Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiIlSoftware.it

Riconoscimento vocale, come dettare testi senza installare nulla

I possessori di un dispositivo Android conoscono da tempo la possibilità di attivare il riconoscimento vocale nelle varie applicazioni. Utilizzando tale funzionalità è possibile dettare un testo con la voce evitando di doverlo scrivere manualmente.

Per scrivere velocemente un testo, sia esso un SMS, un'email od un vero e proprio documento, è possibile utilizzare la voce. In Android basta toccare la piccola icona del microfono generalmente mostrata nella tastiera virtuale e iniziare a dettare il testo.

Riconoscimento vocale, come dettare testi senza installare nulla

Qualora l'icona del microfono non apparisse, basterà accedere alle impostazioni di Android quindi scegliere Sistema, Lingue e immissione, Tastiera virtuale.
Nel caso della tastiera virtuale Google Gboard, basterà toccare la voce Digitazione vocale e attivare l'opzione Usa la digitazione vocale.

Riconoscimento vocale, come dettare testi senza installare nulla

La digitazione vocale di Google può essere usata, su Android, all'interno di qualunque applicazione che permetta l'inserimento di testi: basterà far apparire la tastiera virtuale, toccare l'icona del microfono e iniziare a parlare.

Jelastic Cloud di Aruba: cosa permette di fare

Il cloud aiuta sviluppatori, professionisti e imprese a 'svincolarsi dal ferro' e a concentrarsi su ciò che è più importante ossia la configurazione di un'infrastruttura affidabile, sempre disponibile (si metteranno da parte i 'fermi macchina', la necessità di gestire fisicamente gli apparati per il networking e i componenti hardware dei server) e, soprattutto, sugli aspetti legati al funzionamento di servizi e applicazioni web. Grazie al cloud è facile impostare load balancer e attività di backup centralizzato sfruttando le risorse e la banda di rete messi a disposizione dal provider: Come migrare i contenuti tra differenti provider. Verso il multi cloud.

C'è però cloud e cloud. Aruba ha recentemente presentato la nuova offerta Jelastic Cloud che rivoluziona le modalità con cui le applicazioni vengono installate, configurate e gestite.
Come abbiamo visto nell'articolo Jelastic Cloud di Aruba: i vantaggi del Container as a Service, Jelastic Cloud di Aruba rappresenta un netto passo in avanti rispetto alle soluzioni cloud di tipo tradizionale grazie all'utilizzo di una tecnologia basata su container.

Cosa è possibile fare con Jelastic Cloud di Aruba e quali gli utilizzi più frequenti

Quando si allestisce un server cloud è necessario selezionare un template, impostarne le caratteristiche e la configurazione, scegliere il sistema operativo da caricarvi, configurare i componenti del server tenendo in opportuna considerazione anche gli aspetti legati alla sicurezza (specie se la macchina fosse raggiungibile su IP pubblici), passare al caricamento, al setup e all'ottimizzazione dei singoli servizi e applicazioni.

C'è poi il problema dei framework, dei database, dei linguaggi di sviluppo utilizzati: con alcune configurazioni integrare piattaforme e applicazioni diverse costituisce una difficoltà oggettiva.

Sondaggio sul Black Friday 2019: cosa si aspettano gli italiani?

Il 29 novembre 2019 si avvicina e il Black Friday sta per tornare. I negozi online stanno già pensando alle migliori strategie e offerte volte a sfruttare al massimo questo evento, ma i consumatori come realmente vedono l'opportunità di risparmio durante il Black Friday? La startup degli sconti Piucodicisconto.com ha realizzato un sondaggio tra i suoi utenti e il risultato su oltre 1000 partecipanti è molto chiaro: gli italiani stanno attendendo con trepidazione il più grande evento di shopping dell'anno, mettendo da parte un buon budget per gli acquisti.

Il 'venerdì nero' si riconferma anche nel 2019 come la giornata dedicata allo shopping più attesa dell'anno. Le previsioni parlano chiaro: nel 2016 gli italiani hanno effettuato 2.240.000 ricerche, 2.740.000 nel 2017 e 3.550.000 nel 2018. Possiamo tranquillamente ipotizzare, dunque, che nel 2019 ci sarà una crescita di oltre il 20% con ben 4.300.000 italiani interessati al Black Friday.
Grazie al sondaggio proposto sulla pagina dedicata al Black Friday di Piucodicisconto.com, che nel 2018 ha contato oltre 1.000.000 di visitatori unici, possiamo scoprire cosa pensano gli italiani dell'evento più chiacchierato dell'anno.

Trasformare un router dotato di porta USB in un server NAS

Il professionista o l'azienda dovrebbero sempre orientarsi sull'utilizzo di un server NAS: prodotti come quelli presentati in queste pagine non soltanto permettono di soddisfare tutte le esigenze in tema di storage (supporto delle varie configurazioni RAID; vedere l'articolo Evitare perdite di dati: come configurare RAID) ma offrono la possibilità di installare, attivare e utilizzare molteplici funzionalità aggiuntive. Si può ad esempio usare un moderno server NAS come quelli di Synology per gestire il backup centralizzato (anche tra diverse sedi e filiali), creare copie di sicurezza dei dati conservati sul cloud (Office 365 e G Suite), allestire un sistema per la videosorveglianza, una piattaforma per la collaborazione in team, l'editing di documenti e molto altro ancora.

Se le proprie esigenze fossero limitate e si avesse a disposizione un router dotato di porta USB, è possibile trasformarlo in una sorta di server NAS da usare esclusivamente per lo storage dei dati.
Collegando una capiente chiavetta, un hard disk o un SSD esterno alla porta USB del router, è possibile condividere le possibilità di memorizzazione di tale dispositivo all'interno della rete locale e accedervi da qualunque sistema, via cavo Ethernet o WiFi.

Nell'articolo Hard disk esterno, i parametri da tenere presenti nella scelta abbiamo presentato una ricca 'carrellata' di dispositivi di memorizzazione esterni basati su interfaccia USB.
Tutti i router possono tranquillamente alimentare hard disk e SSD che lo permettono attraverso la porta USB ma, com'è ovvio, essendo apparecchiature principalmente progettate per instradare i dati tra sottoreti diverse, è lecito attendersi prestazioni ben lungi dall'essere fulminee.
Inoltre, alcuni router potrebbero supportare soltanto il protocollo SMBv1 (e non la più recente e sicura versione SMBv2) per la condivisione di file e cartelle nella LAN.

App fotocamera alternativa per Android: ne vale la pena?

Il comparto fotografico di uno smartphone non è certo paragonabile a una reflex. E non può non essere cosa scontata. Nell'articolo Megapixel: il mito in campo fotografico e le immagini gigapixel abbiamo fornito qualche dettaglio tecnico.
A onor del vero, va comunque detto che sensori moderni come il Sony IMX586 e il Samsung ISOCELL Bright HMX realizzato in collaborazione con Xiaomi (vedere Samsung presenta il primo sensore per smartphone da 108 Megapixel) sono comunque in grado di produrre foto che possono vantare ottima risoluzione, dinamica e saturazione.

I produttori di smartphone stanno letteralmente facendo a gara (i continui cambi al vertice nella classifica stilata da DxOMark ne sono testimonianza tangibile) per presentare dispositivi mobili con la migliore fotocamera di sempre.

Scaricare driver: come farlo utilizzando solo il sito Microsoft

Può capitare, soprattutto con i dispositivi più vecchi, di non riuscire a trovare più i driver necessari per le varie versioni di Windows. Grazie al supporto Plug and Play, il sistema operativo Microsoft dovrebbe riconoscere l'hardware quindi scaricare e installare i driver corrispondenti.
Nel caso in cui però qualcosa andasse storto e i driver non si trovassero più neppure sui siti ufficiali, è bene tenere presente una possibilità che ad oggi resta ignota a una nutrita schiera di utenti.

I driver per qualunque componente hardware possono essere scaricati e installati manualmente facendo riferimento al Microsoft Update Catalog.
Digitando il nome del componente hardware del quale si stanno cercando i driver nella casella di ricerca in alto a destra, Microsoft mostrerà la lista del software conservato sui suoi server con l'indicazione della compatibilità con le varie versioni di Windows.

Cliccando sul pulsante Download nell'ultima colonna a destra, Microsoft Update Catalog consentirà di scaricare i driver mancanti sotto forma di archivio compresso .cab.

Per default al file .cab è assegnato un lungo identificativo alfanumerico: suggeriamo di attribuire un nome breve ed esplicativo.

A questo punto, per utilizzare il driver appena scaricato (ad esempio per assegnarlo alla periferica non riconosciuta nella finestra Gestione dispositivi di Windows oppure per sostituire un driver già in uso) basterà portarsi nella cartella in cui si è scaricato il driver, tenere premuto il tasto MAIUSC quindi cliccare con il tasto destro del mouse in un'area libera della stessa finestra e scegliere Apri finestra PowerShell qui oppure Apri finestra del prompt dei comandi qui (nel primo caso, alla comparsa della finestra a sfondo blu, digitare cmd e premere Invio).

Digitare quindi quanto segue:

md c:\driver
expand driver_stampante.cab -f:* c:\driver


Al posto di c:\driver bisognerà indicare la cartella nella quale si desidera vengano salvati i driver (assicurarsi che la cartella non esista già).
Il nome del file driver_stampante.cab andrà sostituito con quello assegnato all'archivio scaricato dal Microsoft Update Catalog.

A questo punto, premendo la combinazione di tasti Windows+R quindi scrivendo devmgmt.msc, si potrà accedere alla finestra Gestione dispositivi di Windows.

Windows PE: avviare il sistema operativo da un supporto di emergenza

Windows PE, acronimo di Windows Preinstallation Environment, è una versione alleggerita del sistema operativo Microsoft che può essere caricata all'avvio del sistema e utilizzata per amministrarlo in condizioni di emergenza.
In passato vi abbiamo parlato spesso di Windows PE e abbiamo detto che alcuni software permettono di creare un disco di avvio senza la necessità di ricorrere ad alcun componente aggiuntivo: AOMEI Backupper, giusto per fare un nome.

Come abbiamo visto, però, è possibile creare un supporto di avvio Windows PE usando una serie di strumenti non ufficiali e addirittura inserire utilità e script per facilitare la gestione delle installazioni del sistema operativo Microsoft e risolvere brillantemente eventuali problemi.

Quest'oggi vogliamo segnalarvi un progetto che è maturato tantissimo nel corso degli ultimi mesi: si chiama Win10XPE e consente di automatizzare la creazione di supporti di avvio basati su Windows PE.
È così possibile arrivare a creare un tool basato sul kernel di Windows per l'avvio di qualunque macchina da usare come vero e proprio coltellino svizzero.

Android: ROM e memoria interna. Le differenze

Da qualche tempo a questa parte notiamo un 'abuso' del termine ROM. Acronimo di Read Only Memory, il termine viene da molti erroneamente utilizzato per riferirsi alla memoria interna, allo storage disponibile su uno smartphone. Ciò che è ancora più grave è che addirittura nei 'volantini' pubblicitari di alcune catene della grande distribuzione viene usato il termine ROM nella stessa (scorretta) accezione.

Nel caso delle schede madri per PC, una ROM è una memoria posizionata sulla motherboard che contiene e conserva istruzioni di importanza vitale che non cambiano mai o quasi nel corso del tempo. Non è possibile scrivere normalmente in una memoria ROM: il dispositivo legge solamente i dati in essa presenti e li utilizza per il corretto funzionamento del computer (firmware o simili).
Il contenuto della ROM non è qualcosa che utente e/o sistema operativo devono modificare spesso e di solito eventuali interventi (ad esempio l'aggiornamento del BIOS: Aggiornare BIOS: come si fa, a cosa serve e quando va fatto) si effettuano usando strumenti software che agiscono a basso livello.

Il termine ROM viene utilizzato come suffisso per riferirsi a quei dispositivi che permettono soltanto la lettura delle informazioni ivi memorizzate: si pensi a CD-ROM, DVD-ROM, BD-ROM ma anche EEPROM e così via.

Dispositivi mobili come gli smartphone utilizzano un certo quantitativo di memoria interna o storage utilizzato per la memorizzazione del sistema operativo, delle app e dei dati dell'utente.

Mesh WiFi: rete wireless veloce ad ampia copertura

Quando si allestisce una rete WiFi spesso ci si concentra sulla scelta del router e non si riflette sulle aree che si desiderano raggiungere con il segnale wireless. Il risultato è che, anche a seconda della posizione fisica scelta per l'installazione del router, le prestazioni raggiunte durante il trasferimento dati sui dispositivi client collegati alla WiFi non risultano soddisfacenti: non c'è banda a sufficienza o il collegamento wireless risulta instabile.
I dispositivi ai quali generalmente si guarda sono i range extender che però non nascono per usare lo stesso SSID della rete principale e il passaggio dal router a tali dispositivi non è mai comunque istantaneo. Muovendosi da un ambiente all'altro la connessione può cadere e di conseguenza i trasferimenti di dati possono interrompersi.

Le reti mesh WiFi sono pensate per spazzare via ogni difficoltà: la rete è in questo caso composta da più elementi, detti 'nodi', che colloquiano tra di loro e permettono di creare un'unica WiFi con un SSID che rimane sempre lo stesso.
Una mesh WiFi permette di estendere la copertura del segnale wireless senza che gli utenti e i dispositivi client in uso si accorgano del passaggio da un nodo all'altro.

Come spiegato nell'articolo Rete mesh, cos'è e come funziona, il router non è più il perno centrale: l'approccio peer-to-peer fa sì che la rete mesh sia sempre fruibile con lo stesso livello di prestazioni indipendentemente dalla posizione fisica del dispositivo client.

Kit mesh WiFi Intellinet AC1200: per una WiFi veloce su una superficie di 420 metri quadrati

Abbiamo provato spesso sistemi WiFi composti da un router e più unità satellite: alcuni di essi non sono propriamente mesh, altri propongono unità di dimensioni davvero eccessive.

Intellinet offre il suo kit mesh WiFi AC1200 formato da un router compatto (dotato di una porta WAN e due LAN) e due satelliti equipaggiati con tre porte LAN ciascuno.

SSD M2, cosa sono e come scegliere quelli migliori

Che sostituire il vecchio hard disk magnetomeccanico con un'unità SSD trasferendovi sistema operativo e applicazioni sia il modo migliore per ridare nuova vita a un PC che comincia ad accusare il peso degli anni è ormai ben noto.
Ci sono però differenze importanti tra le varie unità a stato solido (SSD): la più importante risiede nella tipologia di interfaccia utilizzata. Gli SSD di tipo SATA non possono superare, nel migliore dei casi, i 500 MB/s in fase di trasferimento dati (in lettura).
Le stesse porte SATA III (6 Gbps) si sono col tempo rivelate dei veri e propri 'colli di bottiglia' per gli SSD che non possono esprimere tutto il potenziale derivante dall'utilizzo di veloci memorie flash.
Un SSD installato su un vecchio sistema che non dispone di interfaccia SATA III risulterà ancora più 'castrato' non potendo superare neppure i 280 MB/s in lettura.

Ecco quindi che il bus ad alta velocità PCIe (PCI Express), fino a qualche tempo fa usato solo per la connessione delle schede grafiche, è divenuto la risposta più efficace per velocizzare il trasferimento dei dati sulle unità di memorizzazione.
Mentre sulle nuove schede madri si comincia a parlare di specifiche PCIe 4.0 e a livello enterprise dell'interconnessione Intel CXL (AMD supporta lo standard CXL, originariamente presentato da Intel) le cui caratteristiche saranno ampiamente ereditate da PCIe 5.0 e 6.0, sui sistemi destinate al mercato consumer e professionale ancora oggi si punta su PCIe 3.0 x4 nel caso dello storage.

Un SSD PCIe 3.0 x4 può sulla carta muovere fino a 4 GB/s, ovvero 8 volte di più rispetto a un SSD SATA tradizionale (500 MB/s) usando quattro piste PCIe (questo il significato della sigla x4; 1 GB/s per singola pista nel caso di PCIe 3.0).
L'interfaccia permetterebbe di ottenere prestazioni ancora migliori ma le connessioni PCIe 3.0 x16 vengono ad oggi usate per collegare le schede grafiche più potenti.

La versione 3.0 dello standard PCIe è stata pubblicata nel 2010, la 4.0 nel 2017 e a maggio 2019 è stata la volta della 5.0.

Ibernazione PC: perché conviene utilizzarla e come abilitarla

L'ibernazione è una funzionalità troppo utile per non essere utilizzata ogni giorno. Essa consente di spegnere completamente il PC senza che esso continui a consumare energia come invece accade quando il sistema viene posto in uno stato di sospensione. Lo stato del sistema operativo, delle applicazioni in esecuzione, dei driver, dei processi e così via insieme con tutto il contenuto della memoria volatile (leggasi RAM) vengono salvati all'interno di un file chiamato hiberfil.sys. Esso è generalmente memorizzato nell'unità ove è installato il sistema operativo, all'interno della cartella radice. Trattandosi di un file di sistema, può essere visualizzato, ad esempio, aprendo il prompt dei comandi di Windows e digitando dir c:\ /a:s.

L'ibernazione del PC risulta secondo noi oggi utilissima sia sui notebook che sui convertibili 2-in-1 ma anche su desktop. Noi la utilizziamo su tutti i nostri sistemi perché se è vero che servendosi di sistemi basati su unità SSD dove è installato Windows l'avvio della macchina risulta praticamente istantaneo (soprattutto se si scelgono SSD M.2), la comodità di ritrovare tutte le applicazioni precedentemente in uso nella stessa posizione in cui le si erano lasciate, trovarsi davanti alle finestre aperte nella precedente sessione di lavoro, i documenti sui quali si stava lavorando è qualcosa che non ha prezzo.

Come detto, inoltre, l'ibernazione del PC non incide sul consumo della batteria: rispetto alla modalità di sospensione, l'assorbimento energetico è pari a zero e il sistema può essere completamente disconnesso anche dalla rete elettrica (si pensi ai PC desktop).

Stranamente Microsoft non solo - per impostazione predefinita - non offre agli utenti di Windows 10 (e Windows 8.1) la funzionalità di ibernazione ma l'ha proprio rimossa dal pulsante Arresta contenuto nel menu Start.

Perché Microsoft ha rimosso la voce Ibernazione dal menu Start? Difficile dirlo perché sono davvero tanti i benefici di questa particolare modalità di spegnimento del sistema in uso.

Proteggere cartella con password senza usare software di terze parti

Windows ha mai messo a disposizione degli utenti una funzionalità integrata per proteggere file e cartelle con una password. Windows 10, tuttavia, permette di difendere i dati importanti da 'occhi indiscreti' utilizzando un semplice espediente.
BitLocker è una funzionalità di Windows che permette di crittografare il contenuto di singole partizioni o di intere unità, compresa quella che ospita il sistema operativo. In 'epoca GDPR', BitLocker è uno degli strumenti che più ci sentiamo di consigliare per impedire l'accesso al contenuto dei propri PC da parte di soggetti non autorizzati (vedere BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio) e per rendere illeggibili da parte di terzi i contenuti di chiavette USB, hard disk e SSD esterni, unità rimovibili: Proteggere con una password la chiavetta USB o le unità rimovibili.

L'utilizzo di BitLocker permette di evitare che il contenuto delle unità disco collegate al PC sia accessibile al boot della macchina, ad esempio effettuando l'avvio dal supporto d'installazione di Windows, da una distribuzione Linux 'live' o da qualunque altro strumento software per il boot in condizioni di emergenza.

Gli utenti di Windows 10 Pro, Enterprise ed Education possono usare BitLocker anche per creare un volume cifrato all'interno del quale memorizzare dati personali e informazioni sensibili.

Creare un volume e applicarvi la crittografia di BitLocker permette di configurare facilmente un luogo sicuro in cui salvare dati riservati senza mettere in campo quelle cervellotiche operazioni che sono richieste per creare una cartella protetta.

Stampante offline: come risolvere il problema

Uno dei problemi più spesso lamentati a casa o in ufficio è l'indicazione stampante offline in Windows. Come procedere se la stampante risulta correttamente accesa e in attesa di ricevere un documento?

Iniziamo col dire che lo scorso 23 settembre Microsoft ha pubblicato un aggiornamento che ha causato non pochi problemi con la gestione dello spooler di stampa.
Lo spooler di stampa è un componente software che lavora come una memoria buffer per i dati diretti alla stampante. Installando la patch KB4522016 in Windows 10 Aggiornamento di maggio 2019, molti utenti hanno iniziato a segnalare problemi di stampa che, una volta confermati da Microsoft, hanno portato al rilascio del successivo aggiornamento KB4524147.
Purtroppo, anche con questo secondo aggiornamento, molti utenti hanno continuato a segnalare problemi in fase di stampa.

Il suggerimento, in questi casi, è provare a disinstallare entrambe le patch KB4522016 e KB4524147 da Windows 10.
Per procedere, basta digitare Impostazioni di Windows Update nella casella di ricerca di Windows 10 quindi cliccare su Visualizza cronologia aggiornamenti.
Qui si dovrà selezionare Disinstallare gli aggiornamenti quindi cercare le due patch KB4522016 e KB4524147 rimuovendo prima l'una e poi l'altra.

Aggiornamento: Microsoft ha rilasciato la nuova patch KB4517389 come parte integrante del 'patch day' di ottobre 2019.

Smart home: WiFi, Zigbee e Z-Wave. I dispositivi non sono tutti interoperabili

Quando si parla di smart home c'è davvero l'imbarazzo della scelta quando si parla di dispositivi tra i quali è possibile scegliere. Alcuni, però, utilizzano tecnologie che non sono direttamente compatibili con le altre e l'integrazione di prodotti diversi può rivelarsi problematica se non ci si documenta con attenzione sulle caratteristiche di ciascun device.

ZigBee, Z-Wave e WiFi sono le tecnologie più utilizzate nell'ambito della smart home e della domotica in generale. I dispositivi ZigBee e Z-Wave necessitano di un hub per colloquiare tra loro e dialogare in rete mentre i prodotti WiFi generalmente si collegano al router e non necessitano di alcun 'intermediario'.

ZigBee è un protocollo aperto, nessuno ne detiene in alcun modo il controllo. Il vantaggio è che il codice può essere controllato e che quindi non si rischiano 'sorprese'. Ovviamente chiunque ha la possibilità di intervenirvi: nel caso dei prodotti Hue, gli ingegneri di Philips hanno ad esempio modificato ampiamente il funzionamento del protocollo ed è per questo motivo che è necessario usare l'hub di Philips anche nel caso in cui si adoperassero hub ZigBee di terze parti.

Z-Wave, invece, è uno standard chiuso i cui diritti intellettuali sono detenuti da Silicon Labs: funziona e in Europa può scambiare dati sulla banda degli 868,4 MHz.

Impossibile ritardare gli aggiornamenti dopo aver aggiornato a Windows 10 versione 1903

Alcuni lettori ci segnalano che dopo aver aggiornato il loro sistema Windows 10 Pro alla versione 1903, la più recente ad oggi disponibile (Windows 10 Aggiornamento di maggio 2019), accedendo alla finestra principale di Windows Update quindi cliccando su Opzioni avanzate, le voci Scegli quando installare gli aggiornamenti non risultano più disponibili.


Innanzi tutto una precisazione: le voci 'Un aggiornamento delle funzionalità include funzionalità e miglioramenti nuovi. Può essere rimandato per il numero di giorni seguente' e 'Un aggiornamento qualitativo include miglioramenti di sicurezza. Può essere rimandato per il numero di giorni seguente' risultano disponibili solo effettuando il login con un account utente dotato dei diritti di amministratore.

Se le due voci di menu mancassero all'appello nonostante l'utilizzo di un account dotato dei privilegi amministrativi, è possibile provare a ripristinare entrambe le opzioni utilizzando l'Editor del registro di sistema:

1) Premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare regedit.
2) Portarsi in corrispondenza della chiave HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\WindowsUpdate\UX\Settings ed eliminare il valore DWORD BranchReadinessLevel dal pannello di destra.
3) Fare doppio su DeferFeatureUpdatesPeriodInDInDays e impostare il valore a 0.

Machine learning, deep learning e reti neurali: come avvicinarsi a questo mondo

Come può un'intelligenza artificiale o meglio la rete neurale sulla quale essa è basata riconoscere quanto è ritratto in una foto? Com'è possibile, per una macchina, 'comprendere' il mondo circostante, capire cosa sta accadendo, rilevare situazioni di pericolo, reagire di conseguenza e, in generale, porre in essere determinate attività sulla base di specifici eventi?

Le nuove sfide che sono state poste in molteplici campi (non si pensi soltanto alla 'guida autonoma') prevedono lo sviluppo di interfacce innovative in tantissimi settori, con implicazioni impensabili fino ad appena qualche anno fa.

Provate un semplice esperimento: visitate la pagina di Google Teachable Machine e autorizzate l'applicazione web a usare videocamera e microfono.
Cliccate quindi su Let's Go e scegliete tre gesti da fare con le mani o con il viso: mentre fate un gesto cliccate su Train Green.

Affiancare le finestre sul desktop di Windows e gestire lo spazio

Chi utilizza il sistema operativo Microsoft fin dai tempi di Windows 95 si ricorderà certamente dei PowerToys, un ricco insieme di utilità gratuite progettate e sviluppate dai tecnici Microsoft utili per venire incontro a molteplici esigenze e risolvere tanti problemi quotidiani.
Di recente Microsoft ha presentato i nuovi PowerToys utilizzabili sui sistemi Windows 10: Microsoft PowerToys per Windows 10: cosa sono e a cosa servono.

Nei prossimi mesi tante utilità entreranno a far parte dei nuovi PowerToys (scaricabili nella versione più aggiornata a questo indirizzo e installabili usando il file PowerToysSetup.msi). Per il momento interessante è sicuramente FancyZones, uno strumento che permette di suddividere il desktop secondo lo schema impostato e distribuire le varie finestre aperte in ognuna delle aree definite.

Nell'articolo Picture in picture con le normali finestre di Windows: come si fa abbiamo visto che premendo il tasto Windows più le frecce, è possibile ridimensionare qualunque finestra e posizionarla ai lati dello schermo o in posizione centrale.

Backup di Office 365 e G Suite su server NAS

Le aziende si stanno sempre più svincolando dagli schemi on-premise per spostare dati e flussi di lavoro sul cloud. In molti casi si usano approcci ibridi o multi-cloud che consistono nel suddividere i workload tra più fornitori differenti.

I NAS Synology, come abbiamo visto nell'articolo Cos'è e come funziona Synology Active Backup for Business, offrono una soluzione gratuita per gestire da un unico pannello di controllo tutte le esigenze di backup all'interno dell'impresa così da mettere da parte soluzioni poco affidabili e mal orchestrate. Si pensi all'utilizzo di software gratuiti, spesso carenti di funzionalità avanzate, script o agent per le macchine virtuali frequentemente utilizzati all'interno delle PMI.

Accanto ad Active Backup for Business, i NAS Synology mettono a disposizione anche Active Backup for Office 365 e Active Backup for G Suite, due software - installabili gratuitamente dal Centro pacchetti - che offrono la possibilità di creare backup locali, con supporto per il versioning, del contenuto di account Microsoft Office 365 e Google G Suite.
Se infatti i fornitori dei servizi cloud offrono le infrastrutture hardware e software per la gestione dei dati degli utenti oltre a garantire una costante disponibilità delle risorse, essi non sono comunque responsabili per la sicurezza e l'integrità dei dati (suggeriamo di dare un'occhiata ai termini di utilizzo dei servizi...).

Qui entrano in gioco i due software Synology che consentono di mantenere aggiornate on-premise copie di backup di SharePoint Online, Exchange Online, OneDrive for Business, email, contatti e calendari (sia di Office 365 che di G Suite).

Il backup è continuo e centralizzato: una volta assegnata al NAS Synology l'autorizzazione per accedere agli account business, al resto penseranno Active Backup for Office 365 e Active Backup for G Suite.

Come rinominare una serie di file con Powershell

L'esigenza di dover rinominare gruppi di file è piuttosto frequente. Spesso può essere necessario eliminare del testo presente nel nome di una serie di file oppure aggiungere un prefisso o un suffisso.

Per rinominare file in blocco sono oggi disponibili diversi strumenti software ma perché installare un programma apposito se Windows già integra tutto il necessario per procedere?

Già anni fa, nell'articolo Rinominare file e cartelle in Windows senza usare altri software, abbiamo visto com'è possibile cambiare il nome ad una serie di file assegnando la stessa denominazione di base e un numero progressivo.
L'interfaccia di Windows (Esplora file) e il prompt dei comandi permettono infatti di rinominare file in blocco aggiungendo il suffisso numerico incrementale (1), (2), (3) e così via.
Nel caso di Esplora file basta selezionare gli elementi da rinominare (CTRL+A per sceglierli tutti), quindi cambiare il nome al primo file premendo il tasto F2 o il pulsante Rinomina.

Dal tradizionale prompt dei comandi si possono effettuare alcune modifiche in più ma nulla di lontanamente paragonabile a quanto è possibile fare ricorrendo a PowerShell.

PowerShell è una shell caratterizzata da un'interfaccia a riga di comando e da un versatile linguaggio di scripting che permette di eseguire ogni genere di operazione, anche quelle apparentemente più complesse.

Come avviare PowerShell

Per accedere a PowerShell, è sufficiente premere la combinazione di tasti Windows+X quindi scegliere la voce Windows PowerShell.


In Windows 10 se si vedesse ancora Prompt dei comandi all'interno del menu, basterà digitare Sostituisci il prompt dei comandi con Windows PowerShell nella casella di ricerca del menu Start e attivare l'opzione Sostituisci il prompt dei comandi con Windows PowerShell quando si fa clic con il pulsante destro del mouse nell'angolo inferiore sinistro o si premere il tasto Windows+X.


Per rinominare file in blocco non sono di norma necessari i diritti di amministratore; se tuttavia si stesse operando su file altrui (ad esempio quelli memorizzati nelle cartelle di un altro account utente) bisognerà necessariamente avviare e usare Powershell assegnandogli privilegi maggiori (Windows PowerShell, amministratore).

Per aprire PowerShell e portarsi subito nella cartella aperta in Esplora file, suggeriamo di tenere premuto il tasto MAIUSC quindi cliccare con il tasto destro del mouse in un'area libera della cartella scegliendo infine Apri finestra PowerShell qui.


Rinominare una serie di file rimuovendo alcuni caratteri

Prima di iniziare a lavorare con Powershell, suggeriamo di creare una copia di backup dei file che saranno rinominati.

Il potenziale del cloud per le applicazioni di videosorveglianza

Il cloud può essere utilizzato per gli scopi più disparati e assolvere alle esigenze più diverse, dalla grande azienda, alla piccola impresa fino al professionista e all'utente privato.
In altri nostri articoli abbiamo visto come il cloud aiuti a gestire una o più macchine virtuali, altamente scalabili, per aggiungere o rimuovere risorse al bisogno senza mai mettere personalmente le mani sull'hardware e senza che lo facciano i tecnici. Gli investimenti possono così spostarsi 'dal ferro' a ciò che conta veramente: il software e i servizi.

La piattaforma Cloud di Aruba consente di collegare in rete e rendere immediatamente accessibili su IP pubblico (automaticamente assegnato) qualunque server Linux e Windows, anche servendosi dei tanti template messi a disposizione dal provider (ci sono anche quelli per la configurazione di firewall, server VPN e bilanciatori di carico…).
Combinando le risorse cloud messe a disposizione è possibile arrivare a creare anche un proprio data center personale, capace di poggiare su un numero virtualmente illimitato di server, di strumenti per il bilanciamento dei carichi di lavoro, di sistemi per lo storage unificato dei dati, per la protezione della rete creata sul cloud e virtual switch.

Abbiamo già visto che con poco sforzo è possibile installare WordPress (Come installare WordPress in cloud), un qualunque CMS o allestire un sito di ecommerce sul cloud godendo di risorse ridondate e garantite, cucite esattamente sulla base delle esigenze degli utenti.


Usare il cloud per la videosorveglianza e la memorizzazione sicura delle registrazioni

Non c'è limite quando si parla di servizi cloud, se non l'immaginazione.
❌