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IRBA, l’Italia rischia la procedura d’infrazione UE

di Raffaele Dambra

IRBA procedura d'infrazione

Futuro incerto per l’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, conosciuta con la sigla IRBA. L’Italia rischia infatti l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, che reputa l’imposta non conforme alle norme comunitarie in materia di tassazione sui carburanti. Adesso il governo italiano, di concerto con le amministrazioni regionali, ha due mesi tempo (con decorrenza 27/11/2019) per inviare le sue motivate ragioni alla Commissione europea, oppure per abolire direttamente l’IRBA. In caso contrario il nostro Paese finirà di fronte alla Corte di Giustizia UE per aver violato il diritto comunitario.

CHE COS’È L’IRBA – IMPOSTA REGIONALE SULLA BENZINA PER AUTOTRAZIONE

Entrata in vigore il 1° gennaio 2012, l’IRBA si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nelle varie regioni italiane, compresi quelli destinati a uso privato. L’imposta è dovuta dal concessionario o dal titolare dell’autorizzazione dell’impianto di distribuzione del carburante. O, per delega, dalla società petrolifera che risulti unica fornitrice del suddetto impianto. L’IRBA corrisponde a 0,0258 euro per litro di benzina, e i ricavi vengono riscossi direttamente della regioni (esattamente come il bollo auto).

IRBA: CHE COSA CONTESTA L’UNIONE EUROPEA

Ciò che contesta l’Unione Europea all’Italia, minacciando l’apertura di una procedura d’infrazione, è di aver riscosso, a livello regionale, un’imposta sulla benzina per autotrazione (appunto l’IRBA) in aggiunta all’accisa già percepita secondo quanto previsto della legislazione dell’UE. In base infatti alla direttiva europea 2008/118/CE, i 28 Stati membri possono sì prelevare altre imposte indirette sui prodotti sottoposti ad accisa. Ma solo se vengono rispettate due condizioni: 1) l’imposta deve essere riscossa per fini specifici; 2) l’imposta deve essere conforme alla normativa comunitaria in materia di accise o di imposta sul valore aggiunto. Condizioni che, secondo la Commissione europea, nel caso dell’IRBA non sono state soddisfatte.

IRBA: RISCHIO PROCEDURA D’INFRAZIONE

L’Unione Europea aveva iniziato a chiedere chiarimenti sull’IRBA già nel 2018, ma adesso è passata dalle parole dai fatti inviando all’Italia una sorta di ultimatum. Entro due mesi o si adegua alla normativa comunitaria in materia di accise sui carburanti (disponibile in versione integrale e in italiano cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF), o cancella del tutto l’IRBA, o rischia di vedersela con la Corte di Giustizia europea e con una più che probabile procedura d’infrazione. Che può condurre a pesanti sanzioni pecuniarie.

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Accise sui carburanti in Italia: quali sono e cosa finanziano

di Raffaele Dambra

Accise sui carburanti in Italia

Dopo il bollo auto un altro balzello che gli automobilisti italiani non sopportano per niente ed eliminerebbero anche… ieri è l’accisa sui carburanti per l’autotrazione. Un’imposta che tanti politici (buon ultimo Matteo Salvini) vorrebbero cancellare o quanto meno ridurre, ma che resiste da decenni a tutto e a tutti perché garantisce un gettito fondamentale per le casse dello Stato. E che nel corso del tempo è stata persino resa ‘strutturale’, quindi non legata a particolari eventi o circostanze. Vediamo perciò di saperne di più circa le accise sui carburanti in Italia, in particolare quali sono e cosa finanziano.

CHE COS’È L’ACCISA SUI CARBURANTI?

L’accisa è una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. La più diffusa è quella sul prezzo dei carburanti, presente a vari livelli in quasi tutto il mondo e in particolare nei Paesi non produttori. In Italia le accise sui carburanti (benzina, diesel, gpl e metano) sono state introdotte gradualmente fin dagli anni ‘30 del secolo scorso per fronteggiare economicamente improvvise emergenze dovute per lo più a disastri naturali ed eventi militari. Oggi se ne contano ben 19 di accise sui carburanti in Italia, ma in realtà questo conteggio non ha più molto senso perché nel 1995, quindi più di vent’anni fa, le varie accise sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata che finanzia il bilancio statale nel suo complesso (26 miliardi di euro nel 2017), senza alcun riferimento alle motivazioni originali. E nel 2013 questa misura è diventata pure strutturale.

QUANTO PESA L’ACCISA SUL COSTO FINALE DEI CARBURANTI

Nell’ultima rilevazione del MISE datata 4 novembre 2019 i prezzi nazionali (€/1.000 litri) della benzina, del gasolio e del gpl per l’autotrazione sono i seguenti:
Benzina: 1.572,41 euro di cui 728,40 (accisa), 283,55 (Iva) e 560,46 (netto);
Gasolio: 1.469,23 euro di cui 617,40 (accisa), 264,94 (Iva) e 586,89 (netto);
Gpl: 610,40 euro di cui 147,27 (accisa), 110,07 (Iva) e 353,06 (netto).
Ne consegue che l’accisa pesa quasi la metà sul costo finale di benzina e diesel (assai meno sul gpl), e aggiungendoci l’Iva al 22% il carico sale a oltre il 60%. Nell’Unione Europea solo l’Olanda e il Regno Unito hanno imposte indirette sui carburanti più alte dell’Italia, ma non solo: il nostro Paese è al quinto posto nella classifica delle nazioni dove il pieno risulta più caro, a pari merito con la Grecia (dati Global Petrol Prices del 2018).

ACCISE SUI CARBURANTI IN ITALIA: QUALI SONO E COSA FINANZIANO

Per mera curiosità vi riportiamo l’elenco delle 19 accise sui carburanti in Italia introdotte nel corso degli anni. La somma ammonta a circa 0,41 euro (per litro), a cui si deve aggiungere l’imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale dell’accisa a 0,7284 euro per la benzina e 0,6174 euro per il diesel. Ma, come abbiamo spiegato, l’elenco delle varie accise è ormai puramente indicativo, dato che dal 1995 l’imposta sul carburante è definita in modo unitario e il gettito che ne deriva non finanzia le casse statali in specifiche attività ma nel loro complesso, con una sola aliquota che non distingue tra le diverse componenti. Condizione che tra l’altro rende impossibile (o molto difficile) l’ipotesi di abolirne selettivamente alcune, a cominciare dall’ormai ‘mitologica’ accisa per la guerra d’Etiopia che nella realtà non esiste più. Ecco la lista delle 19 accise con le originarie motivazioni (da Wikipedia):
– Guerra d’Etiopia del 1935-1936: 1,90 lire (0,000981 euro);
– Crisi di Suez del 1956: 14 lire (0,00723 euro);
– Ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963: 10 lire (0,00516 euro);
– Ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966: 10 lire (0,00516 euro);
– la Ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968: 10 lire (0,00516 euro);
– Ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976: 99 lire (0,0511 euro);
– Ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: 75 lire (0,0387 euro);
– Missione ONU durante la guerra del Libano del 1982: 205 lire (0,106 euro);
– Missione ONU durante la guerra in Bosnia del 1995: 22 lire (0,0114 euro);
– Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: 0,02 euro;
– Acquisto di autobus ecologici nel 2005: 0,005 euro;
– Emergenza terremoto in Abruzzo del 2009: 0,0051 euro;
– Finanziamento alla cultura nel 2011: da 0,0071 a 0,0055 euro;
– Gestione immigrati dopo la crisi libica del 2011: 0,04 euro;
– Emergenza alluvione Liguria e Toscana del novembre 2011: 0,0089 euro;
– Decreto ‘Salva Italia’ del dicembre 2011: 0,082 euro (0,113 sul diesel);
– Emergenza terremoti dell’Emilia del 2012: 0,024 euro;
– Finanziamento del ‘Bonus gestori’ e riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo: 0,005 euro;
– Spese del ‘decreto Fare’ del 2014: 0,0024 euro.

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Accise carburante in Europa: dove si pagano meno tasse nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Dove costa meno la benzina in Italia

Le accise sui carburanti sono uno degli impegni che il precedente Governo Conte ha lasciato in sospeso e con il nuovo esecutivo Conte-Bis si prospetta anche l’aumento dell’IVA. Le accise sul carburante in Europa sono molto variabili e influenzano il prezzo della benzina al rialzo o al ribasso. Ecco i Paesi d’Europa in cui è più conveniente fare benzina e quelli in cui le tasse sono più alte al 2019.

TASSE E INCENTIVI IN EUROPA NON SONO PROPORZIONALI

Che crede ancora che il bollo auto sarà eliminato rischia di inseguire una chimera. Le auto infatti rappresentano una fonte vitale di sostentamento per i Governi di tutti i Paesi europei. Ecco perché le accise sui carburanti sono la parte più pesante sulla bilancia dei prezzi di benzina e gasolio. Guardando la classifica dei Paesi dove le accise su benzina e gasolio sono maggiori si nota subito il primato dell’Italia. In Italia le accise (0,728 euro/litro gasolio e 0,617 euro/litro benzina) sono molto vicine solo ai Paesi del Nord Europa, se si esclude la Grecia. A pensarci bene però si tratta di Paesi che hanno fatto una scelta politica al di là dei semplici incentivi statali. Oslo (Norvegia) ad esempio è la capitale delle auto elettriche (no IVA, parcheggio, traghetto e autostrada gratis, ecc.). Non si può certo dire che nell’entroterra ci siano solo auto elettriche, ma almeno si può controbilanciare il peso delle tasse sul carburante. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza la tabella.

LE ACCISE 2019 SULLA BENZINA IN EUROPA

I 5 Paesi in cui ci sono meno tasse sulla benzina sono Bulgaria (0,363 euro/litro), Ungheria (0,380 euro/litro), Polonia (0,391 euro/litro), Cipro (0,429 euro/litro) e Lituania 0,434 euro/litro. All’estremo opposto invece le tasse sulla benzina sono più alte per Norvegia (0,778 euro/litro), Italia, Finlandia (0,703 euro/litro), Francia (0,683 euro/litro) e Germania (0,655 euro/litro). Bisogna considerare che le accise minime in Europa nel 2019 sono pari a (0,359 euro/litro).

LE ACCISE 2019 SUL GASOLIO IN EUROPA

Non sempre le accise diesel 2019 in Europa sono proporzionali alle accise sulla benzina. Basta guardare subito come la classifica ACEA (Associazione Costruttori Autoveicoli) qui sopra abbia molte posizioni invertite. I 5 Paesi con meno tasse sul gasolio del 2019 sono Bulgaria (0,330 euro/litro), Lussemburgo (0,338 euro/litro), Polonia (0,343 euro/litro), Lituania (0,347 euro/litro) e Ungheria (0,349 euro/litro). Tra i Paesi in cui le accise sul gasolio son più alte sono il Regno Unito (0,651 euro/litro), Italia, Belgio (0,6 euro/litro), Francia (0,594 euro/litro) e Finlandia (0,530 euro/litro).

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Tasse auto in Europa: la Germania è il Paese più caro

di Donato D'Ambrosi

Le tasse auto sono uno dei motivi principali che spingono spesso gli automobilisti a targare l’auto in un altro Paese per beneficiare di costi minori. Ormai l’esterovestizione delle targhe è vietata in Italia, ma è curioso scoprire da un report dell’ACEA (l’Associazione europea dei Costruttori di Auto) quali sono i Paesi con i costi auto più alti e dove si pagano più tasse per possedere e guidare un’auto. In Europa la Germania è in testa ai 15 maggiori Paesi. Ecco dove e perché si pagano più tasse auto.

LE IMPOSTE PIU’ ALTE SUI DERIVATI DEL PETROLIO

In Europa (tra i 15 maggiori Paesi) l’automobile muove introiti fiscali pari a una spesa di 428 miliardi di euro l’anno. Un dato in aumento del 3,5% rispetto a quanto rilevato nel 2018 che rappresenta più di due volte e mezzo il bilancio totale dell’UE. Guardando nel dettaglio quali sono i costi maggiori si scopre che le tasse su carburante e lubrificanti sono la voce più influente per quasi tutti i Paesi. Fa eccezione solo il Portogallo, dove le imposte per l’acquisto dei veicoli nuovi sono superiori (4,2 miliardi spesi contro 3,6 miliardi di euro in tasse per carburante e lubrificanti).

L’IVA E LE TASSE SULLE AUTO NUOVE IN GERMANIA

L’imposta sull’acquisto di un’auto nuova diventa più rilevante in Germania (30,3 miliardi di euro) dove si paga anche di più per le aliquote fiscali di lubrificanti e carburanti (42,8 miliardi di euro). E’ il motivo per cui l’importazione di auto usate dalla Germania frutta interessanti profitti a chi sa muoversi bene sul mercato di seconda mano. Dopo la Germania c’è la Francia, dove però le imposte per l’acquisto di un’auto nuova sono circa la metà (17,8 miliardi di euro). L’Italia è al terzo posto tra i Paesi dove le imposte sulla spesa di lubrificanti e carburanti sono maggiori (35,9 miliardi) e circa la metà rispetto all’acquisto di un’auto nuova (18,3 miliardi di euro).

I PAESI DOVE SI SPENDE DI PIU’ PER LE IMPOSTE AUTO

Sommando tutte le voci di costo (IVA, tassa di iscrizione, tassa di circolazione, imposta sul carburante e altre spese fisse) la Germania si conferma il Paese più tassato (92 miliardi di euro nel 2017). Poi c’è la Francia (79 miliardi di euro nel 2017) e l’Italia (74,4 miliardi di euro nel 2017). A seguire poi con un divario sproporzionato c’è il Regno Unito (56,3 miliardi di euro), la Spagna (28,1 miliardi di euro) e il Lussemburgo (20,3 miliardi di euro). Nella tabella in alto ci sono poi tutti i Paesi in cui si le imposte sull’auto sono al di sotto di 20 miliardi di euro l’anno dove si possono consultare anche le voci separate Paese per Paese.

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