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Auto a metano inquinano più di Diesel e Benzina? Il test su 19 veicoli

di Donato D'Ambrosi

Una nuova analisi mette in discussione le emissioni del metano: ecco il test su 19 veicoli e perché le auto a metano inquinerebbero più di diesel e benzina

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5G, Nokia: meno CO2 e meno energia grazie al raffreddamento a liquido

di Lucia Massaro
Migliore efficienza energetica ed enorme riduzione delle emissioni CO2. Sono questi i vantaggi mostrati da Nokia nell’utilizzo di stazioni base 5G dotate di raffreddamento a liquido. Arginare il consumo energetico e l’inquinamento è una delle sfide che il nuovo standard di rete deve affrontare. La soluzione del colosso finlandese va proprio in questa direzione. Con […]

Emissioni di CO2: le 10 azioni quotidiane per inquinare meno

di Donato D'Ambrosi

Ogni persona contribuisce ad emettere milioni di tonnellate di CO2 l’anno: ecco le 10 azioni per inquinare meno secondo uno studio mondiale

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Emissioni CO2 in Italia: -35% in due mesi, effetto Coronavirus

di Raffaele Dambra

Emissioni CO2 in Italia

Crollano a marzo e ad aprile 2020 le emissioni di CO2 in Italia: -35% in due mesi per l'effetto Coronavirus. Ma forse non è una buona notizia

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PM10 e Coronavirus: il parere del CNR sugli effetti delle emissioni

di Donato D'Ambrosi

PM10 e Coronavirus hanno davvero qualcosa in comune? Il CNR-Isac spiega cosa c’è di concreto sugli effetti delle emissioni e la trasmissione per via aerea del Coronavirus

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Inquinamento acustico in Europa: oltre il 20% subisce il rumore del traffico

di Donato D'Ambrosi

L'inquinamento acustico in Europa supera i livelli limite sul 20% della popolazione: ecco gli effetti e le cause in un'indagine europea sul rumore ambientale

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Più o meno PM10 con il Coronavirus in Veneto?

di Donato D'Ambrosi

L’Arpa Veneto rilascia un comunicato sulle emissioni di PM10 che accende alcuni dubbi. Con l’emergenza Coronavirus in Veneto sono aumentate le PM10? Abbiamo approfondito

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Coronavirus e smog: il rischio aumenta nelle città più inquinate

di Donato D'Ambrosi

Blocco traffico per smog

Uno studio collega Coronavirus e smog: perché le città più inquinate sono le più pericolose per i pazienti più a rischio

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L’Inquinamento preoccupa il 90% degli europei, ma non dà la colpa all’auto

di Donato D'Ambrosi

Un sondaggio europeo rivela quali sono le cause maggiori di inquinamento in Europa e i rimedi secondo 27 mila cittadini

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Riduzione inquinamento Cina e Lombardia per Coronavirus? Abbiamo indagato

di Raffaele Dambra

Riduzione inquinamento Cina Lombardia

Si è registrata una riduzione dell'inquinamento in Cina e Lombardia 'grazie' al Coronavirus? Abbiamo indagato scoprendo che, relativamente a Milano e dintorni, forse non è proprio così

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CO2 dagli aerei: cosa fanno le Compagnie per ridurre l’inquinamento?

di Donato D'Ambrosi

Quanto inquinano gli aerei? Tanto, ancora troppo, nonostante alcune delle principali compagnie di volo siano impegnate nella riduzione della CO2 emessa dagli aerei. Un’indagine australiana sulle emissioni globali degli aerei rivela quanto inquina ogni compagnia e cosa stanno facendo le compagnie più green per ridurre le emissioni di CO2 per passeggero.

LE 58 COMPAGNIE AEREE CHE EMETTONO PIU’ CO2

La riduzione delle emissioni di CO2 è l’unico campo d’azione che vede le Compagnie più attive attraverso una serie di piani per rendere più efficienti gli aerei. Quando si passa però dai numeri sulla carta agli effetti reali solo poche compagnie possono raccogliere i frutti di una riduzione delle emissioni. A rivelarlo è un’indagine di ABCNews, sulle emissioni globali degli aerei nel 2018. Tra le 58 principali compagnie che coprono circa il 70% dei km solo Alaska Airlines ha raggiunto il risultato migliore: -20% di CO2 per ogni passeggero, a fronte di +3% di emissioni complessive. Garuda Airlines (-13% emissioni totali, -13% CO2 per passeggero) e Thomas Cook Group (stabili le emissioni totali, -11% emissioni di CO2 per passeggero) sarebbero le compagnie che hanno avuto maggiori effetti sulla riduzione delle emissioni di CO2 dagli aerei rispetto all’anno precedente.

QUANTO INQUINANO TUTTI GLI AEREI DEL MONDO

Tutte le 58 principali Compagnie di volo mondiali messe insieme hanno migliorato dell’1% l’efficienza dei voli, ma non abbastanza da raggiungere l’obiettivo del +1,5% di efficienza. Insomma, un passo avanti e 5 indietro, quanto l’aumento annuale complessivo delle emissioni di tutte le Compagnie aeree. Secondo i dati della IATA (l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree) le emissioni degli aerei sarebbero pari a 733 milioni di tonnellate di CO2, riferite ai dati del 2014. Dunque è lecito domandarsi cosa facciano oltre alle promesse le Compagnie aeree per ridurre le emissioni di CO2. Tra le Compagnie più virtuose nella riduzione delle emissioni di CO2 dagli aerei gli interventi più diffusi riguardano la riduzione del peso, l’aumento dell’efficienza dei voli o delle rotte di volo.

LE COMPAGNIE PIU’ VIRTUOSE NELLA RIDUZIONE DELLA CO2

Singapore Airlines ha modificato i motori Trent 900 sugli aeromobili A380, risparmiando 26.326 tonnellate di CO2 (equivalenti allo 0,24% delle emissioni annuali della compagnia aerea). KLM ha ridotto il peso a bordo e quindi  le emissioni di CO2 di 13.500 tonnellate (0,05% delle emissioni di KLM). Etihad ha ottimizzato le rotte di volo registra risparmiando circa 17.000 tonnellate di CO2 (0,16% delle emissioni totali). Poi ci sono le Compagnie sempre più impegnate nella sperimentazione di carburanti a basso impatto, miscelati al cherosene. Ma le sperimentazioni sono ancora più marginali: Air Canada per la Giornata della Terra 2018 ha coperto 22 voli nazionali risparmiano 160 tonnellate di CO2, ma l’equivalente di carburante “green” non avrebbe riempito neppure interamente la fusoliera di un solo aereo. Con una concorrenza spietata sui prezzi, è aumentata anche la voglia di viaggiare in aereo. Ecco perché l’ideale sarebbe – secondo gli esperti – preferire le compagnie più efficienti o altri mezzi alternativi a ridotto impatto ambientale. Ma voi allunghereste il vostro viaggio per il bene del pianeta?

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L’inquinamento mondiale costa 8 miliardi di dollari al giorno

di Donato D'Ambrosi

Blocco traffico per smog

Il costo mondiale dell’inquinamento da combustibili fossili non risparmia nessuno dei maggiori Paesi al mondo. Nel rapporto sull’inquinamento mondiale, lo smog pesa di più sui Paesi con un reddito minore e ha costi in vite umane e qualità della vita pari a 8 miliardi di dollari. Ecco come e dove le emissioni di particolato e inquinanti da carbone e petrolio hanno conseguenze sulla popolazione mondiale.

QUANTO COSTA L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO NEL MONDO

Le conseguenze dell’inquinamento mondiale emergono dal rapporto annuale “Aria tossica: il costo dei combustibili fossili” di Greenpeace e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air). L’indagine stima per la prima volta il costo globale dell’inquinamento atmosferico da combustibili fossili. Con un’attenzione sempre maggiore all’abuso di plastica che sta saturando gli oceani, la qualità dell’aria che respiriamo presenta ogni anno, silenziosa, il conto salata dell’inquinamento. Secondo i dati elaborati dagli ambientalisti ogni anno, nel mondo le emissioni inquinanti creano 2.920 miliardi di dollari e circa 4,5 milioni di morti premature. Numeri che non sono adducibili solo ed esclusivamente al trasporto, visto che si parla in modo ampio di carbone, petrolio e gas.

I PAESI CON IL PIU’ ALTO COSTO D’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Tra i Paesi con livelli d’inquinamento atmosferico più alti, nella Cina continentale, Stati Uniti d’America e India i combustibili fossili hanno un costo di 900, 600 e 150 miliardi di dollari all’anno. Il bilancio mondiale sulle emissioni è elaborato sulla stima di NOx, Ozono e particolato PM2,5 emesso da centrali elettriche, trasporti e industrie. Secondo GP 4,5 milioni di bambini nel mondo al di sotto di 5 anni muoiono a causa delle PM2,5 e 16 milioni si ammalano di asma causata da biossidi di azoto nei Paesi a più basso reddito. Clicca sull’immagine sotto per leggere i risultati a tutta larghezza.

INQUINAMENTO ATMOSFERICO IN ITALIA E USO DI ENERGIA RINNOVABILE

Quanto costa in Italia l’uso di combustibili fossili? In Italia il costo dell’inquinamento atmosferico secondo l’indagine è di 56 mila morti premature e 61 miliardi di dollari. Intanto il Governo ha confermato la volontà a contenere le emissioni da combustibili fossili con il PNIEC 2030. Il testo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima è al vaglio della Commissione europea. Gli obiettivi europei per il 2030 sono:

– la diminuzione delle emissioni di gas serra (CO2) del 40% (rispetto al 1990);
– l’aumento al 32% della quota di fonti rinnovabili sul totale;
– il miglioramento dell’efficienza energetica del 32,5 %.

Nel conseguimento di questi obiettivi – secondo i dati Eurostat 2020, relativi al 2018 – l’Italia è uno dei 12 Paesi in Europa ad aver mantenuto l’impegno sugli obiettivi 2020 relativi all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. L’Italia si conferma al di sopra dell’obiettivo 2020 (con il 17%), assieme a Bulgaria (20%), Repubblica Ceca (15%), Danimarca (36%), Estonia (30%), Grecia (18%), Croazia (28%), Lettonia (40%), Lituania (24%), Cipro (14%), Finlandia (41%) e Svezia (55%).

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Emissioni delle navi: il piano ONU costerà 2 trilioni di dollari

di Donato D'Ambrosi

Le emissioni delle navi sono da tempo al centro di forti critiche per l’influenza sull’inquinamento atmosferico nelle città portuali. Le navi continuano ad attraccare anche nei posti dove scattano blocchi al traffico per auto diesel Euro 6. Come riporta Reuters però le Nazioni Unite hanno in programma un piano di decarbonizzazione marittima che costerà quasi 2 trilioni di dollari. Secondo uno studio dell’Energy Institute di Londra le navi più efficienti e pulite costeranno solo una minima parte degli investimenti necessari fino al 2050.

L’OBIETTIVO DELLE NAZIONI UNITE E IL TAGLIO ALLA EMISSIONI DALLE NAVI

Circa il 90% delle merci a livello globale viaggia su navi mercantili, sebbene le navi siano solo in parte responsabili delle emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra. Se da un lato l’ONU si è imposta l’obiettivo di dimezzare le emissioni da trasporto navale nei prossimi 30 anni, dall’altro gli aerei inquineranno sempre di più. Il piano dell’agenzia marittima delle Nazioni Unite prevede di ridurre del 50% le emissioni dalle navi entro il 2050 rispetto ai dati del 2008. Un piano che, secondo uno studio dell’University College London richiederà una spesa di quasi 2 miliardi di miliardi di dollari. Inoltre “le navi commerciali tendono ad avere una durata media di circa 30 anni – come spiega Santiago Suarez de la Fuente, docente all’UCL – quindi dovranno entrare in servizio già dalla fine del decennio”.

EMISSIONI DALLE NAVI, QUANTO COSTERA’ ABBATTERLE ENTRO IL 2050

Da uno studio preliminare sulla valutazione dei costi, ridurre le emissioni dalle navi avrebbe avrà un costo medio tra 50 e 70 miliardi di dollari l’anno per 20 anni. Qualcosa che porterà a una spesa tra 1,4 e 2 trilioni di dollari per lo sviluppo di nuove tecnologie di combustione. In realtà gran parte degli investimenti serviranno alle infrastrutture adatte alle nuove navi a basse emissioni.

NUOVE IMBARCAZIONI A BASSE EMISSIONI E CARBURANTI PULITI

Un ipotetico rinnovamento dell’intera flotta navale, che è piuttosto ottimistico, comporterebbe solo il 13% degli investimenti ipotizzati. Secondo le previsioni infatti questa quota coprirebbe la conversione delle imbarcazioni con macchinari capaci di utilizzare combustibili a basso impatto e sistemi per la produzione di energia a basse emissioni navali. L’investimento maggiore invece, di circa l’87% dovrà coprire le infrastrutture, come ade esempio adeguamenti delle banchine nei porti per la ricarica di batterie e l’alimentazione dei motori durante l’ormeggio. I ricercatori sostengono che per ridurre le emissioni dalle navi serviranno ingenti risorse per la produzione di carburanti a basse emissioni di carbonio, (biocombustibili e idrogeno) e strutture di “bunkeraggio” capaci di stoccare e rifornire le navi.

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Misure anti smog 2020: Barcellona bandisce 50 mila veicoli

di Raffaele Dambra

Misure anti smog 2020 Barcellona

Lotta senza quartiere alle emissioni di CO2 anche in Spagna (o forse dovremmo dire Catalogna) con le nuove e più rigide misure anti smog in vigore dal 2020 nella città di Barcellona, che hanno in pratica bandito da quasi tutta l’area metropolitana ben 50 mila vetture inquinanti. Creando di fatto la zona a basse emissioni più grande di tutto il sud Europa che, nelle intenzioni dell’amministrazione locale, dovrebbe ridurre del 15% il livello di inquinamento prodotto dal traffico veicolare.

MISURE ANTI SMOG 2020 A BARCELLONA: I VEICOLI COINVOLTI

In vigore dallo scorso 2 gennaio 2020, le misure anti smog di Barcellona sono valide dal lunedì al sabato, dalle 7 del mattino alle 20. Come detto, il provvedimento riguarda quasi l’intera area metropolitana della città catalana, per un totale di 95 kmq. Le vetture che non possono più circolare nei giorni e negli orari indicati sono le seguenti: auto benzina Euro 3 immatricolate prima di gennaio 2000; auto diesel pre Euro 4 immatricolate prima di gennaio 2006; motocicli, ciclomotori e quad tutti pre Euro 2 e immatricolati prima del 2003. Il blocco del traffico a Barcellona contempla anche i furgoni Euro 1 immatricolati prima dell’1 ottobre 1994, mentre dal 2021 scatteranno divieti anche per camion e autobus. Fermati anche dei taxi. Le multe per i trasgressori, che partiranno solo dal prossimo 1 aprile, variano da 100 a 500 euro.

BLOCCO TRAFFICO BARCELLONA 2020: SPAZIO AL CAR SHARING

Come riporta la testata L’Automobile edita dall’ACI, il blocco del traffico a Barcellona per le vetture più inquinanti, oltre a favorire l’abbattimento delle emissioni di CO2, è pensato per ‘spingere’ i tanti servizi messi a disposizione dalle compagnie di car sharing elettrico e tutte le altre soluzioni di trasporto green presenti nella metropoli catalana. A cominciare ovviamente dal noleggio in condivisione dei dispositivi della micromobilità elettrica, come gli ormai ‘trendissimi’ monopattini.

MISURE ANTI SMOG A BARCELLONA: DOPO LE AUTO TOCCA AGLI… AEREI?

Ma la battaglia della sindaca Ada Colau per rendere più ecosostenibile la sua città non si ferma alle nuove misure anti smog contro auto e moto. La prima cittadina ha messo infatti nel mirino anche gli aerei, chiedendo ufficialmente la cancellazione della tratta aerea tra Barcellona e Madrid, e proponendo al suo posto l’uso esclusivo dei treni ad alta velocità. Certo, si perderebbe un po’ più di tempo (poco meno di tre ore per il tragitto in treno contro l’ora e mezza dell’aereo, a cui però vanno aggiunti i tempi necessari per check-in, imbarco, recupero bagagli e percorso aeroporto-centro città) ma ne guadagnerebbe la salute dell’ambiente. Si stima infatti che un TAV da Barcellona a Madrid produca in media un inquinamento non superiore ai 4,9-7,25 kg di Co2 a passeggero, rispetto ai 60-80 kg emessi da un aereo.

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Blocco diesel Euro 3 a Roma: al via il divieto permanente

di Raffaele Dambra

Blocco diesel Euro 3 a Roma

Dopo Milano, Torino, Bologna e altre città italiane, anche la Capitale estende il divieto di circolazione permanente delle automobili più inquinanti tramite il blocco dei diesel Euro 3. Roma compie dunque un altro decisivo passo verso l’obiettivo finale, che è quello di eliminare completamente i diesel dal centro storico entro l’anno 2024. Entrato in vigore formalmente venerdì 1° novembre 2019 ma sostanzialmente lunedì 4 novembre, il blocco è limitato alla Ztl ‘Anello ferroviario’ che include gran parte delle aree centrali e semi-centrali.

BLOCCO DIESEL EURO 3 A ROMA: STOP DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ

Il blocco dei diesel Euro 3 a Roma è valido dal lunedì al venerdì per l’intera giornata, con esclusione dei festivi infrasettimanali (per questo non è scattato il 1° novembre, giorno festivo, ma il 4). Insieme ai diesel Euro 3 sono interessate dal divieto di circolazione anche le autovetture a benzina Euro 2; e i ciclomotori e motoveicoli Euro 1 a due, tre e quattro ruote, dotati di motore a 2 e 4 tempi. Inoltre, in via transitoria fino al 31 marzo 2020, non potranno circolare nella Ztl Anello Ferroviario (dal lunedì al venerdì, ad eccezione dei festivi, nelle fasce orarie 7:30-10:30 e 16:30-20:30) pure i veicoli commerciali diesel Euro 3 e benzina Euro 2 che il Codice della Strada identifica con le categorie N1, N2 e N3.

MISURE ANTISMOG ROMA 2019: ESENZIONI

Le nuove misure antismog che mettono al bando dal centro di Roma i diesel Euro 3 interessano all’incirca 230 mila veicoli, anche se non mancano le esclusioni. Sono infatti esentate dal divieto di circolazione le seguenti categorie: 1) veicoli muniti del contrassegno per persone invalide; 2) veicoli adibiti a servizi di polizia, sicurezza, emergenza, soccorso stradale, pronto intervento, trasporto salme; 3) veicoli adibiti al trasporto collettivo pubblico; 4) veicoli adibiti ai rifiuti, alla gestione emergenziale del verde, alla Protezione civile e agli interventi per il decoro urbano; 6) veicoli adibiti al trasporto di partecipanti a cortei funebri; 7) veicoli con targa C.D., S.C.V. e C.V.; 8) veicoli adibiti al trasporto dei medici in servizio di emergenza; 9) veicoli bifuel (benzina + gpl o metano), anche trasformati, purché marcianti con alimentazione gpl o metano.

ROMA: MISURE ANTISMOG GIÀ IN VIGORE

Già dallo scorso anno all’interno della cosiddetta Ztl ‘Fascia verde’ (ben più ampia dell’Anello ferroviario, come si vede dall’immagine in alto), dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali, non possono accedere gli autoveicoli benzina e diesel Euro 0 ed Euro 1 e i diesel Euro 2. Ovviamente questa tipologia di vetture è interessata pure dalle nuove misure contro l’inquinamento a Roma del 2019. Nella Fascia Verde, in caso di superamento dei limiti delle polveri sottili nell’aria, a partire dal terzo giorno le restrizioni si estendono alle auto benzina Euro 2, dal quinto giorno alle diesel Euro 3 e dall’ottavo alle diesel Euro 4, 5 e 6.

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Area B a Milano funziona: in 6 mesi -13% di auto inquinanti in transito

di Raffaele Dambra

Area B a Milano funziona

In vigore dallo scorso mese di febbraio, Area B a Milano sta funzionando piuttosto bene. Nei primi 6 mesi di attivazione il provvedimento che, attraverso un sistema di divieti di accesso progressivi, blocca l’ingresso in città alle auto più inquinanti, ha già ridotto del 13% (circa 12 mila vetture al giorno) il transito di veicoli. E con l’inasprimento delle restrizioni in atto dal 1° ottobre 2019 promette di fare ancora meglio.

I VEICOLI ESCLUSI DA AREA B A MILANO

Definita non a torto la ‘zona a traffico limitato più grande d’Italia’, Area B di Milano, che coincide con gran parte del territorio comunale del capoluogo lombardo, vieta l’ingresso ai veicoli benzina Euro 0 e diesel Euro 0, 1, 2 e 3 e alle moto a due tempi Euro 0 e 1 dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle 19:30, esclusi i festivi. Da ottobre il divieto vale anche per le vetture diesel Euro 4.

AREA B A MILANO NEI PRIMI 6 MESI DI ATTIVAZIONE

Nei giorni scorsi sono stati elaborati i dati relativi ai primi 6 mesi di attivazione di Area B, che, come detto, hanno rilevato una diminuzione di passaggi in ingresso in città di circa il 13%. Dato che si traduce in circa 12 mila transiti veicolari in meno ogni giorno. Mentre durante l’ultima settimana di gennaio 2019, utilizzata come campione, c’erano stati circa 89 mila transiti giornalieri. I numeri si riferiscono al semestre che va da aprile a settembre 2019. Questo perché Area B è entrata in vigore il 25 febbraio, ma il mese di marzo è stato utilizzato per il pre-esercizio, come previsto dalla norma.

IL TRANSITO IN AREA B A MILANO

Al momento sono presenti 186 varchi di accesso ad Area B di cui 15 controllati da telecamere, ed è proprio su questi che si è concentrato il monitoraggio dei transiti. Che tra le altre cose ha consentito pure di verificare che l’orario di punta nei giorni feriali c’è stato tra le 7:30 e le 9, con una media complessiva, nelle 15 strade, di 4.500 transiti ogni 30 minuti, ovvero 150 veicoli al minuto. Il picco pomeridiano feriale è stato tra le 17 e le 19 con una media di 4.000 transiti ogni 30 minuti, tradotto in 133 veicoli al minuto. Negli stessi orari, il traffico si riduce a 1/3 il sabato mattina ed è pari a 2/3 il sabato e la domenica pomeriggio. Invece non c’è quasi nessuna variazione tra i giorni feriali e festivi per le fasce orarie non di punta, in particolare tra le 10:30 e le 13 e dopo le 21.

IL VERO BILANCIO SU AREA B DI MILANO SI POTRÀ FARE SOLO TRA UN ANNO

“Questi primi sei mesi rappresentano un primo deciso passo nell’attuazione di Area B a Milano”, ha dichiarato Marco Granelli, l’assessore alla Mobilità, commentando i dati sulla Ztl. “Che dimostra con questi numeri di essere una misura potenzialmente efficace. Certamente siamo ai primi passi e il vero bilancio potrà essere definito solamente quando tutte le telecamere saranno posate e quindi fra circa un anno (si prevede in autunno del 2020, ndr). Ma intanto i segnali concreti ci sono. E siamo certi che Area B, Area C, i potenziamenti del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, insieme ai comportamenti dei cittadini, ci aiuteranno nell’obiettivo di diminuire la congestione e l’inquinamento dell’aria e di procedere decisi verso una città che vuole combattere urgentemente e concretamente l’alterazione climatica del pianeta”.

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Emissioni auto: il 25% della potenza mondiale viene dai motori a scoppio

di Nicodemo Angì

emissioni-auto

Le emissioni auto sono abbondanti ma i motori appaiono puliti: sprigionano il 25% della potenza mondiale ma pesano il 10% dei gas inquinanti. È per questo che 37 scienziati pensano che svilupparli ulteriormente vada a favore dell’ambiente. L’automotive è in una fase turbolenta, nella quale si intrecciano questioni ambientali, strascichi del Dieselgate, strette regolamentari e nuovi modelli di mobilità e tecnologici. Pensiamo ai diversi approcci nel costruire le auto elettriche e alla difficoltà di prevederne la diffusione, come riferito da un fornitore. In questa situazione incerta arriva un importante endorsement da 37 eminenti scienziati che hanno pubblicato un editoriale sull’International Journal of Engine Research (IJER). Le loro conclusioni favoriscono i motori classici perché “i trasporti non diventeranno completamente elettrici per diversi decenni, se non mai”.

EMISSIONI AUTO AL 10%

Un discorso simile viene fatto per le fonti energetiche: “è chiaro che la generazione dell’energia non diventerà completamente rinnovabile”. In questo quadro le ricerche sui motori a combustione, tese a migliorare l’efficienza e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, sono estremamente interessanti. I 37 scienziati ritengono che motori “flessibili” ad alta efficienza e soluzioni ibride saranno importanti per ridurre consumi e emissioni, anche dei gas serra. I motori a combustione alimentati da combustibili fossili generano il 25% della potenza mondiale, circa 3.000 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio/anno su 13.000. Ma quanto pesano le emissioni auto sul totale globale? I motori producono “soltanto” il 10% del totale mondiale di gas serra che, ricordiamolo, vedono un contributo importante nel Metano, più pericoloso della CO2. Sappiamo poi che anche l’aviazione civile emette molta anidride carbonica: è una quota minoritaria che però cresce senza controllo.

COME RIDURRE LE EMISSIONI AUTO?

Gli scienziati richiamano poi l’attenzione sul fatto che le persone scelgono il tipo di propulsione in base a vari fattori, incluso il costo. Sappiamo che le automobili elettriche e ibride sono ancora piuttosto costose da acquistare, anche se recuperano nella manutenzione e nei consumi equivalenti. Questi 37 scienziati, ovviamente motivati perché hanno scritto sul IJER, danno diverse risposte alla fondamentale domanda: come ridurre le emissioni auto? La premessa è che le ricerche “trarrebbero sicuramente beneficio dalle collaborazioni mondiali tra ricercatori di industrie, laboratori governativi e università“. Si fa notare che catalizzatori, filtri antiparticolato ad alta filtrazione e gli SCR a urea stanno abbassando le emissioni di NOx a soli 15-20 mg/km. Pensando al particolato l’impatto di pneumatici e freni è già maggiore di quello dei motori più evoluti: circa 50 mg/km contro 5 mg/km.

MOTORI A SCOPPIO A TUTELA DELL’AMBIENTE

I 37 firmatari dell’editoriale indicano vari settori che potrebbero migliorare ancor di più efficienza e pulizia degli ICE. L’uso di pressioni d’iniezione molto elevate e miglioramenti meccanici, insieme a miscele molto “magre”, come quelle dei motori ibridi modulari Mahle con precamera, sono fra queste. Sono possibili miglioramenti nella “respirazione” del motore: studio dei condotti, sovralimentazione migliorata, combustione a bassa temperatura e distribuzione a fasatura variabile. Altri vantaggi sono possibili lavorando sull’EGR, sul già efficiente ciclo Miller e sul recupero dell’energia residua dei gas di scarico. L’elettrificazione migliora significativamente l’efficienza termica, che potrebbe salire oltre il 50%; un contributo verrà anche dai range extender, i cui motori ottimizzati sarebbero molto efficienti. Si indicano anche la lubrificazione del motore, soprattutto nei sistemi elettrificati che funzionano con velocità e carichi più limitati.

TEMPERATURE E CARBURANTI SPECIALI

Occorre migliorare l’efficienza a freddo di motore e sistemi di trattamento dello scarico mentre sono promettenti l’alimentazione mista gasolio/gas naturale e l’iniezione diretta di gas. I grandi motori a gas naturale, come quelli delle navi e delle centrali a cogenerazione, vanno migliorati per efficienza termica ed emissioni allo scarico. I carburanti “surplus” a basso numero di ottano sono interessanti così come i biocarburanti e quelli sintetici, magari additivati con componenti innovativi come l’NH3. Viene data grande importanza agli strumenti di ricerca come la simulazione fluidodinamica CFD, utilissima per capire meglio fenomeni complessi come la combustione. Quali conclusioni traggono quindi gli esperti sulle emissioni auto? Il prossimo futuro vedrà i trasporti operati da soluzioni che “mixano” motori a combustione, propulsori a batteria e ibridi insieme ai classici veicoli convenzionali. Le ricerche fervono e c’è molto bisogno di menti giovani e brillanti: fatevi sotto per il futuro!

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Autobus italiani tra i più vecchi d’Europa, hanno oltre 11 anni

di Donato D'Ambrosi

Viaggiare in autobus è sicuro

Gli autobus italiani sono tra i peggiori d’Europa: lo rivela un’indagine del Centro studi Continental. In media i bus in Italia hanno 4 anni in più rispetto al resto degli Stati membri. Tra le regioni italiane con gli autobus più vecchi c’è la Sardegna, dove solo 1 mezzo su 10 ha meno di 6 anni.

L’ETA’ DEGLI AUTOBUS TRA ITALIA ED EUROPA

L’80,4% degli autobus in circolazione in Italia è stato immatricolato fino al 2012 e solo il 19,6% a partire dal 2013, e quindi negli ultimi sei anni. Sono i dati elaborati dal Centro Ricerche Continental Autocarro su quelli ACI. Il parco circolante di autobus continua a crescere (nel 2018 ha superato 100.000 veicoli con un calo di immatricolazioni rispetto all’anno precedente. Questi due elementi causano l’aumento dell’età media del parco circolante di autobus in Italia poiché si continuano a mantenere in circolazione anche gli autobus più vecchi e il tasso di sostituzione è molto basso. In Italia gli autobus in circolazione hanno circa 11,4 anni di media, a fronte dell’età media europea di circa 7,5 anni.

AUTOBUS VECCHI E MENO SICURI

Le conseguenze di questa situazione sono intuitive, in termini di minore sicurezza della circolazione e di maggior impatto ambientale, afferma Continental. Gli autobus più vecchi ancora in circolazione, infatti, hanno dispositivi di sicurezza non aggiornati con le tecnologie più recenti. Allo stesso tempo presentano livelli di emissioni di sostanze inquinanti più alti rispetto ai mezzi di ultima generazione. Il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile prevede il rinnovo del parco autobus con mezzi a basso impatto per 3,7 miliardi di euro nel periodo 2019-2033. Il piano prevede la sostituzione degli autobus per trasporto pubblico locale con mezzi elettrici, a metano o a idrogeno. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere la tabella a tutta larghezza.

DOVE SONO I BUS PIU’ VECCHI D’ITALIA

La regione in cui vi è la maggior percentuale di autobus immatricolati fino al 2012 ancora in circolazione è la Sardegna (92,2% sul totale degli autobus in circolazione), seguita da Calabria (90,5%) e Basilicata (90,3%). Anche le posizioni successive della graduatoria sono occupate da regioni del Sud Italia. In generale la percentuale di autobus vecchi ancora in circolazione è maggiore al sud che nelle altre zone d’Italia. Questa tendenza è confermata anche se si prendono in considerazione i dati provinciali: infatti le province in cui la percentuale di autobus immatricolati fino al 2012 ancora in circolazione supera il 90% sono quasi tutte al sud (ad eccezione di Vercelli e Rieti) come testimoniato dalla tabella qui a lato.

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Torino: misure antismog dal 1° ottobre 2019, stop ai diesel Euro 3

di Raffaele Dambra

Torino misure antismog 2019

Esattamente come accadrà a Milano, con l’estensione del divieto d’accesso nell’Area B, da martedì 1° ottobre 2019 saranno in vigore a Torino nuove misure antismog finalizzate alla riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera. La novità principale riguarderà lo stop alle auto con motore diesel Euro 3, a prescindere dalle condizioni dell’aria. Ma se durante l’inverno si verificheranno significativi superamenti dei valori limite, le restrizioni toccheranno pure i diesel Euro 4 ed Euro 5. Queste misure antismog rientrano nell’accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano. Accordo di cui fanno parte, insieme al Piemonte, anche Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

TORINO: MISURE ANTISMOG 2019

In soldoni, le misure antismog in vigore a Torino e in altri 22 comuni della città metropolitana dal 1° ottobre 2019 (alcune confermate dall’anno passato, altre nuove), saranno queste:
– divieto di circolazione tutti i giorni (festivi compresi) per 24 ore di ogni veicolo M1 (autovetture), N1, N2, N3 con omologazione Euro 0, e dei soli diesel Euro 1;
– divieto di circolazione dalle ore 8:00 alle 19:00 nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì, dei veicoli M1, N1, N2, N3 dotati di motore diesel con omologazione uguale a Euro 2;
– il divieto di circolazione, dalle ore 8:00 alle 19:00, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì e nel solo periodo invernale (1 ottobre-31 marzo) dei veicoli M1, N1, N2, N3 dotati di motore diesel Euro 3.
– divieto di circolazione per 24 ore, nel solo periodo invernale (1 ottobre-31 marzo), di tutti i ciclomotori e i motocicli adibiti al trasporto di persone o merci con omologazione inferiore a Euro 1;
divieto per tutti i veicoli di sostare con il motore acceso.

MISURE ANTI INQUINAMENTO A TORINO: LIMITAZIONI TEMPORANEE

Come spiegavamo all’inizio, se si verificheranno significativi superamenti della soglia minima di inquinamento (limitatamente al periodo invernale), le misure antismog a Torino diventeranno ben più restrittive e riguarderanno altre categorie di veicoli. In particolare:
Allerta arancio (1° livello), attivata dopo 4 giorni consecutivi di superamento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10. Sarà disposto il divieto di circolazione anche dei diesel Euro 4 con queste modalità: 8:00-19:00 per le sole autovetture; 8:30-14:00 e 16:00-19:00 per i veicoli adibiti al trasporto merci (con diesel Euro 2 e 3 fermi anche sabato e festivi);
Allerta rossa di 2° livello, attivata dopo 10 giorni consecutivi di superamento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10. In aggiunta ai provvedimenti relativi all’allerta arancio e per gli stessi orari indicati, sarà estesa la limitazione della circolazione anche alle automobili e ai veicoli commerciali diesel Euro 5 immatricolati prima dell’1 gennaio 2013. E pure ai benzina Euro 1.
– infine, Allerta viola (3° livello), attivata dopo 20 giorni consecutivi di superamento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10. In aggiunta ai provvedimenti relativi alle allerte arancio e rossa e per gli stessi orari indicati, sarà disposto il divieto di circolazione anche ai diesel Euro 5 senza distinzioni dovute alla data di immatricolazione.

MISURE ANTISMOG 2019 A TORINO: ESENZIONI E DEROGHE

Le misure antismog previste dal 1° ottobre 2019 nella città di Torino e in diversi comuni dell’area metropolitana prevedono numerose esenzioni. Che vi invitiamo a consultare nell’Ordinanza 42 AA del 27/09/2019 scaricabile in basso cliccando sul tasto rosso Scarica PDF. Le deroghe riguarderanno per esempio i veicoli diretti presso officine e centri autorizzati al fine di effettuare la revisione o la rottamazione; i veicoli di interesse storico e collezionistico; i veicoli utilizzati per il trasporto di portatori di handicap e di soggetti affetti da gravi patologie. Tra le novità del 2019 segnaliamo l’introduzione di nuove esenzioni per i veicoli condotti da persone con ISEE famigliare inferiore a 14.000 euro; e per le autovetture con omologazione superiore a Euro 0 benzina ed Euro 1 diesel condotte da persone di almeno 70 anni. In entrambi i casi è necessario che i beneficiari non dispongano di altri veicoli esclusi dalle limitazioni; e che l’utilizzo sia limitato a un veicolo per ogni nucleo familiare. Nessun divieto di alcun tipo sarà inoltre disposto nei giorni 25 e 26 dicembre e 1° gennaio.

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Area B Milano 2019: è corsa all’acquisto di auto usate meno inquinanti

di Raffaele Dambra

Area B Milano 2019

Il 1° ottobre 2019 inizierà la nuova fase di Area B a Milano che prevede l’estensione dei limiti alla circolazione delle auto diesel nella superficie delimitata, attualmente interdetta alle vetture a gasolio Euro 0, 1, 2 e 3 senza FAP (ed Euro 0 benzina). Saranno interessate dal provvedimento specialmente le auto Euro 4 diesel senza FAP ed Euro 3 e 4 diesel con FAP di serie, portando a circa 160.000 il numero di vetture che non potranno più circolare nell’area. E per non farsi trovare impreparati, i cittadini milanesi hanno già iniziato ad adeguarsi alle nuove restrizioni, che anno dopo anno diventeranno sempre più stringenti fino all’abolizione totale dei diesel nel 2030, visto che nel primo semestre di quest’anno sono nettamente diminuiti gli acquisti di auto usate più vecchie, mentre sono cresciute le auto meno inquinanti.

AREA B MILANO SPINGE L’ACQUISTO DI AUTO USATE MENO INQUINANTI

Le statistiche elaborate dal centro studi di AutoScout24 sulla base dei dati ACI, mostrano infatti che da gennaio a giugno 2019 a Milano solo il 7,8% dei passaggi di proprietà di auto usate ha riguardato le classi già escluse da Area B (-43,7% rispetto allo stesso periodo del 2018). Viceversa sono aumentati gli acquisti riguardanti le vetture ad alimentazione tradizionale Euro 5 e 6 (+6,8%), che avranno ancora accesso per qualche anno, e quelle ibride ed elettriche (+17,6%). Ricordiamo che a Milano fino allo scorso anno il parco circolante era costituito da 693.084 auto, di cui il 23,6% appartenenti alle classi ambientali Euro 0 benzina ed Euro 0-1-2-3-4 diesel, quindi già colpite dal blocco o pronte per esserlo. Siamo quasi certi che al 31 dicembre 2019 quella percentuale sarà scesa di parecchio.

AUTO INQUINANTI NELLE ALTRE CITTÀ: BENE AOSTA E TRENTO, MALE NAPOLI

AutoScout24 ha fotografato anche il parco circolante di altre città, scoprendo che le città capoluogo di regione più virtuose sono Trento e Aosta, dove le auto più inquinanti sono rispettivamente del 4,7% e 4,9% sul totale. A Napoli, al contrario, sono il 43,1%, seguita da Campobasso (39,7%) e Potenza (38,6%). Milano quindi si colloca più o meno nel mezzo.

CHE COS’È AREA B DI MILANO

In vigore dallo scorso 25 febbraio, l’Area B di Milano copre gran parte del territorio cittadino e prevede il blocco della circolazione delle auto diesel più inquinanti nei giorni feriali dalle 7:30 alle 19:30 ((per i dettagli su tutti i tipi di vetture coinvolte, oggi e in futuro, vi rimandiamo alla nostra guida sulla Area B di Milano). A delimitare l’area ci sono 186 varchi elettronici, e chi entra senza averne diritto è sanzionato con una multa da 163 a 658 euro. In caso di recidiva nel biennio si applica la sospensione della patente da 15 a 30 giorni. Come detto, dal 1° ottobre 2019 i limiti riguarderanno queste vetture:
– auto Euro 4 diesel senza FAP;
– auto Euro 3 e 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,0045 g/km;
– le auto Euro 4 diesel con FAP di serie e senza valore nel campo V.5 carta circolazione (in assenza di valore nel campo V.5, è possibile dimostrare la conformità alla disciplina di Area B attraverso il certificato di omologazione rilasciato dalla casa produttrice del veicolo);
auto Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo il 31 dicembre 2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4.

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