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Ieri — 23 Gennaio 2019RSS feeds

GeForce RTX, diverse 2060 e 2070 senza USB-C per VirtualLink

di Manolo De Agostini

Non tutte le schede GeForce RTX dei partner sono dotate di connettore USB C nella parte posteriore per garantire la compatibilità con lo standard VirtualLink pensato per i visori di realtà virtuale futuri.

Sostenuto da Nvidia, AMD, Oculus, Valve e Microsoft, il nuovo standard VirtualLink usa una USB C per far passare alimentazione, video e dati verso il visore VR su un unico cavo e connettore. L’obiettivo principale è rendere la gestione dei cavi più semplice. Finora Nvidia ha adottato l’USB C per VirtualLink su tutte le Founders Edition di GeForce RTX, ma a quanto pare non tutti i partner stanno facendo altrettanto.

Diverse RTX 2060 mancano di tale connettore nella parte posteriore, a vantaggio di più HDMI/DisplayPort. La RTX 2060 Ventus 6G OC di MSI ad esempio ha tre DisplayPort e una HDMI (ma anche le altre serie di MSI non hanno l’USB C), la ROG Strix RTX 2060 di Asus ha due DisplayPort e due HDMI, la Gigabyte RTX 2060 Gaming OC 6G ha tre DisplayPort e una HDMI e potremmo andare avanti.

La scelta dei produttori però non è limitata all’ultima nata della famiglia Turing, ma interessa anche la RTX 2070, con la Asus RTX 2070 Turbo EVO presentata nelle scorse ore priva di USB C nella parte posteriore. Se però si guarda anche l’offerta di MSI, ad esempio, sono diverse le RTX 2070 senza tale connettore.

Insomma, la vostra intenzione è quella di acquistare una scheda video compatibile con VirtualLink in vista dei futuri visori VR non date per scontato – sulla base delle Founders Edition – che tutte le RTX sul mercato abbiano il connettore giusto. Controllate. Per ora non ci sono RTX 2080 Ti / 2080 senza USB C da quanto abbiamo visto, ma così non si può dire per la RTX 2060 e la RTX 2070. Le schede RTX prive di USB C possono ovviamente essere usate tranquillamente con i visori attuali, in quanto dotate della potenza necessaria e una HDMI. È poi necessario che il computer abbia un numero di porte USB adeguato (4 nel caso dell’Oculus Rift, tre 3.0 e una 2.0).

Le porte posteriori sulla Asus RTX 2070 Turbo EVO

Si tratta con tutta probabilità di una scelta per contenere i costi di produzione, attuata su alcune serie di fascia più bassa nell’offerta dei vari produttori. In un certo senso segnala anche il fatto che dopo il battage mediatico iniziale legato al debutto dei primi visori, il fenomeno VR abbia subito una battuta d’arresto, scendendo tra le priorità delle aziende tecnologiche. Ciò però non significa che la VR è morta, ma solo che probabilmente si aspettano sviluppi tecnologici affinché trovi maggiore apprezzamento da parte dei consumatori.

Android 9 Pie in arrivo su Nokia 3.1 Plus e Nokia 5 a giorni, seguono Nokia 6, 3 e 1

di Pietro Paolucci

Ecco la roadmap di HMD Global relativa agli aggiornamenti di alcuni Nokia. Riceveranno Android 9 Pie in settimana Nokia 3.1 Plus e Nokia 5, mentre per Nokia 6, 3 e 1 ci sarà da pazientare ancora un pochino, ma non oltre la prossima primavera.

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Fallout 76: Bethesda conferma che il gioco non diventerà free to play

di Nicola Armondi

Recentemente, come vi avevamo riportato, un rumor aveva fatto pensare che Bethesda fosse in procinto di trasformare Fallout 76 in un gioco free to play. L’ipotesi era sorta in seguito alla constatazione che EB Games, una catena di negozi di videogame australiana, aveva rimosso dai propri scaffali le copie standard del gioco Bethesda.

Pare però che non ci fosse nulla di vero. Tramite Twitter, infatti, un utente ha affermato che avrebbe rivoluto indietro i propri soldi, nel caso nel quale il titolo fosse diventato free to play. 500 atomi, scrive, non sarebbero sufficienti a farsi perdonare: il riferimento è al “risarcimento” dato da Bethesda, inizialmente, per le borse di nylon incluse nella collector edition.

There is no truth to this rumor.

— Bethesda (@bethesda) January 22, 2019

Come possiamo vedere, però, Bethesda replica con molta semplicità che non c’è alcuna verità nel suddetto rumor. A questo si somma un intervento della pagina Twitter di EB Games Australia il quale afferma che l’informazione sul mancato supporto della catena a Fallout 76 è errato.

Hi Andrew,

This information is categorically incorrect. EB Games will continue to support Fallout 76 both brand new and preowned, and it remains an active product through both our stores and website. Customers can now pick up the EB Exclusive Tricentennial Edition for $79.95.

— EB Games Australia (@EBGamesAus) January 22, 2019

L’ipotesi di un passaggio a un modello f2p è quindi da escludere. Voi cosa ne pensate? Credete che Bethesda a un certo punto sarà “costretta” a compiere questa scelta, oppure credete che sarà in grado di risolvere ogni problema e trasformare Fallout 76 in un videogame amato da tutti i giocatori?

Fallout 76 non diventerà free to play: potete comprare la vostra copia con tranquillità.

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Nokia 7 Plus e Nokia 6.1 ricevono le patch di sicurezza di gennaio 2019

di Vincenzo

Nokia 7 Plus e Nokia 6.1 stanno ricevendo dei nuovi aggiornamenti software comprensivi delle patch di sicurezza di gennaio 2019. 

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Fallout 76: un rumor fa pensare che diventerà free to play

di Nicola Armondi

Tramite uno YouTuber (TheQuartering), veniamo a conoscenza di un nuovo rumor legato a Fallout 76. Secondo quanto riportato, EB Games Australia ha rimosso dai propri negozi tutte le copie retail di Fallout 76. Più precisamente, è stata eliminata la versione base, mentre quelle speciali sono ancora disponibili. Inoltre, anche Amazon sembra avere a disposizione un numero di pezzi inferiore rispetto al solito.

A partire da questo fatto, lo YouTuber specula che Bethesda sia pronta a trasformare il proprio gioco in un free to play. Ovviamente, sarebbe una mossa utile per attirare nuovi giocatori e mantenere vivo il titolo, mentre la compagnia cerca di riparare agli errori compiuti. Non è infatti un segreto che il pubblico non abbia apprezzato molte delle scelte della casa madre di The Elder Scrolls.

Sottolineiamo che queste non sono informazioni ufficiali, ma unicamente un’analisi dello YouTuber in questione. Bethesda non ha rilasciato dichiarazioni in merito. La compagnia sta continuando a supportare l’opera, proponendo aggiornamenti e correzioni in modo regolare e cercando di aprirsi verso il proprio pubblico, ad esempio tramite patch notes più esplicite e con commenti scritti direttamente dal team di sviluppo.

Diteci, voi cosa pensate? Credete che si tratti della scelta migliore, sul lungo termine? Ovviamente Bethesda dovrebbe trovare un modo adeguato per ricompensare chiunque abbia acquistato il gioco. Quale pensate sarebbe il migliore regalo per un giocatore di Fallout 76?

Per ora Fallout 76 è ancora acquistabile da Amazon Italia: se le informazioni fossero vere, però, potrebbe essere l’ultima occasione per accaparrarsi una versione fisica nuova!

Storia della memoria delle schede video

di Tom's Hardware

Prima di addentrarci nella storia della RAM dedicata alle schede video è bene fare un po’ di chiarezza su cosa sia la RAM e a cosa serve nelle schede video. Se avete letto l’articolo “Storia della RAM“, potete andare avanti senza nessun problema. Se però ve lo siete lasciato sfuggire, vi consigliamo di prendervi una decina di minuti e leggerlo perché ci sono alcune nozioni che vi serviranno..

Passando alla seconda questione, ovvero a cosa serva la RAM per le schede video, la risposta richiede la comprensione di alcuni principi. Quando usiamo un qualsiasi apparecchio elettronico dotato di monitor, le immagini che ci vengono mostrate sono elaborate prima dal processore (CPU) e poi dalla GPU (Graphic Processing Unit). Cosa fanno l’uno e l’altro dipende dal tipo di carico: con i carichi bidimensionali (2D, come il desktop del vostro sistema operativo) il processore svolge gran parte del lavoro mentre la GPU si limita ad applicare i colori; tuttavia, quando abbiamo a che fare con immagini tridimensionali, il processore disegna nello spazio tridimensionale i vertici dei poligoni che compongono la scena, mentre spetta alla GPU assegnare a ogni poligono colore, sfumature, ombre e così via fino agli effetti più pesanti (anti-aliasing, Motion Blur, etc.).

sapphire
Il circuito stampato di una Sapphire AMD R9 Fury – si noti che la RAM HBM1 non risiede sul circuito stampato, come era stato per anni, ma proprio accanto alla GPU

Per fare tutto questo la GPU necessita di una grande quantità di dati, dal framebuffer alle texture, dati che vengono memorizzati proprio nella RAM. Con il passare del tempo, le scene sono diventate sempre più complesse, il numero di poligoni è aumentato insieme alla qualità delle texture e, in ultimo, anche la quantità di frame al secondo che i monitor sono capaci di visualizzare. Tutto questo è stato possibile anche grazie all’evoluzione della RAM che è diventata più capiente, veloce ed efficiente.

Per capire l’importanza che ha la RAM, è utile calcolare la necessità di in termini di banda per gestire alcuni flussi video oggi comuni:

Risoluzione (pixel) [A] Frequenza [B] Milioni di Pixel al secondo [C=A x B] Profondità Colore [D] Miliardi di Bit al secondo [E=C x D]
HD (1280 x 720) 60 Hz 55,3 MPixel/s 24 bit per Pixel (16,7 milioni di colori) 1,33 Gbps
FullHD (1920 x 1080) 124,4 MPixel/s 2,99 Gbps
Ultra HD (3840 x 2160) 497,7 MPixel/s 11,9 Gbps

Se questi vi sembrano numeri elevati, pensate che arriveranno monitor con risoluzione 8K, ovvero quattro volte l’Ultra HD…

Volendo semplificare il discorso per renderlo comprensibile a tutti, pensate alla RAM della scheda video come al serbatoio di un’automobile: più è potente il motore, maggiore è la quantità di carburante di cui necessita. Quindi il serbatoio dovrà essere capiente ed il flusso di carburante dovrà essere garantito da tubi sufficientemente grandi o con una sufficiente pressione.

Per la RAM, la capienza è facilmente misurabile in termini di GigaByte (GB), mentre la velocità di trasferimento è il prodotto dell’ampiezza del bus (il diametro dei tubi di cui sopra) per la frequenza (clock).

Quindi, una scheda video ha bisogno di tanta RAM molto veloce; al contrario, se una scheda video è poco potente, avere tanta RAM non ne migliora le prestazioni così come montare il serbatoio di una Ferrari su un’utilitaria non la farà andare a 300 Km/h.

Quest’ultima considerazione può sembrare banale ma ci sono almeno due motivi per cui dovreste tenerla ben presente valutando un acquisto.

Il primo è che spesso e volentieri produttori e/o distributori realizzano e pubblicizzano schede video (desktop o mobili) puntando sulla quantità di RAM presente, ma questa è un’indicazione fuorviante perché la quantità di RAM non vi dirà quanto è potente la scheda video. Quindi, se state valutando una scheda video dedicata, a parità di GPU è preferibile un modello che ha meno memoria ma più performante (ad esempio 1GB di GDDR5 invece di 2GB di GDDR3).

In seconda battuta, i modelli di fascia media spesso vengono venduti in versioni che usano la stessa memoria ma in diversa quantità. In tal caso, se non cambiate spesso hardware, qualche GB in più di memoria potrebbe garantirvi una maggiore longevità.

Come nascondere colonne in Excel

di Alessio Salome
Visto che cercavate una soluzione su Internet su come nascondere colonne in Excel, il popolare software di Microsoft per creare e gestire fogli di calcolo, vi siete imbattuti nella nostra guida. Nelle prossime righe vi leggi di più...

LG rilascia Android 9 Pie per G7 in Corea e pubblica una roadmap degli aggiornamenti

di Paolo Giorgetti

LG pubblica in Corea una roadmap un po' più completa riguardante gli aggiornamenti ad Android 9 Pie per alcuni suoi smartphone Android. Proprio in queste ore è partito il rollout della major release per LG G7 ThinQ.

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Samsung Galaxy A60 potrebbe arrivare ad aprile, disponibili i firmware di M10 e M20

di Paolo Giorgetti

Samsung Galaxy A60 potrebbe essere commercializzato il prossimo aprile, ma nel frattempo spuntano online i firmware di Samsung Galaxy M10 e M20, attesi a breve in India.

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GoPro Fusion: con l’ultimo aggiornamento aumenta la risoluzione dei filmati

di Vittorio Pipia

Con l’ultimo aggiornamento per la sua GoPro Fusion, l’azienda californiana diventata famosa per le sue action cam, ha aumentato la risoluzione di registrazione passando dal 5.2K fino al 5.6k con un frame rate di 24 fps.

La Fusion è stata la prima action cam di GoPro in grado di registrare video a 360 gradi, compatibili con un casco di realtà virtuale e in grado da oggi di registrare video con risoluzione 5.6K 24fps, grazie al sovra campionamento di filmati in 5.8K poi compressi per arrivare alla risoluzione finale.

Un aumento che comunque non va a stravolgere la resa finale dei filmati, ma che contribuisce ad aumentare la nitidezza degli stessi. Il nuovo firmware permette inoltre di poter scattare foto in modalità RAW sia nella modalità time-lapse che in quella notturna. In contemporanea è stato rilasciato un ulteriore aggiornamento del software Fusion Studio per PC, che migliora la gestione delle immagini e rende più facile l’esportazione dei file sui programmi della suite Adobe.

Sebbene possa sembrare strano che un’azienda possa aumentare la risoluzione di registrazione tramite un aggiornamento software, non è la prima volta che succede. Prima di GoPro infatti era stata Rylo ad aggiornare il firmware della sua action cam a 360 gradi per permetterle di registrare a una risoluzione di 5.8k, mentre nel 2015 Xiaomi aveva aggiornato la prima Yi Camera, consentendo agli utenti di passare dalla registrazione in FullHD (1920x1080p) a un massimo di 2304×1296 pixel.

Se stai cercando una videocamera in grado di registrare video a 360 gradi, facile da usare e non troppo costosa, la Samsung Gear 360 potrebbe fare al caso tuo

Android 8.1 Oreo x86 disponibile al download in versione stabile

di Giovanni Pardo

Il team del progetto Open Source Android-x86 ha finalmente rilasciato una versione stabile di Android 8.1 Oreo, ovviamente per architetture x86, sia 32-bit che 64-bit.

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ASRock, Asus e MSI mettono a catalogo alcune motherboard Intel B365

di Manolo De Agostini

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato del chipset Intel B365, “nuova” soluzione di fascia bassa messa a punto dalla casa di Santa Clara per alleggerire le linee produttive a 14 nanometri, destinandole sempre di più alla produzione di CPU Xeon e Core al fine di risolvere l’attuale situazione che vede la domanda superare la disponibilità di processori – con ovvie ripercussioni sui prezzi.

Il B365, a differenza del B360, è infatti un chipset prodotto a 22 nanometri, ma questa non è l’unico elemento differente. Si tratta di un PCH (Platform Controller Hub) della serie Kaby Lake e non Coffee Lake, come le altre proposte della serie 300. Il B365 supporta fino a 20 linee PCI Express anziché le 12 linee del B360. Il “nuovo” chipset offre anche due porte USB in più e diverse configurazioni RAID. Il B360, dal canto suo, vanta il supporto USB 3.1 e al wireless integrato, assenti sul B365. Prestazionalmente parlando non ci sono differenze tra le motherboard B360 e quelle B365, che sostanzialmente è uno Z170 rimarchiato e con overclock bloccato.

La novità è che i produttori di schede madre stanno aggiungendo al proprio catalogo i primi modelli B365. ASRock ha annunciato cinque soluzioni chiamate B365 Phantom Gaming 4, B365M Phantom Gaming 4, B365 Pro4, B365M Pro4 e B365M-ITX/ac. Asus propone tre motherboard chiamate Prime B365M-K, Prime B365M-K/CSM e Prime B365M-A, mentre MSI per ora si ferma a due, B365M PRO-VH e B365M PRO-VD.

Nel complesso le schede madre si presentano in form factor che vanno dall’ATX al mini-ITX, con la B365 Phantom Gaming 4 a rappresentare l’offerta più interessante tra tutte, grazie all’illuminazione RGB integrata, connettori ad hoc e supporto ad ASRock Polychrome RGB. Troviamo anche due slot PCIe 3.0 x16, 8 fasi di alimentazione, supporto fino a 128 GB di memoria DDR4-2666 tramite quattro slot, due slot M.2 PCIe 3.0 x4 e connettività Gigabit LAN.

Al momento queste motherboard non sono disponibili nei negozi italiani, ma trovate tutte le caratteristiche indicate sui siti delle aziende. Non si tratta di soluzioni in grado di spostare l’ago della bilancia del mercato, specie di fronte a CPU Intel ancora su prezzi elevati, ma semplicemente di un escamotage con il quale Intel sta cercando di far fronte a una situazione che l’ha presa in contropiede, tra una domanda inaspettata e il ritardo delle CPU a 10 nanometri a rincarare la dose.

Sony a6400, finalmente la mirrorless APS-C con schermo ribaltabile e 4K

di Vittorio Pipia

Sony ha presentato la nuovissima mirrorless a6400 durante un evento a San Diego, in California. Una fotocamera medio di gamma con sensore APS-C da 24,2 Mpixel, creata dall’azienda giapponese con lo specifico intento di soddisfare la corposa fetta di utenti formata da giornalisti, blogger e youtuber.

Un’utenza che ha specifiche esigenze, ovvero portabilità, leggerezza, alta qualità del video, ma soprattutto il bisogno di avere uno schermo ribaltabile grazie al quale poter controllare l’inquadratura anche da soli mentre si registra.

Era dicembre 2013 quando venne presentata la Sony A5000L, affiancata nell’arco di un anno dalla Sony a5100, fotocamera mirrorless che ancora oggi continua ad essere tra le preferite e più acquistate per i neofiti che iniziano ad avventurarsi nel mondo video e fotografico. La a6400 presentata oggi è la naturale evoluzione di quella a5100 e ne eredita lo schermo ribaltabile a 180 gradi, caratteristica assente sulle mirrorless Sony degli ultimi cinque anni, aggiungendo però un corpo più grande e che garantisce un migliore grip, l’ingresso per il microfono e prestazioni dell’autofocus notevolmente migliorate.

La a6400 è infatti dotata di un nuovo sensore CMOS da 24.2Mpixel affiancato da un nuovo sistema di messa a fuoco automatica con 425 a rilevamento di fase e di contrasto che coprono circa l’84% del sensore, in grado di riconoscere il soggetto in appena 0,02 secondi, caratteristica che lo rende il sistema di messa a fuoco più veloce al mondo. Non manca il distintivo Eye-tracking in tempo reale, in grado di riconoscere sia l’occhio umano che quello di animali, a cui si aggiunge il riconoscimento del soggetto grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale. La raffica è uguale a quella della a6500 e raggiunge gli 11fps in formato RAW. Per quanto riguarda l’estensione ISO si arriva fino a 102400 ISO in modalità estesa, mentre si ferma a 32000 in modalità standard.

A permettere tutto ciò il nuovo processore d’immagine BIONZ X di Sony, che consente alla a6400 di registrare video fino al 4k HDR fino a 30 fps con lettura completa dei pixel. Ciò significa che la a6400 sarà in grado di catturare fino a 2,4 volte i dati necessari per elaborare un filmato a risoluzione 4K per permettere di avere video con un dettaglio e una nitidezza sorprendenti.

Come buona parte delle mirrorless Sony, non manca la possibilità di registrare in S-Log2 e S-Log3, ovvero profili colore desaturati, che permettono di trarre il massimo dal sensore. Infine è anche possibile registrare in Full HD fino a 120 fps.

Il software è stato poi migliorato rispetto alle precedenti versioni e integra adesso un intervallometro che permetterà di effettuare time-lapse in maniera semplice e intuitiva.

Lo schermo è poi dotato di funzionalità touch, tramite la quale si può controllare la messa a fuoco tramite semplici tocchi. Come tutte le fotocamere della serie a6xxx c’è anche un mirino elettronico di tipo XGA OLED Tru-finder. Il corpo è invece realizzato in lega di magnesio con resistenza a polvere e umidità.

La nuova a6400 sarà disponibile a partire da inizio febbraio, con un listino per il solo corpo di 1050 euro, posizionandosi dunque esattamente tra l’attuale a6300, attualmente disponibile a circa 800 euro, e la a6500, disponibile invece a circa 1200 euro. Rispetto a quest’ultima il sensore non è stabilizzato su cinque assi.

Insieme alla a6400, Sony ha annunciato l’arrivo di un nuovo e corposo aggiornamento software per le sue mirrorless FullFrame A7 III, A7R III e A9, che aggiungeranno l’innovativo sistema di Real-time Eye-AF, che debutta per la prima volta sulla a6400, oltre che, finalmente, la possibilità di effettuare timelapse direttamente dalle fotocamere. Tali aggiornamenti verranno rilasciati durante il mese di aprile, e porteranno i firmware alla versione 3.0 per quanto riguarda la A7 III e A7R III mentre alla 5.0 per la top di gamma A9.

Infine, ma non per questo meno importante, l’azienda giapponese ha annunciato un completo rinnovamento grafico della sua app per smartphone, che permette di gestire da remoto tutte le sue fotocamere mirrorless APS-C e FullFrame. Si chiamerà Imaging Edge e sarà disponibile a partire da marzo.

Se vuoi iniziare a fare video e foto di ottima qualità senza rinunciare al 4K, la Sony a6300 è un’ottima alternativa.

Nvidia GeForce RTX 2060 al debutto e nuovi driver che portano il G-Sync sui monitor FreeSync

di Manolo De Agostini
È disponibile da oggi la GeForce RTX 2060, la nuova scheda video per giocatori di Nvidia che porta la possibilità di gestire il ray tracing in tempo reale in una fascia di prezzo sotto i 400 euro. È la scheda dal prezzo più basso che permette di gestire tanto i giochi tradizionali quanto i nuovi […]

OnePlus 6: in distribuzione la Open Beta 11

di Andrea Genovese

OnePlus 6 nelle scorse ora ha ricevuto un nuovo aggiornamento introducendo la release 11 e le ultime patch di sicurezza relative al mese di gennaio 2019.

(...)
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