Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiSicurAUTO

Atti vandalici: come proteggere l’auto da danni e graffi sulla carrozzeria

di Donato D'Ambrosi

Quante volte di ritorno al parcheggio avreste fatto di tutto per trovare l’autore dei graffi alla carrozzeria? Quando i danni all’auto sono evidenti atti vandalici non resta altro da fare che una denuncia contro ignoti alle forze dell’ordine. Se però l’auto non è coperta da una polizza contro gli atti vandalici la probabilità di ottenere una qualsiasi forma di rimborso o rivalsa nei confronti del colpevole è molto bassa. A meno che non abbiate le prove di chi ha materialmente provocato i graffi alla carrozzeria. Un problema che Tesla ha risolto con la modalità Sentinella (Tesla Sentry Mode). Una soluzione che può ispirare altri metodi per proteggere l’auto da graffi e atti vandalici.

ATTI VANDALICI, IL SISTEMA TESLA INCASTRA I COLPEVOLI

Se negli USA ha fatto arrestare già decine di ladri e autori di atti vandalici, vuol dire che la funzione Tesla Sentry Mode funziona davvero. Il sistema Tesla funziona in maniera molto semplice: utilizza le telecamere di cui già dispongono le Tesla Model 3, Model S e Model X (Model S e X solo da agosto 2017). Se prima di parcheggiare, il proprietario attiva la Modalità Sentinella nel menù e collega una memoria USB l’auto registra tutti gli eventi che reputa pericolosi per la sicurezza dell’auto. E’ soprattutto grazie alle telecamere laterali, quelle utilizzate anche dai sistema di assistenza alla guida che molti graffi alla carrozzeria hanno avuto anche un volto e poi un nome.

PROTEGGERE L’AUTO DAI GRAFFI SULLA CARROZZERIA

Ok, stiamo parlando comunque di una Tesla, ma come si può proteggere un’auto qualsiasi dai danni e dagli atti vandalici? Non serve ingegnarsi più di tanto perché basta installare delle dash cam che riprendano l’esterno dell’auto quando è su strada pubblica. Esistono infatti molti modelli che si possono anche installare sotto al retrovisore del parabrezza e sul lunotto posteriore in modo molto discreto, senza essere notate. Mentre i montanti anteriori e posteriori possono essere i punti ottimali da cui monitorare l’esterno dell’auto, sta solo riuscire a trovare la giusta angolazione regolando la microcamera. Bisogna però fare molta attenzione all’uso delle telecamere al di fuori della proprietà privata. Poiché le telecamere portatili, così come quelle per la sorveglianza domestica non devono mai interferire con la vita privata degli altri.

DANNI E GRAFFI ALL’AUTO: USARE LE TELECAMERE IN STRADA

Quindi bisogna prestare bene attenzione ad evitare che le telecamere montate sull’auto per proteggerla da atti vandalici e danni, facciano pensare al vicino che lo state spiando. Riprendere zone private di una proprietà non visibili agevolmente a terzi è proibito dalla legge. Riguardo alle riprese per strada, invece non si può impedire a qualcuno di riprendere una strada pubblica. Mentre – come spiega La leggepertutti – può ledere la privacy di una persona ripresa se quel filmato viene divulgato e reso pubblico. Occhio quindi a non farsi prendere la mano nel cercare a tutti i costi il colpevole dei graffi sulla carrozzeria. Piuttosto è sempre consigliabile parcheggiare in una zona non isolata e informare sempre le forze dell’ordine, anche se la denuncia contro ignoti può sembrare apparentemente inutile.

The post Atti vandalici: come proteggere l’auto da danni e graffi sulla carrozzeria appeared first on SicurAUTO.it.

Telepass: cosa fare se la sbarra non si alza

di Raffaele Dambra

Telepass cosa fare se la sbarra non si alza

Il sistema con Telepass è stato creato con l’obiettivo di rendere più fluido il transito ai caselli autostradali, evitando code e fastidi. E dopo circa trent’anni possiamo senza dubbio affermare che tale obiettivo sia stato raggiunto. Gli abbonati Telepass, a fronte di una spesa tutto sommato sostenibile, perdono assai meno tempo rispetto agli altri automobilisti non dovendo espletare alcuna incombenza riguardante il pedaggio (la differenza si nota soprattutto nelle giornate di traffico intenso). Tuttavia non sono da escludere disagi anche per chi utilizza il Telepass. Per esempio la sbarra al casello potrebbe non alzarsi, stoppando la marcia dell’auto (e di tutte quelle dietro). Oppure potrebbe chiudersi troppo velocemente colpendo la vettura. Che fare in questi casi, per fortuna rari ma comunque possibili (e infatti già accaduti)? Proviamo a dare delle risposte.

COME FUNZIONA IL PASSAGGIO AL VARCO DEL TELEPASS

Normalmente quando un veicolo dotato di Telepass transita lungo l’apposita corsia riservata al casello, un impianto ottico lo riconosce e attiva l’emissione del segnale da parte dell’apposito apparato trasmettitore. L’impianto di bordo risponde alla ‘chiamata’ del dispositivo a terra, ritrasmettendo un codice identificativo univoco. La centralina a terra registra il passaggio del veicolo identificato e dà ordine di sollevare la sbarra. Il tutto avviene in una frazione di secondo e solitamente non si registrano problemi di sorta. Anche perché il conducente della vettura con Telepass ha comunque l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza e di rallentare la velocità durante il passaggio nella corsia riservata fino a 30 km/h. Questo, appunto, per prevenire qualsiasi imprevisto.

COSA FARE SE LA SBARRA DEL TELEPASS NON SI ALZA

Se per un’improvvisa avaria la sbarra del casello riservato al Telepass non dovesse alzarsi, bisogna arrestare la vettura (se al momento del transito si stavano rispettando distanze e limiti la brusca frenata non dovrebbe avere particolari conseguenze) ed evitare in ogni caso di fare retromarcia. Manovra scorrettissima e pericolosissima che l’articolo 176 del Codice della Strada punisce con una multa da 419 a 1.682 euro, più la decurtazione di 10 punti dalla patente. È vietato pure immettersi nella via di fuga laterale, che può essere usata solo in caso di emergenza. Quindi se la sbarra del Telepass non si alza si deve procedere così. Una volta fermata la macchina dinanzi alla sbarra chiusa, bisogna chiamare l’assistenza premendo il tasto rosso presente sulla colonnina installata. Se il disguido dipende dal segnale del varco, che per qualche motivo non ha ‘riconosciuto’ la vettura, un operatore provvede ad aprire da remoto la sbarra. Se invece a essere difettoso è l’apparecchio Telepass dell’automobilista (batteria scarica; posizione non consona; dispositivo spento per distrazione, ecc.) , l’operatore ‘legge’ il numero di targa e addebita l’importo del pedaggio, consentendo quindi il transito.

COSA FARE LE LA SBARRA DEL TELEPASS COLPISCE LA VETTURA

È successo qualche volta che la sbarra del Telepass, dopo essersi regolarmente alzata, si sia chiusa prima del previsto colpendo la vettura in transito. Che si fa in questi casi e, soprattutto, chi paga i danni all’auto danneggiata? Tre anni fa ha risposto al quesito direttamente la Corte di Cassazione con l’ordinanza 15394/2016. La Suprema Corte ha condannato Autostrade per l’Italia a risarcire un automobilista che, imboccata la corsia riservata al Telepass, non si era visto alzare a sufficienza la sbarra. Finendo per urtarla violentemente! Per ottenere il risarcimento il conducente deve però dimostrare di essere effettivamente abbonato al servizio Telepass (e quindi di aver diritto al passaggio nella corsia riservata), fornendo tutta la documentazione necessaria. Ovviamente se un automobilista urta la sbarra del Telepass con dolo o per cattiva condotta (eccesso di velocità, distrazione, ecc.), spetta a lui risarcire la società Autostrade per l’eventuale danneggiamento dell’infrastruttura.

The post Telepass: cosa fare se la sbarra non si alza appeared first on SicurAUTO.it.

Incidente auto e dolore al collo: 4 consigli per evitare il colpo di frusta

di Donato D'Ambrosi

Le conseguenze di un incidente auto anche banale, oltre ai danni al veicolo, si manifestano fin da subito con forti dolori al collo legati al colpo di frusta. Piuttosto che affrontare le problematiche post incidente oggi vogliamo proporvi alcuni consigli che ogni automobilista dovrebbe conoscere e adottare al volante. Evitare i rischi di un colpo di frusta e quindi i dolori al collo in caso d’incidente è molto semplice, basta dedicare qualche minuto a se stessi prima di partire.

1.LA POSIZIONE DEL SEDILE PREVIENE I DOLORI AL COLLO

Siamo d’accordo sul fatto che condividere l’auto in famiglia comporta continue discussioni sugli oggetti lasciati in giro, la pulizia e l’ordine nel bagagliaio. Ma il primo consiglio per evitare dolori al collo e alla schiena anche se non si viene coinvolti in un incidente è regolare correttamente la distanza e l’inclinazione dello schienale. Non si potrà certo farne una colpa agli altri conducenti della famiglia se hanno una corporatura diversa. Quindi assieme ai retrovisori regolate anche lo schienale e la seduta in modo che stendendo in avanti il braccio, il polso arrivi sulla sommità del volante.

2.IL COLPO DI FRUSTA E L’ALTEZZA DEL POGGIATESTA

L’inclinazione ottimale dello schienale dell’auto per guidatori e passeggeri non può essere casuale e votata esclusivamente al confort. Per evitare dolori al collo e le conseguenze di un colpo di frusta non si può guidare semi distesi come dal dentista o protratti in avanti come alla tastiera di un pc. L’inclinazione dello schienale e la regolazione lombare devono permettervi di sentire con la nuca la parte centrale del poggiatesta. L’altezza del poggiatesta va regolata in modo che il poggiatesta sia allineato alla testa dell’occupante, come mostra la foto di copertina. Questo in particolare serve alle persone di statura maggiore della media.

3.POGGIATESTA POSTERIORI E COLPO DI FRUSTA

Il colpo di frusta è una conseguenza post incidente che può interessare sia i passeggeri anteriori che quelli posteriori. Questo rischio però trova spesso scarse misure di prevenzione soprattutto nelle utilitarie più economiche e diffuse in città. In città è statisticamente più facile essere coinvolti in un tamponamento posteriore eppure i poggiatesta posteriori sono un optional che su alcuni allestimenti d’accesso neppure si possono avere (Vedi la Fiat Panda 1.2 Pop). Meglio investire qualche soldo anche nella sicurezza dei passeggeri posteriori.

4.POGGIATESTA ATTIVI CONTRO IL COLPO DI FRUSTA

E’ vero che quando si decide l’acquisto di un’utilitaria molto spesso è il budget ad attirare l’ago della bilancia. Tuttavia se volete evitare davvero le conseguenze del colpo di frusta vi consigliamo di non sottovalutare le auto che hanno i poggiatesta attivi. Sono un dispositivo sempre più diffuso anche sulle utilitarie, in particolare ai posti anteriori, che hanno un peso importante anche nella valutazione dei crash test. Per prevenire i dolori al collo di chi soffre di cervicale sono indispensabili la telecamera posteriore e i sensori di parcheggio. Ma anche mettendo in conto la possibilità di un colpo di frusta in un banale tamponamento da città ci si mette al riparo al meglio da evitabili dolori al collo.

The post Incidente auto e dolore al collo: 4 consigli per evitare il colpo di frusta appeared first on SicurAUTO.it.

Allarme seggiolini bimbi: il 70% degli italiani favorevole all’obbligo

di Donato D'Ambrosi

L’allarme seggiolini bimbi obbligatorio divide i genitori, tra chi è pro e contro la nuova norma che entrerà in vigore dal 2020. Ci sono genitori convinti che dimenticare un bambino in auto sia un evento impossibile e chi trova giusto fare qualsiasi cosa per migliorare la sicurezza dei bambini in auto. E infatti un sondaggio di ConTe.it ha rilevato che quando ci sono bambini a bordo il comportamento del guidatore sarebbe più prudente. Ecco cosa pensano gli italiani dell’allarme seggiolini bimbi obbligatorio e quanto si lasciano alle distrazioni del cellulare al volante con i bambini in auto.

GLI ITALIANI E L’OBBLIGO ALLARME SEGGIOLINI

Chi è d’accordo ad acquistare e usare obbligatoriamente un allarme seggiolino per non rischiare di dimenticare bambini in auto? Secondo il rapporto dell’indagine il 69% degli italiani è favorevole all’allarme antiabbandono, un dato importante rispetto al 78% di quelli che affermano di conoscere la nuova legge. La maggior parte del campione di 1000 residenti nelle Province di Bologna, Milano, Palermo, Roma, Torino d’accordo con l’obbligo dell’allarme sono donne. Il 75% secondo l’indagine si concentra al Centro-Sud, paradossalmente però le zone in cui secondo le statistiche l’uso del seggiolino è meno diffuso.

COSA FANNO I GENITORI CON I BAMBINI IN AUTO

Quando c’è un bambino in auto non si fanno distinzioni: da nord a sud in media tutti affermano di essere più prudenti. Il 42% degli intervistati fa più attenzione al codice della strada, il 38% dichiara di ridurre la velocità ma solo il 24% allaccia sempre le cinture. Quando si passa alle distrazioni al volante si tocca un tasto caldo, anzi rovente. Solo il 10% degli intervistati confessa di evitare le distrazioni del cellulare al volante quando ci sono bambini in auto. Stime che se analizzate in modo oggettivo trasudano anche una confusione generalizzata. Rispettare il codice della strada ed essere prudenti non equivale forse anche ad allacciare sempre e comunque le cinture di sicurezza e usare i seggiolini (art. 172 CdS)? E vogliamo parlare del vizio di buttare l’occhio al display o chattare con lo smartphone in preda all’“astinenza da social” (art. 173 CdS)?

SI ALL’ALLARME SEGGIOLINI, MA LA SICUREZZA NON E’ PRIORITARIA

I bambini in auto dettano legge nella scelta dell’auto nuova: secondo l’indagine gli intervistati scelgono un modello in base alle esigenze della famiglia. Il 75% degli intervistati ammette che la scelta dell’auto è influenzata dalla presenza di figli. Il 47% dei genitori (soprattutto maschi) sceglie con un bagagliaio più spazioso; il 46% con interni più ampi e almeno 5 sedute (in prevalenza le donne). Il dato più preoccupante è che solo il 24% sceglie auto con più dispositivi avanzati di sicurezza o gli ADAS, come la frenata d’emergenza, il controllo di velocità o i rilevatori di stanchezza del conducente. Tra le città che si sono dichiarate più attente al fattore sicurezza di un’auto ci sono Bologna (34%), seguita da Roma (32%) e Torino (27%).

The post Allarme seggiolini bimbi: il 70% degli italiani favorevole all’obbligo appeared first on SicurAUTO.it.

Area B a Milano funziona: in 6 mesi -13% di auto inquinanti in transito

di Raffaele Dambra

Area B a Milano funziona

In vigore dallo scorso mese di febbraio, Area B a Milano sta funzionando piuttosto bene. Nei primi 6 mesi di attivazione il provvedimento che, attraverso un sistema di divieti di accesso progressivi, blocca l’ingresso in città alle auto più inquinanti, ha già ridotto del 13% (circa 12 mila vetture al giorno) il transito di veicoli. E con l’inasprimento delle restrizioni in atto dal 1° ottobre 2019 promette di fare ancora meglio.

I VEICOLI ESCLUSI DA AREA B A MILANO

Definita non a torto la ‘zona a traffico limitato più grande d’Italia’, Area B di Milano, che coincide con gran parte del territorio comunale del capoluogo lombardo, vieta l’ingresso ai veicoli benzina Euro 0 e diesel Euro 0, 1, 2 e 3 e alle moto a due tempi Euro 0 e 1 dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle 19:30, esclusi i festivi. Da ottobre il divieto vale anche per le vetture diesel Euro 4.

AREA B A MILANO NEI PRIMI 6 MESI DI ATTIVAZIONE

Nei giorni scorsi sono stati elaborati i dati relativi ai primi 6 mesi di attivazione di Area B, che, come detto, hanno rilevato una diminuzione di passaggi in ingresso in città di circa il 13%. Dato che si traduce in circa 12 mila transiti veicolari in meno ogni giorno. Mentre durante l’ultima settimana di gennaio 2019, utilizzata come campione, c’erano stati circa 89 mila transiti giornalieri. I numeri si riferiscono al semestre che va da aprile a settembre 2019. Questo perché Area B è entrata in vigore il 25 febbraio, ma il mese di marzo è stato utilizzato per il pre-esercizio, come previsto dalla norma.

IL TRANSITO IN AREA B A MILANO

Al momento sono presenti 186 varchi di accesso ad Area B di cui 15 controllati da telecamere, ed è proprio su questi che si è concentrato il monitoraggio dei transiti. Che tra le altre cose ha consentito pure di verificare che l’orario di punta nei giorni feriali c’è stato tra le 7:30 e le 9, con una media complessiva, nelle 15 strade, di 4.500 transiti ogni 30 minuti, ovvero 150 veicoli al minuto. Il picco pomeridiano feriale è stato tra le 17 e le 19 con una media di 4.000 transiti ogni 30 minuti, tradotto in 133 veicoli al minuto. Negli stessi orari, il traffico si riduce a 1/3 il sabato mattina ed è pari a 2/3 il sabato e la domenica pomeriggio. Invece non c’è quasi nessuna variazione tra i giorni feriali e festivi per le fasce orarie non di punta, in particolare tra le 10:30 e le 13 e dopo le 21.

IL VERO BILANCIO SU AREA B DI MILANO SI POTRÀ FARE SOLO TRA UN ANNO

“Questi primi sei mesi rappresentano un primo deciso passo nell’attuazione di Area B a Milano”, ha dichiarato Marco Granelli, l’assessore alla Mobilità, commentando i dati sulla Ztl. “Che dimostra con questi numeri di essere una misura potenzialmente efficace. Certamente siamo ai primi passi e il vero bilancio potrà essere definito solamente quando tutte le telecamere saranno posate e quindi fra circa un anno (si prevede in autunno del 2020, ndr). Ma intanto i segnali concreti ci sono. E siamo certi che Area B, Area C, i potenziamenti del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, insieme ai comportamenti dei cittadini, ci aiuteranno nell’obiettivo di diminuire la congestione e l’inquinamento dell’aria e di procedere decisi verso una città che vuole combattere urgentemente e concretamente l’alterazione climatica del pianeta”.

The post Area B a Milano funziona: in 6 mesi -13% di auto inquinanti in transito appeared first on SicurAUTO.it.

TomTom, il migliore navigatore allungherà l’autonomia alle auto elettriche

di Donato D'Ambrosi

Nelle grandi città gli ingorghi dovuti a traffico e ai lavori stradali oggi provocano ritardi e code, ma con le auto elettriche bisognerà fare anche i conti con l’autonomia batterie. E’ la strada che stanno percorrendo i costruttori dei migliori navigatori satellitari, tra cui TomTom, elaborare le migliori tecnologie per permettere ai navigatori di evitare in tempo reale incidenti, ingorghi e traffico. Ecco cosa c’è dietro una semplice funzione del navigatore che permetterà alle auto elettriche e autonome di evitare il traffico e allungare l’autonomia delle batterie.

NAVIGATORI ALLE PRESE CON GLI INGORGHI

Tra i più grandi partner di TomTom si sono aggiunti due protagonisti che contribuiranno allo sviluppo delle future funzionalità dei migliori navigatori per auto.  Road Event Reporter di seconda generazione è lo strumento TomTom per la segnalazione di chiusure stradali, lavori ed eventi. TomTom Road Event Reporter è un’applicazione basata su rete globale che consente alle autorità stradali e ai partner TomTom di fiducia di aiutare i conducenti a evitare inutili ritardi segnalando gli eventi stradali attuali e futuri.

I DATI SUL TRAFFICO SERVIRANNO SEMPRE DI PIU’ AI NAVIGATORI

Sumitomo Electric collabora con TomTom per migliorare la sicurezza stradale legata agli ingorghi. La nuova collaborazione che unirà l’expertise di Sumitomo Electric nei sistemi di trasporto intelligenti e i dati sul traffico in tempo reale e le mappe ad alta definizione. Lavorando insieme, le aziende creeranno soluzioni di mobilità progettate per migliorare la sicurezza stradale e la congestione del traffico.

L’AUTONOMIA DELLE AUTO ELETTRICHE, PUNTI DI RICARICA E NAVIGATORI

TomTom e ChargeHub hanno instaurato una collaborazione chiave per l’integrazione dei punti di ricarica nelle mappe del navigatore satellitare. La partnership permetterà a TomTom l’accesso a uno dei più grandi database di stazioni di ricarica per auto elettriche in Nord America. In questo modo TomTom aggiungerà più di 300.000 stazioni di ricarica integrate per EV nelle mappe del navigatore. Restate collegati perché presto arriveranno tante interessanti novità su come i navigatori diventeranno migliori per adattarsi all’autonomia delle auto elettriche.

The post TomTom, il migliore navigatore allungherà l’autonomia alle auto elettriche appeared first on SicurAUTO.it.

Colonnine elettriche nei condomini: come organizzarsi

di Raffaele Dambra

Colonnine elettriche nei condomini

Il mercato delle auto elettriche in Italia è in crescita, grazie soprattutto all’Ecobonus 2019-2021 del governo e ai vari incentivi regionali, come quello partito pochi giorni fa in Lombardia. Tuttavia si tratta ancora di una crescita debole, anche a causa della scarsa diffusione delle colonnine di ricarica. Diffusione che peraltro è altamente disomogenea, con alcune zone discretamente coperte e altre con pochissime stazioni per decine di chilometri. La miglior soluzione al problema sarebbe quella di affiancare ai punti di ricarica pubblici il maggior numero possibile di ricariche condominiali, così da offrire una scelta decisamente più ampia, e in effetti qualcosa in tal senso si sta già muovendo. Vediamo perciò cosa bisogna fare e come organizzarsi per installare colonnine elettriche nei condomini.

INSTALLARE COLONNINE ELETTRICHE NEI BOX PRIVATI

In un condominio ci sono solitamente spazi comuni, per esempio un cortile, e spazi privati, come i box per le auto riservati agli inquilini e, talvolta, anche a persone non residenti. Chi dispone di un box privato è sicuramente più avvantaggiato, perché può installare (a proprie spese) la colonnina per la ricarica in un posto tutto suo e utilizzarla a qualsiasi ora senza doverla condividere con nessuno. Per installare la colonnina nel box di proprietà non servono particolari autorizzazioni: è sufficiente comunicare l’intenzione all’amministratore di condominio, che da parte sua ha il compito di verificare che tutto sia effettuato a norma e di stabilire l’ammontare delle spese relative per l’installazione e l’aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi. A questo proposito ricordiamo che i Vigili del Fuoco hanno diffuso delle precise linee guida per regolare l’installazione di infrastrutture per la ricarica delle auto elettriche, che vi invitiamo a leggere.

INSTALLARE COLONNINE ELETTRICHE NELLE AREE COMUNI

In mancanza di un box privato si può installare la colonnina in un’area comune, per esempio il cortile o il parcheggio condominiale. In questo caso, però, l’interessato o gli interessati devono ricevere l’approvazione dell’assemblea di condominio (basta la maggioranza semplice de voti) e i costi sono a carico di tutti i condomini che hanno aderito al progetto (chi vuole usufruirne in un secondo momento è ovviamente libero di aggiungersi, pagando le relative spese). Se l’assemblea boccia la proposta, il richiedente può comunque procedere all’installazione della colonnina di ricarica a patto di sostenere autonomamente i costi, inclusi quelli per la manutenzione e il ripristino degli spazi dopo i lavori. Lavori che non devono mai recare alcun pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza, alla fruibilità e al decoro architettonico del fabbricato.

COLONNINE ELETTRICHE NEI CONDOMINI: LA NORMATIVA

Gran parte delle disposizioni fin qui esposte sono state introdotte con la legge n. 134 del 2012 (Decreto Sviluppo). Successivamente il Decreto Legge 257/2016, diventato pienamente operativo dal 2018, ha stabilito che gli edifici di nuova costruzione, con almeno 10 unità abitative, debbano essere predisposti per l’installazione di colonnine di ricarica in numero non inferiore al 20% dei posti disponibili. Per gli edifici non residenziali con superficie utile di almeno 500 metri quadri, invece, deve poter essere installata una colonnina per ciascun posto auto. Da ricordare infine che, grazie all’Ecobonus 2019-2021, chi acquista una colonnina di ricarica privata per veicoli elettrici può usufruire di una detrazione del 50% in 10 anni fino a un massimo di 3.000 euro. Rientrano nella detrazione fiscale le spese sostenute per l’acquisto e l’installazione dell’impianto e le spese per l’aumento della potenza del contatore dell’energia elettrica fino a 7 kW.

The post Colonnine elettriche nei condomini: come organizzarsi appeared first on SicurAUTO.it.

Test pneumatici invernali 235/35 R19: misure grandi in difficoltà nel 2019

di Donato D'Ambrosi

La misura delle gomme invernali si rivela ancora una volta decisiva nel test sugli pneumatici invernali 235/35 R19 del 2019. La misura delle gomme supersportive invernali è stata messa sotto indagine da Autobild che ha provato 11 pneumatici invernali in 14 valutazioni diverse. Tra i brand più o meno noti, 3 merche sono sconsigliate e solo 4 pneumatici invernali da 19 pollici hanno superato il test con “molto buono”. Guarda questo test invece se cerchi le migliori gomme invernali con altre misure.

STESSI TEST MA PNEUMATICI INVERNALI CON MISURE DIVERSE

Prima di vedere direttamente i risultati del test pneumatici invernali sportivi di Autobild bisogna fare una precisazione. Leggendo i risultati dei vari test pneumatici invernali che pubblichiamo è facile confondersi se si vede una marca primeggiare in un test mentre risulta più indietro in un’altra classifica di gomme invernali. Sorvoliamo sul giudizio spesso prevalentemente soggettivo dei tester nelle prove dinamiche delle gomme. Le performance degli pneumatici invernali cambiano molto in base alle varie misure, anche se sulla carta il modello è lo stesso.

TEST PNEUMATICI INVERNALI PENALIZZATO SUL BAGNATO

Le gomme invernali Nexen Winguard Sport 2 e le Nankang SV-2 Winter sono state bocciate da Autobild per evidenti carenze su asfalto bagnato. Le gomme invernali Nokian WR A4 invece sono “non raccomandate” per la frenata su neve da 100 km/h 9 metri più lunga delle migliori gomme invernali nel test.

https://www.autobild.de/artikel/winterreifen-test-2019-255-35-r-19-15750651.html

LE GOMME INVERNALI DAL MIGLIOR RAPPORTO PREZZO-PRESTAZIONI

A metà classifica del test pneumatici invernali 2019 per la misura 235/35 R19 ci sono Toyo (sufficiente), Kumho (sufficiente), Michelin (buono), Hankook (buono), Continental (buono) e Uniroyal (buono). Le gomme invernali testate da Autobild al centro della classifica hanno performance allineate nelle prove su neve, asfalto bagnato e asciutto. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza quali sono le migliori gomme invernali 235/55 R19 del test.

LE MIGLIORI GOMME INVERNALI 235/35 R19

Tra le gomme invernali migliori nella misura 235/55 R19 Autobild elegge Goodyear, Vredestein e Uniroyal. Le gomme invernali Goodyear Ultra Grip Performance + sono fresche di lancio sul mercato hanno ottenuto ottimi voti in tutte le valutazioni invernali. Gli pneumatici invernali Vredestein Wintrac Pro sono i più equilibrati in tutte le prove, mentre le gomme Uniroyal MS plus 77 hanno il miglior compromesso tra prestazioni e prezzo di acquisto.

The post Test pneumatici invernali 235/35 R19: misure grandi in difficoltà nel 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

Auto usate certificate Hyundai: arriva la formula soddisfatto o restituisci

di Donato D'Ambrosi

Attorno alle auto usate sta montando sempre di più l’interesse dei Costruttori auto che rimettono in vendita auto usate con la garanzia sui chilometri. La vera novità però riguarda la possibilità di restituire l’auto usata acquistata se non rispecchia le aspettative iniziali. La clausola soddisfatti o rimborsati sulle auto usate ha azzerato il rischio di acquistare un’auto usata con chilometri scalati.

L’AUTO USATA SENZA RISCHI

Si chiama Hyundai Promise il servizio di certificazione e ripristino delle auto usate in vendita per poter garantire lo stato d’usura e i chilometri percorsi. È l’espressione ufficiale della Casa coreana di quanto racchiude la nostra guida all’acquisto dell’auto usata. Ma oltre ai controlli – eseguiti da personale tecnico – c’è anche la garanzia che quell’auto non è stata ringiovanita. Un aspetto non di poco conto se si considera che il certificato di revisione ha dato una stretta ai contachilometri scalati, ma escludendo le auto che hanno meno di 4 anni.

LE AUTO USATE CERTIFICATE

Su tutte le auto usate certificate Hyundai Promise, verranno eseguiti 100 controlli prima di rimettere in vendita un’auto che può essere sia del Gruppo Hyundai sia di qualsiasi altra marca. Questo servizio rappresenta una valida opportunità per chi ha intenzione di acquistare un’auto ibrida o elettrica usata con chilometri certificati. In seguito ai controlli vengono ripristinate e sostituite tutte le parti ritenute non idonee con ricambi originali. L’esito dei controlli, lo stato di usura e la certificazione dei chilometri sono tutti riportati in un rapporto che accompagna l’auto usata certificata alla vendita.

GARANZIA AUTO USATA HYUNDAI

La garanzia sull’auto usata Hyundai Promise dipende dall’età e dai km percorsi. Le auto usate certificate fino a 5 anni e 120 mila km percorsi saranno coperte da una garanzia da 2 a 5 anni. Non male considerando che la Garanzia Ufficiale del Costruttore è di 5 anni con chilometri illimitati. Le auto usate che hanno tra 5 e 8 anni di vita e fino a 160 mila km saranno coperte da 1 a 2 anni di garanzia a seconda dei casi. Scende a 1 anno di garanzia solo la copertura per le auto usate certificate di altre marche fino a 8 anni e meno di 160 mila chilometri.

PERMUTA AUTO USATA QUANDO E COME

Le auto usate del programma Hyundai Promise si possono acquistare anche dando in permuta un’altra auto. E se la nuova auto usata certificata non soddisfa l’acquirente può restituirle dandola in permuta per un’altra auto che abbia lo stesso valore. L’opzione “Soddisfatto o Sostituisci” vale solo entro 1 mese dall’acquisto e se l’auto certificata ha percorso meno di 1000 km. Il programma partirà prima in alcune concessionarie Hyundai per poter essere esteso a tutta la rete in Italia entro il 2020.

The post Auto usate certificate Hyundai: arriva la formula soddisfatto o restituisci appeared first on SicurAUTO.it.

Distrazioni alla guida e in strada: i graffiti a terra che possono salvarti la vita

di Donato D'Ambrosi

Le distrazioni al volante sono la principale causa di incidenti stradali, ma anche chi si distrae con il cellulare mentre attraversa corre enormi rischi. Riprendendo il claim “Non fare #LaCosaPiùStupida”, già protagonista di una campagna di video online con i The Jackal, Linear torna a sensibilizzare gli automobilisti sul tema della distrazione alla guida. Tramite graffiti ecologici, messaggi d’impatto contro la distrazione al volante sono stati posizionati sui marciapiedi di Milano e Torino.

COSA SIGNIFICANO I GRAFFITI A MILANO E TORINO

I graffiti sono nelle vicinanze di ostacoli urbani come alberi, muretti e lampioni, nei quali un passante, se distratto dal proprio dispositivo mobile, potrebbe urtare. I messaggi invitano alla prudenza e colpiscono l’attenzione grazie all’utilizzo di font spezzati come se avessero subìto un incidente.

MENO DISTRAZIONI AL VOLANTE = SCONTI AMAZON

La compagnia di assicurazioni propone l’app Linear BestDriver, gratuita per clienti e non clienti (su Android e iOS). L’app premia – con Buoni Regalo Amazon.it – il comportamento virtuoso dei guidatori, per abituarli a mantenerlo nel tempo e a diventare dei “BestDriver”, cioè automobilisti più attenti e consapevoli. Il meccanismo dell’app è molto semplice: resta attiva in background e durante i viaggi in auto, rileva come distrazione i tap sullo schermo e le chiamate senza vivavoce o bluetooth.

UTENTI TROPPO DISTRATTI DENTRO E FUORI DALLE AUTO

Creare consapevolezza sui rischi della distrazione alla guida: questo è l’impegno sociale di Linear che mette a disposizione le tecnologie per combattere il rischiosissimo e diffuso fenomeno che causa oltre 35.000 incidenti ogni anno. Tenere gli occhi sulla strada è un obbligo anche per i pedoni distratti dal cellulare. Una delle regole basilari quando si attraversa la strada è infatti mantenere il contatto visivo con i conducenti delle auto, non con gli amici in chat.

The post Distrazioni alla guida e in strada: i graffiti a terra che possono salvarti la vita appeared first on SicurAUTO.it.

Taxi a Milano: potranno guidarli anche i familiari dei tassisti

di Raffaele Dambra

Taxi a Milano

Come risolvere la crescente richiesta di taxi a Milano? Estendendo l’orario di servizio giornaliero da 12 a 16 ore per vettura grazie alle doppie guide. L’amministrazione comunale consentirà infatti ai tassisti di integrare i turni di attività con un secondo conducente, che almeno all’inizio potrà essere soltanto il coniuge del titolare della licenza oppure un familiare fino al terzo grado di parentela. Quindi figli, genitori, fratelli, sorelle, nipoti, nonni, zii, bisnonni e bisnipoti. Attivando le collaborazioni familiari per i tassisti il Comune di Milano intende mettere una pezza allo stallo creatosi con la Regione Lombardia per la concessione di 450 nuove licenze.

TAXI A MILANO INSUFFICIENTI A SODDISFARE LE RICHIESTE

In effetti a Milano c’è bisogno di taxi quasi come il pane, basta osservare il numero delle richieste inevase. Il sabato e la domenica, nella fascia oraria dalle 0:00 alle 5:00 le chiamate senza risposta sono il 42%, mentre nella fascia 19:00-21:00 sono il 31%. Nei giorni feriali, invece, nella fascia 19:00-21:00 le richieste inevase sono il 27% e nella fascia 8:00-10:00 il 15%. Il rilascio delle nuove autorizzazioni, per ora circoscritto a coniuge e familiari dei tassisti, servirà dunque a risolvere, almeno parzialmente, lo sbilanciamento tra domanda e offerta di taxi. Oltre che a disincentivare il fenomeno dell’abusivismo.

NEGLI ULTIMI ANNI A MILANO TUTTO È AUMENTATO TRANNE I TAXI

La popolazione di Milano è aumentata dell’8% in 10 anni”, ha spiegato l’assessore alla Mobilità, Marco Granelli, “I turisti del 100% in 15 anni, i passeggeri del trasporto pubblico del 12% in 7 anni, le auto circolanti sono diminuite del 12% in 15 anni. E a fronte di tutto questo i taxi sono rimasti sempre gli stessi: 5.398”. Non a caso il Comune di Milano ha messo a punto un piano di azione che prevede, dopo l’attivazione delle doppie guide, anche una migliore gestione dei turni, la realizzazione del taxi-sharing, l’avvio del servizio trasporto in taxi verso l’ospedale per le persone che devono sottoporsi alla dialisi. E infine le paventate 450 nuove licenze per i taxi (un numero comunque non sbalorditivo), che al momento restano congelate in attesa di risolvere l’impasse con la Regione.

TAXI A MILANO: CON LA DOPPIA GUIDA PIÙ ORE DI SERVIZIO E PIÙ LAVORO

La nostra priorità”, ha concluso Granelli, “è potenziare il servizio taxi a Milano affinché risponda sempre di più a criteri di efficienza. Per questo stiamo attuando queste nuove misure che abbiamo presentato e in parte concordato con le categorie di operatori. Con la doppia guida consentiremo allo stesso taxi di fare più ore di servizio ma anche di dare più lavoro a più persone dello stesso nucleo familiare. Auspico che i tassisti ci aiutino a potenziare il servizio e la Regione Lombardia ci autorizzi presto lo sharing e le nuove licenze. Abbiamo bisogno di più trasporto pubblico per ridurre traffico e inquinamento”. Restano ovviamente da conoscere tutti i dettagli sulla doppia guida estesa ai familiari, per esempio quali requisiti saranno richiesti per guidare un taxi (basterà la sola patente B?). Vi aggiorneremo non appena ne sapremo di più.

The post Taxi a Milano: potranno guidarli anche i familiari dei tassisti appeared first on SicurAUTO.it.

Test pneumatici invernali SUV: le migliori gomme del 2019

di Donato D'Ambrosi

Scegliere la giusta misura delle gomme invernali non è così banale come sembra, il motivo lo abbiamo spiegato in questo video. E per i SUV che hanno dimensioni e peso meno agili diventa ancora più rilevante montare pneumatici senza compromessi. Qual è la marca di pneumatici migliori per SUV? La rivista tedesca Auto Motor Und Sport ha messo a confronto 11 gomme nel test pneumatici invernali per SUV di dimensioni compatte. Ecco quali sono i pro e i contro delle migliori gomme invernali SUV sul mercato del 2019. Se invece cerchi le migliori gomme invernali di altre misure puoi trovarle in questo test.

IL TEST GOMME INVERNALI PER SUV CON MISURA 215/55 R 17

I numeri di vendita dimostrano che i SUV compatti sono sulla cresta dell’onda, pochi però vengono acquistati con la trazione integrale. Un dettaglio che rende ancora più centrale la giusta misura delle gomme invernali. Ancora meglio se la scelta degli pneumatici ricade tra quelli migliori nei test. Il confronto sul campo di AMS si è consumato con 11 pneumatici invernali in prova nella misura 215/55 R 17. Il test pneumatici invernali SUV 2019 svolto in Finlandia ha visto brillare 4 modelli di gomme invernali e promosso con riserva altre 3. Ecco nel dettaglio i giudizi del test sulle gomme invernali per SUV con pro e contro.

LE GOMME INVERNALI PER SUV PROMOSSE NEL TEST “CON RISERVA”

Il test sulle gomme invernali per SUV 2019 promuove con sufficienza le gomme Nokian WR Snowproof, Giti Winter W1 e Pirelli Winter Sottozero 3. La misura delle gomme invernali per SUV testate da AMS vede le Nokian in difficoltà in presenza di variazioni di carico e con spazi di frenata più lunghi e aderenza migliorabile in curva su asfalto bagnato. Hanno performance migliori invece su asfalto asciutto e su neve. Le gomme invernali Giti danno il meglio in aderenza e frenata solo su asfalto asciutto. Secondo i collaudatori le Giti hanno varie lacune nelle svariate situazioni di guida invernale. Valutazione simile per gli pneumatici invernali Pirelli Winter Sottozero 3 che risultano equilibrati su asciutto con prestazioni prevalentemente sufficienti su neve e bagnato. Non esaltano invece le valutazioni su trazione, frenata e aquaplaning delle gomme invernali Pirelli.

GLI PNEUMATICI INVERNALI “MEDI” 2019 DEL TEST

Nel test delle gomme invernali migliori per SUV si posizionano a metà classifica gli pneumatici Toyo, Hawks, Hankook e Michelin con un risultato buono. Le gomme invernali Toyo Snowprox S954 danno il meglio su strade asciutte per via della vocazione sportiva, è migliorabile il feeling su neve e bagnato e la distanza di frenata. Le gomme invernali Hawks Eurowinter HS01 hanno un’ottima resistenza all’aquaplaning, buona frenata su neve e direzionalità in curva, meno la trazione in curva e l’aderenza su bagnato. Gli pneumatici Hankook i*cept evo² sorprendono i tester per silenziosità, indole sportiva su neve e asfalto asciutto, migliorabili su bagnato, resistenza al rotolamento e frenata su asciutto.  Tra i migliori pneumatici invernali SUV del test Michelin Alpin 6 ha lievi carenze in frenata su neve o bagnato. Le gomme francesi bilanciano i voti bassi con un buon comportamento su asciutto e bagnato. Clicca sull’immagine sotto per vedere i risultati del test a tutta larghezza.

https://www.auto-motor-und-sport.de/verkehr/winterreifentest-2019-groesse-215-55-r-17-h-v-kompakte-suv-reifen/

LE MIGLIORI GOMME INVERNALI DEL TEST PER I SUV

In testa alla classifica delle migliori gomme invernali SUV del 2019 ci sono Continental, Vredestein, Bridgestone e Goodyear. Le gomme invernali Goodyear UltraGrip Performance Plus hanno il punteggio migliore: mostrano lievi carenze solo nella trazione in curva su asciutto. Gli pneumatici invernali Bridgestone Blizzak LM005, subito dietro, hanno mostrato lacune marginali solo nelle curve veloci e in frenata su asciutto. Le gomme invernali Vredestein Wintrac Pro richiedono un po’ più spazio in frenata su neve e hanno una resistenza al rotolamento maggiore degli pneumatici migliori del test. Chiudono la testa della classifica gomme invernali SUV le Continental TS 850 P: nel test 2019 hanno mostrato lievi carenze solo in frenata su neve e asfalto asciutto.

The post Test pneumatici invernali SUV: le migliori gomme del 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

Le 10 Case auto con la migliore assistenza clienti del 2019

di Donato D'Ambrosi

Permuta auto usata

La qualità delle migliori auto conta poco se dopo l’acquisto l’assistenza clienti fa orecchie da mercante. Poter contare sul servizio clienti soprattutto in caso di guasti all’auto è diventato sempre più cruciale per la sopravvivenza dei Brand auto più famosi. Quale Casa auto ha il miglior servizio clienti post vendita? Un’indagine in Germania ha sondato la soddisfazione reale tra i clienti dei Costruttori auto. Ecco le 10 marche di auto con la migliore assistenza clienti del 2019.

I MIGLIORI SERVIZI CLIENTI DELLE CASE AUTO

Su un campione di 18 mila recensioni il portale inglese Carwow ha voluto scoprire quale auto ha la migliore assistenza clienti. Nell’indagine sono state valutate la competenza, la cordialità, la comunicazione e la prenotazione del servizio clienti delle marche di auto più vendute in Europa. La Top10 della migliore assistenza clienti sulle auto nuove c’è Porsche con una votazione di 4,93 su 5. Bisogna notare però che tra le prime 10 Case auto con il miglior servizio clienti lo scarto è molto ridotto con votazioni “buona” o “molto buona”. Bisogna precisare però che l’indagine non ha tenuto conto delle competenze dell’officina, ma solo del servizio clienti, quello che molto più spesso alza un muro di gomma davanti ai reclami dei clienti.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ COMPETENTE

Tra le Case auto con l’assistenza clienti più competente l’indagine vede in testa ancora una volta Porsche. Le recensioni sono molto positive però anche per il servizio clienti Volvo e Kia. Altrettanto competenti sono risultati gli addetti alle vendite e al post vendita di Jeep, Land Rover e Jaguar.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ CORDIALE

La cordialità delle risposte del servizio clienti ha un peso importante sia per il reparto vendite che post vendita. In questa valutazione sono risultati più bravi gli operatori del servizio di assistenza Abarth, il brand sportivo di Fiat-Chrysler si posiziona pari merito con Citroen in testa alla classifica. Tra i servizi di assistenza migliori per cordialità ci sono poi Mitsubishi, Fiat, Smart e Jaguar con i punteggi nella classifica delle Case auto con i migliori servizi di assistenza.

L’ASSISTENZA CLIENTI PIU’ COMUNICATIVA ED EFFICIENTE

I Brand delle auto tedesche sono in testa per i servizi di assistenza ai clienti con la migliore comunicazione. L’indagine ha messo in testa alla classifica nuovamente in testa Porsche, seguita Mini, BMW, Smart Land Rover e Jaguar. Il processo di prenotazione dei servizi di assistenza migliori invece premia nella classifica Porsche, Mini e Mitsubishi con il punteggio più alto.

The post Le 10 Case auto con la migliore assistenza clienti del 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

Auto nuove in Europa: +14% delle vendite a settembre 2019

di Donato D'Ambrosi

Il mercato auto in Europa dà segnali di ripresa con +14,4% delle vendite di auto nuove rispetto a settembre 2018. Le immatricolazioni a settembre 2019 in Europa si sono fermate a 1.285.494 auto vendute, un numero che non dice molto sulla stabilità del settore. Ma secondo le associazioni di categoria non bisogna illudersi: le auto vendute a settembre 2019 vengono confrontate con un mese del 2018 in cui il Wltp ha frenato le immatricolazioni. Ecco qual è il reale stato di salute del mercato auto in Europa con i 5 maggiori mercati in cui si vendono oltre il 70% di vetture.

VENDITE AUTO NUOVE IN EUROPA A SETTEMBRE 2019

Le anticipazioni sui numeri del mercato auto in Europa vengono dal Centro Studi Promotor. Dall’inizio del 2019 nell’area UE+Efta sono state immatricolate 12.115.927 autovetture con un calo dell’1,6% rispetto al dato dello stesso periodo del 2018. Il mercato europeo dell’auto non è quindi in buona saluta come lascerebbe pensare il dato di settembre, ma è in sostanziale stagnazione. Lo conferma il fatto che su 31 mercati nazionali, 16 sono in calo mentre gli altri sono in crescita. Ma di questi soltanto quattro piccoli mercati crescono con tassi a due cifre (Lituania, Romania, Grecia e Ungheria).

AUTO VENDUTE NEI 5 MAGGIORI MERCATI EUROPEI

Anche le vendite auto in Europa relative ai 5 maggiori mercati rappresentativi (Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Francia) non fanno numeri significativi (in calo del -1,2%). In Germania le ragioni della tenuta del mercato vanno ricercate soprattutto nella sostanziale stabilità dell’economia di questo paese (che tuttavia accusa qualche difficoltà) e nel fatto che dalla domanda di vetture diesel, dopo un crollo che aveva portato la loro quota a scendere fino al 32%, vengono segnali di ripresa. Il secondo dei cinque grandi mercati, quello del Regno Unito, è invece in calo del 2,5% essenzialmente per le incertezze legate alla Brexit. Difficoltà maggiori si registrano in Spagna (-7,4%), mentre Francia e Italia accusano contrazioni contenute tra l’1 e il 2%.

LE MARCHE DI AUTO PIU’ VENDUTE IN EUROPA

Secondo i dati ACEA (associazione dei Costruttori europei) le vendite a settembre 2019 sono in crescita per tutti i maggiori Costruttori di auto. In testa resta Volkswagen (+46,8%, in calo del -1,2% da gennaio 2019), seguita dal gruppo Renault (+27,8% e -2,4% da inizio 2019). Il podio si chiude con il gruppo FCA che cresce del +12,8% ma perde il 10% nel cumulato. Con una crescita di vendite in Europa inferiore al 10% ci sono PSA (+4,3%), Hyundai e Daimler (+6%), Ford (+8,5%) e Toyota (+6,7%).

The post Auto nuove in Europa: +14% delle vendite a settembre 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

Cambiare le gomme: prezzi degli pneumatici invernali e quattro stagioni 2019

di Donato D'Ambrosi

Quando è il momento giusto di cambiare le gomme invernali o montare le quattro stagioni? Un po’ dipende dalla convenienza dei prezzi degli pneumatici invernali 2019 ma anche dalle ordinanze gomme e catene da neve che si attivano spesso a macchia di leopardo. Se sei in procinto di cambiare le gomme estive con quelle invernali o quattro stagioni, ecco la top10 dei migliori pneumatici invernali secondo le ricerche online, con marche e prezzi medi. Se invece stai cercando consigli sulla scelta tra pneumatici invernali e quattro stagioni, ecco un video che aiuta a capirne le differenze e i vantaggi.

TOP10 DEI MIGLIORI PNEUMATICI SUL WEB

Cambiare le gomme invernali al posto delle estive è inevitabile per chi guida frequentemente su strade soggette alle ordinanze invernali. Per gli sciatori occasionali invece ci sono le catene da neve o i ragni. A circa un mese dall’entrata in vigore dell’obbligo di montare gomme invernali, è già possibile cambiare le gomme estive con quelle invernali (ma occhio all’indice di velocità che deve essere uguale sul libretto di circolazione). E chi è alla ricerca delle migliori gomme invernali del 2019 si è messo in moto da un pezzo. L’Osservatorio di un noto motore di ricerca online ha così stilato la Top10 delle marche di pneumatici più cercati online. Ecco cosa è cambiato nelle preferenze degli automobilisti alla ricerca degli pneumatici invernali migliori 2019 – 2020.

GOMME INVERNALI E QUATTRO STAGIONI, COSA CAMBIA

I migliori pneumatici invernali e quattro stagioni 2019 secondo le ricerche web vedono in testa Michelin, Hankook e Pirelli sul podio. L’indagine si basa sulle ricerche effettuate online nella categoria degli pneumatici auto tra settembre 2018 e settembre 2019 e nella tabella qui sopra si può vedere cosa è cambiato negli ultimi 2 anni. Nonostante il prezzo maggiore rispetto alle gomme invernali gli automobilisti continuano ad essere interessati alle gomme quattro stagioni. La scelta tra le gomme invernali e le gomme quattro stagioni dipende molto dalla criticità delle condizioni invernali che si affrontano alla guida. Il video qui sotto spiega in modo molto semplice cosa cambia tra gomme estive, invernali e quattro stagioni.

QUANTO COSTA CAMBIARE LE GOMME INVERNALI 2019

Il prezzo degli pneumatici invernali e quattro stagioni dipende dalla dimensione, e non escludono nessun veicolo, dall’utilitaria ai veicoli commerciali. Per capire quanto costa cambiare le gomme in inverno, l’indagine ha preso in considerazione un’utilitaria con ruote da 14 pollici e pneumatici 175/65R14 82T. In base ai prezzi rilevati ad inizio settembre 2019, il prezzo degli pneumatici invernali più economici è in media 27 euro per le gomme invernali Kumho Wintercraft. Il prezzo sale a 50 euro in media per Michelin e Pirelli, ma può anche superare 80 euro per le gomme invernali chiodate Maxxis Arctictrekker.

PREZZI 2019 DELLE MIGLIORI GOMME QUATTRO STAGIONI ONLINE

Mentre cambiare le gomme invernali è una ricerca che si concentra in particolare nelle regioni del centro nord, gli utenti interessati alle migliori gomme quattro stagioni sono spalmati su tutto il Paese. Il miglior prezzo rilevato per le gomme quattro stagioni online è 32 euro per gli pneumatici Fortuna e Imperial. Per le gomme Pirelli quattro stagioni invece il prezzo rilevato è di 67 euro, mentre in base ai modelli il prezzo medio degli pneumatici quattro stagioni Hankook varia da 42 a 54 euro. Un consiglio sempre valido comunque è rivolgersi a più installatori per confrontare vari preventivi, poiché acquistando le gomme online poi andrà aggiunto il costo di montaggio, equilibratura e convergenza.

The post Cambiare le gomme: prezzi degli pneumatici invernali e quattro stagioni 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

Sciopero benzinai novembre 2019: dove, quando e perché

di Donato D'Ambrosi

Gli automobilisti resteranno senza benzina o quasi a novembre 2019 per lo sciopero benzinai annunciato dalle sigle sindacali. La protesta dei distributori di carburante in sciopero è stata organizzata per manifestare contro il traffico illecito di benzina, gasolio e lubrificanti “in nero”. Provvedimenti sempre più onerosi per i gestori da un lato e condizioni contrattuali con margini sempre più magri dall’altro. Al centro i benzinai che hanno deciso lo stop a novembre 2019 per protesta.

BENZINAI IN SCIOPERO PER 2 GIORNI

Lo sciopero dei distributori di benzina è stato indetto dalle organizzazioni sindacali Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio per protesta contro la vendita sottobanco di carburante nelle mani della criminalità organizzata. Le pompe dei distributori di carburante su strade urbane e autostrade resteranno chiuse per 48 ore esortando il Governo a un intervento risolutivo per i benzinai messi alle strette da più fronti.

I MOTIVI DELLO SCIOPERO DEI BENZINAI

I motivi dello sciopero dei benzinai del 6 e 7 novembre 2019 risiedono sono vari ma tutti convergono sulle criticità finanziarie che il 60% dei gestori sarebbe costretto ad affrontare. Da un lato – sostengono le sigle sindacali – l’onerosità operativa dei distributori di carburante è aumentata con l’ingresso dei pagamenti elettronici e del Registratore Fiscale Telematico. Dall’altra le Compagnie stralciano contratti con margini sempre più magri, fino al 30% meno di quelli del 2011. E se non bastasse c’è un altro fronte da cui i benzinai devono proteggersi: il mercato nero dei carburanti venduti illegalmente evadendo IVA e Accise.

SCIOPERO DISTRIBUTORI DI BENZINA CONTRO MERCATO NERO

Secondo una stima recente dell’Unione petrolifera, ogni 10 litri di carburante consumato, oltre 1 litro è stato venduto sottobanco. Un fenomeno in continua ascesa in mano alla criminalità organizzata che allarga il buco dell’evasione fiscale. Motivazioni che però negli USA hanno spinto un gestore a convertire la pompa di benzina in colonnine di ricarica per auto elettriche. Sarà mai il passo decisivo che innescherà un cambiamento anche in Italia? Difficile prevederlo sui numeri di vendite delle auto elettriche. Intanto però lo sciopero dei distributori di carburante manifesterà disapprovazione con un sit in davanti al Parlamento. A meno di revoche quindi sappiate di dover fare benzina in anticipo o cercare le pompe fai da te aperte per lo sciopero dei distributori del 6 e 7 novembre 2019 che si preannuncia movimentato.

The post Sciopero benzinai novembre 2019: dove, quando e perché appeared first on SicurAUTO.it.

Emissioni auto: il 25% della potenza mondiale viene dai motori a scoppio

di Nicodemo Angì

emissioni-auto

Le emissioni auto sono abbondanti ma i motori appaiono puliti: sprigionano il 25% della potenza mondiale ma pesano il 10% dei gas inquinanti. È per questo che 37 scienziati pensano che svilupparli ulteriormente vada a favore dell’ambiente. L’automotive è in una fase turbolenta, nella quale si intrecciano questioni ambientali, strascichi del Dieselgate, strette regolamentari e nuovi modelli di mobilità e tecnologici. Pensiamo ai diversi approcci nel costruire le auto elettriche e alla difficoltà di prevederne la diffusione, come riferito da un fornitore. In questa situazione incerta arriva un importante endorsement da 37 eminenti scienziati che hanno pubblicato un editoriale sull’International Journal of Engine Research (IJER). Le loro conclusioni favoriscono i motori classici perché “i trasporti non diventeranno completamente elettrici per diversi decenni, se non mai”.

EMISSIONI AUTO AL 10%

Un discorso simile viene fatto per le fonti energetiche: “è chiaro che la generazione dell’energia non diventerà completamente rinnovabile”. In questo quadro le ricerche sui motori a combustione, tese a migliorare l’efficienza e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, sono estremamente interessanti. I 37 scienziati ritengono che motori “flessibili” ad alta efficienza e soluzioni ibride saranno importanti per ridurre consumi e emissioni, anche dei gas serra. I motori a combustione alimentati da combustibili fossili generano il 25% della potenza mondiale, circa 3.000 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio/anno su 13.000. Ma quanto pesano le emissioni auto sul totale globale? I motori producono “soltanto” il 10% del totale mondiale di gas serra che, ricordiamolo, vedono un contributo importante nel Metano, più pericoloso della CO2. Sappiamo poi che anche l’aviazione civile emette molta anidride carbonica: è una quota minoritaria che però cresce senza controllo.

COME RIDURRE LE EMISSIONI AUTO?

Gli scienziati richiamano poi l’attenzione sul fatto che le persone scelgono il tipo di propulsione in base a vari fattori, incluso il costo. Sappiamo che le automobili elettriche e ibride sono ancora piuttosto costose da acquistare, anche se recuperano nella manutenzione e nei consumi equivalenti. Questi 37 scienziati, ovviamente motivati perché hanno scritto sul IJER, danno diverse risposte alla fondamentale domanda: come ridurre le emissioni auto? La premessa è che le ricerche “trarrebbero sicuramente beneficio dalle collaborazioni mondiali tra ricercatori di industrie, laboratori governativi e università“. Si fa notare che catalizzatori, filtri antiparticolato ad alta filtrazione e gli SCR a urea stanno abbassando le emissioni di NOx a soli 15-20 mg/km. Pensando al particolato l’impatto di pneumatici e freni è già maggiore di quello dei motori più evoluti: circa 50 mg/km contro 5 mg/km.

MOTORI A SCOPPIO A TUTELA DELL’AMBIENTE

I 37 firmatari dell’editoriale indicano vari settori che potrebbero migliorare ancor di più efficienza e pulizia degli ICE. L’uso di pressioni d’iniezione molto elevate e miglioramenti meccanici, insieme a miscele molto “magre”, come quelle dei motori ibridi modulari Mahle con precamera, sono fra queste. Sono possibili miglioramenti nella “respirazione” del motore: studio dei condotti, sovralimentazione migliorata, combustione a bassa temperatura e distribuzione a fasatura variabile. Altri vantaggi sono possibili lavorando sull’EGR, sul già efficiente ciclo Miller e sul recupero dell’energia residua dei gas di scarico. L’elettrificazione migliora significativamente l’efficienza termica, che potrebbe salire oltre il 50%; un contributo verrà anche dai range extender, i cui motori ottimizzati sarebbero molto efficienti. Si indicano anche la lubrificazione del motore, soprattutto nei sistemi elettrificati che funzionano con velocità e carichi più limitati.

TEMPERATURE E CARBURANTI SPECIALI

Occorre migliorare l’efficienza a freddo di motore e sistemi di trattamento dello scarico mentre sono promettenti l’alimentazione mista gasolio/gas naturale e l’iniezione diretta di gas. I grandi motori a gas naturale, come quelli delle navi e delle centrali a cogenerazione, vanno migliorati per efficienza termica ed emissioni allo scarico. I carburanti “surplus” a basso numero di ottano sono interessanti così come i biocarburanti e quelli sintetici, magari additivati con componenti innovativi come l’NH3. Viene data grande importanza agli strumenti di ricerca come la simulazione fluidodinamica CFD, utilissima per capire meglio fenomeni complessi come la combustione. Quali conclusioni traggono quindi gli esperti sulle emissioni auto? Il prossimo futuro vedrà i trasporti operati da soluzioni che “mixano” motori a combustione, propulsori a batteria e ibridi insieme ai classici veicoli convenzionali. Le ricerche fervono e c’è molto bisogno di menti giovani e brillanti: fatevi sotto per il futuro!

The post Emissioni auto: il 25% della potenza mondiale viene dai motori a scoppio appeared first on SicurAUTO.it.

Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso

di Redazione

Se l’auto è parcheggiata, ma il guidatore in stato d’ebbrezza, la multa è valida. Idem se il conducente si rifiuta di sottoporsi al test. Ora la Cassazione, con sentenza 41457/2019, conferma quanto già ha stabilito in passato: che la vettura sia ferma o in movimento, niente cambia; il guidatore ebbro va comunque sanzionato. Una regola che tutela la sicurezza stradale, a beneficio dello stesso guidatore e degli altri utenti. 

ALCOLTEST VALIDO ANCHE A MEZZO FERMO

Per la precisione, adesso la Cassazione si è occupata di un guidatore che, nel 2013, è sceso da un motociclo Ape Piaggio. Gli agenti delle forze dell’ordine lo hanno fermato: volevano sottoporlo ad alcoltest, ma l’uomo si è rifiutato, in quanto il mezzo era fermo. Alla fine della battaglia legale, il verdetto: violazione dell’articolo 186, comma 7 del Codice della strada, per rifiuto di sottoporsi alla prova. La multa (composta da diversi elementi) è la più cara, ossia 1.500 euro. Alcoltest valido anche a veicolo fermo, e rifiuto dell’alcoltest equivalente all’infrazione più pesante. Una norma anti-furbetti: sarebbe troppo facile scansare il verbale semplicemente impedendo all’agente di effettuare l’alcoltest.

ALCOLTEST: LE TRE FASCE DI SANZIONI

Infatti, il Codice della strada, punisce con una multa di 544 euro chi viene pizzicato con un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro di sangue. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La sanzione sale a 800 euro con l’arresto fino a sei mesi, per un tasso superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi; più la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Infine, 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Tutto questo anche ad auto ferma, parcheggiata, con alcoltest positivo.

STATO D’EBBREZZA: NOZIONE DI GUIDA

Ai fini del reato di guida in stato di ebbrezza, spiega la Cassazione, rientra nella “nozione di guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo: anche se dorme con le mani e la testa poste sul volante. Purché venga accertato che il guidatore abbia, in precedenza, condotto il mezzo in un’area pubblica. In materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisce una fase della circolazione: è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, che l’auto sia ferma o in moto. Appena fuori dal veicolo, non si è pedoni, ma pur sempre guidatori che hanno condotto un mezzo mettendo a repentaglio la vita altrui e la propria.

The post Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso appeared first on SicurAUTO.it.

Auto diesel e benzina: stop alla vendita nell’UE dal 2040?

di Raffaele Dambra

Tra 20 anni non sarà più possibile acquistare auto diesel e benzina nei Paesi dell’Unione Europea? Non sappiamo se andrà veramente così (certi cambiamenti epocali è molto più facile annunciarli che metterli in pratica) ma intanto se ne sta parlando. Anzi, alla Commissione Europea è già arrivata una vera e propria proposta in tal senso da parte di Dan Jorgensen, ministro per il Clima e l’Energia della Danimarca, durante una riunione con i vari ministri dell’Ambiente dell’UE. E come ben sappiamo, visti gli incredibili risultati già raggiunti in Norvegia, sulla mobilità ecosostenibile i Paesi scandinavi fanno maledettamente sul serio.

LA DANIMARCA CI AVEVA GIÀ PROVATO A… CASA SUA

Talmente sul serio che la Danimarca voleva applicare lo stop alle vendite sul proprio territorio di auto diesel e benzina già nel 2030, tra soli 10 anni. Un lasso di tempo incredibilmente breve se comparato alla portata dell’evento. L’iniziativa era stata però bocciata dalla Commissione Europea, come ricorda il portale Motori.it, perché contraria alle direttive comunitarie in materia di omologazioni, secondo cui la regolamentazione specifica dev’essere omogenea a livello UE (in altri termini, un Paese dell’Unione non può decidere da solo di mettere al bando una certa tipologia di vetture, ma deve farlo di concerto con tutti gli altri Stati membri).

AUTO DIESEL E BENZINA: STOP NELL’UE DAL 2040 PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI ZERO EMISSIONI DI CO2 NEL 2050

La Danimarca però non si è scoraggiata, e per ‘aggirare l’ostacolo’ ha proposto di estendere lo stop a benzina e diesel in tutto il Vecchio Continente, ma dal 2040. Utopia? Forse, ma d’altronde è la stessa Europa che si è data degli obiettivi molto ambiziosi in tema di lotta all’inquinamento, contando di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 e addirittura di azzerarle entro il 2050. E se si vogliono davvero raggiungere questi obiettivi da qualche parte bisognerà pur cominciare…

NO ALLA VENDITA DI AUTO DIESEL E BENZINA NELL’UE? AL MOMENTO SOLO 10 PAESI SONO D’ACCORDO

In ogni caso sembra che il progetto danese sia stato accolto positivamente solo da 10 Paesi UE dei restanti 27 (al momento non è dato sapere quali). Del resto gli ostacoli da superare non sono certo pochi, e si potranno risolvere soltanto se ci sarà una visione comune sugli obiettivi da raggiungere. Circostanza affatto scontata, visto che su temi ancora più importanti, come la gestione del fenomeno dell’immigrazione, i Paesi che fanno parte dell’UE non hanno quasi mai mostrato una particolare sintonia. “Abbiamo fretta di giungere a un accordo condiviso”, ha spiegato alla stampa il ministro danese Jorgensen, “Perché è fondamentale che l’Unione Europea renda note alle aziende costruttrici le proprie strategie a lunghissimo termine, in modo da consentire loro di prepararsi alla graduale uscita di scena delle auto diesel e benzina dal territorio UE”.

The post Auto diesel e benzina: stop alla vendita nell’UE dal 2040? appeared first on SicurAUTO.it.

Incentivi auto ecologiche Emilia-Romagna: nuovo bando ottobre 2019

di Raffaele Dambra

Incentivi auto ecologiche Emilia-Romagna

È stato appena avviato un nuovo bando regionale, il terzo da febbraio di quest’anno, che prevede incentivi per l’acquisto di auto ecologiche in Emilia-Romagna nel mese di ottobre 2019. Sono a disposizione 485 mila euro per i privati cittadini emiliano-romagnoli che intendono rottamare una vettura inquinante sostituendola con un’altra decisamente più green. Il contributo regionale è di 3 mila o 2 mila euro a veicolo, fino a esaurimento fondi.

INCENTIVI EMILIA-ROMAGNA OTTOBRE 2019: I REQUISITI

In particolare, possono accedere agli incentivi i residenti in regione che rottamano auto alimentate a benzina fino a Euro 2 oppure auto diesel fino a Euro 4 e acquistano contestualmente vetture nuove con basse o zero emissioni. L’incentivo regionale è di 3 mila euro per l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi e di 2 mila per chi compra automobili a metano o Gpl. Le domande possono essere presentate fino al 29 ottobre 2019, senza alcun vincolo legato al reddito o all’Isee dell’interessato. Non serve nemmeno la certezza dello sconto ulteriore del 15% sul prezzo di listino del modello base praticato dalle case produttrici, previsto dal Protocollo di intesa siglato nel 2018 tra Regione Emilia-Romagna, Anfia, Unrae e Federauto. E si considerano automaticamente acquisite le richieste pervenute nell’ambito della precedente edizione del bando per le quali i rivenditori non lo abbiano applicato.

INCENTIVI AUTO ECOLOGICHE EMILIA-ROMAGNA: ELETTRICHE, IBRIDE, METANO E GPL

I contributi sono a disposizione anche di chi ha già rottamato una vettura inquinante dal 1° gennaio 2019 e non ha ancora provveduto a sostituirla con una più ecologica. Il veicolo da rottamare può essere sia un’autovettura di proprietà che un mezzo intestato a un’altra persona, purché quest’ultima abbia dato il consenso e sia anch’essa residente in Emilia-Romagna. Come detto, oltre alle auto elettriche concorrono all’ottenimento del bonus le auto ibride (benzina/elettrica), a metano (mono e bifuel benzina) e Gpl (mono e bifuel/benzina), ma devono essere almeno Euro 6. È ammesso il cumulo con gli incentivi dell’Ecobonus 2019-2021 voluto dal Governo Conte I.

LA PROCEDURA PER ACCEDERE AGLI INCENTIVI

La procedura per accedere agli incentivi auto ecologiche dell’Emilia Romagna dev’essere eseguita esclusivamente online collegandosi nella sezione dedicata del portale della Regione e usando le credenziali informatiche. Il 29 ottobre 2019 è la data ultima per prenotare il contributo, poi entro il 31 dello stesso mese si deve inviare l’ordine di acquisto della nuova vettura ed entro il 30 aprile 2020 è prevista la rendicontazione attraverso un applicativo regionale.

The post Incentivi auto ecologiche Emilia-Romagna: nuovo bando ottobre 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

❌