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Ieri — 19 Aprile 2019RSS feeds

Automobilisti italiani: il 79,5% afferma di rispettare le regole

di Redazione

Automobilisti italiani

Secondo un recente rapporto della Cgia di Mestre il numero di multe per infrazioni stradali è aumentato del +81% in dieci anni, eppure la stragrande maggioranza (il 79,5%) degli automobilisti italiani si autodefinisce coscienziosa e rispettosa delle regole del Codice della Strada. Che dire, forse qualcuno mente e abbiamo il sospetto che non sia la Cgia…

GLI ITALIANI E LA SICUREZZA STRADALE

L’auto-assoluzione degli automobilisti di casa nostra è emersa nel primo ‘Osservatorio Continental sulla Sicurezza Stradale’, realizzato dall’omonima azienda di pneumatici con Euromedia Research. L’indagine ha posto varie domande a un campione di intervistati per tracciare una fotografia del vissuto, delle percezioni, dei valori e delle aspettative degli utenti della strada in merito alla sicurezza, con lo scopo ultimo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare comportamenti sicuri alla guida. Soprattutto in un contesto in cui, dati Ocse alla mano, il 93% degli incidenti stradali continua a derivare dal comportamento dei conducenti.

L’AUTO È SICURA PER I CONDUCENTI MA NON PER I PEDONI

Ma vediamo i risultati. Innanzitutto l’automobile si è confermata di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato (78,2%), facendo però emergere un dato contraddittorio. Se l’auto è ancora percepita come il mezzo di trasporto più sicuro per sé (44,1%), nel contempo buona parte degli intervistati (68%) ha bollato il veicolo a quattro ruote come il più pericoloso in assoluto per la paura di essere investiti. La cosa in realtà non ci sorprende. Nella malaugurata ipotesi di un contatto ravvicinato tra un’auto e un pedone, corre decisamente più rischi quest’ultimo e non viceversa…

GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI SI AUTO-ASSOLVONO

La parte più interessante del sondaggio è però risultata un’altra. Quella in cui, come anticipavamo all’inizio, il 79,5% degli italiani ha risposto di non percepirsi affatto come un pericolo per la sicurezza stradale. Definendosi, udite udite, “rispettoso delle regole indipendentemente dalla presenza di un controllo” e, con percentuale salita all’87,4%, “assolutamente sicuro delle proprie capacità al volante di un mezzo di trasporto”. Solo un 8,7% di onesti temerari ha dichiarato di rispettare le regole soltanto in presenza di un controllo.

LA SICUREZZA SULLE STRADE DIPENDE SOPRATTUTTO DAI GUIDATORI

Gli automobilisti italiani sono stati poi chiamati a dare soluzioni per avere maggiore sicurezza sulle strade. Il 34,9% ha risposto che bisogna contare in primis sul senso di responsabilità dei guidatori. Una percentuale più bassa, il 16,7%, ha optato invece per una maggiore severità da parte delle Forze dell’Ordine attraverso una presenza più massiccia sulle strade. Mentre un buon 15,5% ha chiamato direttamente in causa le aziende che producono automobili e pneumatici, chiedendo di dar vita a nuovi sistemi di sicurezza tecnologici. Richiesti soprattutto dispositivi di frenata più efficaci e sensori di rilevazione della stanchezza.

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Sicurezza stradale: nel 2018 in UE solo l’1% di vittime in meno del 2017

di Redazione

Sicurezza stradale 2018 UE

Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti per migliorare la sicurezza stradale ma ancora non basta. I dati UE del 2018 sul numero degli incidenti nei 28 paesi membri dicono infatti che i decessi sono diminuiti appena dell’1% nell’ultimo anno e del 21% dal 2010. Sia chiaro che ogni vittima in meno rappresenta comunque un successo, ma a inizio decennio la Commissione Europea si era data come obiettivo quello di dimezzare le morti sulle strade entro il 2020, e a due anni dalla deadline sembra ben lontana dal raggiungerlo.

NEL 2018 PIÙ DI 25 MILA MORTI PER INCIDENTI NELL’UE

Nel 2018 le vittime per incidente stradale nei paesi dell’UE sono state circa 25.100, in pratica 49 per ogni milione di abitanti. E 135 mila feriti. Ci sono nazioni virtuose ampiamente sotto media, come Regno Unito (che però a breve dovrebbe uscire dalla statistica), in cui si contano appena 28 morti per milione di abitanti, Danimarca (30), Irlanda (31), Svezia (32), Malta (38), Germania e Spagna (entrambe 39). E altre, quasi tutte dell’Europa dell’est, che sono ancora lontane dagli standard minimi di sicurezza stradale richiesti dalla UE. In Romania, per esempio, nel 2018 ci sono stati 96 decessi per milione di abitanti, in Bulgaria 88, in Lettonia 78, in Croazia 77 e in Polonia 76.

L’ITALIA IN MEDIA CON I NUMERI EUROPEI

E da noi? Quanti morti per incidente stradale ci sono stati in Italia nel 2018? Premesso che i dati non sono completi e rappresentano soltanto una stima, seppur attendibile, come spesso ci accade siamo a metà del guado con 55 morti per milione di abitanti. Leggermente sopra la media europea di 49 ma tutto sommato in linea con i numeri dell’Unione. Nel 2010 i morti sulle strade italiane erano stati 70 per milione di abitanti, 56 nel 2017. Un lento miglioramento proprio come nell’intera UE, ma si può e si deve fare di più.

DALLA GRECIA I MAGGIORI PROGRESSI IN FATTO DI SICUREZZA STRADALE

Tra il 2010 e il 2018 i paesi che hanno fatto i maggiori progressi, diminuendo sensibilmente il numero di vittime per incidenti stradali, sono stati Grecia (-45%), Lituania (-43%), Portogallo (-35%) e Slovenia (-34%). Viceversa Malta (+38%), Svezia (+22%) e Lussemburgo (+13%) sono gli unici ad aver peggiorato il loro dato. Ma, come abbiamo visto, maltesi e svedesi restano abbondantemente sotto media.

SICUREZZA STRADALE NELL’UE: NUOVE MISURE PER IL FUTURO

Commentando le statistiche sulla sicurezza stradale nel 2018 in UE, il commissario europeo ai trasporti Violeta Bulc ha detto di aver accolto con soddisfazione il calo dei sinistri, ma che il numero rimane inaccettabile. Per questo nuove misure sono state messe in atto, e altre lo saranno nel prossimo futuro, per migliorare la sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture. Ad esempio entro il 2021 sulle auto di nuova immatricolazione si dovranno obbligatoriamente installare almeno 11 tra i maggiori sistemi avanzati di assistenza alla guida, tra cui la frenata automatica di emergenza e l’intelligent speed assistance per aiutare i conducenti a rispettare i limiti di velocità. Sognando di portare a zero, o quasi, il numero di vittime per incidente entro il 2050.

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Codice della Strada: le regole per le bici elettriche

di Redazione

Codice della strada regole bici elettriche

Cosa prevede il Codice della Strada riguardo le bici elettriche? Ci sono regole speciali per la circolazione sulle strade italiane? Domande che meritano una risposta, specialmente alla luce della grande diffusione che stanno avendo questi mezzi di trasporto urbano e dell’interesse generale nei confronti della mobilità elettrica.

CHE COS’È UNA BICI ELETTRICA

Le bici elettriche o e-bike sono biciclette equipaggiate con un motore elettrico e possono essere di due tipi: a pedalata assistita o a funzionamento autonomo. Le bici a pedalata assistita sono equiparate ai velocipedi e provviste di un motore elettrico ausiliario che si attiva esclusivamente quando si azionano i pedali. Il motore, quindi, non sostituisce il lavoro delle gambe ma le aiuta a fare meno fatica. Le bici elettriche a funzionamento autonomo rientrano invece nella categoria dei ciclomotori, e sono dotate di un motore elettrico che svolge il suo lavoro indipendentemente dal fatto che si pedali o meno.

LE BICI ELETTRICHE A PEDALATA ASSISTITA

Per essere considerate biciclette a pedalata assistita, le bici elettriche devono rispettare i requisiti della direttiva europea 2002/24/CE, recepita in Italia nel 2004. I requisiti sono i seguenti: 0,25 kW di potenza massima del motore a regime di rotazione; assistenza del motore elettrico fino alla velocità di 25 km/h; interruzione dell’assistenza se il ciclista smette di pedalare. In pratica l’aiutino del motore è permesso solo fino al raggiungimento dei 25 km/h e soltanto se il ciclista “collabora” con le sue gambe. È anche possibile disattivare il motore e utilizzare il veicolo come una bici normale. Come scritto nel paragrafo precedente, i mezzi con queste caratteristiche rientrano nella categoria dei velocipedi, disciplinati dagli articoli 50, 68 e 182 del Codice della Strada. Ciò significa che i possessori di bici a pedalata assistita devono osservare su strada le stesse norme dei possessori di bici tradizionali.

LE BICI ELETTRICHE A FUNZIONAMENTO AUTONOMO

Le bici elettriche a funzionamento autonomo, dette anche biciclette a motore, sono diverse perché dispongono di un acceleratore che attiva il motore a prescindere dall’azione della pedalata. In altre parole, “vanno da sole”. Hanno inoltre una potenza ben superiore a 0,25 kW e possono raggiungere una velocità massima di 45 km/h. Sono quindi più simili a scooter che a biciclette. Non a caso il Codice della Strada include questi mezzi nella categoria dei ciclomotori, regolandoli alla medesima maniera. Per utilizzare le bici elettriche a funzionamento autonomo bisogna perciò munirsi di casco, assicurazione RC moto, targa, patentino, documenti, specchietto retrovisore e fari di posizione. In caso contrario la circolazione è ammessa solo all’interno di aree private, come per esempio aree interne a capannoni industriali, parchi e giardini privati, fiere del settore, ecc.

VIETATO MODIFICARE I LIMITI DI VELOCITÀ DELLE BICI ELETTRICHE

Data la relativa semplicità con cui è possibile modificare la limitazione dei 25 km/h delle bici elettriche a pedalata assistita, portandola ai 45 km/h delle bici a funzionamento autonomo, sulla strade di molte città italiane si vedono troppo spesso ciclisti, soprattutto giovani o giovanissimi, che sfrecciano a velocità inaudite (per una bicicletta) senza indossare il casco e senza alcun segno di riconoscimento, come la targa. Mettendo a serio repentaglio l’incolumità di se stessi e degli altri. È inutile ricordare che chi circola su una bici elettrica “truccata” compie un’azione vietata dalla legge.

SANZIONI PREVISTE

E un’azione così può condurre a conseguenze e a sanzioni molto pesanti. Si parte da una multa di 79 euro più il fermo amministrativo del veicolo per trenta giorni se si circola senza targa, passando per i 158 euro se si viaggia sprovvisti di certificato di circolazione e immatricolazione e gli 868 euro per la mancata copertura assicurativa (in entrambi i casi si applica pure il sequestro amministrativo ai fini della confisca del mezzo), per finire con i 5.110 euro e il fermo amministrativo per tre mesi previsti in caso di assenza di patente.

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Ecco un codice sconto per la telecamera EZVIZ “manovrabile” a 360° con comandi vocali!

di Manuel Baldassarre
Quando si parla di sicurezza, sia nelle nostre case che nel nostro ufficio, bisogna senz’altro menzionare EZVIZ, un leader del settore tutto italiano che vanta prodotti di alta qualità specialmente nel campo delle Action Camera leggi di più...

Gomme auto: dal 15 aprile stop ai pneumatici invernali

di Redazione

gomme auto 15 aprile

Il 15 aprile è una data importante per gli automobilisti italiani perché termina l’obbligo di viaggiare con pneumatici invernali e si può tornare alle gomme auto estive. La normativa prevede infatti che dal 15 novembre al 15 aprile di ogni anno si debbano montare dotazioni invernali e nei sei mesi successivi pneumatici estivi, ma in realtà la faccenda è un po’ più complessa visto che sono previste numerose eccezioni. Cerchiamo perciò di fare maggiore chiarezza.

CAMBIO GOMME DA INVERNALI A ESTIVE: COSE DA SAPERE

Innanzitutto quella del 15 aprile non è una scadenza categorica. La legge concede agli automobilisti un mese aggiuntivo per mettersi in regola, quindi c’è tempo fino al 15 maggio per dotarsi di gomme auto estive. Inoltre sono previste estensioni o riduzioni del periodo di vigenza a seconda della posizione geografica e delle condizioni climatiche: per esempio nelle zone più fredde l’obbligo di circolare con pneumatici invernali può iniziare prima e terminare dopo, e viceversa. Maggiori informazioni a riguardo, con il calendario completo e le notifiche più recenti, sono disponibili sui portali istituzionali di ciascuna regione o sul sito dell’Anas.

LA REGOLA DEL CODICE DI VELOCITÀ

Ma la cosa più importante da sapere è che non c’è sempre l’obbligo di tornare alle dotazioni estive. I pneumatici invernali con dicitura M+S (che c’è sempre) e codice di velocità uguale o superiore a quanto indicato sul libretto di circolazione, possono infatti circolare tutto l’anno, senza limitazioni. Al contrario, solo le gomme invernali che riportano un codice di velocità inferiore (al massimo una lettera) devono essere obbligatoriamente cambiate nel periodo estivo.

COME INDIVIDUARE IL CODICE DI VELOCITÀ

Il codice di velocità è una sigla riportata sulle gomme delle auto, rappresentata da una lettera dell’alfabeto, e corrisponde alla velocità massima alla quale un pneumatico può viaggiare. Per esempio la lettera P indica che il limite è di 150 km/h, la Q di 160 e così via, fino alla sigla Y. Su tutti i libretti di circolazione è indicato il codice di velocità minimo di ciascuna vettura. Quindi se il libretto riporta la lettera Q, montando gomme auto invernali M+S con codice di velocità da Q in poi (Q, R, S. T, ecc.) non c’è nessun obbligo di cambiare i pneumatici per l’estate. Altrimenti (fino alla lettera P) l’obbligo sussiste. I codici di velocità sono 31 e vanno da A1 a Y. Ecco la tabella completa dal sito dell’ASAPS, Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale:

VANTAGGI DELLE GOMME ESTIVE

A prescindere però dagli obblighi di legge, nei mesi più caldi è sempre meglio circolare con gomme estive. Con temperature superiori ai 7/10 gradi centigradi, infatti, queste ultime offrono migliori performance in fatto di tenuta di strada, frenata, sicurezza e garantiscono risultati superiori sia in termini di consumi che di comfort acustico. Inoltre, il loro battistrada si consuma meno con le temperature elevate.

SANZIONI PER CHI NON MONTA LE GOMME ESTIVE

Chi viene sorpreso a circolare nel periodo estivo (dal 16 maggio, terminato il mese di “tolleranza”) con tipologia di pneumatici non regolare (quindi con gomme M+S contrassegnate da un codice inferiore rispetto a quanto previsto dal libretto) è soggetto a una multa da 422 a 1.695 euro, oltre al ritiro della carta di circolazione e all’obbligo di revisione. Attenzione: se, come abbiamo visto, il passaggio dalle gomme invernali a quelle per l’estate non è sempre obbligatorio, in direzione opposta vale esattamente il contrario. Perciò con le dotazioni estive non si può mai circolare in inverno. Leggermente diverso il caso dei cosiddetti pneumatici All Season su cui vi invitiamo a leggere la nostra mini guida completa.

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Certificato unico di proprietà dal 2020. A che punto siamo?

di Redazione

Certificato unico di proprietà 2020

Bisognerà attendere il 1° gennaio 2020 per il Certificato unico di proprietà, meglio conosciuto come Documento unico di circolazione e proprietà o DUC. Era previsto dal d.lgs. 98/2017 che mirava alla razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà dei veicoli, nell’ambito della cosiddetta Riforma Madia. Sarebbe dovuto entrare in vigore già nel 2018 e poi nel 2019, ma in entrambi i casi aveva ricevuto uno stop.

DOCUMENTO UNICO DI CIRCOLAZIONE: ULTIME NOTIZIE

Adesso però l’iter si è definitivamente sbloccato perché lo scorso 13 marzo, con il Decreto Direttoriale 72/2019 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato approvato il modello di istanza unificata (qui il prototipo dal sito dell’Aci) per richiedere il rilascio del Documento unico di circolazione e proprietà. E con la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ormai non ci sono più dubbi. Dal 1° gennaio 2020 il Certificato unico di proprietà sarà finalmente a disposizione degli automobilisti.

CHE COS’È IL CERTIFICATO UNICO DI PROPRIETÀ O DUC

Visto che il tempo vola e gennaio arriverà presto, spieghiamo ai più distratti che cos’è il Certificato unico di proprietà. O, meglio ancora, il Documento unico di circolazione e proprietà. Si tratta di un documento che in pratica riunirà in un solo foglio il Certificato di proprietà, che viene attualmente rilasciato dall’Aci, e il Libretto di circolazione, rilasciato dalla Motorizzazione civile. Il nuovo documento conterrà i dati tecnici e di intestazione del veicolo, oltre a tutte le informazioni validate dal PRA relative alla situazione giuridico patrimoniale del mezzo e alla cessazione dalla circolazione conseguente alla sua demolizione o alla sua definitiva esportazione all’estero. Saranno inoltre riportate le info circa la presenza di privilegi e ipoteche, di provvedimenti amministrativi e giudiziari che incidono sulla proprietà e sulla disponibilità del veicolo, annotati presso il PRA. Il DUC riporterà anche i dati relativi a eventuali provvedimenti di fermo amministrativo.

COME RICHIEDERE IL DUC E QUALI VANTAGGI PORTERÀ

Il nuovo DUC si potrà richiedere dal 2020 facendo domanda (tramite il modello di cui sopra che dovrà essere compilato in tutte le sue parti) presso un qualunque sportello telematico dell’automobilista (STA), comprese le sedi ACI, oppure presso la locale Motorizzazione. L’istanza sarà poi trasmessa al centro d’elaborazione dati del MIT che inoltrerà al PRA i dati relativi alla proprietà e allo stato giuridico del veicolo. La fusione del certificato di proprietà e del libretto di circolazione in un unico documento porterà diversi vantaggi. Meno costi di produzione per l’amministrazione pubblica, procedure burocratiche più snelle e, dulcis in fundo, un certo risparmio economico per gli automobilisti. Se la tariffa rimarrà più o meno la stessa si pagheranno infatti due bolli invece di quattro (32 euro invece di 62). Per un totale che non dovrebbe superare i 70 euro, contro i 100 di oggi.

MAI PIÙ CONFUSIONE SUGLI INTESTATARI

Da non sottovalutare, inoltre, che grazie allo scambio telematico di informazioni tra il registro del PRA, gestito dall’ACI, e la Motorizzazione (che rimarranno agenzie separate e indipendenti), con l’introduzione del DUC sarà definitivamente risolto il problema della non coincidenza tra l’intestatario del libretto di circolazione e quello del certificato di proprietà.

I VECCHI DOCUMENTI RESTANO VALIDI

Importante: tutte le novità fin qui spiegate riguarderanno solamente le nuove immatricolazioni, i trasferimenti di proprietà e le altre modifiche che saranno fatte dopo l’effettiva entrata in vigore del Documento unico di circolazione. Quindi dal 1° gennaio 2020. I vecchi documenti, libretto di circolazione e certificato di proprietà, manterranno la loro validità. Saranno sostituiti solo in caso di cambio di proprietario, modifiche tecniche al veicolo o altre variazioni che rendano necessario un qualsivoglia aggiornamento.

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Circolazione hoverboard e segway in città: le regole della sperimentazione

di Redazione

Circolazione hoverboard e segway in città

Partirà molto probabilmente entro l’estate 2019 la sperimentazione della micromobilità elettrica in città. Il MIT ha ultimato infatti il decreto attuativo che regola la circolazione di hoverboard, segway, monopattini e monowheel sulle strade urbane, definendo le modalità di esecuzione e gli strumenti operativi dell’importante test. Ora il decreto verrà condiviso con le altre amministrazioni coinvolte e con gli enti locali per l’ok definitivo. Poi la sperimentazione sarà definitivamente in vigore, si spera nel giro di un paio di mesi.

COME DEVONO ESSERE I MEZZI ELETTRICI

Il documento non è ancora pubblico ma è stato visionato in anteprima dal Sole 24 Ore che ne ha rivelato alcuni dettagli. Composto da sette articoli, il decreto del MIT precisa che la circolazione di hoverboard, segway, monopattini e monowheel (gli unici mezzi elettrici ammessi) è consentita solo in città e solo per infrastrutture specifiche. I mezzi devono essere dotati di marchio CE, ai sensi della direttiva 2006/42/Ce. Sono destinati a essere utilizzati soltanto in posizione eretta, cioè in piedi, non essendo previsto il posto a sedere per l’utilizzatore.

DOVE POSSONO CIRCOLARE I NUOVI VEICOLI ECOSOSTENIBILI

Dove possono circolare hoverboard, segway, monopattini e monowheel? Ci sono alcune differenze a seconda del mezzo. Quando la sperimentazione sarà in vigore, segway e monopattini potranno circolare nelle aree pedonali (velocità massima 6 km/h), sulle piste ciclabili (velocità massima 20 km/h) e nelle strade urbane con limite di velocità di 30 km/h. Hoverboard e monowheel potranno muoversi soltanto nelle aree pedonali, senza superare i 6 km/h.

CHI PUÒ CONDURRE I MEZZI E QUALI SONO LE REGOLE DA RISPETTARE

Per condurre i mezzi elettrici ammessi alla sperimentazione bisognerà essere maggiorenni. Oppure minorenni ma in possesso della patente di guida AM (quella per i ciclomotori, utilizzabile già a 14 anni). Non c’è l’obbligo del casco ma sono previsti alcuni divieti: non sarà permesso trasportare passeggeri e neanche circolare dopo il tramonto o comunque in condizioni di scarsa visibilità, e neppure in caso di meteo avverso.

GLI OBBLIGHI DEI COMUNI

Ai Comuni che vorranno aderire alla sperimentazione della micromobilità elettrica in città, toccherà adattare le aree urbane in cui sarà concessa la circolazione installando l’apposita segnaletica stradale verticale e orizzontale e prevedendo specifiche aree di sosta. Per il noleggio in sharing di hoverboard, segway, monopattini e monowheel sarà obbligatoria l’assicurazione. “Il MIT ha fatto un attento lavoro sul testo del decreto attuativo, accogliendo anche diverse richieste pervenute dall’Anci”, si legge in una nota diffusa dal Ministero, “Si auspica, dunque, un rapido iter di condivisione da parte delle altre istituzioni, così da fare tutti insieme un nuovo importante passo in avanti verso una mobilità veramente green. Mobilità che consentirà di offrire nuovi mezzi di trasporto nell’ottica dell’intermodalità a zero emissioni”.

LE PERPLESSITÀ DI LEGAMBIENTE: “TROPPE RESTRIZIONI”

Tutto bene quindi? Mica tanto. Legambiente, tramite il suo vicepresidente Edoardo Zanchini, ha già fatto sapere che questo decreto non convince per nulla: “Ci sono troppe restrizioni alla circolazione e alla velocità, non capisco perché non si è deciso semplicemente di equiparare i mezzi elettrici alle bici per quanto riguarda le norme di circolazione su strada. Con queste regole così complicate c’è il rischio che la circolazione in città dei mezzi a emissioni zero incontri enormi barriere alla sua diffusione”.

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Codice della Strada 2019: più soldi per autovelox e manutenzione strade

di Redazione

Codice della Strada 2019

Tra le tante potenziali novità del Codice della Strada 2019 ci sono più soldi per autovelox e manutenzione stradale derivanti dalle multe. Lo prevede il testo base del nuovo codice. I gruppi parlamentari hanno già ricevuto la bozza definitiva e a maggio si riuniranno in Parlamento per l’approvazione (quindi può ancora succedere di tutto).

PIÙ FONDI PER LA SICUREZZA STRADALE DAI SOLI DELLE MULTE

Come riporta l’Ansa, la bozza del provvedimento contiene alcune modifiche sulla destinazione dei proventi delle multe spettanti allo Stato. In particolare i soldi incassati con le multe saranno destinati anche all’intensificazione dei controlli sulla circolazione stradale. Si elimineranno inoltre i limiti per le quote che gli enti locali possono destinare agli interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica e al potenziamento dei controlli e di accertamento delle violazioni. In soldoni più autovelox, più telecamere, speriamo anche più vigili. Che dire, le intenzioni sembrano buone ma solo il tempo ci dirà se saranno pienamente rispettate.

CODICE DELLA STRADA 2019: TRASPARENZA SULL’USO DEI PROVENTI DELLE MULTE

Del resto sono gli stessi dubbi di chi ha lavorato sul Codice della Strada 2019, chiedendo non a caso maggiore trasparenza. Perciò d’ora in poi, entro il 30 giugno di ogni anno (resta da capire se già da quest’anno o dal prossimo), il sito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrà obbligatoriamente pubblicare le relazioni degli enti locali su entità e destinazioni dei proventi delle multe. Insomma, ogni cittadino potrà sapere nel dettaglio come sono stati usati i soldi delle multe stradali. Gli enti locali (Comuni in primis) che non rispetteranno l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese saranno esclusi dalla possibilità nell’anno successivo di accedere ai bandi per il Piano nazionale della sicurezza stradale.

CODICE DELLA STRADA 2019: I DUBBI DEL CODACONS

C’è da dire che a pochi minuti dalla diffusione del testo base del Codice della Strada 2019, il Codacons ha già espresso la propria insoddisfazione intimando che i proventi delle multe siano destinati non “anche” ma “interamente” alla sicurezza stradale e al potenziamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Evidentemente persistono delle perplessità sull’utilizzo che si farà di questi soldi. Finché ai Comuni sarà lasciata la pur minima libertà sulla destinazione del denaro incassato con le multe, l’associazione dei consumatori resterà sul chi vive. Vedremo se ci saranno sviluppi in tal senso nelle prossime settimane.

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Sosta in doppia fila: è anche reato penale, ma a volte è ammessa

di Redazione

Sosta in doppia fila

A processo per una sosta in doppia fila? Assolutamente sì: alcuni giudici hanno stabilito che la pessima abitudine del parcheggio selvaggio non comporta soltanto la violazione del Codice della Strada, ma in certi casi può diventare reato penale. Insomma, chi parcheggia in doppia fila (o tripla) rischia non solo una severa sanzione pecuniaria ma persino il carcere. Tuttavia in certe situazioni di urgenza o pericolo può essere ammessa.

SOSTA IN DOPPIA FILA E CODICE PENALE

Recentemente l’argomento sosta in doppia fila è tornato alla ribalta dopo la decisione della Procura di Roma di contestare ai trasgressori il reato di “Interruzione di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”, previsto dall’art. 340 del Codice Penale e punito con la reclusione fino a un anno. Questo perché molto spesso le auto in doppia fila bloccano il passaggio di autobus e tram, interrompendo di fatto un servizio pubblico, e più pericolosamente anche quello delle ambulanze. Ovviamente disagi del genere non capitano solo nella Capitale ma si verificano in tutte le grandi città, e anche in quelle un po’ meno grandi. Compresa Milano, dove gli avvisi dell’azienda del trasporto pubblico locale, riguardo l’interruzione di corse a causa di vetture in sosta vietata, sono ormai all’ordine del giorno. Ecco un esempio freschissimo:

CASI IN CUI IL PARCHEGGIO IN DOPPIA FILA PUÒ CONDURRE IN CARCERE

In realtà l’azione della Procura di Roma non è del tutto inedita. Già in passato, infatti, alcune sentenze avevano ravvisato nel parcheggio in sosta vietata gli estremi di un reato penale punibile con il carcere. Reati anche gravi come violenza privata (art. 610 del C.P.), che può sussistere se un automobilista lascia intenzionalmente la propria vettura in doppia fila o comunque in divieto di sosta bloccando la libertà di movimento di uno o più soggetti. O peggio ancora omicidio colposo (art. 589 del C.P.) o lesioni personali colpose (art. 590) se lasciando l’auto in doppia fila si provoca un incidente stradale grave. Chi parcheggia in doppia fila è quindi un conducente non soltanto indisciplinato ma potenzialmente pericoloso. Ed è giusto che sia punito in maniera proporzionale alle proprie colpe.

MULTE E SANZIONI PER LA SOSTA IN DOPPIA FILA

Dal punto di vista amministrativo la sosta selvaggia è disciplinata dal Codice della Strada. L’articolo 158, comma 2, lettera c) dispone che la sosta di un veicolo è vietata “in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli”. Il comma 6 stabilisce inoltre che “chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 24 a euro 97 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 41 a euro 168 per i restanti veicoli”, precisando nel comma 7 che “le sanzioni si applicano per ciascun giorno di calendario per il quale si protrae la violazione”. In più l’articolo 159 del CdS sancisce la rimozione forzata del veicolo qualora la sosta vietata “costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione”.

SOSTA IN DOPPIA FILA: QUANDO È AMMESSA?

Ci sono però particolarissimi casi in cui la sosta in doppia fila può essere ammessa. Non c’è un articolo di qualche codice che ne parli esplicitamente, ma in occasione di alcuni ricorsi i giudici si sono rifatti all’art. 54 del Codice Penale riguardante lo “Stato di necessità”. Tale articolo dispone infatti che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Ciò significa che si può giustificare un parcheggio in doppia fila solo in situazioni di evidente pericolo, urgenza o gravità per sé o per gli altri. Per esempio un conducente che si ferma per soccorrere una persona che sta male o perché lui stesso non è più nelle condizioni psico-fisiche di guidare.

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Stay on the safe side: la campagna Skoda per la sicurezza dei ciclisti

di Antonio Elia Migliozzi

Skoda lancia una campagna per la sicurezza dei ciclisti. Nell’eterna disputa tra automobilisti e ciclisti Skoda si schiera con il buon senso e invita entrambe le parti ad una riflessione. L’uso consapevole della strada pone le basi per una pacifica convivenza tra automobile e bicicletta. Importante ricordare alcuni principi fondamentali per evitare incidenti. Nel video di supporto alla campagna “Stay on the safe side” Skoda mette in luce le peggiori abitudini di automobilisti e ciclisti. In particolare è necessario rispettare la distanza di sicurezza tra auto e bici e segnalare sempre la svolta. Mentre in Italia si pensa di dotare le bici di assicurazione e targa vediamo come evitare incidenti e aumentare la sicurezza seguendo semplici regole.

SICUREZZA AL PRIMO POSTO

Arrivano le belle giornate e si torna in sella. Per dare il via alla stagione ciclistica di quest’anno Skoda lancia una campagna dedicata alla sicurezza. Si intitola “Stay on the safe side” e ha l’obiettivo di promuovere la comprensione e il rispetto sulle strade tra automobilisti e ciclisti. Ogni giorno, infatti, si registrano situazioni di pericolo per auto e bici. Eppure tutti gli utenti della strada possono e devono imparare a rapportarsi l’un l’altro per evitare pericoli inutili. “Con la nostra iniziativa vogliamo motivare, supportare e ispirare i ciclisti di tutto il mondo”, spiega Marc Brinkmann, responsabile marketing Skoda. Il brand si propone quindi di aumentare l’accettazione reciproca e promuovere una pacifica e sicura convivenza sulle strade.

ADAS DI SUPPORTO

Molte dotazioni di sicurezza (ADAS) possono correggere disattenzioni ed evitare brutte conseguenze. Oggi anche le vetture compatte sono dotate di sistemi di assistenza che fino a pochi anni fa si trovavano solo nelle auto dei segmenti superiori. Dispositivi come radar anteriore e side assist possono fare la differenza migliorando la visibilità nei punti ciechi. Importante comunque mantenere la distanza di sicurezza tra auto e bici. Questa è di 1 metro in città e di 1,5 metri fuori. Dal canto loro i ciclisti devono evitare di posizionarsi nei punti ciechi delle auto in transito ma anzi essere sempre ben visibili. Nel video realizzato da Skoda uno stuntman professionista ha percorso in sella le strade della città croata di Rijeka. Se da un lato ci sono stati evidenti errori degli automobilisti, vedi il mancato uso delle frecce di svolta, anche il ciclista non si è comportato bene.

SULLA STESSA STRADA

Skoda ricorda ai ciclisti di rispettare le linee di demarcazione della carreggiata. Questo significa non viaggiare appaiati ma seguirsi l’un l’altro in linea retta. La bici deve essere sempre ben visibile dagli automobilisti. Questo significa utilizzare una corretta illuminazione; luce bianca davanti e rossa dietro. Fondamentale anche l’abbigliamento. Indossare vestiti dai colori sgargianti aumenta la sicurezza dei ciclisti. Per questo motivo vi rimandiamo alla lista dei colori più sicuri per farsi riconosce al buio. Fondamentale, inoltre, il casco che può fare la differenza anche negli incidenti a bassa velocità evitando traumi e lesioni, anche se non obbligatorio in Italia. Del resto la passione di Skoda per il ciclismo risale addirittura alla fondazione dell’azienda. Nel lontano 1895 Skoda nasceva come una fabbrica di biciclette dando vita, 10 anni dopo, alla prima auto.

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Bimbi dimenticati in auto: nel 2018 è record negativo di vittime negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa è allarme per le morti di bimbi in auto. Lasciati soli nelle vetture battute dal sole sono deceduti in 51 nel 2018. Il report del National Safety Council traccia una mappa della situazione ed invita i genitori a fare attenzione ai figli in auto. In media 37 bambini di età inferiore ai 15 anni muoiono ogni anno a causa di un colpo di calore perché rimasti soli in un veicolo. Se in Europa scatterà a breve l’obbligo dei seggiolini con dispositivo antiabbandono la prima difesa restano comunque i genitori. L’istituto sottolinea come, dal 1998 ad oggi, le morti di bimbi in auto si siano verificate in ogni mese dell’anno inclusi quelli invernali. Insomma il tema è serio ed i genitori devono essere più attenti alla salute dei più piccoli. Vediamo tutti i rischi dell’ipertermia.

BAMBINI IN AUTO

L’americana Academy of Pediatrics (AAP) precisa che il corpo di un bambino si riscalda da tre a cinque volte più velocemente di quello di un adulto. Nei bimbi lasciati in una macchina calda, gli organi principali vanno in sofferenza quando la temperatura corporea raggiunge i 40°C. Il concreto rischio di morte sopraggiunge quando la temperatura del corpo arriva a 41,6°C. L’AAP avverte, però, che un colpo di calore può verificarsi anche quando le temperature esterne non sono particolarmente elevate. Partendo da queste premesse mediche il National Safety Council (NSC) ha fatto una ricerca sulle morti di bimbi in auto negli Usa. Quasi la metà dei decessi sono causati dagli adulti che sono disattenti e dimenticano i figli in auto mentre svolgono altre faccende. Eppure il 29% dei bambini morti per ipertermia sono entrati da soli in auto ed il 18% è stato addirittura lasciato consapevolmente a bordo.

SICUREZZA A RISCHIO

“L’anno scorso abbiamo stabilito uno dei record più tristi nella storia della sicurezza stradale degli Stati Uniti”, ha dichiarato Nick Smith, presidente NSC. In media 37 bambini muoiono ogni anno negli Stati Uniti per via dei colpi di calore in auto. Dal 1998 ad oggi sono 794 i piccoli deceduti. C’è stata, inoltre, una preoccupante impennata a partire dal 2017. Eppure, sottolinea il NSC, tutte queste morti si sarebbero potute evitare. Da qui la necessità di un corso e-learning “Children in Hot Cars” che fornisce informazioni sul perché le auto si surriscaldino così rapidamente esponendo i più piccoli a rischi concreti. Nello specifico si consiglia ai genitori di standardizzare i loro comportamenti per ridurre il rischio di dimenticare i figli. Ad esempio si invitano gli adulti a lasciare oggetti personali sui sedili posteriori per essere costretti a dare uno sguardo ulteriore all’auto.

LA PROSPETTIVA

Come detto il primo passo verso la sicurezza dei bambini in auto spetta ai genitori. Bastano 10 piccole attenzioni prima fra tutte non paragonare la resistenza fisica di un bimbo con quella di un adulto. Oltre a controllare gli occupanti della vettura è fondamentale impedire l’accesso autonomo al veicolo da parte dei piccoli. Il National Safety Council invita anche gli Stati americani a mettere in campo azioni e politiche relative alla sicurezza. Interessante l’analisi sulle leggi USA svolta con il supporto del National Highway Traffic Safety (NHTSA). Secondo lo studio dell’NSC solo 21 stati prevedono leggi a tutela dei bambini rimasti incustoditi in auto. Da qui deriva l’invito ad una nuova regolamentazione che sanzioni gli adulti a prescindere dal tempo per il quale lasciano i figli soli in auto.

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Bimbi in auto: il 60% dei genitori si distrae guardando dietro

di Antonio Elia Migliozzi

Guidare con i figli piccoli in auto può diventare un incubo. Uno studio Nissan mette in guardia i genitori sulle possibili distrazioni alla guida dovute ai bambini a bordo. Ogni settimana i genitori trascorrono in media 2 ore e 54 minuti con i loro figli in auto, l’equivalente di oltre 6 giorni all’anno. Eppure i comportamenti dei bimbi in auto causano continue distrazioni a chi guida con rischi importanti per la sicurezza. Per far fronte alla situazione le mamme, 24% dei casi, sono molto più propense a delegare ad altri la guida rispetto ai papà (12%). Tra le distrazioni più comuni quando si ha la famiglia in auto ci sono grida, lancio di giocattoli e liti tra i bambini. Ecco allora che sempre più genitori si affidano agli ADAS per evitare il peggio.

FAMIGLIA IN AUTO

Una ricerca condotta da Nissan conferma che il 63% dei genitori fatica a restare concentrato con i figli in auto. Insomma in Europa più di sei genitori su 10 si lamentano per i figli indisciplinati. Il risultato è che quasi un adulto su tre, il 29%, dichiara di sentirsi meno al sicuro al volante con la famiglia. Insomma i bambini entrano a pieno titolo nella lista delle peggiori distrazioni alla guida. Togliere gli occhi dalla strada e le mani dal volante significa commettere errori. Passare a semaforo rosso, non mettere la freccia, o frenare improvvisamente sono gli errori più comuni. La ricerca ha evidenziato che evitare le distrazioni è una delle maggiori preoccupazioni per i genitori. Ecco allora che un genitore su tre (34%) afferma di scegliere i sistemi di assistenza alla guida. Questi sono utili per ripristinare il senso di sicurezza anche quando si viaggia con tutta la famiglia.

BAMBINI INDISCIPLINATI

Vediamo i peggiori comportamenti dei bambini auto. Al primo posto ci sono le urla denunciate dal 65% dei genitori. Seguono liti tra fratelli o amici a bordo (58%), calci al retro del sedile del guidatore (49%), rifiuto delle cinture di sicurezza (43%) e lancio di giocattoli (39%). Non sorprende quindi che i genitori affermino di sentirsi regolarmente stressati e ansiosi quando tutta la famiglia è in auto. Gli adulti ammettono di arrivare a destinazione in ritardo o di cattivo umore, avendo litigato con il loro partner o addirittura confessano incidenti stradali dovuti alla rabbia. Per evitare pericoli il 15% degli adulti evita l’uso di autostrade o strade trafficate mentre altri usano espedienti per distrarre i bambini. Sotto questo punto di vista tablet o smartphone (37% ) sono in svantaggio, prevalgono invece i giocattoli (41%) i canti (53%) o il ricorso ai dolci (22%).

CONSIGLI UTILI

La ricerca condotta su un campione di 5.000 genitori offre anche altri spunti interessanti. Le mamme (67%) trovano più difficile concentrarsi quando guidano con bambini in auto. Diversamente tra i papà, “solo” il 57% lamenta difficoltà alla guida quando tutta la famiglia è in auto. Jean-Philippe Roux, direttore di Nissan Europe, ha commentato: “Guidare in sicurezza e rimanere concentrati deve essere la priorità del guidatore, e non c’è alcuna scusa”. Certamente gli ADAS possono aiutare accrescere la sicurezza a bordo offrendo un’esperienza di guida meno stressante. Dispositivi come lane assist, front assist e cruise control adattivo possono aiutare. Insomma sempre occhi aperti sulla sicurezza, cinture e seggiolini per bambini in testa, ma consapevoli che la tecnologia può rimediare alle sviste.

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RC auto, tariffe IV trimestre 2018: Napoli ‘doppia’ Aosta

di Redazione

rc auto tariffe 2018

Tariffe RC auto leggermente in calo nel IV trimestre 2018, ma resistono le enormi discrepanze a livello geografico. Secondo il bollettino statistico Iper pubblicato dall’Ivass, negli ultimi tre mesi dell’anno passato gli automobilisti italiani hanno pagato un premio medio di 415 euro. Un dato leggermente inferiore sia al trimestre precedente (419 euro) che al medesimo trimestre del 2017 (417). Su base annua la differenza è risultata invece minima: -0,5%.

TARIFFE RC AUTO: DIFFERENZE ABISSALI TRA LE PROVINCE

Dopo anni di diminuzione delle tariffe RC auto, negli ultimi tempi stiamo invece assistendo a un trend di stabilizzazione dei prezzi. Del resto era impensabile che continuassero a scendere all’infinito. Le differenze tra regione e regione, anzi tra provincia e provincia, restano però sproporzionate. A Napoli, per esempio, si paga in media più del doppio di Aosta, come se le due città facessero parte di mondi differenti e non, almeno sulla carta, della stessa nazione. E pensare che qualche politico buontempone ogni tanto tira fuori la panzana della tariffa unica nazionale

L’ASSICURAZIONE AUTO MENO CARA È A ORISTANO

Diamo qualche numero. Il premio medio in Italia, abbiamo detto, è di 415 euro tutto compreso, ma il 50% degli assicurati paga meno di 372 euro. Dove? Specialmente nel centro-nord: a Oristano la RC auto costa appena 295,7 euro annui, nella citata Aosta poco più di 300, a Pordenone 310, a Belluno 326, a Gorizia 327, ad Asti 329, a Trento 330 e a Mantova 345, solo per fare qualche esempio. Ma ci sono isole felici anche nel meridione: Campobasso (310 euro), Enna (314), Potenza (325), Isernia (338), Agrigento (348) e altre ancora. Significa che in queste zone, a prescindere dalla distribuzione geografica, il rischio di sinistrosità è più basso che altrove.

PREMIO RC AUTO: NAPOLI CARISSIMA, MA A PRATO NON VA MEGLIO

C’è poi il rovescio della medaglia: a Napoli e provincia il costo medio dell’assicurazione RC auto ha toccato nel IV trimestre 2018 quota 618,5 euro, oltre 200 euro in più della media nazionale e più del doppio rispetto ad Aosta e Oristano. E non si tratta neppure di un problema circoscritto alla Campania o al sud Italia in generale, dato che al secondo posto nella classifica delle province più costose c’è la toscana Prato con 605,9. Si paga tanto pure a Caserta (532,7 euro), Pistoia (524,8), Massa-Carrara (521,7), Firenze (517,8), Reggio Calabria (496,3) e Crotone (493,1). E non si scherza nemmeno a Roma: 481,2 euro, ben più che a Milano (400,9).

GLI ASSICURATI UNDER 25 PAGANO IL 78% IN PIÙ

Ma se pensate che il peggio sia assicurare un’auto a Napoli vi sbagliate. Il peggio è assicurare un’auto a Napoli e avere meno di 25 anni. Infatti, sempre secondo i dati Ivass, il prezzo dei contratti stipulati dagli under 25 è particolarmente elevato: 740 euro, +78% rispetto alla media nazionale di 415. Il motivo è semplice: essendo neopatentati o comunque meno esperti alla guida, le assicurazioni li considerano clienti a rischio. E quindi a Napoli chi ha meno di 25 anni paga annualmente un premio pari a circa una volta e mezza quello medio della provincia: 950,3 euro. Sì, probabilmente (e togliamo pure il probabilmente) c’è qualcosa da rivedere nel calcolo delle tariffe RC auto.

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USA: aumentare i limiti di velocità ha causato 37.000 morti in più

di Antonio Elia Migliozzi

L’IIHS mette in guardia sui rischi dell’aumento dei limiti di velocità. L’Istituto americano ha condotto una ricerca che mette in relazione l’aumento dei limiti di velocità negli Usa con quello dei morti. Questi sono cresciuti negli ultimi 25 anni, cioè da quando i singoli Stati degli Usa possono stabilire norme autonomamente sui limiti. Si tratta di uno studio che riapre il dibattito sui limiti di velocità. Da un lato i sostenitori dell’aumento sostengono che così ci si pone in linea con la realtà, poiché la maggior parte dei conducenti supera i limiti. Eppure una volta che il limite viene aumentato tutti i conducenti guidano ancora più velocemente. Certo è che molti incidenti non possono essere imputati solo alla guida veloce ma anche ad altre cause. Utilizzo dello smartphone ed esperienza del driver sono concause che possono avere conseguenze drammatiche.

AUMENTANO I MORTI

Negli Usa l’aumento dei limiti di velocità negli ultimi 25 anni è costato quasi 37.000 vite umane. A dirlo è l’Istituto americano per la sicurezza stradale IIHS. Dallo studio emerge che nel solo 2017 sono 1.900 le vittime della strada. L’IIHS richiama l’attenzione sul legame pericoloso tra i pochi minuti di tempo risparmiati guidando velocemente e il rischio di incidenti mortali. Il tema è tanto importante da aver spinto l’Istituto ad organizzare tra il 15 e il 16 aprile un meeting a a Charlottesville, in Virginia. Lo scopo è dare vita a un programma Usa comune sul tema della velocità in auto. Il presidente dell’IIHS David Harkey ha precisato: “Circa 10.000 persone all’anno muoiono in incidenti legati alla velocità. I limiti di velocità ragionevoli hanno un ruolo cruciale, come dimostra il nostro nuovo studio”.

SICUREZZA IN SOFFITTA

Darrin Grondel, direttore della Washington Traffic Safety Commission, ha precisato: “Serve un programma completo per la gestione della velocità che possiamo tradurre in azioni per salvare vite umane”. Negli Usa i limiti massimi di velocità sono stabiliti dai singoli Stati che li hanno aumentati dalla metà degli anni ’90. Ad oggi, 41 Stati hanno limiti di velocità massimi di 115km/h o superiori. Sei Stati hanno un limite di 130km/h mentre in Texas si viaggia a 140km/h su alcune strade. L’IIHS ha scoperto che un aumento di 8 km/h del limite massimo di velocità è associato a un aumento dell’8% del tasso di mortalità sulle autostrade. L’aumento di incidenti è, invece, del 3% su tutte le altre strade. Questa variazione ha portato in 25 anni a 36.760 decessi in più. Di questi 13.638 sulle autostrade e 23.122 su altre strade ordinarie.

DIBATTITO IN CORSO

Di tutte le persone che sono morte sulle strade degli Stati Uniti in 25 anni ben 1.934, cioè il 5%, sarebbero ancora vivi se i limiti di velocità non fossero cambiati dal 1993. Lo studio ha considerato anche variabili sociali come la disoccupazione, età dei driver (età 16-24 anni) e utilizzo della cintura di sicurezza. Anche in Europa non sono pochi gli Stati che hanno voluto prendere decisioni in tema di limiti di velocità stabilendo riduzioni. Del resto la guida veloce porta vantaggi di tempo molto limitati. Guidare a 112 km/h invece che a 105 km/h consente di risparmiare solo un 1 minuto e mezzo in un viaggio di 160 km. Insomma l’invito dell’IIHS è chiaro. Prima di aumentare i limiti di velocità, i legislatori dovrebbero considerare se quel potenziale risparmio di tempo vale il rischio aggiuntivo per le vite umane.

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Vietare gli SMS alla guida ha ridotto gli incidenti del 4% negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Sembra banale ma gli SMS alla guida sono pericolosi. Arriva una ricerca americana che conferma il legame tra il divieto allo smartphone alla guida ed il calo degli incidenti. I messaggi al volate sono vietati sia in Europa e in gran parte degli Stati Uniti trattandosi di una delle principali cause di distrazione. In America nel 2016 sono morte 3.500 persone e ben 391.000 sono state gravemente ferite in incidenti causati da distrazioni al volante. La ricerca conferma che negli Stati americani che hanno vietato gli sms al volante c’è stata una riduzione media del 4% annuo negli ingressi al pronto soccorso. Ecco allora che i divieti, e il relativo rispetto da parte degli automobilisti, possono salvare molte vite incluse quelle di pedoni e ciclisti. Vediamo perché dopo l’alta velocità lo smartphone si conferma principale causa di incidenti.

SMARTPHONE ALLA GUIDA

Il cellulare è ormai da tempo nella lista delle principali cause di distrazione la volante. In base a uno studio americano c’è un legame tra il calo degli ingressi in pronto soccorso ed il divieto agli sms alla guida. Secondo i ricercatori dell’American Journal of Public Health nel 2016, a causa delle distrazioni, i morti sono stati 3.500 mentre i feriti 391.000. Lo studio ha confrontato i dati raccolti tra il 2007 e il 2014 in 16 stati USA: Arizona, Arkansas, California, Kentucky, Maryland, Massachusetts, Nebraska, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, Rhode Island, Utah, Vermont, Washington e Wisconsin. Tra il 2007 e il 2014 ogni Stato nella lista, tranne l’Arizona, ha vietato i messaggi alla guida. Ad oggi non è ancora chiaro che incidenza abbiano gli sms sulle lesioni minori che richiedono solo trattamenti in pronto soccorso e non un ricovero in ospedale.

LO STUDIO

Dopo l’introduzione dei divieti all’uso dello smartphone alla guida sono stati 1.632 i ricoveri in pronto soccorso. L’American Journal of Public Health ha rilevato che gli Stati americani che vietano gli sms in auto hanno avuto una riduzione dei ricoveri del 4%. Alva Ferdinand, della Texas A & M University School of Public Health, ha commentato: “Mentre le nuove leggi che mirano a frenare la guida distratta possono sembrare troppo rigide, hanno dimostrato di ridurre morti, lesioni gravi e minori a seguito di incidenti automobilistici”. Lo studio non dimostra se o in che modo i divieti agli sms potrebbero aver migliorato il comportamento dei driver. Gli studiosi non hanno dati certi sul numero di ingressi al pronto soccorso dovuti ai messaggi. Certo che la ricerca conferma quanto già sappiamo sulla pericolosità dello smartphone alla guida.

NUOVI SCENARI

Le distrazioni alla guida dovute allo smartphone non sono legate soltanto agli sms. Gli automobilisti dovrebbero assolutamente evitare di utilizzare il cellulare alla guida. Ad esempio anche impostare percorsi GPS, scattare foto e in generale tutte le attività accessibili dal cellulare sono pericolose in viaggio. In questa direzione molti Stati americani prevedono sanzioni anche soltanto per il fatto che gli automobilisti siano sorpresi con il telefono in mano. Dove previste queste misure hanno portato ad un calo dell’8% nel numero di ricoveri in pronto soccorso a seguito di incidenti. Numeri ulteriormente positivi per gli Stati che hanno previsto sanzioni più dure per gli automobilisti alle prime armi. In questi casi la riduzione è stata del 40%. Necessario ricordare che i telefoni cellulari sono solo una delle cause di incidente. Interessante un’altro studio made in Usa che lega l’aumento dei morti alla guida a quello dei limiti di velocità.

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RC auto: una causa ogni 5 sinistri, l’indagine dell’Ivass

di Redazione

Rc auto cause

Meno cause in assoluto ma maggior incidenza di queste ultime sul totale dei sinistri. È il risultato un po’ controverso dell’indagine svolta dall’Ivass sul contenzioso assicurativo nel comparto RC auto e natanti nel periodo dal 2010 al 2017.

IL RAPPORTO IVASS SUI CONTENZIOSI CHE RIGUARDANO LA RC AUTO

L’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni ha rilevato infatti che al 31 dicembre 2017 le cause pendenti, civili e penali in ogni grado di giurisdizione, erano risultate 245.476, fortunatamente in calo del -0,75% rispetto al 2016 e del -19% sul 2010. Nonostante ciò l’incidenza delle cause sul totale dei sinistri per i quali è costituita una riserva ha fatto registrare un progressivo aumento, toccando la soglia di circa una causa ogni 5 sinistri (il 21,6%). Una proporzione, a pensarci bene, inaccettabilmente alta.

I TEMPI DI CHIUSURA DELLE CAUSE CIVILI SONO SEMPRE LUNGHI

Spulciando gli altri dati dell’Ivass abbiamo scoperto inoltre che il saldo tra cause civili promosse e cessate nel 2017 ha chiuso al negativo (-2.708). Comunque in deciso rallentamento in confronto al -13.040 del 2016. Tuttavia i tempi di costituzione e chiusura delle cause civili continuano a essere particolarmente lunghi. Ma questo, come sappiamo, è un problema generale della giustizia italiana.

LA MAGGIOR PARTE DELLE CAUSE SONO IN CAMPANIA

Domanda: quali sono le regioni in cui si intentano più cause nel comparto Rc auto? Il contenzioso civile di I grado, parliamo di oltre 230 mila cause in ambito nazionale, ha visto protagonista la Campania nel 37% dei casi, il Lazio nel 14,1% e la Lombardia nel 6,8%. La velocità di eliminazione del contenzioso, utile per capire quale frazione dei sinistri in causa sia stata pagata nell’anno, ha raggiunto quota 36% a livello nazionale.

NEL 53% DEI CASI SI ARRIVA A UNA TRANSAZIONE TRA LE PARTI

Solo il 18% delle cause di I grado si sono chiuse con esito favorevole alle compagnie assicurative, con un costo medio di 7.872 euro. Oltre la metà di queste cause riguardavano danni alla persona. Il 53% delle cause civili si sono invece chiuse ricorrendo a una transazione, di gran lunga lo strumento più utilizzato dalle parti per risolvere i contenziosi dell’assicurazione auto. In questo caso l’importo medio della transazione è stato di 10.047 euro. Le restanti cause, il 29%, hanno visto soccombere le imprese di assicurazione. E le cause penali? 2.405 a fine 2017, l’1% del totale. Si tratta di cause quasi esclusivamente per danni alla persona, un terzo delle quali risalenti a più di cinque anni fa.

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Bollo auto in Sicilia: accordo tra ACI e Regione sui pagamenti

di Redazione

Bollo auto in Sicilia

La tassa automobilistica è forse la meno amata dagli italiani ma deve’essere comunque pagata. Va quindi visto in quest’ottica l’accordo raggiunto tra Regione Siciliana e ACI per vigilare sulla corretta riscossione del bollo auto in Sicilia. Ecco tutte le informazioni sul pagamento del bollo auto in Sicilia.

I TERMINI DELLA COLLABORAZIONE TRA ACI E REGIONE SICILIANA

Automobile Club d’Italia e Regione collaboreranno infatti nelle attività di gestione dell’archivio regionale della tassa di possesso dell’auto, informazione e di assistenza ai contribuenti in tutte le fasi di gestione del tributo (dalla ricezione alle eventuali sospensioni, fino ai rimborsi di imposta), oltre che nelle fasi di recupero e nell’attivazione di controlli integrati al fine di contrastare l’evasione del bollo auto in Sicilia. Per quest’ultimo scopo l’ACI metterà a disposizione le sue banche dati. “La distribuzione capillare degli uffici dell’ACI sul territorio”, si legge in una nota pubblicata sul portale della Regione Siciliana, “Permetterà di affrontare e risolvere tutti gli aspetti tecnico-operativi del tributo, ottimizzando la gestione e incrementando l’efficienza e la qualità dei servizi verso gli utenti”.

ACCORDO ACI-REGIONE: NESSUN INTENTO VESSATORIO

L’accordo tra ACI e Regione per la riscossione del bollo auto in Sicilia non avrà alcun intento vessatorio. Individuare sì le irregolarità, ma senza la volontà di punire. Perciò, in caso di anomalie o di errori, i contribuenti in difetto saranno invitati a mettersi ‘pacificamente’ in regola attraverso il pagamento spontaneo. Solo successivamente, se non avranno esaudito la richiesta, riceveranno l’avviso di accertamento.

COME CONTATTARE L’ACI IN SICILIA PER LE INFO SUL BOLLO AUTO

Gli automobilisti siciliani interessati a ricevere maggiori informazioni possono contattare il servizio di assistenza diretta dell’ACI. I recapiti sono i seguenti: telefono 091.7999010 (lunedì-venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00), fax 091.7999011 ed email infobollo@sicilia.aci.it. In alternativa possono recarsi di persona presso le sedi locali.

BOLLO AUTO 2019 IN SICILIA: SOSPENSIONE DEL PAGAMENTO

A proposito del bollo auto in Sicilia, ricordiamo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha disposto la sospensione del pagamento per i contribuenti colpiti dal terremoto in provincia di Catania del 26 dicembre 2018. In particolare sono coinvolte sia le persone fisiche che quelle giuridiche residenti, o con sede legale e operativa, nei comuni di Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Milo, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea. La sospensione del bollo auto è valida dal giorno dell’evento sismico fino al 30 settembre 2019, e comprende anche le eventuali cartelle di pagamento emesse dall’Agenzia delle Entrate. Il pagamento del bollo auto 2019 dovrà poi essere regolarizzato, in un’unica soluzione, entro il 31 ottobre 2019.

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Codice della Strada 2019: le novità del testo base

di Redazione

Lega e Movimento 5 Stelle sarebbero vicini all’accordo sul testo base del nuovo Codice della Strada 2019, per lo meno sui punti cardine. Resta soltanto la distanza sui limiti di velocità in autostrada, che il partito di Salvini vorrebbe portare a 150 km/h (a certe condizioni) contro il parere degli alleati di Governo. Se ne discuterà ancora e del resto il tempo non manca. La Commissione Trasporti della Camera licenzierà infatti il testo definitivo tra una decina di giorni, prima dell’inizio dell’iter parlamentare ai primi di maggio.

LIMITE DI VELOCITÀ IN AUTOSTRADA A 150 KM/H?

Vediamo dunque quali sono le più importanti modifiche al Codice della Strada che saranno poste al vaglio del Parlamento. Dicevamo dell’innalzamento dei limiti di velocità in autostrada, ancora oggetto di discussione all’interno della maggioranza. La Lega insiste per portare il limite da 130 a 150 km/h, almeno a livello sperimentale. La novità, ha precisato il relatore Donina, verrebbe introdotta solo nei tratti con almeno tre corsie più quella di emergenza, dotati di asfalto drenante e monitorati dai tutor. Riducendo quindi il campo all’A1 Milano-Napoli e all’A4 Torino-Trieste, e neppure nella loro interezza. M5S e MIT (che fa capo al pentastellato Toninelli) però nicchiano, adducendo motivi di sicurezza. Vedremo chi la spunterà.

IN AUTOSTRADA ANCHE GLI SCOOTER 125 CC

L’altra grande novità in ballo con la riforma del Codice della Strada riguarda la circolazione di scooter 125 cc in autostrada, purché guidati da maggiorenni. Nel caso di approvazione l’Italia si allineerebbe agli altri paesi dell’UE, che già prevedono l’ingresso in autostrada (e tangenziale) delle moto di quella cilindrata. Si sta valutando inoltre se estendere l’accesso alle moto elettriche.

CODICE DELLA STRADA 2019: ALTRE NOVITÀ

Per il resto, sembrano ormai sicuri il raddoppio delle sanzioni per chi viaggia senza assicurazione Rc auto (visto che non si riescono ad attivare i controlli automatici), il divieto di sovraccarichi per i trasporti eccezionali, l’abolizione della tassa di possesso per le auto storiche e lo stop all’obbligo dei fari anabbaglianti di giorno sulle strade extraurbane. Il Codice della Strada 2019 inasprirà pure le multe per chi guida con il cellulare in mano: ammenda pecuniaria da 422 a 1697 euro e sospensione della patente da una settimana a trenta giorni, che aumenterà da uno a tre mesi in caso di reiterazione.

LA DECISIONE SULLE BICI CONTROMANO

Pare infine certo che il nuovo Codice della Strada delegherà quasi completamente alle amministrazioni locali la regolamentazione del traffico delle biciclette, compresa la delicata questione della circolazione contromano. Questo perché, giustamente, le bici hanno un diverso peso sulla mobilità urbana a seconda della città.

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Certificato Revisione auto: va stampato e dato al cliente?

di Donato D'Ambrosi

Il Certificato di revisione auto entra ufficialmente in vigore, ma ne operatori ne utenti sembrano essere adeguatamente informati su questo certificato. E’ obbligatorio stamparlo? Bisogna darlo al cliente? E poi Cosa succede se il cliente perde o dimentica il Certificato di Revisione in officina? Abbiamo voluto chiarire queste altre curiosità con l’aiuto di Vincenzo Ciliberti, delegato ai rapporti istituzionali di Anara-Confartigianato. Ecco cosa cambia realmente con il Certificato di Revisione, cosa resta immutato e cosa renderebbe più utile un documento voluto da una direttiva europea.

IL CERTIFICATO DI REVISIONE E’ OBBLIGATORIO?

Bisogna stampare e consegnare il Certificato di revisione auto ai clienti? Come ci spiega Ciliberti, la norma è inequivocabile. A decorrere da oggi bisogna consegnare al cliente-utente la stampa che riporta Telaio, numero di targa, chilometri percorsi e scadenza della prossima revisione. Il problema invece nasce da quello che la norma non chiarisce. Alla domanda spontanea del cliente “Cosa devo farci con questo?” non c’è una risposta che l’operatore possa dare e non per sua negligenza. Il decreto ministeriale ha introdotto l’obbligo voluto da una direttiva EU, ma lasciando a metà un provvedimento che così com’è ha una sua utilità relativa. Gli Ispettori tecnici e i Centri di revisione sono ancora in attesa di chiarimenti dal Ministero su quello che devono rispondere ai clienti.

A CHE SERVE IL CERTIFICATO?

Perché da un lato il Ministero non ha definito le funzioni e gli impieghi del Certificato di Revisione (va conservato, esibito ai controlli, mostrato alla successiva revisione?). Dall’altro i contenuti del Certificato di Revisione stabiliti dal Decreto Ministeriale 214/2017, in vigore dal 20 maggio 2018, sono lontani da quelli che vorrebbe la direttiva EU. Si può dire allora in tuta onestà agli automobilisti che il Certificato di Revisione non serve praticamente a niente? Ni. Soprattutto se la percezione che hanno gli automobilisti dall’assenza di linee guida chiare li porta a lasciare tranquillamente il Certificato sulla scrivania del Centro revisioni. La soluzione? E’ nei contenuti, come ci spiega Ciliberti. “Di fronte alle domande legittime dei clienti, l’Ispettore del Centro di revisione è tenuto a dare dei chiarimenti su quella che sembrerebbe una semplice stampa”. Spiega Ciliberti “al di là del pezzo di carta e dell’inchiostro è un costo che grava sull’azienda”.

LE ANOMALIE LIEVI DIMENTICATE

Affinché questo costo possa avere un senso e una sua finalità nel miglioramento della sicurezza stradale però “bisogna riempirlo di contenuti utili anche all’utente- automobilista”. Rispetto agli  altri Paesi europei il nostro Certificato di Revisione infatti ripete solamente le informazioni che si trovano già sul talloncino adesivo attaccato al libretto. Mentre la vera differenza potrebbe farla riportare sul certificato le anomalie “veniali” per le quali l’auto supera a denti stretti la revisione. “Qualche esempio sono gli pneumatici che a 2 millimetri di battistrada superano la revisione, ma sono prossimi al limite di 1,6mm previsto dal CdS” continua Ciliberti. Riportare queste informazioni nel Certificato di Revisione lo renderebbe davvero utile anche a tenere traccia di quello che andrebbe riparato per rendere l’auto sicura ed efficiente al di là della revisione.

LA REVISIONE AUTO BUROCRATICA

Qualcosa che gli Ispettori con senso del dovere fanno già informando verbalmente i clienti se si accorgono che qualcosa richiede una messa a punto. Ma il Certificato sembra andare nella direzione opposta: più carta da gestire e da smaltire, rendendo la revisione auto più burocratica e meno tecnica. Ciliberti non usa mezze parole per spiegare le criticità che affrontano i Centri di revisione auto. Criticità che maturano dopo anni di adeguamenti richiesti ai Centri Prove dal Ministero. Il più recente è il NET2 che ha richiesto investimenti da 4-5 mila euro fino a 30-40 mila euro con lo scopo di contrastare le finte revisioni. Ma che “ha introdotti tempi morti nella procedura che si potrebbero impiegare per operazioni più tecniche e meno amministrative”.

I CONSIGLI APPREZZATI DA POCHI AUTOMOBILISTI

La prova dei fari è uno dei controlli più importanti cui prestiamo attenzione e nell’80% dei casi i fari funzionano male a causa della lampadina montata male dal cliente.” Continua Ciliberti “Così come ispezionare il sottoscocca ha permesso recentemente di rilevare una pericolosa perdita di benzina”. Controlli tecnici e obbligatori previsti dall’articolo 80 del CdS che vengono sempre di più eclissati da procedure amministrative in luogo di una più utile finalità tecnica. Un’auto può superare anche la prova freni con le pastiglie usurate. Ma un controllo del sottoscocca a tubazioni, mozzi e dischi permette di informare il cliente sul reale stato di usura dell’auto. Osservazioni e anomali lievi che per ora solo gli automobilisti più attenti alla sicurezza di guida sembrano apprezzare quando informati a voce dall’Ispettore. Ecco cosa potrebbe rendere davvero utile il Certificato di Revisione auto obbligatorio.

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Positivo all’alcoltest: assolto in Cassazione perché non pericoloso

di Antonio Benevento

La Suprema Corte di Cassazione, sez. IV penale ha depositato uno sentenza che consolida l’orientamento a favore dell’imputato, nei di guida in stato di ebbrezza meno gravi. Si tratta della sentenza n. 12863/19, che ha confermato l’assoluzione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131bis c.p., per un automobilista fermato durante un controllo e risultato positivo all’etilometro con 1.03 g/l di alcolemia. Scattato il procedimento ai sensi dell’art. 186, 2 co. lett. b), C.d.S., il Tribunale di Lanusei ha riconosciuto la particolare tenuità del fatto, non emergendo nel caso di specie nessun particolare che rivelasse un grave stato di alterazione, al di fuori di occhi lucidi e alito vinoso. Nonostante il ricorso in Cassazione del P.M. di Lanusei, gli Ermellini confermano quanto deciso dal Tribunale, che ha applicato l’indirizzo dato dalle Sezioni Unite nel 2016.

UBRIACO SOLO PER L’ETILOMETRO

La rilevazione della guida in stato di ebbrezza avviene in due modalità: controlli di routine sulle strade, oppure interventi dopo gli incidenti. Quando la rilevazione si fa a seguito di un incidente, già si parte male, perchè se uno ha provocato un incidente e poi fa registrare un tasso di alcol nel sangue troppo alto, c’è poco da difendere. Ma nel caso in esame si trattò di un controllo di routine: l’auto non andava a zig zag, l’eloquio non era confuso, l’automobilista non aveva altro, secondo il verbale degli agenti, che gli occhi lucidi e l’alito vinoso, cui ovviamente si deve affiancare l’alcoltest positivo, per ben 1.03 g/l, ovvero ebbrezza media, secondo l’art. 186, 2 co. lett b), che prevede sanzioni per chi presenta un alcolemia compresa tra 0.8 e 1.5 g/l. A togliere dai guai l’automobilista è stato però il meccanismo che prevede l’assoluzione quando l’offesa del fatto commesso è talmente lieve che allo Stato conviene non perseguirla. Ai sensi dell’art. 131bis c.p., infatti, il GIP di Lanusei ha assolto l’imputato, che vincerà anche in Cassazione dopo il ricorso di un deluso Pubblico Ministero.

LE SEZIONI UNITE HANNO DETTO: VALUTARE TUTTI GLI ELEMENTI

Gli Ermellini, per giungere alla conferma dell’assoluzione, richiamano i principi enunciati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza n. 13681/16. Questi in particolare delimitano l’applicazione del principio di non punibilità per particolare tenuità dell’offesa, ovvero l’esclusione di determinati fatti astrattamente punibili dal sistema sanzionatorio penale, sia perchè non meritevoli, sia perchè il sistema non può rimanere ingolfato da casi marginali. A questo proposito gli Ermellini ribadiscono che la tenuità dell’offesa deve essere valutata considerando il fatto nel suo complesso e che “non esiste un’offesa tenue o grave in chiave archetipica“, quindi il fatto va valutato sotto il profilo concreto. La valutazione insomma “richiede l’analisi e la considerazione della condotta, delle conseguenze del reato e del grado di colpevolezza“. Nel caso di specie, non emergendo null’altro che occhi lucidi e alito vinoso, oltre naturalmente all’esito dell’alcoltest, non avendo gli agenti accertatori rilevato “comportamenti di guida inadeguati né difficoltà a parlare né, ancora, incertezze nei movimenti”, bene ha fatto il G.I.P. ad assolvere l’automobilista finito negli ingranaggi del sistema penale per essersi messo alla guida dopo aver bevuto un pochino. La sentenza fa però salve le sanzioni amministrative, eventualmente ancora da scontare (sospensione da sei mesi a un anno e decurtazione di 10 punti).

LA BRECCIA NELLA RIGIDITA’ DEL SISTEMA

Questa pronuncia rappresenta un seguito naturale all’impostazione data dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (nel febbraio del 2016 (Cass SSUU civ., sent. 13681/16), per quanto riguarda l’applicazione della scriminante della tenuità al caso della guida in stato di ebbrezza. La giurisprudenza in materia è stata per molti anni rigida, con più pronunce a scapito degli imputati. Con l’ingresso del criterio della particolare tenuità dell’offesa nel nostro ordinamento, avvenuto nel 2015, era inevitabile che si ponesse il problema, visto che la guida in stato di ebbrezza può avere livelli di gravità molto differenti, ed è sanzionata in base a tre scaglioni di alcolemia, nonchè aggravata a seconda di ulteriori circostanze, prima fra tutte quella dell’aver provocato un incidente stradale. Avevamo anticipato la possibilità che la guida in stato di ebbrezza conoscesse una fase sanzionatoria nuova già alla vigilia della sentenza delle SSUU del 2016 (per leggere l’articolo sull’imminente decisione delle Sezioni unite clicca qui). Ora è evidente che si può formare un consolidato indirizzo che porti a una sostanziale depenalizzazione di tutti quei casi in cui l’unico elemento caratterizzante il reato è l’etilometro, in assenza cioè di elementi caratterizzanti un pericolo concreto. Questo peraltro avviene mentre cominciano a fioccare sentenze in cui gli imputati per guida in ebbrezza vengono assolti per mancanza di attendibilità degli etilometri (per leggere un articolo su una recente sentenza, clicca qui). Insomma forse stiamo entrando in una nuova fase della lotta al drunk driving, non più impostata sulla “tolleranza zero”. Il che però sarebbe in contrasto con la tendenza all’inasprimento delle sanzioni collegate alla condotta stradale, vedasi l’introduzione di omicidio e lesioni stradali, dunque potrebbe rivelarsi un fenomeno provvisorio. Staremo a vedere.

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