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Tesla usata: l’Autopilot si disattiva se il cliente non paga

di Donato D'Ambrosi

Comprare una Tesla usata richiede più attenzioni di quanto potesse immaginare l’incauto cliente che ha scoperto l’Autopilot disattivato da Tesla solo dopo l’acquisto dell’auto elettrica usata. L’episodio per quanto singolare, non va sottovalutato considerando che le auto connesse che ricevono aggiornamenti OTA in remoto saranno sempre di più. Ecco cosa è successo e perché Tesla può rivalersi sui clienti disattivando funzioni dell’auto a distanza.

TESLA USATA ALL’ASTA E AUTOPILOT DI SERIE

I contorni della vicenda Tesla riportata da Jalopnik hanno dell’incredibile perché dimostrano come l’idea di acquistare un’auto usata full optional per pagarla meno non funzionerà più con le auto che si aggiornano in remoto. Tesla è la Casa auto che ha fatto degli aggiornamenti OTA (Over The Air) un suo cavallo di battaglia. Compri l’auto che ha tutto l’hardware incluso e attivi funzioni, sistemi e servizi quando vuoi anche a distanza di anni, incluso l’Autopilot. Peccato che al cliente della Tesla Model S usata nessuno avesse detto che Tesla dà e Tesla toglie senza alcun preavviso. Ripercorriamo i fatti salienti dell’Autopilot Tesla disattivato. Tale Alec, sarebbe il nome del cliente Tesla, ha acquistato una Tesla Model S 2017 da un rivenditore di auto negli USA puntando sul fatto che l’auto era equipaggiata con Enhanced Autopilot e Full Self Driving Capability.

TESLA DISABILITA L’AUTOPILOT SE IL CLIENTE NON HA PAGATO

I due sistemi, del valore complessivo di 8 mila dollari, facevano parte dell’equipaggiamento di serie, come mostra la scheda tecnica associata al VIN della Tesla Model S usata, nell’immagine sotto. La Tesla Model S del 2017 faceva parte del lotto di auto che Tesla aveva ritirato dai clienti a causa dei numerosi problemi tra cui il display centrale difettoso. Il rivenditore l’aveva acquistata da Tesla all’asta circa 1 mese prima di venderla ad Alec. In questo lasso di tempo, l’auto è stata evidentemente riparata, come si vede dalle fatture pubblicate da Jalopnik, prima di venderla ad Alec. Dopo l’acquisto però il cliente ha ricevuto l’amara sorpresa: l’Autopilot non c’era più. Le funzioni di guida avanzata per cui aveva acquistato la Tesla Model S usata erano state disabilitate da Tesla ancora prima che l’auto passasse dal rivenditore alle mani del cliente (aggiornamento OTA del 18 novembre).

L’AGGIORNAMENTO TESLA SULLE AUTO ELETTRICHE USATE

Pare che il tutto sia avvenuto all’oscuro del rivenditore, a dimostrazione del fatto che Tesla può mettere le mani direttamente sulle auto dei clienti . Alla richiesta di chiarimenti, Tesla avrebbe risposto al cliente che “la guida autonoma non era una caratteristica per cui aveva pagato. Ci scusiamo per la confusione. Se è ancora interessato ad avere quelle funzionalità aggiuntive, possiamo iniziare il processo per acquistare l’aggiornamento.” Pare che la vicenda sia già oggetto di studio per capire se la condotta Tesla nei confronti del rivenditore e del cliente finale sia stata lecita oppure no. Intanto vi consigliamo di assicurarvi anche tramite la rete ufficiale che la Tesla usata cui siete interessati sia realmente equipaggiata di tutto. O al prossimo aggiornamento OTA rischiate di dover pagare più di quanto avreste voluto spendere per un’auto elettrica usata.

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5 situazioni in cui l’Autopark Tesla potrebbe non funzionare

di Donato D'Ambrosi

Una Tesla può parcheggiare da sola? Certo, e non lo fa solo Tesla, ma la particolarità delle auto elettriche di Elon Musk è che sfruttano le tecnologie dell’Autopilot. Si tratta in particolare della funzione Autopark Summon che permette di parcheggiare autonomamente l’auto. Dopo l’ultimo aggiornamento software però dilaga il video di un cliente Tesla che ha rischiato di essere investito, a quanto pare, dalla sua stessa auto in fase di manovra. E’ la stessa Tesla, nel manuale d’istruzioni della Model S, a ricordare che ci sono situazioni in cui l’Autopark Summon potrebbe non funzionare correttamente. Ecco i 5 casi in cui il conducente in carne ed ossa è insostituibile anche nel parcheggio autonomo con una Tesla.

1.IL CONDUCENTE E’ RESPONSABILE ANCHE PER IL SUMMON TESLA

L’Assistenza al conducente è una funzione BETA” scrive Tesla. Per questo motivo Tesla raccomanda di utilizzare la funzione con cautela. Il conducente deve tenersi pronti in qualsiasi momento a intervenire in caso di necessità. La funzione di assistenza al parcheggio Summon “è stata ideata per l’uso in una proprietà privata, dove l’area circostante è ben nota e prevedibile.” Ecco perché in caso di variabili eccessive il sistema potrebbe arrestare la manovra o sbagliarla.

2.LA TESLA SENTE GLI OSTACOLI CON I SENSORI

Il fatto che l’auto utilizzi le telecamere durante la marcia è ininfluente perché il sistema Autopark Summon utilizza i sensori ad ultrasuoni per rilevare ostacoli attorno all’auto. Ma Tesla ricorda che “è responsabilità del conducente utilizzare tale funzione in modo sicuro, responsabile e secondo l’uso previsto”. Uno dei motivi per cui l’Autopark potrebbe non funzionare è la presenza di sporco, neve, vernice eccessiva o adesivi sui sensori ad ultrasuoni (es. il wrapping).

3.SE LA TESLA FA UNA MANOVRA IMPREVISTA

Ostacoli molto bassi o molto stretti sono un altro caso che limitano la capacità di rilevamento dei sensori Tesla, proprio come nei sensori di parcheggio tradizionali. “Numerose circostanze impreviste possono compromettere le capacità di entrata e uscita da un parcheggio; in questi casi l’auto potrebbe non sterzare correttamente”. Motivo per cui ancora una volta Tesla consiglia di controllare costantemente il movimento dell’auto e l’area circostante per bloccare la manovra tramite App se necessario.

4.LA TESLA NEGLI SPAZI STRETTI

Parcheggiare “in uno spazio molto stretto limita la capacità della Tesla di rilevare con precisione la posizione di ostacoli. Un caso molto frequente in cui l’assistenza Summon al guidatore potrebbe non funzionare e fare danni al veicolo o agli oggetti circostanti.

5.L’AUTOPARK TESLA ATTORNO A UN OSTACOLO

In caso di ostacoli improvvisi, la funzione di Assistenza al conducente Summon può evitare l’ostacolo ma con qualche limite. L’auto può sterzare leggermente per evitare un impatto, ma non tornare sulla direzione iniziale. “In altre parole, la funzione Assistenza al conducente non può muovere l’auto attorno a un ostacolo.

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Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot

di Redazione

Attenti al video bufala sulla Tesla Model X. Si vedono guidatore e passeggero che dormono mentre l’auto va da sola: se non sono assopiti, sono almeno incoscienti. Comunque, hanno gli occhi chiusi e la macchina viaggia in automatico. Stando al filmato, la Tesla Model X ha in funzione il sistema di guida che assiste il conducente: l’Autopilot. Come ha evidenziato Paolo Attivissimo sul blog Il disinformatico, si tratta di una fake news, parlando del guidatore che dorme con l’Autopilot.

AUTOPILOT: NON VA IN AUTOMATICO AL 100%

Anzitutto, l’Autopilot è un sistema di guida assistita: aiuta il guidatore, non lo sostituisce. Con l’Autopilot la vettura non va da sé del tutto, non si tratta di macchina a guida autonoma di livello 5, ma di un livello intermedio di automazione. È vero che il nome trae in inganno: Autopilot. Ma questo è un problema di marketing, di nome che doveva attrarre e affascinare i clienti. Le istruzioni della Casa californiana, di proprietà del pirotecnico Elon Musk, sono chiare: l’Autopilot aiuta e non sostituisce al 100% l’uomo al volante. Che era e resta responsabile di quello che fa l’auto, degli eventuali incidenti, delle lesioni agli altri utenti della strada e ai passeggeri in caso di sinistro o uscita di carreggiata. Il conducente non può certo dormire con l’Autopilot Tesla: in caso di incidente, paga le conseguenze dal punto di vista civile, assicurativo, penale.

AUTOPILOT COL GUIDATORE CHE DORME

L’Autopilot ogni tanto richiede la presenza del guidatore, che si deve far sentire: l’uomo deve dimostrare alla macchina di esserci, che è sveglio, attivo, pronto a reagire in caso di pericolo. Obiettivo sicurezza: l’Autopilot Tesla aiuta a prevenire gli incidenti e a guidare nel comfort. Per farlo, l’essere umano deve tenere gli occhi aperti, con le mani che possono intervenire sul volante, e con le gambe che possono agire sui pedali. Se l’Autopilot fa viaggiare in tranquillità, magari senza traffico, il guidatore non interviene; se il robot non riconosce ostacoli di qualsiasi natura o non legge bene la strada o la segnaletica, allora il conducente interviene.

LA SVEGLIA AL GUIDATORE

Cosa succede se il guidatore dorme con l’Autopilot Tesla? Trascorsi 40 secondi, il sistema attiva un allarme video: lo schermo si illumina. Se l’uomo non reagisce, dopo 50 secondi dallo svenimento arriva un allarme sonoro intervallato da silenzio. Nessun segno di vita del guidatore? Dopo 70 secondi dalla “scomparsa” dell’essere umano in auto, l’allarme sonoro si fa continuo. Il conducente deve reagire: deve far sentire la propria presenza sul volante. Con una presa di una certa consistenza sul volante stesso. Una resistenza del braccio del guidatore rispetto a quello che l’Autopilot farebbe se il conducente dormisse. In assenza di segnali di vita dell’uomo, secondo l’Autopilot il guidatore sta dormendo o è svenuto o è morto per un infarto, o comunque non è in condizioni di guidare: risultato, la vettura rallenta da sé, si accosta, si ferma. Con livelli di sicurezza quanto più possibile elevati, anche grazie al fatto che la Tesla attiva gli indicatori di direzione (comunemente note come frecce). Ovviamente, è tutto migliorabile: in fatto di guida del tutto autonoma o semiautonoma, i margini di sviluppo tecnologici sono ancora notevoli. Ma quel video che getta ombre sinistre sulla Tesla è una bufala. Anche pericolosa: il guidatore che simula di essersi addormentato è un idiota che mette in pericolo la sicurezza stradale, col rischio di emulazione da parte di altri utenti poco sensibili al tema dei sinistri mortali.

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Autopilot Tesla: perché non è ancora sicuro secondo le autorità

di Donato D'Ambrosi

Sull’Autopilot Tesla si potrà dire qualsiasi cosa perché tanto chi compra una Tesla non si chiederà mai quanto è davvero sicuro? D’altronde ognuno può avere la propria opinione, ma se di mezzo c’è la sicurezza di guida, le autorità non possono chiudere gli occhi davanti ai frequenti incidenti. L’ultimo in ordine di eventi è l’incidente della Tesla Model S che in Florida ha tamponato un camion dei pompieri. E’ su questo ultimo caso che si è espresso l’NTSB (National Transportation Safety Board) con un’indagine che chiarisce le responsabilità indirette del sistema Autopilot.

L’NTSB INDAGA SULLO STRANO INCIDENTE DELLA TESLA

L’Autopilot (venduto in versione Beta) è sicuramente tra i più evoluti sul mercato ma nel test Euro NCAP della Tesla Model S è venuto fuori che il rischio di fidarsi troppo è alto. La stessa Tesla ricorda ai clienti che “Le attuali funzioni Autopilot richiedono la supervisione attiva del conducente e non consentono la guida autonoma del veicolo”. Il sistema è stato nel tempo aggiornato, “congelato”, vietato in alcuni Paesi e indagato da diverse autorità per la sicurezza. L’incidente avvenuto in Florida nel 2018 è stato raccontato anche dallo stesso “conducente”, se così si può definire. E la sua versione ha fin da subito acceso qualche perplessità.

COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AUTOPILOT

Il conducente Robin Geoulla a bordo della Tesla Model S ha dichiarato di non aver visto il camion dei pompieri fermo. Il motivo, pare fosse distratto da caffè, ciambella e radio. Ora al di là del fatto che mangiare al volante è una delle cose più pericolose che si possa fare in auto, dalle indagini dell’NTSB è venuto fuori che l’Autopilot c’entra eccome in questo incidente. Intanto bisogna dire che i motivi per cui l’Autopilot installato sulla Model S dell’incidente aveva una release senza gli ultimi aggiornamenti. I motivi per cui l’Autopilot non è sicuro non sono legati al suo funzionamento, ma alla sua interazione con il conducente. Dal rapporto delle autorità USA infatti l’Autopilot è “assolto” perché circa 0,5 secondi prima dell’impatto si è accorto del camion fermo sulla corsia e ha lanciato un allarme al conducente.

IL PROBLEMA NON E’ LA GUIDA AUTONOMA MA LA DISTRAZIONE AUTOMATICA

Il problema è che alla velocità di 30 mph (48 km/h) il conducente non avrebbe avuto tempo per capire e pensare a cosa fare. E’ questo il motivo per cui fino ad oggi i sistemi di guida semiautonoma e autonoma di livello 3 non sono diffusi. La latenza del guidatore, che abbassa la sua soglia di attenzione nelle fasi di guida pilotata, è un fattore critico quando all’improvviso deve riprendere i comandi. E così è stato anche sulla Tesla Model S di Geoulla: l’Autopilot è risultato attivo negli ultimi 14 minuti di guida e il conducente non ha neppure sfiorato il volante nei 3 minuti e 41 secondi precedenti all’incidente. Intanto Tesla assicura di aver modificato il software per rendere più stringenti i controlli sull’attenzione del conducente.

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Assicurazione auto Tesla: perché arriva e quali vantaggi offre

di Donato D'Ambrosi

Quanto si risparmia con l’assicurazione di una Tesla? Evidentemente non quanto si sperava all’inizio se Elon Musk ha annunciato l’offerta di un’assicurazione dedicata ai clienti Tesla. I vantaggi di avere una Tesla capace di evitare gli incidenti avrebbero dovuto includere anche forti sconti sull’assicurazione RCA ma così non è stato. Solo dopo 7 anni dal lancio della Model S ci si è resi conto quanto si paga realmente di assicurazione su una Tesla con le compagnie tradizionali che vedono nell’auto nuovi fattori di rischio. L’assicurazione auto Tesla sarà diversa da quelle tradizionali – promette Musk. Ecco quali vantaggi (e rischi) comporta per i clienti.

LA TECNOLOGIA TESLA COSTA TROPPO PER LE ASSICURAZIONI

Se Musk ha capito che è arrivato il momento di lanciare un’assicurazione dedicata è perché alle Compagnie di assicurazione non basta che la Tesla Model 3 è l’elettrica più sicura nei crash test. Un’indagine dell’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) ha infatti evidenziato che Tesla Model S e Tesla Model X sono tra le auto più costose da riparare. Troppi sensori, tecnologie all’avanguardia e ricambi specifici sono i rischi principali che alzano il costo dell’assicurazione di una Tesla. La strategia quindi di pescare clienti enfatizzando solo l’aspetto della sicurezza è stato come uno specchietto per le allodole secondo l’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) che di recente ha avvertito Tesla di cessare l’attività promozionale perché potenzialmente fuorviante.

L’ASSICURAZIONE TESLA, PRIMA IN CALIFORNIA

Tesla però ha dalla sua la possibilità di delineare un rischio su misura per ogni cliente che saprà quanto paga di assicurazione sulla sua Tesla in base al suo stile di guida. Ad oggi assicurare una Tesla ha portato in media un risparmio dal 3 al 5% in meno rispetto a un’auto equivalente. Ma la tecnologia che per molte compagnie è un fattore di rischio è alla base della richiesta avanzata alla State National Insurance Company. Il programma di Tesla è sfruttare i dati provenienti dalle auto per delineare un costo assicurazione della Tesla più equo. A spanne lo sconto assicurazione Tesla dovrebbe essere di circa il 20-30% con “un’assicurazione totale”, di cui però non si conoscono ancora i dettagli

LO SCONTO DELL’ASSICURAZIONE SOLO CON AUTOPILOT?

Quando le auto funzionano in modalità di guida autonoma il rischio di incidente e l’entità dei risarcimenti si riduce” avrebbe dichiarato la SNIC. Questo quindi lascia intendere che le auto equipaggiate con Autopilot avranno un costo di assicurazione diverso di quelle con Autopilot disabilitato. Ma bisogna considerare anche quanto Tesla abbia necessità di raggiungere una redditività sostenibile. E il settore assicurativo potrebbe rivelarsi un boomerang nel caso di risarcimenti insostenibili dall’azienda a meno di coinvolgere direttamente un’impresa di assicurazione ad hoc. Ma è legale che Tesla controlla i clienti mentre guidano? Visto che il caso Mercedes esploso in UK ha creato un precedente con le auto in leasing, Tesla ha chiarito che nessun dato del GPS o delle videocamere sarà utilizzato per definire il costo dell’assicurazione Tesla.

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Autopilot sotto indagine: le associazioni dei Consumatori contro Tesla

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa è guerra al Tesla Autopilot. Center for Auto Safety e Consumer Watchdog, due importanti associazioni dei consumatori, chiedono l’intervento della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles. Motivo del contendere la poca chiarezza sulle capacità e sui limiti della tecnologia Autopilot. Alla luce dei nuovi incidenti, spiegano le associazioni, è importante avviare una indagine sulla sicurezza della piattaforma Tesla che induce gli automobilisti in errore. Il problema starebbe nel fatto che il nome usato dal brand e le esternazioni del Ceo Elon Musk portano a credere che le auto siano a guida 100% autonoma. Le associazioni dei consumatori citano anche un recente studio dell’IIHS secondo il quale il 48% degli automobilisti si fida a tal punto di tecnologie come il Tesla Autopilot da staccare le mani dal volante. Vediamo allora tutti i dettagli su quella che si prospetta come una lunga battaglia legale.

LE ACCUSE

Consumer Watchdog e il Center for Auto Safety hanno chiesto l’intervento congiunto della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles per indagare sulle tecnologie Tesla. In particolare le informazioni fornite dal marchio circa la sua tecnologia Autopilot sarebbero pericolosamente fuorvianti e ingannevoli. Le associazioni dei consumatori avevano chiesto agli stessi organi, già un anno fa, una indagine in merito ma le autorità non si sono mosse. Nel frattempo un’altra persona è morta e altre sono rimaste ferite in incidenti che coinvolgerebbero l’Autopilot. Il Center for Auto Safety e Consumer Watchdog ritengono che Tesla violi la legge federale attribuendo alle sue auto in modo illegale caratteristiche che non hanno. Ecco che i consumatori sarebbero indotti a credere che i loro veicoli siano capaci provvisti di sistemi a guida 100% autonoma. Adam Scow, avvocato di Watchdog: “Tesla ha commercializzato irresponsabilmente la sua tecnologia come un potenziamento della sicurezza.”

POCA CHIAREZZA

A queste dichiarazioni fa eco Jason Levine, del Center for Automotive Safety: “Se la Federal Trade Commission e gli Stati non fermano queste rappresentazioni illegali, le conseguenze andranno a ricadere sulle loro spalle”. Secondo le associazioni dei consumatori l’uso del nome Autopilot continua a creare confusione tra gli automobilisti. Nel sostenere la loro azione legale viene citato un recente studio dell’IIHS. L’Istituto americano ha esaminato quanta consapevolezza ci sia tra i consumatori circa i sistemi avanzati di assistenza alla guida incluso l’Autopilot di Tesla. Secondo l’IIHS il suo nome Autopilot è associato dagli automobilisti all’idea erronea che durante il suo funzionamento il veicolo possa prendere da solo decisioni corrette sulla guida. In particolare, il 48% degli intervistati riteneva che fosse sicuro staccare le mani dal volante quando si utilizza il dispositivo di casa Tesla. Un dato molto superiore rispetto al 33% di fiducia incassato dagli ADAS delle altre case auto.

AZIONE LEGALE

A creare confusione attorno alle potenzialità del Tesla Autopilot ci sarebbero anche i media che descrivono questo pacchetto di sistemi di sicurezza attiva come “guida autonoma”. Consumer Watchdog e il Center for Automotive Safety puntano il dito contro lo stesso Elon Musk accusato di aver ingannato i consumatori. Per le associazioni c’è un filo rosso che lega tutti gli incidenti mortali avvenuti a bordo delle Tesla. In tutti i casi ci sarebbe stata una eccessiva dipendenza dai dispositivi di assistenza alla guida. La richiesta alle autorità Usa è quella di avviare indagini formali sulle pratiche illegali e ingannevoli di Tesla. L’obiettivo è quello che i consumatori abbiano informazioni accurate e comprendano i limiti dell’Autopilot utilizzando il loro veicolo in modo sicuro. Insomma una posizione netta che mira a prevenire ulteriori tragedie sulle strade americane.

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