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Tariffe Uber e Lyft in aumento: Chicago approva la tassa sul traffico dal 2020

di Donato D'Ambrosi

I servizi di car pooling o ride hailing, le corse a pagamento di Uber e Lyft, stanno per incassare una nuova batosta a Chicago. Additate di essere fonte di congestione del traffico, il Comune ha approvato una tassa sulle corse singole, agevolando però chi prenota una corsa condivisa con più persone. A svelare la strategia di crescita delle società è stato l’obbligo di comunicare le tariffe applicate in città.

UBER E LYFT: LA TASSA PER ENTRARE IN CENTRO

Il piano del sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, mira a ridurre il traffico stradale portando nelle casse del comune 40 milioni di dollari l’anno. Una nuova tassa che va a colpire duramente sui servizi di trasporto passeggeri con conducente, quindi Uber e Lyft. Scatteranno parallelamente sgravi per incentivare la condivisione della corsa, mentre sui viaggi singoli e le prenotazioni feriali si dovrà pagare un supplemento ulteriore dal 1 gennaio 2020. Per entrare nel centro città durante i giorni feriali potrebbe essere applicata una tariffa extra di 1,75 dollari.

PERCHE’ UBER E’ PENALIZZATA DI PIU’ A CHICAGO

Il consiglio comunale di Chicago ha approvato martedì una proposta di aumentate le tasse per i servizi di prenotazione delle corse passeggeri via App. A sostenere l’iniziativa è il sindaco di Chicago che ha acceso un dibattito di fuoco soprattutto con Uber che a Chicago copre il 72% dei servizi. Secondo Lightfoot, Uber avrebbe penalizzato i passeggeri a più basso reddito con l’aumento delle tariffe di car pooling. L’evidenza sarebbe scaturita dai dati che gli operatori di trasporto passeggeri sono obbligati a comunicare all’Amministrazione. Uber avrebbe aumentato le tariffe delle corse condivise lasciando però inalterate quelle prenotate da un solo passeggero.

DOPO LONDRA, UBER A RISCHIO ANCHE NEGLI USA

La replica di Uber sull’aumento delle tariffe spiega che “il costo maggiorato deriva da una diminuzione delle prenotazioni condivise in alcune zone della città”, mentre Lyft e Vai non avrebbero replicato ufficialmente agli aumenti annunciati. Prima di Chicago Londra aveva già rimesso Uber Technologies all’angolo, revocando la licenza. E così anche le altre società di carpooling si trovano sempre più impegnate a gestire criticità politiche, di sicurezza e privacy dei passeggeri.

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Uber e Lyft alla resa dei conti: il contratto USA porterà al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

Le proteste dei lavoratori di Uber e Lyft in tutto il mondo hanno avuto un effetto molto più incisivo in California. E’ qui infatti che una proposta di legge potrebbe obbligare entrambe le aziende ad assumere tutti i lavoratori. Un rischio che Uber sta cercando di arginare bloccando le assunzioni del reparto di ingegneria, soprattutto dopo un secondo trimestre non positivo (-5 miliardi di dollari). L’esito del voto sulla Assembly Bill 5, la legge in California che Uber Lyft e DoorDash hanno contrastato in tutti i modi, potrebbe anche portare al fallimento delle aziende di ride sharing. Ecco cosa sta succedendo negli USA e cosa potrebbe accadere se Uber e Lyft saranno obbligate ad assumere i dipendenti.

LE PROTESTE DEI CONDUCENTI NEGLI USA CONTRO UBER

Conducenti costretti dormire nelle auto perché le città in cui si guadagna di più sono troppo care per viverci. Poi zero tutele sanitarie e legali e una retribuzione di 4 dollari a fronte di un incasso di 30 dollari sono solo alcune delle motivazioni che hanno creato lo stallo nei servizi di Uber e Lyft negli USA. I conducenti non ne possono più di essere inquadrati come lavoratori indipendenti a fronte di politiche remunerative più svantaggiose. Le proteste dei lavoratori Uber e Lyft hanno trovato il supporto delle autorità in California e da qui potrebbe iniziare l’implosione dell’impero delle due aziende.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI DI UBER E LYFT

Il Governatore della California, Gavin Newsom, sarebbe convinto sul voto della AB5, mentre Uber e Lyft stanno cercando di distogliere i senatori promettendo migliori garanzie ai lavoratori. La legge federale AB5 prevede che ai dipendenti siano garantiti un salario minimo, giorni di malattia, assistenza sanitaria e il diritto di organizzare un sindacato senza minaccia di ritorsioni. Inoltre che i dipendenti non possono essere licenziati semplicemente per aver presentato reclami legittimi ai capi. Ma il problema è che secondo il Dipartimento del Lavoro i conducenti di Uber (e Lyft) non avrebbero le caratteristiche dei lavoratori dipendenti.

UBER E LYFT, NUOVO CASO POLITICO TRA TRUMP E LA CALIFORNIA

La rivalità tra il Presidente Donald Trump e la California potrebbe influenzare anche lo scenario sul fronte Uber e Lyft. Non è un segreto che Trump abbia fin da subito chiarito la volontà di allentare la morsa sui limiti delle emissioni stabiliti da EPA e CARB. Ed è solo recente il patto tra i Costruttori auto in California che ha difatti escluso Trump dal tavolo dei giochi. Ci si aspetta che lo stesso accada sull’obbligo di assumere i lavoratori di Uber e Lyft. Ma bisogna tenere conto del fatto che all’inizio di quest’anno un avvocato federale dell’amministrazione Trump ha chiarito che gli autisti sono lavoratori indipendenti.  “Se passa AB5 – ha dichiarato l’AD Uber Dara KhosrowshahiNon si trasformeranno immediatamente i conducenti in dipendenti“.

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Segway-Ninebot annuncia il primo monopattino elettrico a guida autonoma

di Giuseppe
Segway-Ninebot KickScooter T60 monopattino elettrico a guida autonoma

La mobilità urbana è sempre più importanti, così come i servizi di sharing per monopattini e biciclette elettriche: dalla Cina viene presentato un monopattino elettrico che può rivoluzionare le nostre città

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Lyft rende la guida autonoma Open Source ai programmatori

di Antonio Elia Migliozzi

Lyft sceglie di condividere migliaia di dati raccolti nel corso dei suoi test sulla guida autonoma. Mappe 3D e annotazioni fatte sul campo diventeranno open source per stimolare il lavoro degli esperti attivi nel settore. Varcare la frontiera dell’open source permette alle aziende di fare progressi in settori che richiedono importanti investimenti in ricerca e sviluppo. Lyft, come ha già fatto Waymo, pensa che spogliarsi di informazioni importanti non la renderà vulnerabile alla concorrenza ma la farà crescere meglio e più in fretta. L’azienda ha anche messo in palio un ricco premio per gli sviluppatori interessati a costruire modelli di apprendimento automatico basato sui big data. In occasione della conferenza internazionale NeurIPS in programma a dicembre, Lyft offrirà un premio di 25.000 dollari al miglior sistema di machine learning. L’auto a guida autonoma passa dai big data, vediamo perché la sfida, oltre alla loro elaborazione, è anche quella di aprire alla condivisione open source.

SVILUPPO SMART

Lyft rompe gli indugi per dare una svolta alle ricerche in corso nel campo della guida autonoma. L’azienda ha rilasciato un corposo set di dati raccolti dalla sua flotta driveless in fase di test. Secondo Lyft si tratta del più grande slot di dati desecretati e condivisi della storia. I documenti sono disponibili per il download gratuito nel formato nuScenes sviluppato da Aptiv. “I veicoli autonomi dovrebbero ridefinire in modo drastico il futuro dei trasporti. Una volta realizzata, questa tecnologia prometterà di ottenere una miriade di vantaggi sociali, ambientali ed economici “, affermano da Lyft. La diffusione del set di dati da parte di Lyft arriva dopo che i rivali di Waymo a giugno avevano preso l’iniziativa alla conferenza IEEE svoltasi a Long Beach, in California. In quel caso si trattava di informazioni provenienti dai sensori multimodali raffiguranti circa 3.000 scene di guida per un totale di 16,7 ore di video.

I DATI

Lyft ha condiviso oltre 55.000 frame 3D con annotazioni dei suoi tecnici riguardanti i test svolti in mezzo al traffico cittadino. Tra le informazioni troviamo anche quelle raccolte dalle 7 telecamere e 3 sensori lidar che compongono i suoi hardware. Ci sono anche tracciati di guida e una mappa in HD che include migliaia di informazioni su elementi sensibili come linee di corsia, strisce pedonali, segnali di stop, zone di parcheggio e dossi. Tutti questi dati sono stati raccolti da una flotta a guida autonoma che ha operato all’interno di un’area geografica delimitata. Le iniziative di Lyft per sollecitare al comunità di ricerca globale non si fermano qui. L’azienda ha annunciato una sfida ingegneristica riservata agli sviluppatori attivi nel machine learning. Ecco allora che Lyft offrirà un premio da 25.000 dollari ai migliori progetti di apprendimento automatico che saranno svelati alla conferenza NeurIPS in programma a dicembre a Barcellona.

LAVORO DI SQUADRA

Per sviluppare l’auto a guida autonoma firmata Lyft c’è al lavoro un team composto da oltre 300 ingegneri e ricercatori che lavorano senza sosta. Dalla sua fondazione nel luglio 2017, il gruppo ha sviluppato nuove mappe 3D, metodi per la valutazione dell’efficienza energetica nei veicoli e tecniche per tracciare il movimento dei mezzi. Nel marzo 2018, dovo aver completato le verifiche in laboratorio, Lyft ha iniziato a testare la sua tecnologia senza conducente sulle strade pubbliche. Dal mese di maggio 2019 Lyft collabora con Waymo. I clienti della sua app di ridesharing attivi nell’area di Phoenix in Arizona, possono prenotare una corsa a bordo di un van della flotta autonoma Waymo. Gli sforzi di Lyft non si fermano qui e l’azienda lavora anche con la startup Aptiv per testare la guida autonoma sulle strade di Las Vegas.

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Lyft e Uber: i servizi sottocosto porteranno al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

La strategia di Lyft e Uber è la stessa di molte nuove imprese: entrano in un mercato quasi monopolizzato, in questo caso del ride sharing e dei trasporti, con una politica dannatamente concorrenziale. Ma fare concorrenza a prezzi sottocosto può funzionare finché il rapporto di lavoro non è regolamentato. Così Lyft e Uber continuano a fare profitti anche se i bilanci sono in perdita. Mentre la missione di fare concorrenza alle aziende di trasporto non piace più ai conducenti che reclamano i loro diritti con scioperi in tutto il mondo.

GLI SCIOPERI PER 10 DOLLARI IN PIU’

La bolla di sapone prima o poi scoppia e i conti di Uber e Lyft non sembrano smentire un epilogo preannunciato da tempo. I segnali ci sono tutti, a partire dagli scioperi negli USA e in molte altre città del mondo in cui i conducenti protestano per ottenere un salario minimo. Succede a Los Angeles, San Francisco, Atlanta, Boston, Washington, New York, Regno Unito, Francia, Brasile, Nigeria e Cile. La faccenda, soprattutto negli USA sta diventando un caso politico che alimenta i fuochi della campagna elettorale per il 2020. Impugnano i cartelli i conducenti di Uber che reclamano un salario minimo orario di 28 dollari l’ora, contro i 18 dollari percepiti attualmente. Tra tutte le città solo a New York c’è stata un’apertura alla regolarizzazione dei driver con l’obbligo alle aziende Lyft e Uber, ma non senza qualche ritorsione.

IL CASO POLITICO DI UBER E LYFT

Al prezzo di dover corrispondere più diritti ai conducenti, Uber ha bloccato la concessione delle licenze dei driver che negli USA sono seguiti dal candidato repubblicano Sanders, in lizza per contrastare la conferma di Trump alla Casa Bianca. A bordo di alcune auto di Uber il senatore americano ha raccolto le testimonianze degli autisti. Chi è al volante racconta l’altra faccia di un’azienda che dal 2015 ad oggi avrebbe ridimensionato i compensi agli autisti al punto che è necessario decuplicare le ore di guida per portare a casa gli stessi soldi.

60 ORE AL VOLANTE SENZA ORARI E DIRITTI

Prima bastavano 8 ore di guida per avere un compenso di circa 200-250 dollari, adesso c’è chi guida fino a 60 ore settimanali per arrivare allo stesso stipendio”. L’impasse della regolamentazione dei conducenti per i servizi di ride sharing è puntellato anche dalla posizione del Presidente Donald Trump dalla parte dell’azienda più che dei lavoratori. Un caso di pubblica sicurezza, visto che i conducenti sono costretti a turni di lavoro lunghi senza garanzie che è diventato anche un caso politico. Tra Uber e Lyft i sostenitori democratici e repubblicani cercano di acchiappare più consensi possibili muovendosi a bordo delle auto tra i vari Paesi.

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Hyundai USA: il passaggio con Lyft è gratis se l’auto va in officina

di Antonio Elia Migliozzi

Hyundai decide di aiutare concretamente i suoi clienti. Il marchio coreano ha annunciato un accordo con il servizio di ridesharing Lyft. Mentre la propria auto è ferma in assistenza presso una officina autorizzata Hyundai si avranno a disposizione le corse tramite il servizio Lyft. Non una semplice auto sostitutiva ma un autista pronto ad accompagnarli nei loro spostamenti quotidiani. Il progetto parte dagli Usa e permetterà ai clienti del marchio di conoscere da vicino la piattaforma per le corse condivise in auto. Lyft è del resto attivo in oltre 350 città tra Usa e Canada ed è sempre al lavoro per espandere la sua flotta ed i suoi servizi. Per il momento Hyundai non ha comunicato se il servizio sostitutivo sarà esteso ad altre aree geografiche. Vediamo da vicino tutti i dettagli.

CLIENTI AL CENTRO

Nel giro di alcuni mesi i clienti di Hyundai Motor negli Stati Uniti sperimenteranno una grande cambiamento. Tutti quanti potranno infatti avere accesso alle corse gratuite con Lyft mentre i loro veicoli sono fermi in officina per la manutenzione. I concessionari Hyundai negli Usa offriranno questi servizi a partire dai prossimi mesi sottoscrivendo un accordo per il servizio Hailer tramite CDK Global. Hailer è un’applicazione sviluppata da CDK, un fornitore globale di soluzioni di marketing digitale pensate per la vendita al dettaglio nel settore auto. Bisogna chiarire che il servizio in partnership con Lyft sarà offerto gratuitamente o a un costo contenuto. In questo secondo caso la concessionaria Hyundai aggiungerà l’importo dovuto direttamente alla fattura del cliente. Insomma nessun costo a sorpresa e grande chiarezza nei confronti dei consumatori.

L’ACCORDO

L’accordo tra Hyundai e Lyft apre le porte ad un nuovo modo di organizzare il rapporto con i propri clienti che lasciano l’auto in officina. Mahesh Shah di CDK Global, ha commento: “Siamo entusiasti che Hyundai stia offrendo ai suoi clienti la comodità di Lyft grazie ad un’integrazione diretta”. Siccome si tratta di una delle prime partnership di questo tipo a livello mondiale il feedback degli utenti sarà fondamentale per capire se ci sono dei miglioramenti da operare. Da parte sua il vicepresidente di Hyundai, Barry Ratzlaff è entusiasta: “I concessionari Hyundai che stanno già utilizzando Hailer hanno riferito di un’integrazione fluida”. Ratzlaff sottolinea anche i vantaggi di Lyft: “I clienti ora possono continuare la loro giornata mentre la manutenzione viene eseguita“. Insomma per ora Hyundai non dice se la partnership con Lyft arriverà anche in altre parti del mondo.

LA RETE

Come detto l’accordo tra Hyundai e Lyft arriva in un momento di grande fermento in casa Lyft. La scorsa settimana l’azienda ha siglato un accordo simile con Agero Inc. Lyft fornirà corse agli automobilisti le cui vetture sono ferme in assistenza. Dobbiamo ricordare che il mese scorso, Lyft ha annuciato l’ingresso di una flotta di mezzi a guida autonoma di Waymo all’interno della sua app. Tutte mosse che mirano a conquistare la fiducia degli investitori. Del resto, fin dal loro debutto in borsa, le azioni di Lyft e Uber sono nel mirino degli investitori che vogliono capire di più sul reale valore di queste aziende. Nel frattempo Lyft è al lavoro per confermare i profitti e tagliare le perdite e per questo investe per allargare i suoi servizi. Lyft è ad oggi attivo in oltre 350 città distribuite tra gli Stati Uniti e il Canada.

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Lyft a guida autonoma: resoconto delle prime 50 mila corse senza conducente

di Antonio Elia Migliozzi

Lyft raggiunge il traguardo delle 50.000 corse a guida autonoma. Il servizio di ridesharing rivale di Uber prosegue lo sviluppo della sua tecnologia senza conducente con l’aiuto di Aptiv. Una flotta di 50 BMW Serie 5 sta svolgendo test a ritmo serrato sulla guida autonoma nell’area di Las Vegas. La partnership tra Lyft e Aptiv è stata una delle novità più attese del CES di Las Vegas 2018. Basti pensare che ad agosto 2018 Lyft tagliava il traguardo delle 5.000 corse a guida autonoma ed in meno di un anno ha più che raddoppiato. Sicuramente Las Vegas non ha la densità urbana di città come San Francisco dove sono attivi i rivali di Cruise e Waymo. La corsa per la guida autonoma resta serrata e Lyft conferma di essere della partita. Diamo uno sguardo a tutti i dettagli.

CORSE AUTONOME

Lyft ha completato 50.000 corse con la sua flotta di auto a guida automatica. Si tratta di un risultato raggiunto nel corso di un anno di serrati test a Las Vegas negli Usa. Lyft punta sulla guida driveless con una collaborazione con Aptiv, azienda tecnologica al lavoro da tempo nel settore. Attualmente la flotta Aptiv comprende 30 BMW Serie 5 dotate di sensori e radar per la guida autonoma. Le prime 50.000 corse senza l’aiuto di un singolo driver umano confermano l’intenzione di seguire quanto sta facendo il rivale Uber. Lyft ha approfittato dei test per svolgere una ricerca sociale sulla percezione della guida autonoma. Il 95% dei passeggeri coinvolti ha riferito di essere alla sua prima esperienza a bordo di un’auto senza conducente. Nonostante la loro scarsa familiarità con questa tecnologia Lyft dice che il 92% si è detto ” molto sicuro o estremamente sicuro durante la corsa”.

CRESCITA COSTANTE

Interessante anche il fatto che il 96% dei passeggeri conferma userà di nuovo il servizio a guida autonoma. Insomma Lyft sembra volerci dire che bisogna conoscere per apprezzare questa nuova tecnologia. Va detto che i test procedono serrati basti pensare che ad agosto 2018 Lyft ha completato le prime 5.000 corse. Dall’annuncio della loro partnership al CES di Las Vegas del 2018 Lyft e Aptiv non si sono mai fermati. Molto presto potrebbe arrivare l’annuncio dell’introduzione delle prime corse pubbliche svolte da vetture a guida autonoma. Ancora non conosciamo i dettagli sui tempi e le modalità del loro inserimento nell’app Lyft. Del resto bisogna precisare che le BMW della sua flotta sono reperibili tramite l’app ma viaggiano solo su percorsi prestabiliti. Lyft confermato che per motivi di sicurezza continua ad essere presente un autista a bordo pronto ad intervenire nelle situazioni di emergenza.

LO SVILUPPO

Il programma di Lyft e Aptiv a Las Vegas è insieme a Waymo One a Phoenix tra i pochi che svolgono test pubblici negli Stati Uniti. Si tratta anche di “esperimenti sociali” al fine di rendere il pubblico meno diffidente nei confronti della guida autonoma. Anche Cruise, società di GM, ha dichiarato che lancerà il suo programma pubblico quest’anno ma non ha indicato quando e dove. Va detto che Las Vegas non è una città con la densità urbana di San Francisco dove lavorano i rivali di Cruise, Waymo e la startup Zoox. Sicuramente si tratta di una città famosa per la vita notturna esagerata e i veicoli a guida autonoma di Aptiv devono vedersela con pedoni imprevedibili. Karl Iagnemma, presidente di Aptiv, ha chiarito: “Progettiamo il nostro sistema per gestire i pedoni che attraversano la strada dove non c’è un passaggio pedonale o scendono da un taxi.”

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Lyft punta sulla sicurezza: targa auto e foto del driver in evidenza

di Antonio Elia Migliozzi

Lyft aggiorna l’app per aumentare la sicurezza dei suoi utenti. La nota azienda americana di ridesharing ha preso in seria considerazione il problema della sicurezza a bordo delle sue auto. Per questo motivo l’app di Lyft adotta una nuova interfaccia con funzioni specifiche. Queste permetteranno agli utenti di verificare con esattezza tipo di vettura, identità del driver e dati del veicolo. I passeggeri possono anche avviare una chiamata di emergenza ad un numero di soccorso in caso di pericolo. Si tratta di una funzione che era già prevista ma soltanto a tutela dei driver. Insomma dopo il debutto in borsa sottotono sia Lyft che Uber stanno prendendo sul serio le preoccupazioni dei clienti e cercano di porre rimedio. Vediamo come.

SICUREZZA AL CENTRO

Qualche settimana fa sia Uber che Lyft hanno annunciato nuove caratteristiche e politiche di sicurezza. La scelta era dovuta alla tragica morte di una studentessa universitaria americana rapita e uccisa in quella che credeva l’auto di Uber che aveva chiamato. Ad aprile Lyft ha reso più sicura la sua app con l’inserimento di controlli continui per i suoi conducenti. L’azienda aveva anche affermato che stava migliorando il processo di verifica dell’identità dei conducenti per prevenire scambi di identità e frodi sulla sua piattaforma. Lyft annuncia che le nuove funzionalità di sicurezza sono finalmente pronte. Tramite la nuova app gli utenti potranno facilmente trovare e identificare la loro corsa, fare una chiamata di emergenza e contattare Lyft. Il mese scorso Uber ha introdotto avvisi di sistema per invitare gli utenti a controllare dettagli come la targa, la marca e il modello dell’auto ma anche nome e foto del driver.

RISPOSTE CONCRETE

Ben 12 mesi fa Uber ha lanciato nuove funzioni di sicurezza come il suo centro sicurezza in-app e il pulsante di “Emergenza”. Ecco allora che Lyft è al lavoro per recuperare il tempo perso. L’azienda sta riorganizzando la sua app per evidenziare meglio i dettagli della corsa e, in particolare, allo scopo di rendere più facile la l’individuazione del numero di targa e dei dati del driver. Quando si prenoterà una corsa con Lyft si potranno vedere la foto dell’autista, quella dell’auto e la targa. Tutte queste informazioni importanti appaiono in un popup specifico che permette di evitare le frodi. Lyft conferma che alcuni utenti hanno già ricevuto questa versione aggiornata della applicazione. La società si è affrettata a comunicare che molto presto molti altri clienti potranno mettere le mani sulle nuove funzioni di sicurezza. Lyft sta anche introducendo l’obbligo per i passeggeri di valutare la loro corsa.

SVILUPPO PROGRESSIVO

Presto il feedback degli utenti Lyft sarà condiviso in modo anonimo con il conducente. Va detto che molte persone non intendono lasciare un feedback negativo temendo ritorsioni da parte dei driver. Molti credono che l’autista possa risalire a chi ha lasciato un commento negativo. Inoltre, se l’autista li è andati a prendere casa o in ufficio saprebbe già dove cercarli. Lyft ha detto che rende sul serio anche il tema delle molestie sessuali. Su questo fronte gli sviluppatori della app hanno comunicato che saranno presto consegnati ai driver manuali di condotta da rispettare. Insomma facile sospettare che sia Uber che Lyft, dopo l’ingresso non brillante in borsa, vogliano convincere gli investitori per battere la crescente concorrenza globale. In questa dinamica conquistare la piena fiducia dei clienti è assolutamente determinante.

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Le prime 10 auto a guida autonoma entrano in servizio con Lyft negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

La guida autonoma di Waymo arriva dai clienti Lyft. Per la prima volta negli Usa, e precisamente nella zona di Phoenix, attraverso l’app di Lyft ci si potrà far venire a prendere da un van driveless. Ben 10 vetture equipaggiate con i sistemi di autoguida di Waymo sono al servizio degli utenti. Questo piccolo ma significativo passo avanti è stato possibile grazie al lavoro degli ultimi anni. Waymo ha svolto migliaia di test nell’area di Phoenix mappandola dettagliatamente. Il primo servizio di drivesharing a guida autonoma è in realtà un grande laboratorio su gomme. Waymo ha scelto di mettere parte della sua flotta al servizio di Lyft per continuare a raccogliere dati utili allo sviluppo. Vediamo i dettagli.

SVOLTA AUTONOMA

I clienti dell’app Lyft nella zona di Phoenix saranno presto coinvolti in un’esperienza assolutamente nuova. Gli utenti avranno l’opportunità di salire a bordo di uno dei minivan a guida autonoma di Waymo. Si tratta della fase forse più importante della partnership tra Waymo e Lyft annunciata per la prima volta quasi due anni fa. Saranno 10 i veicoli disponibili sull’app di Lyft nell’area di Phoenix. Per ovvi motivi in questa prima fase ci saranno dei driver di supporto seduti dietro al volante e pronti ad intervenire in caso di necessità. Ma nonostante l’apparente limitatezza del progetto siamo di fronte ad un vero e proprio balzo tecnologico in avanti. Il tutto è stato possibile grazie al lavoro di Waymo che ha mappato le strade intorno a Phoenix per oltre due anni.

IL SERVIZIO

Va detto che Waymo è da sempre attenta ad evitare fughe di notizie. La compagnia opera nell’area di Phoenix da qualche tempo attraverso il servizio Waymo One. La piattaforma ha permesso ad oltre 1.000 persone di salire a bordo dei van autonomi dell’azienda per raggiungere il lavoro o fare acquisti. Il programma pilota di Waymo è coperto dal più stretto riserbo tutti gli utenti registrati hanno dovuto firmare accordi di non riservatezza prima di salire a bordo. Waymo e Lyft si erano accordate per lavorare insieme nel 2017, ma non avevano mai spiegato cosa avrebbero fatto. Attraverso il nuovo servizio condiviso le due società hanno deciso di condividere i costi e gestire insieme tutti i problemi correlati. Insomma per la prima volta la guida autonoma si lascia alle spalle parte dei misteri che la circondano per entrare realmente nella vita di tutti i giorni.

LAVORO COMUNE

L’annuncio di Waymo e Lyft segnala la volontà di procedere velocemente nelle ricerche sulla guida autonoma. Si tratta infatti della prima volta che Waymo rende i suoi veicoli disponibili nell’ambito di una programma che non gestisce in via esclusiva. Il Ceo di Waymo, John Krafcik ha precisato: “Questo primo passo nella nostra partnership ci consentirà di raccogliere preziosi feedback”. La notizia arriva dell’accordo con Waymo sulla guida autonoma arriva nei giorni in cui Lyft ha annunciato il suo rapporto trimestrale. La società ha comunicato di aver perso ben 1.1 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre. Si tratta di un dato molto negativo considerata la perdita di “soli” 243 milioni di dollari archiviata nello stesso periodo del 2018. Lyft ha affermato che le perdite sono dovute ai costi connessi alla sua IPO. Va detto che le entrate sono state di 776 milioni di dollari quasi il doppio rispetto all’anno scorso.

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Uber si quota in borsa: in vendita azioni per 10 miliardi

di Redazione

Uber, società americana specializzata in soluzioni per il trasporto privato, si quota in borsa. Lo farà con la più grande offerta pubblica iniziale (IPO) della storia per quanto riguarda il comparto tecnologico e la più grande dal 2014, anno in cui il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba fece la stessa cosa.

UNA IPO DA 10 MILIARDI

Il valore totale di Uber è stato stimato tra i 90 e i 100 miliardi di dollari. Altri analisti, vista la crescita di oltre il 30% fatta registrare nell’ultimo anno, si spingono fino a 120 miliardi. A prescindere da queste valutazioni, la IPO immetterà sul mercato azioni per circa il 10% del valore della società con sede a San Francisco: 10 miliardi di dollari.

SOLO UNA FETTA PER GLI INVESTITORI

In realtà, l’operazione che porterà Uber a Wall Street, avrà dimensioni leggermente più modeste. La maggior parte delle azioni, infatti, sarà riservata alla società e resterà quindi in mano a Uber stessa. Una percentuale minore, invece, sarà offerta agli investitori esterni, che potranno quindi aggiungere un po’ di Uber al loro portafoglio.

IN ATTESA DI CONFERME

Fino a qui, si è parlato di indiscrezioni alle quali i vertici di Uber non hanno voluto aggiungere nessuna dichiarazione ufficiale. L’operazione è data per certa, ma per scoprire i dettagli e capire il reale valore del prezzo di vendita delle azioni durante la IPO bisogna attendere ancora qualche giorno. Anche perché la stessa operazione compiuta a marzo 2019 da Lyft, società californiana che opera nello stesso settore di Uber, non si è rilevata, al momento, un buon investimento. Le azioni, vendute durante la IPO a 72 dollari, si trovano ora , con buona pace di chi credeva di poter raccogliere profitti nel breve periodo.

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