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Auto abbandonata in strada privata: niente multa per la Cassazione

di Raffaele Dambra

Auto abbandonata in strada privata

Abbandonare un’auto in disuso in un’area pubblica è un reato perseguibile anche penalmente. O, ben che vada, con una salatissima sanzione pecuniaria. Viceversa se l’auto è abbandonata in una strada privata non è prevista neppure una multa. Lo stabilito di recente la Cassazione pronunciandosi sul caso di un cittadino siciliano, che si è rivolto alla Suprema Corte per ricorrere contro la violazione contestatagli di aver abbandonato su una strada un veicolo di sua proprietà. Ma se la strada è privata non c’è infrazione e quindi nessuna multa.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: LA VICENDA IN QUESTIONE

La vicenda in questione parte ben 10 anni fa, nel 2009 (eh, i tempi della giustizia italiana…), quando al protagonista viene notificato un verbale di contestazione per aver violato gli articoli 180 e 181 del Codice della Strada. Motivo: una vettura di sua proprietà si trovava in stato di abbandono ai bordi di una strada. L’uomo si rivolge al Giudice di Pace prima e al Tribunale poi, reclamando la natura privata della strada in cui era parcheggiato il mezzo (con tanto di cartelli recanti la scritta ‘proprietà privata’). Ma per i giudici la circostanza non esclude i presupposti dell’infrazione contestata. Tocca quindi ricorrere alla Corte di Cassazione, che gli dà finalmente ragione.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA PRIVATA: LA MULTA NON SUSSISTE

Come riporta il portale giuridico laleggepertutti.it, la Cassazione, con l’ordinanza n. 6359/2019, ha verificato che l’accesso al terreno di proprietà esclusiva del ricorrente, proprio quello in cui è stata rinvenuta l’auto abbandonata, corrispondeva in effetti a un’area privata. “Perché un immobile possa ritenersi di uso pubblico”, si legge nella pronuncia degli Ermellini, “occorre che l’uso dello stesso avvenga da parte di una collettività indeterminata di soggetti, considerati quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale”. Né può valere, continua, “il principio della presunzione di uso pubblico. Che sussiste soltanto quando il tratto di strada colleghi due strade pubbliche, trattandosi di strada priva di marciapiede e, pertanto, non destinata alla circolazione dei pedoni e che, precipuamente, è a vicolo cieco”. Di conseguenza, accertata la natura privata dell’area in cui hanno trovato l’autovettura, la contravvenzione è stata annullata.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: QUANDO C’È SANZIONE

Ricordiamo che un’auto viene considerata ‘in stato di abbandono’ in presenza di determinate caratteristiche che fanno supporre la volontà da parte del proprietario di disfarsi del veicolo. 1) Assenza delle targhe o del contrassegno di circolazione; 2) mancanza di parti essenziali per l’uso e la conservazione del mezzo; 3) sosta, regolare o irregolare, protratta nel tempo sul suolo pubblico. Un veicolo in stato di abbandono non viene subito rimosso (a meno che sia in sosta vietata). Ma gli organi accertatori appongono sul parabrezza un avviso per informare il proprietario che il veicolo sarà portato via se non provvederà a recuperarlo. Dopo 60 giorni, se nulla è accaduto, la polizia locale sequestra la vettura e la porta in un’autorimessa autorizzata per la demolizione. Al proprietario, una volta individuato, spetta una multa di 1666,67 euro (per le auto) o di 600 euro (per moto e rimorchi), più le spese per la rimozione. Qualche anno fa, come accennavamo all’inizio, la stessa Cassazione ha prefigurato per chi abbandona un’auto su strada pubblica il reato penale di inquinamento ambientale.

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Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop

di Raffaele Dambra

Tutor attivi in autostrada

Notizia molto importante per gli automobilisti impegnati nell’esodo e nel contro-esodo delle vacanze estive 2019. Ci sono di nuovo i tutor attivi in autostrada dopo la pronuncia della Cassazione che ha ribaltato una sentenza della Corte d’Appello del 10 aprile di un anno fa, i cui effetti avevano imposto il momentaneo spegnimento dei dispositivi per la violazione di un brevetto depositato dall’azienda Craft di Greve in Chianti. I tutor autostradali si stanno gradualmente riaccendendo, perciò consigliamo di osservare fedelmente i limiti di velocità (cosa che peraltro andrebbe fatta sempre) fin da subito per non incorrere in brutte sorprese.

TUTOR IN AUTOSTRADA: LA CAUSA LEGALE

Come forse molti ricorderanno, la vicenda dei tutor in autostrada si trascinava fin dal 2006 a causa di una disputa legale tra Autostrade per l’Italia e la Craft per una questione di brevetti. In pratica la piccola azienda toscana lamentava che il colosso Autostrade, in combutta con la Polizia Stradale, si fosse attribuita la paternità del dispositivo capace di ‘leggere’ le targhe dei veicoli, copiando di fatto una propria invenzione. Dopo alcune sentenze a favore di ASPI, il 10 aprile 2018 la Corte d’Appello di Roma aveva clamorosamente dato ragione alla Craft, riconoscendo la violazione e ordinando la rimozione e la distruzione dei tutor esistenti.

TUTOR ATTIVI IN AUTOSTRADE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ma pochi giorni fa, con un ennesimo colpo di scena, la Corte di Cassazione ha dato invece ragione ad Autostrade per l’Italia, ritenendo, così come riporta l’Ansa, “che il sistema di controllo della velocità media (ossia il tutor, ndr) non violi le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft”. E che perciò non sussistano più i motivi per imporne la rimozione. “Abbiamo già riattivato le squadre per la reinstallazione dei tutor”, ha comunicato infatti la società Autostrade, “Così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polstrada, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete autostradale tramite il sistema SICVe-PM“.

TUTOR AUTOSTRADALI DI NUOVO IN FUNZIONE

Come già anticipato, ASPI sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare quanto prima i tutor autostradali, in maniera da renderli tutti pienamente efficienti nei weekend del contro-esodo previsti il 24 e 25 agosto e il 31 agosto e 1 settembre 2019. “L’impiego dei tutor è fondamentale per la sicurezza stradale in autostrada”, si legge in una nota stampa della società che ha vinto il ricorso, “Dal 2004 grazie a questo sistema sulle autostrade è diminuita del 25% la velocità di picco e del 15% quella media, col risultato che il numero delle vittime è calato del 70%”.

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Facebook, per la Corte UE i siti che hanno pulsanti Like sono corresponsabili dei dati raccolti

di Alessandro Crea
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito tramite una sentenza emessa oggi, che i siti che ospitano il pulsante Like di Facebook sono da considerarsi corresponsabili – assieme a Facebook – della raccolta e dell’invio dei dati personali ricavati attraverso di esso. La sentenza risponde alla causa che era stata promossa dalla Verbraucherzentrale, un’associazione […]

Nike X Stranger Things una collezione di sneakers direttamente dal 1985

di Mabelle Sasso
La Stranger Things mania colpisce ancora. Questa volta a rendere omaggio alla serie tv Netflix del momento è Nike con la linea di sneakers e abbigliamento sportivo Nike X Stranger Things, in arrivo direttamente dal 1985. La narrativa ideata da Nike attorno alla sua linea tributo è costruita attorno ad una misteriosa sparizione, avvenuta nel 1985, […]

Incendio di un veicolo parcheggiato in garage: paga la RC auto?

di Redazione

Incendio di un veicolo parcheggiato in garage

Immaginiamo che si verifichi l’incendio di un veicolo parcheggiato in un garage privato da più di 24 ore. Originato ovviamente non da un atto doloso o da una collisione con un altro mezzo, ma da un problema tecnico del veicolo stesso, come per esempio un cortocircuito elettrico. In questo caso chi paga i danni provocati all’immobile? La garanzia RC auto copre un’eventualità di questo genere? Vediamo cosa ha risposto di recente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

INCENDIO DI UN VEICOLO PARCHEGGIATO IN GARAGE: IL CASO SOTTOPOSTO ALLA CORTE EUROPEA

L’organismo europeo è stato chiamato a rispondere di un caso accaduto in Spagna nel 2013. Una vettura in sosta da oltre 24 ore nel garage privato di un immobile ha preso fuoco a causa di un problema al proprio circuito elettrico, provocando un incendio e diversi danni. I proprietari dell’immobile danneggiato hanno ottenuto un risarcimento di circa 44 mila euro dall’assicurazione dello stabile. Quest’ultima però, dopo aver pagato, si è rivolta alla compagnia assicuratrice dell’auto incendiata chiedendo il rimborso delle spese, perché a suo dire l’incendio era stato originato da un ‘fatto relativo alla circolazione’, coperto quindi dalla RC auto del mezzo. La vicenda è poi approdata in tribunale. E dopo un paio di giudizi contrastanti la Corte Suprema spagnola ha deciso di rivolgersi alla C.G.U.E. per un responso definitivo.

LA NOZIONE DI ‘CIRCOLAZIONE DEI VEICOLI’

La Corte Europea ha deliberato con la sentenza C-100/18 resa nota il 20 giugno 2019. Lo ha fatto basandosi sulla direttiva 2009/103/CE, che riguarda l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli. Come ben spiega il quotidiano giuridico online studiocataldi.it, la Corte si è soffermata prima di tutto sulla nozione di ‘circolazione dei veicoli’, proprio per capire se il veicolo incendiato stesse ‘circolando’ anche stando fermo. Nozione che tra l’altro non può essere rimessa alla discrezionalità di ciascuno Stato membro dell’UE, ma costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione. Ebbene, secondo i giudici europei per ‘circolazione dei veicoli’ deve intendersi non soltanto la circolazione stradale su pubblica via. Ma qualunque uso di un veicolo conforme alla funzione abituale dello stesso. Quindi il fatto che il veicolo coinvolto nell’incendio fosse fermo al verificarsi del sinistro, non esclude che in quel momento l’uso del veicolo rientrasse comunque nella sua funzione di mezzo di trasporto. E, di conseguenza, nella nozione di ‘circolazione dei veicoli’.

PRECISAZIONI SU STAZIONAMENTO DEL VEICOLO

Non risulta neppure determinante che il motore del veicolo in oggetto risultasse acceso o spento. “Lo stazionamento e il periodo di immobilizzazione del veicolo”, ha spiegato la Corte di Giustizia Europea, “sono delle fasi naturali e necessarie che costituiscono parte integrante dell’utilizzo di quest’ultimo come mezzo di trasporto”. Allo stesso modo la Corte ha giudicato del tutto ininfluente che il sinistro fosse derivato da un incendio causato dal circuito elettrico del veicolo, dato che non è necessario distinguere la componente del mezzo all’origine dell’evento dannoso.

RC AUTO COPRE I DANNI ACCIDENTALI PROVOCATI DA UN VEICOLO FERMO

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, la risposta è sicuramente affermativa. L’assicurazione RC auto copre i danni provocati all’immobile dall’incendio di un veicolo parcheggiato in un garage privato, originato da un problema tecnico del mezzo stesso. Questo perché la circostanza rientra a pieno titolo nella nozione di ‘circolazione dei veicoli’ ai sensi della direttiva sull’assicurazione della responsabilità civile per gli autoveicoli. Cliccando sul tasto in basso Scarica PDF potrete scaricare il comunicato stampa sulla sentenza diramato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

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Autovelox in città: per la Cassazione multe possibili solo su strade di scorrimento

di Redazione

Autovelox in città

Nuova sentenza sugli autovelox in città: per la Cassazione le multe comminate a distanza dal dispositivo elettronico sono valide solo se la strada urbana è di scorrimento. Ovvero dotata (come dispone l’art. 2 del Codice della Strada) di “carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate”. Diversamente le multe elevate in ambito urbano con autovelox fissi sono impugnabili e annullabili, a meno che non vengano contestate immediatamente dalle Forze dell’Ordine.

CASSAZIONE: NO AUTOVELOX FISSI SU STRADE URBANE NON DI SCORRIMENTO

Con il pronunciamento n. 16622/19 depositato lo scorso 20 giugno, che conferma i precedenti orientamenti delle sentenze n. 4451/19 e n. 4090/19, la Suprema Corte ha dunque dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l’installazione di autovelox a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di scorrimento. La Cassazione, come ha ricordato Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore, si è espressa sulla vicenda del Comune di Firenze, che una decina di anni fa (era ancora sindaco Matteo Renzi) piazzò numerosi autovelox fissi su alcune strade urbane che presentavano caratteristiche diverse da quelle descritte dall’art. 2 del CdS, facendo multe a pioggia.

AUTOVELOX IN CITTÀ: LA CASSAZIONE PRECISA

Di fronte agli inevitabili ricorsi degli automobilisti multati, il Comune si è sempre difeso sostenendo che le caratteristiche di strada di scorrimento possono esserci anche soltanto su un tratto, quello dove aveva piazzato l’autovelox, e non sull’intero tracciato. E che non conterebbe il fatto che non a tutti gli incroci ci sia un semaforo, perché dove esso è assente non si incontrano due correnti di traffico vere e proprie. Ma dopo anni di sentenze spesso contraddittore, la Corte di Cassazione ha definitivamente bocciato questa tesi, precisando che le caratteristiche di strada urbana di scorrimento ci devono essere tutte e per tutto il tracciato. In altri termini, una strada urbana o è di scorrimento oppure non lo è: non può esserlo solo per alcuni tratti.

STRADA URBANA DI SCORRIMENTO È TUTTA LA STRADA NELLA SUA INTEREZZA, NON UN SINGOLO TRATTO

Tra le motivazioni della Cassazione è infatti chiaramente indicato che “la configurazione di una strada urbana a scorrimento veloce deve interessare tutta la strada considerata nella sua interezza e non solo il singolo tratto di essa in prossimità del posizionamento dell’apparecchio fisso di rilevazione elettronica della velocità”. Inoltre una precedente sentenza che aveva dato inizialmente ragione al Comune di Firenze “è incorsa nell’errata valutazione circa la ritenuta esistenza di una banchina in senso proprio (in realtà non conforme, ndr), che costituisce un requisito necessario per la qualificazione di una strada urbana come strada di scorrimento”. Di conseguenza “il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare autovelox fissi, senza obbligo di fermata del conducente, può includere soltanto le strade previste dal Codice della Strada”.

MULTE IN CITTÀ CON AUTOVELOX: SOLO SU STRADE A SCORRIMENTO O SU ALTRE STRADE SE C’È CONTESTAZIONE IMMEDIATA

In conclusione, gli autovelox in città, su strade non di scorrimento, possono elevare multe solo se c’è contestazione immediata di una pattuglia della polstrada o della polizia locale. Altrimenti la sanzione si può comminare in un secondo momento soltanto per cause di forza maggiore (dovute al traffico, a motivi di sicurezza stradale o perché la pattuglia in quel momento era impegnata con un’altra vettura), espressamente indicate sul verbale, che hanno reso impossibile la contestazione immediata di un veicolo segnalato dall’autovelox, così come previsto dall’art. 201 del Codice della Strada.

Cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF potete scaricare gratuitamente la sentenza integrale della Corte di Cassazione sugli autovelox in città.

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Incidenti stradali, risarcimenti più bassi: la pronuncia della Cassazione

di Redazione

Incidenti stradali risarcimenti più bassi

Una nuovissima pronuncia della Corte di Cassazione, precisamente la n. 16580/19 del 20 giugno 2019, farà poco felici gli automobilisti. Nella malaugurata ipotesi di restare vittime di incidenti stradali, i risarcimenti dell’assicurazione in caso di invalidità permanente saranno più bassi. Questo perché dall’ammontare dell’indennizzo si dovrà detrarre l’importo che il danneggiato percepirà dall’INPS a titolo di pensione di invalidità.

INCIDENTI STRADALI: DAI RISARCIMENTI DELL’ASSICURAZIONE SI DEVE DETRARRE LA QUOTA INPS

Ne ha parlato il portale giuridico laleggepertutti.it, spiegando che la sentenza della Cassazione conferma in realtà la linea adottata pochi mesi fa dalla stessa Corte a Sezioni Unite. E cioè che dal risarcimento dovuto dalla compagnia assicurativa alla vittima dell’incidente stradale bisogna detrarre quanto l’INPS ha liquidato e liquiderà per l’invalidità permanente (totale o parziale non fa differenza), ossia la pensione civile. Se così non fosse, ha motivato la Suprema Corte, il danneggiato ricaverebbe un doppio risarcimento, perfino superiore rispetto al danno, finendo addirittura per guadagnarci (ma i soldi, ci chiediamo noi, qualora fossero anche tanti possono compensare un’invalidità fisica permanente e totale? Bella domanda…).

INCIDENTI STRADALI: IL DANNEGGIATO NON PUÒ CHIEDERE UN INDENNIZZO ‘DOPPIO’

Inutile dire che saranno particolarmente contente le assicurazioni, che d’ora in poi potranno ridurre i risarcimenti da incidenti stradali gravi. In ogni caso la Corte di Cassazione non poteva decidere diversamente perché la logica applicazione del diritto prevede che al danneggiato spetti l’indennizzo soltanto del danno effettivamente subito. In altre parole la vittima del sinistro non può chiedere un risarcimento ‘doppio’ solo perché i soggetti preposti all’indennizzo sono per legge due, l’INPS e la compagnia assicurativa. Il danno resta comunque uno e il risarcimento deve essere perciò ‘spartito’ tra l’ente previdenziale e la compagnia. Quest’ultima può inoltre sempre rivalersi verso la terza parte, colui che ha causato il sinistro, chiedendogli la restituzione delle somme versate all’infortunato.

NON CUMULABILITÀ DEI RISARCIMENTI PER INCIDENTE STRADALE: IL PRECEDENTE

Come abbiamo già scritto, la pronuncia della Cassazione sugli incidenti stradali e risarcimenti in caso di invalidità permanente ha solo ribadito un principio già espresso tempo addietro dalle Sezioni Unite della medesima Corte, che avevano così risolto la questione delle conseguenze risarcitorie della strage di Ustica del 1980. I ministeri della Difesa e delle Infrastrutture, spiega ancora laleggepertutti.it, dovranno infatti risarcire la compagnia aerea Itavia (poi fallita) con 265 milioni di euro per “omesso controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica”. Ma la compagnia aerea non potrà cumulare l’indennizzo già ricevuto dalla propria assicurazione per la perdita dell’aeromobile, e riscuoterà solo la differenza. Quindi l’indirizzo giuridico è chiaro: non può esserci cumulabilità tra risarcimento dell’assicurazione e indennizzo statale, “non essendovi spazio per una doppia liquidazione a fronte di un pregiudizio identico”.

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Vignetta autostradale Germania: per la Corte UE è illegittima

di Donato D'Ambrosi

La Corte di Giustizia europea ha definito discriminante l’atteggiamento della Germania nell’imporre il pagamento della vignetta autostradale solo agli stranieri. Un provvedimento che oltre a violare il principio della libera circolazione rischia di creare anche pericolose dinamiche commerciali. L’accesso al mercato tedesco per un operatore esterno risulta difatti limitato, così come i servizi ai quali si può accedere solo recandosi in Germania. Tutto questo, secondo la Corte UE con scarse evidenze sulla proporzionalità tra gli introiti della vignetta autostradale per gli utenti stranieri e i costi infrastrutturali.

PERCHÉ’ I TEDESCHI NON PAGANO LA VIGNETTA 

La sentenza della Corte di Giustizia UE n. C-591/17 si pronuncia nuovamente sul pagamento della vignetta autostradale in Germania solo per chi viene da fuori. I cittadini tedeschi infatti, dovrebbero pagarla allo stesso modo, ma sono esentati perché già pagano una tassa automobilistica simile al nostro bollo. La stranezza è che questa esenzione è esattamente pari all’importo del costo della vignetta in Germania (fino a 130 euro in base alla cilindrata e alle emissioni).

LA VIGNETTA E’ UNA BARRIERA ALL’INGRESSO

Inizialmente la Corte UE aveva temporeggiato davanti all’ipotesi di violazione del divieto di discriminazione in base alla nazionalità. Ma poi ha appurato che l’esenzione dal pagamento della vignetta autostradale come compensazione della tassa per le infrastrutture costituisce indirettamente più violazioni. Non solo quella per la libera circolazione a prescindere dalla nazionalità, ma costituisce anche una barriera all’ingresso del mercato tedesco.

I VEICOLI ESENTATI DAL PAGAMENTO DEL PEDAGGIO IN GERMANIA

Costi e servizi, come paventa la Corte UE con la sentenza sulla vignetta in Germania, potrebbe inevitabilmente influenzare anche i costi di beni e servizi. Bisogna anche precisare che esiste una tassazione diversa per gli autocarri tedeschi e stranieri superiori a 7,5 tonnellate attraverso sistema Toll Collect. Mentre molte categorie di veicoli sono esentate dal pagamento, tra cui Autobus, mezzi di soccorso, di emergenza, delle forze di polizia ma anche veicoli CNG e LNG (metano compresso e liquido) fino al 2020 e le auto elettriche (ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1 della legge sulla mobilità elettrica – EmoG).

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Revoca patente: da quando decorre? La risposta della Cassazione

di Redazione

Revoca patente da quando decorre

Il Codice della Strada dispone, per chi guida in stato di forte ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti e provoca un incidente stradale, la revoca della patente: ma da quando decorre il provvedimento? La domanda non è banale perché dal 2010 per conseguire un nuovo documento di guida è necessario che siano trascorsi tre anni dall’accertamento del reato. Ma questi tre anni quando si iniziano a contare? Dalla data dell’incidente o comunque del ritiro della patente, o dal giorno in cui la sentenza penale di condanna è passata in giudicato?

DA QUANDO DECORRE LA REVOCA PATENTE?

Inizialmente questo dubbio aveva ‘incartato’ diversi tribunali, visto che sulla stessa questione erano uscite sentenze diverse. Ma in seguito la giurisprudenza ha decisamente virato verso la soluzione meno favorevole al trasgressore, stabilendo tempi più lunghi per la revoca. Aveva disposto già in tal senso un’ordinanza ministeriale del 2015. E l’ultima sentenza della Cassazione depositata lo scorso 20 maggio 2019 ha confermato la ‘linea dura’, sciogliendo definitivamente tutte le incertezze sull’argomento. I tre anni di revoca patente non decorrono dalla data del sinistro o del ritiro, ma dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULLA REVOCA PATENTE

Nel caso in discussione, leggiamo sul sito dell’Ansa, la Corte di Cassazione è stata chiamata a deliberare sul caso di un cittadino che si era rivolto al Giudice di Pace di Rovereto per contestare la revoca della patente fatta partire non dal giorno dell’incidente e della sospensione cautelare del documento di guida (15 dicembre 2013), ma dalla data di notifica della revoca stessa (5 settembre 2014). Accogliendo però il ricorso del Commissariato di Governo per la Provincia Autonoma di Trento, la Cassazione ha specificato un elemento importante. E cioè che “il provvedimento di revoca non viene in esistenza prima che il Giudice Penale lo pronunci”. Di conseguenza “la sua applicazione non può iniziare prima che la sentenza penale sia passata in giudicato. La revoca della patente è pertanto un atto ad efficacia istantanea adottabile solo una volta che la sentenza penale di condanna sia, appunto, passata in giudicato”.

LA SOSPENSIONE CAUTELARE DELLA PATENTE SI SOMMA ALLA REVOCA

Il risultato pratico, commenta giustamente il Sole 24 Ore, è che con quest’ultima interpretazione della Suprema Corte il condannato non può ottenere una nuova patente per un lasso di tempo ben più lungo dei tre anni previsti dal CdS. Il triennio di revoca effettiva disposto dal giudice va infatti sommato, e non sovrapposto, al periodo di sospensione cautelare della patente che la Prefettura dispone subito dopo l’infrazione. E visto che la sospensione cautelare può protrarsi per anni in attesa del processo, i conti sono belli e fatti…

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