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Incidenti stradali in calo dell’80% per il Coronavirus in Italia

di Donato D'Ambrosi

Incidenti stradali estate 2019

L’emergenza Coronavirus in Italia ha ridotto drasticamente i numeri degli incidenti stradali, vittime e feriti della strada

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Incidenti stradali e Coronavirus: cosa sta cambiando nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Meno traffico in molti Paesi significa anche meno incidenti stradali con l’emergenza Coronavirus, ma non è sempre così in giro per il mondo

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Svizzera: le vittime della strada ai minimi storici dal 1940

di Donato D'Ambrosi

Incidenti stradali nell'UE

Nel 2019 la Svizzera riduce al minimo le vittime della strada dal 1940: calano morti e feriti negli incidenti stradali ma aumentano i pedoni investiti che attraversano

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Incidente stradale: il concorso di colpa del danneggiato è rilevabile d’ufficio

di Raffaele Dambra

Incidente stradale concorso di colpa

Nella verifica delle responsabilità di un incidente stradale, il concorso di colpa del danneggiato è rilevabile d'ufficio, come ha precisato la Corte di Cassazione

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Road Edge Detection: come l’auto riconosce i bordi della strada

di Donato D'Ambrosi

Con i sistemi di guida autonoma di Livello 2+ si sta diffondendo anche la capacità delle auto di riconoscere i bordi della strada: ecco come funziona il sistema Road Edge Detection

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Guida autonoma: più incidenti per distrazioni se le Case non fanno nulla

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di guida autonoma vanno modificati, l’IIHS richiama le Case auto: i conducenti sono troppo esposti al rischio di incidenti per distrazioni al volante

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Lesioni stradali gravi e gravissime: non si procederà più d’ufficio

di Raffaele Dambra

Lesioni stradali gravi e gravissime

Modifica in arrivo per il reato di lesioni stradali gravi e gravissime: nell'ipotesi base delineata dal comma 1 non si procederà più d’ufficio ma a querela

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Global Road Safety : -50% di vittime stradali entro il 2030

di Donato D'Ambrosi

La Svezia ha ospitato la conferenza globale sulla sicurezza stradale Global Road Safety, un evento che ha coinvolto i delegati da tutte le parti del mondo sui focus comuni necessari a ridurre i morti da incidenti stradali. Un evento che a dispetto della sua portata globale (la Svezia ha ospitato gli oltre 1.700 partecipanti provenienti da circa 140 paesi) è passato quasi nel silenzio in Italia. Ecco quali saranno gli impegni e gli obiettivi dei Paesi e dell’ONU nella riduzione delle vittime da incidenti stradali.

GLOBAL ROAD SAFETY: DIFFERENZE CON I PAESI POVERI

Durante le due giornate del Global Road Safety la VisionZero è stato il tema ricorrente su cui si sono collegati gli interventi dei delegati intervenuti alla conferenza. Lo scopo è stato sensibilizzare e coinvolgere sempre più la classe politica sui temi che riguardano la sicurezza stradale. Oltre ai numeri e alle best practice raccontate, il tema della sicurezza dei veicoli è stato al centro di un’installazione stabile realizzata dall’Amministrazione dei Trasporti svedese. Quello che succede in un incidente stradale tra veicoli di generazioni diverse, come in questo video, è un tema che soprattutto nei Paesi a basso reddito richiede provvedimenti mirati.

LE VITTIME DA INCIDENTI STRADALI NEL MONDO

Gli incidenti stradali provocano circa 1,35 milioni di vittime nel mondo ogni anno. Il 93% delle vittime della strada nel mondo si verificano in Paesi a basso e medio reddito, che hanno circa il 60% del parco auto circolante globale. E’ proprio qui, nei Paesi a basso e medio reddito, secondo i dati dell’OMS che si registra il maggior numero di vittime giovani (tra 5 e 29 anni) a causa di incidenti stradali. “È un prezzo inaccettabile da pagare per la mobilità. La maggior parte dei decessi e degli incidenti stradali può essere prevenuta, usando strategie comprovate“, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il Fondo di sicurezza stradale delle Nazioni Unite ha rivelato durante i lavori della Conferenza globale che sarà attuato un progetto da 4 milioni di dollari in 12 Paesi nel mondo.

VISION2030: AGIRE PER RIDURRE DEL 50% I MORTI SULLE STRADE NEL MONDO

Un ruolo chiave durante la Conferenza Global Road Safety , l’ha avuto la Svezia, con l’intervento di vari esponenti, dal Re di Svezia Carlo XVI Gustavo al Direttore dell’Amministrazione dei Trasporti svedese, Lena Erixon. Il monito comune è agire per evitare altri 500 milioni di morti stradali nei prossimi 10 anni. E il Patto di Stoccolma, sottoscritto durante la Conferenza Global Road Safety pone degli obiettivi chiari. “Riconosciamo la nostra responsabilità condivisa e chiediamo agli Stati membri di contribuire a ridurre le vittime della strada di almeno il 50% dal 2020 al 2030“, ha affermato Tomas Eneroth, Ministro delle Infrastrutture per la Svezia.

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Grazie ad Uber, -9% di incidenti stradali causati dall’alcol

di Donato D'Ambrosi

Uber negli USA

Uber è sotto i riflettori per le emissioni causate dalle auto, il traffico in aumento nelle strade e le condizioni di lavoro dei driver. Uno studio della Oxford University però attribuisce a Uber la diminuzione delle lesioni gravi negli incidenti stradali. Un traguardo nella riduzione degli incidenti stradali però controbilanciato in parte da dalle lesioni lievi negli incidenti stradali nel Regno Unito.

UBER E GLI INCIDENTI STRADALI GRAVI

Grazie a Uber gli incidenti stradali e le lesioni gravi provocate dall’alcol sarebbero diminuiti del 9%. Un dato che i ricercatori hanno tirato fuori confrontando gli incidenti stradali e il numero di corse nelle auto Uber dal lancio. Tra il 2016 e il 2018 infatti le corse di Uber sarebbero aumentate da 1 a 10 miliardi. In questo frangente gli studiosi hanno cercato una correlazione con gli incidenti stradali a Londra e in altre città fuori dal Regno Unito. La Oxford University sostiene che prima ancora di Uber, dagli anni ’60 le azioni del Governo hanno portato a un miglioramento della sicurezza stradale. Il trend ha rallentato notevolmente negli ultimi anni. Il dato positivo emerso dall’indagine è la riduzione di lesioni e incidenti stradali gravi legati all’alcol.

LE AUTO DI UBER CAUSEREBBERO PIU’ INCIDENTI TOTALI

L’ampliamento della disponibilità e la riduzione dei costi delle opzioni di trasporto alternative dovrebbero, in teoria, ridurre il numero di incidenti e decessi dovuti alla guida di bevande.” Ha dichiarato il prof. David Kirk del Dipartimento di sociologia della OU. Il numero minore di incidenti stradali gravi sarebbe però controbilanciato dall’aumento di incidenti lievi e lesioni minori. E questo sempre facendo riferimento a Uber si potrebbe spiegare dall’aumento delle auto ine del traffico in strada, sebbene non direttamente causate dalle auto Uber.  “Al contrario, continua Kirk, Uber potrebbe effettivamente aumentare gli incidenti stradali aumentando il numero di veicoli e miglia percorse su strade della Gran Bretagna”.

GLI INCIDENTI LIEVI E LE AUTO DI UBER DENTRO E FUORI LONDRA

Affermare in modo assoluto però che ci sia un legame tra Uber e gli incidenti stradali potrebbe essere azzardato secondo gli studiosi. Dai rilievi dei ricercatori Nicolò Cavalli (Bocconi) e Noli Brasile (UC-Davis), che hanno partecipato allo studio, il trend delle lesioni stradali cambia in base al Paese dove opera Uber. In generale lievi ferite (come distorsioni e contusioni) sono diminuite al di fuori di Londra dopo Uber, ma sono aumentate a Londra. “Un’interpretazione per il declino delle gravi lesioni stradali è che Uber può essere una forma sostitutiva di trasporto per i conducenti a rischio, compresi quelli cha hanno assunto alcol”.

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Zero incidenti mortali con pedoni ad Helsinki nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Il 2019 segna un traguardo importante per la sicurezza dei pedoni ad Helsinki: nessun pedone è stato ucciso in un incidente stradale. Un risultato mai raggiunto secondo i registri sugli incidenti in Finlandia dal 1960. Risultati che incoraggiano le autorità finlandesi a fare meglio anche sulle statistiche meno positive degli incidenti stradali. Vediamo come sono riusciti a raggiungere questo eccellente risultato.

ZERO PEDONI MORTI AD HELSINKI, MAI IN 60 ANNI

Il numero di incidenti mortali ad Helsinki è diminuito costantemente negli ultimi decenni, grazie alle misure adottate per migliorare la sicurezza sulle strade Finlandesi. Da una media di 20-30 vittime per incidenti stradali l’anno tra il 1980-90 si è passati a circa 7 morti in media l’anno nel 2010. “Il miglioramento della sicurezza del traffico è la somma di diversi fattori”, spiega Jussi Yli-Seppälä, Ingegnere Responsabile del Traffico a Helsinki.  La sicurezza del traffico è aumentata grazie al miglioramento dell’ambiente stradale, all’aumento del controllo del traffico, allo sviluppo di misure e tecnologie per la sicurezza dei veicoli e allo sviluppo di servizi di soccorso. Anche la riduzione dei limiti di velocità è stata un fattore chiave”.

COME E’ CAMBIATA LA SICUREZZA STRADALE AD HELSINKI

Tra il 2018 e il 2019 Helsinki ha abbassato a 30 km/h il limite di velocità nelle aree residenziali, 40 km/h nel centro città e 50 km/h fuori dai centri abitati. Sulla base degli incidenti stradali rilevati dalla Polizia finlandese, per la prima volta dal 1960 non ci sono state vittime ad Helsinki tra i pedoni. Per questo alcuni esperti hanno spinto a ricordare che, se si abbassano i limiti di velocità, il numero di pedoni uccisi di abbassa drasticamente. Se però si guardano le diverse categorie di utenti della strada, i bilanci continuano a sporcarsi di sangue. Nel 2019, tre persone sono morte ad Helsinki a causa di incidenti stradali: un automobilista e due motociclisti. Secondo le statistiche è il miglior bilancio negli incidenti stradali (se si esclude il 2016).

I PEDONI CHE RESTANO FERITI NEGLI INCIDENTI NON REGISTRATI

Nel 2019 oltre 400 persone sono rimaste ferite in incidenti stradali non mortali e di questi, 80 erano pedoni. Va considerato poi che le statistiche della Polizia finlandese potrebbero essere alterate dalle rilevazioni dei soli incidenti stradali che coinvolgono pedoni e veicoli. Il più delle volte se un pedone scivola non viene registrato come un incidente stradale. Anche per questo nei piani delle autorità locali è prevista l’installazione di 70 nuove telecamere per il controllo del traffico e modifiche agli attraversamenti pedonali nei punti della città ritenuti più pericolosi.

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46 pedoni investiti in un mese: quasi la metà per alcol o droga al volante

di Donato D'Ambrosi

Pedoni regole per attraversare la strada

Sono 46 i pedoni investiti in Italia dall’inizio dell’anno secondo i dati del nuovo osservatorio sulla sicurezza dei pedoni annunciato dall’ASAPS. Le persone investite nel 2020 sono vittime quasi in un caso su due di conducenti sotto effetto di alcol o droga o pirati della strada. Ecco tutti i numeri sulla sicurezza di chi attraversa sulle strisce o cammina a piedi in strada nell’iniziativa che punta a sensibilizzare la sicurezza dei pedoni investiti in Italia.

PEDONI INVESTITI E VITTIME DELLA STRADA

L’ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici Polizia Stradale) ha annunciato il nuovo “Osservatorio Pedoni” che riporta tutti gli incidenti stradali con pedoni e i numeri dei pedoni investiti in Italia. Basato sui rilievi delle Forze di Polizia e delle Polizie locali, l’Osservatorio Pedoni fa il primo bilancio sulle persone investite e uccise in Italia. “Con il nuovo Osservatorio vogliamo rilanciare il tema della tutela dei pedoni sulle strade.  Afferma Giordano Biserni Presidente ASAPS “Serve una maggiore consapevolezza di quello che accade e comunicarlo mensilmente può portare l’opinione pubblica a riflettere e a modificare i propri comportamenti.

QUANTI PEDONI SONO STATI UCCISI IN ITALIA A GENNAIO 2020

I primi numeri del 2020 sui pedoni investiti in Italia nel 2020 non sono ottimistici, sebbene inferiori, almeno per ora, rispetto ai dati del 2018. Come riporta l’ASAPS, almeno una ventina di persone investite a gennaio sarebbero in prognosi riservata e ricoverate in codice rosso. I dati certi invece riguardano 46 pedoni uccisi in strada dal 1 gennaio al 31 gennaio 2020, 26 uomini e 20 donne di cui 32 cittadini italiani e 14 pedoni di nazionalità straniera. La necessità di maggiore sicurezza dei pedoni e per i pedoni non fa distinzione di età: tra le vittime più giovani e quelle più anziane ci passano 68 anni. I pedoni più giovani investiti a gennaio 2020 sono due tedeschi di 21 anni, tra le 7 vittime dell’incidente stradale provocato in provincia di Bolzano da un conducente ubriaco.

PEDONI INVESTITI IN ITALIA, I DETTAGLI SU VEICOLI E REGIONI

I dettagli statistici sui pedoni investiti in Italia a gennaio 2020 vedono sempre più frequente l’alterazione psico-fisica del conducente. 11 pedoni sarebbero stati uccisi da conducenti in stato di “ebbrezza alcolica”, 2 pedoni vittime di conducenti sotto effetto di droghe. In 6 incidenti l’investitore è fuggito e in 1 caso l’investitore era un neo-patentato. Le auto si confermano il tipo di veicolo più coinvolto negli incidenti con pedoni (39 investimenti), seguito da autocarri (2 pedoni investiti) e 1 pedone ucciso da un autobus urbano. La stima non tiene conto dei casi di pirateria in cui non è stato possibile risalire al veicolo guidato dall’investitore. Tra le regioni invece il Lazio è terreno di gioco più svantaggioso per la sicurezza dei pedoni: 10 persone investite e uccise in 1 mese. La provincia autonoma di Bolzano conta 7 morti; 3 pedoni morti in Veneto e in Emilia Romagna; 2 pedoni vittime in Sardegna, Piemonte, Puglia e Molise; 1 vittima in Lombardia, Liguria, Calabria, Umbria, Sicilia, Basilicata, Campania.

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Incidenti stradali: nell’UE il 29% delle vittime sono pedoni e ciclisti

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali

Se in Norvegia e in particolare a Oslo hanno raggiunto risultati straordinari in tema di sicurezza dei ciclisti e dei pedoni, nei paesi dell’Unione Europea le cose vanno meno bene e, cosa peggiore, negli ultimi anni non si sono neppure registrati particolari progressi. Infatti, in base al rapporto dell’ETSC – European Transport Safety Council (il Consiglio Europeo della Sicurezza dei Trasporti), nel 2018 le vittime di incidenti stradali nell’UE sono risultati per il 29% proprio pedoni e ciclisti, gli utenti deboli della strada. Percentuale che in Italia scende al 25%, magra consolazione. In totale, tra il 2010 e il 2018, sulle strade europee sono morti 51.300 pedoni e 19.450 ciclisti. I decessi tra i ciclisti hanno subito una riduzione annua di appena lo 0,4%, ben otto volte inferiore rispetto a quella degli occupanti di veicoli a motore (-3,1%).

INCIDENTI STRADALI NELL’UE: MOLTE VITTIME TRA PEDONI E CICLISTI

Quel che è peggio è che, secondo l’ETSC, si tratta di dati molto probabilmente persino sottostimati. Non sempre, infatti, decessi e lesioni gravi di ciclisti e pedoni vengono registrati nelle statistiche in maniera corretta. Il rapporto ha constatato come la metà delle vittime tra gli utenti vulnerabili aveva più di 65 anni, e che la maggior parte degli investimenti dei pedoni avviene dopo le ore 18, momento in cui la visibilità, per alcuni mesi dell’anno, è inferiore.

PEDONI E CICLISTI VITTIME DI INCIDENTI STRADALI: IN ITALIA NON VA MOLTO MEGLIO

Sempre secondo i dati dell’ European Transport Safety Council, in Italia nel 2018 hanno perso la vita a causa di sinistri stradali ben 612 pedoni (-1,4%, ma in aumento negli ultimi 2 anni) e 219 ciclisti (-17,3%, a fronte di una diminuzione media pari a -19%). Si sono quindi avuti dei leggeri miglioramenti, ma nello stesso periodo le morti a bordo di autovetture sono diminuite maggiormente, del 21,9%. Nel nostro Paese, ancora nel 2018, i pedoni over 65 deceduti in incidenti stradali sono stati 364 (59,5% del totale), quelli in bicicletta 112 (51,1% del totale).

INCIDENTI STRADALI: PIÙ PISTE CICLABILI, MEZZI PUBBLICI E ZONE 30 PER SALVAGUARDARE I CICLISTI

È evidente, leggendo questi numeri, che il crescente uso della bicicletta nei centri urbani imponga a governi, autorità locali e produttori di autoveicoli di investire di più nelle misure di protezione di ciclisti e pedoni. Il rapporto ETSC suggerisce inoltre che la pianificazione urbana, soprattutto nei centri medio-piccoli, privilegi la possibilità di muoversi a piedi, in bici e con mezzi di trasporto pubblico invece che con auto private. E consiglia pure l’istituzione di zone 30 nelle aree altamente frequentate da pedoni e ciclisti.

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Volvo: i sistemi di sicurezza che hanno salvato 1 milione di vite

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di sicurezza Volvo hanno salvato 1 milione di vite da quando è stata introdotta per la prima vola la cintura di sicurezza in auto. Un traguardo che Volvo USA ha deciso di festeggiare con il concorso Volvo Safety Sunday con un premio di un dollaro per ogni vita salvata a chi costruirà l’auto sorteggiata tra quelle più sicure. Ecco i sistemi di sicurezza Volvo che salvato molte vite umane e cambiato il corso dell’evoluzione automotive.

LA CINTURA DI SICUREZZA, PRIMO SISTEMA DI SICUREZZA VOLVO PER TUTTI

In occasione del 61^ anno dall’introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo celebra il traguardo di 1 milione di vite salvate grazie ai sistemi di sicurezza in auto. L’approccio all’innovazione ha permesso di estendere le prime invenzioni anche ad altri Costruttori di auto, proprio come è stato con la concessione del brevetto della cintura di sicurezza.

I SISTEMI DI SICUREZZA VOLVO DAL 1959 AD OGGI

In nome della sicurezza, Volvo ha aperto il brevetto della cintura a tutte le Case automobilistiche – e la cintura rimane la tecnologia di sicurezza basilare per potersi salvare in caso d’incidente. Nel corso degli anni però i sistemi di sicurezza attiva e passiva di Volvo si sono moltiplicati sempre di più trovando una soluzione a situazioni di rischio per i passeggeri in caso d’incidente. Ecco qui sotto come è cambiata la sicurezza a bordo con i sistemi di sicurezza Volvo anno per anno:

– 1959: prima cintura di sicurezza a tre punti
– 1972: primo seggiolino per bambini rivolto all’indietro
– 1991: Sistema di protezione dagli impatti laterali (SIPS)
– 1998: Whiplash Protection System (WHIPS)
– 1998: airbag a tendina
– 2002: Sistema di protezione contro il ribaltamento (ROPS)
– 2003: Blind Spot Information System (BLIS)
– 2008: sistema di rilevamento delle collisioni City Safety
– 2010: rilevamento pedoni con freno completamente automatico
– 2013: rilevamento ciclisti
– 2014: protezione delle vie di fuga
– 2016: Connected Safety (avviso stradale scivoloso, avviso di pericolo)
– 2019: Iniziativa E.V.A (Equal Vehicles for All) e condivisione dei dati.

VOLVO SAFETY SUNDAY, I SISTEMI DI SICUREZZA AL CENTRO DEL CONCORSO USA

Volvo Car USA ha annunciato Volvo Safety Sunday, l’impegno a regalare 1 milione di dollari in auto durante la più grande serata di calcio del 2 febbraio 2020 negli USA. Per avere la possibilità di vincere, i concorrenti devono prima visitare VolvoSafetySunday.com dove saranno invitati a progettare la propria auto Volvo e presentare un codice di configurazione univoco tra il 20 gennaio 2020 e poco prima del calcio d’inizio del 2 febbraio 2020.

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I giovani 18-24 fanno più incidenti da soli: l’indagine 2019 in Germania

di Donato D'Ambrosi

I giovani tra 18 e 24 anni al volante sono sempre meno esperti, lo rivela un’indagine dell’Automobile Club Tedesco che ha analizzato le cause di incidenti con una sola auto in Germania. Nonostante la percentuale di mortalità giovanile sia diminuita del 28%, il 30% dei giovani esce fuori strada o fa un incidente solitario più degli anziani (19%). Ecco dove e perché si sono verificati più incidenti in Germania che hanno richiesto l’intervento dell’elisoccorso ADAC.

INCIDENTI FREQUENTI ANCHE CON UNA SOLA AUTO TRA I GIOVANI

Dal 2008 in Germania è possibile guidare un’auto da 17 anni purché ci sia una persona esperta accanto. Una misura che ha ridotto il numero di incidenti mortali di circa -18% negli ultimi 10 anni. Tuttavia l’inesperienza continua ad avere un’influenza importante sul numero di incidenti con una sola auto con al volante un giovane tra 18 e 24 anni. La velocità non adatta o eccessiva è la causa principale degli incidenti con al volante giovani guidatori. 1 indicente su 10 avviene in fase di sorpasso per un’errata valutazione delle condizioni del traffico. Mentre molti altri quando la velocità non è adatta alle condizioni dell’asfalto scivoloso o della curvatura della strada. In totale l’ADAC ha soccorso 702 conducenti tra 18 e 24 anni e 2083 conducenti di età maggiore.

LE CAUSE PRINCIPALI DEGLI INCIDENTI TRA GIOVANI 18-24 ENNI

L’alcol e la distrazione sono cause influenti sui giovani come sui guidatori più esperti. Chiaramente il report dell’ADAC è legato agli interventi in cui è stato richiesto l’elisoccorso. Questi rapporti quindi si riferiscono ad incidenti avvenuti per l’80% dei casi nelle aree extraurbane, mentre in area urbana intervengono altre unità di soccorso più adatte al contesto. Nella foto qui sotto si può capire, anche se in tedesco, che l’abbandono della corsia (46,5%) e la velocità inadatta (29,6%) siano maggiori tra 18 e 24 anni rispetto alla media degli altri guidatori. A seguire poi ci sono malore, alcol e sorpasso.

1 AUTO SU 2 IN MANO AI GIOVANI E’ POCO SICURA

Quello che emerge dal rapporto dell’ADAC è che le auto guidate da giovani conducenti hanno mediamente 1 anno in più di quelle possedute da conducenti più adulti. Non è certo una novità che ai neopatentati venga affidata la seconda auto di famiglia più vecchia o se ne compri una un po’ malmessa per fare pratica. L’ADAC dice che quasi la metà (il 46%) delle auto dei giovani coinvolti in un incidente aveva 11 anni o più (rispetto alla media del 37% di tutti i guidatori). Un aspetto da non sottovalutare quando la scarsa protezione di auto che a malapena avevano qualche airbag si combina con l’inesperienza dei conducenti giovani. Eco perché vi consigliamo sempre, a prescindere dall’età del conducente, di verificare quanto è sicura nei crash test l’auto che state per acquistare.

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Sonno al volante: il 12% si addormenta in auto mentre guida in UK

di Donato D'Ambrosi

Dormire in auto mentre si è alla guida provoca il 25% degli incidenti mortali nel Regno Unito e gli inglesi ne sono particolarmente preoccupati secondo un’indagine dell’Automobile Association. Il rischio di addormentarsi al volante è piuttosto frequente in UK dove almeno 1 guidatore su 8 è stato colto dal colpo di sonno. Ritmi di lavoro stressanti e guida notturna non aiutano a prevenire i rischi della stanchezza alla guida che l’AA racchiude nel video della sua campagna qui sotto.

1 INCIDENTE SU 4 IN UK PER I COLPI DI SONNO

L’associazione no-profit AA ha interrogato 20.561 conducenti in un sondaggio online sui rischi della stanchezza alla guida e i colpi di sonno al volante. Un guidatore inglese su otto (13%) ha ammesso di essersi addormentato al volante. Nonostante la stanchezza molti si sono messi ugualmente al volante. Quasi due quinti (37%) hanno confessato di essere stati così stanchi da temere di addormentarsi durante la guida. Secondo l’indagine inglese gli uomini (17%) hanno tre volte più probabilità delle donne (5%) di cedere al pericolo del sonno alla guida.

IL SONNO FA MENO PAURA DELLE ALTRE CAUSE DI INCIDENTI

Dall’indagine è emerso anche che c’è ancora poca consapevolezza del rischio di addormentarsi al volante soprattutto tra i giovani. “Le statistiche sui conducenti assonnati sono scioccanti, tanto più quando ti rendi conto che il problema è sottostimato.” Ha spiegato Edmund King Direttore dell’AA. “L’unica vera cura per la stanchezza è quella di riposare: se i conducenti si sentono stanchi o vengono avvisati dalla propria auto, devono fermarsi in un posto sicuro per una pausa”.

I GIOVANI IGNORANO IL RISCHIO DELLA STANCHEZZA ALLA GUIDA

I giovani dai 18 ai 24 anni, secondo il sondaggio sono più esposti a credere che la stanchezza al volante non influisce le loro capacità di guida. Lo pensa il 13% dei guidatori giovani rispetto al 2% di tutti i conducenti. I giovani conducenti – secondo i dati dell’AA – sono anche la categoria che anche se avvertono i sintomi del sonno continuano a guidare. Il 18% di chi non prende in considerazione una sosta rigenerante tra gli under 24 supera di molto la media del 3% di tutti gli altri conducenti che sottovalutano il pericolo del sonno al volante.

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Vittime della strada: nel 2018, 612 pedoni uccisi

di Donato D'Ambrosi

L’obiettivo 2020 è molto lontano e dai numeri dell’ISTAT sui pedoni investiti in Italia nel 2018 si capisce perché non diminuiscono i morti rispetto al minore numero di incidenti stradali. In Italia vengono investite oltre 20 mila persone in strada, di questi nel 2018 oltre 600 sono vittime della strada e del mancato rispetto delle regole.

GLI INCIDENTI STRADALI E LE VITTIME IN ITALIA NEL 2018

In Italia risultano in calo gli incidenti stradali nel 2018 di -1,6% ma l’ISTAT disegna uno scenario tutt’altro che positivo se si stringe il focus sui pedoni (+1,6% di vittime). Nel 2018 il numero di vittime della strada tra i pedoni è aumentato a 612. Un numero secondo per gravità solo a quello dei centauri morti nel 2018 (685) ugualmente in aumento. Un numero sconcertante se si guarda alle 21 mila persone investite ogni anno e all’ambito traguardo europeo 2020. Entro il 2020 i Paesi aderenti si sono impegnati a ridurre del 50% la mortalità rispetto al 2010. L’Italia (55) è al di sopra della media europea (49,1) di morti per milione di abitanti. Le vittime della strada più esposte in Italia sono i ragazzi tra 15 e 24 anni (12,4% del totale) e gli anziani tra 70 e 74 anni (6,7% del totale). Se da un lato diminuisce il numero di morti totali in incidente stradale nel 2018, dall’altro aumentano gli scooteristi investiti (+17,4%).

LE CITTA’ CON PIU’ VITTIME A PIEDI

Tra le persone investite da altri utenti della strada i pedoni sono la componente maggiore (oltre 21 mila), ma in media gli incidenti 665 feriti al giorno. In Italia è Roma la città con il primato negativo (57 pedoni investiti nel 2018), seguita da Milano (24 vittime) e Torino (12 pedoni uccisi). La causa principale deriva dal mancato rispetto delle regole e da infrastrutture poco manutenute: parcheggi in doppia fila, attraversamenti poco illuminati e segnalati, strisce scolorite. Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

LE CAUSE MAGGIORI DI INCIDENTI CHE FANNO PIU’ VITTIME

Secondo le rilevazioni dell’ISTAT il totale degli incidenti stradali produce un costo sociale di 17,1 miliardi di euro. In media le statistiche individuano tra le cause maggiori di tutti gli incidenti stradali in Italia (secondo le rilevazioni delle fdo) la distrazione (16,4%), mancata precedenza (14,2%) e velocità (10,2%). La dimostrazione che combattere la velocità con i tutor sulle autostrade non migliorerà la sicurezza delle strade. Urge rendere più solido il meccanismo di contestazione di quelle infrazioni pericolose, come la guida con lo smartphone e senza cintura allacciata.

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Incidente con autocarro: le 10 maggiori città con più sinistri

di Donato D'Ambrosi

Il tasso di incidenti degli autocarri in Italia è al 5,7%, vuol dire che quasi 6 veicoli industriali su 100 sono coinvolti in un incidente stradale. Tra gli autocarri sono inclusi anche gli autotreni e gli autosnodati. E’ un report elaborato dal Centro Ricerche Continental Autocarro sulla base dei dati sugli incidenti stradali in Italia nel 2018.

LE 10 CITTA’ CON PIU’ INCIDENTI DI AUTOCARRI

I dati sugli incidenti stradali degli autocarri in Italia sono resi noti dall’Istat e fanno riferimento sia agli incidenti a veicoli isolati sia agli incidenti tra più veicoli. La graduatoria delle dieci maggiori città italiane in base al tasso di incidentalità di autocarri vede al primo posto Bologna, città in cui l’8,1% dei veicoli coinvolti in un incidente stradale nel 2018 erano autocarri. A Bologna seguono Genova, con il 7,2%, e poi ancora Milano (5,9%), Torino (5,5%), Roma (4,8%), Firenze e Bari (3,7%), Palermo e Catania (2,7%) e Napoli (2,5%).

LE CAUSE DI INCIDENTI CON AUTOCARRI IN CITTA’

Gli autocarri sono una categoria di veicoli che si trova a circolare anche in città con evidenti difficoltà legate alle dimensioni, alle interazioni con gli altri utenti della strada e con infrastrutture che sono concepite per il traffico di veicoli molto più piccoli. Criticità che – secondo Continental – la tecnologia può mitigare assistendo gli autisti. Strade sempre più sicure sono infatti l’obiettivo di Vision Zero, la visione strategica del Gruppo Continental per i prossimi anni di zero vittime sulla strada.

LA TECNOLOGIA UTILE AD EVITARE INCIDENTI CON MEZZI PESANTI

Zero vittime, zero feriti e zero incidenti è l’ambizioso traguardo che il gruppo pone al centro della propria strategia di sviluppo di sistemi e prodotti in grado di assistere il conducente. Continental persegue questa mission producendo tutti i componenti indispensabili per rendere i veicoli intelligenti. Dai sistemi di controllo dinamici, sensori TPMS, sensoristica di bordo, sistemi di supporto alla guida, ecc. che, integrandosi tra loro, rendono i veicoli capaci di evitare incidenti.

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Incidenti stradali 2018: le strade più pericolose d’Italia nel rapporto ACI

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali strade più pericolose d’Italia

Nel 2018 le strade più pericolose d’Italia, in cui si è verificata la maggior densità di incidenti stradali, sono risultate la penetrazione urbana della A24 Roma-Teramo (nel tratto GRA-Portonaccio), il raccordo autostradale di Reggio Calabria e la Tangenziale Nord di Milano nel tratto in provincia di Monza. È quanto emerso dal rapporto “Localizzazione degli incidenti stradali 2018” diffuso dall’ACI che ha analizzato i 37.228 sinistri avvenuti in Italia lo scorso anno, di cui 1.166 mortali, che hanno causato 1.344 morti e 59.853 feriti.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA 2018: LA MAGGIOR PARTE NEI CENTRI ABITATI

Secondo lo studio dell’Automobile Club d’Italia, 76 incidenti su 100 si sono verificati nei centri abitati, 6 in autostrada e 18 su strade extraurbane principali e secondarie. In aumento, però, soltanto il numero delle vittime in autostrada (dato influenzato dalla tragedia del Ponte Morandi) e quello dei sinistri sulle strade extraurbane, tutto il resto è stabile o in diminuzione. Più in generale, prendendo come riferimento l’anno 2010, in otto anni gli incidenti stradali sono calati del 19,4% e i morti del 18,2%. Tuttavia, rispetto al 2017, gli incidenti sono pericolosamente risaliti del +1,5% e i decessi diminuiti soltanto di 1,6 punti percentuale.

LE STRADE PIÙ PERICOLOSE D’ITALIA 2018 SONO LE AUTOSTRADE URBANE

Nelle autostrade urbane avviene la maggiore densità di incidenti, soprattutto a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi. Ai primi cinque posti delle strade più pericolose d’Italia del 2018, non considerando i 16 incidenti a km sul raccordo dell’A4-Viale Certosa (Milano) a causa del dato poco significativo (solo 8 sinistri in un segmento di 0,5 km), troviamo infatti altrettante autostrade urbane: quelle già citate nel primo paragrafo più la Tangenziale Est di Milano e il Grande Raccordo Anulare di Roma. Per le strade extraurbane il triste primato spetta invece alla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, nei tratti in provincia di Monza e di Milano, e alla SS 131 dir Carlo Felice presso Cagliari. L’immagine in basso contiene un elenco più esaustivo delle strade italiane più a rischio.

INCIDENTI IN ITALIA 2018: GLI UTENTI PIÙ VULNERABILI

Sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili hanno inciso con una quota assai elevata sul numero dei decessi, anche se in diminuzione rispetto al 2017: nel 2018 il 31% delle vittime, quindi quasi una su tre, è un ciclista, un motociclista o un pedone. I veicoli a due ruote, biciclette comprese, sono rimasti coinvolti nel 22% degli incidenti stradali. E non a caso l’indice di mortalità di moto e bici è risultato molto più elevato di quello dei veicoli con quattro ruote: più di 3,6 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, rispetto ai soli 1,3 delle auto. Le strade più pericolose per le due ruote sono state individuate nella SS 1 Aurelia in Liguria, nel Grande Raccordo Anulare di Roma, nella SS 145 Sorrentina in provincia di Napoli e nella SS 249 Gardesana Orientale in provincia di Verona.

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Incidenti stradali in diminuzione: -38% se l’auto è dotata di ADAS

di Donato D'Ambrosi

Il numero degli incidenti stradali di un’auto con sistemi ADAS di assistenza alla guida è sensibilmente minore. Tra le cause degli incidenti stradali ci sono molti fattori legati a cattive abitudini, ma i dati di uno studio ACI mettono sul piatto della bilancia i sistemi di sicurezza. Tra il 2017 e il 2018 le utilitarie sono il segmento più esposto al maggiore rischio di incidenti stradali e quello che benefici di più dei sistemi di sicurezza. Ecco cosa cambia nella sicurezza di un’auto con e senza ADAS.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA PER KM PERCORSI

La ricerca basata sui dati delle scatole nere di 1,5 milioni di veicoli nel 2017 e 1,8 milioni nel 2018 ha evidenziato l’esposizione al rischio di incidenti stradali di diversi modelli di auto in Italia. L’analisi tra gli incidenti di auto con e senza ADAS considera per la prima volta anche i chilometri percorsi dalle vetture. Nei due anni presi in esame, le auto hanno percorso rispettivamente 11,5 miliardi di km nel 2017 e 13 miliardi di km nel 2018. Dai dati qui sotto emerge “un’evidente correlazione fra età del veicolo, dotazioni di sicurezza e rischio di incidentalità” dice Giuseppina Fusco, Presidente della Fondazione Caracciolo.

INCIDENTI STRADALI, ADAS E COSTO AUTO

Dall’indagine emerge che un’auto immatricolata da più di 15 anni presenta quasi il 50% di probabilità in più di incidente grave rispetto a una immatricolata da 2 anni. I modelli più costosi, con prezzo di listino medio pari a 30.000 euro e dotati di un numero maggiore di sistemi di assistenza alla guida, sono coinvolti 5,7 volte ogni milione di chilometri. I veicoli con prezzo inferiore ai 15.000 euro sono esposti a un rischio triplo, rimanendo coinvolti fino a 15 volte ogni milione di chilometri percorsi. Questo è dovuto anche al fatto che sulle utilitarie e citycar la disponibilità e la richiesta dei consumatori di un sistema ADAS è ancora bassa.

COSA CAMBIA CON E SENZA ADAS

Secondo la ricerca l’efficacia di alcuni ADAS vede in primo piano i benefici legati all’utilizzo del sistema di assistenza alla frenata. Alcune auto con AEB, infatti, hanno fino al 38% di probabilità in meno di essere coinvolti in un incidente stradale rispetto alle vetture che ne sono sprovviste. Si possono evitare fino a 4 incidenti su 10 – secondo l’indagine – con i veicoli più costosi. Questo risultato trova conferma anche nel test auto più sicure con i pedoni 2019. Mentre per i modelli di segmento A (citycar) e B (utilitarie), fino a 2 su 10. Nonostante questo, però, la diffusione delle auto dotate del sistema di assistenza alla frenata sulle nostre strade è ancora limitata. Solo 1 auto su 5 dispone dell’AEB di serie rispetto al 75% dei modelli di veicoli che lo offrono in listino.

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Infortuni sul lavoro per incidenti: oltre il 58% dei morti per rischio stradale

di Donato D'Ambrosi

Gli incidenti stradali sul lavoro sono una realtà tragicamente sempre più consistente quando si contano le vittime della strada. A dirlo è l’ACI, su un’elaborazione dei dati Inail che riportano il numero degli infortuni sul lavoro e dei morti per rischio stradale. Ecco chi e perché perde più spesso la vita in strada svolgendo il proprio lavoro.

OLTRE LA META’ DELLE VITTIME STRADALI CON UN VEICOLO

Secondo i dati dell’Inail il rischio stradale è responsabile del 58,5% degli incidenti stradali del 2018 rispetto al totale delle vittime per infortunio sul lavoro. Si contano sempre più vittime di infortuni in incidenti stradali in itinere. L’infortunio in itinere riguarda chi si sposta da casa all’azienda per la quale lavora, o tra due aziende per le quali lavora. Nel 2018, i morti sul lavoro sono stati 704, di cui 412 hanno coinvolto un veicolo.

CHI E’ PIU’ ESPOSTO AD INFORTUNI STRADALI SUL LAVORO

Le figure professionali più coinvolte sono i conducenti professionisti (autisti di camion, taxi, autobus, ecc) ma anche rappresentanti di commercio che passano ore al volante. La quota maggiore di infortuni in itinere nel 2018 ha riguardato le donne. Su un totale di 69 vittime, 39 erano di sesso femminile. Ma al di là di questo, secondo l’Inail quello degli infortuni per rischio stradale è un trend che sta nuovamente crescendo, con un costo sociale stimato in 17 miliardi di euro solo per il 2017 (fonte MIT).

LE CAUSE MAGGIORI DEGLI INCIDENTI CON RISCHIO STRADALE

Le cause dell’impennata di incidenti stradali con infortunio sul lavoro, sono legati a diverse cause. Le persone che svolgono un lavoro stressante a livello fisico e psicologico sono le più esposte. Il rischio di incidenti stradali però è indissolubilmente alla distrazione al volante e all’uso del cellulare alla guida. Tra le cause degli incidenti stradali in itinere però l’Inail non esclude la scarsa manutenzione stradale, l’elevata velocità, i ritmi di vita più veloci ma anche assunzione di farmaci e stupefacenti.

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