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Oggi — 26 Marzo 2019RSS feeds

Automobili con più problemi, una classifica piena di sorprese

di Simone Lelli
Il degradamento dei materiali di un’automobile è inesorabile: purtroppo muovendo la vettura alcune parti si consumeranno, portando prima o poi a dei danni da riparare. Ma quali sono questi danni, quanto costa risolverli e quali case ne sono più afflitte? ECU Testing ha stilato una lista che riesce a darci un panorama generale su questi […]

BMW iX3, i4 e iNext: i test finali delle elettriche al polo nord

di Redazione

In casa BMW ci si prepara a lanciare la nuova serie di auto a emissioni zero. Le foto pubblicate nei giorni scorsi dal gruppo tedesco confermano che i progetti sono quasi ultimati e pronti per il loro lancio sul mercato, che dovrebbe avvenire scaglionato tra il 2020 e il 2021, a seconda del modello (tre quelli che saranno commercializzati iX3, i4 e iNext). Del resto, stando all’ultimo piano industriale, entro il 2025 dovrebbero essere 25 i nuovi modelli elettrici che BMW lancerà sul mercato.

I TEST AL CIRCOLO POLARE

Le immagini rilasciate mostrano gli ultimi test effettuati sui nuovi modelli, condotti ad alte latitudini in condizioni estremamente rigide. Queste prove serviranno per ultimare la messa a punto delle auto, provare i sistemi montati sulle vetture in condizioni di scarsa aderenza del fondo stradale e collaudare l’efficacia dell’impianto elettrico e di quello frenante (con recupero di energia) a basse temperature. Superato questo banco di prova, che segue i test già effettuati in condizioni normali, dovrebbe essere tutto pronto per il debutto del primo trio di auto 100% elettriche di BMW.

LA iX3 SARÀ LA PRIMA SUL MERCATO

La prima a essere prodotta sarà la BMW iX3, attesa già nel 2020. La variante elettrica della Suv tedesca sarà fabbricata in Cina, nella fabbrica della Brilliance, con cui BMW ha firmato una partnership. Questa vettura è quella di cui disponiamo di maggiori informazioni: durante il Salone di Pechino 2018, è stato infatti svelato in anteprima un prototipo. Per ora si sa che dovrebbe raggiungere un’autonomia di 400 km nel ciclo Wltp, potrà collegarsi a colonnine rapide da 150 kWh (facendo il pieno in 30 min) e monterà una batteria da 70 kWh e un motore da 270 CV. Per quanto riguarda le linee, si presenta quasi identica alla variante con motore a combustione.

LANCIO NEL 2021 PER i4 E iNEXT

Più novità si riscontrano negli altri due modelli a emissioni zero annunciati da BMW. La i4, che verrà lanciata nel 2021 e prodotta nello stabilimento di Monaco di Baviera, è una berlina con uno stile completamente nuovo, che unisce prestazioni sportive a design da coupé. La piattaforma tecnica invece resta quella di quinta generazione che debutterà con la iX3. L’ultima a vedere la luce sarà invece la iNext, attesa anch’essa per il 2021, che si promette di essere il top della tecnologia targata BMW: tra i vari servizi e le funzioni di assistenza e recupero energia, spicca la guida autonoma di Livello 4, che in determinate circostanze permetterà all’auto di coordinare tutte le operazioni di guida. Inoltre, a differenza della iX3, entrambe le autovetture dovrebbero arrivare a un’autonomia di 600 km nel ciclo Wltp.

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BMW iX3, BMW i4 e BMW iNEXT: nuovi dettagli

di Filippo Vendrame

BMW è vicina ad un punto di svolta nel settore delle auto elettriche. Sono passati già 7 anni da quando lanciò la BMW i3 e da allora la mobilità elettrica è profondamente mutata. Il costruttore tedesco sta adesso lavorando per portare sul mercato nei prossimi anni 3 nuovi veicoli elettrici moto interessanti. Trattasi dei modelli BMW iX3, BMW i4 e BMW iNEXT. A rimarcare il lavoro che sta svolgendo, BMW ha condiviso una serie di scatti dei prototipi di queste autovetture attualmente impegnati in alcuni test di guida invernale ad Arjeplog, in Svezia, ai margini del Circolo Polare Artico.

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Tesla, più potenza di ricarica nei Supercharger

di Filippo Vendrame

Durante l’annuncio dei nuovi Supercharger V3, Tesla aveva promesso che avrebbe permesso alle sue auto elettriche di poter ricaricare più velocemente anche sui Supercharger attualmente in uso. La società di Elon Musk aveva specificato che le Model 3 sarebbero state presto in grado di ricaricare ad una potenza massima pari a 145 kW. Quel momento sembra essere arrivato. Grazie ad un aggiornamento software, Tesla ha iniziato ad incrementare la capacità di ricarica presso i Supercharger.

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Ieri — 25 Marzo 2019RSS feeds

Vredestein presenta Quatrac Pro: la gomma All Season UHP fino a 21 pollici

di Antonio Elia Migliozzi

Aria di primavera e novità in casa Vredestein. Il produttore presenta il nuovo pneumatico all season al momento giusto. Il target delle gomme quattro stagioni ha messo a segno lo scorso anno una crescita del 20%. Arriva allora il nuovo pneumatico pensato per i veicoli ad alte prestazioni dalle dimensioni generose. Il nuovo Quatrac Pro ignora le taglie piccole e parte dai 17 pollici. Dal 1° aprile arriverà sul mercato l’intera gamma per diametri di cerchi da 17 a 21 pollici. Insomma versatilità e performance vista la velocità massima sostenibile di 300km/h. Il segreto è nella mescola. Il battistrada ha un alto contenuto di silice e resina, un mix che offre una buona trazione su strade bagnate e innevate. Dal canto suo Vredestein Quatrac 5 rimane la soluzione all season per le auto con gommatura minore. Vediamo i dettagli.

ALL SEASON CON STILE

Significativa la crescita nel segmento degli pneumatici per tutte le stagioni. Gli all season detengono circa il 10% del mercato di sostituzione in Europa. Insomma trend in crescita con le vendite che aumentano di quasi il 20% all’anno. L’aumento più importante riguarda il comparto SUV ma Vredestein ritiene che il trend sia esponenziale. Per soddisfare questa domanda ecco il nuovo Quatrac Pro, uno pneumatico per tutte le stagioni appositamente sviluppato per veicoli performanti. Il nuovo Vredestein Quatrac Pro è disponibile anche per i SUV. La gamma parte con i diametri dei cerchi da 17 a 21 pollici e arriverà sul mercato a partire dal prossimo 1° aprile. Si tratta di una gomma estremamente performante capace di raggiungere i 300 km/h (indice di velocità Y) (Leggi tutto sulle nuove Nokian Snowproof).

QUESTIONE DI MESCOLA

La mescola del battistrada ha un alto contenuto di silice e resina. Si tratta di un mix che offre trazione anche su strade bagnate e innevate. Questo composto ha una presa sul bagnato del 10% superiore e una guidabilità sulla neve del 5% migliore rispetto alla sua gamma Quatrac 5. Il nuovo Quatrac Pro è la quattro stagioni che si rivolge esclusivamente al segmento UHP. E’ la risposta ai conducenti orientati alla guida sportiva ma che vivono in regioni montane in cui si verificano condizioni invernali. Con Quatrac Pro, Vredestein propone prestazioni interessanti anche in primavera ed in autunno. Il prodotto nasce con la collaborazione di Giugiaro, che ha lavorato sulle sue gamme di punta del brand per 20 anni. Da notare che è la prima volta che lo studio di design lavora a un progetto nel comparto tyre per tutte le stagioni.

IL DESIGN

Interessante il fatto che si tratti di una gomma rivolta anche ai driver inesperti perché siano pronti ai cambi climatici. Dal canto suo Michele Sala, product manager per l’Europa di Apollo Vredestein, sottolinea che“Abbiamo scelto un design asimmetrico in quanto è una scelta migliore per taglie più grandi e più larghe. Molti concorrenti usano un modello direzionale, ma questi perdono efficacia se applicati a taglie più grandi.” Sul nuovo Quatrac Pro il disegno asimmetrico del battistrada è suddiviso in zone che si concentrano su condizioni specifiche. I lati, invernali ed estivo, hanno quattro scanalature circonferenziali al centro del battistrada. Queste funzionano insieme a scanalature laterali divergenti nella zona delle spalle per evacuare l’acqua. Le scanalature servono anche a ridurre le distanze di frenata sul bagnato. Le costole centrali larghe forniscono la sensibilità e il controllo dello sterzo necessari per le auto nel segmento UHP (Leggi test pneumatici estivi Autobild).

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Batterie auto elettriche: il lato oscuro su cui i Costruttori chiudono un occhio

di Antonio Elia Migliozzi

Siamo nel pieno della corsa frenetica verso la mobilità elettrica. Eppure a volte ci si dimentica del lato oscuro delle batterie per le auto elettriche. Pensiamo le case auto si procurano le materie prime necessarie. Come segnala Amnesty International, potrebbero esserci gravi violazioni dei diritti umani nei paesi produttori. Nella Repubblica Democratica del Congo anche i bambini sono impiegati nell’estrazione del prezioso cobalto. Al momento, però, nessun paese richiede per legge alle aziende report sulle proprie catene di fornitura di cobalto. Oltre la metà del cobalto del mondo che proviene dal Congo. Qui è elevata la possibilità che le batterie siano contaminate dal lavoro minorile e da altri abusi. Ecco allora che molti brand si impegnano a certificare la propria filiera.

ELETTRICHE ETICHE

Il mercato delle auto elettrificate vive una crescita esponenziale delle vendite. Ci si dimentica spesso di prestare attenzione al rispetto dei diritti umani. Amnesty International sfida i leader dell’industria automotive perché avviino la prima filiera produttiva etica entro cinque anni. In occasione del vertice del Nordic Electric Vehicle (EV) di Oslo, l’organizzazione denuncia che le batterie agli ioni di litio, che alimentano le auto elettriche, sono spesso il risultato di violazioni dei diritti umani tra cui lo sfruttamento del lavoro minorile. Ad esempio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), l’estrazione del cobalto ha spesso luogo con pratiche illegali (Leggi come sono fate e quanto costano le batterie delle auto elettriche). Insomma ecco il lato oscuro delle batterie per le auto elettriche. I veicoli elettrici stanno proiettando l’industria automobilistica lontano dai combustibili fossili, ma potrebbero non essere così etici come molti di noi potrebbero pensare.

I CONTROLLI

Un’inchiesta svolta nel 2016 dall’organizzazione non governativa ha rilevato che bambini e adulti nel sud della Repubblica Democratica del Congo lavorano in miniere di cobalto scavate a mani nude. Di fondo ci sono gravi rischi per la salute dei lavoratori coinvolti. Kumi Naidoo, Segretario generale di Amnesty International, ha precisato: Trovare soluzioni efficaci alla crisi climatica è un imperativo assoluto, e le auto elettriche hanno un ruolo importante da svolgere. Ma senza cambiamenti radicali, le batterie che alimentano i veicoli verdi continueranno a essere macchiate da violazioni dei diritti umani”. La domanda di cobalto è data in crescita e raggiungerà le 2.000.000 tonnellate all’anno entro il 2020. Eppure nessun paese richiede alle aziende di fare chiarezza sulle proprie catene di fornitura di cobalto (Leggi minatori bambini gli schiavi del cobalto). Molte cose stanno cambiando in positivo.

LA PROSPETTIVA

Ecco allora che le comunità indigene e bambini rischiano di scontare l’abbandono dei combustibili fossili. La mobilità del futuro non può essere basata sulle ingiustizie del passato. Va detto che negli anni ci sono stati dei progressi positivi. A partite dal 2016, in risposta alla precedente indagine di Amnesty sul tema, diverse aziende si sono mosse. Apple, BMW, Daimler, Renault e il produttore di batterie Samsung SDI hanno pubblicato dati sulle loro catene di fornitura. Per cambiare le cose Amnesty propone la visione di una auto elettrica che sia anche “etica”. L’impegno è perché questa non danneggi i diritti umani o l’ambiente. Insomma l’invito è chiaro. Anche l’industria automotive moderna, deve coniugare la tutela ambientale con quella dei diritti umani.

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Fiat Grande Punto T-Jet elaborata 193 CV con preparazione Autech

di redazione

Con i suoi 193 CV la Fiat Grande Punto elaborata da Autech ha una piccola cilindrata, ma grandi potenzialità! È la sintesi del Fiat T-Jet 1.4 dal quale si ottengono ottimi risultati anche a motore chiuso, senza minare l’affidabilità, ma intervenendo poi sull’assetto e lasciando la carrozzeria invariata per dare meno nell’occhio.

Fiat Grande Punto T-Jet elaborata

La Fiat Grande Punto elaborata da Autech abbraccia perfettamente la filosofia “Sleeper”: sotto il cofano si può considerare un’Abarth, mentre all’esterno è una normale Fiat, così da non dare troppo nell’occhio e mietere “ignare vittime” lungo il suo percorso grazie ai quasi 200 CV erogati dal piccolo propulsore 1.4 T-Jet. E il bello è che tutta la preparazione meccanica è stata eseguita dal proprietario e preparatore Autech.

Fiat Grande Punto T-Jet modificata

Gli esterni della Fiat Grande Punto modificata sono rimasti praticamente originali. Si distinguono solo per alcuni piccoli particolari mirati. Troviamo quindi nuovi fari anteriori con luci DRL e proiettori posteriori della GP Evo, rimozione logo Fiat sulla mascherina e pellicola carbon look che, oltre a percorrere la fascia del paraurti sotto la targa, è stata applicata anche sullo stemma Fiat posteriore.

Fiat Grande Punto T-Jet elaborata 193 CV con preparazione Autech

Fiat Grande Punto T-Jet tuning

Il tuning sulla Fiat Punto T-Jet è stato installato un turbo maggiorato (il kit è quello Plug&Play della Saito) e si è affidato alla famosissima Garrett TD04, molto gettonata sui propulsori FIAT/Abarth. Questa è abbinata ad un intercooler maggiorato della Forge Motorsport e respira aria fresca grazie all’aspirazione alta con filtro a cono K&N.

Scheda tuning Fiat Grande Punto T-Jet by Autech
Motore
Turbo Garrett TD04 con girante in avional 800 euro
Aspirazione alta con filtro a cono K&N 200
Scarico artigianale DCgarage 200 euro
Collettore GP Abarth SS 300 euro
Downpipe artigianale in acciaio 180 euro
Kit intercooler specifico Forge Motorsport 200 euro
Kit sensori Abarth SS 100 euro
Pop-off Malpassi 80 euro
Regolatore pressione benzina Malpassi 120 euro
Kit iniettori Ev14 200 euro

Assetto
Ammortizzatori TA-Technix 250 euro
Barra duomi posteriore DNA Racing 250 euro
Barre di rinforzo culla Forge Motorsport 70 euro
Pastiglie freni Brembo Sport 190 euro
Pneumatici Toyo Proxes T1R 205/45 R17 500 euro

Estetica
Fari anteriori con DRL 250 euro
Fari posteriori GP Evo 200 euro
Eliminazione logo FIAT mascherina ant.
Pellicola carbon look su paraurti ant. e logo FIAT post.

Interni
Manometro pressione turbo 2 bar 80 euro
Turbo timer HKS 150 euro

Costo totale intervento tuning 3.940 Euro

Fiat Grande Punto T-Jet elaborata 193 CV con preparazione Autech

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Nissan e Università dell’Aquila per la mobilità elettrica

di Redazione

Nissan Italia e l’Università dell’Aquila hanno appena firmato un protocollo d’intesa per lo studio e la sperimentazione di un modello di mobilità elettrica. Questo avviene a seguito della lectio magistralis “La mobilità del futuro: sostenibile, autonoma, connessa” tenuta a ottobre dal presidente e amministratore delegato di Nissan Italia Bruno Mattucci nel capoluogo abruzzese alla presenza degli studenti di Ingegneria, Informatica ed Economia.

UNA LEAF ALL’UNIVERSITÀ

Il primo effetto di tale protocollo ha portato alla donazione da Nissan al Laboratorio di Ingegneria Elettrica del DIIIE (Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia) dell’Università dell’Aquila: la Casa giapponese ha infatti messo a disposizione degli studenti una Nissan LEAF e un’infrastruttura di ricarica. I docenti del Dipartimento, coinvolgendo gli studenti del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettrica, svilupperanno un percorso per lo studio, la ricerca e l’approfondimento della mobilità elettrica e sostenibile. Saranno quindi promosse attività seminariali integrative e di consulenza sulla mobilità a zero emissioni in ambienti urbani.

LA MOBILITÀ GREEN IN LABORATORIO

Bruno Mattucci ha dichiarato che la Casa giapponese lavora da anni ad una mobilità efficiente e sostenibile, per creare propulsori ecocompatibili, sistemi di guida sempre più sicuri e integrati nelle città del futuro. In questo contesto si inserisce l’iniziativa: “L’apporto dell’Ateneo, degli studenti e dei ricercatori è fondamentale per proseguire nella strada dello sviluppo della mobilità elettrica – ha spiegato Mattucci -. Soprattutto in virtù dei target ambientali sempre più stringenti”. A queste dichiarazioni seguono quelle del professor Francesco Parasiliti Collazzo, responsabile del progetto, che ha affermato: “I ricercatori aquilani svilupperanno modelli di simulazione relativi al sistema veicolo elettrico-stazione di ricarica-rete elettrica che permetteranno di comprendere al meglio i vantaggi e le potenzialità dell’utilizzo quotidiano di un veicolo elettrico e delle tecnologie connesse”.

L’ELETTRICA PIÙ VENDUTA

Nissan fornisce in questo modo a studenti e docenti la possibilità di lavorare su uno dei suoi progetti più innovativi e ambiziosi, la Nissan LEAF, di cui sono stati prodotti più di 400.000 esemplari a partire dal 2010. Questa vettura è infatti la punta di diamante della Nissan Intelligent Mobility, la strategia della Casa che sta ridefinendo la sua offerta di prodotti e servizi energetici. L’auto, oltre ad avere un’alimentazione completamente elettrica, è fornita di avanzati sistemi di assistenza alla guida, come l’e-Pedal e il ProPILOT (grazie ai quali è possibile guidare con un solo pedale), si parcheggia da sola e guida in autonomia in autostrada (su singola corsia). Inoltre, i sistemi “LEAF to Home” e “Vehicle-to-grid” le permettono di stoccare energia all’interno della batteria, che può essere successivamente scambiata con le reti elettriche pubbliche o domestiche.

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ZF apre un Centro Tecnologico per la sicurezza informatica delle auto autonome

di Donato D'Ambrosi

Quanto sono realmente sicure le auto autonome e connesse? Una risposta univoca non esiste ancora, ecco perché sempre più aziende si stanno concentrando negli ultimi tempi sulla sicurezza dell’Intelligenza Artificiale. E in questo campo, ZF che è tra i maggiori produttori di tecnologia e sistemi OE (Original Equipment) per i Costruttori di auto ha annunciato un Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica dedicati allo scopo. L’annuncio è accompagnato da due importanti svolte che accompagneranno le auto del futuro: la ricerca sull’IA a Saarbrücken (Germania) e la partnership strategica con il Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni (CISPA).

IL POLO GLOBALE DELL’AI

L’ingresso di ZF tra gli azionisti del DFKI – Centro di Ricerca Tedesco per l’Intelligenza Artificiale, accompagna la trasformazione del CISPA (Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni) in un centro di competenza leader a livello globale per la sicurezza informatica. In questo polo tecnologico lavoreranno circa 100 nuovi dipendenti che si affiancheranno a 300 specialisti in tutto il mondo nel reparto centrale per la Ricerca e lo Sviluppo dell’azienda a Friedrichshafen e in altre sedi in Germania e all’estero. Insieme queste sinergie stanno sviluppando già soluzioni nei settori dell’Intelligenza Artificiale, l’Industria 4.0 e la Sicurezza Informatica, e con questi nuovi legami saranno coordinate dal Centro ZF per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELL’AUTOMOTIVE

Quello della sicurezza informatica sta diventando un argomento sempre più caldo e temuto, visto che ormai la connettività – al di là dell’annunciata tecnologia V2X – ha preso piede nella vita quotidiana già con gli assistenti virtuali in casa o in ufficio. L’attività degli esperti ZF in collaborazione con il CISPA, si concentra già da diversi anni a proteggere l’IA e le nuove soluzioni dagli algoritmi di attacchi informatici. In pratica tutto ciò che c’è dietro la sicurezza informatica dei sistemi che sono e saranno applicati alle auto. Senza Intelligenza Artificiale, infatti, è improbabile poter ottenere veicoli completamente autonomi, che sono alla base del obiettivo Vision Zero, perseguito per l’azzeramento delle vittime degli incidenti stradali. I Costruttori dio auto stanno già implementando le tecnologie ZF ProAI, il computer scalabile di cui vi abbiamo parlato qui. Ma è già pronto il Supercomputer ProAI RoboThink, l’ultimo modello presentato quest’anno alla fiera CES e accreditato di essere il più potente attualmente destinato ad applicazioni automotive.

DALLA RICERCA ALLE AUTO IN MENO TEMPO

Con il nuovo Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica stiamo portando a un nuovo livello il know-how di tutto il nostro gruppo in merito a queste strategiche tecnologie digitali. Inoltre, ci troviamo a pochi chilometri dalle istituzioni di ricerca più rinomate in tali discipline, e questo contribuirà al rafforzamento della nostra collaborazione“, ha spiegato Wolf-Henning Scheider. ZF infatti potrà garantire l’accesso alle realtà industriali, abbreviando i ponti che la ricerca deve percorrere per concretizzarsi in soluzioni produttive di massa. “Intendiamo assumere circa 100 nuovi dipendenti altamente qualificati a Saarbrücken e lavorare insieme a loro per promuovere sviluppi avanzati che portino a nuove soluzioni digitalmente connesse e automatizzate per la mobilità“, ha aggiunto Scheider. Due terzi dei 100 specialisti in forza a Saarbrücken si concentreranno sull’IA, mentre l’altro terzo sulla sicurezza informatica.

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Tesla alza i prezzi delle Model Y

di Filippo Vendrame

Dopo il caos dei giorni scorsi dei prezzi delle Model S, Model X e Model 3, Tesla ha deciso anche di rivedere i prezzi delle Model Y e di aumentarli. Conti alla mano, il rincaro, in Italia, è di 1.000 euro. La versione Long Range a trazione posteriore parte, adesso, da 58.000 euro, la Long Range Dual Motor a trazione integrale da 62 mila euro e la Performance da 71.000 euro. Tuttavia, sembra che chi avesse già ordinato l’auto farà riferimento al vecchio listino e non a quello nuovo.

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Honda non pensa solo alle auto elettriche: ecco le moto CR Electric e Benly Electric

di Lorenzo Spada
Honda CR Electric

La rivoluzione delle batterie e dell’utilizzo dell’elettricità come energia di propulsione dei veicoli ha fino a ora investito soprattutto il mondo delle quattro ruote. Tutte le principali case automobilistiche infatti hanno varato dei piani per portare alcuni modelli di auto elettriche nei loro cataloghi. Il mondo delle due ruote invece è rimasto un po’ indietro. […]

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Hacker violano una Model 3 e vincono l’auto

di Filippo Vendrame

Un gruppo di hacker è risuscito a “violare” una Tesla Model 3 e l’azienda, come ringraziamento, ha deciso di regalare l’auto. La società di Elon Musk è al lavoro per migliorare l’affidabilità e la sicurezza del software delle sue auto elettriche e proprio per questo, all’inzio dell’anno, Tesla aveva annunciato l’intenzione di partecipare ad un evento di hacking Pwn2Own per chiedere ai partecipanti di provare a “bucare” la sua auto. L’obiettivo era quello di invidiare tutte le debolezze del software per poi risolverle.

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VLC 3.1 è disponibile: la nostra musica preferita alla guida grazie al supporto ad Android Auto

di Biagio Petronaci
vlc

Disponibile per quasi tutte le piattaforme e compatibile con moltissimi formati audio e video, VLC è certamente uno dei migliori player disponibili. A marzo 2017, il team di VLC abilitò il supporto dell’applicazione ufficiale ad Android Auto, standard che consente agli utenti di utilizzare gli strumenti del proprio smartphone in piena sicurezza grazie alla head unit […]

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Meno recentiRSS feeds

Il sistema di avviso di guida contromano di Bosh disponibile anche in Italia

di Lorenzo Spada
wrong-way driver warning di Bosch

A febbraio vi abbiamo comunicato che Bosch aveva annunciato un nuovo sistema molto intelligente che permette di avvisare il conducente nel caso in cui si imbocca una strada contromano. Ebbene, il servizio wrong-way driver warning di Bosch è ora disponibile ufficialmente in 13 mercati europei, fra cui anche l’Italia. Il funzionamento si basa su una connessione con i server di Bosch e […]

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Le previsioni sbagliate sulle auto elettriche smentite dalle vendite

di Valerio Boni

Le auto elettriche non sono una novità, i primi modelli prodotti da Case importanti risalgono ai primi anni Novanta, vale a dire dalle “seconde” domeniche a piedi, quelle introdotte dopo l’austerity degli anni Settanta. Da allora ogni anno sembrava essere quello buono per la svolta, invece le statistiche confermano che alla fine del 2011 le immatricolazioni in Italia si erano fermate a quota 307 veicoli, con una quota dello 0,02 per cento. All’inizio la responsabilità era attribuita alla tecnologia utilizzata per le batterie e pareva che il passaggio da quelle più tradizionali a quelle al Nichel-metallo idruro, in uso fino al 2016 avrebbe dato un impulso al mercato. Invece le vendite si sono mantenute su livelli percentuali inferiori allo 0,1 per cento, con il secondo zero dopo la virgala sparito solo alla fine del 2017, dopo un 2016 che è risultato addirittura in contrazione. Qualcosa è cambiato con la diffusione della tecnologia al litio e il 2018 può essere classificato come l’anno dei record con 4.996 auto elettriche vendute, ed è prevedibile che i bonus introdotti (ma ancora tutti da scoprire) possano dare un ulteriore impulso nella stagione appena iniziata. Anche in questo caso, però, la prudenza è sempre d’obbligo visto che alcuni limiti oggettivi restano, a cominciare dai prezzi, non alla portata di tutti.

TECNOLOGIE SECRETATE DAI COSTRUTTORI

Gli annunci non rispettati in termini di volumi di vendita non sono tuttavia gli unici legati al settore dei veicoli elettrici, che più di altri si prestano al sensazionalismo che deriva dall’aspettativa di una tecnologia tutta da scoprire, e in buona parte ancora da costruire. Ultima in ordine di tempo è la notizia che Anton Piëch, nipote di Ferdinand che per 13 anni ha guidato il Gruppo Volkswagen (nonché discendente della dinastia dei Porsche) abbia presentato all’ultimo Salone di Ginevra un’auto elettrica sportiva che si ricarica all’80 per cento in 4 minuti e 40 secondi, assicurando un’autonomia di 500 km, ha fatto il giro del mondo. Della tecnologia utilizzata per ottenere questo risultato non è stato detto molto, si è semplicemente parlato di un dispositivo di raffreddamento ad aria delle batterie, più leggero di quelli a liquido e in grado di evitare il surriscaldamento in fase di ricarica.

L’IMBUTO DELLE AUTO ELETTRICHE

Vuol dire che un piccolo costruttore ha risolto tutti i problemi tipici delle auto elettriche, che in questo modo sono perfettamente allineate a quelle convenzionali? Risulta piuttosto difficile da credere, vista la totale assenza di informazioni. Sembra più verosimile che questa notizia vada ad aggiungersi alle numerose bufale o verità nascoste che da sempre avvolgono il mondo dell’automotive a “emissioni zero”. Purtroppo si tratta di un costume diffuso: non si prendono in considerazione i reali e tangibili progressi delle tecnologie convenzionali, mentre si prende per buono tutto quello che fa parte di una tecnologia alla quale è stata concessa un’apertura di credito sulla fiducia. I tempi di ricarica dei veicoli elettrici sono direttamente proporzionali alla capacità delle batterie, dalle quali dipende l’autonomia, a sua volta legata al peso complessivo del veicolo. I limiti da superare sono da ricercare nell’imbuto che l’energia elettrica deve superare per passare dalla rete all’accumulatore, molto più stretto di quello che per esempio devono superare GPL o metano per rifornire i veicoli bifuel. Se si aumenta la potenza delle colonnine andando ben oltre quella della rete domestica i tempi (ma non certo i costi) si riducono, ma al momento eguagliare la durata di un pieno di benzina o gasolio rimane un’utopia.

TEMPI DI RICARICA PIU’ IMPEGNATIVI

La testimonianza più chiara è quella che arriva da Tesla, un costruttore che ha fatto dell’elettrico la sua crociata. Si dice che una Model S si possa ricaricare in mezz’ora, ma l’informazione completa è questa: in 30 minuti circa si può rigenerare un’autonomia prossima ai 270 km, ma soltanto utilizzando le colonnine dedicate Testla Supercharger 120 kW. Altrimenti le tempistiche corrette sono ben diverse, servono più di 6 ore con un collegamento a una presa da 16A alimentata a 400 V, che salgono a 19 ore utilizzando una connessione a 16A e 230V, per arrivare a circa 30 ore usando una normale presa di corrente casalinga, da 10A e 230V.

LA RICARICA IN FRENATA

Quelle relative alle ricariche non sono le uniche verità da prendere con le pinze in questo mondo ancora tutto da scoprire. Del tutto aleatorie sono le dichiarazioni dei costruttori in materia di consumi, e di conseguenza di autonomie. Lo scandalo legato ai trucchi impiegati in fase di omologazione delle auto tradizionali per rientrare nei limiti sempre più severi in termini di emissioni inquinanti o climalteranti ha portato a nuovi metodi di rilevamento, più in linea con l’uso quotidiano di un veicolo. Le auto elettriche rappresentano ancora un’eccezione, e i valori dichiarati sono praticamente impossibili da replicare nella guida reale. Perché i veicoli di questa categoria richiedono uno stile di guida dedicato, riducendo al minimo l’uso dei freni. Infatti è vero che in fase di arresto si rigeneri energia, ma le quantità prodotte sono sensibilmente più basse di quelle sprecate per raggiungere un’andatura superiore a quella realmente necessaria. Senza dimenticare che l’utilizzo di ogni servizio elettrico influisce direttamente sui consumi. La stessa cosa avviene anche con un’auto a benzina, ma gli effetti sono meno tangibili perché se l’autonomia si riduce è molto più facile trovare un distributore di carburante che una colonnina di ricarica.

PRESUNTA SOSTENIBILITA’

Tra le verità parziali in tema di elettrico c’è il discorso relativo all’impatto ambientale, che è dato per appurato sia pari a zero. La totale assenza di emissioni dirette è reale sono il movimento, rispetto a una vettura con motore a scoppio, è il perché è evidente, le auto a batteria non hanno un impianto di scarico. Se però si risale alla fonte si scopre che le emissioni più prossime allo zero possono essere quelle ottenute dalla produzione di elettricità tramite pale eoliche o con turbine idroelettriche. Ma la realtà è ben diversa esolo in Europa più del 40 per cento dell’energia proviene da combustibili fossili, e mentre la richiesta cresce del 16 per cento, i volumi della corrente derivante da energie rinnovabili scende del 2,8 per cento. Per non parlare della Cina, dove la quasi totalità è fornita da centrali a carbone. Ciò significa che una ricarica può costare molto più in termini di CO2 o di polveri sottili liberate nell’aria di quanto possa fare un’auto diesel Euro 6 di ultima generazione che copra la stessa distanza.

IL BOOM DELLE BATTERIE DA SMALTIRE

Ci sono poi le ipotesi legate allo smaltimento delle batterie arrivate a fine vita, un problema che si presenterà quando la diffusione delle auto elettriche raggiungerà livelli superiori a quelli attuali. Che nell’ultimo anno sono cresciuti di circa 5.000 unità, vale a dire meno di quanto le auto “normali” crescano mediamente in un solo giorno in Italia. Si parla di progetti che consentano di riutilizzare i pacchi di accumulatori per immagazzinare energia prodotta durante il giorno dai pannelli solari delle case, per dare vita una volta a regime a un sistema di connessione e interscambio tra abitazioni e mezzi di trasporto. Ma proprio perché si tratta di ipotesi sono soluzioni ancora allo stato sperimentale, e attualmente non disponibili.

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Auto elettriche: la ricarica bidirezionale taglierà i costi delle colonnine?

di Antonio Elia Migliozzi

Il Gruppo Renault annuncia novità. Partono le sperimentazioni della ricarica elettrica bidirezionale. L’auto elettrica entra nel sistema di fornitura dell’energia elettrica di cui non sarà elemento passivo. Al centro il principio della ricarica bidirezionale, altrimenti nota come “vehicle to grid”. Questo modula il caricamento della batteria del veicolo in funzione delle esigenze dell’utente. Ciò significa, ad esempio, che quando la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è ai massimi livelli la ricarica dell’auto avanza a tutta velocità. Diversamente, ad esempio nelle ore notturne o quando l’energia disponibile è inferiore a quella impiegata, la velocità di ricarica andrà a diminuire. Grazie alla ricarica bidirezionale si potrà utilizzare l’auto elettrica per stoccare energia ed utilizzarla in caso di black out.

BATTERIA BIDIREZIONALE

Gruppo Renault ha fatto sapere di aver avviato la sperimentazione su larga scala della ricarica elettrica bidirezionale. Grazie la tecnologia a corrente alternata richiede solo un semplice adattamento alle colonnine di ricarica esistenti. In questo modo si valorizzerà l’impiego dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Attualmente una flotta di 15 Zoe a ricarica bidirezionale è in corso di sviluppo in Europa. La sperimentazione è partita ad Utrecht, nei Paesi Bassi e sull’Isola di Porto Santo nell’arcipelago di Madera in Portogallo. A breve seguiranno sviluppi in Francia, Germania, Svizzera, Svezia e Danimarca (Leggi Volkswagen arriva la prima Gigafactory europea).

I VANTAGGI

Gilles Normand, Direttore Veicoli Elettrici del Gruppo Renault : «Con questa iniziativa, il Gruppo Renault svolge pienamente il suo ruolo di leader della mobilità elettrica per tutti. La ricarica bidirezionale è una colonna portante degli ecosistemi elettrici intelligenti sviluppati dal Gruppo Renault. Abbiamo scelto una tecnologia a bordo che consente anche di ottimizzare il costo della colonnina di ricarica» (Leggi Ford vede il futuro elettrico in Michigan). Il “vehicle to grid“, modula caricamento e scarico della batteria del veicolo elettrico in funzione delle esigenze dell’utente. Attenzione anche alla disponibilità di energia elettrica sulla rete. La ricarica viene effettuata ai massimi livelli quando l’offerta di elettricità è più abbondante rispetto al fabbisogno. Ad esempio in corrispondenza dei picchi di produzione delle energie rinnovabili. Tuttavia, i veicoli sono in grado anche di trasmettere energia elettrica alla rete nei momenti di picco dei consumi fungendo da stabilizzatori.

ENERGIA A SISTEMA

I veicoli elettrici potranno anche essere utilizzati quali unità di stoccaggio temporanee di energia. Ecco allora che diventeranno un elemento chiave per sfruttare a pieno le energie rinnovabili. Una rete elettrica così ottimizza, e che sfrutta al massimo l’energia rinnovabile, riduce anche i costi delle infrastrutture. I clienti, dal canto loro, potranno beneficiare di bollette elettriche più economiche. Nel prossimo futuro, peraltro, potranno essere remunerati per il servizio che offrono alla rete elettrica. Il Gruppo Renault sviluppa la ricarica elettrica bidirezionale con due obiettivi. Valutare la fattibilità del piano su larga scala e quantificare i potenziali guadagni. In particolare si pensa a come favorire i consumi di energia solare ed eolica, controllare la frequenza o la tensione della rete e la riduzione dei costi infrastrutturali. Necessario lo sviluppo di un quadro normativo europeo comune per uno sviluppo della ricarica bidirezionale su larga scala.

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Batterie auto elettriche: 7 Paesi europei si uniscono per tagliare i costi

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia la prima gigafactory europea. Il colosso dell’auto tedesco si prepara al lancio della sua nuova gamma di vetture elettriche. Nel frattempo via al piano prevede la costituzione, a partire dal 2020, di un consorzio di produzione europeo delle batterie. La European Battery Union avrà un’organizzazione trasversale tra gli Stati Ue. La produzione sarà avviata dal 2020 in 7 paesi europei. L’idea è coprire l’intera catena di valore della batteria; dalle materie prime fino alla realizzazione del prodotto finito. In ballo c’è un finanziamento record da 1 miliardo di euro dalla Germania per costruire la prima gigafactory Ue. Al momento hanno presentato richiesta, oltre a Northvolt e Volkswagen, BASF, BMW e Varta, e già altri hanno manifestato interesse. Vediamo come nasce il primo gigante europeo della mobilità elettrica.

LA GIGAFACTORY

Il gruppo VW e il produttore svedese di batterie Northvolt vogliono stabilire la produzione di batterie per auto elettriche in Europa. Ecco allora che stanno formando un consorzio che sarà chiamato European Battery Union (EBU). Insomma Volkswagen annuncia la prima gigafactory europea e cerca partner. L’idea è unire nomi di spicco dell’industria da sette Stati membri dell’Ue. Da quanto si apprende questo consorzio inizierà a lavorare nel 2020. Secondo VW, le attività di European Battery Union si concentreranno sull’intero ciclo della batteria. Si partirà dalle materie prime passando per la produzione fino al riciclaggio. L’obiettivo principale è sviluppare una competenza completa nella produzione di celle per auto elettriche. Ad eccezione di Northvolt, Volkswagen non ha nominato direttamente le altre società partner. In ogni caso, ha annunciato in una nota che: “Tutti i partner coinvolti aumenteranno i loro investimenti nel corso delle attività di ricerca pianificate. Le conoscenze acquisite saranno successivamente scambiate tra tutti i partecipanti su base transnazionale” (Leggi auto connesse VW arriva la piattaforma mondiale).

ALLEANZA 2.0

Northvolt e Volkswagen hanno già presentato richiesta di finanziamento al Governo federale tedesco per la produzione di celle di batteria. “Le sovvenzioni offerte dal Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia potrebbero rendere possibili gli investimenti finanziari”, si legge sempre nel comunicato stampa rilasciato da Volkswagen (Leggi Volkswagen investe nell’auto elettrica e taglia i dipendenti). Lo scorso novembre, il Ministro Federale tedesco per gli affari economici, Peter Altmaier, ha annunciato uno stanziamento di un miliardo di euro. Il tutto per la costruzione di un impianto per la produzione di celle di batteria. Lo scorso mese erano già diverse le richieste di finanziamento arrivate alle autorità tedesche. A presentare richiesta di finanziamento, oltre a Northvolt e Volkswagen, BASF, BMW e Varta, e molti altri.

SVILUPPI FUTURI

Secondo il Ministero federale tedesco per gli affari economici, il numero totale di aziende interessate al finanziamento è superiore a 30. L’annuncio  dei consorzi vincenti richiederà probabilmente un po’di tempo. Le autorità tedesche stanno al momento valutando tutte le proposte, e ci vorranno alcune settimane. Volkswagen annuncia la prima gigafactory europea per le batterie delle auto elettriche ma non è detto che riuscirà ad aggiudicarsi l’intera somma messa a disposizione dalla Germania.

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Auto usate: gli italiani hanno speso 7 mila euro in più nel 2018

di Redazione

Non è una novità che in momenti di crisi molti automobilisti scelgano di rivolgersi al mercato delle auto usate piuttosto che impegnarsi nell’acquisto di un modello nuovo. Forse colpisce di più ora, con le restrizioni alla circolazione che toccano in modo sempre più massiccio anche auto relativamente recenti spingendo verso quelle più fresche ed “ecologiche”. Sta di fatto però che secondo i dati raccolti ed elaborati da Unrae, l’associazione dei rappresentanti delle case estere, tra il 2017 e il 2018 si è registrato un incremento dei passaggi di proprietà del 4,3%, che in volumi significa 5.567.570 trasferimenti contro 5.337.851.

TANTE KM0

Scendendo nello specifico, il dato 2018 va bilanciato tenendo conto della sovrabbondanza di km0 immessi sul mercato l’anno precedente. Nel 2017, infatti, il record di autoimmatricolazioni da parte dei dealer (più che raddoppiate rispetto all’anno precedente) aveva contribuito a portare il mercato a quasi 2 milioni di vetture, ma ingrassato le fila di auto destinate ad essere rivendute “di seconda mano” anche se di fatto nuove.

SPESA IN AUMENTO

Complessivamente, il mercato usato ha generato nel 2018 un giro d’affari di 21,6 miliardi di euro, oltre il 10% in più rispetto al 2017 quando il volume aveva toccato quota 19,6 miliardi. Tuttavia, in questo dato influisce non poco l’aumento dell’importo medio del passaggi di proprietà, che si attesta poco sopra i 7mila euro. Dunque, più scambi per vetture, si presume, più recenti o di livello superiore e dunque più costose, che hanno portato a un innalzamento del prezzo medio.

MENO TRATTATIVE PRIVATE

L’altro dato che emerge dalle statistiche è la diminuzione dei passaggi di proprietà da privato a privato che sono scesi da oltre il 46% al 44,6%, perdendo due punti e il primato di formula favorita. Questo è andato all’acquisto presso rivenditori e concessionarie, formula che è salita a poco meno del 47%, mentre la quota relativa all’acquisto di km0 è salita al 7,6%, con un incremento decisamente notevole di 1,5 punti.

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Kia Ceed: prima immagine del crossover

di Redazione

Prosegue il percorso di crescita della gamma della Kia Ceed. Partita dalle più tradizionali varianti a due volumi e station wagon, già da ora può contare sull’inedita versione shooting brake denominata ProCeed che ha recentemente fatto il suo debutto commerciale. Ma le novità non si fermano qui e nel corso dell’anno, più precisamente nel corso della stagione autunnale, il produttore coreano presenterà anche un’inedita variante crossover del suo modello di medie dimensioni, oggi anticipato da un bozzetto che ne svela, almeno in parte, le linee.

PRESENZA OBBLIGATORIA

La scelta di declinare la Ceed anche in una versione a “ruote alte” è dettata dall’importanza di essere presente in uno dei segmenti in più forte espansione in questo momento. Suv e crossover, infatti, rappresentano oggi il 40% delle vendite nel nostro Paese. Questo tipo di carrozzeria, infatti, più che ad una reale necessità di mobilità, risponde a un gusto estetico dettato da un fenomeno sociale e di moda che negli ultimi anni si è fatto sempre più forte.

POSSIBILI FORME DA COUPÈ

Partendo dall’unico bozzetto rilasciato, non è facile intuire quelle che saranno le linee della nuova Kia Ceed Crossover. Tuttavia, è possibile, ipotizzare quella che sarà in generale la forma della carrozzeria. Osservando con attenzione il disegno, infatti, è possibile notare come la parte posteriore della vettura abbia una linea che ricorda in maniera piuttosto esplicita quella di una coupé, con il tetto che scende in maniera progressiva verso il basso, unito a un montante C massiccio. La forma del lunotto, invece, ricorda quello in uso sulla ProCeed, che dona all’insieme un piacevole tocco dinamico.

ANCHE MILD-HYBRID?

Difficile fare ipotesi su quello che potrebbe essere il powertrain della vettura. Molto probabilmente, sotto il cofano della futura Kia Ceed in variante crossover troveremo molti dei propulsori in uso sul resto della gamma Ceed. Come il 1.4 T-GDi a benzina da 140 CV o il 1.6 CRDi a gasolio da 136 CV. Non è da escludere anche il debutto di una versione del mild-hybrid proprio sul 1.6 turbodiesel, come si è visto l’anno scorso nel corso del Salone di Parigi. Attualmente, infatti, questo tipo di soluzione è in uso unicamente sulla Sportage con il motore 2.0 CRDi. Ereditati dall’attuale gamma Ceed saranno anche i vari sistemi di sicurezza, che assicurano una guida autonoma di livello due grazie a sistemi come, ad esempio, il cruise control adattivo e il Lane Following Assist

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Come pulire e proteggere i cerchi dell’auto, ecco come fare con il detergente Lega No Gas by Fra-Ber

di redazione

Per pulire e proteggere i cerchi dell’auto Fra-Ber propone il detergente Lega No Gas, un prodotto assolutamente indispensabile da chi ama il proprio mezzo (auto, moto, camper, furgone o camion che sia) ed ha l’Hobby del “fai da te”. Lega No Gas by Fra-Ber è in grado di dare quello splendido tocco finale che talvolta si rivela necessario anche al termine di un lavaggio assolutamente perfetto e accurato.

Detergente Lega No Gas by Fra-Ber

Il detergente Lega No Gas by Fra-Ber è stato ideato dal Centro Ricerca e Sviluppo per andare incontro alle richieste di una clientela così attenta ed esigente, offrendo un pulicerchi capace di rimuovere velocemente – basta una semplice spruzzata – tutti i residui di sporco che vanno a depositarsi sui cerchi in Lega Leggera e verniciati, come gli ossidi metallici derivanti dalle pastiglie dei freni, il catrame, le incrostazioni saline, il grasso, ecc..

Detergente Lega No Gas by Fra-Ber

Il detergente Lega No Gas by Fra-Ber è un prodotto elaborato per garantire il massimo del risultato su qualsiasi modello di cerchio auto, moto, camper, furgone o camion sia esso in acciaio, in alluminio, in magnesio ma anche, naturalmente, sui semplici copricerchi in plastica. Il
detergente Lega No Gas by Fra-Ber agisce anche sullo sporco dei ferodi, delle pastiglie freno e, in generale, sulle incrostazioni più resistenti lasciando al termine una pellicola protettiva dalle caratteristiche antiossidanti.

Detergente Lega No Gas by Fra-Ber – Modo d’uso

Spruzzare il detergente Lega No Gas by Fra-Ber sulla superficie asciutta, lasciare agire per qualche secondo quindi usare un getto ad alta pressione oppure passare una spugna e poi risciacquare. Per le sue inimitabili qualità, Lega No Gas è utilizzato quotidianamente nelle concessionarie (auto, moto, etc) e negli autolavaggi. Il detergente Lega No Gas per auto, moto, camper, furgone o camion è disponibile in una confezione da 750 ml. corredata di diffusore a spruzzo ed è in vendita presso tutti i concessionari Fra-Ber e su Amazon (https://www.amazon.it/dp/B07F9VRLZR) al prezzo di Euro 6,80 (IVA compresa).

Info: Fra-ber Tel. 0363/905287 – info@fra-ber.it – www.fra-ber.it

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