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Multa con Autovelox: annullabile se l’apparecchio è solo approvato ma non omologato

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

C’è una possibilità in più per chi prende una multa con l’autovelox. La sanzione può essere annullata se si appura che l’apparecchio è solo ‘approvato’ ma non ‘omologato’. Una differenza sottile ma a quanto pare essenziale che ha spinto un giudice di pace di Milano a cancellare l’infrazione comminata a un automobilista multato per eccesso di velocità rilevato da un autovelox in via Fulvio Testi. Una strada urbana di scorrimento del capoluogo lombardo con limite a 50 km/h.

ECCESSO DI VELOCITÀ: CONFUSIONE TRA AUTOVELOX APPROVATI E OMOLOGATI

Il conducente ha fatto ricorso al giudice di pace per una serie di motivi. Tra cui, il più importante, l’assenza di omologazione da parte del MISE dell’autovelox in questione, modello T-Expeed V 2.0. Che invece ha ricevuto soltanto un’approvazione del MIT mediante due determine dirigenziali. Ricordiamo a questo proposito che l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada dispone che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. Quindi omologate, non semplicemente approvate. Tuttavia il Comune di Milano, controparte nel ricorso presentato dall’automobilista, ha ribattuto che i due termini ‘omologazione’ e ‘approvazione’ vengono spesso utilizzati dal legislatore quali sinonimi. Rivendicando quindi l’assoluta legittimità dell’autovelox posizionato in via Fulvio Testi.

MULTA CON AUTOVELOX: DIFFERENZA TRA OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE

Il giudice di pace ha però fatto presente che in realtà il legislatore solo apparentemente utilizza le due terminologie in maniera promiscua. Trattandosi invece di due procedure (omologazione e approvazione) completamente diverse e con differenti finalità. Per esempio il già citato art. 142 CdS quando cita come fonti di prova (per determinare la velocità di una vettura) le risultanze di “apparecchiature debitamente omologate”, si riferisce ad apparecchiature che devono presentare caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni come da regolamento del CdS stesso. In mancanza delle quali potrebbero essere comunque approvate, ma non utilizzate per la misurazione della velocità. Il legislatore, per i casi in cui è prevista l’omologazione, ha previsto infatti vincoli più forti di rispondenza a determinate caratteristiche e prescrizioni. Distinguendo piuttosto chiaramente l’omologazione dalla semplice approvazione. Su queste basi il giudice ha quindi accolto il ricorso del conducente multato annullandogli la sanzione. Perché i risultati dell’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi, approvato ma non omologato, non possono essere utilizzati.

AUTOVELOX SOLO APPROVATI NON POSSONO EMETTERE SANZIONI

Del resto alle stesse conclusioni era già giunto il consulente tecnico investigativo Giorgio Marcon, che affianca spesso in qualità di perito di parte chi impugna le sanzioni irrogate sulla base di autovelox e altri dispositivi, secondo cui le apparecchiature solamente approvate non possono emettere sanzioni, non essendo risultanze da apparecchiatura debitamente omologata ai sensi dell’art. 142 comma 6 CdS. Siamo adesso curiosi, alla luce del precedente fornito dalla recente sentenza del giudice di pace (che si può leggere integralmente cliccando in basso sul tasto rosso Scarica PDF), se molti automobilisti multati dal medesimo dispositivo ne approfitteranno per presentare ricorso. Tra l’altro l’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi è uno dei più temuti di Milano. Con un’incredibile media di 1.200 verbali e 109.000 euro di incasso al giorno (dati 2018 del Comune di Milano).

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Multa cellulare alla guida: in UK l’autovelox è anti-distrazioni

di Donato D'Ambrosi

Anche nel Regno Unito come in Italia l’uso del cellulare alla guida è tra le infrazioni più spinose da combattere. In UK però hanno messo in campo, sebbene in via sperimentale, un autovelox che fotografa i conducenti distratti che smanettano con lo smartphone. Tra parlare e messaggiare c’è poca differenza in termini di distrazioni al volante, ecco perché i legislatori pensano di inserire nella norma il concetto di “mani libere”.

LE TELECAMERE IN GRAND BRETAGNA CONTRO LE DISTRAZIONI AL VOLANTE

La Gran Bretagna è sulla strada giusta o almeno meglio che in Italia: chi viene sorpreso a guidare con il cellulare tra le mani perde 6 punti e viene multato di 200 sterline. Per arrivare a questo però sono stati messi in campo degli autovelox anti-cellulari. Funzionano esattamente come i radar per la velocità ma programmati per riconoscere se il conducente ha le mani impegnate. Fino a pochi giorni fa si poteva contestare la multa dicendo di non usare lo smartphone per telefonare. Mentre da alcuni giorni, come riporta il DailyMail, il cellulare è off limits per chi guida un’auto nel Regno Unito.

IN AUSTRALIA 100 MILA DISTRATTI IN 6 MESI DAL CELLULARE

Da un’indagine del RAC (l’equivalente dell’ACI) è emerso che che il 35% dei conducenti di età inferiore ai 25 anni – e il 17% dei conducenti in totale – ha ammesso di distogliere lo sguardo dalla strada per controllare messaggi. Da là è nata la sperimentazione delle telecamere sulle autostrade gestite da Highway England. Un test analogo è stato condotto in Australia e ha immortalato 100 mila conducenti in 6 mesi distratti dal cellulare alla guida. Il caso più eclatante è quello in foto: il passeggero teneva il volate al conducente che scriveva un messaggio. Allucinante!

CELLULARE ALLA GUIDA E LIMITI DELLA LEGGE

Il problema è che nonostante le multe per uso del cellulare alla guida, molte di queste sono state impugnate e i ricorsi accolti per assenza della “comunicazione interattiva”. Significa che tutti gli automobilisti sorpresi con il cellulare tra le mani l’hanno fatta franca perché non stavano parlando con nessuno. Motivo per cui il Dipartimento dei Trasporti inglese sta spingendo affinché la legge non sia strettamente legata al cellulare ma a un concetto più ampio di mani libere alla guida. La modifica dovrebbe arrivare entro la prossima primavera.

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Multe: il Ministero obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi

di Redazione

Rivoluzione in vista per gli enti locali: in fatto di multe, il ministero dei Trasporti obbligherà i Comuni e le Province a dire come impiegano i proventi. Tutto nasce con la legge 120/2010, che rivede l’articolo 208 comma 1 e l’articolo 142 comma 12-bis. Affinché la regola si attivi, serve un decreto ministeriale, che dopo nove anni ancora non c’è. Infatti, mentre si parla di nuova riforma del Codice della strada, in realtà la riforma del 2010 non è definitiva, in quanto mancano diversi decreti attuativi.

PROVENTI DEI COMUNI: QUANTE POLEMICHE

Il problema è noto da anni: far sì che Comuni e Province dicano dove finiscono i soldi delle multe. Così da impedire che facciano cassa. Con l’obiettivo finale di migliorare la sicurezza stradale: se i proventi sono utili per rifare le strade, gli incidenti calano grazie alla qualità superiore dell’asfalto, della segnaletica, dei guardrail. Viceversa, se Comuni e Province gestiscono i soldi senza comunicare come, allora quelle risorse potrebbero anche coprire le spese politiche o altre voci. Nel mirino, soprattutto gli autovelox: quelli “abusivi”, senza cartello, senza preavviso, o con limite di velocità assurdamente basso in relazione alla strada e al traffico.

MULTE DA RENDICONTARE: LE TAPPE DECISIVE

A gennaio 2019 lo schema di decreto attuativo è arrivato sul tavolo della Conferenza Stato-Città e autonomie locali. Il 6 febbraio, riunione tecnica tra le amministrazioni centrali coinvolte. Protagonisti con ANCI (Comuni) e UPI (Province), che hanno fatto le loro osservazioni: lo scoglio? Le telecamere, gli autovelox, i telelaser, tutti gli occhi elettronici e in generale il Grande Fratello che controlla gli automobilisti. Così, il ministero a obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi.

DIECI ANNI PER UN DECRETO

Se tutto filerà liscio, il decreto dovrebbe prevedere questo: entro il 31 maggio di ogni anno, gli enti locali di rendicontare su un apposito modello ministeriale la destinazione dei proventi delle sanzioni, suddivise per tipologia di intervento con esatta denominazione. Il nuovo modello dovrà essere trasmesso tramite la piattaforma informatica del ministero dell’Interno. Il decreto attuativo è atteso dal 2010: un decreto per migliorare la sicurezza stradale. Poi non ci si stupisca se l’Italia non ha centrato l’obiettivo Ue di dimezzare i morti dal 2001 al 2010. E se non centrerà neppure il target dal 2011 al 2020. Con l’apparato amministrativo-burocratico così macchinoso, la lotta per abbassare gli incidenti sarà sempre difficile. A dispetto di tante chiacchiere dei politici in tv.

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L’Australia contrasta l’uso dello smartphone durante la guida con telecamere sofisticate

di Giuseppe
Telefono alla guida: giro di vite in Australia con telecamere e IA

L'uso dello smartphone alla guida è un brutto vizio. Grazie a delle telecamere speciali e all'intelligenza artificiale l'Australia cerca di sconfiggerlo.

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Autovelox illegali se il prototipo non supera omologazione e approvazione

di Donato D'Ambrosi

Come si ha la certezza se un autovelox utilizzato per comminare una multa è realmente attendibile? Le tesi sull’(in)affidabilità di Autovelox, Photored, Etilometri e altre apparecchiature usate dalla Polizia sono esplicitate nella relazione tecnica di Giorgio Marcon, Consulente Tecnico specializzato, che ipotizza una grossa falla nell’utilizzo di apparecchiature non omologate e approvate. I rischi, come riporta Marcon, oltre alla caccia alle streghe in nome della sicurezza stradale, se l’ipotesi venisse confermata, riguardano anche corruzione e truffa ai danni della Pubblica Amministrazione. Vediamo perché ogni automobilista multato con apparecchiatura di rilevamento della velocità o alcol rischia di essere vittima di questa falla normativa.

PRESCRIZIONI NORMATIVE SULLE APPARECCHIATURE DI MISURAZIONE

Sull’omologazione e approvazione delle apparecchiature per l’accertamento della velocità bisogna considerare le disposizioni normative:

Art.192 comma1-2-3 Reg. CDS sull’omologazione del prototipo, stabilisce che: “l’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale del Ministero dei lavori pubblici accerta, anche mediante prove, e avvalendosi, quando ritenuto necessario, del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la rispondenza e la efficacia dell’oggetto di cui si richiede l’omologazione alle prescrizioni stabilite dal regolamento, e ne omologa il prototipo quando gli accertamenti abbiano dato esito favorevole…
Art. 345 comma 2 Reg. CDS, sull’approvazione del modello stabilisce che: “Le singole apparecchiature devono essere approvate dal Ministero dei lavori pubblici.
Art.142 comma 6 CDS stabilisce che: “Per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. “Per apparecchiature debitamente omologate – spiega Marcon – si intende quindi tutte le apparecchiature e non solo il prototipo omologato”.

OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE, COSA CAMBIA

Secondo la Cassazione: “L’approvazione va riferita ad ogni singola apparecchiatura, dopo che è stato approvato il suo prototipo con riferimento alle apparecchiature che debbono essere solo approvate ma non omologate”. Si fa riferimento in particolare a rilevatore del flusso del traffico e tutte le apparecchiature che non fanno sanzioni. “Vuol dire tutte le apparecchiature e non solo il suo “prototipo” omologato.” Sottolinea Marcon. Diversamente, il legislatore avrebbe affermato che solo il prototipo deve essere omologato, come avviene per l’etilometro (art. 379 comma 6 – “La Direzione generale della M.C.T.C. provvede all’omologazione del tipo degli etilometri che, sulla base delle verifiche e prove effettuate dal Centro Superiore Ricerche e Prove Autoveicoli e Dispositivi (CSRPAD), rispondono ai requisiti prescritti!)”. “Sicché, ogni strumento utilizzato, autovelox/Photored ecc. deve essere omologato.” Afferma il Tecnico.

PERCHÉ GLI AUTOVELOX SONO FUORILEGGE

Per risalire al bandolo della matassa, Marcon fa un esempio semplice: se il prototipo di un autovelox è omologato ai sensi dell’articolo 192, e la singola apparecchiatura è approvata ai sensi dell’art. 345 comma 2, la rilevazione effettuata dall’apparecchiatura solamente approvata, non corrisponde più al dettato dell’art. 142 comma 6. Sarebbe un rilievo effettuato con apparecchiatura solamente approvata ai sensi del 345 comma 2 e non omologata come per il cronotachigrafo. In riferimento al cronotachigrafo Marcon ricorda che: “l’omologazione del cronotachigrafo è accompagnata da 21 pagine per il software e ben 27 pagine per lo strumento, con tutte le prescrizioni necessarie, verifiche e tarature periodiche.” Mentre per le apparecchiature circolanti in Italia utilizzate per il rilevamento delle velocità “il MIT liquida con una o due al massimo tre paginette una determina dirigenziale, spacciandola per Decreto di Approvazione, quando per l’Omologa del Cronotachigrafo ci sono ben 48 pagine”.

LE MULTE COMMINATE CON STRUMENTI POCO PRECISI

Secondo la relazione tecnica di Marcon le apparecchiature circolanti ed utilizzate in Italia sono prive della debita omologazione a cura dell’Ente Ministeriale MISE. “La sicurezza è importante, ma il sacrificio dei diritti non può avvenire solo sulla base di rilevazioni soggettive delle Forze dell’Ordine, o per mezzo di apparecchi poco efficienti. Se non siamo in grado di fornire agli agenti autovelox/etilometri correttamente funzionanti secondo i parametri legali, del pari controllati ed in grado di produrre in concreto risultati attendibili, allora la sicurezza stradale è un lusso che non ci possiamo permettere. Ovvero e meglio, non appare legittimo attribuire rilevanza amministrativa/penale alle sanzioni che siano conseguenza di misurazioni ed accertamenti di fatto erronei.

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Autovelox su Milano e Lombardia: i controlli dal 9 al 15 settembre

di Maurizio

Dove sono posizionati gli autovelox su Milano e Lombardia? La Polizia di Stato effettua spesso appostamenti con autovelox mobili per misura le velocità dei veicoli e multare i trasgressori del codice della strada. Nello specifico vengono impiegati differenti modelli per svolgere questo compito: Autovelox 104/C, Autovelox 105, Autovelox 106, Telelaser Microdigicam, Telelaser Trucam. I modelli […]

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Autovelox: le auto con targa monegasca non pagano multe?

di Raffaele Dambra

Autovelox auto con targa monegasca

Gli automobilisti che guidano auto con targa monegasca godono di una sorta di impunità? Sembrerebbe di sì a leggere i dati pubblicati dal quotidiano nizzardo Nice-Matin, secondo cui tra maggio 2018 e aprile 2019 gli autovelox francesi hanno rilevato circa 100.000 infrazioni per eccesso di velocità commesse da veicoli con targa del Principato. Infrazioni che nessuno ha pagato e probabilmente nessuno lo farà mai. Questo perché non c’è stata la possibilità di identificare il conducente e le autorità d’Oltralpe (così come quelle italiane e degli altri paesi UE) non possono neppure accedere alla banca dati della motorizzazione di Monaco.

AUTO CON TARGA STRANIERA: IL SISTEMA DELLE MULTE NELL’UE

Ricordiamo che nell’Unione Europea vige dal 2016 il cosiddetto “principio di reciprocità”, introdotto dalla direttiva Cross Border, sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi membri. Ciò significa che le multe stradali comminate in ciascuna delle 28 nazioni dell’UE vengono riscosse esattamente come quelle commesse in patria, ed è molto difficile ignorarle, come invece accadeva un tempo. Ogni comando di polizia può infatti risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo colto in infrazione, contattando la motorizzazione di competenza che a sua volta ha l’obbligo di fornire i dati richiesti.

LE AUTO CON TARGA MONEGASCA ALL’ESTERO SONO QUASI IRRINTRACCIABILI

Per le auto con targa monegasca questa procedura però non vale perché il Principato di Monaco non fa parte dell’Unione Europea, pur applicando alcune politiche dell’UE per via della sua speciale relazione con la Francia. E così quando sulle strade della Costa Azzurra (ma capita spesso anche in Liguria) gli autovelox rilevano una violazione commessa da un veicolo con targa di Monaco, senza che ci sia la possibilità di contestazione immediata, gli organi accertatori francesi hanno poche chance di individuare le generalità del trasgressore perché, come già anticipato in precedenza, non hanno il permesso di entrare nella banca dati della motorizzazione monegasca. E quindi niente multa: le targhe del Principato, al di fuori di Monaco, risultano praticamente irrintracciabili.

IL PARADOSSO DELLE AUTO CON TARGA DI MONACO

Viceversa pare invece che la polizia del Principato sia molto severa con le auto straniere che commettono infrazioni a Montecarlo e dintorni. Per la serie: noi possiamo scorrazzare liberamente a tutta velocità sulle vostre strade, ma voi non azzardatevi a farlo sulle nostre. E poi qualcuno dovrebbe spiegarci il mistero delle 100.000 violazioni commesse in un anno sul suolo francese da vetture con targa monegasca (contando solo quelle rilevate dagli autovelox), dato che parliamo di un micro-stato con appena 40.000 abitanti, bambini (che non guidano) compresi…

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Autovelox anti-rumore a Parigi: un radar multa le marmitte rumorose

di Antonio Elia Migliozzi

La Francia vara la linea dura contro auto e moto rumorose. Motociclette che sfrecciano nei quartieri residenziali in piena notte, auto che svegliano interi isolati, tutto questo potrebbe presto essere un ricordo. Un sobborgo di Parigi è al lavoro per garantire sonni tranquilli e una vita meno rumorosa ai suoi abitanti. L’amministrazione sta testando un nuovo sistema in grado di identificare i veicoli rumorosi e scoprirne l’esatta posizione. Una volta accertata la causa dei suoni molesti il sistema procede ad emettere automaticamente la relativa multa. Mezza Europa sta valutando i pro e contro dei “noise radar” ovvero i dispositivi in grado di misurare e localizzare con precisione i suoni di un veicolo in movimento. Vediamo perché quello partito a Villeneuve-le-Roi potrebbe diventare molto più che un esperimento isolato.

LOTTA AL RUMORE

Il primo “radar anti-rumore” di Francia trova posto su un lampione nel centro di Villeneuve-le-Roi, una cittadina vicino all’aeroporto di Parigi Orly. Questo dispositivo tecnologico sarà attivato non appena il Governo francese approverà la legge riguardante tali sistemi. Il sindaco della città, Didier Gonzales, ha fatto sapere che l’amministrazione collegherà le registrazioni audio a quelle delle telecamere a circuito chiuso della polizia locale. In questo modo i trasgressori saranno individuati con certezza assoluta. “Il rumore è la rovina della vita moderna e un grave problema per la salute. Fa male come il fumo passivo”, ha detto Gonzales. Un progetto di legge nazionale dovrebbe essere votato entro il prossimo autunno e consentirà alle autorità locali di attivare gli autovelox anti-rumore. Va detto che la Francia ha già una legislazione che limita il rumore dei veicoli, ma è difficile da applicare poiché la polizia deve cogliere sul fatto i trasgressori.

PUGNO DURO

Sembra proprio che la lotta ai motori molesti stia per prendere di mira supercar e moto. Il nuovo dispositivo, sviluppato dagli ingegneri di Bruitparif, ha quattro microfoni che misurano i suoni in decibel. I rilevatori possono triangolare l’origine di un suono seguendone la scia acustica che si presenta come un insieme di punti colorati che segue il veicolo in movimento. “Con questo strumento, non è possibile contestare la multa”, ha concluso il sindaco Gonzalez. In attesa del via libera legislativo proseguono i test su strada. Nei mesi scorsi quasi 40 dispositivi sono stati collocati vicino ad incroci affollati a Parigi e altri 17 sono in prossimità di cantieri. A partire da settembre l’amministrazione della capitale francese ha annunciato l’estensione della sua rete di rilevatori. L’autovelox anti-rumore è anche sbucato a Saint-Forget, una zona rurale vicino a Parigi, molto popolare tra i motociclisti.

LA LEGGE

Bisogna chiarire che fino ad oggi il sistema è in fase di prova e non sono state emesse delle multe. Il ministero dei trasporti francese ha comunicato che si preparano ad attivare tutti i dispositivi anti-rumore non appena la nuova legge sarà approvata. Il Governo prevede un periodo di rodaggio della durata di due anni per testare la tecnologia e definire i livelli di rumore oltre i quali scatteranno multe. Facile a questo punto immaginare che molti altri Stati membri dell’Unione europea seguiranno questo esempio. E altresì prevedibile un confronto in sede di Parlamento europeo con al centro l’adozione di limiti comuni per i suoni molesti prodotti dai veicoli su strada. Autovelox anti-rumore sono ad oggi in prova per 7 mesi sulle strade inglesi. Anche le autorità di Londra hanno legato ai rilevatori sonori un sistema di telecamere per far rispettare la legge.

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Autovelox in città: per la Cassazione multe possibili solo su strade di scorrimento

di Redazione

Autovelox in città

Nuova sentenza sugli autovelox in città: per la Cassazione le multe comminate a distanza dal dispositivo elettronico sono valide solo se la strada urbana è di scorrimento. Ovvero dotata (come dispone l’art. 2 del Codice della Strada) di “carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate”. Diversamente le multe elevate in ambito urbano con autovelox fissi sono impugnabili e annullabili, a meno che non vengano contestate immediatamente dalle Forze dell’Ordine.

CASSAZIONE: NO AUTOVELOX FISSI SU STRADE URBANE NON DI SCORRIMENTO

Con il pronunciamento n. 16622/19 depositato lo scorso 20 giugno, che conferma i precedenti orientamenti delle sentenze n. 4451/19 e n. 4090/19, la Suprema Corte ha dunque dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l’installazione di autovelox a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di scorrimento. La Cassazione, come ha ricordato Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore, si è espressa sulla vicenda del Comune di Firenze, che una decina di anni fa (era ancora sindaco Matteo Renzi) piazzò numerosi autovelox fissi su alcune strade urbane che presentavano caratteristiche diverse da quelle descritte dall’art. 2 del CdS, facendo multe a pioggia.

AUTOVELOX IN CITTÀ: LA CASSAZIONE PRECISA

Di fronte agli inevitabili ricorsi degli automobilisti multati, il Comune si è sempre difeso sostenendo che le caratteristiche di strada di scorrimento possono esserci anche soltanto su un tratto, quello dove aveva piazzato l’autovelox, e non sull’intero tracciato. E che non conterebbe il fatto che non a tutti gli incroci ci sia un semaforo, perché dove esso è assente non si incontrano due correnti di traffico vere e proprie. Ma dopo anni di sentenze spesso contraddittore, la Corte di Cassazione ha definitivamente bocciato questa tesi, precisando che le caratteristiche di strada urbana di scorrimento ci devono essere tutte e per tutto il tracciato. In altri termini, una strada urbana o è di scorrimento oppure non lo è: non può esserlo solo per alcuni tratti.

STRADA URBANA DI SCORRIMENTO È TUTTA LA STRADA NELLA SUA INTEREZZA, NON UN SINGOLO TRATTO

Tra le motivazioni della Cassazione è infatti chiaramente indicato che “la configurazione di una strada urbana a scorrimento veloce deve interessare tutta la strada considerata nella sua interezza e non solo il singolo tratto di essa in prossimità del posizionamento dell’apparecchio fisso di rilevazione elettronica della velocità”. Inoltre una precedente sentenza che aveva dato inizialmente ragione al Comune di Firenze “è incorsa nell’errata valutazione circa la ritenuta esistenza di una banchina in senso proprio (in realtà non conforme, ndr), che costituisce un requisito necessario per la qualificazione di una strada urbana come strada di scorrimento”. Di conseguenza “il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare autovelox fissi, senza obbligo di fermata del conducente, può includere soltanto le strade previste dal Codice della Strada”.

MULTE IN CITTÀ CON AUTOVELOX: SOLO SU STRADE A SCORRIMENTO O SU ALTRE STRADE SE C’È CONTESTAZIONE IMMEDIATA

In conclusione, gli autovelox in città, su strade non di scorrimento, possono elevare multe solo se c’è contestazione immediata di una pattuglia della polstrada o della polizia locale. Altrimenti la sanzione si può comminare in un secondo momento soltanto per cause di forza maggiore (dovute al traffico, a motivi di sicurezza stradale o perché la pattuglia in quel momento era impegnata con un’altra vettura), espressamente indicate sul verbale, che hanno reso impossibile la contestazione immediata di un veicolo segnalato dall’autovelox, così come previsto dall’art. 201 del Codice della Strada.

Cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF potete scaricare gratuitamente la sentenza integrale della Corte di Cassazione sugli autovelox in città.

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Tutor autostrade 2019: solo 37 tratte controllate a 1 anno dalla sentenza

di Donato D'Ambrosi

L’estate 2019 sta per entrare nel vivo dei grandi esodi per le vacanze e mentre si programmano gli ultimi dettagli è giusto anche essere preparati sulle tratte dell’autostrada controllate da Tutor. Ecco dove sono attivi i portali del SICVe-PM, il nuovo Tutor che controlla la velocità sulle tratte autostradali.

ARRIVA IL SICVe-PM, MA PIANO

L’attenzione tra qualche giorno sarà tutta sulle previsioni del traffico estivo, che abbiamo anticipato qui. E’ passato un anno dalla disattivazione del Tutor con la sentenza della Corte d’Appello che ha imposto la rimozione ad Autostrade, ma il nuovo sistema SICVe-PM che lo sostituisce è già attivo. Sicuramente non con il dispiegamento di portali annunciato in pompa magna e proprio per questo non bisogna lasciarsi andare sull’acceleratore. Vediamo allora dove e quante tratte sono controllate dai rilevatori del nuovo Tutor, anch’esso sotto indagine. Fin da prima che entrasse in servizio per gli stessi motivi che hanno portato alla rimozione del precedente sistema, il SICVe-PM è al centro di una lotta giuridica per la paternità del brevetto.

LE TRATTE CON NUOVO TUTOR AL 14 MAGGIO 2019

A1

– SAN VITTORE – CASSINO
– CASSINO – PONTECORVO
– COLLEFERRO – VALMONTONE
– ALL. RACC. ROMA NORD PER A1 – PONZANO ROMANO
– PONZANO ROMANO – MAGLIANO SABINA
– MAGLIANO SABINA – ORTE
– FIRENZUOLA – BADIA
– REGGIO EMILIA – CAMPEGINE
– CAMPEGINE – PARMA
– BADIA – FIRENZUOLA
– ALL. A1 PER ROMA SUD – COLLEFFERRO
– SAN VITTORE – CAIANELLO

A7

– BUSALLA – RONCO SCRIVIA
– RONCO SCRIVIA – ISOLA DEL CANTONE

A10

– CELLE LIGURE – ALBISOLA
– ALBISOLA – CELLE LIGURE

A13

– BOLOGNA INTERPORTO – ALTEDO
– ALTEDO – FERRARA SUD

A14

– FORLI – FAENZA
– FAENZA – ALL. RAVENNA SUD
– VALLE DEL RUBICONE – CESENA
– FAENZA – FORLI
– CESENA – VALLE DEL RUBICONE
– VALLE DEL RUBICONE – RIMINI

A16

– MONTEFORTE – BAIANO
– MONTEFORTE – AVELLINO OVEST

A26

– MASONE – BROGLIO
– MASONE – MASSIMORISSO

A30

– SARNO – PALMA CAMPANIA
– ALLACCIAMENTO A1 PER A30 – NOLA
– SARNO – NOCERA PAGANI

A5

– TRAFORO MONTEBIANCO SUD – TRAFORO MONTEBIANCO NORD
– TRAFORO MONTEBIANCO NORD – TRAFORO MONTEBIANCO SUD

A56

– CAMALDOLI DIR OVEST – VOMERO DIR OVEST
– FUORIGROTTA DIR OVEST – AGNANO DIR OVEST
– AGNANO DIR EST – FUORIGROTTA DIR EST
– ARENELLA DIR EST – CAPODIMONTE DIR EST

1/10 DELLE TRATTE PRECEDENTI  

Rispetto alle circa 20 tratte autostradali dove il SICVe PM ha sostituito il vecchio Tutor oggi si è passati a 37 tratte con i rilevatori di velocità attiva. E’ quanto leggiamo sul portale della Polizia che riporta questi numeri aggiornati al 14 maggio 2019. Facendo due calcolisi può dire che il numero di SICVe-PM attivi è ben lontano dall’essere il grande fratello annunciato a 1 anno di distanza dal rinnovamento del sistema di telecamere. Se si considera che prima della sentenza il vecchio Tutor (nome in codice SICVe) controllava circa 300 tratte contigue, si capisce pure come prima era diventato quasi naturale un diffuso virtuosismo al volante. Mentre col fatto che il SICVe-PM sorveglia un numero di tratte fino a 30 km di lunghezza e più distanziate, il rischio di farsi prendere la mano (o meglio il piede) è alto. Occhio quindi quando vi mettete al volante, siate prudenti e date uno sguardo ai 10 consigli per organizzare un viaggio senza rischi.

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Autovelox fissi su Google Maps: come attivare gli avvisi

di Redazione

Autovelox fissi su Google Maps

La visualizzazione degli autovelox fissi su Google Maps è finalmente disponibile anche in Italia. Si tratta di una novità annunciata già da mesi dall’azienda di Mountain View e che inizialmente era stata rilasciata solo in alcune nazioni, a cominciare dagli Stati Uniti. Ma adesso è arrivata anche da noi. Cerchiamo allora di capire quali sono le maggiori caratteristiche di questa funzione e come attivare gli avvisi sull’app.

GOOGLE MAPS: AUTOVELOX FISSI SU ANDROID E IOS

Il servizio che permette di visualizzare la posizione degli autovelox su Google Maps deriva in gran parte da Waze, un’app di navigazione acquistata da Google nel 2013 che fa della componente social e delle segnalazioni sul traffico uno dei suoi punti di forza. In pratica Big G ha implementato in Maps le maggiori funzionalità di Waze, potenziando ulteriormente la sua già ricchissima applicazione di mappe utilizzata in tutto il mondo. L’attivazione del nuovo servizio sui device Android e iOs è probabilmente già avvenuta in maniera automatica su gran parte dei dispositivi mobili utilizzati dagli utenti italiani. Se così non fosse basta aggiornare Google Maps all’ultima versione disponibile.

COME VISUALIZZARE LA POSIZIONE DEGLI AUTOVELOX SU GOOGLE MAPS

Attenzione attenzione: gli autovelox fissi su Google Maps non appaiono facendo una semplice ricerca, ma per visualizzarli è necessario impostare una destinazione. Una volta fatto ciò, gli autovelox (come si può vedere dallo screenshot qui sopra) compaiono sotto forma di un’iconcina arancione nell’anteprima del percorso; e sono poi segnalati con avviso vocale durante la marcia dell’auto. In questa maniera l’automobilista ha tutto il tempo di rallentare ed evitare la sanzione per eccesso di velocità. Da notare che, esattamente come accade con Waze, gli utenti possono interagire con l’app segnalando eventuali postazioni mobili e non solo. Avviando la navigazione appare infatti un nuovo pulsante bianco con il segno + che consente di aggiungere la segnalazione di un eventuale autovelox mobile, oppure di un incidente o di un rallentamento.

SEGNALAZIONE AUTOVELOX SU GOOGLE MAPS: I PAESI VIETATI

In Italia possiamo finalmente scovare gli autovelox con Google Maps, ma non è così in tutti i Paesi europei. Per esempio in Francia, Svizzera e Germania, dove sono vietati i dispositivi come radar di bordo e sistemi GPS che permettono di individuare gli autovelox fissi e mobili, questa funzione non è stata implementata. Quindi chi viaggia sulle strade francesi, svizzere e tedesche non può utilizzare Maps per localizzare i dispositivi per il controllo elettronico della velocità. Anzi, la polizia dei tre Paesi è autorizzata a verificare la presenza a bordo di app illegali. Occhio quindi se capitate da quelle parti…

GOOGLE MAPS: DOPO GLI AUTOVELOX ECCO I LIMITI DI VELOCITÀ

La segnalazione degli autovelox fissi non è l’unica novità recente di Google Maps. È previsto infatti un ulteriore step evolutivo dell’app con l’introduzione dei limiti di velocità, opzione richiesta a gran voce da moltissimi utenti. In alcune nazioni, ma non ancora in Italia, Google sta testando la possibilità di visualizzare sullo smartphone un vero e proprio tachimetro con la velocità di percorrenza. La nuova funzione è per il momento attiva in paesi come Stati Uniti, Brasile, Regno Unito, Belgio e altri ancora. Può essere abilitata o meno all’interno delle impostazioni di navigazione di Google Maps e mostra in contemporanea: 1) il limite di velocità della strada che si sta percorrendo; 2) la velocità della vettura che si sta utilizzando per gli spostamenti. Nel caso si stia superando il limite di velocità consentito, l’icona di riferimento cambia colore diventando rossa per avvisare il conducente che deve rallentare.

Come detto, sembrerebbe che al momento quest’ultima funzionalità risulti non ancora attiva in Italia, ma potrebbe diventarlo già nei prossimi giorni o nelle prossime settimane. Aggiornate perciò spesso l’applicazione mappe di Google e se notate qualcosa di nuovo segnalatecelo nello spazio riservato ai commenti oppure sulla nostra pagina Facebook.

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Autovelox: multa valida anche se si superano di poco i limiti

di Redazione

Autovelox multa

Tra molti automobilisti circola la leggenda metropolitana secondo cui se si viene beccati a viaggiare oltre i limiti dall’autovelox, la multa scatta solo nel caso di evidente superamento dei suddetti limiti. In altri termini, il controllo elettronico della velocità tollererebbe le infrazioni leggere. Ebbene, ci spiace deluderli ma non è così. Anche la Cassazione ha ribadito che il superamento pure minimo del limite di velocità non esclude affatto l’applicazione di una sanzione.

L’INFRAZIONE DEL CONDUCENTE

La Suprema Corte si è espressa sull’argomento con la recente ordinanza n. 12629 del 13/05/2019, di cui ne ha dato notizia il portale di risorse legali avvocatoandreani.it. Il caso in questione riguardava un’automobilista che aveva ricevuto un verbale per violazione dell’art. 142, comma 8 del Codice della Strada, rilevata con autovelox. Tale articolo, ricordiamolo, dispone che “chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”.

LA SENTENZA A SORPRESA DEL GIUDICE DI PACE

Nonostante l’evidente infrazione il conducente aveva fatto ricorso al Giudice di Pace, ritenendo che, data l’esiguità della velocità in eccesso (26 km/h oltre il limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (ovvero orario con traffico scarso e strada ampia e rettilinea), il superamento dei limiti non aveva posto concretamente in pericolo il bene protetto, e cioè l’incolumità pubblica e privata. Per la serie: ok, stavo andando più veloce del dovuto ma sulla strada non c’era nessuno ed era pure bella larga, perciò chiudete un occhio. E il Giudice di Pace l’occhio l’aveva sorprendentemente chiuso, accogliendo il ricorso e cancellando la sanzione!

IL RICORSO DEL COMUNE

Il Comune interessato però non ci stava e ricorreva a sua volta in Cassazione, contestando il riconoscimento, da parte del giudice, della buona fede del trasgressore, a fronte della presunzione di colpa gravante sul predetto. E contestando pure la mancanza di prova degli elementi ‘positivi’ idonei a superare tale presunzione.

IL RIBALTAMENTO DELLA CASSAZIONE: LE MOTIVAZIONI

Contestazione pienamente accolta dalla Corte di Cassazione: la multa con autovelox è valida anche se si superano di poco i limiti. Sconfessando la sentenza del Giudice di Pace, la Suprema Corte ha infatti osservato che per la configurabilità dell’illecito amministrativo è necessaria e sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo; inoltre la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso. Riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa; ma soprattutto possono esserci cause di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta. E risulti poi che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge.

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Google Maps: con la versione beta arriva anche il tachimetro

di Alessandro Signori

L’azienda californiana continua ad aggiungere funzionalità alla sua app di navigazione e, da oggi, ha reso disponibile, anche il Italia un tachimetro per tenere sotto controllo la velocità del mezzo su cui ci troviamo. (...)
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Google Maps: arrivano gli autovelox in Italia

di Alessandro Signori

Finalmente, su Maps per Android, sarà possibile vedere la posizione degli autovelox nel percorso che abbiamo scelto e, anche se l’aggiornamento sembra non essere ancora arrivato a tutti, ci sono già le prime segnalazioni degli utenti italiani.(...)
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Autovelox: multa impugnabile se posizionato nel senso opposto

di Redazione

Autovelox multa

State molto attenti se venite pizzicati dall’autovelox. La multa per eccesso di velocità si può impugnare se il dispositivo che ha accertato l’infrazione è posizionato nel senso opposto di marcia, qualora ricorra una specifica condizione. Lo ha stabilito la VI sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12309/19 depositata lo scorso 9 maggio. Gli ermellini si sono espressi sul contenzioso riguardante un conducente molisano sanzionato da un autovelox installato dall’altra parte della strada.

AUTOVELOX: MULTA IMPUGNABILE, IL CASO CONTESTATO

Nel caso in oggetto, l’automobilista aveva rimediato una multa per aver superato i limiti di velocità percorrendo una strada del comune di Macchia d’Isernia. Violazione rilevata da un autovelox posizionato sul lato opposto della carreggiata. Il conducente aveva però contestato la sanzione, presentando subito ricorso e vincendo sia davanti al Giudice di Pace che al Tribunale d’Isernia. E adesso gli ha dato ragione pure la Corte di Cassazione, che ha annullato definitivamente la multa.

POSIZIONAMENTO AUTOVELOX: L’INDICAZIONE DEL DECRETO PREFETTIZIO SI DEVE RISPETTARE

In pratica, secondo quanto disposto nel pronunciamento della Suprema Corte, la multa è impugnabile con successo se il decreto prefettizio che ha autorizzato il posizionamento dell’autovelox prevedeva la sua installazione sul senso di marcia opposto a quello in cui è stato effettivamente sistemato. Confermando un orientamento peraltro già espresso nell’ordinanza 23726/18, i giudici di Cassazione hanno infatti precisato che nel decreto prefettizio non è obbligatoria l’indicazione del lato della carreggiata in cui dev’essere sistemato il dispositivo di controllo. Ma qualora sia prevista si deve assolutamente rispettare.

AUTOVELOX: LA MULTA SI PUÒ ANNULLARE PER ‘ILLEGITTIMITÀ DERIVATA’

A chiarire ulteriormente la vicenda, che per chi non mastica quotidianamente il ‘giuridichese’ può sembrare ingarbugliata, è intervenuto il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. “Le possibilità di successo di un eventuale ricorso”, si legge sul sito, “ci sono nel caso in cui il decreto prefettizio abbia espressamente previsto il posizionamento del dispositivo lungo soltanto un senso di marcia e l’accertamento sia stato effettuato sul senso opposto. Perché difettando l’adozione di uno specifico provvedimento, il verbale di contestazione differita della violazione prevista all’art. 142 del CdS è affetto da illegittimità derivata”.

MULTA AUTOVELOX ANNULLATA: LA MOTIVAZIONE

Quindi, nel caso della multa comminata all’automobilista molisano, l’autovelox che ha accertato l’infrazione era stato posizionato sul lato destro della carreggiata, ma il decreto prefettizio aveva chiaramente indicato di piazzarlo sul lato sinistro. Circostanza, questa, che ha portato all’annullamento della sanzione.

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Strisce blu e autovelox: multe record per riempire le casse comunali?

di Redazione

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I comuni italiani, soprattutto quelli più grandi, speculano sulla pelle degli automobilisti? È quanto sospetta la Federcontribuenti, secondo cui le amministrazioni comunali avrebbero piazzato un po’ ovunque strisce blu e autovelox non tanto per regolare parcheggi e traffico, quanto per emettere il maggior numero di multe e coprire con gli incassi i buchi di bilancio. Tutto ovviamente a danno dei conducenti consumatori, che nell’ultimo anno hanno pagato sanzioni per 1,8 miliardi di euro.

TANTE STRISCE BLU E POCHI PARCHEGGI GRATUITI

“Nei centri cittadini vige il Far West”, si legge in una nota della federazione a tutela dei contribuenti. “Eppure l’articolo 7 comma 8 del Codice della Strada impone che i parcheggi a pagamento di strade pubbliche prevedano sulla stessa area o nelle immediate vicinanze parcheggi non a pagamento”. Ma ciò spesso non avviene e specialmente nei centri cittadini è praticamente impossibile trovare un parcheggio gratuito. “I comuni hanno creato un business e stanno abusando fin troppo delle cosiddette ‘zone di particolare rilevanza urbanistica’, dove non sono obbligati a prevedere parcheggi free, neppure per i residenti”. Zone che però non sono mai adeguatamente delimitate, come invece dispone il Codice.

LE PREVISIONI D’INCASSO DELLE STRISCE BLU VANNO IN BILANCIO

Il rastrellamento di soldi nelle tasche degli automobilisti con strisce blu e autovelox sta avvenendo soprattutto nelle grandi città. “A Milano di recente ci sono stati nuovi aumenti per parcheggiare in centro. Adesso le previsioni di incasso delle strisce blu vanno direttamente in bilancio, mentre i proventi delle multe servono per risanare le casse comunali”, lamenta ancora Federcontribuenti. Nonostante il Codice della Strada contempli che almeno il 50% di quei proventi dovrebbe servire per la sicurezza stradale. Così come gli incassi dei parcheggi a pagamento sarebbero da destinare al finanziamento del trasporto pubblico locale e per migliorare la mobilità urbana. “Ma è evidente che nessuno controlla queste spese. Con la conseguenza che il Fondo Nazionale Trasporti ha subito una decurtazione di 30 milioni all’anno, per tre anni, per problemi di bilancio pubblico”.

40 MILIARDI L’ANNO DAI TURISTI MA NON BASTANO

Numeri che fanno a pugni con l’enorme cifra, circa 40 miliardi di euro l’anno (di cui 10 contando i soli trasporti), che le maggiori città d’arte italiane, Milano, Venezia, Roma, Firenze, Napoli e Palermo, incassano dai soli turisti. Dove finiscono questi soldi, si chiede Federcontribuenti, se poi i comuni hanno bisogno di fare cassa vessando gli automobilisti locali?

LE NOVITÀ DEL CODICE DELLA STRADA 2019

Le cose però potrebbero presto cambiare perché nel testo base del nuovo Codice della Strada, che a breve approderà in Parlamento, ci sono importanti novità sulla destinazione degli incassi delle multe. Meno limiti sulle quote che gli enti locali possono assegnare alla sicurezza stradale. E più trasparenza sull’uso effettivo dei soldi, con l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese. Si passerà finalmente dalle parole ai fatti?

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Codice della Strada 2019: più soldi per autovelox e manutenzione strade

di Redazione

Codice della Strada 2019

Tra le tante potenziali novità del Codice della Strada 2019 ci sono più soldi per autovelox e manutenzione stradale derivanti dalle multe. Lo prevede il testo base del nuovo codice. I gruppi parlamentari hanno già ricevuto la bozza definitiva e a maggio si riuniranno in Parlamento per l’approvazione (quindi può ancora succedere di tutto).

PIÙ FONDI PER LA SICUREZZA STRADALE DAI SOLI DELLE MULTE

Come riporta l’Ansa, la bozza del provvedimento contiene alcune modifiche sulla destinazione dei proventi delle multe spettanti allo Stato. In particolare i soldi incassati con le multe saranno destinati anche all’intensificazione dei controlli sulla circolazione stradale. Si elimineranno inoltre i limiti per le quote che gli enti locali possono destinare agli interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica e al potenziamento dei controlli e di accertamento delle violazioni. In soldoni più autovelox, più telecamere, speriamo anche più vigili. Che dire, le intenzioni sembrano buone ma solo il tempo ci dirà se saranno pienamente rispettate.

CODICE DELLA STRADA 2019: TRASPARENZA SULL’USO DEI PROVENTI DELLE MULTE

Del resto sono gli stessi dubbi di chi ha lavorato sul Codice della Strada 2019, chiedendo non a caso maggiore trasparenza. Perciò d’ora in poi, entro il 30 giugno di ogni anno (resta da capire se già da quest’anno o dal prossimo), il sito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrà obbligatoriamente pubblicare le relazioni degli enti locali su entità e destinazioni dei proventi delle multe. Insomma, ogni cittadino potrà sapere nel dettaglio come sono stati usati i soldi delle multe stradali. Gli enti locali (Comuni in primis) che non rispetteranno l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese saranno esclusi dalla possibilità nell’anno successivo di accedere ai bandi per il Piano nazionale della sicurezza stradale.

CODICE DELLA STRADA 2019: I DUBBI DEL CODACONS

C’è da dire che a pochi minuti dalla diffusione del testo base del Codice della Strada 2019, il Codacons ha già espresso la propria insoddisfazione intimando che i proventi delle multe siano destinati non “anche” ma “interamente” alla sicurezza stradale e al potenziamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Evidentemente persistono delle perplessità sull’utilizzo che si farà di questi soldi. Finché ai Comuni sarà lasciata la pur minima libertà sulla destinazione del denaro incassato con le multe, l’associazione dei consumatori resterà sul chi vive. Vedremo se ci saranno sviluppi in tal senso nelle prossime settimane.

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