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Amazon sotto indagine antitrust anche negli Stati Uniti

di Dario D'Elia
Amazon è oggetto di indagine antitrust da parte della Federal Trade Commission per gli stessi motivi che hanno convinto l’Antitrust UE ad approfondire i suoi rapporti con i rivenditori partner (seller). Si presume un abuso di posizione dominante nel settore e-commerce. Più fonti hanno confermato a Bloomberg che un team di investigatori della FTC ha […]

Facebook indagata dall’antitrust USA per monopolio

di Alessandro Crea
A luglio se n’era parlato genericamente, ma già allora era chiaro che le “aziende leader delle piattaforme online” a cui faceva riferimento la divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense, altri non erano se non Facebook e Google. Ora però l’indagine è ufficiale, almeno per quanto riguarda il primo colosso: come riferito dal Wall Street […]

23 portali di annunci di lavoro contro “Google for jobs”: richiesto l’intervento antitrust UE

di Dario D'Elia
23 siti europei specializzati nelle offerte di lavoro accusano il servizio “Google for jobs” di comportamenti anti-concorrenziali. BestJobsOnline, Intermedia, Jobindex e tante altre piattaforme hanno firmato congiuntamente una lettera che è stata recapitata martedì alla Commissaria UE per la Concorrenza Margrethe Vestager. Per altro il suo mandato è in scadenza e non è ancora chiaro […]

Apple indagata in Giappone per abuso di posizione dominante

di Lucia Massaro
La Fair Trade Commission (FTC), la commissione giapponese competente in questioni antitrust, ha avviato un’indagine sui contratti di Apple con fornitori locali per determinare se ci sono state pressioni e se l’azienda ha abusato della propria posizione per avere dei vantaggi. I comportamenti contestanti violerebbero le norme antimonopolio nipponiche, secondo quanto riferito dalla testata Mainichi […]

Facebook: FTC indaga sul motivo delle acquisizioni di Instagram e WhatsApp

di Lucia Massaro
L’indagine antitrust della Federal Trade Commission su Facebook si concentrerà sulle acquisizioni da parte del gigante tecnologico, in particolar modo quelle di WhatsApp e Instagram. Stando a quanto riportato da The Wall Street Journal, la FTC intende conoscere il motivo che ha spinto la società di Zuckerberg all’acquisizione dei social media – in quel momento […]

Noleggio B-Rent: multa da 250 mila euro per i danni addebitati ai clienti

di Donato D'Ambrosi

Non è la prima volta che l’Antitrust interviene su politiche commerciali discutibili ad opera di società di autonoleggio. Stavolta come spesso accade l’oggetto del provvedimento nei confronti di B-Rent è la proposta di garanzia accessorie e l’applicazione delle penali per i danni alle auto. L’Autorità Garante ha infatti scoperto che per quanto non aggressiva, la pratica di proporre franchigie ai clienti ha portato anche ad addebiti ingiustificati e superiori ai danni periziati.

LE GARANZIE ACCESSORIE SONO ACCORDI TRA AZIENDA E CLIENTE

Il provvedimento n.27837 dell’Antitrust verso B-Rent riguarda in sostanza una pratica frequente nell’attività di noleggio auto. Quando i clienti si accingevano a concludere il contratto di noleggio veniva proposta una serie di servizi accessori con franchigia per eventuali danni arrecati alle auto. Queste “polizze” in realtà non consisterebbero in coperture assicurative poiché l’Antitrust ha evidenziato che i veicoli hanno la sola RC auto. In caso di danni, come da contratto, al cliente sarebbe stato addebitato un importo proporzionale ai danni arrecati con la franchigia. Il vantaggio per i clienti? Acquistando una delle garanzie accessorie si sarebbe ridotto l’importo del deposito cauzionale bloccato sulla carta di credito. Pratiche apparentemente di routine per chi noleggia spesso auto da cliente. Ma l’Autorità Garante ha messo in luce più di qualche criticità sulla base delle quali ha irrogato la multa da 250 mila euro.

IL DEPOSITO CAUZIONALE E LA FRANCHIGIA B-RENT

Oltre a definire autonomamente una riduzione del deposito cauzionale (850 euro) a i clienti che acquistavano le “polizze aggiuntive”, molti di questi si sono ritrovati anche addebiti per danni non causati. Inoltre alcuni hanno riscontrato l’addebito per importi a titolo di rimborso di spese amministrative e per oneri ferroviari. Gli importi delle franchigie, proporzionali al valore delle auto, sono autonomamente definiti dalla società e quasi sempre di 750 euro. “Al momento del noleggio dell’autovettura il professionista chiede al cliente la carta di credito a garanzia dell’auto che gli è stata data in custodia. Da un lato, viene chiesta la sottoscrizione di un’autorizzazione ad un eventuale addebito successivo (c.d. delayed charge) dei danni nei limiti delle franchigie e, dall’altro, il professionista procede a bloccare una somma a titolo di deposito cauzionale.” Spiega l’Antitrust.

LE GARANZIE ACCESSORIE PER ABBASSARE IL RISCHIO

I servizi accessori prospettati ai clienti per la riduzione delle responsabilità alle sole franchigie hanno un costo giornaliero e si distinguono in:
-La “COMFORT COVER” a 19 euro per un giorno (24 euro dopo il 6 gennaio 2019), con prezzo a scalare per più giorni, con la quale si abbassava il deposito a 490 euro e la franchigia danni a 0.

-La FREE TO DRIVE” a 30 euro per un giorno (36 euro dopo il 6 gennaio 2019), con prezzo a scalare per l’acquisto per più giorni, con la quale si abbassava il deposito a 90 euro e la franchigia a 0.

L’anomalia, secondo l’Antitrust, è che “dalla documentazione acquisita agli atti non emerge che il professionista abbia prospettato ed utilizzato la riduzione del deposito cauzionale”.

I BONUS AI DIPENDENTI PIU’ PRODUTTIVI

Inoltre alcuni clienti hanno trovato addebiti ingiustificati a titolo di rimborso per danni riscontrati sulle autovetture noleggiate. In altri casi l’addebito riguarda l’intera franchigia anche per danni di valore inferiore, in altri per danni preesistenti e senza documentazione giustificativa. Questo meccanismo di “recupero crediti” era alimentato anche da incentivi aziendali, come sostiene l’Autorità Garante. “Per tutti gli operatori che effettuano attività di rientro sarà riconosciuta una commissione di € 8 per danno recuperato” sarebbero le indicazioni della società. La società precisa ai dipendenti che “in alcun modo non deve diventare motivo di gravi contestazioni per danni inesistenti“, evitando “episodi di frizione al banco dovuto ad atteggiamenti arroganti”. La lista dei clienti rimborsati totalmente o parzialmente e altre rilevanze emerse dalle indagini hanno confermato la contestazione di condotta scorretta con una multa irrogata di 250 mila euro. Attenzione quindi alle condizioni contrattuali, non abbiate fretta per evitare gli errori più frequenti con il noleggio auto.

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Facebook, Q2 2019 positivo: utenti attivi in aumento dell’8%

di Lucia Massaro
Facebook ha pubblicato i risultati finanziari relativi al secondo trimestre 2019. I dati sono stati resi noti in seguito alla decisione della Federal Trade Commission di multare la società per 5 miliardi di euro in relazione alle violazioni in materia di privacy. La sanzione ha portato a un dimezzamento dell’utile netto che si è attestato […]

Auto Nuova Gratis con pubblicità: l’Antitrust mette in guardia da Entity

di Donato D'Ambrosi

La possibilità di acquistare un’auto nuova gratis è sempre più pubblicizzata da servizi spesso collegati a molte aziende. Ne abbiamo già parlato qui dei rischi legati alle auto gratis con pubblicità e stavolta l’Antitrsut ammonisce Entity Holding Italia che offre la stessa opportunità di avere un’auto nuova e fare soldi tramite “carvertising”. Oltre alla presunta scorrettezza commerciale su cui indaga l’Autorità Garante, c’è il rischio che chi aderisce ad Auto Nuova Gratis in realtà si paga da solo i compensi che poi percepisce.

L’INDAGINE ANTITRUST SU AUTO NUOVA GRATIS

Con il procedimento istruttorio PS11450 l’Antitrust contesta l’offerta commerciale “AutoNuova Gratis”, che “prospetta ai consumatori la possibilità di acquistare varie tipologie di veicoli “a costo zero”. Basta solo applicare sull’auto degli adesivi pubblicitari aderendo alla promozione con le regole e i costi di ingresso tutt’altro che zero. Gli affiliati, cosiddetti “driver” percepirebbero un rimborso mensile a titolo di remunerazione, per coprire integralmente la rata del finanziamento del veicolo e consentire anche un guadagno per il consumatore aderente. Almeno questo promette la promozione.

I RIMBORSI PROMESSI PER L’AUTO GRATIS CON PUBBLICITA’

La realtà dei fatti però è molto lontana dal costo zero pubblicizzato, stando a quanto l’Autorità Garante ha evidenziato nella fase di acquisizione degli elementi investigativi. L’offerta del professionista è molto convincente considerando che sul sito ufficiale si impegna a pagare un rimborso mensile per 84, 72, 60 oppure 48 mesi, il cui importo varia da 70 ad un massimo di 4.010 euro, in base al finanziamento. Il guadagno preventivato, da aggiungere al rimborso va da un minimo di 1.330 a un massimo di 53.000 euro. Abbastanza da convincere ad oggi almeno 190 driver affiliati. Tutti o quasi, vista l’assenza di lamentele, avrebbero ricevuto i compensi e i rimborsi promessi fino ad oggi. Ma non è tutto gratis quello che viene proposto, come evidenzia l’Antitrust. Intanto come vuole la regola comune alle promozioni di carvertising, vedi qui cosa dice la legge – è che l’affiliato pubblichi ogni settimana su Facebook almeno una foto dell’auto con le pubblicità.

QUANTO COSTA DAVVERO L’AUTO NUOVA GRATIS

Chi non rispetta questa condizione contrattuale fa decadere il diritto a percepire il rimborso. Infatti gli unici casi di inadempienza emersi sarebbero legati alla rescissione del contratto. Il consumatore però paga il prezzo di acquisto o noleggio del veicolo scelto. Inoltre deve pagare 190 euro per l’attivazione della pratica ANG e un “fondo di sicurezza” tra 2.000 e 105.000 euro. Ma come? Non era a costo zero? Vi chiederete. E infatti l’Antitrust sostiene che sia proprio questo fondo di garanzia a foraggiare l’azienda che poi rigira i compensi in base agli accordi. Entity offre ai clienti pubblicità a titolo gratuito, riporta l’Antitrust “in quanto consiste in un omaggio per i prodotti acquistati dagli stessi, quali la creazione di siti internet, volantini, banner pubblicitari, ecc.”. Occhi aperti quindi, poiché l’auto nuova gratis, quella a costo zero, non esiste.

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Qualcomm: in UE multa da 242 milioni di euro per concorrenza sleale

di Lucia Massaro
La Commissione Europea ha condannato Qualcomm al pagamento di una multa di 242 milioni di euro per abuso di posizione dominante in relazione ai circuiti 3G. Secondo Bruxelles, l’azienda di San Diego ha messo in atto pratiche di concorrenza sleale vendendo prodotti a prezzi inferiori al costo di produzione nel tentativo di mettere fuori gioco […]

Amazon sotto indagine antitrust UE: come usa le informazioni dei suo venditori partner?

di Dario D'Elia
La Commissione europea ha formalizzato l’avvio di un’indagine nei confronti di Amazon in relazione all’uso dei dati sensibili dei suoi rivenditori partner – ovvero i cosiddetti “seller” che si appoggiano alla piattaforma per vedere direttamente i prodotti. Si presume un possibile abuso di posizione dominante. “I consumatori europei acquistano sempre più online: l’e-commerce ha incrementato […]

Qualcomm: il Dipartimento di Giustizia USA chiede di sospendere la sentenza antitrust

di Lucia Massaro
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto a un tribunale d’appello di sospendere l’applicazione di una sentenza antitrust contro Qualcomm, con il sostegno del Dipartimento dell’Energia e della Difesa. Lo scorso maggio, il produttore di San Diego è stato condannato dal giudice Lucky Koh della Federal Trade Commission (FTC) – nell’ambito di una […]

Hello Kitty libera in Europa! Multa milionaria a Sanrio dall’antitrust UE

di Roberto Tavecchia
Brutta batosta per Sanrio, l’antitrust dell’UE ha multato l’azienda giapponese per 6,2 milioni di euro per aver impedito a commercianti di terze parti la vendita del merchandise dedicato ad Hello Kitty ad altri Paesi all’interno del mercato unico. Nello specifico parliamo della violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che vieta tassativamente […]

Il presidente Antitrust Rustichelli vorrebbe sanzioni basate sul fatturato

di Dario D'Elia
Il neo-presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, poche ore fa ha lasciato intendere quale sarà l’indirizzo del suo settennato: affrontare tutti i temi critici irrisolti, a partire dall’esigenza di sanzioni più incisive per le grandi aziende tecnologiche. La sua lunga dichiarazione è avvenuta in sede di presentazione della Relazione Annuale dell’Authority presso la Sala della Regina di […]

Android: Google accusata di abuso di posizione dominante anche in India

di Lucia Massaro
Google è finita ancora una volta sotto inchiesta per abuso di posizione dominante. Secondo quanto riportato da Reuters, questa volta l’accusa arriva dalla Competition Commission (CCI) in India la quale sostiene che le restrizioni imposte dal gigante di Mountain View sui produttori siano riconducibili a pratiche di competizione sleale ai sensi della legge indiana sulla […]

Broadcom nuovamente sotto indagine Antitrust UE: TV e chipset modem sotto la lente

di Dario D'Elia
Broadcom è nuovamente sotto indagine antitrust in Europa per le sue presunte pratiche anti-concorrenziali nel mercato delle TV e chipset modem. Da ricordare che nel gennaio 2018 è stata sanzionata per 997 milioni di euro da Bruxelles per abuso di posizione dominante nel settore dei chipset LTE e recentemente negli Stati Uniti condannata per pratiche […]

Multa Tar a Volkswagen: pagherà 5 milioni di euro per il dieselgate

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen condannata in Italia per lo scandalo dieselgate. Il Tar del Lazio chiude la vicenda giudiziaria sulla sanzione decisa dall’Antitrust. Il Tribunale amministrativo ha confermato la multa di 5 milioni di euro. Volkswagen si è opposta con tutti i mezzi alla multa impugnandola dopo la sua emissione nell’agosto del 2016. Resta in piedi la causa penale promossa dal Codacons contro il colosso tedesco presso il Tribunale di Verona. Da parte sua Volkswagen Italia ha sempre sostenuto la sua massima correttezza nei confronti dei clienti. I 5 milioni di euro si aggiungono agli oltre 30 miliardi tra sanzioni versate e non che Volkswagen è costretta a pagare per il diselgate. Diamo uno sguardo alle motivazioni della sentenza del Tar.


LA CONDANNA
Alla fine arriva anche in Italia una condanna per Volkswagen per lo scandalo dieselgate. L’azienda è finita a processo in tutto il mondo per aver installato, come lei stessa ha ammesso, un software illegale. Questo serviva per modificare le emissioni dei diesel. Vendute anche in Italia migliaia di auto TDI dotate del componente e per questo richiamate in officina. Il Tar del Lazio ha confermato la multa per frode decisa ad agosto 2016 dall’Antitrust. Respinto il ricorso della filiale italiana del costruttore tedesco che contestava la sua correttezza. La multa dell’Antitrust italiana era arrivata dopo le tante segnalazioni delle associazioni dei consumatori. Queste avevano avviato petizioni tra i tanti clienti italiani interessati. L’Antitrust stessa aveva svolto verifiche sull’indagine dell’Agenzia federale americana dell’ambiente EPA. Proprio quest’ultima ha aperto, nel 2015, il dieselgate Volkswagen.

LE MOTIVAZIONI
La sentenza del Tar del Lazio respinge la difesa di Volkswagen.  Nel dettaglio: “La stessa Vw aveva ammesso di aver commesso un grave errore compromettendo il rapporto di fiducia con i consumatori”. Fiducia nel marchio che è stata: “Dirimente ai fini della consumazione dell’illecito.” Insomma la sanzione economica resta quella fissata dall’Antitrust perché decisa “in modo proporzionato e conforme alle disposizioni legislative di riferimento.” Una sentenza in cui le associazioni dei consumatori speravano ma che non le accontenta. Da parte sua il Codacons precisa che: “Si tratta di una sanzione irrisoria lontana dalle pesanti punizioni inflitte alla casa automobilistica da paesi come Stati Uniti e Germania”. Cinque milioni di euro che comunque aumentano il conto per Volkswagen che, per il dieselgate, ha messo mano a 30 miliardi di euro.

COSA CI ASPETTA
Le associazioni confermano che la sentenza del Tar è solo la prima pietra. Il Codacons precisa che è in corso il processo penale presso il Tribunale di Verona che per verificare le responsabilità di Volkswagen. Si tratta di una inchiesta aperta con possibili risarcimenti in arrivo. Gli automobilisti interessati sono infatti parte civile nel processo. Le associazioni lamentano la poca durezza con cui si sono mosse le autorità italiane nei confronti di VW. Va detto che il Tribunale amministrativo avrebbe potuto accogliere la difesa degli avvocati di Volkswagen riducendo la multa. Soddisfatto a metà anche Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione nazionale dei consumatori. Dona chiede l’intervento del legislatore nazionale. La legge dovrebbe prevedere che le multe siano: Superiori all’illecito guadagno e commisurate al fatturato dell’azienda.”

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Auto usate con chilometri scalati: multa da 30 mila euro ad Auto SMA srl

di Redazione

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Le auto usate vendute con chilometri scalati sono sempre più oggetto di indagini e multe ai rivenditori scorretti. Stavolta finisce con una multa neppure troppo pesante ad Auto SMA srl, l’indagine condotta dall’Antitrust dopo le denunce alla Polizia dei clienti che avevano acquistato auto con la metà dei chilometri scalati.

I FATTI

La vicenda che vede il venditore multimarche Auto SMA srl al centro del provvedimento n. 27780 dell’Autorità Garante ha origine a giugno 2017 con le segnalazioni della Polizia Stradale. Le prove raccolte parlano di auto usate vendute anche con circa 80 mila chilometri in meno di quelli reali prima della vendita. L’ipotesi è di violazione degli articoli 20, comma 2, e 21, comma 1, lettera b) e d), del Codice del Consumo e per Auto SMA srl una condotta commerciale scorretta. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Auto SMA srl non ha verificato che il contachilometri installato sulle auto era manomesso e che i chilometri mostrati fossero reali. Le ipotesi dell’Antitrust sono diventate sempre più consistenti in assenza di alcuna argomentazione difensiva da parte dell’azienda. Mentre le indagini della Polizia Stradale hanno appurato che almeno 7 auto provenienti da autonoleggi o aziende vendute da Auto SMA srl avevano i chilometri scalati.

LE AUTO TAROCCATE SCOPERTE DALLA POLIZIA

Durante il procedimento istruttorio – come riporta l’Antitrust – la Polizia Stradale ha raccolto una serie di denunce, fatture e altra documentazione comprovante che le auto di seguito vendute tra dicembre 2016 e maggio 2017 erano state manomesse:

– “L’Alfa Romeo   Giulietta targata   EM198WD venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  11.500  euro  aveva 76.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 101.806  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “Il Fiat  Fiorino targato   EM473BY venduto  nel  dicembre  2016  al  prezzo  di  6.500  euro  aveva 95.212  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 179.668  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen  C3 targata DR446VX venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  3.690  euro  aveva 85.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 157.000  km quando è passata dalla società Rosati Auto S.r.l. ad Auto SMA srl”.

– “La Fiat Panda targata EH754GG venduta nel  maggio 2017  al  prezzo  di  5.500  euro  aveva  80.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 158.000  km quando è passata dalla società ARVAL  SERVICE LEASE  ITALIA  S.p.A.  ad Auto SMA srl”.

– “La Mini Cooper targata EK423JN venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  14.000  euro  aveva  92.500  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 143.141 km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen C1 targata DE209EC venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  4.350  euro  aveva  68.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 124.530  km quando è passata dalla società  ECO  LIRI  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Volkswagen Golf  targata ES305RJ venduta nel  marzo 2017  al  prezzo  di  14.500  euro  aveva 106.353  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 160.000  km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

LA MULTA DI 30 MILA EURO AD AUTO SMA

Quello dei chilometri scalati è un fenomeno messo sempre più all’angolo sia dalle direttive europee (vedi il certificato di revisione), sia grazie a strumenti come Diogene  di cui abbiamo parlato qui che aiutano i rivenditori a tutelarsi a loro volta dalle auto con chilometri scalati prese in permuta. La condotta di Auto SMA srl però secondo l’Antitrust costituisce una  pratica  commerciale scorretta, in violazione dell’articolo 21, comma 1, lettere b) e d), del Codice del Consumo. Auto SMA “ha ingannato i consumatori aumentando il valore commerciale di tali autovetture, ottenendo conseguentemente ai loro danni un indebito vantaggio economico”. Inoltre ha generato “effetti pregiudizievoli per i consumatori acquirenti non solo al momento dell’acquisto degli autoveicoli quanto anche successivamente” visto che i clienti avrebbero potuto tenere conto di interventi di manutenzione necessari a un chilometraggio reale maggiore nel valutare l’acquisto. In ragione del fatturato dichiarato nel 2017 di 344.805 euro, l’Antitrust ha irrogato una multa di 30 mila euro ad Auto SMA srl. Occhio quindi alla prossima auto che comprate e per non farvi fregare dai chilometri scalati o danni occulti, consultate la guida all’acquisto dell’auto usata con la check list da scaricare.

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Android Auto sotto inchiesta: l’Antitrust indaga sul blocco alle colonnine

di Donato D'Ambrosi

.ndroid Auto è sempre più diffuso nelle nuove auto, ma dall’indagine avviata dall’Antitrust non sembra poi così aperto verso le auto elettriche. Il procedimento annunciato dall’Autorità Garante verso Alphabet e Google riguarda una presunta azione di concorrenza sleale nei confronti dell’App di Enel X.

POSIZIONE PREDOMINANTE DI GOOGLE

Google avrebbe negato ad Enel X l’integrazione dell’app sulla piattaforma Android Auto, impedendo così la consultazione della mappa delle colonnine elettriche. Una condotta che per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha tutte le forme di un blocco. Secondo l’Antitrust infatti si potrebbe concretizzare la violazione dell’articolo 102 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) per Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l..

LA MAPPA DELLE COLONNINE E LA RICARICA AUTO RESTANO FUORI

Nei confronti delle 3 società riconosciute tutte sotto l’egida “Google” l’Antitrust ha condotto delle ispezioni con il Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Dalle indagini è emerso – come spiega l’Antitrust – che Google avrebbe bloccato l’integrazione di Enel X Recharge. Enel X Recharge è un’App sviluppata da Enel per dare informazioni e servizi agli automobilisti sulla ricarica delle batterie delle auto elettriche.

LA LOTTA DI POTERE È UFFICIALMEMTE INIZIATA

Si tratta del primo caso ufficiale di blocco all’entrata dopo quello recente di FCA sulle centraline – se sarà confermato dall’istruttoria dell’Antitrust – che riguarda le auto elettriche e connesse. Ancora prima che i servizi su Cloud siano il vero grande business delle Case auto e Aziende dell’IoT si accendono i fuochi di una guerra sull’accesso e il presidio ai dati telematici. Per ora Android Auto permette di utilizzare in sicurezza le app presenti sui device Android attraverso il sistema infotainment dell’auto. Un grosso passo avanti che limita i rischi di distrarsi al volante. Ma come vedremo prossimamente dal report di un’indagine dedicata alle auto elettrificate e connesse, il caso Google rischia di essere solo la punta dell’iceberg che emergerà a breve. Restate collegati.

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My Car No Cost: l’Antitrust indaga sulle auto gratis con pubblicità

di Donato D'Ambrosi

Acquistare un’auto a costo zero è il sogno di tutti gli automobilisti che chiedono un prestito per comprare un veicolo nuovo, e in Italia lo fa almeno l’80%. Se poi qualcuno promette di pagarti anche le rate in cambio di un po’ di pubblicità sull’auto, ancora meglio, no? E’ a grandi linee il servizio My car no cost offerto da Vantage Group S.r.l. e finito sotto indagine dell’Antitrust. L’Autorità Garante ipotizza pratiche commerciali scorrette dietro la promessa di acquisto di un’auto nuova senza costi o quasi.

L’AUTO GRATIS CON LA PUBBLICITA’ SULLA CARROZZERIA

In seguito a una segnalazione di alcune Associazioni di consumatori, l’Antitrust ha avviato il procedimento istruttorio nei confronti della società Vantage Group. Come da prassi l’iter servirà ad appurare se quanto segnalato e ipotizzato corrisponde realmente a violazioni del Codice del Consumo. Le segnalazioni raccolte tra febbraio 2016 e marzo 2019, riguardano l’intermediazione per l’acquisto di veicoli e vendita di spazi pubblicitari da apporre sugli stessi. Intanto bisogna sapere che non sempre è permessa la pubblicità sulle auto, ma in questo caso l’Antitrust ipotizza anche la sussistenza di pratiche commerciali scorrette.

LO SCHEMA A PIRAMIDE CELATO

L’Antitrust spiega che l’offerta “My  Car  No Cost” consentirebbe   di   acquistare   automobili   “a   costo   zero”   (o   fortemente   ridotto), impegnandosi a corrispondere agli aderenti un rimborso mensile. Questo rimborso permetterebbe di coprire la rata mensile dell’autovettura, nonché i costi di assicurazione e carburante. Inoltre questa quota riconosciuta sarebbe anche una remunerazione per la prestazione  di  un  servizio  pubblicitario  sulle  autovetture. L’auto “acquistata” verrebbe coperta di adesivi pubblicitari tramite wrapping, una situazione molto simile a questa di cui abbiamo parlato e che presenterebbe le stesse insidie.

L’ANTITRUST INDAGA SU PROMESSE NON MANTENUTE

Il Carvertising è noto infatti per essere legato alle vendite con schema piramidale in cui prativamente solo chi è più in alto guadagna di più. Riguardo all’offerta My Car No Cost”, sono stati segnalate all’Antitrust condotte potenzialmente ingannevoli. “La falsa prospettazione del completo rimborso di tutte le rate di finanziamento, l’addebito di costi a fronte di servizi destinati a non essere erogati e il carattere piramidale” spiega l’Antitrust. La società Vintage Group intanto può presentare dichiarazioni sulla sua posizione nei termini previsti.

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Bmw, VW e Daimler sotto inchiesta: rischiano multa da 1 miliardo di euro

di Antonio Elia Migliozzi

Il mondo dell’auto cambia. Eppure sembra che alcuni brutti vizi dei costruttori siano duri a morire. L’Antitrust europeo ha aperto una indagine a carico di BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen con ad oggetto un’accusa pesante. I tre costruttori tedeschi si sarebbero accordati per rallentare lo sviluppo di soluzioni pulite di mobilità. L’autorità Ue ritiene che le case automobilistiche avrebbero partecipato a un cartello per limitare o ritardare nuove tecnologie per le auto diesel e a benzina. Prima che l’Ue prenda una decisione definitiva sul caso le aziende potranno contestare le accuse. Al momento non si parla ancora dell’entità della possibile multa ma in casa BMW iniziano a circolare numeri. Il brand di Monaco di Baviera si prepara ad una stangata da oltre 1 miliardo di euro. Vediamo i dettagli.

INDAGINI APERTE

BMW ha dichiarato che si sta preparando ad una condanna da parte dell’Antitrust Ue. La somma stimata è di quelle che fanno girare la testa, oltre 1 miliardo di euro. La sanzione potrebbe arrivare dalle indagini sul presunto cartello formato da case automobilistiche tedesche per ritardare l’introduzione di automobili più pulite. Dai primi calcoli una misura di questo tipo inciderà sui risultati finanziari del primo trimestre e dell’intero anno fino al 4,5% dei profitti. Per evitare il peggio BMW ha dichiarato che si opporrà alle accuse “con tutti i mezzi legali”, ma è probabile che la Commissione europea non sarà clemente. Lo scorso settembre l’Ue ha aperto un’indagine contro BMW, Volkswagen AG e Daimler AG accusate di limitare o ritardare lo sviluppo di motori diesel e benzina puliti. Le altre aziende coinvolte non hanno, per ora, considerato la possibilità di una condanna economica.

IL CARTELLO

Dal canto suo Daimler ha detto che non si aspetta una multa per aver collaborato a pieno nelle indagini. Dello stesso avviso anche Volkswagen che ha attivamente aiutato le autorità di regolamentazione e spera di schivare multe. Insomma l’occhio della Commissione europea rimane ben vigile nei confronti del settore automotive. Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, è stata chiara: “Ai consumatori europei potrebbe essere stata negata l’opportunità di acquistare auto con la migliore tecnologia disponibile”. Del resto le regole dell’Ue consentono ai brand di fare squadra solo per migliorare la qualità dei prodotti e non per alterare il mercato. L’accusa di aver formato un cartello era stata lanciata nella rivista tedesca Spiegel. VW, Daimler e BMW si sarebbero incontrate, a partire dagli anni ’90, per coordinare le attività relative alla tecnologia dei veicoli. Lo scopo era limitare i costi e creare una strategia rispetto ai controlli sulle emissioni inquinanti.

ORIZZONTE FOSCO

L’industria automobilistica tedesca è ancora alle prese con le ricadute del dieselgate del 2015 mentre cerca di spingere su auto elettriche e a guida autonoma. I bilanci dei colossi dell’auto se la vedono sempre peggio. VW ha accantonato circa 29 miliardi di euro per le cause legali legate alle emissioni diesel. I danni da risarcire ammontano a oltre 10 miliardi di dollari e ci sono da fronteggiare anche gli investitori scontenti. Dal canto suo Daimler dovrà richiamare circa 774.000 veicoli in Europa per problemi riguardanti le emissioni e rimane oggetto di indagini in Germania e negli Stati Uniti. Non meglio BMW. Il brand ha accettato di pagare una multa da 8,5 milioni di euro dopo che un’indagine ha accertato la presenza di un software errato relativo alle emissioni.

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