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Alcolock in Europa obbligatorio: i Paesi che già lo adottano

di Donato D'Ambrosi

In Europa ci sono ancora troppe differenze tra i limiti di alcol ammessi alla guida, un grosso problema soprattutto quando ci si sposta per lavoro o per piacere. Si passa facilmente da 0 a 0,8 g/l di alcol nel sangue con tolleranza zero solo per i conducenti professionisti e i neopatentati. Una situazione che secondo  l’ETSC va risolta imponendo che chi si mette al volante non deve bere nulla. Questa regola vale già in tutti i Paesi dove l’alcolock è in fase sperimentale. Ecco i Paesi dove il motore si blocca se il sistema rileva che il conducente ha bevuto.

LIMITI ALCOL VARIABILI IN EUROPA E RISCHIO SICUREZZA

L’alcolock è un dispositivo collegato all’accensione del motore che soprattutto sui veicoli commerciali pesanti è diventato uno standard nazionale di alcuni Paesi UE. In pratica se il conducente ha bevuto anche un bicchiere di vino il motore non si avvia. Nonostante la sempre maggiore diffusione dell’alcolock anche i conducenti professionisti speso e volentieri vengono sorpresi al volante oltre il limite di legge. E’ il motivo per cui la posizione comunitaria è l’inasprimento delle sanzioni e la tolleranza zero verso chi infrange la legge. Ed è qui che punta l’European Transport Safety Council, spingere l’UE ad adottare anche il limite di 0 g/l di alcol per tutti i conducenti. Senza alcuna eccezione per i neopatentati, i conducenti esperti o professionisti.

ALCOLOCK OBBLIGATORIO: I PAESI UE DOVE C’E’ GIA’

In Europa sono solo 17 i Paesi dove l’alcolock è equipaggiato sui veicoli oppure lo sarà a breve. La Svezia ha adottato volontariamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli per il trasporto pubblico con obbligo di riabilitazione per chi viene sorpreso a bere al volante. La Finlandia, come la Svezia, ha introdotto spontaneamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli commerciali e scuolabus. In Polonia, Danimarca, Austria, Belgio, Francia, Regno Unito, Portogallo e Germania l’alcolock è presente su tutti i mezzi commerciali pesanti. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Irlanda, la Germania, la Slovenia, Lettoni, Estonia e la Spagna stanno definendo norme ad hoc sull’uso dell’alcolock, mentre l’Italia è nella fase sperimentale dell’obbligo. Tra i Paesi in cui bisogna soffiare nell’alcolock per partire, la Lituania ha annunciato l’obbligo volontario che dal 2020 sui veicoli commerciali.

PERCHE’ LA TOLLERANZA ZERO DI ALCOL AL VOLANTE

Attraversando l’Europa un guidatore non professionista ma esperto, magari in viaggio con la famiglia può trovarsi sopra o sotto il limite di legge se fermato dalla polizia per un controllo. Il problema sollevato dall’ETSC, non è tanto sapere qual è il limite di 0,1 – 0,2 – 0,3 g/l e così via in giro per l’Europa. Ma capire qual è il valore di alcol nel sangue per ogni conducente tale da non alterare il suo stato fisico. Qualcosa che le stime non possono chiarire in quanto il tempo di smaltimento dell’alcol varia da persona a persona in base a una serie di fattori troppo variabili come spiega il video qui sotto.

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Alcoltest non attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

L’alcoltest non è attendibile per verificare lo stato d’ebbrezza del conducente se viene effettuato alcune ore dopo il sinistro. In questo caso, affinché ci sia reato, è necessaria la presenza di ulteriori elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’incidente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 39725 del 27/09/2019, occupandosi del caso di un automobilista che aveva provocato un sinistro stradale guidando con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti, la cui misurazione era però avvenuta circa tre ore dopo i fatti.

PERCHÉ UN ALCOLTEST EFFETTUATO DOPO ALCUNE ORE È INATTENDIBILE

Nella fattispecie, come riporta il portale giuridico Altalex, il fatto di aver accertato lo stato di ebbrezza del guidatore (0,95 g/l in prima misurazione e 1,05 g/l in seconda, quando il limite in Italia è di 0,50 g/l) a distanza di diverse ore dall’incidente, contrasta la regola scientifica (la ben nota curva di Widmark) secondo la quale il picco dell’alcool nel sangue si rileva tra i venti ed i sessanta minuti dopo l’assunzione, fino a quando la curva ha un andamento ascendente, mentre successivamente il tasso degrada. È evidente quindi che il tasso alcolemico ben oltre i limiti rilevato tre ore dopo l’evento non poteva riferirsi a un’assunzione di alcol prima del sinistro ma successiva, come del resto dichiarato dal conducente e confermato da un testimone.

ALCOLTEST NON ATTENDIBILE: PER PROVARE LA GUIDA IN STATO D’EBBREZZA SERVONO ALTRI ELEMENTI INDIZIARI

Per condannare il responsabile del sinistro si deve dunque dimostrare inoppugnabilmente che fosse ‘ubriaco’ al momento dell’accaduto, sottoponendolo immediatamente ad alcoltest o al massimo entro mezzora dall’incidente. Altrimenti, come la giurisprudenza aveva già sentenziato, il decorso di un intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini di verificare l’effettivo stato di ebbrezza (come da articolo 186 del Codice della Strada), la presenza di altri elementi indiziari.

L’ALCOLTEST ESEGUITO IN RITARDO IMPEDISCE DI ATTRIBUIRE LO STATO DI EBBREZZA

In definitiva, si legge nella sentenza della Corte di Cassazione, “è evidente che la considerazione dell’elemento probatorio inerente l’effettuazione dei controlli spirometrici, svolti dopo un lungo lasso temporale rispetto al momento dell’assunzione, impedisce di attribuire a quei rilievi valore scientifico certo circa lo stato di ebbrezza risalente a un momento di ore precedente quello dell’effettuazione del controllo, qualora la curva di Widmark si presenti ancora ascendente durante l’esecuzione del test”. Si desume perciò che l’alcoltest non è attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro.

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Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso

di Redazione

Se l’auto è parcheggiata, ma il guidatore in stato d’ebbrezza, la multa è valida. Idem se il conducente si rifiuta di sottoporsi al test. Ora la Cassazione, con sentenza 41457/2019, conferma quanto già ha stabilito in passato: che la vettura sia ferma o in movimento, niente cambia; il guidatore ebbro va comunque sanzionato. Una regola che tutela la sicurezza stradale, a beneficio dello stesso guidatore e degli altri utenti. 

ALCOLTEST VALIDO ANCHE A MEZZO FERMO

Per la precisione, adesso la Cassazione si è occupata di un guidatore che, nel 2013, è sceso da un motociclo Ape Piaggio. Gli agenti delle forze dell’ordine lo hanno fermato: volevano sottoporlo ad alcoltest, ma l’uomo si è rifiutato, in quanto il mezzo era fermo. Alla fine della battaglia legale, il verdetto: violazione dell’articolo 186, comma 7 del Codice della strada, per rifiuto di sottoporsi alla prova. La multa (composta da diversi elementi) è la più cara, ossia 1.500 euro. Alcoltest valido anche a veicolo fermo, e rifiuto dell’alcoltest equivalente all’infrazione più pesante. Una norma anti-furbetti: sarebbe troppo facile scansare il verbale semplicemente impedendo all’agente di effettuare l’alcoltest.

ALCOLTEST: LE TRE FASCE DI SANZIONI

Infatti, il Codice della strada, punisce con una multa di 544 euro chi viene pizzicato con un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro di sangue. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La sanzione sale a 800 euro con l’arresto fino a sei mesi, per un tasso superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi; più la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Infine, 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Tutto questo anche ad auto ferma, parcheggiata, con alcoltest positivo.

STATO D’EBBREZZA: NOZIONE DI GUIDA

Ai fini del reato di guida in stato di ebbrezza, spiega la Cassazione, rientra nella “nozione di guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo: anche se dorme con le mani e la testa poste sul volante. Purché venga accertato che il guidatore abbia, in precedenza, condotto il mezzo in un’area pubblica. In materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisce una fase della circolazione: è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, che l’auto sia ferma o in moto. Appena fuori dal veicolo, non si è pedoni, ma pur sempre guidatori che hanno condotto un mezzo mettendo a repentaglio la vita altrui e la propria.

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Etilometro non revisionato: l’onere della prova spetta all’accusa

di Donato D'Ambrosi

Guida in stato di ebbrezza auto confiscata

Dimostrare se l’etilometro usato dalla polizia per l’alcoltest non è revisionato può costituire una prova valida all’annullamento di una sentenza in sede penale. La sentenza della Suprema Corte di Cassazione chiarisce un ulteriore dettaglio sui ricorsi in caso condanna per guida in stato di ebbrezza ed etilometro non revisionato. Con la sentenza n. 38618/19 la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito chi e quando, tra pubblica accusa o difesa, deve provare che l’etilometro non è revisionato.

ALCOL ALLA GUIDA, MA TEST ETILOMETRO IMPUGNABILE

Il caso giunto fino in Cassazione riguarda un automobilista risultato positivo all’alcoltest (1,88 g/l e 1,84 g/l dopo 13 minuti) mentre era alla guida della sua auto. Il verbale della Polizia Stradale però non conteneva chiare indicazioni sul superamento della revisione etilometro. Con rito abbreviato il Tribunale di Pavia aveva condannato l’imputato a 4 mesi di carcere con una sanzione di 1000 euro, sentenza confermata poi dalla Corte di Appello. Alla sentenza però l’imputato ha fatto appello ricorrendo contro l’onere di dover dimostrare che l’etilometro era si omologato ma non revisionato.

RICORSO IN CASO DI ETILOMETRO OMOLOGATO MA NON REVISIONATO

Dopo la sentenza per guida in stato di ebbrezza, l’imputato ha fatto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Milano. Il ricorso si fondava sul fatto che l’etilometro usato per l’alcoltest era omologato ma senza revisione periodica (art. 379, comma 8 DPR 495 del 2002). Inoltre la Corte territoriale, secondo la difesa, aveva omesso di applicare la riduzione della pena alla metà di quella irrogata in caso di giudizio abbreviato. La leva maggiore però sta nell’onere della prova sulla revisione periodica dell’etilometro, che spetta alla pubblica accusa. La pubblica amministrazione ha un preciso che se non assolto, non permette di considerare legittimo l’uso degli apparecchi e i loro risultati.

LA PROVA DELL’ETILOMETRO NON REVISIONATO, TRA ACCUSA E DIFESA

In caso di alcoltest positivo spetta alla difesa dell’imputato fornire prove contrarie all’accertamento eseguito. Ad esempio la sussistenza di vizi e difettosità nell’etilometro utilizzato per l’alcoltest o errori nella procedura utilizzata dagli agenti. Secondo la Cassazione l’accusa deve provare i fatti che costituiscono il reato. La difesa dell’imputato deve provare i fatti estintivi o modificativi del caso. L’onere della difesa di dimostrare il contrario (cioè che l’etilometro non è revisionato) sono subordinati alla prova della pubblica accusa. Quindi la difesa dell’imputato ha l’onere di dimostrare che l’etilometro non era revisionato solo se il Pubblico Ministero si accerta del reale funzionamento e regolarità delle verifiche dello strumento. Con queste motivazioni la Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza della Corte d’Appello con rinvio per un nuovo giudizio.

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Tasso alcolemico sopra i limiti: c’è reato se l’auto è ferma?

di Raffaele Dambra

Tasso alcolemico

Tutti sanno che chi viene beccato alla guida di un veicolo con un tasso alcolemico sopra i limiti rischia una pena molto severa. Che, a seconda della gravità dell’evento, parte dalla semplice (ancorché salata) multa fino a contemplare persino l’arresto, passando per la sospensione o revoca della patente e la confisca dell’auto. Queste sanzioni si applicano ai conducenti che ‘guidano’ sotto l’effetto di alcol. Come dispone con assoluta chiarezza l’articolo 186 del Codice della Strada (“È vietato ‘guidare’ in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche”). Ovviamente sottintendiamo che il CdS si riferisca agli automobilisti fermati in stato di ebbrezza durante la marcia. Ma se invece il conducente con tasso alcolemico oltre i limiti fosse colto sul fatto a vettura ferma, per esempio parcheggiata a bordo strada, risulterebbe sanzionabile alla stessa maniera? Proviamo a fare chiarezza.

TASSO ALCOLEMICO OLTRE I LIMITI: LE SANZIONI PREVISTE

Partiamo dall’inizio facendo un rapido recap sulle sanzioni previste per chi guida dopo aver bevuto. Senza entrare troppo nei dettagli (per i quali vi rimandiamo all’art. 186 del CdS integrale), chiunque guida in stato di ebbrezza:
– è punito con una multa da 527 a 2.108 euro se il tasso alcolemico accertato è tra 0,5 e e 0,8 g/l; più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
– se invece il livello di alcol è tra 0,8 e 1,5 g/l, la forbice dell’ammenda sale a 800/3.200 euro; più sospensione della patente da sei mesi a un anno e arresto fino a sei mesi;
– se il tasso alcolemico rilevato è addirittura superiore a 1,5 g/l, la multa va da 1.500 a 6.000 euro; più sospensione della patente da uno a due anni (ma in caso di recidiva nel biennio successivo scatta la revoca); più arresto da sei mesi a un anno e confisca del veicolo salvo che appartenga a persona estranea ai fatti.
Se il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate. Pene più severe (come da articolo 186-bis del Codice della Strada) anche per i conducenti con meno di 21 anni, per i neo-patentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose.

TASSO ALCOLEMICO SOPRA I LIMITI: SANZIONE ANCHE SE SI È FERMI?

Fatta questa necessaria premessa per ricordare a cosa va incontro chi guida sotto l’effetto di alcol, focalizziamoci sulla nostra domanda iniziale. Si può essere puniti per tasso alcolemico sopra i limiti se si staziona al posto di guida dell’auto ma a vettura ferma? A questo punto bisogna distinguere due diverse situazioni. La prima si verifica quando gli agenti di una pattuglia effettuano un controllo sul conducente di un veicolo fermo, ma che poco prima era stato visto procedere a un’andatura irregolare e pericolosa per la sicurezza stradale, oppure commettere qualche tipo di infrazione. Se dal successivo accertamento dovesse risultare che il conducente presenta un tasso alcolemico superiore al consentito, gli agenti possono imputargli la guida in stato di ebbrezza, riportando sul verbale di averlo visto circolare pochi istanti prima in evidente stato di alterazione. A quel punto diventerebbe dura, per il conducente, dimostrare il contrario.

SANZIONI PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CON AUTO FERMA: LA GIURISPRUDENZA

La seconda situazione riguarda un aspetto più intricato. Ovvero che gli uomini della Polstrada sorprendano un automobilista palesemente ubriaco o quanto meno alticcio, al posto di guida di un’auto parcheggiata a bordo strada, senza però averlo visto circolare. In effetti questa persona potrebbe sostenere di essere salita a bordo della vettura ma di non aver neanche avvicinato le chiavi nel quadro. E quindi di non essere punibile per guida in stato di ebbrezza, pur avendo alzato notevolmente il gomito, per il sol fatto di non aver percorso neppure un metro. Tuttavia secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza, confermati da numerose sentenze della Cassazione, il solo trovarsi a bordo di un veicolo in posizione di guida assume rilevanza ai fini sanzionatori. E questo a prescindere che il veicolo stia effettivamente circolando, in quanto la fermata altro non è che una fase della circolazione. Con la conseguenza che essa non si sottrae alle regole generali previste dal Codice della Strada. Allo stesso tempo dev’essere comprovato che il conducente, in precedenza, abbia deliberatamente movimentato il mezzo in area pubblica o destinata al pubblico.

CONCLUSIONI

In definitiva, possiamo dire che è senz’altro sanzionabile il conducente con tasso alcolico sopra i limiti, sorpreso al posto di guida di un’auto ferma. Ma solo se si riesce a dimostrare che abbia verosimilmente guidato il mezzo prima di fermarsi. Perché l’hanno visto direttamente gli agenti della Stradale; o perché rinvenuto in una posizione di sosta che lasci supporre questa circostanza (come nella piazzola di sosta di un’autostrada: è ovvio che non possa esserci arrivato volando). Negli altri casi bisogna invece valutare usando il buon senso. Per esempio non è punibile, anzi è da apprezzare, un soggetto che esce da un locale (ristorante, discoteca, ecc.) visibilmente brillo e staziona al posto di guida del conducente per almeno un’ora, senza mettere in moto la vettura, in attesa che gli passi la sbornia.

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Guida sotto effetto di farmaci: si rischia multa fino a 1500 euro

di Redazione

La quarta sezione penale della Cassazione, con sentenza 18324/2019, fa chiarezza in tema di guida in stato alterato. Parliamo dell’articolo 187 del Codice della strada: chi si mette al volante dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito. Ci sono l’ammenda di 1.500 euro e l’arresto da sei mesi a un anno. All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a due anni, che perde 10 punti. Sanzione di 3.000 euro se il guidatore causa un incidente. Ma cosa si intende per sostanze stupefacenti o psicotrope? Cosa si rischia per la guida sotto l’effetto di farmaci?

GUIDA SOTTO L’EFFETTO DI DROGHE

Anzitutto, la legge punisce la guida sotto l’effetto di droghe: ecco le sostanze stupefacenti che rappresentano la guida in stato di alterazione psico-fisica. Il test preliminare delle Forze dell’ordine che fermano il guidatore è il drogometro. È un esame non invasivo che uno specifico test con metodo di laboratorio conferma. Permette di accertare, attraverso l’analisi di un tampone salivare, la presenza di sostanze tossiche. Cioè cocaina, oppiacei, cannabinoidi (hashish e marijuana), anfetamine e metanfetamine. Per utilizzare il drogometro, la Polizia ha una “clinica mobile” per la visita, un frigorifero per la conservazione dei test, e un medico per effettuare correttamente i prelievi. Se il drogometro è positivo, ossia se il guidatore era sotto l’effetto di stupefacenti, questi perde la patente per una decina di giorni: seguono ulteriori analisi di laboratorio su altri campioni per la guida sotto l’effetto di farmaci.

GUIDA SOTTO L’EFFETTO DI FARMACI

Ma la Cassazione va oltre e analizza meglio l’articolo 187 del Codice della strada, che parla di guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope per guida in stato di alterazione psico-fisica. Ossia? Medicine pesanti. Il caso in esame riguarda un incidente del 2013: guida sotto l’effetto di farmaci. Il conducente responsabile del sinistro versava in una situazione di palese obnubilamento mentale, come dice il verbale di Polizia. L’uomo, nelle tasche, aveva scatole di medicinali della stessa specie di quelle presenti nell’auto. Gli accertamenti tossicologici in ospedale evidenziavano la presenza di sostanze di ooppiacei. Per via di numerosi interventi chirurgici ortopedici e dei forti dolori a carico dell’apparato osteoarticolare, l’uomo doveva assumere un farmaco composto da codeina e paracetamolo. Avente l’effetto collaterale di incidere (in ragione dell’oppiaceo) sulla capacità di vigilanza. Multa di 1.500 euro (3.000 in caso di incidente), come per guida sotto l’effetto di droghe, e come per guida con oltre 1,5 grammi di alcol ogni litro di sangue.

STATO ALTERATO: RESTA IL PROBLEMA DELLA PREVENZIONE

Comunque, il Codice della strada rende difficile fare prevenzione in tema di guida in stato di alterazione psico-fisica C’è il problema della prova: occorre dimostrare che il guidatore fosse drogato nel momento in cui la Polizia lo ferma. Per la dimostrazione, ci sono gli accertamenti biologici in associazione ai dati sintomatici: operazione non facile. Ecco perché diversi guidatori positivi al drogatest subiscono la multa, ma poi alla fine riescono a non pagarla.

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Etilometri non revisionati: ora per il ministero è tutto ok

di Redazione

Finisce la telenovela degli etilometri non revisionati: almeno così assicura il ministero dei Trasporti. Tutto nasce diversi anni fa, e si aggrava nel 2015 quando si registra un guasto al Centro di Settebagni a Roma. Il risultato? Ritardi accumulati nelle operazione di revisione annuale, presso l’unico laboratorio attivo a Milano. Proprio mentre l’Italia cercava di centrare l’obiettivo imposto dall’Unione europea di dimezzare i morti sulle strade dal 2011 al 2020, e proprio dopo l’introduzione della legge sull’omicidio stradale. Che ha fra gli obiettivi arginare il fenomeno dei sinistri da alcol.

ETILOMETRI NON REVISIONATI INUTILIZZABILI 

Con gli etilometri ko, le Forze dell’ordine non potevano operare sul territorio. Solo a Verona, nel 2018, ci sono state settimane in cui il Comando municipale è rimasto con solo un etilometro. Perché gli altri cinque erano giacenti a Milano per revisioni, che superano anche gli 11 mesi di attesa. Episodi analoghi si sono verificati in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, coinvolgendo oltre 6.000 municipi.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO SULLE REVISIONI DEGLI ETILOMETRI

In materia di alcol e guida, il 27 agosto scorso i senatori Massimo Ferro e Massimo Mallegni hanno presentato un’interrogazione parlamentare. In risposta, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha riportato le informazioni aggiornate del Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi di Roma (Csrpad). Sentiamo: “L’espletamento delle attività di controllo iniziale e periodico degli etilometri risulta corrente a pieno ritmo sin dal mese di aprile, grazie all’effettuato acquisto di due banchi prova di nuova generazione“. Ed è stata attivata con una società in house del ministero dell’Economia, una collaborazione e supporto tecnico attraverso l’impiego di quattro tecnici dedicati, di cui due ingegneri.

REVISIONI ETILOMETRI REGOLARI

Così, garantisce il ministero, è stata normalizzata l’attività del laboratorio che, a oggi, non ha lavoro arretrato. Infatti, i controlli sia iniziali sia periodici degli etilometri presso il Csrpad sono regolari e svolti in tempo reale. Adesso, servono controlli su strada, con le Forze dell’ordine impegnate per effettuare le prove con gli etilometri, prevenendo gli incidenti. E aiutando gli stessi guidatori che si pongono al volante in stato alterato: se causano un sinistro, scatta la rivalsa assicurativa, che li vede costretti a risarcire le compagnie. In caso di lesioni fisiche, possono essere in ballo milioni di euro. Leggi qui sotto, in pdf, il parere integrale del Ministero sulla revisione degli etilometri.

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Pirati stradali: +20% nei 6 mesi del 2019, si scappa di più di notte 

di Redazione

Incidenti stradali Italia 2019

I dati degli incidenti sulla pirateria stradale nel 2019 sono ancora drammatici: parliamo di chi causa un incidente e poi scappa, lasciando la vittima sul posto. Con serie conseguenze per chi ha subìto il sinistro: anche pochi minuti di ritardo nei soccorso possono essere decisivi per ridurre le lesioni. L’ASAPS (Amici Polstrada) snocciola statistiche da paura, con addirittura un +20% di pirati stradali nei primi 6 mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018.

NUMERI DA INCUBO

Nel primo semestre di quest’anno sono stati 543 gli episodi di pirateria, su tutte le strade. I morti ammontano addirittura a  55 (in aumento del 17%) mentre sono 670 le persone ferite (in salita del 31%). Come sempre, perlopiù i pirati si scatenano di giorno. Però occhio, perché le piraterie mortali schizzano al 37% di notte. In sintesi, quando si uccide di notte, si scappa di più che di giorno. 

ALCOL, CAUTELA

I positivi all’alcol o alla droga sono stati il 16%, ma questo numero va soppesato all’interno dei dati degli incidenti sulla pirateria stradale nel 2019. Infatti, si riferisce a chi è stato acciuffato (talvolta dopo giorni) in seguito alla fuga. Con due conseguenze. Primo: può darsi che alcol e droga in corpo al momento del sinistro, siano poi stati smaltiti e non risultino ai controlli. Secondo: nella rete non restano impigliati quei pirati ubriachi o drogati che l’hanno fatta franca.  

OMICIDIO STRADALE: SERVE O NO?

A marzo 2016, il Governo Renzi ha introdotto il reato di omicidio stradale per arginare il fenomeno della pirateria. I risultati non convincono. Secondo Giordani Biserni, presidente ASAPS, “siamo andati un po’ sulle montagne russe, con i numeri. Nel 2016, le vittime sulle strade erano diminuite. L’anno dopo sono aumentate, scese ancora nel 2018. I primi sei mesi dell’anno ci dicono che la statistica si ribalta di nuovo. Conclusione: il risultato che qualcuno poteva ritenere appetibile, il calo dei morti e degli incidenti gravi, in realtà non c’è stato”. Il problema? Forse che in pochi conoscono le pene: dagli 8 ai 12 anni per chi uccide sotto l’effetto di alcol o droga, fino a 18 in caso di omicidio plurimo.

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Guidare con l’auto rovente equivale a farlo da ubriachi: 5 consigli per l’estate

di Nicodemo Angì

Solo gli incoscienti non prestano attenzione al loro stato psicofisico quando si mettono al volante: i guidatori responsabili sanno bene che per guidare è indispensabile essere sobri e riposati (leggi dei test che deve superare chi soffre di apnee notturne e quindi riposa male). È quindi ovvio che bisogna evitare tutte le sostanze che alterano la coscienza e la lucidità, dall’alcol alle droghe, pesanti o leggere che siano, ai farmaci particolari e via elencando. Occorre però fare attenzione anche all’ambiente esterno, che può essere ancor più subdolo perché non dipende da noi. Un esempio di quest’insidia ci viene riportato da Seat, che è giunta alla conclusione che mettersi al volante in un abitacolo surriscaldato appanna le facoltà del guidatore in maniera paragonabile a quanto accade con un tasso alcolemico di 0,5 grammi/litro, al limite del consentito!

QUANDO IL CALDO “APPANNA”

Lo studio presentato da Seat sembra non lasciare dubbi: mettersi al volante di un’auto lasciata sotto il sole, oltre ad esporre al rischio di scottature alle mani, equivale a muoversi con un tasso alcolemico di 0,5 g/litro, il limite al di sopra del quale si viene considerati “in stato di ebrezza” in molti Paesi (leggi che la Svizzera ha nuovi test che hanno valore di prova). Ad aggravare la situazione è l’effetto si manifesta a “soli” 35 gradi centigradi, un valore che superato di slancio nelle condizioni che possiamo trovare comunemente in Italia d’estate.

OCCHIO AL TERMOMETRO

I consigli di Seat partono ricordando la torrida estate del 2015, quando la colonnina di mercurio raggiunse i 44 gradi a Saragozza, 36 gradi all’aeroporto londinese di Heathrow e 39 gradi a Parigi.

Ángel Suárez, ingegnere del Centro Tecnico Seat di Martorell, in Spagna, mette sull’avviso: “Quando è così caldo, le persone seguono delle linee guida di sicurezza quando devono uscire a piedi ma pochi di loro sono consapevoli che è altrettanto importante considerare alcuni importanti suggerimenti quando si guida in queste condizioni di calore intenso. Occorre prestare particolare attenzione quando si guida con temperature estreme perché se la temperatura nell’abitacolo raggiunge i 35 gradi, il tempo di reazione del conducente è del 20% maggiore rispetto a quando si guida a 25 gradi. Questo aumento equivale a guidare con un livello di alcool di sangue di 0,5 grammi/litro“.

ACCORTEZZE IMPORTANTI

Suárez aggiunge che uno degli errori più comuni commessi dai guidatori quando utilizzano il condizionatore è accenderlo prima di aver ventilato l’automobile . “Se abbassiamo i cristalli o apriamo le portiere per circa 30 secondi prima di accendere il climatizzatore, l’aria calda dentro l’abitacolo uscirà velocemente, perché molto più leggera di quella esterna, e la temperatura scenderà velocemente” (leggi la guida su come utilizzare il climatizzatore). Il tecnico Seat raccomanda inoltre di selezionare la modalità “auto” del condizionatore, così l’aria fresca è distribuita uniformemente nell’abitacolo. Sono da evitare inoltre temperature inferiori ai 21 gradi: scendere al disotto non velocizzerebbe comunque il raffreddamento ma sarebbe nocivo per la salute e aumenterebbe il consumo di carburante.

Altre linee guida per una guida sicura e confortevole prevedono la pianificazione del viaggio per evitare di guidare nelle ore più calde, l’indossare abiti leggeri e traspiranti, l’evitare pasti pesanti, fare una pausa ogni 2 ore almeno e bere molti liquidi (sapevamo già che non dissetarsi alla guida abbassa la concentrazione come il bere alcolici). Anche la nostra fedele automobile ha bisogno di “idratazione”. Ricordiamoci quindi di controllare i livelli dell’olio e del liquido raffreddamento e la pressione delle gomme: a freddo, mi raccomando!

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Non dissetarsi alla guida fa sbagliare come bere alcolici

di Nicodemo Angì

Tutti noi conosciamo (o dovremmo conoscere) l’importanza di bere sempre la giusta quantità di liquidi: una ricerca rivela oggi che la disidratazione peggiora le capacità di guida come un leggero tasso alcolico nel sangue.

BERE È ESSENZIALE

Si resiste molto di più a digiuno che senza bere: questa semplice verità è insita nella fisiologia umana (e di tutti gli animali superiori) che vede il nostro corpo composto per circa il 70% d’acqua. La carenza di liquidi può però peggiorare le capacità cognitive e l’abilità nel portare a termine compiti impegnativi molto prima che si verifichino danni all’organismo. Questi sono i risultati di una ricerca della Loughborough University, condotta nell’arco di due giorni su conducenti di sesso maschile. I soggetti dovevano sottoporsi ad una prova di due ore al simulatore di guida in laboratorio, in un percorso che prevedeva una monotona strada a doppia carreggiata, con curve, una banchina laterale compatta e bande rumorose di delimitazione delle corsia. Il percorso era poi costellato di veicoli lenti da superare. Il gruppo sottoposto al test ha assunto la prima volta 200 ml di liquido ogni ora e la seconda solo 25 ml all’ora.

I RISULTATI DELL’INDAGINE

Risultato? La media degli incidenti (per fortuna simulati) durante il test con più bevande è stata di 47 “sinistri”, valore che è balzato a 101 nei soggetti disidratati, simile a quello che ci si poteva aspettare da chi guida sotto l’effetto di droghe o alcol. Gli errori più comuni sono stati il non mantenimento della corsia, la frenata ritardata e il toccare o oltrepassare la banda rumorosa o la linea di delimitazione della corsia. Lo studio è stato guidato da Ron Maughan, professore emerito di Nutrizione dello sport e dell’allenamento presso la Loughborough University e presidente dello Science Advisory Board dell’Istituto Europeo di Idratazione. Commentando lo studio Maughan ha detto: “Tutti noi deploriamo chi guida avendo bevuto troppo alcool ma di solito sottovalutiamo gli effetti di altre cose che influenzano le nostre abilità di guida e uno di questi è il non bere e la disidratazione“.

POCA ACQUA, MOLTI ERRORI

Maughan ha aggiunto che “Non c’è dubbio che la guida sotto l’effetto di bevande o farmaci aumenta il rischio di incidenti. Ma i nostri risultati evidenziano un pericolo sconosciuto e suggeriscono che i guidatori dovrebbero essere stimolati a agire in modo da essere adeguatamente idratati“. “Per inquadrare i risultati dello studio possiamo dire che le percentuali di errori che abbiamo rilevato sono paragonabili a quelli commessi da persone con un tasso alcolemico di 0.8 g/l. L’attuale limite legale stabilito nel Regno Unito per chi guida. In altre parole, i conducenti che non idratati fanno lo stesso numero di errori di chi ha bevuto alcolici da raggiungere il limite legale“.

DISSETARSI CON GLI ALCOLICI? INUTILE E DANNOSO

Una situazione pericolosa, considerando che si stima che gli errori del guidatore causino il 68% di tutti gli incidenti stradali nel Regno Unito. L’Istituto Europeo di Idratazione, promotore della ricerca, sta sensibilizzando i guidatori verso una corretta idratazione prima di un viaggio, soprattutto durante i mesi più caldi. In effetti la disidratazione indotta nello studio era lieve e assimilabile alle di persone che hanno un accesso limitato alle bevande durante il giorno. Jane Holdsworth, Direttore dell’Istituto Europeo idratazione, ha dichiarato chemolti guidatori bevono poco per minimizzare il tempo per fermarsi e andare in bagno.  Capiamo di trovarci di fronte ad un’insidia subdola e sottovalutata. Due considerazioni in chiusura: in Italia il tasso alcolemico legale è più basso, 0.5 g/l, e metabolizzare l’alcool consuma molta acqua. Pensare -quindi – di idratarsi con bevande alcoliche è utopico, anche perché l’alcool ha azione diuretica e questo fa perdere altra acqua.

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Alcol legale dopo le 3: Salvini incentiva la guida in stato di ebbrezza?

di Donato D'Ambrosi

Probabilmente si sarà ispirato al principio che non fare niente è peggio che fare la cosa sbagliata, ma la proposta del Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scatenato le polemiche da più parti. L’idea sebbene fondata sull’intento di arginare il problema della vendita di alcolici in nero e nelle manifestazioni non autorizzate rischia di lasciare un buco più grande della toppa. Il bollino blu per le discoteche sicure con il consumo legale di alcolici dopo le 3 di notte metterebbe instrada una marea di ragazzi potenzialmente ebbri o non in grado di mettersi al volante.

L’INCIDENTE A ROMA E L’ALCOL ABUSIVO

Procediamo per gradi. Matteo Salvini è intervenuto nell’assolvimento delle sue funzioni per dare una stretta al fenomeno dei rave party non autorizzati. Soprattutto dopo il clamore mediatico dell’incidente a La Sapienza. Un rave non autorizzato è costato la vita a un giovane studente attirato dalla voglia di ascoltare musica, fare baldoria e bere con gli amici. “La responsabilità di questa morte – ha subito esclamato Salvini è anche di chi permette queste illegalità da troppo tempo, tra occupazioni di aule e feste non autorizzate con uso e abuso di alcolici e altre sostanze“. Detto e fatto, arriva il bollino blu per le discoteche.

BOLLINO BLU E NIENTE DIVIETO PER I LOCALI SICURI

L’idea di Salvini di introdurre un bollino che certifica i locali notturni avrebbe dovuto rassicurare i genitori ma sembra aver provocato l’effetto opposto. Entro la prossima settimana, il vice premier Salvini ha fatto sapere che sarà stabilito un protocollo per certificare i locali e le discoteche che garantiscono divertimento in sicurezza. “Parliamo di 2.500 locali sparsi in tutta Italia, di un comparto che fattura un miliardo legale e un altro miliardo in abusivismo“. Nella proposta, che si basa chiaramente sulle leggi già vigenti in fatto di consumo di alcolici per i maggiorenni, l’idea è portare nei locali sicuri i giovani e combattere l’abusivismo facendoli bere.

OLTRE 3 MILA AUTOMOBILISTI POSITIVI ALL’ALCOLTEST NEI WEEKEND

Servire alcolici nelle discoteche legalmente dopo le 3 dovrebbe essere la strategia per spingere i giovani a scegliere tra un locale pubblico e un rave privato e quasi sempre non autorizzato. Ma piuttosto che l’efficacia della misura, che magari potrebbe anche funzionare, è l’effetto collaterale su cui vogliamo fare una riflessione. Dai controlli della Polizia nel 2018 la guida sotto effetto di alcol è l’infrazione contestata a oltre 3 mila automobilisti del weekend ancora prima dell’inizio dell’estate. Siamo proprio sicuri che per la sicurezza pubblica, sia necessario fare un passo indietro sulla legge 160 del 2 ottobre 2007 e abolire il divieto di somministrare alcolici e superalcolici dalle 3 alle 6 nei locali?

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Tasso alcolemico nei paesi esteri: differenze con l’Italia

di Redazione

Tasso alcolemico nei paesi esteri

In previsione di una vacanza in auto in un’altra nazione, è cosa buona e giusta informarsi sui limiti del tasso alcolemico nei paesi esteri e le differenze con la normativa italiana. Se da noi il valore limite alla guida è di 0,5 g/litro, superando il quale si rischiano le severe sanzioni previste dagli articoli 186 e 186 bis del Codice della Strada, altrove la situazione è ben diversa e la soglia può essere più tollerante (come nel Regno Unito e a Malta) o addirittura più stringente.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO IN ITALIA

Prima di riportare i limiti del tasso di alcolemia negli altri paesi, riepiloghiamo velocemente quelli attualmente in vigore in Italia. Come detto, il valore limite legale è di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue. Le sanzioni variano a seconda dei casi: per esempio se la quantità di alcol rilevata nel sangue è superiore a 0,5 g/l ma inferiore a 0,8 g/l si viene puniti con un’ammenda da 500 a 2000 euro, la sospensione patente da 3 a 6 mesi e la perdita di 10 punti sulla patente stessa. Se invece la quantità di alcol arriva fino a 1,5 g/l la multa sale da 800 a 3.200 euro, la sospensione della patente da 6 mesi a un anno e scatta pure l’arresto fino a 6 mesi. Per un quadro completo delle sanzioni in Italia con tutte le possibilità previste dal CdS vi rimandiamo agli articoli precedentemente citati.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEI PAESI EUROPEI

Ogni nazione dell’Unione Europea, e non solo, ha i propri limiti di tasso alcolemico. Naturalmente sono previste numerose eccezioni e altrettanti casi particolari, come del resto anche in Italia. Per esempio i limiti dei neopatentati e dei conducenti professionali sono spesso diversi (generalmente più severi). Consigliamo quindi, prima di mettersi in viaggio, di studiare con molta attenzione la normativa del Paese che si vuole visitare. Detto ciò, ecco i limiti in vigore nei 28 paesi membri dell’UE + Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Russia e Svizzera, relativi ai conducenti standard:

Austria: 0,49 g/l;
Belgio: 0,5 g/l;
Bulgaria: 0,0 g/l;
Cipro: 0,5 g/l;
Croazia: 0,5 g/l;
Danimarca: 0,5 g/l;
Estonia: 0,2 g/l;
Finlandia: 0,22 mg/l;
Francia: 0,5 g/l;
Germania: 0,5 g/l;
Grecia: 0,5 g/l;
Irlanda: 0,5 g/l;
Islanda: 0,5 g/l;
Italia: 0,5 g/l;
Lettonia: 0,5 g/l;
Liechtenstein: 0,8 g/l;
Lituania: 0,4 g/l;
Lussemburgo: 0,5 g/l;
Malta: 0,8 g/l;
Norvegia: 0,2 g/l;
Olanda: 0,5 g/l;
Polonia: 0,2 g/l;
Portogallo: 0,5 g/l;
Regno Unito: 0,8 g/l;
Repubblica Ceca: 0,0 g/l;
Romania: 0,0 g/l;
Russia: 0,3 g/l;
Slovacchia: 0,0 g/l;
Slovenia: 0,5 g/l;
Spagna: 0,5 g/l;
Svezia: 0,2 g/l;
Svizzera: 0,5 g/l;
Ungheria: 0,0 g/l.

I più attenti avranno certamente notato che in alcuni paesi, in particolare dell’est Europa, vige la tolleranza zero sull’alcol alla guida. Questi paesi sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. Attenzione, quindi, se si circola da quelle parti.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEGLI STATI UNITI, CANADA E ALTRI PAESI NON EUROPEI

Quanti sognano un viaggio on the road sulle larghissime strade nordamericane? Tanti vero? Occhio però a non superare i limiti del tasso alcolemico, perché le sanzioni sono particolarmente pesanti. Nelle righe seguenti riportiamo la soglia che viene applicata in alcune nazioni non UE molto frequentate dai viaggiatori italiani, con il consiglio di informarsi più nel dettaglio sulle norme in vigore nel paese di destinazione dato che potrebbero esserci ulteriori restrizioni. Limiti per i conducenti standard:

Australia: 0,5 g/l;
Canada: 0,8 g/l;
Giappone: 0,3 g/l;
India: 0,0 g/l;
Messico: 0,8 g/l;
Thailandia: 0,5 g/l;
Stati Uniti: 0,8 g/l.

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