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Ieri — 19 Aprile 2019RSS feeds

Daimler: il taglio di 6 miliardi e il futuro senza Nissan-Renault

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz costretta ad una massiccia ristrutturazione. Secondo i media il colosso dell’auto tedesco si prepara ad una stretta alle voci di spesa. Allo studio tagli per circa 6 miliardi di euro dopo dopo il calo dei profitti dovuto ai dazi e alle spese per gli investimenti in elettrificazione e guida autonoma. Anche la divisione Daimler Trucks sarebbe interessata dalle misure di austerity che puntano a recuperare 2 miliardi di euro. Il nuovo Ceo Ola Kaellenius si prepara anche a misure straordinarie nei confronti dei dipendenti, con i più informati che parlano di 10.000 posti a rischio. Entro la fine dell’anno Mercedes-Benz dovrebbe anche annunciare l’addio alla alleanza commerciale con il gruppo Renault-Nissan. Tutti i dettagli.

AUSTERITY IN VISTA

Daimler sta cercando di recuperare circa 6 miliardi di euro all’interno del suo bilancio. Entro il 2021 l’azienda starebbe lavorando ad un programma di austerity per risparmiare sui costi e aumentare i guadagni. Come precisano da Manager Magazine l’azienda non ha commentano l’indiscrezione ma è molto probabile che queste decisioni sarrano annunciate a maggio. Per quella data entrerà in carica il nuovo Ceo di Daimler Ola Kaellenius al posto dell’attuale Dieter Zetsche. Lo scorso febbraio Daimler aveva affermato che avrebbe messo in campo tagli ai costi dopo che il profitto operativo era calato del 22% a fine 2018. A pesare la guerra commerciale con gli Usa di Trump e soprattutto l’aumento dei costi per lo sviluppo delle auto elettriche. Daimler prevede inoltre di azzerare le sue emissioni entro il 2040. Si tratta di un obiettivo difficile e costoso perché coinvolge la catena di produzione e tutti i fornitori.

CAMBIARE ROTTA

Altre grane per Mercedes-Benz arrivano dagli Usa. Circa 30.000 auto prodotte nello stabilimento di Tuscaloosa hanno problemi di elettronica che stanno richiedendo tempo e soldi. Secondo alcune stime il ritardo nella produzione a Tuscaloosa ha creato nei bilanci un buco da circa 2 miliardi di euro. Questo potrebbe comprimere i guadagni del primo trimestre del 2019 pesando fino a 500 milioni di euro. Si tratta di cifre non certe perché Daimler dovrebbe rilasciare il prossimo 26 aprile i dati ufficiali relativi al primo trimestre. Si parla anche di tagli in arrivo sul fronte dipendenti. Daimler sarebbe pronta a ridurre il suo organico di 10.000 unità. In questo caso possiamo pensare ad una operazione simile a quelle che hanno in programma altri brand. Con le auto elettriche che richiedono meno forza lavoro le case spingono su pensionamenti e uscite volontarie.

ALTRE MISURE

Per intervenire sulle spese correnti il nuovo Ceo Kaellenius metterà anche mano al capitolo alleanze. E’ probabile che non rinnoverà i progetti in piedi con l’alleanza Renaul-Nissan. Attualmente ci sono molti punti che rimangono poco chiari ma è probabile che Daimler non continuerà ad investire nei progetti comuni. Attualmente tra i prodotti più significativi nell’ambito dell’accordo di cooperazione tra le aziende troviamo il pick-up Mercedes-Benz X-Class derivato dalla Nissan Navara. C’è anche la piccola Smart For Four che è prodotta nella stessa linea che assembla la citycar Renault Twingo. A ben guardare è di pochi giorni fa la notizia secondo cui Mercedes-Benz starebbe per spostare la produzione della Smart in Cina.

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Automobilisti italiani: il 79,5% afferma di rispettare le regole

di Redazione

Automobilisti italiani

Secondo un recente rapporto della Cgia di Mestre il numero di multe per infrazioni stradali è aumentato del +81% in dieci anni, eppure la stragrande maggioranza (il 79,5%) degli automobilisti italiani si autodefinisce coscienziosa e rispettosa delle regole del Codice della Strada. Che dire, forse qualcuno mente e abbiamo il sospetto che non sia la Cgia…

GLI ITALIANI E LA SICUREZZA STRADALE

L’auto-assoluzione degli automobilisti di casa nostra è emersa nel primo ‘Osservatorio Continental sulla Sicurezza Stradale’, realizzato dall’omonima azienda di pneumatici con Euromedia Research. L’indagine ha posto varie domande a un campione di intervistati per tracciare una fotografia del vissuto, delle percezioni, dei valori e delle aspettative degli utenti della strada in merito alla sicurezza, con lo scopo ultimo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare comportamenti sicuri alla guida. Soprattutto in un contesto in cui, dati Ocse alla mano, il 93% degli incidenti stradali continua a derivare dal comportamento dei conducenti.

L’AUTO È SICURA PER I CONDUCENTI MA NON PER I PEDONI

Ma vediamo i risultati. Innanzitutto l’automobile si è confermata di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato (78,2%), facendo però emergere un dato contraddittorio. Se l’auto è ancora percepita come il mezzo di trasporto più sicuro per sé (44,1%), nel contempo buona parte degli intervistati (68%) ha bollato il veicolo a quattro ruote come il più pericoloso in assoluto per la paura di essere investiti. La cosa in realtà non ci sorprende. Nella malaugurata ipotesi di un contatto ravvicinato tra un’auto e un pedone, corre decisamente più rischi quest’ultimo e non viceversa…

GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI SI AUTO-ASSOLVONO

La parte più interessante del sondaggio è però risultata un’altra. Quella in cui, come anticipavamo all’inizio, il 79,5% degli italiani ha risposto di non percepirsi affatto come un pericolo per la sicurezza stradale. Definendosi, udite udite, “rispettoso delle regole indipendentemente dalla presenza di un controllo” e, con percentuale salita all’87,4%, “assolutamente sicuro delle proprie capacità al volante di un mezzo di trasporto”. Solo un 8,7% di onesti temerari ha dichiarato di rispettare le regole soltanto in presenza di un controllo.

LA SICUREZZA SULLE STRADE DIPENDE SOPRATTUTTO DAI GUIDATORI

Gli automobilisti italiani sono stati poi chiamati a dare soluzioni per avere maggiore sicurezza sulle strade. Il 34,9% ha risposto che bisogna contare in primis sul senso di responsabilità dei guidatori. Una percentuale più bassa, il 16,7%, ha optato invece per una maggiore severità da parte delle Forze dell’Ordine attraverso una presenza più massiccia sulle strade. Mentre un buon 15,5% ha chiamato direttamente in causa le aziende che producono automobili e pneumatici, chiedendo di dar vita a nuovi sistemi di sicurezza tecnologici. Richiesti soprattutto dispositivi di frenata più efficaci e sensori di rilevazione della stanchezza.

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Previsioni traffico Pasqua 2019 e ponte 25 aprile: i giorni da bollino rosso

di Redazione

Previsioni traffico Pasqua 2019

Secondo le stime 14 milioni di vacanzieri stanno per mettersi in viaggio sulle strade e autostrade italiane. Riteniamo quindi che sia un’ottima idea informarsi a dovere sulle previsioni di traffico per Pasqua 2019, il ponte del 25 aprile e, giacché ci siamo, anche per quello del 1° maggio. In modo da organizzare una partenza intelligente e non trascorrere buona parte dei giorni di festa incolonnati sull’asfalto (qui i nostri consigli per guidare in sicurezza).

TRAFFICO ELEVATO GIÀ DAL 19 APRILE

Per quanto riguarda la prima fase dell’esodo di Pasqua 2019, Autostrade per l’Italia prevede picchi di traffico elevati nella fascia oraria pomeridiana di venerdì 19 aprile e nella prima parte di sabato 20 aprile. In queste due giornate le partenze coinvolgeranno specialmente le tratte dell’area ligure, lombarda, emiliana e toscana, la dorsale appenninica, tirrenica e adriatica, le arterie che si snodano dalla Capitale e le vie che collegano al litorale amalfitano. Inutile ricordare che tra le mete preferite per le festività di Pasqua, del 25 aprile e del Primo maggio 2019 ci sono anche le città d’arte, i borghi antichi e le località collinari. Perciò occhio al traffico se stare per recarvi in questi luoghi. E attenti a non commettere questi 10 errori al casello autostradale.

IL TRAFFICO DI PASQUA E PASQUETTA 2019

Le previsioni del traffico di Pasqua 2019 si aspettano, proprio per domenica 21 aprile, brevi spostamenti del mattino specialmente sui tracciati autostradali a ridosso delle aree metropolitane, oppure in direzione delle vicine località di villeggiatura, soprattutto al sud. Il lunedì di Pasquetta, 22 aprile, oltre che dal canonico tempo incerto sarà caratterizzato da traffico intenso a ridosso delle principali città e dei borghi limitrofi. E naturalmente verso la campagna, i laghi e il mare. Il picco è stimato tra le ore 15 e le 21, con i primi rientri.

PREVISIONE PER I PONTI DEL 25 APRILE E DEL 1° MAGGIO

Archiviate Pasqua e Pasquetta il traffico caratterizzerà la circolazione su strade e autostrade italiane per le successive due settimane. È previsto infatti un incremento della circolazione tra martedì 23 e sabato 27 aprile e tra il pomeriggio di martedì 30 aprile e la mattina di mercoledì 1° maggio. Brevi spostamenti sono attesi anche venerdì 3 e sabato 4 maggio, mentre la maggiore ondata di rientri avverrà domenica 28 aprile e domenica 5 maggio.

STOP AI MEZZI PESANTI NEI GIORNI PIÙ CRITICI

Per agevolare la viabilità saranno rimossi i cantieri di lavoro lungo le direttrici autostradali in cui è previsto un aumento dei flussi di traffico, ad eccezione di quelli inamovibili. Gli spostamenti di Pasqua, del 25 aprile e del Primo maggio 2019 saranno inoltre favoriti dal divieto di circolazione dei mezzi pesanti con peso superiore a 7,5 tonnellate nei giorni e negli orari più caldi. Precisamente:

venerdì 19 aprile dalle 14:00 alle 22:00;
sabato 20 aprile dalle 09:00 alle 16:00;
domenica 21 aprile e lunedì 22 dalle 09:00 alle 22:00;
giovedì 25 e domenica 28 aprile dalle 09:00 alle 22:00;
mercoledì 1 e domenica 5 maggio dalle 09:00 alle 22:00.

Ricordiamo infine che per controllare il traffico in tempo reale sono disponibili numerosissime app (per esempio VAI di Anas) e altri servizi gratuiti come Google Maps. Inoltre si può chiamare il call center di Autostrade al numero 840.04.21.21, sempre attivo 24 ore su 24. E visto che ci siamo, facciamo un utile ripasso sulle 10 cose da NON fare in autostrada.

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Nissan produrrà il 15% di auto in meno: l’effetto Ghosn e le azioni in calo

di Redazione

Non sembra essere un bel momento, per Nissan. La Casa nipponica, dopo l’uscita di scena del numero uno Carlos Ghosn, taglierà la produzione del 15% per quest’anno fiscale, che per le aziende giapponesi va da marzo 2019 a marzo 2020. L’operazione, annunciata dal Nikkei, il più importante giornale finanziario del Giappone, rappresenta la più significativa riduzione a livello produttivo dell’ultimo decennio per la Casa. E arriva proprio in un momento in cui cerca di riguadagnare quote di mercato su mercati strategici, come quello statunitense, in cui è in sofferenza.

LE AZIONI TENGONO IL VALORE

Rispetto allo scorso anno, le azioni Nissan quotate alla borsa di Tokyo hanno subito un consistente calo, perdendo oltre il 15%. Da gennaio 2019, però, il titolo tiene e, anzi, mostra deboli segni di ripresa. Pari andamento hanno registrato anche a Wall Street. Proprio quando lo shock dell’arresto di Ghosn, che a fine gennaio si è dimesso da tutte le cariche, arriva questa nuova doccia fredda.

4,6 MILIONI DI AUTO IN UN ANNO

A quanto riportato dal Nikkei, che è il più importante quotidiano economico giapponese, Nissan avrebbe comunicato ai propri fornitori che per l’anno fiscale appena iniziato avrebbe previsto di produrre soltanto 4,6 milioni di auto. Questa mossa, se confermata, avrebbe due conseguenze negative. Potrebbe indebolire l’alleanza con Renault e limerebbe ulteriormente i guadagni che, secondo le previsioni, dovrebbero attestarsi intorno ai 3,58 miliardi di euro: il 22% in meno. Si tratterebbe del peggior risultato economico dal 2013.

IN ATTESA DI CONFERME

Al momento da parte di Nissan non arrivano dichiarazioni ufficiali. Unico commento alle dichiarazioni del Nikkei è arrivato via mail. Nella comunicazione la Casa si è limitata a chiarire che le notizie riportate dal quotidiano finanziario non si basano su annunci o informazioni diramati da Nissan. Ma altri chiarimenti al riguardo non sono stati resi noti. Di certo, per il nuovo consiglio dell’Alleanza, che sarà nominato a breve da Jean-Dominique Senard, Presidente di Renault, Hiroto Saikawa, nuovo CEO di Nissan, Thierry Bolloré, CEO di Renault e Osamu Masuko, CEO di Mitsubishi Motors, ci sarà molto da lavorare. La strada per superare l’era Ghosn, che per quanto sia stato criticato in tempi recenti anche per gli enormi compensi ha fatto crescere la Casa con continuità, non sarà in discesa.

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Consiglio acquisto auto 7 posti: budget fino a 35.000 euro

di Redazione

Le guide di SicurAUTO.it continuano con i consigli per l’acquisto di auto 7 posti con budget intorno a 35.000 euro (diciamo in un range compreso tra 30 mila e 38 mila, se volete spendere di meno vi rimandiamo alla guida fino a 25.000 euro). Le automobili a sette posti sono particolarmente apprezzate da chi viaggia con una famiglia numerosa. Ma trovano felice utilizzo anche come autovetture per impiego professionale, utilizzate ad esempio nei transfer autostradali. Guida aggiornata al 18 aprile 2019.

AUTO 7 POSTI: SCEGLIERE IN BASE ALLE ESIGENZE

Chi pensa di acquistare un’auto a 7 posti necessita evidentemente di spazi superiori alla media degli altri automobilisti. Oggi il mercato offre varie tipologie di automobile (monovolume, station wagon, suv e crossover) che dispongono di una terza fila di sedili; In numerosi modelli quest’ultima è frazionabile e ripiegabile a filo del pianale, facendo così recuperare spazio nel bagagliaio. Ricordiamo infatti che le auto 7 posti solitamente non hanno un bagagliaio particolarmente capiente, proprio perché parte dello spazio è sacrificato in favore della terza fila.

AUTO 7 POSTI: LA PROVA SU STRADA

Trattandosi di una particolare tipologia di vetture, è obbligatoria una accurata prova su strada per valutarne il comportamento a pieno carico. Così come è opportuno far provare ai passeggeri i posti aggiuntivi. Bisogna poi prendere consapevolezza della reale capacità di carico del modello, se risulta sufficiente alle esigenze di un viaggio e se diventa necessario integrare lo spazio con un box portaoggetti sul tetto (leggi i 10 controlli da effettuare prima di partire per le vacanze). La prova su strada è importante anche per saggiare le doti della motorizzazione scelta, verificandone l’idoneità al nostro stile di guida e alle nostre abitudini. Ma ora bando alle ciance e spazio alle nostra lista di 12 auto a 7 posti da guardare e valutare.

BMW SERIE 2 GRAN TOURER

Versione allungata della monovolume Active Tourer, la BMW Serie 2 Gran Tourer ne mantiene gran parte delle caratteristiche a parte qualche lieve modifica alla carrozzeria e alle linee esterne, oltre alla possibilità di avere una terza fila di sedili portando il numero di posti totali a 7. Nel 2018 è uscito un nuovo modello della Serie 2 Gran Tourer. I prezzi variano dai 28.900 euro della versione base ai 47.850 della luxury full optional. Noi, più modestamente, vi presentiamo la 218d xDrive con cambio automatico, che rientra per un soffio nel nostro budget. Motore 150 CV, cilindrata 2.0, velocità massima 205 km/h, emissioni 127 g/km e consumi dichiarati di 4,8 litri per 100 km. Prezzo di listino 38.000 euro.

CITROEN GRAND C4 SPACETOURER

La monovolume Citroen Grand C4 SpaceTourer è l’erede della Picasso, di cui ha praticamente ereditato quasi tutto, a parte appunto il nome. Nell’allestimento a 7 posti il bagagliaio contiene soli 130 litri, altrimenti può spingersi fino a 645 litri, oppure a 704 spostando in avanti i sedili della seconda fila. La Grand C4 SpaceTourer è disponibile in una miriade di versioni con prezzi che spaziano da 27.050 a 37.000 euro. La più performante è la BlueHDi 160 S&S EAT8 Shine: motore diesel da 163 CV, velocità massima 210 km/h, 123 g/km di emissioni e consumo dichiarato di 4,7 l/100 Km. Nel 2013 il crash test della Citroen Grand C4 Picasso/SpaceTourer ha totalizzato 5/5.

FORD GALAXY

Questa proposta di auto a 7 posti dell’ovale blu è lunga 480 cm, ha 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 300 litri. Nella versione base 1.5 EcoBoost 160cv S&S Business è equipaggiata con un 4 cilindri turbo benzina da 1.5 litri e 160 cavalli, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 7,5 l/100 km con 170 g/km di CO2, quindi a rischio ecotassa. Il prezzo di listino parte da 37.750 euro. La Ford Galaxy ha già superato i vent’anni di carriera ed è giunta oggi alla terza generazione. Recentemente è stata sottoposta a un restyling che ha riguardato alcune modifiche estetiche e l’adeguamento all’attuale family feeling del marchio. La monovolume americana, grazie al Fold Flat System, offre la possibilità di abbattere la seconda e la terza fila di sedili e ottenere un pianale piatto e regolare, innalzando notevolmente la capacità di carico. È stata testata da Euro NCAP nel 2015 e ha conseguito le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video).

FORD GRAND TOURNEO CONNECT

Ford Grand Tourneo Connect rappresenta la versione monovolume a 7 posti del veicolo commerciale Transit Connect, dal quale riprende il design e le motorizzazioni. La versione 1.5 TDCi 120 CV 7 posti Titanium Auto, in vendita dal 2019 anche in Italia, è dotata di cambio automatico. Monta poi un propulsore diesel da 120 CV e 1.5 litri e ha una velocità massima di 170 km/h. Per quanto riguarda consumi ed emissioni, dichiara rispettivamente 5,2 l/100 Km e 135 g/km. Prezzo di listino: 31.750 euro, tutto sommato contenuto per quanto offre. Nel 2018 EuroNCAP ha effettuato il crash test della Ford Tourneo Connect: risultato 4/5 (qui scheda, video e foto).

FORD S-MAX

Altra proposta del marchio americano. La Ford S-Max è lunga 480 cm, ha fino a 7 posti e 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 285 litri. Nella versione base 2.0 EcoBlue 120cv S&S Business 7p è equipaggiata con un 4 cilindri turbo diesel da 2.0 litri e 120 cavalli, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 5,1 l/100 km e 134 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 36.500 euro. Considerata come una monovolume sportiva, la S-Max è stata recentemente rinnovata sulla base della Ford Mondeo. Offerta con un ricco assortimento di motorizzazioni, è proposta anche in versione a trazione integrale a gestione elettronica. E’ stata testata da Euro NCAP nel 2015 ottenendo le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video),

KIA CARENS

La Kia Carens è una monovolume di fascia media prodotta dal 1999 e giunta nel frattempo alla quarta generazione. Caratterizzata nella parte posteriore da tre pratici sedili scorrevoli al posto del sedile unico, è dotata pure di due strapuntini estraibili dal baule per viaggiare in 7 (in quest’ultimo caso i 536 litri di bagagliaio disponibili si riducono a 103). La versione 1.7 CRDi 141cv Platinum DCT con cambio automatico è in vendita a 31.000 euro. Viaggia a 189 km/h di velocità massima, emette 135 g/km di CO2 e consuma 5,2 l/100 km. Qui c’è la scheda, con punteggi e video, del crash test della Kia Carens di EuroNCAP.

OPEL ZAFIRA

L’Opel Zafira è una monovolume di fascia medio-alta. Sottoposta a un deciso restyling nel 2016, soprattutto per quanto riguarda frontale e calandra. Offre 7 posti disponibili con terza fila di sedili di serie, abitacolo piuttosto spazioso e confortevole e tetto panoramico. A seconda dell’allestimento può costare da 28.200 a 38.350 euro. La nostra versione di riferimento è appunto la top di gamma 2.0 CDTI 170cv Innovation AT6, con motore diesel che spinge la vettura fino a 211 km/h, consumando 7,0 l/100 Km ed emettendo 183 g/km (ahi ahi l’ecotassa). Nel 2011 l’Opel Zafira ha preso 5/5 nel crash test EuroNCAP, ecco scheda e video.

RENAULT GRAND SCENIC

Presentata al Salone di Ginevra del 2016, la Renault Grand Scenic è la versione allungata e a 7 posti della monovolume francese giunta ormai alla quarta generazione. Disponibile in innumerevoli allestimenti e versioni anche a prezzi molto competitivi per la categoria. In questa sede vi presentiamo Grand Scenic 1.7 DCI 88KW Blue Initiale Paris. Presenta motore diesel da 120 CV, 195 km/h di velocità massima, emissioni di CO2 a 129 g/km e 4,9 l/100 km di consumi dichiarati. In vendita a 37.250 euro. Il crash test di Renault Grand Scenic (scheda e video) è vecchio del 2009 ma è valso 5/5.

SKODA KODIAQ

La Skoda Kodiaq è un suv della casa automobilistica ceca del gruppo Volkswagen. Su richiesta dell’acquirente, si può equipaggiare con due sedili supplementari per formare una terza fila di sedili e raggiungere così i 7 posti, con riduzione della capienza del bagagliaio a 835 litri. Disponibile negli allestimenti Ambition, Executive e Style. La potente versione 2.0 TDI SCR 7TECH DSG monta un propulsore diesel da 150 CV, raggiunge i 198 km/h, emette 131 g/km di CO2 e consuma 5,0 litri in 100 Km. Prezzo di listino 37.160 euro. Nel 2017 la Skoda Kodiaq ha ottenuto 5/5 nel crash test EuroNCAP, qui la scheda con il video.

SSANGYONG RODIUS

Proposta sul mercato italiano a partire dal 2013, la SsangYong Rodius è una vettura a metà strada fra una monovolume e un suv, lunga addirittura più di cinque metri. Ovviamente con tanto spazio a disposizione ospita fino a 7 passeggeri comodi comodi, e in alcune versioni in vendita esclusivamente all’estero addirittura 9! Eccezionale la capacità del bagagliaio, variabile fra gli 875 e i 1975 litri in relazione ai posti in uso. Disponibile sia con cambio manuale che automatico a seconda del modello. Il top di gamma della Rodius è la 2.2 Classy Pelle 7p Smart Audio 4WD Aut., non troppo generosa in termini di consumi (8,0 l/100 km) ed emissioni di CO2 (210 g/km). Costa 36.250 euro, ma occhio all’ecotassa.

TOYOTA PRIUS+

Unica proposta ibrida di questa guida con i consigli per l’acquisto di auto 7 posti, la Toyota Prius+ è lunga 465 cm, ha 7 posti e 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 200 litri. È disponibile con un’unica motorizzazione: un sistema ibrido composto da un propulsore a ciclo Atkinson da 1.8 litri e 99 cavalli abbinato a un motore elettrico da 60 kw. La potenza del sistema Hybrid Sinergy Drive è pari a 136 cavalli. Il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4,9 l/100 km con 112 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 33.000 euro. Apprezzata per la sua economia d’esercizio, la versione a 7 posti offre una dotazione di serie piuttosto completa con tanti accessori disponibili. Gli schienali della terza fila di sedili sono abbattibili nella configurazione 50:50, permettendo di sfruttare a piacimento il bagagliaio. Euro NCAP ha testato il modello di riferimento nel 2009 assegnandogli le 5 Stelle nel crash test (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video)

VOLKSWAGEN TOURAN

La storica monovolume compatta Volkswagen Touran (in produzione dal 2003 e giunta alla seconda serie) può ospitare fino a 7 passeggeri. Offre di serie per tutti gli allestimenti il controllo dell’arretramento in salita, il cruise control con differenziale autobloccante, l’avviso anti-colpo di sonno e lo sterzo ad assistenza variabile. Tra le motorizzazioni proposte ce n’è una sola a benzina, 1.2 TSI da 110 CV, affiancata dalle versioni diesel 1.6 TDI da 110 CV e 2.0 TDI da 150 o 190 C. A seconda della versione e dell’allestimento, il prezzo oscilla tra 28.950 e 38.600 euro. Nel 2015 punteggio massimo di 5/5 per il crash test di Volkswagen Touran (video e scheda completa).

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Le 10 città dove si può morire per le emissioni auto in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

L’aria nelle città è sempre più inquinata. I numeri di una ricerca confermano un trend preoccupante. Morire per colpa dell’inquinamento accade soprattutto in alcune aree urbane. Sono tutte in Europa le 10 città con i maggiori decessi da inquinamento ogni 100.000 abitanti. Preoccupa il primato di tutto italiano con Milano e Torino. La relazione dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il modo in cui i trasporti causano l’inquinamento atmosferico. Le cattive condizioni dell’aria provocano malattie e quindi decessi. Va detto che le emissioni prodotte dalle auto contribuiscono a questo quadro ma non sono l’unica causa dell’inquinamento. Vediamo i dettagli.

RISCHIO INQUINAMENTO

L’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il rapporto tra la qualità dell’aria e i decessi tra il 2010 e il 2015. Come riporta Transport & Environment l’uso dei veicoli diesel ha peggiorato le cose. Secondo l’ICCT negli ultimi decenni la crescita dei mezzi diesel ha portato ad un aumento dei decessi. La relazione accusa i veicoli diesel di aver “contribuito maggiormente all’inquinamento e al numero di malattie associate“. Nel dettaglio si punta il dito contro i tempi lunghi per le nuove norme anti-inquinamento. In questo è molto dura la critica dell’ICCT nei confronti dell’Europa. I limiti delle emissioni di NOx non sarebbero sufficientemente elevati e le case auto potrebbero ancora facilmente violarli. Insomma l’invito ai 28 Stati Ue è a lavorare meglio ed insieme.

INTERVENTI NORMATIVI

L’ICCT sottolinea l’importanza di sviluppare gli standard sul tema delle emissioni auto. Tra i suoi suggerimenti c’è l’adozione globale di standard più rigidi e l’applicazione di un turnover della flotta auto. Evidente che un parco auto molto vecchio come quello italiano impiega decenni per togliere dalla strada una tecnologia obsoleta. È noto da anni che le emissioni prodotte dai trasporti, in particolare il traffico, causano una cattiva qualità dell’aria. Nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha provocato quasi 3,5 milioni di morti premature. Queste sono distribuite tra ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni, diabete, difficoltà respiratorie e altri disturbi. Puntare il dito contro le emissioni delle auto di ultima generazione potrebbe essere sbagliato. La tecnologia ha fatto negli anni importanti passi avanti.

DINAMICA GLOBALE

Lo studio dell’ICCT realizza una fotografia globale dell’impatto dell’inquinamento sulla salute umana. Tra il 2010 e il 2015 la crescita del traffico ha compensato i progressi tecnologici nella riduzione delle emissioni. La percentuale globale di morti premature causate dalle emissioni auto è rimasta invariata. Questo nonostante la riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati. Come conferma la mappa sulle 10 città più inquinate gli Stati europei devono fare molto. L’Italia occupa il primo e il secondo posto in classifica con Torino e Milano. Non meglio la Germania con Stoccarda, Berlino e Colonia tra le prime 10. Secondo l’ICCT le economie del G20 devono lavorare insieme. Qui si registra l’84% della mortalità causata dai trasporti nel 2015. Necessario allora puntare sul trasporto pubblico. Le città devono investire nella mobilità condivisa per ridurre le emissioni inquinanti delle auto.

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Immatricolazioni auto in calo in Europa: -10% a marzo

di Redazione

Secondo i dati diffusi dall’ACEA (l’associazione dei costruttori europei) nel complesso dei Paesi dell’UE,  in Europa le immatricolazioni di autoveicoli nel terzo mese dell’anno sono in calo del 3,6%  rispetto a marzo 2018. Il mercato italiano guida questo andamento sfavorevole chiudendo a -9,6%. Con Il trend negativo registrato anche nei mesi di gennaio e febbraio, il primo trimestre 2019 termina con una variazione negativa del 3,2% rispetto al 2018.

MERCATO ITALIANO IN CRISI

La legge di bilancio con l’Ecobonus non è riuscita ad invertire la rotta, anzi. Nel mercato italiano, le immatricolazioni nel mese di marzo si fermano a 193.662 unità con un calo del 9,6% rispetto l’anno precedente. Considerando invece il primo trimestre del 2019, le unità vendute risultano 537.289 con un andamento negativo del 6,5% rispetto all’anno precedente.

DIESEL IN FORTE CALO

La variazione più rilevante è il crollo del 25% nelle immatricolazioni in Europa delle auto Diesel. Complici gli scandali sulla contraffazione delle emissioni, la demonizzazione da parte dei comuni e le leggi sempre più restrittive sulle emissioni di sostanze nocive per l’ambiente, l’alimentazione a gasolio registra una forte flessione delle immatricolazioni dovuta ad un calo nelle vendite/richieste. Un -17% nel mese di marzo e un -16,6% nel primo trimestre nei maggiori mercati esclusa la Germania, dove si registra una crescita, per il terzo mese consecutivo, del 2,7%. Secondo la European Environment Agency, la diminuzione nelle vendite delle auto Diesel ha portato dal 2017 un aumento dello 0,4% delle emissioni medie di CO2. Aumento dovuto a maggiori emissioni delle auto a benzina su cui si è orientata parte della clientela.

GERMANIA IN CONTROTENDENZA

Se come abbiamo detto la chiusura del primo trimestre risulta negativa, il mercato tedesco mantiene lo stesso trend del 2018. Con 880.092 unità vendute registra una variazione del +0,2%. Secondo l’Associazione tedesca dell’industria automotive VDA si tratta dei volumi più alti in un primo trimestre dal 2000. Anche gli ordini in entrata sono aumentati del 7%, con risultati positivi soprattutto a gennaio e febbraio.

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Consiglio acquisto auto elettrica: budget fino a 40.000 euro

di Redazione

Dopo ibride e Gpl, continuano le guide di SicurAUTO.it dedicate alle vetture ecologiche. Stavolta tocca ai consigli per l’acquisto di un’auto elettrica con budget fino a 40.000 euro. Com’è noto i veicoli a trazione elettrica non sono esattamente a buon mercato, ma grazie all’Ecobonus auto 2019 – 2021 si possono ottenere sconti importanti: 4 mila euro (oppure 6 mila se in contemporanea si rottama un’auto inquinante) sul prezzo di listino di una vettura con emissioni da 0 a 20 g/km di CO2 e costo non superiore a 61 mila euro Iva inclusa, limiti in cui rientrano tutte le auto elettriche di questa guida. Inoltre l’Ecobonus è cumulabile con gli incentivi regionali e provinciali già in vigore: ciò vuol dire che sommando le due promozioni si può ottenere un maxi sconto fino a 11 mila euro! Guida aggiornata al 16 aprile 2019.

I PARAMETRI DA VALUTARE PER L’ACQUISTO DI UN’AUTO ELETTRICA

Cosa bisogna valutare nell’acquisto di un’auto elettrica? Tutto sommato valgono le stesse analisi che si fanno per una vettura tradizionale, ma bisogna aggiungere l’aspetto relativo all’autonomia e alla ricarica delle batterie. Attualmente il range di percorrenza massima è ancora inferiore rispetto a quello di una vettura a motore termico. Inoltre l’autonomia dipende in maniera sensibile dallo stile di guida e dall’utilizzo di servizi di bordo assetati di energia come il climatizzatore. Per la ricarica casalinga bisogna disporre di un box o di un posto auto che abbia vicina una presa di corrente, oppure utilizzare le colonnine pubbliche.

BATTERIE A NOLEGGIO E RETE DI RICARICA

Alcune case costruttrici, al fine di ridurre i prezzi di listino delle auto elettriche e incentivarne la diffusione, propongono il noleggio della batteria. A fronte del pagamento di un canone mensile, la cui cifra dipende dalla durata del contratto e dal chilometraggio presunto, l’utente può utilizzare la batteria con la serenità di poterla sostituire in caso di guasto o al termine del suo ciclo vitale. Per quanto riguarda la ricerca di punti di ricarica sulla rete stradale, molte automobili elettriche dispongono di apposite funzioni installate nel sistema di infotainment, grazie alle quali rintracciare la stazione di servizio più vicina. Si tratta di funzioni molto utili per la pianificazione di viaggi e spostamenti lunghi.

Ma adesso passiamo ai nostri consigli per l’acquisto di un’auto elettrica con budget fino a 40 mila euro. I prezzi inseriti sono quelli di listino senza Ecobonus e altri sconti, che vanno quindi calcolati a parte. Abbiamo selezionato 15 vetture in stretto ordine alfabetico.

BMW I3 AUTOMATIC 120 AH

Auto elettrica a trazione posteriore, la BMW i3 è una berlina 2 volumi dalle dimensioni ridotte (lo stesso bagagliaio contiene appena 260 litri, comunque espandibili) adatta soprattutto agli spostamenti in città. Sono disponibili tre versioni della i3. L’unica che rientra nel nostro budget (con le altre si sfora un po’) è la BMW i3 Automatic 120 AH che costa 40.100 euro. Questo modello ha un motore bello potente da 170 CV/125 kW, monta una batteria agli ioni di litio da 42,2 kWh, dichiara 150 km/h di velocità massima e un’autonomia di 260 km. La ricarica completa richiede 15 ore a 220 V. Scheda e video del crash test di BMW i3 del 2013, con risultato 4/5, sono disponibili qui.

CITROEN C-ZERO

Lunga appena 347 centimetri e larga 147, la Citroen C-Zero è una citycar elettrica che si destreggia abilmente nel traffico cittadino. L’unico allestimento disponibile è il Full Electric Seduction in vendita a 30.891 euro, con motore da 67 CV/49 kW, batteria agli ioni di litio con 14,5 kWh di capacità, velocità massima di 130 km/h e autonomia dichiarata di 150 km. La ricarica può essere effettuata tramite normali prese domestiche da 220 V in un lasso di tempo che va dalle 6 alle 11 ore a seconda dell’amperaggio. Qui potete leggere la scheda e guardare il video del crash test della Citroen C-Zero del 2011 (4/5).

CITROEN E-MEHARI

La Citroen E-Mehari è una curiosa cabriolet elettrica arrivata da poco sul mercato italiano ma che ha già riscosso un discreto interesse, soprattutto per il suo aspetto stiloso e vintage. Sono in vendita due versioni, la Soft Top da 27.300 euro e la Hard Top da 28.200 euro. Entrambe dotate di un propulsore elettrico da 68 CV/50 kW e batteria con capacità di 30 kWh, ricaricabile in 13 ore a una normale presa domestica. Per la E-Mehari Citroen ha dichiarato una velocità massima di 110 km/h e un’autonomia di 195 km. Qui la scheda con foto e video del crash test EuroNCAP della Citroen E-Mehari.

DS 3 CROSSBACK

Il marchio francese DS Automobiles propone quest’anno una costosa ma interessante versione elettrica del nuovo compatto e lussuoso crossover urbano DS 3 Crossback. I due allestimenti con alimentazione elettrica sono E-TENSE So Chic che costa 39.600 euro ed E-TENSE Performance Line in vendita a 40.800 euro. Entrambi dotati di un motore da 136 CV/100 kW, montano una batteria agli ioni di litio da 50 kWh, viaggiano fino a 150 km/h e garantiscono un’autonomia di 320 km. Davvero niente male, considerando gli standard delle vetture elettriche. E la ricarica? DS assicura che servono non più di 8 ore con una presa monofase.

HYUNDAI IONIQ

Dalla Corea del Sud ecco la Hyundai Ioniq nei due allestimenti Comfort (38.150 euro) e Style (40.300 euro). Berlina 2 volumi spaziosa e accogliente, mette a disposizione dei passeggeri un buon bagagliaio da 550 litri. La Ioniq monta su entrambe le versioni un motore elettrico da 120 CV/88 kW, dispone di una batteria agli ioni di litio da 28 kWh, dichiara 165 km/h di velocità massima e un’autonomia di 280 km. Per la ricarica completa ci vogliono 12 ore a 220 V. Nel 2016 il crash test della Hyundai Ioniq ha dato l’eccellente risultato di 5 stelle su 5.

HYUNDAI KONA ELECTRIC

La nuova Hyundai Kona Electric è un crossover in vendita in Italia dal 2018 al prezzo competitivo di 37.500 euro per la versione EV XPrime 39 kWh. La più potente EV XPrime 64 kWh costa 42.500 euro e sfora un po’ il nostro budget (ma con l’Ecobonus ci rientriamo). In questa scheda ci occupiamo soltanto della prima, rivelandovi che gli interni sono spaziosi e che il bagagliaio, con i suoi 322 litri di capacità espandibili a 1114, fa il suo dovere. Per quanto riguarda invece gli aspetti tecnici, la Kona Electric 39 kWh monta un propulsore da 136 CV/100 kW e una batteria agli ioni di litio da 39 kWh, con velocità massima di 155 km/h e un’eccellente autonomia di circa 312 km. La ricarica è però un po’ lenta. Nel 2017 la Hyundai Kona ha ottenuto 5 stelle al crash test EuroNCAP.

KIA SOUL ECO-ELECTRIC

Kia Soul Eco-Electric (qui la nostra prova su strada) è il crossover con motore elettrico della casa sudcoreana in cui trovano comodamente posto cinque persone. Che però devono farsi bastare un bagagliaio di soli 281 litri, espandibili. Non è troppo economica, 37.000 euro per l’unico allestimento You Soul, ma è ben equipaggiata con un propulsore a trazione anteriore da 110 CV/81 kW e batteria da 27 kWh che richiede un tempo di ricarica di circa 5 ore con un impianto a 120 V. La velocità massima dichiarata è di 145 km/h, l’autonomia di oltre 210 km. Nel 2014 il crash test di Kia Soul Eco-Electric by EuroNCAP ha ricevuto un punteggio di 4/5.

MITSUBISHI I-MIEV

Dal punto di vista prettamente economico la Mitsubishi i-MiEV è una delle citycar elettriche più interessanti sul mercato italiano, dato che si può portare a casa con “soli” 29.900 euro, riducibili di qualche migliaio con Ecobonus e altri possibili sconti. Indicata soprattutto per l’uso cittadino viste le dimensioni e le prestazioni non certo da top, la i-MiEV è equipaggiata con un motore da 67 CV/49 kW, monta batterie da 16 kWh, ha una velocità massima di 130 km/h e un’autonomia di 160 km. La ricarica si fa alla presa di corrente in un massimo di sei ore. Nel 2011 il crash test della Mitsubishi i-MiEV a cura di EuroNCAP ha avuto come esito 4/5.

NISSAN LEAF

Ci sono ben sei allestimenti dell’auto elettrica Nissan Leaf: Visia Plus, Enel Edition, Acenta, Business, N-Connecta e Tekna (qui la nostra prova su strada), con prezzi di listino che variano da 34.370 a 41.330 euro, senza contare l’Ecobonus. Berlina 2 volumi con 5 porte e 5 comodi posti, la Leaf dispone pure di un capiente bagagliaio da 435 litri. Motore da 150 CV/110 kW, batteria agli ioni di litio da 40 kWh, dichiara 144 km/h di velocità massima e un’autonomia di 378 km. Per la ricarica completa sono necessarie 16 ore a 220 V e 3kW. La Nissan Leaf ha ottenuto un punteggio di 5/5 nel crash test EuroNCAP del 2018 (qui la scheda con i risultati completi e il video).

PEUGEOT ION

Altra citycar elettrica francese su cui viaggiano più o meno comodamente quattro persone, senza però esagerare con i bagagli (solo 166 litri di capacità, comunque espandibili). In vendita a 28.301 euro nell’unico allestimento Active, Peugeot iOn monta un propulsore a trazione posteriore da 67 CV/49 kW e batterie da 14,5 kWh (per ricaricarle ci vogliono 6 ore a 220 V). Velocità massima di 130 km/h e 150 km d’autonomia dichiarati. Insomma, non allontanatevi troppo! Nel crash test Euro NCAP del 2011 la Peugeot iOn ha ottenuto 4 stelle su 5.

PEUGEOT PARTNER TEPEE 5 PORTE

La rivale di Fiat Doblò e Renault Kangoo si chiama Peugeot Partner Tepee, una multispazio che dal 2017 vanta pure una versione Full Electric Active in vendita a 33 mila euro, che con l’Ecobonus 2019 e altre promozioni possono scendere e di parecchio. La Partner Tepee 5 Porte è equipaggiata con un motore elettrico da 67 CV/49 kW. Dispone inoltre di una batteria agli ioni di litio da 22,5 kWh, dichiara 110 km/h di velocità massima e un’autonomia di 170 km. Per la ricarica completa della batteria ci vogliono 15 ore a 220 V. Nel 2014 il vecchio modello della Peugeot Partner ha ottenuto un discreto punteggio di 3/5 ai crash test EuroNCAP.

RENAULT ZOE

Utilitaria elettrica della casa francese, la Renault Zoe (qui la nostra prova su strada) è lunga più o meno quanto la Clio ma decisamente più alta. È comunque abbastanza comoda e sui sedili posteriori si possono sedere comodamente tre persone. Oppure nessuna se decidete di sacrificare la seconda fila per ampliare il bagagliaio da 338 a 1225 litri. La Renault Zoe è offerta in ben otto versioni: Life R90 Flex, Life Q90 Flex, Intens R110 Flex, Intens Q90 Flex, Life R90, Life Q90, Intens R110 e Intens Q90. A seconda dell’allestimento cambiano i prezzi (si va da 26.100 a 36.500 euro) e le caratteristiche del motore elettrico (le più potenti sono le Intens R110 che montano un propulsore da 108 CV/80 kW). Nel 2013 Reanault Zoe ha ottenuto 5/5 nel crash test EuroNCAP, qui la scheda completa con dati, foto e video.

SMART EQ FORFOUR

Nella Smart EQ Forfour ci entrano senza problemi quattro persone e con il motore elettrico a trazione posteriore da 82 CV/60 kW vanno un po’ dappertutto, non temendo Ztl o altre limitazioni di sorta. Basta non chiedere miracoli al modesto bagagliaio da 185 litri. Sono disponibili ben 9 allestimenti della EQ Forfour, con prezzo di listino che oscilla da 24.748 a 33.973 euro. Per il resto la vettura dispone di una batteria da 17,6 kWh, viaggia a 130 km/h di velocità massima e ha un’autonomia di circa 155 km. Per l’80% della ricarica sono necessarie 6 ore da una presa domestica. La Smart Forfour ha ottenuto 4/5 nel crash test del 2014 (qui scheda e video completi).

SMART EQ FORTWO COUPÈ E CABRIO

Uscita nel 2018, la Smart EQ Fortwo è una citycar elettrica a trazione posteriore perfetta per l’uso cittadino. Anche perché fra tanti pregi, come la maneggevolezza e la facilità di parcheggio, non si può dire che l’autonomia sia proprio il suo forte. Il prezzo di listino della Smart Fortwo elettrica varia a seconda dei 10 allestimenti proposti. Parte dai 24.198 euro della EQ 60kW Youngster e arriva ai 33.414 euro della EQ 60kW Nightsky Prime. Il motore ha una potenza di 82 CV/60 kW, la batteria agli ioni di litio una capacità di 17,6 kWh, mentre velocità massima e autonomia sono rispettivamente di 130 km/h e di 160 km. Per l’80% della ricarica sono necessarie 6 ore da una presa domestica. Tutti gli allestimenti della Smart EQ Fortwo sono disponibili pure in versione cabrio. Nel 2014 il crash test ha dato come risultato 4/5. Qui c’è la nostra prova su strada della Smart EQ Fortwo elettrica.

VOLKSWAGEN E-GOLF

La Volkswagen e-Golf con i suoi 40.650 euro di prezzo di listino rientra per un soffio nel nostro budget. Ma con l’Ecobonus 2019 ed eventuali altri sconti potete portarla a casa a un costo nettamente inferiore. La versione elettrica della berlina 2 volumi tedesca ha un motore da 136 CV/100 kW. Monta poi una batteria agli ioni di litio da 35,8 kWh, dichiara 150 km/h di velocità massima e un’autonomia di 300 km. La ricarica completa richiede 17 ore a 220 V e 2,3 kWh. Il bagagliaio di media grandezza contiene fino a 341 litri, discreto per la categoria. L’ultimo crash test EuroNCAP della VW Golf risale al 2012 e ha ottenuto 5 stelle.

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La KBA indaga sulle emissioni della Mercedes GLK 220 CDI

di Redazione

Continuano le indagini della KBA.  L’autorità per i veicoli a motore tedesca sta vagliando le possibili falsificazioni dei dati sulle emissioni da parte delle case automobilistiche. Dopo l’ormai celebre Dieselgate, questa volta a finire nel mirino è Daimler. Accusata, analogamente a Volkswagen, di aver creato un software per modificare i risultati in fase di test. Questo, poi applicato sulle Mercedes GLK 220 CDI.

60.000 MERCEDES SOSPETTE

Il settimanale tedesco Bild am Sonntag ha riportato la notizia dell’indagine della KBA che riguarderebbe 60.000 Mercedes GLK 220 CDI. Queste, prodotte tra il 2012 e il 2015, produrrebbero emissioni contenute entro i limiti di legge solo attivando una particolare funzione del veicolo. Invece, nella marcia normale inquinerebbero di più. Un portavoce di Daimler, proprietaria di Mercedes-Benz, ha dichiarato che il gruppo sta revisionando le auto incriminate ed è già in collaborazione con la KBA.

I FALSI TEST SULLE EMISSIONI

Tutto è cominciato nel 2015 con il caso Dieselgate in seguito all’ammissione di Volkswagen di aver manipolato i risultati delle prove svolte negli USA. Da allora molte altre case automobilistiche sono state coinvolte nelle indagini delle autorità. Proprio Daimler nel 2017 aveva già richiamato volontariamente circa 3 milioni di veicoli.  Questo per risolvere il problema delle eccessive emissioni prodotte dai suoi motori Diesel. Dall’inchiesta di Bild am Sonntag emerge come, durante le riparazioni su questa moltitudine di esemplari, il marchio abbia rimosso il software che permetteva di eludere i test.

LA COLLABORAZIONE CON LE AUTORITÀ

Il portavoce di Daimler ha evidenziato però che la compagnia non avrebbe rimosso il dispositivo dalle auto per nasconderlo alle autorità. Al contrario, l’aggiornamento e la conseguente rimozione del software sarebbero stati parte di un processo concordato con la stessa KBA e il Ministero dei Trasporti tedesco. Tuttavia, questa non è l’unica inchiesta in cui è stata coinvolta la compagnia tedesca. Risale a pochi giorni fa la notizia di un’indagine dell’antitrust dell’UE su una possibile collusione tra BMW, Volkswagen e Daimler. Accusate di aver collaborato per limitare il diffondersi di tecnologie per la riduzione delle emissioni.

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Radio DAB+ obbligatoria dal 2020: cosa cambia e come funziona?

di Valerio Boni

Il prossimo primo giugno entrerà in vigore l’obbligo di equipaggiare le auto di nuova produzione con impianti stereo con sistema di ricezione della radio digitale terrestre, più noto con la sigla DAB+. Si tratta solo di un primo passo, visto che dal primo gennaio 2020 l’obbligo della radio DAB+ sarà esteso a tutte le radio commercializzate su ogni tipo di canale di vendita, tradizionale o online. Non è un provvedimento dell’ultimo momento, ma rientra nei piani della legge di bilancio 2017, del quale molti automobilisti probabilmente non ricordano di avere avuto notizia. Ricordiamo che, a fronte di alcune critiche sulla sua qualità, nel febbraio 2007 l’ETSI (Istituto europeo per gli standard nelle telecomunicazioni), ha introdotto lo standard DAB+, in sostituzione del DAB.

Le frequenze FM non cesseranno

Il passaggio alla radio digitale terrestre DAB+ segue quello che nel 2008 fu avviato per le trasmissioni televisive, ma meno drastico. Se per la TV partì un progressivo switch-off, concluso nel 2012, che ha portato alla definitiva interruzione delle trasmissioni analogiche, l’arrivo del DAB+ non manderà in pensione le frequenze FM. Ma allora che cosa cambierà per chi ogni giorno ascolta la radio in auto?

Uno standard in evoluzione

Il cambiamento più significativo è quello di un miglioramento della qualità delle trasmissioni, grazie a un sistema evoluto, scelto come standard dall’Europa. DAB significa Digital Audio Broadcasting ed è la tecnologia più diffusa al mondo, già disponibile sul nostro territorio da diversi anni. Non è quindi una novità assoluta, ma fino a oggi la sua espansione è stata limitata dall’occupazione delle frequenze da parte di servizi televisivi. Frequenze che saranno liberate a partire dal 2020, quando debutterà la TV digitale terrestre di seconda generazione.

Ci sono anche i decoder esterni

Rispetto a quanto avvenuto per la televisione, l’aspetto economicamente più importante è rappresentato dal fatto che chi in auto ha una radio tradizionale continuerà a ricevere i programmi sulle frequenze note. Se invece si desidera migliorare la qualità della ricezione, le possibilità sono due. È possibile acquistare un adattatore esterno, con prezzi compresi tra i 45 e i 120 euro, esattamente come i decoder che in passato erano commercializzati per i televisori a tubo catodico. Oltre all’adattatore, è consigliabile installare anche un’antenna esterna. L’alternativa è quella di montare un car stereo in formato DIN, compatibile con tutte le plance delle auto in commercio. In questo caso i prezzi vanno dai 50 agli oltre 300 euro.

A casa come in auto

In termini pratici, il sistema DAB+ consente la diffusione dei programmi ad alta qualità, senza alcuna interferenza o disturbo. Con un livello sonoro maggiore, che si può apprezzare a casa come in movimento. In più, oltre alle normali funzioni di ascolto canzoni, etc. le radio digitali evolute (non tutte quindi) sono predisposte per la ricezione di dati e servizi. Che possono rivelarsi utili a chi si muove in auto.

Stereo predisposti per più tecnologie

La copertura del segnale non è ancora omogenea su tutto il territorio nazionale. Le trasmissioni digitali si ricevono agevolmente sui tratti autostradali e nelle regioni settentrionali. Si va dal Piemonte al Veneto, fino all’Emilia Romagna, oltre che nella zona di Roma. Qualora si viaggi in un’area non coperta, l’autoradio passerà automaticamente alla ricezione dello standard migliore tra quelli disponibili, scegliendo tra DAB, DAB+ e FM.

Trasmissioni sempre gratuite

Le trasmissioni DAB+ possono essere a livello nazionale, ma anche locale, poiché la tecnologia può essere sfruttata da ogni emittente. Ed è importante sottolineare che, almeno in questa fase, la ricezione dei programmi, come del resto i servizi aggiuntivi proposti, saranno totalmente gratuiti. Sotto questo punto di vista, pertanto, nulla cambia rispetto alle classiche trasmissioni FM.

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L’auto del futuro? il 41% degli italiani la vuole ibrida

di Redazione

Come sarà l’auto del futuro? Facile rispondere a questa domanda: sarà elettrica, iperconnessa e a guida autonoma. Ma come vogliono gli italiani l’auto del futuro? Rispondere a questo quesito ha delle incognite in più. La famosa società di consulenza Deloitte, e più precisamente la propria divisione “automotive”, ha realizzato un’indagine per capirne di più. Lo studio si è basato sui dati raccolti intervistando oltre 20.000 automobilisti provenienti da 17 Paesi di tutto il mondo. Italiani inclusi.

PRIMI PER L’ELETTRIFICAZIONE

Il primo dato che balza all’occhio riguarda l’apprezzamento degli italiani verso le auto ibride o elettriche. Ben il 41% degli intervistati del nostro Paese spera che in futuro le auto sia elettrificate. Da questo punto di vista, siamo i primi in Europa. Solo Cina e Giappone, rispettivamente con un 46% e un 44%, hanno una preferenza più spiccata verso questo tipo di alimentazione. Gli Usa, al contrario, non vanno oltre un modesto 22%.

IL DOMANI SARÀ CONNESSO

Parlando invece di tecnologie inerenti l’infotainment, lo studio ha voluto capire come si distribuisce geograficamente la propensione a pagare un sovrapprezzo per avere accesso a una maggiore connettività a bordo. Anche da questo punto di vista, gli italiani hanno mostrato di essere tra i maggiori estimatori delle auto connesse (60% delle preferenze). Si sono piazzati prima di Stati Uniti (47%), Regno Unito (45%), Francia (36%) e Germania (35%). Addirittura, nel 72% dei casi si sono detti propensi a pagare di più per avere maggiore connettività a bordo. Curioso notare che, sempre parlando di automobilisti del Belpaese, questi siano i meno preoccupati di dover fornire i propri dati personali ai dispositivi connessi presenti a bordo delle auto. E lo stesso vale per il rischio di hackeraggio.

LA GUIDA AUTONOMA CONTINUA A FAR PAURA

Ormai è assodato: le auto a guida autonoma sono viste con diffidenza. Le iniziative per combatterla non mancano. I dati raccolti dall’indagine in oggetto hanno mostrato che il 29% degli italiani continua a ritenere le auto che si guidano da sole non sicure. L’opinione nasce, nel 53% degli intervistati, a seguito delle notizie degli incidenti in cui le auto a guida autonoma sono state coinvolte. Per questo motivo, il 63% dei “nostri” intervistati ritiene necessario un controllo serrato da parte di governi e istituzioni. Restando in tema guida autonoma, la fiducia nei veicoli prodotti da Case automobilistiche tradizionali è calata dal 51% al 36%, mentre quella verso le auto prodotte da aziende che operano nel campo della tecnologia è salita leggermente passando dal 26% al 30%.

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Bimbi dimenticati in auto: 10 errori da non fare

di Donato D'Ambrosi

Dimenticare un bambino in auto è un rischio cui quasi sempre non si riesce a porvi rimedio. Nella stragrande maggioranza dei casi il senso materno tirato in ballo dai commenti che seguono l’evento non c’entra assolutamente nulla. Nessuno vorrebbe perdere il proprio figlio così, eppure succede sempre più spesso, soprattutto in estate. Questo vademecum vuole essere una guida per non dimenticare i bambini in auto. 10 semplici regole con cui genitori, zii e nonni amorevoli in preda alla vita frenetica di tutti i giorni possono prevenire gli imprevisti. Ecco alcuni consigli e gli errori più comuni da evitare per non dimenticare i bambini in auto.

1 ANCHE UN MINUTO E’ TROPPO

Ogni minuto che il bambino trascorre in auto sotto al sole la sua temperatura corporea si alza esponenzialmente rispetto ad un adulto: il rischio di ipertermia per un bambino da 0 a 4 anni è molto elevato già dopo 15 minuti in un’auto esposta al sole. Dall’ipertermia all’arresto cardiocircolatorio e respiratorio o a danni al sistema neurologico il passo è breve. Mai paragonare la resistenza fisica di un adulto a quella di un bambino.

2 SE DORME MEGLIO SVEGLIARLO

E’ raro che accada rispetto ai casi in cui il bambino viene dimenticato, ma qualche volta lo si lascia in auto anche intenzionalmente affidandosi ai finestrini aperti. Pensare che sia meglio lasciare il bambino riposare in auto con i finestrini abbassati giusto il tempo di entrare al supermercato e comprare la pappa o i pannolini è sbagliato. L’abitacolo diventa una cappa di calore anche lasciando i vetri abbassati di qualche centimetro: meglio svegliare il bambino e portarlo con se.

3 LA BORSA FA DA TESTIMONE

Posizionare la borsa del bambino in cui ci sono tutte le sue cose davanti o quella della mamma dietro, è un trucco molto valido che aiuterà a ricordarsi se c’è il bambino seduto nel seggiolino nel momento in cui si raccolgono gli effetti personali prima di scendere (scopri tante info, consigli e curiosità su scelta, utilizzo e manutenzione nel #SicurEDU sui seggiolini). E’ importante ricordare di posizionare la borsa sul pavimento in modo che sia ben visibile ma che in caso d’incidente non possa colpire il bambino.

4 LO SMARTPHONE RICORDA

Impostare una sveglia-memo all’orario in cui solitamente accompagni i bambini all’asilo può essere un valido aiuto per verificare che non l’abbia dimenticato.

5 COMUNICATE SEMPRE LE ASSENZE A SCUOLA

Un giorno di assenza del bambino non è un caso raro con i virus e le malattie esantematiche sempre in agguato. Ecco perché se vi abituate a comunicare alla maestra del bambino le sue assenze, potrà essere più facile notare la sua assenza in classe. Molto meglio se in caso di mancata comunicazione da parte vostra concordate con la maestra o la scuola di poter essere avvisati.

6 INFORMATE CHIUNQUE DEGLI IMPEGNI QUOTIDIANI

Se accade un imprevisto, come un guasto all’auto o un ritardo, fate in modo che anche l’altro genitore e la scuola siano sempre informati. Avvertire l’ufficio che farete tardi non deve essere l’unica priorità. Invece dare spazio anche al bambino aiuterà a ricordare anche di lui nello stress del momento.

7 GLI ALLARMI AFTERMARKET SONO VALIDI

Salvo alcune eccezioni di prodotti relativamente utili, molte aziende offrono sul mercato allarmi salvabimbo economici e semplici da installare che hanno più o meno tutti la stessa funzione: quando il conducente scende dall’auto un allarme visivo e sonoro si attiva se il sensore nel seggiolino come nell’immagine allegata rileva la presenza del bambino (leggi i nostri test sui sistemi salva bimbo per scoprire di più). A tal proposito bisogna ricordare che dal 1 luglio 2019 l’allarme diventa obbligatorio e dovrà avere specifiche caratteristiche.

8 SORVEGLIARLI CONTINUAMENTE

Molte auto familiari dispongono di un secondo retrovisore centrale in aggiunta a quello principale: serve a tenere sottocontrollo i bambini seduti ai posti posteriori. Se l’auto ne è sprovvista lo si può acquistare per pochi euro e attaccarlo in un punto che non dia fastidio durante la guida.

9 SEGGIOLINO SUL SEDILE ANTERIORE

Montando il seggiolino sul sedile del passeggero anteriore sarà quasi impossibile non ricordarsi del bambino anche se dorme. E’ fondamentale ricordare che per legge il bambino va messo contro il senso di marcia fino a 15 mesi (scopri di più sulle novità della normativa europea iSize), meglio ancora fino a 4 anni; in tal caso è obbligatorio disattivare l’airbag e riattivarlo poi quando si smonta il seggiolino. Se invece il bambino è abbastanza grande da poter viaggiare davanti nel senso di marcia basta solo indietreggiare il sedile lasciando l’airbag attivo.

10 L’AUTO E’ IL PARADISO DEI GIOCHI

E’ sempre sconsigliabile lasciare l’auto aperta con o senza le chiavi nel cruscotto anche nel cortile di casa. I bambini potrebbero utilizzarla come terreno di gioco e in un momento di distrazione chiudersi nell’abitacolo o peggio ancora nel bagagliaio senza riuscire ad uscire.

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Uber si quota in borsa: in vendita azioni per 10 miliardi

di Redazione

Uber, società americana specializzata in soluzioni per il trasporto privato, si quota in borsa. Lo farà con la più grande offerta pubblica iniziale (IPO) della storia per quanto riguarda il comparto tecnologico e la più grande dal 2014, anno in cui il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba fece la stessa cosa.

UNA IPO DA 10 MILIARDI

Il valore totale di Uber è stato stimato tra i 90 e i 100 miliardi di dollari. Altri analisti, vista la crescita di oltre il 30% fatta registrare nell’ultimo anno, si spingono fino a 120 miliardi. A prescindere da queste valutazioni, la IPO immetterà sul mercato azioni per circa il 10% del valore della società con sede a San Francisco: 10 miliardi di dollari.

SOLO UNA FETTA PER GLI INVESTITORI

In realtà, l’operazione che porterà Uber a Wall Street, avrà dimensioni leggermente più modeste. La maggior parte delle azioni, infatti, sarà riservata alla società e resterà quindi in mano a Uber stessa. Una percentuale minore, invece, sarà offerta agli investitori esterni, che potranno quindi aggiungere un po’ di Uber al loro portafoglio.

IN ATTESA DI CONFERME

Fino a qui, si è parlato di indiscrezioni alle quali i vertici di Uber non hanno voluto aggiungere nessuna dichiarazione ufficiale. L’operazione è data per certa, ma per scoprire i dettagli e capire il reale valore del prezzo di vendita delle azioni durante la IPO bisogna attendere ancora qualche giorno. Anche perché la stessa operazione compiuta a marzo 2019 da Lyft, società californiana che opera nello stesso settore di Uber, non si è rilevata, al momento, un buon investimento. Le azioni, vendute durante la IPO a 72 dollari, si trovano ora , con buona pace di chi credeva di poter raccogliere profitti nel breve periodo.

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New York: falliti i test sul riconoscimento facciale in auto

di Antonio Elia Migliozzi

New York prova su strada il riconoscimento facciale. I test sfruttano un sistema di telecamere a circuito chiuso e un software ad intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di sfruttare il riconoscimento facciale per individuare terroristi e minacce per l’ordine pubblico. Nonostante le buone premesse i test si sono rivelati più difficili del previsto. Purtroppo il sistema ha fallito in modo evidente mostrando lacune nell’individuazione di volti campione all’interno di auto in movimento. Ecco allora che le difficoltà della sperimentazione riaccendono le preoccupazioni di quanti ritengono la privacy in pericolo. Il settore automotive, invece, scommette sempre di più sulla tecnologia a riconoscimento facciale per la gestione delle principali funzioni dell’auto.

SICUREZZA AL PRIMO POSTO

Lo Stato di New York ha svolto la sperimentazione di un sistema di riconoscimento facciale per identificare potenziali terroristi itineranti e minacce a piede libero. Pare che fino ad ora i test non siano andati molto bene. Il Wall Street Journal ha rilanciato una e-mail della Metropolitan Transportation Authority che si riferisce a un test del 2018. In quella occasione la prova, che si era svolta sul ponte di Robert F. Kennedy a New York, aveva dato esisto negativo. Pare che il sistema non sia stato in grado di rilevare una singola faccia “entro parametri accettabili”. Dal canto loro le autorità hanno confermato che il programma pilota continuerà. Il lavoro si focalizza quindi su altri ponti e gallerie allo scopo di superare gli evidenti limiti della prima prova. E’ probabile che la velocità dei veicoli in transito abbia giocato un brutto scherzo al software.

OCCHI SULLA STRADA

Quella del riconoscimento facciale è già una tecnologia controversa, figuriamoci quando viene usata per sbirciare nelle auto. Per molti si tratta di un’intrusione orwelliana che potrebbe portare ad abusi di potere e scambi di persona. Come dimostra il test di New York ci sono infatti grossi problemi di accuratezza. Del resto è facile immaginare che un ricercato possa indossare dei travestimenti per sfuggire alle forze di polizia. Ci sono reali preoccupazioni sul fatto che gli strumenti di riconoscimento facciale possano generare falsi positivi e lasciare i sospetti impuniti. Va detto che il riconoscimento facciale è utilizzato anche in Cina e pare funzioni. Nella provincia di Jinan il Governo ricorre alla biometria per identificare i pedoni che attraversano con il semaforo rosso. Uno scanner facciale cattura il volto del trasgressore che viene poi sottoposto ad una vera e propria gogna mediatica.

SETTORE NUOVO

La biometria è sempre più al centro di investimenti nel settore tech. Riconoscimento facciale e impronte digitali, dopo aver debuttato sui dispositivi elettronici, arrivano in auto. Apple ha recentemente brevettato un Face ID per le auto capace di funzionare per lo sblocco e l’avviamento di un veicolo. Apple non è la prima azienda a sviluppare la sicurezza biometrica per i veicoli. Anche Hyundai ha già in programma di lanciare un veicolo che può essere sbloccato e persino avviato dall’impronta digitale del proprietario. Insomma mentre la tecnologia avanza cresce la preoccupazione per la privacy di cittadini ed utenti. Le aziende che stanno sperimentando i sistemi biometrici si affrettano a chiarire che i dati raccolti saranno immagazzinati in modo sicuro.

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Consiglio acquisto auto GPL: budget di 12.000 euro

di Redazione

Se siete alla ricerca del giusto consiglio per l’acquisto di un’auto GPL che sia affidabile ma non troppo costosa, restate con noi. In questa nuova guida di SicurAUTO.it vi segnaleremo infatti i modelli a doppia alimentazione benzina/GPL (bifuel) acquistabili in Italia con un budget di circa 12.000 euro o poco più. I prezzi di listino sono aggiornati all’8 aprile 2019. Purtroppo le auto GPL sono state un po’ ‘maltrattate’ dal Governo, che con l’Ecobonus 2019 – 2021 ha stanziato buoni incentivi per l’acquisto di nuove automobili, ma soltanto per quelle con emissioni di CO2 fino a 70 g/km. Limite che di fatto ha escluso tutte le vetture alimentate a gas, restringendo il campo alle sole auto elettriche e ibride plug-in. Ciò però non toglie che si possano fare ottimi affari, e rispettare l’ambiente, anche comprando un’auto con motore GPL. Guida aggiornata al 9 aprile 2019.

PERCHÉ SCEGLIERE IL GPL

In effetti si contano almeno tre buoni motivi per scegliere il GPL. Innanzitutto il costo del gas decisamente inferiore rispetto ai carburanti più tradizionali, benzina in primis. E nonostante i consumi un po’ più elevati, il saldo a favore del GPL resta attivo. Poi il GPL inquina meno di benzina e diesel, con tutti i vantaggi del caso, non solo ecologici ma anche pratici: molte ZTL, per esempio, non prevedono restrizioni per questo tipo di vetture. Infine le prestazioni, che hanno ormai raggiunto livelli decisamente performanti e quasi allineate alle auto a benzina.

VANTAGGI ECONOMICI DEL GPL

Tra i vantaggi economici del GPL non bisogna poi dimenticare l’esenzione del bollo auto, totale o parziale. In realtà sulla questione non c’è una direttiva unica: essendo la tassa di possesso automobilistica un tributo regionale, ogni Regione si regola come meglio crede. Ad esempio in Lombardia e nella provincia di Bolzano c’è l’esenzione triennale dal pagamento del bollo per chi compra un’auto GPL, nuova o usata, mentre in Piemonte è quinquennale. Nelle altre regioni italiane i benefici si aggirano intorno al 75% della spesa totale, ma per un quadro più dettagliato è meglio informarsi sul portale della Regione d’appartenenza.

COSE DA SAPERE PRIMA DI ACQUISTARE UN’AUTO GPL

Tutti sappiamo quanto sia difficile scegliere l’auto giusta, bilanciando le diverse esigenze. A parte il budget, fattore assolutamente non secondario, è importante, anzi fondamentale, avere ben chiaro l’uso che si farà dell’auto: casa-lavoro, viaggi lunghi, tempo libero? Date le caratteristiche delle vetture GPL, tutti gli esperti consigliano per esempio di orientarsi verso le auto con alimentazione a gas solo se si percorrono almeno 15 o 20.000 km in un anno, la soglia necessaria per ammortizzare la spesa iniziale e beneficiare dei minori consumi. E anche se si fanno viaggi non eccessivamente lunghi, visto che un pieno di Gpl garantisce in media 300-350 km di autonomia (escludendo il serbatoio a benzina) e si può fare rifornimento solo di giorno (tranne in autostrada ma non in tutti i distributori) e non esistono self-service. Inoltre è giusto ricordarsi che i veicoli GPL possono essere soggetti a restrizioni nei parcheggi sotterranei.

IL GPL IN ITALIA

Sono tutti elementi da considerare prima di procedere all’acquisto, quindi valutate bene. In ogni caso il mercato delle auto a GPL continua a prosperare: l’Italia è leader in Europa per volumi di vendita di auto con questa alimentazione e anche i primi dati del 2019 sono favorevoli con 35.425 vetture vendute da gennaio a marzo, in aumento rispetto al 2018. Meglio anche delle ibride, nonostante l’Ecobonus. Fatte queste premesse, passiamo finalmente ai nostri consigli per l’acquisto di un’auto GPL. Come detto, abbiamo messo sul tavolo un budget di circa 12.000 euro, spingendoci in qualche caso fino a 15.000, ma non di più. Sono 13 modelli in tutto, in rigoroso ordine alfabetico. A voi la scelta.

DACIA DOKKER 5 PORTE GPL

La Dacia Dokker 5 porte è una monovolume compatta disponibile in ben sette versioni con alimentazione a gas, dall’entry level Essential 1.6 EU6 S&S GPL, in vendita a 11.900 euro, alla più ricca Techroad 1.6 LPG da 14.600 euro. Tutte le versioni in commercio sono a trazione anteriore con cambio manuale, 100 CV di potenza e 132 g/km di emissioni di CO2. I punti di forza della Dacia Dokker sono il grande bagagliaio, che va dagli 800 ai 3.000 litri, e la modesta differenza di prezzo con i modelli a benzina: appena 500 euro. Non è stata ancora testata dall’Euro NCAP.

DACIA LODGY GPL

La Dacia Lodgy è un altro monovolume compatto della casa rumena di proprietà del gruppo Renault, dalle interessanti prestazioni unite a una significativa riduzione dei consumi rispetto alla media di categoria. Anche nel caso della Lodgy le versioni disponibili con motore GPL sono sette. Si parte dalla 1.6 ESSENTIAL 5p o 7p GPL, con prezzo di listino 12.350 euro, alla 1.6 TECHROAD 5p o 7p GPL, acquistabile con 15.000 euro. Per ulteriori informazioni leggete la nostra prova su strada della Dacia Lodgy. Riguardo la sicurezza, il crash test Euro NCAP ha dato solo 3 stelle, ma l’ultima prova risale al 2012.

DACIA NUOVO DUSTER GPL

La versione 1.6 4×2 115cv GPL Essential è l’unica del nuovo Dacia Duster con alimentazione a gas a non allontanarsi dal nostro limite di spesa. In vendita a 13.550 euro, prezzo assai concorrenziale per un Suv, vanta una potenza di 115 CV, un consumo combinato di 8,7 litri ogni 100 km ed emissioni di CO2 misurate in 141 g/km. Il bagagliaio ha una capacità di carico di 478 litri che raggiungono i 1.623 se si ribaltano i sedili posteriori. Leggete con attenzione la nostra prova su strada del nuovo Dacia Duster Gpl per tutti gli altri dettagli su questa vettura. Attenzione: il nuovo Dacia Duster è stato valutato solo 3 stelle nel crash test Euro NCAP.

DACIA NUOVA LOGAN MCV GPL

Ci vogliono dagli 11.850 euro, per la versione 0.9 TCe GPL 90cv Essential, ai 13.150 euro (tanto costa la 0.9 TCe GPL 90cv Comfort) per portarsi a casa una nuova Dacia Logan MCV con alimentazione a gas. Si tratta di una station wagon a 5 porte prodotta dal 2016 e caratterizzata, un po’ come tutti i modelli Dacia, dal buon rapporto qualità-prezzo. Come si evince dalle rispettive sigle, la potenza del motore non supera i 90 CV e i consumi combinati sono di 7,2 litri ogni 100 km, mentre le emissioni restano sotto i 117 g/km. Nella nuova Dacia Logan MCV ci viaggiano comode sette persone, in alternativa il bagagliaio offre spazio fino a 1.518 litri (573 litri in configurazione normale). L’ultimo crash test della Dacia Logan MCV è andato così così: 3 stelle, ma eravamo nel 2014.

DACIA NUOVA SANDERO GPL

La nuova Dacia Sandero è una berlina 2 volumi, rinnovata nel 2017, dall’aspetto gradevole e dal prezzo low cost, rapportato alla concorrenza. Attualmente il listino con alimentazione GPL prevede la versione 0.9 TCE GPL Streetway Comfort S&S EU6, costo 11.000 euro, e la versione 0.9 TCE GPL Techroad da 13.150 euro. Entrambe sono spinte da un 90 CV e il consumo dichiarato nel ciclo misto è di circa 7 l/100 km (117 g/km di emissioni). A differenza delle consorelle l’ultimo (2013) crash test della Dacia Sandero è andato meglio ottenendo 4 stelle.

DACIA NUOVA SANDERO STEPWAY GPL

Rispetto al modello standard, più classico, la nuova Dacia Sandero Stepway ha un look decisamente più aggressivo: carrozzerie rialzata, protezioni da crossover e barre sul tetto. Le versioni a gas sono due: 0.9 TCE GPL Stepway Access, venduta a 11.550 euro, e 0.9 TCE GPL Stepway Comfort, prezzo di listino 12.900 euro. Vantano entrambe motori da 90 CV, consumano 7 litri ogni 100 km con 114 g/km di emissioni. Per saperne di più vi proponiamo la nostra prova su strada della nuova Dacia Sandero Stepway GPL e il crash test del 2013.

DR ZERO GPL

La Dr Zero è un’utilitaria compatta del segmento A che viene proposta anche in tre versioni con impianto bifuel benzina/GPL: 1.0 GPL da 9.500 euro, 1.0 GPL Chrome da 10.000 euro e 1.0 GPL WR da 10.500 euro, sempre 1.000 euro in più rispetto agli analoghi modelli a benzina. Adatta per un uso cittadino (il bagagliaio da soli 180 litri non consiglia viaggi troppo lunghi), ha un motore da 67 CV. Il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 8,5 l/100 km con 137 g/km di emissioni di CO2. Non è mai stata sottoposta a crash test Euro NCAP.

FIAT PANDA GPL

Bisogna spendere un pochettino di più rispetto al budget che ci siamo prefissati, precisamente 14.550 euro, per assicurarsi la Fiat Panda GPL, ma ne vale la pena. E la pensano come noi le oltre 6.000 persone che hanno acquistato la versione a gas (denominata 1.2 69 CV EasyPower E6d-Temp Easy) nei primi tre mesi del 2019, rendendola l’auto GPL più venduta in Italia. La storica utilitaria di casa Fiat monta un propulsore 1.2 da 69 CV, ha un consumo combinato di 7,2 litri per 100 km ed emissioni pari a 116 g/km. Il recente crash test della Fiat Panda è andato piuttosto bene: 4 stelle di valutazione.

HYUNDAI i10 GPL

La citycar Hyundai i10 1.0 MPI Econext GPL Advanced, unica versione alimentata a gas dell’utilitaria sudcoreana a rientrare nel nostro budget, è venduta a 12.600 euro. Cinque posti (ma meglio accomodarsi in quattro), cinque porte e 252 litri di bagagliaio, è spinta da un motore con 69 CV, dichiara consumi nel ciclo misto di 6,3 l/100 km e 117 g/km di emissioni di CO2. Testata nel 2014 da Euro NCAP, la Hyundai i10 ha ottenuto 4 stelle: qui la scheda del crash test con i risultati completi e il video.

KIA NUOVA PICANTO GPL

Altro giro, altra citycar made in South Korea: stavolta tocca alla nuova Kia Picanto, giunta alla terza generazione. Nella categoria risulta fra le meglio equipaggiate, grazie ai tanti accessori di serie. E chi preferisce l’alimentazione a gas può sbizzarrirsi scegliendo fra tre versioni GPL: 1.0 GPL City (12.650 euro), 1.0 GPL Active (13.250 euro) e 1.0 GPL Cool (14.750 euro). Motore da 65 CV, 6,9 litri di consumo misto per 100 km e solo 100 g/km di emissioni. Nel 2017 il crash test della nuova Kia Picanto ha lasciato un po’ a desiderare fermandosi a sole 3 stelle.

MAHINDRA NUOVA KUV100 GPL

Nel 2018 il mercato italiano ha accolto dall’India la nuova Mahindra KUV100, un piccolo Suv dal prezzo contenuto. Ci sono pure due versioni GPL: 1.2 K6+ M-BiFuel GPL e 1.2 K8 M-BiFuel GPL, che sprigionano entrambi 82 CV. Il consumo combinato dichiarato è di 8,2 l/100 km, per le emissioni si parla di 129 g/km. E i prezzi? 13.060 e 14.280 euro a seconda dell’allestimento (il secondo ha l’hands-free di serie). Non ancora sottoposta a crash test Euro NCAP.

MITSUBISHI SPACE STAR GPL

Con meno di quattro metri di lunghezza è una delle utilitarie più piccole sul mercato. Eppure la Mitsubishi Space Star tutto può definirsi tranne che un’auto scomoda. E pure il bagagliaio, capiente 235 litri, ha il suo perché (in proporzione alle dimensioni della vettura). Qui però si parla di auto GPL economiche per cui andiamo subito al sodo. La Mitsubishi Space Star propone tre interessanti versioni con alimentazione a gas: la 1.0 Invite bi-fuel GPL da 14.140 euro, la 1.0 71cv Bi-Fuel GPL Invite Audio da 14.500 euro e la 1.0 Funky bi-fuel GPL da 14.990 euro. Vantano tutte propulsori da 71 CV, consumano appena 5,8 l/100 km ed emettono soltanto 94 g/km di CO2, sfiorando quasi i limiti per rientrare nell’Ecobonus 2019. Il crash test di Mitsubishi Space Star del 2013 ha ottenuto un punteggio di 4/5.

RENAULT TWINGO GPL

Caratterizzata dalla trazione posteriore, la Renault Twingo è un’altra utilitaria che riscuote un certo successo per chi è costretto a muoversi prevalentemente nel traffico cittadino. I punti di forza sono infatti le ridotte dimensioni, l’agilità di manovra e i consumi molto ridotti. Che diventano ridottissimi nelle versioni con alimentazione a gas: la 0.9 TCE 66KW GPL Duel, in vendita a 13.250 euro, e la 0.9 TCE 66KW GPL DUEL2, il cui prezzo sale fino a 14.750 euro. La Renault Twingo GPL è spinta da un motore da 90 CV, ha un consumo misto di 7,4 l/km e dichiara 120 g/km di emissioni. Sottoposta a crash test nel 2014, ha ottenuto 4 stelle su 5.

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Bmw, VW e Daimler sotto inchiesta: rischiano multa da 1 miliardo di euro

di Antonio Elia Migliozzi

Il mondo dell’auto cambia. Eppure sembra che alcuni brutti vizi dei costruttori siano duri a morire. L’Antitrust europeo ha aperto una indagine a carico di BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen con ad oggetto un’accusa pesante. I tre costruttori tedeschi si sarebbero accordati per rallentare lo sviluppo di soluzioni pulite di mobilità. L’autorità Ue ritiene che le case automobilistiche avrebbero partecipato a un cartello per limitare o ritardare nuove tecnologie per le auto diesel e a benzina. Prima che l’Ue prenda una decisione definitiva sul caso le aziende potranno contestare le accuse. Al momento non si parla ancora dell’entità della possibile multa ma in casa BMW iniziano a circolare numeri. Il brand di Monaco di Baviera si prepara ad una stangata da oltre 1 miliardo di euro. Vediamo i dettagli.

INDAGINI APERTE

BMW ha dichiarato che si sta preparando ad una condanna da parte dell’Antitrust Ue. La somma stimata è di quelle che fanno girare la testa, oltre 1 miliardo di euro. La sanzione potrebbe arrivare dalle indagini sul presunto cartello formato da case automobilistiche tedesche per ritardare l’introduzione di automobili più pulite. Dai primi calcoli una misura di questo tipo inciderà sui risultati finanziari del primo trimestre e dell’intero anno fino al 4,5% dei profitti. Per evitare il peggio BMW ha dichiarato che si opporrà alle accuse “con tutti i mezzi legali”, ma è probabile che la Commissione europea non sarà clemente. Lo scorso settembre l’Ue ha aperto un’indagine contro BMW, Volkswagen AG e Daimler AG accusate di limitare o ritardare lo sviluppo di motori diesel e benzina puliti. Le altre aziende coinvolte non hanno, per ora, considerato la possibilità di una condanna economica.

IL CARTELLO

Dal canto suo Daimler ha detto che non si aspetta una multa per aver collaborato a pieno nelle indagini. Dello stesso avviso anche Volkswagen che ha attivamente aiutato le autorità di regolamentazione e spera di schivare multe. Insomma l’occhio della Commissione europea rimane ben vigile nei confronti del settore automotive. Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, è stata chiara: “Ai consumatori europei potrebbe essere stata negata l’opportunità di acquistare auto con la migliore tecnologia disponibile”. Del resto le regole dell’Ue consentono ai brand di fare squadra solo per migliorare la qualità dei prodotti e non per alterare il mercato. L’accusa di aver formato un cartello era stata lanciata nella rivista tedesca Spiegel. VW, Daimler e BMW si sarebbero incontrate, a partire dagli anni ’90, per coordinare le attività relative alla tecnologia dei veicoli. Lo scopo era limitare i costi e creare una strategia rispetto ai controlli sulle emissioni inquinanti.

ORIZZONTE FOSCO

L’industria automobilistica tedesca è ancora alle prese con le ricadute del dieselgate del 2015 mentre cerca di spingere su auto elettriche e a guida autonoma. I bilanci dei colossi dell’auto se la vedono sempre peggio. VW ha accantonato circa 29 miliardi di euro per le cause legali legate alle emissioni diesel. I danni da risarcire ammontano a oltre 10 miliardi di dollari e ci sono da fronteggiare anche gli investitori scontenti. Dal canto suo Daimler dovrà richiamare circa 774.000 veicoli in Europa per problemi riguardanti le emissioni e rimane oggetto di indagini in Germania e negli Stati Uniti. Non meglio BMW. Il brand ha accettato di pagare una multa da 8,5 milioni di euro dopo che un’indagine ha accertato la presenza di un software errato relativo alle emissioni.

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Decarbonizzazione: come funziona l’impegno delle Case auto

di Redazione

La lotta alle emissioni inquinanti è appena iniziata. Nel 2021, in Europa, entrerà in vigore una normativa che costringerà le auto di nuova costruzione ad emettere non più di 95 g/km di CO2. Ci saranno limiti severi anche per i mezzi pesanti. Negli obiettivi di lungo periodo, e più precisamente entro il 2050, l’UE punterà inoltre ad arrivare ad una società a zero impatto ambientale. Questo, almeno, quanto stabilito dall’Accordo sul Clima di Parigi di fine 2015. Al raggiungimento di questi obiettivi concorre anche la corsa alla decarbonizzazione dell’industria. Inclusa quella automobilistica, che ha proprio la riduzione delle emissioni di CO2 uno degli obiettivi primari per quanto, a ben vedere, l’anidride carbonica non rappresenti neanche un vero e proprio inquinante ma un elemento che concorre all’effetto serra e al surriscaldamento globale.

L’IMPATTO AMBIENTALE DELL’AUTOMOTIVE

Le emissioni di CO2 hanno iniziato ad aumentare con la rivoluzione industriale di fine ‘800. Poi, tra gli Anni ’50 e gli Anno ’70 hanno subito un’ulteriore impennata. E lo stesso hanno fatto all’alba del terzo millennio. Al giorno d’oggi, stando alle analisi pubblicate dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, il settore dell’automobile concorre per il 14% alla produzione totale di CO2. Il 25% è imputabile al comparto dell’energia elettrica, il 24% all’agricoltura, il 21% all’industria in generale, il 6% alla climatizzazione delle abitazioni e il 10% ad altre fonti.

LE AUTO ELETTRICHE COME SOLUZIONE PARZIALE

Una delle strade più efficaci e più evidenti per la riduzione delle emissioni di CO2, parlando di industria automobilistica, è quella che porta all’elettrificazione. Le auto a zero emissioni, almeno per quanto riguarda la fase di uso, hanno un impatto minimo a livello di CO2. E gli sforzi dell’intero comparto automotive nel realizzare batterie sempre più efficienti, modelli dalle autonomie sempre maggiori e con sistemi di gestione energetica sempre migliori ridurrà ulteriormente l’impatto energetico delle automobili. Anche a livello di emissioni di CO2.

UN APPROCCIO GLOBALE ALLE EMISSIONI

Ma l’uso di auto a zero emissioni non è sufficiente. Per una società ad impatto ambientale nullo bisogna tenere conto di tutto l’intero ciclo di vita del prodotto “automobile”, dalla fase produttiva a quella di smantellamento. Senza dimenticare che “green” dovrà essere anche la produzione dell’energia che alimenterà le vetture elettriche. I maggiori nodi da sciogliere sono proprio rappresentati dalla produzione delle batterie (di cui sono allo studio numerosi progetti per il riutilizzo) e dalla produzione di energia elettrica dal carbone.

LE INIZIATIVE GREEN PER PAREGGIARE I CONTI

La soluzione al problema, per ora, sembra lontana. Le Case automobilistiche non hanno ancora le tecnologie necessarie per azzerare l’impatto ambientale dei propri processi produttivi. Però hanno una sorta di scappatoia. Se da un lato sanno bene che non possono non inquinare e non emettere CO2 durante la loro attività, dall’altro possono raggiungere un equilibrio perfetto a livello di impatto ambientale finanziando iniziative e avviando progetti per la protezione del clima che diano una sorta di “surplus” green, pareggiando in qualche modo i conti.

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Dalmine: attivo il car sharing elettrico E-Vai PUBLIC tra Comune e cittadini

di Redazione

Ha preso il via il car sharing elettrico E-Vai PUBLIC del Comune di Dalmine, cittadina alle porte di Bergamo. L’amministrazione comunale ha ricevuto sabato scorso le due auto elettriche che verranno usate per offrire il nuovo servizio sul territorio. Tra pochi giorni saranno disponibili anche per i residenti.

DUE AUTO PER TUTTI

L’iniziativa fa parte del progetto europeo I-SharE LIFE, che investe nella sperimentazione di nuovi modelli di condivisione di veicoli. Il Comune di Dalmine si è dotato di due Renault Zoe, con un’autonomia di oltre 400 km con un pieno. Queste saranno usate in parte dall’amministrazione, dal lunedì al venerdì tra le 8.30 e le 17.30, in parte dalla cittadinanza. Infatti, al di fuori delle ore in cui verranno utilizzate dai dipendenti del municipio, chiunque potrà prenotare una delle vetture tramite un’applicazione dedicata. L’auto potrà essere usata per muoversi non solo sul territorio comunale, ma in tutta la regione. Sono oltre 100 i punti E-Vai, di proprietà della società di car sharing Fnm, già installati su suolo lombardo. Il servizio pubblico sarà attivato non appena il Comune avrà concluso i lavori di realizzazione delle colonnine di ricarica.

SI PRENOTA VIA APP

“Niente chiavi, tutto prenotabile tramite smartphone. In quanto elettriche (le auto, ndr) rappresentano un passo alla lotta contro le emissioni inquinanti”, ha dichiarato la Sindaca Lorella Alessio. “Grazie alla collaborazione delle amministrazioni comunali – aggiunge il consigliere delegato al progetto E-Vai Augusto De Castro – il car sharing può arrivare anche in realtà locali non raggiunte dai grandi operatori. Riduce così il ricorso all’auto privata da parte dei cittadini. Inoltre, rende più efficiente e sostenibile la gestione del parco vetture del comune. Ci fa particolare piacere la scelta del Comune di Dalmine perché permetterà anche collegamenti diretti con i 3 E-Vai point già presenti nella città di Bergamo“. La cittadina infatti ospita anche alcuni dipartimenti dell’UniBg, di fronte ai quali saranno installati dei punti di ricarica per incoraggiare gli studenti all’uso delle nuove auto elettriche.

VANTAGGI PER TUTTI

Sono molteplici le ricadute positive di questo progetto sinergico tra pubblico e privato. Sia per il Comune sia per i residenti. Da un lato infatti, la spesa per l’acquisto delle nuove vetture (circa 20.000 euro l’una) sarà ammortizzata dai proventi del noleggio, dall’altro l’amministrazione compirà un passo avanti nella riconversione verde della macchina pubblica. Inoltre il progetto permette la diffusione di questo modello di condivisione anche in realtà più piccole, normalmente non raggiunte dai grandi servizi di car sharing presenti ad oggi solamente nelle maggiori città italiane e del mondo.

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Cotoletta alla milanese: per la Cattolica inquina come una Euro 0

di Redazione

Blocchi del traffico, demonizzazione del Diesel, limitazioni alla circolazione in centro. L’automobile sembra essere la causa principale dell’inquinamento atmosferico. Poi arriva una ricerca dell’Università Sacro Cuore di Milano e Brescia che lascia tutti a bocca aperta. I risultati dello studio, presentati lo scorso mercoledì 3 aprile all’Istituto Artigianelli di Brescia, sono sorprendenti. Hanno fatto emergere che anche la preparazione ai fornelli di una cotoletta può inquinare l’ambiente. Molto più di quanto si possa pensare. Il paragone è chiaro: una fettina impanata durante la cottura rilascia emissioni di particolato fine e ultrafine paragonabili a quelle di un’auto Euro 0.

L’EVENTO PER UN’ARIA PULITA

Il progetto d’Ateneo Anapnoì, a cui hanno partecipato fisici, medici, sociologi e agrari – e durato tre anni – aveva come principale obiettivo l’individuazione di buone pratiche per cercare di ridurre al minimo gli effetti dell’inquinamento atmosferico. Questo, infatti, è causa di patologie polmonari, molto diffuse nelle persone anziane.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA MEDICINA

Lo sviluppo di apparecchiature tecnologiche ha permesso ai ricercatori di analizzare l’impatto del particolato atmosferico outdoor e paragonarlo a quello indoor. I sensori nanostrutturati per l’analisi del respiro e i nasi elettronici a nanotubi di carbonio hanno aiutato il team, composto da sei unità operative nelle città di Milano, Brescia, Piacenza e Roma a finalizzare gli esperimenti e arrivare ad una buona ed efficace esecuzione dei test.

IL DECALOGO DELLE RACCOMANDAZIONI

La conclusione di questi esperimenti ha portato alla creazione di un decalogo di raccomandazioni per prevenire i rischi di malattie polmonari e arrivare alla terza età in buona salute. Dieci regole da seguire secondo la Ricerca d’Ateneo della Cattolica Anapoì per contrastare l’inquinamento domestico. Partendo dalla ventilazione degli ambienti casalinghi almeno una volta al giorno per venti minuti a evitare l’uso di deodoranti per l’ambiente, passando per l’impiego di purificatori d’aria che possono essere molto utili.

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10 consigli per combattere l’allergia in auto

di Redazione

Con l’ingresso della primavera possiamo finalmente goderci le giornate più lunghe e assolate, sempre che il polline non sia in agguato. A differenza di quanto si pensa, la primavera a volte c’entra poco con le riniti allergiche. Ecco quindi una guida con i consigli per polline e allergia valida tutto l’anno. Come combattere i fastidi dell’allergia in auto? Mantenere l’attenzione durante la guida diventa una vera sfida, ecco perché abbiamo creato questa guida con 10 consigli da seguire per combattere polline e allergia. Iniziamo con l’esaminare la causa. L’aria si riempie di pollini e altri allergeni che provocano tanti fastidi a un numero sempre crescente di persone. E’ in questo periodo che l’auto può diventare una trappola per chi soffre di allergia se trascurata tutto l’anno. Ma con i dovuti accorgimenti, è possibile rendere l’abitacolo un luogo più salubre e piacevole anche in primavera.

1 MANTERE PULITO L’ABITACOLO

Ogni automobilista è consapevole della rapidità con la quale l’abitacolo della propria vettura riesce a riempirsi di polvere e sporcizia. Viaggiando con i finestrini aperti tutto il pulviscolo, lo smog e i pollini dispersi nell’aria entrano e si depositano su tutte le superfici dell’abitacolo, impregnando di solito i rivestimenti tessili. Una frequente pulizia, magari effettuata con un aspiratore dotato magari di filtro HEPA contribuirà a rendere più sani gli interni della vettura. Intanto, se non li conosci scopri i 10 errori da non fare al lavaggio fai da te.

2 FILTRO ANTIPOLLINE SEMPRE EFFICIENTE

Il filtro antipolline è sicuramente l’arma più efficace per combattere le allergie quando ci si trova all’interno dell’auto. Le auto di produzione più recente ne sono quasi tutte dotate ma averlo non basta; bisogna cambiarlo periodicamente anche se non si usa il climatizzatore. Il motivo lo spiega il video qui sotto, ma basta già pensare che nel tempo si satura di pollini, polveri, piccoli pezzi di foglie e insetti. Il costo dell’intervento è davvero ridotto e il cambio avviene solitamente in pochi minuti.

3 PULIZIA DI CONDOTTI E BOCCHETTE DI AERAZIONE

Se non abbiamo avuto particolare cura della nostra auto durante l’anno, dimenticandoci per più stagioni dell’esistenza del filtro antipolline, è un intervento necessario. Probabilmente i condotti dell’areazione sono particolarmente sporchi e impolverati. Non è raro che all’interno dei condotti si creino delle muffe, responsabili di cattivi odori e aria malsana diffusa nell’abitacolo quando si attiva la climatizzazione. È quindi opportuno dedicare attenzione alla pulizia e alla disinfezione di questi componenti anche con una spazzola morbida e sottile. La soluzione migliore si ottiene smontando le bocchette con l’aiuto di un esperto o in alternativa spruzzare uno spray sanificante.

4 FUMO E ANIMALI

Trasportare spesso animali a bordo contribuisce in maniera determinante a sporcare l’abitacolo. I nostri amici a quattro zampe inevitabilmente perdono pelo che si attacca alla tappezzeria e svolazza per l’abitacolo. Il consiglio in questo caso è pulire con maggior frequenza l’abitacolo e spazzolare almeno 1 volta a settimana delle bestiole. Riguardo al fumo, ricordando che fumare fa male in generale, in auto crea cattivi odori, impregna i tessili e rende pessima l’aria a bordo. Ricordiamo inoltre che è vietato e sanzionato fumare in auto se a bordo sono presenti minori o donne in gravidanza.

5 SANIFICAZIONE DELL’ABITACOLO

Una volta che il nostro abitacolo è stato ripulito accuratamente, dai tappetini ai poggiatesta, è il momento di procedere a una sanificazione con un prodotto specifico. In commercio si trovano degli spray a svuotamento totale: li si attiva e il contenuto fuoriesce completamente da solo. Saturano l’abitacolo abbattendo la carica batterica, sanificando le superfici e rimuovendo al tempo stesso eventuali cattivi odori. Si lascia agire per una decina di minuti la nuvola sprigionata dalla bomboletta (ovviamente rimanendo all’esterno dell’auto) e poi è sufficiente fare aerare l’abitacolo. Ovviamente su un’auto trascurata per anni, non ci si deve aspettare miracoli. A proposito sapevi che gli effetti delle allergie sono causa di un gran numero di incidenti stradali?

6 USARE IL CLIMATIZZATORE E IL RICIRCOLO

Durante il periodo della pollinazione quando si viaggia in auto è fortemente consigliato di tenere i finestrini chiusi. Se abbiamo pulito a fondo gli interni e cambiato il filtro antipolline potremo usare il climatizzatore per avere la temperatura ideale. Agendo in questo modo si manterrà l’aria interna il più possibile pulita, limitando i disagi delle allergie. Leggi anche qui come usare al meglio il climatizzatore.

7 ORARI STRATEGICI PER USARE L’AUTO

La concentrazione dei pollini nell’aria è maggiore durante le ore centrali della giornata. Quindi compatibilmente ai propri impegni, è preferibile spostarsi in auto di prima mattina o in tarda serata. Ovviamente non sempre è possibile evitare di muoversi negli orari clou e quindi bisogna ricorrere ai consigli riguardo pulizia ed efficienza del filtro. In casi estremi, ricorrere a una mascherina bocca-naso e agli occhiali da sole non è sbagliato.

8 EVITARE I PARCHI E I PRATI

Nonostante tutti gli accorgimenti per rendere l’abitacolo quanto di più simile a una cellula protettiva è opportuno limitare ulteriormente il rischio di imbattersi nei pollini. E’ consigliabile evitare di passare da zone verdi, nelle quali sia stata da poco tagliata l’erba, evitando così parchi e viali alberati.

9 GITE FUORI PORTA, MEGLIO AL MARE

Con l’inizio della bella stagione si è più propensi a trascorrere del tempo all’aria aperta e magari organizzare una gita fuori porta. Se si è affetti da allergie ai pollini è meglio preferire per le zone di mare piuttosto che per quelle di campagna. L’aria respirata in riva al mare è senza dubbio meno carica di pollini e sicuramente più piacevole da respirare.

10 EVITARE AUTODIAGNOSI

Sempre più italiani si scoprono allergici. Non è raro che anche persone che non hanno mai avuto problemi con pollini e polveri comincino a patire fastidi durante questo periodo. Il consiglio è quello di rivolgersi a uno specialista allergologo e fare le cosiddette prove allergiche, così da identificare quali sono le sostanze che causano l’allergia e prendere così provvedimenti mirati.

L'articolo 10 consigli per combattere l’allergia in auto proviene da SicurAUTO.it.

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