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Ieri — 1 Giugno 2020RSS feeds

Differenze tra Bluetooth classico e Bluetooth Low Energy

Bluetooth, standard tecnico-industriale di trasmissione dati per reti personali senza fili, è noto a tutti e sempre più dispositivi, di differente tipologia e con un fattore di forma completamente diverso, lo supportano e lo utilizzano.
L'ultima versione dello standard, sviluppato dal SIG (Bluetooth Special Interest Group), associazione formata nel 1999 da Ericsson, Sony, IBM, Intel, Toshiba, Nokia e altre società, è Bluetooth 5.2 (gennaio 2020): ogni versione ha aggiunto nuove abilità in termini di raggio di copertura, di banda disponibile, di capacità trasmissiva, di efficienza nell'uso dei canali, di individuazione e gestione delle eventuali interferenze.

Nell'articolo Bluetooth Windows 10: quale versione viene utilizzata abbiamo visto come capire, sui dispositivi Windows, quale versione di Bluetooth viene usata.

Le versioni dello standard Bluetooth antecedenti al 2010 non supportano le specifiche Bluetooth Low Energy (BLE o Bluetooth LE).

Bluetooth: quali vulnerabilità possono incidere sull'utilizzo di app come Immuni?

Quando abbiamo pubblicato il nostro articolo Come funziona Immuni e qual è il comportamento delle app anti Coronavirus dedicato al funzionamento delle app di proximity tracing per il monitoraggio della diffusione delle infezioni da Coronavirus (COVID-19) in tanti ci avete scritto manifestando timori per le vulnerabilità presenti in Bluetooth.

Le API di sistema fornite da Google ed Apple consentiranno alle app approvate dai singoli governi e dalle autorità sanitarie di interagire con il modulo Bluetooth e raccogliere in tempo reale token generati sui dispositivi mobili appartenenti ad altri soggetti coi quali si è fisicamente venuti a contatto.
Negli articoli Google ed Apple avviano la distribuzione delle API anti-Coronavirus e Rilasciate le API Google ed Apple per il tracciamento delle infezioni da Coronavirus abbiamo visto che la privacy sarà tutelata e che nessuna delle informazioni condivise permetterà di risalire al proprietario.

C'è però la legittima preoccupazione espressa da molti lettori: le API di Google, una volta che saranno utilizzate dalle app per il tracciamento della diffusione del virus COVID-19, come l'italiana Immuni, permetteranno il mantenimento del modulo Bluetooth sempre attivo.
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Windows 10, ripristino del sistema operativo via cloud

Con la pubblicazione di Windows 10 Aggiornamento di maggio 2020 (versione 2004), Microsoft ha aggiunto una nuova funzionalità per il ripristino del sistema operativo. Si chiama Download via cloud e permette di reimpostare il sistema Windows 10 in uso rimuovendo programmi installati e file personali.

È più di un ripristino alla configurazione di fabbrica perché, come avviene nel caso della poco conosciuta funzionalità Installazione da zero, presentata nell'articolo Windows 10, differenza tra Installazione da zero o Fresh Start e Reimposta il PC, Download via cloud consente di rimuovere eventuali personalizzazioni e programmi preinstallati caricati dal produttore del PC.

La funzione Installazione da zero, fino alla versione 1909 di Windows 10 era accessibile digitando Prestazioni e integrità del dispositivo nella casella di ricerca del menu Start quindi cliccando su Informazioni aggiuntive.
Ciò che è curioso è che nonostante la pagina di supporto relativa a Installazione da zero sia ancora pubblicata sui server Microsoft (non figura alcuna nota particolare), su tutte le nostre installazioni di Windows 10 Aggiornamento di maggio 2020 (versione 2004) tale strumento non sembra più utilizzabile.

Inviare file pesanti con Firefox Send: come funziona

Lanciato poco più di un anno fa, Firefox Send si è rivelato uno dei migliori strumenti disponibili online per condividere file di grandi dimensioni senza in tutta sicurezza e senza scaricare nulla in locale.
Firefox Send permette a tutti gli utenti di inviare file pesanti, fino a 1 GB senza alcuna registrazione e fino a 2,5 GB creando un account utente sui server Mozilla.

Ma come funziona Firefox Send? E sono da considerarsi veritiere le asserzioni di Mozilla in materia di sicurezza e privacy?
Davvero Mozilla non può accedere ai file che vengono condivisi con altri utenti e temporaneamente caricati sui suoi server?

Come funziona Firefox Send e come inviare file pesanti

Il bello di Firefox Send è che visitando questa pagina si possono inviare file di qualunque dimensione (fino a 1 GB senza la creazione di alcun account) senza installare alcuna applicazione.
L'invio dei file tramite browser funziona anche dai dispositivi mobili e non è necessario installare alcuna app dedicata.
Sui dispositivi Android è possibile scaricare l'app Firefox Send che però non aggiunge alcuna funzionalità accessoria rispetto alla versione web.
Anzi, visitando la home page di Firefox Send da browser, si ha la possibilità di creare istantaneamente un collegamento al servizio nella schermata Home del dispositivo mobile.

Dalla pagina principale di Firefox Send basta cliccare sul pulsante Seleziona i file da caricare per effettuare l'upload di uno o più file da condividere con altri utenti.

Oscurare volti nei video: come fare con l'editor di YouTube

Per tutelare la privacy dei soggetti raffigurati nei video, spesso potrebbe risultare necessario sfocare i loro volti.
Indipendentemente dal fatto che si intendano pubblicare i propri video su YouTube, su altre piattaforme o trasferirli attraverso altri strumenti (ad esempio con i principali client di messaggistica istantanea, come WhatsApp o Telegram), è interessante evidenziare che lo strumento di Google per la visualizzazione e la condivisione dei video integra anche la possibilità di oscurare i volti delle persone.

L'editor di YouTube ha subìto, nel corso del tempo, molteplici interventi spesso - purtroppo - anche non migliorativi.
Lo strumento conserva però ancor oggi una funzionalità che consente di oscurare i volti nei video o altri elementi che si desidera vengano resi irriconoscibili (nomi, targhe, informazioni personali e così via).

Quando si carica un video su YouTube non necessariamente si deve pubblicarlo e renderlo visibile a tutti: si può effettuare l'upload di un video, sfruttare la funzionalità per oscurare dinamicamente i volti quindi scaricare il video in formato MP4, opportunamente ottimizzato sui server di Google.

Come oscurare volti nei video con l'editor di YouTube

Per oscurare volti e altri elementi contenuti nei propri video, basta accedere alla home page di YouTube Studio, cliccare su Carica video quindi selezionare un contenuto video dal proprio dispositivo.


Bisognerà quindi porre la massima attenzione sul terzo passaggio ('Visibilità'): qui ci si dovrà accertare di aver selezionato l'opzione Privato.

Google Tasks: quali differenze rispetto a Keep

Per chi utilizza un dispositivo Android e si appoggia ai servizi di Google, l'applicazione Calendario sviluppata a resa disponibile dall'azienda di Mountain View non è certo una novità. Google Calendar un'app preziosa che risulta fruibile da tutti i dispositivi così come da browser web: Calendario Google, come usarlo al meglio.
Impegni, attività, scadenze e promemoria memorizzati nel calendario di Google possono essere direttamente resi accessibili e modificabili attraverso le applicazioni dei vari produttori. Si può ad esempio integrare Google Calendar con Office, Outlook, Thunderbird, con Windows 10 e con tutte le varie applicazioni per la produttività e la collaborazione oltre che con IFTTT.

Nell'articolo Google Keep: per gestire promemoria e note, con OCR e riconoscimento vocale abbiamo presentato un'altra app particolarmente utile non soltanto per prendere appunti ma anche per trasformare registrazioni vocali in testo modificabile, elaborare liste, pianificare attività e creare dei promemoria.
I promemoria di Google Keep vengono automaticamente condivisi con il calendario Google ed è possibile trovarli sia nell'app per Android e iOS oltre che nel pannello web.

Google Tasks: quali le principali differenze con Keep

Nell'articolo Come organizzare la giornata con Google Tasks abbiamo a suo tempo presentato le principali funzionalità dell'applicazione di Google che permette di pianificare le proprie attività.

Google Tasks consente di creare una serie di attività e impostare una data e un'ora in cui esse debbono essere svolte.

Tutte le attività vengono sincronizzate con il calendario di Google (all'interno di un sottocalendario chiamato Tasks).

7 cose che si possono fare con il disco di ripristino di Windows 10

Abbiamo più volte ricordato che tenendo premuto il tasto MAIUSC cliccando sulla voce Riavvia del menu Start di Windows 10, si accederà al menu con le varie opzioni di avvio del sistema.
La stessa operazione può essere richiesta, ad esempio, digitando avvio avanzato nella casella di ricerca del menu Start, selezionando Modifica le opzioni di avvio avanzate quindi cliccando su Riavvia ora in corrispondenza di Avvio avanzato.


E quando Windows non si avvia? Basta provare ad avviare normalmente il sistema operativo per almeno due volte consecutive: se un problema in fase di boot impedisse il normale caricamento di Windows, allora verrà presentata la schermata di avvio avanzato.

La schermata dinanzi alla quale ci si troverà risulterà simile a quella riprodotta in figura.


Inoltre, effettuando il boot dal supporto d'installazione di Windows, si potrà cliccare su Ripristina il computer per accedere alle utilità di ripristino.

Videoconferenza con un numero illimitato di partecipanti: creare il proprio server in 10 minuti

In era smart working, per avviare una videoconferenza esistono molteplici servizi, ciascuno con le sue peculiarità e i suoi limiti. Jitsi Meet è un prodotto opensource distribuito sotto licenza libera Apache 2.0 che può essere installato in proprio per allestire velocemente un server per le videoconferenze.

Nell'articolo Videoconferenze e riunioni online con la soluzione opensource Jitsi Meet abbiamo presentato tutte le principali funzionalità della piattaforma soffermandoci anche sulle misure di sicurezza adottate: i flussi audio e video, così come gli altri contenuti scambiati durante un meeting online (messaggi di testo, immagini, file,...) viaggiano in forma crittografata cosicché nessun soggetto terzo possa esaminarli, sottrarli o danneggiarli.



Jitsi Meet è quindi uno strumento eccellente per creare un server per le videoconferenze, perfetto per essere utilizzato in azienda o da un team di professionisti.
Installando Jitsi Meet su un proprio server, si potrà disporre di uno strumento che consente di avviare riunioni con un numero virtualmente illimitato di partecipanti e, soprattutto, avere la certezza che tutti i dati scambiati non transiteranno più attraverso sistemi generalmente gestiti da soggetti con sede fuori dai confini dell'Unione Europea.

Nel periodo emergenziale che stiamo attraversando dovuto all'epidemia da COVID-19, sempre più aziende e istituzioni scolastiche (sono tanti gli studenti, anche minorenni, che per via della didattica a distanza hanno dovuto utilizzare sistemi di videoconferenze) si chiedono quale piattaforma consenta di ottenere le migliori garanzie in termini di sicurezza e privacy.
Installando Jitsi Meet su un proprio server cloud, amministrato personalmente, si eviterà che i dati dei partecipanti possano essere condivisi con soggetti terzi.

Rispetto ad altri sistemi di videoconferenza, la banda disponibile non sarà condivisa con altri utenti e si avrà la certezza che il servizio funzioni sempre con le massime prestazioni e una qualità delle immagini davvero senza paragoni.

Una volta configurato Jitsi Meet, si potranno organizzare videoconferenze professionali e parteciparvi utilizzando il browser web, da PC Windows, sistemi macOS e Linux ma anche servirsi dei dispositivi mobili iOS e Android, grazie ai client dedicati scaricabili a questo indirizzo.

Come creare un server per le videoconferenze in 10 minuti

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato una guida all'installazione e alla configurazione di Jitsi Meet su un server Ubuntu Linux: Server videoconferenze: come crearlo in proprio sul cloud.

La buona notizia è che Aruba Cloud ha creato un template preconfigurato che consente di avviare un server per le videoconferenze Jitsi Meet in soli 10 minuti.

Per creare un server Jitsi Meet sul cloud basta accedere al pannello di configurazione Aruba Cloud quindi avviare la configurazione di un server PRO o SMART, a seconda delle proprie esigenze.


Cliccando sul pulsante Scegli template quindi scorrendo le varie proposte mostrate nella colonna di sinistra, si troverà un template dal nome CentOS 8 64 bit - Jitsi.

Winget: uno script per installare programmi automaticamente in Windows 10

Nei giorni scorsi Microsoft ha presentato il suo Windows Package Manager (winget), un'utilità avviabile da riga di comando che aiuta a installare una vasta schiera di programmi di utilizzo comune in Windows 10.
Nell'articolo Installare programmi automaticamente in Windows 10 abbiamo visto come si possa attivare Windows Package Manager e la sintassi da usare con winget.

In questa pagina di supporto Microsoft presenta un semplice file batch che consente di richiedere l'installazione di una serie di programmi Windows, l'uno dopo l'altro.

Abbiamo provato a realizzare un semplice script PowerShell che dapprima verifica qual è la versione più aggiornata del pacchetto Microsoft Desktop App Installer, contenente anche Windows Package Manager, disponibile su GitHub quindi provvede a scaricarla in locale e a installare automaticamente winget.
Al termine dell'installazione, è possibile richiedere il download e l'installazione automatica di una serie di programmi in Windows 10.

Come installare programmi in automatico con un semplice script PowerShell per Windows 10

Lo script scaricabile a questo indirizzo consente di configurare il download e l'installazione di Windows Package Manager quindi di procedere con l'installazione dei software d'interesse, senza alcun intervento da parte dell'utente.

Per utilizzare lo script è sufficiente estrarre il contenuto dell'archivio winget.zip in una cartella di propria scelta quindi cliccare due volte sul file Default.cmd acconsentendo all'acquisizione dei diritti amministrativi.

Lo script provvederà a dapprima a scaricare e installare Windows Package Manager quindi procederà con l'installazione dei programmi richiesti.

Prima di fare doppio clic sul file Default.cmd, suggeriamo quindi di aprire il file installer.ps1 con un normale editor di testo quindi modificare quanto presente in corrispondenza delle ultime righe.


In particolare, togliendo il simbolo del commento (#) dalle righe che iniziano per winget install, lo script installerà automaticamente - in Windows 10 - programmi come 7zip, Microsoft Teams, Google Chrome e Recuva.
Ovviamente si tratta di esempi: è possibile richiedere l'installazione di qualunque altro programma supportato da winget (per ottenerne la lista completa, basta digitare winget search.


A questo punto si potranno effettuare le opportune sostituzioni (utilizzando quanto riportato nella colonna Id per i programmi che contengono spazi nel loro nome) e aggiungere eventualmente nuove righe winget install nello script installer.ps1.


Lo script, all'avvio, verifica la versione di Windows 10 in uso: sono al momento supportate solo la versione 1909 e le successive.

Tellows, bloccare le chiamate indesiderate gratis per un anno

Un tempo le chiamate dei call center erano dirette quasi esclusivamente sulle numerazioni di telefonia fissa. Da qualche tempo a questa parte gli utenti sono letteralmente subissati di telefonate indesiderate anche sui dispositivi mobili.
Di recente abbiamo visto come bloccare le chiamate in entrata con i dispositivi Fritz!Box dotati di sezione telefonica: Blocco chiamate indesiderate sul telefono fisso con Fritzbox e Tellows.

Il database di Tellows è particolarmente ricco e poggia anche sulle segnalazioni degli utenti per classificare i numeri indesiderati.
Oltre alla possibilità di integrare Tellows con un router come il Fritzbox c'è la possibilità di installare l'app che consente di ricevere chiamate da soli numeri precedentemente non coinvolti in attività di spam telefonico, sia sui dispositivi Android che iOS.

Tellows è di una semplicità disarmante: basta installarla e accordarle tre permessi, tra i quali la possibilità di accedere alla cronologia delle chiamate e sovrapporre informazioni sull'identità del chiamante nelle schermate del dialer.


In questo modo Tellows può fornire informazioni sulle numerazioni telefoniche che ci hanno contattato sullo smartphone in passato e rivelare subito se il chiamante è uno spammer già conosciuto al momento dell'arrivo di una telefonata.

Tellows non trasferisce il contenuto della rubrica dei contatti di ciascun utente dell'applicazione ma si limita ad acquisire il 'giudizio' su ogni chiamata ricevuta eventualmente trasmesso.


Come utilizzare Tellows gratis per un anno intero

Per i lettori de IlSoftware.it c'è una piacevole notizia: tutti coloro che utilizzeranno il codice coupon ilsoftware2020 possono acquisire gratis una licenza di Tellows Premium valida per un anno.

Sui dispositivi Android, è necessario scaricare e installare l'app Tellows.

Bisognerà quindi accedere al menu principale in alto a sinistra e toccare la voce Login effettuando l'accesso con uno dei servizi supportati (ad esempio anche Google o Facebook).
Successivamente si dovrà fare clic su Attivare Premium e in corrispondenza di Inserisci il codice inserire ilsoftware2020.

Router WiFi, alcuni dati sui quali riflettere

Quando si deve scegliere un router WiFi oggi c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Anzi, talvolta si può rischiare di esagerare acquistando un dispositivo che all'atto pratico può risultare eccessivo per la tipologia di connessione a banda larga di cui si dispone o, invece, sottodimensionato rispetto alle effettive esigenze.

Nell'articolo Velocità WiFi ottenibili realisticamente con i vari standard abbiamo visto, innanzi tutto, che nelle sigle che contraddinguono i vari router WiFi e che vengono strombazzate dai singoli produttori c'è tantissimo marketing. Le prestazioni che si otterranno all'atto pratico in fase di trasferimento dati tipicamente si discosteranno (e spesso di molto) dai valori dichiarati nelle specifiche.

I produttori mentono? No, non proprio. Innanzi tutto usano sommare le bande disponibili come se un dispositivo client potesse impegnarle tutte contemporaneamente; per secondo negli ultimi modelli di router WiFi si riferiscono all'utilizzo, ad esempio, della modulazione 1024-QAM che non è ancora supportata da praticamente nessun client.

I limiti di un router WiFi: quanto contano nella scelta

Numero di client collegabili

Diversamente rispetto a quanto alcuni ritengono, alcuni router WiFi consentono di gestire più di 253 dispositivi client (in realtà sarebbero 254 ma un indirizzo IP è assegnato al router).

TDP, cos'è, cosa significa e perché è importante

Uno dei parametri di cui si parla spesso quando si prendono in esame le caratteristiche di un microprocessore è il TDP (Thermal Design Point). Ma che cos'è e cosa sta a significare?

Il TDP è un'indicazione del calore (energia) dissipato da un processore quando lavora a pieno carico (si misura in Watt). Si tratta del calore che il sistema di raffreddamento dovrà smaltire per mantenere la temperatura del processore entro una soglia limite.
Diversamente da quanto si potrebbe ritenere in prima battuta, quindi, il valore TDP non esprime affatto il consumo energetico del processore.

Minore è il calore sviluppato dal processore, minore sarà il lavoro che dovrà svolgere il sistema di raffreddamento, minori saranno i consumi energetici.
Il consumo energetico è ovviamente funzione del TDP ma i due termini non sono sovrapponibili. Possiamo avere ad esempio un processore con TDP pari a 90W che a pieno regime (con i core che stanno lavorando al massimo delle loro potenzialità) raggiunge i 120W di consumo elettrico.

Il TDP rappresenta una specifica importante per tracciare 'l'identikit' dei processori per PC, delle schede grafiche, dei chipset (compresi quelli presenti sulla scheda madre) e dei SoC (Systems-on-a-Chip), inclusi quelli che equipaggiano smartphone e dispositivi mobili in generale.

Va detto che le aziende produttrici di microprocessori calcolano il TDP in maniera un po’ differente.
Intel, ad esempio, si riferisce all'energia termica generata dal processore dopo l'attivazione della modalità turbo boost.

Installare programmi automaticamente in Windows 10

Ci sono tante applicazioni che permettono di installare programmi tutti insieme in ambiente Windows.
Scoop, ad esempio, aiuta a installare programmi automaticamente senza che ogni volta appaiano le schermate di conferma di UAC in Windows; Ninite consente non soltanto di installare le applicazioni desiderate in un colpo solo ma anche di tenere d'occhio la disponibilità dei successivi aggiornamenti; Npackd e OneGet, basato a sua volta su PowerShell, si comportano come veri e propri gestori di pacchetti.

Nel recente passato vi abbiamo presentato Chocolatey, un completo e versatile gestore di pacchetti che vanta un repository davvero ricco, in grado di installare ad oggi circa 7.700 applicazioni partendo da package gestiti direttamente dalla comunità (vedere questa pagina per accedere all'elenco completo).

Nell'articolo Chocolatey, gestore di pacchetti per Windows: come funziona abbiamo visto come si installa Chocolatey in Windows e come si utilizza.
Nel successivo articolo Installare Windows 10 con tutti i programmi che servono ci siamo inventati un modo per creare un supporto d'installazione personalizzato di Windows 10, capace di scaricare e installare le ultime versioni dei software più utili, sia a livello consumer che in ambito aziendale.

Anche Microsoft adesso ha il suo gestore di pacchetti o packet manager per Windows 10

Durante la conferenza Build 2020, Microsoft ha presentato Windows Package Manager (winget), un nuovo software direttamente supportato e aggiornato che permette di installare programmi di utilizzo comune automaticamente, senza più doversi collegare ai siti web degli sviluppatori, senza doversi sorbire alcuna pubblicità e velocizzando tremendamente l'installazione.

Nell'articolo Windows 10 ha il suo gestore pacchetti: cos'è e come funziona abbiamo presentato Windows Package Manager e oggi vediamo come installarlo in anteprima.

Per il momento, almeno ufficialmente, Windows Package Manager è prerogativa degli utenti iscritti al programma Windows Insider di Microsoft.

Chi utilizza Windows 10 release 1709 o versioni successive (premere Windows+R quindi digitare winver per accertare la versione del sistema operativo che si sta utilizzando) può comunque installare Windows Insider manualmente in ogni edizione.

Abbiamo infatti scoperto che Windows Insider sarà parte integrante del software Microsoft Desktop App Installer disponibile gratuitamente su GitHub, in questa pagina.

Per installare Windows Package Manager basta quindi scaricare l'ultima versione del file Microsoft.DesktopAppInstaller_8wekyb3d8bbwe.appxbundle disponibile quindi fare doppio clic sul file.


Accettare l'installazione del programma e dei componenti collegati.
Al termine dell'installazione, Windows 10 non mostrerà alcuna icona aggiuntiva nel menu Start: bisognerà invece aprire Windows PowerShell, preferibilmente con i diritti di amministratore, e digitare winget per ottenere la lista completa dei comandi utilizzabili per installare programmi di terze parti dal prompt.


Abbiamo suggerito di aprire PowerShell con i privilegi di amministratore perché, diversamente le procedure di installazione di alcuni programmi farebbero comparire la richiesta di UAC.

WhatsApp: perché l'inoltro degli allegati pesanti è veloce. Le immagini inoltrate vengono danneggiate?

WhatsApp resta il client di messaggistica istantanea più utilizzato in assoluto nonostante le critiche che arrivano periodicamente da più parti oltre che dalla concorrenza: WhatsApp non è sicuro: Pavel Durov accusa di nuovo l'app di Facebook. Tutto ciò mentre le istituzioni europee sembrano voler virare su Signal: Signal, l'app di messaggistica che avrebbe consigliato anche la Commissione Europea: l'autore Moxie Marlinspike è l'ideatore dell'algoritmo crittografico usato anche da WhatsApp per la crittografia end-to-end.

La crittografia end-to-end fa sì che i messaggi scambiati tra mittente e destinatario siano leggibili sempre e solo da questi due soggetti escludendo quindi qualunque intromissione da parte di terzi.

Come confrontare due file e trovare le differenze in Windows

Scoprire se due file sono identici e qualora non lo fossero far emergere tutte le differenze esaminandone puntualmente il contenuto è un'operazione che in Windows si può eseguire utilizzando diverse strategie.
Proviamo a riassumerle a seconda che si abbia la necessità di confrontare due file di testo, documenti Word oppure Excel.

Uno sviluppatore ha spesso l'esigenza di confrontare file per capire quali righe di codice sono state aggiunte o rimosse, un professionista o un normale utente potrebbero dover paragonare lunghi elenchi (si pensi a liste di cartelle e file) per capire istantaneamente le differenze, esaminando una nuova bozza di un contratto ricevuta in formato Word si potrebbe voler far emergere subito cosa cambia da un documento all'altro, lavorando su progetti in formato Excel si potrebbero voler evidenziare i contenuti delle celle che cambiano tra un file e l'altro. Com'è possibile fare in ambiente Windows?

Come capire se due file sono identici in Windows senza usare software di terze parti

Gli algoritmi di hashing usano funzioni crittografiche che permettono, a partire da uno specifico 'messaggio', di calcolarne una sorta di impronta univoca.

Centralino per lo smart working da usare a casa, in azienda e in mobilità

Gli uffici e le aziende sono sempre più distribuiti: dipendenti e collaboratori spesso non si trovano fisicamente all'interno dell'impresa ma lavorano a distanza. In ottica smart working (vedere Smart working, cos'è, come funziona e come organizzarsi) sempre più professionisti usano risorse esterne all'azienda per seguire l'attività lavorativa e migliorare la produttività.
L'emergenza COVID-19 ha evidenziato quanto sia importante rivedere i flussi di lavoro aziendali in maniera tale che in qualunque frangente sia possibile usare l'approccio business-as-usual.

A seconda della tipologia di ciascuna azienda, non tutto si può evidentemente fare in modalità smart working ma, ricorrendo a un centralino (PBX) evoluto basato sul cloud è certamente possibile mantenere i contatti con clienti e fornitori coinvolgendo tutto il personale, ovunque si trovi fisicamente ciascun soggetto.

Cloudya è il centralino telefonico cloud proposto in Italia da NFON, una soluzione che alle realtà d'impresa di più piccole dimensioni permette di gestire le comunicazioni con un unico numero telefonico.

Cloudya consente di liberarsi definitivamente di apparati telefonici e cavi: il centralino telefonico passa infatti sul cloud ed è comodamente gestibile da un PC Windows, macOS così come dai dispositivi mobili Android e iOS.
Non importa se ci si trova a casa, in viaggio o sul posto di lavoro: si potranno effettuare e ricevere chiamate usando uno smartphone oppure una cuffia collegata con un PC desktop o portatile.

Cloudya è uno strumento per la comunicazione unificata perché non soltanto consente di effettuare e ricevere le chiamate aziendali da qualunque dispositivo ma anche di integrare altri strumenti di lavoro, come Skype for Business e Microsoft Teams.
Con Cloudya le chiamate in ingresso possono essere ad esempio trasferite verso altri interni, verso numerazioni della telefonia fissa e mobile, si possono aggiungere altri interlocutori alla conversazione in atto in modo che possano parteciparvi attivamente, coinvolgere altri utenti via Skype for Business e Microsoft Teams
Si tratta quindi di un centralino completo e versatile che non è solamente VoIP ma è capace di legare le sue funzioni anche alla rete telefonica pubblica.

Si pensi alla comodità di evitare di rispondere alle chiamate meno importanti trasferendole su una segreteria vocale (con la possibilità di ricevere le registrazioni via email) oppure di spostare una chiamata interminabile sullo smartphone personale, così da poter proseguire il colloquio fuori ufficio.

E il fax? È un dispositivo certamente preistorico che occupa spazio, che è lento e che rimane ormai quasi inutilizzato.

Velocità WiFi ottenibili realisticamente con i vari standard

Quando ci si accinge ad acquistare un nuovo router WiFi si viene spesso ammaliati da sigle come AX11000, AX6000, AC5300, AC5000 con i produttori che 'sbandierano' velocità fino a 11 Gbps pari a 11.000 Mbps. Ma è davvero tutto oro quello che luccica o sotto c'è tanto marketing? È davvero utile, oggi, acquistare un router WiFi 6 AX11000? Cosa significano davvero le sigle 'pubblicizzate' da ciascun produttore? Proviamo a fare un po’ di chiarezza superando i 'falsi miti'.

Velocità WiFi: cosa significano le sigle presentate dai produttori

Prendendo in esame le sigle indicate da ciascun produttore, le prime due lettere suggeriscono lo standard supportato: AX nel caso di WiFi 6 o 802.11 ax; AC nel caso di WiFi 5 o 802.11 ac; le cifre fanno riferimento invece alla banda in Mbps complessivamente gestibile dal dispositivo.

Chi acquista un router WiFi 'ultimo grido' si aspetta di ottenere prestazioni velocistiche di primo livello da tutti i dispositivi wireless collegati.

Backup e copia delle postazioni di lavoro dei dipendenti mentre lavorano da casa

L'adozione dello smart working da parte di un numero sempre più ampio di professionisti e imprese impone l'introduzione di strumenti distribuiti per il backup sicuro dei dati.
Sempre più spesso i sistemi aziendali escono dalle mura dell'impresa e vengono utilizzati da dipendenti e collaboratori a casa o in altri luoghi.
I dati conservati nelle postazioni di lavoro sono estremamente importanti, di grande valore e spesso sono essenziali per il business di qualsiasi azienda. È quindi essenziale che tali informazioni, anche fuori dell'impresa, rimangano integre e non vadano perse.

Per gestire un backup multi-versione dei dati contenuti su qualunque dispositivo aziendale, indipendentemente dal luogo in cui essi si trovano, è possibile usare il servizio Cloud Backup di Aruba.
Con Cloud Backup basta installare un semplice software agent sui dispositivi dai quali copiare i dati per avere la possibilità di amministrarli anche a distanza usando un comodo pannello web.



La soluzione Cloud Backup di Aruba si basa sulla creazione di almeno un account che può essere utilizzato per creare backup automatici del contenuto dei sistemi usati dai dipendenti aziendali.
Sui singoli dispositivi che alimenteranno gli archivi di backup dovranno essere installati dei software agent che Aruba fornisce a titolo gratuito.


Cliccando su Aggiungi nuovo account, si dovranno assegnare un nome e una password all'account da attivare.


Poco più in basso è possibile selezionare il data center di Aruba presso il quale si vogliono memorizzare i dati: la scelta R3-IT, per esempio, corrisponde al centro di elaborazione dati di Ponte San Pietro (Bergamo; vedere il sito datacenter.it e l'articolo Il cloud non vive senza data center: cosa significa e quali sono le differenze).
Selezionando R3-IT, inoltre, si opterà per l'infrastruttura di backup basata sulla nota ed apprezzata piattaforma CommVault.


La scelta successiva consiste nella selezione del piano tariffario preferito: si può far sì che Aruba addebiti un costo fisso mensile (1,50 euro) ogni 10 GB di spazio occupato sui suoi server oppure acquistare un quantitativo ben definito di risorse di storage (sono previsti pacchetti da 50 GB a ben 50 Terabyte) a fronte di un importo forfettario.
Il traffico in entrata e in uscita dai server Aruba usati ai fini di backup è in ogni caso illimitato e sempre compreso nell'offerta sottoscritta.

Chiavetta USB protetta con BitLocker To Go: come funziona

Nonostante il cloud, nonostante la possibilità di acquistare unità esterne SSD davvero compatte e veloci (vedere Hard disk esterno, i parametri da tenere presenti nella scelta), le chiavette USB continuano a essere diffusissime e scelte ogni giorno per portare con sé documenti e file personali.
Nell'articolo Chiavetta USB: quali le caratteristiche da prendere in esame abbiamo visto come scegliere al meglio un dispositivo economico ma spesso davvero molto importante come una chiavetta USB, con particolare attenzione allo standard USB supportato, alla velocità di trasferimento dati e alla 'bontà' dei componenti hardware utilizzati.

Il fatto è che sempre più spesso, nei luoghi pubblici, soprattutto quelli di grande passaggio, capita di rinvenire chiavette USB perse da soggetti sconosciuti.

WiFi non funziona: la connessione è instabile. Attenzione alle interferenze

Quando la connessione WiFi non funziona o è instabile si punta subito il dito contro il router. Soprattutto quando il segnale wireless, inspiegabilmente, va e viene sui singoli dispositivi client collegati.
Non si pensa, però, che le interferenze wireless possono influire negativamente sia sul segnale WiFi che Bluetooth.

Fonti di interferenza comuni sono rappresentate da cavi di alimentazione, forni a microonde, luci fluorescenti, videocamere wireless e telefoni cordless.
Ma può capitare che usando moderni mouse e tastiere WiFi o Bluetooth, la connessione wireless fornita dal router diventi improvvisamente instabile.

Utilizzo mouse e tastiere wireless, soprattutto nelle vicinanze del router WiFi, può capitare di avere a che fare con malfunzionamenti della connessione che riguardano tutti i dispositivi in uso non soltanto nelle vicinanze ma anche a distanza maggiore.
La connessione WiFi sembra diventare inaffidabile, i dispositivi si disconnettono di continuo (soprattutto chiavette HDMI wireless, smart TV e simili) e, in ogni caso, le prestazioni in fase di trasferimento dati risultano inadeguate.
Contemporaneamente, mouse e tastiere wireless possono iniziare a presentare alcuni problemi (come il puntato che procede a scatti nonostante le batterie del dispositivo wireless siano cariche).

La maggior parte dei mouse e delle tastiere WiFi e Bluetooth lavora sulle frequenze dei 2,4 GHz: si tratta di dispositivi che scambiano i dati con una chiavetta da collegare al PC tramite porta USB in modalità wireless.

Sebbene si stia iniziando adesso a parlare di WiFi 6E ovvero di connettività wireless ad alte prestazioni erogabile sulle frequenze dei 6 GHz (vedere La FCC approva l'utilizzo delle frequenze sui 6 GHz del WiFi 6E), i dispositivi wireless possono funzionare sulle bande dei 2,4 GHz e/o dei 5 GHz a seconda delle specifiche IEEE 802.11 supportate.

L'introduzione della banda dei 5 GHz per le comunicazioni WiFi risale al 2009 quando furono approvate le specifiche IEEE 802.11n, oggi conosciute come WiFi 4: Bando alle sigle che contraddistinguono gli standard 802.11: arrivano Wi-Fi 6, 5 e 4.

Usando i 5 GHz e dispositivi compatibili WiFi 5 (IEEE 802.11ac) e WiFi 6 (IEEE 802.11ax) la velocità di trasferimento dati aumenta significativamente rispetto all'uso delle frequenze sui 2,4 GHz ma il raggio di copertura del segnale wireless sarà inferiore e più vulnerabile alla presenza di ostacoli.
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