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Guida senza patente e danni al passeggero: la Cassazione precisa

di Raffaele Dambra

Quali veicoli devono essere assicurati

Cosa succede in caso di guida senza patente e danni al passeggero che è anche il proprietario del veicolo? La Cassazione precisa con una sentenza ad hoc

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Incidente contro albero: nessun risarcimento se si va troppo veloci

di Raffaele Dambra

Incidente contro albero

Danni per incidente contro un albero? Nessun risarcimento se si va troppo veloci, anche in presenza di una possibile insidia stradale

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Sinistro stradale: la prova diretta prevale sulle presunzioni semplici

di Raffaele Dambra

Sinistro stradale prova diretta

Per la Corte di Cassazione in un sinistro stradale la prova diretta di due testimoni oculari prevale sempre sulle presunzioni semplici, salvo dimostrare l'inattendibilità della prima

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ARM Cortex-X1, il mondo Android pronto a sfidare Apple

di Lucia Massaro
ARM ha presentato la nuova CPU mobile Cortex-A78 e GPU Mali-G78 che alimenterà i top di gamma del 2021. La grande novità però è l’annuncio del Cortex-X Custom Program, un inedito programma che consente ai produttori di chip di sviluppare soluzioni personalizzate offrendo maggiore flessibilità e scalabilità per aumentare le prestazioni. La prima della serie […]

Infortunio autista privo di adeguata formazione: la ditta ne risponde

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Nell'eventualità di un infortunio a un autista che risulta privo di adeguata formazione, il titolare della ditta di autotrasporto ne risponde penalmente

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Ente proprietario di una strada è responsabile dei terreni laterali privati

di Raffaele Dambra

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Per la Corte di Cassazione l'ente proprietario di una strada è responsabile anche dei terreni laterali privati, ampliando quindi gli obblighi già previsti dall'art. 14 del Codice della Strada

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Codice della Strada e confisca del veicolo: l’articolo 224-ter comma 6 è illegittimo

di Raffaele Dambra

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Novità nel Codice della Strada circa la confisca del veicolo: per la Corte Costituzionale l’articolo 224-ter comma 6 è illegittimo, ecco le motivazioni

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Omicidio stradale: niente condanna senza accertamento della velocità

di Raffaele Dambra

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Importante sentenza della Cassazione su un caso di omicidio colposo, che oggi sarebbe omicidio stradale: non può esserci condanna senza effettivo accertamento della velocità

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Pronti a Tutto: da National Geographic una serie storica sulla Nuova Francia

di Mabelle Sasso
National Geographic ha annunciato Pronti a Tutto, una nuova serie tv storica basata sul romanzo Pelle di Corteccia di Annie Proulx, edito da Mondadori (link Amazon). Pronti a Tutto sarà una serie ambientata nel XVII secolo, nella Nuova Francia (i territori che si estendevano dall’attuale Quebec fino alla Louisiana), dove nel 1690 un misterioso massacro […]

Incidente con auto ferma in corsia d’emergenza senza necessità

di Raffaele Dambra

Incidente con auto ferma in corsia d’emergenza

La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un incidente con auto ferma in corsia d’emergenza senza reali necessità: in casi del genere non si esclude il concorso di colpa

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NCC: illegittimo l’obbligo di rientro in sede dopo ogni corsa

di Raffaele Dambra

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Importante sentenza della Corte Costituzionale a favore del servizio NCC: è illegittimo l’obbligo di rientrare in sede dopo ogni corsa. Esulta anche Uber

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Proprietà di un veicolo: i dati del PRA sono solo presuntivi

di Raffaele Dambra

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Nel definire l'effettiva proprietà di un veicolo i dati del PRA sono solo presuntivi e possono essere superati con ogni mezzo di prova. Lo precisa la Corte di Cassazione

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Autoradio ad alto volume, la Cassazione conferma: è reato

di Raffaele Dambra

Autoradio ad alto volume

Siete tra coloro che amano ascoltare l’autoradio ad alto volume, ‘a palla’ come si dice in gergo? Se la risposta è sì state attenti a non esagerare con i decibel perché rischiate di commettere un reato. Lo ha confermato la Corte di Cassazione attraverso una recentissima sentenza, la n. 2685/2020, con cui tra l’altro ha chiarito che per accertare il reato di ‘disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone’ non servono necessariamente denunce o accertamenti tecnici, ma è sufficiente la testimonianza diretta di un operatore delle Forze dell’ordine.

AUTORADIO AD ALTO VOLUME: COSA PREVEDE IL CODICE PENALE

Per l’art. 659 del Codice Penalechiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309,00 euro”. Alla luce di ciò il conducente di un’auto era stato chiamato a comparire davanti a un giudice per aver circolato in un’area urbana durante le ore serali con l’autoradio accesa, diffondendo musica a un volume molto alto e comunque superiore alla soglia delle normale tollerabilità. Dopo i primi gradi di giudizio che avevano dato esiti contrastanti, la vicenda è giunta in Cassazione che ha stabilito la colpevolezza del conducente.

AUTORADIO A PALLA: PER CONTESTARE IL REATO BASTA LA TESTIMONIANZA DI UN AGENTE

In particolare la Suprema Corte ha rigettato le motivazioni del giudice di merito che in primo grado aveva assolto l’uomo, precisando che in casi del genere per procedere con la contestazione del reato basta la deposizione dell’ufficiale di polizia giudiziaria che ha proceduto al sequestro dell’autoradio, avendo rilevato di persona come i rumori prodotti dalla cassa acustica si sentissero già a debita distanza e fossero tali da far suonare persino gli allarmi delle altre vetture in sosta. Dal punto di vista giuridico non risulta quindi corretta la decisione del giudice di primo grado, che aveva negato la violazione dell’art. 659 c.p. facendo riferimento all’assenza di denunce per disturbo al riposo delle persone e alla mancanza di un qualsivoglia accertamento per verificare il superamento del limite di normale tollerabilità dell’emissione sonora.

AUTORADIO AD ALTO VOLUME: QUANDO DIVENTA REATO

Per la Cassazione, però, queste due azioni non sono necessarie. Infatti, per accertare l’effettivo disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone mediante l’abuso di strumenti sonori, non serve che l’offesa raggiunga soggetti determinati (e che procedano quindi con la denuncia), ma è sufficiente la sua idoneità a disturbare un numero indeterminato di individui. Inoltre l’accertamento dell’idoneità delle emissioni sonore nel recare disturbo è una valutazione rimessa all’apprezzamento del giudice, che pertanto non è obbligato a ricorrere ad accertamenti di tipo tecnico potendo fondare il proprio convincimento sulla base di dati fattuali (come la testimonianza dell’ufficiale di polizia giudiziaria) suscettibili di giudizio e sintomatici dell’esistenza di un fenomeno oggettivamente disturbante.

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Autovelox mobili: qual è la distanza minima tra segnale e postazione?

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

In presenza di autovelox mobili qual è la distanza minima tra il cartello di segnalazione del limite di velocità e il dispositivo di rilevazione? A questa domanda ha recentemente risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 32104/2019, intervenendo sulla vicenda di un automobilista multato per aver circolato oltre i limiti consentiti. In particolare la Suprema Corte ha ricordato che autovelox fissi e mobili prevedono una distanza minima diversa tra segnale e dispositivo, e che bisogna tenerne conto quando si accertano eventuali infrazioni.

AUTOVELOX E DISTANZA MINIMA TRA SEGNALE E DISPOSITIVO MOBILE, IL CASO IN QUESTIONE

Il caso preso in esame dalla Cassazione, riportato da Altalex, ha riguardato un uomo multato per eccesso di velocità per aver circolato a 88 km/h su una strada con limite di 70 km/h (velocità rilevata con autovelox mobile). Dopo la notifica della multa il presunto trasgressore ha fatto ricorso al Giudice di Pace, lamentando che lo strumento di rilevazione della velocità si trovava a una distanza minima inferiore a quella prevista per legge, ovvero 1 km, dal segnale che impone il limite. Il GdP gli ha dato torto ma in sede di appello il tribunale ha accolto la sua tesi, annullando la sanzione amministrativa. La vicenda è finita quindi in Cassazione, i cui giudici hanno dovuto stabilire se la distanza di 1 km dal cartello di segnalazione debba essere osservata solo in caso di dispositivi fissi, o anche per quelli mobili presidiati dagli agenti accertatori.

AUTOVELOX: LA DISTANZA DI 1 KM TRA SEGNALE STRADALE E DISPOSITIVI È SOLO PER QUELLI FISSI

Ebbene, la Corte di Cassazione ha ‘sposato’ la prima ipotesi, spiegando che la norma che prevede la distanza di almeno 1 km dal segnale che impone il limite di velocità (art. 25 comma 2 legge 120/2010) si riferisce solo ed esclusivamente agli apparecchi di controllo remoto. Questo perché per gli autovelox fissi la legge considera congrua distanza di 1 km tra il segnale e la postazione di rilevamento per avvisare gli automobilisti del mutamento del limite di velocità. Viceversa in caso di accertamento eseguito con modalità ‘mobile’ mediante apparecchi elettronici presidiati in loco dalla pattuglia della polizia stradale tale distanza non è più giustificata, dato che la postazione dell’autovelox mobile con tanto di agenti al seguito rappresenta un elemento per effetto del quale un conducente è messo nelle condizioni di avvistarla con maggiore anticipo.

AUTOVELOX MOBILI: LA DISTANZA TRA SEGNALE E POSTAZIONE VA VALUTATA CASO PER CASO

Di conseguenza, non essendoci una norma precisa che regola l’esatta distanza tra il segnale del limite di velocità e la postazione mobile, per la Cassazione (rifacendosi anche a precedenti sentenze come la 25769/2013 e la 20327/2018) tale distanza deve essere soltanto ‘adeguata allo stato dei luoghi’. Allo stesso tempo si ricorda che gli autovelox mobili devono essere segnalati con cartelli posizionati ad almeno 400 metri dal punto in cui è collocato l’apparecchio di rilevamento della velocità. Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tribunale d’appello ma non ha ripristinato la multa al conducente sanzionato, rinviando la questione al giudice di merito che, come suggeritogli dalla Suprema Corte, dovrà esprimersi dopo aver valutato l’adeguatezza della distanza tra il cartello di segnalazione e la postazione mobile, con riferimento allo stato dei luoghi.

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Alcoltest non attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

L’alcoltest non è attendibile per verificare lo stato d’ebbrezza del conducente se viene effettuato alcune ore dopo il sinistro. In questo caso, affinché ci sia reato, è necessaria la presenza di ulteriori elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’incidente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 39725 del 27/09/2019, occupandosi del caso di un automobilista che aveva provocato un sinistro stradale guidando con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti, la cui misurazione era però avvenuta circa tre ore dopo i fatti.

PERCHÉ UN ALCOLTEST EFFETTUATO DOPO ALCUNE ORE È INATTENDIBILE

Nella fattispecie, come riporta il portale giuridico Altalex, il fatto di aver accertato lo stato di ebbrezza del guidatore (0,95 g/l in prima misurazione e 1,05 g/l in seconda, quando il limite in Italia è di 0,50 g/l) a distanza di diverse ore dall’incidente, contrasta la regola scientifica (la ben nota curva di Widmark) secondo la quale il picco dell’alcool nel sangue si rileva tra i venti ed i sessanta minuti dopo l’assunzione, fino a quando la curva ha un andamento ascendente, mentre successivamente il tasso degrada. È evidente quindi che il tasso alcolemico ben oltre i limiti rilevato tre ore dopo l’evento non poteva riferirsi a un’assunzione di alcol prima del sinistro ma successiva, come del resto dichiarato dal conducente e confermato da un testimone.

ALCOLTEST NON ATTENDIBILE: PER PROVARE LA GUIDA IN STATO D’EBBREZZA SERVONO ALTRI ELEMENTI INDIZIARI

Per condannare il responsabile del sinistro si deve dunque dimostrare inoppugnabilmente che fosse ‘ubriaco’ al momento dell’accaduto, sottoponendolo immediatamente ad alcoltest o al massimo entro mezzora dall’incidente. Altrimenti, come la giurisprudenza aveva già sentenziato, il decorso di un intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini di verificare l’effettivo stato di ebbrezza (come da articolo 186 del Codice della Strada), la presenza di altri elementi indiziari.

L’ALCOLTEST ESEGUITO IN RITARDO IMPEDISCE DI ATTRIBUIRE LO STATO DI EBBREZZA

In definitiva, si legge nella sentenza della Corte di Cassazione, “è evidente che la considerazione dell’elemento probatorio inerente l’effettuazione dei controlli spirometrici, svolti dopo un lungo lasso temporale rispetto al momento dell’assunzione, impedisce di attribuire a quei rilievi valore scientifico certo circa lo stato di ebbrezza risalente a un momento di ore precedente quello dell’effettuazione del controllo, qualora la curva di Widmark si presenti ancora ascendente durante l’esecuzione del test”. Si desume perciò che l’alcoltest non è attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro.

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Investimento notturno, la Cassazione condanna il pedone

di Raffaele Dambra

Investimento notturno

Il pedone è di sicuro il soggetto più vulnerabile della strada ma non ha sempre ragione. Seguendo un orientamento già affermato in precedenza con numerose altre sentenze, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari di un donna che era rimasta vittima di un investimento notturno, addossandole la totale responsabilità del sinistro e negando di conseguenza qualsivoglia risarcimento. Gli Ermellini hanno infatti scagionato il conducente dell’auto, riconoscendo che la condotta imprudente e imprevedibile della defunta debba ritenersi l’unica causa dell’incidente.

INVESTIMENTO NOTTURNO, PEDONE CONDANNATO: IL CASO IN ESAME

In verità la Cassazione, con la sentenza n. 25027/2019, non ha fatto altro che confermare quanto sentenziato dal Giudice di Pace e dalla Corte d’Appello nei precedenti gradi di giudizio. Entrambi, come ricorda il portale giuridico studiocataldi.it, si erano già espressi sfavorevolmente dinanzi alle richieste dei congiunti della vittima, investita da un’auto mentre attraversava a piedi una strada extraurbana durante le ore notturne. Più specificatamente, la Corte d’Appello aveva rilevato che la donna aveva attraversato una strada a scorrimento veloce “in ora notturna ove era vietato l’attraversamento pedonale (vista la presenza al centro della carreggiata di uno spartitraffico con siepe, ndr), senza usare la massima prudenza e senza dare la precedenza al veicolo che sopraggiungeva”. Circostanza che di fatto escludeva una presunzione di responsabilità del conducente, prevista dall’art 2054 c.c.

PEDONE INVESTITO PER CONDOTTA IMPRUDENTE: NESSUN RISARCIMENTO

Chiamata a pronunciarsi dopo il ricorso delle parti civili, la Corte di Cassazione ha dato definitivamente torto ai parenti della vittima, ribadendo un concetto fondamentale: il pedone che attraversa la strada di corsa, sia pure sulle apposite strisce pedonali (e nel caso in oggetto non era neppure così), immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo. Di conseguenza “in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento. Situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti”.

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Pedone investito da un conducente abbagliato dal sole: c’è colpa?

di Raffaele Dambra

Pedone investito da un conducente abbagliato dal sole

Nel caso di un pedone investito da un conducente abbagliato dal sole, quest’ultimo può sfuggire dalle proprie responsabilità portando come giustificazione l’improvviso accecamento che gli ha impedito di scorgere il passante? A maggior ragione se costui stava attraversando fuori dalle strisce pedonali? A tale quesito ha risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27876/2019, che non è risultata favorevole all’automobilista.

PEDONE INVESTITO DA UN CONDUCENTE ABBAGLIATO DAL SOLE: IL CASO PRESO IN ESAME

La Suprema Corte si è espressa sul caso di un investimento pedonale accaduto a Enna, in Sicilia, dopo che il locale Giudice di Pace aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di una conducente imputata del reato di lesioni colpose gravi aggravate dalla violazione della disciplina sulla circolazione stradale ai danni di due pedoni. Dalla ricostruzione dei fatti era emerso infatti che l’imputata, quantunque giunta nel tratto stradale in questione a velocità superiore al limite consentito, non aveva potuto evitare l’impatto sia per l’imprudenza dei pedoni stessi, sbucati all’improvviso dallo spazio tra due vetture parcheggiate e fuori dalle strisce pedonali, sebbene non troppo distanti; e sia perché abbagliata dal sole, circostanza peraltro confermata dagli agenti intervenuti sul luogo del sinistro.

TRA CONDUCENTE E PEDONE È IL PRIMO CHE DEVE PRENDERE LE MAGGIORI PRECAUZIONI

La vicenda però non si è chiusa lì perché la parte civile ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la contraddizione tra la pronuncia del Giudice di Pace e l’assodato principio giurisprudenziale secondo cui l’attraversamento improvviso del pedone, pure al di fuori delle strisce pedonali, va considerato un rischio tipico e prevedibile della circolazione stradale. E soprattutto che l’abbagliamento da sole non esclude automaticamente la responsabilità del conducente, trattandosi di caso decisamente non fortuito che impone al guidatore di adottare tutte le cautele del caso per non ostacolare la circolazione ed evitare l’insorgere di ulteriori pericoli (per esempio indossando degli occhiali da sole, abbassando le alette parasole e, nei casi più estremi, arrestando la marcia dell’auto), fino al ripristino della corretta visibilità.

PERCHÉ IL CONDUCENTE ACCECATO DAL SOLE È COMUNQUE RESPONSABILE

Rilievi che la Corte di Cassazione ha fatto propri accogliendo il ricorso sulla base, appunto, di due principi consolidati già evidenziati da precedenti sentenze. Il primo attribuisce sempre al conducente che non ha osservato una prudente condotta di guida (mantenendo una velocità moderata) la responsabilità di un eventuale impatto con un pedone, anche se costui ha attraversato la carreggiata fuori dalle strisce (poi, caso per caso, si può valutare la sussistenza di un concorso di colpa); il secondo principio prevede che, in tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da raggi solari del conducente non possa considerarsi una circostanza inattesa e, pertanto, non escluda la penale responsabilità per i danni che ne siano derivati alle persone. Ogni automobilista ha infatti il dovere di adottare le dovute cautele, anche prima di mettersi in marcia, per evitare che il sole gli impedisca di guidare in sicurezza.

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Auto abbandonata in strada privata: niente multa per la Cassazione

di Raffaele Dambra

Auto abbandonata in strada privata

Abbandonare un’auto in disuso in un’area pubblica è un reato perseguibile anche penalmente. O, ben che vada, con una salatissima sanzione pecuniaria. Viceversa se l’auto è abbandonata in una strada privata non è prevista neppure una multa. Lo stabilito di recente la Cassazione pronunciandosi sul caso di un cittadino siciliano, che si è rivolto alla Suprema Corte per ricorrere contro la violazione contestatagli di aver abbandonato su una strada un veicolo di sua proprietà. Ma se la strada è privata non c’è infrazione e quindi nessuna multa.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: LA VICENDA IN QUESTIONE

La vicenda in questione parte ben 10 anni fa, nel 2009 (eh, i tempi della giustizia italiana…), quando al protagonista viene notificato un verbale di contestazione per aver violato gli articoli 180 e 181 del Codice della Strada. Motivo: una vettura di sua proprietà si trovava in stato di abbandono ai bordi di una strada. L’uomo si rivolge al Giudice di Pace prima e al Tribunale poi, reclamando la natura privata della strada in cui era parcheggiato il mezzo (con tanto di cartelli recanti la scritta ‘proprietà privata’). Ma per i giudici la circostanza non esclude i presupposti dell’infrazione contestata. Tocca quindi ricorrere alla Corte di Cassazione, che gli dà finalmente ragione.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA PRIVATA: LA MULTA NON SUSSISTE

Come riporta il portale giuridico laleggepertutti.it, la Cassazione, con l’ordinanza n. 6359/2019, ha verificato che l’accesso al terreno di proprietà esclusiva del ricorrente, proprio quello in cui è stata rinvenuta l’auto abbandonata, corrispondeva in effetti a un’area privata. “Perché un immobile possa ritenersi di uso pubblico”, si legge nella pronuncia degli Ermellini, “occorre che l’uso dello stesso avvenga da parte di una collettività indeterminata di soggetti, considerati quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale”. Né può valere, continua, “il principio della presunzione di uso pubblico. Che sussiste soltanto quando il tratto di strada colleghi due strade pubbliche, trattandosi di strada priva di marciapiede e, pertanto, non destinata alla circolazione dei pedoni e che, precipuamente, è a vicolo cieco”. Di conseguenza, accertata la natura privata dell’area in cui hanno trovato l’autovettura, la contravvenzione è stata annullata.

AUTO ABBANDONATA IN STRADA: QUANDO C’È SANZIONE

Ricordiamo che un’auto viene considerata ‘in stato di abbandono’ in presenza di determinate caratteristiche che fanno supporre la volontà da parte del proprietario di disfarsi del veicolo. 1) Assenza delle targhe o del contrassegno di circolazione; 2) mancanza di parti essenziali per l’uso e la conservazione del mezzo; 3) sosta, regolare o irregolare, protratta nel tempo sul suolo pubblico. Un veicolo in stato di abbandono non viene subito rimosso (a meno che sia in sosta vietata). Ma gli organi accertatori appongono sul parabrezza un avviso per informare il proprietario che il veicolo sarà portato via se non provvederà a recuperarlo. Dopo 60 giorni, se nulla è accaduto, la polizia locale sequestra la vettura e la porta in un’autorimessa autorizzata per la demolizione. Al proprietario, una volta individuato, spetta una multa di 1666,67 euro (per le auto) o di 600 euro (per moto e rimorchi), più le spese per la rimozione. Qualche anno fa, come accennavamo all’inizio, la stessa Cassazione ha prefigurato per chi abbandona un’auto su strada pubblica il reato penale di inquinamento ambientale.

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Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop

di Raffaele Dambra

Tutor attivi in autostrada

Notizia molto importante per gli automobilisti impegnati nell’esodo e nel contro-esodo delle vacanze estive 2019. Ci sono di nuovo i tutor attivi in autostrada dopo la pronuncia della Cassazione che ha ribaltato una sentenza della Corte d’Appello del 10 aprile di un anno fa, i cui effetti avevano imposto il momentaneo spegnimento dei dispositivi per la violazione di un brevetto depositato dall’azienda Craft di Greve in Chianti. I tutor autostradali si stanno gradualmente riaccendendo, perciò consigliamo di osservare fedelmente i limiti di velocità (cosa che peraltro andrebbe fatta sempre) fin da subito per non incorrere in brutte sorprese.

TUTOR IN AUTOSTRADA: LA CAUSA LEGALE

Come forse molti ricorderanno, la vicenda dei tutor in autostrada si trascinava fin dal 2006 a causa di una disputa legale tra Autostrade per l’Italia e la Craft per una questione di brevetti. In pratica la piccola azienda toscana lamentava che il colosso Autostrade, in combutta con la Polizia Stradale, si fosse attribuita la paternità del dispositivo capace di ‘leggere’ le targhe dei veicoli, copiando di fatto una propria invenzione. Dopo alcune sentenze a favore di ASPI, il 10 aprile 2018 la Corte d’Appello di Roma aveva clamorosamente dato ragione alla Craft, riconoscendo la violazione e ordinando la rimozione e la distruzione dei tutor esistenti.

TUTOR ATTIVI IN AUTOSTRADE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ma pochi giorni fa, con un ennesimo colpo di scena, la Corte di Cassazione ha dato invece ragione ad Autostrade per l’Italia, ritenendo, così come riporta l’Ansa, “che il sistema di controllo della velocità media (ossia il tutor, ndr) non violi le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft”. E che perciò non sussistano più i motivi per imporne la rimozione. “Abbiamo già riattivato le squadre per la reinstallazione dei tutor”, ha comunicato infatti la società Autostrade, “Così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polstrada, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete autostradale tramite il sistema SICVe-PM“.

TUTOR AUTOSTRADALI DI NUOVO IN FUNZIONE

Come già anticipato, ASPI sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare quanto prima i tutor autostradali, in maniera da renderli tutti pienamente efficienti nei weekend del contro-esodo previsti il 24 e 25 agosto e il 31 agosto e 1 settembre 2019. “L’impiego dei tutor è fondamentale per la sicurezza stradale in autostrada”, si legge in una nota stampa della società che ha vinto il ricorso, “Dal 2004 grazie a questo sistema sulle autostrade è diminuita del 25% la velocità di picco e del 15% quella media, col risultato che il numero delle vittime è calato del 70%”.

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