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Brexit: assicurazione e documenti per guidare e viaggiare in UK dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Autoscuole sciopero

Con la Brexit non sono solo sparite le bandiere dell’Unione europea dai palazzi del potere nel Regno Unito, si apre una nuova fase in cui viaggiare in Inghilterra e guidare in UK sarà diverso. Ecco come cambierà e quali documenti saranno necessari nel Regno Unito per viaggiatori e automobilisti con patente europea.

LA PATENTE PER GUIDARE L’AUTO IN UK DOPO LA BREXIT

Gli inglesi aspettavano questo momento da un pezzo, la Brexit però richiederà una fase di transizione in cui i grandi cambiamenti seguiranno agli accordi che il Regno Unito stringerà con i vari Paesi. Chi si trova a guidare l’auto in Inghilterra dal 1 febbraio 2020 quali documenti deve avere con se? Rispetto ai documenti necessari per guidare l’auto all’estero cambia poco e niente. Chiunque sia in possesso di una patente europea potrà guidare nel Regno Unito senza la necessità di avere una licenza di guida internazionale. Come ricorda Facile.it, solo dal 2021 potranno essere introdotte delle restrizioni frammentate in base ai rapporti con la Gran Bretagna.

L’ASSICURAZIONE AUTO OBBLIGATORIA IN UK DOPO LA BREXIT

Cosa cambia per l’assicurazione auto se si guida nel territorio inglese? E’ forse la domanda che la maggior parte degli automobilisti si farà. Dopo la Brexit, è sufficiente che l’auto sia coperta da RC auto obbligatoria e poterlo dimostrare in caso di controlli. E’ fondamentale portare con se la Carta Verde (o Carta Internazionale di assicurazione). E’ quel documento che accompagna il Contratto di assicurazione in cui sono riportati i dati dell’auto, del contraente e il periodo di validità. La Carta Verde riporta anche i Paesi in cui è valida la copertura assicurativa ed eventuali esclusioni.

DOCUMENTI E ASSICURAZIONE SANITARIA, COSA CAMBIA CON LA BREXIT

E se invece viaggio come passeggero in auto o con altro mezzo nel Regno Unito è necessario il passaporto dopo la Brexit? Secondo le autorità britanniche non ci saranno variazioni sui documenti necessari per entrare in UK entro il 2020. Chi possiede una carta di identità in corso di validità (sia cartacea che in formato tessera elettronica) o un passaporto. La sola carta d’identità potrebbe non essere più valida dal 2021, ma per ora non è ancora stata presa in esame questa eventualità dal governo inglese. Con la Brexit, diventerà argomento di trattative anche l’assistenza sanitaria per i viaggiatori che si spostano all’interno degli Stati dell’Unione Europea, di cui chiaramente il Regno Unito non fa più parte. Almeno per il 2020, i cittadini italiani in viaggio in Gran Bretagna che dovessero necessitare di cure mediche possono esibire la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM).

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Brexit e automotive: Paesi e Costruttori nel divorzio Europa-Regno Unito

di Donato D'Ambrosi

La Brexit ha il lasciapassare dell’UE: dal 1° febbraio 2020 il Regno Unito non fa più parte dell’Unione europea. Il divorzio Europa-Regno Unito tanto voluto e combattuto a Bruxelles è solo l’inizio di una fase della Brexit automotive con molti Paesi e Costruttori auto. Ecco quali Paesi dipendono dalle auto prodotte in UK.

DIVORZIO EUROPA-REGNO UNITO, BREXIT E AUTOMOTIVE

Brexit e automotive saranno un una patata bollente per l’occupazione nel Regno Unito dal 1° febbraio 2020. Se da un lato il primo ministro inglese Boris Johnson ha portato avanti con caparbietà l’uscita dall’Unione europea, dall’altro i numeri sulla produzione di auto in UK richiederanno intense trattative con i Paesi che importano più auto proprio dal Regno Unito. Secondo l’SMMT (l’associazione dei produttori inglesi) la produzione automotive per esportazione è scesa del 14% nel 2019, tornando ai volumi bassi del 2010 (1,27 milioni di veicoli). Un alert che pesa non poco se l’81% delle auto prodotte in UK sono destinate all’estero, in maggioranza proprio all’Europa da cui il Regno Unito ha voluto separarsi.

OLTRE LA BREXIT AUTOMOTIVE, I PAESI CHE IMPORTANO AUTO PRODOTTE IN UK

La produzione di auto nel Regno Unito assicura ogni anno occupazione per circa 6 miliardi di sterline che in assenza di un accordo di libero scambio tra Regno Unito ed Europa si dovranno cercare altrove. Fondi che potrebbero essere coperti dal mancato riconoscimento della Brexit-Tax all’UE. Perché è così importante un accordo tra Europa e Regno Unito sull’automotive? Perché dei veicoli prodotti nel Regno Unito nel 2019 (1,3 milioni), il 54,8% viene esportato in Europa. Oltre all’Europa il Regno Unito dovrà continuare ad avere buoni rapporti anche con gli USA (dove esporta il 18,9% di autoveicoli) e la Cina (5,3% di export automotive). Nella foto di copertina ci sono gli altri Paesi nel mondo che importano auto dal Regno Unito.

BREXIT AUTOMOTIVE: LE AUTO PRODOTTE IN UK ED ESPORTATE ALL’ESTERO

Tra le auto prodotte in UK che potrebbero risentire maggiormente degli effetti della Brexit dal 2020, ci sono Jaguar Land Rover, Nissan, Mini, Toyota e Honda. Tra questi solo la Toyota Corolla nel 2019 ha fatto registrare una crescita produttiva del 15% circa, mentre per gli altri Costruttori in UK i numeri produttivi sono tutti in calo. Jaguar Land Rover, in 4 posizioni tra i 10 modelli più esportati, è tra i Costruttori premium, non proprio di nicchia. La Nissan Qashqai, in testa alla Top10 dell’export, si posiziona su una fascia di prezzo inferiore su cui un’eventuale tassa di importazione avrà riflessi inevitabili.

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4 rischi reali di una Brexit senza accordo per i Costruttori auto in Europa

di Donato D'Ambrosi

L’uscita del Regno Unito dall’Europa senza accordo è un grosso rischio per il mercato dell’industria automotive. Quella che tutti chiamano “no-deal Brexit” spaventa anche i Produttori di componentistica e Costruttori auto. Le principali associazioni europee dell’industria automotive sono tutte d’accordo che la Brexit senza accordo spaccherà il mercato, con costi e ripercussioni su occupazione e politiche commerciali. Ecco i 4 rischi maggiori della Brexit senza accordo che graveranno su aziende e consumatori.

1.CON LA BREXIT DURA 1 MINUTO DI STOP VALE 54 MILA EURO

Il maggiore rischio di una Brexit senza accordo è quello del libero mercato che sarebbe compromesso. “Ogni veicolo è composto da 30 mila parti che attraversano anche più volte i confini dei Paesi europei” spiega Sigrid de Vries, Segretario Generale del CLEPA. La fine del commercio senza barriere potrebbe portare ad un’interruzione del modello operativo “just-in-time” dell’industria. In altre parole il costo di un solo minuto di interruzione della produzione nel Regno Unito costerà 54.700 euro.

2.INDUSTRIE, PRODUZIONE E IMPIEGATI A RISCHIO BREXIT

L’industria automotive europea è uno dei settori più produttivi e di successo: ogni anno mette in strada 19,1 milioni di veicoli e impiega 13,8 milioni di persone. “Il libero commercio è cruciale per mantenere il successo di un’industria europea dell’auto fortemente integrata – spiega Erik Jonnaert, Segretario Generale di ACEA – che conta 230 stabilimenti di assemblaggio e produzione in tutta l’UE”. Basta pensare che oltre 100 impianti di produzione e centri di ricerca e sviluppo sono in Gran Bretagna.

3.IL “MADE IN UE” NON AVRA’ LO STESSO VALORE SENZA ACCORDO

L’Unione Europea ha stipulato accordi commerciali e regimi preferenziali con 30 Paesi tra cui Turchia, Sud Africa, Canada, Giappone e Corea del Sud. Questi accordi definiscono anche le norme in materia di origine (es. Made in UE), quello che per molti Paesi è diventato un valore aggiunto e una garanzia. In caso di Brexit senza accordo è forte il rischio che i contenuti dei fornitori britannici non contribuirebbero a determinare il contributo di origine dell’UE. In altre parole i Costruttori avrebbero difficoltà ad accedere alle condizioni preferenziali di cui sopra e il mercato avrebbe un valore minore per gli investitori extra EU.

4.CON LA NO-DEAL BREXIT AUMENTERANNO ANCHE I COSTI DI ACQUISTO

E arriviamo al rischio più prossimo per i consumatori in caso di “no-deal Brexit”, quello delle tariffe WTO (World Trade Organization). Le tariffe WTO sulle auto e i VAN potrebbe costare 5,7 miliardi di euro all’industria e ai consumatori sia europei che britannici. E’ chiaro che nel caso in cui i Costruttori non dovessero riuscire ad assorbire queste tariffe, il rischio è che andranno ad aumentare i costi dei veicoli prodotti in Gran Bretagna.

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Brexit UK: i Paesi più influenti per la produzione di auto nel Regno Unito

di Donato D'Ambrosi

La Brexit è ormai una certezza per il Regno Unito e dal 31 ottobre potrebbe realmente innescare un fenomeno a catena negli scambi commerciali che riguardano la produzione auto in UK. Per il primo ministro inglese Boris Johnson la decisione del Parlamento non può essere rimandata anche perché in bilico ci sarebbero i 39 miliardi di sterline per l’exit. Considerando che in UK vengono prodotte ed esportate 8 auto su 10, è lecito chiedersi chi sarà più coinvolto nella lotta commerciale con il Regni Unito? Qual è lo stato di salute attuale dell’industria auto? Il rapporto dell’associazione inglese dei produttori di veicoli, SMMT, rivela quante nuove auto e chi le importa di più dal Regno Unito.

MERCATO AUTO -21% DAL 2018

L’ultimo trend positivo della produzione industriale di auto nel Regno Unito risale al maggio 2018 – secondo i numeri del SMMT. Ma da allora anche gli altri maggiori mercati di riferimento hanno vissuto periodi altalenanti. La Brexit però arriva in un momento cruciale per l’industria auto, considerando che tra il 2018 e il 2019, nei primi 6 mesi il Regno Unito ha perso il 21% di esportazioni. Certo, dal Regno Unito non partono solo auto, ma anche altri beni destinati a più di 160 città nel mondo. L’industria auto però è una grande fetta dell’economia inglese che foraggia mercati in cui l’Europa detiene il peso maggiore. A proposito, se non sai quante fabbriche auto e quali modelli vengono prodotte nel Regno Unito, ne parliamo qui.

I PAESI CHE IMPORTANO DI PIU’ DAL REGNO UNITO

Nel 2018 infatti degli oltre 533 mila veicoli prodotti nel Regno Unito, solo il 20% ha alimentato il mercato interno. Quante auto prodotte in UK sarebbero penalizzate da una tassa di importazione in Europa? Sembrerebbe che il primo ministro punti proprio a un escamotage per riservare all’economia del Paese i 39 miliardi di sterline che l’UE chiede in cambio del “divorzio consensuale”. Secondo i dati SMMT nel 2018 l’Europa è stato il principale “importatore” di veicoli prodotti in UK (57%), seguito da USA (17%), Cina e Giappone (3,8%) e Canada (2,1%). A seguire poi gli altri Paesi con quote minoritarie.

L’USCITA SENZA ACCORDO SECONDO L’UE 

Se da un lato il Parlamento inglese vorrebbe evitare una Brexit senza accordo con l’UE, Boris Johnson dal G7 ha alzato la voce, alludendo alla possibilità di non pagare il conto. C’è il rischio che “l’uomo giusto per la Brexit”, come l’ha definito il Presidente americano Trump al recente G7, sospenda i lavori in Parlamento per evitare situazioni di impasse e proroghe sulla scadenza della Brexit. Istantanea le replica della portavoce della Commissione UE che invita Johnson a rispettare gli impegni che “sono fondamentali per le relazioni future”. Sempre che l’iniziativa del primo ministro inglese non rimescoli nuovamente le carte con il voto di sfiducia proposto dal partito dei Laburisti per frenare il rischio di una Brexit senza accordo con l’UE.

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