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Forest Live Wallpaper offre uno sfondo minimale animato dal clima e con effetto parallasse

di Gerardo Orlandin

Forest Live Wallpaper è un'applicazione che permette di personalizzare smartphone e tablet con uno sfondo animato che mostra un paesaggio montano nelle varie stagioni e condizioni climatiche. Lo sfondo ritrae una foresta con alberi che si muovono in base al vento e un cielo che cambia dal tramonto all'alba seguendo il ciclo giorno-notte naturale in base alla posizione.

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Live Wallpaper iPhone: dove scaricarli

di Alessio Salome
Attualmente, sulla piazza è possibile trovare diverse applicazioni iOS che permettono di personalizzare il proprio smartphone o tablet applicando degli sfondi animati davvero particolari. Con questa guida odierna abbiamo deciso di selezionare le migliori dove leggi di più...

Parallax 3D Wallpaper è uno sfondo 3D con effetto parallasse controllabile tramite giroscopio

di Gerardo Orlandin

Parallax 3D Wallpaper è un'applicazione che permette di personalizzare smartphone e tablet con uno sfondo animato realizzato con un effetto parallasse che crea un effetto 3D. Lo sfondo mostra un paesaggio montuoso invernale con il cielo stellato nei vari momenti del giorno e della notte. L'applicazione sfrutta il giroscopio del dispositivo per consentire all'utente di muovere l'inquadratura inclinando lo smartphone e osservare un suggestivo effetto parallasse.

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Purl: il nuovo cortometraggio Disney-Pixar è disponibile online

di Raffaele Giasi
Disney-Pixar ha recentemente pubblicato in rete il suo nuovo cortometraggio animato, Purl, il primo all’esordio del nuovo progetto interno chiamato “SparkShorts”, che ha come obiettivo quello di alimentare e scoprire nuovi talenti e nuove tecniche nel campo dell’animazione digitale. Purl, della durata di circa 8 minuti, racconta di un tenero gomitolo di lana rosa che […]

Sfondi animati iPhone: come crearne uno

di Valentino Viscito
Gli sfondi animati si stanno facendo sempre più spazio fra gli schermi degli utenti Apple. Infatti sono sempre maggiori gli utenti, in possesso di iPhone X e iPhone XS, che usufruiscono di questi ultimi. Gli leggi di più...

Recensione: Dragon Trainer – Il mondo nascosto, l’ultima avventura di Hiccup e Sdentato

di Raffaele Giasi
Dragon Trainer – Il mondo nascosto arriva nelle sale, e con esso ci viene offerta la conclusione della storia che ci ha legati alla crescita, ed alle vicende, del duo di Hiccup e Sdentato, una coppia che ha riscritto il rapporto tra uomo e drago tipicamente inteso, andando oltre lo stereotipo della caccia e della […]

Adrian: la serie di Celentano è stata un evento, ma per i motivi sbagliati

di Raffaele Giasi

Dopo un’attesa durata anni (almeno per i fan duri e puri del Molleggiato), Adrian, ovvero la serie animata scritta, diretta, doppiata, prodotta e forse anche disegnata (visti i risultati) da Adriano Celentano, fa infine il suo debutto in TV. Un debutto che, ci dicono, ha vinto la serata delle reti in chiaro battendo, per altro, Ultimo Tango a Parigi e Bastardi Senza Gloria. Mica poco.

Nonostante tutto, però, Adrian si è dimostrato un prodotto a dir poco scadente dal punto di vista qualitativo, mostrando il fianco a tutta una serie di problemi che, si sia fan o meno, sono stati evidenti a tutti, tanto da avviare un teatrino tipico di Internet, fatto di battute caustiche, critiche e soprattutto meme.

A questo punto vorrei aggiungere una premessa: chi vi scrive non aveva alcuna intenzione di dare spazio al prodotto di Celentano, e il perché è presto detto: la ricetta per il disastro era infatti ampiamente prevedibile, non fosse bastata la defezione di Sky di qualche anno fa dal progetto (investitore originale, ricordiamolo), o i più recenti spot televisivi messi su nel bagno di Celentano con l’aggiunta di effetti a la After Effects. Adrian, insomma, molto difficilmente poteva essere qualcosa di sensato e dignitoso, e lo diciamo con il massimo rispetto per i nomi coinvolti tra cui, ovviamente, il Maestro Milo Manara.

Adrian – Promo con Adriano Celentano

Adrian, la serie.Dal 21 e 22 gennaio, su Canale 5.

Publiée par Adrian La Serie sur Mardi 15 janvier 2019

Adrian, diciamolo subito, è stato uno spettacolo di una bruttezza rara, eppure credo abbia raggiunto pienamente il suo scopo: creare quell’hype mediatico a metà tra ammirazione, fascinazione e sdegno che è poi tipico degli show televisivi di Celentano, non ultimo il suo controverso Rockpolitik. Una ricetta stra-abusata dal cantante lombardo, che da sempre mette al centro dei sui prodotti un ego affascinante e smisurato, ad uso e consumo del suoi fan. Piaccia o meno è la sintesi della rock star e Celentano, con tutta probabilità, è forse l’unica vera rock star su modello americano che il nostro Paese abbia mai avuto. Questo va detto e va, in qualche modo, ammirato.

Adrian – Trailer Date – 1

Adrian, la serie. Su Canale 5, dal 21 e 22 gennaio 2019.

Publiée par Adrian La Serie sur Lundi 14 janvier 2019

Nonostante ciò, una ben nota regola di Internet dice che “se una cosa è vittima di un meme, o se diventa essa stessa un meme, allora è famosa”, e in effetti è difficile negare che nella sua mediocrità strutturale (trama, animazione, regia, montaggio) Adrian sia, in questo momento, di per sé una produzione già così famosa da aver oscurato buona parte dell’animazione italiana più recente. Fa male, fa molto male, ma è così. Di Gatta Cenerentola, il bellissimo film animato nostrano ad opera di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone – giusto per citare uno dei prodotti più belli e meritevoli della nostra (scarsa) cultura animata – si è parlato giusto il tempo di una messa in sala e di qualche premiazione. Di Adrian – mi verrebbe da dire “ahimè” – si parlerà probabilmente per mesi, se non per anni, non fosse altro per l’eco che genererà nel panorama della produzione televisiva in cui, è facile prevederlo, si aprirà certamente un dibattito.

L’Orwell fatto in casa

E dunque, di che parla questo Adrian? Qual è la trama? A voler cercare una logica in un montaggio quanto mai “eclettico”, la storia è quella di un giovane Celentano, reimmaginatosi nel futuro e con alla base un qualche rimando autobiografico, almeno a sentire l’artista. 

Adrian la serie

L’anno è il 2069, e la città è una Milano distopica che pare voler per forza attingere all’immaginario di Blade Runner e opere annesse. Al vertice c’è un potere corrotto e di orwelliana memoria, che vigila sulla gente affinché si comporti come deve, che resti fedele al regime e che non pensi troppo con la propria testa.

Il nostro protagonista è Adrian, un Celentano di parecchio più giovane che di mestiere, come il Molleggiato in gioventù, fa l’orologiaio, o almeno ci prova, visto il carattere “infoiato” della sua compagna Gilda (una Claudia Mori procace e impulsiva, re-immaginata dall’arte di Manara). Seguiamo quindi le vicende, in gran parte sconclusionate, di Adrian che cerca di fare da buon vicino alla piccola comunità di via Gluck, dove sembra che le persone si confidino con lui quando in cerca di soluzioni ai problemi di cuore, Milano intanto è in attesa del concerto di fine anno, monumento del regime totalitario che aleggia sulla città perché, pare, sia capace di sedare anche gli animi meno propensi al controllo. Tra montaggi a dir poco scialbi e approssimativi, ed un uso svogliato della tecnica del motion comics sulle tavole di Manara, con un rapido giro di boa si arriva al fatidico concerto, che vedrà sul palco tale Johnny Silver, un cantante glam rock del futuro che per motivi oscuri canta pezzi dei Negramaro con la voce di Giuliano Sangiorgi. È sempre il 2069, non dimentichiamolo. Preso il posto di Silver sul palco, Adrian incanterà le folle con il suo pezzo “I Want to know”, scatenando per motivi oscuri l’ira del regime che costringerà l’orologiaio e la sua compagna alla fuga.

Adrian La Serie – trailer promo

Adrian, la serie evento ideata, scritta e diretta da Adriano Celentano.A gennaio su Canale 5.

Publiée par Adrian La Serie sur Vendredi 4 janvier 2019

Se la trama vi sembra quanto mai sconclusionata e banale non temete, sembra esattamente quello che è. Eppure il problema non è neanche questo. Se Adrian fosse stato un prodotto privo di una logica narrativa o, come poi è, una mera accozzaglia di stereotipi e cliché mal argomentati (per dire il più celebre, il palazzo della “Mafia International” che troneggia su una futuristica Napoli in preda al degrado e al pattume) allora avremmo archiviato il tutto per quello che è: una prova di raro e sublime imbarazzo.

Il problema è constatare che al netto dei nomi coinvolti, Adrian si sia dimostrato indecente anche e soprattutto sotto il profilo tecnico e dell’animazione in generale, a fronte per altro di un budget di tutto rispetto (c’è chi dice 13 milioni di euro, chi dice 20, chi addirittura di più). Le animazioni sono approssimative e tutto ciò che non è figlio diretto dell’arte di Manara, ovvero il character design, è brutto, scomposto, anatomicamente inesatto. 

Adrian la serie

È un peccato. Non solo per i nomi coinvolti di immensa caratura tecnica, ma anche e soprattutto perché Adrian ha avuto in effetti un pregio, ovvero quello di portare all’attenzione del pubblico un prodotto animato che, in effetti, è di molto distante dal tipico consumo televisivo in prima serata. A questo va aggiunto che parliamo di un prodotto firmato, in parte, da Manara, un artista dal tratto sottile ed erotico, le cui figure femminili sono sempre sensuali e disinibite. Celentano, insomma, solo perché “è Celentano”, ci ha portato in TV un cartone animato fimato Manara e in prima serata, e non solo questo è ricco di scene osé e senza censure (tranquilli, son già partite le critiche), ma ha anche attirato su di sé una grande attenzione mediatica.

Adrian – La serie evento

Come ti chiami?Non l'ho detto#Adrian, a gennaio su Canale 5

Publiée par Adrian La Serie sur Vendredi 14 décembre 2018

La cosa più curiosa di questa faccenda, è che Adrian non è quel “salto dello squalo” che molti ritengono all’interno nella carriera di Celentano. Il prodotto, per quanto orribile e stereotipato, è anzi perfettamente in linea con la filosofia del personaggio, con le sue esagerazioni, e persino con la sua “sperimentazione”.

La sintesi è che al di là della bruttezza, Celentano abbia perfettamente raggiunto il suo scopo: enfatizzare ancora una volta il culto di se stesso. In tal senso Adrian è un prodotto quasi evangelico per il pubblico celentaniano che, non a caso, ne ha apprezzato lo stile e la “sintesi”. Quel che però non va fatto è credere che tutto questo sia il fenomenale esperimento di una figura iconoclastica, che voglia in tutto e per tutto rompere lo schema televisivo e la sua presupposta mediocrità. Mai nulla fu più errato: Adrian è semplicemente il risultato diverso di una formula che Celentano ha sperimentato (già con successo) agli albori della sua carriera televisiva. Semmai va studiato quanto abbia senso continuare a proporre al suo pubblico la formula della sua auto-celebrazione ma, come si suol dire “chi nasce tondo non può morire quadrato”. Ben inteso che il nostro parere si è espresso solo dopo il primo episodio, ci pare francamente molto difficile che la situazione si possa ribaltare. In ogni caso i nostri sinceri auguri a chiunque vorrà continuare a flagellarsi per le restanti puntate che, ci dicono, saranno ben 10.

Carmen Sandiego e Netflix: l’esempio di come va fatto un remake

di Raffaele Giasi

Dov’è finita Carmen Sandiego? Ce lo siamo chiesto per 20 anni più o meno, e nessuno si era degnato di darci una risposta. Qualcuno di voi, probabilmente, dovrà addirittura fare un passo indietro e chiedersi: chi è Carmen Sandiego? La domanda è comprensibile, perché lo show è stato vincolato ad una visibilità brevissima, consumata in appuntamenti domenicali la cui continuità, come di costume per l’epoca, non era il punto forte.

Facile quindi che il clamore per il nuovo show animato di Netflix sia, per molti, incomprensibile e ingiustificabile, specie quando si scopre che, come altri cartoon squisitamente anni ’90 (pensiamo ad esempio a Capitan Planet), dietro le avventure dell’avvenente ladra in rosso ci fosse in realtà uno show educativo, in questo specifico caso legato alla geografia ed alle nozioni ad essa legate.

In modo anomalo persino per l’epoca, inoltre, Carmen Sandiego muoveva in realtà i suoi passi direttamente dal mondo dei software educativi, quelli insomma a metà tra una enciclopedia interattiva ed un videogame, il cui scopo era quello di scovare la ladra in giro per il mondo, vestendo i panni di un anonimo e silenzioso agente dell’agenzia A.C.M.E., da sempre sulle tracce dell’inafferrabile donna in rosso e della sua criminosa organizzazione, la V.I.L.E..

Di quei software rimane oggi molto poco, del cartoon è invece rimasto un segno indelebile in buona parte del mondo, complice un ottimo mix di azione e avventura, e l’abilità nella sceneggiatura di non rendere le informazioni offerte dallo show leziose o noiose. Il fulcro, poi, era l’ovvia fascinazione per la misteriosa Carmen Sandiego, a metà tra ladra e anti-eroina, e avvolta da un mistero fitto su quelli che erano i suoi progetti e le sue motivazioni. Personaggio che all’epoca fu doppiato dall’attrice Rita Moreno che, per l’occasione, è stata reclutata nel cast del nuovo show partecipando ad un simpatico “passaggio di testimone”. Oltre non diremo, scoprite voi quale.

Data la nostalgia che pervade i prodotti di questi anni, e soprattutto una fan base che, silenziosamente, è sempre rimasta molto legata allo show, Netflix ha ben pensato di accaparrarsi i diritti del brand, che è covato nel cuore degli spettatori come una vera e propria “sleeping hit”, nell’attesa che la prima parte dei 22 episodi commissionati (parte di un progetto più ampio che prevederà addirittura un film live action) arrivasse finalmente sulla piattaforma, la qual cosa è successa poi il 18 gennaio, con il rilascio della prima stagione da – purtroppo – soli 9 episodi.

Con la lungimiranza che (quasi sempre) la contraddistingue, Netflix ha però deciso di non sprecarsi in una mera riproposizione del canovaccio originale, ed anzi è partita con l’intenzione di dare alla Sandiego un’identità più solida di quanto non le fosse stato concesso in origine, tanto che la domanda d’apertura, ovvero, “chi è Carmen Sandiego?”, è il leit motiv che muove, silenziosamente, la trama di questa intera prima stagione.

La pecora nera

Scegliendo la strada del reboot, Netflix ha sviluppato questo progetto con il chiaro intento di far collimare due esigenze: la prima è quella di uno show animato ad uso e consumo di un pubblico molto giovane, idealmente dai 7-10 anni in su. La seconda, quella di creare uno show che potesse comunque essere gradevole per i fan che, ad occhio e croce, si aggireranno oggi tutti attorno alla trentina, se non di più. La missione, dunque, non era per nulla semplice, ma è un gran piacere ammettere che è in gran parte riuscita, a patto ovviamente che ci si approcci allo show senza troppe pretese dal punto di vista narrativo sebbene, vi sia chiaro, la serie è scritta più che degnamente, ed offre persino qualche colpo di scena molto apprezzabile.

La storia è quella di una giovane che viene adottata in tenerissima età da una congrega di ladri più o meno senza scrupoli, la V.I.L.E. per l’appunto, che si occupa di formare i manigoldi di domani su di un’isola segreta nei pressi delle Canarie. La bambina, che verrà identificata con il nome in codice “pecora nera”, per il suo carattere incontrollabile e a volte persino molesto, crescerà quindi in un mondo di ladri, di cui crescendo comincerà a condividere le mire e le ambizioni. Raggiunta l’età giusta per poter frequentare la scuola della V.I.L.E. la ragazzina comincerà pian piano a porsi delle domande sul senso del furto e sulle mire dei suoi genitori adottivi, ovvero il corpo docenti della congrega, maturando quei pensieri che la porteranno poi a crearsi una nuova identità, quella di Carmen Sandiego, l’inafferrabile ladra in cappotto e fedora rossi, doppiata per altro con grande verve dall’attrice Gina Rodriguez.

Accompagnata dai fratelli Zack e Ivy, e supportata a distanza da un ragazzo, nome in codice “Player”, Carmen comincerà la sua carriera di furti in giro per il mondo, in una lotta continua con i suoi ex “compagni di scuola” e cercando al contempo di eludere la caccia ad opera dell’Interpol che ha fatto della Sandiego la ricercata numero 1 in tutto il mondo.

La serie, insomma, getta nuova luce sul personaggio, ed a differenza del passato ci offre molte informazioni originariamente ignote sul passato di Carmen, sulla sua crescita, la sua formazione e sul perché si sia dedicata al furto. I primi due episodi, in particolare, sono un vero e proprio prequel alla serie, tant’è che entrambi non presentano sigla e si chiamano “Becoming Carmen Sandiego”, offrendo quindi a spettatori vecchi e nuovi tutte le informazioni sulla affascinante ladra e sulle vicende antecedenti all’inizio della trama orizzontale che, dunque, va intesa quasi come in “media res”, lasciando volutamente un vuoti indefinito tra la fine degli “studi” di Carmen e la sua nuova vita.

Carmen Sandiego

La storia funziona e coinvolge. Ogni episodio dal terzo in poi è strutturato secondo lo schema dei “caper”, ovvero di quei racconti di escapologia che, in termini animati, sono stati meravigliosamente sviluppati dalla tradizione del Lupin III di Monkey Punch e che prevedono, come da canovaccio, furti impossibili e fughe ancor più sofisticate. Proprio Lupin III, inoltre, è evidentemente una delle bussole dello show, tanto che certi trucchi, certe situazioni, e persino certi personaggi sembrano rifarsi a Monkey Punch in modo evidente, ma mai farsesco, come è il caso di un personaggio specifico: il poliziotto dell’Interpol Chase Devineaux, permeato di quell’aura a la “Ispettore Zenigata” che non guasta e non disturba mai.

Old but gold

Progettato da Duane Capizzi, ovvero uno dei talentuosi showrunner animati degli anni ’90 (suo, per dirne uno, il bellissimo Darkwing Duck), Carmen Sandiego riprende tutti quegli stereotipi dell’animazione dell’epoca che hanno reso grande, ad esempio, i contenitori pomeridiani made in Disney e Cartoon Network, offrendo un connubio apprezzabile di avventura, mistero e divertimento, senza mai scadere in un prodotto infantile o pretestuoso, ma anzi riuscendo sempre a mantenere un ottimo equilibrio tra dialoghi ed azione, tale da rendere, come detto, lo show del tutto digeribile anche ad un pubblico decisamente più in là con gli anni rispetto al target d’origine.

Carmen Sandiego

Allo stesso modo, dalla scuola di Cartoon Network, Carmen Sandiego eredita una direzione artistica estrosa, fatta di disegni dai bordi sottili, quasi inesistenti, e da personaggi dalle forme squadrate, il cui tratto richiama alla mente il meraviglioso lavoro che fu di Genndy Tartakovsky per il suo immenso Samurai Jack da cui, per altro, Carmen Sandiego eredita persino la composizione dell’animazione. La differenza sostanziale si gioca tutti sui colori, che se per Jack erano volutamente “piatti”, quasi monodimensionali, qui invece trovano profondità grazie al sovente uso di pennellate digitali, che donano spesso ai colori anche una certa “porosità”, ed arricchendo il tutto con delle ottime luci digitali. L’effetto è interessante, complice un’animazione che non è mai approssimativa, ed anzi riprende quello stile anni ’90 in modo del tutto voluto, replicandone persino i velati difetti, come piccoli problemi di definizione in situazioni di zoom esagerato. Piccolezze, per altro assolutamente volute e non frutto, come qualcuno potrebbe pensare, di una qualche mollezza creativa.

Carmen Sandiego

Intrigante, infine, il recupero dal passato di tutto quel che era parte della serie originale, riconfigurato però ad uso e consumo del racconto odierno: ritroviamo quindi Zack e Ivy ma, come detto, anche “Player”, che in origine altro non era che il videogiocatore dei vari software educativi, e che qui invece assume l’aspetto di un personaggio vero e proprio, per altro doppiato in lingua originale dal giovane ma talentuoso Finn Wolfhar, ovvero il Mike di Stranger Things. Ma soprattutto ritorna la geografia, ritorna il concetto di nozione ed educazione all’avventura che, per quanto oggi forse meno impattante che in passato, riesce a trovare il suo spazio nello show senza troppe forzature, utilizzando di nuovo il pretesto dei viaggi di Carmen in giro per il mondo.

Carmen Sandiego, insomma, è tornata, ed è in gran forma. Per l’occasione Netflix ha messo in piedi uno show apprezzabile sotto diversi punti di vista, dal piano meramente narrativo, che non gioca mai troppo forzatamente sulle citazioni passate per intrigare lo spettatore più stagionato, a quello artistico, con uno show colorato, brillante e così gradevolmente “retrò” nella sua scelta di mettere in luce le competenze del network nel campo dell’animazione tradizionale. A dirla tutta l’unico neo è proprio la brevità della stagione, che chiudendosi con un ricco climax dopo solo 9 episodi, lascia lo spettatore un po’ amareggiato per la voglia di vedere e saperne di più. Uno smacco che è purtroppo figlio della produzione serrata della piattaforma che, già con Castlevania, aveva mostrato il fianco alla stessa problematica. Un difetto da “poco” se vogliamo, se non fosse la mancanza di una data certa per la release della seconda stagione, già in produzione praticamente dall’annuncio.

Non molto è rimasto di Carmen Sandiego, se non a prezzi esorbitanti, per fortuna di recente Funko ha messo in commercio un bellissimo Pop dedicato alla affascinante ladra!

Tanti auguri Braccio di Ferro! 90 anni di botte e spinaci!

di Raffaele Giasi

90 anni e non sentirli, e siamo certi che trattandosi di Braccio di Ferro quei 90 saranno davvero leggeri come piume, a patto di avere Olivia al proprio fianco e una scatola di spinaci in tasca, pronta da accartocciare all’occorrenza per recuperare le forze.

Ebbene sì, Popeye compie 90 anni, giusto un passetto indietro rispetto a Topolino che, come ricorderete, proprio lo scorso anno ha spento le 90 candeline. Ovviamente, c’è da dirlo, il successo del secondo ha nettamente surclassato il primo, nonostante Braccio di Ferro sia stato per buona parte della sua vita una star di primissimo piano, sempre pronto a gettarsi a capofitto nell’azione per la sua Olivia, alle calcagna del perfido Bluto.

Nato il 17 gennaio del 1929, Braccio di Ferro è frutto della penna e della fantasia del fumettista Elzie Crisler Segar, personaggio a dir poco seminale nella storia del fumetto americano, specie perché tra i partecipi della riscrittura del tipico canovaccio del racconto d’avventura a fumetti. Eclettico nel campo delle arti, Segar nasce in una famiglia umile ma non povera, in cui suo nonno aveva aperto una piccola compagnia di distribuzione dell’olio d’oliva. Un ricordo che per Segar doveva essere piuttosto piacevole, perché proprio alla memoria di suo nonno dedicò poi il personaggio di Olivia e Castor Oyl, quest’ultimo da non confondersi con il personaggio da noi noto come “Poldo” (J. Wllington Wimpy in lingua originale), e protagonista delle strisce comiche di Segar per circa un decennio, salvo poi essere praticamente archiviato come personaggio del tutto secondario.  Inequivocabilmente, i due personaggi di Olivia e Castor, come noterete, hanno assonanze con la questione dell’olio d’oliva, per la serie “strano ma vero”.

Famiglia Oil

Seguendo un corso per corrispondenza per affinare la sua tecnica di disegno, Segar comincia quindi a farsi notare nel campo, ottenendo consenso addirittura da Richard Felton Outcault che, in quanto padre di Yellow Kid (aka una delle strisce comiche più popolari del fumetto statunitense, convenzionalmente ritenuta la prima comic strip per antonomasia) godeva già all’epoca di grandissimi consensi. Outcault spinge il ragazzo verso la carriera da fumettista, e proprio grazie ad una raccomandazione di quest’ultimo Segar ottiene il suo primo lavoro nel 1916 sul The Chicago Herald. Grazie proprio alle pubblicazioni sull’Herald, viene infine notato dal magnate della stampa William Randolph Hearst, che trovando le strisce del giovane spassose e divertenti, gli chiede di lasciare Chicago per trasferirsi a New York, promettendogli lavoro su di una nuova striscia a fumetti sotto l’etichetta della sua King Features Syndicate, ovvero quella che è ancora oggi la più grande azienda di contenuti editoriali degli Stati Uniti.

La KFS, in sostanza, si occupava (e si occupa a tutt’oggi) di creare contenuti di intrattenimento per giornali e riviste, tra cruciverba, fumetti e column culturali, e nel 1919 la società lancia il suo contenitore di strips chiamato “The Thimble Theatre”, pubblicato sul The New York Journal. In buona sostanza una serie umoristica e avventurosa senza un vero protagonista, ma con un mucchio di personaggi ricorrenti tra cui Castor Oyl, un avventuriero che diventerà, poi, fratello della ben più celebre Olivia e l’intera famiglia Oyl, poi persasi del tutto in anni ed anni di storie.

Thimble Theatre

The Thimble Theatre va avanti così per ben 10 anni, e sono anni in cui Segar si afferma come talento del fumetto comico, tanto che, in pratica, The Thible Theatre diventa uno spazio a suo uso e consumo in cui si diverte a introdurre, sperimentare, cercare di rinnovarsi di continuo. Mentre era al lavoro su di una nuova storia di Castor, Segar pensa ad un personaggio che possa accompagnare l’avventuriero per mare, ad un marinaio dunque, immaginato seguendo un po’ quello che è lo stereotipo dell’uomo di porto che poi, paradossalmente, si incollerà addosso allo stesso Braccio di Ferro.

Burbero ma probabilmente di buon cuore, con una parlata sgangherata data da un accento lontano e non meglio identificabile, tatuato e muscoloso, ovviamente guercio in conseguenza a chissà quale disavventura, sbrigativo nei modi ma non per questo rozzo. Nasce così Popeye, e doveva essere solo l’avventura di un attimo per il nuovo personaggio che esordisce attraverso la storia “La gallina fischione africana”.

braccio di ferro prima strip

Per l’autore doveva essere un comprimario, ma inspiegabilmente il pubblico lo ama subito e così potentemente da convincere l’autore e l’editore a farlo tornare, complice la possibilità di aumentare le vendite del quotidiano tanto da convincere la KFS ad archiviare il contenitore umoristico per dedicare le strisce al solo personaggio. Nasce quindi la striscia “Popeye”, in cui il personaggio viene meglio definito seppure sia di molto lontano da quello che è oggi l’ideale di Braccio di Ferro.

Il personaggio in questa fase, per dire, non ha a disposizione la proverbiale e magica scatola di spinaci con cui venir fuori dai guai, ed anche le scazzottate tipiche dei cartoni animati verranno molto dopo. Le storie di Segar sono complesse, sfaccettate, e prevedono un gran numero di personaggi che, pian piano, andranno ad ampliare il cast delle avventure di Braccio in un totale di circa 30 storie che, secondo il canovaccio dei quotidiani dell’epoca, si articolavano in strip che erano sì fatte e finite, ma che andavano in realtà ad incastrarsi in una trama orizzontale molto più ampia, in cui attraverso le pagine della domenica si offriva un quid in più.

Popeye

I lunghi archi narrativi si susseguono per ben 9 anni, ovvero sino alla morte di Segar che, ammalatosi di leucemia, morì troppo presto per assistere alla successiva e potente consacrazione del suo personaggio. La leucemia se lo portò via nel 1938, all’età di appena 43 anni.

Braccio di Ferro però non si ferma, e la sua eredità fu raccolta da diversi autori. Tom Sims, Ralph Stein, Doc Winner, con un passaggio progressivo da una utore all’altro si arriva al 1959 che Popeye è ormai una semplice striscia umoristica, come tante altre ne erano nate nel corso degli anni su spinta proprio di Braccio e compagni. Il personaggio ha perso la fascinazione per l’avventura, e le storie hanno conseguentemente perso la loro complessità. Una svolta arriverà però proprio nel ’59, quando il roundabout di autori porterà Bud Sagendorf a capo della striscia. Sagendorf, che già aveva lavorato come assistente proprio di Segar, si rende conto del calo che il personaggio ha subito e lo fa ritornare alle origini, infondendo nelle storie una nuova forza e una grande vitalità, tali da far tornare Popeye in cima alle preferenze dei lettori, e consacrando Sagendorf come unico erede dell’autore originale, tanto che il buon Bud resterà al timone per quasi trent’anni, traghettando il personaggio sino alla metà degli anni ’80, permettendo così a Braccio ed ai suoi amici di poter passare alle nuove generazioni di lettori e, soprattutto di spettatori.

Benché in America Braccio di Ferro sia ancora una strip di successo, nel resto del mondo il personaggio è infatti arrivato per mezzo dei cartoni animati, che a partire dal 1933 furono prodotti, rigorosamente in bianco e nero, sotto l’etichetta dei Fleischer Studios di Max e Dave Fleischer.

Fu grazie ai cartoni animati, per altro, che il personaggio acquisì una sua caratteristica fondamentale, poi trasposta anche nei fumetti, ovvero la passione per gli spinaci, dotati di così tanto ferro da permettergli di diventare forte in modo istantaneo. Ovviamente non era vero, gli spinaci sono infatti ricchi di vitamine più che di ferro, come poi studiarono alcuni intorno agli anni ’90, ma l’idea di una forza presa dalle verdure fece la fortuna dell’industria degli spinaci che grazie a Braccio di Ferro aumentò le sue vendita di oltre il 30% in pochissimo tempo, tanto che in due diverse città americane fu eretta (ed è ancora in piedi) una statua al personaggio.

I bambini si avvicinarono alle verdure, e Braccio di Ferro fu modificato anche sulle strisce a fumetti affinché la sua forza (fin dalle origini misteriosa e quasi “magica”) avesse una giustificazione concreta. Il resto, come si sul dire è storia, negli anni ’70 fu prodotta una nuova serie a cartoni animati sotto l’egida di Hanna & Barbera, e più tardi, nel 1980, fu messo in piedi la prima produzione cinematografica dedicata al personaggio in cui, magari lo saprete, fece il suo debutto l’attore Robin Williams, che ai suoi esordi fu uno sgambettante e danzante Braccio di Ferro, in una interpretazione non così nota, ma che già lo definì come straordinario talento della comicità caratteristica.

Il resto, come si suol dire, è storia e tra alti e bassi Braccio di Ferro è sopravvissuto sino ad oggi, di tanto in tanto per mezzo di un qualche nuovo progetto multimediale tra TV, videogame e quant’altro, altre volte semplicemente per mezzo della carta stampata che gli ha dato vita, fama e fortuna.

Braccio di Ferro arriva insomma a 90 anni con qualche acciacco, forse in modo meno disinvolto rispetto a Topolino, ma ancora pregno di quello spirito fanciullesco e avventuroso che gli era stato conferito in origine dal suo creatore. Mai archiviato in america, per i suoi 90 anni Popeye festeggerà nel nome di un passaggio di testimone, che cercherà di riavvicinare il pubblico più giovane alle sue avventure, cercando di mantenersi di molto vicino a quello stile originale, a volte un po’ impacciato, che gli permise di entrare nei cuori della laboriosa America dei working class heroes.

Di Braccio di Ferro, in particolare, abbiamo sempre amato la frase “Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono”, come a dire “prendetemi per quello che sono”, che Popeye non è mai stato un eroe particolarmente raffinato, né troppo sveglio, ma questo non gli ha mai impedito di fare del proprio meglio per sé stesso e per gli altri. Un eroe di tutti i giorni, che non smette di spendersi solo perché privo di superpoteri o di spinaci in scatola. L’uomo comune per eccellenza, che ottiene quel che ottiene con lo sforzo e il sacrificio, anticipando quindi di ben 40 anni l’idea del lavoratore del quotidiano visto come eroe, poi impostasi nell’immaginario collettivo grazie al brano che John Lennon scrisse e compose nel 1970: “Working Class Hero” per l’appunto.

E così Popeye continuerà la sua traversata per le generazioni, sperando sia ancora e sempre d’esempio per le giovani generazioni di sognatori. Ben inteso che la sua popolarità non sarà mai più quella di una volta, che il peso degli anni ormai si fa sentire, la speranza è che il personaggio continui ad essere preservato “nonostante” la sua ideologica semplicità. In tal senso non fa che piacere la notizia di ben due eventi in concomitanza dei 90 anni di Braccio di ferro: una nuova striscia a fumetti, chiamata Popeye’s Cartoon Club, ma soprattutto una nuova serie prodotta dalla stessa KFS, intitolata Popeye’s Island Adventures, ma stavolta dedicata ai bambini, in cui il personaggio verrà in parte svecchiato, ma senza grossi stravolgimenti dal punto di vista estetico.

Un aggiornamento che gli ha conferito uno sgargiante ciuffo biondo, che fa un po’ “crisi di mezza età”, ma che una volta tanto ci sentiamo di perdonare in onore di un affetto che non si è spento mai. Tanti auguri Braccio di Ferro! Altri 100 di questi anni e chissà quanti chili e chili di spinaci.

Purtroppo non sono molti i prodotti dedicati a Braccio di Ferro reperibili al di fuori del mercato secondario. Recuperare i fumetti può essere quindi molto ardimentoso, ma non temete! Potete sempre ripiegare sulle serie televisive originali comodamente raccolte in DVD!

Cartoni animati e propaganda: Paperino e Bugs Bunny contro il nazi-fascismo

di Lorena Rao
Nota del curatore. Una volta le cose erano molto più semplici, almeno per quelle spalle su cui ricadeva l’ingrato compito di fare propaganda politica. Tempo di guerra o no, si poteva insultare l’avversario senza mezzi termini, rappresentarlo con fattezze animali, affibbiarli i nomignoli più infamanti, chi più ne ha più ne metta. Certi discorsi se fatti oggi farebbero fallire persino i politici più amati. […]

Lo sfondo animato Marvelous Marble dei dispositivi Pixel non visualizza il meteo in tempo reale su Android 9 Pie

di Gerardo Orlandin

Introdotto l'anno scorso da Google per i dispositivi Pixel 2, lo sfondo animato Marvelous Marble mostra le condizioni del meteo sulla Terra, tuttavia, un bug che affligge da mesi il live wallpaper impedisce di visualizzare il meteo in tempo reale. Lo sfondo raffigura un pianeta che ruota lentamente ed è ispirata a Blue Marble, una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall'equipaggio dell'Apollo 17 ad una distanza di circa 45.000 chilometri.

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Lines Live Wallpaper offre uno sfondo animato da linee particolari

di Gerardo Orlandin

Lines Live Wallpaper è un'applicazione che permette di personalizzare smartphone e tablet con uno sfondo animato che presenta della particolari linee che sembrano dei vermi in movimento. E' possibile personalizzare vari aspetti del wallpaper come i colori per le linee e per lo sfondo, la quantità di linee visualizzate, la loro dimensione e lunghezza, la velocità di spostamento e altro ancora.

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Christmas Tree offre uno sfondo animato personalizzabile con l’albero di Natale innevato

di Gerardo Orlandin

Christmas Tree è un'applicazione che permette di personalizzare i dispositivi mobili con uno sfondo animato che raffigura un'albero di natale in un paesaggio notturno innevato e decorato con luci che pulsano come vere luci natalizie. E' possibile personalizzare alcuni aspetti dello sfondo animato come l'intensità della nevicata, velocità e direzione dei fiocchi di neve e la presenza delle luci dell'albero di Natale, della musica e dei fuochi d'artificio, in modo da trovare l'effetto desiderato.

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