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Controllo remoto Android con AirMirror e AirDroid Remote Support

In passato vi abbiamo parlato di AirDroid, un'applicazione che permette di trasferire velocemente file tra dispositivi mobili, anche a distanza, e tra smartphone/tablet e PC: AirDroid, l'app per condividere file tra smartphone e PC è tornata sicura?.

Gli stessi sviluppatori hanno rilasciato quest'oggi la versione finale di AirDroid Remote Support per Android e iOS.

Si tratta di un'applicazione che permette di condividere lo schermo del dispositivo mobile con un utente remoto così da chiedere e ottenere supporto in tempo reale.
AirDroid Remote Support è di fatto il modulo server mentre chi deve fornire assistenza remota deve semplicemente installare il già noto AirMirror, al momento disponibile solo nella versione Android (quella per i dispositivi iOS è attualmente in lavorazione).

Dopo aver avviato AirMirror si dovrà semplicemente toccare il pulsante Supporto remoto, nella parte inferiore della schermata, e digitare il codice numerico fornito dall'altro utente (che ha installato AirDroid Remote Support).

I due utenti potranno così parlarsi, usando le funzionalità per l'invio dell'audio o mediante chat testuale (che andrà a sovrapporsi alle schermate in corso di visualizzazione durante la fornitura del supporto remoto).


A causa delle limitazioni imposte da Google, AirDroid Remote Support non permette all'utente remoto di prendere in mano la gestione dell'altrui smartphone.

Manjaro, cos'è e come funziona la distribuzione che strizza l'occhio agli utenti di Windows

Quando si parla di distribuzioni Linux per sistemi desktop c'è davvero l'imbarazzo della scelta tanto che Linus Torvalds ha recentemente ribadito la sua idea di guardare a una maggiore 'standardizzazione': Linux deve fare fronte comune su desktop secondo Linus Torvalds.
L'eccessiva scelta in ambito desktop avrebbe portato alla mancata affermazione di alcune distribuzioni Linux, con quelle più utilizzate che tendono a scalzare le altre a intervalli di tempo regolari. Canonical, Red Hat, SUSE guardano al mondo dei server, della containerizzazione, del cloud, dell'Internet delle Cose perché sono questi i segmenti più remunerativi: ci vorrebbe forse una 'fondazione' che prenda in mano lo sviluppo e coordini attività comuni tra le varie distribuzioni.

Tra le distribuzioni Linux più vicine al mondo di lavorare degli utenti Windows c'è sicuramente Manjaro, ad oggi tra i prodotti più utilizzati in assoluto nella comunità del pinguino (vedere queste statistiche).

Manjaro è una distribuzione a sua volta basata su Arch Linux, conosciuta per essere leggera, veloce, scalabile e adattabile alle proprie esigenze che semplifica ulteriormente molti degli aspetti di Arch.
Il vantaggio di Manjaro è che essa utilizza repository personalizzati, ben strutturati e continuamente aggiornati che offrono la possibilità all'utente di ottenere aggiornamenti e patch con la garanzia che ciascun elemento software sia compatibile al 100% con il sistema in uso.

Manjaro Linux, inoltre, è considerabile come una rolling release: ciò significa che i componenti core del sistema operativo vengono mantenuti costantemente aggiornati, senza la necessità di scaricare e installare periodicamente pesanti update (come accade invece con Ubuntu).
Non solo.

Potenziare WiFi: dove il segnale è più potente e dove è scarso

Se il segnale WiFi a casa o in ufficio fosse scarso e si sperimentassero frequenti disconnessioni con i vari dispositivi in uso è bene seguire le indicazioni riportate nel nostro articolo Segnale WiFi come amplificarlo e aumentare la copertura.

Per risolvere il problema, alcuni utenti sono soliti modificare la potenza trasmissiva del router WiFi o dell'access point agendo sulle impostazioni regionali del dispositivo (selezionando per esempio Stati Uniti): Router region, differenze tra le impostazioni regionali. In realtà tale intervento può non essere ammissibile da un punto di vista normativo perché in Italia non si possono superare i 20 dBm/100 mW EIRP sulle frequenze dei 2,4 GHz (vedere qui per le altre limitazioni RadioLAN e HiperLAN) mentre negli Stati Uniti è permesso trasmettere con potenze maggiori, fino a 30 dBm/1 W EIRP anche con le normali reti WiFi.

Per potenziare la WiFi è fondamentale studiare il segnale wireless stabilendo in quali punti è più potente e in quali aree da coprire risulta invece scarso.
È inoltre bene verificare se ci si trovasse in un'area particolarmente affollata di reti WiFi, la condivisione degli stessi canali di comunicazione tra più reti può comportare un'incisiva diminuzione della velocità di trasferimento dati.
Lo ha ricordato anche di recente Google confermando le impressioni di alcuni utenti che vedevano ridursi le prestazioni della propria rete WiFi soprattutto in serata, quando c'è maggiore attività sulle altrui reti wireless: Google WiFi: perché la connessione wireless diventa lenta.

Il corretto posizionamento di un router o di un access point resta cruciale: esso dovrebbe essere installato al centro dell'edificio da coprire, mai in ambienti interrati (a meno che non si tratti di un repeater o range extender), in locali ampi liberi da barriere 'importanti'.
Va detto infatti che hanno un elevatissimo grado di assorbimento muri in cemento armato, suddivisioni in cartongesso, cartine geografiche, carte e cartoni ed elementi in metallo.
Il router WiFi dovrebbe essere installato al centro dell'edificio e a piano terra se si dovessero servire anche un interrato e un piano superiore.

Verificare la potenza del segnale WiFi

Per studiare la potenza del segnale WiFi nei vari ambienti si può cominciare con l'utilizzo di alcune applicazioni 'pronte per l'uso'.

Per i dispositivi Android possiamo suggerire un'app gratuita e opensource come WiFiAnalyzer.
Ne esistono veramente tantissime che svolgono lo stesso servizio ma WiFiAnalyzer è leggera, rispettosa della privacy (non trasmette alcun dato su server remoti), gratuita e non espone alcun messaggio pubblicitario.
WiFiAnalyzer necessita dell'autorizzazione per stabilire la posizione geografica dell'utente: si tratta di un requisito fissato da Google a partire da Android 6.0 Marshmallow per tutte le app che desiderassero effettuare la scansione delle reti WiFi limitrofe.
Dal momento che WiFiAnalyzer non richiedere alcun accesso alla rete Internet, si ha la certezza che le informazioni raccolte non saranno condivise con alcuna terza parte.


Appena avviata, WiFiAnalyzer va alla ricerca delle reti WiFi rilevate sulle bande dei 2,4 e 5 GHz: oltre alla lista, che mostra i dettagli su ciascun dispositivo (SSID della WiFi, indirizzo MAC, canali occupati, bande di frequenze impegnate, produttore del router o dell'access point, algoritmi usati a protezione della WiFi, distanza stimata in metri), toccando Grafico canali si ottiene la visualizzazione dell'occupazione dei canali e la potenza del segnale di ciascuna rete espressa in dBm.

Toccando su Grafico è possibile verificare l'andamento della potenza del segnale mano a mano che ci si sposta in altri ambienti: un'informazione utilissima per capire, per esempio, quando la propria WiFi dovesse essere disturbata da reti wireless vicine.

Il pulsante Qualità canali indica quali canali di comunicazione sono meno affollati e che permettono quindi di ottenere prestazioni migliori.

Sincronizzazione Windows 10: come funziona e quando disattivarla

Effettuando il login in Windows 10 con un account utente Microsoft, il sistema operativo provvede a trasferire alcune informazioni sui server cloud dell'azienda di Redmond per poi trasmetterle agli altri dispositivi Windows 10 dove è in uso il medesimo account.

Per impostazione predefinita, quando si usa un account utente Microsoft, Windows 10 carica su OneDrive le seguenti informazioni:

1) Tema di Windows 10. Windows 10 crea un backup, sui server Microsoft, dello sfondo del desktop, delle piastrelle mostrate nel menu Start, della posizione della barra delle applicazioni e altro ancora (in generale tutte le impostazioni legate all'aspetto del sistema operativo).

2) Elenco delle password. Viene creato un backup di tutte le password utilizzate a livello di sistema operativo: ad esempio quelle conservate nel Gestore credenziali (digitare gestore credenziali nella casella di ricerca di Windows 10) e quelle per l'accesso alle varie reti WiFi (vedere Come recuperare password WiFi in Windows).

3) Preferenze sulla lingua.

Caricabatterie sempre collegato alla presa elettrica: ininfluente almeno nel caso degli smartphone

Tra gli utenti possessori di un qualunque dispositivo elettronico è diffusa l'abitudine di lasciare collegati alla presa elettrica a muro i vari caricabatterie. Collegare e ricollegare gli alimentatori è spesso scomodo, soprattutto se sono collegati in una posizione difficile da raggiungere, ad esempio sotto la scrivania. Per questo motivo, sono in tanti a lasciare alimentati i caricabatterie per poi limitarsi a collegarne l'estremità per la connessione allo smartphone, al tablet o al notebook (con connettore DC o USB).

Ogni caricabatteria (adattatore AC/DC) dispone di una 'targa' ossia di un'etichetta contenente le informazioni sulle sue caratteristiche in termini di tensione e amperaggio (corrente). I valori da controllare sulla targa sono quelli posti accanti alla voce Output ('uscita').
Moltiplicando i valori di corrente e tensione, si otterrà il valore della potenza in Watt ossia il quantitativo di energia che l'alimentatore può - al massimo - consumare per ricaricare o alimentare i dispositivi collegati a valle.

Come creare un account locale in Windows 10

Già in fase d'installazione Windows 10 spinge affinché l'utente utilizzi o comunque crei un account Microsoft. I vantaggi legati all'utilizzo di un account utente Microsoft sono indubbi: accedendo al sistema operativo con un account Microsoft ci si troverà immediatamente 'loggati' su tutti i servizi dell'azienda di Redmond: si pensi al Microsoft Store, alle applicazioni Posta e Calendario, a OneDrive, a Skype e così via.

Le impostazioni del sistema operativo, le preferenze e i file OneDrive verranno inoltre automaticamente caricati sui server Microsoft. Nel caso in cui si dovesse reinstallare il sistema operativo sulla stessa macchina o su altre macchine e si effettuasse l'accesso con il medesimo account utente, Windows 10 apparirà così come lo si era lasciato in precedenza: con lo stesso sfondo del desktop, lo stesso tema, la stessa combinazione di colori e così via.
Non solo. Attivando una copia di Windows 10 ed effettuando l'accesso con un account utente Microsoft, i dati relativi alla licenza saranno automaticamente caricati sui server Microsoft.
Si tratta di un beneficio non da poco perché anche nel caso in cui si dovessero effettuare modifiche radicali sulla configurazione hardware della macchina in uso, la copia di Windows 10 verrà comunque riattivata: Come attivare Windows 10 dopo il cambio dell'hardware.

L'utilizzo di un account locale in Windows 10 ha comunque i suoi vantaggi: come spiegato anche nell'articolo Account Microsoft e account locali in Windows: quando i primi rallentano il lavoro, è vero che per effettuare il login veloce in Windows 10 è possibile usare Windows Hello (quindi il riconoscimento del volto, dell'impronta digitale o di altri parametri biometrici), impostare una sequenza grafica, inserire una chiavetta FIDO2 (vedere Windows Hello ottiene la certificazione FIDO2: ecco cosa significa e Cosa cambia nella nuova schermata di logon di Windows 10 con l'aggiornamento di maggio) o semplicemente un PIN (Il PIN di Windows 10 è sicuro?) ma quando si desidera accedere a una cartella condivisa all'interno della rete locale usando un account utente Microsoft, bisognerà necessariamente digitare la password dello stesso account.


Si tratta di un'operazione scomoda e sconveniente anche dal punto di vista della sicurezza: la password usata a protezione di un account Microsoft è di solito lunga e complessa (non potrebbe essere diversamente dal momento che è usata per difendere un account accessibile da web, ad esempio da questa pagina).

Creare un account locale in Windows 10 usando l'interfaccia grafica

Per creare un account locale in Windows 10, utilizzabile anche per condividere cartelle e risorse all'interno della LAN, è necessario digitare Gestisci il tuo account nella casella di ricerca del sistema operativo quindi cliccare su Famiglia e altri utenti e su Aggiungi un altro utente a questo PC.


Successivamente si dovrà fare clic su Non ho le informazioni di accesso di questa persona quindi su Aggiungi un utente senza account Microsoft.


Con i passaggi seguenti, Windows 10 chiederà di specificare nome dell'account, password e di impostare alcune domande di sicurezza.

Come formattare un'unità protetta con BitLocker

BitLocker è un'utilissima funzionalità integrata in Windows che, nell'edizione Pro così come in quelle Enterprise ed Education, permette di proteggere il contenuto di intere unità di memorizzazione, compresa quella di sistema. Servendosi dei benefici di BitLocker si eviterà che nel caso in cui si perdesse il proprio dispositivo oppure esso dovesse essere sottratto da utenti malintenzionati, il suo contenuto non risulterà accessibile: BitLocker, cos'è, come funziona e perché è da attivarsi in ottica GDPR.

Con BitLocker attivato non è possibile, per esempio, usare un supporto di boot per accedere direttamente al contenuto delle unità oppure forzare il cambiamento delle password (vedere Password dimenticata Windows 10: esclusivo, come accedere al sistema) perché i dati risulteranno inaccessibili in quanto completamente crittografati.

Come fare, però, se si fosse dimenticata la password di protezione usata in BitLocker e si volesse formattare l'unità protetta?

Il consiglio è quello di utilizzare GParted, software libero per il partizionamento di hard disk e SSD, distribuito sotto licenza GNU GPL.
Il download dell'ultima versione è effettuabile da questa pagina: basterà cliccare semplicemente sulla più recente release di GParted Live avendo cura di selezionare la ISO amd64 per i sistemi a 64 bit.

Usando un'applicazione come Rufus (vedere Rufus, guida all'uso del programma per creare supporti avviabili), si potrà predisporre e configurare una chiavetta USB avviabile contenente GParted Live.

All'avvio della macchina si dovrà fare in modo che il boot del sistema venga effettuato usando il contenuto della chiavetta USB (verificare la corretta sequenza di avvio a livello BIOS/UEFI).

Come proiettare lo schermo di Windows 10 su altri dispositivi

Windows 10 integra una comoda funzionalità che permette di estendere lo schermo del notebook o duplicarlo (quindi effettuare il cosiddetto mirroring) su un altro dispositivo wireless. Il vantaggio di questo approccio è che è possibile proiettare lo schermo di Windows 10 su un notebook, un televisore, un tablet o un convertibile oppure, in alternativa, usare il display dell'altro dispositivo come estensione di quello già in uso.

La proiezione dello schermo di Windows 10 è di fatto l'invio in streaming, verso un altro dispositivo, di quanto viene visualizzato sul display. Estendendo invece lo schermo, si potranno ad esempio spostare finestre - con una semplice operazione di trascinamento - da un display all'altro.

Condicio sine qua non affinché tutto funzioni correttamente è necessario dotarsi di dispositivi Windows 10 che supportano Miracast
Lo standard Miracast può essere pensato come l'equivalente wireless del cavo HDMI: per proiettare o estendere lo schermo con Windows 10 entrambi i dispositivi devono essere collegati alla medesima rete wireless.

Nell'articolo Miracast, cos'è e come funziona.

Installare Windows 10 più velocemente con un pacchetto di provisioning

La procedura standard per l'installazione di Windows 10 è divenuta, nel corso del tempo, piuttosto tediosa. Per impostazione predefinita, Cortana guida l'utente in una serie di passaggi di configurazione che risultano - nella maggior parte dei casi - superflui per la stragrande maggioranza degli utenti più esperti.

Facendo riferimento all'articolo Scaricare Windows 10 ISO: ecco come procedere, è possibile scaricare la versione più aggiornata di Windows 10 e allestire un supporto di avvio per installare il sistema operativo. Come abbiamo visto, lo si può fare in diversi modi: ricorrendo al Media Creation Tool oppure a utilità di terze parti.

Nell'articolo Installazione pulita Windows 10: ecco come procedere abbiamo visto come avviare un'installazione pulita ricaricando Windows 10 da zero oppure ripristinando il sistema in sé senza perdere i dati.

Dopo aver accettato le condizioni di licenza durante la procedura d'installazione di Windows 10, non appena viene richiesto di scegliere la lingua preferita, non tutti sanno che è possibile inserire una chiavetta USB contenente il modello di configurazione del sistema operativo che si desidera applicare automaticamente.


Non appena si inserirà una chiavetta USB contenente i file giusti, Windows 10 si accorgerà della presenza di tali elementi e provvederà a configurare il sistema operativo riducendo il numero di richieste presentate all'utente.

Per installare Windows 10 più velocemente, le strade percorribili sono infatti essenzialmente due:

1) Preparazione di un'installazione di Windows 10 unattended.

Trovare la posizione del parcheggio con Android

Per alcuni il senso dell'orientamento è innato, altri - invece - spesso incontrano difficoltà a ritrovare l'auto e individuare il luogo di parcheggio.
I possessori di uno smartphone Android devono sapere che utilizzando l'app Google Maps è immediato risalire alla posizione del parcheggio.

Di seguito presentiamo alcune delle modalità più immediate e di facile applicazione per trovare la propria auto e portarsi velocemente sul luogo dove la si è lasciata.

1) Avviare Google Maps e toccare sul puntino blu
Basta toccare il pallino blu sulla mappa di Google Maps (indica la propria posizione istantanea) quindi scegliere Salva come posizione del parcheggio per richiedere manualmente la memorizzazione del luogo del parcheggio.


Aprendo di nuovo Google Maps quindi toccando indicazioni quindi selezionando o digitando Posizione del parcheggio, si otterranno le linee guida per raggiungere la propria auto (verificare di scegliere il percorso a piedi).


Si può fare sempre riferimento al 'pallino blu' allorquando si volessero visualizzare luoghi d'interesse nelle vicinanze oppure condividere la propria posizione con altri utenti.

2) Google Maps registra automaticamente il luogo di parcheggio quando lo smartphone via collegato via Bluetooth o cavo USB all'autovettura.
Ogni volta che lo smartphone Android viene connesso al veicolo via Bluetooth o cavo USB, Google Maps provvede a memorizzare automaticamente il luogo di parcheggio rilevando quando l'utente scende dall'auto e si allontana a piedi.

3) Usare l'Assistente Google per richiedere informazioni sulla posizione del parcheggio
Per fare in modo che pronunciando OK Google quindi Dov'è la mia auto?, l'assistente digitale risponda a tono indicando il luogo del parcheggio, è necessario portarsi nelle impostazioni di Android, scegliere Google, Ricerca assistente e funzioni vocali, Assistente Google quindi impostare ne I tuoi luoghi gli indirizzi di casa e lavoro.

Spegnere e accendere luci a distanza con una app o con i comandi vocali

Estate: tempo di ferie per molti. Per difendersi dai furti si installano impianti di allarme e soluzioni per la videosorveglianza, anche a distanza.
Ma come sarebbe bello poter spegnere e accendere a distanza le luci di casa o dell'ufficio per manifestare la propria presenza anche quando si fosse lontani centinaia o migliaia di chilometri?

Abbiamo voluto provare le lampade LED smart WiFi da 7 W (equivalenti 60 W) in vendita su Amazon Italia ad appena 26,99 euro per la coppia.

Si tratta di lampadine intelligenti che sono dotate di un attacco standard E27: una volta avvitate nella loro sede, in qualunque tipo di lampada, funzionano come qualunque altra lampadina LED di colore bianco contenendo al massimo i consumi energetici (classe A++).

Diciamo subito che la luminosità delle lampade può essere regolata a proprio piacimento e che la massima intensità potrebbe essere ulteriormente migliorata (fino a 600 lumen).

Gmail, come cancellare i messaggi di posta in blocco

Si supponga di avere la necessità di eliminare in blocco un certo numero di messaggi di posta elettronica dalla propria casella Gmail.
Non è cosa rara, ad esempio, che gli utenti utilizzino i server di posta di Google: ad esempio per l'invio di email (avvisi e messaggi d'allerta) dai dispositivi per l'Internet delle Cose. Si pensi a un set di videocamere configurate per trasmettere un'email di avviso ogniqualvolta dovesse essere rilevato un movimento.
Spedire le email usando i server di Google ha senso perché sono veloci e affidabili. Ma come fare per cancellare in blocco i messaggi che non servono più dall'account Gmail?

Cancellare i messaggi Gmail dall'interfaccia web

Portandosi nell'account Gmail, a questo indirizzo, suggeriamo di cliccare sulla freccia a destra della casella di ricerca in alto.
Qui è possibile impostare una serie di filtri che permettono di estrarre in tempo reale i messaggi di posta che soddisfano i criteri impostati.

Compilando il campo Oggetto, è ad esempio possibile ottenere la lista delle email che nell'oggetto contengono la parola o la frase indicata.


Portandosi nelle impostazioni di Gmail e in particolare facendo riferimento alla scheda Generali, si troverà l'opzione Dimensioni max pagina.

Agendo su di essa si può stabilire il numero massimo di email che debbono essere visualizzate in qualsiasi pagina di Gmail, risultati della ricerca compresi.


Selezionando '100' come valore, si può agire contemporaneamente su un numero più elevato di email, selezionarle tutte e rimuoverle in blocco.


Per cancellare definitivamente i messaggi, si dovrà fare clic su Cestino nella colonna di sinistra e cliccare su Svuota il Cestino adesso.

Utilizzare un client email IMAP come Thunderbird o Outlook

In alternativa, è possibile scaricare e installare un client email IMAP come Mozilla Thunderbird o Microsoft Outlook, portarsi nella sezione Inoltro e POP/IMAP di Gmail quindi selezionare l'opzione Attiva IMAP.

Seguendo le indicazioni dell'articolo Come configurare Gmail su Outlook e configurando quindi i server IMAP per la posta in arrivo e la posta in uscita di Google sul client di posta, verranno scaricate tutte le email in locale (che rimarranno comunque conservate anche lato server).

Cancellando le email in locale, dall'interfaccia di Thunderbird od Outlook, esse saranno automaticamente rimosse anche lato server e spostate nel Cestino di Gmail.

L'importante è configurare correttamente la casella di posta sul client email usando i parametri IMAP ed evitando l'utilizzo del più vecchio protocollo POP3..

Configurazione PC senza segreti con SIV

Non ci sono soltanto utilità come CPU-Z o HWiNFO a consentire l'ottenimento di un dettagliato quadro sulla configurazione del PC Windows.
Tra gli strumenti più completi in assoluto c'è anche SIV (System Information Viewer): realizzato da un programmatore indipendente e con una storia pluriennale (le prime versioni sono state rilasciate a inizio anni 2000), SIV mostra tutti i dettagli, anche quelli più tecnici, sullo stato del computer in uso.

Certo, l'interfaccia non è esattamente il suo punto di forza ma si tratta di un'utilità congegnata in primis per tecnici e utenti smaliziati che sanno cosa e dove cercare.
Le ultime versioni di SIV hanno abbracciato il supporto di numerosi nuovi processori e piattaforme: non è quindi possibile non descrivere il programma come uno dei migliori software diagnostici disponibili sulla piazza.

Da sottolineare, innanzi tutto, che SIV è un'utilità completamente gratuita, che non necessita di installazione (il pacchetto con cui viene distribuita contiene sia la versione a 64 bit che quella a 32 bit) e che non contiene alcun componente superfluo.
Piuttosto leggera (occupa circa 30 MB in memoria), SIV riconosce tutti i processori, dagli Intel Pentium di prima generazione fino ad arrivare ai nuovi AMD Threadripper ed EPYC.

Una volta avviata, SIV mostra un pannello molto simile a quello riprodotto in figura.


SIV non mostra alcuna icona nella barra delle applicazioni ma manifesta la sua presenza solo nella traybar di Windows: minimizzando la finestra del programma, si potrà riaprirlo velocemente proprio portandosi nella traybar o usando la combinazione di tasti ALT+TAB.

Nella sua schermata principale l'applicazione mostra sistema operativo, scheda madre, processori e caratteristiche della RAM utilizzati (compresi i timings: Memoria RAM, come sceglierla e quando estenderla), tensioni in gioco, temperature dei vari componenti, consumi energetici in tempo reale, velocità di rotazione dei dissipatori, dettagli sulla GPU (compresa frequenza di clock) e molto altro ancora.

Cliccando sulla freccia accanto al tasto Copy quindi su View menus, si otterrà - in un'unica schermata - la lista dei parametri rilevati da SIV e delle possibilità offerte dall'applicazione.

Backup, esportazione e importazione delle distribuzioni Linux in Windows 10

Microsoft sta investendo tanto sull'integrazione delle principali distribuzioni Linux all'interno di Windows 10.
WSL (Windows Subsystem for Linux) è uno speciale layer software che permette di installare alcune tra le più famose distribuzioni attingendo direttamente al Microsoft Store.

Prossimamente, con il rilascio di WSL 2, Windows 10 abbraccerà l'utilizzo di un vero e proprio kernel Linux: Microsoft presenta WSL 2: il kernel Linux va su Windows all'interno di una mini macchina virtuale. Il debutto è attualmente fissato per aprile-maggio 2020 e si sa già per certo che Windows 10 utilizzerà una versione del kernel Linux pienamente supportata dalla comunità.

Come creare un backup della configurazione di ciascuna distribuzione Linux in Windows 10

Nell'articolo Linux in Windows: come, quando e perché utilizzarlo abbiamo visto come installare Linux in Windows 10 e perché questo tipo di configurazione risulti molto utile (almeno per noi lo è).

Di recente abbiamo attualizzato quell'articolo spiegando che con Windows 10 Aggiornamento di maggio 2019 (versione 1903), Microsoft ha previsto la possibilità di importare ed esportare le distribuzioni Linux: in altre parole, anziché effettuare sempre un'installazione da zero, si potrà configurare una distribuzione installando i software che più si utilizzano e applicando le opportune regolazioni quindi sarà possibile esportarla e importarla comodamente su altre macchine Windows 10.

FTP server su Linux: come crearlo e configurarlo

Sia che si utilizzi un server cloud, sia che si configuri una macchina locale posizionata all'interno della rete locale dell'azienda o dell'ufficio, proponiamo di seguito i passaggi per approntare in pochi minuti un server FTP.

Questa volta vedremo, in pochi semplici passaggi, come allestire un server FTP sicuro su Ubuntu e distribuzioni Linux derivate. I passaggi da seguire sono pochi ed è importante evidenziare che il server per il trasferimento file in modalità remota attraverso il protocollo FTP utilizzerà un meccanismo di cifratura dei dati in transito in modo da scongiurare l'eventualità di qualunque attacco man-in-the-middle (MITM).

Condivisione di file con un server FTP configurato su una macchina Linux

Dopo aver effettuato il login sulla macchina Linux (nel nostro caso, prendiamo come esempio Ubuntu ma la procedura è molto simile per le altre distribuzioni), suggeriamo di attenersi ai passaggi illustrati di seguito:

1) Aggiornare l'installazione di Ubuntu impartendo dalla finestra del terminale (anche da remoto previa connessione con il software PuTTY) i seguenti comandi:
sudo apt update
sudo apt upgrade

2) A questo punto si potrà procedere con il download e l'installazione di ProFTP, un completo e versatile FTP server che supporta anche connessioni FTP sicure.
Nei comandi che seguono ometteremo sudo ipotizzando di aver effettuato il login sulla macchina Linux con l'account root:

apt-get install proftpd -y

3) Al termine dell'installazione di ProFTP avviare il servizio corrispondente:

systemctl start proftpd
systemctl enable proftpd

4) Se non fossero già presenti sulla macchina, si dovrà procedere con l'installazione delle librerie di OpenSSL, pacchetto che consente di eseguire le principali funzioni crittografiche e supportare il trasferimento dei dati usando il protocollo TLS (Transport Layer Security):

apt-get install openssl -y

Se OpenSSL fosse già presente sulla macchina, si riceverà un messaggio simile al seguente: '0 upgraded, 0 newly installed, 0 to remove and 0 not upgraded'.


5) Richiedere la generazione dei certificati che ProFTP andrà a utilizzare usando il comando che segue (rispondere alle varie domande che verranno poste):

openssl req -x509 -newkey rsa:2048 -keyout /etc/ssl/private/proftpd.key -out /etc/ssl/certs/proftpd.crt -nodes -days 365

6) Assegnare i permessi corretti ai file contenenti le chiavi crittografiche usate da ProFTP:

chmod 600 /etc/ssl/private/proftpd.key
chmod 600 /etc/ssl/certs/proftpd.crt

7) Digitare il comando nano /etc/proftpd/proftpd.conf per modificare il file di configurazione di ProFTP quindi cercare la riga #Include /etc/proftpd/tls.conf (si trova quasi in fondo al file) e rimuovere il carattere # iniziale.
Premere quindi CTRL+O e il tasto Invio per salvare la modifica, infine chiudere l'editor di testo con CTRL+X.


8) Digitare quindi nano /etc/proftpd/tls.conf e togliere il segno # dalle righe seguenti (l'ordine con cui sono presentate potrebbe differire):

TLSEngine on
TLSLog /var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol SSLv23
TLSRSACertificateFile /etc/ssl/certs/proftpd.crt
TLSRSACertificateKeyFile /etc/ssl/private/proftpd.key
TLSOptions NoCertRequest EnableDiags NoSessionReuseRequired
TLSVerifyClient off
TLSRequired on


Al solito, premere le combinazioni di tasti CTRL+O e CTRL+X per salvare le modifiche e chiudere l'editor.

9) Riavviare ProFTP con il comando systemctl restart proftpd.

10) Aggiungere un nuovo utente autorizzato a collegarsi al server FTP da un computer remoto con il comando adduser utenteftp.
Al posto di utenteftp specificare il nome dell'account utente da creare quindi impostare una password sufficientemente lunga e 'solida'.

11) A questo punto è possibile aprire il client FTP preferito, inserire l'indirizzo IP del server e assicurarsi di selezionare Richiedi FTP esplicito su TLS.


Si potrà immediatamente effettuare il download e l'upload di file sul server FTP remoto.

Spazio riservato Windows 10: cos'è e come funziona

Con il rilascio di Windows 10 Aggiornamento di maggio 2019 (versione 1903), Microsoft ha introdotto nel sistema operativo la funzionalità Spazio riservato.
L'idea è quella di tenere per il sistema operativo e le applicazioni in esecuzione circa 7 GB di spazio che saranno utilizzati per le operazioni di aggiornamento e manutenzione nonché resi accessibili anche ai programmi installati. Questi ultimi potranno usare lo Spazio riservato per memorizzarvi file temporanei.

Questa la descrizione che Microsoft offre della nuova funzionalità Spazio riservato: 'per essere certi che il dispositivo possa essere aggiornato correttamente e che venga eseguito in maniera ottimale, Windows riserva una parte dello spazio di archiviazione nel dispositivo per i file temporanei, le memorizzazioni nella cache e altri file. Quando il tuo dispositivo ha poco spazio, Windows cancella l'archivio riservato in modo che possa essere utilizzato per altri processi, come un aggiornamento di Windows.

Eseguire app Android il cui utilizzo non è permesso sul proprio dispositivo

Gli sviluppatori di app Android hanno la facoltà di limitare l'installazione delle loro applicazioni a una certa tipologia di dispositivi, permetterne l'utilizzo soltanto da parte degli utenti residenti in alcuni Paesi, richiedere la presenza di una specifica versione del sistema operativo come requisito minimo.
Nel caso in cui fossero state imposte delle limitazioni, nella scheda di download sul Google Play Store, comparirà il messaggio 'L'app non è compatibile con nessuno dei tuoi dispositivi'.

Nel caso si volesse comunque provare il funzionamento di un'applicazione, è possibile provare a utilizzare diverse tattiche.

1) Effettuare il download del file APK da un sito come APK Mirror (anziché dal Play Store di Google) e al momento dell'installazione del pacchetto, abilitare l'installazione di software da sorgenti sconosciute.

2) Utilizzare l'app Market Help. Non presente nel Play Store di Google, essa consente di simulare l'utilizzo di un dispositivo mobile ben preciso così da venire incontro ai requisiti minimi imposti dallo sviluppatore.
L'applicazione consente di raggiungere l'obiettivo senza dover metter mano al famoso file di configurazione delle singole app chiamato build.prop: è però indispensabile che il dispositivo Android sia stato precedentemente sottoposto con successo a procedura di rooting.


3) Per installare sul proprio dispositivo mobile un'app Android incompatibile con la nazione in cui ci si trova, è possibile provare a usare un servizio VPN: vedere Come, quando e perché utilizzare una connessione VPN e VPN, cos'è e come scegliere quelle migliori.

L'utilizzo di un servizio VPN non presuppone il rooting del dispositivo Android: il consiglio è quello di collegarsi a un server di uscita situato nella nazione considerata dallo sviluppatore come requisito essenziale per l'installazione della sua app.

Windows 10 backup automatizzato con con wbAdmin

L'utilizzo di politiche di backup efficaci rappresenta la migliore soluzione per proteggersi da perdite di dati e tornare rapidamente operativi in seguito a un incidente informatico (disaster recovery).
Abbiamo spesso parlato di strumenti per il backup centralizzato dei dati aziendali citando ad esempio il completo e versatile Active Backup for Business: Cos'è e come funziona Synology Active Backup for Business.
Nell'articolo Backup, le migliori strategie per proteggere i dati, in occasione della Giornata mondiale del backup abbiamo presentato molteplici approcci alternativi.

Windows 10: backup con l'utilità wbAdmin integrata nel sistema operativo

Windows 10 integra anche un'apposita utilità, chiamata wbAdmin, basata su riga di comando, che si occupa di effettuare il backup e il ripristino dell'intero sistema, di volumi, cartelle, file e applicazioni.

Per usare wbAdmin, è sufficiente aprire il prompt dei comandi con i diritti di amministratore cliccando sul pulsante Start di Windows 10, digitando cmd quindi premendo la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+INVIO.

Per avviare un backup completo della macchina, è sufficiente digitare quanto segue:

wbAdmin start backup -backupTarget:D: -include:C: -allCritical -quiet

In questo caso wbAdmin non soltanto creerà un backup integrale del contenuto del volume C:, contenente l'installazione di Windows 10, ma provvederà a creare una copia di sicurezza di tutti quegli elementi (partizioni comprese) che sono funzionali al corretto caricamento del sistema operativo (opzione -allCritical).
L'opzione -backupTarget consente invece di indicare il volume che ospiterà i file di backup.

Si può eventualmente sostituire -backupTarget con -backupTarget:\\cartellacondivisa\nomecartella -user:username -password:userPassword per richiedere la memorizzazione del backup in una cartella condivisa in rete locale.

È inoltre possibile usare ad esempio la sintassi -include:C:,E:,F: per inserire nell'archivio di backup non soltanto il contenuto dell'unità C: ma anche quello di altri volumi (specificandone la corrispondente lettera identificativa di unità).

Come ripristinare un backup completo di Windows 10 creato con wbAdmin

Per ripristinare un backup del sistema precedentemente disposto con wbAdmin, basterà digitare Reimposta il PC quindi fare clic sul pulsante Riavvia ora in corrispondenza di Avvio avanzato.


Dopo il riavvio della macchina, alla comparsa della schermata Scegli un'opzione, si dovrà scegliere la voce Risoluzione dei problemi quindi Opzioni avanzate e infine fare clic su Ripristino immagine del sistema.


La macchina si riavvierà di nuovo e verrà richiesto di scegliere un account: scegliere quello dotato di diritti amministrativi già usato per generare la copia di backup.
L'immagine di backup più recente sarà automaticamente scelta ma è ovviamente possibile scegliere di ripristinare un archivio generato in precedenza..

Porte aperte sul PC locale con un semplice script PowerShell

Netstat è un comando integrato nelle varie versioni di Windows che permette di ottenere una lista delle porte TCP e UDP aperte sul sistema in uso. Si tratta di un comando molto versatile, del quale abbiamo parlato a suo tempo nell'articolo Come controllare porte aperte su router e IP pubblico e che consigliamo di usare aprendo il prompt dei comandi con i diritti di amministratore (scrivere cmd nella casella di ricerca di Windows quindi premere la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+INVIO) usando la sintassi seguente: netstat -naob.

L'unico problema di Netstat è che l'output prodotto è davvero poco leggibile. Sfruttando la potenza di PowerShell (Windows PowerShell, come funziona l'interfaccia che sostituisce il prompt dei comandi) e in particolare le tre funzioni Get-Process, Get-NetTCPConnection e Get-NetUDPEndpoint è possibile ottenere un resoconto dettagliato su tutte le porte di comunicazione in uso sul sistema, su quelle in ascolto e su quelle ove sia stata già stabilita una connessione.

Lo script PowerShell in questione è stato realizzato da Rob VandenBrink e presentato in questa pagina.
Noi l'abbiamo semplicemente reso 'pronto per l'uso' e vi abbiamo integrato tre comandi che consentono di:

- Conoscere l'elenco di tutte le porte attualmente utilizzate sulla macchina dal sistema operativo e da tutte le applicazioni installate
- Estrarre la lista delle porte aperte (Listen)
- Estrarre l'elenco delle connessioni già stabilite (Established)

In pratica, utilizzando le funzionalità di filtering proprie di PowerShell, è possibile elaborare automaticamente l'elenco completo ed estrarre le comunicazione che recano le 'etichette' Listen ed Established.

Come usare lo script PowerShell per ottenere l'elenco delle porte di comunicazione in uso su Windows

Per usare lo script è necessario, innanzi tutto, scaricare questo file compresso ed estrarne il contenuto in una cartella di propria scelta (ad esempio c:\ports).

A questo punto si dovrà digitare cmd nella casella di ricerca di Windows e premere la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+INVIO per aprire il prompt dei comandi con i diritti di amministratore.

Qui si dovrà digitare cd c:\ports quindi scrivere ports.cmd > porte.txt && notepad porte.txt e premere Invio.


Verrà così generato un file di testo chiamato porte.txt e aperto direttamente con il Blocco Note di Windows.

Ingrandendo la finestra del Blocco Note, si noterà la presenza di diverse colonne: le prime due riportano gli indirizzi IP locali e remoti coinvolti nella comunicazione; si prosegue poi con il tipo di protocollo utilizzato (TCP o UDP) e la porta (sul sistema locale e su quello remoto).

Ripristinare registro di sistema in Windows 10

Tutte le versioni di Windows creavano, a intervalli regolari, più copie del contenuto del registro di sistema. Si tratta di un comportamento certamente sensato perché, così come qualunque altro file può corrompersi, anche i componenti del registro di Windows - da cui dipende buona parte del funzionamento del sistema operativo - possono a loro volta danneggiarsi.

Nell'articolo Regedit e registro di sistema: guida agli aspetti più utili abbiamo visto da quanti e quali file è formato il registro di Windows.
'Fino a ieri', il sistema operativo memorizzava copie di backup del registro all'interno della cartella .

Come abbiamo visto nell'articolo Backup del registro di sistema con Windows 10: si può ancora attivarlo, tuttavia, Microsoft ha deciso di disattivare definitivamente tale funzionalità in Windows 10.
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