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Amazon, 40 furgoni elettrici per la riduzione di CO2 in Germania

di Valentina Acri
Amazon, grande colosso dell’e-commerce, procede verso la riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dai numerosi veicoli utilizzati dell’azienda. Il raggiungimento degli elevati numeri di vendite che l’azienda di Jeff Bezos registra giornalmente in tutto il mondo, ha posto come primo obiettivo gli investimenti dedicati alle vendite green. Nelle scorso ore, Amazon ha ordinato 40 furgoni […]

Daimler, i robotaxi non sono un business sostenibile

di Tommaso Marcoli
La guida autonoma, unita alla mobilità elettrica, è la grande sfida del futuro dell’automobile. Negli ultimi anni sono state molte le aziende che hanno deciso di investire ingenti somme in ricerca e sviluppo, stringendo accordi commerciali con società esperte di informatica e software. Una prima battuta d’arresto verso lo sviluppo di vetture in grado di […]

Mercedes Classe G, confermata la versione elettrica

di Valentina Acri
Mercedes Classe G potrebbe a breve vantare di una nuova  versione 100% elettrica. La conferma, in seguito ad importanti controversie, è giunta dallo stesso Ola Källenius, presidente del CdA di Daimler e capo di Mercedes-Benz. La Mercedes Classe G è uno dei riferimenti più noti del mondo dell’off-road e racchiude in sé una grande storia. […]

Come migliorare le prestazioni dell’auto con gli ammortizzatori adattativi KONI Special Active

di redazione

Prestazioni dell’auto al top con gli ammortizzatori adattativi KONI Special Active, una nuova linea di ammortizzatori in grado di migliorare anche perfomance e comfort in tutte le condizioni di guida. Tutto ciò in modo assolutamente meccanico grazie al brevetto FSD.

Special Active è l’ultima generazione di ammortizzatori KONI in grado di ottenere il miglior risultato bilanciando prestazione e comfort. Il cuore di questi performanti componenti è il brevetto KONI FSD (Frequency Selective Damping) cioè il pacchetto valvole speciali sul pistone dell’ammortizzatore che gli consente di adattarsi automaticamente, ma in modo meccanico, alle condizioni della strada.

Come funziona il brevetto FSD sugli ammortizzatori adattativi KONI

Il brevetto FSD prevede un “pacco” valvole sul fondo del pistone che lascia inalterata la compressione, ma modifica l’estensione secondo i due parametri di frequenza delle sollecitazioni (Hz, Hertz cioè cicli al secondo) e velocità del pistone (m/s). Di solito si agisce su quest’ultimo parametro (è già un lusso!), ottenendo una forza diversa per differenti velocità di traslazione.

Sui KONI Active il meccanismo è congeniato per reagire ad entrambi i parametri in modo “automatico” e in modalità “meccanica”, certamente più affidabile, restituendo un’intensità di reazione (forza del pistone in Newton, N) adeguata a quello che aveva in testa il progettista KONI, cioè garantire comfort, stabilità e risposta sincera del mezzo ai loro clienti utilizzatori.

Il brevetto FSD va proprio ad agire sul miglioramento tecnico, ma “vestito” su ogni singolo modello, modificando il “carattere” della vettura. Insomma, l’auto ti “parlerà” (tecnicamente restituzione delle sollecitazioni al cervello) in maniera diversa, e quasi sicuramente migliore.

Ammortizzatori adattativi KONI – Il test su auto

Una Mustang V8 da 5 litri, un’Audi A4 serie S 2.0 TFSI Avant Sportline e un pick up turbodiesel Mercedes Benz X-Class cos’hanno in comune? Assolutamente nulla ed è meglio che sia così! Però dimostrano la versatilità del brevetto FSD! Su questi modelli, con e senza FSD, abbiamo percorso quasi 200 Km da Barge (CN), dove ha sede lo stabilimento più grande al mondo di pastiglie freni per automobili gestito dall’ITT statunitense oggi proprietaria di KONI.

I 200 codici degli ammortizzatori Koni Special Active sono consultabili sul sito web di Motorquality.

L’articolo completo con tutti i dettagli su funzionamento e test degli ammortizzatori KONI Special Active è su Elaborare 253.

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Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing

di Donato D'Ambrosi

Spesso l’auto è il caveau perfetto per trovare riservatezza, privacy e riparo da occhi e orecchie indiscreti, ma a quanto pare non se si tratta di una Mercedes in leasing. E’ l’accusa di spionaggio lanciata a Mercedes-Benz di cui parla il tabloid inglese The Sun. Mercedes sarebbe infatti in combutta con gli ufficiali giudiziari ai quali rivela la posizione dell’auto quando il cliente diventa un “cattivo pagatore”. Il caso è esploso nel Regno Unito poiché Mercedes controlla circa l’80% dei contratti di leasing auto, secondo il giornale inglese. A quanto pare però la pratica di presunto spionaggio attraverso i sensori montati sull’auto è ai limiti della legge sulla privacy ma più di qua che di là.

L’ACCUSA DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY A MERCEDES

Secondo Mercedes tutto avviene alla luce del sole o quasi, visto che i clienti dovrebbero essere a conoscenza di quello che accade se non pagano il canone dell’auto presa in leasing. Ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza dei clienti non immaginerebbe mai di potersi ritrovare l’ufficiale giudiziario nello specchietto retrovisore in qualunque momento, in caso di problemi con i pagamenti. E invece è proprio quello che succede in base agli accordi contrattuali che Mercedes-Benz stipula con i suoi clienti, a quanto pare a loro sprovveduta insaputa.

UNA CONDOTTA SINGOLARE

Mercedes dal canto suo avrebbe ammesso che “in casi estremi” può localizzare l’auto di un cliente e comunicare la posizione all’organo incaricato di recuperare il credito. Nulla però che avrebbe a che vedere con funzioni di antifurto satellitare o con il servizio Mercedes Me, solamente un modo per ricordarti fin dalla stipula del contratto di pagare il canone del leasing. Un approccio singolare, come riporta The Sun, visto che BMW, Jaguar Land Rover e Volkswagen avrebbero dichiarato di non effettuare questo genere di tracciamento dei clienti. Ma perché Mercedes, incalzata da Associazioni di consumatori e autorità, ritiene di essere nel giusto? E’ presto spiegato.

LA REPLICA DI MERCEDES ALLE ACCUSE

Secondo Mercedes-Benz, ogni cliente sarebbe informato sul trattamento dei dati tracciati tramite l’elettronica dell’auto se vengono meno gli impegni sottoscritti. Molti accusano il Costruttore di mimetizzare un’importante clausola, restrittiva della privacy dei consumatori, all’interno del contratto che molto spesso si firma senza neppure leggere. Mercedes però assicura che la condizione di poter comunicare la posizione dell’auto è informata al cliente tramite una postilla in neretto prima della firma. Ora al di là di quanto sia realmente evidente questa postilla e della liceità di poter comunicare i dati dei clienti a un soggetto terzo, si concretizzano i dubbi che abbiamo anticipato in questo approfondimento sulle auto connesse e la funzione dei Neutral Server: di chi sono i dati e chi ha diritto a farne ciò che vuole? Mercedes ha dimostrato che è solo l’inizio e che prima di firmare un contratto è bene leggerlo dalla prima all’ultima pagina.

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Zetsche, Daimler: il motore non è più la parte più importante di un’auto

di Antonio Elia Migliozzi

L’addio di Dieter Zetsche al suo posto da Ceo di Daimler è arrivato mentre l’azienda è alle prese con una importante fase di transizione. Sebbene quello di Zetsche sia solo un arrivederci una testata inglese gli ha chiesto di fare un bilancio dei suoi 13 anni alla guida di Daimler. Con l’ingegnere di Francoforte al comando Mercedes-Benz ha registrato i migliori risultati di bilancio della sua storia. Ai volumi di vendita elevati si è accompagnata una performance finanziaria importante. Il rilancio di Daimler è stato possibile grazie ad una serie di alleanze strategiche non per ultima quella con la francese Renault. L’ingresso della Mercedes-Benz Classe A nel competitivo mercato delle compatte forse non si sarebbe trasformato in un successo senza l’utilizzo dei motori Renault. Ecco allora che la condivisione tecnologica permette di tagliare i costi e accelerare la creazione di modelli sostenibili di business. Vediamo perché le partnership fanno la differenza in un settore dell’auto che cambia.

QUESTIONE DI BRAND

Il Ceo di Daimler Dieter Zetsche ha lasciato il suo incarico all’inizio di quest’anno. Un addio dopo una carriera in azienda lunga oltre 40 anni, 13 dei quali al comando di Daimler. In una intervista alla rivista inglese Top Gear, Zetsche ha tracciato un bilancio della sua esperienza. A colpire è soprattutto un passaggio: “I motori non contano per i clienti di oggi.” Zetsche afferma che la collaborazione con Renault sul fronte dei motori è alla base del successo commerciale della Classe A, le cui vendite sono praticamente raddoppiate. Secondo il manager i motori non guiderebbero le scelte dei consumatori che sono oggi attratte da altri fattori. I “puristi dell’auto” non costituiscono più la maggior parte degli acquirenti ed è per questo che le aziende devono intercettare nuovi trend. Zetsche parla allora della nuova mobilità autonoma, connessa ed elettrica come l’orizzonte con il quale i brand devono confrontarsi.

LE TECNOLOGIE

Questa dichiarazione dell’ex capo di Daimler è certamente chiamata a far discutere soprattutto perché l’ingegneria è stata, e continua ad essere, un pilastro del successo di Mercedes-Benz. Tuttavia è il caso di dare uno sguardo alla realtà dei fatti. Le partnership tra le case automobilistiche non sono una novità e stanno diventando sempre più frequenti data l’ampiezza delle sfide che i brand si trovano a dover affrontare. I costruttori cercano di ammortizzare i costi per lo sviluppo delle nuove tecnologie che vanno dai veicoli elettrici fino ai sistemi di assistenza alla guida che ci condurranno alla guida autonoma. Nell’intervista a Top Gear Zetsche si è comunque premurato di chiarire che non è assolutamente vero che l’ingegneria non ha alcuna importanza. Dal suo punto di vista Mercedes-Benz vanta la presenza a listino di vetture all’avanguardia a livello ingegneristico, del resto come ribadisce: “Una Mercedes è una Mercedes.”

ALLEANZE STRATEGICHE

A cambiare non è solo l’auto come mezzo di trasporto ma lo tutto il mondo che le ruota intorno. Se fino a qualche anno la parola d’ordine era “possesso” oggi a prevalere è l’utilizzo. Una mobilità flessibile alla quale i costruttori si adattano trasformando l’auto in servizi per gli utenti. Recentemente Uber e Lyft che hanno aperto alla sfida del ridesharing. Da parte sua Mercedes-Benz si è fino ad ora impegnata nella mobilità individuale condivisa con il servizio Car2go. Di recente la stella si è alleata con DriveNow di BMW dando vita alla piattaforma ShareNow. Dell’alleanza fanno parte altre quattro società di mobilità; Reach Now, Charge Now, Park Now e Free Now e Share Now. Dietro a questo arcipelago di nomi si nascondo aziende che mirano a coprire una vasta gamma di servizi. L’obiettivo comune è soddisfare il bisogno di mobilità di milioni di persone includendo ricarica, parcheggio e servizi on-demand.

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Bosch e Daimler insieme per il primo parcheggio al mondo completamente senza conducente

di Giuseppe
Bosch Daimler parcheggio guida autonoma AUtomated Valet Parking

Le due aziende Bosch e Daimler hanno ottenuto l’approvazione da parte delle autorità di Stoccarda per il loro sistema Automated Valet Parking, un servizio di parcheggio automatizzato che consente alle autovetture di guidare senza pilota fino a trovare uno spazio libero e parcheggiare da sole grazie a due tecnologie strettamente interconnesse. Bosch è responsabile dello […]

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Daimler annuncia la prima fabbrica connessa in 5G

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz porterà la connessione 5G nella sua catena di montaggio. Il costruttore tedesco ha annunciato sviluppi specifici per il suo piano di potenziamento dei processi interni. Mercedes-Benz vuole introdurre la prima rete 5G all’interno di una catena di produzione del settore auto. L’idea è quella di semplificare lo scambio dati aprendo ad un nuovo modello di organizzazione. Il progetto partirà nel 2020 dalle linee di produzione di due modelli molto importanti per il brand. Parliamo dell’ammiraglia Classe S e del SUV elettrico EQC. Nel frattempo Mercedes-Benz lavorerà con il fornitore Ericsson per realizzare cablaggi interni e centraline necessarie alla rete 5G. Vediamo i dettagli del piano per l’industria 4.0 che include la connettività aziendale.

FABBRICA 5G

Come sappiamo molte case automobilistiche sono interessate alla tecnologia 5G. Nei piani c’è, non solo l’introduzione su strada di questa connettività, ma anche l’uso della stessa nel processo di produzione. Audi, ad esempio, ha già svolto dei test sulla rete 5G applicata alla produzione anche in ambienti di laboratorio. Mercedes-Benz è decisa a fare le cose in grande. L’azienda vuole usare la connessione dati veloce 5G all’interno di uno stabilimento che si estende su un’area di oltre 20.000 mq. Insomma dimensioni decisamente importanti che la renderanno una tra le più grandi applicazioni a livello globale della rete 5G. Jörg Burzer, del Management di Mercedes-Benz. “Non stiamo solo costruendo auto intelligenti ma stiamo anche realizzando la prima rete mobile 5G al mondo in una fabbrica”. Mercedes-Benz scommette senza mezzi termini sulla rete veloce per aumentare la sua efficienza in futuro.

IL PIANO

Il progetto pilota di Mercedes-Benz coinvolge partner di grande esperienza. Al fianco del brand ci sarà Telefónica Deutschland insieme al fornitore Ericsson. Successivamente all’istallazione dei sistemi sarà la stessa Mercedes-Benz ad assumere il controllo operativo dell’infrastruttura. L’operatività della rete 5G in fabbrica è prevista per il 2020. Per accelerare il processo di trasformazione i sistemi 5G saranno istallati come un’estensione dell’impianto di comunicazione già esistente. Mercedes-Benz ha scelto di piazzare il 5G all’interno della catena che ospiterà l’assemblaggio della nuova ammiraglia Classe S e del SUV elettrico EQC. L’azienda prevede che il nuovo 5G svolga un ruolo importante nell’aumentare la connettività dei macchinari impegnati nella produzione di auto. I vantaggi del 5G sono l’alta velocità di trasmissione dei dati, la latenza estremamente bassa e l’alta affidabilità. Insomma profili in linea con l’industria 4.0 che mira alla semplicità e all’efficienza dei processi.

I VANTAGGI

Mercedes-Benz ritiene che avere una propria infrastruttura 5G costituirà un vantaggio importante. In questo modo si stringerà il collegamento tra harware e software a lavoro sulla catena di montaggio. Grazie ad una propria rete separata, tutti i processi potranno essere ottimizzati e adattati in tempi brevi. Un ulteriore vantaggio dell’utilizzo di una rete locale 5G è che i dati sensibili legati alla produzione sensibili non devono essere resi disponibili a terze parti. Mercedes-Benz precisa che ci sono vantaggi anche nel controllo delle macchine e delle apparecchiature tramite una rete chiusa che opera a breve distanza. Secondo l’azienda, gli impianti di assemblaggio e i macchinari per la movimentazione dei materiali saranno collegati con diverse antenne a microcelle 5G. Tutte le celle risponderanno ad un sistema di controllo centrale anche lui controllato esclusivamente da Mercedes-Benz.

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Mercedes ESF 2019: una concept-laboratorio per la sicurezza

di Redazione

Dal 1971 Mercedes Benz utilizza l’acronimo ESF (Experimental Safety Vehicle) per identificare le vetture sperimentali dotate di nuove tecnologie inerenti la sicurezza. Ultima nata della Casa tedesca è la ESF 2019. Il prototipo, basato sulla nuova Mercedes GLE, è dotato di un motore ibrido plug-in e si muove in maniera completamente automatizzata. A giugno 2019, alla conferenza ESV di Eindhoven, la ESF 2019 verrà presentata ufficialmente a esperti e addetti ai lavori. Poi affronterà il grande pubblico. Lo farà a settembre, al Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte.

GUIDA AUTONOMA SENZA VOLANTE

L’auto è un concentrato di tecnologia atto a garantire la sicurezza degli occupanti del veicolo e di chi vi sta intorno. Il conducente durante la guida autonoma non si trova neanche a contatto con pedaliera e volante. Questi infatti vengono retratti per ridurre il rischio di lesioni in caso di impatto. Tra le novità sperimentate si deve citare la presenza di cinture di sicurezza sono integrate nei sedili. Oppure quella degli airbag alloggiati in posti differenti rispetto alle vetture tradizionali. I sensori comunicano con l’esterno controllando il traffico stradale e inviando segnali agli utenti della strada. L’ESF 2019 presenta anche alcune idee per la guida manuale. Tra queste: l’illuminazione rivitalizzante dell’abitacolo che può aiutare il guidatore a restare più sveglio e reattivo.

SICUREZZA ANCHE DEI BAMBINI

Preservare dal pericolo gli occupanti del veicolo è una delle prerogative principali della ESF 2019. Siano essi adulti o bambini. Proprio per la sicurezza di questi ultimi abbiamo pubblicato una recente guida ai prodotti in commercio. La ESF 2019 prevede un nuovo concept di seggiolino Pre Safe Child che prevede, prima di un impatto, che le relative cinture di sicurezza vengono pretensionate. A scopo preventivo, sempre in caso di incidente, si attivano elementi di protezione antisfondamento. Il seggiolino è dotato anche monitoraggio dell’installazione e dei segni vitali. Sempre in caso di incidente o avaria, un piccolo robot esce automaticamente dalla parte posteriore della vettura e colloca un triangolo di emergenza sul ciglio della strada.

ATTENZIONE TOTALE

In situazioni di traffico critiche risulta molto efficiente il sistema di assistenza attiva alla frenata, con funzioni ampliate. In fase di svolta, poi, è attivo il rilevamento di pedoni e ciclisti che si muovono parallelamente alla direzione di marcia. Inoltre, sempre in caso di svolta, segnali ottici e acustici avvisano il conducente se ci si trova di fronte a pedoni. Se il guidatore non reagisce, il sistema avvia una frenata autonoma. In fase di parcheggio o manovra, il sistema di protezione pedoni a 360° avverte e assiste il conducente nell’individuazione di possibili pericoli. In questo modo evita la collisione con altri veicoli in movimento ed evita di urtare e ferire i pedoni. Anche in questo caso, a seguito di un avviso acustico, il veicolo è in grado di frenare autonomamente.

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Mercedes verso meno auto ma più accessoriate: l’annuncio dagli USA

di Donato D'Ambrosi

Solo pochi mesi fa Mercedes annunciava l’addio alla Smart a combustione interna dal 2020 in poi, adesso una rivelazione sul più grande ridimensionamento della gamma USA. Dopo un’assemblea con i concessionari americani, è trapelata l’indiscrezione che Mercedes-Benz darà una sforbiciata agli allestimenti e ai modelli. Negli USA Mercedes è arrivata a proporre 90 modelli diversi se si considerano i diversi allestimenti, troppi per il mercato su cui molti non sarebbero abbastanza richiesti.

DALL’ELETTRICO ALLA RIDUZIONE COSTI

Per Mercedes-Benz è ormai risaputo che la riduzione dei costi è tra gli obiettivi più rilevanti per mettere in atto il piano elettrificato negli USA e nel resto del Mondo. Lo ha fatto annunciando la produzione delle Smart EQ che colonizzeranno il listino ufficiale. Poi  le stesse citycar hanno tirato il freno a mano in alcuni mercati, tra cui anche gli USA, e se ne è decretato lo stop alle vendite. Un effetto che da quanto annunciato riguarderà tutta la gamma. L’indiscrezione viene da uno dei concessionari USA che ha partecipato all’assemblea dei dealer Mercedes USA e ha preferito tenere l’anonimato.

LISTINI TROPPO COMPLICATI

La notizia, anticipata all’incontro nazionale a Las Vegas all’inizio del mese e diffusa anche da Autonews riguarderà la gamma Mercedes 2020. “Vedremo modelli scomparire entro i prossimi 12 mesi”, ha dichiarato il rivenditore anonimo. Del resto non è un segreto che tra le diverse varianti di segmento Mercedes sia arrivata a proporre dei sub-segmenti. Questi vanno poi a moltiplicarsi con i vari allestimenti che mettono in crisi i clienti più indecisi e l’abilità dei rivenditori nel guidarli.

LE AUTO A FINE CARRIERA

Se infatti la tecnologia può essere sfruttata in modo più ampio con le economie di scala, lo stesso non funziona con il marketing. Più modelli significano più spazio, più veicoli fermi, più formazione, più difficoltà a gestire la consulenza alle vendite. Saranno le vendite quindi a decretare l’uscita di alcuni modelli dal listino. Le auto di nicchia, quelle a due posti e le cabrio sarebbero le candidate al prepensionamento. Anche modelli come la SLC Roadster, la Classe C Coupè, la Classe E Coupè o la Classe S Cabrio, le cui richieste sono crollate. Tutti i modelli che sono stati abbandonati dai clienti per passare ai crossover GLC e GLE Coupè.

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Mercedes: le tre vie per la riduzione delle emissioni di CO2

di Redazione

I piani dell’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2 sono ormai chiari. Oggi le Case automobilistiche devono rispettare dei limiti medi di produzione di anidride carbonica che, a livello di flotta, non vadano oltre i 130 grammi per chilometro. Ma entro la fine del 2020 la media scenderà a 95 gr/km. E nel medio periodo, dall’UE arrivano limiti ancor più stringenti. Si parla di un’ulteriore riduzione del 15% entro il 2025. E di una riduzione complessiva del 37,5% entro il 2030. Quell’anno, la media di emissioni di CO2 per l’intera flotta sarà di 59 grammi per chilometro. Questi valori, in realtà, rappresentano un’indicazione di massima che sarà “armonizzata” su pesi e dimensioni delle vetture. Per cui saranno più stringenti per auto piccole e un po’ più permissivi per modelli più grandi. Mercedes, ad esempio, stima che i 59 g/km del 2030 per se stessa saranno in realtà innalzati fino a 65 gr/km.

UN PERCORSO A TAPPE

Nel dettaglio, Mercedes ha stabilito un piano di riduzione delle emissioni medie di CO2 che è iniziato già anni fa. Ha portato ottimi risultati. Basti dire che dal 2007 al 2017, la Casa di Stoccarda ha fatto registrare un calo di produzione di anidride carbonica sulle proprie auto pari al 45%. Ma per raggiungere gli ambiziosi obiettivi imposti dall’Unione Europea, la Casa della Stella ha messo in atto una strategia che si articola su tre direttrici distinte. A questo si un’unirà una gamma completamente elettrificata entro il 2022.

MOTORI TERMICI SEMPRE PIÙ EFFICIENTI

Prima di tutto Mercedes sta lavorando sulla massimizzazione dell’efficienza dei motori termici. Questa viene migliorata studiando numerose soluzioni. Si va dall’introduzione di impianti elettrici a 48 Volt (sono definiti EQ Boost) alla ricerca di combustibili alternativi alla messa a punto di componenti meccaniche che innalzino i rendimenti. Tra queste, ad esempio, la tecnologia Conicshape, che dando una forma leggermente conica ai cilindri riduce gli attriti del pistone nella zona inferiore della camera di combustione. Ma anche l’arrivo di nuovi catalizzatori anche sui motori benzina all’innalzamento delle pressioni di iniezione sui motori a gasolio.

LARGO A IBRIDE ED ELETTRICHE

A fianco delle mild hybrid, Mercedes amplierà l’offerta di vetture ibride pug-in, che saranno individuate dalla sigla EQ Power, e di vetture elettriche (EQ). Le prime ad oggi sono dieci, ma sono destinate a raddoppiare in numero entro la fine del 2020. Potranno contare su schemi ricaricabili alla presa di corrente con batterie da 13,5 kWh. Permetteranno di percorrere anche oltre 50 km e di raggiungere velocità fino a 130 km/h senza l’ausilio del motore termico. Le seconde, che si preparano al debutto in grande stile il prossimo anno con la appena annunciata EQC e con la rivoluzione a zero emissioni di smart, che passerà a soli veicoli elettrici, avranno entro il 2025 ben dieci declinazioni diverse di carrozzeria. A fianco di queste, Mercedes sta riportando in auge anche l’idrogeno, con uno schema che, rispetto al primo è il 40% più potente, il 30% più compatto e il 25% più leggero.

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Mercedes EQC, caratteristiche e prezzi le SUV elettrico da 71 mila euro

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz ha avviato la produzione in serie del suo primo SUV elettrico EQC. Annunciato nei mesi scorsi il nuovo modello sfida rivali di spessore come la Tesla Model X e l’Audi e-tron. Derivato dalla GLC l’EQC viene assemblato a Brema sulla stessa linea di produzione da cui nasce la Classe C. Il SUV elettrico è chiamato al difficile compito di portabandiera dell’elettrificazione in casa Mercedes-Benz. Si tratta infatti del primo modello Mercedes che compone il lineup EQ e si affianca alla EQ smart. Con i suoi 408CV e i notevoli 760Nm di coppia il primo SUV della stella stella a zero emissioni promette prestazioni interessanti. Diamo uno sguardo ai dettagli.

PRODUZIONE AL VIA

Mercedes-Benz raccoglie la sfida del mercato dei veicoli elettrici e si prepara al lancio della EQC. Il nuovo EQC è prodotto in Germania nello stabilimento Daimler di Brema. L’idea è integrare il modello in modo flessibile nella produzione in serie di veicoli con motore termico o ibridi. Per semplificare i processi Mercedes-Benz è riuscita a prevederne l’assemblaggio sulla stessa linea da cui escono le Classe C berlina e wagon così come GLC e GLC Coupé. La produzione di veicoli con diverse powertrain risponde alla domanda del mercato che, sempre più in fuga dal diesel, si dice interessato al cambiamento. In questo modo Daimler riesce anche a garantire il miglior utilizzo possibile della capacità produttiva dell’impianto in attesa che si consolidi la domanda degli EV. Nonostante le dimensioni EQC e il peso di 2,495 kg promette 471 km di autonomia nel ciclo di omologazione NEDC.

L’APRIPISTA

“Con EQC, stiamo entrando in una nuova era della mobilità e fa parte della crescente famiglia di veicoli elettrici di Mercedes-Benz”, afferma Britta Seeger, responsabile delle vendite di Mercedes-Benz Cars. Il listino del nuovo Mercedes-Benz EQC parte da € 71,281 per la versione entry level. Subito disponibile al lancio l’edizione speciale “EQC Special Edition 1886” che prevede in via esclusiva il colore grigio della carrozzeria e finiture interne blu. L’arrivo in concessionaria è previsto per il prossimo mese di ottobre con le consegne a partire dal primo trimestre del 2020. Insomma l’attesa è lunga ma capiterà di vederne qualche esemplare in strada visto che Mercedes-Benz ha confermato le prime consegne per i clienti “Vip” già a giugno 2019.

ECOSISTEMA DIGITAL

Anche nell’era della mobilità elettrica resta fondamentale il contributo della forza lavoro. E’ comunque vero che la ridotta complessità delle vetture elettriche comporterà nel tempo l’uso di meno operai. Flessibilità e attrezzature hi-tech sono tra le principali soluzioni del modello Industry 4.0 applicato alla produzione della nuova Mercedes-Benz EQC. Sempre più importante il contributo dei Big Data e dell’intelligenza artificiale, non solo in fase di progettazione e assemblaggio, ma anche ai fini della successiva manutenzione predittiva. Mercedes è al lavoro per garantire la piena sostenibilità ambientale di tutto il processo produttivo per ridurre l’impatto ambientale. “Il personale di Brema ha molti anni di esperienza nella produzione di veicoli con una vasta gamma di motorizzazioni. Adesso stiamo ampliando questo know-how nell’era elettrica, afferma Markus Schäfer, di Mercedes-Benz.

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CO2 auto elettriche e diesel: Tesla Model 3 “emette” più di Mercedes C220d

di Redazione

Le auto elettriche stanno prendendo piede in tutto il mondo. Merito anche della maggiore sensibilità riguardo ai temi ambientali delle persone. Queste, infatti, tendono a scegliere sempre più vetture a emissioni zero. Un recente studio tedesco però dimostra come, a livello globale, una Tesla possa emettere più CO2 di una Mercedes.

LO STUDIO TEDESCO

Lo studio in questione è stato condotto dal CESifo Group di Monaco di Baviera. Questo, prende in esame due soli modelli, uno per marchio. La Tesla Model 3 e la Mercedes 220d. La ricerca ha come obiettivo quello di stabilire se una vettura elettrica produca meno CO2 di un veicolo con un’alimentazione tradizionale. Questo nell’arco dell’intero ciclo di vita, quindi dalla produzione delle componenti fino alla rottamazione. I risultati mostrano come complessivamente il passaggio a vetture elettriche non implichi necessariamente una riduzione delle emissioni di CO2. Perché molta di questa verrebbe emessa durante le fasi di produzione e distribuzione dell’energia.

LA TESLA EMETTE PIÙ CO2

Il CESifo Group ha dimostrato che la Tesla Model 3 emette più CO2 della Mercedes C220d. Per farlo ha analizzato nel dettaglio tutte le fasi che costituiscono la vita dei due modelli in esame. La prima infatti ne produrrebbe tra i 155 e i 188 g/km mentre la seconda non arriverebbe a 141 g/km. Questo risultato è stato ottenuto spalmando le emissioni complessive, sui km che mediamente le due auto percorrono prima della rottamazione. Quindi, una Mercedes emette più diossido di carbonio nel suo funzionamento. Tuttavia, Tesla è fonte di una quantità maggiore nella produzione sia delle batterie, sia della stessa energia necessaria per la ricarica.

I RISULTATI VARIANO A SECONDA DEI PAESI

Lo studio sottolinea però come i risultati varierebbero di paese in paese. I dati sulle emissioni sarebbero quindi veritieri solo nel contesto tedesco. Infatti, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, ogni stato produce CO2 in quantità diverse a seconda della fonte che alimenta le centrali. In Germania per esempio, le centrali elettriche alimentate a carbone rappresentano il 45,6% della produzione totale di energia elettrica. Mentre poca se ne crea partendo da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico. I dati sulle emissioni globali delle due vetture varierebbero molto in altri stati che dipendessero meno dagli idrocarburi come fonte per le proprie centrali. Ad esempio in Italia il carbone incide solo per il 13,75% sul totale. Per ridurre veramente le emissioni quindi, si rende necessaria non solo una transizione all’elettrico sul piano dei veicoli. Ma anche una conversione a fonti di energia meno inquinanti nella produzione dell’elettricità usata dagli stessi.

ATTENDIBILITÀ IN DUBBIO

Sono state sollevate diverse critiche nei confronti di questo studio. Secondo alcuni, infatti, sarebbe stato condotto tenendo in considerazione dati non aggiornati sull’emissione di CO2 nella produzione delle batterie. Nello studio si parla di 200 kg di CO2 al kWh. Ma per alcuni il dato attuale si attesta tra i 55 e i 70 kg di CO2 al kWh. Altri ancora, invece, hanno segnalato come lo studio non consideri veramente tutti i dati legati al ciclo di vita delle due auto. Nel caso della Mercedes, infatti, non si sarebbe considerato il costo di estrazione e raffinazione del petrolio. La realtà è che ogni studio, in base ai dati che si considerano, porta a un risultato diverso. Basti pensare che in una recente ricerca della stessa Volkswagen, la Golf TDI era risultata più inquinante della e-Golf.

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Daimler: il taglio di 6 miliardi e il futuro senza Nissan-Renault

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz costretta ad una massiccia ristrutturazione. Secondo i media il colosso dell’auto tedesco si prepara ad una stretta alle voci di spesa. Allo studio tagli per circa 6 miliardi di euro dopo dopo il calo dei profitti dovuto ai dazi e alle spese per gli investimenti in elettrificazione e guida autonoma. Anche la divisione Daimler Trucks sarebbe interessata dalle misure di austerity che puntano a recuperare 2 miliardi di euro. Il nuovo Ceo Ola Kaellenius si prepara anche a misure straordinarie nei confronti dei dipendenti, con i più informati che parlano di 10.000 posti a rischio. Entro la fine dell’anno Mercedes-Benz dovrebbe anche annunciare l’addio alla alleanza commerciale con il gruppo Renault-Nissan. Tutti i dettagli.

AUSTERITY IN VISTA

Daimler sta cercando di recuperare circa 6 miliardi di euro all’interno del suo bilancio. Entro il 2021 l’azienda starebbe lavorando ad un programma di austerity per risparmiare sui costi e aumentare i guadagni. Come precisano da Manager Magazine l’azienda non ha commentano l’indiscrezione ma è molto probabile che queste decisioni sarrano annunciate a maggio. Per quella data entrerà in carica il nuovo Ceo di Daimler Ola Kaellenius al posto dell’attuale Dieter Zetsche. Lo scorso febbraio Daimler aveva affermato che avrebbe messo in campo tagli ai costi dopo che il profitto operativo era calato del 22% a fine 2018. A pesare la guerra commerciale con gli Usa di Trump e soprattutto l’aumento dei costi per lo sviluppo delle auto elettriche. Daimler prevede inoltre di azzerare le sue emissioni entro il 2040. Si tratta di un obiettivo difficile e costoso perché coinvolge la catena di produzione e tutti i fornitori.

CAMBIARE ROTTA

Altre grane per Mercedes-Benz arrivano dagli Usa. Circa 30.000 auto prodotte nello stabilimento di Tuscaloosa hanno problemi di elettronica che stanno richiedendo tempo e soldi. Secondo alcune stime il ritardo nella produzione a Tuscaloosa ha creato nei bilanci un buco da circa 2 miliardi di euro. Questo potrebbe comprimere i guadagni del primo trimestre del 2019 pesando fino a 500 milioni di euro. Si tratta di cifre non certe perché Daimler dovrebbe rilasciare il prossimo 26 aprile i dati ufficiali relativi al primo trimestre. Si parla anche di tagli in arrivo sul fronte dipendenti. Daimler sarebbe pronta a ridurre il suo organico di 10.000 unità. In questo caso possiamo pensare ad una operazione simile a quelle che hanno in programma altri brand. Con le auto elettriche che richiedono meno forza lavoro le case spingono su pensionamenti e uscite volontarie.

ALTRE MISURE

Per intervenire sulle spese correnti il nuovo Ceo Kaellenius metterà anche mano al capitolo alleanze. E’ probabile che non rinnoverà i progetti in piedi con l’alleanza Renaul-Nissan. Attualmente ci sono molti punti che rimangono poco chiari ma è probabile che Daimler non continuerà ad investire nei progetti comuni. Attualmente tra i prodotti più significativi nell’ambito dell’accordo di cooperazione tra le aziende troviamo il pick-up Mercedes-Benz X-Class derivato dalla Nissan Navara. C’è anche la piccola Smart For Four che è prodotta nella stessa linea che assembla la citycar Renault Twingo. A ben guardare è di pochi giorni fa la notizia secondo cui Mercedes-Benz starebbe per spostare la produzione della Smart in Cina.

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Mercedes GLS 2019: più autonoma e con l’assistente per tutti i passeggeri

di Redazione

Mercedes ha presentato la nuova GLS. Lo ha fatto al Salone di New York. E guardando alla lunghezza del SUV più grande della Casa della Stella, si capisce bene il motivo per cui proprio su un palcoscenico americano il modello ha fatto il suo debutto: 5,21 metri. Insomma, è gigantesca, sicuramente più adatta alle highway statunitensi che ai centri storici delle città europee. Ma la nuova Mercedes GLS non è solo un gigante su ruote.

A SEI O SETTE POSTI

Con un passo di 3,13 metri, la Mercedes GLS garantisce uno spazio interno da primato. L’auto, di serie, esce con tre file di sedili. Si può scegliere tra la configurazione a sette o a sei posti. La fila centrale, infatti, centrale può essere realizzata con il classico divano a tre posti o, per chi cerca ulteriore comfort, con due sedili singoli. In ogni caso tutti i sedili presenti sono regolabili elettricamente e sono abbattabili sempre con la pressione di un semplice tasto.

L’ASSISTENTE VOCALE SI FA IN DUE

A livello di dotazione, la Mercedes GLS non teme confronti neanche con le concorrenti più esclusive del segmento, Bentley Bentayga e BMW X7 su tutte. Per quanto riguarda l’infotainment, ad esempio, l’auto introduce una versione evoluta del sistema MBUX. Lo abbiamo testato a Genova a inizio anno, anche sui commerciali della Casa. L’assistente vocale che risponde al famoso comando “Hey Mercedes”, infatti, si sdoppia in due ed è gestibile in modo indipendente dai passeggeri anteriori e posteriori. Questi ultimi hanno a disposizione un tablet Android da 7” che si può riporre in un apposito alloggiamento. Tra le dotazioni super-esclusive presenti a bordo anche il climatizzatore automatico a cinque zone e l’inedito sistema “Carwash”. Questo dispositivo solleva l’assetto per ridurre la carreggiata e facilitare l’ingresso al lavaggio. Inoltre, chiude automaticamente i finestrini e il tettuccio, ripiega gli specchietti e accende la telecamera perimetrale.

FARI MULTIBEAM LED

La nuova Mercedes GLS è dotata dei più moderni sistemi di ausilio alla guida. Spiccano, oltre agli ormai quasi scontati sistemi di guida autonoma di livello 2, in nuovi fari Multibeam LED. Sono offerti di serie e si compongono di ben 112 lampadine che, gestite da una centralina elettronica dedicata, regolano il fascio di luce in base alle condizioni circostanti. Possono arrivare a illuminare fino a 650 metri di distanza.

UNA GAMMA ELETTRIFICATA

La Mercedes GLS debutterà sul mercato a fine anno con serie di motorizzazioni di ultima generazione. A benzina sarà offerta nella versione GLS 580, spinta da un V8 da 4 litri biturbo con EQ Boost che vanta 489 CV e quasi 1.000 Nm di coppia. A gasolio, invece, si declinerà nelle varianti GLS 350 (286 CV) e GLS 400 d (da 330 CV),

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La KBA indaga sulle emissioni della Mercedes GLK 220 CDI

di Redazione

Continuano le indagini della KBA.  L’autorità per i veicoli a motore tedesca sta vagliando le possibili falsificazioni dei dati sulle emissioni da parte delle case automobilistiche. Dopo l’ormai celebre Dieselgate, questa volta a finire nel mirino è Daimler. Accusata, analogamente a Volkswagen, di aver creato un software per modificare i risultati in fase di test. Questo, poi applicato sulle Mercedes GLK 220 CDI.

60.000 MERCEDES SOSPETTE

Il settimanale tedesco Bild am Sonntag ha riportato la notizia dell’indagine della KBA che riguarderebbe 60.000 Mercedes GLK 220 CDI. Queste, prodotte tra il 2012 e il 2015, produrrebbero emissioni contenute entro i limiti di legge solo attivando una particolare funzione del veicolo. Invece, nella marcia normale inquinerebbero di più. Un portavoce di Daimler, proprietaria di Mercedes-Benz, ha dichiarato che il gruppo sta revisionando le auto incriminate ed è già in collaborazione con la KBA.

I FALSI TEST SULLE EMISSIONI

Tutto è cominciato nel 2015 con il caso Dieselgate in seguito all’ammissione di Volkswagen di aver manipolato i risultati delle prove svolte negli USA. Da allora molte altre case automobilistiche sono state coinvolte nelle indagini delle autorità. Proprio Daimler nel 2017 aveva già richiamato volontariamente circa 3 milioni di veicoli.  Questo per risolvere il problema delle eccessive emissioni prodotte dai suoi motori Diesel. Dall’inchiesta di Bild am Sonntag emerge come, durante le riparazioni su questa moltitudine di esemplari, il marchio abbia rimosso il software che permetteva di eludere i test.

LA COLLABORAZIONE CON LE AUTORITÀ

Il portavoce di Daimler ha evidenziato però che la compagnia non avrebbe rimosso il dispositivo dalle auto per nasconderlo alle autorità. Al contrario, l’aggiornamento e la conseguente rimozione del software sarebbero stati parte di un processo concordato con la stessa KBA e il Ministero dei Trasporti tedesco. Tuttavia, questa non è l’unica inchiesta in cui è stata coinvolta la compagnia tedesca. Risale a pochi giorni fa la notizia di un’indagine dell’antitrust dell’UE su una possibile collusione tra BMW, Volkswagen e Daimler. Accusate di aver collaborato per limitare il diffondersi di tecnologie per la riduzione delle emissioni.

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Mercedes CLA 2019: partono i preordini in Italia da 33 mila euro

di Antonio Elia Migliozzi

Partono gli ordini in Italia per la nuova Mercedes-Benz CLA. La seconda generazione della berlina dal look coupé aveva fato il suo esordio in occasione del CES di Las Vegas. Il design non è stato stravolto ma affilato e migliorato per integrare tante tecnologie ereditate direttamente dalla Classe S. Il listino in Italia parte da 33.610 euro per il diesel 180d da 115CV fino ad arrivare alla top di gamma la CLA 250 da 224CV a quota 44.700 euro. Non manca la trazione integrale 4 Matic che, per CLA 220 e CLA 250, è un optional da 2.260 euro. La vettura è offerta al mercato in 4 allestimenti; Executive, Business, Sport e Premium. Per chi cerca qualcosa in più dal punto di vista estetico si possono scegliere i pacchetti estetici Amg Line. Diamo uno sguardo ai dettagli.

IL LISTINO

Mercedes-Benz CLA arriva in Italia con listino a partire da 33.610 euro. Sono disponibili cinque motorizzazioni tra benzina e diesel. Assente quindi, almeno per ora, l’ibrido e l’elettrico che troviamo solo sul SUV EQC. Tutti i motori hanno di serie trazione anteriore e cambio automatico. Il diesel apre la gamma con la CLA 180d da 116 CV al prezzo di 33.610 euro. Esordio per due versioni del nuovo motore turbo a benzina 1.3 sviluppato insieme al gruppo Renault: sulla CLA 180 da 136 CV a 35.020 euro e sulla CLA 200 da 163 CV a 38.340 euro. Il 2.0 turbo a benzina equipaggia la CLA 220 da 190 CV e listino da 41.600 euro la 250 da 224 CV che parte da 44.700 euro. Queste ultime due motorizzazioni top di gamma possono essere arricchite con il sistema di trazione integrale 4Matic da 2.260 euro.

ALLESTIMENTI E DOTAZIONI

Nuova Mercedes-Benz CLA è proposta al lancio in quattro allestimenti, ovvero Executive, Business, Sport e Premium. I cerchi di lega da 16″, il sistema multimediale MBUX con retrocamera, il cruise control, la frenata d’emergenza e il mantenimento della corsia sono di serie su tutte. Dal canto suo la versione Business costa 1.230 euro in più ma ha il volante sportivo con paddle per la cambiata, il clima automatico e i sedili in pelle sintetica. Non manca la connettività Android Auto e Apple CarPlay. Sulla CLA Sport troviamo anche i fari anteriori a matrice Led e i cerchi da 18″, mentre l’allestimento top di gamma Premium include anche il navigatore satellitare con aggiornamenti live, e i pacchetti estetici AMG Line. Su CLA è presente l’ultima generazione del sistema per la connettività di bordo MBUX che include i comandi gestuali.

LA TECNOLOGIA

A bordo della nuova Mercedes-Benz CLA ci sono i più recenti sistemi compresa la guida semi autonoma. Telecamere e radar controllano la strada fino a 500 metri di distanza potendo rimediare a piccole distrazioni del driver. Troviamo anche l’Active Brake Assist che può aiutare a mitigare o evitare le collisioni posteriori con veicoli più lenti o fermi ma anche con pedoni e ciclisti. Il Pre-Safe Plus, inoltre, prepara i passeggeri a un possibile impatto inevitabile. L’Active Lane Keeping Assist, invece, è in grado di avvertire il guidatore mediante vibrazioni del volante quando il veicolo esce involontariamente dalla sua corsia di marcia a velocità comprese da 60 km/h. Ulteriore accessorio sono i fari LED Multibeam si orientano per adattarsi alle condizioni climatiche e di illuminazione.

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Guida autonoma: il test dell’Active Distance Assist su Mercedes Classe C

di Donato D'Ambrosi

La rassegna di test di guida semi autonoma condotti da Euro NCAP continua e stavolta si focalizza sul sistema Active Distance Assist di Mercedes. Dopo aver visto come si comporta la guida assistita di Ford Focus, DS7 Crossback, BMW Serie 5 e Hyundai Nexo è il turno della Mercedes Classe C. Il sistema Active Distance Assist Distronic con Steering Assist messo alla prova nel video qui sotto non risulta sempre efficace come altri sistemi. Vediamo cosa ne pensa Euro NCAP.

DIFFICILE CONFONDERLO CON IL PILOTA AUTOMATICO

Il test Euro NCAP dei sistemi di assistenza alla guida valuta se e quanto l’auto è in grado di evitare un incidente. Ma la valutazione dei tecnici si focalizza anche sul rischio che un sistema di assistenza alla guida sia confuso per autonomo. Il pericolo non sussiste con la Mercedes Classe C poiché è evidente che l’Active Distance Assist Distronic con Steering Assist non vuole sostituire il conducente. Tant’è che sul manuale dell’auto è riportato l’obbligo per il conducente di tenere le mani sul volante. In caso di warning, al conducente basta premere un qualsiasi pulsante sul volante per aggirare la segnalazione. Se poi il conducente lo ignora totalmente, l’auto rallenta progressivamente fino a fermarsi in condizioni di sicurezza.

SE C’E’ VENTO NON FUNZIONA BENE

Una delle condizioni evidenziate da Euro NCAP nel test e riportata anche sul manuale è il limite di funzionamento su strade molto strette o con vento forte. In effetti come si vede nel video sotto, al di là del vento, a velocità autostradali viene richiesto l’intervento del guidatore per evitare una collisione. Se l’Adaptice Cruise Control è impostato a 50 km/h, l’AEB interviene prontamente in caso di ostacolo fisso. Salendo invece a 80 km/h, il guidatore riceve un warning di possibile collisione ma deve anche sterzare per evitarla. A 100 km/h invece non c’è alcuna risposta dall’auto all’avvicinarsi dell’ostacolo fermo.

IL GUIDATORE NON PUO’ DISTRARSI TROPPO

Un comportamento variabile anche al variare della velocità con un’auto lenta davanti. Nel test del sistema di assistenza alla guida della Mercedes Classe C infatti se la differenza di velocità è di 20 vs 100 km/h, l’AEB interviene in modo efficace. Lo stesso se la differenza di velocità è 60-130 km/h o 50-55 km/h. Se invece l’auto davanti procede a 10 km/h e la Classe C sopraggiunge a 50 km/h non c’è alcun intervento o warning dell’auto. Anche il test del Cut-out mostra luci e ombre del sistema di assistenza Active Distance Assist. Se infatti davanti alla Merdedes Class C si trova un’auto che improvvisamente si sposta e mostra un ostacolo fermo, il guidatore è chiamato a intervenire. Non tanto se la differenza di velocità è 50-70 km/h maggiore per la Mercedes, quanto se la differenza scende a 80-90 km/h.

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Bmw, VW e Daimler sotto inchiesta: rischiano multa da 1 miliardo di euro

di Antonio Elia Migliozzi

Il mondo dell’auto cambia. Eppure sembra che alcuni brutti vizi dei costruttori siano duri a morire. L’Antitrust europeo ha aperto una indagine a carico di BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen con ad oggetto un’accusa pesante. I tre costruttori tedeschi si sarebbero accordati per rallentare lo sviluppo di soluzioni pulite di mobilità. L’autorità Ue ritiene che le case automobilistiche avrebbero partecipato a un cartello per limitare o ritardare nuove tecnologie per le auto diesel e a benzina. Prima che l’Ue prenda una decisione definitiva sul caso le aziende potranno contestare le accuse. Al momento non si parla ancora dell’entità della possibile multa ma in casa BMW iniziano a circolare numeri. Il brand di Monaco di Baviera si prepara ad una stangata da oltre 1 miliardo di euro. Vediamo i dettagli.

INDAGINI APERTE

BMW ha dichiarato che si sta preparando ad una condanna da parte dell’Antitrust Ue. La somma stimata è di quelle che fanno girare la testa, oltre 1 miliardo di euro. La sanzione potrebbe arrivare dalle indagini sul presunto cartello formato da case automobilistiche tedesche per ritardare l’introduzione di automobili più pulite. Dai primi calcoli una misura di questo tipo inciderà sui risultati finanziari del primo trimestre e dell’intero anno fino al 4,5% dei profitti. Per evitare il peggio BMW ha dichiarato che si opporrà alle accuse “con tutti i mezzi legali”, ma è probabile che la Commissione europea non sarà clemente. Lo scorso settembre l’Ue ha aperto un’indagine contro BMW, Volkswagen AG e Daimler AG accusate di limitare o ritardare lo sviluppo di motori diesel e benzina puliti. Le altre aziende coinvolte non hanno, per ora, considerato la possibilità di una condanna economica.

IL CARTELLO

Dal canto suo Daimler ha detto che non si aspetta una multa per aver collaborato a pieno nelle indagini. Dello stesso avviso anche Volkswagen che ha attivamente aiutato le autorità di regolamentazione e spera di schivare multe. Insomma l’occhio della Commissione europea rimane ben vigile nei confronti del settore automotive. Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, è stata chiara: “Ai consumatori europei potrebbe essere stata negata l’opportunità di acquistare auto con la migliore tecnologia disponibile”. Del resto le regole dell’Ue consentono ai brand di fare squadra solo per migliorare la qualità dei prodotti e non per alterare il mercato. L’accusa di aver formato un cartello era stata lanciata nella rivista tedesca Spiegel. VW, Daimler e BMW si sarebbero incontrate, a partire dagli anni ’90, per coordinare le attività relative alla tecnologia dei veicoli. Lo scopo era limitare i costi e creare una strategia rispetto ai controlli sulle emissioni inquinanti.

ORIZZONTE FOSCO

L’industria automobilistica tedesca è ancora alle prese con le ricadute del dieselgate del 2015 mentre cerca di spingere su auto elettriche e a guida autonoma. I bilanci dei colossi dell’auto se la vedono sempre peggio. VW ha accantonato circa 29 miliardi di euro per le cause legali legate alle emissioni diesel. I danni da risarcire ammontano a oltre 10 miliardi di dollari e ci sono da fronteggiare anche gli investitori scontenti. Dal canto suo Daimler dovrà richiamare circa 774.000 veicoli in Europa per problemi riguardanti le emissioni e rimane oggetto di indagini in Germania e negli Stati Uniti. Non meglio BMW. Il brand ha accettato di pagare una multa da 8,5 milioni di euro dopo che un’indagine ha accertato la presenza di un software errato relativo alle emissioni.

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Salone di Shanghai: Mercedes svela gli interni del SUV compatto GLB

di Redazione

Tempo di SUV compatti anche per Mercedes. Dopo aver aggredito il mercato dei SUV di dimensioni relativamente contenute con la GLA, ora raddoppia con la GLB, che si inserirà un gradino sotto. L’auto nascerà sulla stessa piattaforma della nuova Classe A, che abbiamo provato in anteprima, e delle altre Mercedes a motore trasversale e trazione anteriore. Ci si riferisce alla MFA2 su cui vengono prodotte Classe B, CLA e, appunto, GLA.

UN ABITACOLO A TUTTO SCHERMO

Guardando la foto diffusa da Mercedes si possono ricavare indicazioni precise sull’abitacolo della nuova GLB. L’auto avrà la stessa impostazione della Classe A. La parentela è chiara vista la presenza del caratteristico doppio display digitale che si allunga da dietro al volante fino alla parte centrale della plancia. Nella zona davanti al conducente mostra la strumentazione, mentre nella parte centrale è dedicata all’infotainment.

ANCHE LA GLB DIRÀ “HEY MERCEDES”

Come tutte le Mercedes moderne di bassa gamma, anche la GLB sarà dotata della tecnologia MBUX, che abbiamo avuto modo di testare a fondo. Si tratta del sistema con assistente vocale evoluto che si attiva alla frase “Hey Mercedes” e che riesce ad adattarsi alle esigenze del conducente e a gestire in autonomia numerose richieste. Come l’inserimento di una destinazione nel navigatore satellitare, la gestione della temperatura del climatizzatore, la modifica dell’illuminazione interna e, chiaramente, la connessione di uno smartphone e il controllo delle numerose funzioni di telefonia e di riproduzione audio in streaming.

UNA GAMMA MOTORI COLLAUDATA

Vista la parentela con la Mercedes Classe A e le altre “piccole” della Casa della Stella, la GLB ricalcherà la stessa gamma motori, con i 1.3 e 2.0 benzina, rispettivamente su A200 e si A220 e A250, e 1.5 turbodiesel, che spinge la A180d. La Mercedes GLB sarà offerta in versioni a trazione anteriore e a quattro ruote motrici, con cambio manuale a sei marce o, in alternativa, con l’automatico a sette rapporti. Con tutta probabilità se ne vedranno anche versioni AMG.

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