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Vendite smartphone: l’Europa registra la più alta crescita durante il Q3

di Biagio Petronaci
Il mercato degli smartphone continua a crescere. Quello europeo, in particolare, ha regalato non poche soddisfazioni ai produttori. Secondo l’analisi condotta da Canalys, in Europa, durante il terzo trimestre del 2019, si sarebbe registrato un aumento delle vendite di smartphone dell’8%, contro il 6% dell’Asia Pacifica. In modo particolare, non si può che evidenziare l’ottimo […]

Mercato auto Europa: +9% con il diesel in ripresa

di Donato D'Ambrosi

Il mercato auto in Europa ad ottobre 2019 mette a segno il primo pareggio del 2019: quasi +9% di auto vendute con una crescita nei primi 5 Paesi di riferimento. Com’è accaduto anche in Italia, le auto vendute recuperano sulla stagnazione del 2018 provocata dal Wltp. E’ la dimostrazione che le nuove norme creano effetti a lungo termine da cui però anche la Germania sembra uscirne con una ripresa delle immatricolazioni di auto diesel.

L’EUROPA SI E’ SCROLLATA DALL’EFFETTO WLTP

Nell’area UE+Efta le immatricolazioni di auto nuove sono state 1.214.989 con una crescita complessiva dell’8,6%, secondo i dati anticipati dal Centro Studi Promotor. Crescono le vendite auto nuove in tutti i paesi tranne che a Cipro. Il risultato di ottobre è dovuto ancora all’entrata in vigore del nuovo standard di omologazione WLTP, che scatenò le immatricolazioni anticipate per sfuggire agli standard di omologazione più severi. Ovviamente ne hanno risentito le vendite dei mesi successivi: sui piazzali delle concessionarie c’erano poi già abbastanza auto a km 0 da smaltire, oltre a quelle cedute alle società di noleggio.

IL MERCATO AUTO IN UK TIENE I REMI IN BARCA

I 5 maggiori mercati d’Europa sono i più rappresentativi della salute economica del settore poiché coprono il 71,4% delle immatricolazioni. Germania, Spagna, Francia e Italia chiudono tutti in positivo, ad esclusione del Regno Unito, alle prese anche con la Brexit. La sola Germania mette a segno a ottobre una crescita del 12,7%, seguita dalla Francia (+8,7%), l’Italia (+6,7%) e la Spagna (+6,3%). Il Regno Unito paga un calo di vendite auto dall’inizio del 2019 di -2,9% e -6,7% ad ottobre 2019.

LE AUTO PIU’ VENDUTE IN EUROPA AD OTTOBRE 2019

Tra le marche di auto più vendute in Europa ad ottobre 2019 Seat e Skoda trainano il Gruppo Volkswagen che chiude con +30% di immatricolazioni. FCA recupera rispetto ad ottobre 2018 (+2,5%) ma fa i conti con un calo di immatricolazioni nel 2019 (-9,2%) e di quota mercato (al 6,1%). Renault e Toyota crescono del +12,7%, Ford attesta le vendite a +3,5%, mentre Hyundai, BMW e Daimler seguono il gruppo di testa al di sotto del +2%.

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Nuova etichetta energetica Pneumatici: cosa cambia dal 2021

di Donato D'Ambrosi

La nuova etichetta energetica degli pneumatici partirà dal 2021 e integrerà nuove indicazioni per aiutare i consumatori nella scelta delle gomme. L’accordo è stato raggiunto da Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo sull’introduzione dei nuovi standard. L’etichetta pneumatici cambia esteticamente, ma all’insegna dell’efficienza degli pneumatici invernali. Ecco i nuovi aggiornamenti e le novità che coinvolgeranno anche i mezzi pesanti con l’etichetta energetica degli pneumatici.

ETICHETTA ENERGETICA PNEUMATICI: COM’E’ OGGI

Oggi l’etichetta energetica pneumatici include sostanzialmente 3 parametri fondamentali: l’efficienza in termini di consumo carburante, la frenata su bagnato e la rumorosità esterna. Questi parametri identificabili esteticamente con i simboli dell’etichetta qui sotto, rappresentano l’efficienza delle gomme in modo molto simile a quella degli elettrodomestici. C’è chi pensa che una lettera vale l’altra e che in fin dei conti è meglio risparmiare subito sul costo di acquisto di gomme più economiche al posto di quelle più efficienti. Secondo i dati della Commissione UE tra il 2014 e il 2017 il consumo di energia nel trasporto su strada è aumentato del 5,6%. La sola resistenza al rotolamento degli pneumatici rappresenta il 20-30% del consumo di carburante di un veicolo. Passando da una gomma con resistenza al rotolamento “C” a una con lettere “A” si possono risparmiare circa 110 litri di benzina in 40 000 km.

ETICHETTA ENERGETICA PNEUMATICI: COME SARA’ DAL 2021

L’etichetta energetica dal 2021 cambia, riportando anche indicazioni sull’efficienza delle gomme invernali. Il 13 novembre 2019 è stato raggiunto un accordo politico su un nuovo regolamento per l’etichettatura degli pneumatici. Dal maggio 2021 in poi la nuova etichetta energetica introdurrà l’opzione di un pittogramma per neve e/o ghiaccio accanto a quello della rumorosità (immagine sotto). La novità si basa su una proposta della Commissione del maggio 2018. Il testo del nuovo regolamento deve prima essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo e convalidato in tutte le lingue dell’UE prima che possa essere formalmente adottato.

IN FUTURO ANCHE L’USURA DELLE GOMME IN ETICHETTA

Da quando è stata introdotta l’etichetta energetica per gli pneumatici, i consumatori possono acquistare gli pneumatici senza basarsi esclusivamente sul prezzo. Chiaramente ogni produttore fa in modo da ottenere il punteggio più alto possibile nel test interni. Ecco perché i test sugli pneumatici degli enti indipendenti danno sempre una visione globale delle migliori gomme in commercio. Oggi però l’etichetta degli pneumatici continuerà a basarsi sulle performance delle gomme da nuove, mentre Michelin spinge sulla valutazione delle performance delle gomme anche da usate da inserire nella futura etichetta. Un campo dove il Costruttore francese può sfoderare la tecnologia Long Lasting Performance. Il video del test sull’usura qui sotto mostra di cosa si tratta.

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Alcolock in Europa obbligatorio: i Paesi che già lo adottano

di Donato D'Ambrosi

In Europa ci sono ancora troppe differenze tra i limiti di alcol ammessi alla guida, un grosso problema soprattutto quando ci si sposta per lavoro o per piacere. Si passa facilmente da 0 a 0,8 g/l di alcol nel sangue con tolleranza zero solo per i conducenti professionisti e i neopatentati. Una situazione che secondo  l’ETSC va risolta imponendo che chi si mette al volante non deve bere nulla. Questa regola vale già in tutti i Paesi dove l’alcolock è in fase sperimentale. Ecco i Paesi dove il motore si blocca se il sistema rileva che il conducente ha bevuto.

LIMITI ALCOL VARIABILI IN EUROPA E RISCHIO SICUREZZA

L’alcolock è un dispositivo collegato all’accensione del motore che soprattutto sui veicoli commerciali pesanti è diventato uno standard nazionale di alcuni Paesi UE. In pratica se il conducente ha bevuto anche un bicchiere di vino il motore non si avvia. Nonostante la sempre maggiore diffusione dell’alcolock anche i conducenti professionisti speso e volentieri vengono sorpresi al volante oltre il limite di legge. E’ il motivo per cui la posizione comunitaria è l’inasprimento delle sanzioni e la tolleranza zero verso chi infrange la legge. Ed è qui che punta l’European Transport Safety Council, spingere l’UE ad adottare anche il limite di 0 g/l di alcol per tutti i conducenti. Senza alcuna eccezione per i neopatentati, i conducenti esperti o professionisti.

ALCOLOCK OBBLIGATORIO: I PAESI UE DOVE C’E’ GIA’

In Europa sono solo 17 i Paesi dove l’alcolock è equipaggiato sui veicoli oppure lo sarà a breve. La Svezia ha adottato volontariamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli per il trasporto pubblico con obbligo di riabilitazione per chi viene sorpreso a bere al volante. La Finlandia, come la Svezia, ha introdotto spontaneamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli commerciali e scuolabus. In Polonia, Danimarca, Austria, Belgio, Francia, Regno Unito, Portogallo e Germania l’alcolock è presente su tutti i mezzi commerciali pesanti. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Irlanda, la Germania, la Slovenia, Lettoni, Estonia e la Spagna stanno definendo norme ad hoc sull’uso dell’alcolock, mentre l’Italia è nella fase sperimentale dell’obbligo. Tra i Paesi in cui bisogna soffiare nell’alcolock per partire, la Lituania ha annunciato l’obbligo volontario che dal 2020 sui veicoli commerciali.

PERCHE’ LA TOLLERANZA ZERO DI ALCOL AL VOLANTE

Attraversando l’Europa un guidatore non professionista ma esperto, magari in viaggio con la famiglia può trovarsi sopra o sotto il limite di legge se fermato dalla polizia per un controllo. Il problema sollevato dall’ETSC, non è tanto sapere qual è il limite di 0,1 – 0,2 – 0,3 g/l e così via in giro per l’Europa. Ma capire qual è il valore di alcol nel sangue per ogni conducente tale da non alterare il suo stato fisico. Qualcosa che le stime non possono chiarire in quanto il tempo di smaltimento dell’alcol varia da persona a persona in base a una serie di fattori troppo variabili come spiega il video qui sotto.

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Alibaba Cloud arriva in Europa grazie ad Arrow Electronics

di Antonino Caffo
Arrow Electronics, fornitore globale di soluzioni tecnologiche, ha annunciato di aver siglato un accordo di distribuzione con Alibaba Cloud, ramo di intelligence dei dati del gruppo Alibaba. L’obiettivo? Offrire alle aziende e agli operatori di canale nella regione Emea le soluzioni cloud basate sull’infrastruttura di Alibaba Cloud. Alibaba Cloud è tra i primi tre fornitori […]

Auto nuove in Europa: +14% delle vendite a settembre 2019

di Donato D'Ambrosi

Il mercato auto in Europa dà segnali di ripresa con +14,4% delle vendite di auto nuove rispetto a settembre 2018. Le immatricolazioni a settembre 2019 in Europa si sono fermate a 1.285.494 auto vendute, un numero che non dice molto sulla stabilità del settore. Ma secondo le associazioni di categoria non bisogna illudersi: le auto vendute a settembre 2019 vengono confrontate con un mese del 2018 in cui il Wltp ha frenato le immatricolazioni. Ecco qual è il reale stato di salute del mercato auto in Europa con i 5 maggiori mercati in cui si vendono oltre il 70% di vetture.

VENDITE AUTO NUOVE IN EUROPA A SETTEMBRE 2019

Le anticipazioni sui numeri del mercato auto in Europa vengono dal Centro Studi Promotor. Dall’inizio del 2019 nell’area UE+Efta sono state immatricolate 12.115.927 autovetture con un calo dell’1,6% rispetto al dato dello stesso periodo del 2018. Il mercato europeo dell’auto non è quindi in buona saluta come lascerebbe pensare il dato di settembre, ma è in sostanziale stagnazione. Lo conferma il fatto che su 31 mercati nazionali, 16 sono in calo mentre gli altri sono in crescita. Ma di questi soltanto quattro piccoli mercati crescono con tassi a due cifre (Lituania, Romania, Grecia e Ungheria).

AUTO VENDUTE NEI 5 MAGGIORI MERCATI EUROPEI

Anche le vendite auto in Europa relative ai 5 maggiori mercati rappresentativi (Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Francia) non fanno numeri significativi (in calo del -1,2%). In Germania le ragioni della tenuta del mercato vanno ricercate soprattutto nella sostanziale stabilità dell’economia di questo paese (che tuttavia accusa qualche difficoltà) e nel fatto che dalla domanda di vetture diesel, dopo un crollo che aveva portato la loro quota a scendere fino al 32%, vengono segnali di ripresa. Il secondo dei cinque grandi mercati, quello del Regno Unito, è invece in calo del 2,5% essenzialmente per le incertezze legate alla Brexit. Difficoltà maggiori si registrano in Spagna (-7,4%), mentre Francia e Italia accusano contrazioni contenute tra l’1 e il 2%.

LE MARCHE DI AUTO PIU’ VENDUTE IN EUROPA

Secondo i dati ACEA (associazione dei Costruttori europei) le vendite a settembre 2019 sono in crescita per tutti i maggiori Costruttori di auto. In testa resta Volkswagen (+46,8%, in calo del -1,2% da gennaio 2019), seguita dal gruppo Renault (+27,8% e -2,4% da inizio 2019). Il podio si chiude con il gruppo FCA che cresce del +12,8% ma perde il 10% nel cumulato. Con una crescita di vendite in Europa inferiore al 10% ci sono PSA (+4,3%), Hyundai e Daimler (+6%), Ford (+8,5%) e Toyota (+6,7%).

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Sunrise e Huawei aprono il primo 5G Joint Innovation Center europeo

di Antonino Caffo
Sunrise e Huawei hanno aperto le porte del primo 5G Joint Innovation Center europeo, con il quale intendono sviluppare e promuovere le applicazioni 5G per clienti privati e commerciali. Il 5G Joint Innovation Center ha presentato nella sede centrale Sunrise a Opfikon, le applicazioni già presenti e pronte per essere commercializzate. «Grazie all’apertura del primo […]

Vittime della strada: le province più vicine al traguardo Europa 2020

di Donato D'Ambrosi

Nella classifica delle province più sicure si distinguono quelle vicine al traguardo Europa 2020: 5 in particolare hanno ridotto il numero delle vittime della strada in modo esemplare. Il numero di incidenti stradali in Italia nel 2018 è molto variabile tra province e città. La classifica elaborata sui dati ACI premia le province di Agrigento, Barletta-Andria-Trani, L’Aquila, Campobasso, Taranto e Terni che hanno ridotto del 50% le vittime da incidenti stradali nel 2018 rispetto al 2010. Ci sono però molte altre province vicine all’obiettivo Europa 2020 e altre invece con incidenti stradali in aumento.

CITTA’ E PROVINCE CON MENO VITTIME STRADALI

Il report delle vittime stradali nel 2018 conta un numero di morti pari a 3.334 e 242.919 feriti in 172.553 incidenti stradali gravi. Questi dati però celano anche un aspetto di cui si parla poco e riguarda le province che hanno già superato il traguardo Europa 2020 riguardo le vittime della strada. La classifica delle province più virtuose nella riduzione delle vittime da incidenti vede in testa Barletta-Andria-Trani (-66%), L’Aquila e Campobasso (-52%), Taranto (-51%) e Terni (-50%). Sono questi i posti d’Italia che rispetto al 2010 hanno raggiunto il traguardo europeo (o l’hanno superato), a fronte di una riduzione media delle vittime della strada in Italia del -19%.

DOVE LE VITTIME DELLA STRADA SONO IN AUMENTO

Le province che ancora non hanno raggiunto l’obiettivo Europa 2020 ma hanno messo in atto best practice per la riduzione dei morti stradali sono Modena e Foggia (-18), Cuneo e Trapani (-16). Il numero di vittime della strada nelle province di Asti, Caserta e Taranto è diminuito invece solo di 15. Le province con un numero di vittime stradali in aumento invece vedono Genova in testa (+37) a causa del crollo del ponte Morandi. Anche Bari (+24) e Brescia (+22) seguono un progresso mancato nel miglioramento della sicurezza stradale.

CLASSIFICA DELLE PROVINCE PER INDICE DI MORTALITÀ

La media di incidenti stradali gravi in Italia nel 2018 è di 472 incidenti, 9 morti e 665 feriti. Numeri che tradotti in incidi di mortalità vedono il sud della Sardegna in testa ai luoghi d’Italia con più vittime (6,5 ogni 100 abitanti). L’indice di mortalità non è alto anche Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1) rispetto alla media di vittime stradali in Italia di 1,9 ogni 100 abitanti.   

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12 Paesi UE si accordano per la sicurezza stradale, l’Italia non c’è

di Donato D'Ambrosi

Troppe differenze nei progressi della sicurezza stradale in Europa hanno spinto 12 Paesi ad unire le forze per un piano comune che riguarda infrastrutture, pedoni e limiti di velocità. Il collettivo dei Paesi europei che condivideranno il know how sulla sicurezza stradale dei rispettivi Stati è coordinato dall’ETSC (European Transport Safety Council). Ma per quanto anche l’Italia dia spesso segnali di interesse al miglioramento della sicurezza stradale, non figura tra i Paesi che hanno siglato l’accordo.

SICUREZZA STRADALE IN EUROPA: BENE, MA LENTA

Nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea 12 Paesi si sono accordati per condividere le migliori pratiche che hanno portato al miglioramento della sicurezza stradale. Da un lato – secondo l’ETSC – le strade europee sono tra le più sicure al mondo e ci sono stati notevoli progressi nella sicurezza stradale degli ultimi 10 anni. Dall’altro però il numero di decessi nel 2018 per incidenti stradali in Europa è diminuito solo dell’1% rispetto al 2017. Poi c’è la variabilità con cui hanno effetto i provvedimenti dei singoli Stati europei sulla sicurezza stradale: “Vi sono importanti differenze tra diversi Stati membri dell’UE” spiega l’ETSC in una nota.

IL PROGETTO EUROPEO PER LA SICUREZZA NEI 12 PAESI

L’accordo tra i 12 Paesi dell’Unione europea mira proprio a colmare questa variabilità, uniformando strategie e provvedimenti nella direzione di quelli più efficaci. Il progetto coinvolge Austria, Bulgaria, Francia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. Per i prossimi 3 anni gli esperti di ogni Paese metteranno sullo stesso tavolo le idee su limiti di velocità, costruzione di infrastrutture sicure e miglioramento della sicurezza di pedoni e ciclisti in città.

L’EUROPA CHE FA RETE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il progetto tra i 12 Paesi europei che hanno unito le forze per migliorare la sicurezza stradale si fonda sull’obiettivo comunitario di riduzione del 50% degli incidenti mortali sulle strade tra il 2020 e il 2030. “Questo progetto mira a dimostrare l’efficacia delle politiche di sicurezza stradale nel mondo reale, ha dichiarato Antonio Avenoso, Direttore esecutivo ETSC. Riuniremo gli esperti in modo che possano aiutarsi a vicenda per capire come ottenere risultati simili nei propri Paesi”.

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Acquisto auto elettrica: dove conviene di più in Europa

di Donato D'Ambrosi

Comprare un’auto elettrica è più conveniente con gli incentivi, ma non in tutti i Paesi d’Europa è possibile. Ecco una panoramica dettagliata dei Paesi in cui l’acquisto dell’auto elettrica con lo sconto è più vantaggioso, fino a 10 mila euro. Se state pensando di acquistare un’auto usata all’estero, ricordate che in alcuni Paesi l’IVA da versare può azzerare il vantaggio economico. Intanto bisogna subito dire che tra i Paesi dell’UE solo 12 hanno attivato incentivi all’acquisto di auto elettriche, come in Italia.

I PAESI CON IL PIU’ BASSO NUMERO DI VENDITE ELETTRICHE

Nella maggior parte dell’Europa invece vengono applicati sgravi fiscali legati alla proprietà delle auto elettriche. Secondo i dati dell’ACEA (l’associazione europea costruttori di auto) gli incentivi hanno effetti sulla quota di vendite di auto elettriche, più bassa dove non ci sono sgravi. Polonia (0,2%), Lituania (0,4%), Estonia (0,5%) sono i Paesi che hanno attivato politiche meno attive per le auto elettriche. Ecco dove è più conveniente acquistare un’auto elettrica confrontando anche il reddito pro-capite in Europa. Un dettaglio che negli USA aveva scatenato polemiche accese: nella maggior parte dei casi chi aveva accesso agli sgravi poteva tranquillamente permettersi l’acquisto dell’auto elettrica senza sconto.

INCENTIVI IN ITALIA SULLE AUTO ELETTRICHE

In Italia le vendite di auto elettriche sono in costante aumento, ma rappresentano sempre comunque lo 0,5% del mercato. A fronte di un reddito pro-capite di 29.000 euro, si può avere uno sconto sull’acquisto dell’auto elettrica di 6000 euro per auto che emettono fino a 20 g/km di CO2. Di contro, le auto che emettono oltre 250 g/km di CO2 pagano una tassa fino a 2500 euro.

L’ACQUISTO DELL’AUTO ELETTRICA IN SPAGNA

In Spagna comprare un’auto a basse emissioni (o qualsiasi altro veicolo) permette di usufruire di diversi sconti. Ogni auto elettrica, fuel-cell o ibrida plug-in, è coperta da uno sconto fino a 5500 euro. L’incentivo sale a 6000 euro per furgoni, 8000 euro per VAN e 15000 euro per veicoli pesanti. Con un reddito pro-capite in Spagna di 26.200 euro.

ACQUISTARE L’AUTO ELETTRICA IN FRANCIA

In Francia la quota di vendite di auto elettriche è 2,1% e in media ogni abitante ha un reddito di 36200 euro. Come in Italia, ci sono bonus e malus sull’acquisto di auto a basse emissioni o più inquinanti. Sull’acquisto di un’auto elettrica nuova l’incentivo in Francia è di 6 mila euro fino a 20 g/km di CO2. Lo sconto scende a 5 mila euro per auto ibride nuove o semi-nuove. Le auto fino a 117 g/km di CO2 non vengono penalizzate.

QUALI SCONTI SULLE AUTO ELETTRICHE IN IRLANDA

In Irlanda il reddito pro-capite è 63.400 euro e le quote di vendita di auto elettriche sono l’1,6%. Ciononostante l’acquisto di un’auto elettrica in Irlanda beneficia di un incentivo di 5 mila euro.

GLI INCENTIVI A ZERO EMISSIONI SULLE AUTO IN UK

Nel Regno Unito (ante Brexit) si vendono il 2,5% di auto elettriche e il reddito pro-capite è 37.600 euro. Gli incentivi governativi in Gran Bretagna coprono fino al 35% del prezzo di acquisto per un’auto elettrica e fino al 20% il prezzo di un VAN a batterie.

ACQUISTARE UN’AUTO ELETTRICA IN BELGIO

In Belgio non ci sono veri e propri sconti sull’acquisto di auto elettriche ma incentivi finanziari. Ciononostante le quote di vendite sono del 2,4% con un reddito pro-capite di 39.600 euro

GLI SCONTI IN GERMANIA SULL’ACQUISTO DI AUTO ELETTRICHE

In Germania comprare un’auto elettrificata permette di avere diversi incentivi: uno sconto di 4 mila euro sulle auto a batteria e fuel cell o di 3 mila euro sulle auto ibride.

QUANTO SI RISPARMIA SUL PREZZO DELLE EV IN SVEZIA

In Svezia la quota di vendite di auto elettriche è 8%, ma non è solo lo sconto a spingere le vendite di auto a basse emissioni soprattutto nei centri urbani. Gli incentivi sull’acquisto di un’auto elettrica in Svezia infatti sono di circa 5500 euro (60 mila corone svedesi) o poco più di 900 euro per le auto ibride fino a 60 g/km di CO2.

IN FINLANDIA GLI INCENTIVI SONO TRA I PIU’ BASSI

In Finlandia si può comprare un’auto elettrica nuova con uno sconto di 2 mila euro, ma solo per valori fino a 50 mila euro. Un bonus piuttosto equilibrato se si pensa che il reddito pro-capite è 4 volte maggiore di quello più basso tra i 12 Paesi.

QUALI INCENTIVI ELETTRICI IN AUSTRIA

L’acquisto di un’auto elettrica in Austria concede uno sconto fino a 3 mila euro o 1550 euro per un’auto ibrida plug-in. Con quote di vendite del 2,5% in Austria si stima un reddito pro-capite di 43.600 euro.

LO SCONTO IN SLOVENIA FINO A 7500 EURO

La Slovenia è il secondo Paese europeo con il più alto incentivo sull’acquisto di un’auto elettrica. Nonostante una quota di vendite dello 0,9%, il reddito pro-capite di 22.400 euro sembra più in linea con gli sconti. L’incentivo in Slovenia è di 7500 euro sulle auto elettriche, 4500 euro su VAN elettrici o ibridi e 3 mila euro su quadricicli leggeri elettrici.

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Accenture Strategy e United Nations Global Compact: poco impegno dalle imprese

di Antonino Caffo
I leader aziendali di tutto il mondo sostengono che le imprese non stanno facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) definiti dall’Agenda 2030. C’è uno studio di Accenture Strategy e da United Nations Global Compact che lo conferma. Presentato alle Nazioni Unite a New York, lo studio “The Decade to […]

IVA Patente 2020: chi dovrà pagare la tassa

di Donato D'Ambrosi

Pagare l’IVA sulla patente è il timore acceso dalla recente sentenza della Corte di giustizia europea. Una richiesta che ha mandato in tilt il programma di esami, saltati per protesta delle autoscuole coinvolte. In ballo ci sono circa 500 mila euro di tasse non dovute dal 2014 per ogni autoscuola, che l’Unione europea impone all’Italia. Chi dovrà realmente pagare l’IVA retroattiva sulle patenti? Cosa succederà se l’Italia si rifiuta di rispettare la sentenza della Corte europea? Intanto il Ministero dell’economia sta imbastendo un provvedimento “anti-IVA” e chiarisce chi dovrà pagare l’IVA sulla patente.

PATENTE NON PIU’ ESENTATA DAL PAGAMENTO IVA

Il pesce grande mangia il pesce piccolo, quello dell’IVA sulle patenti sembrerebbe un copione all’italiana con l’Europa alla regia. Ma il fatto è scottante e rischia di diventare un pericoloso boomerang per l’Italia, come annuncia Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore su Twitter (sotto). Se è vero che il viceministro dell’Economia Misiani ha rassicurato chi ha già conseguito la patente senza pagare l’IVA, bisognerà vedere come la prenderà l’UE alla notizia che l’Italia passerà sopra la sentenza.

LE IPOTESI SUL PAGAMENTO IVA PATENTE DAL 2020

Come è stato anticipato, infatti, l’esenzione al pagamento dell’IVA retroattiva sulle patenti potrebbe essere inserito nella Manovra economica 2020. E’ prevedibile che chi ha conseguito la patente entro il 2020 non dovrà pagare alcuna imposta non dovuta. Ma c’è anche l’ipotesi che una legge ad hoc sia promulgata entro la fine dell’anno. Quindi, come prassi, l’eventuale pagamento dell’IVA sulla patente sarà considerato dall’entrata in vigore della legge. Una cosa certa è che, se gli Stati membri non storceranno il naso davanti all’inosservanza italiana sul pagamento IVA patente, non dovrebbero nascere contenziosi con i contribuenti. Chi invece conseguirà la patente dal 2020 in poi potrebbe dover pagare l’IVA, probabilmente anche maggiorata rispetto all’aliquota attuale, si vedrà nella prossima legge di bilancio.

CHI DOVRA’ PAGARE L’IVA PATENTE SECONDO IL MINISTERO

La situazione paradossale che si è creata sulle scuole guida deriva da una sentenza di marzo 2019 della Corte di giustizia UE, – ha dichiarato Misianiche ha stabilito che questi servizi non possono essere IVA esenti. Sul futuro vale la sentenza comunitaria. Sul passato vogliamo evitare che le scuole guida debbano chiedere ai clienti degli ultimi 5 anni di versare un’imposta (IVA) che all’epoca non era dovuta.” Ma c’è sempre il rischio di infrazione UE ed è anche bello grosso. Per capire quanto, basta pensare che “il conto” della risoluzione della Corte europea ammonta a 110 mila euro per ogni anno. Secondo UNASCA (Unione nazionale Autoscuole Studi Consulenza Automobilistica) su ogni autoscuola sarebbe un buco di oltre 500 mila euro complessivi.

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4 rischi reali di una Brexit senza accordo per i Costruttori auto in Europa

di Donato D'Ambrosi

L’uscita del Regno Unito dall’Europa senza accordo è un grosso rischio per il mercato dell’industria automotive. Quella che tutti chiamano “no-deal Brexit” spaventa anche i Produttori di componentistica e Costruttori auto. Le principali associazioni europee dell’industria automotive sono tutte d’accordo che la Brexit senza accordo spaccherà il mercato, con costi e ripercussioni su occupazione e politiche commerciali. Ecco i 4 rischi maggiori della Brexit senza accordo che graveranno su aziende e consumatori.

1.CON LA BREXIT DURA 1 MINUTO DI STOP VALE 54 MILA EURO

Il maggiore rischio di una Brexit senza accordo è quello del libero mercato che sarebbe compromesso. “Ogni veicolo è composto da 30 mila parti che attraversano anche più volte i confini dei Paesi europei” spiega Sigrid de Vries, Segretario Generale del CLEPA. La fine del commercio senza barriere potrebbe portare ad un’interruzione del modello operativo “just-in-time” dell’industria. In altre parole il costo di un solo minuto di interruzione della produzione nel Regno Unito costerà 54.700 euro.

2.INDUSTRIE, PRODUZIONE E IMPIEGATI A RISCHIO BREXIT

L’industria automotive europea è uno dei settori più produttivi e di successo: ogni anno mette in strada 19,1 milioni di veicoli e impiega 13,8 milioni di persone. “Il libero commercio è cruciale per mantenere il successo di un’industria europea dell’auto fortemente integrata – spiega Erik Jonnaert, Segretario Generale di ACEA – che conta 230 stabilimenti di assemblaggio e produzione in tutta l’UE”. Basta pensare che oltre 100 impianti di produzione e centri di ricerca e sviluppo sono in Gran Bretagna.

3.IL “MADE IN UE” NON AVRA’ LO STESSO VALORE SENZA ACCORDO

L’Unione Europea ha stipulato accordi commerciali e regimi preferenziali con 30 Paesi tra cui Turchia, Sud Africa, Canada, Giappone e Corea del Sud. Questi accordi definiscono anche le norme in materia di origine (es. Made in UE), quello che per molti Paesi è diventato un valore aggiunto e una garanzia. In caso di Brexit senza accordo è forte il rischio che i contenuti dei fornitori britannici non contribuirebbero a determinare il contributo di origine dell’UE. In altre parole i Costruttori avrebbero difficoltà ad accedere alle condizioni preferenziali di cui sopra e il mercato avrebbe un valore minore per gli investitori extra EU.

4.CON LA NO-DEAL BREXIT AUMENTERANNO ANCHE I COSTI DI ACQUISTO

E arriviamo al rischio più prossimo per i consumatori in caso di “no-deal Brexit”, quello delle tariffe WTO (World Trade Organization). Le tariffe WTO sulle auto e i VAN potrebbe costare 5,7 miliardi di euro all’industria e ai consumatori sia europei che britannici. E’ chiaro che nel caso in cui i Costruttori non dovessero riuscire ad assorbire queste tariffe, il rischio è che andranno ad aumentare i costi dei veicoli prodotti in Gran Bretagna.

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I 12 maggiori Costruttori di auto diesel Euro 5 e 6 in Europa

di Donato D'Ambrosi

L’Europa ha un parco auto circolante prevalentemente diesel, per quanto i motori ad alimentazione alternativa stiano conquistando quote di mercato. Il calo di vendite dei motori a gasolio non va certo sottovalutato soprattutto se si considera che le auto Euro 6D-TEMP sono molto più pulite. Ciò nonostante i Costruttori maggiori di auto diesel sono anche quelli che hanno innescato questo cambiamento. Ecco quali sono i maggiori Produttori di auto e furgoni Euro 5 ed Euro 6 e in quali Paesi europei si concentrano più veicoli diesel.

IL NUMERO DI VEICOLI DIESEL IN EUROPA DAL 2008 AL 2018

Tra un paio di anni i listini auto dei Costruttori fioriranno di auto elettriche o ibride, quante ne dovranno vendere per evitare le multe sui crediti CO2 è un’altra storia. Rinnovare il parco circolante non sarà una sfida facile se si pensa che in Europa circolano 51 milioni di auto e furgoni diesel Euro 5 ed Euro 6 oltre i limiti di emissioni. Per oltre i limiti si intende più del doppio di Nox nei test NEDC e il triplo nei test RDE. Secondo il rapporto di Transport&Environment dal 2016 e nei 2 anni successivi la vendita di veicoli diesel è cresciuta del 74%. Tra i maggiori Costruttori per numero di vendite di veicoli diesel il Gruppo Volkswagen è in testa.

I MAGGIORI COSTRUTTORI DI VEICOLI DIESEL EURO 5 E 6 IN EUROPA

La classifica dei Costruttori che hanno venduto più veicoli diesel di T&E si basa sul numero di vendite dal 2008 al 2018 in Europa. Una parentesi va fatta per Opel che è stata acquistata da PSA solo nel 2017, quindi non conteggiata nelle vendite del Gruppo francese. In testa alla classifica delle vendite di auto diesel Euro 5 e 6 c’è il Gruppo Volkswagen (11,6 milioni) seguito dal Gruppo Renault (8,1 milioni) e da PSA (7,2 milioni). Fiat-Chrysler che negli ultimi anni ha puntato molto sul metano in Europa, ha una maggiore presenza negli USA soprattutto con i diesel RAM e i SUV Jeep.

I PAESI IN EUROPA CON PIU’ AUTO E FURGONI DIESEL

Se si considerano invece i Paesi con il più alto numero di auto diesel Euro 5 ed Euro 6 la Germania non poteva che essere in testa. Il rapporto T&E conta quasi 10 milioni di veicoli. Come se i veicoli diesel prodotti dal Gruppo Volkswagen fossero rimasti in patria, ma non è così. Al secondo posto c’è la Francia (9,8 milioni) e il Regno Unito (8,5 milioni). L’Italia si ferma a 6,7 milioni di auto diesel, il che significa che gran parte di queste appartengono ad altre marche. Ultima nella top5 dei principali mercati auto in Europa è la Spagna con 3,8 milioni di veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6.

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Città più sicure: l’Europa dà il via all’Urban Road Safety Award

di Donato D'Ambrosi

Doppio senso ciclabile

Rendere le città più sicure è una sfida che la Commissione europea lancia a tutti gli Stati membri ogni anno in occasione della Settimana europea della Mobilità. Le città che mostrano di aver attuato le idee più efficaci per migliorare la sicurezza stradale urbana si candidano a vincere il concorso della Commissione europea. Ma ben più importante è la condivisione delle azioni e progetti più efficaci che quest’anno si candideranno al premio Urban Road Safety Award. Perché è così centrale il ruolo della sicurezza in ambito urbano?

LA SICUREZZA URBANA NELLE CITTA’ EUROPEE

L’Europa spinge le amministrazioni locali a rendere i centri urbani sempre più sicuri. E in occasione della Settimana europea della Mobilità (16-22 settembre) ha presentato il premio Urban Road Safety Award che si aggiunge agli altri contest. Le città sono sicuramente più sicure di altri contesti extraurbani, ma è sono anche il luogo dove convivono tanti utenti e veicoli diversi. Il 38% degli incidenti stradali e oltre il 50% delle lesioni stradali gravi si verificano su strade urbane. Ecco perché spingere le persone ad andare a piedi o ad usare la bici non basta per rendere più pulite le città. Ma servono efficaci azioni per migliorare la sicurezza urbana della mobilità in evoluzione.

I PREMI PER LE CITTA’ MIGLIORI IN EUROPA

Il premio Urban Road Safety viene assegnato insieme agli European Mobility Week Awards e il premio SUMP (Sustainable Urban Mobility Planning). Ogni premio ha un criterio di aggiudicazione specifico, ma gli obiettivi sono complementari. Gli European Mobility Week Awards vengono assegnati alle città che promuovono la mobilità urbana sostenibile. Mentre il SUMP Award va alle autorità locali e regionali per la migliore pianificazione della mobilità urbana. Il premio Urban Road Safety Award invece non premia i piani, ma specifiche misure adottate a livello locale per migliorare la sicurezza stradale.

LE CITTA’ PREMIATE PER LA MOBILITA’ NEL 2018

Vengono premiati ad esempio il miglioramento delle infrastrutture, la riduzione della velocità. Ma anche iniziative per migliorare la sicurezza del parco auto istituzionale e azioni che migliorano la consapevolezza della sicurezza nelle persone. Tutte le città che vogliono candidarsi al premio per le città più sicure possono farlo fino al 16 dicembre 2019. La scorsa edizione del concorso indetto dalla Commissione europea ha premiato Lisbona e Lindau (Germania) per gli incentivi ad usare la bici e le nuove infrastrutture.

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IVA sulle auto in Europa 2019: quanto costa in 28 Paesi

di Donato D'Ambrosi

Comprare un’auto nuova o usata all’estero può essere più conveniente in base all’IVA 2019 in Europa. Il costo dell’IVA sull’acquisto auto in Europa può variare anche del 10%. Ecco perché molti rivenditori si specializzano nell’acquisto e importazione auto dall’estero. Bisogna però fare bene i conti e capire in quale dei principali 28 Paesi europei l’IVA è più bassa rispetto al Paese di importazione dell’auto. Vediamo come cambia l’Imposta sul Valore Aggiunto in Europa quando si acquista un’auto e cosa cambia tra IVA su auto nuova e auto usata.

L’IVA 2019 SUL COSTO AUTO IN EUROPA

Comprare un’auto all’estero fa risparmiare un bel po’ di soldi se il valore dell’auto è consistente. Acquistare un’utilitaria all’estero e poi importarla in Italia, ad esempio, potrebbe essere addirittura antieconomico. Per capire qual è il Paese più conveniente chiaramente bisogna tenere conto principalmente dell’IVA. Se già la differenza di imposte tra il Paese dove si compra e quello dove si importa è bassa, allora è meglio cercare lo stesso modello già importato e immatricolato. Tra i Paesi dove l’IVA 2019 in Europa è più bassa, il Lussemburgo è sicuramente privilegiato (17%). Per stabilire una soglia di confine prendiamo l’IVA al 22% in Italia 2019 come riferimento. Esattamente a metà tra i Paesi con l’IVA 2019 più bassa e quelli con l’IVA 2019 più alta ci sono Italia e la Slovenia.

DOVE L’IVA COSTA DI PIU’ SULLE AUTO NUOVE

Acquistare un’auto nei Paesi in cui l’IVA 2019 è più bassa può essere sicuramente vantaggioso. Se consideriamo ad esempio di importare un’auto in Italia, non andremo certo a cercare un’auto nuova o usata nei Paesi dove l’IVA è maggiore del 22%. Bisogna precisare che fa molta differenza importare un’auto nuova o usata dall’estero ai fini della compensazione dell’IVA, ma questo lo vediamo più avanti. Non è un caso se la maggior parte delle auto usate provengono dalla Germania (IVA 2019 19%) e non da Grecia (24%) o dalla Croazia (25%), pur essendo più vicine. Mentre quelle nuove si possono trovare a prezzi più vantaggiosi dove si applica l’IVA maggiore. Queste dinamiche nella compravendita di auto all’estero sono molto fluide e mutevoli in base alle imposte.

IVA SU AUTO NUOVE E USATE IMPORTATE

Perché dalla Germania allora si importano più auto usate? Intanto perché le auto nuove sono distribuite tramite i canali ufficiali dei rivenditori. Ma poi perché sulle auto che passano la dogana come usate non bisogna pagare l’IVA se è stata applicata già dal venditore estero. Si intendono usati i veicoli con oltre 6 mesi e 6 mila km percorsi. Per questo motivo acquistare un’auto usata conviene più dove l’IVA è inferiore al Paese di importazione. Diverso è il caso per le auto nuove: queste si possono acquistare al netto dell’IVA nel Paese estero, ma poi va versata al fisco del Paese di importazione per poterla immatricolare.

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Colonnine elettriche in Europa: quante e dove sono nel 2019

di Raffaele Dambra

Colonnine elettriche in Europa

Quante colonnine per la ricarica di auto elettriche ci sono nell’Unione Europea? Ancora troppo poche, se si pensa che l’obiettivo di 2,8 milioni di punti di ricarica entro il 2030, che la Commissione Europea ha stimato necessari per una piena diffusione della mobilità elettrica nei 28 paesi membri, quasi certamente non sarà raggiunto. Attualmente, secondo il report presentato da ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association) al Salone di Francoforte 2019, in Europa ci sono infatti solo 144 mila colonnine. Questo vuol dire che per arrivare in appena una decade al numero prefissato occorrerebbe aumentare di circa 20 volte l’attuale parco ricariche. Un traguardo improbabile, per non dire impossibile.

COLONNINE ELETTRICHE IN EUROPA: POCHI PUNTI DI RICARICA, POCHE VETTURE

Ed è un vero peccato, perché proprio la scarsa distribuzione sul territorio delle colonnine di ricarica risulta essere uno dei motivi che frenano l’espansione delle auto elettriche in Europa (un caso a parte è la Norvegia, dove le immatricolazioni di EV hanno sfondato il 50%, ma il paese scandinavo non fa parte dell’UE). Sempre secondo il report ACEA, infatti, nel 2018 solo il 2% dei veicoli venduti nell’Unione Europea aveva un’alimentazione elettrica. In aumento del +1,4% dal 2014, ma decisamente pochi. Peggio ancora in Italia: ad agosto 2019, ultimi dati disponibili, la quota mercato delle auto elettriche da inizio anno non superava lo 0,5%, ben sotto la media UE (meglio comunque dello 0,2% del 2018, merito probabilmente dell’Ecobonus voluto dal precedente Governo).

COLONNINE DI RICARICA: ITALIA BEN SOTTO LA MEDIA EUROPEA

La differenza tra Italia e resto d’Europa si nota pure, oltre che nel numero delle vetture, anche nella distribuzione delle colonnine elettriche tra i vari stati. Il 76% dei 144 mila punti di ricarica esistenti è concentrato in Olanda (37.037), Germania (27.459), Francia (24.858) e Regno Unito (19.076), paesi che coprono appena il 27% del territorio dell’Unione. Mentre noi italiani contribuiamo soltanto per lo 0,5% (3.562 colonnine) e la maggior parte dei paesi membri ha meno di una colonnina di ricarica ogni 100 km.

AUTO ELETTRICHE E PUNTI DI RICARICA: SERVONO INCENTIVI E INVESTIMENTI

La transizione verso la mobilità a emissioni zero richiede una responsabilità condivisa”, ha dichiarato Carlos Tavares, presidente di ACEA e CEO del gruppo PSA. “Le case automobilistiche stanno facendo la loro parte proponendo un numero sempre più crescente di auto elettriche. Ma i governi devono sostenerle intensificando notevolmente gli investimenti nelle infrastrutture. E attuando incentivi all’acquisto sostenibili e coerenti”. E l’Italia a dire il vero sta rispondendo all’appello sia incentivando l’installazione dei punti di ricarica (qui il nuovo bando per privati e condomini in Puglia) che dando vita a nuovi incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni con la contestuale rottamazione di veicoli inquinanti. Per esempio in Lombardia, sommando l’Ecobonus statale con i contributi regionali, si possono ottenere sconti per l’acquisto di vetture elettriche fino a 14 mila euro.

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Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi

di Donato D'Ambrosi

I costi auto in Europa cambiano molto in base all’alimentazione. Mantenere un’auto comporta una spesa che tiene conto di tanti fattori. Visto che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più ti sarai sicuramente chiesto quanto costa possedere un’auto benzina o diesel nel 2019. A questa domanda risponde il Car Cost Index di una nota società di leasing con i costi 2019 in Europa per possedere un’auto elettrica, benzina e diesel divisi per Paese.

L’INDAGINE SUI COSTI AUTO 2019 IN EUROPA

Il Car Cost Index di LeasePlan stima qual è la spesa media in Europa per mantenere un’auto. L’indagine si basa sul costo di guida di un’auto di dimensioni medie (segmento C) per i primi 3 anni. L’indagine tiene conto dei costi operativi (quindi non manutenzioni straordinarie) con una guida di 20 mila km l’anno. Se hai letto la nostra indagine sulla manutenzione di un’auto elettrica e ibrida, saprai quanto cambiano i costi tra un’auto tradizionale e una a batterie. Ecco perché anche l’indagine sul TCO (Total Cost of Owneship) distingue i fattori di costo tra auto benzina – diesel e auto elettriche.

AUTO ELETTRICHE E TRADIZIONALI, COME CAMBIANO I COSTI

Le voci di costo più influenti sulle auto tradizionali (ICE – Internal Combustion Engine) sono il deprezzamento e le tasse, pari al 36% dei costi. Lo stesso vale anche per le auto elettriche che però subiscono un deprezzamento maggiore (52%), anche se poi recuperano su imposte, manutenzione e assicurazione. Il costo medio per possedere un’auto tradizionale in Europa invece tiene conto di:

– Deprezzamento (36%)
– Imposte (20%)
– Carburante (18%)
– Assicurazione (13%)
– Manutenzione (9%)
– Interessi (5%)

QUANTO COSTA MANTENERE UN’AUTO BENZINA, DIESEL ED ELETTRICA

In Europa il costo mensile per possedere e guidare un’auto nel 2019 è più basso in Grecia, a prescindere se l’auto è elettrica (659 euro), benzina (445 euro) o diesel (410 euro). In media in Europa si spendono per un’auto 854 euro (se elettrica), 594 euro (benzina) e 613 euro (diesel). L’aspetto più significativo dei dati dell’indagine è vedere come in Polonia sia più costoso possedere un’auto elettrica (995 euro al mese). Le auto a benzina hanno un costo mensile maggiore invece in Norvegia (851 euro). L’Olanda è invece in cui le auto diesel costano più di tutti i 18 Paesi d’Europa considerati: ben 937 euro al mese. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere a tutta larghezza i costi 2019 per mantenere un’auto in Europa.

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Accise carburante in Europa: dove si pagano meno tasse nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Dove costa meno la benzina in Italia

Le accise sui carburanti sono uno degli impegni che il precedente Governo Conte ha lasciato in sospeso e con il nuovo esecutivo Conte-Bis si prospetta anche l’aumento dell’IVA. Le accise sul carburante in Europa sono molto variabili e influenzano il prezzo della benzina al rialzo o al ribasso. Ecco i Paesi d’Europa in cui è più conveniente fare benzina e quelli in cui le tasse sono più alte al 2019.

TASSE E INCENTIVI IN EUROPA NON SONO PROPORZIONALI

Che crede ancora che il bollo auto sarà eliminato rischia di inseguire una chimera. Le auto infatti rappresentano una fonte vitale di sostentamento per i Governi di tutti i Paesi europei. Ecco perché le accise sui carburanti sono la parte più pesante sulla bilancia dei prezzi di benzina e gasolio. Guardando la classifica dei Paesi dove le accise su benzina e gasolio sono maggiori si nota subito il primato dell’Italia. In Italia le accise (0,728 euro/litro gasolio e 0,617 euro/litro benzina) sono molto vicine solo ai Paesi del Nord Europa, se si esclude la Grecia. A pensarci bene però si tratta di Paesi che hanno fatto una scelta politica al di là dei semplici incentivi statali. Oslo (Norvegia) ad esempio è la capitale delle auto elettriche (no IVA, parcheggio, traghetto e autostrada gratis, ecc.). Non si può certo dire che nell’entroterra ci siano solo auto elettriche, ma almeno si può controbilanciare il peso delle tasse sul carburante. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza la tabella.

LE ACCISE 2019 SULLA BENZINA IN EUROPA

I 5 Paesi in cui ci sono meno tasse sulla benzina sono Bulgaria (0,363 euro/litro), Ungheria (0,380 euro/litro), Polonia (0,391 euro/litro), Cipro (0,429 euro/litro) e Lituania 0,434 euro/litro. All’estremo opposto invece le tasse sulla benzina sono più alte per Norvegia (0,778 euro/litro), Italia, Finlandia (0,703 euro/litro), Francia (0,683 euro/litro) e Germania (0,655 euro/litro). Bisogna considerare che le accise minime in Europa nel 2019 sono pari a (0,359 euro/litro).

LE ACCISE 2019 SUL GASOLIO IN EUROPA

Non sempre le accise diesel 2019 in Europa sono proporzionali alle accise sulla benzina. Basta guardare subito come la classifica ACEA (Associazione Costruttori Autoveicoli) qui sopra abbia molte posizioni invertite. I 5 Paesi con meno tasse sul gasolio del 2019 sono Bulgaria (0,330 euro/litro), Lussemburgo (0,338 euro/litro), Polonia (0,343 euro/litro), Lituania (0,347 euro/litro) e Ungheria (0,349 euro/litro). Tra i Paesi in cui le accise sul gasolio son più alte sono il Regno Unito (0,651 euro/litro), Italia, Belgio (0,6 euro/litro), Francia (0,594 euro/litro) e Finlandia (0,530 euro/litro).

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Le auto elettriche e ibride che valgono più crediti CO2 in Europa al 2021

di Donato D'Ambrosi

Entro il 2021 entreranno in vigore limiti più stringenti sulla CO2 e quindi il numero di auto elettriche e ibride vendute sarà importante per accumulare crediti CO2. Quali sono le auto e i brand che godono di una posizione privilegiata? Sicuramente i Costruttori che da tempo vendono più auto elettriche e ibride ma anche quelli che riusciranno ad evitare le sanzioni sui crediti CO2. Sarà questo il criterio con cui la Commissione europea stabilirà quanto è pulita la gamma di un Costruttore. Ecco quante auto ibride ed elettriche dovranno vendere i Costruttori, chi e come riuscirà ad evitare sanzioni.

I CREDITI SULLA CO2, I LIMITI DAL 2021 E IL CONSUMO DI CARBURANTE

Il rapporto di Transport&Environment elenca i Brand e i Costruttori che hanno accumulato più crediti CO2 fino al 2021. Dal 2021 infatti le emissioni medie delle nuove auto vendute dovranno essere 95 g/km di CO2. Cosa comporta una riduzione dei limiti di CO2 nella guida di tutti i giorni? Il limite in vigore dal 2021 per tutte le auto nuove vendute equivale a un consumo medio di 4,1 l/100 km di benzina o 3,6 l/100 km di gasolio. Benché l’auto contribuisca solo per il 12% alle emissioni di CO2 che finiscono in atmosfera. Se le emissioni medie dei veicoli superano il target per anno, il Costruttore dovrà pagare 95 euro per ogni grammo di CO2/km in eccesso, per ogni auto venduta. Ecco perché il numero di vendite salva i Costruttori di nicchia. Quelli dai grandi volumi invece acquistano crediti CO2 per abbassare la media: FCA ad esempio li ha comprati da Tesla.

I COSTRUTTORI CON PIU’ CREDITI CO2 “MERITATI” O COMPRATI

Allo stato attuale per rispettare i limiti di emissioni di CO2 dal 2021 i Costruttori che hanno meno crediti CO2 dovranno vendere un maggior numero di auto elettriche o ibride. Secondo T&E la media europea è 5% di auto elettriche e circa 13% di auto ibride. E’ questa la diga che separa i costruttori che hanno accumulato (o comprato più crediti CO2) dai costruttori che puntano esclusivamente sui nuovi modelli in listino. Tra i più privilegiati c’è Toyota (che ha venduto crediti CO2 a Mazda), seguita dai brand che hanno un maturato know how con le auto ibride o elettriche. Da notare come FCA sia affiancata a Tesla per l’acquisto di 1,8 miliardi di euro in crediti CO2. Clicca sull’immagine qui sotto per vederla a tutta larghezza.

I BRAND AUTO CHE HANNO MENO CREDITI CO2

Al di sotto delle media EU ci sono tutti i costruttori che hanno poche auto elettriche/ibride in gamma o che non riescono a compensare i crediti CO2 con le auto vendute: in coda Volvo e Mitsubishi che dovranno vendere almeno 1 auto ibrida o elettrica su 4 per stare dentro i crediti CO2 sulle emissioni. Vi starete chiedendo: allora perché tutte le auto supersportive voraci di carburante che emettono oltre 500g/km di CO2 sono ancora in vendita? La risposta si trova nelle deroghe ai limiti di CO2.

LE DEROGHE AI LIMITI E AI CREDITI CO2

Sembra assurdo guardando alla severità dei limiti di CO2 dal 2021, eppure i Costruttori che vendono meno di 300 mila auto beneficiano di esenzioni e deroghe. Non conta quanto costa l’auto, solo quanti veicoli sono stati immatricolati. Così tra le 10.000 e le 300000 auto immatricolate possono chiedere uno sconto del 25% rispetto al 2007 per gli anni 2012-2019. Tra 1000 e 10000 auto immatricolate il Costruttore può proporre il proprio obiettivo di deroga che viene approvato dalla Commissione. Con meno di 1000 auto immatricolate all’anno i Costruttori sono addirittura esonerati dal raggiungimento di un obiettivo di emissioni specifico, a meno che non se lo autoimpongono. Solo per farsi un’idea la Bugatti ha fermato la produzione della Chiron a 500 esemplari. Un’auto che nella tradizione Bugatti non lascia nessun dettaglio al caso, che alla velocità massima emette circa 4,5 kg/km di CO2.

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