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Ieri — 23 Gennaio 2020IlSoftware.it

Come leggere unità Linux EXT da Windows

Quando si deve accedere da Windows al contenuto di un'unità di memorizzazione collegata a un sistema ove è in uso una qualunque distribuzione Linux, il migliore strumento è certamente Samba.
Si tratta di un software libero che fornisce servizi di condivisione di file e stampanti a client SMB/CIFS: Samba permette la creazione di cartelle condivise accessibili dai terminali Windows e macOS nonché di utilizzare le risorse 'messe a fattor comune' su tali sistemi.
La denominazione Samba deriva dall'inserzione di due vocali nel nome del protocollo usato da Microsoft nei suoi sistemi operativi Windows ovvero SMB (Server Message Block).

L'utilizzo della prima versione del protocollo (SMBv1) è stato ormai accantonato in Windows. Presentata ad inizio anni '90, dopo la diffusione del worm-ransomware WannaCry (maggio 2017), Microsoft ha deciso di disattivare per default in Windows SMBv1 confermando i limiti e le debolezze intrinseche di un protocollo ormai vecchio di trent'anni.

Explorer.exe: cosa fare se occupa il processore al 100%

Il processo explorer.exe non dovrebbe mai occupare in maniera significativa il processore. Sempre caricato senza l'utilizzo di privilegi amministrativi, explorer.exe è deputato al caricamento delle finestre di Esplora file e dell'interfaccia di Windows.

Abbiamo detto più volte, infatti, che nel caso in cui l'interfaccia di Windows presentasse problemi, è sufficiente premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare cmd e, infine, inserire taskkill /im explorer.exe /f al prompt dei comandi. La barra delle applicazioni scomparirà così come lo sfondo del desktop, le icone ivi presenti e tutte le finestre dell'interfaccia utente.

Digitando semplicemente explorer e premendo Invio, l'interfaccia di Windows tornerà ad essere nuovamente caricata e visualizzata.
Come si vede, si è interagito con il processo explorer.exe senza mai usare i diritti di amministratore.


Il comando taskkill /im explorer.exe /f non presenta alcuna controindicazione e può essere utilizzato nel caso in cui si notassero problemi sul funzionamento dell'interfaccia di Windows.
Lo stesso espediente è utile in quei casi in cui, come spiegato nell'articolo Windows 10, schermo nero all'avvio o dopo il login, ci si trovasse con uno schermo completamente nero una volta effettuato il login.

Explorer.exe e CPU al 100%: come risolvere

Se le prestazioni del sistema in uso non fossero soddisfacenti, la prima verifica da effettuare consiste nel premere CTRL+MAIUSC+ESC per aprire il Task Manager.
Nel caso in cui Windows ne mostrasse la versione compatta, si dovrà fare clic sulla voce Più dettagli.

A questo punto, cliccando sulla scheda Dettagli quindi sulla colonna CPU (in modo da ordinare i processi in esecuzione per ordine decrescente sulla base dell'occupazione delle risorse del processore), nel caso in cui si leggesse un valore percentuale elevato per explorer.exe significa che c'è un problema.
Di seguito le cause di un'occupazione anomala del processore da parte di explorer.exe e gli strumenti per risolvere:

1) Quando il processo explorer.exe occupa in maniera incisiva le risorse sul processore, si pensa subito alla presenza di malware sul sistema.
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Navigazione in incognito, quando utilizzarla?

Tutti i principali browser web integrano una funzionalità che offre la possibilità di attivare la cosiddetta navigazione in incognito. Ma che cosa significa ed è davvero una funzionalità che permette di tutelare l'anonimato dell'utente?
Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: la funzionalità per la navigazione in incognito non serve per nascondere la propria identità ai server web remoti.

Ogni volta che ci si collega a una pagina web, ci si presenta con l'indirizzo IP pubblico che è stato assegnato dall'operatore di telecomunicazioni prescelto al modem router.
Basta visitare, per esempio, questa pagina per accorgersi che l'indirizzo IP visualizzato è proprio quello assegnato dal provider Internet che si sta utilizzando (indipendentemente da si utilizza una connessione in fibra, una ADSL, un collegamento dial-up o la connessione dati dell'operatore di telefonia mobile).

La navigazione in incognito da browser non modifica l'indirizzo IP pubblico assegnato dall'operatore di telecomunicazioni al momento della connessione.
Anche attivando la navigazione in incognito, quindi, i server remoti ai quali ci si collegherà 'leggeranno' sempre l'IP pubblico attribuito dal provider in maniera statica o dinamica.

Specie se ci si collega con un indirizzo IP statico (previsto in molte connessioni business), un'applicazione web ospitata su un server remoto saprà 'riconoscere' visite successive dello stesso utente (o comunque visite provenienti dalla medesima LAN) anche a distanza di giorni, nonostante sul browser venga attivata la modalità in incognito.

Cos'è e come funziona la navigazione in incognito

Ma allora cosa significa aprire nel browser una nuova scheda in incognito e quando è utile od opportuno farlo?

Diciamo subito che la stessa funzionalità è battezzata in modi diversi nei vari browser web.
In Google Chrome è chiamata ad esempio navigazione in incognito mentre in Firefox si parla di navigazione anonima; Edge la chiama InPrivate (compreso il nuovo Edge basato su Chromium) mentre Opera finestra riservata.

Si parla però sempre della stessa identica funzionalità: aprendo una scheda di navigazione in incognito, si attiverà una nuova sessione di navigazione che consentirà la consultazione di siti e pagine web senza lasciare tracce sul sistema in uso.

Si tratta di una modalità di navigazione privata nel senso che non appena si chiuderà la finestra del browser aperta nella modalità in incognito, infatti, tutti i dati memorizzati durante la sessione di lavoro saranno definitivamente rimossi dal dispositivo in uso.

La navigazione in incognito non maschera l'IP pubblico

Abbiamo già detto che la navigazione in incognito non modifica l'indirizzo IP pubblico dell'utente: il server remoto sarà quindi sempre in grado di rilevare l'indirizzo con cui l'utente si presenta (si tratta dell'IP associato dal provider al router-modem col quale si accede alla Rete; vedere Cos'è un IP statico e come si usa e Indirizzo IP statico, come averlo e a cosa serve) annotando anche informazioni generiche sul browser e sul sistema in uso (lettura del cosiddetto 'user agent').

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Eseguire Windows 10 in dual boot con Windows 7 o Windows 8.1 è un'impresa tutt'altro che proibitiva.
Il dual boot di Windows permette di mantenere installate sullo stesso disco fisso più versioni del sistema operativo Microsoft differenti (od uguali) tra loro.
Una volta che si sarà configurato il dual boot, all'avvio della macchina un apposito menu consentirà di scegliere quale versione di Windows avviare.

Windows integra un boot loader che è stato migliorato con il rilascio delle varie versioni del sistema operativo. Tale boot loader altro non è che un programma capace di inserirsi nella fase di avvio del computer permettendo all'utente di operare la sua scelta, attraverso un'apposita schermata detta boot manager.

Prima di procedere, e installare Windows 10, Windows 8.1 o Windows 7 in dual boot 'accanto' al sistema operativo già presente sulla macchina, in una partizione a sé stante, suggeriamo di creare un'immagine completa del sistema usando ad esempio un tool come AOMEI Backupper.

Il vantaggio del dual boot è che ogni versione di Windows installata sul sistema funzionerà senza cali di performance, come invece avverrebbe installando il sistema operativo in una macchina virtuale.
I sistemi operativi Windows installati in dual boot, inoltre, non saranno separati: l'uno potrà accedere alla partizione in cui è installato l'altro e viceversa.

Windows in dual boot, come fare in pratica

1) Fare pulizia con l'utilità Pulizia disco di Windows e con Ccleaner

Prima di cimentarsi con l'installazione di una seconda versione di Windows in dual boot consigliamo di fare un po’ di pulizia sul disco.
Digitando Pulizia disco nella casella Cerca programmi e file di Windows 7, nella casella di ricerca della charm bar di Windows 8.1 oppure nella nuova casella di ricerca di Windows 10, apparirà una finestra simile alla seguente.

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Cliccando sul pulsante Pulizia file di sistema si potrà liberare il disco di file inutili.

Un'utilità come CCleaner consente di fare pulizia ancor più in profondità rimuovendo tutti gli elementi superflui.

2) Assicurarsi di avere a disposizione almeno 30-40 GB di spazio libero

Servendosi della finestra Computer oppure Questo PC, si potrà verificare lo spazio rimasto a disposizione nella partizione di sistema ove è correntemente installato Windows (di solito C:).

3) Effettuare la deframmentazione del disco (non su unità SSD)

Un'ulteriore operazione preliminare consiste nella deframmentazione del disco fisso da effettuarsi però solamente su quelle unità che non sono SSD.
Per il defrag è possibile ricorrere all'Utilità di deframmentazione dischi integrata in Windows.

4) Ridimensionare la partizione di sistema di Windows

Utilizzando la combinazione di tasti Windows+R e digitando diskmgmt.msc nella casella Apri, Windows proporrà la finestra Gestione disco.

Qui bisognerà cliccare con il tasto destro del mouse sulla partizione di sistema in cui è installato Windows quindi scegliere Riduci volume.

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Per installare Windows 7 in dual boot con Windows 10 oppure per installare Windows 8.1 in dual boot con Windows 10 sulla stessa macchina occorre liberare almeno 20 GB di spazio recuperandoli dallo spazio libero disponibile sulla partizione di sistema della versione di Windows già installata.

In realtà, per le versioni a 32 bit di Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10 sono sufficienti 16 GB di spazio ma è sempre bene liberare almeno 20 GB (meglio ancora, come indicato in precedenza, 30 o 40 GB).

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Per usare 30 GB di spazio libero della partizione di sistema di Windows e destinarli all'installazione accessoria, in dual boot, di un'altra versione di Windows, basterà digitare il valore 30000 nella casella Specificare la quantità di spazio da ridurre, in MB (vedere figura).

Dopo aver fatto clic sul pulsante Riduci, la partizione nella quale è correntemente installata l'unica copia di Windows presente sul sistema risulterà di dimensioni più ridotte ed accanto ad essa, nella finestra Gestione disco, apparirà una partizione Non allocata (nel nostro caso da 30 GB).

5) Procurarsi o comunque generare il supporto d'installazione di Windows 7, Windows 8.1 o Windows 10

Per installare una seconda versione di Windows sul sistema in uso, è possibile scaricarne il corrispondente file ISO dai server Microsoft (ne abbiamo parlato anche nell'articolo Come passare da Windows 32 bit a 64 bit) o servirsi del supporto d'installazione ufficiale (ad esempio il DVD nel caso delle versioni retail).

Maggiori informazioni per scaricare le varie versioni di Windows in formato ISO sono disponibili nell'articolo Scaricare Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10 dai server Microsoft.

Nel caso del file ISO di Windows 7, al momento dell'installazione del sistema operativo bisognerà necessariamente introdurre il proprio codice Product Key valido e regolarmente acquistato (retail od OEM).
Rimuovendo il file ei.cfg dal contenuto del file ISO, si potrà consentire l'installazione delle altre edizioni del sistema operativo.
Suggeriamo l'utilizzo dell'applicazione gratuita ei.cfg Removal Utility scaricabile cliccando qui.

Lo strumento Media Creation Tool per Windows 8.1 (Scaricare Windows 8.1 in italiano e in formato ISO dai server Microsoft) e Windows 10 (vedere Installazione pulita Windows 10: ecco come procedere) consente di allestire una chiavetta USB avviabile, altrimenti si può utilizzare la ISO insieme con la nota utilità Rufus, già presentata nell'articolo Rufus, guida all'uso del programma per creare supporti avviabili.

Rufus, tra l'altro, offre la possibilità di scaricare automaticamente i file ISO di Windows 10 e Windows 8.1 servendosi del pulsante Download integrato nel programma: Download ISO Windows 10 e 8.1 e inserimento in una chiavetta USB con Rufus.
Nell'articolo Installare Windows 10 su un PC che usa BIOS UEFI, come configurare Rufus, per configurare una chiavetta USB avviabile da utilizzare per installare Windows 10 e Windows 8.1 sui moderni sistemi basati su BIOS UEFI.

6) Riavviare la macchina dal supporto d'installazione di Windows

A questo punto, è possibile riavviare la macchina dal supporto d'installazione di Windows, sia nel caso in cui si disponga di una chiavetta USB che di un DVD.
Bisognerà ovviamente assicurarsi che il boot del sistema venga effettuato dall'unità USB o dal supporto DVD (impostare adeguatamente la sequenza di avvio nel BIOS o in UEFI).

7) Scelta dell'installazione personalizzata

Ultimato il caricamento dei file necessari per l'installazione di Windows 7, Windows 8.1 o Windows 10, scelte lingua e layout di tastiera, bisognerà fare clic sul pulsante Personalizzata: installa solo Windows o comunque Personalizzata (utenti esperti).

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Nella schermata Dove vuoi installare Windows?, si dovrà individuare la partizione (nel nostro caso quella da 30 GB, non allocata) che è stata creata in precedenza (Spazio non allocato da circa 30 GB).

Dual boot Windows 10 con Windows 7 o Windows 8.1, come realizzarlo in pochi semplici passaggi

Cliccando sul pulsante Avanti, l'altra versione di Windows verrà installata in dual boot con quella già presente sul sistema in uso.

Qualora la procedura d'installazione dovesse visualizzare il messaggio d'errore Impossibile installare Windows in questo spazio su disco rigido.

Hard disk da 8 e 4 TB da usare nei server NAS

Gli hard disk non sono affatto tutti uguali. I produttori differenziano le varie linee a seconda dell'utilizzo che si farà di ciascuna unità. A parità di dimensioni possono esservi quindi notevoli differenze in termini di costi tra l'acquisto di un disco fisso per gli utilizzi ordinari, da installare su PC, e i prodotti progettati per l'utilizzo nelle imprese, per i sistemi di videosorveglianza (i.e. registrazione continua dei flussi audio-video sotto forma di file di grandi dimensioni) e per i server NAS.

Nell'articolo Western Digital: differenza tra hard disk e SSD Blue, Green, Red, Black, Purple e Gold abbiamo visto come Western Digital differenzi per colore i suoi hard disk in modo da far comprendere a colpo d'occhio in quali specifici campi applicativi possa essere usata ciascuna unità.

Western Digital Red

Alla gamma Red Western Digital appartengono tutti gli hard disk che il produttore propone per l'installazione e l'utilizzo nei server NAS, sia agli utenti privati che alle aziende.
Si tratta quindi di dispositivi progettati per funzionare 24 ore su 24, 7 giorni alla settimana, con attivazioni frequenti e attività di lettura/scrittura importanti.

Porte aperte: come scoprire quali sono

Quando si installa un router e preferibilmente anche su base periodica, è importante verificare la lista delle eventuali porte aperte sull'IP pubblico ovvero raggiungibili dalla rete Internet.
Nell'approfondimento Router, le operazioni da fare per renderlo sicuro, al punto 6) Disattivare UPnP e controllare il port forwarding, abbiamo visto che strumenti gratuiti come il test di Gibson Research aiutano a stabilire se e quali porte di comunicazione risultassero aperte.

In alternativa si può usare un programma come Nmap che ha il vantaggio di permettere la scansione di altri sistemi, anche diversi dai propri: Nmap, cos'è e come funziona il re dei port scanner.

Scoprire le porte aperte con PortQry per Windows

Il funzionamento logico della rete Internet si basa sul protocollo TCP/IP e ogni dispositivo collegato è identificato univocamente con un indirizzo IP.
I protocolli TCP e UDP vengono utilizzati al livello di trasporto ma mentre il primo garantisce la costruzione di una comunicazione affidabile tra mittente e destinatario, il secondo è di tipo connectionless ovvero consente l'invio dei pacchetti senza accertarsi della loro effettiva ricezione.

Chocolatey, gestore di pacchetti per Windows: come funziona

PowerShell integra in Windows 10 il modulo PackageManagement: si tratta di uno strumento, compatibile anche con Windows Server 2016 e Windows Server 2019, che permette di installare, disinstallare e gestire programmi da un repository locale o esterno.
Il modulo PackageManagement consente di effettuare operazioni da riga di comando molto simili a quelle che si possono svolgere con il comando apt-get dal terminale delle distribuzioni Linux Debian, Ubuntu e derivate.


Per ottenere la lista dei comandi disponibili, è sufficiente aprire PowerShell premendo la combinazione di tasti Windows+X, scegliere Windows PowerShell (amministratore) quindi digitare Get-Command -Module PackageManagement.

Utilizzando il comando Find-PackageProvider è possibile ottenere la lista delle varie sorgenti attraverso le quali è possibile scaricare e installare i pacchetti software in Windows.


Chocolatey è un repository per Windows gestito dalla comunità che ad oggi contiene circa 7.500 differenti pacchetti software pronti per l'installazione.
Si tratta del più vasto registro online di pacchetti per Windows: i pacchetti di Chocolatey racchiudono tutto ciò che è necessario per gestire un particolare programma comprendendo procedure d'installazione, eseguibili, file compressi, script, il tutto in un unico file compilato (formato nupkg).
La lista completa dei programmi installabili usando Chocolatey è disponibile a questo indirizzo.


Per abilitare l'utilizzo di Chocolatey in Windows, basta digitare - sempre al prompt di PowerShell aperto con i diritti di amministratore - il seguente comando:

Set-ExecutionPolicy Bypass -Scope Process -Force; iex ((New-Object System.Net.WebClient).DownloadString('https://chocolatey.org/install.ps1'))

PowerShell provvederà a scaricare e a eseguire lo script ufficiale per la configurazione di Chocolatey sul sistema locale.

Touchpad, come disattivarlo o bloccarne l'utilizzo

Che il touchpad sia un dispositivo di input utilissimo su notebook e convertibili è innegabile. Alcuni utenti preferiscono tuttavia utilizzare un mouse collegato via USB o Bluetooth per interagire con il portatile.
In questi casi, allora, il touchpad può diventare inutile o addirittura diventare un peso: quante volte vi è capitato di toccare il touchpad durante l'utilizzo del mouse e veder assumere da parte del puntatore comportamenti indesiderati?

Windows 10 integra un'opzione che permette di disattivare il touchpad ogniqualvolta si collegasse un mouse: per servirsene basta digitare touchpad nella casella di ricerca del pulsante Start e premere Invio. A questo punto sarà sufficiente disattivare la casella Lascia il touchpad attivo quando viene collegato un mouse.

In alternativa, se si volesse disattivare il touchpad in maniera permanente, si può disattivare l'interruttore Touchpad attivato presente nella stessa finestra oppure applicare una delle soluzioni presentate di seguito.


1) Riavviare la macchina e accedere al BIOS/UEFI: Come entrare nel BIOS su qualunque dispositivo.
Qui si dovrà andare alla ricerca dell'impostazione, disponibile con alcuni dispositivi portatili, che permette di disabilitare il touchpad.

Windows 7, supporto esteso fino a tre anni con ESU

Windows 7 è stato ufficialmente accantonato il 14 gennaio 2020: durante il primo 'patch day' dell'anno, Microsoft ha rilasciato gli ultimi aggiornamenti ufficiali per il fortunato sistema operativo nato a luglio 2009.
Come spiegato nell'articolo Windows 7, fine del supporto a inizio 2020: cosa fare, ci sono diverse strade percorribili nel caso in cui si avesse necessità di continuare a usare Windows 7 ancora per un po’.

Tra le varie possibilità, quella offerta da Microsoft (che riguarda anche gli utenti di Windows Server 2008 R2) consiste nella possibilità di aderire al programma a pagamento ESU (Extended Security Updates) del quale abbiamo parlato nell'articolo Quanto costa Windows 7 Extended Security Updates e come ottenere gli aggiornamenti.

Precedentemente accessibile solo da parte delle realtà di più grandi dimensioni, il programma ESU è stato recentemente reso disponibile anche alle piccole e medie imprese (Windows 7, aggiornamenti fino al 2023 per le piccole e medie imprese con il programma ESU) e consiste nella possibilità di continuare a ricevere gli aggiornamenti Microsoft per Windows 7, attraverso Windows Update, fino a metà gennaio 2023.

Rivolgendosi ai partner autorizzati Microsoft ricercabili a questo indirizzo, specificando Windows in Prodotti nell'apposita casella quindi inserendo gli altri dati richiesti (città e dimensioni della propria azienda).

Proteggere Windows 10 e Windows Server dalla falla NSA (CryptoAPI)

La falla di sicurezza scoperta in Windows 10, Windows Server 2019 e Windows Server 2016 dai tecnici della NSA (National Security Agency) e corretta da Microsoft il 14 gennaio 2020 può essere sfruttata per facilitare un ampio ventaglio di attacchi. Tra le modalità di aggressione che potrebbero essere utilizzate più di frequente vi è la possibilità di modificare i soggetti cui appartengono i certificati digitali, sia sul web che in locale facendo apparire pagine malevole come sicure (e realizzate da aziende note/fidate) e file eseguibili pericolosi come sviluppati da soggetti universalmente riconosciuti.

Negli articoli Vulnerabilità nella libreria Crypt32.dll di Windows: attenzione alla provenienza dei file e Falla in Windows CryptoAPI: arrivano i primi esempi di codice exploit abbiamo visto che il problema di sicurezza riguarda la libreria Windows CryptoAPI (Crypt32.dll) che non effettua una corretta validazione dei certificati ECC (Elliptic Curve Cryptography).

Le patch Microsoft destinate ai sistemi Windows 7, Windows Server 2019 e Windows Server 2016 oltre che quella per Google Chrome consentono di risolvere il problema ed essere avvisati, almeno quando una pagina web cercasse di sfruttare il problema.
Nel bollettino riferito alla vulnerabilità con identificativo CVE-2020-0601, al paragrafo Security Updates, in corrispondenza della colonna Article, sono indicati gli aggiornamenti Microsoft che - per ciascuna versione di Windows - consentono di risolvere il problema.

Gli utenti di Windows 10 versione 1909 e 1903, ad esempio, possono verificare l'avvenuta installazione della protezione controllando - nella cronologia di Windows Update - la presenza dell'aggiornamento KB4528760.
Chi utilizza Windows 10 versione 1809 dovrebbe controllare l'avvenuta installazione dell'aggiornamento KB4534273, chi usa Windows 10 versione 1803 della patch KB4534293.
Nonostante le versioni 1803, 1709 e 1607 di Windows 10 non siano più supportate da Microsoft (vedere la tabella pubblicata a questo indirizzo), vista la gravità della problematica Microsoft ha deciso di distribuire mediante Windows Update aggiornamenti speciali anche per queste release di Windows 10 ormai obsolete.

Per verificare l'effettiva protezione contro gli attacchi web (pagine web che si presentano come ciò che non sono utilizzando certificati digitali fasulli considerati validi da parte di Windows), il consiglio è di visitare dapprima questa pagina (il certificato legittimo sarà memorizzato nella cache del browser) quindi eseguire il test realizzato da Kudelski Security.

Se, cliccando sul pulsante Exploit me, dovesse comparire il messaggio 'Hello World, this is a CryptoAPI CVE-2020-0601 PoC by Kudelski Security' significa che c'è un problema: la patch Microsoft non è stata ancora applicata.


Viceversa, se si ricevessero messaggi come NET::ERR_CERT_INVALID, ERR_CERT_AUTHORITY_INVALID oppure SEC_ERROR_BAD_DER con il sito che viene indicato come 'Non sicuro', significa che la protezione sta agendo correttamente.


Più complicato è il quadro in ambito locale perché l'utente potrebbe comunque essere tratto in inganno da file eseguibili che presentano una firma digitale modificata ad arte.

Leggere unità HFS+ e APFS da Windows

Se si fosse soliti lavorare abitualmente sia con sistemi Windows che macOS, prima o poi potrebbe risultare utile leggere dal sistema Microsoft i dati memorizzati nelle unità formattate con i file system HFS+ o APFS in ambiente macOS.
Windows non può gestire autonomamente le unità HFS+ e APFS: esistono comunque diverse utilità che permettono di leggere e modificare i file salvati su Mac da Windows.

APFS (Apple File System) è il file system proposto più di recente dalla Mela (è stato annunciato nel 2016 durante la Worldwide Developers Conference), capace di offrire migliori prestazioni e maggiore sicurezza.
Ottimizzato per l'impiego con unità SSD e memorie flash, APFS si rivela maggiormente efficace contro le perdite dati e integra un meccanismo crittografico basato sull'impiego degli algoritmi AES-XTS e AES-CBC.
Il nuovo file system propone un sistema integrato per l'effettuazione di backup incrementali, gestisce timestamp che tengono traccia dell'ora di creazione e modifica di un file approssimati al nanosecondo (anziché al millisecondo come avviene oggi) e permette la memorizzazione di un numero massimo di file e cartelle più ampio (9 x 1018 file su un singolo volume).
HFS+ (Hierarchical File System Plus) è invece lo storico file system di Apple.

Per accedere da Windows alle unità formattate APFS e HFS+, è necessario utilizzare strumenti software 'ad hoc'.

- HFSExplorer

Quando si parla di programmi per l'accesso alle unità macOS, non sono tante le proposte gratuite.

rclone e backup su Google Drive

Google Drive è un ottimo strumento per la memorizzazione dei propri backup. Nell'articolo Google Drive backup in Windows: come procedere da riga di comando abbiamo visto com'è possibile procedere per dialogare con il servizio di Google dal prompt dei comandi di Windows.

Questa volta proviamo a raggiungere il medesimo obiettivo ricorrendo alla nota utilità rclone.
Descritta come 'rsync for cloud storage', rclone si occupa di sincronizzare file e cartelle locali con tutti i principali servizi di storage cloud, Google Drive compreso.

Supponendo di utilizzare un sistema Debian o una distribuzione Linux derivata, per usare rclone per effettuare il backup dei dati su Google Drive basta seguire alcuni semplici passi.
Illustriamo una procedura di base che può essere evidentemente personalizzata e raffinata secondo le proprie necessità ed esigenze.

Per installare e configurare rclone su una distribuzione Linux Debian e derivate, ad esempio Ubuntu si dovrà innanzi tutto aprire una finestra del terminale e supponendo di aver già acquisito i privilegi root (usare eventualmente il comando sudo) digitare:

apt-get install curl -y
curl https://rclone.org/install.sh | bash
rclone config

Alla comparsa del messaggio 'No remotes found - make a new one', si dovrà premere 'n' quindi il tasto Invio.
Come nome della nuova connessione remota, si può inserirne una a propria scelta, ad esempio drive.


Il lungo menu di scelta consente di selezionare a quale servizio cloud si desidera collegare rclone.

Edge Chromium in versione stabile: le principali novità

Come preannunciato alcune settimane fa, quest'oggi Microsoft ha rilasciato la versione stabile del suo nuovo browser Edge basato su Chromium.
La distribuzione è al momento in corso e non tutti gli utenti potrebbero ancora veder comparire Edge Chromium nella finestra di Windows Update.
Se si volesse installare manualmente Edge Chromium in versione stabile in italiano basta cliccare su questo link e scegliere il sistema operativo d'interesse.

Per impostazione predefinita, installando Edge Chromium attraverso Windows Update, esso sostituirà il vecchio Microsoft Edge di Windows 10. Per evitare questo comportamento Microsoft mette a disposizione questo file e spiega che, in alternativa, si può creare un valore DWORD DoNotUpdateToEdgeWithChromium impostandolo a 1 all'interno della chiave HKLM\SOFTWARE\Microsoft\EdgeUpdate del registro di sistema.

USB 4.0: cosa c'è da sapere sul nuovo standard

L'USB Implementers Forum (USB-IF), organismo che si occupa dello sviluppo e della gestione dei nuovi standard USB successivamente implementati poi dall'industria, ha pubblicato a settembre 2019 l'ultima revisione di USB 4.0 (o semplicemente USB4): Annunciato USB 4: il nuovo standard permetterà di trasferire fino a 40 Gbps.
I primi dispositivi compatibili con il nuovo standard, che è foriero di diverse novità, arriveranno sul mercato nel corso del 2020: è interessante quindi valutare sin da ora quali innovazioni USB 4.0 introdurrà nei vari dispositivi rispetto agli attuali USB 3.0 e USB 3.1.

Le principali novità di USB 4.0: si preannuncia nuova confusione

L'utilizzo dell'interfaccia Thunderbolt da parte dei produttori hardware è stata fino ad oggi soggetta alle royalty da versare a Intel-Apple, 'il duo' che ha progettato e investito su questa tecnologia.

Hard disk e SSD, le dimensioni non coincidono con quelle dichiarate dal produttore

Quando si acquista un nuovo hard disk o una nuova unità SSD, oltre alle varie specifiche relative al fattore di forma e all'interfaccia utilizzata, si fa attenzione alla capacità indicata dal produttore. Dopo aver installato l'unità, però, il computo dello spazio disponibile rilevato da Windows quasi mai coincide con la capienza dichiarata. Perché?


Per i produttori dei dispositivi di storage, sia che si parli di un disco rigido tradizionale, di un SSD, di un'unità esterna o di una semplice chiavetta USB, un chilobyte (1 KB) equivale a 1.000 byte, un megabyte (1 MB) a 1.000 KB, un gigabyte (1 GB) a 1.000 MB.

Per Windows, invece, 1 KB equivale a 1.024 byte, 1 MB a 1.024 KB, 1 GB a 1.024 MB. Un hard disk o un SSD presentati all'acquisto come da 500 GB, quindi, per Windows saranno capienti poco più di 465 GB, un'unità da 1 Terabyte (1.000 GB) risulterà capiente circa 931 GB.

Il funzionamento dei calcolatori si basa sul sistema binario che utilizza soltanto le cifre 0 e 1, come abbiamo visto nell'articolo Codice binario, bit e byte: cosa c'è da sapere.
I produttori di dischi, unità SSD e supporti per lo storage dei dati sono invece soliti usare le potenze del 10.

Rimuovere i driver di periferica non più in uso sul sistema

Chi si trova spesso ad amministrare sistemi Windows, sa bene quanto talvolta possa essere difficoltoso risolvere problematiche relative ai driver di periferica presenti sul sistema. Windows spesso conserva vecchi driver anche dopo aver aggiornato od installato un nuovo hardware. Purtroppo questi driver 'obsoleti' possono causare conflitti o provocare comportamenti instabili, anche se di fatto non sono più utilizzati.

Nell'articolo Driver stampante non funziona: come disinstallarlo completamente, ad esempio, ci siamo concentrati sulla rimozione dei driver delle stampanti non più in uso o che comunque creano problemi con le versioni che s'intendono installare.

Come sbarazzarsi dei driver relativi a dispositivi hardware che non si utilizzano più

Cercare di individuare in modo manuale i driver che si desiderano rimuovere può rilevarsi un'operazione estremamente stressante e spesso poco proficua.
Fortunatamente, però, la finestra Gestione dispositividi Windows mette a disposizione una funzionalità poco nota alla quale è possibile ricorrere per ottenere l'elenco dei driver inutilizzati.

Per fare in modo che Gestione dispositivi mostri la lista dei driver non più in uso, è necessario ricorrere all'utilizzo di una speciale variabile d'ambiente.

Per procedere basta innanzi tutto premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare sysdm.cpl ,3 nel campo Apri.
Dalla scheda Avanzate, bisognerà cliccare sul pulsante in basso Variabili d'ambiente.

Rimuovere i driver di periferica non più in uso sul sistema

La schermata che comparirà risulterà suddivisa in due sezioni: Variabili dell'utente per... e Variabili di sistema.
Le variabili specificate nell'area superiore saranno disponibili solo a partire dal login dell'utente indicato mentre le variabili configurate nella sezione Variabili di sistema avranno efficacia per tutti gli utenti del personal computer.

Si provveda ad aggiungere, quindi, una nuova variabile di sistema (clic sul pulsante Nuovo) digitando devmgr_show_nonpresent_devices nella casella Nome variabile inserendo poi 1 in corrispondenza del campo Valore variabile.

Rimuovere i driver di periferica non più in uso sul sistema

Cliccando tre volte sui pulsanti OK si chiuderanno tutte le finestre.

A questo punto, portandosi nella finestra Gestione dispositivi (premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare devmgmt.msc) e cliccando sul menu Visualizza, Mostra dispositivi nascosti, si attiverà anche la visualizzazione dei driver precedentemente utilizzati da dispositivi hardware non più in uso.

Estensione file mancante: come scoprire la natura di ciascun elemento

Quando si recuperano file da un supporto di memorizzazione le migliori utilità offrono due modalità per ripristinare le informazioni perdute: un'analisi veloce e una più approfondita.
Il file system stabilisce in che modo i file vengono memorizzati e organizzati all'interno di un hard disk, di un'unità flash, di un'unità SSD e in generale in un qualunque altro supporto per lo storage dei dati.
Quando, per qualunque motivo, il file system dovesse risultare danneggiato non sarà possibile farvi affidamento per recuperare gli elementi cancellati leggendone le corrispondenti caratteristiche e le posizioni in cui essi sono conservati.
Un tentativo di recupero dei dati in formato RAW ('grezzo') permette quindi di ripristinare file impossibili da trovare con un'analisi meno approfondita.

Alcuni software per il recupero dati riescono comunque a suddividere i file per tipologia analizzando il contenuto dell'intestazione di ciascuno di essi: esaminando i primi byte di ciascun file (si può utilizzare, allo scopo, un editor esadecimale come HxD: vedere l'ultima parte dell'articolo Codice binario, bit e byte: cosa c'è da sapere) si può generalmente risalire alla tipologia del file.

Synology DS1019+, NAS scalabile e versatile

Un server NAS non deve essere concepito come un semplice dispositivo 'passivo' che permette la memorizzazione sicura dei dati, grazie all'utilizzo delle configurazioni RAID (più dischi installati simultaneamente al fine di creare copie di sicurezza dei dati ed evitare perdite delle informazioni in seguito a un problema hardware manifestatosi su uno o più hard disk).
Synology ha messo bene in evidenza come sia possibile usare un NAS per esigenze che vanno ben oltre lo storage dei dati.
Grazie al sistema operativo Disk Station Manager (DSM) gli utenti hanno la facoltà di attivare sul NAS molteplici servizi: ecco quindi che un dispositivo come Synology DS1019+ può trasformarsi in un versatile media center, in una sorta di DVR per la gestione di decine di telecamere IP di produttori differenti, in un sistema per effettuare backup in ambito locale (con supporto per il versioning ovvero per la cronologia delle modifiche applicate a ciascun file), multi-site e sul cloud.
Il NAS Synology DS1019+ può essere utilizzato anche per la transcodifica video 4K (fino a 2 canali simultaneamente), per allestire sistemi di private cloud, per semplificare attività di collaborazione in team e per la gestione di vasti archivi fotografici.

Senza dover più ricorrere a server 'ad hoc', Synology DS1019+ semplifica la configurazione e l'esecuzione di macchine virtuali che grazie a Virtual Machine Manager diventano utilizzabili da browser web: Macchine virtuali su un NAS con Synology VMM.

Sul NAS è possibile attivare anche il server VPN in modo tale da facilitare e rendere sicuro l'accesso non soltanto ai contenuti memorizzati nel dispositivo ma anche a quelli ospitati all'interno della rete locale (cartelle condivise).

Tutte queste funzionalità (e molte altre) possono essere simultaneamente abilitate da DSM: il NAS diviene un sistema in grado di svolgere più compiti, ben oltre lo storage quindi.


NAS Synology DS1019+: le caratteristiche hardware più interessanti.

Windows Terminal: prompt dei comandi avanzato per Windows 10

Durante la conferenza Microsoft Build 2019 i responsabili dell'azienda di Redmond avevano annunciato Windows Terminal, un nuovo prompt dei comandi basato capace di adattarsi alle esigenze di ogni utente.
Dal nuovo Windows Terminal si possono comodamente avviare finestre del tradizionale prompt dei comandi (cmd), di PowerShell, di Windows Subsystem for Linux (WSL; vedere Linux in Windows: come, quando e perché utilizzarlo) e di Azure Cloud Shell.

Presentato nell'articolo Windows Terminal, al debutto il nuovo prompt dei comandi di Windows 10, Windows Terminal diverrà parte integrante di Windows 10 con il rilascio del feature update di marzo-maggio 2020 (Windows 10 20H1).

Rispetto alla classica console testuale di Windows, il nuovo Windows Terminal offre la possibilità di aprire e usare contemporaneamente più schede: ciò significa che dalla stessa finestra si possono usare il prompt dei comandi, PowerShell, interagire con una distribuzione Linux installata in Windows attraverso WSL, usare Azure Cloud Shell.

Contatti Gmail: come esportarli

La pagina Contatti Google consente, com'è noto, di accedere alla propria rubrica. L'elenco dei contatti è condiviso non soltanto tra le varie app di Google ma anche tra i dispositivi mobili: così, grazie alla sincronizzazione automatica, non appena si cambierà uno smartphone si troverà la lista dei contatti già aggiornata: Come usare Contatti Google su Android. Basterà semplicemente configurare lo stesso account Google e accertarsi che la sincronizzazione sia attiva, per trovare i contatti pronti per essere utilizzati.

Per default, Gmail aggiunge automaticamente gli indirizzi email dei soggetti coi quali si fosse scambiato anche un solo messaggio alla lista dei contatti.
Ciò avviene perché accedendo alle impostazioni di Gmail, nella sezione Generali, l'opzione Quando invio un messaggio a un nuovo destinatario, aggiungilo ad Altri contatti per impostare il completamento automatico in futuro risulta selezionata.


Se si fosse utenti abituali di Gmail, la conseguenza è che la rubrica si riempirà verosimilmente di decine di indirizzi email sprovvisti di numero telefonico e di altre informazioni.

Per evitare che i contatti di Gmail siano automaticamente inseriti nella rubrica dell'utente, è sufficiente attenersi alle indicazioni riportate nell'articolo Eliminare contatti Gmail dalla rubrica Android.

Per esportare i contatti Gmail usando Contatti Google basta portarsi in questa pagina quindi selezionare Esporta dalla colonna di sinistra.


Come estrarre ed esportare tutti i contatti Gmail

E se si fosse scelta la voce Aggiungo io stesso i contatti in corrispondenza della sezione Crea contatti per il completamento automatico delle impostazioni di Gmail? Come fare per esportare i contatti Gmail?

Prendendo spunto dal lavoro svolto da Amit Agarwal e Helge Klein, abbiamo leggermente modificato gli script che consentono di estrarre gli indirizzi dei messaggi contenuti in Gmail in modo tale da ottimizzarne il funzionamento.

Per esportare i contatti Gmail e salvarli in un foglio elettronico, suggeriamo di procedere così come segue:

1) Creare un nuovo foglio Google da questa pagina previo login con lo stesso account utente dal quale si desiderano estrarre i contatti Gmail.

2) Cliccare sul menu Strumenti, Editor di script e incollare quanto contenuto nel file di testo a questo indirizzo.


3) La riga var search = 'in:all'; consente di richiedere allo script l'estrazione tutti gli indirizzi email dei mittenti di tutti i messaggi di posta elettronica memorizzati in Gmail.
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