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Oggi — 20 Giugno 2019SicurAUTO

Cani dimenticati in auto: cosa fare e chi avvisare per salvarli

di Redazione

Cani dimenticati in auto

Con l’arrivo della stagione più calda si ripresenta il problema dei cani dimenticati in auto, anche per poco tempo, che potrebbero subire conseguenze letali a causa delle temperature torride all’interno degli abitacoli. Non è un problema di poco conto perché basta sfogliare un attimo i giornali per leggere di numerosissimi casi di cani lasciati in auto e salvati in extremis solo grazie alla tempestiva segnalazione dei passanti. Ma non sempre queste situazioni finiscono bene. Riepiloghiamo quindi cosa fare e chi avvisare se si scoprono cani o altri animali dimenticati in una vettura sotto il sole cocente, ricordando che esiste l’obbligo di soccorrere gli animali.

COSA DICE LA LEGGE SUI CANI DIMENTICATI IN AUTO

Facciamo innanzitutto una premessa. Chi lascia un cane in un’automobile per troppo tempo, mettendone a rischio l’incolumità, non commette soltanto un’azione deplorevole ma infrange pure la legge. Secondo l’art. 727 del Codice Penale, infatti, “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

COSA SUCCEDE AI CANI DIMENTICATI IN AUTO

Molte persone non si rendono però conto del pericolo e credono che basti lasciare aperto uno spiffero di finestrino per assicurare il ricambio d’aria a un cane dimenticato a lungo in una vettura bollente. Ma non è così. D’estate una vettura parcheggiata al sole ci mette assai poco a diventare incandescente, sui 50° e anche di più. E un cane, che per natura sopporta il caldo assai meno dell’uomo (ovviamente alcune razze sono più sensibili di altre), quando raggiunge i 41° di temperatura corporea è già a serio rischio di colpo di calore. A 44° subentrano invece gravi danni alla circolazione che causano insufficienza renale, mancanza di ossigeno nel cervello ed emorragia interna. A quel punto la morte dell’animale è la conseguenza più probabile. E anche se si riuscisse a salvarlo in tempo, rimarrebbero altissime probabilità di danni cerebrali permanenti.

COSA FARE SE SI SCOPRE UN CANE DIMENTICATO IN UN’AUTO

Insomma, abbiamo cercato di spiegare per benino gli effetti nefasti di lasciare o dimenticare cani in auto. Vediamo adesso come comportarsi se si scopre un animale abbandonato all’interno di un veicolo al caldo. La prima cosa da fare è valutare la situazione, facendosi delle domande specifiche. Il cane sembra effettivamente in pericolo? Il caldo è davvero così asfissiante? L’auto è completamente al sole? I finestrini sono del tutto chiusi? Il cane dispone almeno di una vaschetta d’acqua? C’è un modo di rintracciare il proprietario (cercandolo magari nei negozi vicini) o di capire da quanto tempo l’auto sia ferma lì? (a questo proposito ripassiamo i 5 errori da NON fare quando si viaggia con animali in auto).

CANI DIMENTICATI IN AUTO: CHI AVVISARE

Solo dopo aver fatto queste valutazioni, se il padrone del cane non si è fatto ancora vivo e si ritiene che la situazione comporti dei rischi oggettivi per la bestiola, si deve agire allertando i Carabinieri (112) oppure la Polizia locale. Sconsigliamo di fare i ‘Rambo’ della situazione spaccando i finestrini dell’auto, non è quasi mai una buona idea. Molto meglio cercare di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza e, se possibile, gettare acqua sulla vettura. Un’ulteriore possibilità consiste nel chiamare gli operatori dell’ENPA o di altre associazioni per la protezione degli animali, e nei casi più stremi un veterinario. E soprattutto coinvolgere altre persone nell’operazione di ‘salvataggio’ per avere dei testimoni di quanto accaduto. Potrebbero tornare utili.

COSA FARE SE IL CANE HA AVUTO UN COLPO DI CALORE

Qualora fosse necessario intervenire di persona, per riportare gradualmente a livelli normali la temperatura corporea di un cane che ha subito un grave colpo di calore, bisogna bagnargli la schiena e i lati del corpo con dei panni (va bene un comune asciugamano) pregni di acqua fredda ma non gelida, oppure di liquidi che evaporano facilmente come aceto o alcol. Questo perché l’evaporazione dell’acqua o dei liquidi sottrae calore al corpo. Meglio non usare il ghiaccio, dato che un raffreddamento troppo rapido potrebbe avere effetti nocivi e causare persino uno choc cardiocircolatorio. Ribadiamolo: proteggere i cani dal caldo torrido è un dovere di tutti.

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L’Irlanda premiata dall’ETSC per l’impegno nella sicurezza stradale

di Donato D'Ambrosi

L’Irlanda si aggiudica il premio Road Safety Performance Index, riconosciuto dall’ETSC (European Transport Safety Council) per l’impegno nel miglioramento della sicurezza stradale e la riduzione delle vittime stradali. Il premio è stato consegnato al Ministro irlandese per i trasporti, il turismo e lo sport per il risultato raggiunto dall’Irlanda dal 2010 ad oggi. Molti Paesi spesso esempio di efficienza come la Svezia e l’Olanda invece non hanno fatto meglio in fatto di sicurezza stradale.

30% DI VITTIME IN MENO IN IRLANDA

L’Irlanda è stato il secondo stato membro dell’Unione europea più sicuro nel 2018, per numero di morti stradali ogni milione di abitanti. L’ETSC ricorda che ha scalato 5 posizioni nella classifica dei paesi dell’UE dal 2010, fino al 7 °posto. Per avere qualche riferimento numerico bisogna sapere che dal 2010 l’Irlanda ha ridotto il numero di vittime stradali di oltre il 30%. L’ETSC fa notare come nello stesso periodo, i decessi sono aumentati in altri paesi relativamente sicuri, tra cui Svezia e Paesi Bassi.

LA TASK FORCE IRLANDESE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il risultato dell’Irlanda è stata ottenuto anche grazie all’istituzione di una specifica agenzia governativa per la sicurezza stradale (Road Safety Authority – RSA). Questa agenzia ha implementato un piano strategico a lungo termine per migliorare la sicurezza stradale orientato principalmente a contrastare l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza. “Negli ultimi anni l’Irlanda ha compiuto grandi progressi nella sicurezza stradale, riconoscendo allo stesso tempo le aree in cui deve ancora fare di più, come il miglioramento della sicurezza del ciclismo. Ha spiegato Antonio Avenosodirettore esecutivo ETSC.

QUANTO MANCA ALL’OBIETTIVO 2020

L’ETSC riconosce come dimezzare le vittime stradali entro il 2020, come voleva il precedente impegno è fuori portata. Per raggiungerlo significherebbe ridurre nel 21% i morti sia nel 2019 che nel 2020In molti Stati membri, la sicurezza stradale è stata sproporzionata negli ultimi anni, con tagli ai servizi di polizia stradale e il mancato investimento in infrastrutture più sicure. “Se tutti i paesi europei potessero raggiungere lo stesso livello di sicurezza dell’Irlanda, potremmo ridurre del 40% le morti per incidenti stradali. Così com’è, molti paesi sono fermi e addirittura tornano indietro. Possiamo imparare molto dall’approccio dell’Irlanda – è un modello per l’Unione europea ” afferma Avenoso.

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Tesla: da luglio il nero si paga. Stessi colori per i prossimi 20 anni

di Donato D'Ambrosi

I colori preferiti dagli automobilisti non sono più quelli di una volta e visto che razionalizzare è il fattore comune a molti Costruttori di auto, anche Tesla ha annunciato cambiamenti importanti. Come suo solito fare, Elon Musk ha spiegato in un tweet lampo, qui sotto, che da luglio 2019 il colore nero costerà 1000 dollari e non sarà più quello base gratuito. In linea di massima i colori disponibili per le Tesla resteranno gli stessi ancora per molti anni. Ed è facile immaginare che far pagare la vernice di colore nero ha a che fare anche con la sempre maggiore compatibilità con i radar e i sensori dei sistemi ADAS.

L’ANNUNCIO DI MUSK SULLA VERNICE NERA DA 1000 $

Se fino ad oggi i colori scuri erano un must per le auto premium e quelle istituzionali, la tendenza del mercato va sempre più verso colori chiari, con il bianco in testa, e il grigio. Anche se non è ufficialmente chiaro il motivo della scelta Tesla di far pagare il colore nero 1000 dollari come per il grigio metallizzato a partire da luglio, si può ipotizzare che i nuovi colori siano più “radar-friendly”. Ma allora perché non dirlo chiaramente? Forse per non spaventare i clienti?

Starting next month, Tesla will charge $1000 for color black (same price as silver)

— Elon Musk (@elonmusk) June 19, 2019

COME CAMBIANO I COLORI DEI MODELLI TESLA

Quel che è certo è che da luglio il nero pastello non sarà più il colore di base gratuito: lo afferma sempre Elon Musk in risposta a un follower che chiedeva delucidazioni in merito. Quindi, salvo altre novità dell’ultimo minuto i colori standard delle Tesla sono fondamentalmente quelli della bandiera americana più qualche tono scuro: bianco pastello (gratis, di base), rosso, blu, grigio e nero metallizzati. E a chi ricorda a Musk che forse per Tesla è arrivato il momento di aggiornare la tavolozza dei colori, il CEO risponde che “Cambiare la tavolozza è l’inferno sul service, perché le auto durano per 20 anni. Ogni cambiamento di colore ha effetti a lungo termine, soprattutto per la Model 3.”

GLI EFFETTI DELLA VERNICE NERA SUGLI ADAS

Non sarebbe così improbabile il legame tra questa novità e l’introduzione di nuove vernici compatibili con i radar, poiché come abbiamo spiegato qui, saranno proprio i colori meno riflettenti e quelli scuri a sparire dai listini delle auto a guida autonoma. I maggiori fornitori di vernici stanno infatti lavorando con i Costruttori di auto allo sviluppo di rivestimenti che applicati su materiali che compensano il disturbo al funzionamento corretto dei Lidar. Sarà così anche per Tesla? Intanto se stavate pensando di comprare una Tesla nera farete bene ad affrettarvi per non pagare la vernice 1000 dollari in più.

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Vignetta autostradale Germania: per la Corte UE è illegittima

di Donato D'Ambrosi

La Corte di Giustizia europea ha definito discriminante l’atteggiamento della Germania nell’imporre il pagamento della vignetta autostradale solo agli stranieri. Un provvedimento che oltre a violare il principio della libera circolazione rischia di creare anche pericolose dinamiche commerciali. L’accesso al mercato tedesco per un operatore esterno risulta difatti limitato, così come i servizi ai quali si può accedere solo recandosi in Germania. Tutto questo, secondo la Corte UE con scarse evidenze sulla proporzionalità tra gli introiti della vignetta autostradale per gli utenti stranieri e i costi infrastrutturali.

PERCHÉ’ I TEDESCHI NON PAGANO LA VIGNETTA 

La sentenza della Corte di Giustizia UE n. C-591/17 si pronuncia nuovamente sul pagamento della vignetta autostradale in Germania solo per chi viene da fuori. I cittadini tedeschi infatti, dovrebbero pagarla allo stesso modo, ma sono esentati perché già pagano una tassa automobilistica simile al nostro bollo. La stranezza è che questa esenzione è esattamente pari all’importo del costo della vignetta in Germania (fino a 130 euro in base alla cilindrata e alle emissioni).

LA VIGNETTA E’ UNA BARRIERA ALL’INGRESSO

Inizialmente la Corte UE aveva temporeggiato davanti all’ipotesi di violazione del divieto di discriminazione in base alla nazionalità. Ma poi ha appurato che l’esenzione dal pagamento della vignetta autostradale come compensazione della tassa per le infrastrutture costituisce indirettamente più violazioni. Non solo quella per la libera circolazione a prescindere dalla nazionalità, ma costituisce anche una barriera all’ingresso del mercato tedesco.

I VEICOLI ESENTATI DAL PAGAMENTO DEL PEDAGGIO IN GERMANIA

Costi e servizi, come paventa la Corte UE con la sentenza sulla vignetta in Germania, potrebbe inevitabilmente influenzare anche i costi di beni e servizi. Bisogna anche precisare che esiste una tassazione diversa per gli autocarri tedeschi e stranieri superiori a 7,5 tonnellate attraverso sistema Toll Collect. Mentre molte categorie di veicoli sono esentate dal pagamento, tra cui Autobus, mezzi di soccorso, di emergenza, delle forze di polizia ma anche veicoli CNG e LNG (metano compresso e liquido) fino al 2020 e le auto elettriche (ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1 della legge sulla mobilità elettrica – EmoG).

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Alfa Romeo Tonale vince il Car Design Award 2019

di Donato D'Ambrosi

L’Alfa Romeo Tonale ha vinto il Car Design Award 2019, il premio per il Design assegnato al Parco Valentino sbaragliando molteplici altri modelli. Ecco le auto che fino all’ultimo hanno sperato di portare a cara il premio del design assegnato al primo SUV compatto ibrido plug-in dell’Alfa Romeo.

LE 3 CATEGORIE DEL CAR DESIGN AWARD

Si è svolta, in occasione della prima giornata del Parco Valentino 2019, la cerimonia di premiazione del “Car Design Award” organizzata da Auto&Design. Nato nel 1984, il prestigioso concorso internazionale è suddiviso in tre categorie – “Progetti di vetture di serie“, “Concept car” e “Miglior linguaggio di design di marchio” – e ha visto trionfare l’affascinante Alfa Romeo Tonale nella classifica “Concept car”.

LE CONCORRENTI DELL’ALFA ROMEO TONALE

Tra le candidate al premio, il gruppo FCA (se si esclude Ferrari) ha portato in finale oltre all’Alfa Romeo Tonale anche la Fiat 120, erede destinata a sostituire la Fiat Panda. Poi ci sono le Ferrari F8 Tributo, Land Rover Rr Evoque, Mazda 3, Peugeot 208, Polestar 2, Porsche 911, Renault Clio e Suzuki Jimmy. Nella categoria concept invece Aston Martin Vanquish Vision, Audi PB18 e-tron, Audi Q4 e-tron, Citroën Ami One, Mercedes-Benz Eq Silver Arrow, Peugeot E-Legend, Rivian R1S e Skoda Vision IV.

COSA PENSA FCA DELL’ALFA TONALE

Klaus Busse, Head of FCA Design EMEA, ha dichiarato:  “Siamo onorati di ricevere questo ambito premio assegnato al design di Tonale che, come ogni Alfa Romeo, nasce dal perfetto equilibrio tra heritage, velocità e bellezza. Infatti, racchiude in sé i canoni che caratterizzano lo stile italiano e il linguaggio unico di Alfa Romeo: senso delle proporzioni, semplicità e cura per la qualità delle superfici, per un design innovativo ma fedele a una tradizione universalmente apprezzata”.

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Volkswagen: i server delle auto connesse saranno a zero emissioni

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen lavora alla sua prossima gamma di auto elettriche ma allarga l’impegno a zero emissioni. L’azienda ha annunciato l’apertura di un nuovo data center in Norvegia che sarà alimentato al 100% con energia idroelettrica. Si tratta di una infrastruttura importante nell’ambito dei piani di espansione del gruppo che punta ad investire sempre di più sulle tecnologie di bordo. Lo sviluppo dei nuovi prodotti porta Volkswagen a dover gestire sempre più dati ed informazioni. Il nuovo data center permetterà al Gruppo Volkswagen di avere un maggiore potere computazionale per lo sviluppo digitalizzato dei prodotti a marchio VW e Audi. Ecco allora che nello sviluppo della sua capacità di calcolo Volkswagen guarda ai fattori economici ma anche all’ecologia. Il nuovo centro taglio di 5.800 tonnellate la CO2 emessa ogni anno. Vediamo i dettagli.

IL DATA CENTER

Volkswagen prosegue sulla strada tracciata dal suo data center in Islanda. L’azienda ha aperto un nuovo sito ad impatto neutrale sul clima a Rjukan, in Norvegia. La struttura è nata in soli sei mesi e sarà alimentata al 100% con energia idroelettrica. Questo permetterà un risparmio di oltre 5.800 tonnellate di CO2 all’anno rispetto ad un data center che utilizza corrente elettrica prodotta in modo tradizionale. Volkswagen e Audi utilizzeranno ben 2.750 kilowatt per alimentare i server impegnati in progetti ad alta intensità di calcolo. Mario Müller, responsabile dei Servizi IT in VW: C’è un crescente bisogno di potere computazionale all’interno dell’azienda, ne risulta che stiamo continuamente ampliando la nostra capacità.” Muller sottolinea inoltre che: “I fattori economici e la sostenibilità sono aspetti importanti per noi. Il nuovo data center in Norvegia soddisfa entrambi.”

INFRASTRUTURA IT

Volkswagen e Audi sono al lavoro per allargare gli orizzonti tecnologici della propria gamma. Ecco che il nuovo data center diventa importante nello sviluppo delle vetture, incluse le simulazioni dei crash test e i test in gallerie del vento virtuali. Si tratta di operazioni di calcolo che molto complesse e che richiedono una alta intensità energetica. Per questo motivo Volkswagen assegna queste operazioni a dei data center esterni alleggerendo il lavoro dell’infrastruttura IT interna. La scelta dei paesi del nord Europa non è casuale vista la buona disponibilità di energia conveniente ed ecologica e le condizioni climatiche favorevoli. Le basse temperature possono essere utilizzate per il raffreddamento efficiente delle strutture. Per Volkswagen si tratta del secondo data center neutrale in termini di CO2 dopo quello in Islanda. Il sito ha circa le stesse dimensioni di quello norvegese e risparmia più di 6.200 tonnellate di CO2 l’anno.

IMPORTANZA STRATEGICA

Oltre ai siti esterni Volkswagen usa dei data center interni ai propri stabilimenti dentro e fuori i confini della Germania. Si tratta di centri molto importanti al lavoro sulle fasi di produzione, logistica e vendita. Il Gruppo Volkswagen sfrutta numerose strategie per l’efficienza energetica. Tra queste c’è il free cooling indiretto, ovvero la regolazione della temperatura dell’acqua fredda e l’uso esclusivo di sistemi di risparmio dell’energia. Il nuovo data center in Norvegia si trova a 180 chilometri a ovest di Oslo ed è il risultato del lavoro con Green Mountain. Tor Kristian Gyland, CEO di Green Mountain, ha commentato. “Confidiamo nella nostra strategia: operare capacità di calcolo di alta qualità in modo flessibile, utilizzando solo energie rinnovabili“.

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Partire con l’auto elettrica: i consigli per vacanze senza imprevisti

di Antonio Elia Migliozzi

Arrivano le vacanze estive e per molti saranno le prime in compagnia di un’auto elettrica. Il Touring Club Svizzero (TCS) propone una guida su come evitare sorprese quando si parte al volante di un EV. Nel 2019 le vendite di auto elettriche sono in forte crescita (+130%), questo significa che nel mondo su 10 vetture vendute una è a batteria. Attenzione però all’ansia da ricarica. Il test del TCS conferma che in Italia è impossibile ricaricare la propria auto elettrica in autostrada. Questo significa che il viaggio deve essere organizzato nel dettaglio per individuare in anticipo le colonnine di ricarica subito fuori dai caselli autostradali. In generale le infrastrutture di ricarica si stanno diffondendo sia in Italia che in Francia ed è facile trovare una colonnina libera. Il numero delle auto elettriche è ancora esiguo ma le cose potrebbero cambiare presto.

VACANZE AL MARE

Considerata la crescita delle immatricolazioni delle auto elettriche, il Touring Club Svizzero (TCS) ha fatto un test specifico. Interessate dalla prova località di mare in Costa Azzurra e in Toscana. Nonostante il successo commerciale le auto elettriche continuano ad avere limitazioni oggettive. A causa dell’autonomia limitata e della rete di stazioni di ricarica non così estesa è importante organizzare i dettagli del viaggio prima di partire. I due viaggi prova del TCS dimostrano che è possibile percorrere lunghe tratte anche all’estero alla guida delle ultime auto elettrice. Per evitare di avere a che fare con tanti fornitori diversi e relative carte per la ricarica, il TCS ha scelto Nextcharge. L’azienda non gestisce delle proprie stazioni di ricarica ma ha concluso contratti di partenariato con vari fornitori e offre l’accesso ad una fitta rete di stazioni di ricarica.

PIANIFICARE IL VIAGGIO

Nel corso del suo test il TCS ha evidenziato l’impossibilità di ricaricare le auto elettriche sulle autostrade italiane. Nel pianificare l’itinerario in Toscana, vista l’assenza di colonnine di ricarica rapida nelle aree di servizio, è stata necessaria una dettagliata organizzazione. Bisogna infatti abbandonare l’autostrada e di conseguenza pagare il pedaggio per procedere alla ricarica. Diversa la situazione in Francia. Qui ci sono colonnine di ricarica rapida anche nelle aree di servizio delle autostrade.Vista l’assenza di partnership tra i fornitori svizzeri e quelli locali i tester hanno usato il servizio Chargemap. Questa azienda gestisce anche delle colonnine di ricarica proprie ma ha stretto accordi con altri fornitori. In questo caso serve una carta di ricarica che costa 20 euro (una tantum) e arriva a casa una settimana dopo l’ordine. Contrariamente al modello italiano, il pagamento avviene a posteriori attraverso fattura.

DETTAGLI IMPORTANTI

La prova del TCS conferma che la vacanza con un’auto elettrica è assolutamente possibile. Importante però pianificare il percorso prevedendo delle soste per la ricarica ogni 35/50 minuti, fermandosi per acquisti o visite. Le infrastrutture di ricarica, in Italia e in Francia, sono sempre più diffuse e, tenuto conto del numero ancora esiguo di auto elettriche, le colonnine sono quasi sempre libere. In futuro però le cose potrebbero cambiare ma si spera che cresca anche la rete di rifornimento. Secondo il TCS conviene seguire la regola del 20/80%. Ci si ferma quando l’autonomia dell’auto elettrica scende al 20%. Con questa carica si raggiunge anche la colonnina di ricarica rapida successiva nel caso in cui la prima non funzioni. Nell’auto elettrica il processo di ricarica dal 20% all’80% richiede infatti quasi lo stesso tempo che dall’80% al 100%. Ecco allora che si guadagna anche tempo ricaricando la batteria soltanto all’80%.

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Ieri — 19 Giugno 2019SicurAUTO

VolkswagenOS: è ufficiale, le auto connesse saranno blindate come un iPhone

di Donato D'Ambrosi

Le auto saranno sempre più simili agli smarphone, ma non open source, anzi il contrario. La conferma a quanto abbiamo anticipato sulle centraline blindate da FCA, arriva ora da Volkswagen. Una nuova unità “Car.Software” infatti si occuperà dello sviluppo del primo sistema operativo per auto che Volkswagen adotterà su tutte le prossime auto connesse.

ARRIVA IL SISTEMA OPERATIVO VOLKSWAGEN

Dal 10 al 60%, è l’incremento che Volkswagen vuole apportare allo sviluppo interno del proprio software entro la fine dell’anno. Una notizia che sembra uno dei tanti annunci che i Costruttori fanno sugli investimenti industriali e le novità hitech dei prodotti. Invece è un segnale importante di quanto le auto connesse cambieranno anche la manutenzione. Un trend che abbiamo approfondito con il Neutral Server Caruso in un’intervista esclusiva che spiega come viaggeranno e saranno usati i dati delle auto connesse.

5 MILA ESPERTI SOLO SULLE AUTO CONNESSE

Ma bisogna anche sapere che i Costruttori non hanno alcuna intenzione di cedere i dati telematici a chiunque. “Nel 2025 metteremo 5.000 esperti digitali in una nuova unità chiamata Car.Software” annuncia Volkswagen. L’importanza di questa unità si comprende solo immaginando che qualsiasi servizio di infotainment, qualsiasi acquisto o prenotazione legata o meno all’auto, ma fatta dall’abitacolo, passerà per un Cloud.

TUTTE LE AUTO CONNESSE DEL GRUPPO AVRANNO VW.OS

Le aree di competenza dell’unità Car.Software saranno, quella elettrificata ed elettronica, connettività,  guida autonoma, user experience (UX), l’architettura Cloud e l’e-commerce. La cosa sorprendente è che il sistema operativo VW.OS sarà sviluppato per essere esteso a tutte le marche del Gruppo. ”Vogliamo creare un centro per l’auto digitale e la piattaforma Cloud con i migliori esperti del mondo” ha spiegato Christian Senger, membro del consiglio di amministrazione del brand Volkswagen.

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Auto elettriche a rischio incendio: la Cina impone test e controlli alle Case

di Donato D'Ambrosi

La Cina punta tutto sulla crescita del parco auto circolante a zero emissioni, ma non per questo è disposta a mettere in strada auto elettriche che prendono fuoco. L’annuncio viene direttamente dal Ministero dell’Industria che ha imposto controlli ai Costruttori di auto elettriche. Dopo i casi Tesla e Nio con le auto elettriche incendiate e il pericolo di incendio sulle Audi e-tron che saranno vendute in Cina solo dal prossimo autunno la Cina corre ai ripari.

IL MINISTERO AVVIA UN’INDAGINE SULLE AUTO ELETRICHE

Troppi casi di auto elettriche andate a fuoco in poco tempo, anche se numericamente la statistica è bassa, hanno allertato le autorità cinesi che ora pretendono risposte dai Costruttori. Le aziende più direttamente interessate sono Tesla, Nio e Volkswagen, e hanno tempo fino ad ottobre per presentare un rapporto dettagliato. La richiesta del Ministero cinese riguarda rassicurazioni e evidenze sulla sicurezza delle batterie al litio, ma soprattutto dell’adeguata protezione a cablaggi HV e sistema di ricarica. Non a caso proprio i componenti interessati dagli incidenti-incendi alle auto elettriche nel mondo.

LE AUTO ELETTRICHE A FUOCO IN CINA

Nio è sicuramente l’azienda a rimetterci di più dopo gli incendi del SUV elettrico ES8. La startup cinese infatti quotata in borsa ha tutte le carte in regola per contrastare l’avanzata Tesla in Oriente. Il solo Nio ES8 avrebbe preso fuoco 3 volte in 2 mesi in episodi diversi. Ma anche Tesla non è lontana dalla luce dei riflettori: una Tesla Model S parcheggiata a Shanghai qualche mese fa è stata all’improvviso avvolta da una coltre di fumo bianco, subito l’esplosione della batteria e le fiamme che hanno avvolto l’auto. Dopo il video circolato sul web, l’episodio Tesla non è rimasto isolato con altre segnalazioni di Tesla fumanti anche ad Hong Kong.

40 INCIDENTI IN CINA CON LE AUTO ELETTRICHE INCENDIARIE

Secondo quanto riporta Autonews, nel 2018 in Cina sono avvenuti almeno 40 incidenti legati al fuoco e alle auto elettrificate. Tra queste sono inclusi quindi veicoli elettrici a batteria, plug-in hybrid e celle a combustibile (idrogeno). Le autorità cinesi hanno quindi avviato un’inchiesta della qualità sui New Energy Vehicle e hanno richiamato oltre 130.000 automobili nel 2018.

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Tasso alcolemico nei paesi esteri: differenze con l’Italia

di Redazione

Tasso alcolemico nei paesi esteri

In previsione di una vacanza in auto in un’altra nazione, è cosa buona e giusta informarsi sui limiti del tasso alcolemico nei paesi esteri e le differenze con la normativa italiana. Se da noi il valore limite alla guida è di 0,5 g/litro, superando il quale si rischiano le severe sanzioni previste dagli articoli 186 e 186 bis del Codice della Strada, altrove la situazione è ben diversa e la soglia può essere più tollerante (come nel Regno Unito e a Malta) o addirittura più stringente.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO IN ITALIA

Prima di riportare i limiti del tasso di alcolemia negli altri paesi, riepiloghiamo velocemente quelli attualmente in vigore in Italia. Come detto, il valore limite legale è di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue. Le sanzioni variano a seconda dei casi: per esempio se la quantità di alcol rilevata nel sangue è superiore a 0,5 g/l ma inferiore a 0,8 g/l si viene puniti con un’ammenda da 500 a 2000 euro, la sospensione patente da 3 a 6 mesi e la perdita di 10 punti sulla patente stessa. Se invece la quantità di alcol arriva fino a 1,5 g/l la multa sale da 800 a 3.200 euro, la sospensione della patente da 6 mesi a un anno e scatta pure l’arresto fino a 6 mesi. Per un quadro completo delle sanzioni in Italia con tutte le possibilità previste dal CdS vi rimandiamo agli articoli precedentemente citati.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEI PAESI EUROPEI

Ogni nazione dell’Unione Europea, e non solo, ha i propri limiti di tasso alcolemico. Naturalmente sono previste numerose eccezioni e altrettanti casi particolari, come del resto anche in Italia. Per esempio i limiti dei neopatentati e dei conducenti professionali sono spesso diversi (generalmente più severi). Consigliamo quindi, prima di mettersi in viaggio, di studiare con molta attenzione la normativa del Paese che si vuole visitare. Detto ciò, ecco i limiti in vigore nei 28 paesi membri dell’UE + Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Russia e Svizzera, relativi ai conducenti standard:

Austria: 0,49 g/l;
Belgio: 0,5 g/l;
Bulgaria: 0,0 g/l;
Cipro: 0,5 g/l;
Croazia: 0,5 g/l;
Danimarca: 0,5 g/l;
Estonia: 0,2 g/l;
Finlandia: 0,22 mg/l;
Francia: 0,5 g/l;
Germania: 0,5 g/l;
Grecia: 0,5 g/l;
Irlanda: 0,5 g/l;
Islanda: 0,5 g/l;
Italia: 0,5 g/l;
Lettonia: 0,5 g/l;
Liechtenstein: 0,8 g/l;
Lituania: 0,4 g/l;
Lussemburgo: 0,5 g/l;
Malta: 0,8 g/l;
Norvegia: 0,2 g/l;
Olanda: 0,5 g/l;
Polonia: 0,2 g/l;
Portogallo: 0,5 g/l;
Regno Unito: 0,8 g/l;
Repubblica Ceca: 0,0 g/l;
Romania: 0,0 g/l;
Russia: 0,3 g/l;
Slovacchia: 0,0 g/l;
Slovenia: 0,5 g/l;
Spagna: 0,5 g/l;
Svezia: 0,2 g/l;
Svizzera: 0,5 g/l;
Ungheria: 0,0 g/l.

I più attenti avranno certamente notato che in alcuni paesi, in particolare dell’est Europa, vige la tolleranza zero sull’alcol alla guida. Questi paesi sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. Attenzione, quindi, se si circola da quelle parti.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEGLI STATI UNITI, CANADA E ALTRI PAESI NON EUROPEI

Quanti sognano un viaggio on the road sulle larghissime strade nordamericane? Tanti vero? Occhio però a non superare i limiti del tasso alcolemico, perché le sanzioni sono particolarmente pesanti. Nelle righe seguenti riportiamo la soglia che viene applicata in alcune nazioni non UE molto frequentate dai viaggiatori italiani, con il consiglio di informarsi più nel dettaglio sulle norme in vigore nel paese di destinazione dato che potrebbero esserci ulteriori restrizioni. Limiti per i conducenti standard:

Australia: 0,5 g/l;
Canada: 0,8 g/l;
Giappone: 0,3 g/l;
India: 0,0 g/l;
Messico: 0,8 g/l;
Thailandia: 0,5 g/l;
Stati Uniti: 0,8 g/l.

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Estate 2019: il 57% degli italiani farà le vacanze in auto

di Donato D'Ambrosi

Gli italiani sono tra gli automobilisti più oppressi dal traffico eppure non rinunciano all’auto per passarci le vacanze. È quanto emerge da un sondaggio sull’estate 2019 tra gli italiani che partiranno per le vacanze: il 57,3% degli italiani userà l’auto per andare in vacanza. Ecco le mete più gettonate in programma o desiderate gli italiani per l’estate 2019.

PARTENZA INTELLIGENTE MA SENZA STRESS

Gli italiani non vogliono slegarsi dalle tradizioni, anche se il campione intervistato da un noto portale di compravendita auto non sembra così rappresentativo. Tra i 500 automobilisti che hanno parlato delle vacanze 2019, il 57% viaggerà in auto e per il 59% la partenza intelligente resta una valida strategia. Partire presto quindi ma non prima dell’alba e poi solo il 53,3% la utilizzerà per più giorni consecutivi. Tra quelli che hanno già programmato online la vacanza, il 17,8% lo ha fatto per noleggiare un’auto. Gli italiani che hanno già deciso dove andare, propende in oltre il 60% dei casi per il mare e dalle location preferite si capisce perché.

IN VIAGGIO NON DIVIDONO IL VOLANTE

Solo il 27% degli intervistati vorrebbe il cambio alla guida, contro il 62,4% che preferisce restare al volante per tutto il viaggio. Un’abitudine che non aiuta sicuramente ad affrontare il viaggio in relax e al massimo della sicurezza se non si fanno frequenti soste e la meta è lontana. A tal proposito il sondaggio rivela che il 21,8% del campione programma una sosta ogni due ore (bravi!), il 25,9% ogni tre e solo il 22% valuta di non fermarsi mai. Attenzione poiché uno studio rivela che guidare stanchi equivale a mettersi al volante ubriachi.

QUANTO SPENDEREBBERO E DOVE

Il 34% degli intervistati percorrerà meno di 500 Km e i costi per benzina, gas o diesel saranno compresi tra i 50 e i 150 euro per almeno il 39,1%. Il 31,3% passerà le vacanze in Hotel o in un B&B e il 26% spenderà tra i 500 e i 1000 euro per tutte le vacanze estive 2019. Il 65,8% è a favore della vacanza on the road; tra le mete più desiderate la Route66 negli USA (un intramontabile desiderio per il 27,4%), la Costiera Amalfitana in Campania (13,6%) e le Colline Senesi (12,6%). Ecco le 10 cose da non dimenticare per una vacanza senza imprevisti.

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Nuova Renault ZOE 2019: nuovi interni hi tech e autonomia a 390 km

di Antonio Elia Migliozzi

Renault rinfresca la sua compatta ZOE. La citycar 100% elettrica cambia look e si aggiorna per restare l’auto più venduta in Europa nel suo segmento. Oltre agli affinamenti estetici che includono nuovo frontale, gruppi ottici rivisti ed interni aggiornati in stile Clio, la ZOE cambia a livello tecnico. Potenziata la batteria che ora conta 52kWh e permette di coprire 390km nel ciclo di omologazione WLTP. Nuovo anche il motore che oltre nella versione da 80 kW arriva sul mercato nella variante da 100kW a vantaggio della dinamicità. Con il motore R135, infatti, la Renault ZOE scatta da 0 a 100km/h in meno di 10 secondi con una velocità massima di 140km/h. Non solo prestazioni, nuova ZOE accelera anche la ricarica. Con una colonnina da 50kW si ricaricano 150km in 30 minuti. Vediamo tutti i dettagli.

CITYCAR ELETTRICA

La nuova Renault ZOE si aggiorna e promette di essere più performante che mai. La citiycar cresce in autonomia e potenza proponendo un design più deciso e personale. Renault scommette molto sulla terza generazione dell’auto che, a sette anni dal lancio, è l’elettrica più venduta in Europa. Il potenziamento della powetrain permette alla ZOE di adattarsi a tre situazioni tipiche di utilizzo; casa, città, e autostrada. Possiamo ricaricare la ZOE a casa collegandola alla presa elettrica. In questo caso otteniamo circa 300 chilometri di autonomia in 8 ore. In città una colonnina da 11 kW, possiamo avere 125 chilometri di autonomia in 2 ore. Tempi decisamente corti se si usa una colonnina pubblica da 22 kW; in questo caso ZOE accumula fino a 125 chilometri di autonomia in un’ora. Ancora meglio con il nuovo caricatore DC, da 50kW con il quale si raggiungono i 145km di autonomia in 30 minuti.

RICETTA CHE FUNZIONA

A bordo della nuova Renault ZOE arrivano gli equipaggiamenti innovativi e servizi connessi del pacchetto Easy Connect. Dai dispositivi di assistenza alla guida al display per il conducente da 10”, passando per il sistema multimediale Easy Link. Renault propone una batteria da 52 kWh per una autonomia complessiva di 390 chilometri nel ciclo WLTP. Rispetto al vecchio modello si arriva adn un incremento del 20%. L’aumento della capacità energetica non è legato ad un cambiamento di dimensioni della batteria, per cui abitabilità e comfort restano invariati. La nuova batteria Z.E. 50 fornisce anche corrente di intensità maggiore che da corpo al nuovo motore R135. Interessante la varietà di soluzioni di ricarica che aumenta grazie all’introduzione della ricarica in corrente continua (DC). Le colonnine fino a 50 kW in corrente continua (DC) rendono la Renault ZOE adatta ai lunghi viaggi, soprattutto in autostrada.

NOVITA’ TECNICHE

Renault ZOE arriva in due livelli di motorizzazione: il motore da 80 kW (R110) lanciato appena un anno fa e quello da 100 kW (R135). Il lavoro di ingegneria lega infatti una batteria con maggiore capacità ad una powertrain prestazionale che offre più coppia in basso. Nuova ZOE può, così, contare su migliori performance che facilitano i sorpassi e la guida sulle strade a percorrenza veloce. Il nuovo motore R135 vanta una coppia di 245 Nm che le consente di passare da 80 a 120 km/h in soli 7,1 secondi. Parliamo di ben 2,2 secondi in meno rispetto al motore R110. Numeri alla mano Renault ZOE è in grado di passare da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi e la velocità massima sale a 140 Km/h.

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USA: la pizza a domicilio arriverà con la guida autonoma di Nuro

di Antonio Elia Migliozzi

La pizza sceglie la consegna a guida autonoma. Negli Usa decolla la partnership tra Nuro e Domino per la consegna della pizza tramite una flotta di van senza conducente. Il piccolo R1 è pronto all’azione nelle strade di Huston e Scottsdale, in Arizona. Nuro è attiva dal 2016 nello sviluppo di soluzioni logistiche a guida autonoma rivolte esclusivamente a trasporto di cose. L’azienda ha ricevuto di recente un nuovo finanziamento da 1 miliardo di dollari dal gruppo giapponese Softbank. Oltre alla recente alleanza con Nuro, Domino Pizza ha anche lavorato con Ford in Michigan nel corso del 2017. Il lavoro nel settore delle consegne è sempre più affidato alle macchine come conferma la scommessa di Uber sui droni. Diamo uno sguardo.

PIZZA DRIVELESS

Nuro è una delle principali startup al mondo impegnata nella “self-driving delivery”. L’azienda sta collaborando con Domino per lanciare un progetto pilota per la consegna della pizza. Una flotta di van a guida autonoma opererà a Houston, in Texas. A partire da quest’anno alcuni clienti selezionati di Domino riceveranno a casa le loro consegne grazie alle auto robotizzate di Nuro. L’azienda tech nasce nel 2016 dal sogno di due ex membri del pionieristico team driveless di Google. Nuro si è concentrata sulla consegna degli alimenti piuttosto che sul trasporto delle persone. Nuro ha usato i suoi veicoli R1 per recapitare generi alimentari ai residenti di Scottsdale, in Arizona, e più recentemente a Houston. Oggi Nuro è una delle poche aziende che opera con veicoli completamente autonomi su strade pubbliche. Di grande aiuto il recente finanziamento da 1 miliardo di dollari da parte dei giapponesi di SoftBank.

IL PROGETTO

Nuro ha scommesso sul van a guida autonoma R1 che sarà presto sostituito dal nuovissimo R2. Il mezzo è largo circa la metà di una berlina compatta, più corto della maggior parte delle auto e a bordo manca lo spazio per passeggeri e conducente umano. La startup ha costruito finora sei di questi veicoli, e prevede di sfruttare l’investimento di SoftBank per produrne altri. Con i suoi nuovi 50 van l’azienda sarà operativa sulle strade di California, Arizona e Texas. Va detto che in una prima fase ci saranno ancora degli autisti seduti per ragioni sicurezza dietro al volante. Oltre ai conducenti umani nei test Nuro utilizza una tecnologia di controllo da remoto per monitorare ogni veicolo. Insomma la sfida nel settore della logistica a guida autonoma è più che aperta e Nuro punta a un ruolo da protagonista.

LA PROSPETTIVA

I clienti che riceveranno la consegna con i van a guida autonoma potranno tracciare il veicolo tramite l’app di Domino. Successivamente sarà loro inviato un codice PIN univoco per sbloccare lo scomparto del veicolo in modo da prelevare la loro pizza. Nuro non è l’unica azienda senza conducente a collaborare con Domino. Quest’ultima ha anche lavorato con Ford nel 2017 per portare le pizze a casa dei suoi clienti del Michigan. Negli ultimi anni gli sforzi dell’industria tecnologica si stanno concentrando nel settore della consegna del cibo da asporto. Uber prevede da questa estate la consegna del cibo ordinato dai clienti del suo servizio “Eats” con un drone nell’area di San Diego. Alla luce di tutti questo sforzi sembra proprio che gli operatori del settore delle consegne saranno i primi a pagare il prezzo del passaggio alla guida autonomia.

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Consiglio acquisto utilitaria: budget fino a 16.000 euro

di Redazione

Con questa guida chiudiamo il capitolo dedicato alle auto utilitarie, che abbiamo già affrontato occupandoci di modelli in vendita a 10.000 euro e vetture acquistabili spendendo fino a 13.000 euro. Stavolta ci concentriamo invece sulla fascia premium del segmento B, con i consigli per l’acquisto di un’utilitaria con budget fino a 16.000 euro. Come avrete sicuramente già visto, le guide di SicurAUTO.it contengono una breve scheda per ogni automobile presentata, con le caratteristiche più importanti, il prezzo, le emissioni, i consumi e, quando disponibile, il crash test. Perché per noi la sicurezza viene sempre prima di tutto, anche dell’estetica. Tutte le guide che realizziamo saranno aggiornate periodicamente, perciò tornate spesso a trovarci per scoprire le ultime novità. Guida aggiornata il 18 giugno 2019.

COME SCEGLIERE L’AUTO GIUSTA

Tutti sappiamo quanto sia difficile scegliere l’auto giusta. Quanti acquirenti hanno optato per un determinato modello senza pensarci troppo, salvo rendersi conto dopo qualche mese di aver sbagliato clamorosamente automobile? A questo proposito vi consigliamo di focalizzare la scelta prima di tutto sulle vostre necessità. A parte il budget, è importante sapere l’uso che si farà dell’auto: casa-lavoro, viaggi, tempo libero, gite offroad? Pensateci bene prima di decidere su quale vettura valga la pena indirizzarsi (e investire). E valutate con attenzione anche altri aspetti, come per esempio il numero di km che pensate di percorrere in un anno. Perché da questo dipende la scelta di un’auto benzina, diesel, gpl o con alimentazione a bassi o bassissimi consumi. Detto questo, possiamo passare alla nostra guida con i consigli per l’acquisto di un’utilitaria con budget fino a 16.000 euro circa.

CITROEN C3

La Citroen C3 model year 2016 ha dimensioni più compatte rispetto al passato e caratteristiche da agile cittadina (ora misura 399 cm, mentre il bagagliaio parte da 300 litri). Per strada è subito riconoscibile grazie agli originali airbump, i paracolpi laterali. Con il nostro budget si possono comprare numerosissime versioni della C3, benzina o diesel, con cambio manuale o automatico. Sforando leggermente (prezzo di listino 17.850 euro) possiamo per esempio accedere alla PureTech 110 S&S Feel EAT6 con propulsore 1.2 benzina da 110 CV/81 kW e cambio automatico, che consuma 5,1 l/100 km ed emette 120 g/km. Nel 2017 il crash test Euro NCAP di Citroen C3 ha ottenuto 4/5.

FIAT PANDA

A quasi quarant’anni dal debutto e giunta ormai alla terza generazione, l’utilitaria Fiat Panda non vuole proprio saperne di farsi da parte. E del resto perché dovrebbe, dato che in Italia continua a guidare le classifiche di vendita con ampio margine sulla concorrenza? La Panda misura 365 cm di lunghezza, ha 5 porte, 4 posti e un bagagliaio da 200 litri. Spendendo intorno ai 16.000 euro si possono acquistare due versioni gpl e due a metano della Panda. Su tutte la 1.2 69 CV EasyPower E6d-Temp Lounge, con alimentazione bifuel gpl/benzina, che costa 15.500 euro. Nel 2018 il crash test di Fiat Panda eseguito da Euro NCAP ha dato come risultato 0/5.

FORD KA+ ACTIVE

Utilitaria con aspirazioni da piccolo crossover, Ford Ka+ Active offre parecchio spazio all’interno sia in altezza che in larghezza, mentre su strada si muove con la giusta agilità. Misura 395 cm di lunghezza e la capacità del bagagliaio parte da 270 litri. Mettendo sul piatto 14.750 euro ci portiamo a casa la versione diesel con cambio manuale 1.5 EcoBlue 95cv S&S Active, spinta da un propulsore da 95 CV/70 kW che consuma 4,1 l/100 km ed emette 108 g/km di CO2. Appena tre stelle per la Ford Ka+ nel crash test Euro NCAP effettuato nel 2017.

HONDA JAZZ

La giapponese Honda Jazz è lunga 402 cm, dispone di 5 posti e con l’ultimo restyling è migliorata soprattutto esteticamente, mantenendo la generosa abitabilità e la facilità di guida. I modelli a nostra disposizione sono tutti a benzina, uno dei quali con cambio automatico. Si tratta della versione 1.3 Trend CVT con motore da 102 CV/75 kW, consumo dichiarato nel ciclo misto di 5,8 l/100 km e 106 g/km di emissioni di CO2. La Honda Jazz offre di serie il dispositivo di frenata automatica d’emergenza. Il prezzo di listino parte da 17.500 euro. Punteggio pieno (5 stelle) per il crash test Euro NCAP di Honda Jazz fatto nel 2015.

LANCIA YPSILON

L’iconica utilitaria Lancia Ypsilon è l’unica vettura del glorioso marchio torinese a ricevere ancora soddisfazioni dal mercato delle auto. L’ultimo restyling del 2015 ha riguardato sia la carrozzeria che l’abitacolo e gli interni, con nuovi materiali.. La Ypsilon è lunga 383 cm, ospita comodamente 4 persone e dispone di un bagagliaio dal volume minimo di 245 litri. Nella nostra guida con i consigli per l’acquisto di utilitarie fino a 16.000 euro o poco più rientrano versioni a benzina, gpl e metano. Le bifuel gas/benzina sono la 1.2 69cv GPL Ecochic Black and Noir (16.300 euro) e la 1.2 69cv GPL Ecochic Gold (17.100 euro). Per entrambe il motore è un 4 cilindri con 69 CV/51 kW. Il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 7,2 l/100 km con 117 g/km di emissioni di CO2. Euro NCAP nel 2015 ha effettuato il crash test di Lancia Ypsilon che ha dato risultati molto modesti: 2/5.

MAZDA2

Decisamente rinnovata rispetto alla precedente generazione, ora Mazda2 si è allungata fino a 406 cm trasformandosi in un’utilitaria compatta dalle linee fluide e sinuose e dalla guida agile e dinamica. La capacità del bagagliaio parte da 280 litri. Nella nostra fascia di riferimento rientrano le versioni 1.5 Skyactiv-G 75cv Essence da 14.400 euro, 1.5 Skyactiv-G 75cv Evolve da 15.300 euro e 1.5 Skyactiv-G 90cv Evolve da 15.850 euro. Quest’ultima è spinta da un motore 1.5 benzina da 90 CV/66 kW, che consuma 5,7 l/100 km ed emette 111 g/km di CO2. Il crash test del 2015 di Mazda2 ha ottenuto da Euro NCAP il punteggio di 4/5.

MITSUBISHI SPACE STAR

È lunga appena 379 cm, ma la Mitsubishi Space Star tutto può definirsi tranne che un’auto scomoda. E pure il bagagliaio, capiente 235 litri, ha il suo perché (in proporzione alle dimensioni della vettura). Se possiamo spendere fino a 16.000 euro sforando il giusto, Space Star è disponibile in tre versioni a benzina e ben quattro con alimentazione a gas: tra queste la 1.0 Funky bi-fuel GPL da 14.990 euro e la 1.0 Intense NAVI ClearTec bi-fuel GPL da 16.800 euro. Vantano tutte propulsori da 71 CV/52 kW, consumano appena 5,8 l/100 km ed emettono soltanto 94 g/km di CO2. Il crash test di Mitsubishi Space Star del 2013 ha ottenuto un punteggio di 4/5.

OPEL CORSA

L’utilitaria tedesca Opel Corsa è disponibile sia nell’allestimento a 3 che a 5 porte. Sottoposta a restyling pochi anni fa, ha subito un rimodernamento della parte estetica esteriore ma anche una serie di modifiche per quanto riguarda la meccanica. Entrambi i modelli continuano comunque a condividere la stessa lunghezza (402 cm), ma la 5 porte ha un bagagliaio leggerissimamente più ampio. La Corsa 3 porte e la Corsa 5 porte sono in vendita con alimentazione a benzina oppure gpl, con prezzi che oscillano da 14.400 a 17.550 euro a seconda della versione. Il motore è quasi sempre un 4 cilindri da 90 CV/66 kW di potenza, con 7,8 l/100 km di consumi dichiarati e 114 g/km di emissioni CO2. Nel 2014 il crash test di Opel Corsa fatto da Euro NCAP ha dato come risultato 4/5.

SMART FORFOUR

Il nuovo modello della Smart Forfour è un’utilitaria gradevole e originale, ovviamente un po’ meno agile della ‘due posti’ ma decisamente più comoda (senza esagerare). È lunga 349 cm, ha 4 posti, 5 porte e una capacità di carico di 185 litri. La frenata automatica di emergenza è di serie sia sull’allestimento Passion che sul Supertech. Per quanto riguarda le motorizzazioni sono tutte a trazione posteriore e alimentate a benzina, una delle quali con cambio automatico. I prezzi variano dai 16.271 euro della versione 70 1.0 52kW Superpassion ai 17.721 euro della 70 1.0 52kW Superpassion Twinamic. Motore 1.0 da 71 CV/52 kW, 4,9 l/100 km di consumi nel ciclo misto e 112 g/km di emissioni di CO2. Il crash test Euro NCAP di Smart Forfour del 2014 ha ottenuto 4 stelle su 5.

TOYOTA YARIS

Con l’ultimo aggiornamento l’abitabilità di Toyota Yaris è migliorata e consente adesso di viaggiare bene in quattro, stendendo sufficientemente le gambe. La lunghezza dell’auto è stata portata a 394 cm, anche nella configurazione a 3 porte. Il bagagliaio da 286 litri non è invece gigantesco, ma comunque in linea con quello della concorrenza. Il nostro portafoglio ci permette di accedere alle versioni a benzina 1.0 Cool MY18 (15.200 euro) e 1.0 Active MY18 (16.500 euro), entrambe dotate di motore 1.0 da 72 CV/53 kW, con consumo di 4,8 litri ogni 100 km e 107 g/km di emissioni dichiarate. Nel 2017 il crash test Euro NCAP di Toyota Yaris ha conquistato le 5 stelle.

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La tecnologia Bridgestone previene i terremoti a Tokyo 2020

di Donato D'Ambrosi

Secondo alcune statistiche in Giappone si verificano ogni anno almeno 2 tra i più potenti terremoti su 5 nel mondo. Gli abitanti sono ormai abituati a questi fenomeni naturali, ma chi viene dall’estero no. Ecco perché in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 2020, Bridgestone ha sviluppato un sistema pneumatico per la sicurezza di chi parteciperà ai giochi. Ecco come funzionano e come sono fatti i cuscinetti di sicurezza Bridgestone che prevengono i danni da terremoti.

PAROLA D’ORDINE, DIVERSIFICARE

Si sa che i più grandi Costruttori di pneumatici hanno una certa attitudine a diversificare i loro core business. E’ così per Michelin, ad esempio, e lo rende ancora più evidente Continental che spazia dall’elettronica ai sensori in modo molto flessibile. Lo stesso accade per Bridgestone che da diversi anni sviluppa soluzioni di isolamento dal suolo. La tecnologia di isolamento sismico è stata utilizzata per tutte le nuove strutture permanenti i Giochi Olimpici e Paralimpici durante Tokyo 2020.

COEM SONO FATTI I CUSCINETTI ANTISISMICI IN GOMMA

Ma come può un cuscinetto sostenere il peso ciclopico di una struttura enorme così come gli pneumatici sostengono il peso dell’auto? I cuscinetti di isolamento sismico sono supporti strutturali flessibili che isolano dal terreno, contribuendo a ridurre la diffusione dello shock sismico e quindi la possibilità di danni in caso di terremoto. Le dimensioni sono comprese tra 60 e 180 cm di diametro e nelle ultime due strutture in fase di completamento saranno installati nel tetto anziché nelle fondamenta. Bridgestone spiega la necessità di questa soluzione perché contribuisce a ridurre il peso esercitato sugli elementi strutturali di supporto del tetto”.

I CUSCINETTI SVILUPPATI DA BRIDGESTONE PER TOKYO 2020

Bridgestone sviluppa e produce sistemi di isolamento sismico in Giappone dal 1984 ma sono utilizzati in diverse strutture sia in Giappone sia fuori. Non a caso ne sono dotati i monumenti storici come la Tokyo Station e il Los Angeles City Hall. La tecnologia antisismica Bridgestone è applicata anche a strutture che gestiscono le emergenze, edifici governativi, ospedali, strutture commerciali e complessi residenziali. Riguardo ai cuscinetti, le cui immagini diffuse da Bridgestone sono state autorizzate dal Bureau of Olympic and Paralympic Games Tokyo 2020 Preparation, sono fatti in base alle applicazioni in gomma naturale contenuta tra piastre di acciaio; in gomma-piombo dove al centro del cuscinetto c’è un connettore di piombo; in gomma scorrevoli elastici su basi costruite con PTFE e Acciaio inossidabile.

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Patente: ‘imparare’ a guidare da bambini riduce il rischio di incidenti

di Redazione

Patente imparare a guidare da bambini

Per guidare è necessario avere per lo meno 18 anni, l’età minima per prendere la patente. Ma per ‘imparare a guidare’ è meglio iniziare ben prima di raggiungere la maggiore età, apprendendo le nozioni base della guida già da bambini. Esageriamo? Non la pensa così Citroen, che per i suoi 100 anni ha ideato il programma di apprendimento Young Driver rivolto ai giovanissimi a partire dai 10 anni di età. Con esiti davvero sorprendenti…

IN FRANCIA CHI GUIDA DALL’ETÀ DI 15 ANNI FA IL 60% DI INCIDENTI IN MENO

Facciamo una premessa. In Francia, con la ‘guida accompagnata’ (la conduite accompagnée), i ragazzi da 15 a 18 anni sono legalmente autorizzati a condurre un’automobile, ovviamente sotto il controllo di un adulto patentato da almeno un decennio. E secondo una recente indagine, i ragazzi che hanno iniziato con le guide accompagnate sono poi diventati degli ottimi conducenti, avendo in media il 60% di incidenti in meno rispetto agli altri.

‘IMPARARE’ A GUIDARE DA BAMBINI IN TUTTA SICUREZZA

Citroen però si è spinta ancora oltre, organizzando corsi di guida base per bambini da 10 anni in su, iniziativa già sperimentata con successo nel Regno Unito con oltre 700.000 lezioni impartite. Ovviamente tutto si svolge nella massima sicurezza: nessuno mai si sognerebbe di mettere a rischio, anche minimo, l’incolumità dei bambini.

I BAMBINI IMPARANO LE PRIME NOZIONI PRATICHE DI GUIDA

I corsi funzionano in questa maniera. In un luogo appositamente designato viene allestita la scuola guida per la giornata. I bambini vengono fatti sedere al volante di una Citroen C3 con doppi comandi, insieme a un istruttore ufficiale, su un circuito sicuro e appositamente predisposto, con tanto di cartelli stradali e semafori. Naturalmente non si tratta di una vera e propria lezione di guida. I bambini fanno conoscenza delle norme relative alla sicurezza stradale, acquisendo le prime nozioni pratiche: per esempio regolare il sedile, inserire le marce, parcheggiare e così via. Come detto, l’età minima per partecipare è 10 anni e un’altezza non inferiore a 1,42 m.

ANCHE IN ITALIA C’È LA GUIDA ACCOMPAGNATA DAI 17 ANNI MA LA SFRUTTANO IN POCHI

Ricordiamo che anche in Italia esiste la ‘guida accompagnata’ ma parte dai 17 anni e non dai 15 come in Francia e, soprattutto, è assai meno diffusa. Anche se non esistono dati ufficiali sembra infatti che pochissimi giovani abbiano finora usufruito dell’opportunità, preferendo le normali lezioni dell’autoscuola dopo i 18 anni. Colpa probabilmente dei costi molto alti e dei requisiti troppo restrittivi. Ed è un peccato che stia andando così perché, come dimostrano i cugini francesi, ‘imparare’ le nozioni di guida ben prima dell’effettivo conseguimento della patente è un passo fondamentale per diventare dei bravi conducenti. I numeri (in Francia -60% di incidenti provocati da chi ha iniziato con la guida assistita) non mentono.

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Tutor autostrade 2019: solo 37 tratte controllate a 1 anno dalla sentenza

di Donato D'Ambrosi

L’estate 2019 sta per entrare nel vivo dei grandi esodi per le vacanze e mentre si programmano gli ultimi dettagli è giusto anche essere preparati sulle tratte dell’autostrada controllate da Tutor. Ecco dove sono attivi i portali del SICVe-PM, il nuovo Tutor che controlla la velocità sulle tratte autostradali.

ARRIVA IL SICVe-PM, MA PIANO

L’attenzione tra qualche giorno sarà tutta sulle previsioni del traffico estivo, che abbiamo anticipato qui. E’ passato un anno dalla disattivazione del Tutor con la sentenza della Corte d’Appello che ha imposto la rimozione ad Autostrade, ma il nuovo sistema SICVe-PM che lo sostituisce è già attivo. Sicuramente non con il dispiegamento di portali annunciato in pompa magna e proprio per questo non bisogna lasciarsi andare sull’acceleratore. Vediamo allora dove e quante tratte sono controllate dai rilevatori del nuovo Tutor, anch’esso sotto indagine. Fin da prima che entrasse in servizio per gli stessi motivi che hanno portato alla rimozione del precedente sistema, il SICVe-PM è al centro di una lotta giuridica per la paternità del brevetto.

LE TRATTE CON NUOVO TUTOR AL 14 MAGGIO 2019

A1

– SAN VITTORE – CASSINO
– CASSINO – PONTECORVO
– COLLEFERRO – VALMONTONE
– ALL. RACC. ROMA NORD PER A1 – PONZANO ROMANO
– PONZANO ROMANO – MAGLIANO SABINA
– MAGLIANO SABINA – ORTE
– FIRENZUOLA – BADIA
– REGGIO EMILIA – CAMPEGINE
– CAMPEGINE – PARMA
– BADIA – FIRENZUOLA
– ALL. A1 PER ROMA SUD – COLLEFFERRO
– SAN VITTORE – CAIANELLO

A7

– BUSALLA – RONCO SCRIVIA
– RONCO SCRIVIA – ISOLA DEL CANTONE

A10

– CELLE LIGURE – ALBISOLA
– ALBISOLA – CELLE LIGURE

A13

– BOLOGNA INTERPORTO – ALTEDO
– ALTEDO – FERRARA SUD

A14

– FORLI – FAENZA
– FAENZA – ALL. RAVENNA SUD
– VALLE DEL RUBICONE – CESENA
– FAENZA – FORLI
– CESENA – VALLE DEL RUBICONE
– VALLE DEL RUBICONE – RIMINI

A16

– MONTEFORTE – BAIANO
– MONTEFORTE – AVELLINO OVEST

A26

– MASONE – BROGLIO
– MASONE – MASSIMORISSO

A30

– SARNO – PALMA CAMPANIA
– ALLACCIAMENTO A1 PER A30 – NOLA
– SARNO – NOCERA PAGANI

A5

– TRAFORO MONTEBIANCO SUD – TRAFORO MONTEBIANCO NORD
– TRAFORO MONTEBIANCO NORD – TRAFORO MONTEBIANCO SUD

A56

– CAMALDOLI DIR OVEST – VOMERO DIR OVEST
– FUORIGROTTA DIR OVEST – AGNANO DIR OVEST
– AGNANO DIR EST – FUORIGROTTA DIR EST
– ARENELLA DIR EST – CAPODIMONTE DIR EST

1/10 DELLE TRATTE PRECEDENTI  

Rispetto alle circa 20 tratte autostradali dove il SICVe PM ha sostituito il vecchio Tutor oggi si è passati a 37 tratte con i rilevatori di velocità attiva. E’ quanto leggiamo sul portale della Polizia che riporta questi numeri aggiornati al 14 maggio 2019. Facendo due calcolisi può dire che il numero di SICVe-PM attivi è ben lontano dall’essere il grande fratello annunciato a 1 anno di distanza dal rinnovamento del sistema di telecamere. Se si considera che prima della sentenza il vecchio Tutor (nome in codice SICVe) controllava circa 300 tratte contigue, si capisce pure come prima era diventato quasi naturale un diffuso virtuosismo al volante. Mentre col fatto che il SICVe-PM sorveglia un numero di tratte fino a 30 km di lunghezza e più distanziate, il rischio di farsi prendere la mano (o meglio il piede) è alto. Occhio quindi quando vi mettete al volante, siate prudenti e date uno sguardo ai 10 consigli per organizzare un viaggio senza rischi.

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-1% di morti sulle strade USA, pedoni e ciclisti principali vittime del 2017

di Donato D'Ambrosi

Pedoni distratti dallo smartphone

Le vittime da incidenti stradali sono in diminuzione anche negli USA, un traguardo di cui però non si può andare fieri è l’aumento di morti tra pedoni e ciclisti. Lo rivela il rapporto dell’NHTSA che punta il dito contro la distrazione, nonostante non sia facile fare una statistica. Rispetto agli incidenti stradali tradizionali, spesso il colpevole non ammette di essersi distratto. Ecco tutti i numeri sulla sicurezza stradale USA e gli incidenti nel 2017.

LE VITTIME NEGLI USA SCENDONO A 36.750

Il numero di morti totali nel 2017 registrati dall’NHTSA (National Highway Safety Administration) è sceso dell’1% a 36.750 vittime. Meno dell’anno precedente ma con una crescita relativa a pedoni (+4%), ciclisti (+10%) e motociclisti. Il tasso complessivo di mortalità da traffico è sceso a 1,14 morti per 100 milioni di miglia percorse con decessi a 36.750, il tasso più basso dal 2014. L’NHTSA chiarisce meglio che i decessi per pedoni rappresentavano nel 2017 il 16% di tutte le vittime da incidenti stradali, in aumento già rispetto al 12% del 2009. Tradotto in numeri si parla di 599 persone rimaste uccise all’esterno di veicoli nel 2017.

6 MILA VITTIME TRA GLI UTENTI PIU’ ESPOSTI

Il tasso di mortalità e il numero di morti negli USA sono diminuiti drasticamente dal 2007 da 41.259 persone con una media di 1,36 morti per 100 milioni di miglia. Il problema più grande negli USA come in Europa sono gli incidenti cittadini in ambito urbano. A New York i pedoni che hanno perso la vita in strada sono il 46% del totale delle vittime nel 2017 (207 decessi). A San Francisco invece il numero scende ma la percentuale è eclatante: il 60% dei morti (15 in totale) erano pedoni. Complessivamente, le vittime nelle aree urbane sono aumentate del +17% dal 2008 e sono diminuite del -18% nelle aree rurali, in modo del tutto analogo a quello che accade in Europa.

LE CAUSE DEDUCIBILI

Il record storico negativo negli USA risale al 1996, quando le vittime da incidenti stradali all’interno dei veicoli erano l’80%. Da allora sono scese al 67% nel 2017 ma con una quota importante di pedoni e ciclisti e motociclisti (37%). L’NHTSA ha indagato a lungo sul numero (si considera una vittima legata all’incidente se la morte sopraggiunge entro 30 giorni dall’evento) e sulle cause, giungendo alla conclusione che spesso le statistiche non sono affidabili. L’agenzia governativa ha indagato sul ruolo dei conducenti distratti e sulla responsabilità per le vittime stradali negli Stati Uniti, ma ha riscontrato delle difficoltà nell’ottenere un quadro accurato.  Tra tutti gli incidenti provocati dalla distrazione molte persone tendevano a non ammettere all’autorità che erano distratte prima dell’incidente. E bisogna ricordare che negli USA i cellulari vengono sequestrati e analizzati dopo gli incidenti per aiutare gli investigatori a chiarire le dinamiche degli incidenti più gravi.

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E-Gap, come funziona la ricarica mobile per auto elettriche?

di Antonio Elia Migliozzi

Parte da Roma il cammino di E-GAP. Il nuovo servizio di ricarica a domicilio per auto elettriche è pronto a rivoluzionare il settore eliminando l’ansia da batteria scarica. Una flotta di van si muove per la città e permette una ricarica rapida dei veicoli in strada. Tramite l’apposita App si potrà indicare la propria posizione e scegliere in quanto tempo si desidera ottenere una ricarica. Nel caso in cui ci sia un’emergenza improvvisa con l’auto elettrica ferma in un luogo difficile da raggiungere il driver di E-GAP può usare una specifica batteria portatile di emergenza. I prezzi variano a seconda del preavviso con cui si richiede il servizio, del tempo di ricarica e della potenza erogata. La fascia di prezzo va dai 15€ prenotando il servizio 24 ore prima, ai 30€ per una ricarica più urgente. Vediamo tutti i dettagli.

COME FUNZIONA E-GAP

Il nuovo servizio di ricarica E-GAP arriva a Roma dopo il lancio a Milano. La piattaforma si distingue dalle classiche colonnine di ricarica per essere rapido e mobile grazie all’uso di appositi van. Da oggi si può prenotare la ricarica per le auto elettriche ricevendo la visita di un tecnico “a domicilio”, ossia ovunque si trovi il veicolo. Basta scaricare l’App sul proprio smartphone prenotare la propria ricarica. La funzione di geolocalizzazione sfrutta il Gps ma si può anche indicare la posizione in cui sosterà il mezzo. Importante selezionare in quanto tempo si vuole ricevere la ricarica di cui si può anche seguire lo svolgimento da mobile. Se veicolo elettrico si trova in un punto difficile da raggiungere, il driver userà una batteria d’emergenza trasportabile a mano. In questo modo si potrà spostare il mezzo dalla zona di intralcio ad un parcheggio comodo per la ricarica completa.

INFRASTRUTTURA A DOMICILIO

Per quanto riguarda i costi E-GAP promette di essere competitivi. La ricarica a domicilio ha una fascia di prezzo che va dai 15€ ,prenotando il servizio 24 ore prima, ai 30€ per una ricarica più urgente. Esistono tariffe; small, durata massima 30 minuti a 5kWh di potenza, medium durata massima 45 minuti a 10kWh e large 60 minuti a 15kWh. Il servizio di ricarica E-GAP, 100% made in Italy, parte da Roma ma ci sarà una rapida espansione. Annunciate due collaborazioni, con Mercedes-Benz Italia per i veicoli smart e con Europ Assistance. I clienti che acquistano una smart elettrica a Roma e a Milano potranno utilizzare anche i servizi di ricarica mobile on-demand di E-GAP. La partecipazione di Europ Assistance integra il servizio di ricarica mobile di E-GAP con quelli di soccorso. Le partnerships prevedono, inoltre, lo studio di nuovi servizi da offrire insieme al mercato.

IL CONCEPT

I van di E-GAP sono stazioni di ricarica mobile e veloce, in grado di fornire energia per ricaricare veicoli elettrici. Il piano di diffusione del servizio di E-GAP prosegue dunque in Italia, e presto raggiungerà altre 8 metropoli estere: Parigi, Berlino, Londra, Stoccarda, Madrid, Amsterdam, Utrecht e Mosca. Francesco De Meo, Direttore Marketing di E-GAP: “Roma ha dimostrato di saper cogliere l’opportunità di promuovere la mobilità sostenibile attraverso veicoli elettrici”. Anche in l’Italia conferma l’interesse per i veicoli elettrici e ibridi e si prevede, entro il 2030, una crescita di circa il 50% per gli elettrici plug-in e di oltre il 35% gli elettrici. Conclude De Meo: “Per E-GAP si apre una nuova sfida, in linea con il nostro piano industriale e che nei prossimi mesi si estenderà anche oltre confine.”

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Bollo auto: condono per chi non l’ha pagato dal 2000 al 2010

di Redazione

Bollo auto condono

C’è un’importante novità sul bollo auto. Il condono delle cartelle esattoriali sotto i 1.000 euro previsto dal Decreto Fiscale 2018 riguarda pure il mancato pagamento della tassa automobilistica dal 2000 al 2010. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione, in particolare la n. 11410 del 30 aprile 2019.

BOLLO AUTO: PACE FISCALE IN AIUTO DEGLI AUTOMOBILISTI INADEMPIENTI

Si tratta di un’altra conseguenza della cosiddetta ‘Pace Fiscale’. Voluta dal Governo in carica, prevede il saldo e lo stralcio delle pendenze fiscali, oltre alla rottamazione delle cartelle ter per tutti i cittadini che hanno un debito con il Fisco (si può presentare domanda entro il prossimo 31 luglio). Fino alla sentenza della Cassazione, però, non si pensava che la tassa sul possesso dei veicoli rientrasse tra le agevolazioni previste. E invece chi non ha pagato il bollo auto nel decennio di riferimento (2000-2010), non è più tenuto a corrispondere alcuna somma all’erario.

PERCHÉ IL BOLLO AUTO RIENTRA NELLA SANATORIA

Questo è potuto avvenire per una questione di importo. Prima del 2010, infatti, il bollo auto costava in media meno di 1.000 euro l’anno. E quindi le notifiche di mancato pagamento rientrano a pieno titolo all’interno dei limiti previsti (1.000 euro, appunto) per lo stralcio e il successivo annullamento. Così come stabilito dal Decreto Fiscale.

BOLLO AUTO, CONDONO 2000-2010: CANCELLATI ANCHE CONTENZIOSI E RICORSI

La Corte di Cassazione ha comunque precisato che lo stralcio non riguarda direttamente il bollo auto, ma la cartella esattoriale emessa a seguito del mancato versamento della somma dovuta. Essendo intervenuta la cessazione della materia del contendere, la sanatoria riguarda anche coloro che hanno in corso un contenzioso col Fisco relativo al bollo. O che hanno avviato ricorso contro la richiesta di pagamento.

L’ELENCO DELLE QUOTE ANNULLATE SARÀ TRASMESSO IN VIA TELEMATICA

Nella sentenza emessa dalla Suprema Corte si legge inoltre che “l’annullamento è effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili”. E che “ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica, in conformità alle specifiche tecniche vigenti”. Con tanti saluti a chi ha sempre pagato regolarmente l’imposta, nell’attesa che le Regioni si pronuncino sulla possibilità di cancellare in autonomia la tassa automobilistica.

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