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Coronavirus: sospesi gli alcoltest su strada. Il testo del Decreto

di Raffaele Dambra

Coronavirus

Il propagarsi nelle ultime ore del Coronavirus in Italia ha costretto le Autorità a mettere in atto provvedimenti straordinari per limitare il contagio. Proprio ieri sera il Governo ha adottato un decreto legge con le misure di contenimento dell’epidemia nelle aree focolaio in Lombardia e Veneto, che prevede numerose restrizioni anche per quanto riguarda gli spostamenti delle persone e la circolazione dei mezzi. Ma le disposizioni contro il diffondersi del virus riguardano anche altri ambiti (ad esempio sospensione degli etilometri), proviamo a fare il punto della situazione.

CORONAVIRUS: ALCOL TEST SOSPESI IN LOMBARDIA

Per esempio SicurAUTO.it ha avuto l’opportunità di leggere una nota integrale della Polstrada di Varese con oggetto ‘Emergenza Coronavirus’, emessa sabato 21 febbraio 2020, in cui di dispone “a seguito dei recenti contagi in regione Lombardia, la sospensione di tutti gli accertamenti correlati all’uso delle apparecchiature etilometriche e per sostanze psicotrope. […] E che le pattuglie d’istituto siano esclusivamente di viabilità limitando il più possibile il contatto con l’utenza”. È possibile che il provvedimento possa essere presto adottato anche da altre regioni e che le fonti ufficiali provino ad evitare che la notizia si diffonda per evitare che la gente ne approfitti. Ovviamente riportiamo la nota di Polstrada non per incentivare comportamenti illeciti alla guida (“Tanto non lo fanno l’alcoltest…”) ma per descrivere la situazione d’emergenza venutasi a creare, anche per gli agenti per strada. Anzi ne approfittiamo per invitare tutti gli automobilisti a un comportamento ancor più responsabile del solito e ricordiamo che si rischiano sempre le sanzioni amministrative anche se l’etilometro non viene fatto.

Paragrafo aggiornato il 24 febbraio 2019.

CORONAVIRUS: PRECAUZIONI PER CHI EFFETTUA I CONTROLLI

Ad ogni modo il Ministero dell’Interno ha rilasciato un vademecum per le forze di polizia (Prot. 850/A.P.1- 1596 del 22 febbraio 2020) al fine di ridurre al minimo il pericolo di eventuali contagi. Tra le varie disposizioni si raccomanda che nei servizi di controllo del territorio, come quelli svolti dalla Polizia Stradale e Ferroviaria, in cui generalmente si verifica il contatto diretto con soggetti non immediatamente identificabili, il personale operante debba essere dotato di guanti e maschere facciali FFP3 da utilizzare nel caso in cui si verifichino concrete condizioni di rischio.

CORONAVIRUS IN ITALIA: LIMITAZIONI ALLA CIRCOLAZIONE DEI TRENI

Passiamo adesso alle limitazioni che riguardano la circolazione. Nella zona del focolaio in Lombardia è stato disposto lo stop alle fermate dei treni nei paesi dell’area. Pertanto a partire da sabato 22 febbraio i treni non si fermano nelle stazioni di Codogno, Maleo e Casalpusterlengo. E restano chiuse pure le relative biglietterie. Più in particolare, i treni della linea Milano-Piacenza e della linea Mantova-Cremona-Milano continuano a viaggiare regolarmente senza però effettuare la fermata a Codogno e a Casalpusterlengo; mentre il servizio è totalmente sospeso sulle linee locali Pavia-Codogno e Cremona-Codogno. Il provvedimento rimarrà in vigore fino a nuova comunicazione da parte delle Autorità.

CORONAVIRUS IL TESTO UFFICIALE DECRETO LEGGE URGENTE

Riportiamo infine il testo integrale del decreto legge (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 febbraio 2019) con le misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza Coronavirus emanato al termine del Consiglio dei Ministri di sabato 22 febbraio. Ricordiamo che allo stato attuale i cosiddetti ‘Comuni focolaio’ sono 11. Di cui 10 in Lombardia (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano). E 1 in Veneto (Vò Euganeo).

– Articolo 1

Allo scopo di evitare il diffondersi di epidemie, nei Comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio di virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionale all’evolversi della situazione epidemiologica.

Tra le misure possono essere adottate anche le seguenti:

a) divieto di allontanamento dal Comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area;
b) divieto di accesso al Comune o all’area interessata;
c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso. Anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;
d) sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado. Nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, salvo le attività formative svolte a distanza;

e) sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero e gratuito a tali istituti e luoghi;
f) sospensione di ogni viaggio d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia estero;
g) sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità;

h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva fra gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusa;
i) previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zona a rischio epidemiologico, come identificate dall’OMS, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio. Che provvede poi a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva;
j) chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità e dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, 146. Ivi compresi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità;

k) previsione che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale
l) limitazione all’accesso o sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone terrestre, aereo, marittimo, ferroviario su rete nazionale o di trasporto pubblico locale. Salvo specifiche deroghe previste dal provvedimento di cui all’articolo 3;
m) sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, tra cui la zootecnia, e di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza;
n) sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel Comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal Comune o dall’area indicata, salvo specifiche deroghe.

– Articolo 2

Le autorità competenti hanno la facoltà di adottare ulteriori misure di contenimento, al fine di prevenire la diffusione dell’epidemia anche fuori dai casi di cui all’articolo 1, comma 1.

– Articolo 3

[omissis]

Il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. (“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”).
Il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle forze di polizia. E, ove occorra, delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.

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Alcoltest fai da te: in Polonia si fa alla Polizia

di Claudio Cangialosi

L’alcoltest fai da te in Polonia si fa alla Polizia, gratuitamente e senza rischi. Basta entrare nei commissariati aderenti, cercare la tabella con annesso etilometro / precursore, seguire le istruzioni ed il “gioco” è fatto. L’iniziativa è un progetto per la sicurezza stradale avviato da alcuni anni e ormai diffuso in diversi Commissariati polacchi. Una novità contro l’alcol alla guida che permette agli automobilisti di fare l’alcoltest con uno strumento certificato e regolarmente controllato, senza rischiare una multa ed in pochi secondi.Un’iniziativa che potrebbe essere replicata in Italia.

L’ALCOLTEST FAI DA TE E I LIMITI IN POLONIA

Perché fare l’alcoltest fai da te alla Polizia, se in Polonia il limite di alcol è praticamente zero (0,2 g/l). Intanto perché farsi beccare dalla Polizia in stato di ebbrezza al volante ha conseguenze molto gravi, tra multe salatissime, perdita della patente e procedimento giudiziario. Ma poi muoversi nei centri città sempre più gremite di turisti espone chi è in vacanza a non pochi rischi, visto che ogni Paese UE ha i suoi limiti sull’alcol. Inoltre in Polonia l’uso dell’alcol è piuttosto diffuso, specialmente tra le vecchie generazioni, logorate dal triste passato di questa nazione e spesso abituate a serate trascorse a bere. Ecco quindi che, la mattina seguente, potrebbe essere necessario controllarsi prima di guidare. Così basta recarsi presso una delle stazioni di Polizia e, senza alcun timore, andare in autonomia a sottoporsi all’alcoltest fai da te nelle sale d’attesa, senza coinvolgere alcun agente di Polizia.

L’ALCOLTEST FAI DA TE, ABITUDINE DIFFUSA

Un’esperienza diretta ci ha permesso di conoscere questa interessante iniziativa qualche giorno fa. Durante l’attesa (circa mezzora) per poter rilasciare una denuncia presso il Commissariato di Polizia di Cracovia, almeno 3 cittadini polacchi sono entrati per sottoporsi all’alcoltest fai da te con naturalezza. Uno di questi, dopo essersi accorto di risultare positivo, con un po’ d’imbarazzo ed un sorriso, si è rivolto a noi dicendo “oggi non è il caso di guidare, torno a casa”. Come dicevamo, l’uso (abuso) di alcol in Polonia fa parte della cultura del Paese. Per questo è probabile che il giorno dopo, qualcuno sia ancora un po’ alticcio e si sottoponga volontariamente all’alcoltest fai da te alla Polizia.

ALCOLTEST FAI DA TE ALLA POLIZIA, REPLICHIAMO?

Un’idea utile che permette di fare dell’etilometro-precursore uno “strumento amico”. Perché non fare una cosa simile in Italia, diffondendola in tutti i principali commissariati? Vero che, a richiesta, anche in Italia si può fare il test presso le forze dell’ordine, solo che bisogna chiedere ad un agente, sperare che l’etilometro/precursore sia disponibile, etc. Una barriera, anche psicologica, che non aiuta a creare una cultura dell’autocontrollo e del “commissariato amico”. C’è da aggiungere che in Polonia quasi nessuno guida l’auto dopo aver bevuto, l’uso dei taxi (molto economici) e dei vari UBER/BOLT è l’abitudine principale tra chi esce per una semplice cena o un serata in discoteca. Ma di sicuro in Italia i prezzi dei taxi sono troppo alti per sperare che tutti li usino.

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Alcoltest non attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

L’alcoltest non è attendibile per verificare lo stato d’ebbrezza del conducente se viene effettuato alcune ore dopo il sinistro. In questo caso, affinché ci sia reato, è necessaria la presenza di ulteriori elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’incidente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 39725 del 27/09/2019, occupandosi del caso di un automobilista che aveva provocato un sinistro stradale guidando con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti, la cui misurazione era però avvenuta circa tre ore dopo i fatti.

PERCHÉ UN ALCOLTEST EFFETTUATO DOPO ALCUNE ORE È INATTENDIBILE

Nella fattispecie, come riporta il portale giuridico Altalex, il fatto di aver accertato lo stato di ebbrezza del guidatore (0,95 g/l in prima misurazione e 1,05 g/l in seconda, quando il limite in Italia è di 0,50 g/l) a distanza di diverse ore dall’incidente, contrasta la regola scientifica (la ben nota curva di Widmark) secondo la quale il picco dell’alcool nel sangue si rileva tra i venti ed i sessanta minuti dopo l’assunzione, fino a quando la curva ha un andamento ascendente, mentre successivamente il tasso degrada. È evidente quindi che il tasso alcolemico ben oltre i limiti rilevato tre ore dopo l’evento non poteva riferirsi a un’assunzione di alcol prima del sinistro ma successiva, come del resto dichiarato dal conducente e confermato da un testimone.

ALCOLTEST NON ATTENDIBILE: PER PROVARE LA GUIDA IN STATO D’EBBREZZA SERVONO ALTRI ELEMENTI INDIZIARI

Per condannare il responsabile del sinistro si deve dunque dimostrare inoppugnabilmente che fosse ‘ubriaco’ al momento dell’accaduto, sottoponendolo immediatamente ad alcoltest o al massimo entro mezzora dall’incidente. Altrimenti, come la giurisprudenza aveva già sentenziato, il decorso di un intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini di verificare l’effettivo stato di ebbrezza (come da articolo 186 del Codice della Strada), la presenza di altri elementi indiziari.

L’ALCOLTEST ESEGUITO IN RITARDO IMPEDISCE DI ATTRIBUIRE LO STATO DI EBBREZZA

In definitiva, si legge nella sentenza della Corte di Cassazione, “è evidente che la considerazione dell’elemento probatorio inerente l’effettuazione dei controlli spirometrici, svolti dopo un lungo lasso temporale rispetto al momento dell’assunzione, impedisce di attribuire a quei rilievi valore scientifico certo circa lo stato di ebbrezza risalente a un momento di ore precedente quello dell’effettuazione del controllo, qualora la curva di Widmark si presenti ancora ascendente durante l’esecuzione del test”. Si desume perciò che l’alcoltest non è attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro.

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Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso

di Redazione

Se l’auto è parcheggiata, ma il guidatore in stato d’ebbrezza, la multa è valida. Idem se il conducente si rifiuta di sottoporsi al test. Ora la Cassazione, con sentenza 41457/2019, conferma quanto già ha stabilito in passato: che la vettura sia ferma o in movimento, niente cambia; il guidatore ebbro va comunque sanzionato. Una regola che tutela la sicurezza stradale, a beneficio dello stesso guidatore e degli altri utenti. 

ALCOLTEST VALIDO ANCHE A MEZZO FERMO

Per la precisione, adesso la Cassazione si è occupata di un guidatore che, nel 2013, è sceso da un motociclo Ape Piaggio. Gli agenti delle forze dell’ordine lo hanno fermato: volevano sottoporlo ad alcoltest, ma l’uomo si è rifiutato, in quanto il mezzo era fermo. Alla fine della battaglia legale, il verdetto: violazione dell’articolo 186, comma 7 del Codice della strada, per rifiuto di sottoporsi alla prova. La multa (composta da diversi elementi) è la più cara, ossia 1.500 euro. Alcoltest valido anche a veicolo fermo, e rifiuto dell’alcoltest equivalente all’infrazione più pesante. Una norma anti-furbetti: sarebbe troppo facile scansare il verbale semplicemente impedendo all’agente di effettuare l’alcoltest.

ALCOLTEST: LE TRE FASCE DI SANZIONI

Infatti, il Codice della strada, punisce con una multa di 544 euro chi viene pizzicato con un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro di sangue. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La sanzione sale a 800 euro con l’arresto fino a sei mesi, per un tasso superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi; più la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Infine, 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Tutto questo anche ad auto ferma, parcheggiata, con alcoltest positivo.

STATO D’EBBREZZA: NOZIONE DI GUIDA

Ai fini del reato di guida in stato di ebbrezza, spiega la Cassazione, rientra nella “nozione di guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo: anche se dorme con le mani e la testa poste sul volante. Purché venga accertato che il guidatore abbia, in precedenza, condotto il mezzo in un’area pubblica. In materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisce una fase della circolazione: è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, che l’auto sia ferma o in moto. Appena fuori dal veicolo, non si è pedoni, ma pur sempre guidatori che hanno condotto un mezzo mettendo a repentaglio la vita altrui e la propria.

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Etilometro non revisionato: l’onere della prova spetta all’accusa

di Donato D'Ambrosi

Guida in stato di ebbrezza auto confiscata

Dimostrare se l’etilometro usato dalla polizia per l’alcoltest non è revisionato può costituire una prova valida all’annullamento di una sentenza in sede penale. La sentenza della Suprema Corte di Cassazione chiarisce un ulteriore dettaglio sui ricorsi in caso condanna per guida in stato di ebbrezza ed etilometro non revisionato. Con la sentenza n. 38618/19 la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito chi e quando, tra pubblica accusa o difesa, deve provare che l’etilometro non è revisionato.

ALCOL ALLA GUIDA, MA TEST ETILOMETRO IMPUGNABILE

Il caso giunto fino in Cassazione riguarda un automobilista risultato positivo all’alcoltest (1,88 g/l e 1,84 g/l dopo 13 minuti) mentre era alla guida della sua auto. Il verbale della Polizia Stradale però non conteneva chiare indicazioni sul superamento della revisione etilometro. Con rito abbreviato il Tribunale di Pavia aveva condannato l’imputato a 4 mesi di carcere con una sanzione di 1000 euro, sentenza confermata poi dalla Corte di Appello. Alla sentenza però l’imputato ha fatto appello ricorrendo contro l’onere di dover dimostrare che l’etilometro era si omologato ma non revisionato.

RICORSO IN CASO DI ETILOMETRO OMOLOGATO MA NON REVISIONATO

Dopo la sentenza per guida in stato di ebbrezza, l’imputato ha fatto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Milano. Il ricorso si fondava sul fatto che l’etilometro usato per l’alcoltest era omologato ma senza revisione periodica (art. 379, comma 8 DPR 495 del 2002). Inoltre la Corte territoriale, secondo la difesa, aveva omesso di applicare la riduzione della pena alla metà di quella irrogata in caso di giudizio abbreviato. La leva maggiore però sta nell’onere della prova sulla revisione periodica dell’etilometro, che spetta alla pubblica accusa. La pubblica amministrazione ha un preciso che se non assolto, non permette di considerare legittimo l’uso degli apparecchi e i loro risultati.

LA PROVA DELL’ETILOMETRO NON REVISIONATO, TRA ACCUSA E DIFESA

In caso di alcoltest positivo spetta alla difesa dell’imputato fornire prove contrarie all’accertamento eseguito. Ad esempio la sussistenza di vizi e difettosità nell’etilometro utilizzato per l’alcoltest o errori nella procedura utilizzata dagli agenti. Secondo la Cassazione l’accusa deve provare i fatti che costituiscono il reato. La difesa dell’imputato deve provare i fatti estintivi o modificativi del caso. L’onere della difesa di dimostrare il contrario (cioè che l’etilometro non è revisionato) sono subordinati alla prova della pubblica accusa. Quindi la difesa dell’imputato ha l’onere di dimostrare che l’etilometro non era revisionato solo se il Pubblico Ministero si accerta del reale funzionamento e regolarità delle verifiche dello strumento. Con queste motivazioni la Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza della Corte d’Appello con rinvio per un nuovo giudizio.

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