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Ieri — 23 Agosto 2019RSS feeds

Targa auto scolorita: i costi e l’obbligo di cambiarla dopo 10 anni negli USA

di Donato D'Ambrosi

Se la tua auto, come tante, ha superato la soglia dei 10 anni, con ogni probabilità ha anche la targa scolorita con i numeri che non si leggono bene. Cosa bisogna fare se la targa è illeggibile? Beh, sicuramente non si può ritoccare a mano con un pennarello come è prassi comune. Se la targa della tua auto è deteriorata e non si legge, il Codice della Strada, impone la sostituzione della targa per deterioramento. La realtà dei fatti è che in pochi sono disposti a sostenere un costo per cambiare le targhe auto scolorite e deteriorate. A New York hanno escogitato un modo più efficace per obbligare gli automobilisti a cambiare le targhe più vecchie e scolorite.

L’OBBLIGO DI CAMBIARE LA TARGA DOPO 10 ANNI DAL 2020

Cambiare una targa illeggibile è obbligatorio e se si incappa nei controlli della Polizia si rischia anche il fermo amministrativo. Se la targa della tua auto si è deteriorata e vuoi sapere come cambiarla e quanto costa ne parliamo qui. Come avrai visto però cambiare le targhe auto deteriorate ha un costo molto maggiore rispetto alla trovata americana. Nello Stato di New York infatti è possibile personalizzare anche le targhe scegliendo tra diverse grafiche disponibili. Visto che in pochi cambiano le targhe quando diventano illeggibili, a New York hanno offerto la possibilità ai residenti di votare la nuova grafica. La scelta della nuova grafica introdurrà dalla primavera 2020 anche l’obbligo di cambiare le targhe che hanno oltre 10 anni, al costo di 25 dollari l’una.

QUANTO COSTA CAMBIARE LA TARGA PERSONALIZZATA

L’idea chiaramente ha diviso l’opinione pubblica, tra chi sostiene che la municipalità abbia bisogno di fare cassa e chi invece sostiene l’iniziativa. A pesare di più sul costo per cambiare una targa scolorita sarà la possibilità di personalizzarla per la seconda volta. In pratica se si vuole conservare il numero già registrato e rinnovare solo la targa bisognerà aggiungere 20 dollari al costo di base. Questo balzello non va giù a chi ha speso già dei soldi per registrare la targa auto personalizzata che deve rinnovare. E di targhe, come in Europa, ne devono essere applicate due, una davanti e una dietro, diversamente da come accade in altri pochi Stati USA (solo dietro).

LA GARANZIA DI 5 ANNI SULLE TARGHE SCOLORITE

Te lo stai chiedendo sicuramente: perché solo le targhe delle auto recenti si rovinano molto prima? Basta guardare molti veicoli anche d’epoca o degli anni 80-90 per scorgere targhe con piccole crepe, ma non totalmente illeggibili come quelle moderne. Sicuramente molto dipende dall’azione abrasiva e dai saponi aggressivi degli autolavaggi rapidi e automatici, sempre più diffusi nelle città. Ma può dipendere anche dalla qualità dei materiali utilizzati nella produzione delle targhe. Non a caso proprio l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nel 2002 (circ. MIT Prot. MOT6/ 1098/60G1) hanno dovuto sostituire gratis le targhe auto con evidenti difetti e deterioramento prematuro. A tal proposito dovete ricordare che le targhe dell’auto sono coperte da garanzia contro il deterioramento per 5 anni. Se la targa si scolorisce entro 5 anni dall’immatricolazione la sostituzione attraverso la Motorizzazione sarà gratuita, dopo sarà a carico del consumatore.

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Auto ibride: cosa indicano le sigle P0, P1, P2, P3 e P4?

di Nicodemo Angì

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Le auto ibride possono avere molte sigle, P0, P1, P2, P3, P4, ecc. e pensiamo quindi che sia interessante descriverle per sapere cosa si sta per comprare/noleggiare. Questa varietà deriva dalla posizione del motore elettrico nel powertrain ibrido, una scelta dettata da diverse considerazioni. Le sigle P0, P1, P2, P3, P4 identificano in qualche maniera la “distanza” fra il motore elettrico e le ruote, che decresce andando da P0 a P4. Sappiamo che le automobili ibride uniscono motori a scoppio e macchine elettriche, unità complementari in virtù di “caratteri” molto diversi. I motori a combustione hanno infatti meno coppia ai bassissimi regimi mentre quelli elettrici, leggeri e compatti, erogano molta coppia anche a zero giri e creano il loro “carburante” in rilascio/frenata. Il loro lato negativo è che hanno bisogno di pesanti e costose batterie. Occorre inoltre porre attenzione nel caso si debba trainare un’auto elettrica o ibrida in panne.

P0 e P1: IL MOTORE ELETTRICO INCONTRA QUELLO TERMICO

Abbiamo anticipato che i motori elettrici sono poco ingombranti e questo permette una certa libertà di scelta sul “dove” inserirli nelle auto ibride. Le unità più piccole possono essere montate al posto dell’alternatore e quindi collegate al motore con una cinghia in una configurazione identificata con la sigla P0. Si tratta di Belt-driven Starter Generator (BSG) che agiscono anche come motorino d‘avviamento e generatore. La loro potenza arriva a circa 15 kW e danno un contributo tangibile con modifiche limitate ai powertrain esistenti. Inserendo il motore/generatore all’uscita del motore abbiamo la configurazione P1, che vede la macchina elettrica girare alla stessa velocità dell’albero motore e richiede qualche modifica in più. Anche in questo caso la potenza non è molto alta ma c’è il vantaggio di un rendimento che, vista l’assenza della cinghia di azionamento, può superare il 90%.

LA VERSATILITA’ DELLA CONFIGURAZIONE P2

Cosa accade spostando il motore elettrico fra il motore e la trasmissione? Il passaggio dalla sigla P1 a quella P2, che implica una frizione che disconnette il motore termico, apre molte possibilità alle auto ibride. Si possono aggiornare trasmissioni già esistenti, ad esempio sostituendo al convertitore di coppia il gruppo motore elettrico – frizione. In pratica il motore elettrico è collegato all’entrata della trasmissione e eroga energia al posto di quello termico. La frizione permette di avviare il motore a scoppio, partire da fermo e viaggiare in modalità elettrica senza però trascinarlo. Il sistema con la sigla P2 permette inoltre all’auto ibrida di “veleggiare” con il solo motore elettrico e motore termico spento. La configurazione P2 è versatile: la Porsche Panamera usa una trasmissione ZF che incorpora un motore elettrico da ben 100 kW di picco.

P3 E P4 CONTRO GLI ATTRITI 

Questo cambio è ottimizzato per le auto sportive e permette di mantenere i bassi consumi permessi dai diesel, che sono stati abbandonati da PorscheLa configurazione P3 sposta il motore “a valle” del cambio. In questo modo si minimizzano le perdite, dato che il motore elettrico trascina soltanto la parte finale della trasmissione. Questa soluzione è però un po’ costosa perché costringe a riprogettare buona parte della trasmissione. Le auto ibride con la sigla P4  hanno un motore elettrico che agisce esclusivamente sull’asse non collegato al motore termico: questa soluzione è usata per esempio da PSA. In questo modo si può avere una trazione integrale senza collegamento meccanico con il motore termico. Anche il modo elettrico puro è facilmente ottenibile, basta scollegare la trasmissione “principale” e muoversi usando soltanto l’assale collegato al motore elettrico.

SIGLA P5: IL MOTORE NELLE RUOTE

Ricordiamo poi che lo schema meccanico con la sigla P4 massimizza il recupero dell’energia perché gli organi trascinati sono al minimo e quindi anche le perdite meccaniche fino al motore elettrico. Una curiosità: per le auto ibride (e quelle elettrice) esiste la sigla P5 che indica i motori nelle ruote, una soluzione che azzera la “distanza” e nella quale la Cina ha investito molto. Questa sigla, a differenza di quelle P0, P1, P2, P3 e P4, ha un’applicazione ancora limitata nelle auto di serie.

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Sciopero Autostrade 25 e 26 agosto: solo gli automobilisti ci rimettono

di Donato D'Ambrosi

Autostrade ha confermato un nuovo sciopero dei casellanti il 25 e 26 agosto. Se un tempo “sciopero” equivaleva a “pedaggio gratis”, oggi a rimetterci più di tutti sono gli automobilisti in viaggio. Il secondo sciopero autostradale dell’estate 2019, è la previsione più grigia per i viaggiatori al rientro dalle ferie proprio nei giorni del controesodo. A cosa servono questi scioperi se quasi tutto è ormai automatizzato?

LE DATE DELLO SCIOPERO, MA TRANQUILLI SI PAGA LO STESSO

Il nodo della questione è sempre lo stesso e riguarda il rinnovo del contratto per i dipendenti rappresentati dalle sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica. E se te lo stai chiedendo, si, lo sciopero del 25 e 26 agosto 2019 è il culmine delle trattative naufragate dopo il precedente sciopero autostrade del 5-6 agosto 2019. A fermarsi sarà sia il personale tecnico che quello amministrativo a scaglioni. Gli esattori del pedaggio ai caselli e i turnisti incrociano le braccia dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 di domenica 25 agosto e dalle 22 di domenica 25 alle 2 di lunedì 26. Mentre il personale tecnico-amministrativo si fermerà il 26 agosto per le prime 4 ore di ogni turno. L’annunciato sciopero avrebbe reso felici tanti vacanzieri in partenza e rientro, qualche anno fa: sbarre alzate e niente pedaggio. Ma oggi rischia di essere solo una grande beffa per gli utenti delle autostrade, lo afferma Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.

 

I MOTIVI DELLO SCIOPERO SULLE AUTOSTRADE

Ma in sostanza, perché scioperano i dipendenti dei gestori autostradali?Concessioni scadute o in scadenza – gridano congiuntamente le sigle sindacali – Clausole di salvaguardia sociale e una congrua risposta economica in linea con l’elevata redditività degli azionisti e della produttività raggiunta dagli addetti ai lavori”. Il numero di addetti si è pressoché dimezzato, pare, ma non è mai venuto meno l’impegno a garantire sicurezza e servizi agli utenti, anche a rischio della propria vita, spiegano i sindacalisti. Senza entrare nel merito del sacrosanto diritto allo sciopero, vi siete chiesti quali effetti concreti ha questo sciopero sui viaggiatori? Fuori dagli uffici amministrativi ben pochi che possano realmente intaccare le casse dei gestori.

UN’APP COME IN EUROPA EVITEREBBE TANTI PROBLEMI

Ci saranno disservizi, vero, ma il commento del Presidente UNC fa riflettere sulla vulnerabilità del meccanismo che penalizza solo e soltanto i consumatori.   Dona definisce “Inaccettabile e vergognoso uno sciopero del personale delle autostrade proprio durante il controesodo” e richiama l’intervento del Ministro Toninelli per il differimento dello sciopero. Dona spiega “ora, con i nuovi mezzi tecnologici, si formano solo code estenuanti ai caselli. Nessun danno economico per le società concessionarie”. Allora perché non estendere a tutta la rete (dove possibile) i caselli senza barriere con pagamento del pedaggio freeflow come sulla Pedemontana? In Polonia, ad esempio, basta un’app sullo smartphone per pagare il pedaggio tramite la targa e si risparmierebbero tonnellate di carta e code ai caselli. Forse è proprio con i biglietti di carta e gli aggeggi elettronici per il tele-pagamento che si fanno più soldi in Italia, a prescindere dalla qualità dei servizi e dalla sicurezza delle autostrade?

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Mal d’auto: i passeggeri giovani soffrono più degli over60

di Antonio Elia Migliozzi

Se 1 americano su 3 soffre di mal d’auto, ancora poco si sa su come contrastare questo disturbo. Ecco allora che l’Università del Michigan si è messa al lavoro per capire di più della cinetosi e delle sue cause. Sicuramente si tratta di un disturbo difficile da studiare perché ciascun soggetto reagisce in modo diverso alle sollecitazioni che il suo corpo riceve in auto. Il team di ricerca ha quindi chiesto una mano ad un campione di 52 soggetti che si sono sottoposti ad una serie di screening in auto. Nel dettaglio è stato messo a punto un vero e proprio percorso di prova articolato in 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra. I primi risultati dello studio faranno da base per successivi approfondimenti sul tema. Vediamo perché il mal d’auto è interessante per la mobilità odierna ma anche nell’ottica della prossima guida autonoma.

IL MAL D’AUTO 

La cinetosi è un disturbo serio che può rendere difficile ogni viaggio in auto al quale si partecipa da passeggero. I ricercatori dell’università del Michigan stanno esaminando il mal d’auto con un esperimento progettato per vedere come reagiscono i passeggeri alle sollecitazioni in auto. Del resto se nel prossimo futuro milioni di persone viaggeranno su veicoli a guida autonoma, per molti di loro leggere o lavorare a bordo potrebbe essere un problema. Come sottolinea la portavoce del gruppo di ricerca, Monica Jones: “Pochissimi studi sono stati condotti sulle automobili mentre invece, gran parte del lavoro è stato svolto in tema di trasporto marittimo e aereo, usando simulatori di guida o piattaforme .” Insomma l’obiettivo è capire una volta per tutte quali siano le situazioni che innescano la nausea nel “mondo reale”. Per questo il team di ricerca ha coinvolto 52 persone portandole in strada presso la Mcity Test Facility all’interno dell’università.

LO STUDIO

Fondamentalmente si è trattato di un test con la scientificità propria di un laboratorio organizzato però in un percorso stradale all’aperto. Oggetto della prova le reazioni dei passeggeri alle consuete svolte, fermate e accelerazioni. Ai partecipanti è stato chiesto di eseguire alcune attività come usare un tablet, rispondere alle chiamate al cellulare e rispondere alle domande poste da un ricercatore a bordo. Il test drive, della durata di 20 minuti, ha previsto 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra, ed è stato condotto dai 16 ai 40 km/h. Specifici sensori hanno registrato l’accelerazione del veicolo, la posizione e la risposta fisiologica dei partecipanti, inclusi sudore, temperatura cutanea e frequenza cardiaca. Telecamere e sensori hanno monitorato anche il movimento e la postura della testa del passeggero. I partecipanti hanno poi descritto le sensazioni valutando l’intensità del malessere come lieve, moderata o grave.

LA PROSPETTIVA

Ad oggi nessuno ha mai realmente studiato il mal d’auto in modo approfondito e ottenendo risultati univoci. Nei fatti i giovani fino ai 26 anni hanno manifestato livelli più elevati di cinetosi ma per capire di più servirà un approfondimento. Questo è solo l’inizio di quello che sarà sicuramente uno studio a lungo termine che vuole contribuire a rendere i veicoli a guida autonoma il più rilassanti e popolari possibile. Insomma anche per chi soffre di mal d’auto viaggiare su un mezzo driveless non si rivelerà il peggiore degli incubi. Per ottenere una chiave di lettura chiara per i risultati ricavati, l’Università del Michigan ha creato un database con migliaia di misurazioni e osservazioni. Tutti questo elementi serviranno ad approfondire le reazioni dei passeggeri coinvolti per capire quali siano gli elementi che precedono il manifestarsi di dolore o disagio.

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Toyota più sicure con pedoni: l’auto impedirà le partenze involontarie

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota decide di mettere letteralmente un freno agli incidenti che coinvolgono i pedoni. Il colosso giapponese ha annunciato l’arrivo di una nuova funzione che eviterà i sinistri causati dalla confusione tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. In questo modo se un pedone, o un ostacolo inanimato, si trova davanti al veicolo mentre il conducente schiaccia il pedale sbagliato, l’auto non si sposterà di un millimetro. L’innovazione dovrebbe raggiungere tutta la gamma globale di Toyota ed i primi modelli che ne saranno provvisti arriveranno entro la fine dell’anno. Si partirà dalle Toyota Prius ed Aqua, molto popolari tra i conducenti anziani. L’azienda afferma che il nuovo acceleratore intelligente, oltre ad evitare incidenti con pedoni e ostacoli sventerà minacce anche ai danni dei ciclisti. Vediamo come funziona e quali sono i vantaggi di questa soluzione.

NUOVA FUNZIONALITÀ

Toyota ha in programma l’introduzione di una nuova funzionalità volta a prevenire incidenti causati da scambi involontari tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. La tecnologia impedirà una risposta del motore in caso di errore umano o nel caso in cui ci sia una persona davanti al veicolo. In questo modo si eviterà un’accelerazione improvvisa dalla natura imprevista e pericolosa. Secondo le fonti che riportano la notizia il dispositivo potrebbe essere introdotto prima della fine dell’anno anche su veicoli che sono già stati venduti ai clienti. Va detto infatti che sono ad oggi disponibili sul mercato dispositivi di sicurezza retrofit. Anche questi sono in grado di impedire un’accelerazione involontaria dell’auto se questa è causata dalla pressione del pedale sbagliato. Nei fatti, però, molti funzionano solo quando i sensori rilevano un ostacolo come un muro o un’altra automobile che procede nella direzione in cui il veicolo sta viaggiando.

SICUREZZA AL CENTRO

La nuova funzione di Toyota rallenterà gradualmente il veicolo quando l’acceleratore viene premuto improvvisamente anche se non ci sono ostacoli fisici davanti all’auto. L’assistente arriverà per prima sui modelli ibridi Prius e Aqua, che sono molto popolari tra i conducenti anziani, per poi raggiungere tutta la gamma. Se tecnicamente non è difficile immaginare un meccanismo che riduce la velocità in tutti questi casi, molti costruttori hanno preferito lasciar stare. Alcuni temono che non si abbia una risposta pronta nel caso in cui sia necessaria una rapida accelerazione, come nei cambi di corsia. Come detto Toyota offrirà il sistema anche in retrofit per le vetture già in possesso dei suoi clienti e per questo pensa ad un prezzo competitivo. Il marchio giapponese vuole così evitare i numerosi incidenti dovuti a questo tipo di distrazioni e frequenti tra gli anziani.

IL RISCHIO INCIDENTI

Secondo Toyota la sua tecnologia sarà funzionale anche per prevenire incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti. La decisione del brand potrebbe spingere altri produttori a fare una scelta simile. Del resto il mese scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti giapponese, ha chiesto a Toyota e ad altre sette case automobilistiche, di intervenire sulla questione. L’improvvisa accelerazione causata dalla pressione involontaria dell’acceleratore avrebbe causato 17 incidenti su un totale di 149. Protagonisti dei sinistri conducenti di età pari o superiore ai 75 anni. Va detto che per le Autorità giapponesi si tratta di numeri preoccupanti perché riguardano il solo periodo da gennaio a giugno di quest’anno. Insomma a conti fatti l’11% degli impatti avvenuti negli ultimi sei mesi è attribuibile ad errori tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno.

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Car sharing a lungo termine: a Milano l’auto si noleggia per 7 giorni

di Raffaele Dambra

Car sharing a lungo termine a Milano

Fino ad ora la condivisione di auto a noleggio era prevista soltanto per brevi o brevissimi periodi, da poche ore a massimo un giorno. Adesso però parte il car sharing a lungo termine e a Milano (e non solo) si potranno noleggiare auto condivise fino a 7 giorni consecutivi. Occhio però ai costi.

COME FUNZIONA IL CAR SHARING A LUNGO TERMINE

La proposta è di Share Now, la nuova società tedesca nata dalla partnership tra Car2Go e DriveNow, ed è già disponibile a Milano, Amburgo, Vienna e, da settembre, anche a Seattle, negli USA. Il funzionamento è semplice: per usufruire della vettura per più di un giorno (fino a un massimo di 7) è sufficiente scegliere tramite app la tariffa Flex che prevede un costo fisso, stabilito in base al numero dei giorni di noleggio e del modello scelto, e uno a consumo, a seconda dei km percorsi.

CAR SHARING 7 GIORNI A MILANO: LE AUTO DISPONIBILI

Questo nuovo progetto colma una lacuna nelle esigenze di mobilità dei nostri utenti”, ha dichiarato Olivier Reppert, il CEO di Share Now. “Adesso potranno ancor più facilmente fare a meno della loro auto privata, optando per una vettura in condivisione anche in caso di una vacanza di qualche giorno o di una settimana”. Per i fruitori del car sharing a lungo termine a Milano sono a disposizione ben 1.500 vetture: la flotta di Car2Go è composta da Smart ForTwo, Smart ForFour e Smart ForFour Cabrio, mentre DriveNow offre BMW Serie 1, Serie 2 (Active Tourer e Cabrio), Mini 3 e 5 porte, Mini Cabrio e Mini Clubman. Peccato che al momento la tariffa Flex, quella per più giorni, non comprenda l’auto elettrica BMW i3, usufruibile solo per il car sharing giornaliero.

CAR SHARING A LUNGO TERMINE A MILANO: LE TARIFFE

Ma vediamo quali sono i costi del car sharing a lungo termine in quel di Milano. Come spiegavamo poc’anzi, i prezzi variano a seconda della durata del noleggio, del modello di auto selezionato e dei km percorsi. Per esempio noleggiare una Smart ForTwo costa da 49,99 per un giorno a 159,99 euro per 7 giorni, a cui vanno aggiunti 0,15 euro al km. Simulando per esempio di prendere in condivisione una ForTwo per un’intera settimana e di percorrere 300 km (0,15 x 300 = 45), il costo totale del noleggio è di 204,99 euro. Per noleggiare una BMW qualsiasi si spendono invece da 89,99 euro per un giorno a 219,99 per 7 giorni, più 0,19 euro al km. Una settimana in cui si percorrono 300 km viene quindi a costare in tutto 276,99 euro. Tanto o poco? Ognuno, in base alle proprie necessità e alla propria esperienza, può valutare se si tratta di tariffe concorrenziali o poco economiche. In ogni caso il tariffario completo si trova qui.

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Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing

di Donato D'Ambrosi

Spesso l’auto è il caveau perfetto per trovare riservatezza, privacy e riparo da occhi e orecchie indiscreti, ma a quanto pare non se si tratta di una Mercedes in leasing. E’ l’accusa di spionaggio lanciata a Mercedes-Benz di cui parla il tabloid inglese The Sun. Mercedes sarebbe infatti in combutta con gli ufficiali giudiziari ai quali rivela la posizione dell’auto quando il cliente diventa un “cattivo pagatore”. Il caso è esploso nel Regno Unito poiché Mercedes controlla circa l’80% dei contratti di leasing auto, secondo il giornale inglese. A quanto pare però la pratica di presunto spionaggio attraverso i sensori montati sull’auto è ai limiti della legge sulla privacy ma più di qua che di là.

L’ACCUSA DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY A MERCEDES

Secondo Mercedes tutto avviene alla luce del sole o quasi, visto che i clienti dovrebbero essere a conoscenza di quello che accade se non pagano il canone dell’auto presa in leasing. Ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza dei clienti non immaginerebbe mai di potersi ritrovare l’ufficiale giudiziario nello specchietto retrovisore in qualunque momento, in caso di problemi con i pagamenti. E invece è proprio quello che succede in base agli accordi contrattuali che Mercedes-Benz stipula con i suoi clienti, a quanto pare a loro sprovveduta insaputa.

UNA CONDOTTA SINGOLARE

Mercedes dal canto suo avrebbe ammesso che “in casi estremi” può localizzare l’auto di un cliente e comunicare la posizione all’organo incaricato di recuperare il credito. Nulla però che avrebbe a che vedere con funzioni di antifurto satellitare o con il servizio Mercedes Me, solamente un modo per ricordarti fin dalla stipula del contratto di pagare il canone del leasing. Un approccio singolare, come riporta The Sun, visto che BMW, Jaguar Land Rover e Volkswagen avrebbero dichiarato di non effettuare questo genere di tracciamento dei clienti. Ma perché Mercedes, incalzata da Associazioni di consumatori e autorità, ritiene di essere nel giusto? E’ presto spiegato.

LA REPLICA DI MERCEDES ALLE ACCUSE

Secondo Mercedes-Benz, ogni cliente sarebbe informato sul trattamento dei dati tracciati tramite l’elettronica dell’auto se vengono meno gli impegni sottoscritti. Molti accusano il Costruttore di mimetizzare un’importante clausola, restrittiva della privacy dei consumatori, all’interno del contratto che molto spesso si firma senza neppure leggere. Mercedes però assicura che la condizione di poter comunicare la posizione dell’auto è informata al cliente tramite una postilla in neretto prima della firma. Ora al di là di quanto sia realmente evidente questa postilla e della liceità di poter comunicare i dati dei clienti a un soggetto terzo, si concretizzano i dubbi che abbiamo anticipato in questo approfondimento sulle auto connesse e la funzione dei Neutral Server: di chi sono i dati e chi ha diritto a farne ciò che vuole? Mercedes ha dimostrato che è solo l’inizio e che prima di firmare un contratto è bene leggerlo dalla prima all’ultima pagina.

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Cicalino auto elettriche: cosa dice la norma UN 138 sull’AVAS obbligatorio

di Donato D'Ambrosi

Il problema delle auto elettriche e ibride che non fanno rumore a bassa velocità è ufficialmente archiviato con il cicalino obbligatorio dal 1 luglio 2019. Ma quali caratteristiche deve avere il cicalino (all’anagrafe tecnica AVAS) sulle auto elettriche? I proprietari delle auto elettriche e ibride già vendute e immatricolate dopo questa data cosa devono fare? Le prime disposizioni sul cicalino delle auto elettriche (Audible Vehicle Alert System) in Europa le ha definite la norma UN 138. Ecco cosa cambia per le auto che elettriche e ibride nuove e già immatricolate dal 1 luglio 2019 con l’obbligo del cicalino sonoro.

USA – EUROPA, REGOLE DIVERSE SUL CICALINO

L’ambiente urbano è pieno di rumori e se ci pensate un attimo spesso è proprio il suono delle auto in arrivo a farci accorgere che un veicolo sta arrivando. Ma quale rumore devono fare le auto elettriche che non hanno un motore “a scoppio”? Le persone ipovedenti, ad esempio, si affidano proprio ai suoni per muoversi in autonomia, ma la stragrande maggioranza di pedoni distratti è in pericolo se non sente neppure l’auto arrivare. Un pericolo che negli USA l’NHTSA, l’agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti, ha obbligato le auto elettriche e ibride ad avere un cicalino che emette un suono fino a 28 km/h. In Europa invece, per le caratteristiche delle strade si è deciso di fermarsi a 20 km/h. Ecco quali caratteristiche dovrà avere il cicalino AVAS per le auto elettriche nuove e quelle già vendute.

L’OBBLIGO AVAS DIFFERITO PER LE ELETTRICHE GIA’ CIRCOLANTI

Come disposto dalla norma UN 138, il dispositivo AVAS, che si può definire anche un cicalino per auto elettriche è obbligatorio dal 1 luglio 2019 su tutte le auto nuove. Questo significa che tutte le auto prodotte dopo il 1 luglio 2019 avranno già di serie il cicalino secondo le specifiche europee. Ma per chi l’auto elettrica o ibrida l’ha già comprata, cosa stabilisce la norma? Intanto è bene accertarsi che l’auto non abbia già un cicalino AVAS conforme alle specifiche europee (molti Costruttori, come Jaguar hanno anticipato la norma e magari servirà solo riprogrammarlo). Se il cicalino non è presente, i proprietari delle auto già circolanti e immatricolate hanno tempo fino al 1 luglio 2021 per adeguarsi all’obbligo. Bisognerà poi capire in che modo le autorità verificheranno il rispetto della norma, presumibilmente in sede di revisione periodica. Un dubbio che coinvolge 12.156 veicoli elettrici e 244.484 veicoli ibridi circolanti al 31 dicembre 2018 (fonte ACI).

IL SUONO DEL CICALINO SULLE AUTO ELETTRICHE

La caratteristica tecnica principale del cicalino per auto elettriche e ibride è che deve produrre una pressione sonora di almeno 56 dB ma non superiore a 75 dB. Dovrà attivarsi automaticamente ad ogni avvio del veicolo ed emettere un rumore fino a 20 km/h. Il suono dell’auto elettrica (o ibrida se può funzionare anche solo in elettrico) si deve udire sia in avanti sia nelle manovre di retromarcia. Da questo dettaglio sono esonerati i veicoli che in retromarcia emettono già un suono di avvertimento. A parte questo, non ci sono paletti sul ritmo, la melodia ecc, quindi prepariamoci a sentire i suoni più curiosi dai Costruttori più creativi.

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Uber, incidenti nei test ogni 15 mila miglia: ex dipendente vuota il sacco

di Antonio Elia Migliozzi

Come sappiamo la guida autonoma è la prossima frontiera della mobilità. In questo senso aziende automotive, tech e fornitori di servizi si muovono rapidamente per fare progressi prima degli altri. In una lunga intervista rilasciata ad AutomotiveNews un ex dipendente di Uber racconta delle sue preoccupazioni sul fronte sicurezza. Robbie Miller era parte della struttura al lavoro per lo sviluppo della piattaforma driveless del colosso del ridesharing ed aveva più volte espresso perplessità all’azienda. Nello specifico aveva avvisato i funzionari di Uber della presenza di problemi di sicurezza nel programma di guida autonoma usato dalla flotta del brand. Il tutto avveniva pochi giorni prima che si verificasse un incidente mortale. Vediamo come le auto senza conducente starebbero causando più sinistri rispetto ai conducenti umani e mettendo in pericolo automobilisti e pedoni.

GUIDA AUTONOMA E SICUREZZA

Robbie Miller è un ex dipendete di Uber impegnato nello sviluppo della piattaforma a guida autonoma del colosso. In una intervista conferma che necessario un radicale ripensamento degli standard di sicurezza ad oggi legati all’auto senza conducente. “Voglio rendere la strada più sicura, ha affermato Miller “È difficile per le aziende con flotte da centinaia di veicoli riportare indietro ogni singolo mezzo e possibilmente fermarsi per settimane. Ma devi essere in grado di prendere quel tipo di decisione.” Insomma una accusa chiara che arriva in attesa che il Congresso americano adotti il mese prossimo una legislazione aperta alla diffusione diffusa di veicoli a guida autonoma. Va detto che al momento non esiste un accordo tra Governo ed industria sui prossimi standard di sicurezza. Per Miller le aziende si stanno concentrando sul numero di miglia autonome percorse e non sulla sicurezza dei sistemi.

LA CORSA AI TEST

L’esperto ammonisce c’è poco valore tecnico nei test che effettuano un alto volume di chilometri. Miller è l’ultimo di una nutrita lista di esperti a mettere in discussione gli attuali protocolli utilizzati per validare l’auto a guida autonoma. Lo scorso mese i dirigenti di Aurora Innovation e Volvo Cars avevano sollevato preoccupazioni simili nel corso di una riunione di settore avvenuta negli Usa tra funzionari governativi e ricercatori accademici. La cautela di Miller deriva dall’esperienza personale. Nel 2018 era allarmato dal fatto che le auto di prova usate da Uber fossero spesso coinvolte in incidenti anche con danni rilevanti. In particolare aveva notato che le collisioni si verificavano ogni 15.000 miglia. Ecco allora che con una e-mail a diversi dirigenti di Uber aveva delineato le sue preoccupazioni e sollecitato una revisione del programma dedicato alla guida autonoma. Un monito profetico visto che l’e-mail è datata 13 marzo 2018.

LE LACUNE

Tre giorni dopo aver inoltrato la missiva Miller ha lasciato Uber. Cinque giorni un veicolo di prova Uber ha colpito e ucciso Elaine Herzberg a Tempe, in Arizona. Miller è rimasto comunque attivo nel settore ed ha esaminato i dati del Naturalistic Driving Study, un’iniziativa di ricerca federale attivata per fare il punto sugli incidenti avvenuti in California. La sua analisi suggerisce che i veicoli a guida autonoma sono coinvolti in più incidenti rispetto a quelli affidati a conducenti umani. Conclude Miller: “L’etica di base ti dice che se stai mettendo le persone a rischio in questo modo, devi fermarti. Ciò che ritengo manchi in questo settore è fondamentalmente una leadership che sia disposta ad ascoltare e le opinioni degli altri.” Insomma la posizione di questo ingegnere è chiara, occorre rimettere in discussione il lavoro fatto per evitare che tragici incidenti come quello di Tampa possano tornare a verificarsi.

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Crisi di Governo: 5 impegni su auto e sicurezza stradale a rischio

di Raffaele Dambra

Crisi di Governo

La crisi di Governo che ha portato alle dimissioni del premier Conte e a un futuro tutto da decifrare, potrebbe avere notevoli conseguenze anche sul mondo dell’auto e della sicurezza stradale. Nei prossimi mesi, infatti, Governo e Parlamento si sarebbero dovuti pronunciare in via definitiva su alcuni temi caldi come il pacchetto di riforme al Codice della Strada, l’introduzione dei dispositivi anti-abbandono per i bambini in auto e gli sconti obbligatori sulle tariffe RC auto in caso di installazione della scatola nera, per cui mancano ancora i decreti attuativi. Ma anche sull’eventualità di estendere ecotassa ed ecobonus e sulla possibile revoca delle concessioni ad Autostrade SpA dopo i fatti del Ponte Morandi. Adesso però l’impasse politico rischia di far saltare tutto o di rinviare a chissà quanto (con possibili modifiche o stravolgimenti) questi ed altri importantissimi cambiamenti. Facciamo il punto della situazione.

CRISI DI GOVERNO: CHE FINE FARANNO LE MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA?

Ad oggi il corposo pacchetto di modifiche al Codice della Strada è già stato approvato in prima lettura in Commissione Trasporti alla Camera, ma deve ancora transitare in Aula (è richiesta l’approvazione sia della Camera che del Senato). In caso di esito favorevole sarebbe diventato legge entro la fine del 2019, ma adesso che fine farà? Ricordiamo che parliamo di modifiche su cui si è discusso molto come l’inasprimento delle sanzioni per chi guida maneggiando il cellulare (con sospensione della patente fin dalla prima violazione); la circolazione di scooter 125 cc in autostrada, purché guidati da maggiorenni; l’aumento dei fondi destinati alla sicurezza stradale derivanti dalle multe (e obbligo di rendicontarne l’uso); l’introduzione delle strade scolastiche e degli stalli rosa; la proposta del doppio senso ciclabile o senso unico eccetto bici; lo snellimento dell’iter per presentare ricorso al prefetto, e molto altro ancora. Cambiamenti anche epocali che rischiano seriamente di andare in fumo…

CRISI DI GOVERNO: CHE SUCCEDERÀ CON I DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO PER I BAMBINI?

L’obbligo di utilizzare sulle auto i dispositivi di allarme volti a prevenire l’abbandono dei bambini sarebbe dovuto scattare già lo scorso 1° luglio 2019. Ma a causa delle solite lungaggini burocratiche la stesura del decreto attuativo, necessario per mettere in pratica quanto previsto dalla nuova legge, sta richiedendo molto più tempo del previsto e al momento non è stata ancora ultimata. Prima della crisi di Governo si sperava di completare il tutto entro novembre (ricordiamo che serve pure il parere positivo del Consiglio di Stato, seguito dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). Ma adesso il futuro è assai più nebuloso e non sono affatto esclusi ulteriori rinvii. Poveri bambini…

CRISI DI GOVERNO: A QUANDO I DECRETI ATTUATIVI PER GLI SCONTI OBBLIGATORI DELLA SCATOLA NERA?

Questa vicenda va incredibilmente avanti da ben due anni e quindi le dimissioni del Governo Conte c’entrano fino a un certo punto. Ma sicuramente non aiutano a raggiungere celermente l’obiettivo. Facciamo un rapido recap: nell’estate 2017 fu annunciato che l’installazione della scatola nera auto avrebbe generato significativi sconti obbligatori sull’assicurazione RCA. Oggi però gli sconti sono ancora quelli facoltativi che applicano le compagnie assicurative. Di obbligatorio invece non c’è ancora nulla, poiché anche in questo caso mancano i necessari decreti attuativi del Ministero dei Trasporti e del Ministero dello Sviluppo Economico. Lo stallo pare sia dovuto ad alcune criticità relative alla privacy e alla piena attendibilità del dispositivo che di fatto stanno bloccando l’approvazione dei decreti. Stallo che in caso di caduta del Governo e a maggior ragione dell’intera Legislatura rischia di prolungarsi chissà per quanto…

CRISI DI GOVERNO: ECOTASSA ED ECOBONUS SARANNO CONFERMATI?

Le due misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 per penalizzare chi acquista veicoli inquinanti e premiare chi sceglie una mobilità più sostenibile, dovrebbero restare in vigore fino al 31 dicembre 2021 (ma per i ciclomotori solo fino al 31/12/2019) e superare quindi indenni la crisi di Governo. Nulla però vieta che una nuova maggioranza in Parlamento, costituita magari da forze contrarie a questo genere di politiche (o semplicemente per smistare i fondi altrove), cancelli con un colpo di spugna sia l’ecotassa che l’ecobonus. Non ci resta che attendere.

CRISI DI GOVERNO: CONTINUERÀ LA BATTAGLIA DEL M5S CONTRO LA SOCIETÀ AUTOSTRADE?

La revoca della concessione delle tratte autostradali ad Autostrade per l’Italia SpA, società che fa parte del gruppo Atlantia che ha come principale azionista la famiglia Benetton, è una delle (non facili) battaglie che il Movimento 5 Stelle sta portando avanti fin dal giorno dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova (mentre Salvini e la Lega si sono sempre mostrati più prudenti). Ovviamente tale battaglia risulterebbe seriamente compromessa se il M5S uscisse dalla compagine governativa.

CRISI DI GOVERNO: BOLLO AUTO, ACCISE SUI CARBURANTI E AUMENTO DELL’IVA, QUANTI DUBBI

Elencati i 5 impegni su auto e sicurezza stradale che la caduta del Governo metterebbe maggiormente a serio rischio, non possiamo non accennare sommariamente ad altre questioni che la crisi parlamentare di certo non contribuirebbe a risolvere, anzi. Pensiamo per esempio all’odiato bollo auto, che tanti vorrebbero eliminare o quanto meno ridurre ma nessuno ci riesce. Oppure alle tanto discusse accise sui carburanti, la cui cancellazione, uno degli storici cavalli di battaglia di Matteo Salvini, non è stata mai concretamente affrontata e di questo passo non lo sarà. E infine il temutissimo aumento dell’IVA, ipotesi più che possibile in caso di crisi di Governo. E che andrebbe a incidere anche sul mondo dell’auto con l’immediato sbalzo verso l’alto di listini, benzina e quant’altro.

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Apple CarPlay, con iOS 13 novità e interfaccia ridisegnata

di Lorenzo Spada
Apple CarPlay iOS 13

Ecco tutte le novità che verranno apportate sui sistemi di infotainment compatibili con Apple CarPlay con l'aggiornamento ad iOS 13

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Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop

di Raffaele Dambra

Tutor attivi in autostrada

Notizia molto importante per gli automobilisti impegnati nell’esodo e nel contro-esodo delle vacanze estive 2019. Ci sono di nuovo i tutor attivi in autostrada dopo la pronuncia della Cassazione che ha ribaltato una sentenza della Corte d’Appello del 10 aprile di un anno fa, i cui effetti avevano imposto il momentaneo spegnimento dei dispositivi per la violazione di un brevetto depositato dall’azienda Craft di Greve in Chianti. I tutor autostradali si stanno gradualmente riaccendendo, perciò consigliamo di osservare fedelmente i limiti di velocità (cosa che peraltro andrebbe fatta sempre) fin da subito per non incorrere in brutte sorprese.

TUTOR IN AUTOSTRADA: LA CAUSA LEGALE

Come forse molti ricorderanno, la vicenda dei tutor in autostrada si trascinava fin dal 2006 a causa di una disputa legale tra Autostrade per l’Italia e la Craft per una questione di brevetti. In pratica la piccola azienda toscana lamentava che il colosso Autostrade, in combutta con la Polizia Stradale, si fosse attribuita la paternità del dispositivo capace di ‘leggere’ le targhe dei veicoli, copiando di fatto una propria invenzione. Dopo alcune sentenze a favore di ASPI, il 10 aprile 2018 la Corte d’Appello di Roma aveva clamorosamente dato ragione alla Craft, riconoscendo la violazione e ordinando la rimozione e la distruzione dei tutor esistenti.

TUTOR ATTIVI IN AUTOSTRADE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ma pochi giorni fa, con un ennesimo colpo di scena, la Corte di Cassazione ha dato invece ragione ad Autostrade per l’Italia, ritenendo, così come riporta l’Ansa, “che il sistema di controllo della velocità media (ossia il tutor, ndr) non violi le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft”. E che perciò non sussistano più i motivi per imporne la rimozione. “Abbiamo già riattivato le squadre per la reinstallazione dei tutor”, ha comunicato infatti la società Autostrade, “Così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polstrada, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete autostradale tramite il sistema SICVe-PM“.

TUTOR AUTOSTRADALI DI NUOVO IN FUNZIONE

Come già anticipato, ASPI sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare quanto prima i tutor autostradali, in maniera da renderli tutti pienamente efficienti nei weekend del contro-esodo previsti il 24 e 25 agosto e il 31 agosto e 1 settembre 2019. “L’impiego dei tutor è fondamentale per la sicurezza stradale in autostrada”, si legge in una nota stampa della società che ha vinto il ricorso, “Dal 2004 grazie a questo sistema sulle autostrade è diminuita del 25% la velocità di picco e del 15% quella media, col risultato che il numero delle vittime è calato del 70%”.

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Ancora niente nuova interfaccia di Android Auto? Ecco come forzarla per averla subito

di Marco Grasso

La nuova interfaccia di Android Auto è in fase di roll out da qualche settimana con un mucchio di novità, grafiche e funzionali, e a questo punto dovrebbe essere arrivata a tutti quanti, ma se così non fosse c'è una soluzione.

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Arriva SuperGLUE, il benchmark per l’IA

di Antonino Caffo
I ricercatori di Facebook, insieme a Google DeepMind, all’Università di Washington e New York University, hanno presentato SuperGLUE, una serie di strumenti per misurare le prestazioni dell’IA nel merito della comprensione del linguaggio naturale. SuperGLUE è stato creato sul presupposto che i modelli di apprendimento profondo per l’IA colloquiale necessitano di nuove sfide. Il sistema […]

Audi E-Tron è l’auto elettrica più sicura nei crash test (video)

di Lorenzo Spada
Audi E-Tron crash test

Oltre a essere uno dei SUV più desiderati dagli appassionati, Audi E-Tron ha dimostrato di essere l’auto elettrica più sicura al mondo nei crash test. A decretare questo riconoscimento è stato l’Insurance Institute for Highway Safety (IIHS). In particolare, Audi E-Tron ha ottenuto punteggi estremamente positivi in tutti i test condotti dall’Insurance Institute for Highway […]

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Arresti anomali con Android Auto? Non siete i soli, ma Google fa orecchie da mercante

di Roberto F.

Risale allo scorso mese di aprile l'inizio delle segnalazioni da parte di vari utenti Android Auto relative ad un arresto anomalo del sistema. Ecco cosa sappiamo

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Un chip RFID nell’avambraccio per accendere la macchina? C’è chi l’ha fatto…

di Lorenzo Spada
Tesla Model 3

Quando si acquista una Tesla Model 3, l’auto non viene fornita “chiavi in mano”. Questo semplicemente perché non sono presenti chiavi fisiche. Invece, l’auto viene fornita con una speciale keycard con chip RFID che permette di aprire le portiere avvicinandogliela. Sfruttando questa cosa, la biohacker e ingegnere software Amie DD ha estrapolato il chip per […]

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Sony annuncia un nuovo dispositivo Android Auto con schermo da 9 pollici a singolo DIN

di Gerardo Orlandin

Android Auto è un'opzione sempre più di serie sui nuovi veicoli, ma se la vostra vettura ne è sprovvista potete installare il nuovo Sony XAV-AX8000. Si tratta di un'opzione interessante che offre un grande display da 8.95 pollici che non si adatta all'alloggiamento presente sul cruscotto, ma piuttosto si aggancia su di esso tramite un supporto regolabile che vi consente di modificare angolo, profondità e altezza.

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Bosch al lavoro su una tecnologia 3D “senza occhiali” per auto

di Lorenzo Spada
Bosch sistema 3D passivo

Con l’aumentare della tecnologia a bordo delle auto, sono in molti coloro che si preoccupano delle troppe distrazioni; dal cluster degli strumenti digitale al sistema di infotainment, quante più informazioni si aggiungono quanto più alto è il pericolo di distrazioni e, di conseguenza, di incidenti. Bosch è pienamente consapevole di ciò, tanto da impegnarsi in […]

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ANDROID AUTO 2019 Come va e come si installa

di Canna
Ma come faccio ad avere anche io la nuova versione con la nuova interfaccia di Android Auto? Molto semplicemente, basta recarvi a QUESTO LINK e scaricare l’ultima versione disponibile di Android Auto caricata sul sito in questione, un portale che […]
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