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Coronavirus: regole e sanzioni per gli automobilisti nella Zona rossa

di Raffaele Dambra

Previsioni traffico estate 2019

Il Decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020 con le misure urgenti per contenere l’espandersi in Italia del Coronavirus, contiene anche alcune regole (e le relative sanzioni) per gli automobilisti che si muovono all’interno della cosiddetta Zona rossa, di cui fanno parte i 10 Comuni lombardi (Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia e Terranova dei Passerini, tutti nel lodigiano) e l’unico veneto (Vo’, in provincia di Padova) nei quali si sono sviluppati i due maggiori focolai del contagio. Regole che andrebbero ovviamente rispettate con estremo scrupolo, ma che invece alcuni residenti starebbero bellamente (e facilmente) aggirando, come riporta un articolo di Repubblica…

CORONAVIRUS: REGOLE E SANZIONI PREVISTE NEL DECRETO

Il decreto n. 6 del Governo ha imposto tra le altre cose il divieto di allontanamento dai Comuni della Zona rossa da parte di tutti gli individui comunque presenti negli stessi, nonché il divieto di accesso. In più ha disposto la sospensione dei viaggi di istruzione in Italia o all’estero organizzati dalle istituzioni scolastiche, la sospensione dei servizi di trasporto di merci e di persone, terrestre, ferroviario, nelle acque interne e pubblico locale, anche non di linea, con esclusione del trasporto di beni di prima necessità e deperibili. E infine la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal Comune o dall’area indicata. Pertanto, facendola breve, da questi 11 Comuni non si può né entrare e né uscire. Per i trasgressori, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, si applicano le disposizioni dell’art. 650 del codice penale, che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro.

AUTOMOBILISTI DELLA ZONA ROSSA AGGIRANO LE MISURE RESTRITTIVE

Peccato però che, come spesso accade, in Italia valga la regole del ‘fatta la legge, trovato l’inganno’. A Codogno, Casalpusterlengo e in tutti gli altri Comuni interessati, le principali strade che consentono l’uscita e l’accesso sono presidiate dalle Forze dell’ordine. Ma, come riporta il sito di Repubblica, numerosi automobilisti stanno violando il blocco percorrendo stradine secondarie di campagna che permettono di raggiungere i paesi limitrofi al di fuori della Zona rossa, e che non sono soggette ad alcun controllo. “Tra cascine e campagna, le vie di fuga non si contano”, si legge infatti su Repubblica, “Guidando tra i campi si raggiungono e si lasciano senza problemi Castiglione d’Adda, Codogno e Casalpusterlengo. I posti di blocco effettivamente in funzione sono solo 15 sui 42 accessi principali all’area”. Insomma, bene ma non benissimo. Ovviamente, pur comprendendo gli estremi disagi a cui sono sottoposti i residenti nei Comuni interessati, invitiamo tutti a rispettare le disposizioni del decreto. Anche per non incorrere nelle sanzioni previste.

CORONAVIRUS: NORME PER GLI AUTOMOBILISTI

Da notare che il decreto del Governo non vieta la libera circolazione di veicoli privati all’interno della Zona rossa, con riferimento a coloro che sono già all’interno. Così come al momento non sono previste particolari limitazioni per gli automobilisti delle Zone gialle, ovvero le altre zone d’Italia in cui sono stati accertati casi di positività al Covid-19. Inutile sottolineare che la situazione potrebbe cambiare radicalmente, in un senso o nell’altro, in base all’evolversi del contagio. Naturalmente tutti gli automobilisti sono invitati a seguire il ‘decalogo’ diffuso dal Ministero della Salute per prevenire il contagio da Coronavirus (cliccare sull’immagine per visualizzarlo in formato più grande):

NUMERI VERDI REGIONALI DA CHIAMARE IN CASO DI NECESSITÀ

Chiudiamo riportando i numeri verdi regionali dedicati alle popolazioni dei territori dove si sono verificati i focolai di Coronavirus. Ricordando che per tutti sono anche attivi i numeri nazionali 112 e 1500.
Lombardia: 800 89 45 45 (riservato ai cittadini che risiedono nei 10 Comuni lombardi della Zona rossa che accusano sintomi influenzali);
Piemonte: 800 333 444 (per richieste di chiarimenti o per ricevere segnalazioni di cittadini che riscontrano sintomi influenzali o problemi respiratori);
Veneto: 800 46 23 40 (per le persone che temono di essere entrate in contatto con soggetti infetti ma che non hanno alcun sintomo; o che presentano sintomi lievi come febbre e/o tosse senza difficoltà respiratoria);
Emilia Romagna: 800 033 033 (per le persone che vogliono informazioni e indicazioni sul comportamento da tenere in presenza di sintomi sospetti);
Toscana: 055.5454777 (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli), 050.954444 (Pisa, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Viareggio), 800.579579 (Arezzo, Grosseto, Siena). Questi numeri delle ASL locali sono riservati ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19. E alle persone che negli ultimi 14 giorni sono rientrate in Italia dopo aver soggiornato nelle aree della Cina interessate all’epidemia; o da zone sottoposte a quarantena in Lombardia e in Veneto.
Alto-Adige: 800 75 17 51 (per chi ha febbre o tosse ed è tornato dalla Cina da meno di 14 giorni);
Lazio: numero verde 800 118 800.

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Leasing auto e noleggio a lungo termine: un flop per le Case auto

di Donato D'Ambrosi

Il Leasing auto non fa per i Costruttori di veicoli, a dirlo è un’analisi statunitense sull’andamento del noleggio a lungo termine offerto dai canali ufficiali delle Case auto. Un resoconto che rivela perché il leasing auto ufficiale è sempre meno accattivante, mentre è un business fiorente per gli operatori specializzati nel noleggio auto a lungo termine.

IL COSTO TRA UN’AUTO IN ABBONAMENTO E IL LEASING AUTO

Scegliere se comprare un’auto nuova o prendere un’auto con il noleggio a lungo termine, è una valutazione  che si fa tirando le somme tra costi, valore e benefici. Ma l’equazione sembra non funzionare negli USA secondo un’analisi di JD Power riportata da Ward’sAuto. Ford e Cadillac avrebbero già ridimensionato i servizi di leasing. Mentre prendere un’auto a noleggio direttamente dalle Case auto appare svantaggioso agli occhi dei clienti. Secondo i dati del report il canone dell’abbonamento Volvo Care parte da 700 dollari al mese (450 euro in Italia ma con la XC40). Prendere la stessa auto in leasing costerebbe 399 dollari o anche meno. Lo stesso vale per gli abbonamenti BMW Access e Daimler Collection: circa 1000 dollari a fronte di un canone di leasing medio di 420-320 dollari.

COMPRARE UN’AUTO DI PROPRIETA’ O NOLEGGIARLA

A quanto pare la strategia di proporre il leasing auto ufficiale credendo che l’auto non sia più un retaggio culturale legato all’indipendenza e al benessere è stato un errore di valutazione. Secondo JD Power i nuovi patentati dell’ultimo decennio, la generazione Y, è ancora fortemente legata a costumi e modelli della generazione precedente. Lo stesso vale per la scelta e l’uso dell’auto nuova piuttosto che delle forme di mobilità alternative. L’auto nuova di proprietà, per il suo autentico significato quindi è poco compatibile al modello USA.

NOLEGGIARE UN’AUTO A LUNGO TERMINE O CAMBIARLA SPESSO, GLI EFFETTI ALLA GUIDA

C’è poi un’altra importante criticità legata al rapporto tra il consumatore e l’auto. Qualcosa che percepiamo ogni volta quando si sale su un’auto per la prima volta: capire dove sono pulsanti e manopole durante la guida. “La memoria muscolare associata alla ricerca di una qualsiasi delle dozzine di controlli per impostare la temperatura, riprodurre musica e regolare le impostazioni del sedile e degli specchietti va ben oltre il nostro comfort: migliora la sicurezza dei consumatori e la sicurezza sulla strada.” E su queste valutazioni molto spesso i consumatori sono più inclini ad acquistare o noleggiare un’auto dello stesso modello o della stessa marca.

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Auto più affidabili 2020: giapponesi al top, Tesla ed FCA ultime

di Donato D'Ambrosi

riparazione-e-manutenzione-dei veicoli

Le auto più affidabili del 2020 secondo un’indagine sono giapponesi, in testa alla Classifica Europa 2020 di 38 Marche sull’affidabilità e i costi di manutenzione auto. Se ti stai chiedendo qual è l’auto più affidabile del 2020 da poter comprare, 43 mila consumatori in Europa hanno dato un punteggio sulla soddisfazione dell’auto, la manutenzione e riparazione dei guasti. E in questo Tesla, Land Rover, Lancia e Fiat non vantano un ottimo riconoscimento tra le Case auto più affidabili. Ecco cosa si rompe di più sulle auto vendute in Europa.

L’INDAGINE SULL’AFFIDABILITÀ DELLE AUTO IN EUROPA 2020

Forse non molti comprano l’auto nuova chiedendosi quanti difetti ha, con quale frequenza va riparata o quanto costa la manutenzione. L’indagine di Altroconsumo, assieme ad altre associazioni per i diritti dei consumatori in Francia, Belgio, Spagna e Portogallo ha risposto proprio a queste domande. L’indagine sulle auto più affidabili del 2020 ha coinvolto 43 automobilisti in Europa, di cui 13 mila solo in Italia. A questi è stato chiesto quante volte l’auto è tornata in officina e quanto è costato il tagliando di manutenzione. Il L’affidabilità delle auto è stata valutata incrociando l’età, il numero di chilometri percorsi e i guasti lamentati dal proprietario, differenziati in base alla gravità.

LA CLASSIFICA DELLE AUTO PIU’ AFFIDABILI 2020 E I PROBLEMI PIU’ FREQUENTI

Tra le Case auto più affidabili del 2020, il punteggio più alto in classifica va a Lexus, subito seguita da Porsche, che ha un punteggio più alto di soddisfazione clienti. La classifica sull’affidabilità e la soddisfazione in Europa, assegna alle Case auto migliori un punteggio di almeno 91 e 81, rispettivamente. Nelle ultime posizioni ci sono Tesla, afflitta da numerosi difetti anche negli USA, Fiat, Lancia e Land Rover, sebbene a distanza di pochi punti dalle Case auto migliori 2020. I guasti più frequenti alle auto in Europa sono di natura elettrica all’impianto (maggiori per Alfa Romeo, Citroen, Fiat, Lancia, Opel, Renault, Seat e Chevrolet). Il problema meccanico più diffuso invece riguarda i freni (Citroen, Fiat, Lancia, Opel e Volvo). Le avarie elettroniche sul funzionamento del motore sono al terzo posto per frequenza (di più per le auto Alfa Romeo, Chevrolet, Opel e Seat). Clicca sulle immagini qui sotto per vedere i risultati dell’indagine a tutta larghezza.

COSTI MANUTENZIONE DELLE AUTO PIU’ AFFIDABILI 2020

L’indagine sulle auto più affidabili del 2020 ha messo in primo piano anche la soddisfazione dei consumatori sul servizio ricevuto e sui costi di manutenzione. Come è emerso anche dall’indagine di SicurAUTO.it sui costi di manutenzione delle auto ibride ed elettriche, le auto ibride sono spesso più convenienti delle equivalenti a benzina. Un vantaggio che sul costo medio annuale di manutenzione rilevato dall’indagine vede Toyota (230 euro), davanti a Suzuki (240 euro) e Dacia (250 euro). Ultima anche nella valutazione sul costo medio della manutenzione auto è Land Rover, con 550 euro, dietro Volvo (400 euro) e Audi (450 euro).

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Coronavirus: le Case auto che rischiano il tracollo in Cina

di Donato D'Ambrosi

Il Coronavirus in Cina sta diventando un’emergenza finanziaria per le Case auto che hanno investito miliardi negli stabilimenti produttivi. L’emergenza sanitaria Coronavirus ha influenzato sia il mercato locale che estero e anche in Europa i Costruttori auto si trovano a fronteggiare i rischi di un blocco totale della produzione di veicoli. Ecco quali sono i rischi reali del Coronavirus oltre i confini europei e le Case auto che, secondo le stime, bruceranno miliardi di dollari a causa dell’emergenza sanitaria in Cina.

1 AUTO SU 10 NEL 2019 E’ STATA PRODOTTA NELL’EPICENTRO DEL CORONAVIRUS

Secondo quanto riportano i media internazionali, il Coronavirus avrà effetti importanti anche sulla stabilità del mercato auto, lo riporta la CNN, sulle dichiarazioni delle maggiori Case auto con stabilimenti produttivi in Cina. Circa il 9% della produzione di veicoli in Cina (2,2 milioni di veicoli nel 2019) è collocata nella provincia di Hubei, dove è stato localizzato (a Wuhan) l’epicentro della manifestazione del Coronavirus. I rischi di un tracollo finanziario in Cina sono ancora più allarmanti se si considera il calo delle vendite di auto elettriche e ibride dopo la scadenza degli incentivi statali in Cina. La Cina è infatti il più grande produttore mondiale di auto dove i Costruttori hanno piantato le tende da oltre 10 anni. È chiaro che a rimetterci di più saranno i Costruttori auto che hanno accordi con produttori locali e su ordine del Governo cinese hanno fermato le linee di assemblaggio.

PERCHE’ LE CASE AUTO RISCHIANO A CAUSA DEL CORONAVIRUS

Con il passare dei giorni lo stop alla produzione in Cina inizia ad allarmare anche le Case auto che hanno solo accordi di fornitura di componenti dalla Cina. Tra i Costruttori auto che fanno i conti con il Coronavirus il rischio è maggiore per Honda, Daimler, Volkswagen, General Motors, Hyundai, PSA e Renault. Secondo Standard &Poor’s l’emergenza si protrarrà ben oltre l’allerta Coronavirus, poiché – come sta accadendo in Italia – i consumatori saranno tutt’altro che invogliati a recarsi nelle concessionarie e comprare un’auto nuova. L’industria auto cinese dovrà mettere in conto tagli alla produzione del 15% nel primo trimestre 2020. Tutte o quasi le Case auto che producono in Cina potrebbero pagare gli effetti del Coronavirus in dipendenza dei precedenti bilanci non esaltanti in Cina, dello stop alle numerose fabbriche o della carenza di parti per altri impianti.

VOLKSWAGEN IN CINA, FCA IN EUROPA ALLE PRESE CON IL CORONAVIRUS

Una proiezione di S&P dice che Volkswagen potrebbe vedere volatilizzarsi 3,3 miliardi di dollari in dividendi dalle controllate cinesi. In Cina Volkswagen ha oltre 20 stabilimenti e produce il 40% delle auto vendute, oltre alla produzione di parti destinate ad altri stabilimenti. La strategia attuale delle Case auto fuori dalla Cina è osservare l’evoluzione e il contenimento del Coronavirus. Mike Manley, AD FCA ha dichiarato che “Se la situazione continua a peggiorare ci potrebbe essere il rischio di dovere fermare uno stabilimento in Europa nelle prossime due-quattro settimane“.

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Case auto: chi investe di più in ricerca e sviluppo?

di Donato D'Ambrosi

Gli investimenti delle Case auto in ricerca e sviluppo sono aumentati del 91% negli ultimi 10 anni, a causa soprattutto delle normative antinquinamento sempre più severe. Secondo una ricerca pubblicata dalla Commissione europea le aziende automotive hanno speso ben 123 miliardi di euro nell’innovazione. Ecco quanto spendono le Case auto in R&D e quali sono le aziende automotive più innovative.

LA CLASSIFICA DELLE CASE AUTO IN RICERCA E SVILUPPO

Nell’ambito di un’indagine di Joint Research la Commissione europea pubblica la classifica delle Case auto che hanno investito di più in Ricerca e Sviluppo. Tra le prime 2500 aziende al mondo che hanno impiegato più risorse nello sviluppo di nuove tecnologie automotive, il Gruppo Volkswagen è al primo posto. Nel 2019 Volkswagen ha investito 13,6 miliardi di euro in R&D, il 3,8% in più rispetto al 2018. Volkswagen Group è seguita da Daimler (9 miliardi), Toyota (8,2 miliardi), Ford (7,2 miliardi) e Bmw (6,9 miliardi). All’interno delle alleanze, Nissan ha investito 4,1 miliardi di euro rispetto a Renault (3,5 miliardi) nell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Nel Gruppo più attuale in vista della fusione con FCA, PSA ha fatto registrare il maggiore aumento di budget investito in R&D (+25% circa).

LE CASE AUTO PIU’ INNOVATIVE PER NUMERO DI BREVETTI NEL 2019

Se si considera la quota di investimenti in rapporto al fatturato però BMW è la Casa auto più impegnata (7,1%) secondo il Quadro di valutazione R&D dell’UE. Seguire invece ci sono per Volkswagen (5,8%), Daimler (5,4%), General Motors e Honda (5,3%), Ford (5,1%). Nel confronto sul numero di brevetti depositati dalle Case auto più innovative del 2019, Toyota è nettamente in testa, con 2344 registrazioni. Al secondo posto c’è il Gruppo Hyundai-Kia con 1.767 brevetti, poi GM (941), Bosch (912), Volkswagen (726), Honda (538), Denso (502) e Nissan (456).

RICERCA E SVILUPPO DEI PRODUTTORI DI COMPONENTISTICA

Dall’indagine della Commissione europea sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo emerge anche quanto a dispetto dei Costruttori, i Produttori di componentistica automotive siano altrettanto impegnati nell’innovazione. Bosch in cima alla classifica dei fornitori di componentistica automotive ha investito 6,1 miliardi di euro nel 2019 (7,9% del fatturato 2019 e +4,3% sul 2018). Al secondo posto c’è Denso per investimenti in R&D (3,9 miliardi) sebbene con una quota maggiore (9,3%) sul fatturato. Infine c’è Continental tra le aziende automotive che hanno investito di più in Ricerca e Sviluppo nel 2019: 3,3 miliardi di euro, pari al 7,6% del fatturato 2019.

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Le migliori Case che sanno vendere meglio le auto nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Mentre il mercato dell’e-commerce va a gonfie vele, vendere auto online è forse tra i lavori più difficili che possano esistere. Solo poche Case auto infatti riescono a trovare la soddisfazione del cliente ancora prima che arrivi in concessionaria. L’indagine USA di JD Power Sales Satisfaction Index 2019, ha infatti svelato cosa spinge i clienti ad acquistare in concessionaria. Quali sono i fattori più importanti nell’acquisto di un’auto e quali le Marche più abili nel procacciarsi clienti tramite il sito web e nelle concessionarie.

IL CONTATTO UMANO PESA MOLTO NELL’ACQUISTO DELL’AUTO NUOVA

JD Power ha interpellato oltre 28 mila consumatori USA chiedendogli com’è stata l’esperienza con l’acquisto dell’auto nuova e perché, fin dalle prime ricerche sul sito web della Casa. Il risultato sorprendente dimostra che nel 90% l’acquisto dell’auto nuova si concretizza in concessionaria, con differenze tra le Marche premium e quelle di massa. Un fattore chiave nella soddisfazione dei clienti è proprio la completezza del sito web della Casa e dei configuratori. E’ qui che si accende la scintilla dei potenziali clienti, sebbene poi dall’ordine alla consegna, le Case acquistano punti in base alla completezza dei servizi offerti. La tecnologia utilizzata dai dipendenti, la consegna a casa e il contatto diretto via SMS sono i capisaldi di una potenziale vendita.

CHI VENDE MEGLIO AUTO PREMIUM

Tra le Case auto premium con il miglior punteggio c’è Porsche per la quarta volta consecutiva, seguita da Mercedes-Benz e Infiniti. L’Alfa Romeo sebbene al 7 posto non è poi così lontana per punteggio rispetto alla testa e appena sotto la media del livello di soddisfazione dei consumatori. I clienti che acquistano un’auto nuova gradiscono la consegna a casa o in ufficio. Tuttavia spesso questo penalizza il livello di gradimento del processo di consegna tra casa e concessionaria. In concessionaria infatti c’è la maggiore probabilità di ottenere spiegazioni chiare sui sistemi dell’auto (82%). Mentre quando l’auto viene consegnata all’esterno la percentuale scende al 69%. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza la classifica delle Case auto.

CHI VENDE MEGLIO AUTO DI MASSA

Tra i brand più bravi nel processo di vendita delle auto di massa, Buick (General Motors) è in testa, seguita da GMC e da Mini. A prescindere dalla dotazione dell’auto, è anche il livello tecnologico (tablet, schermi touch screen e device portatili, ecc.) degli addetti alle vendite ad assumere un peso rilevante. Più di un terzo degli acquirenti (36% del lusso e 39% del mercato di massa) indica che il proprio rivenditore non ha utilizzato alcun tipo di dispositivo tecnologico. Assistere il cliente durante l’acquisto con un dispositivo tecnologico vale in media più punti (54) degli altri fattori chiave considerati.

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Automobilisti senza cintura: una multa ogni cinque minuti

di Raffaele Dambra

Automobilisti senza cintura multa

Abbiamo contato almeno 5 buoni motivi per indossare sempre le cinture di sicurezza (anche posteriori), ma gli automobilisti italiani evidentemente la pensano in un’altra maniera, se è vero com’è vero che nel nostro Paese ogni 4,7 minuti viene comminata una multa per il mancato utilizzo delle cinture. E purtroppo la media, elaborata su dati forniti da Polizia e Carabinieri, continua a peggiorare. Nei primi nove mesi del 2019 gli automobilisti sanzionati per questa violazione sono aumentati del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

AUTOMOBILISTI SENZA CINTURA: PIÙ DI 80 MILA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2019

In particolare da gennaio a settembre 2019 sono stati multate 82.840 persone senza cinture di sicurezza. In termini assoluti si tratta della seconda infrazione più commessa dagli automobilisti italiani, superata soltanto dall’eccesso di velocità (525.497 sanzioni, +32,3%). Con la differenza, però, che il superamento dei limiti di velocità è molto più facile da rilevare, grazie ai dispositivi elettronici a distanza come autovelox e tutor, mentre la verifica delle cinture richiede necessariamente il controllo umano. Facile, quindi, che il numero dei trasgressori sia ben più alto.

IN AUTO SENZA CINTURE DI SICUREZZA: LE SANZIONI PREVISTE

Ricordiamo che secondo l’articolo 172 del Codice della Stradail conducente ed i passeggeri dei veicoli […] muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”, e chi non ne fa uso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 a 323 euro” (più la decurtazione di 5 punti dalla patente, sanzione aggravata in caso di recidiva nel biennio successivo alla prima infrazione). Inoltre il conducente risponde del mancato utilizzo della cintura da parte del passeggero minore di età. Ma solo se a bordo non è presente chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Mentre dell’eventuale violazione del passeggero maggiorenne ne risponde personalmente quest’ultimo. Inutile precisare che le cinture vanno correttamente allacciate anche sui sedili posteriori.

L’IMPORTANZA DI INDOSSARE LE CINTURE DI SICUREZZA

Oltre all’aspetto economico (non è mai piacevole prendere una multa), indossare le cinture di sicurezza è fondamentale per mitigare le conseguenze di un sinistro stradale. Anche a velocità non particolarmente sostenuta. Le statistiche dicono infatti che nel corso degli anni – le cinture come le conosciamo oggi, quelle a tre punti, sono state inventate nel ‘59 dalla Volvo – i dispositivi di ritenuta hanno salvato il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Percentuale che può salire al 50% se le cinture sono dotate di pretensionatore (come su tutte le auto nuove da diversi anni) e con la contemporanea presenza degli airbag.

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Bollo auto non pagato: le cartelle si possono annullare fino a 1000 euro

di Donato D'Ambrosi

Bollo auto condono

Si possono condonare cartelle esattoriali per bollo auto non pagato o addirittura annullarle? La risposta è si ma solo in base all’anno di accertamento del mancato pagamento del bollo e della notifica. Lo stabilisce una sentenza della Commissione tributaria allargando la cosiddetta Pace fiscale, cioè il condono delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro, anche al bollo auto non pagato. Ecco cosa fare o non fare per annullare i debiti per bollo auto non pagato.

LA TASSA AUTO COME TUTTI I DEBITI FINO A 1000 EURO

Il debito del bollo auto non pagato per diversi anni, poi richiesto dal creditore (la Regione) con una cartella esattoriale, si può annullare. Il caso nasce da un contenzioso tra la Regione Marche e un automobilista che ha portato alla pronunciata sentenza della Commissione tributaria. La decisione della Corte si fonda sulla natura del debito e del creditore che non esclude le cartelle esattoriali sulla tassa automobilistica non pagata. In prima battuta la Regione aveva anche fatto ricorso basato sull’illegittimità del decreto legge 119/2018.

ANNULLAMENTO MANCATO PAGAMENTO DEL BOLLO

La sentenza n.692 del 16 settembre della Commissione tributaria regionale delle Marche sull’ esazione del bollo auto non pagato è molto simile a quanto stabilito dalla Cassazione su una cartella esattoriale per Canone TV. Si basa sull’articolo 4 della cosiddetta Pace fiscale per debiti fino a 1000 euro affidati agli agenti di riscossione da gennaio 2000 a dicembre 2010. L’estinzione dei singoli carichi debitori va estesa quindi in generale anche ai debiti per bollo auto non pagato iscritti a ruolo fino all’importo previsto dalla legge, come riporta Il Sole 24 Ore.

COSA DEVE FARE L’AUTOMOBILISTA PER ESTINGUERE IL DEBITO BOLLO

Un ulteriore dettaglio che costituisce un precedente deriva dall’estinzione automatica del credito vantato dalla Regione sul bollo auto non pagato. Il fatto che l’automobilista non si sia costituito in giudizio contro il ricorso, non esclude l’applicazione dell’estinzione del debito per mancato pagamento della tassa auto. Quindi l’estinzione del debito avviene d’ufficio. Bisogna anche considerare che, essendo il bollo auto una tassa regionale, il conflitto tra Stato e Regione prospetta contenziosi a macchia di leopardo.

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Metano più pericoloso della CO2? Uno studio spiega perché

di Nicodemo Angì

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Il Metano potrebbe essere più dannoso per l’ambiente della CO2 perché è un gas serra più “efficace” e uno studio ne smonta la sostenibilità. È il componente principale del gas naturale, chiamato così in contrapposizione al GPL ottenuto dal petrolio, ma il Metano non sembra molto ecologico. Un nuovo studio dell’ente indipendente Energy Watch Group evidenza infatti che passare al gas naturale per produrre energia potrebbe aumentare l’effetto serra del 40%. Questo risultato dà un duro colpo all’idea che il gas naturale possa proteggere il clima dato che il Metano è più pericoloso della CO2.

METANO PIÙ PERICOLOSO DELLA CO2?

Energy Watch Group ha calcolato l’impatto sul clima di una sostituzione di petrolio e carbone con il Metano, deducendo che l’effetto serra ne risulterebbe amplificato. Ma come mai il Metano è più dannoso della CO2? Il Metano che brucia emette meno CO2 rispetto a carbone, petrolio e derivati ma il suo effetto serra vanifica le sue minori emissioni di anidride carbonica. Se si usasse solo Metano negli impieghi diretti del gas, nella produzione dell’elettricità e del riscaldamento l’effetto serra aumenterebbe rispetto ad oggi. Le automobili elettriche, nonostante la batteria, emettono poca CO2 nel lifecycle ma se l’elettricità che usano è prodotta con il Metano questo vantaggio rischia di vanificarsi. Il problema non è la combustione, piuttosto pulita, ma il fatto che il Metano incombusto è un gas serra più potente della CO2. Se il suo impiego aumentasse se ne libererebbe di più in atmosfera durante il trasporto, i rifornimenti e così via. In ogni caso chi compra un’auto a gas va incontro a diversi vantaggi e anche a qualche svantaggio.

UN GAS SERRA SUBDOLO

L’Energy Watch Group tedesco lancia l’allarme: il governo federale considera il Metano come un elemento di protezione del clima, una tecnologia-ponte verso la decarbonizzazione. Il presidente dell’Ente, Hans-Josef Fell, ha ricordato gli incentivi che potrebbero essere erogati a chi elimina un impianto di riscaldamento a gasolio. La sua idea è che ”ci dovrebbero essere incentivi anche per chi elimina gli impianti a gas e a carbone“. Gli autori dello studio pensano che occorra abolire immediatamente tutti i sussidi per i combustibili fossili, dirottando i fondi verso energie rinnovabili a emissioni zero. L’attuale rete dei metanodotti dovrebbe essere usata per il biogas e l’idrogeno, che bruciando produce soltanto vapore acqueo. L’associazione ecologista FÖS ha scoperto poi che i sussidi tedeschi per il gas naturale sono stati di ben 1,4 miliardi di euro nel 2017.

NON AGEVOLARE I COMBUSTIBILI FOSSILI

La riduzione dei sussidi per il gasolio, rientrata perché colpiva anche settori produttivi, faceva parte della bozza di decreto che dava 2000 euro per la rottamazione. Ovviamente il Metano non è il solo gas serra più dannoso della CO2: c’è il protossido d’Azoto N2O, Il tetrafluorometano CF4 e il refrigerante R-152a. Questi composti hanno effetti climalteranti a medio e lungo termine così pronunciati che usare la CO2 per i climatizzatori produce meno effetto serra.

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Auto storiche: bollo ridotto del 50%, il Veneto amplia la platea dei beneficiari

di Raffaele Dambra

Auto storiche bollo ridotto

Buone notizie per gli appassionati veneti di auto storiche: bollo ridotto del 50% non solo per i proprietari dei veicoli con immatricolazione tra i 20 e i 29 anni fa che ne hanno registrato la certificazione di storicità entro la scadenza, prevista il 31 gennaio di quest’anno. Ma anche per coloro che hanno assolto agli obblighi necessari per ottenerla entro il successivo 2 marzo. Lo ha deciso la Giunta Regionale del Veneto, recependo le nuove direttive del MEF in cui vengono riconsiderati i termini di registrazione delle auto storiche ai fini della riduzione del 50% della specifica tassa automobilistica.

AUTO STORICHE, BOLLO RIDOTTO IN VENETO: LA DECISIONE DELLA GIUNTA

“Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con l’ultima Legge di Bilancio ha finalmente dato segni di apertura in materia”, ha spiegato Gianluca Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, “dando una risposta alle richieste delle Regioni che chiedevano uniformità di interpretazioni su tutto il territorio”. Come ricorderete il Governo ha ripristinato, sebbene solo per il 50%, la riduzione del bollo per tutti i veicoli riconosciuti di interesse storico e collezionistico. Tuttavia per l’accesso al beneficio prevede nuovi requisiti mai richiesti in passato, che hanno messo un po’ in difficoltà sia i contribuenti che gli uffici della Motorizzazione Civile e degli altri enti interessati. Col risultato che per far fronte alle richieste di centinaia di aventi diritto, molti non hanno potuto rispettare la scadenza fissata al 31 gennaio 2019. Un disguido a cui il Veneto ha voluto prontamente porre rimedio.

VENETO: BOLLO RIDOTTO DEL 50% ANCHE PER I RITARDATARI

“Noi abbiamo subito recepito le indicazioni per restituire ai proprietari interessati un po’ di respiro fiscale”, ha precisato infatti Forcolin, “E adesso ci siamo anche adeguati alle linee guida del MEF che hanno riconosciuto la necessità di tempi maggiori per assolvere gli obblighi di registrazione della storicità nella carta di circolazione, estendendo il termine di 60 giorni oltre la prima scadenza del 31 gennaio”. Ciò significa che i proprietari di auto storiche che risultano aver assolto, entro 60 giorni dalla novità legislativa (quindi entro il 2 marzo), agli adempimenti per ottenere la documentazione prescritta, possono ottenere la riduzione sul bollo per l’anno di imposta 2019 anche se non sono stati in grado di ottenerla nei tempi della data prevista originariamente.

BOLLO AUTO STORICHE IN VENETO: PREVISTO ANCHE UN RIMBORSO

Ma non solo. La delibera della Giunta Regionale prevede anche che coloro che hanno già pagato per intero l’imposta riferita all’anno in corso, pur avendo ottenuto la registrazione di storicità sul libretto di circolazione del proprio veicolo prima del 2 marzo, possono richiedere il rimborso della parte eccedente o la compensazione con un altro anno di pagamento alla Direzione Finanza e Tributi della Regione Veneto.

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Piccoli incidenti: 1 automobilista su 6 scappa se non c’è il proprietario

di Donato D'Ambrosi

A chi non è mai capitato di tamponare un’auto parcheggiata abbastanza da fare un piccolo danno e poi guardarsi intorno? Il più delle volte ci si ferma a vedere il misfatto, molte altre per lasciare al proprietario i dati ed essere ricontattati. Ma secondo un’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it una schiera di 1,3 milioni di automobilisti scappa senza lasciare traccia. Gli uomini sono statisticamente 3 volte più portati a dileguarsi rispetto alle donne.

SOLO L’8,5% DELLE DONNE SCAPPA DOPO UN DANNO

Il malcostume – si legge nell’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione adulta con età compresa tra i 18 ed i 74 anni – sembra essere un comportamento prevalentemente maschile. A “scappare” cercando di farla franca sono soprattutto gli uomini (tra di loro lo ha fatto il 21,3%), mentre le donne si dimostrano notevolmente più oneste e, nel campione femminile, appena l’8,5% di chi ha fatto un danno se ne va senza lasciare al danneggiato i dati per essere ricontattata.

L’ETA’ RENDE GLI AUTOMOBILISTI PIU’ ONESTI

Considerando invece le fasce d’età, la maggior percentuale di “furbetti” (31%) si incontra in quella fra i 25 ed i 34 anni. Di contro, gli automobilisti più corretti sembrano essere coloro che hanno tra i 65 ed i 74 anni; fra loro si dà alla fuga solo l’8,8% degli intervistati che dichiarano di avere danneggiato un veicolo in assenza del proprietario.

AL SUD SI SCAPPA VIA FACILMENTE

A livello geografico, le aree dove si sono registrate le percentuali maggiori di automobilisti che, in questa situazione, hanno ingranato la prima e se ne sono andati via di corsa sono il Centro ed il Meridione. In Centro Italia hanno dichiarato di averlo fatto il 18,8% del campione; appena meno (18,5%) al Sud e nelle Isole.

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Tasse auto in Europa: la Germania è il Paese più caro

di Donato D'Ambrosi

Le tasse auto sono uno dei motivi principali che spingono spesso gli automobilisti a targare l’auto in un altro Paese per beneficiare di costi minori. Ormai l’esterovestizione delle targhe è vietata in Italia, ma è curioso scoprire da un report dell’ACEA (l’Associazione europea dei Costruttori di Auto) quali sono i Paesi con i costi auto più alti e dove si pagano più tasse per possedere e guidare un’auto. In Europa la Germania è in testa ai 15 maggiori Paesi. Ecco dove e perché si pagano più tasse auto.

LE IMPOSTE PIU’ ALTE SUI DERIVATI DEL PETROLIO

In Europa (tra i 15 maggiori Paesi) l’automobile muove introiti fiscali pari a una spesa di 428 miliardi di euro l’anno. Un dato in aumento del 3,5% rispetto a quanto rilevato nel 2018 che rappresenta più di due volte e mezzo il bilancio totale dell’UE. Guardando nel dettaglio quali sono i costi maggiori si scopre che le tasse su carburante e lubrificanti sono la voce più influente per quasi tutti i Paesi. Fa eccezione solo il Portogallo, dove le imposte per l’acquisto dei veicoli nuovi sono superiori (4,2 miliardi spesi contro 3,6 miliardi di euro in tasse per carburante e lubrificanti).

L’IVA E LE TASSE SULLE AUTO NUOVE IN GERMANIA

L’imposta sull’acquisto di un’auto nuova diventa più rilevante in Germania (30,3 miliardi di euro) dove si paga anche di più per le aliquote fiscali di lubrificanti e carburanti (42,8 miliardi di euro). E’ il motivo per cui l’importazione di auto usate dalla Germania frutta interessanti profitti a chi sa muoversi bene sul mercato di seconda mano. Dopo la Germania c’è la Francia, dove però le imposte per l’acquisto di un’auto nuova sono circa la metà (17,8 miliardi di euro). L’Italia è al terzo posto tra i Paesi dove le imposte sulla spesa di lubrificanti e carburanti sono maggiori (35,9 miliardi) e circa la metà rispetto all’acquisto di un’auto nuova (18,3 miliardi di euro).

I PAESI DOVE SI SPENDE DI PIU’ PER LE IMPOSTE AUTO

Sommando tutte le voci di costo (IVA, tassa di iscrizione, tassa di circolazione, imposta sul carburante e altre spese fisse) la Germania si conferma il Paese più tassato (92 miliardi di euro nel 2017). Poi c’è la Francia (79 miliardi di euro nel 2017) e l’Italia (74,4 miliardi di euro nel 2017). A seguire poi con un divario sproporzionato c’è il Regno Unito (56,3 miliardi di euro), la Spagna (28,1 miliardi di euro) e il Lussemburgo (20,3 miliardi di euro). Nella tabella in alto ci sono poi tutti i Paesi in cui si le imposte sull’auto sono al di sotto di 20 miliardi di euro l’anno dove si possono consultare anche le voci separate Paese per Paese.

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Estate 2019: il 57% degli italiani farà le vacanze in auto

di Donato D'Ambrosi

Gli italiani sono tra gli automobilisti più oppressi dal traffico eppure non rinunciano all’auto per passarci le vacanze. È quanto emerge da un sondaggio sull’estate 2019 tra gli italiani che partiranno per le vacanze: il 57,3% degli italiani userà l’auto per andare in vacanza. Ecco le mete più gettonate in programma o desiderate gli italiani per l’estate 2019.

PARTENZA INTELLIGENTE MA SENZA STRESS

Gli italiani non vogliono slegarsi dalle tradizioni, anche se il campione intervistato da un noto portale di compravendita auto non sembra così rappresentativo. Tra i 500 automobilisti che hanno parlato delle vacanze 2019, il 57% viaggerà in auto e per il 59% la partenza intelligente resta una valida strategia. Partire presto quindi ma non prima dell’alba e poi solo il 53,3% la utilizzerà per più giorni consecutivi. Tra quelli che hanno già programmato online la vacanza, il 17,8% lo ha fatto per noleggiare un’auto. Gli italiani che hanno già deciso dove andare, propende in oltre il 60% dei casi per il mare e dalle location preferite si capisce perché.

IN VIAGGIO NON DIVIDONO IL VOLANTE

Solo il 27% degli intervistati vorrebbe il cambio alla guida, contro il 62,4% che preferisce restare al volante per tutto il viaggio. Un’abitudine che non aiuta sicuramente ad affrontare il viaggio in relax e al massimo della sicurezza se non si fanno frequenti soste e la meta è lontana. A tal proposito il sondaggio rivela che il 21,8% del campione programma una sosta ogni due ore (bravi!), il 25,9% ogni tre e solo il 22% valuta di non fermarsi mai. Attenzione poiché uno studio rivela che guidare stanchi equivale a mettersi al volante ubriachi.

QUANTO SPENDEREBBERO E DOVE

Il 34% degli intervistati percorrerà meno di 500 Km e i costi per benzina, gas o diesel saranno compresi tra i 50 e i 150 euro per almeno il 39,1%. Il 31,3% passerà le vacanze in Hotel o in un B&B e il 26% spenderà tra i 500 e i 1000 euro per tutte le vacanze estive 2019. Il 65,8% è a favore della vacanza on the road; tra le mete più desiderate la Route66 negli USA (un intramontabile desiderio per il 27,4%), la Costiera Amalfitana in Campania (13,6%) e le Colline Senesi (12,6%). Ecco le 10 cose da non dimenticare per una vacanza senza imprevisti.

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Bollo auto: condono per chi non l’ha pagato dal 2000 al 2010

di Redazione

Bollo auto condono

C’è un’importante novità sul bollo auto. Il condono delle cartelle esattoriali sotto i 1.000 euro previsto dal Decreto Fiscale 2018 riguarda pure il mancato pagamento della tassa automobilistica dal 2000 al 2010. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione, in particolare la n. 11410 del 30 aprile 2019.

BOLLO AUTO: PACE FISCALE IN AIUTO DEGLI AUTOMOBILISTI INADEMPIENTI

Si tratta di un’altra conseguenza della cosiddetta ‘Pace Fiscale’. Voluta dal Governo in carica, prevede il saldo e lo stralcio delle pendenze fiscali, oltre alla rottamazione delle cartelle ter per tutti i cittadini che hanno un debito con il Fisco (si può presentare domanda entro il prossimo 31 luglio). Fino alla sentenza della Cassazione, però, non si pensava che la tassa sul possesso dei veicoli rientrasse tra le agevolazioni previste. E invece chi non ha pagato il bollo auto nel decennio di riferimento (2000-2010), non è più tenuto a corrispondere alcuna somma all’erario.

PERCHÉ IL BOLLO AUTO RIENTRA NELLA SANATORIA

Questo è potuto avvenire per una questione di importo. Prima del 2010, infatti, il bollo auto costava in media meno di 1.000 euro l’anno. E quindi le notifiche di mancato pagamento rientrano a pieno titolo all’interno dei limiti previsti (1.000 euro, appunto) per lo stralcio e il successivo annullamento. Così come stabilito dal Decreto Fiscale.

BOLLO AUTO, CONDONO 2000-2010: CANCELLATI ANCHE CONTENZIOSI E RICORSI

La Corte di Cassazione ha comunque precisato che lo stralcio non riguarda direttamente il bollo auto, ma la cartella esattoriale emessa a seguito del mancato versamento della somma dovuta. Essendo intervenuta la cessazione della materia del contendere, la sanatoria riguarda anche coloro che hanno in corso un contenzioso col Fisco relativo al bollo. O che hanno avviato ricorso contro la richiesta di pagamento.

L’ELENCO DELLE QUOTE ANNULLATE SARÀ TRASMESSO IN VIA TELEMATICA

Nella sentenza emessa dalla Suprema Corte si legge inoltre che “l’annullamento è effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili”. E che “ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica, in conformità alle specifiche tecniche vigenti”. Con tanti saluti a chi ha sempre pagato regolarmente l’imposta, nell’attesa che le Regioni si pronuncino sulla possibilità di cancellare in autonomia la tassa automobilistica.

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Bollo auto: l’esenzione compete solo alle Regioni

di Redazione

bollo auto esenzione

Con la sentenza 122/2019 la Corte Costituzionale ha forse cambiato il destino del bollo auto: sull’esenzione della tassa automobilistica le Regioni possono decidere in piena autonomia. L’unico limite imposto è quello di non aumentare la pressione fiscale oltre i limiti fissati dallo Stato, che può essere invece diminuita a piacere. Il che, tradotto in soldoni, significa che ogni Regione, se riesce a rispettare gli equilibri di bilancio, ha in teoria la possibilità di eliminare l’odiata tassa sul possesso del veicolo. O quanto meno di ridimensionarla nei costi.

LA PRONUNCIA DELLA CONSULTA SUL BOLLO AUTO

La nuova pronuncia della Corte Costituzionale è derivata da un contenzioso tra la commissione tributaria provinciale di Bologna e la Regione Emilia-Romagna riguardo il pagamento del bollo auto per autoveicoli e motoveicoli con anzianità tra i 20 e i 30 anni, classificati d’interesse storico o collezionistico. Ma la sentenza ha una valenza più ampia e può riguardare potenzialmente tutti i veicoli. Nel caso specifico, infatti, la Regione sosteneva che l’esenzione del bollo spettasse solo ai veicoli iscritti ai registri storici riconosciuti dal Codice della Strada, come l’ASI. Tuttavia la Consulta ha ribadito l’incostituzionalità dell’obbligo di iscrizione nei registri. E soprattutto ha precisato che le Regioni, che hanno la competenza sul bollo auto, possono anche stabilirne le eventuali esenzioni. Con la sola accortezza di mantenere la pressione fiscale sotto i limiti fissati dallo Stato.

BOLLO AUTO ED ESENZIONE: GLI EFFETTI SULLE REGIONI

Questa sentenza segna davvero l’inizio della fine del bollo auto? L’esenzione totale, per il momento concessa soltanto ai soggetti con disabilità e a certe categorie di veicoli, sarebbe di sicuro una conquista storica. E alcune Regioni particolarmente virtuose (mettiamoci dentro anche le province autonome di Trento e Bolzano) potrebbero seriamente pensarci. Non dimentichiamo però che il bollo auto rappresenta una fonte di entrate molto redditizia per le amministrazioni regionali (l’11,7% sul totale di imposte e tributi). E che in caso di rinuncia sarebbero costrette a rivolgersi altrove per recuperare i mancati incassi, magari aumentando l’accise sui carburanti. Ipotesi, quest’ultima, che si potrebbe valutare in ogni caso. Significherebbe, infatti, far pagare a ogni automobilista un tributo in base ai km effettivamente percorsi, e non per il sol fatto di possedere una vettura. Incentivando così l’uso dei mezzi pubblici o di veicoli a emissioni sottozero come la bicicletta.

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Honda e Prototype, tutto sulla citycar elettrica

di Candido Romano

Honda e-Prototype è il nuovo veicolo elettrico urbano della casa nipponica e la sua più grande novità che sarà mostrata in anteprima al Salone dell’automobile di Ginevra. Il modello è sviluppato dall’Urban EV Concept del 2017 ed è parte essenziale della strategia europea sull’elettrificazione di Honda. Il design appare minimalista, ma propone una serie di funzionalità avanzate e pensate per l’ambiente urbano.

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MWC 2019, SEAT Minimó per la mobilità urbana

di Filippo Vendrame

SEAT porta la sua idea di mobilità urbana al Mobile World Congress 2019 di Barcellona presentando la Minimó. Trattasi di un veicolo elettrico compatto che racchiude tutti i vantaggi di un’auto e di una moto con l’obiettivo di muovere agilmente sino a due persone in ambito urbano. Esteticamente molto moderna, ricorda vagamente il progetto Twizy di Renault. Lunga 2,5 e larga 1,24 metri, questa concept car è sufficientemente compatta per districarsi anche nel traffico più congestionato ed entrare nei parcheggi più angusti.

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MWC 2019, con BMW l’auto si controlla con la voce

di Filippo Vendrame

BWM porta tanta innovazione al Mobile World Congress 2019 di Barcellona. Il costruttore automobilistico ha introdotto, infatti, alcune soluzioni che rivoluzionano il modo in cui i guidatori interagiscono con i loro veicoli. Alla fiera spagnola, il costruttore tedesco ha annunciato “BMW Natural Interaction”. Trattasi di una piattaforma che combina la tecnologia di comando vocale più avanzata sul mercato con controllo gestuale e riconoscimento facciale che permetteranno per la prima volta la totale multimodalità. Le prime funzioni di BMW Natural Interaction saranno disponibili sulla BMW iNEXT dal 2021.

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