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LG V50 ThinQ 5G: una licenza Qualcomm potrebbe bloccarne la vendita

di Lucia Massaro
Secondo Reuters, le vendite dello smartphone LG V50 ThinQ 5G potrebbero essere a rischio. Il motivo sarebbe una controversia legale tra il produttore coreano e il fornitore di chip Qualcomm in vista della scadenza di una licenza ottenuta in precedenza. LG si sarebbe opposta agli sforzi di Qualcomm di non mettere immediatamente in pratica una […]

Indagine antitrust senza precedenti contro Apple, Google, Facebook e Amazon

di Dario D'Elia
Apple, Google, Facebook e Amazon rischiano una radiografia antitrust senza precedenti: Washington ha deciso di fare le pulci alla Silicon Valley e se fosse necessario anche aggiornare le norme sulla concorrenza e sanzionare. Venerdì scorso la stampa ha anticipato il primo sondaggio esplorativo nei confronti di Google, ma ieri David N. Cicilline, presidente dell’House Antitrust […]

Multa Tar a Volkswagen: pagherà 5 milioni di euro per il dieselgate

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen condannata in Italia per lo scandalo dieselgate. Il Tar del Lazio chiude la vicenda giudiziaria sulla sanzione decisa dall’Antitrust. Il Tribunale amministrativo ha confermato la multa di 5 milioni di euro. Volkswagen si è opposta con tutti i mezzi alla multa impugnandola dopo la sua emissione nell’agosto del 2016. Resta in piedi la causa penale promossa dal Codacons contro il colosso tedesco presso il Tribunale di Verona. Da parte sua Volkswagen Italia ha sempre sostenuto la sua massima correttezza nei confronti dei clienti. I 5 milioni di euro si aggiungono agli oltre 30 miliardi tra sanzioni versate e non che Volkswagen è costretta a pagare per il diselgate. Diamo uno sguardo alle motivazioni della sentenza del Tar.


LA CONDANNA
Alla fine arriva anche in Italia una condanna per Volkswagen per lo scandalo dieselgate. L’azienda è finita a processo in tutto il mondo per aver installato, come lei stessa ha ammesso, un software illegale. Questo serviva per modificare le emissioni dei diesel. Vendute anche in Italia migliaia di auto TDI dotate del componente e per questo richiamate in officina. Il Tar del Lazio ha confermato la multa per frode decisa ad agosto 2016 dall’Antitrust. Respinto il ricorso della filiale italiana del costruttore tedesco che contestava la sua correttezza. La multa dell’Antitrust italiana era arrivata dopo le tante segnalazioni delle associazioni dei consumatori. Queste avevano avviato petizioni tra i tanti clienti italiani interessati. L’Antitrust stessa aveva svolto verifiche sull’indagine dell’Agenzia federale americana dell’ambiente EPA. Proprio quest’ultima ha aperto, nel 2015, il dieselgate Volkswagen.

LE MOTIVAZIONI
La sentenza del Tar del Lazio respinge la difesa di Volkswagen.  Nel dettaglio: “La stessa Vw aveva ammesso di aver commesso un grave errore compromettendo il rapporto di fiducia con i consumatori”. Fiducia nel marchio che è stata: “Dirimente ai fini della consumazione dell’illecito.” Insomma la sanzione economica resta quella fissata dall’Antitrust perché decisa “in modo proporzionato e conforme alle disposizioni legislative di riferimento.” Una sentenza in cui le associazioni dei consumatori speravano ma che non le accontenta. Da parte sua il Codacons precisa che: “Si tratta di una sanzione irrisoria lontana dalle pesanti punizioni inflitte alla casa automobilistica da paesi come Stati Uniti e Germania”. Cinque milioni di euro che comunque aumentano il conto per Volkswagen che, per il dieselgate, ha messo mano a 30 miliardi di euro.

COSA CI ASPETTA
Le associazioni confermano che la sentenza del Tar è solo la prima pietra. Il Codacons precisa che è in corso il processo penale presso il Tribunale di Verona che per verificare le responsabilità di Volkswagen. Si tratta di una inchiesta aperta con possibili risarcimenti in arrivo. Gli automobilisti interessati sono infatti parte civile nel processo. Le associazioni lamentano la poca durezza con cui si sono mosse le autorità italiane nei confronti di VW. Va detto che il Tribunale amministrativo avrebbe potuto accogliere la difesa degli avvocati di Volkswagen riducendo la multa. Soddisfatto a metà anche Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione nazionale dei consumatori. Dona chiede l’intervento del legislatore nazionale. La legge dovrebbe prevedere che le multe siano: Superiori all’illecito guadagno e commisurate al fatturato dell’azienda.”

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Google nel mirino dell’Antitrust USA, come è avvenuto in Europa

di Dario D'Elia
L’Antitrust statunitense, secondo Washington Post, starebbe per avviare un’indagine nei confronti di Google. Tre fonti autorevoli hanno confermato al quotidiano che non sono ancora chiari i dettagli dell’operazione, ma spesso in questi casi il tema è quello dell’abuso di posizione dominante. Una criticità che più di sei anni fa è stata messa sotto la lente, […]

Auto usate con chilometri scalati: multa da 30 mila euro ad Auto SMA srl

di Redazione

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Le auto usate vendute con chilometri scalati sono sempre più oggetto di indagini e multe ai rivenditori scorretti. Stavolta finisce con una multa neppure troppo pesante ad Auto SMA srl, l’indagine condotta dall’Antitrust dopo le denunce alla Polizia dei clienti che avevano acquistato auto con la metà dei chilometri scalati.

I FATTI

La vicenda che vede il venditore multimarche Auto SMA srl al centro del provvedimento n. 27780 dell’Autorità Garante ha origine a giugno 2017 con le segnalazioni della Polizia Stradale. Le prove raccolte parlano di auto usate vendute anche con circa 80 mila chilometri in meno di quelli reali prima della vendita. L’ipotesi è di violazione degli articoli 20, comma 2, e 21, comma 1, lettera b) e d), del Codice del Consumo e per Auto SMA srl una condotta commerciale scorretta. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Auto SMA srl non ha verificato che il contachilometri installato sulle auto era manomesso e che i chilometri mostrati fossero reali. Le ipotesi dell’Antitrust sono diventate sempre più consistenti in assenza di alcuna argomentazione difensiva da parte dell’azienda. Mentre le indagini della Polizia Stradale hanno appurato che almeno 7 auto provenienti da autonoleggi o aziende vendute da Auto SMA srl avevano i chilometri scalati.

LE AUTO TAROCCATE SCOPERTE DALLA POLIZIA

Durante il procedimento istruttorio – come riporta l’Antitrust – la Polizia Stradale ha raccolto una serie di denunce, fatture e altra documentazione comprovante che le auto di seguito vendute tra dicembre 2016 e maggio 2017 erano state manomesse:

– “L’Alfa Romeo   Giulietta targata   EM198WD venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  11.500  euro  aveva 76.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 101.806  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “Il Fiat  Fiorino targato   EM473BY venduto  nel  dicembre  2016  al  prezzo  di  6.500  euro  aveva 95.212  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 179.668  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen  C3 targata DR446VX venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  3.690  euro  aveva 85.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 157.000  km quando è passata dalla società Rosati Auto S.r.l. ad Auto SMA srl”.

– “La Fiat Panda targata EH754GG venduta nel  maggio 2017  al  prezzo  di  5.500  euro  aveva  80.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 158.000  km quando è passata dalla società ARVAL  SERVICE LEASE  ITALIA  S.p.A.  ad Auto SMA srl”.

– “La Mini Cooper targata EK423JN venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  14.000  euro  aveva  92.500  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 143.141 km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen C1 targata DE209EC venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  4.350  euro  aveva  68.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 124.530  km quando è passata dalla società  ECO  LIRI  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Volkswagen Golf  targata ES305RJ venduta nel  marzo 2017  al  prezzo  di  14.500  euro  aveva 106.353  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 160.000  km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

LA MULTA DI 30 MILA EURO AD AUTO SMA

Quello dei chilometri scalati è un fenomeno messo sempre più all’angolo sia dalle direttive europee (vedi il certificato di revisione), sia grazie a strumenti come Diogene  di cui abbiamo parlato qui che aiutano i rivenditori a tutelarsi a loro volta dalle auto con chilometri scalati prese in permuta. La condotta di Auto SMA srl però secondo l’Antitrust costituisce una  pratica  commerciale scorretta, in violazione dell’articolo 21, comma 1, lettere b) e d), del Codice del Consumo. Auto SMA “ha ingannato i consumatori aumentando il valore commerciale di tali autovetture, ottenendo conseguentemente ai loro danni un indebito vantaggio economico”. Inoltre ha generato “effetti pregiudizievoli per i consumatori acquirenti non solo al momento dell’acquisto degli autoveicoli quanto anche successivamente” visto che i clienti avrebbero potuto tenere conto di interventi di manutenzione necessari a un chilometraggio reale maggiore nel valutare l’acquisto. In ragione del fatturato dichiarato nel 2017 di 344.805 euro, l’Antitrust ha irrogato una multa di 30 mila euro ad Auto SMA srl. Occhio quindi alla prossima auto che comprate e per non farvi fregare dai chilometri scalati o danni occulti, consultate la guida all’acquisto dell’auto usata con la check list da scaricare.

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Qualcomm ha perso la causa antitrust in USA

di Lucia Massaro
Il giudice Lucky Koh della Federal Trade Commission (FTC) di San José ha emesso la sua sentenza. Le pratiche di licenza sui brevetti messi in atto da Qualcomm violano le leggi antitrust americane. Secondo la Corte, l’azienda di San Diego ha abusato della sua posizione dominante nel settore dei semiconduttori danneggiando la concorrenza. La FTC […]

Android Auto sotto inchiesta: l’Antitrust indaga sul blocco alle colonnine

di Donato D'Ambrosi

.ndroid Auto è sempre più diffuso nelle nuove auto, ma dall’indagine avviata dall’Antitrust non sembra poi così aperto verso le auto elettriche. Il procedimento annunciato dall’Autorità Garante verso Alphabet e Google riguarda una presunta azione di concorrenza sleale nei confronti dell’App di Enel X.

POSIZIONE PREDOMINANTE DI GOOGLE

Google avrebbe negato ad Enel X l’integrazione dell’app sulla piattaforma Android Auto, impedendo così la consultazione della mappa delle colonnine elettriche. Una condotta che per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha tutte le forme di un blocco. Secondo l’Antitrust infatti si potrebbe concretizzare la violazione dell’articolo 102 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) per Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l..

LA MAPPA DELLE COLONNINE E LA RICARICA AUTO RESTANO FUORI

Nei confronti delle 3 società riconosciute tutte sotto l’egida “Google” l’Antitrust ha condotto delle ispezioni con il Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Dalle indagini è emerso – come spiega l’Antitrust – che Google avrebbe bloccato l’integrazione di Enel X Recharge. Enel X Recharge è un’App sviluppata da Enel per dare informazioni e servizi agli automobilisti sulla ricarica delle batterie delle auto elettriche.

LA LOTTA DI POTERE È UFFICIALMEMTE INIZIATA

Si tratta del primo caso ufficiale di blocco all’entrata dopo quello recente di FCA sulle centraline – se sarà confermato dall’istruttoria dell’Antitrust – che riguarda le auto elettriche e connesse. Ancora prima che i servizi su Cloud siano il vero grande business delle Case auto e Aziende dell’IoT si accendono i fuochi di una guerra sull’accesso e il presidio ai dati telematici. Per ora Android Auto permette di utilizzare in sicurezza le app presenti sui device Android attraverso il sistema infotainment dell’auto. Un grosso passo avanti che limita i rischi di distrarsi al volante. Ma come vedremo prossimamente dal report di un’indagine dedicata alle auto elettrificate e connesse, il caso Google rischia di essere solo la punta dell’iceberg che emergerà a breve. Restate collegati.

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My Car No Cost: l’Antitrust indaga sulle auto gratis con pubblicità

di Donato D'Ambrosi

Acquistare un’auto a costo zero è il sogno di tutti gli automobilisti che chiedono un prestito per comprare un veicolo nuovo, e in Italia lo fa almeno l’80%. Se poi qualcuno promette di pagarti anche le rate in cambio di un po’ di pubblicità sull’auto, ancora meglio, no? E’ a grandi linee il servizio My car no cost offerto da Vantage Group S.r.l. e finito sotto indagine dell’Antitrust. L’Autorità Garante ipotizza pratiche commerciali scorrette dietro la promessa di acquisto di un’auto nuova senza costi o quasi.

L’AUTO GRATIS CON LA PUBBLICITA’ SULLA CARROZZERIA

In seguito a una segnalazione di alcune Associazioni di consumatori, l’Antitrust ha avviato il procedimento istruttorio nei confronti della società Vantage Group. Come da prassi l’iter servirà ad appurare se quanto segnalato e ipotizzato corrisponde realmente a violazioni del Codice del Consumo. Le segnalazioni raccolte tra febbraio 2016 e marzo 2019, riguardano l’intermediazione per l’acquisto di veicoli e vendita di spazi pubblicitari da apporre sugli stessi. Intanto bisogna sapere che non sempre è permessa la pubblicità sulle auto, ma in questo caso l’Antitrust ipotizza anche la sussistenza di pratiche commerciali scorrette.

LO SCHEMA A PIRAMIDE CELATO

L’Antitrust spiega che l’offerta “My  Car  No Cost” consentirebbe   di   acquistare   automobili   “a   costo   zero”   (o   fortemente   ridotto), impegnandosi a corrispondere agli aderenti un rimborso mensile. Questo rimborso permetterebbe di coprire la rata mensile dell’autovettura, nonché i costi di assicurazione e carburante. Inoltre questa quota riconosciuta sarebbe anche una remunerazione per la prestazione  di  un  servizio  pubblicitario  sulle  autovetture. L’auto “acquistata” verrebbe coperta di adesivi pubblicitari tramite wrapping, una situazione molto simile a questa di cui abbiamo parlato e che presenterebbe le stesse insidie.

L’ANTITRUST INDAGA SU PROMESSE NON MANTENUTE

Il Carvertising è noto infatti per essere legato alle vendite con schema piramidale in cui prativamente solo chi è più in alto guadagna di più. Riguardo all’offerta My Car No Cost”, sono stati segnalate all’Antitrust condotte potenzialmente ingannevoli. “La falsa prospettazione del completo rimborso di tutte le rate di finanziamento, l’addebito di costi a fronte di servizi destinati a non essere erogati e il carattere piramidale” spiega l’Antitrust. La società Vintage Group intanto può presentare dichiarazioni sulla sua posizione nei termini previsti.

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App Store: Corte Suprema USA dà il via libera a una causa antitrust contro Apple

di Lucia Massaro
La Corte Suprema degli Stati Uniti si è espressa in favore di una causa antitrust contro Apple intentata dai consumatori che accusano il colosso di Cupertino di monopolizzare il mercato delle app per iPhone. L’accusa è di abuso di posizione dominante su App Store, il negozio di app e servizi di Apple, che costringe gli […]

Vodafone, Wind e Fastweb multate per 2,2 milioni di euro: “discriminati conti esteri”

di Alessandro Crea
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una multa complessiva da 2,2 milioni di euro a Vodafone, Wind e Fastweb per aver discriminato gli utenti con conto corrente estero impedendogli di abilitare la domiciliazione bancaria. Più nel dettaglio Vodafone e Wind dovranno versare 800mila euro ciascuna, mentre Fastweb dovrà pagare 600mila euro. Risparmiata […]

Ericsson sotto indagine antitrust in Cina: la febbre 5G colpisce ancora

di Dario D'Elia
L’Antitrust cinese ha avviato un’indagine nel confronti di Ericsson per la sua gestione delle licenze correlate ai brevetti tecnologici delle reti mobili e la 5G. Domenica scorsa almeno 20 funzionari del garante cinese si sono presentati negli uffici di Pechino per raccogliere documentazioni di ogni tipo. Secondo il portavoce di Ericsson Peter Olofsson l’azione si […]

L’Antitrust indaga su Amazon: abuso di posizione dominante?

di Dario D'Elia
L’Antitrust ha avviato un’indagine nei confronti di cinque società del gruppo Amazon, ovvero Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l., per un presunto abuso di posizione dominante (art. 102 del TFUE). Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile […]

Comparatori dei prezzi, Idealo denuncia Google per abuso di posizione dominante

di Dario D'Elia
Idealo ha denunciato Google presso il Tribunale di Berlino per abuso di posizione dominante nel settore della comparazione dei prezzi. L’azienda tedesca a titolo di risarcimento ha chiesto 500 milioni di euro, dopo aver effettuato una stima sui danni subiti. Ma non è escluso che la cifra aumenti quando Google sarà costretta a fornire ulteriore […]

Bmw, VW e Daimler sotto inchiesta: rischiano multa da 1 miliardo di euro

di Antonio Elia Migliozzi

Il mondo dell’auto cambia. Eppure sembra che alcuni brutti vizi dei costruttori siano duri a morire. L’Antitrust europeo ha aperto una indagine a carico di BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen con ad oggetto un’accusa pesante. I tre costruttori tedeschi si sarebbero accordati per rallentare lo sviluppo di soluzioni pulite di mobilità. L’autorità Ue ritiene che le case automobilistiche avrebbero partecipato a un cartello per limitare o ritardare nuove tecnologie per le auto diesel e a benzina. Prima che l’Ue prenda una decisione definitiva sul caso le aziende potranno contestare le accuse. Al momento non si parla ancora dell’entità della possibile multa ma in casa BMW iniziano a circolare numeri. Il brand di Monaco di Baviera si prepara ad una stangata da oltre 1 miliardo di euro. Vediamo i dettagli.

INDAGINI APERTE

BMW ha dichiarato che si sta preparando ad una condanna da parte dell’Antitrust Ue. La somma stimata è di quelle che fanno girare la testa, oltre 1 miliardo di euro. La sanzione potrebbe arrivare dalle indagini sul presunto cartello formato da case automobilistiche tedesche per ritardare l’introduzione di automobili più pulite. Dai primi calcoli una misura di questo tipo inciderà sui risultati finanziari del primo trimestre e dell’intero anno fino al 4,5% dei profitti. Per evitare il peggio BMW ha dichiarato che si opporrà alle accuse “con tutti i mezzi legali”, ma è probabile che la Commissione europea non sarà clemente. Lo scorso settembre l’Ue ha aperto un’indagine contro BMW, Volkswagen AG e Daimler AG accusate di limitare o ritardare lo sviluppo di motori diesel e benzina puliti. Le altre aziende coinvolte non hanno, per ora, considerato la possibilità di una condanna economica.

IL CARTELLO

Dal canto suo Daimler ha detto che non si aspetta una multa per aver collaborato a pieno nelle indagini. Dello stesso avviso anche Volkswagen che ha attivamente aiutato le autorità di regolamentazione e spera di schivare multe. Insomma l’occhio della Commissione europea rimane ben vigile nei confronti del settore automotive. Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, è stata chiara: “Ai consumatori europei potrebbe essere stata negata l’opportunità di acquistare auto con la migliore tecnologia disponibile”. Del resto le regole dell’Ue consentono ai brand di fare squadra solo per migliorare la qualità dei prodotti e non per alterare il mercato. L’accusa di aver formato un cartello era stata lanciata nella rivista tedesca Spiegel. VW, Daimler e BMW si sarebbero incontrate, a partire dagli anni ’90, per coordinare le attività relative alla tecnologia dei veicoli. Lo scopo era limitare i costi e creare una strategia rispetto ai controlli sulle emissioni inquinanti.

ORIZZONTE FOSCO

L’industria automobilistica tedesca è ancora alle prese con le ricadute del dieselgate del 2015 mentre cerca di spingere su auto elettriche e a guida autonoma. I bilanci dei colossi dell’auto se la vedono sempre peggio. VW ha accantonato circa 29 miliardi di euro per le cause legali legate alle emissioni diesel. I danni da risarcire ammontano a oltre 10 miliardi di dollari e ci sono da fronteggiare anche gli investitori scontenti. Dal canto suo Daimler dovrà richiamare circa 774.000 veicoli in Europa per problemi riguardanti le emissioni e rimane oggetto di indagini in Germania e negli Stati Uniti. Non meglio BMW. Il brand ha accettato di pagare una multa da 8,5 milioni di euro dopo che un’indagine ha accertato la presenza di un software errato relativo alle emissioni.

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La qualità delle auto cambia tra i vari Paesi, ma l’UE ha le mani legate

di Donato D'Ambrosi

Ricordate la storiella che le Fiat – per citarne una caso – destinate alla Germania erano meglio accessoriate e rifinite di quelle vendute in Italia? Se da un lato le dotazioni devono rispondere ancora oggi ad ovvi motivi di domanda, la differente qualità costruttiva è invece qualcosa di diverso. Non tutti infatti lo sanno, ma oggi comprare un’auto nuova in un Paese (sbagliato) dell’Unione Europea può rivelarsi un raggiro bello e buono. Il problema della differente qualità delle auto vendute all’interno dell’UE è stato sollevato da un interrogazione sottoposta alla Commissione EU. Il problema non è di poco conto se si pensa che la qualità percepita del Brand dai potenziali acquirenti – come la sicurezza delle autoè una forte leva che condiziona l’acquisto di un modello o un altro.

QUANDO LA QUALITA’ DIPENDE DAI MATERIALI

L’ interrogazione E-00616118 degli eurodeputati Emil Radev e Andrey Novakov del 6 dicembre 2018 ha portato a conoscenza della Commissione EU di doppi standard qualitativi applicati dai Costruttori di auto. E questo a pensarci bene è normale finché restando all’interno delle specifiche costruttive, la differente qualità è influenzata dall’approvvigionamento dei materiali in un’area geografica specifica. Tutt’altro riguarda invece la qualità variabile in funzione del Paese EU in cui è destinata l’auto. In questo caso si potrebbe ipotizzare a un potenziale raggiro. La Commissione Europea questo lo sa, ma non ha alcun potere se le caratteristiche non riguardano ambiente e sicurezza.

DUE PESI E DUE MISURE DEL MARKETING

La risposta chiarificatrice della Commissione EU non si è fatta attendere troppo: il 18 marzo 2019 c’è stata la replica da parte della referente della Commissione EU, Bienkowska. La risposta dice che: “La normativa UE armonizza i requisiti per l’omologazione di nuovi tipi di veicoli, sistemi, componenti e unità tecniche separate. La legislazione europea sull’omologazione prevede i requisiti minimi di prestazione in materia di sicurezza e protezione dell’ambiente. Questa legislazione non impedisce ai produttori di andare oltre i minimi requisiti di prestazione per determinati mercati.”. In sostanza quindi può essere plausibile (e lecito) acquistare un’auto di qualità differente, finché questa variabilità non è pilotata ai danni dei consumatori o per trarne un vantaggio commerciale.

DOVE SI VENDONO LE AUTO MIGLIORI?

E qui entra in gioco la giurisdizione degli organi di sorveglianza per i diritti dei consumatori cui la Commissione EU delega l’attività di controllo. Si legge nella risposta agli europarlamentari sulla qualità variabile delle auto in Europa che, nell’ambito dell’iniziativa “New Deal for Consumers”, la Commissione ha proposto di chiarire la direttiva sulle pratiche commerciali sleali.  Lo scopo è quello di individuare le pratiche commerciali che riguardano la vendita di prodotti identici in tutti gli Stati membri con  composizione o le caratteristiche significativamente diverse. Proprio perché possono rientrare nel campo di applicazione delle norme della direttiva sulle pratiche ingannevoli. “La Commissione però non ha poteri di esecuzione diretta nel settore della protezione dei consumatori. Spetta quindi alle autorità Antitrust competenti degli Stati membri tutelare i consumatori, comprese le norme derivanti dal diritto dell’UE”. La domanda scontata sarebbe: dove è meglio comprare un’auto? Non si sa, anche perché questo svelerebbe pratiche poco trasparenti dei Costruttori. Ma forse siamo molto vicini a scoprirlo. Intanto leggi qui la guida sull’importazione auto dall’estero.

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Antivirus Android, due terzi sono inutili

di Luca Colantuoni

Android è il sistema operativo mobile più diffuso al mondo, quindi è diventato uno dei bersagli preferiti dai malintenzionati. Gli utenti possono scegliere tra numerosi antivirus (gratuiti e non), ma sul Google Play Store sono disponibili molte app inutili. AV-Comparatives ha analizzato 250 soluzioni di sicurezza, scoprendo che circa due terzi di esse non servono a nulla.

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Mega multa ad Autoliv e TRW: 368 milioni per i prezzi di airbag e cinture

di Donato D'Ambrosi

L’Antitrust europeo ha raggiunto un verdetto sull’indagine avviata qualche mese fa che riguardava i prezzi degli airbag e delle cinture di sicurezza venduti alle Case costruttrici di auto. Il provvedimento del Garante ha individuato il coinvolgimento diretto di Autoliv, TRW e Takata, che hanno accettato di pagare una multa e chiudere la faccenda. L’episodio mette però apre uno squarcio sulla legittimità del mercato di sistemi che dovrebbero garantire la sicurezza di milioni di persone.

LA MULTA A TRW E AUTOLIV Come riporta il New York Times, i tre Costruttori di airbag e cinture di sicurezza hanno patteggiato un’ammenda equivalente a 368 milioni di euro, dopo aver ammesso la loro colpevolezza. Ma solo Autoliv e TRW saranno destinatari del provvedimento, essendo Takata fallita proprio a causa dello scandalo globale degli airbag difettosi. L’azienda giapponese è ormai nelle mani di KSS (Key Safety Systems), colosso statunitense nella produzione di sistemi di ritenuta e di sicurezza per auto.

BMW E VOLKSWAGEN TRA I PIU’ COLPITI L’Antitrust europeo avrebbe accertato l’intesa delle tre aziende nel fissare i prezzi di airbag e cinture di sicurezza, contravvenendo alle regole sulla concorrenza. Tra i Costruttori maggiormente penalizzati dal cartello sui ricambi ci sarebbero le Case Volkswagen e BMW, essendo committenti di volanti, airbag e cinture di sicurezza.

13 MILIONI DI PERSONE PENALIZZATE DAI CARTELLI “(I cartelli, ndr)Danneggiano i consumatori europei e incidono negativamente sulla competitività del settore automobilistico europeo, che impiega circa 13 milioni di persone” dichiara Margrethe Vestager, commissario per la concorrenza. L’invito della Commissione che controlla la concorrenza nell’UE a qualsiasi persona o azienda interessata dalle azioni dei due cartelli è di costituirsi e chiedere un risarcimento in tribunale.

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TIM, Wind Tre e Fastweb nel mirino dell’Antitrust

di Filippo Vendrame

TIM, Wind Tre e Fastweb sono finite nuovamente nel mirino dell’Antitrust. Come è possibile leggere all’interno dell’ultimo bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, agli citati provider sarebbero contestate alcune violazioni al Codice di Consumo per quanto concerne le loro offerte di connettività in fibra ottica. Più nello specifico, TIM, Wind Tre e Fastweb non avrebbe rispettato alcune precedenti delibere dell’Autorità.

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UE, multa da 570 milioni a MasterCard

di Filippo Vendrame

L’Antitrust europeo ha comminato una pesantissima multa di 570 milioni di euro a MasterCard per abuso di posizione dominante. Come evidenziato all’interno di un comunicato stampa della Commissione Europea, MasterCard avrebbe limitato la possibilità per i commercianti di beneficiare delle migliori condizioni offerte dalle banche all’interno del mercato unico, in violazione delle norme antitrust dell’UE.

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Google, in arrivo nuova multa UE per AdSense

di Marco Locatelli

Google potrebbe dover pagare una nuova, salatissima multa comminata dall’Unione Europea. Questa volta ad aver fatto “arrabbiare” l’UE un utilizzo improprio della piattaforma pubblicitaria Google AdSense.

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