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di Fabrizio De Santis
La necessità di avere un router performante è aumentata di molto negli ultimi tempi, soprattutto nel mondo del gaming. La sempre maggior ampiezza di banda richiesta sia per i contenuti multimediali come lo streaming di leggi di più...
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Recensione Nubia Red Magic: prezzo e hardware ottimi, ma senza effetto sorpresa

di Lucia Massaro

Da quando il Razer Phone è arrivato sul mercato lanciando la moda degli smartphone per il gaming, varie aziende hanno cominciato a presentare le loro proposte. Xiaomi con Black Shark che per mesi ha dominato le classifiche dei benchmark, Asus con il Rog Phone e Honor con il Play. In questo contesto, non si è fatta scappare l’occasione Nubia che – lo scorso aprile – ha annunciato Red Magic.

Non sappiamo se il fenomeno gaming in ambito smartphone esploderà mai in maniera definitiva, ma comunque nel frattempo possiamo goderci dei dispositivi potenti che rimandano – per estetica e per funzionalità – al mondo dei videogiochi. C’è chi ci riesce di più e chi meno. Cerchiamo di capire insieme se la proposta dell’azienda cinese possa rientrare a pieno titolo nella categoria degli smartphone gaming.

I suoi punti di forza sono senza dubbio il prezzo competitivo di 449 euro, il sistema di raffreddamento a tre strati di grafite e una piattaforma hardware che – seppur non recentissima – è ancora in grado di assicurare delle ottime prestazioni.

Design in pieno stile gaming

Come ogni smartphone da gaming che si rispetti, anche Nubia ha scelto un design particolare e aggressivo per il suo Red Magic. A dire il vero, è un po’ più sobrio rispetto ai diretti concorrenti. La scocca è realizzata completamente in metallo. La parte frontale presenta delle linee classiche ed è priva del notch. I bordi orizzontali sono abbastanza pronunciati, il che rende meno problematica l’impugnatura in orizzontale evitando tocchi involontari sullo schermo.

La peculiarità è tutta sul retro. La back cover con i suoi ritagli geometrici è molto più eccentrica. Il pannello posteriore presenta una bombatura nella parte centrale che lo rende quindi non piatto. Al centro, troviamo la striscia LED RGB lunga circa 8 centimetri. All’estremità superiore – assolutamente allineati – ci sono la fotocamera principale da 24 Megapixel con flash LED e il sensore biometrico per il riconoscimento delle impronte digitali. Tutti gli elementi sono di forma esagonale.

Dagli angoli partono quattro linee oblique di colore rosso. Le due superiori ospitano gli altoparlanti DTS. Mentre quelle inferiori servono per l’espulsione del calore. Il raffreddamento è garantito da un sistema con triplo strato di grafite. A tal proposito, la dissipazione del calore mi è sembrata buona. Lo smartphone riscalda in fretta ma mai a tal punto da dar fastidio, e inoltre le performance non ne risentono affatto. Non mancano, ovviamente, il logo e il marchio che sono presenti in maniera molto discreta.

Sulla cornice laterale destra fanno capolino i pulsanti di accensione e volume e un tasto fisico – anch’esso di colore rosso – con cui è possibile attivare il Game Boost, la modalità che ti permette di disattivare le notifiche durante le sessioni di gioco ottimizzando così le prestazioni. Con un peso complessivo di 185 grammi, il dispositivo è abbastanza pesante ma la forma geometrica della scocca agevola la presa e l’ergonomia. Se da un lato, lo smartphone risulta maneggevole grazie anche agli angoli arrotondati, dall’altro la bombatura posteriore lo rende instabile se poggiato su una superficie piana.

Purtroppo, le caratteristiche gaming si fermano al design particolare e alla presenza di una modalità gioco attivabile. Per il resto, Red Magic non si distingue dagli altri smartphone presenti sul mercato.

Piattaforma hardware: una scelta strana

Per uno smartphone pensato per gli amanti dei videogiochi ci si aspetta la presenza di un processore di ultima generazione. Invece, il cuore pulsante di Red Magic è lo Snapdragon 835 di Qualcomm – il SoC top di gamma dell’anno scorso – accoppiato a 8 Gigabyte di RAM e 128 Gigabyte di memoria interna espandibile. La parte grafica è affidata alla GPU Adreno 540.

Schermo 6 pollici IPS LCD, 1080 x 2160, 402 ppi, 18:9
SoC Snapdragon 835 Octa-core (4×2.35 GHz Kryo & 4×1.9 GHz Kryo)
RAM 6 GB
GPU Adreno 540
Storage 64 GB espandibili
Fotocamera posteriore 24 MP f/1.7, flash LED, video in 4K a 30 fps
Fotocamera anteriore 8 MP f/2.0
Sicurezza Sensore biometrico
Batteria 3.800 mAh
Ricarica USB-C
Connettività Dual-SIM, Bluetooth 5.0, Wi-Fi ac dual-band, GPS A-GLONASS BDS
Reti LTE
Dimensioni 158.1 x 74.9 x 9.5 mm
Peso 185 grammi
Sistema operativo Android 8.1 Oreo
Colori Nero, Rosso
Prezzo 499 euro

Tuttavia, il chip non sembra accusare gli effetti del tempo che passa. Infatti, il terminale si comporta molto bene e svolge egregiamente il suo dovere in ogni situazione. È reattivo e fluido e non crea problemi nemmeno con giochi più pesanti o in particolari condizioni di stress. Se è vero che i concorrenti montano un hardware all’ultimo grido, è altrettanto vero che la scelta di Nubia sembra azzeccata soprattutto se l’obiettivo è quello di offrire un dispositivo performante a un prezzo competitivo.

Le prestazioni possono essere migliorate attivando il Game Boost in qualsiasi momento. La funzione può essere personalizzata. È possibile, per esempio, precisare quali notifiche vogliamo visualizzare durante il gioco oppure si può decidere di bloccare i tasti di navigazione per evitare di uscire accidentalmente dalla sessione. Purtroppo, però, per il momento non sono disponibili accessori aggiuntivi che sono quasi indispensabili per uno smartphone del genere. È possibile, però, acquistare un gamepad bluetooth.

Per quanto riguarda il display, parliamo di un IPS LCD da 5,99 pollici con risoluzione Full-HD+ (1080 x 2160 pixel) e rapporto di forma in 18:9. La qualità è nella media ma non è ai livelli dei top di gamma, che in genere integrano un display OLED. Nonostante ciò, i colori risultano abbastanza brillanti e la luminosità è ottima anche in giornate particolarmente soleggiate. Tutto sommato, è un pannello che convince.

La grande sorpresa è a livello software. La versione internazionale arriva con Android stock, quindi un sistema operativo puro senza nessuna personalizzazione da parte dell’azienda, a differenza della variante cinese che presenta l’interfaccia Nubia Red Magic OS. A bordo troviamo Android Oreo 8.1 con le patch di sicurezza aggiornate al 1 agosto. Va da sé che le opzioni di personalizzazioni da parte dell’utente sono quasi completamente assenti, fatta eccezione per quelle riguardanti il Game Boost e la striscia LED RGB. L’utente può scegliere se farla funzionare quando c’è una chiamata in arrivo, quando è in carica o quando si riceve una notifica.

Grazie ad Android stock, Nubia è riuscita a garantire una buona autonomia nonostante la batteria da 3.800 mAh. Infatti, con un utilizzo medio si arriva tranquillamente a sera. Nel mio caso ho sfiorato anche le 4 ore di schermo attivo. Ovviamente, l’autonomia cala un po’ se lo stressiamo con lunghe sessioni di gioco.

Completa la connettività: supporto Dual Sim, Wi-Fi dual band a/b/g/n/ac, Bluetooth 5.0, GPS GLONASS e porta USB Type-C. Non manca il jack audio da 3,5 mm posizionato sulla cornice superiore, mentre purtroppo non è presente l’NFC.

Infine, parliamo del comparto fotografico. La fotocamera posteriore da 24 MP con obiettivo f/1.7 ha dato dei risultati che vanno oltre le mie aspettative. Da uno smartphone per il gaming mi aspettavo di meno. Le foto sono apprezzabili con colori realistici e buoni dettagli. Come tutti, soffre un po’ in condizioni di scarsa illuminazione. La messa a fuoco e la velocità di scatto sono un po’ lente ma rientrano nella media. Non è possibile fare foto con fondo sfocato (effetto bokeh) e il software della fotocamera presenta pochissime funzionalità.

Frontalmente, è presente un sensore da 8 MP capace di scattare dei selfie soddisfacenti soprattutto se fatti in ottimali condizioni di illuminazione. La qualità cala drasticamente in notturna. I video possono essere registrati fino alla risoluzione 4k a 30 fps. Insomma, se consideriamo che l’ultima cosa che ricerca chi si avvicina a questa tipologia di dispositivi è la qualità fotografica, devo dire che Nubia ha fatto davvero un buon lavoro. È bene sottolineare, però, che non è un camera phone e non pretende nemmeno di esserlo.

Conclusioni: è davvero uno smartphone da gaming?

Nubia Red Magic rientra a pieno titolo nella categoria degli smartphone da gaming? Probabilmente no. Manca ancora qualcosa per avere tutte le carte in regola per esserlo. Il Game Boost sembra più una modalità Non disturbare con poche opzioni di personalizzazione delle condizioni di gioco. ASUS Rog Phone, per esempio, permette di impostare i parametri come il refresh rate dello schermo e la velocità della ventola. L’assenza degli accessori esterni è poi il gap più importante che l’azienda deve colmare.

D’altro canto, però, Nubia sembra essere sulla strada giusta per aggiudicarsi una posizione in questo nuovo mercato. Solo qualche giorno fa, infatti, è stato ufficializzato Red Magic Mars che è equipaggiato con il più recente Snapdragon 845 coadiuvato da ben 10GB di RAM e che prevede la presenza di due pulsanti sensibili al tatto sulla fascia laterale.

È chiaro, comunque, che non è un dispositivo per tutti. L’esperienza di gioco è ancora limitata e il design particolare potrebbe non piacere al grande pubblico. Ma è una valida alternativa per gli amanti del gaming che desiderano uno smartphone di alto livello a un prezzo più accessibile. Sono necessari 499 euro per portarsi a casa Red Magic. Una cifra decisamente competitiva se consideriamo i top di gamma della stessa categoria. La proposta di ASUS – per citarne uno – è disponibile a 899 euro. 

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Periferiche Logitech, Razer e tanto altro nelle Offerte Last Minute di Natale su Amazon

di Tom's Hardware

Il Black Friday è appena passato ma Amazon non perde tempo per riproporre alcune offerte interessanti in questo caotico periodo di shopping pre-natalizio. Mancano infatti solo 19 giorni al tanto atteso giorno in cui scartare tutti i pacchetti che troveremo sotto l’albero, e la ricerca per rendere amici e familiari contenti sta entrando nel vivo.

Se siete appassionati di videogiochi, domotica o state cercando qualche accessorio per la casa da regalare o regalarvi, potete dare un’occhiata alle seguenti offerte Last Minute. Offerte che rimarranno attive da oggi fino al 20 Novembre, giusto in tempo per Natale.

Per essere sicuri che arrivino prima del 25 Dicembre, potete fare riferimento alla data di spedizione stimata su Amazon.

Periferiche Gaming

  • Tastiera Meccanica Logitech G413 con layout USA a soli 54,99 euro
  • Razer Naga Trinity Mouse da gaming a 77,99 euro invece di 109,99 euro
  • Tappetino Gaming con finitura rigida Razer Firefly a 54,99 euro invece di 74,99 euro
  • Razer DeathAdder Elite con 16.000 DPI a 54,99 euro invece di 79,99 euro
  • Razer Nommo Chrome altoparlanti PC 2.0 a 109,99 euro invece di 156,88 euro

Monitor

  • Monitor BenQ EL2870U 4K da 28 pollici a 299,99 euro invece di 380 euro

Prodotti per la casa

Altre offerte interessanti si possono ritrovare nelle offerte del giorno, attive però solo per oggi. In particolare vi segnaliamo tanti sconti su una selezione di cuffie Sennheiser, visibili tramite questo link – di particolare interesse le Sennheiser PXC 550 con riduzione attiva del rumore a soli 239,00 euro.

In sconto anche le Bowers&Wilkins PX, nella variante Grigia e Oro, proposte a un prezzo di 339,00 euro invece di 399,00 euro.

Immancabili le action cam di Yi Technology, tra cui l’interessantissima Yi 4K+ che abbiamo recensito in questo articolo, proposta a uno dei prezzi più bassi di sempre, ovvero soli 160,98 euro.

Trova il regalo di Natale perfetto con Tom’s!

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Monitor gaming, l’avanzata dei modelli curvi. Asus leader del mercato

di Manolo De Agostini

Secondo una ricerca di WitsView, divisione di TrendForce, le consegne di monitor da gioco con frame rate sopra i 100 Hz dovrebbero raggiungere quota 5,1 milioni quest’anno, registrando così una crescita annuale del 100%. Il settore del gaming è in grande espansione da anni e questo non può che riflettersi sul mondo dell’hardware, monitor compresi.

WitsView cita in particolare l’area asiatica come motore di questa crescita, in quanto diversi Internet Café cinesi hanno avviato una stagione di rinnovamento del parco macchine nel 2017, con l’esplosione del fenomeno PUGB (PlayerUnknown’s Battlegrounds), acquistando monitor con refresh rate elevati.

Nella classifica delle consegne globali di monitor gaming, Asus e Acer hanno mantenuto la prima e la seconda posizione rispettivamente, mentre per gli altri produttori vi è stato un avvicendamento. Quest’anno molti produttori di monitor LCD sono entrati nel settore gaming che garantisce un margine lordo elevato. Il mercato ha anche assistito alla crescita delle vendite di monitor da gioco curvi con un elevato rapporto prezzo-prestazioni“, sottolinea WitsView.

Asus è leader del settore e non a caso. L’azienda ha aumentato ulteriormente gli investimenti e con la sua gamma copre praticamente tutte le necessità di qualsiasi videogiocatore, spingendosi fino a offrire il primo monitor 4K 144 Hz con HDR. Anche Acer segue una politica simile, tanto che nel 2017 ha superato BenQ e quest’anno ha mantenuto la seconda piazza con “consegne ancora più vicine a quelle di Asus”.

In terza posizione troviamo AOC/Philips, avanti di una posizione rispetto all’anno precedente. L’azienda ha un mix di soluzioni davvero interessante e soprattutto offre prodotti a prezzi più popolari dei concorrenti, tanto che il suo successo copre l’Europa e tutta l’area Asia-Pacifico.

La quarta posizione quest’anno è di Samsung. BenQ è quindi fuori dalla top 4. L’azienda sudcoreana ha puntato forte sui monitor curvi con un buon rapporto tra prezzo e prestazioni, coprendo tutte le dimensioni e spingendosi per esempio su soluzioni inedite come il 49 pollici 32:9. A ogni modo WitsView fa notare che “più del 95% dei prodotti gaming distribuiti da Samsung quest’anno sono curvi”.

Guardando al mercato nella sua interezza, la quota di mercato dei monitor curvi, visti un tempo con grande scetticismo dai consumatori, ha toccato il 54% a causa della grande richiesta dalla Cina, rispetto al 23% dell’anno passato. Tra i beneficiari di questa crescita anche MSI, entrata relativamente da poco nel settore ma in modo piuttosto convincente. I monitori piatti, di conseguenza, dovrebbero veder scendere le consegne al 46% a dispetto del 77% di un anno fa.

Se cerchi un monitor veloce a 240 Hz per giocare al massimo a titoli frenetici come gli FPS, l’AOC AGON AG251FZ in versione FreeSync o G-Sync può essere una scelta giusta.

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Mouse gaming wireless: i migliori da comprare

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Asus lancia in Italia le cuffie da gaming ROG Delta a 199 euro

di Lorenzo Spada
Asus ROG Delta

Asus ha appena annunciato la disponibilità delle cuffie Asus ROG Delta, una nuova serie di cuffie da gioco appositamente studiate per gli sparatutto in prima persona (FPS), dotate di certificazione Sony Hi-Res Audio e progettate per essere incredibilmente leggere e confortevoli. Si tratta del primo esemplare equipaggiato con il DAC (convertitore digitale-analogico) ES9218 QUAD DAC di ESS Sabre, il […]

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Sedia da gaming: le migliori da comprare

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Da passatempo a opera d’arte: analisi dell’evoluzione del concetto di videogioco

di Michele Pintaudi

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante e progressivo cambiamento nella concezione del media videoludico: un processo che ha attraversato fasi differenti e che non accenna a fermarsi. Perché dovrebbe, del resto? Come tutte le maggiori forme di espressione, anche il videogioco ha la necessità di rinnovarsi cambiando di conseguenza anche il ruolo dei pubblici coinvolti.

Pensiamo ad esempio al cinema: nato a fine Ottocento come passatempo per intrattenere il popolo e il ceto medio-basso, è oggi una riconosciuta e affermata forma d’arte capace di emozionare milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo. Stesso discorso per la musica, pensata inizialmente come intrattenimento per la nobiltà e oggi divenuta qualcosa a completa disposizione di tutti, per diversi utilizzi.

Ecco, oggi vogliamo analizzare come questo tipo di evoluzione abbia riguardato anche il mondo dei videogiochi, passati da essere un semplice passatempo a raggiungere lo status di cui godono oggi. Per comprendere al meglio i vari step di questo processo, dobbiamo però fare un salto indietro di qualche decennio, tornando al 1952

Anni Cinquanta: l’impiego accademico

Pur non essendo considerato il primo videogioco della storia, OXO rappresenta un punto di svolta nella storia dell’intrattenimento: fu l’inizio, a modo suo, di qualcosa di completamente nuovo. Il progetto, ideato da Alexander Sandy Douglas per la sua tesi universitaria, permetteva ad un singolo giocatore di affrontare il computer in una partita a tris. Tutto ciò girava su un EDSAC, uno tra i primi esemplari di computer elettronici digitali mai creati che sfruttava degli oscilloscopi per restituire l’immagine a video: qualcosa davvero all’avanguardia per i tempi.

OXO (1952)
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Qualche anno dopo troviamo Tennis for Two, altro progetto universitario con cui il professor Willy Higinbotham riuscì a spiegare ai suoi studenti le leggi della fisica che intervengono in una semplice partita di tennis. Nel 1961 nasce invece quello che possiamo definire con tutta probabilità come il primo videogioco della storia: Spacewar!, nato dall’idea di sei giovani studenti del MIT e sviluppato per un computer PDP-1. A capo del progetto troviamo Steve Russell, che diede vita alla prima vera e propria simulazione dinamica: un traguardo storico, che segna da un certo punto di vista l’inizio della storia dei videogiochi.

Come è evidente dagli esempi appena citati, inizialmente ci troviamo in una situazione dove il videogioco non è ancora un vero e proprio “medium”: esso presentava infatti una connotazione perlopiù accademica, lontana dal prodotto commerciale qual è oggi anche per via del costo incredibilmente elevato delle macchine coinvolte. Era sì nato qualcosa di nuovo ma era fondamentalmente un esperimento, pensato esclusivamente come integrazione delle attività scolastico/accademiche e dunque non come prodotto di consumo.

Tennis for Two ad esempio serviva a spiegare, mostrare e istruire: era in sostanza uno strumento ausiliario per l’insegnante, che per il suo carattere di novità riusciva a godere di grande impatto sugli studenti. Guardandosi indietro, appare però quantomai evidente la grandezza del passo che si era compiuto: negli anni Cinquanta e Sessanta, chiaramente, ancora non ci si rendeva conto di quel che era appena stato creato. Una delle prime intuizioni in tal senso la troviamo nel 1972 quando Magnavox, marchio sussidiario di Philips, presentò la prima console domestica: Odyssey.

Magnavox Odyssey (1972)
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Progettata a fine anni Sessanta da Ralph Baer, Magnavox Odyssey è oggi una vera e propria reliquia per tutti i collezionisti ma allora non riuscì a godere del successo sperato. Il prezzo di 100 dollari – fin troppo alto per i tempi – e una strategia pubblicitaria non particolarmente accattivante portarono l’azienda a cessare la produzione dopo tre anni, potendo comunque vantare più di 300.000 unità vendute.

A cavallo tra anni Settanta e Ottanta: le prime generazioni di console

Risultati commerciali a parte, Odyssey si rivelò da ogni punto di vista un pioniere che diede il via a tutta una serie di console che molti di voi probabilmente non ricorderanno. Abbiamo l’italianissima Ping-O-Tronic prodotta da Zelussi, il Commodore TV Game 2000K, la russa Turnir e il debutto di Nintendo con il Color TV Game del 1977.

PONG (1972)
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Una menzione d’onore va però fatta ad Atari per aver dato vita a PONG, forse il videogioco più celebre del periodo. Il meccanismo che tutti conosciamo era molto semplice: i due giocatori controllano una barretta, con la quale devono cercare di spingere una pallina alle spalle dell’avversario. Un prodotto semplice ma quantomai innovativo, che conferì al videogioco la popolarità che ancora non era riuscito a raggiungere facendo avvicinare molte persone a questa nuova e interessante forma di intrattenimento.

Avete presente il continuo parlare della violenza nei videogiochi che ancora oggi genera dibattito? Ecco, il primo esempio in questione lo troviamo proprio in questi anni, e più precisamente nel 1976 con una controversia generata dal gioco Death Race di Exidy. Nel titolo, distribuito nelle neonate sale arcade, il giocatore controllava un’auto con l’obiettivo di investire degli esseri umanoidi che apparivano sulla mappa: ne seguì un dibattito molto acceso, con l’immagine del videogioco che iniziò ad essere stigmatizzata e bollata come vettore di violenza gratuita. Guardando il filmato che segue forse può scapparci un sorriso ma possiamo anche realizzare quanto le cose, da un certo punto di vista, non siano cambiate per nulla.

Ciò nonostante la diffusione era ormai sempre più in crescendo, e videogiocare era divenuto un passatempo man mano sempre più comune. Esatto, un passatempo: da strumento adoperato in contesti perlopiù accademici il videogioco era riuscito, passo dopo passo, a entrare a far parte della quotidianità. Certo non dobbiamo immaginarci una diffusione pari a quella di oggi dove tutti siamo potenzialmente videogiocatori – punto che approfondiremo meglio in seguito – ma un primo passo in proposito era stato fatto.

A cavallo tra gli anni Settanta e il decennio seguente attraversiamo infatti quella che fu una vera e propria età dell’oro per i videogiochi: a livello di hardware lo sviluppo era ancora arretrato, ma per quanto riguarda la componente prettamente ludica siamo nel periodo dove nacquero alcuni dei capisaldi di questo settore. Titoli come Space Invaders di Taito e Asteroids di Atari sono infatti ancora oggi immediatamente riconoscibili, anche dal pubblico di massa.

Ancor più rappresentativo è, però, un personaggio nato nel 1980 dalla mente di Toru Iwatani: Pac-Man. Siamo qui di fronte ad un vero punto di svolta, ad un evento tra i più importanti nella storia del gaming. Uscito inizialmente nel formato arcade da sala Pac-Man fu un successo senza precedenti, tanto da essere considerato da molti come IL videogioco. In effetti, la produzione targata Namco rappresenta un lascito non indifferente per l’industria del videogioco e per il modo con cui il pubblico si relaziona ad esso.

Provate a porvi questa domanda: conoscete una persona che non abbia idea di chi sia Pac-Man? O perlomeno che, vedendo l’immagine qui sopra, non la associ immediatamente ai videogiochi? È questo il punto: si era creato qualcosa di riconoscibile, in maniera rapida e semplice.

Pac-Man (1980)
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Nel frattempo la tecnologia avanzava sempre di più: Battlezone – la cui versione arcade risale al 1980 – introdusse un mondo di gioco tridimensionale, pur adoperando una grafica di tipo vettoriale monocromatico. Anch’esso riuscì a raggiungere grande popolarità, così come le prime avventure grafico-testuali nate a fine anni Settanta con Colossal Cave Adventure di William Crowther. Anno dopo anno, il “catalogo” diventava sempre più ricco: ognuno, insomma, poteva trovare il prodotto adatto alle proprie esigenze.

1983: crisi e definitiva rinascita

In tutte le favole però c’è sempre il rovescio della medaglia: nella storia dei videogiochi fu una grave e profonda crisi che colpì duramente il settore nella prima metà degli anni Ottanta. Alla fine del 1983, nello specifico, il Nord America attraversò un improvviso tracollo nel mercato videoludico con molte aziende considerate fino a quel momento leader nel settore che dichiararono bancarotta. Senza scendere troppo in tecnicismi non necessari, basti dire che si era scatenata dapprima una progressiva saturazione del mercato (troppe realtà fornivano troppi prodotti indirizzati ad uno stesso pubblico) seguita da una spietata guerra dei prezzi: gli ingredienti per la catastrofe c’erano tutti, e così fu.

Tanti furono i prodotti invenduti, basti pensare che Atari si ridusse addirittura a seppellire migliaia di cartucce in una discarica nel deserto di Alamogordo in New Mexico! Molti produttori – tra cui colossi come Magnavox e Mattel – rinunciarono dunque al mercato delle console che si spostò verso l’Asia: la terra da cui tutto ripartì dal principio. Un processo di rinnovamento che trova il suo emblema in una console ormai leggendaria come il Nintendo Entertainment System (NES), un sistema in grado di dare nuova linfa vitale ad un’industria che si avviava ad un inesorabile declino.

Gli scavi che hanno rivelato migliaia di cartucce seppellite a Alamogordo, New Mexico (2014)
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Torniamo qui al discorso della potenza di un fattore come la riconoscibilità: NES fu il punto di partenza per molti personaggi che oggi possiamo definire, senza esagerazioni, crossmediali. The Legend of Zelda, Castelvania, Metroid… Tante sono le storie iniziate proprio da qui, ma una più di tutte rappresenta la transizione del videogioco da passatempo a media fatto e finito: Mario.

Esiste un personaggio più iconico di Mario nel mondo dei videogiochi? Probabilmente no, e anzi possiamo affermare che limitarsi alla sfera videoludica porterebbe all’omissione di quanto il suo creatore Shigeru Miyamoto abbia, forse senza aspettarselo, realmente impattato nel mondo dell’entertainment. Presente ad oggi in più di 200 titoli, Mario fu anche il protagonista del primo film della storia ispirato ai videogiochi: Super Mario Bros, pellicola del 1993 diretta da Rocky Morton e Annabel Jankel. Per non parlare di serie animate, manga, action figure e merchandising di ogni genere: il videogioco, insomma, entra qui a far parte definitivamente dell’immaginario collettivo.

Super Mario Bros (1985)
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Gli anni Ottanta registreranno poi nuovi record di vendite e il debutto di nuove console di successo: dai Commodore 64 e Amiga, fino alla terza generazione con Atari 7800 e SEGA Master System. Il decennio seguente avrebbe però costituito un’ulteriore svolta, un altro grandissimo passo avanti verso il concetto di gaming come lo intendiamo oggi.

Gli anni Novanta e l’esplosione nel mainstream

PC Engine e Sega Mega Drive daranno inizio alla quarta generazione di console, con i primi sistemi da gioco a 16 bit immessi sul mercato. Grande protagonista di inizio decennio è però ancora una volta Nintendo, con due prodotti in particolare: il Super Nintendo (anche noto come SNES) e il primo modello di Game Boy, entrambi usciti intorno al 1990.

Il primo rappresentava una nuova e moderna incarnazione delle console casalinghe e, complice anche il prezzo relativamente abbordabile se paragonato a quello degli altri sistemi, si rivelò un successo davvero incredibile: i numeri parlano di quasi 50 milioni di unità vendute in tutto il mondo, cifre davvero da capogiro. Il sistema poteva inoltre contare su titoli ormai leggendari come The Legend of Zelda: A Link to the Past, Super Mario World e i Donkey Kong di Rareware, oltre che all’inizio di una serie che riscuote ancora enorme successo come Mario Kart.

La tecnologia aveva compiuto un altro passo in avanti: a livello prettamente grafico, ad esempio, troviamo infatti tutta una serie di innovazioni allora incredibili per gli appassionati di videogiochi e non solo. Nello specifico pensiamo al sempre più diffuso utilizzo di modelli poligonali in tre dimensioni, pre-renderizzati e in grado di fornire all’utente una prospettiva di gioco completamente nuova. Una rivoluzione alla quale fece da contorno l’exploit del primo Game Boy: non la prima console portatile della storia – quella fu Microvision nel lontano 1979 – ma la prima ad ottenere un successo commerciale di dimensioni così impressionanti. La prima, a tutti gli effetti, in grado di entrare nell’immaginario mainstream e di costruirsi una schiera di appassionati che ancora oggi apprezzano e quasi venerano la creazione di Nintendo.

Game Boy (1989)
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Il colosso di Kyoto ci aveva già provato con la serie Game & Watch ricevendo però un responso abbastanza tiepido da critica e pubblico, mentre Game Boy vendette – in tutte le sue incarnazioni – la bellezza di 118 milioni di unità. Il design semplice e relativamente portabile furono i due elementi in grado di rendere il sistema qualcosa di incredibilmente innovativo, unite alla diffusione di titoli dall’indiscusso valore che godono tuttora di un riscontro invidiabile: la serie Pokémon, per citarne una, nasce proprio qui nel 1996.

Era nuovamente cambiato il modo di giocare, con l’affermazione di una concezione tutta nuova che prima era praticamente impensabile: si poteva ora giocare non soltanto seduti sul divano o nelle sale giochi, ma pressoché ovunque. Batterie permettendo, ovviamente. Torneremo in seguito sul tema, con gli anni 2000 che vedranno le console portatili affermarsi sempre di più nel panorama del gaming.

Nella seconda metà degli anni Novanta troviamo poi altri due sistemi capaci di definire un’era. La prima PlayStation, infatti, diede vita ad una quantità innumerevole di personaggi che, collegandoci nuovamente al medesimo discorso, sono ancora oggi riconoscibili: Lara Croft, Crash Bandicoot, Spyro e tanti altri. Per quanto riguarda il Nintendo 64, si tratta dell’ennesimo esperimento andato a buon fine con cui Nintendo riuscirà a fidelizzare un numero ancora più grande di utenti.

Tomb Raider (1996)
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È il periodo che segue all’affermazione, a livello mainstream, molti titoli dei generi più diversi che spaziano dall’horror – Resident Evil, Alone in the Dark, Silent Hill – ai primi sparatutto in tre dimensioni quali Wolfenstein 3D e Doom. Ma, soprattutto, è il momento in cui possiamo finalmente utilizzare il termine “arte” in relazione al mondo dei videogiochi. Già, perché molti dei titoli prodotti in questo periodo iniziano a dare una rilevanza sempre maggiore all’aspetto narrativo. Pensiamo a Ocarina of Time, a detta di molti il miglior videogioco di sempre, o ai titoli horror appena citati: si punta sempre di più sulla trama e sulla sceneggiatura, per costruire prodotti che vadano oltre il semplice intrattenimento. Pensiamo a Metal Gear Solid, considerato un capolavoro immortale nonché un vero e proprio esperimento avanzato di regia all’interno di un videogioco. Si dà più valore alle emozioni e alla narrazione, con il videogioco che era diventato a tutti gli effetti un media, uno strumento capace di trasmettere e comunicare.

Il videogioco è un’opera d’arte, ma non solo!

Nuove console portarono a nuovi record di vendite. I quasi 160 milioni di PlayStation 2 vendute sono forse l’emblema di come ormai praticamente tutti potevano videogiocare, così come il debutto nell’industria del gaming di un colosso come Microsoft con la prima Xbox, uscita nel 2001. A metà degli anni Duemila si affermerà sempre di più anche la concezione di handheld gaming, evidenziata dall’enorme successo di PSP e delle console portatili targate Nintendo: queste ultime, peraltro, potevano contare su uno schermo sensibile al tatto che forniva un’esperienza di gioco sempre più innovativa.

PlayStation 2 (2000) è ad oggi la console più venduta di sempre.
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In questo periodo praticamente contemporaneo la concezione di videogioco non ha però accennato a cambiare, rivelandosi sempre e comunque un processo in costante evoluzione. Lo status di opera d’arte, sebbene molti fatichino ancora a volerlo riconoscere, caratterizza ormai buona parte di prodotti del genere. Molti titoli, che non staremo ad elencare in quanto davvero numerosi, possono infatti oggi contare su tutta una serie di elementi stilistici, formali ma anche semplicemente atmosferici capaci di porli al livello di pellicole d’autore.

Un elemento che ha contribuito, specie negli ultimi anni, a raggiungere questo status è senza dubbio internet: attraverso i forum diversi anni fa e con i social network oggi, è infatti possibile interagire e divenire parte di vere e proprie community formatesi negli anni intorno a diversi giochi più o meno di nicchia. Gruppi di persone che, spinti dall’affetto per un determinato prodotto, hanno piano piano e forse inconsapevolmente creato una rete: dei luoghi virtuali (ma non solo) dove un gioco può a tutti gli effetti vivere una seconda vita. Un esempio banale ma efficace è rappresentato da Pro Evolution Soccer 6, un gioco di calcio uscito ormai undici anni fa ma che ancora oggi è supportato da una community più che attiva, che rilascia periodicamente patch di aggiornamento o annunci di tornei online. O ancora, volendo riportare un altro esempio, possiamo ricordare un gioco come GTA San Andreas che dopo tanti anni gode ancora di una schiera di fan davvero, davvero affezionati.

Grand Theft Auto: San Andreas (2004)
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Questo perché il concetto di videogioco è ormai qualcosa entrato sempre più in profondità all’interno della singola persona: se prima non era altro che un passatempo, oggi può essere parte integrante della nostra vita, persino del nostro apprendimento. Riesce a segnare, così come lo può fare un film, una canzone, un quadro… Non è forse anche questo uno degli obiettivi dell’arte?

La visione prettamente ludica ha comunque ancora oggi il suo peso, senza ombra di dubbio. Basti pensare alla sempre più marcata diffusione del mobile gaming oggi: flash games più o meno semplici che si rivelano passatempi più che piacevoli ma che, a seguito di un’analisi, portano alla luce una doverosa considerazione. Grazie ai telefoni cellulari tutti noi possiamo, con le dovute proporzioni, essere videogiocatori. Ovunque e in ogni momento della giornata. Una doverosa menzione va fatta anche alla realtà virtuale, uno strumento sempre più diffuso negli ultimi anni che si sta piano piano ritagliando uno spazio importante nell’industria del gaming, e soprattutto al cloud gaming: ancora non troppo chiacchierato ma che può, a conti fatti, rappresentare il futuro del mondo dei videogiochi.

Conclusioni

Abbiamo analizzato, ripercorrendo la storia dei videogiochi, il percorso che ha portato ad una nuova concezione di essi. Da esperimenti prettamente accademici, a passatempi a vere e proprie opere d’arte: l’evoluzione del media videoludico ha attraversato diverse fasi, e tante ancora ne attraverserà. Negli ultimi anni si sta ad esempio facendo strada sempre di più il fenomeno degli eSports: vere e proprie competizioni, spesso anche a livello internazionale, capaci di attirare milioni di appassionati da tutto il mondo e di dar vita ad una sorta di nuova industria a sé stante.

Fattori come questo, uniti a tutte le innovazioni che oggi come oggi non possiamo nemmeno immaginarci, fanno ben sperare per un futuro ancora migliore per i videogiochi. La speranza è che, con il tempo, le periodiche stigmatizzazioni e il mancato riconoscimento di meriti artistici ai videogiochi diventino concetti superati: l’obiettivo, ora, è quello di estendere l’idea di videogioco come di qualcosa di positivo, facendo leva proprio sui suoi pregi come opera d’arte a tutti gli effetti. Un dato di fatto è che oggi i videogiochi sono per tutti, ovunque e in ogni momento: sono più di un semplice media, sono l’esperienza crossmediale definitiva.

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Come vent’anni fa non potevamo neanche lontanamente immaginare una tecnologia come ad la VR odierna, oggi non abbiamo idea di cosa ci aspetta nei prossimi decenni. Basta però, almeno sulla carta, dare un’occhiata anche soltanto alle uscite dei prossimi mesi per realizzare ancora una volta e sempre di più quanto sia una fortuna essere un videogiocatore oggi.

Metal Gear Solid V, Red Dead Redemption 2 e tanti altri capolavori sono disponibili su Amazon… Non fateveli scappare!

L'articolo Da passatempo a opera d’arte: analisi dell’evoluzione del concetto di videogioco proviene da Tom's Hardware.

Monitor gaming: i migliori da comprare

di Fabrizio De Santis
Se siete dei gamer appassionati, una delle cose che non potete permettervi di sbagliare è la scelta del monitor da gaming della vostra postazione. È un componente fondamentale, in quanto vi permette di godere appieno leggi di più...

Recensione Asus ROG Delta, cuffie gaming con audio 7.1 e USB C

di Vittorio Pipia

Asus ROG Delta rappresentano una novità assoluta nel panorama delle cuffie dedicate al gaming: sono le prime ad essere dotate di USB-C e del Quad-DAC ESS ES9218 ad alta risoluzione in grado di offrire il massimo delle prestazioni. Non manca l’illuminazione RGB e l’audio 7.1 gestibile via software, oltre a un’innovativa forma triangolare che dovrebbe in teoria aumentare il comfort. Il tutto viene proposto ad un prezzo alto, di poco superiore ai 200 euro, ma in parte giustificato dall’esclusività del prodotto.

Le abbiamo testate per circa un mese in vari contesti d’uso, dal gaming ovviamente, passando all’ascolto di musica, film e serie TV e siamo dunque pronti a raccontarvi tutto nella nostra recensione.

Materiali e design

Nella confezione vengono fornite le cuffie, un adattatore da USB-C a USB 2.0, il microfono e una doppia dotazione di padiglioni. Sono già montati i cuscinetti rivestiti in vera pelle con imbottitura in memory foam, mentre come seconda dotazione vengono forniti cuscinetti con rivestimento in tessuto. Entrambi risultano molto morbidi a contatto con la pelle, quelli in tessuto sono più profondi e in certi contesti potrebbero risultare più comodi. Abbiamo apprezzato di più i padiglioni in pelle, grazie al maggior isolamento acustico e soprattutto al fatto che non surriscaldino la zona attorno all’orecchio, in quanto si tratta di pelle naturale.

La costruzione è solida e robusta con l’archetto dall’anima in metallo, imbottito e rivestito in pelle, mentre il resto della scocca è in plastica di ottima qualità. I padiglioni possono ruotare di 90 gradi e sono orientabili sull’asse orizzontale, consentendo così un’ottima regolazione sulla propria testa.

Sulla cuffia sinistra c’è il jack per collegare il microfono, oltre a un pulsante che abilita o disabilità i LED nella parte esterna e uno slider per la regolazione del volume.

A proposito di LED, Asus ha caratterizzato le ROG Delta con un anello che corre lungo tutto il perimetro e con il logo dell’azienda e che proietta un’illuminazione RGB ciclica, controllabile via software.

Ergonomia

L’azienda taiwanese ha posto particolare cura nell’ingegnerizzazione di queste cuffie, per esempio inclinando i driver al suo interno di 12 gradi. È una scelta che permette non solo una percezione migliore del suono ma anche un comfort maggiore. I particolari cuscinetti a D seguono la forma dell’orecchio ed essendo molto grandi circondano il lobo auricolare senza problemi.

Con un peso di 387 grammi non sono leggerissime, ma si indossano tranquillamente per ore grazie all’ottima distribuzione del peso. Tuttavia, abbiamo notato che la forza di serraggio esercitata dall’archetto, soprattutto nei primi giorni di utilizzo, è molto elevata e potrebbe causare qualche fastidio. Sono stati necessari alcuni giorni di abitudine affinché l’archetto diventasse più morbido e confortevole, almeno nel nostro sample.

Il microfono è flessibile e si può facilmente direzionare verso la bocca per ottenere un audio più cristallino. Si può disattivare cliccando sulla ghiera del volume, oppure tramite il software.

Software

Asus ha creato per queste cuffie il software Armoury II, necessario per sfruttare alcune delle funzioni offerte. L’interfaccia grafica è molto pulita con un look quasi stealth e i menu si dividono in quattro voci: Headset, Macro, Sync e Stats.
Le impostazioni su Headset permettono di configurare in maniera molto fine tutte le impostazioni audio, tra cui l’ottimizzazione audio a seconda di ciò che viene riprodotto e l’equalizzazione. Si può scegliere tra vari profili preimpostati e che abbiamo trovato soddisfacenti, oppure andare a personalizzare a seconda dei propri gusti. È poi possibile attivare il Dolby 7.1 virtuale, che rende il suono, soprattutto nel caso di videogiochi e film, più immersivo e avvolgente.

Inoltre è possibile scegliere il riverbero, andare a definire alcuni parametri come il Bass Boost, la compressione o la chiarezza della voce e regolare anche il comportamento del microfono, con sensibilità e cancellazione del rumore.

Gli altri tre menu sono ben più semplici ma è di particolare interesse la possibilità di sincronizzare gli effetti di illuminazione tra le cuffie e altre periferiche Asus, se disponibili.

Peccato non aver dato all’utente la possibilità di gestire il Dolby tramite pulsanti dedicati direttamente in cuffia. Tale scelta delega al software le piene funzionalità, rendendo impossibile attivare l’effetto 7.1 direttamente dalle cuffie.

USB-C, finalmente!

Vale la pena dedicare un paragrafo a sé all’introduzione della USB-C. Se in altre periferiche, come tastiere e mouse, si tratta solo di un aggiornamento che non va di fatto a modificare l’esperienza d’uso, sulle cuffie invece rivoluziona di fatto le possibilità di utilizzo, considerando il mondo gaming.

A partire dal 2016 abbiamo visto sul mercato smartphone un progressivo abbandono del jack aux, in favore della sempre maggiore adozione di soluzioni wireless. Queste ultime però, soprattutto se collegate tramite Bluetooth, presentano alcuni limiti, in quanto possono portare alla presenza di lag o altri problemi dovuti a interferenze.

Grazie alla USB C, le ROG Delta si possono collegare anche allo smartphone

La soluzione più comune adottata fin’ora è quella di usare un adattatore da USB-C a jack Aux. Questa scelta in alcuni casi può essere scomoda.

Una cuffia dotata in maniera nativa di USB di tipo C può essere usata con qualsiasi smartphone dotato dello stesso ingresso, e la progressiva diffusione degli smartphone da gaming, come il ROG Phone, non fa altro che incoraggiare l’adozione di tale porta per le periferiche.

Connettore USB C

Sebbene Asus non sia la prima in assoluto ad adottare tale soluzione, è sicuramente la prima ad introdurla nell’ampio mercato delle periferiche da gaming.

Audio

I driver proprietari da 50mm Asus Essence, insieme alla camera stagna e al Quad DAC ESS ES9218, garantiscono una riproduzione audio di alto livello, pulita e gradevole in quasi tutte le situazioni. Sicuramente durante il gioco si apprezza l’enfasi e la pulizia delle frequenze basse, oltre all’ottimo volume che permette di avere una percezione sempre chiara di ciò che accade attorno a noi. L’audio 7.1 contribuisce a rendere l’esperienza di gioco più immersiva, con un maggiore dettaglio sulla direzionalità dei suoni. Anche con il normale uso in stereo tutti i dettagli sonori vengono comunque riprodotti in maniera fedele e accurata.

Durante l’uso con F1 2018, si sentono perfettamente lo stridere delle gomme in curva, il funzionamento del turbo, ma si rimane sorpresi quando, durante alcune perdite di aderenza, si avverte in maniera chiara il pattinamento delle ruote, permettendo così di precedere l’eventuale manovra di controsterzo. Anche la presenza degli avversari è ben udibile, ancora prima di guardare nello specchietto, consentendo così di chiudere la traiettoria per evitare un sorpasso.

Dotazione di doppi padiglioni in vera pelle e tessuto

Stessa cosa dicasi con l’uso su Assassin’s Creed Odyssey, dove è davvero un piacere sentire tutti i suoni ambientali che restituiscono in maniera precisa la distanza a cui si trovano obiettivi e nemici, oltre allo sferragliare delle armi durante gli scontri.

Durante l’ascolto musicale si rimane sorpresi in egual modo, con una scena sonora che comunque tende sempre a evidenziare i bassi rispetto alle altre frequenze, cosa comunque risolvibile grazie all’equalizzazione, mentre gli alti, soprattutto a volumi più alti, tendono a distorcere leggermente.

In generale però l’utilizzo è sempre piacevole, con un 7.1 virtuale ben riprodotto e che durante film e videogiochi rappresenta un buon valore aggiunto. Qualità audio che ovviamente non si perde se usate le cuffie con il cellulare, con la Nintendo switch o con altre console e portatili, in quanto tutti i componenti che rendono il risultato apprezzabile sono all’interno delle cuffie.

Ottimo il microfono. Si tratta di uno dei migliori microfoni mai provati su un paio di cuffie da gaming, con un audio pulito e soprattutto con una riproduzione della voce fedele e utilizzabile non solo per chiamate e chat, ma anche per eventuali registrazioni audio. Certo, un microfono dedicato farà sempre meglio, ma in questo caso il livello è davvero molto alto.

Verdetto

Le Asus ROG Delta rappresentano un prodotto senza pari nella loro fascia. Cuffie da gaming con surround 7.1 si, ma prodotto polivalente e innovativo grazie alla presenza della USB C che le rende al momento senza alcun vero rivale.

L’utilizzo con il PC è molto piacevole, ma non si discosta molto dall’esperienza fatta con le ROG Fusion 500 che abbiamo provato in precedenza, a parte un suono più pulito e un comfort leggermente migliore. La spesa in più è davvero giustificata per chi intende usare queste cuffie con più dispositivi. Se giocate non solo al PC, ma anche con lo smartphone, con la Switch, con le console, e state cercando un’unica cuffia in grado di funzionare bene e restituire un ottimo audio su ciascuno di questi dispositivi senza la necessità di usare un adattatore, questo è uno dei prodotti più soddisfacenti che possiate scegliere. Di certo il prezzo di 211 euro nel momento in cui scriviamo è molto alto, ma giustificato da un’esperienza d’uso di alto livello, dai materiali curati e dall’audio davvero piacevole.

Se state cercando un paio di cuffie stereo per giocare, sotto i 100 euro, le Turtle Beach Elite Atlas sono una delle migliori alternative al momento disponibili. Le trovate su amazon a 99,99 euro.

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Microfono da gaming: i migliori da comprare

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I microfoni da gaming sono delle periferiche riservate perlopiù al settore degli streamer di Twitch o YouTube e dei video editor. Tuttavia, se siete interessati all’acquisto di un nuovo microfono da gaming per il vostro leggi di più...

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Asus presenta ROG Strix XG32VQR, monitor curvo HDR per videogiocatori

di Marco Pedrani

Asus ha ufficialmente presentato il nuovo ROG Strix XG32VQR, monitor curvo da 32 pollici WQHD dedicato ai videogiocatori.

Il monitor è dotato di pannello VA, tecnologia FreeSync 2 HDR e un refresh rate massimo di 144 Hz. Il display offre anche un’ampia gamma di colori, coprendo il 125% dello spazio sRGB e il 94% di quello DCI-P3.

Per il resto, il monitor è identico al ROG Strix XG32VQ (di cui potete leggere la nostra recensione): abbiamo una risoluzione di 1440p, un tempo di risposta di 4 ms e una curvatura di 1800 mm.

La differenza tra i due monitor sta nel supporto all’HDR: l’XG32VQR infatti detiene le certificazioni DisplayHDR 400 e FreeSync 2 HDR. Da notare che la seconda delle due supera la prima sotto praticamente ogni punto di vista e offre anche una bassa latenza in input, fattore fondamentale se si vogliono avere le massime prestazioni durante le sessioni di gioco.

Rispetto all’XG32VQ Asus ha poi aumentato la luminosità massima, portandola da 300 a 450 nits. Il monitor supporta poi un FreeSync dai 48 ai 144 Hz, e ciò permette di utilizzare anche la tecnologia AMD LFC (Low Framerate Compensation).

Lo stand permette di regolare il monitor in altezza (da 0 a +100 mm) ma anche di ruotarlo di +50/-50 gradi e di inclinarlo di +20/-5 gradi. Per quanto riguarda la connettività Asus inserisce una HDMI 2.0, una DisplayPort 1.2, una MiniDisplayPort, due USB 3.0 e un jack da 3,5 mm per collegare delle cuffie.

Grazie a DisplayWidget sarà possibile gestire e configurare software come GameVisual, App Sync e Blue Light Filter. Le impostazioni possono essere modificate anche tramite il menu OSD del monitor, ma DisplayWidget rende le operazioni più pratiche e veloci. Il filtro per la luce blu dispone di quattro livelli d’intensità.

Come tutti i display della serie XG il nuovo XG32VQR è dotato di illuminazione RGB che, tramite il software Aura Sync, può essere sincronizzata con quella del PC. Il monitor dovrebbe arrivare sul mercato in tempi brevi, tuttavia non si hanno ancora informazioni su disponibilità e prezzo.

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Mouse da gaming: i migliori da comprare

di Fabrizio De Santis
Il mouse da gaming è una delle periferiche più importanti per un PC da gaming. Insieme alle tastiere da gaming, i mouse da gioco sono delle periferiche da scegliere con estrema attenzione, in quanto devono garantire leggi di più...

MSI Oculux NXG251R, monitor Full HD con refresh rate fino a 240 Hz e G-Sync

di Marco Pedrani

Al Computex avevamo visto, allo stand di MSI, due monitor interessanti: un Optix curvo da ben 49″ e un Oculux più compatto, da 25”, ma con una frequenza di aggiornamento di 240 Hz. Oggi MSI ha ufficializzato proprio quest’ultimo. Denominato Oculux NXG251R, si tratta di un pannello Full HD con diagonale di 24,5″ e supporto alla tecnologia G-Sync.

Oltre all’impressionante refresh rate di 240 Hz, il monitor offre anche un tempo di risposta di solamente 1 ms grazie all’utilizzo di un pannello TN. Gli angoli di visione sono buoni (170/160 gradi H/V), il contrasto statico è di 1000:1 ma è presente la tecnologia DCR (Dynamic Contrast Ratio).

La connettività è garantita da una DisplayPort 1.2 (da usare se si vogliono superare i 60 Hz), una HDMI 1.4, tre USB 3.1 tipo A e una USB 3.1 tipo B con cui collegare il monitor al computer. Non manca ovviamente il classico jack da 3,5 mm a cui collegare le cuffie.

Sul retro sono presenti degli RGB, personalizzabili con il software Mystic Light, e il supporto VESA 100 x 100 mm. Lo stand permette di regolare altezza e inclinazione del monitor, in modo da adattarlo alle proprie esigenze.

Relativamente a disponibilità e prezzo, MSI non ha ancora fornito nessuna informazione a riguardo.

 

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Nubia Red Magic Mars, lo smartphone da gaming con Snapdragon 845 e 10GB di RAM

di Lucia Massaro

Nubia ha presentato il nuovo Red Magic Mars all’interno di un evento appositamente organizzato in Cina.Lo smartphone pensato per il mondo gaming arriva con caratteristiche da top di gamma e con alcuni accorgimenti tecnici che faranno la gioia degli amanti dei videogiochi.

Red Magic Mars è equipaggiato con lo Snapdragon 845 accoppiato a ben 10GB di RAM. Non è di certo il primo a essere dotato di un tale quantitativo di memoria. Non pensiamo solo, per esempio, allo Xiaomi Mi Mix 3 ma anche al fratello Red Devil, annunciato dall’azienda cinese qualche settimana fa. Lo spazio di archiviazione, invece, andrà da 64 a 256 GB non espandibili.

Da sottolineare la presenza del più avanzato sistema di raffreddamento a liquido ICE, per una migliore dissipazione di calore anche durante le sessioni di gioco più intense. Le altre peculiarità di questo smartphone sono la solita striscia LED sulla back cover, la presenza di due pulsanti sensibili al tatto sulla fascia laterale che forniscono controlli aggiuntivi e un motore lineare che produce feedback tattili chiamato “4D Shock”.

Nubia Red Magic Mars

Red Magic Mars integra un display IPS LCD da 6 pollici che ospita la fotocamera frontale da 8 MP. Il comparto fotografico si completa con il sensore posteriore da 16 MP. La piattaforma software è affidata ad Android 9 Pie. Il tutto è alimentato da una batteria da 3800 mAh. Presenti gli altoparlanti stereo DTS 7.1, il jack audio da 3,5 mm con DAC, la porta USB Type-C e il pulsante per attivare la modalità eSports, che disabilita tutte le distrazioni durante il gioco.

Nubia ha previsto anche il supporto per collegare controller Bluetooth. Lo smartphone è disponibile nelle varianti cromatiche Meteorite Black e Flame Red a partire dal 7 dicembre. Purtroppo, la commercializzazione per il momento è prevista per il solo mercato cinese dove è venduto a 2.699 yuan (341 euro circa) nella configurazione 6/64Gb, che passano a 3.199 yuan (404 euro circa) per quella da 8/128GB. Per la variante con 10Gb di Ram e 256GB di storage servono 3.999 yuan (506 euro circa). Dovrebbe comunque essere commercializzato in Europa nei prossimi mesi.

Nubia Z17 Lite con 6GB di RAM e 64GB di memoria interna è acquistabile su Amazon a 187 euro. Lo trovate a questo link. 

 

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Nubia Red Magic Mars Ufficiale: 10GB di RAM, 4D Shock e Adreno 630

di Andrea Genovese

Nubia Red Magic Mars è stato ufficialmente presentato dall’azienda asiatica, introducendo un nuovo smarphone da gaming con prestazioni da top di gamma.

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Come mantenere lo schermo sempre acceso Windows 10

di Giuseppe Brandi
Dopo alcuni minuti di inattività Windows 10 procede con la sospensione automatica dello schermo del vostro PC. Si tratta di una scelta saggia che permette di diminuire i consumi energetici nel caso di un PC leggi di più...
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