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John Boyega lancia un appello a Black Lives Matter

di Walter Ferri
Ieri, mercoledì 3 giugno, il movimento Black Lives Matter (BLM) è sceso per le strade di Londra, tra i numerosi manifestanti si è fatto notare John Boyega, attore noto per aver interpretato Finn nella trilogia disneyana di Star Wars. Il giovane 28enne, armato di megafono, si è lanciato in un passionale discorso per arringare la […]

Limiti di velocità e Coronavirus: a Londra +650% di multe

di Donato D'Ambrosi

E’ allarme multe a Londra per limiti di velocità e Coronavirus: la polizia registra un picco pericoloso di infrazioni che mobilita anche le compagnie di assicurazione

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Inquinamento da PM10: in Metro 18 volte più alto che per strada

di Donato D'Ambrosi

Combattere l’inquinamento da PM10 per le strade sta diventando la priorità per i comuni in molte città. E mentre le strade sono il luogo peggiore dove il particolato si accumula, uno studio ha svelato che sottoterra, in Metropolitana, che molti trovano un’alternativa più sostenibile alle auto, le emissioni di PM10 e PM2,5 sono anche più elevate.

PM10, DIFFERENZE IN STRADA E IN METROPOLITANA

Le emissioni di PM10 sono finite al centro di un’indagine studio del Financial Times che ha scandagliato i meandri delle stazioni ferroviarie sotterranee inglesi. Ma l’indagine su Londra mostra solo quanto grande sia un problema altrettanto sottovalutato: le emissioni di PM10 lungo le linee della metro di Londra. Prima di parlare dei dati dell’indagine, occorre fare una dovuta precisazione. A differenza del particolato fine che si trova in strada, le polveri sottili nella metro sono per lo più derivanti dall’usura dei freni e particelle trasportate dai viaggiatori. L’inquinamento da PM10 cui sarebbero esposti 4,8 milioni di inglesi nella Metro è fatto di polveri metalliche prodotte dall’attrito delle rotaie e dall’usura dei freni.

LE LINEE DELLA METRO CON PIU’ INQUINNAMENTO DA PM10

L’Indagine inglese ha ripercorso 75 sezioni all’interno dei tunnel della Metropolitana nella Zona 1 quella più centrale di Londra. La scoperta agghiacciante è che mentre Boris Johnson in superficie annuncia lo stop alle vendite di auto a benzina e diesel dal 2035, sottoterra la qualità dell’aria nelle carrozze è 10 peggiore dei limiti stabiliti dall’OMS.  La linea centrale, tra Bond Street e Notting Hill Gate, in particolare è il tratto più inquinato e ha raggiunto il picco di oltre otto volte la media stradale di Londra per inquinamento da PM2,5. “Una delle conseguenze di avere il più vecchio sistema metropolitano al mondo sono le emissioni di particolato laggiù”, ha ammesso Sadiq Khan, sindaco di Londra. Nell’immagine qui sotto dell’indagine le linee della Metro di Londra più inquinate.

LE PM10 METALLICHE E ORGANICHE ACCUMULATE SOTTOTERRA

Nelle ore in cui i treni non circolano squadre di addetti alle pulizie scendono nella metropolitana equipaggiati di speciali aspirapolveri per tentare di rimuovere la maggior parte del particolato. Ma pare che una parte delle particelle che volano tra i binari della metropolitana siano trasportati anche dai passeggeri. “Molta polvere in questo ambiente proviene dai passeggeri stessi“, spiega al FT Alno Lesch, direttore operativo per la pulizia dei binari. “Quando abbiamo pulito la linea Bakerloo qualche anno fa, abbiamo eliminato 6,4 tonnellate di capelli, pelle, pelucchi di abiti delle persone e particelle di ferro“, afferma Duncan Weir, responsabile della Transport for London. Ma in seguito, la quantità di particelle PM2,5 nell’aria in nove delle 15 stazioni è aumentata.

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Uber: Londra non rinnova la licenza, fine dei giochi?

di Raffaele Dambra

Ube Londra

Dopo il rosso di 1,2 miliardi di dollari registrato nell’ultimo trimestre, altre pessime notizie per Uber. Londra ha deciso infatti di non rinnovare la licenza al colosso americano del ride sharing a causa di presunte violazioni che, secondo il TFL (Transport For London), metterebbero a rischio i passeggeri e la loro sicurezza. La sospensione di Uber non è comunque immediata visto che il servizio resterà attivo fino a quando non sarà esaminato l’inevitabile ricorso. Inutile dire che se Uber dovesse perdere la più importante piazza europea riceverebbe una mazzata forse decisiva per il suo futuro.

UBER: PERCHÉ LONDRA NON RINNOVA LA LICENZA

TFL, l’azienda responsabile dei trasporti pubblici a Londra, aveva già sospeso Uber nel 2017 e poi una seconda volta nel 2018. Sempre per problemi riguardanti la sicurezza dei viaggiatori e degli autisti e, più in generale, per la scarsa trasparenza dell’azienda. In entrambi i casi era stata poi concessa una proroga di 15 mesi, l’ultima delle quali è scaduta domenica 24 novembre, a fronte degli impegni assunti da Uber per annullare le criticità. Stavolta però il TFL non se l’è sentita di concedere una terza proroga, lamentando nuove negligenze e violazioni da parte della app che a Londra offre un servizio simile a quello dei taxi (mentre in Italia può operare solo come noleggio con conducente). “Nonostante riconosciamo che Uber abbia fatto dei miglioramenti affrontando alcuni problemi”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’autorità dei trasporti londinese, “Temiamo che tali problemi possano ripresentarsi in futuro. Il che ci ha portati a concludere che la società non sia adatta a operare in questo momento”.

UBER: LONDRA TEME PER LA SICUREZZA DEI PASSEGGERI

In particolare il TFL giudica inaccettabile che Uber abbia consentito ai passeggeri di salire a bordo di veicoli con conducenti potenzialmente non autorizzati e non assicurati. Sotto accusa, secondo la ricostruzione dell’autorità londinese, è soprattutto il sistema di Uber che ha permesso ad alcuni conducenti non autorizzati di caricare le proprie foto utilizzando altri account. Così facendo, hanno potuto prendere i passeggeri come se fossero i conducenti Uber prenotati, e ciò è successo in almeno 14.000 viaggi. Di conseguenza tutti quei viaggi non risultavano assicurati, e molti passeggeri hanno viaggiato con autisti senza licenza. Incluso uno la cui licenza era stata precedentemente revocata. Inutile dire che si tratta di situazioni di potenziale pericolo non certo da sottovalutare.

UBER ‘CACCIATA’ DA LONDRA: LA REAZIONE DELL’AZIENDA AMERICANA

La momentanea ‘cacciata’ di Uber da Londra, che adesso ha 21 giorni per presentare ricorso, ha ovviamente scatenato la reazione dell’azienda di San Francisco, che si dice pronta a difendere le sue ragioni fino in fondo. “La decisione di TFL di non rinnovare la licenza a Londra è insolita e sbagliata”, ha infatti detto il manager Jamie Heywood. “Negli ultimi due anni abbiamo cambiato la nostra attività in modo sostanziale e affinato ulteriormente i nostri standard di sicurezza. Inoltre abbiamo verificato di recente tutti i nostri driver di Londra. Faremo senz’altro ricorso perché desideriamo andare avanti. Lo dobbiamo ai 3,5 milioni di utenti londinesi e ai 45 mila conducenti con licenza che dipendono da Uber a Londra. Faremo tutto il possibile per risolvere questa situazione”. Come finirà?

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Uber inquina troppo: in arrivo a Londra i taxi elettrici entro il 2025

di Donato D'Ambrosi

Uber

I mezzi di trasporto alternativi all’auto di proprietà dovrebbero ridurre le emissioni di CO2, e invece non è quanto accade a Londra. Secondo un rapporto di Transport&Environment Uber è tra i principali fattori dell’aumento di emissioni di CO2 collegate al ride hailing. Al punto che Uber ha ammesso le responsabilità ambientali dei taxi neri, pianificando l’impiego di auto Uber totalmente elettriche.

LA META’ DEI TAXI A LONDRA E’ DI UBER

Ride hailing, ride sharing e ride pooling hanno nomi molto simili nell’era dei viaggi prenotabili via app è facile confondersi. Ma i 3 servizi hanno un effetto molto diverso sulle emissioni di CO2 delle auto impiegate dalle società di noleggio con conducente. Uber è la principale società del Regno Unito che ha eletto Londra capitale europea dei servizi NCC Uber. Tra il 2016 e il 2018 il numero di conducenti Uber a Londra è passato da 25.000 a 45.000, coprendo la metà delle licenze NCC rilasciate. Secondo il rapporto di T&E questa crescita ha reso Uber il principale fornitore di servizi di mobilità in Europa con oltre 3,6 milioni di utenti solo a Londra. Ma tutto questo ha un conto ambientale legato all’aumento del numero di corse effettuate.

UBER E LYFT AL POSTO DEI MEZZI PUBBLICI

L’indagine di T&E stima che le emissioni di CO2 prodotte a Londra e Parigi dai servizi di taxi Uber equivalgono alle emissioni di CO2 di oltre 250.000 auto di proprietà. Secondo l’indagine i servizi di ride hailing come Uber e Lyft sono diventati un’alternativa al trasporto pubblico (non sempre puntuale) piuttosto che all’auto di proprietà. Ecco perché in molti casi le stesse compagnie propongono sconti per la condivisione delle stessa corsa (ride sharing, più passeggeri, piuttosto che del ride hailing, un passeggero).

LE AUTO ELETTRICHE UBER COSTANO GIA’ DI PIU’ AI PASSEGGERI

Secondo quanto riportato da Forbes però Uber starebbe mitigando uno scontro con le associazioni ambientaliste. Una coalizione di attivisti in Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Paesi Bassi e Belgio ha lanciato la campagna “True Cost Of Uber“. Insieme spingeranno i Comuni delle città che ospitano i servizi di ride hailing ad utilizzare flotte sempre più pulite. E Uber non ha alzato un muro, ma ha annunciato il cambiamento entro il 20205, un cambiamento al costo di 15 pence in più ogni miglio a Londra (18 centesimi di euro). Questo aumento dovrebbe sostenere il passaggio dai veicoli a combustione ai veicoli elettrici usati da Uber, ma non è ancora chiaro come la pensano i driver che dovranno sostenere la spesa maggiore.

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