero dell’Interno che ufficializza lo stop: niente obbligo e niente sanzioni. Ma non confondetevi perché slitta l’obbligo di avere in auto un allarme anti abbandono, mentre sul trasporto dei bimbi nel seggiolino resta tutto invariato.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

La circolare nr. 200/A/5921/19/109/12/3/4 del 3 luglio 2019 (scaricabile in calcio all’articolo) invia alle prefetture e agli organi di Polizia quanto segue, da uno stralcio della circolare. “In assenza della norma tecnica che definisca le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del dispositivo anti abbandono di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini utilizzati da bambini di età inferiore ai quattro anni, il predetto Dicastero ha comunicato che non potrà essere richiesto all’utenza di adempiere un obbligo ancora privo del suo contenuto essenziale”.

INTANTO, I 10 ERRORI DA NON FARE

Bisogna però ricordare che svariate soluzioni di aziende, startup e costruttori hanno sfidato la burocrazia lanciando i primi sistemi di allarme per non dimenticare i bambini in auto. Ad esempio Remmy, che abbiamo provato, è uno di questi. Ma poi anche Hyundai ha lanciato il primo sistema di allarme integrato nell’auto sulla nuova Santa Fe. Dalla schiera di produttori di seggiolini invece Chicco, in collaborazione con Samsung, ha sviluppato il primo sistema integrato al seggiolino. Ma ora che l’obbligo dal 1 luglio 2019 è slittato tornano utili i 10 consigli pratici e i trucchi per non dimenticare il bimbo in auto nei giorni di maggiore stress.

The post Seggiolini anti abbandono: dal 1 luglio 2019 niente più obbligo appeared first on SicurAUTO.it.

Auto usate con chilometri scalati: multa da 30 mila euro ad Auto SMA srl

di Redazione

http://add-a-cdchanger.co.uk/wp-content/uploads/sites/294/2018/04/A_row_of_modern.jpg

Le auto usate vendute con chilometri scalati sono sempre più oggetto di indagini e multe ai rivenditori scorretti. Stavolta finisce con una multa neppure troppo pesante ad Auto SMA srl, l’indagine condotta dall’Antitrust dopo le denunce alla Polizia dei clienti che avevano acquistato auto con la metà dei chilometri scalati.

I FATTI

La vicenda che vede il venditore multimarche Auto SMA srl al centro del provvedimento n. 27780 dell’Autorità Garante ha origine a giugno 2017 con le segnalazioni della Polizia Stradale. Le prove raccolte parlano di auto usate vendute anche con circa 80 mila chilometri in meno di quelli reali prima della vendita. L’ipotesi è di violazione degli articoli 20, comma 2, e 21, comma 1, lettera b) e d), del Codice del Consumo e per Auto SMA srl una condotta commerciale scorretta. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Auto SMA srl non ha verificato che il contachilometri installato sulle auto era manomesso e che i chilometri mostrati fossero reali. Le ipotesi dell’Antitrust sono diventate sempre più consistenti in assenza di alcuna argomentazione difensiva da parte dell’azienda. Mentre le indagini della Polizia Stradale hanno appurato che almeno 7 auto provenienti da autonoleggi o aziende vendute da Auto SMA srl avevano i chilometri scalati.

LE AUTO TAROCCATE SCOPERTE DALLA POLIZIA

Durante il procedimento istruttorio – come riporta l’Antitrust – la Polizia Stradale ha raccolto una serie di denunce, fatture e altra documentazione comprovante che le auto di seguito vendute tra dicembre 2016 e maggio 2017 erano state manomesse:

– “L’Alfa Romeo   Giulietta targata   EM198WD venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  11.500  euro  aveva 76.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 101.806  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “Il Fiat  Fiorino targato   EM473BY venduto  nel  dicembre  2016  al  prezzo  di  6.500  euro  aveva 95.212  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 179.668  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen  C3 targata DR446VX venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  3.690  euro  aveva 85.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 157.000  km quando è passata dalla società Rosati Auto S.r.l. ad Auto SMA srl”.

– “La Fiat Panda targata EH754GG venduta nel  maggio 2017  al  prezzo  di  5.500  euro  aveva  80.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 158.000  km quando è passata dalla società ARVAL  SERVICE LEASE  ITALIA  S.p.A.  ad Auto SMA srl”.

– “La Mini Cooper targata EK423JN venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  14.000  euro  aveva  92.500  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 143.141 km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen C1 targata DE209EC venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  4.350  euro  aveva  68.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 124.530  km quando è passata dalla società  ECO  LIRI  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Volkswagen Golf  targata ES305RJ venduta nel  marzo 2017  al  prezzo  di  14.500  euro  aveva 106.353  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 160.000  km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

LA MULTA DI 30 MILA EURO AD AUTO SMA

Quello dei chilometri scalati è un fenomeno messo sempre più all’angolo sia dalle direttive europee (vedi il certificato di revisione), sia grazie a strumenti come Diogene  di cui abbiamo parlato qui che aiutano i rivenditori a tutelarsi a loro volta dalle auto con chilometri scalati prese in permuta. La condotta di Auto SMA srl però secondo l’Antitrust costituisce una  pratica  commerciale scorretta, in violazione dell’articolo 21, comma 1, lettere b) e d), del Codice del Consumo. Auto SMA “ha ingannato i consumatori aumentando il valore commerciale di tali autovetture, ottenendo conseguentemente ai loro danni un indebito vantaggio economico”. Inoltre ha generato “effetti pregiudizievoli per i consumatori acquirenti non solo al momento dell’acquisto degli autoveicoli quanto anche successivamente” visto che i clienti avrebbero potuto tenere conto di interventi di manutenzione necessari a un chilometraggio reale maggiore nel valutare l’acquisto. In ragione del fatturato dichiarato nel 2017 di 344.805 euro, l’Antitrust ha irrogato una multa di 30 mila euro ad Auto SMA srl. Occhio quindi alla prossima auto che comprate e per non farvi fregare dai chilometri scalati o danni occulti, consultate la guida all’acquisto dell’auto usata con la check list da scaricare.

L'articolo Auto usate con chilometri scalati: multa da 30 mila euro ad Auto SMA srl proviene da SicurAUTO.it.

AGCOM multa Vodafone per scarsa trasparenza

di Filippo Vendrame

AGCOM ha erogato una sanzione pari a 87 mila euro a Vodafone per violazione delle disposizioni previste dall’articolo 70 del D.lgs. 1° agosto 2003, n. 259 in combinato disposto con l’articolo 3, allegato A) della delibera n. 519/15/CONS. In termini più semplici, l’operatore è stato multato per non aver fornito agli utenti in fase di sottoscrizione del contratto tutte le informazioni necessarie. Inoltre, Vodafone avrebbe poi fatturato costi differenti da quelli prospettatati dai clienti.

Leggi il resto dell’articolo

DAZN, 500 mila euro di multa dall’Antitrust

di Filippo Vendrame

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha multato DAZN con un’ammenda di ben 500 mila euro per due pratiche commerciali scorrette. L’AGCM ha comunicato di aver chiuso un’istruttoria iniziata lo scorso agosto nei confronti di Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l. in cui ha accertato le criticità che hanno portato alla multa.

Leggi il resto dell’articolo

AGCOM, nuova multa a Wind Tre

di Filippo Vendrame

AGCOM ha comunicato di aver multato l’operatore Wind Tre per la violazione dell’articolo 2 della delibera n. 326/10/cons, recante “Misure di tutela degli utenti dei servizi di comunicazione mobili e personali”. Trattasi di una violazione che riguarda la trasparenza e la tutela dell’utenza. Le contestazioni riguardano l’operatore 3 Italia.

Leggi il resto dell’articolo

Google multata nuovamente dall’Unione Europea

di Antonino Caffo

Google è stata colpita con una terza, pesante ammenda, da parte dell’antitrust dell’Unione Europea. Questa volta la cifra è di 1,49 miliardi di euro, inflitta per aver abusato del monopolio di ricerca nell’ambito delle iniziative di AdSense. Secondo l’organo continentale, dal 2006 Big G avrebbe venduto ad aziende ed enti la possibilità di piazzare nei loro siti il suo famoso box di ricerca, offrendo pubblicità mirata ma anche vietando che ai clienti di includere motori di ricerca rivali tra le proprie pagine.

Leggi il resto dell’articolo

TikTok, multa milionaria: raccoglie dati dei bimbi

di Candido Romano

Da un grande successo derivano grandi responsabilità: pare che i creatori di TikTok non siano riusciti a capirlo in tempo. L’app è stata multata dalla Federal Trade Commission (FTC) per un totale di 5,7 milioni di dollari. TikTok negli ultimi mesi ha visto una crescita esponenziale, ha superato infatti il miliardo di download: prima era conosciuta col nome di Musical.ly, ora è proprietà della società cinese ByteDance,

Leggi il resto dell’articolo

SKY, multa da 7 milioni dall’AGCM

di Filippo Vendrame

Il contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19 costerà molto caro a SKY. L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha multato SKY Italia per “pubblicità ingannevole e pratica aggressiva” avendo accertato due violazioni del Codice del Consumo. Complessivamente, l’Autorità ha erogato sanzioni per un totale di ben 7 milioni di euro. Più nello specifico, l’istruttoria ha rivelato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Leggi il resto dell’articolo

iPhone rallentati: Apple pubblica la nota AGCM

di Marco Grigis

La questione degli iPhone rallentati, in presenza di una batteria non più completamente performante, torna a occupare la cronaca tecnologica italiana. Apple ha infatti pubblicato, sul suo sito ufficiale, la nota dell’AGCM relativa al caso: lo scorso anno, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva comminato al gruppo di Cupertino un’importante multa, per la mancata comunicazione agli utenti dei cambiamenti introdotti con iOS 10.2.1.

Leggi il resto dell’articolo

Wind Tre, multa per telemarketing indesiderato

di Filippo Vendrame

Wind Tre è stato sanzionato con una multa di 600 mila euro dal Garante per la privacy per telemarketing indesiderato. Più nello specifico, l’operatore ha ricevuto la sanzione a causa di gravi violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali nel corso di attività di marketing telefonico, anche tramite SMS. L’Autorità mette in evidenza che la multa erogata all’operatore è giunta a seguito di un provvedimento adottato prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo, con il quale il Garante, sulla base di numerose segnalazioni, aveva dichiarato illecito il trattamento dei dati dei clienti effettuato dalla società telefonica e vietato l’ulteriore uso di tali dati a fini di marketing.

Leggi il resto dell’articolo

❌