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Atti vandalici: come proteggere l’auto da danni e graffi sulla carrozzeria

di Donato D'Ambrosi

Quante volte di ritorno al parcheggio avreste fatto di tutto per trovare l’autore dei graffi alla carrozzeria? Quando i danni all’auto sono evidenti atti vandalici non resta altro da fare che una denuncia contro ignoti alle forze dell’ordine. Se però l’auto non è coperta da una polizza contro gli atti vandalici la probabilità di ottenere una qualsiasi forma di rimborso o rivalsa nei confronti del colpevole è molto bassa. A meno che non abbiate le prove di chi ha materialmente provocato i graffi alla carrozzeria. Un problema che Tesla ha risolto con la modalità Sentinella (Tesla Sentry Mode). Una soluzione che può ispirare altri metodi per proteggere l’auto da graffi e atti vandalici.

ATTI VANDALICI, IL SISTEMA TESLA INCASTRA I COLPEVOLI

Se negli USA ha fatto arrestare già decine di ladri e autori di atti vandalici, vuol dire che la funzione Tesla Sentry Mode funziona davvero. Il sistema Tesla funziona in maniera molto semplice: utilizza le telecamere di cui già dispongono le Tesla Model 3, Model S e Model X (Model S e X solo da agosto 2017). Se prima di parcheggiare, il proprietario attiva la Modalità Sentinella nel menù e collega una memoria USB l’auto registra tutti gli eventi che reputa pericolosi per la sicurezza dell’auto. E’ soprattutto grazie alle telecamere laterali, quelle utilizzate anche dai sistema di assistenza alla guida che molti graffi alla carrozzeria hanno avuto anche un volto e poi un nome.

PROTEGGERE L’AUTO DAI GRAFFI SULLA CARROZZERIA

Ok, stiamo parlando comunque di una Tesla, ma come si può proteggere un’auto qualsiasi dai danni e dagli atti vandalici? Non serve ingegnarsi più di tanto perché basta installare delle dash cam che riprendano l’esterno dell’auto quando è su strada pubblica. Esistono infatti molti modelli che si possono anche installare sotto al retrovisore del parabrezza e sul lunotto posteriore in modo molto discreto, senza essere notate. Mentre i montanti anteriori e posteriori possono essere i punti ottimali da cui monitorare l’esterno dell’auto, sta solo riuscire a trovare la giusta angolazione regolando la microcamera. Bisogna però fare molta attenzione all’uso delle telecamere al di fuori della proprietà privata. Poiché le telecamere portatili, così come quelle per la sorveglianza domestica non devono mai interferire con la vita privata degli altri.

DANNI E GRAFFI ALL’AUTO: USARE LE TELECAMERE IN STRADA

Quindi bisogna prestare bene attenzione ad evitare che le telecamere montate sull’auto per proteggerla da atti vandalici e danni, facciano pensare al vicino che lo state spiando. Riprendere zone private di una proprietà non visibili agevolmente a terzi è proibito dalla legge. Riguardo alle riprese per strada, invece non si può impedire a qualcuno di riprendere una strada pubblica. Mentre – come spiega La leggepertutti – può ledere la privacy di una persona ripresa se quel filmato viene divulgato e reso pubblico. Occhio quindi a non farsi prendere la mano nel cercare a tutti i costi il colpevole dei graffi sulla carrozzeria. Piuttosto è sempre consigliabile parcheggiare in una zona non isolata e informare sempre le forze dell’ordine, anche se la denuncia contro ignoti può sembrare apparentemente inutile.

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Incidente auto e dolore al collo: 4 consigli per evitare il colpo di frusta

di Donato D'Ambrosi

Le conseguenze di un incidente auto anche banale, oltre ai danni al veicolo, si manifestano fin da subito con forti dolori al collo legati al colpo di frusta. Piuttosto che affrontare le problematiche post incidente oggi vogliamo proporvi alcuni consigli che ogni automobilista dovrebbe conoscere e adottare al volante. Evitare i rischi di un colpo di frusta e quindi i dolori al collo in caso d’incidente è molto semplice, basta dedicare qualche minuto a se stessi prima di partire.

1.LA POSIZIONE DEL SEDILE PREVIENE I DOLORI AL COLLO

Siamo d’accordo sul fatto che condividere l’auto in famiglia comporta continue discussioni sugli oggetti lasciati in giro, la pulizia e l’ordine nel bagagliaio. Ma il primo consiglio per evitare dolori al collo e alla schiena anche se non si viene coinvolti in un incidente è regolare correttamente la distanza e l’inclinazione dello schienale. Non si potrà certo farne una colpa agli altri conducenti della famiglia se hanno una corporatura diversa. Quindi assieme ai retrovisori regolate anche lo schienale e la seduta in modo che stendendo in avanti il braccio, il polso arrivi sulla sommità del volante.

2.IL COLPO DI FRUSTA E L’ALTEZZA DEL POGGIATESTA

L’inclinazione ottimale dello schienale dell’auto per guidatori e passeggeri non può essere casuale e votata esclusivamente al confort. Per evitare dolori al collo e le conseguenze di un colpo di frusta non si può guidare semi distesi come dal dentista o protratti in avanti come alla tastiera di un pc. L’inclinazione dello schienale e la regolazione lombare devono permettervi di sentire con la nuca la parte centrale del poggiatesta. L’altezza del poggiatesta va regolata in modo che il poggiatesta sia allineato alla testa dell’occupante, come mostra la foto di copertina. Questo in particolare serve alle persone di statura maggiore della media.

3.POGGIATESTA POSTERIORI E COLPO DI FRUSTA

Il colpo di frusta è una conseguenza post incidente che può interessare sia i passeggeri anteriori che quelli posteriori. Questo rischio però trova spesso scarse misure di prevenzione soprattutto nelle utilitarie più economiche e diffuse in città. In città è statisticamente più facile essere coinvolti in un tamponamento posteriore eppure i poggiatesta posteriori sono un optional che su alcuni allestimenti d’accesso neppure si possono avere (Vedi la Fiat Panda 1.2 Pop). Meglio investire qualche soldo anche nella sicurezza dei passeggeri posteriori.

4.POGGIATESTA ATTIVI CONTRO IL COLPO DI FRUSTA

E’ vero che quando si decide l’acquisto di un’utilitaria molto spesso è il budget ad attirare l’ago della bilancia. Tuttavia se volete evitare davvero le conseguenze del colpo di frusta vi consigliamo di non sottovalutare le auto che hanno i poggiatesta attivi. Sono un dispositivo sempre più diffuso anche sulle utilitarie, in particolare ai posti anteriori, che hanno un peso importante anche nella valutazione dei crash test. Per prevenire i dolori al collo di chi soffre di cervicale sono indispensabili la telecamera posteriore e i sensori di parcheggio. Ma anche mettendo in conto la possibilità di un colpo di frusta in un banale tamponamento da città ci si mette al riparo al meglio da evitabili dolori al collo.

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Area B a Milano funziona: in 6 mesi -13% di auto inquinanti in transito

di Raffaele Dambra

Area B a Milano funziona

In vigore dallo scorso mese di febbraio, Area B a Milano sta funzionando piuttosto bene. Nei primi 6 mesi di attivazione il provvedimento che, attraverso un sistema di divieti di accesso progressivi, blocca l’ingresso in città alle auto più inquinanti, ha già ridotto del 13% (circa 12 mila vetture al giorno) il transito di veicoli. E con l’inasprimento delle restrizioni in atto dal 1° ottobre 2019 promette di fare ancora meglio.

I VEICOLI ESCLUSI DA AREA B A MILANO

Definita non a torto la ‘zona a traffico limitato più grande d’Italia’, Area B di Milano, che coincide con gran parte del territorio comunale del capoluogo lombardo, vieta l’ingresso ai veicoli benzina Euro 0 e diesel Euro 0, 1, 2 e 3 e alle moto a due tempi Euro 0 e 1 dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle 19:30, esclusi i festivi. Da ottobre il divieto vale anche per le vetture diesel Euro 4.

AREA B A MILANO NEI PRIMI 6 MESI DI ATTIVAZIONE

Nei giorni scorsi sono stati elaborati i dati relativi ai primi 6 mesi di attivazione di Area B, che, come detto, hanno rilevato una diminuzione di passaggi in ingresso in città di circa il 13%. Dato che si traduce in circa 12 mila transiti veicolari in meno ogni giorno. Mentre durante l’ultima settimana di gennaio 2019, utilizzata come campione, c’erano stati circa 89 mila transiti giornalieri. I numeri si riferiscono al semestre che va da aprile a settembre 2019. Questo perché Area B è entrata in vigore il 25 febbraio, ma il mese di marzo è stato utilizzato per il pre-esercizio, come previsto dalla norma.

IL TRANSITO IN AREA B A MILANO

Al momento sono presenti 186 varchi di accesso ad Area B di cui 15 controllati da telecamere, ed è proprio su questi che si è concentrato il monitoraggio dei transiti. Che tra le altre cose ha consentito pure di verificare che l’orario di punta nei giorni feriali c’è stato tra le 7:30 e le 9, con una media complessiva, nelle 15 strade, di 4.500 transiti ogni 30 minuti, ovvero 150 veicoli al minuto. Il picco pomeridiano feriale è stato tra le 17 e le 19 con una media di 4.000 transiti ogni 30 minuti, tradotto in 133 veicoli al minuto. Negli stessi orari, il traffico si riduce a 1/3 il sabato mattina ed è pari a 2/3 il sabato e la domenica pomeriggio. Invece non c’è quasi nessuna variazione tra i giorni feriali e festivi per le fasce orarie non di punta, in particolare tra le 10:30 e le 13 e dopo le 21.

IL VERO BILANCIO SU AREA B DI MILANO SI POTRÀ FARE SOLO TRA UN ANNO

“Questi primi sei mesi rappresentano un primo deciso passo nell’attuazione di Area B a Milano”, ha dichiarato Marco Granelli, l’assessore alla Mobilità, commentando i dati sulla Ztl. “Che dimostra con questi numeri di essere una misura potenzialmente efficace. Certamente siamo ai primi passi e il vero bilancio potrà essere definito solamente quando tutte le telecamere saranno posate e quindi fra circa un anno (si prevede in autunno del 2020, ndr). Ma intanto i segnali concreti ci sono. E siamo certi che Area B, Area C, i potenziamenti del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, insieme ai comportamenti dei cittadini, ci aiuteranno nell’obiettivo di diminuire la congestione e l’inquinamento dell’aria e di procedere decisi verso una città che vuole combattere urgentemente e concretamente l’alterazione climatica del pianeta”.

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Auto usate certificate Hyundai: arriva la formula soddisfatto o restituisci

di Donato D'Ambrosi

Attorno alle auto usate sta montando sempre di più l’interesse dei Costruttori auto che rimettono in vendita auto usate con la garanzia sui chilometri. La vera novità però riguarda la possibilità di restituire l’auto usata acquistata se non rispecchia le aspettative iniziali. La clausola soddisfatti o rimborsati sulle auto usate ha azzerato il rischio di acquistare un’auto usata con chilometri scalati.

L’AUTO USATA SENZA RISCHI

Si chiama Hyundai Promise il servizio di certificazione e ripristino delle auto usate in vendita per poter garantire lo stato d’usura e i chilometri percorsi. È l’espressione ufficiale della Casa coreana di quanto racchiude la nostra guida all’acquisto dell’auto usata. Ma oltre ai controlli – eseguiti da personale tecnico – c’è anche la garanzia che quell’auto non è stata ringiovanita. Un aspetto non di poco conto se si considera che il certificato di revisione ha dato una stretta ai contachilometri scalati, ma escludendo le auto che hanno meno di 4 anni.

LE AUTO USATE CERTIFICATE

Su tutte le auto usate certificate Hyundai Promise, verranno eseguiti 100 controlli prima di rimettere in vendita un’auto che può essere sia del Gruppo Hyundai sia di qualsiasi altra marca. Questo servizio rappresenta una valida opportunità per chi ha intenzione di acquistare un’auto ibrida o elettrica usata con chilometri certificati. In seguito ai controlli vengono ripristinate e sostituite tutte le parti ritenute non idonee con ricambi originali. L’esito dei controlli, lo stato di usura e la certificazione dei chilometri sono tutti riportati in un rapporto che accompagna l’auto usata certificata alla vendita.

GARANZIA AUTO USATA HYUNDAI

La garanzia sull’auto usata Hyundai Promise dipende dall’età e dai km percorsi. Le auto usate certificate fino a 5 anni e 120 mila km percorsi saranno coperte da una garanzia da 2 a 5 anni. Non male considerando che la Garanzia Ufficiale del Costruttore è di 5 anni con chilometri illimitati. Le auto usate che hanno tra 5 e 8 anni di vita e fino a 160 mila km saranno coperte da 1 a 2 anni di garanzia a seconda dei casi. Scende a 1 anno di garanzia solo la copertura per le auto usate certificate di altre marche fino a 8 anni e meno di 160 mila chilometri.

PERMUTA AUTO USATA QUANDO E COME

Le auto usate del programma Hyundai Promise si possono acquistare anche dando in permuta un’altra auto. E se la nuova auto usata certificata non soddisfa l’acquirente può restituirle dandola in permuta per un’altra auto che abbia lo stesso valore. L’opzione “Soddisfatto o Sostituisci” vale solo entro 1 mese dall’acquisto e se l’auto certificata ha percorso meno di 1000 km. Il programma partirà prima in alcune concessionarie Hyundai per poter essere esteso a tutta la rete in Italia entro il 2020.

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Distrazioni alla guida e in strada: i graffiti a terra che possono salvarti la vita

di Donato D'Ambrosi

Le distrazioni al volante sono la principale causa di incidenti stradali, ma anche chi si distrae con il cellulare mentre attraversa corre enormi rischi. Riprendendo il claim “Non fare #LaCosaPiùStupida”, già protagonista di una campagna di video online con i The Jackal, Linear torna a sensibilizzare gli automobilisti sul tema della distrazione alla guida. Tramite graffiti ecologici, messaggi d’impatto contro la distrazione al volante sono stati posizionati sui marciapiedi di Milano e Torino.

COSA SIGNIFICANO I GRAFFITI A MILANO E TORINO

I graffiti sono nelle vicinanze di ostacoli urbani come alberi, muretti e lampioni, nei quali un passante, se distratto dal proprio dispositivo mobile, potrebbe urtare. I messaggi invitano alla prudenza e colpiscono l’attenzione grazie all’utilizzo di font spezzati come se avessero subìto un incidente.

MENO DISTRAZIONI AL VOLANTE = SCONTI AMAZON

La compagnia di assicurazioni propone l’app Linear BestDriver, gratuita per clienti e non clienti (su Android e iOS). L’app premia – con Buoni Regalo Amazon.it – il comportamento virtuoso dei guidatori, per abituarli a mantenerlo nel tempo e a diventare dei “BestDriver”, cioè automobilisti più attenti e consapevoli. Il meccanismo dell’app è molto semplice: resta attiva in background e durante i viaggi in auto, rileva come distrazione i tap sullo schermo e le chiamate senza vivavoce o bluetooth.

UTENTI TROPPO DISTRATTI DENTRO E FUORI DALLE AUTO

Creare consapevolezza sui rischi della distrazione alla guida: questo è l’impegno sociale di Linear che mette a disposizione le tecnologie per combattere il rischiosissimo e diffuso fenomeno che causa oltre 35.000 incidenti ogni anno. Tenere gli occhi sulla strada è un obbligo anche per i pedoni distratti dal cellulare. Una delle regole basilari quando si attraversa la strada è infatti mantenere il contatto visivo con i conducenti delle auto, non con gli amici in chat.

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Taxi a Milano: potranno guidarli anche i familiari dei tassisti

di Raffaele Dambra

Taxi a Milano

Come risolvere la crescente richiesta di taxi a Milano? Estendendo l’orario di servizio giornaliero da 12 a 16 ore per vettura grazie alle doppie guide. L’amministrazione comunale consentirà infatti ai tassisti di integrare i turni di attività con un secondo conducente, che almeno all’inizio potrà essere soltanto il coniuge del titolare della licenza oppure un familiare fino al terzo grado di parentela. Quindi figli, genitori, fratelli, sorelle, nipoti, nonni, zii, bisnonni e bisnipoti. Attivando le collaborazioni familiari per i tassisti il Comune di Milano intende mettere una pezza allo stallo creatosi con la Regione Lombardia per la concessione di 450 nuove licenze.

TAXI A MILANO INSUFFICIENTI A SODDISFARE LE RICHIESTE

In effetti a Milano c’è bisogno di taxi quasi come il pane, basta osservare il numero delle richieste inevase. Il sabato e la domenica, nella fascia oraria dalle 0:00 alle 5:00 le chiamate senza risposta sono il 42%, mentre nella fascia 19:00-21:00 sono il 31%. Nei giorni feriali, invece, nella fascia 19:00-21:00 le richieste inevase sono il 27% e nella fascia 8:00-10:00 il 15%. Il rilascio delle nuove autorizzazioni, per ora circoscritto a coniuge e familiari dei tassisti, servirà dunque a risolvere, almeno parzialmente, lo sbilanciamento tra domanda e offerta di taxi. Oltre che a disincentivare il fenomeno dell’abusivismo.

NEGLI ULTIMI ANNI A MILANO TUTTO È AUMENTATO TRANNE I TAXI

La popolazione di Milano è aumentata dell’8% in 10 anni”, ha spiegato l’assessore alla Mobilità, Marco Granelli, “I turisti del 100% in 15 anni, i passeggeri del trasporto pubblico del 12% in 7 anni, le auto circolanti sono diminuite del 12% in 15 anni. E a fronte di tutto questo i taxi sono rimasti sempre gli stessi: 5.398”. Non a caso il Comune di Milano ha messo a punto un piano di azione che prevede, dopo l’attivazione delle doppie guide, anche una migliore gestione dei turni, la realizzazione del taxi-sharing, l’avvio del servizio trasporto in taxi verso l’ospedale per le persone che devono sottoporsi alla dialisi. E infine le paventate 450 nuove licenze per i taxi (un numero comunque non sbalorditivo), che al momento restano congelate in attesa di risolvere l’impasse con la Regione.

TAXI A MILANO: CON LA DOPPIA GUIDA PIÙ ORE DI SERVIZIO E PIÙ LAVORO

La nostra priorità”, ha concluso Granelli, “è potenziare il servizio taxi a Milano affinché risponda sempre di più a criteri di efficienza. Per questo stiamo attuando queste nuove misure che abbiamo presentato e in parte concordato con le categorie di operatori. Con la doppia guida consentiremo allo stesso taxi di fare più ore di servizio ma anche di dare più lavoro a più persone dello stesso nucleo familiare. Auspico che i tassisti ci aiutino a potenziare il servizio e la Regione Lombardia ci autorizzi presto lo sharing e le nuove licenze. Abbiamo bisogno di più trasporto pubblico per ridurre traffico e inquinamento”. Restano ovviamente da conoscere tutti i dettagli sulla doppia guida estesa ai familiari, per esempio quali requisiti saranno richiesti per guidare un taxi (basterà la sola patente B?). Vi aggiorneremo non appena ne sapremo di più.

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Le 10 Case auto con la migliore assistenza clienti del 2019

di Donato D'Ambrosi

Permuta auto usata

La qualità delle migliori auto conta poco se dopo l’acquisto l’assistenza clienti fa orecchie da mercante. Poter contare sul servizio clienti soprattutto in caso di guasti all’auto è diventato sempre più cruciale per la sopravvivenza dei Brand auto più famosi. Quale Casa auto ha il miglior servizio clienti post vendita? Un’indagine in Germania ha sondato la soddisfazione reale tra i clienti dei Costruttori auto. Ecco le 10 marche di auto con la migliore assistenza clienti del 2019.

I MIGLIORI SERVIZI CLIENTI DELLE CASE AUTO

Su un campione di 18 mila recensioni il portale inglese Carwow ha voluto scoprire quale auto ha la migliore assistenza clienti. Nell’indagine sono state valutate la competenza, la cordialità, la comunicazione e la prenotazione del servizio clienti delle marche di auto più vendute in Europa. La Top10 della migliore assistenza clienti sulle auto nuove c’è Porsche con una votazione di 4,93 su 5. Bisogna notare però che tra le prime 10 Case auto con il miglior servizio clienti lo scarto è molto ridotto con votazioni “buona” o “molto buona”. Bisogna precisare però che l’indagine non ha tenuto conto delle competenze dell’officina, ma solo del servizio clienti, quello che molto più spesso alza un muro di gomma davanti ai reclami dei clienti.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ COMPETENTE

Tra le Case auto con l’assistenza clienti più competente l’indagine vede in testa ancora una volta Porsche. Le recensioni sono molto positive però anche per il servizio clienti Volvo e Kia. Altrettanto competenti sono risultati gli addetti alle vendite e al post vendita di Jeep, Land Rover e Jaguar.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ CORDIALE

La cordialità delle risposte del servizio clienti ha un peso importante sia per il reparto vendite che post vendita. In questa valutazione sono risultati più bravi gli operatori del servizio di assistenza Abarth, il brand sportivo di Fiat-Chrysler si posiziona pari merito con Citroen in testa alla classifica. Tra i servizi di assistenza migliori per cordialità ci sono poi Mitsubishi, Fiat, Smart e Jaguar con i punteggi nella classifica delle Case auto con i migliori servizi di assistenza.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ COMUNICATIVA ED EFFICIENTE

I Brand delle auto tedesche sono in testa per i servizi di assistenza ai clienti con la migliore comunicazione. L’indagine ha messo in testa alla classifica nuovamente in testa Porsche, seguita Mini, BMW, Smart Land Rover e Jaguar. Il processo di prenotazione dei servizi di assistenza migliori invece premia nella classifica Porsche, Mini e Mitsubishi con il punteggio più alto.

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Auto nuove in Europa: +14% delle vendite a settembre 2019

di Donato D'Ambrosi

Il mercato auto in Europa dà segnali di ripresa con +14,4% delle vendite di auto nuove rispetto a settembre 2018. Le immatricolazioni a settembre 2019 in Europa si sono fermate a 1.285.494 auto vendute, un numero che non dice molto sulla stabilità del settore. Ma secondo le associazioni di categoria non bisogna illudersi: le auto vendute a settembre 2019 vengono confrontate con un mese del 2018 in cui il Wltp ha frenato le immatricolazioni. Ecco qual è il reale stato di salute del mercato auto in Europa con i 5 maggiori mercati in cui si vendono oltre il 70% di vetture.

VENDITE AUTO NUOVE IN EUROPA A SETTEMBRE 2019

Le anticipazioni sui numeri del mercato auto in Europa vengono dal Centro Studi Promotor. Dall’inizio del 2019 nell’area UE+Efta sono state immatricolate 12.115.927 autovetture con un calo dell’1,6% rispetto al dato dello stesso periodo del 2018. Il mercato europeo dell’auto non è quindi in buona saluta come lascerebbe pensare il dato di settembre, ma è in sostanziale stagnazione. Lo conferma il fatto che su 31 mercati nazionali, 16 sono in calo mentre gli altri sono in crescita. Ma di questi soltanto quattro piccoli mercati crescono con tassi a due cifre (Lituania, Romania, Grecia e Ungheria).

AUTO VENDUTE NEI 5 MAGGIORI MERCATI EUROPEI

Anche le vendite auto in Europa relative ai 5 maggiori mercati rappresentativi (Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Francia) non fanno numeri significativi (in calo del -1,2%). In Germania le ragioni della tenuta del mercato vanno ricercate soprattutto nella sostanziale stabilità dell’economia di questo paese (che tuttavia accusa qualche difficoltà) e nel fatto che dalla domanda di vetture diesel, dopo un crollo che aveva portato la loro quota a scendere fino al 32%, vengono segnali di ripresa. Il secondo dei cinque grandi mercati, quello del Regno Unito, è invece in calo del 2,5% essenzialmente per le incertezze legate alla Brexit. Difficoltà maggiori si registrano in Spagna (-7,4%), mentre Francia e Italia accusano contrazioni contenute tra l’1 e il 2%.

LE MARCHE DI AUTO PIU’ VENDUTE IN EUROPA

Secondo i dati ACEA (associazione dei Costruttori europei) le vendite a settembre 2019 sono in crescita per tutti i maggiori Costruttori di auto. In testa resta Volkswagen (+46,8%, in calo del -1,2% da gennaio 2019), seguita dal gruppo Renault (+27,8% e -2,4% da inizio 2019). Il podio si chiude con il gruppo FCA che cresce del +12,8% ma perde il 10% nel cumulato. Con una crescita di vendite in Europa inferiore al 10% ci sono PSA (+4,3%), Hyundai e Daimler (+6%), Ford (+8,5%) e Toyota (+6,7%).

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Sciopero benzinai novembre 2019: dove, quando e perché

di Donato D'Ambrosi

Gli automobilisti resteranno senza benzina o quasi a novembre 2019 per lo sciopero benzinai annunciato dalle sigle sindacali. La protesta dei distributori di carburante in sciopero è stata organizzata per manifestare contro il traffico illecito di benzina, gasolio e lubrificanti “in nero”. Provvedimenti sempre più onerosi per i gestori da un lato e condizioni contrattuali con margini sempre più magri dall’altro. Al centro i benzinai che hanno deciso lo stop a novembre 2019 per protesta.

BENZINAI IN SCIOPERO PER 2 GIORNI

Lo sciopero dei distributori di benzina è stato indetto dalle organizzazioni sindacali Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio per protesta contro la vendita sottobanco di carburante nelle mani della criminalità organizzata. Le pompe dei distributori di carburante su strade urbane e autostrade resteranno chiuse per 48 ore esortando il Governo a un intervento risolutivo per i benzinai messi alle strette da più fronti.

I MOTIVI DELLO SCIOPERO DEI BENZINAI

I motivi dello sciopero dei benzinai del 6 e 7 novembre 2019 risiedono sono vari ma tutti convergono sulle criticità finanziarie che il 60% dei gestori sarebbe costretto ad affrontare. Da un lato – sostengono le sigle sindacali – l’onerosità operativa dei distributori di carburante è aumentata con l’ingresso dei pagamenti elettronici e del Registratore Fiscale Telematico. Dall’altra le Compagnie stralciano contratti con margini sempre più magri, fino al 30% meno di quelli del 2011. E se non bastasse c’è un altro fronte da cui i benzinai devono proteggersi: il mercato nero dei carburanti venduti illegalmente evadendo IVA e Accise.

SCIOPERO DISTRIBUTORI DI BENZINA CONTRO MERCATO NERO

Secondo una stima recente dell’Unione petrolifera, ogni 10 litri di carburante consumato, oltre 1 litro è stato venduto sottobanco. Un fenomeno in continua ascesa in mano alla criminalità organizzata che allarga il buco dell’evasione fiscale. Motivazioni che però negli USA hanno spinto un gestore a convertire la pompa di benzina in colonnine di ricarica per auto elettriche. Sarà mai il passo decisivo che innescherà un cambiamento anche in Italia? Difficile prevederlo sui numeri di vendite delle auto elettriche. Intanto però lo sciopero dei distributori di carburante manifesterà disapprovazione con un sit in davanti al Parlamento. A meno di revoche quindi sappiate di dover fare benzina in anticipo o cercare le pompe fai da te aperte per lo sciopero dei distributori del 6 e 7 novembre 2019 che si preannuncia movimentato.

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Emissioni auto: il 25% della potenza mondiale viene dai motori a scoppio

di Nicodemo Angì

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Le emissioni auto sono abbondanti ma i motori appaiono puliti: sprigionano il 25% della potenza mondiale ma pesano il 10% dei gas inquinanti. È per questo che 37 scienziati pensano che svilupparli ulteriormente vada a favore dell’ambiente. L’automotive è in una fase turbolenta, nella quale si intrecciano questioni ambientali, strascichi del Dieselgate, strette regolamentari e nuovi modelli di mobilità e tecnologici. Pensiamo ai diversi approcci nel costruire le auto elettriche e alla difficoltà di prevederne la diffusione, come riferito da un fornitore. In questa situazione incerta arriva un importante endorsement da 37 eminenti scienziati che hanno pubblicato un editoriale sull’International Journal of Engine Research (IJER). Le loro conclusioni favoriscono i motori classici perché “i trasporti non diventeranno completamente elettrici per diversi decenni, se non mai”.

EMISSIONI AUTO AL 10%

Un discorso simile viene fatto per le fonti energetiche: “è chiaro che la generazione dell’energia non diventerà completamente rinnovabile”. In questo quadro le ricerche sui motori a combustione, tese a migliorare l’efficienza e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, sono estremamente interessanti. I 37 scienziati ritengono che motori “flessibili” ad alta efficienza e soluzioni ibride saranno importanti per ridurre consumi e emissioni, anche dei gas serra. I motori a combustione alimentati da combustibili fossili generano il 25% della potenza mondiale, circa 3.000 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio/anno su 13.000. Ma quanto pesano le emissioni auto sul totale globale? I motori producono “soltanto” il 10% del totale mondiale di gas serra che, ricordiamolo, vedono un contributo importante nel Metano, più pericoloso della CO2. Sappiamo poi che anche l’aviazione civile emette molta anidride carbonica: è una quota minoritaria che però cresce senza controllo.

COME RIDURRE LE EMISSIONI AUTO?

Gli scienziati richiamano poi l’attenzione sul fatto che le persone scelgono il tipo di propulsione in base a vari fattori, incluso il costo. Sappiamo che le automobili elettriche e ibride sono ancora piuttosto costose da acquistare, anche se recuperano nella manutenzione e nei consumi equivalenti. Questi 37 scienziati, ovviamente motivati perché hanno scritto sul IJER, danno diverse risposte alla fondamentale domanda: come ridurre le emissioni auto? La premessa è che le ricerche “trarrebbero sicuramente beneficio dalle collaborazioni mondiali tra ricercatori di industrie, laboratori governativi e università“. Si fa notare che catalizzatori, filtri antiparticolato ad alta filtrazione e gli SCR a urea stanno abbassando le emissioni di NOx a soli 15-20 mg/km. Pensando al particolato l’impatto di pneumatici e freni è già maggiore di quello dei motori più evoluti: circa 50 mg/km contro 5 mg/km.

MOTORI A SCOPPIO A TUTELA DELL’AMBIENTE

I 37 firmatari dell’editoriale indicano vari settori che potrebbero migliorare ancor di più efficienza e pulizia degli ICE. L’uso di pressioni d’iniezione molto elevate e miglioramenti meccanici, insieme a miscele molto “magre”, come quelle dei motori ibridi modulari Mahle con precamera, sono fra queste. Sono possibili miglioramenti nella “respirazione” del motore: studio dei condotti, sovralimentazione migliorata, combustione a bassa temperatura e distribuzione a fasatura variabile. Altri vantaggi sono possibili lavorando sull’EGR, sul già efficiente ciclo Miller e sul recupero dell’energia residua dei gas di scarico. L’elettrificazione migliora significativamente l’efficienza termica, che potrebbe salire oltre il 50%; un contributo verrà anche dai range extender, i cui motori ottimizzati sarebbero molto efficienti. Si indicano anche la lubrificazione del motore, soprattutto nei sistemi elettrificati che funzionano con velocità e carichi più limitati.

TEMPERATURE E CARBURANTI SPECIALI

Occorre migliorare l’efficienza a freddo di motore e sistemi di trattamento dello scarico mentre sono promettenti l’alimentazione mista gasolio/gas naturale e l’iniezione diretta di gas. I grandi motori a gas naturale, come quelli delle navi e delle centrali a cogenerazione, vanno migliorati per efficienza termica ed emissioni allo scarico. I carburanti “surplus” a basso numero di ottano sono interessanti così come i biocarburanti e quelli sintetici, magari additivati con componenti innovativi come l’NH3. Viene data grande importanza agli strumenti di ricerca come la simulazione fluidodinamica CFD, utilissima per capire meglio fenomeni complessi come la combustione. Quali conclusioni traggono quindi gli esperti sulle emissioni auto? Il prossimo futuro vedrà i trasporti operati da soluzioni che “mixano” motori a combustione, propulsori a batteria e ibridi insieme ai classici veicoli convenzionali. Le ricerche fervono e c’è molto bisogno di menti giovani e brillanti: fatevi sotto per il futuro!

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Auto diesel e benzina: stop alla vendita nell’UE dal 2040?

di Raffaele Dambra

Tra 20 anni non sarà più possibile acquistare auto diesel e benzina nei Paesi dell’Unione Europea? Non sappiamo se andrà veramente così (certi cambiamenti epocali è molto più facile annunciarli che metterli in pratica) ma intanto se ne sta parlando. Anzi, alla Commissione Europea è già arrivata una vera e propria proposta in tal senso da parte di Dan Jorgensen, ministro per il Clima e l’Energia della Danimarca, durante una riunione con i vari ministri dell’Ambiente dell’UE. E come ben sappiamo, visti gli incredibili risultati già raggiunti in Norvegia, sulla mobilità ecosostenibile i Paesi scandinavi fanno maledettamente sul serio.

LA DANIMARCA CI AVEVA GIÀ PROVATO A… CASA SUA

Talmente sul serio che la Danimarca voleva applicare lo stop alle vendite sul proprio territorio di auto diesel e benzina già nel 2030, tra soli 10 anni. Un lasso di tempo incredibilmente breve se comparato alla portata dell’evento. L’iniziativa era stata però bocciata dalla Commissione Europea, come ricorda il portale Motori.it, perché contraria alle direttive comunitarie in materia di omologazioni, secondo cui la regolamentazione specifica dev’essere omogenea a livello UE (in altri termini, un Paese dell’Unione non può decidere da solo di mettere al bando una certa tipologia di vetture, ma deve farlo di concerto con tutti gli altri Stati membri).

AUTO DIESEL E BENZINA: STOP NELL’UE DAL 2040 PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI ZERO EMISSIONI DI CO2 NEL 2050

La Danimarca però non si è scoraggiata, e per ‘aggirare l’ostacolo’ ha proposto di estendere lo stop a benzina e diesel in tutto il Vecchio Continente, ma dal 2040. Utopia? Forse, ma d’altronde è la stessa Europa che si è data degli obiettivi molto ambiziosi in tema di lotta all’inquinamento, contando di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 e addirittura di azzerarle entro il 2050. E se si vogliono davvero raggiungere questi obiettivi da qualche parte bisognerà pur cominciare…

NO ALLA VENDITA DI AUTO DIESEL E BENZINA NELL’UE? AL MOMENTO SOLO 10 PAESI SONO D’ACCORDO

In ogni caso sembra che il progetto danese sia stato accolto positivamente solo da 10 Paesi UE dei restanti 27 (al momento non è dato sapere quali). Del resto gli ostacoli da superare non sono certo pochi, e si potranno risolvere soltanto se ci sarà una visione comune sugli obiettivi da raggiungere. Circostanza affatto scontata, visto che su temi ancora più importanti, come la gestione del fenomeno dell’immigrazione, i Paesi che fanno parte dell’UE non hanno quasi mai mostrato una particolare sintonia. “Abbiamo fretta di giungere a un accordo condiviso”, ha spiegato alla stampa il ministro danese Jorgensen, “Perché è fondamentale che l’Unione Europea renda note alle aziende costruttrici le proprie strategie a lunghissimo termine, in modo da consentire loro di prepararsi alla graduale uscita di scena delle auto diesel e benzina dal territorio UE”.

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Sicurezza stradale: CNEL presenta 3 Ddl per arginare i sinistri

di Raffaele Dambra

Sicurezza stradale CNEL

I dati sugli incidenti mortali in Italia stanno tornando a registrare numeri preoccupanti, ed è per questo che ogni iniziativa volta a migliorare la sicurezza stradale e a contrastare l’aumento dei sinistri è decisamente bene accetta. E così, in attesa che la mini riforma del Codice della Strada, che prevede pesanti inasprimenti delle sanzioni per chi guida maneggiando lo smartphone, venga finalmente discussa e approvata in Parlamento (gli ultimi aggiornamenti parlano di fine ottobre), il CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ha presentato alla Camera dei Deputati tre nuovi disegni di legge in materia di sicurezza sulle strade. Vediamo di che si tratta.

IL CNEL PROPONE IL RILANCIO DELLA CONSULTA NAZIONALE PER LA SICUREZZA STRADALE E PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Il primo Ddl del CNEL, il numero 2144 dal titolo “Modifiche alla legislazione vigente sulla pianificazione, l’attuazione e il monitoraggio degli interventi in materia di sicurezza stradale. Costituzione della Consulta nazionale per la sicurezza stradale e per la mobilità sostenibile”, propone appunto di rilanciare presso il CNEL, allo scopo di rafforzare la capacità di governo della sicurezza stradale, uno speciale organismo con compiti di consultazione pubblica, di proposta, di promozione di iniziative a sostegno della sicurezza e dello sviluppo sostenibile della mobilità e di valutazione degli esiti del monitoraggio, nonché delle risultanze del conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di domanda di mobilità. La ‘Consulta nazionale per la sicurezza stradale’ operante presso il CNEL esiste già dal gennaio 2001 ma è stata finora scarsamente utilizzata.

MODIFICHE AL CDS PER FACILITARE LA REVISIONE DEI MEZZI AGRICOLI

Il secondo disegno di legge, il numero 2145 dal titolo “Modifiche al Codice della Strada in materia di sicurezza del lavoro e per il sostegno del lavoro meccanizzato in agricoltura”, propone invece di modificare l’articolo 80 comma 8 del CdS, in modo tale da rimuovere gli ostacoli alla effettività delle norme che prevedono la revisione dei mezzi agricoli.

SICUREZZA STRADALE: CASCO OBBLIGATORIO PER I CICLISTI E NUOVI POTERI AGLI AUSILIARI DEL TRAFFICO

Infine la proposta di legge n. 2146 dal titolo “Interventi di modifica al Codice della Strada per il rafforzamento dell’effettività delle prescrizioni. Protezione degli utenti vulnerabili. Controllo diffuso. Semplificazione e contenimento della spesa”. Come riporta il sito di ASAPS, il DDL chiede tra le altre cose l’inasprimento delle violazioni relative ai veicoli privi di copertura assicurativa; l’introduzione del casco obbligatorio per i ciclisti; l’obbligo per i Comuni di pubblicare le segnalazioni dei cittadini relative alla manutenzione di strade e segnaletica (con i relativi provvedimenti idonei a ripristinare lo stato di efficienza e sicurezza); l’introduzione delle figure degli ausiliari del traffico per i rilevamenti degli incidenti stradali e per la gestione della viabilità in occasioni di manifestazioni.

“IL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE RICHIEDE DECISIONI DA PRENDERE, PROGETTI DA REDIGERE, COMPETENZE E RESPONSABILITÀ”

La sicurezza stradale non è un obiettivo teorico ma una serie pragmatica di decisioni da assumere, di progetti da redigere, di competenze e responsabilità”, ha dichiarato Tiziano Treu, presidente del CNEL. “È una politica pubblica, che in passato il nostro Paese aveva affrontato con maggiore attenzione. Governo e il Parlamento hanno competenze e responsabilità dirette e possono, anzi devono, esercitare funzioni normative e regolatorie, con un approccio sistemico. Mentre il CNEL su questo tema possiede un patrimonio di conoscenze e informazioni ultraventennale che può mettere a disposizione del legislatore per ridurre al più presto lo stillicidio di vittime”. Cliccando sul tasto rosso Scarica PDF si può scaricare il documento con il testo completo e commentato dei tre disegni di legge.

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Sconto abbonamento bus: nella bozza la rottamazione auto fino a Euro 3

di Redazione

Incentivi e rottamazione auto non di proprietà

Ecorottamazione: la bozza di decreto clima fa un passo avanti. L’ultimo aggiornamento prevede un bonus di 1.500 euro per acquistare abbonamenti al trasporto pubblico o servizi di sharing mobility elettrica. Ne ha diritto chi rottama un’auto da Euro 0 a Euro 3. Al contempo serve un secondo requisito: vivere in un città soggetta a procedura di infrazione Ue per lo smog: Torino, Milano e Roma, per esempio. È necessario non comprare un’auto nuova, entro il 31 dicembre 2020. Chi sgarra, e acquista una macchina dopo la rottamazione, perde il diritto al bonus: occorre capire se pagherà anche una sorta di multa.

ECOROTTAMAZIONE E BONUS: QUANTI SOLDI

La dotazione messa a disposizione dal ministero dell’Ambiente è di 125 milioni per il 2020 e 2021. Più 5 milioni per il 2019, ossia per quel che resta del 2019. Chi ne ha diritto deve usare l’ecobonus entro i successivi tre anni: la regola vale per il proprietario dell’auto rottamata, nonché per i suoi familiari conviventi. Come si evince dal certificato di residenza. Importante: il bonus non costituisce reddito imponibile. Pertanto, sono soldi che non incidono sul reddito, non è una fonte di guadagno tassata dallo Stato.

BONUS PER CHI ROTTAMA UNA MOTO

Invece, chi vive in una città molto inquinata e rottama una moto fino alla classe Euro 2 (Euro 3 a due tempi) ha diritto all’ecobonus di 500 euro per i mezzi pubblici o per la mobilità condivisa elettrica. Da spendere in tre anni. Tutto rientra nel “Programma sperimentale buono mobilità” rivolto ai residenti dei Comuni a rischio multa europea. Sempre in tema di mobilità sostenibile, il ministero stanzia 40 milioni di euro per finanziare progetti “verdi”: creare corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale che possono essere presentati da uno o più Comuni (con oltre 100.000 abitanti) sulla cui testa pende la spada di Damocle europea. Più 20 milioni di euro per implementare il trasporto scolastico (elementari e medie) con mezzi ibridi, elettrici o non inferiori a Euro 6.

ACCISE GASOLIO IN AUMENTO: SE NE PARLA

In parallelo, al ministero so discute se mettere nel decreto clima anche un aumento delle accise del gasolio. Oggi, le tasse sul diesel sono inferiori rispetto a quelle della benzina. Dopo la rivoluzione dieselgate del settembre 2015, che ha spinto le Case automobilistiche a indirizzarsi verso l’elettrico (imitando Tesla), questo trattamento di favore per il gasolio pare non avere più senso. Per questo, un giorno, alla pompa l’automobilista potrà avere i prezzi di benzina e gasolio simili: le differenze? Solo per i costi industriali, non per le accise. Sarebbe un altro colpo contro i motori diesel, con le vendite di auto a gasolio che stanno già crollando in Italia e nel mondo intero.

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Viadotti autostrade: 5 nuovi casi di falsi report sulla sicurezza

di Raffaele Dambra

Viadotti autostrade

La tragedia del Ponte Morandi di Genova evidentemente non ha insegnato nulla se continuano a spuntare gravi anomalie nei controlli sullo stato di salute dei viadotti delle autostrade italiane. E così, dopo le 9 misure cautelari emesse lo scorso mese di settembre nei confronti di dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, rei secondo l’accusa di aver falsificato le relazioni concernenti le condizioni e le criticità di alcuni viadotti autostradali tra cui il Pecetti (A26) e il Paolillo (A16), gli investigatori avrebbero individuato altri 5 falsi report che riguardano altrettanti viadotti.

I NUOVI VIADOTTI AUTOSTRADALI SOTTO INDAGINE

Si tratterrebbe, secondo quanto anticipato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX, dei viadotti Carlo Alberto, Baudassina e Ferrato, posti nell’alessandrino (il primo nei pressi del casello di Alessandria sud, gli altri due vicino Ovada); e del Gorsexio e Stura III, situati tra Voltri e Masone, tutti lungo l’autostrada A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. Le presunte irregolarità sarebbero emerse proprio durante l’accurata analisi di email e documenti sequestrati ai 9 soggetti sottoposti da settembre a misure cautelari. Di cui 3 agli arresti domiciliari e gli altri 6 interdetti dal pubblico servizio.

VIADOTTI AUTOSTRADE CON “APPOGGI CORROSI E INEFFICACI” PROMOSSI A PIENI VOTI

Pare che a insospettire i pm siano stati i voti troppo alti dati nelle relazioni sui viadotti. Che presentano invece “appoggi molto corrosi e inefficaci” e “ammaloramento diffuso sui bulbi inferiori”. Visto che con queste cose non si scherza, la Procura di Genova vuole vederci chiaro e ha nominato propri consulenti per approfondire la questione. E anche Spea e Autostrade per l’Italia stanno provvedendo a rimappare lo stato di salute dei viadotti finiti sotto inchiesta, affidandosi anche a società esterne.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA: “I VIADOTTI SONO SICURI”

Chiamata per l’ennesima volta in causa, Autostrade per l’Italia ha diramato un comunicato stampa poche ore dopo la notizia delle indagini sui 5 viadotti. Un comunicato volto a tranquillizzare sulla sicurezza dei manufatti. “[…] Su 4 di tali infrastrutture”, si legge nella nota della società concessionaria, “già oggetto di normale attività di sorveglianza, è stata effettuata una serie di verifiche ulteriori da parte di società esterne specializzate, che non hanno rilevato criticità di ordine statico. Sul quinto, il viadotto Baudassina, le verifiche si concluderanno entro il mese corrente. La Direzione di Tronco di Genova è disponibile a fornire qualsiasi approfondimento necessario sulle analisi svolte. E, più in generale, sugli interventi di manutenzione realizzati e in programma”.

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Investimento notturno, la Cassazione condanna il pedone

di Raffaele Dambra

Investimento notturno

Il pedone è di sicuro il soggetto più vulnerabile della strada ma non ha sempre ragione. Seguendo un orientamento già affermato in precedenza con numerose altre sentenze, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari di un donna che era rimasta vittima di un investimento notturno, addossandole la totale responsabilità del sinistro e negando di conseguenza qualsivoglia risarcimento. Gli Ermellini hanno infatti scagionato il conducente dell’auto, riconoscendo che la condotta imprudente e imprevedibile della defunta debba ritenersi l’unica causa dell’incidente.

INVESTIMENTO NOTTURNO, PEDONE CONDANNATO: IL CASO IN ESAME

In verità la Cassazione, con la sentenza n. 25027/2019, non ha fatto altro che confermare quanto sentenziato dal Giudice di Pace e dalla Corte d’Appello nei precedenti gradi di giudizio. Entrambi, come ricorda il portale giuridico studiocataldi.it, si erano già espressi sfavorevolmente dinanzi alle richieste dei congiunti della vittima, investita da un’auto mentre attraversava a piedi una strada extraurbana durante le ore notturne. Più specificatamente, la Corte d’Appello aveva rilevato che la donna aveva attraversato una strada a scorrimento veloce “in ora notturna ove era vietato l’attraversamento pedonale (vista la presenza al centro della carreggiata di uno spartitraffico con siepe, ndr), senza usare la massima prudenza e senza dare la precedenza al veicolo che sopraggiungeva”. Circostanza che di fatto escludeva una presunzione di responsabilità del conducente, prevista dall’art 2054 c.c.

PEDONE INVESTITO PER CONDOTTA IMPRUDENTE: NESSUN RISARCIMENTO

Chiamata a pronunciarsi dopo il ricorso delle parti civili, la Corte di Cassazione ha dato definitivamente torto ai parenti della vittima, ribadendo un concetto fondamentale: il pedone che attraversa la strada di corsa, sia pure sulle apposite strisce pedonali (e nel caso in oggetto non era neppure così), immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo. Di conseguenza “in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento. Situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti”.

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Petroliera colpita: il prezzo benzina di nuovo alle stelle?

di Redazione

Il prezzo della benzina rischia di salire. Stavolta non per nuove accise, ma per un evento nel Mar rosso: qui, due missili hanno colpito un’imbarcazione della compagnia petrolifera iraniana. È in fiamme al largo della costa dell’Arabia Saudita. “Si tratta di un attacco terroristico”, riferiscono fonti anonime. E ci sarebbero anche perdite, con danni devastanti per l’ambiente. Risultato: costo del barile di petrolio in rialzo, e prezzo della benzina probabilmente alle stelle. Il pieno alla pompa costerà di più.

TENSIONI INTERNAZIONALI: PETROLIO SU

L’equipaggio della nave cisterna Sabity di proprietà della Nitc è illeso e il corpo della nave è appena danneggiato. Il problema è che questo incidente arriva settimane dopo che Arabia Saudita e Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver attaccato strutture petrolifere. Usando sia missili sia droni. La tensione internazionale si fa quindi più forte, con altre conseguenze negative sul prezzo del petrolio e quindi della benzina al distributore. Tutto questo anche se l’Iran ha negato le accuse.

I NUMERI: PREZZO DELLA BENZINA IN ALTO

In concreto, nell’immediato, i contratti sul greggio con scadenza a novembre salgono di 74 centesimi a 54,2 dollari l’oncia. Il brent cresce di 93 centesimi a 60,03 dollari l’oncia. Pertanto, il prezzo della benzina potrebbe salire. Infatti, per una “misteriosa” regola che riguarda benzina e gasolio, se il costo del barile di petrolio sale, allora il prezzo del carburante schizza insù subito. Viceversa, se costo del barile di petrolio scende, il prezzo del carburante non è detto che vada giù subito, e nella stessa proporzione. Alla fine, l’automobilista paga le conseguenze delle tensioni internazionali, ma non beneficia immediatamente di situazioni più stabili.

PREZZO DI BENZINA E GASOLIO: LA SITUAZIONE OGGI

Stando alle rilevazioni del ministero dello Sviluppo economico, un litro di benzina costa oggi 1,579 euro. Di cui circa 0,728 di accise (tasse allo Stato), più 0,284 di Iva (imposta sulle tasse). Insomma, su 100 euro di pieno, 66 euro vanno al Fisco: un record planetario. Analoga la situazione del gasolio: 0,471 per un litro. Di cui circa 0,617 di accise e 0,265 di Iva. Diversi politici negli anni hanno promesso una riduzione delle accise: prima Renzi, poi Salvini, per citarne due. Ma gli automobilisti pagano come prima. A questo, si aggiungono le tensioni internazionali che picchiano duro sul costo del barile di petrolio, con il prezzo di benzina e diesel che salgono. Non ultimi, i due missili sulla petroliera nel Mar Rosso. Infine, le accise del gasolio potrebbero crescere: un’altra beffa.

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IVA autoscuole: la Commissione UE salva le scuole guida?

di Donato D'Ambrosi

Autoscuole sciopero

L’IVA autoscuole al 22% sulle patenti è un rischio già smentito dal Ministero dell’Economia: sono salve le patenti già conseguite fino al 2019. Mentre il legislatore lavora a una norma ad hoc per fare chiarezza sul pagamento dell’IVA arretrata sulla patente, il parere Commissario uscente agli Affari economici supporta le fila delle autoscuole. Così l’UNASCA replica sul possibile aumento del costo patente e il pagamento dell’IVA arretrata.

IVA ARRETRATA, AUTOSCUOLE SALVE?

La Commissione europea è a conoscenza del problema IVA patenti in Italia, ha una sua proposta di riforma delle norme in materia di IVA che non include le lezioni di scuola guida tra i beni soggetti ad aliquota IVA, riconosce la piena libertà per gli Stati membri di organizzare la formazione alla guida. Sono questi i tre capisaldi della risposta che mercoledì 9 ottobre il Commissario uscente agli Affari economici Pierre Moscovici ha dato a un’interpellanza dall’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega) in tema di IVA sulle patenti.

SULL’IVA PATENTE DECIDE LO STATO MEMBRO

Questi elementi – dichiara Emilio Patella, Segretario nazionale Autoscuole UNASCA – aprono la strada a una profonda revisione della Risoluzione 79/E dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre scorso, con la quale si è introdotta l’aliquota l’IVA al 22% sulle prestazioni didattiche delle autoscuole. Questo perché le parole di Moscovici confermano quanto espresso e rappresentato dalle associazioni di categoria ai ministri Roberto Gualtieri e Paola De Micheli, e a tutte le forze politiche, nelle scorse settimane. L’organizzazione della formazione e l’assoggettabilità all’IVA dipendono da decisioni nazionali, e il Legislatore italiano ha da molti anni attribuito alle autoscuole un ruolo professionale specifico nel percorso formativo alla guida, nella diffusione dell’educazione stradale e della sicurezza stradale”.

REPLICA UNASCA SULL’IVA ARRETRATA

Auspichiamo – conclude il Segretario nazionale delle Autoscuole UNASCA Emilio Patella – che questo pronunciamento che Moscovici fa a nome della Commissione europea rappresenti un definitivo impulso perché il Legislatore italiano dia una risposta immediata e cancelli l’IVA arretrata, confermi la specialità didattica delle prestazioni rese dalle autoscuole italiane che ne ha sin qui determinato la legittima esenzione dall’imposta. La battaglia non è finita, quello che è certo è che la Commissione ci dà motivi per continuare a opporci all’Agenzia delle Entrate e sollecitare la politica per una soluzione duratura”.

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L’auto protegge dai fulmini di un temporale?

di Raffaele Dambra

L'auto protegge dai fulmini

A causa dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale l’Italia è diventato un paese ‘quasi’ tropicale. Nel quale, soprattutto d’estate, sono frequenti improvvisi e violentissimi temporali, simili a piogge monsoniche, che dal punto di vista mediatico fanno più notizia con la definizione di ‘bombe d’acqua’. A questo proposito ci siamo chiesti quale sia il miglior comportamento da adottare se si viene sorpresi da un forte temporale durante un tragitto in automobile. E soprattutto se l’auto protegge dai fulmini.

COSA FARE IN CASO DI TEMPORALE QUANDO SI GUIDA

Se durante un viaggio in auto, specialmente fuori da un centro urbano, scoppia un forte temporale, la prima cosa da fare è mantenere la calma. Un acquazzone, anche se particolarmente intenso, non è mica l’armageddon, per cui non serve farsi prendere dal panico. Detto questo, bisogna concentrarsi principalmente su due aspetti: la visibilità e il controllo del veicolo. Dato che in caso di tanta pioggia la prima cosa che viene meno è proprio la visibilità, è doveroso segnalare meglio la propria presenza agli altri automobilisti azionando, oltre alle luci di posizione (gli abbaglianti solo se necessario), le quattro frecce. Contestualmente si deve procedere con estrema prudenza per scongiurare il rischio di aquaplaning, e valutare se non sia il caso di fermarsi. Ovviamente la macchina va eventualmente arrestata in un posto adatto. Per cui non a bordo strada, a meno che non ci sia un’apposita area per la sosta; ma nemmeno sotto ponti o gallerie, che allagandosi potrebbero trasformarsi in una trappola mortale. L’ideale sarebbe trovare uno spazio con una tettoia (una stazione di rifornimento), distante però da tutto ciò che possa cadere e provocare danni.

L’AUTO PROTEGGE DAI FULMINI?

Le difficoltà di trovarsi in una vettura durante un temporale potrebbero acuirsi se alla pioggia abbondante si aggiungessero lampi e fulmini, evento per nulla improbabile in caso di temporale. Ma un’auto protegge dai fulmini? La risposta sorprendente è che in effetti la carrozzeria di un’automobile funge da ottimo isolante contro le scariche elettriche, sostituendosi alla protezione della cosiddetta Gabbia di Faraday. Scoperta nel 1836 dal fisico inglese Michael Faraday, indica un sistema costituito da un contenitore in materiale elettricamente conduttore o cavo conduttore, come è appunto il metallo, in grado di isolare l’ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso possa essere. Di conseguenza se un fulmine centra in pieno la carrozzeria di un’automobile, essendo quest’ultima composta principalmente di metallo, le scariche si concentrano sulla superficie esterna senza esercitare nessun effetto all’interno dell’abitacolo.

QUANDO L’AUTO NON PROTEGGE DAI FULMINI

Quindi sì, tutto sommato l’interno di un’auto è un luogo abbastanza sicuro contro le scariche elettriche. Tra l’altro per evitare la penetrazione di un fulmine non è necessario che il rivestimento metallico sia continuo. E infatti la carrozzeria di un’auto non lo è. Però bisogna comunque prendere delle precauzioni. Per esempio nell’abitacolo, durante un temporale, è meglio non toccare le parti metalliche visibili come le maniglie delle portiere. Perché potrebbero mettere in contatto con la superficie esterna della vettura che non è affatto immune dai fulmini. Inoltre non tutte le vetture sono sicure allo stesso modo: una berlina protegge decisamente meglio di una cabrio con tettuccio in tela. Occhio infine agli pneumatici. Essendo composti da materiale isolante, se vengono colpiti da un fulmine la corrente prodotta, passando dalla passaruota al battistrada, può rilasciare calore in grosse quantità, con l’elevato rischio di danneggiarli.

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Prenotare Uber è più sicuro: le novità dell’App a Roma e Milano

di Donato D'Ambrosi

Uber

La sicurezza dell’App Uber in Italia implementa le novità annunciate dopo le polemiche a Londra su Uber. Prenotare Uber Black e Uber Lux i due servizi NCC di Uber attivi a Roma e Milano è più sicuro. Lo standard di sicurezza riguarda i controlli sul conducente e l’assistenza ai passeggeri che sono già comunque coperti da un’assicurazione Uber.

L’APP UBER E’ PIU’ SICURA

Troppi incidenti, soprattutto a Londra, passeggeri che hanno denunciato atteggiamenti molesti degli autisti Uber e conducenti Uber distratti hanno influenzato il numero di utenti dell’App Uber. La sicurezza è diventata una priorità a maggior ragione che in Italia Uber si è apprestata a lanciare anche Uber Taxi, in aggiunta ai servizi NCC Uber, Uber Black e Uber Lux. Le novità sulla sicurezza dell’App partiranno da Roma e Milano, anche se secondo il sito ufficiale è possibile prenotare una corsa Uber a Firenze, Torino e Bologna. Le novità dell’App Uber più sicura riguardano l’integrazione del centro sicurezza per aumentare le tutele dei passeggeri alla prenotazione di una corsa, a bordo di un’auto Uber e al termine della corsa.

NOVITA’ DELL’APP UBER PER GLI AUTISTI

Prima di salire su un’auto qualsiasi, alla prenotazione con App Uber, l’utente può chiedere un PIN senza il quale l’autista non potrà iniziare la corsa. Lo step successivo per riconoscere l’auto Uber sarà quello di utilizzare le onde ad ultrasuoni, secondo quanto ha anticipato Uber. Segnalare un incidente con un’auto Uber prima comportava terminare la corsa e solo dopo il Servizio Uber avrebbe preso in carico il problema. Ora il driver non ha più scuse, può in qualsiasi momento segnalare qualsiasi problema di sicurezza durante il viaggio. Nell’App Uber è presente anche il pulsante il numero unico per le emergenze (112 in Europa – 911 negli USA), sperando che all’occorrenza gli operatori siano rapidi a rispondere. In caso di necessità, se si chiede soccorso, l’App Uber invia automaticamente la posizione e la targa del veicolo da cui è partita la richiesta di soccorso.

PIU’ SICUREZZA PER I PASSEGGERI UBER BLACK E LUX IN ITALIA

L’App Uber integra il sistema di riconoscimento dell’autista partner tramite Real-Time ID Check, una funzione di Uber annunciata già nel 2016. Prima che Uber diventasse più sicura il conducente veniva riconosciuto attraverso il volto ritratto nei selfie. Ora invece l’App Uber riconosce il conducente se sbatte le palpebre, sorride e muove la tesa così come gli viene richiesto. Un’altra chicca che rende Uber più sicura è la funzione che presto sarà disponibile in 200 Paesi entro ottobre 2019: l’avviso piste ciclabili. Se la corsa termina vicino una pista ciclabile, il passeggero riceve la notifica prima di scendere. In questo modo potrà evitare di colpire con lo sportello un ciclista in transito.

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Vittime della strada: le province più vicine al traguardo Europa 2020

di Donato D'Ambrosi

Nella classifica delle province più sicure si distinguono quelle vicine al traguardo Europa 2020: 5 in particolare hanno ridotto il numero delle vittime della strada in modo esemplare. Il numero di incidenti stradali in Italia nel 2018 è molto variabile tra province e città. La classifica elaborata sui dati ACI premia le province di Agrigento, Barletta-Andria-Trani, L’Aquila, Campobasso, Taranto e Terni che hanno ridotto del 50% le vittime da incidenti stradali nel 2018 rispetto al 2010. Ci sono però molte altre province vicine all’obiettivo Europa 2020 e altre invece con incidenti stradali in aumento.

CITTA’ E PROVINCE CON MENO VITTIME STRADALI

Il report delle vittime stradali nel 2018 conta un numero di morti pari a 3.334 e 242.919 feriti in 172.553 incidenti stradali gravi. Questi dati però celano anche un aspetto di cui si parla poco e riguarda le province che hanno già superato il traguardo Europa 2020 riguardo le vittime della strada. La classifica delle province più virtuose nella riduzione delle vittime da incidenti vede in testa Barletta-Andria-Trani (-66%), L’Aquila e Campobasso (-52%), Taranto (-51%) e Terni (-50%). Sono questi i posti d’Italia che rispetto al 2010 hanno raggiunto il traguardo europeo (o l’hanno superato), a fronte di una riduzione media delle vittime della strada in Italia del -19%.

DOVE LE VITTIME DELLA STRADA SONO IN AUMENTO

Le province che ancora non hanno raggiunto l’obiettivo Europa 2020 ma hanno messo in atto best practice per la riduzione dei morti stradali sono Modena e Foggia (-18), Cuneo e Trapani (-16). Il numero di vittime della strada nelle province di Asti, Caserta e Taranto è diminuito invece solo di 15. Le province con un numero di vittime stradali in aumento invece vedono Genova in testa (+37) a causa del crollo del ponte Morandi. Anche Bari (+24) e Brescia (+22) seguono un progresso mancato nel miglioramento della sicurezza stradale.

CLASSIFICA DELLE PROVINCE PER INDICE DI MORTALITÀ

La media di incidenti stradali gravi in Italia nel 2018 è di 472 incidenti, 9 morti e 665 feriti. Numeri che tradotti in incidi di mortalità vedono il sud della Sardegna in testa ai luoghi d’Italia con più vittime (6,5 ogni 100 abitanti). L’indice di mortalità non è alto anche Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1) rispetto alla media di vittime stradali in Italia di 1,9 ogni 100 abitanti.   

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