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Daimler: zero emissioni entro il 2039

di Valentina Acri
Il produttore tedesco Daimler punta a vendere solo veicoli con zero emissioni entro il 2039 e plug-in per fare più del 50% delle vendite di auto entro il 2030. La sostenibilità è uno degli elementi chiave della strategia di Daimler e, allo stesso tempo, un punto di riferimento per il successo aziendale. Il futuro presidente del […]

Maxi richiamo Opel in Europa: Adam e Corsa con problemi di emissioni

di Donato D'Ambrosi

Opel ha informato l’Unione Europea che i modelli Adam e Corsa potrebbero avere problemi di eccessive emissioni e consumi. Il richiamo si è reso necessario per 210 mila auto in tutta Europa per verificare il malfunzionamento del sistema di controllo dei gas di scarico. Sotto i riflettori finiscono le emissioni di Ossidi di azoto che stavolta non sono legate a malfunzionamenti o trucchi di un motore diesel.

RICHIAMO OPEL DI CONTROLLO SISTEMA DI SCARICO

Il R.A.P.E.X. (RAPid EXchange of information system) dell’Unione europea è il sistema di allerta sui prodotti pericolosi per la salute umana. Opel durante un controllo interno si sarebbe accorta che i modelli Opel Adam e Opel Corsa prodotti tra il 2018 e il 2019 presentavano anomalie di funzionamento. Il problema comunicato dal Costruttore si verificherebbe in particolare a certe velocità e dopo una percorrenza di alcune decine di migliaia di chilometri.

LE AUTO COINVOLTE

Il richiamo di Corsa e Adam riguarda in particolare i motori benzina 1.2 e 1.4 che in alcune situazioni di funzionamento emetterebbero più NOx allo scarico. Il difetto sarebbe riconducibile a un malfunzionamento della sonda lambda – come riporta lo Sportello dei Diritti di Giovanni D’Agata – che a velocità maggiori funziona male. Benché in Europa siano più malvisti i g/km di CO2 che gli NOx (pericolosi solo per gli USA – vedi lo scandalo dieselgate) se la sonda lambda funziona male diminuisce anche l’efficienza del motore. La sonda lambda, infatti, informa costantemente la centralina di controllo del motore sulla quantità di ossigeno presente nei gas di scarico. In questo modo può apportare continue modifiche sulla quantità di aria e benzina da introdurre nei cilindri per ottenere il rendimento migliore.

RICHIAMO DA NON SOTTOVALUTARE

Ecco perché se ricevete la raccomandata in cui Opel vi invita ad andare in officina sarebbe meglio non ignorarla anche perché non ha nulla a che vedere con quanto lamentato dai clienti dopo il richiamo Volkswagen. Se necessario, serve riprogrammare la centralina motore e consigliamo di farlo. In caso di successiva rottura del catalizzatore Opel potrebbe non riconoscere la riparazione in garanzia se è stato ignorato il richiamo.

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Germania: primi cavi aerei in autostrada per camion elettrici

di Valentina Acri
La Germania ha installato dei cavi aerei su un’autostrada per far si che alimentino i camion in percorrenza. Questa grande novità tecnologica è strategicamente importante e innovativa e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo modo per rendere il trasporto su ruota ad impatto vicino allo zero, dato che le linee elettriche aeree, come quelle che […]

VW, BMW, Daimler accusati di violazione regole delle emissioni Diesel

di Emanuela Acri
Poche ore fa si è scatenata una vera e propria tempesta sulle Case Automobilistiche BMV, Volkswagen e Daimler. Nel mese di marzo, la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti ha citato in giudizio la società Volkswagen e l’ex amministratore delegato Martin Winterkorn, accusandoli di ingannare gli investitori in relazione allo scandalo delle emissioni. La denuncia […]

Mercedes: le tre vie per la riduzione delle emissioni di CO2

di Redazione

I piani dell’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2 sono ormai chiari. Oggi le Case automobilistiche devono rispettare dei limiti medi di produzione di anidride carbonica che, a livello di flotta, non vadano oltre i 130 grammi per chilometro. Ma entro la fine del 2020 la media scenderà a 95 gr/km. E nel medio periodo, dall’UE arrivano limiti ancor più stringenti. Si parla di un’ulteriore riduzione del 15% entro il 2025. E di una riduzione complessiva del 37,5% entro il 2030. Quell’anno, la media di emissioni di CO2 per l’intera flotta sarà di 59 grammi per chilometro. Questi valori, in realtà, rappresentano un’indicazione di massima che sarà “armonizzata” su pesi e dimensioni delle vetture. Per cui saranno più stringenti per auto piccole e un po’ più permissivi per modelli più grandi. Mercedes, ad esempio, stima che i 59 g/km del 2030 per se stessa saranno in realtà innalzati fino a 65 gr/km.

UN PERCORSO A TAPPE

Nel dettaglio, Mercedes ha stabilito un piano di riduzione delle emissioni medie di CO2 che è iniziato già anni fa. Ha portato ottimi risultati. Basti dire che dal 2007 al 2017, la Casa di Stoccarda ha fatto registrare un calo di produzione di anidride carbonica sulle proprie auto pari al 45%. Ma per raggiungere gli ambiziosi obiettivi imposti dall’Unione Europea, la Casa della Stella ha messo in atto una strategia che si articola su tre direttrici distinte. A questo si un’unirà una gamma completamente elettrificata entro il 2022.

MOTORI TERMICI SEMPRE PIÙ EFFICIENTI

Prima di tutto Mercedes sta lavorando sulla massimizzazione dell’efficienza dei motori termici. Questa viene migliorata studiando numerose soluzioni. Si va dall’introduzione di impianti elettrici a 48 Volt (sono definiti EQ Boost) alla ricerca di combustibili alternativi alla messa a punto di componenti meccaniche che innalzino i rendimenti. Tra queste, ad esempio, la tecnologia Conicshape, che dando una forma leggermente conica ai cilindri riduce gli attriti del pistone nella zona inferiore della camera di combustione. Ma anche l’arrivo di nuovi catalizzatori anche sui motori benzina all’innalzamento delle pressioni di iniezione sui motori a gasolio.

LARGO A IBRIDE ED ELETTRICHE

A fianco delle mild hybrid, Mercedes amplierà l’offerta di vetture ibride pug-in, che saranno individuate dalla sigla EQ Power, e di vetture elettriche (EQ). Le prime ad oggi sono dieci, ma sono destinate a raddoppiare in numero entro la fine del 2020. Potranno contare su schemi ricaricabili alla presa di corrente con batterie da 13,5 kWh. Permetteranno di percorrere anche oltre 50 km e di raggiungere velocità fino a 130 km/h senza l’ausilio del motore termico. Le seconde, che si preparano al debutto in grande stile il prossimo anno con la appena annunciata EQC e con la rivoluzione a zero emissioni di smart, che passerà a soli veicoli elettrici, avranno entro il 2025 ben dieci declinazioni diverse di carrozzeria. A fianco di queste, Mercedes sta riportando in auge anche l’idrogeno, con uno schema che, rispetto al primo è il 40% più potente, il 30% più compatto e il 25% più leggero.

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Tesla FCA: alla fine Fiat-Chrysler paga 1,8 miliardi per i crediti puliti

di Donato D'Ambrosi

FCA metterà in cassaforte i crediti Tesla per evitare la multa sulle emissioni di CO2 in Europa e USA al prezzo ufficiale di 1,8 miliardi di euro. Lo riporta il Financial Times nonostante ci fosse un velo di mistero su quanto Fiat-Chrysler fosse disposta a pagare per limare lo sforamento delle emissioni medie di CO2.

ACCORDO FCA TESLA SENZA SEGRETI

La Jeep Renagade ibrida arriverà nel 2020, ma fino ad allora FCA dovrà ricorrere ai crediti verdi della sovraproduzione “pulita” di altri Costruttori. L’Europa infatti permette di utilizzare degli “ammortizzatori” ecologici che premiano le Case con il maggior numero di produzione a zero emissioni. Tesla in questo è tra i più lungimiranti e infatti FCA non è il primo acquirente in assoluto. Del resto a FCA, secondo i dati FT, conviene investire quasi 2 miliardi di euro almeno fino al 2021, da cui dovrebbe rientrare nei limiti con la gamma elettrificata. Fino al 2020 circa l’80% di crediti serviranno a rientrare nel limite di 95 gr/km di CO2, mentre dal 202 al 2021 l’aliquota di conformità extra necessaria scenderà al 15%.

LE VENDITE MONDIALI DI AUTO IN CALO

L’accordo tra FCA e Tesla è stato diffuso già qualche mese fa, tenendo riservati i dettagli dello scambio di crediti che ora non ha più riserve. Ma arriva in un trimestre che per Fiat-Chrysler non sembrerebbe dei migliori in termini di vendite. FCA ha infatti dichiarato un utile netto diminuito del 47% rispetto al trimestre 2018. Tutto secondo le aspettative, secondo il nuovo AD Mike Manley, che si possono quantificare in vendite scese a 1 milione di auto in tutto il mondo.

LE PENALI SULLE EMISSIONI DELLE JEEP E RAM

Intanto FCA aprirà la cassa anche risolvere i problemi meno recenti con le emissioni di CO2 delle Jeep USA. Secondo quanto pattuito con le autorità USA in California, FCA ha accettato di pagare 800 milioni di dollari per chiudere la classa action sulle emissioni di vari modelli. Nonostante all’atto pratico non c’è stata alcuna prova di illecito, secondo FCA, ogni proprietario e locatario delle auto coinvolte otterrà un indennizzo da 3000 a 1000 dollari. La parte rimanente (circa 500 milioni di dollari) saranno corrisposte per le penali richieste dai diversi enti USA per il presunto software sulle Jeep Grand Cherokee e RAM 1500 3.0 diesel.

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CO2 auto elettriche e diesel: Tesla Model 3 “emette” più di Mercedes C220d

di Redazione

Le auto elettriche stanno prendendo piede in tutto il mondo. Merito anche della maggiore sensibilità riguardo ai temi ambientali delle persone. Queste, infatti, tendono a scegliere sempre più vetture a emissioni zero. Un recente studio tedesco però dimostra come, a livello globale, una Tesla possa emettere più CO2 di una Mercedes.

LO STUDIO TEDESCO

Lo studio in questione è stato condotto dal CESifo Group di Monaco di Baviera. Questo, prende in esame due soli modelli, uno per marchio. La Tesla Model 3 e la Mercedes 220d. La ricerca ha come obiettivo quello di stabilire se una vettura elettrica produca meno CO2 di un veicolo con un’alimentazione tradizionale. Questo nell’arco dell’intero ciclo di vita, quindi dalla produzione delle componenti fino alla rottamazione. I risultati mostrano come complessivamente il passaggio a vetture elettriche non implichi necessariamente una riduzione delle emissioni di CO2. Perché molta di questa verrebbe emessa durante le fasi di produzione e distribuzione dell’energia.

LA TESLA EMETTE PIÙ CO2

Il CESifo Group ha dimostrato che la Tesla Model 3 emette più CO2 della Mercedes C220d. Per farlo ha analizzato nel dettaglio tutte le fasi che costituiscono la vita dei due modelli in esame. La prima infatti ne produrrebbe tra i 155 e i 188 g/km mentre la seconda non arriverebbe a 141 g/km. Questo risultato è stato ottenuto spalmando le emissioni complessive, sui km che mediamente le due auto percorrono prima della rottamazione. Quindi, una Mercedes emette più diossido di carbonio nel suo funzionamento. Tuttavia, Tesla è fonte di una quantità maggiore nella produzione sia delle batterie, sia della stessa energia necessaria per la ricarica.

I RISULTATI VARIANO A SECONDA DEI PAESI

Lo studio sottolinea però come i risultati varierebbero di paese in paese. I dati sulle emissioni sarebbero quindi veritieri solo nel contesto tedesco. Infatti, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, ogni stato produce CO2 in quantità diverse a seconda della fonte che alimenta le centrali. In Germania per esempio, le centrali elettriche alimentate a carbone rappresentano il 45,6% della produzione totale di energia elettrica. Mentre poca se ne crea partendo da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico. I dati sulle emissioni globali delle due vetture varierebbero molto in altri stati che dipendessero meno dagli idrocarburi come fonte per le proprie centrali. Ad esempio in Italia il carbone incide solo per il 13,75% sul totale. Per ridurre veramente le emissioni quindi, si rende necessaria non solo una transizione all’elettrico sul piano dei veicoli. Ma anche una conversione a fonti di energia meno inquinanti nella produzione dell’elettricità usata dagli stessi.

ATTENDIBILITÀ IN DUBBIO

Sono state sollevate diverse critiche nei confronti di questo studio. Secondo alcuni, infatti, sarebbe stato condotto tenendo in considerazione dati non aggiornati sull’emissione di CO2 nella produzione delle batterie. Nello studio si parla di 200 kg di CO2 al kWh. Ma per alcuni il dato attuale si attesta tra i 55 e i 70 kg di CO2 al kWh. Altri ancora, invece, hanno segnalato come lo studio non consideri veramente tutti i dati legati al ciclo di vita delle due auto. Nel caso della Mercedes, infatti, non si sarebbe considerato il costo di estrazione e raffinazione del petrolio. La realtà è che ogni studio, in base ai dati che si considerano, porta a un risultato diverso. Basti pensare che in una recente ricerca della stessa Volkswagen, la Golf TDI era risultata più inquinante della e-Golf.

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Consiglio acquisto auto ibride fino a 40.000 euro

di Redazione

Proseguono le guide di SicurAUTO.it dedicate all’acquisto di automobili a basso impatto ambientale: dopo le auto ibride fino a 30.000 euro e le vetture Gpl con budget di 12.000 euro, stavolta tocca alle auto ibride acquistabili con una disponibilità di circa 40.000 euro (il range è tra 35 e 45.000 euro). Il ventaglio di proposte è interessante e include suv, berline e hatchback, sia con sistemi plug-in che ricaricabili durante la marcia. Il livello tecnologico dei modelli presentati è molto alto. Guida aggiornata al 23 aprile 2019.

PERCHÉ SCEGLIERE L’IBRIDO

La tecnologia ibrida è sempre più alla portata di parecchi portafogli e offre vantaggi innegabili. A costi di esercizio relativamente bassi, rapportati alla categoria delle vetture, unisce prestazioni decisamente vivaci, consumi ridotti ed emissioni rispettose dell’ambiente. Va inoltre aggiunta la possibilità di marciare con la sola trazione elettrica nei centri urbani, nel massimo silenzio e in assenza di vibrazioni. Quando è richiesta potenza si sfruttano invece i propulsori termici, ai quali si aggiunge, in base alle modalità di funzionamento, la spinta di quelli elettrici.

LE AGEVOLAZIONI DI TIPO ECONOMICO E FISCALE

Possedere un’auto ibrida permette di godere di alcuni vantaggi di ordine fiscale ed economico. In molte regioni italiane sono previste agevolazioni sul pagamento del bollo auto, l’accesso a tariffe ridotte o addirittura gratuito alle zone a traffico limitato e perfino l’esenzione dal ticket per il parcheggio nelle aree delimitate dalle cosiddette strisce blu. Per quanto riguarda invece l’Ecobonus 2019 – 2021, il doppio limite della misura (emissioni sotto i 70 g/km e costo massimo di 61 mila euro) ha escluso quasi tutti i modelli full-hybrid. Possono invece godere dell’incentivo diverse auto ibride plug-in: 1.550 euro oppure 2.500 euro se si rottama contestualmente una vettura inquinante.

BMW SERIE 2 ACTIVE TOURER

Nel 2018 è uscita la nuova versione della BMW Serie 2 Active Tourer, la multispazio tedesca lunga 435 cm con 5 posti, 5 porte e un bagagliaio dalla capacità minima di 468 litri. Identificata dalla sigla 225xe, è disponibile anche in 6 versioni dotate di motore ibrido plug-in con prezzi che variano da 38.550 a 44.350 euro, tutti soggetti a Ecobonus. La top di gamma 225xe iPerformance Luxury ha un propulsore da 1499 cm3, 224 CV/165 kW e cambio automatico, viaggia fino a 202 km/h ed emette appena 52 g/km. È stata testata da Euro NCAP e le sono state assegnate 5 stelle (qui la scheda del crash test 2014 con i risultati completi e il video),

FORD MONDEO 4 PORTE

Arrivata sul mercato italiano nel 2019, la nuova Ford Mondeo 4 porte ha portato una ventata di freschezza nel segmento delle berline 3 volumi, mettendo sul tavolo due versioni ibride molto performanti. La 2.0 187cv Hybrid ecvT Auto Tit. Bus. da 36.050 euro e la 2.0 187cv Hybrid ecvT Auto Vignale da 44.350 euro. Proprio la top di gamma, lunga 486 cm, con 5 posti e un bagagliaio da 383 litri, dispone di un propulsore ibrido da 1999 cm3 di cilindrata e 187 CV/138 kW di potenza, raggiunge i 187 km/h, emette 113 g/km e consuma 4,8 l/100 km. Nel crash test di Euro NCAP del 2014 Ford Mondeo ha ottenuto 5/5 (qui la scheda completa con risultati e video)

FORD MONDEO WAGON

Per chi cerca maggiore spazio è uscita quest’anno pure la nuova Ford Mondeo Wagon, con bagagliaio ampliato fino a una capienza minima di 500 litri e massima di 1630 litri, con schienale reclinato. La carrozzeria è invece lunga 487 cm, quanto la berlina. Il motore ibrido della Mondeo Wagon è montato sulla versione 2.0 187cv Hybrid ecvT Auto Titanium Business, in vendita a 37.300 euro. Ottimi sia i dati delle emissioni (101 g/km) che del consumo combinato (4,4 l/100 km).

HONDA CR-V

Il nuovo modello del suv giapponese Honda CR-V è uscito in Italia nel 2018. Il pregio maggiore di questa vettura è sicuramente lo spazio, sfruttato davvero molto bene in relazione alle dimensioni esterne, sia nell’abitacolo che nel vano bagagli. Sono disponibili ben quattro versioni ibride del nuovo CR-V, con prezzi di listino compresi tra 36.750 e 41.500 euro. Top di gamma è il 2.0 Hev Lifestyle Navi eCVT AWD, con motore ibrido da 184 CV/135 kW, 180 km/h di velocità massima, 126 g/km di emissioni e 7,3 l/100 km di consumi. Nel 2019 Honda CR-V ha ottenuto il punteggio massimo di 5 stelle nel crash test Euro NCAP (qui la scheda del crash test con risultati e video)

HYUNDAI IONIQ

Risposta sudcoreana alle tante proposte a basse emissioni della concorrente nipponica Toyota, la berlina 2 volumi Hyundai Ioniq è offerta in versione ibrida, ibrida plug-in e persino elettrica. Lunga 447 cm e con bagagliaio da 550 litri, risponde perfettamente alle normali esigenze di spazio di una famiglia. In questa sede vi presentiamo l’ottima Ioniq 1.6 Plug-In Hybrid 6DCT Style, con propulsore da 141 CV/104 kW, 178 km/h di velocità massima e appena 26 g/km di emissioni di CO2, dato che consente alla Ioniq di rientrare nel range dell’Ecobonus 2019. Quindi il prezzo di listino di 37.650 euro si può abbassare di qualche migliaio di euro. Nel 2016 il crash test della Hyundai Ioniq ha dato l’eccellente risultato di 5 stelle su 5.

HYUNDAI TUCSON

Il suv Hyundai Tucson è stato rinnovato nel 2018 e offre adesso 448 cm di lunghezza, 5 porte, 5 comodi posti e un bagagliaio da 513 litri. Oltre allo spazio Hyundai ha pensato anche all’ambiente realizzando quattro versioni con propulsore ibrido, in vendita da 36.150 a 40.500 euro. Il modello ibrido più accattivante di tutti è senz’altro il 2.0 CRDi 48V 4wd A/T 185cv Exellence, che può volare fino a 201 km/h senza sparare nell’aria non più di 145 g/km di CO2. L’ultimo crash test della Hyundai Tucson, datato 2015, ha dato come risultato 5/5.

KIA NIRO PHEV

In vendita sul mercato italiano dal 2017, il moderno crossover Kia Niro Phev è tra le automobili più richieste del brand sudcoreano. Spaziosa con i suoi 435 cm di lunghezza, buon bagagliaio (si parte da 324 litri), è disponibile pure nella versione 1.6 PHEV GDI DCT con motore ibrido plug-in da 141 CV/104 kW. Dichiara 172 km/h di velocità massima, 5,2 l/100 km di consumi ed emissioni di CO2 che non superano 29 g/km (ok Ecobonus). Nel 2016 Euro NCAP ha testato Kia Niro assegnandole 5 stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi e il video).

KIA OPTIMA PHEV

Altro giro, altra proposta made in South Korea: stavolta parliamo dell’innovativa berlina 3 volumi Kia Oprima Phev, la cui ultima versione risale al 2016. Con i suoi 485 cm di lunghezza non si può certo dire che non sia spaziosa, mentre il bagagliaio che parte da 307 litri è un po’ meno generoso. Scucendo 44.000 bigliettoni, rientrando quindi per un pelo nel nostro budget, si può acquistare la versione 2.0 GDi P-HEV Plug-in Hybrid auto da 205 CV/151 kW. Con appena 37 g/km l’Optima Phev rientra tra i modelli beneficiari dell’Ecobonus 2019 – 2021. Euro NCAP ha testato la sicurezza di Kia Optima con un crash test nel 2015: risultato 5/5.

KIA SPORTAGE

Uscita con una nuova versione nel 2018, il suv Kia Sportage è un’automobile tagliata su misura per le famiglie, con lo spazio a disposizione dei passeggeri decisamente aumentato (si viaggia molto comodi in quattro) e il bagagliaio da 480 litri più capiente. Ci sono due modelli con motore ibrido: il 2.0 CRDI Mild Hybrid Energy Auto 4WD che costa 36.000 euro e il 2.0 CRDI Mild Hybrid GT Line Auto 4WD in vendita invece a 38.500 euro. Montano entrambi un propulsore da 185 CV/136 kW con cambio automatico, consumano 5,7 l/100 km ed emettono 149 g/km di CO2. Il crash test di Kia Sportage by Euro NCAP ha ottenuto nel 2015 il risultato di 5 stelle.

LEXUS CT HYBRID

La nuova Lexus CT Hybrid è una grintosa ed elegante berlina 2 volumi dalle medie dimensioni (435 cm di lunghezza e con bagagliaio da 375 litri). Il pezzo forte della gamma è probabilmente la versione ibrida 200h F Sport, in vendita a 37.400 euro. Monta un propulsore da 1798 cm3 di cilindrata e 136 CV/100 KW di potenza, raggiunge i 180 km/h, consuma 4,4 litri ogni 100 km ed emette 101 g/km di CO2. Niente Ecobonus quindi, ma c’eravamo quasi… L’ultimo crash test della Lexus CT risale al 2011 con il punteggio massimo di 5/5 (qui la scheda completa con i dettagli e il video).

LEXUS IS HYBRID

La berlina sportiva del luxury brand giapponese è lunga 468 cm, ha 5 posti e 4 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 450 litri. La Lexus IS Hybrid è equipaggiata con un sistema ibrido composto da un 4 cilindri a ciclo Atkinson da 2.5 litri e 181 cavalli, abbinato ad un propulsore elettrico da 105 kW. La potenza complessiva è perciò di 223 cavalli, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4,81 l/100 km con 109 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 41.300 euro per l’allestimento 300h Business e giunge ai 43.200 del 300h Executive. Nel 2013 Euro NCAP ha testato la IS 300h assegnandole le 5 stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video).

LEXUS UX

Disponibile dal 2018 anche in Italia, Lexus UX è il nuovo suv compatto della casa giapponese. Lo spazio a bordo risulta forse un po’ penalizzato (lo stesso bagagliaio non supera i 320 litri), ma la qualità delle finiture è assolutamente all’altezza delle aspettative del marchio. Sono in vendita ben 5 versioni con motore ibrido: Hybrid Executive 2WD e Hybrid Business da 37.900 euro, Hybrid Executive 4WD da 39.900 euro, Hybrid Premuium 2WD da 40.900 euro e Hybrid Premium 4WD da 42.900 euro. Il top di gamma è dotato di 1987 cm3 e 184 CV e raggiunge 177 km/h. I valori dichiarati di consumi ed emissioni sono rispettivamente a 4,5 l/100 km e 103 g/km.

MERCEDES CLASSE C

Con il recente restyling la berlina 3 volumi Mercedes Classe C (468 cm, 5 posti e 5 porte) ha ricevuto un corposo aggiornamento a livello estetico e non solo. Adesso, infatti, dispone pure di una versione ibrida, la C200 Executive Auto EQ-Boost, che costa non pochissimo (43.482 euro) ma offre davvero tanto. Per esempio un propulsore da 1497 cm3 di cilindrata e 184 CV/135 kW di potenza, che potrebbe toccare in teoria la velocità massima di 239 km/h, e che dichiara di consumare appena 6,0 litri/100 km con emissioni non superiori a 136 g/km di CO2. Nel 2011 il crash test della Mercedes Classe C a cura di Euro NCAP è andato alla grande: 5/5 (qui scheda completa e video del crash test).

MERCEDES CLASSE C STATION WAGON

La nuova Classe C ha pure il modello Station Wagon per chi necessita di (tanto) spazio supplementare. Il bagagliaio, infatti, parte da 490 litri, incluso il doppiofondo, ma reclinando lo schienale supera abbondantemente la capacità di 1.510 litri. Il motore della versione ibrida C200 Executive Auto EQ-Boost ha 1.497 cm3 di cilindrata e 184 CV/135 kW di potenza che consentono alla vetture di toccare 235 km/h. Il consumo combinato è di 6,2 l/100 km, le emissioni di CO2 sono 142 g/km.

MINI COUNTRYMAN

Si tratta della seconda generazione del crossover Mini Countryman, che ha mantenuto la stessa impronta della prima aumentando però le dimensioni fino ad attestarsi sui 429 cm (da 410). C’è quindi più spazio nell’abitacolo, mentre il bagagliaio può contenere fino a 450 litri. La meccanica è la stessa della berlina. In questa guida però ci stiamo occupando esclusivamente di modelli ibridi e la Countryman ne offre ben tre: Cooper S E ALL4 automatica da 39.300 euro, Cooper S E ALL4 Hype automatica da 42.900 euro, Cooper S E ALL4 Business automatica da 44.100 euro. Prendendo in esame proprio quest’ultimo, scopriamo che monta un propulsore ibrido plug-in da 224 CV/165 kW e 1.499 cm3, con emissioni ferme a 55 g/km (scatta l’Ecobonus). Euro NCAP ha testato Mini Countryman nel 2017 assegnandogli le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video).

TOYOTA PRIUS PLUG-IN HYBRID

Nella nostra guida con i consigli per l’acquisto di auto ibride con budget sui 40.000 euro non poteva mancare la Toyota Prius Plug-In Hybrid, uno dei modelli ibridi più venduti in Italia. Lunga 465 cm, quanto la Prius+ a 7 posti e più di 11 rispetto alle altre versioni della berlina 2 volumi, la Plug-In accoglie comodamente quattro persone e vanta un bagagliaio da 360 litri di capienza. Il motore da 1.798 cm3 e 122 CV/90 kW può spingere la vettura fino a 162 km/h. Le emissioni i fermano a 28 g/km. Prezzo di listino 41.800 euro, da limare con l’Ecobonus. Il più recente crash test Euro NCAP della Toyota Prius è del 2016 e ha dato come risultato 5 stelle su 5.

TOYOTA PRIUS+

La Toyota Prius+ è lunga 464 cm, ha 7 posti e 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 200 litri. È disponibile negli allestimenti 1.8 H ECVT Active, Lounge e Style, che montano tutti un sistema ibrido composto da un propulsore termico da 1.8 litri e 99 cavalli abbinato a un motore elettrico da 100 kW. La potenza del sistema Hybrid Sinergy Drive è pari a 136 CV, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4,9 l/100 km con 112 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 33.000 euro. Euro NCAP ha testato il modello di riferimento nel 2016 assegnandogli le 5 stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video).

TOYOTA RAV4

Con la nuova generazione uscita da noi nel 2018 la gamma del suv Toyota Rav4 è diventata totalmente ibrida. Lo spazio è più o meno il medesimo della generazione precedente (lunghezza 460 cm, altezza 168, appena un paio di centimetri in più), mentre il bagagliaio ha guadagnato una trentina di litri per un totale di oltre 550. Sono disponibili 5 versioni, con prezzi che variano da 37.050 a 43.450 euro. Se prendiamo in esame la 2.5 HV 222v E-CVT Lounge 4WD, scopriamo che raggiunge i 180 km/h, consuma 4,6 l/100 km ed emette 105 g/km di CO2. Nel 2013 il crash test di Toyota Rav4 effettuato da Euro NCAP è andato molto bene: 5 stelle.

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Dopo il Dieselgate potrebbe esserci un Daimlergate

di Federico Proverbio
Stesso capo d’accusa, diverse agenzie e sempre diesel. Questa volta è la Kba (Kraftfahrt-Bundesamt) ovvero il Boureau federale dei trasporti. Mercedes-Benz, secondo le analisi dell’ente tedesco, avrebbe falsato tramite modifiche alla centralina il reale valore di emissioni per tutte le GLK 220 CDI prodotte dal 2012 al 2015. Nonostante nessuna dichiarazione ufficiale sia stata emanata, […]

Le 10 città dove si può morire per le emissioni auto in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

L’aria nelle città è sempre più inquinata. I numeri di una ricerca confermano un trend preoccupante. Morire per colpa dell’inquinamento accade soprattutto in alcune aree urbane. Sono tutte in Europa le 10 città con i maggiori decessi da inquinamento ogni 100.000 abitanti. Preoccupa il primato di tutto italiano con Milano e Torino. La relazione dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il modo in cui i trasporti causano l’inquinamento atmosferico. Le cattive condizioni dell’aria provocano malattie e quindi decessi. Va detto che le emissioni prodotte dalle auto contribuiscono a questo quadro ma non sono l’unica causa dell’inquinamento. Vediamo i dettagli.

RISCHIO INQUINAMENTO

L’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il rapporto tra la qualità dell’aria e i decessi tra il 2010 e il 2015. Come riporta Transport & Environment l’uso dei veicoli diesel ha peggiorato le cose. Secondo l’ICCT negli ultimi decenni la crescita dei mezzi diesel ha portato ad un aumento dei decessi. La relazione accusa i veicoli diesel di aver “contribuito maggiormente all’inquinamento e al numero di malattie associate“. Nel dettaglio si punta il dito contro i tempi lunghi per le nuove norme anti-inquinamento. In questo è molto dura la critica dell’ICCT nei confronti dell’Europa. I limiti delle emissioni di NOx non sarebbero sufficientemente elevati e le case auto potrebbero ancora facilmente violarli. Insomma l’invito ai 28 Stati Ue è a lavorare meglio ed insieme.

INTERVENTI NORMATIVI

L’ICCT sottolinea l’importanza di sviluppare gli standard sul tema delle emissioni auto. Tra i suoi suggerimenti c’è l’adozione globale di standard più rigidi e l’applicazione di un turnover della flotta auto. Evidente che un parco auto molto vecchio come quello italiano impiega decenni per togliere dalla strada una tecnologia obsoleta. È noto da anni che le emissioni prodotte dai trasporti, in particolare il traffico, causano una cattiva qualità dell’aria. Nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha provocato quasi 3,5 milioni di morti premature. Queste sono distribuite tra ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni, diabete, difficoltà respiratorie e altri disturbi. Puntare il dito contro le emissioni delle auto di ultima generazione potrebbe essere sbagliato. La tecnologia ha fatto negli anni importanti passi avanti.

DINAMICA GLOBALE

Lo studio dell’ICCT realizza una fotografia globale dell’impatto dell’inquinamento sulla salute umana. Tra il 2010 e il 2015 la crescita del traffico ha compensato i progressi tecnologici nella riduzione delle emissioni. La percentuale globale di morti premature causate dalle emissioni auto è rimasta invariata. Questo nonostante la riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati. Come conferma la mappa sulle 10 città più inquinate gli Stati europei devono fare molto. L’Italia occupa il primo e il secondo posto in classifica con Torino e Milano. Non meglio la Germania con Stoccarda, Berlino e Colonia tra le prime 10. Secondo l’ICCT le economie del G20 devono lavorare insieme. Qui si registra l’84% della mortalità causata dai trasporti nel 2015. Necessario allora puntare sul trasporto pubblico. Le città devono investire nella mobilità condivisa per ridurre le emissioni inquinanti delle auto.

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Consiglio acquisto auto elettrica: budget fino a 40.000 euro

di Redazione

Dopo ibride e Gpl, continuano le guide di SicurAUTO.it dedicate alle vetture ecologiche. Stavolta tocca ai consigli per l’acquisto di un’auto elettrica con budget fino a 40.000 euro. Com’è noto i veicoli a trazione elettrica non sono esattamente a buon mercato, ma grazie all’Ecobonus auto 2019 – 2021 si possono ottenere sconti importanti: 4 mila euro (oppure 6 mila se in contemporanea si rottama un’auto inquinante) sul prezzo di listino di una vettura con emissioni da 0 a 20 g/km di CO2 e costo non superiore a 61 mila euro Iva inclusa, limiti in cui rientrano tutte le auto elettriche di questa guida. Inoltre l’Ecobonus è cumulabile con gli incentivi regionali e provinciali già in vigore: ciò vuol dire che sommando le due promozioni si può ottenere un maxi sconto fino a 11 mila euro! Guida aggiornata al 16 aprile 2019.

I PARAMETRI DA VALUTARE PER L’ACQUISTO DI UN’AUTO ELETTRICA

Cosa bisogna valutare nell’acquisto di un’auto elettrica? Tutto sommato valgono le stesse analisi che si fanno per una vettura tradizionale, ma bisogna aggiungere l’aspetto relativo all’autonomia e alla ricarica delle batterie. Attualmente il range di percorrenza massima è ancora inferiore rispetto a quello di una vettura a motore termico. Inoltre l’autonomia dipende in maniera sensibile dallo stile di guida e dall’utilizzo di servizi di bordo assetati di energia come il climatizzatore. Per la ricarica casalinga bisogna disporre di un box o di un posto auto che abbia vicina una presa di corrente, oppure utilizzare le colonnine pubbliche.

BATTERIE A NOLEGGIO E RETE DI RICARICA

Alcune case costruttrici, al fine di ridurre i prezzi di listino delle auto elettriche e incentivarne la diffusione, propongono il noleggio della batteria. A fronte del pagamento di un canone mensile, la cui cifra dipende dalla durata del contratto e dal chilometraggio presunto, l’utente può utilizzare la batteria con la serenità di poterla sostituire in caso di guasto o al termine del suo ciclo vitale. Per quanto riguarda la ricerca di punti di ricarica sulla rete stradale, molte automobili elettriche dispongono di apposite funzioni installate nel sistema di infotainment, grazie alle quali rintracciare la stazione di servizio più vicina. Si tratta di funzioni molto utili per la pianificazione di viaggi e spostamenti lunghi.

Ma adesso passiamo ai nostri consigli per l’acquisto di un’auto elettrica con budget fino a 40 mila euro. I prezzi inseriti sono quelli di listino senza Ecobonus e altri sconti, che vanno quindi calcolati a parte. Abbiamo selezionato 15 vetture in stretto ordine alfabetico.

BMW I3 AUTOMATIC 120 AH

Auto elettrica a trazione posteriore, la BMW i3 è una berlina 2 volumi dalle dimensioni ridotte (lo stesso bagagliaio contiene appena 260 litri, comunque espandibili) adatta soprattutto agli spostamenti in città. Sono disponibili tre versioni della i3. L’unica che rientra nel nostro budget (con le altre si sfora un po’) è la BMW i3 Automatic 120 AH che costa 40.100 euro. Questo modello ha un motore bello potente da 170 CV/125 kW, monta una batteria agli ioni di litio da 42,2 kWh, dichiara 150 km/h di velocità massima e un’autonomia di 260 km. La ricarica completa richiede 15 ore a 220 V. Scheda e video del crash test di BMW i3 del 2013, con risultato 4/5, sono disponibili qui.

CITROEN C-ZERO

Lunga appena 347 centimetri e larga 147, la Citroen C-Zero è una citycar elettrica che si destreggia abilmente nel traffico cittadino. L’unico allestimento disponibile è il Full Electric Seduction in vendita a 30.891 euro, con motore da 67 CV/49 kW, batteria agli ioni di litio con 14,5 kWh di capacità, velocità massima di 130 km/h e autonomia dichiarata di 150 km. La ricarica può essere effettuata tramite normali prese domestiche da 220 V in un lasso di tempo che va dalle 6 alle 11 ore a seconda dell’amperaggio. Qui potete leggere la scheda e guardare il video del crash test della Citroen C-Zero del 2011 (4/5).

CITROEN E-MEHARI

La Citroen E-Mehari è una curiosa cabriolet elettrica arrivata da poco sul mercato italiano ma che ha già riscosso un discreto interesse, soprattutto per il suo aspetto stiloso e vintage. Sono in vendita due versioni, la Soft Top da 27.300 euro e la Hard Top da 28.200 euro. Entrambe dotate di un propulsore elettrico da 68 CV/50 kW e batteria con capacità di 30 kWh, ricaricabile in 13 ore a una normale presa domestica. Per la E-Mehari Citroen ha dichiarato una velocità massima di 110 km/h e un’autonomia di 195 km. Qui la scheda con foto e video del crash test EuroNCAP della Citroen E-Mehari.

DS 3 CROSSBACK

Il marchio francese DS Automobiles propone quest’anno una costosa ma interessante versione elettrica del nuovo compatto e lussuoso crossover urbano DS 3 Crossback. I due allestimenti con alimentazione elettrica sono E-TENSE So Chic che costa 39.600 euro ed E-TENSE Performance Line in vendita a 40.800 euro. Entrambi dotati di un motore da 136 CV/100 kW, montano una batteria agli ioni di litio da 50 kWh, viaggiano fino a 150 km/h e garantiscono un’autonomia di 320 km. Davvero niente male, considerando gli standard delle vetture elettriche. E la ricarica? DS assicura che servono non più di 8 ore con una presa monofase.

HYUNDAI IONIQ

Dalla Corea del Sud ecco la Hyundai Ioniq nei due allestimenti Comfort (38.150 euro) e Style (40.300 euro). Berlina 2 volumi spaziosa e accogliente, mette a disposizione dei passeggeri un buon bagagliaio da 550 litri. La Ioniq monta su entrambe le versioni un motore elettrico da 120 CV/88 kW, dispone di una batteria agli ioni di litio da 28 kWh, dichiara 165 km/h di velocità massima e un’autonomia di 280 km. Per la ricarica completa ci vogliono 12 ore a 220 V. Nel 2016 il crash test della Hyundai Ioniq ha dato l’eccellente risultato di 5 stelle su 5.

HYUNDAI KONA ELECTRIC

La nuova Hyundai Kona Electric è un crossover in vendita in Italia dal 2018 al prezzo competitivo di 37.500 euro per la versione EV XPrime 39 kWh. La più potente EV XPrime 64 kWh costa 42.500 euro e sfora un po’ il nostro budget (ma con l’Ecobonus ci rientriamo). In questa scheda ci occupiamo soltanto della prima, rivelandovi che gli interni sono spaziosi e che il bagagliaio, con i suoi 322 litri di capacità espandibili a 1114, fa il suo dovere. Per quanto riguarda invece gli aspetti tecnici, la Kona Electric 39 kWh monta un propulsore da 136 CV/100 kW e una batteria agli ioni di litio da 39 kWh, con velocità massima di 155 km/h e un’eccellente autonomia di circa 312 km. La ricarica è però un po’ lenta. Nel 2017 la Hyundai Kona ha ottenuto 5 stelle al crash test EuroNCAP.

KIA SOUL ECO-ELECTRIC

Kia Soul Eco-Electric (qui la nostra prova su strada) è il crossover con motore elettrico della casa sudcoreana in cui trovano comodamente posto cinque persone. Che però devono farsi bastare un bagagliaio di soli 281 litri, espandibili. Non è troppo economica, 37.000 euro per l’unico allestimento You Soul, ma è ben equipaggiata con un propulsore a trazione anteriore da 110 CV/81 kW e batteria da 27 kWh che richiede un tempo di ricarica di circa 5 ore con un impianto a 120 V. La velocità massima dichiarata è di 145 km/h, l’autonomia di oltre 210 km. Nel 2014 il crash test di Kia Soul Eco-Electric by EuroNCAP ha ricevuto un punteggio di 4/5.

MITSUBISHI I-MIEV

Dal punto di vista prettamente economico la Mitsubishi i-MiEV è una delle citycar elettriche più interessanti sul mercato italiano, dato che si può portare a casa con “soli” 29.900 euro, riducibili di qualche migliaio con Ecobonus e altri possibili sconti. Indicata soprattutto per l’uso cittadino viste le dimensioni e le prestazioni non certo da top, la i-MiEV è equipaggiata con un motore da 67 CV/49 kW, monta batterie da 16 kWh, ha una velocità massima di 130 km/h e un’autonomia di 160 km. La ricarica si fa alla presa di corrente in un massimo di sei ore. Nel 2011 il crash test della Mitsubishi i-MiEV a cura di EuroNCAP ha avuto come esito 4/5.

NISSAN LEAF

Ci sono ben sei allestimenti dell’auto elettrica Nissan Leaf: Visia Plus, Enel Edition, Acenta, Business, N-Connecta e Tekna (qui la nostra prova su strada), con prezzi di listino che variano da 34.370 a 41.330 euro, senza contare l’Ecobonus. Berlina 2 volumi con 5 porte e 5 comodi posti, la Leaf dispone pure di un capiente bagagliaio da 435 litri. Motore da 150 CV/110 kW, batteria agli ioni di litio da 40 kWh, dichiara 144 km/h di velocità massima e un’autonomia di 378 km. Per la ricarica completa sono necessarie 16 ore a 220 V e 3kW. La Nissan Leaf ha ottenuto un punteggio di 5/5 nel crash test EuroNCAP del 2018 (qui la scheda con i risultati completi e il video).

PEUGEOT ION

Altra citycar elettrica francese su cui viaggiano più o meno comodamente quattro persone, senza però esagerare con i bagagli (solo 166 litri di capacità, comunque espandibili). In vendita a 28.301 euro nell’unico allestimento Active, Peugeot iOn monta un propulsore a trazione posteriore da 67 CV/49 kW e batterie da 14,5 kWh (per ricaricarle ci vogliono 6 ore a 220 V). Velocità massima di 130 km/h e 150 km d’autonomia dichiarati. Insomma, non allontanatevi troppo! Nel crash test Euro NCAP del 2011 la Peugeot iOn ha ottenuto 4 stelle su 5.

PEUGEOT PARTNER TEPEE 5 PORTE

La rivale di Fiat Doblò e Renault Kangoo si chiama Peugeot Partner Tepee, una multispazio che dal 2017 vanta pure una versione Full Electric Active in vendita a 33 mila euro, che con l’Ecobonus 2019 e altre promozioni possono scendere e di parecchio. La Partner Tepee 5 Porte è equipaggiata con un motore elettrico da 67 CV/49 kW. Dispone inoltre di una batteria agli ioni di litio da 22,5 kWh, dichiara 110 km/h di velocità massima e un’autonomia di 170 km. Per la ricarica completa della batteria ci vogliono 15 ore a 220 V. Nel 2014 il vecchio modello della Peugeot Partner ha ottenuto un discreto punteggio di 3/5 ai crash test EuroNCAP.

RENAULT ZOE

Utilitaria elettrica della casa francese, la Renault Zoe (qui la nostra prova su strada) è lunga più o meno quanto la Clio ma decisamente più alta. È comunque abbastanza comoda e sui sedili posteriori si possono sedere comodamente tre persone. Oppure nessuna se decidete di sacrificare la seconda fila per ampliare il bagagliaio da 338 a 1225 litri. La Renault Zoe è offerta in ben otto versioni: Life R90 Flex, Life Q90 Flex, Intens R110 Flex, Intens Q90 Flex, Life R90, Life Q90, Intens R110 e Intens Q90. A seconda dell’allestimento cambiano i prezzi (si va da 26.100 a 36.500 euro) e le caratteristiche del motore elettrico (le più potenti sono le Intens R110 che montano un propulsore da 108 CV/80 kW). Nel 2013 Reanault Zoe ha ottenuto 5/5 nel crash test EuroNCAP, qui la scheda completa con dati, foto e video.

SMART EQ FORFOUR

Nella Smart EQ Forfour ci entrano senza problemi quattro persone e con il motore elettrico a trazione posteriore da 82 CV/60 kW vanno un po’ dappertutto, non temendo Ztl o altre limitazioni di sorta. Basta non chiedere miracoli al modesto bagagliaio da 185 litri. Sono disponibili ben 9 allestimenti della EQ Forfour, con prezzo di listino che oscilla da 24.748 a 33.973 euro. Per il resto la vettura dispone di una batteria da 17,6 kWh, viaggia a 130 km/h di velocità massima e ha un’autonomia di circa 155 km. Per l’80% della ricarica sono necessarie 6 ore da una presa domestica. La Smart Forfour ha ottenuto 4/5 nel crash test del 2014 (qui scheda e video completi).

SMART EQ FORTWO COUPÈ E CABRIO

Uscita nel 2018, la Smart EQ Fortwo è una citycar elettrica a trazione posteriore perfetta per l’uso cittadino. Anche perché fra tanti pregi, come la maneggevolezza e la facilità di parcheggio, non si può dire che l’autonomia sia proprio il suo forte. Il prezzo di listino della Smart Fortwo elettrica varia a seconda dei 10 allestimenti proposti. Parte dai 24.198 euro della EQ 60kW Youngster e arriva ai 33.414 euro della EQ 60kW Nightsky Prime. Il motore ha una potenza di 82 CV/60 kW, la batteria agli ioni di litio una capacità di 17,6 kWh, mentre velocità massima e autonomia sono rispettivamente di 130 km/h e di 160 km. Per l’80% della ricarica sono necessarie 6 ore da una presa domestica. Tutti gli allestimenti della Smart EQ Fortwo sono disponibili pure in versione cabrio. Nel 2014 il crash test ha dato come risultato 4/5. Qui c’è la nostra prova su strada della Smart EQ Fortwo elettrica.

VOLKSWAGEN E-GOLF

La Volkswagen e-Golf con i suoi 40.650 euro di prezzo di listino rientra per un soffio nel nostro budget. Ma con l’Ecobonus 2019 ed eventuali altri sconti potete portarla a casa a un costo nettamente inferiore. La versione elettrica della berlina 2 volumi tedesca ha un motore da 136 CV/100 kW. Monta poi una batteria agli ioni di litio da 35,8 kWh, dichiara 150 km/h di velocità massima e un’autonomia di 300 km. La ricarica completa richiede 17 ore a 220 V e 2,3 kWh. Il bagagliaio di media grandezza contiene fino a 341 litri, discreto per la categoria. L’ultimo crash test EuroNCAP della VW Golf risale al 2012 e ha ottenuto 5 stelle.

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La KBA indaga sulle emissioni della Mercedes GLK 220 CDI

di Redazione

Continuano le indagini della KBA.  L’autorità per i veicoli a motore tedesca sta vagliando le possibili falsificazioni dei dati sulle emissioni da parte delle case automobilistiche. Dopo l’ormai celebre Dieselgate, questa volta a finire nel mirino è Daimler. Accusata, analogamente a Volkswagen, di aver creato un software per modificare i risultati in fase di test. Questo, poi applicato sulle Mercedes GLK 220 CDI.

60.000 MERCEDES SOSPETTE

Il settimanale tedesco Bild am Sonntag ha riportato la notizia dell’indagine della KBA che riguarderebbe 60.000 Mercedes GLK 220 CDI. Queste, prodotte tra il 2012 e il 2015, produrrebbero emissioni contenute entro i limiti di legge solo attivando una particolare funzione del veicolo. Invece, nella marcia normale inquinerebbero di più. Un portavoce di Daimler, proprietaria di Mercedes-Benz, ha dichiarato che il gruppo sta revisionando le auto incriminate ed è già in collaborazione con la KBA.

I FALSI TEST SULLE EMISSIONI

Tutto è cominciato nel 2015 con il caso Dieselgate in seguito all’ammissione di Volkswagen di aver manipolato i risultati delle prove svolte negli USA. Da allora molte altre case automobilistiche sono state coinvolte nelle indagini delle autorità. Proprio Daimler nel 2017 aveva già richiamato volontariamente circa 3 milioni di veicoli.  Questo per risolvere il problema delle eccessive emissioni prodotte dai suoi motori Diesel. Dall’inchiesta di Bild am Sonntag emerge come, durante le riparazioni su questa moltitudine di esemplari, il marchio abbia rimosso il software che permetteva di eludere i test.

LA COLLABORAZIONE CON LE AUTORITÀ

Il portavoce di Daimler ha evidenziato però che la compagnia non avrebbe rimosso il dispositivo dalle auto per nasconderlo alle autorità. Al contrario, l’aggiornamento e la conseguente rimozione del software sarebbero stati parte di un processo concordato con la stessa KBA e il Ministero dei Trasporti tedesco. Tuttavia, questa non è l’unica inchiesta in cui è stata coinvolta la compagnia tedesca. Risale a pochi giorni fa la notizia di un’indagine dell’antitrust dell’UE su una possibile collusione tra BMW, Volkswagen e Daimler. Accusate di aver collaborato per limitare il diffondersi di tecnologie per la riduzione delle emissioni.

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Il viaggio più lungo con un’auto elettrica: 3 anni e 95 mila km

di Antonio Elia Migliozzi

Alla fine l’olandese Wiebe Wakker conclude la sua impresa. Partito 3 anni fa da Amsterdam ha compiuto un viaggio lungo 95.000 km con la sua auto elettrica. La sua Volkswagen Golf Variant convertita è stata in grado di accompagnarlo fino all’arrivo in Australia. L’avventura di 1.119 giorni è stata possibile grazie all’aiuto di circa 1.800 persone che hanno offerto a Wiebe corrente e cibo. L’auto utilizzata può percorrere 200 km con una singola carica e confrontando i chilometri con l’autonomia ci rendiamo conto dei numeri di questa impresa. Con la Golf così come uscita dalla fabbrica sarebbero serviti ben 6.785 litri di benzina per finire il viaggio. Insomma è stata anche l’occasione per fare due conti sulla convenienza economica delle EV.

DESTINAZIONE VIAGGIO

Wiebe Wakker alla fine ce l’ha fatta. La sua avventura on the road si è conclusa a Sydney in Australia dopo un viaggio lungo oltre tre anni. L’iniziativa “Plug Me In” organizzata da Wakker ha portato a compimento il percorso più lungo mai coperto a bordo di un’auto elettrica. Il progetto ha voluto educare e sensibilizzare anche le aree meno sviluppate del mondo al tema della tutela dell’ambiente. Wakker è partito dai Paesi Bassi il 15 marzo 2016 e ha trascorso ben 1.119 giorni sulla sua Volkswagen Golf Variant modificata. Il viaggio è durato oltre 95.000 km e ha attraversato 33 paesi. Oltre ad un gruppo di sponsor il progetto ha fatto affidamento sul sostegno di sconosciuti in tutto il mondo che hanno offerto, tramite il sito web ed i social, supporto ed aiuto.

VIAGGIO SOCIAL

Poco dopo le ore 14:00 australiane di domenica Wakker ha raggiunto Sydney tappa finale del suo viaggio. A scortarlo un corteo di auto elettriche che ha attraversato l’iconico Harbour Bridge della città prima di fermarsi davanti all’Opera House. Le difficoltà non sono certo mancate. I principali costi di Wakker sono stati per le riparazioni della sua auto elettrica che Wakker è riuscito sempre a coprire grazie al crowdfunding. Poco dopo la partenza del viaggio, in Danimarca, la Golf ha avuto un problema tecnico e la riparazione, costata 5.000 €, è stata possibile grazie a 10 giorni di crowdfunding. Durante il viaggio Wakker ha realizzato iniziative ecologiche e comunicato cosa significa guidare un’auto elettrica oggi. “La mia impresa ha dimostrato che la sostenibilità non deve essere noiosa, ma può essere interessante. Sono entusiasta di tornare dopo tre anni di viaggio, e non vedo l’ora di avere una base” ha commentato.

AUTO ELETTRICA FATTA IN CASA

Wakker ha attraversato una 33 Stati tra cui Turchia, Iran, India, Myanmar, Malesia e Indonesia, con la rotta che è stata determinata dalle offerte di ospitalità arrivate sul suo sito web. Protagonista della sua impresa una Volkswagen Golf Variant di sesta generazione. Il veicolo modificato può percorrere 200 km con una singola carica. Grazie all’aiuto dei tanti sostenitori Wakker dice di aver speso soltanto 300 dollari per le ricariche elettriche nel corso dei suoi 95.000 km. Va detto che alcuni ambienti desolati come il remoto deserto dell’Outback in Australia hanno messo a dura prova le batteria di questa auto elettrica fatta in casa. A conti fatti se l’auto non fosse modificata, avrebbe utilizzato 6.785 litri di benzina per completare il viaggio da Amsterdam a Sidney.

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Decarbonizzazione: come funziona l’impegno delle Case auto

di Redazione

La lotta alle emissioni inquinanti è appena iniziata. Nel 2021, in Europa, entrerà in vigore una normativa che costringerà le auto di nuova costruzione ad emettere non più di 95 g/km di CO2. Ci saranno limiti severi anche per i mezzi pesanti. Negli obiettivi di lungo periodo, e più precisamente entro il 2050, l’UE punterà inoltre ad arrivare ad una società a zero impatto ambientale. Questo, almeno, quanto stabilito dall’Accordo sul Clima di Parigi di fine 2015. Al raggiungimento di questi obiettivi concorre anche la corsa alla decarbonizzazione dell’industria. Inclusa quella automobilistica, che ha proprio la riduzione delle emissioni di CO2 uno degli obiettivi primari per quanto, a ben vedere, l’anidride carbonica non rappresenti neanche un vero e proprio inquinante ma un elemento che concorre all’effetto serra e al surriscaldamento globale.

L’IMPATTO AMBIENTALE DELL’AUTOMOTIVE

Le emissioni di CO2 hanno iniziato ad aumentare con la rivoluzione industriale di fine ‘800. Poi, tra gli Anni ’50 e gli Anno ’70 hanno subito un’ulteriore impennata. E lo stesso hanno fatto all’alba del terzo millennio. Al giorno d’oggi, stando alle analisi pubblicate dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, il settore dell’automobile concorre per il 14% alla produzione totale di CO2. Il 25% è imputabile al comparto dell’energia elettrica, il 24% all’agricoltura, il 21% all’industria in generale, il 6% alla climatizzazione delle abitazioni e il 10% ad altre fonti.

LE AUTO ELETTRICHE COME SOLUZIONE PARZIALE

Una delle strade più efficaci e più evidenti per la riduzione delle emissioni di CO2, parlando di industria automobilistica, è quella che porta all’elettrificazione. Le auto a zero emissioni, almeno per quanto riguarda la fase di uso, hanno un impatto minimo a livello di CO2. E gli sforzi dell’intero comparto automotive nel realizzare batterie sempre più efficienti, modelli dalle autonomie sempre maggiori e con sistemi di gestione energetica sempre migliori ridurrà ulteriormente l’impatto energetico delle automobili. Anche a livello di emissioni di CO2.

UN APPROCCIO GLOBALE ALLE EMISSIONI

Ma l’uso di auto a zero emissioni non è sufficiente. Per una società ad impatto ambientale nullo bisogna tenere conto di tutto l’intero ciclo di vita del prodotto “automobile”, dalla fase produttiva a quella di smantellamento. Senza dimenticare che “green” dovrà essere anche la produzione dell’energia che alimenterà le vetture elettriche. I maggiori nodi da sciogliere sono proprio rappresentati dalla produzione delle batterie (di cui sono allo studio numerosi progetti per il riutilizzo) e dalla produzione di energia elettrica dal carbone.

LE INIZIATIVE GREEN PER PAREGGIARE I CONTI

La soluzione al problema, per ora, sembra lontana. Le Case automobilistiche non hanno ancora le tecnologie necessarie per azzerare l’impatto ambientale dei propri processi produttivi. Però hanno una sorta di scappatoia. Se da un lato sanno bene che non possono non inquinare e non emettere CO2 durante la loro attività, dall’altro possono raggiungere un equilibrio perfetto a livello di impatto ambientale finanziando iniziative e avviando progetti per la protezione del clima che diano una sorta di “surplus” green, pareggiando in qualche modo i conti.

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FCA compra i crediti da Tesla ed evita la multa sulle emissioni in Europa

di Donato D'Ambrosi

I limiti di emissioni di CO2 dal 2020 sono lo spauracchio di tutti i Costruttori a digiuno di auto ibride. Così stringenti da destabilizzare pericolosamente il mercato, secondo le previsioni degli ultimi mesi. L’accordo tra Tesla ed FCA invece mostra come alla fine dei giochi un modo per evitare le maxi multe per aver sforato i limiti di emissioni di CO2 si trova sempre. A guadagnarci ora non saranno solo i Costruttori con legami di parentela ma anche Gruppi che non hanno alcuna partnership. Insomma, le auto elettriche saranno il vero business che permetterà la compravendita di crediti beffando la Commissione Europea con una regola valida nell’UE.

QUANTO VALGONO I CREDITI SULLA CO2

La notizia riportata dal Financial Times nei giorni scorsi parla di un “pool” aperto, il primo autentico accordo di compravendita di crediti tra Costruttori estranei. Certo, c’è anche l’accordo più velato tra Mazda e Toyota (detiene una quota della prima), ma non fa scalpore come quello tra Tesla e FCA. Non è ancora chiaro quanto FCA pagherà a Tesla per miscelare il valore di emissioni medie del Gruppo Fiat-Chrysler con quello a zero emissioni di Tesla. Le indiscrezioni avanzano ipotesi di centinaia di milioni di dollari. E c’è da crederci anche perché da queste cessioni Tesla avrebbe già tratto succulenti profitti negli ultimi due anni, come riporta il FT. Nel 2018 la vendita di crediti sulle emissioni di CO2 ha portato un gruzzoletto di oltre 103 milioni di dollari. Nel 2017 sarebbe stato incassato addirittura più del doppio da Tesla: quasi 280 milioni di dollari.

LA MEDIA TRA COSTRUTTORI PARENTI

Prima di questo accordo le regole EU permettevano ai Costruttori appartenenti a uno stesso Gruppo di rientrare nei limiti di emissioni con un medione fatto tra i tutti i Brand. Così, ad esempio, Volkswagen – al di là del dieselgate – è riuscita a tenere una media pulita dell’intero Gruppo fatto di 12 marche diverse. Lo stesso per BMW che ha mescolato le emissioni di Rolls Royce, BMW e Mini, tenendo a listino auto da zero a oltre 350 g/km di CO2. E con la possibilità di accordi più ampi tra i Costruttori si crea un cuscinetto che risolve i timori dei Costruttori. Tesla dalla sua ha molto da guadagnarci, considerando anche la sua situazione finanziaria. Ma ci guadagnano anche tutti i Costruttori che hanno programmato il lancio di modelli ibridi dal 2020, come appunto FCA.

LA LEGGE E L’INGANNO

Secondo i dati riportati dal FT, Fiat Chrysler avrebbe rischiato una multa da 2 miliardi di euro nel 2021 a causa di una media di emissioni di 6,7 grammi di CO2/km oltre il limite. Per capirci, l’anno scorso le emissioni medie delle auto FCA, sempre secondo FT, sono state di 123 g/km con il rischio elevato di sforare i futuri limiti, secondo gli analisti. Mentre dal 2020 sarà in vigore il limite a 95 g/km di CO2, anno in cui la maggior parte dei Costruttori senza una storia con le auto elettriche correranno grossi rischi per l’incertezza delle vendite. Questa proiezione allora potrebbe ribaltare totalmente la situazione finanziaria di molti Costruttori più green. Mentre altri continueranno a trarre profitti dando al mercato quello che chiede, con il benestare di chi fa le leggi e l’inganno contemporaneamente. Poi saranno i Costruttori auto a scegliere da che parte stare.

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UE: Daimler, BMW e Volkswagen, un cartello per non limitare le emissioni nocive

di Alessandro Crea
Stamattina i dirigenti di tre importantissimi gruppi automobilistici tedeschi, Daimler (Mercedes e Smart tra gli altri), BMW (Rolls-Royce) e VW (Volkswagen, Audi, Porsche) hanno trovato sulle proprie scrivanie una lettera ufficiale di obiezioni della commissione europea. Secondo quest’ultima infatti tra il 2006 e il 2014 le tre si sarebbero accordate per impedire o comunque rallentare […]

Consiglio acquisto auto ibride fino a 30.000 euro

di Redazione

Le guide all’acquisto di SicurAUTO.it proseguono con una categoria di autovetture quanto mai attuale e interessante. Parliamo di automobili ibride, caratterizzate da un propulsore misto termico-elettrico, che richiede una diversa manutenzione. Pionieri moderni di questa tecnologia a basso impatto ambientale sono i giapponesi di Toyota e la casa offre ad oggi una completa gamma di modelli ibridi. Abbiamo selezionato in questa guida all’acquisto tutte le automobili ibride tradizionali (non plug-in) acquistabili con un budget fino a 30.000 euro. Sono incluse ovviamente anche le auto che con lo sconto ecobonus rientrano nel budget. Guida aggiornata al 4 aprile 2019.

PERCHE SCEGLIERE L’IBRIDO La tecnologia ibrida si è rapidamente evoluta e offre standard di affidabilità analoghi a quelli delle automobili a propulsione tradizionale. I vantaggi derivanti dall’uso di un sistema ibrido sono l’economia d’esercizio, grazie a consumi ridotti ed emissioni inquinanti più bassi. Nell’uso cittadino si apprezzano le moderne modalità di funzionamento dei propulsori che possono combinarsi tra propulsione solo elettrica, tradizionale e mista.

VANTAGGI ECONOMICI DELL’IBRIDO Scegliere un’automobile a propulsione ibrida comporta una serie di vantaggi di ordine economico e fiscale. In alcune Regioni e Comuni italiane l’uso di questa tipologia di vettura viene incentivata con sgravi sul Bollo Auto, accesso gratuito o ridotto alle ZTL e parcheggio gratuito nelle cosiddette Strisce Blu. È quindi opportuno verificare quali agevolazioni sono previste sul territorio di appartenenza.

LA SCELTA DEL MODELLO GIUSTO Nella scelta dell’auto ibrida da acquistare, oltre al budget è opportuno valutare il modello in base alle proprie esigenze e abitudini di guida. Le vetture ibride non patiscono limitazioni nell’autonomia come quelle a trazione esclusivamente elettrica. Quindi possono essere impiegate per trasferimenti autostradali più lunghi. L’offerta di modelli è piuttosto ampia e spazia da utilitarie a berline premium, passando per interessanti proposte del segmento C. Ecco tutte le auto ibride per chi è in cerca di consigli sull’acquisto e ha un budget a disposizione di 30 mila euro.

HYUNDAI IONIQ HYBRID

La Hyundai Ioniq è una berlina due volumi con 3 personalità eco: c’è ibrida, ibrida plug-in e totalmente elettrica. Con il budget di 30 mila euro a disposizione, si potrebbero comprare le prime due. La Ioniq ibrida tradizionale (parte da 26 mila euro, da scontare con ecobonus) e la Ioniq  Ibrida Plug-in (parte da circa 31 mila euro già scontata). La sicurezza della Hyundai Ioniq è stata messa alla prova nel crash test Euro NCAP ottenendo 5 stelle. La versione entry level della Hyundai Ioniq 1.6 Hybrid 6DCT Classic è dotata di un motopropulsore che complessivamente genera 141 cv (105+43,5).

KIA NIRO HYBRID

La Kia Niro è arrivata sul mercato nel 2016 ed è a oggi uno dei pochi SUV ibridi con un prezzo che parte da 25.500 euro. Per sapere le nostre impressioni approfondite  guarda il video della nostra prova su strada della Kia Niro. In sostanza il powertrain ibrido è lo stesso della Ioniq con l’accoppiata dei motori termico (105 cv) ed elettrico (43,5) che sviluppano insieme 141cv. Insieme permettono di contenere i consumi (ufficiali) nel misto a 3,4l/100 km. L’allestimento di base è piuttosto ricco e si paga a parte solo la frenata automatica di emergenza (1000 euro). Sono soldi ben spesi poichè con il Safety pack la Kia Niro ha agguantato le 5 stelle Euro NCAP nel crash test del 2016 .

LEXUS CT HYBRID

La proposta del luxury brand Toyota è lunga 435 cm, ha 5 porte e 5 posti e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 275 dm3. Euro NCAP ha testato nel 2011  la CT200h assegnandole le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video), ha di serie 7 airbag e i controlli di stabilità e trazione. È equipaggiata con un 4 cilindri da 1.8 litri e da un motore elettrico da 60 kW, la potenza del sistema ibrido è di 100 cavalli; il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 3,6 L/100 km con 82 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 32.100 euro e al momento non sono previste promozioni.

SUZUKI BALENO HYBRID

La Suzuki Baleno è assieme a Ignis e Swift una delle auto ibride più economiche del mercato. Non a caso punta più ai contenuti che a finiture e dotazioni. Il prezzo parte da 17.600 euro ma bisogna mettere in conto che la versiuone B-Easy di accesso ha praticamente solo il clima e l’ABS di serie. Il 1.2 ibrido abbinato al piccolo motore elettrico sviluppa complessivamente 90 cavalli e consuma 4,3 l/100 km nel misto.  Nel crash test Euro NCAP la Suzuki Baleno ha ottenuto appena 3 stelle in linea col posizionamento dell’auto sul mercato.

SUZUKI IGNIS HYBRID

Anche la Suzuki Ignis ha un ottimo rapporto prezzo- prestazioni, è disponibile anche solo benzina, ma in questa guida ci interessa parlare dell’ibrida. Ha un design molto personale che rievoca stilemi iconici del passato ma sotto la carrozzeria ha tanta tecnologia. E’ accessoriata molto meglio della Baleno fin dalla versione di accesso, ma il Safety Pack si paga sempre a parte e senza la sicurezza vale appena 3 stelle. La Suzuki Ignis infatti ottiene 5 stelle nel crash test Euro NCAP solo con una dotazione optional inclusa. Il prezzo della Ignis 1.2 ibrida parte da 16.950 euro con lo stesso powertrain della Baleno e la trazione solo davanti. C’è anche a trazione integrale ma il prezzo sale oltre i 18 mila euro.

SUZUKI SWIFT HYBRID

La Suzuki Swift ha un’impostazione di guida totalmente diversa rispetto a Baleno e Ignis, pur condividendo la componentistica ibrida. Infatti il prezzo parte da 17.990 euro per la 1.2 Hybrid Top a trazione anteriore e sale a 16.150 euro per la versione 4×4. COn il motore 1.2 Hybrid (lo stesso deglialtri modelli di questa guida) il consumao ufficiale è 4,1 l/100 km. Anche in questo caso bisogna pagare a parte sistemi di assistenza alla guida, come il cruise control adattivo e la frenata di emergenza. Anche con il Safety Pack la Suzuki Swift si ferma a 4 stelle nel crash test Euro NCAP.

TOYOTA C-HR HYBRID

La Toyota C-HR Hybrid è il crossover ibrido di Toyota che dal 2016 ha dato alla gamma ibrida una connotazione sportiva e muscolosa. Il design infatti non ha nulla a che vedere con le linee della più sobria Prius. Bisogna prestare attenzione alle dimensioni, poichè i suoi 436 cm di lunghezza potrebbero non riservare lo spazio adatto a una famiglia con bambini. Il bagagliaio è 377 litri e con un’altezza di appena 155 cm non è l’ideale per i passeggeri più alti. Quanto alle prestazioni, il 1.8 a ciclo Atkinson, come sulla Prius, sviluppa 122 cv (di cui 72 quelli “elettrici”) e 3,8 l/100 km nel misto. Il prezzo parte da 29.000 euro, con margine di sconto. La sicurezza della Toyota C-HR è a 5 stelle, come ha dimostrato nel crash test EUro NCAP del 2017.

TOYOTA PRIUS HYBRID

La Toyota Prius ha reso popolare l’ibrido, nella nuova versione è lunga 454 cm, ha 5 porte e 5 posti e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 501 dm3. E’ stata appena testata da Euro NCAP ed ha ottenuto le 5 Stelle, ha di serie 7 airbag e i controlli di stabilità e trazione. E’ equipaggiata con un 4 cilindri da 1,8 litri (Ciclo Atkinson) e con un motore elettrico da 53 kW, la potenza del sistema ibrido è di 122 cavalli; il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 3,4 L/100 km con 78 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 30.950 euro e al momento è in corso una promozione che lo ribassa a 29.450 euro.

TOYOTA RAV4 HYBRID

L’inossidabile Toyota RAV4 Hybrid in variante green è lungo 461 cm, ha 5 porte e 5 posti e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 579 dm3. E’ stata testata da Euro NCAP nel 2013 ed ha ottenuto le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video), ha di serie 7 airbag e i controlli di stabilità e trazione. La versione base Active 2WD è equipaggiata con un 4 cilindri da 2.5 litri (Ciclo Atkinson) abbinato ad un motore elettrico da 105 kW, la potenza del sistema ibrido è di 197 cavalli; il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4.9 L/100 km con   115 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 33.580 euro ma scontabili fino anche a 29.950.

TOYOTA NUOVA COROLLA HYBRID

La nuova Toyota Corolla sostituisce in Europa l’Auris e debutta nel 2019 con la piattaforna TNGA (Toyota New Global Architecture) che sarà utilizzata per tutti i prossimi modelli. Inutile dire che il powertrain Full-Hybrid si basa sul 1.8 abbinato al sistema elettrico per un totale di 122 cavalli come C-HR e Prius. Il consumo combinato ufficiale è di appena 3,3l/100 km, vale a dire oltre 30 km con 1 litro di benzina. In alternativa c’è anche il motore 2.0L Hybrid Dynamic Force. Il prezzo di listino parte da 27.300 euro, con ampio margine di sconto.

TOYOTA YARIS HYBRID

La Toyota Yaris è lunga 395 cm, ha 5 porte e 5 posti e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 286 dm3. Nel crash test Euro NCAP del 2017 guadagna 5 Stelle meritate. La versione base Cool è equipaggiata con un 4 cilindri da 1.5 litri abbinato ad un motore elettrico da 45 kW, la potenza del sistema ibrido è di 100 cavalli; il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 3,7 L/100 km con 84 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 19.750 euro. La Yaris ibrida non è una plug-in, le batterie del sistema ibrido vengono ricaricate da un generatore incorporato nell’unità termica, la quale, per tutte le vetture ibride Toyota, è un motore a ciclo Atkinson.

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Quanta CO2 emette la produzione di un’auto elettrica?

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche a zero emissioni lo sono davvero durante tutto il ciclo di vita? Il TCS risponde a una delle domande più scomode: quanta CO2 emette davvero un’auto elettrica dalla produzione fino allo smaltimento? E’ chiaro che durante l’uso le emissioni principali di un veicolo elettrico provengono dalla polvere di pneumatici e freni. Ma è ancora vero che le auto elettriche emettono (indirettamente) CO2 tanto quanto (o quasi) le auto tradizionali e quelle ibride? Proviamo a capirlo con l’aiuto di un esperto dell’Università di Zurigo intervistato dal Touring Club Svizzero.

IN MEDIA COME LA CO2 DI 14 MILA LITRI DI BENZINA

Quanta CO2 emette fin dalla produzione un’auto elettrica? E’ la domanda che molti Costruttori rispondono con progetti di sostenibilità e fabbriche a impatto zero per zittire gli ambientalisti. Mentre Konstantinos Boulouchos – professore all’istituto di tecnica energetica del Politecnico di Zurigo – spiega le emissioni di CO2 legate all’auto elettrica oltre al semplice assemblaggio. L’assemblaggio di un’auto elettrica, infatti, è la componente che pesa meno rispetto alla batteria e al motore nell’intero ciclo di vita. Per un’auto elettrica media, infatti solo per il motore elettrico bisogna mettere in contro emissioni di CO2 tra 7 e 22 tonnellate. La batteria invece pesa sul bilancio di emissioni di CO2 per 7-15 tonnellate in base al processo di produzione e alle dimensioni della batteria. La restante quota necessaria per l’assemblaggio dell’auto elettrica equivale a circa 5-6 tonnellate. In totale dalla stima del prof. Boulouchos si deduce ceh un’auto elettrica media può emettere tra 20 e 45 tonnellate di CO2. 40 tonnellate di CO2 equivalgono alle emissioni generate dall’impiego di 14 mila litri di benzina e 12500 di gasolio. Oltre poi a considerare anche le differenze sulla manutenzione. Ma allora non è più ecologica un’ibrida? Cosa permetterà alle auto elettriche di essere realmente ecologiche?

LA SOLUZIONE PIU’ EFFICACE

Come riporta il TCS, secondo il prof. Boulouchos, un’auto ibrida risulta più ecologica di circa il 30% rispetto a un’auto tradizionale. Ma ibrida o elettrica, quello che conta nel prossimo futuro è come viene prodotta l’energia per ricaricare le elettriche o le Plug-in hybrid. Solo se l’elettricità proviene da fonti rinnovabili e non da centrali a carbone e atomiche si può parlare di ecologia. La soluzione di cui parla il docente universitario, sarebbe una de-carbonizzazione di tutta la produzione elettrica mondiale nello stesso momento.

QUANTA ENERGIA SERVE A UN’AUTO ELETTRICA

Ecco alcuni numeri per avere un quadro più chiaro sul bilancio energetico di un’auto elettrica. Per muovere un’auto elettrica media servono 5 kW di energia. Circa 10 volte quanto riuscirebbe a produrre un impianto fotovoltaico in miniatura installato sul tetto dell’auto in città. Sempre che si tratti di un Paese soleggiato durante gran parte della giornata. Se invece la velocità aumenta, a 120 km/h, il consumo energetico sale a 20 kW. “Per spingere un’auto con cella a combustibile ci vorrà una quantità di energia primaria maggiore di circa 2,5 volte rispetto a un’auto alimentata a batteria. afferma Il prof. Boulouchos “A lungo termine, comunque, i veicoli a celle a combustibile hanno buone chance per il traffico a lungo raggio, anche perché con l’idrogeno si può immagazzinare l’energia rinnovabile stagionale.”

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FCA, 900 mila auto sono oltre i limiti EPA. Il richiamo negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Quando si parla di emissioni ai costruttori di auto si drizzano i capelli. Questa volta tocca ad Fca che si trova costretta a richiamare circa 900.000 auto per colpa di un superamento dei limiti previsti dalla normativa Usa sulle vetture benzina. Il colosso dell’auto ci ha tenuto a precisare che non è stata elevata, dalle autorità americane, alcuna multa a suo carico ma che si prenderà cura dei modelli coinvolti. Da canto suo l’Autorità ambientale americana EPA ha fatto sapere che procede nelle indagini perché convinta che la lista di modelli non conformi non sia ancora completa. Fca si trova di nuovo nell’occhio del ciclone dopo che lo scorso gennaio era emersa una problematica simile su alcuni modelli diesel. Vediamo i dettagli delle indagini.

EMISSIONI BENZINA

Fiat Chrysler Automobiles ha fatto sapere che procederà al richiamo di ben 862.520 veicoli a benzina negli Stati Uniti. Si tratta di auto che non soddisfano gli standard in materia di emissioni previsti dalla normativa vigente negli Stati Uniti. Il richiamo è stato motivato dagli esiti negativi delle indagini sulle emissioni svolte dall’EPA (Environmental Protection Agency). L’Agenzia americana per la tutela ambientale EPA, ha comunque affermato che continuerà a indagare su altri veicoli prodotti da Fiat Chrysler perché questi sono potenzialmente non conformi alla normativa vigente. Insomma una bella grana per Fca che già fa i conti con i numeri impressionati di questa campagna di richiamo il cui bilancio, come anticipato dalle autorità Usa, potrebbe anche aggravarsi aprendo la strada a richiami futuri (Leggi le novità FCA al Salone di Ginevra 2019).

I MODELLI

Al momento il richiamo include diversi modelli a marchio Fca; si parte dai Dodge Journey prodotti dal 2011 al 2016, si passa alle Chrysler 200 e Dodge Avenger datati 2011 e si prosegue con i Dodge Caliber prodotti dal 2011 al 2012. Richiamo anche per Jeep i SUV Compass e Patriot usciti dalle linee di produzione tra il 2011 ed il 2016. Fiat Chrysler ha voluto precisare che il richiamo disposto dall’EPA non ha implicazioni in termini di sicurezza e non sono state emesse a suo carico multe per la violazione. Pare che il problema sia stato scoperto dalla stessa Fca durante test di routine sulle emissioni. Il problema è stato poi segnalato dal brand all’agenzia. Da Fca si è fatto sapere che sono stati contattati, già a partire dal mese scorso, i proprietari dei mezzi interessati per informarli delle riparazioni necessarie, che saranno effettuate gratuitamente (Leggi le novità Jeep al Salone di Ginevra 2019). L’EPA ha dato merito ad Fca di aver tenuto una condotta cristallina sul caso.

IL PIANO

Nel frattempo i proprietari delle auto coinvolte potranno continuare a guidare i loro veicoli. Del resto il gran numero di mezzi coinvolti impone l’acquisto di componenti di ricambio sufficienti; nel dettaglio si parla del convertitore catalitico del veicolo. Perciò questo richiamo verrà implementato in più fasi durante tutto il 2019. Insomma una nuova grana per Fca che a gennaio ha patteggiato negli Usa una multa da 800 milioni di dollari. In quel caso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e lo Stato della California avevano imputato ad Fca l’uso di software illegali per falsare le emissioni dei diesel Ram e Jeep.

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