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Ieri — 18 Ottobre 2019RSS feeds

Telepass: cosa fare se la sbarra non si alza

di Raffaele Dambra

Telepass cosa fare se la sbarra non si alza

Il sistema con Telepass è stato creato con l’obiettivo di rendere più fluido il transito ai caselli autostradali, evitando code e fastidi. E dopo circa trent’anni possiamo senza dubbio affermare che tale obiettivo sia stato raggiunto. Gli abbonati Telepass, a fronte di una spesa tutto sommato sostenibile, perdono assai meno tempo rispetto agli altri automobilisti non dovendo espletare alcuna incombenza riguardante il pedaggio (la differenza si nota soprattutto nelle giornate di traffico intenso). Tuttavia non sono da escludere disagi anche per chi utilizza il Telepass. Per esempio la sbarra al casello potrebbe non alzarsi, stoppando la marcia dell’auto (e di tutte quelle dietro). Oppure potrebbe chiudersi troppo velocemente colpendo la vettura. Che fare in questi casi, per fortuna rari ma comunque possibili (e infatti già accaduti)? Proviamo a dare delle risposte.

COME FUNZIONA IL PASSAGGIO AL VARCO DEL TELEPASS

Normalmente quando un veicolo dotato di Telepass transita lungo l’apposita corsia riservata al casello, un impianto ottico lo riconosce e attiva l’emissione del segnale da parte dell’apposito apparato trasmettitore. L’impianto di bordo risponde alla ‘chiamata’ del dispositivo a terra, ritrasmettendo un codice identificativo univoco. La centralina a terra registra il passaggio del veicolo identificato e dà ordine di sollevare la sbarra. Il tutto avviene in una frazione di secondo e solitamente non si registrano problemi di sorta. Anche perché il conducente della vettura con Telepass ha comunque l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza e di rallentare la velocità durante il passaggio nella corsia riservata fino a 30 km/h. Questo, appunto, per prevenire qualsiasi imprevisto.

COSA FARE SE LA SBARRA DEL TELEPASS NON SI ALZA

Se per un’improvvisa avaria la sbarra del casello riservato al Telepass non dovesse alzarsi, bisogna arrestare la vettura (se al momento del transito si stavano rispettando distanze e limiti la brusca frenata non dovrebbe avere particolari conseguenze) ed evitare in ogni caso di fare retromarcia. Manovra scorrettissima e pericolosissima che l’articolo 176 del Codice della Strada punisce con una multa da 419 a 1.682 euro, più la decurtazione di 10 punti dalla patente. È vietato pure immettersi nella via di fuga laterale, che può essere usata solo in caso di emergenza. Quindi se la sbarra del Telepass non si alza si deve procedere così. Una volta fermata la macchina dinanzi alla sbarra chiusa, bisogna chiamare l’assistenza premendo il tasto rosso presente sulla colonnina installata. Se il disguido dipende dal segnale del varco, che per qualche motivo non ha ‘riconosciuto’ la vettura, un operatore provvede ad aprire da remoto la sbarra. Se invece a essere difettoso è l’apparecchio Telepass dell’automobilista (batteria scarica; posizione non consona; dispositivo spento per distrazione, ecc.) , l’operatore ‘legge’ il numero di targa e addebita l’importo del pedaggio, consentendo quindi il transito.

COSA FARE LE LA SBARRA DEL TELEPASS COLPISCE LA VETTURA

È successo qualche volta che la sbarra del Telepass, dopo essersi regolarmente alzata, si sia chiusa prima del previsto colpendo la vettura in transito. Che si fa in questi casi e, soprattutto, chi paga i danni all’auto danneggiata? Tre anni fa ha risposto al quesito direttamente la Corte di Cassazione con l’ordinanza 15394/2016. La Suprema Corte ha condannato Autostrade per l’Italia a risarcire un automobilista che, imboccata la corsia riservata al Telepass, non si era visto alzare a sufficienza la sbarra. Finendo per urtarla violentemente! Per ottenere il risarcimento il conducente deve però dimostrare di essere effettivamente abbonato al servizio Telepass (e quindi di aver diritto al passaggio nella corsia riservata), fornendo tutta la documentazione necessaria. Ovviamente se un automobilista urta la sbarra del Telepass con dolo o per cattiva condotta (eccesso di velocità, distrazione, ecc.), spetta a lui risarcire la società Autostrade per l’eventuale danneggiamento dell’infrastruttura.

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Allarme seggiolini bimbi: il 70% degli italiani favorevole all’obbligo

di Donato D'Ambrosi

L’allarme seggiolini bimbi obbligatorio divide i genitori, tra chi è pro e contro la nuova norma che entrerà in vigore dal 2020. Ci sono genitori convinti che dimenticare un bambino in auto sia un evento impossibile e chi trova giusto fare qualsiasi cosa per migliorare la sicurezza dei bambini in auto. E infatti un sondaggio di ConTe.it ha rilevato che quando ci sono bambini a bordo il comportamento del guidatore sarebbe più prudente. Ecco cosa pensano gli italiani dell’allarme seggiolini bimbi obbligatorio e quanto si lasciano alle distrazioni del cellulare al volante con i bambini in auto.

GLI ITALIANI E L’OBBLIGO ALLARME SEGGIOLINI

Chi è d’accordo ad acquistare e usare obbligatoriamente un allarme seggiolino per non rischiare di dimenticare bambini in auto? Secondo il rapporto dell’indagine il 69% degli italiani è favorevole all’allarme antiabbandono, un dato importante rispetto al 78% di quelli che affermano di conoscere la nuova legge. La maggior parte del campione di 1000 residenti nelle Province di Bologna, Milano, Palermo, Roma, Torino d’accordo con l’obbligo dell’allarme sono donne. Il 75% secondo l’indagine si concentra al Centro-Sud, paradossalmente però le zone in cui secondo le statistiche l’uso del seggiolino è meno diffuso.

COSA FANNO I GENITORI CON I BAMBINI IN AUTO

Quando c’è un bambino in auto non si fanno distinzioni: da nord a sud in media tutti affermano di essere più prudenti. Il 42% degli intervistati fa più attenzione al codice della strada, il 38% dichiara di ridurre la velocità ma solo il 24% allaccia sempre le cinture. Quando si passa alle distrazioni al volante si tocca un tasto caldo, anzi rovente. Solo il 10% degli intervistati confessa di evitare le distrazioni del cellulare al volante quando ci sono bambini in auto. Stime che se analizzate in modo oggettivo trasudano anche una confusione generalizzata. Rispettare il codice della strada ed essere prudenti non equivale forse anche ad allacciare sempre e comunque le cinture di sicurezza e usare i seggiolini (art. 172 CdS)? E vogliamo parlare del vizio di buttare l’occhio al display o chattare con lo smartphone in preda all’“astinenza da social” (art. 173 CdS)?

SI ALL’ALLARME SEGGIOLINI, MA LA SICUREZZA NON E’ PRIORITARIA

I bambini in auto dettano legge nella scelta dell’auto nuova: secondo l’indagine gli intervistati scelgono un modello in base alle esigenze della famiglia. Il 75% degli intervistati ammette che la scelta dell’auto è influenzata dalla presenza di figli. Il 47% dei genitori (soprattutto maschi) sceglie con un bagagliaio più spazioso; il 46% con interni più ampi e almeno 5 sedute (in prevalenza le donne). Il dato più preoccupante è che solo il 24% sceglie auto con più dispositivi avanzati di sicurezza o gli ADAS, come la frenata d’emergenza, il controllo di velocità o i rilevatori di stanchezza del conducente. Tra le città che si sono dichiarate più attente al fattore sicurezza di un’auto ci sono Bologna (34%), seguita da Roma (32%) e Torino (27%).

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Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso

di Redazione

Se l’auto è parcheggiata, ma il guidatore in stato d’ebbrezza, la multa è valida. Idem se il conducente si rifiuta di sottoporsi al test. Ora la Cassazione, con sentenza 41457/2019, conferma quanto già ha stabilito in passato: che la vettura sia ferma o in movimento, niente cambia; il guidatore ebbro va comunque sanzionato. Una regola che tutela la sicurezza stradale, a beneficio dello stesso guidatore e degli altri utenti. 

ALCOLTEST VALIDO ANCHE A MEZZO FERMO

Per la precisione, adesso la Cassazione si è occupata di un guidatore che, nel 2013, è sceso da un motociclo Ape Piaggio. Gli agenti delle forze dell’ordine lo hanno fermato: volevano sottoporlo ad alcoltest, ma l’uomo si è rifiutato, in quanto il mezzo era fermo. Alla fine della battaglia legale, il verdetto: violazione dell’articolo 186, comma 7 del Codice della strada, per rifiuto di sottoporsi alla prova. La multa (composta da diversi elementi) è la più cara, ossia 1.500 euro. Alcoltest valido anche a veicolo fermo, e rifiuto dell’alcoltest equivalente all’infrazione più pesante. Una norma anti-furbetti: sarebbe troppo facile scansare il verbale semplicemente impedendo all’agente di effettuare l’alcoltest.

ALCOLTEST: LE TRE FASCE DI SANZIONI

Infatti, il Codice della strada, punisce con una multa di 544 euro chi viene pizzicato con un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro di sangue. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La sanzione sale a 800 euro con l’arresto fino a sei mesi, per un tasso superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi; più la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Infine, 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Tutto questo anche ad auto ferma, parcheggiata, con alcoltest positivo.

STATO D’EBBREZZA: NOZIONE DI GUIDA

Ai fini del reato di guida in stato di ebbrezza, spiega la Cassazione, rientra nella “nozione di guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo: anche se dorme con le mani e la testa poste sul volante. Purché venga accertato che il guidatore abbia, in precedenza, condotto il mezzo in un’area pubblica. In materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisce una fase della circolazione: è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, che l’auto sia ferma o in moto. Appena fuori dal veicolo, non si è pedoni, ma pur sempre guidatori che hanno condotto un mezzo mettendo a repentaglio la vita altrui e la propria.

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Offerte Amazon di oggi: smartphone, portatili e tanti gadget in super sconto!

di Giuseppe Spera
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Monopattini elettrici Torino: assicurazione obbligatoria per chi noleggia

di Donato D'Ambrosi

I monopattini elettrici a Torino saranno presto una realtà, seppure in prova. Lo ha stabilito il Comune di Torino che ha approvato in Giunta le linee guida sulla circolazione e aperto al noleggio dei monopattini elettrici. Sulla scorta di quello che è successo in giro per l’Europa, anche Torino annuncia le linee guida sulla circolazione dei monopattini elettrici con una serie di regole. Dopo Milano anche a Torino si potrà noleggiare un monopattino elettrico e girare la città facendo attenzione alla segnaletica e a dove si parcheggia il monopattino.

MONOPATTINI ELETTRICI A TORINO, AL VIA I TEST

Il noleggio dei monopattini elettrici a Torino non sarà una falsa partenza, o almeno stando a quanto ha deliberato il Comune partendo da linee guida sulla sperimentazione della micromobilità elettrica. Si tratta in realtà di un test che inizia da novembre sulla circolazione dei monopattini elettrici a Torino. Tra i paletti sul noleggio dei monopattini elettrici a Torino, ci sono il prelievo fuori dai parcheggi dedicati, la sosta selvaggia con monopattini e l’assicurazione obbligatoria sui monopattini. Si rimanda però a un tavolo tecnico con gli operatori interessati a fornire il servizio di noleggio per definire le modalità e la gestione. La chiamata per gli operatori interessati sarà valida fino al 27 luglio 2021, termine della sperimentazione sulla circolazione dei monopattini e segway.

NOLEGGIO MONOPATTINI ELETTRICI

Si partirà con 500 monopattini a noleggio per ogni operatore, che potrebbero anche aumentare o diminuire dalle dichiarazioni dell’assessore alla Viabilità, Maria Lapietra. Anche se si parla principalmente di monopattini elettrici, la flotta di mezzi includerà anche bici a pedalata assistita e scooter elettrici. Il Comune ha tempo fino a fine novembre per installare la segnaletica stradale che avvisa della sperimentazione sulla micromobilità voluta dal Ministero. Da novembre poi partirà il noleggio dei monopattini elettrici a Torino. Le regole per guidare un monopattino elettrico in città saranno le stesse anche per chi ne possiede uno. Nelle piazze San Carlo, Castello, Vittorio Veneto, Carlo Alberto, Carignano e Palazzo di Città la sosta dei monopattini sarà consentita solo nelle aree destinate a parcheggio di cicli e motocicli. Nelle altre vie della città di Torino chi guida un monopattino dovrà comunque rispettare le norme del codice della strada.

ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA SUI MONOPATTINI A NOLEGGIO

Il Comune di Torino punta tramite la sperimentazione dei monopattini elettrici ad incentivare i cittadini a forme di mobilità alternative all’auto. Mentre per i gestori detta condizioni sull’esistenza di un servizio di assistenza h24, sulla rimozione di monopattini di divieto di sosta e sul potenziamento del progetto MaaS (Mobility as a Service). “Ogni operatore dovrà destinare 5 euro per ogni mezzo alla piattaforma MaaS spiega l’assessore. Inoltre dovrà essere attivata l’assicurazione obbligatoria sul noleggio dei monopattini. I futuri gestori dello sharing devono sottoscrivere una polizza con massimali di almeno 5 milioni di euro per responsabilità civile verso terzi. L’assicurazione obbligatoria sui monopattini a noleggio deve coprire anche danni alle strutture e agli utilizzatori del servizio. Un’ulteriore polizza deve poi coprire, sempre con lo stesso massimale, anche la responsabilità civile personale del conducente del monopattino elettrico a noleggio.

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Nome in Codice, arriva l’edizione a tema The Simpsons

di Davide Vincenzi
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OnePlus 7T e OnePlus 7T Pro: per voi un buono di 10 euro!

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Come generare codici QR su Linux

di Alessio Salome
Avete bisogno di inviare un link dal vostro PC Linux a un dispositivo mobile e cercate una soluzione facile e veloce. All’interno di questo tutorial di oggi, vi spiegheremo come generare codici QR su Linux leggi di più...

Vittime della strada: le province più vicine al traguardo Europa 2020

di Donato D'Ambrosi

Nella classifica delle province più sicure si distinguono quelle vicine al traguardo Europa 2020: 5 in particolare hanno ridotto il numero delle vittime della strada in modo esemplare. Il numero di incidenti stradali in Italia nel 2018 è molto variabile tra province e città. La classifica elaborata sui dati ACI premia le province di Agrigento, Barletta-Andria-Trani, L’Aquila, Campobasso, Taranto e Terni che hanno ridotto del 50% le vittime da incidenti stradali nel 2018 rispetto al 2010. Ci sono però molte altre province vicine all’obiettivo Europa 2020 e altre invece con incidenti stradali in aumento.

CITTA’ E PROVINCE CON MENO VITTIME STRADALI

Il report delle vittime stradali nel 2018 conta un numero di morti pari a 3.334 e 242.919 feriti in 172.553 incidenti stradali gravi. Questi dati però celano anche un aspetto di cui si parla poco e riguarda le province che hanno già superato il traguardo Europa 2020 riguardo le vittime della strada. La classifica delle province più virtuose nella riduzione delle vittime da incidenti vede in testa Barletta-Andria-Trani (-66%), L’Aquila e Campobasso (-52%), Taranto (-51%) e Terni (-50%). Sono questi i posti d’Italia che rispetto al 2010 hanno raggiunto il traguardo europeo (o l’hanno superato), a fronte di una riduzione media delle vittime della strada in Italia del -19%.

DOVE LE VITTIME DELLA STRADA SONO IN AUMENTO

Le province che ancora non hanno raggiunto l’obiettivo Europa 2020 ma hanno messo in atto best practice per la riduzione dei morti stradali sono Modena e Foggia (-18), Cuneo e Trapani (-16). Il numero di vittime della strada nelle province di Asti, Caserta e Taranto è diminuito invece solo di 15. Le province con un numero di vittime stradali in aumento invece vedono Genova in testa (+37) a causa del crollo del ponte Morandi. Anche Bari (+24) e Brescia (+22) seguono un progresso mancato nel miglioramento della sicurezza stradale.

CLASSIFICA DELLE PROVINCE PER INDICE DI MORTALITÀ

La media di incidenti stradali gravi in Italia nel 2018 è di 472 incidenti, 9 morti e 665 feriti. Numeri che tradotti in incidi di mortalità vedono il sud della Sardegna in testa ai luoghi d’Italia con più vittime (6,5 ogni 100 abitanti). L’indice di mortalità non è alto anche Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1) rispetto alla media di vittime stradali in Italia di 1,9 ogni 100 abitanti.   

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Patente revocata a vita per incidente con omicidio stradale

di Donato D'Ambrosi

La patente revocata è una conseguenza di una violazione molto grave del codice della strada o della mancanza dei requisiti psico-fisici del titolare. Se stai cercando informazioni sulla patente revocata per omicidio stradale, l’incidente stradale provocato da un’auto dei Carabinieri è costato la revoca della patente a vita al conducente dell’auto. Si tratta di una sentenza (in udienza preliminare) destinata cambiare la giurisprudenza sulla revoca della patente, che normalmente si può riprendere dopo alcuni anni. Mentre con questa sentenza il colpevole dell’incidente non potrà più guidare un’auto.

L’INCIDENTE STRADALE E LA PATENTE REVOCATA A VITA

Il fatto che l’incidente stradale tra una moto e un’auto abbia coinvolto una volante dei Carabinieri non ha comportato attenuanti. Anche perché in questo caso la manovra pericolosa del militare è avvenuta in una strada a senso unico. Una serie di concause che hanno spinto i giudici a condannare il militare per omicidio stradale con revoca della patente a vita. Una sentenza senza precedenti che riguarda un militare responsabile di guida pericolosa in servizio.

L’OMICIDIO STRADALE E LA REVOCA PERMANENTE DELLA PATENTE

Mentre era al volante dell’auto di servizio, l’auto dei Carabinieri avrebbe fatto una svolta a sinistra senza dare la precedenza di fronte. Inoltre, la manovra pericolosa, definita così dai giudici, è avvenuta in una strada dove l’auto poteva procedere solo dritto. Nell’incidente provocato dall’auto dei Carabinieri, il motociclista che proveniva dal senso opposto ha perso il controllo frenando ed è finito a terra. Le conseguenze dell’incidente non hanno lasciato scampo al motociclista che è morto dopo qualche giorno dal ricovero. Elementi che i giudici hanno usato per pronunciare la condanna a 18 mesi di reclusione per omicidio stradale con patente revocata a vita.

PATENTE REVOCATA PER 2 ANNI O A VITA

I casi comuni in un cui può avvenire la revoca della patente (art. 219 CdS), con la cancellazione della patente sono vari:

– Assenza di requisiti psico-fisici;
– Inidoneità alla guida;
– Guida con patente sospesa;
– Contromano su strade extraurbane o autostrade;
– Guida in stato di ebbrezza o alterato su mezzi superiori a 3,5t;
– Recidivo alla guida di un’auto a 60 km/h oltre il limite;
– Recidivo alla guida in stato di ebbrezza (oltre 1,5 g/l) o alterato per stupefacenti

In tutti questi casi può essere revocata la patente, tuttavia il titolare può ottenere una nuova patente dopo 2 o 3 anni in base al tipo di violazione. Un caso senza precedenti è invece quello della revoca della patente permanente per omicidio stradale in cui non c’era né sospensione e ne guida in stato psico-fisico alterato.

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Segnaletica mancante: chi è responsabile in caso di incidente?

di Raffaele Dambra

Segnaletica mancante

Il problema della segnaletica mancante o poco visibile è presente in molte città e ha spesso generato incidenti e controversie, con uno stucchevole rinfacciarsi della responsabilità tra Comuni, gestori delle strade e gli stessi automobilisti. In effetti quando la segnaletica, sia verticale che orizzontale, risulta deficitaria è consuetudine dar la colpa a chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione stradale. Ma allo stesso tempo bisogna ammettere che non di rado si fa un uso strumentale di queste situazioni per tentare di ottenere un risarcimento o contestare una contravvenzione. Non a caso la Corte di Cassazione è intervenuta più volte per chiarire alcuni aspetti che riguardano proprio la mancanza della segnaletica.

SEGNALETICA MANCANTE: LA (NON) RESPONSABILITÀ DEI COMUNI

Le ultime esattamente due anni fa, e in una di queste la Suprema Corte ha dovuto esprimersi su un caso molto delicato visto che ci era scappato il morto. Nella fattispecie un motociclo e un’autovettura si erano scontrate in corrispondenza di un incrocio fra due strade di pari gerarchia non regolate da alcuna segnaletica, né orizzontale né verticale. L’impatto aveva causato il decesso del conducente del motociclo, e i suoi familiari, nell’avanzare richiesta di risarcimento, avevano attribuito parte della responsabilità al Comune proprietario della strada, reo di non aver previsto alcun tipo di segnaletica che regolasse il diritto di precedenza. Responsabilità però negata dalla Cassazione con la sentenza 1289/2017 poiché “la mancata apposizione della segnaletica non crea alcuna situazione di contrasto e non configura una responsabilità effettiva dell’amministrazione, che ha un ampio potere discrezionale nella scelta dei luoghi dove apporre i segnali di pericolo”.

SEGNALETICA STRADALE MANCANTE: SI APPLICANO LE NORME DEL CODICE DELLA STRADA

In pratica i Comuni hanno il dovere di intervenire, collocando l’opportuna segnaletica, solo se la viabilità è messa in pericolo da insidie od ostacoli nascosti o imprevedibili. Altrimenti possono liberamente “omettere di apporre segnaletica stradale, senza che ciò comporti una loro responsabilità e un obbligo di risarcimento in caso di sinistro”. Questo perché, in assenza di segnali stradali, gli automobilisti e i motociclisti possono far sempre riferimento alle norme del Codice della Strada, che sono più che sufficienti a regolare la circolazione e a garantire l’assenza di inconvenienti. Un orientamento confermato qualche mese dopo con l’altra sentenza 10520/2017, con cui la Cassazione ha ribadito che, in mancanza di una segnaletica intelligibile, si applicano in ogni caso le regole del CdS con conseguente esclusione di responsabilità dell’ente custode della strada in caso di incidente.

SEGNALETICA POCO VISIBILE: SI POSSONO CONTESTARE LE MULTE?

Per quanto riguarda invece l’eventualità di contestare una multa in caso di segnaletica poco visibile o sbiadita, è necessario che la carenza sia tale da escludere qualsiasi responsabilità del conducente. Insomma, non basta (per esempio) lamentarsi di aver parcheggiato l’auto in divieto di sosta perché l’apposito segnale era semi-nascosto dai rami di un albero. Per avere buone chance di vincere un ricorso bisogna dimostrare l’effettiva inidoneità della segnaletica verticale ad assolvere la funzione che gli è stata assegnata. Mentre se a risultare insufficiente è la segnaletica orizzontale (in caso di strisce blu scolorite o situazioni simili), la sanzione può essere annullata solo se manca pure la segnaletica verticale. L’articolo 38 comma 2 del Codice della Strada dispone infatti che “le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali”.

COME CONTESTARE UNA MULTA CAUSATA DA SEGNALETICA SBIADITA

Se si pensa che ci siano i presupposti per contestare la multa (meglio prima sottoporre il caso specifico al parere di un avvocato o comunque di un esperto in materia) si può fare ricorso presso il Giudice di Pace oppure rivolgendosi al Prefetto. Le prove possono essere fornite sia mediante testimoni che attraverso documentazione fotografica databile (si deve cioè dimostrare che il segnale stradale presentava delle carenze proprio il giorno in cui è stata comminata la contravvenzione).

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Strisce blu gratis anche per i disabili senza auto e patente

di Raffaele Dambra

strisce blu gratis disabili

Con la sentenza 24936/2019 la Corte di Cassazione ha deliberato che i parcheggi delimitati dalle strisce blu sono gratis anche per i disabili senza auto e patente propria (perché magari, a causa di una disabilità molto grave, non sono in grado di guidare). Ovviamente il beneficio si applica ai loro accompagnatori e soltanto nei Comuni che autorizzano la sosta gratuita sulle strisce blu ai portatori di handicap, quando gli appositi stalli riservati ai disabili sono già tutti occupati.

STRISCE BLU GRATIS PER I DISABILI: LA NORMATIVA

Prima di addentrarci nel caso in questione, ricordiamo che la normativa nazionale prevede numerose agevolazioni per chi possiede il contrassegno disabili, tra cui la sosta nei parcheggi a pagamento delimitati dalle strisce blu (qualora gli spazi ‘gialli’ per i portatori di handicap risultino già occupati), ma solo se espressamente stabilita dal Comune. Per esempio Roma, Milano e Torino, per citare alcune tra le maggiori città d’Italia, la consentono; altre, come Napoli, pongono invece delle limitazioni. Gli interessati devono quindi informarsi presso il proprio Comune di residenza per sapere con esattezza se possono parcheggiare liberamente sulle strisce blu. A questo proposito nei mesi scorsi l’On. Maria Chiara Gadda, allora nel PD ma oggi passata a Italia Viva di Renzi, ha presentato insieme ad altri 50 colleghi un disegno di legge per permettere a tutti i cittadini con disabilità di posteggiare gratuitamente negli spazi blu.

STRISCE BLU GRATIS PER DISABILI SENZA AUTO E PATENTE: IL GIUDIZIO DELLA CASSAZIONE

Proprio a Torino (città che, come abbiamo visto, consente ai disabili la sosta sulle strisce blu) la Suprema Corte è dovuta intervenire per dirimere una controversia tra il Comune e la onlus UTIM, che si occupa della tutela delle persone con disabilità intellettiva. Motivo del contendere: il regolamento comunale approvato nel 2016 che, pur prevedendo il diritto per i portatori di handicap a parcheggiare gratis sulle strisce blu, l’aveva circoscritto ai soli possessori di patente e autoveicolo, escludendo chi ne fosse sprovvisto (salvo che per comprovate esigenze di lavoro e/o di cura). E al termine del dibattimento la Cassazione ha dato pienamente ragione alla onlus giudicando ‘discriminatorio’ il regolamento del Comune di Torino, che adesso dovrà rimodulare la delibera del 2016 e risarcire quei disabili che sono stati penalizzati.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

L’Amministrazione comunale torinese”, si legge nella motivazione della sentenza riportate dall’Ansa, “nel rilasciare ai disabili muniti di patente e proprietari di veicolo un permesso gratuito per parcheggiare sulle strisce blu del centro cittadino, ha contestualmente posto in essere una condotta discriminatoria indiretta di danni dei disabili (presumibilmente affetti da una patologia più grave) non muniti di patente e non proprietari di un autoveicolo, che necessitano per i loro spostamenti del necessario ausilio di un familiare, i quali possono fruire dello stesso permesso solo documentano accessi frequenti nel centro cittadino per lo svolgimento di attività lavorative, di assistenza e cura. Non vi è dubbio che una tale previsione si configuri come discriminatoria ai loro danni, in quanto non reputa meritevole di tutela l’accesso gratuito del disabile al centro cittadino per motivi di mero svago e di relazione sociale, come invece consentito ai disabili con patente ed autoveicolo”.

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Allarme seggiolini: il decreto attuativo che fa partire l’obbligo

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini antiabbandono legge

L’obbligo dell’allarme seggiolini in auto sarà operativo: arriva infatti il decreto attuativo che avvia la norma alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’obbligo dell’allarme antiabbandono bambini modifica l’articolo 172 del Codice della Strada sull’uso di cinture di sicurezza e seggiolini per bambini. Con la firma del decreto attuativo che renderà obbligatorio l’allarme bambini in auto, il Ministero dei Trasporti anticipa anche lo studio di incentivi fiscali all’acquisto dei dispositivi antiabbandono.

IL DECRETO ATTUATIVO SULL’ALLARME ANTIABBANDONO

Presto, ma non prestissimo, scatterà l’obbligo di allarme seggiolini in auto: significa che se in auto viaggia un bambino fino a 4 anni, il seggiolino dovrà avere un sistema antiabbandono. Dell’allarme seggiolini se ne parlava già da tempo, ma mancava il decreto attuativo a delineare i contorni operativi della norma. Ora si conoscono meglio le date, ma come riporta Maurizio Caprino su Il Sole 24 Ore, non bisogna affannarsi a comprare un allarme seggiolino a caso.

DATE E TEMPI PER ACQUISTARE L’ALLARME SEGGIOLINI AUTO

Il decreto infatti entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma l’obbligo di montare un allarme antiabbandono per bambini scatterà con tempi più ragionevoli. Sostanzialmente tutti gli operatori e i produttori dovranno avere il tempo di adeguarsi alle disposizioni di legge. Dalla pubblicazione in Gazzetta si presume che sarà obbligatorio montare un allarme antiabbandono in auto dal 2020. Dopo 120 giorni dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale i seggiolini che trasportano bambini fino a 4 anni dovranno avere anche un allarme collegato.

CARATTERISTICHE DELL’ALLARME SEGGIOLINI AUTO

La nota del Ministero dei Trasporti anticipa anche che sull’acquisto dell’allarme seggiolini in auto saranno definiti incentivi tramite sgravi fiscali. Attenzione però, poiché chi ha già acquistato un nuovo seggiolino da poco non dovrà comprarne un altro. Una delle caratteristiche che deve avere l’allarme seggiolini in auto è la sua adattabilità in retrofit a tutti i seggiolini per i quali vale l’obbligo. Se invece siete ancora nella fase dell’acquisto seggiolino auto, ecco alcuni video interessanti che spiegano perché è importante investire sulla sicurezza dei bambini in auto.

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Multa per motore acceso in sosta: 7 su 10 sono d’accordo

di Donato D'Ambrosi

Tenere il motore acceso con l’auto in sosta è una delle situazioni vietate dal Codice della Strada, come parcheggiare l’auto con il finestrino abbassato. Molti non lo sanno ma sono passibili di multa: sia in estate che d’inverno è facile lasciare l’auto in sosta con i passeggeri all’interno e il clima o il riscaldamento accessi. La multa per motore acceso in sosta è un modo per fare cassa, ma secondo un’indagine inglese, oltre il 72% degli automobilisti è favorevole.

IL DIVIETO DI TENERE L’AUTO ACCESA

In Italia la sosta con motore acceso è vietata dall’articolo 157 del Codice della Strada, quando lo scopo è tenere acceso il condizionatore d’aria. Qualcosa che in molti quando ricevono la multa per auto in sosta con qualche passeggero a bordo stentano ad accettare. Eppure in Gran Bretagna, dove l’inquinamento (soprattutto a Londra è preoccupante) le posizioni sono nette tra gli automobilisti. Un’indagine del Royal Automobil Club ha infatti chiesto a 2130 automobilisti cosa ne pensano del divieto di sosta con motore acceso.

A FAVORE O CONTRO LA MULTA PER SOSTA CON AUTO ACCESA

C’è una buona percentuale di automobilisti che predica bene e razzola male anche in Gran Bretagna quando si parla di emissioni e divieti. Secondo un’indagine del RAC però almeno il 72% degli intervistati è d’accordo all’applicazione della multa per sosta con motore acceso. Di questi però il 44% dice che sarebbe corretto avvertire il conducente prima e poi irrogare la multa in caso di rifiuto. Il 26% degli intervistati invece ha affermato che gli automobilisti che lasciano i motori accesi dovrebbero essere solo avvisati di spegnerli. Mentre il 2% pensa che le multe dovrebbero essere emesse senza alcun preavviso. Quando però gli automobilisti credono di poter rinunciare al climatizzatore e spegnere il motore in sosta?

I LUOGHI DOVE E’ PIU’ IMPORTANTE SPEGNERE L’AUTO

La consapevolezza del divieto di tenere il motore acceso cambia a seconda del luogo dove avviene la sosta con motore acceso. Per il 64% è importante spegnere il motore dell’auto in sosta fuori dalle scuole. Il 62% trova che siam importante farlo quando ci si ferma sulla carreggiata, il 53% fuori da un negozio o in un parcheggio urbano. Il 29% degli intervistati dal RAC invece crede di non voler mai spegnere l’auto in sosta indipendentemente dal tempo della sosta breve o lunga. Bisogna però chiarire che ci sono casi in cui fermarsi un secondo per far scendere un passeggero costituisce la fermata. Mentre se ci si ferma a fare una commissione in un negozio, lasciando i passeggeri in auto che reclamano fresco o tepore, allora la multa per sosta con motore acceso è dietro l’angolo. Tutto chiaramente sta alla probabilità di essere scoperti dalla polizia che pattuglia le strade, ma se vogliamo anche alla sensibilità verso l’ambiente o il proprio portafoglio.

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Pedalare in città: 5 soluzioni per piste ciclabili sicure

di Donato D'Ambrosi

Piste ciclabili ciclisti

Le piste ciclabili in città sono spesso oggetto di polemiche quando sono poco estese o poco sicure. Ma anche quando coprono chilometri di strade urbane non sempre i ciclisti possono pedalare in sicurezza. I Comuni fanno abbastanza per permettere i cittadini di andare in bici senza rischiare la vita? A questa domanda spesso si risponde semplicemente contando quante piste ciclabili o percorsi protetti per biciclette ci sono in città. Poi se una buona parte di questi è in preda di erbacce, parcheggi selvaggi e immondizia è un fattore che passa in secondo piano. Dalla Danimarca (Cycling Embassy Of Denmark) però arriva un chiaro monito sulla sicurezza delle piste ciclabili e dei 5 fattori più pericolosi per i ciclisti in città.

1.PISTE CICLABILI E LARGHEZZA CARREGGIATA

Il primo dei 5 fattori di rischio per i ciclisti è la larghezza delle strade. Secondo uno studio USA citato dal CED, in città la larghezza non influenza in modo significativo la sicurezza dei ciclisti come sulle strade extraurbane. Tuttavia al di sotto di 6,5 metri di larghezza, il limite di velocità non dovrebbe superare 30 o 40 km/h. Al di sopra di questa velocità diventa rischioso mescolare ciclisti e altri veicoli sulla stessa carreggiata: o si allarga la carreggiata o si delimita la corsia per le bici da quella delle auto.

2.LA DISTRAZIONE DEGLI AUTOMOBILISTI SI SCONTRA CON I CICLISTI

Un altro dei maggiori rischi per chi va in bici viene dalle auto parcheggiate sul margine della strada, quando si apre lo sportello senza guardare i ciclisti possono riportare serie lesioni nell’incidente. Il parcheggio a spina di pesce o perpendicolare alla carreggiata riduce il rischio di essere scaraventati da una sportellata. La scarsa visibilità posteriore mette ugualmente a rischio i bambini in bici che non possono essere visti se l’auto non ha retrocamera o sensori di parcheggio. Statisticamente, secondo la CED, se il parcheggio è su un solo lato aumenta il rischio di incidenti per manovre pericolose. Tuttavia, se la carreggiata non è abbastanza ampia il parcheggio su un solo lato è necessario per fare spazio a una pista ciclabile.

3.I CICLISTI CHE SUPERANO I BUS FERMI

La fermata dell’autobus spesso è un altro importante fattore di rischio per i ciclisti che vengono travolti dalle auto per scartare l’autobus fermo. Una manovra che richiederebbe particolare attenzione da tutti gli utenti coinvolti (es. il ciclista dovrebbe assicurarsi che non sopraggiungono auto). Una possibile soluzione dove le strade sono abbastanza ampie potrebbe essere realizzare delle isole di traffico che non interrompono le piste ciclabili.

4.I LIMITI DI VELOCITÀ’ E LA SICUREZZA DI CICLISTI E PEDONI

I limiti di velocità a 30 km/h sono sempre oggetto di dibattiti, soprattutto quando non hanno effetti concreti sulla sicurezza stradale. E’ chiaro che più si abbassa il limite di velocità e meno rischi corrono i ciclisti e i pedoni in strada. Tuttavia un limite più basso di 10 km/h, secondo studi citati dal CED porta a un’effettiva riduzione della velocità del traffico di 2,5 km/h.

5.LA SICUREZZA DEI CICLISTI AGLI INCROCI

Le aree a traffico limitato riducono il rischio di incidenti (secondo uno studio inglese del 60% su 72 aree). Il fattore di rischio però resta più alto per i ciclisti rispetto ai pedoni poiché il maggior numero di incidenti avviene in corrispondenza degli incroci.

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Tutor non a norma: multe annullate se non c’è taratura periodica

di Raffaele Dambra

Tutor autostrade 2019

Se il tutor non è a norma le multe per eccesso di velocità rilevate con il sistema SICVe possono essere cancellate. Se ne parlava da tempo ma adesso è giunta una conferma indiretta con l’ordinanza 24757 del 3 ottobre 2019 della Corte di Cassazione. Dalla cui lettura si intuisce che i verbali sono annullabili quando l’apparecchio manca di taratura periodica. Questo perché, alla stessa maniera degli autovelox, le verifiche periodiche sul funzionamento del dispositivo sono obbligatorie.

TUTOR NON A NORMA: L’ORDINANZA DELLA CASSAZIONE

Nel caso specifico i giudici di Cassazione hanno accolto il ricorso di un automobilista multato basandosi sulla sentenza 113/2015 della Corte Costituzionale, che ha di fatto imposto la taratura di qualunque apparecchiatura usata nell’ambito delle infrazioni stradali. “Alla stregua della pronuncia di incostituzionalità dell’articolo 45 comma 6 del Codice della Strada”, si legge nell’ordinanza. “Nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, si deve perciò ritenere che il succitato articolo del CdS prescrivi la verifica periodica della funzionalità di tutte le apparecchiature di misurazione della velocità e la loro taratura”. Quindi autovelox ma anche tutor.

TUTOR: C’È L’OBBLIGO DI TARATURA PERIODICA

L’ordinanza precisa quindi che qualora ci siano dubbi sull’affidabilità del dispositivo, il giudice deve accertare se il tutor sia stato o meno sottoposto alle necessarie verifiche di funzionalità e taratura. Tra l’altro la Corte di Cassazione aveva già sostenuto che l’obbligo di taratura periodica riguarda pure i rilevamenti effettuati a mezzo del sistema di accertamento SICVe (Sistema Informativo Controllo Velocità), che rientra a pieno titolo tra i dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico. E finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni dei limiti di velocità. Tra l’altro proprio recentemente, dopo una sentenza che ha dato (momentaneamente) ragione ad Autostrade per l’Italia, i tutor SIVCe sono stati riattivati su buona parte della rete autostradale.

SE IL TUTOR NON È A NORMA BISOGNA ANNULLARE LA MULTA PER ECCESSO DI VELOCITÀ

Visto quanto disposto dalla Cassazione”, .ha dichiarato Giovanni D’Agata, presidente dell’associazione dei consumatori ‘Sportello dei Diritti’ che per prima ha diffuso l’ordinanza 24757/2019, “In assenza di prova della taratura periodica del tutor, la multa per eccesso di velocità dovrà essere archiviata con annullamento di ogni conseguenza sia di natura pecuniaria nonché di quelle negative sulla patente, quali la decurtazione dei punti o l’eventuale sospensione del documento di guida”.

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Multe: il Ministero obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi

di Redazione

Rivoluzione in vista per gli enti locali: in fatto di multe, il ministero dei Trasporti obbligherà i Comuni e le Province a dire come impiegano i proventi. Tutto nasce con la legge 120/2010, che rivede l’articolo 208 comma 1 e l’articolo 142 comma 12-bis. Affinché la regola si attivi, serve un decreto ministeriale, che dopo nove anni ancora non c’è. Infatti, mentre si parla di nuova riforma del Codice della strada, in realtà la riforma del 2010 non è definitiva, in quanto mancano diversi decreti attuativi.

PROVENTI DEI COMUNI: QUANTE POLEMICHE

Il problema è noto da anni: far sì che Comuni e Province dicano dove finiscono i soldi delle multe. Così da impedire che facciano cassa. Con l’obiettivo finale di migliorare la sicurezza stradale: se i proventi sono utili per rifare le strade, gli incidenti calano grazie alla qualità superiore dell’asfalto, della segnaletica, dei guardrail. Viceversa, se Comuni e Province gestiscono i soldi senza comunicare come, allora quelle risorse potrebbero anche coprire le spese politiche o altre voci. Nel mirino, soprattutto gli autovelox: quelli “abusivi”, senza cartello, senza preavviso, o con limite di velocità assurdamente basso in relazione alla strada e al traffico.

MULTE DA RENDICONTARE: LE TAPPE DECISIVE

A gennaio 2019 lo schema di decreto attuativo è arrivato sul tavolo della Conferenza Stato-Città e autonomie locali. Il 6 febbraio, riunione tecnica tra le amministrazioni centrali coinvolte. Protagonisti con ANCI (Comuni) e UPI (Province), che hanno fatto le loro osservazioni: lo scoglio? Le telecamere, gli autovelox, i telelaser, tutti gli occhi elettronici e in generale il Grande Fratello che controlla gli automobilisti. Così, il ministero a obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi.

DIECI ANNI PER UN DECRETO

Se tutto filerà liscio, il decreto dovrebbe prevedere questo: entro il 31 maggio di ogni anno, gli enti locali di rendicontare su un apposito modello ministeriale la destinazione dei proventi delle sanzioni, suddivise per tipologia di intervento con esatta denominazione. Il nuovo modello dovrà essere trasmesso tramite la piattaforma informatica del ministero dell’Interno. Il decreto attuativo è atteso dal 2010: un decreto per migliorare la sicurezza stradale. Poi non ci si stupisca se l’Italia non ha centrato l’obiettivo Ue di dimezzare i morti dal 2001 al 2010. E se non centrerà neppure il target dal 2011 al 2020. Con l’apparato amministrativo-burocratico così macchinoso, la lotta per abbassare gli incidenti sarà sempre difficile. A dispetto di tante chiacchiere dei politici in tv.

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Yokohama presenta i nuovi pneumatici off road Geolandar X-M/T G005

di Donato D'Ambrosi

Yokohama presenta una nuova gomma per l’off road: cosa cambia rispetto a una gomma normale lo si capisce già guardando il battistrada massiccio delle nuove Geolandar X-M/T G005. I nuovi pneumatici per fuoristrada duro saranno presentati ufficialmente da Yokohama al 4×4 Fest a Carrara dall’11 al 13 ottobre 2019. Ecco le prime anticipazioni sulle gomme Yokohama Geolandar X-M/T G005.

NUOVE YOKOHAMA GEOLANDAR X-M/T G005 

I nuovi pneumatici Yokohama Geolandar X-M/T G005 coprono una nicchia di mercato per pneumatici sportivi e prestazionali su fango, rocce e ghiaia. Yokohama promette con le Geolandar X-MT G005  una trazione off-road estrema grazie al battistrada aggressivo. Cosa cambia tra una gomma M+S normale e una per l’off road? La lettera X nel nome indica proprio questa dedizione “estrema”. Il G005 è presentato come un modello molto robusto e resistente che, grazie a questo, garantisce anche una lunga durata di utilizzo. Nonostante un disegno molto aperto e tassellato, Geolandar X-MT G005 è stato sviluppato anche contenendo la rumorosità. Sarà presentato con dimensioni da comprese fra i 17 e i 20 pollici.

LE YOKOHAMA OFF-ROAD LEGALI ANCHE SU STRADA

Ciò che rende specialistico uno pneumatico da off road è la tassellatura del battistrada continua ed estesa anche sulla spalla e sul fianco dello pneumatico e regala. Ad occhi più attenti non sfuggirà la marcatura POR (Professional Off Road) delle Yokohama Geolandar X-M/T G005. Questa marcatura identifica le gomme adatte all’utilizzo in fuoristrada e su strada senza infrangere il Codice della Strada. L’unica operazione da fare, nel caso in cui il codice di velocità riportato sugli pneumatici sia inferiore a quello scritto sul libretto, è quello di apporre un’etichetta sul cruscotto che riporti la velocità massima raggiungibile.

LA FAMIGLIA YOKOHAMA GEOLANDAR

Geolandar X-M/T G005 allarga la famiglia Yokohama GeolandarGeolandar A/T G015 destinato a SUV e 4×4 di ultima generazione e marcato M+S + 3PMSF. Il Geolandar G003 Mud Terrain, il Geolandar G012 All Terrain e il Geolandar X-CV G057 destinato alla guida cittadina e autostradale. Sarà possibile vedere da vicino tutti gli pneumatici Yokohama più estremi e per la sicurezza in ogni condizione di guida al 4×4 Fest a Ferrara.

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Multa ZTL: la distanza tra cartello e telecamera utile per fare ricorso

di Redazione

Multa ZTL: la distanza tra cartello e telecamera utile per fare ricorso l’ha stabilita un magistrato. Si tratta del Giudice di pace di Cosenza, con sentenza 1574/2019. Il cartello che indica la presenza della Zona a Traffico Limitato deve essere a minimo 80 metri dalla telecamera. A 80 metri cioè dal varco elettronico, da dove l’automobilista entra. Se è a una distanza inferiore, si fa ricorso e si vince. Niente più verbale di circa 90 euro.

DISTANZA SEGNALE-VARCO: NEL CODICE

La distanza tra cartello e telecamera utile per fare ricorso è presente nel Regolamento del Codice della strada. L’obiettivo della regola è consentire al guidatore di rallentare, decidere, cambiare idea oppure entrare. La multa ZTL non vale se il multato fotografa la distanza tra cartello e occhio elettronica: servono le prove. Pertanto, il guidatore prima riceve a casa la multa, poi torna sul luogo del “delitto”, fa la foto. È pronto infine per fare ricorso.

RICORSO MULTA ZTL: A CHI

Il multato ha due possibilità. Uno: fa ricorso al Giudice di pace della città dove ha preso il verbale. Paga una tassa di 43 euro e deposita il ricorso entro 30 giorni dalla notifica della contravvenzione. Se perde, la multa è in genere confermata. Due: fa ricorso gratuitamente al Prefetto della città dove ha preso il verbale. Se perde, la multa raddoppia in automatico. Da una parte quindi il multato deve pagare subito la tassa, dall’altra rischia la batosta: il raddoppio della sanzione. Nel ricorso, fa cenno alla sentenza del Giudice di pace di Cosenza.

MULTA ZTL: SI VINCE SE…

La sentenza del Giudice di pace di Cosenza sulla multa ZTL, che si basa sulla distanza tra cartello e telecamera utile per fare ricorso, è importante. Ma non è né una sentenza della Cassazione a sezioni unite né una sentenza della Corte costituzionale. Che sono vincolanti al 100% per tutti i giudici e i Prefetti. Il guidatore vince il ricorso se il Giudice di pace o il Prefetto ritengono che la sentenza del Giudice di pace di Cosenza interpreti bene le regole. Resta comunque un fatto: i cartelli delle ZTL danno tantissime informazioni, con scritte, simboli, orari, vincoli. Sono complicati, non agevolano i guidatori, specie quando ci sono mezzi che premono alle spalle di chi è davanti al varco elettronico.

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Ambulanze e Codice della Strada: le sanzioni per chi ostacola il passaggio

di Raffaele Dambra

Ambulanze e Codice della Strada

Come sono regolate le ambulanze nel Codice della Strada? Per le automobili è prassi comune, quando nel traffico si sente la sirena di un mezzo di soccorso, fare in modo di lasciar libero il passaggio. Rallentando e accostando, per non ostacolarne la marcia. Anzi, più che una prassi è proprio una disposizione di legge, disciplinata dal comma 3 dell’articolo 177 del Codice della Strada, secondo cui “chiunque si trovi sulla strada percorsa dai veicoli di soccorso […] appena udito il segnale acustico supplementare di allarme, ha l’obbligo di lasciare libero il passo e, se necessario, di fermarsi”. Chi trasgredisce tale comando non soltanto commette un’azione scorretta dal punto di vista etico, perché mette in pericolo il buon esito dell’intervento di soccorso. Ma rischia una sanzione pecuniaria e persino una denuncia penale.

PASSAGGIO DELLE AMBULANZE: LE SANZIONI DEL CODICE DELLA STRADA

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto il Codice della Strada (art. 177 comma 5) dispone che chi impedisce od ostacola il passaggio di un’ambulanza o di un altro mezzo di soccorso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168”. La multa riguarda pure l’automobilista che approfitta del varco apertosi nel traffico per far passare l’ambulanza; e quello che si mette in scia avvantaggiandosi nella progressione di marcia. A pensarci bene, però, una sanzione da 41 a 168 euro non è poi così pesante. Ma, come anticipavamo, le conseguenze per chi ostacola il passaggio di “autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio, di protezione civile e delle autoambulanze” possono essere decisamente peggiori.

OSTACOLARE IL PASSAGGIO DELL’AMBULANZA: CONSEGUENZE PENALI

In certi casi infatti se un veicolo ostacola la marcia di un’ambulanza i giudici possono riscontrare l’ipotesi di ben quattro reati penali. ‘Violenza privata’ (articolo 610 del Codice Penale), ‘Interruzione di pubblico servizio’ (art. 340 c.p.), ‘Lesioni colpose’ (art. 590 c.p.) e ‘Omicidio colposo’ (art. 589 c.p.). Il primo può per esempio verificarsi se un automobilista parcheggia la propria vettura dinanzi a un fabbricato bloccando il passaggio e impedendo l’accesso di un altro mezzo. L’interruzione di pubblico servizio si realizza invece in caso di interruzione o turbamento della regolarità di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, come appunto il passaggio di un ambulanza a sirene spiegate. Le ipotesi di lesioni od omicidio colposo possono infine determinarsi se, ostacolando o impedendo a un’ambulanza di passare, ritardando così i soccorsi, ne derivino gravi o fatali conseguenze per i feriti o malati a bordo. Perciò è meglio ricordarsi che la precedenza alle ambulanze si deve dare sempre.

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