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Le 10 auto usate più scontate in 2 mesi

di Redazione

Dalla pagina web Autouncle.it arriva una nuova interessante indagine. La ricerca condotta dal sito, noto per la vendita di auto usate, rivela quali sono le 10 vetture usate vendute al prezzo più scontato. Questo, prendendo in esame gli annunci degli ultimi due mesi. Ce n’è per tutti: dalla Multipla alla Jeep Grand Cherokee.

MULTIPLA PRIMA IN CLASSIFICA

Lo studio ha analizzato i dati relativi alle vendite di auto usate, uscite dopo il 2000, negli ultimi due mesi. La classifica è stata poi stilata non in base al modello venduto col prezzo più basso, ma prendendo come metro di misura il risparmio rispetto al prezzo di vendita originale. In questo modo, nella parte alta sono presenti i modelli che hanno una più alta percentuale di annunci a un prezzo d’occasione.  I risultati di questa indagine evidenziano come l’auto con più offerte è la Fiat Multipla. Quella di seconda generazione del 2005, con linee ammorbidite sul fronte. Il prezzo medio dell’usato per questo modello è di 3.000€.

SEGUONO AUDI, MERCEDES, BMW

Tutta un’altra fascia di prezzo e decisamente più recenti, le vetture classificate dal secondo al quinto posto. La seconda auto venduta a prezzi più scontati risulta essere la Audi A4 Allroad. La berlina stile suv della Casa dei Quattro Anelli uscita nel 2013. Terza in classifica, la Mercedes C220, che con un’età simile alla A4 Allroad (qui viene considerata la versione uscita nel 2014) ha dei prezzi leggermente più alti. A seguire quindi la BMW 420, che si attesta in quarta posizione con offerte simili a quelle della Mercedes. A chiudere il quintetto di testa, troviamo un’altra Audi, la A6. Non si tratta solitamente dell’ultima serie ma della sesta, la penultima, uscita da 10 anni. Questo risultato inoltre consolida la posizione della Casa tedesca nel segmento E.

LE ULTIME CINQUE

Cambiamo nuovamente genere con il sesto modello classificato, la Range Rover Sport. La suv di Land Rover caratterizzato dalla possibilità di avere fino a sette posti. Al settimo posto torna una vettura italiana: l’Alfa Romeo 159, la berlina a tre volumi diretta discendente della 156, uscita nel 2005. Segue la più potente vettura mai realizzata da Jeep, la Grand Cherokee TrackHawk. Oltre che ottava in questa classifica, è tra le suv di lusso meno costose nell’usato recente. Al penultimo posto troviamo un’altra auto prodotta nel Bel Paese, la Fiat Stilo, e a chiudere la Mitsubishi Pajero, il fuoristrada giapponese più famoso. Quest’ultimo si distingue perché gode di un’ottima valutazione anche se vecchio e molto usato: un modello di 20 anni con 350.000 km è venduto a un prezzo che si aggira attorno ai 4.000€.

L'articolo Le 10 auto usate più scontate in 2 mesi proviene da SicurAUTO.it.

Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine

di Donato D'Ambrosi

L’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida di SicurAUTO.it mette in luce i costi reali di manutenzione ordinaria delle auto elettriche e ibride svelando la spesa che un’automobilista, o azienda, dovrà sostenere durante i primi 6 anni dall’acquisto. Sono state messe a confronto le 10 auto elettriche e le 10 auto ibride tra le più vendute in Europa (e a listino in Italia) con altrettanti modelli con motore a combustione interna.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Auto simili ma diverse sotto al cofano

Nell’indagine abbiamo messo a paragone lo stesso modello – ove possibile – nella variante elettrica o ibrida con quella con motore termico. Quando non è stato possibile confrontare le vetture elettriche/ibride con le rispettive varianti a combustione interna (perché non a listino), la scelta del modello di riferimento si è basata su un’auto di equivalente segmento, dimensioni e potenza, cercando di privilegiare i modelli dello stesso Gruppo o dello stesso Paese.

Il costo dei tagliandi presso le officine delle Case

I prezzi delle vetture si basano sui quelli a listino in vigore al 31 dicembre 2018, i modelli sono stati scelti in base alle vendite in Europa durante il primo semestre 2018 (dati Jato Dynamics) ed i costi sono basati sui piani di manutenzione ordinaria ufficiali, relativi ai tagliandi dei primi 6 anni. I costi sono stati ottenuti direttamente dalle Case o dai loro siti ufficiali (quando disponibili), elaborati da SicurAUTO.it e basati sui prezzi consigliati al pubblico, IVA inclusa. Ogni officina autorizzata o concessionario ha, ovviamente, un proprio margine commerciale entro il quale agire per attivare una sana concorrenza.

Cosa abbiamo tirato fuori dall’indagine

Nel confronto dei costi di manutenzione tra le circa 40 auto elettriche (EV – Electric Vehicle), ibride (HEV – Hybrid Electric Vehicle) e a combustione interna (ICE – Internal Combustion Engine) oggetto dell’indagine, è stata posta particolare attenzione anche alle ore di manodopera necessarie e ai ricambi che ad ogni tagliando vengono sostituiti.

Per ogni coppia di auto vengono evidenziate attraverso delle semplici infografiche;

– la spesa di manutenzione ordinaria complessiva nei primi 6 anni
– la differenza di costo tra le auto elettriche/ibride e quelle con motore termico
– la reale frequenza con cui bisogna andare in officina per ogni tagliando

Quando la differenza di costo del singolo tagliando, tra le auto elettriche/ibride e quelle “tradizionali”, è molto alta, viene evidenziata la voce di costo più influente nel tagliando più costoso.

Le auto scelte e le eccezioni di alcuni modelli

Per maggior chiarezza e comprensione dello studio specifichiamo alcune eccezioni presenti tra le auto scelte nell’indagine.

– per quanto fossero presenti due modelli Tesla tra le prime 10 auto elettriche vendute in Europa è stata considerata la sola Tesla Model S (+9% a maggio 2018 secondo Jato) alla Model X (-7% a maggio 2018 secondo Jato);
– le due smart EQ sono rimaste perché con numeri più consistenti e per capire se si vi era reale differenza sui costi di manutenzione tra modelli di dimensioni e target differenti;
– la Jaguar I-Pace, per quanto ancora molto giovane come modello, è stata inserita nell’indagine essendo una delle più recenti ed innovative;
– la BMW i3, 4^ nella classifica Jato, è stata sostituita dalla Hyundai Kona EV, per indisponibilità di BMW a contribuire all’indagine;
– tutti i modelli di auto a combustione interna sono stati scelti con motore a benzina (di norma più economico rispetto al Diesel), fa eccezione la Pulsar, unica diesel dell’indagine, poiché non disponibile con motore benzina quando la scelta delle auto era già stata chiusa.

Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

L'articolo Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine proviene da SicurAUTO.it.

Gli infotainment danno più problemi sulle auto, l’indagine JD Power 2019

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse dovranno dimostrare di essere più smart di quelle oggi in vendita con sofisticati sistemi d’infotainment. Secondo l’ultimo rapporto di JD Power sui difetti delle auto, i sistemi ACEN (Audio, Communication, Entertainment and Navigation) rappresentano almeno la metà dei difetti più frequenti. Tra le auto migliori vendute nel Regno Unito, Peugeot si colloca al primo posto, mentre solo un Brand Premium rappresenta le auto di lusso.

L’INDAGINE JD POWER IN UK

L’indagine condotta da JD Power “Vehicle Dependability Study 2019” analizza i difetti più frequenti lamentati dai consumatori su veicoli acquistati tra il 2015 e il 2018 in UK. La classifica qui sotto delle marche meno problematiche, tiene conto dei difetti registrati ogni 100 veicoli di ogni Costruttore. Tra le varie lamentele dei clienti delle Case ci sono 177 voci diverse in 8 categorie. Tra queste, i sistemi d’infotainmet più complessi sono anche quelli più problematici. Come riporta JD Power, i sistemi ACEN sono migliorati rispetto al rapporto precedente, ma rappresentano ancora 16,6 PP100 (problemi ogni 100 auto) dello stesso Brand. I consumatori lamentano difficoltà con Bluetooth integrato, comandi vocali, sistema di navigazione e ricezione della radio, che dal 2020 sarà DAB+ su tutte le auto.

I DIFETTI PIU’ FREQUENTI

Le categorie che contano più problemi sono l’esperienza di guida, comandi, ACEN, sedili, climatizzatore, interni, motore e trasmissione. Complessivamente la differenziazione dei brand e l’adozione di sistemi di sicurezza attiva influenzano le medie. Il punteggio globale di sistemi come il monitoraggio di angoli ciechi ha una difettosità di 2,4 PP100 (1,8 PP100 per le auto di massa e 4 PP100 per quelle premium). Secondo JD Power è molto maggiore di sistemi come il Keyless e il Cruise Control che si fermano mediamente a 1,5%. I guasti al motore (12% in media) sono quelli che maggiormente influenzano la scelta dell’auto successiva. Mentre i difetti (soprattutto ai sistemi ACEN) sulle auto ibride ed elettriche sono maggiori che sulle auto a combustione, tuttavia non sono reputati determinanti per il futuro acquisto.

I BRAND MIGLIORI E QUELLI PIU’ VENDUTI

Tra i Brand che hanno ricevuto meno lamentele da 11.530 proprietari in UK dopo l’acquisto ed entro i primi 3 mesi c’è Peugeot (77 problemi ogni 100 auto vendute). Al secondo posto c’è Skoda (80%) seguita da Hyundai (90 PP100) che negli USA gode di ben altra reputazione tra i clienti. Tra i Brand premium Volvo è al primo 10^ posto con 106 PP100 e anticipa Mercedes-Benz (136 PP100) al 20^ posto. Vauxhall, molto diffusa in UK al 6^ posto è più apprezzata per i modelli Mokka e MokkaX.  Secondo i dati di vendite 2018 nel Regno Unito, la Ford si è confermata con la Fiesta il brand preferito, ma nella classifica JD Power si piazza 9^. Al secondo posto nelle vendite poi c’è Volkswagen, con la Golf, al 12^ posto con 113 difetti PP100. Infine Nissan, al terzo posto con la Qashqai nelle vendite, manca al 4^ posto della classifica JD Power con 94.

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Assistenti vocali indispensabili per l’80% degli automobilisti USA

di Antonio Elia Migliozzi

Gli assistenti vocali arrivano in auto. La società di consulenza JD Power ha fatto una ricerca per capire cosa pensano i consumatori di queste tecnologie e se le vorrebbero in auto. Gli intervistati hanno un veicolo entro i 5 anni di età che monta un assistente vocale. La loro opinione è stata quindi utile anche per capire come questi sistemi debbano migliorare. Dallo studio emerge che il 59% degli intervistati è interessato a comprare l’auto di un brand che propone a bordo un assistente vocale. Lo sviluppo di queste tecnologie ha permesso di migliorare la soddisfazione degli utenti. Nel 2018 il 5,7% degli utenti ha avuto problemi nell’utilizzo del proprio assistente ma erano l’8,7% nel 2015.

ASSISTENTE 2.0

Degli assistenti vocali si è parlato per decenni senza offrire nulla di concreto al mercato. Negli ultimi anni grazie a cloud computing e machine learning, la tecnologia informatica è in grado di elaborare milioni di parole e ha permesso di realizzare questo sogno. Per un computer comprendere il contesto di una conversazione in modo chiaro non era mai stato possibile. Grazie ai progressi nella potenza di calcolo, la tecnologia vocale ha iniziato a cambiare le nostre giornate. Con un comando semplice e naturale come la voce, le persone di tutte le età possono facilmente completare attività quotidiane. Dalla riproduzione della musica alla lettura delle notizie tutto avviene senza muovere un dito. Si tratta di progressi incredibili ma non certo di un punto di arrivo. Una indagine JD Power ascolta l’opinione dei possessori americani di questi dispositivi per capire come stanno cambiando la vita anche in auto.

VOCE AL CENTRO

Sempre più aziende cercano di estendere l’utilizzo della voce all’auto. Secondo lo studio il 76% degli intervistati vuole in auto un assistente vocale della stessa marca di quello che ha già a casa. Spesso ci sono problemi di utilizzo e incomprensioni che danneggiano la user experience. J.D. Power ha creato un modello composto da quattro elementi per andare più a fondo: comprensibilità, usabilità, fiducia e utilità. Ogni elemento della User Experience è strettamente legato e capace di fare la differenza. Comprensibilità e usabilità sono molto importanti perché avvicinano il consumatore alla tecnologia e gli fanno costruire una relazione con essa. Le persone che usano servizi vocali basati sullo smartphone connesso all’auto sono le più soddisfatte. Il campione ha valutato l’esperienza come 7,37 su una scala di 10 punti. Sulle ultime auto non sono pochi i sistemi di infotainment che permettono di usare l’assistente vocale dello smartphone.

ESPERIENZA UTENTE

Se la voce è la forma più naturale di comunicazione per un essere umano per un computer non è immediata. Negli ultimi anni i proprietari di veicoli identificano i tradizionali sistemi di riconoscimento vocale come uno dei primi tre problemi. Questo è dovuto alla difficoltà nel capire come funzionano e dalla frustrazione per le sue funzionalità limitate. Su una scala di 10 i problemi degli utenti sono calati passando al 5,7% nel 2018, rispetto all’8,7% del 2015. Come detto oggi molti utenti usano un assistente vocale grazie mirroring degli smartphone come Apple CarPlay o Android Auto. Ci sono anche sistemi nativi come Alexa Auto già presente su Ford, Toyota e Seat. Interessanti anche i dispositivi aftermarket come quelli di Anker, Garmin e della stessa Amazon che portano gli assistenti vocali anche sulle auto meno recenti.

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L’auto del futuro? il 41% degli italiani la vuole ibrida

di Redazione

Come sarà l’auto del futuro? Facile rispondere a questa domanda: sarà elettrica, iperconnessa e a guida autonoma. Ma come vogliono gli italiani l’auto del futuro? Rispondere a questo quesito ha delle incognite in più. La famosa società di consulenza Deloitte, e più precisamente la propria divisione “automotive”, ha realizzato un’indagine per capirne di più. Lo studio si è basato sui dati raccolti intervistando oltre 20.000 automobilisti provenienti da 17 Paesi di tutto il mondo. Italiani inclusi.

PRIMI PER L’ELETTRIFICAZIONE

Il primo dato che balza all’occhio riguarda l’apprezzamento degli italiani verso le auto ibride o elettriche. Ben il 41% degli intervistati del nostro Paese spera che in futuro le auto sia elettrificate. Da questo punto di vista, siamo i primi in Europa. Solo Cina e Giappone, rispettivamente con un 46% e un 44%, hanno una preferenza più spiccata verso questo tipo di alimentazione. Gli Usa, al contrario, non vanno oltre un modesto 22%.

IL DOMANI SARÀ CONNESSO

Parlando invece di tecnologie inerenti l’infotainment, lo studio ha voluto capire come si distribuisce geograficamente la propensione a pagare un sovrapprezzo per avere accesso a una maggiore connettività a bordo. Anche da questo punto di vista, gli italiani hanno mostrato di essere tra i maggiori estimatori delle auto connesse (60% delle preferenze). Si sono piazzati prima di Stati Uniti (47%), Regno Unito (45%), Francia (36%) e Germania (35%). Addirittura, nel 72% dei casi si sono detti propensi a pagare di più per avere maggiore connettività a bordo. Curioso notare che, sempre parlando di automobilisti del Belpaese, questi siano i meno preoccupati di dover fornire i propri dati personali ai dispositivi connessi presenti a bordo delle auto. E lo stesso vale per il rischio di hackeraggio.

LA GUIDA AUTONOMA CONTINUA A FAR PAURA

Ormai è assodato: le auto a guida autonoma sono viste con diffidenza. Le iniziative per combatterla non mancano. I dati raccolti dall’indagine in oggetto hanno mostrato che il 29% degli italiani continua a ritenere le auto che si guidano da sole non sicure. L’opinione nasce, nel 53% degli intervistati, a seguito delle notizie degli incidenti in cui le auto a guida autonoma sono state coinvolte. Per questo motivo, il 63% dei “nostri” intervistati ritiene necessario un controllo serrato da parte di governi e istituzioni. Restando in tema guida autonoma, la fiducia nei veicoli prodotti da Case automobilistiche tradizionali è calata dal 51% al 36%, mentre quella verso le auto prodotte da aziende che operano nel campo della tecnologia è salita leggermente passando dal 26% al 30%.

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Guida autonoma: negli USA il 71% è preoccupato dagli incidenti

di Antonio Elia Migliozzi

Il settore automotive si apre alla rivoluzione tecnologica più importante della sua storia. La guida autonoma e connessa rappresenta una sfida per tutti i costruttori ma restano davvero tante incognite senza risposta. Ecco che uno studio mette in luce che il 71% degli automobilisti intervistati non ha alcun interesse a salire a bordo di un veicolo a guida autonoma e si dice spaventato. A pesare in negativo sono stati gli incidenti che hanno coinvolto acune vetture in fase di test; tristemente noto quello che ha visto un mezzo Uber investire ed uccidere un pedone negli Usa. Eppure, prosegue l’AAA, è tutta questione di fiducia perché il 68% dei driver che ha guidato con l’aiuto degli ultimi ADAS ha maggiore propensione a fidarsi di queste funzionalità rispetto ai conducenti che non le possiedono. Vediamo i dettagli.

QUESTIONE DI DIFFIDENZA

Il sondaggio svolto dall’istituto di ricerca AAA ha rilevato che il 71% delle persone ha paura di viaggiare a bordo di veicoli completamente autonomi. I dati indicano che il sentimento generale non è ancora tornato ai livelli precedenti agli incidenti che hanno coinvolto alcuni veicoli in fase di test; prima era “solo” il 63% a manifestare timori. Secondo lo studio la chiave per aiutare i consumatori a sentirsi maggiormente a proprio agio sui veicoli a guida completamente autonoma sarà il contatto vero con le auto autonome pronte per il commercio. Secondo Greg Brannon, direttore del dipartimento Automotive Engineering presso l’AAA “Avere l’opportunità di interagire con la tecnologia dei veicoli parzialmente o completamente automatizzata contribuirà a rimuovere alcuni dei dubbi che i consumatori hanno e ad aprire la porta per una maggiore accettazione” (Leggi Seat punta sul futuro 5G).

IL SONDAGGIO

L’esperienza sembra, infatti, giocare un ruolo chiave nell’impatto delle nuove tecnologie sul mercato. Oggi molte auto circolanti sono dotate di sistemi avanzati di assistenza alla guida, i cosiddetti ADAS, il cui funzionamento si lega a molte tecnologie che vederemo sui veicoli completamente autonomi. Il recente sondaggio AAA ha rivelato che un’interazione regolare con gli ultimi sistemi ADAS come l’assistenza al mantenimento di corsia, il cruise control adattivo, la frenata automatica di emergenza ed il parcheggio automatizzato migliorano significativamente il livello di fiducia del consumatore medio. In media, i conducenti che hanno una di queste quattro tecnologie sulla propria auto hanno circa il 68% di probabilità in più di fidarsi di queste funzionalità rispetto ai conducenti che non le possiedono. Dallo studio emerge che gli americani sono ricettivi all’idea della tecnologia dei veicoli automatici in applicazioni più limitate. Circa la metà, parliamo del 53%, si trova a proprio agio con le forme di trasporto a bassa velocità e a breve distanza, mentre “solo” il 44% vede i buon occhio mezzi completamente autonomi per la consegna di cibo o pacchi. Sul trasporto persone solamente uno su cinque è favorevole alla guida autonoma (Leggi big data una risorsa ancora inesplorata).

I TIMORI

“Nonostante le paure ancora alte, lo studio AAA mostra anche che gli americani sono disposti a compiere piccoli passi verso l’integrazione di questo tipo di tecnologia nelle loro vite, ha continuato Brannon, il quale si dice comunque certo che “L’esposizione pratica in ambienti più controllati e a basso rischio accoppiati a un’educazione più forte giocherà un ruolo chiave nell’attenuare i timori riguardo alle auto a guida autonoma”. Attualmente, più della metà degli americani (55%) pensa che entro il 2029, la maggior parte delle auto avrà la capacità di guidare da sola. Insomma questo sondaggio, condotto a gennaio 2019 su un campione di 1.008 soggetti dai 18 anni in su, ci restituisce uno spaccato vero dell’opinione pubblica in uno dei paesi maggiormente esposto nel settore. Sarà veramente questione di tempo e fiducia? Non resta che aspettare.

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I 5 lavori “digitali” che saranno più richiesti nel settore auto

di Antonio Elia Migliozzi

Che il settore dell’auto sia alle prese con un cambiamento di rotta epocale è ormai evidente a tutti. Ecco allora che nel trambusto del cambiamento si aprono spiragli interessanti per una serie di nuove figure lavorative pronte all’inserimento in azienda. Il mondo del digital porta tutta la filiera, dalla casa madre alle concessionarie, a dover ripensare le relazioni reciproche e le dinamiche di comunicazione con il cliente. Spazio quindi al custumer advisor, automotive digital manager e agli stessi influencer chiamati a catalizzare le informazioni. Insomma orizzonti nuovi che presuppongono conoscenze specifiche e dettagliate della materia e, magari, una passione per il settore dell’auto. Ecco tutte le nuove figure.

AUTOMOTIVE AL BIVIO

Il digitale sta radicalmente cambiando le nostre vite. Tutto nel mondo in cui viviamo è influenzato da dinamiche che spesso ci sfuggono ma che passano attraverso internet e nuovi media. Tutti questi canali creano nei consumatori nuove esigenze e nuovi bisogni, a cui le aziende sono chiamate a rispondere. Non è da meno il settore settore automotive sebbene, come dimostra l’ultima ricerca condotta dalla società di consulenza MotorK, resti ancora molto da fare. La forte settorialità che contraddistingue da sempre questo ambito richiede uno specifico approccio ai problemi e figure specializzate nel settore. Ecco allora che per il futuro le opportunità lavorative non mancheranno. Come precisano dal team di ricerca, il 75% dei concessionari italiani ha dichiarato di voler aumentare il numero di persone impiegate nell’area web e digital all’interno della propria azienda (Leggi le novità di FCA al Salone dell’auto di Ginevra).

LE NUOVE FIGURE

Vediamo allora quali saranno le mansioni più richieste nel settore automotive. Partiamo dal Customer Advisor che si rende sempre più necessario vista l’importanza ricoperta dalla scelta dell’auto nuova. Un consulente super partes è chiamato a supportare tutto il processo decisionale dei clienti in maniera discreta e competente. A cominciare dalla scelta del modello, passando per gli aspetti finanziari del caso, l’advisor si occupa anche dell’assistenza post vendita. Si tratta di un lavoro da remoto che, tramite telefono, email e chat, risponde alle esigenze dei clienti. Altra figura emergente è quella dell’Automotive Digital Manager. Quest’ultimo opera all’interno della concessionaria e coordina tutti i processi digitali e le persone che li seguono. Si tratta di un vero esperto digitale che, specializzato nel settore automotive, possiede competenze certificate per svolgere funzioni manageriali legate allo sviluppo dei progetti web e digital (Leggi auto nuova le donne più preparate degli uomini).

ULTERIORI MARGINI

Come era prevedibile entra in classifica anche il Car Influencer. Qui si unisce la passione per i motori alla forte presenza nei social network. L’influencer costruisce uno storytelling attorno all’auto, raccontando agli utenti le ultime tendenze nel mondo dei motori, chiarendo tutti i dubbi più comuni tra i suoi utenti più attenti. Ruolo importante anche quello del BDC manager. Qui parliamo del responsabile del Business Development Center, ovvero del team che presso la concessionaria si occupa di comunicare con il cliente durante il processo di acquisto. Si tratta di un ruolo nevralgico che ruota attorno alla fidelizzazione del cliente. Ultima opportunità emergente è quella dello Small Data Analyst. Già da oggi le concessionarie più avanzate sfruttano i big data per svolgere un follow-up delle proprie attività. In questo modo sarà possibile creare modelli predittivi capaci di migliorare il servizio e ottimizzare le risorse a disposizione.

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