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Oggi — 11 Dicembre 2018Hardware

Al MIT hanno messo a punto un transistor 3D da 2,5 nanometri

di Manolo De Agostini

Ricercatori del MIT e della University of Colorado hanno prodotto un transistor 3D (FinFET) da 2,5 nanometri, ovvero con dimensioni di gran lunga inferiori a quelle dei più piccoli transistor alla base dei chip commerciali odierni. Per metterlo a punto hanno sviluppato una nuova “tecnica di microfabbricazione che modifica il materiale semiconduttore atomo per atomo”.

Più precisamente i ricercatori hanno modificato una tecnica di incisione chimica di recente invenzione, chiamata thermal atomic level etching (thermal ALE), per poter intervenire con precisione sui materiali semiconduttori a livello atomico. Questa nuova tecnica è più precisa di quelle in uso e porta a ottenere transistor di maggiore qualità. Inoltre, fa uso di uno strumento di microfabbricazione diffuso, usato per depositare strati atomici sui materiali, il che significa che potrebbe essere rapidamente integrato nella catena produttiva.

Crediamo che questo lavoro avrà un grande impatto reale“, ha commentato il primo autore dello studio Wenjie Lu, studente laureato del MIT Microsystems Technology Laboratories (MTL). “Dato che la legge di Moore richiede il continuo ridimensionamento delle dimensioni dei transistor, è sempre più difficile fabbricare tali dispositivi su scala nanometrica. Per progettare transistor più piccoli, dobbiamo essere in grado di manipolare i materiali con precisione a livello atomico”.

La microfabbricazione coinvolge la deposizione (la crescita di un film su un substrato) e l’incisione (incidere disegni sulla superficie). Per formare i transistor, la superficie del substrato viene esposta alla luce tramite fotomaschere con forma e struttura del transistor. Tutto il materiale esposto alla luce può essere inciso e rimosso con sostanze chimiche, mentre il materiale nascosto dietro le fotomaschere rimane.

Una nuova tecnica produttiva consente di creare transistor 3D con un'ampiezza inferiore alla metà dei modelli commerciali. Nell'immagine una sezione trasversale di uno di transistor creati al MIT con un'ampiezza di soli 3 nanometri.

Le tecniche migliori per la microfabbricazione si chiamano atomic layer deposition (ALD) e atomic layer etching (ALE). Nella prima due sostanze chimiche sono depositate sulla superficie del substrato e reagiscono tra loro in un reattore sotto vuoto per formare un film di spessore desiderato, uno strato atomico alla volta.

Con le tecniche ALE tradizionali si usa un plasma con ioni altamente energetici che rimuovono singoli atomi sulla superficie del materiale. Tutto ciò però causa danni superficiali. Questi metodi inoltre espongono il materiale all’aria, con l’ossidazione che porta ad avere ulteriori difetti che impattano sulle prestazioni.

Nel 2016 la University of Colorado ha inventato una tecnica chiamata “thermal ALE”, che ricorda da vicino ALD e si basa su una reazione chimica chiamata “ligand exchange”. In questo processo uno ione in un composto chiamato ligando – che lega gli atomi metallici – viene rimpiazzato da un ligando in un differente composto. Quando le sostanze chimiche vengono eliminate, la reazione fa sì che i ligandi di sostituzione rimuovano singoli atomi dalla superficie. Finora la tecnica era stata utilizzata solo per incidere gli ossidi.

In questo nuovo studio i ricercatori hanno modificato la tecnica per applicarla a un materiale semiconduttore, usando lo stesso reattore usato per ALD. Hanno usato una lega di materiali semiconduttori chiamata arseniuro di gallio indio (o InGaAs), che viene sempre indicata come alternativa più veloce ed efficiente al silicio.

I ricercatori hanno esposto il materiale all’acido fluoridrico, che forma uno strato atomico di fluoruro di metallo sulla superficie. Successivamente hanno versato un composto organico chiamato cloruro di dimetilalluminio (DMAC). Il processo di scambio dei ligandi si verifica sullo strato di fluoruro di metallo. Quando il DMAC viene epurato, i singoli atomi lo seguono.

La tecnica viene ripetuta per diverse centinaia di cicli. In un reattore separato, i ricercatori hanno poi depositato il gate, l’elemento metallico che controlla spegnimento e accensione dei transistor. Negli esperimenti i ricercatori hanno rimosso appena 0,02 nanometri dalla superficie del materiale alla volta. “È quasi come sbucciare una cipolla, strato dopo strato“, ha spiegato Lu. “In ogni ciclo, possiamo incidere solo il 2% di un nanometro di materiale. Questo ci dà un’accuratezza eccellente e un controllo accurato del processo”.

Dato che la tecnica è molto simile ad ALD, “potete integrare l’ALE termico nello stesso reattore in cui lavorate sulla deposizione”, ha affermato il professor Jesus A. del Alamo. È necessaria solamente “una piccola riprogettazione dello strumento di deposizione per gestire i nuovi gas per fare la deposizione immediatamente dopo l’incisione…. Questo è molto interessante per l’industria”.

Usando la nuova tecnica i ricercatori hanno prodotto dei transistor FinFET. La maggior parte ha mostrato un’ampiezza inferiore ai 5 nanometri e circa 220 nanometri in altezza. Inoltre, la tecnica ha limitato l’esposizione del materiale ai difetti causati dall’ossigeno che rendono i transistor meno efficienti.

I transistor si sono comportati all’incirca il 60% meglio dei FinFET tradizionali nella “transconduttanza” secondo i ricercatori. I transistor convertono una piccola tensione in ingresso in una corrente fornita dal gate che accende o spegne il transistor per processare gli uno e gli zero. La transconduttanza misura quanta energia è necessaria per convertire tale tensione.

Limitare i difetti porta anche a un maggiore contrasto on-off, dicono i ricercatori. Idealmente, quando i transistor sono attivi, si desidera un flusso di corrente elevato e quasi nessuna corrente che scorre quando sono spenti, per risparmiare energia. “Questo contrasto è essenziale per realizzare switch logici efficienti e microprocessori ancora più efficienti”, ha spiegato il professore del Alamo. “Finora, abbiamo ottenuto il miglior rapporto [tra i FinFET]”.

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  • 11 Dicembre 2018 ore 07:15

TP-Link ha annunciato i router Archer AX6000 e AX11000 Wi-Fi 6 (802.11ax)

di Manolo De Agostini

TP-Link ha annunciato i suoi primi router con supporto allo standard 802.11ax, anche noto come Wi-Fi 6. I modelli sono due, Archer AX6000 e Archer AX11000. Il primo è già disponibile in preordine negli Stati Uniti, a 350 dollari, mentre il secondo arriverà verso fine gennaio a 450 dollari.

Entrambi i modelli si basano su piattaforme di Broadcom. Il modello AX6000 è dotato di un SoC Broadcom BCM49408 con quattro core ARM Cortex A53 a 1,8 GHz, con un coprocessore che si occupa della gestione dei pacchetti di rete che opera a 800 MHz e mantiene la CPU principale libera per altre operazioni. Oltre a questo chip ci sono due chip radio BCM43684 in configurazione 4×4:4, con uno che opera a 2,4 GHz per un throughput teorico di 1148 Mbps e un altro che funziona su un canale dedicato a 5 GHz con un throughput massimo teorico di 4804 Mbps.

L’AX11000 è una piattaforma tri-band che si basa sempre sul SoC BCM49408. Collegato a questo chip ci sono tre soluzioni BCM43684 in configurazione 4×4:4, due dedicate ai 5 GHz (fino a 4804 Mbps ciascuna) e una ai 2,4 GHz (fino a 1148 Mbps). Con questo prodotto TP-Link punta ai videogiocatori, con funzioni integrate come ‘Game Accelerator’ QoS e la possibilità di usare uno dei collegamenti a 5 GHz esclusivamente per il gaming.

Entrambi i router hanno 1 GB di RAM, una porta WAN a 2,5 Gbps, otto Gigabit LAN e due USB 3.0 (1x Type-A e 1x Type-C). Supportano anche funzioni quali link aggregation, band steering e DFS.

Per quanto riguarda la nuova generazione del Wi-Fi, nasce per prendere di petto il problema della congestione delle reti e punta a garantire migliori prestazioni e consumi ridotti nelle bande 2,4 e 5 GHz con un uso più efficiente dello spettro. Il nuovo W-Fi assicura un data rate il 37% maggiore del Wi-Fi 5 (IEEE 802.11ac), un throughput per utente quattro volte superiore e può gestire otto flussi a 5 GHz e quattro a 2,4 GHz.

Tra le altre caratteristiche del Wi-Fi 6 abbiamo l’integrazione “di serie” di MU-MIMO, per servire più dispositivi contemporaneamente, e OFDMA, sigla che sta per “Orthogonal Frequency-Division Multiple Access”, una tecnologia mutuata dal settore delle reti mobili che migliora l’efficienza nell’uso dei canali.

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Ieri — 10 Dicembre 2018Hardware

Anthem: Demo, nuovo trailer e lavori di test

EA ha svelato le date di uscita delle Demo di Anthem. La Demo VIP sarà disponibile dal 25 Gennaio 2019, mentre la Open Demo dall'1 Febbraio 2019

La Cina atterrerà sul lato nascosto della Luna

L'Agenzia Spaziale Cinese ha annunciato la sua missione per atterrare sul lato nascosto della Luna. Si tratta di una "prima volta" e promette di cercare di capire come potrà l'essere umano sopravvivere coltivando sul nostro satellite.

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Galaxy S10 Lite sarà la versione d'ingresso per la famiglia S10 che si comporrà di tre modelli complessivamente. Ecco un render di un produttore di cover che ne mostra le fattezze estetiche e le particolarità.

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Google cessa il supporto per Android 4.0 Ice Cream Sandwich

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Super Smash Bros. Ultimate Guida: come sbloccare rapidamente ogni personaggio

di Luca Trimboli

Pur essendo appena uscito, Super Smash Bros. Ultimate è già sulla bocca di tutti. In effetti, la saga è arrivata su Nintendo Switch con un’offerta mai vista prima: 103 livelli, oltre 700 brani e ben 74 personaggi giocabili al day one. Purtroppo, una volta avviata la console si viene immediatamente a conoscenza di una verità assai amara: solamente 8 personaggi sono utilizzabili, mentre gli altri 66 dovranno essere sbloccati combattendo.

Vincendo un paio di match, avrete l’opportunità di affrontare un nuovo personaggio che, in caso di successo, verrà immediatamente sbloccato. Ciò accadrà ogni 10 minuti circa, dunque ci vorranno oltre dieci ore per avere l’intero roster a disposizione, ma Nintendo ha inserito una meccanica utile a ridurre drasticamente il tempo necessario.

Ogni volta che Super Smash Bros. Ultimate viene avviato, il software vuole immediatamente premiare il gesto del giocatore e, alla prima vittoria, consente di sfidare un nuovo personaggio, dunque vi invitiamo a seguire questi step per sbloccare velocemente i combattenti:

  • Avviate Super Smash Bros. Ultimate.
  • Selezionate Incontro normale.
  • Create un nuovo set di regole, impostando il limite di vite a 1.
  • Sconfiggete il combattente (se volete accelerare ulteriormente, potete affrontare un secondo giocatore umano).
  • Affrontate il nuovo personaggio e sconfiggetelo per sbloccarlo.
  • Tornate alla Home e premete X su Super Smash Bros. Ultimate per chiudere il software.

Ripetendo il procedimento, sbloccherete un personaggio in circa 3 minuti, il che vuol dire che con appena più di 3 ore potrete avere a disposizione l’intero roster di Super Smash Bros. Ultimate.

Il procedimento è sicuramente meno stimolante rispetto a quello standard, ma alla fine basterà alternarlo a match online o ad altre modalità per non sentire affatto la noia e avere in men che non si dica tutti i 74 combattenti a disposizione.

Super Smash Bros. Ultimate è già disponibile: voi avete già acquistato la vostra copia?

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McLaren 720s Spider, vento tra i capelli.

di Nicolò Guccione

Come la 650S Spider, la 720S è dotata di una struttura pieghevole che si depone sotto al cofano situato sopra il familiare motore V8 biturbo da 4 litri che produce 720 cv una coppia di 770Nm, con un rapporto peso-potenza con il peso a secco più leggero di 540Cv/tonnellata.

Il tetto stesso è di serie in fibra di carbonio, ma questo può anche essere configurato in vetro elettrocromatico, consentendo al guidatore di passare da una finitura chiara e opaca al tocco di un pulsante.

Il nuovo sistema, brevettato per il tetto apribile in fibra di carbonio, attivato elettricamente garantisce il tempo più veloce per apertura o la chiusura nella classe delle supercars con un tempo di 11 secondi con una velocità del veicolo sino a 50km/h. Per far accomodare il nuovo tetto e il suo meccanismo motorizzato, la McLaren ha dovuto modificare la vasca in carbonio Monocage II-S della Coupe, rimuovendo la spina centrale e ridisegnando ila parte posteriore. Nonostante la rimozione della spina centrale della vasca, non è stato necessario alcun rinforzo aggiuntivo, quindi il peso totale è aumentato solo di 49 kg per un totale di 1332 kg a “secco”, senza alcun effetto sulla rigidità torsionale.

Di conseguenza, le prestazioni sono per lo più non influenzate rispetto al coupé, con i 100 km/h raggiungibili in 2.9 secondi, 200 km/h in 7.9 secondi e una velocità massima di 341km/h con il tetto alzato, e 325 chilometri orari con il vento tra i capelli.

Per affrontare il nuovo bilanciamento aerodinamico della 720S Spider, l’ala posteriore attiva viene ora dispiegata su un diverso set di parametri e diverse regolazioni in base al tetto alzato o abbassato, per sfruttare al meglio l’aerodinamica tenendo conto delle variazioni. Il resto del pacchetto dinamico è preso Coupé.

Insieme al nuovo allestimento ci sono due nuovi colori nella pallette standard 720S e un nuovo design dei cerchi a dieci raggi a petali. Ovviamente se questo nuovo allestimento scelto dalla casa di Woking non fosse di vostro piacere, la McLaren Special Operations è sempre a disposizione per rendere la vostra McLaren unica, se il tuo portafoglio lo consente.

Il prezzo? Da 287.000€. Consegne previste a marzo 2019.

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ADATA XPG SX8200 Pro 1TB

ADATA XPG SX8200 Pro 1TB

Prestazioni solide ed un prezzo per GB molto aggressivo, ma solito controller bollente da tenere adeguatamente raffreddato.

Nel mese di ottobre ADATA ha annunciato l'introduzione sul mercato della nuova linea di SSD XPG SX8200 Pro destinati agli appassionati di gaming, oltre che a tutti gli utenti alla [...]

Spotify, 3 mesi a 0,99 euro per i nuovi utenti: ecco come attivare la promozione

Spotify offre ai nuovi utenti tre mesi di musica al prezzo di soli 0,99 Euro con la formula Premium. L'offerta sarà disponibile per tutto il mese di Dicembre

Quake Champions abbandona le loot box

di Nicola Armondi

Il free-to-play Quake Champions ha deciso di eliminare le loot box e di passare a un sistema di progressione più chiaro e lineare per i proprio campioni, introducendo un Pass di Battaglia in stile Fortnite.

Si tratta di una scelta comprensibile, visto che l’attuale gestione delle ricompense di Quake Champions è abbastanza complessa. Ci sono scrigni, zaini, frammenti e rune all’interno di una struttura esageratamente fondata sulla casualità. Chiunque non abbia mai potuto soffrire questa impostazione sarà contento di sapere che (quasi) tutto verrà spazzato via come neve vecchia con l’update di dicembre.

Andre Carlos, comunity manager, ha affermato:

Nel nostro update di dicembre, cambieremo completamente l’economia di gioco, introdurremo un nuovo modo per salire di livello e sbloccare delle ricompense semplicemente giocando e completando le sfide giornaliere e settimanali. Elimineremo la casualità dalle ricompense, renderemo la valuta in-game molto più utile e ci sarà molto da sbloccare.

Potete vedere il tutto nel video qui sotto:

Il nuovo Pass di battaglia, esattamente come in Fortnite, cambierà all’inizio di ogni nuova stagione: la prima delle quali durerà tre mesi. Anche acquistando in ritardo il Pass, si otterranno tutte le ricompense legate ai livelli precedenti al proprio. Tutti i tipi di loot box in vostro possesso, ovviamente, non spariranno nel nulla: alcune potranno essere ancora aperte mentre altre si trasformeranno.

Per ora non c’è una data precisa, ma l’aggiornamento avverrà durante il mese corrente. Voi cosa ne pensate? Siete contenti che Quake Champions abbia abbandonato le loot box e sia passato a un sistema free e premium?

Quake Champions non significa solo videogames, ma anche fumetti: li avete già letti?

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10 cose che (forse) non sapevi sui Cavalieri dello Zodiaco

di Raffaele Giasi

Con l’arrivo del primo trailer dedicato al remake targato Netflix dedicato ai Cavalieri dello Zodiaco, l’interesse verso i popolarissimi personaggi creati da Masami Kurumada è tornato alto, se non altissimo.

Del resto, proprio i Cavalieri sono stati tra i grandi protagonisti dei pomeriggi italiani di oltre un ventennio fa (il brand è attivo da oltre 30 anni, non dimentichiamolo), crescendo una generazione di fan innamorati ed appassionati, complice un doppiaggio, quello nostrano, che senza virare troppo dalle tematiche originali, trasformò i dialoghi dell’anime in un continuo gioco di citazioni letterarie, passando per lo più attraverso stralci estrapolati da La Divina Commedia di Dante.

Approfittando, quindi, di questo potente ritorno di fiamma, ci siamo proposti di farvi scoprire qualcosina di più sui Cavalieri di Atena, specie se siete tra quelli che li conoscono solo per mezzo della popolarissima serie animata. Partiamo dunque, queste sono “10 cose che (forse) non sapevi sui Cavalieri dello Zodiaco”!

La serie animata

Partiamo proprio con la travagliata serie animata, nata nel 1986, ovvero un anno dopo l’inizio della serie manga, su spinta della Toei Animation, che riconobbe praticamente subito l’enorme potenziale del manga scritto e disegnato da Masami Kurumada. Il successo fu praticamente istantaneo, tanto che a fronte degli episodi originariamente previsti, ovvero 52, ne furono prodotti oltre il doppio, ovvero ben 114! Addirittura la serie dovette far fronte ad un problema che è oggi in realtà molto comune, ovvero quello dei “filler”, episodi con eventi inventati di sana pianta, utili alla produzione televisiva per arginare l’attesa necessaria all’autore originale per proseguire gli eventi cartacei.

Alla fine della saga dedicata al Grande Tempio, ovvero la lotta tra i Cavalieri di Bronzo e quelli d’oro, Kurumada era ancora intento a mettere in piedi la saga successiva, quella di Poseidone, obbligando Toei ad inventarsi la serie di Asgard, mai apparsa in versione cartacea. Purtroppo però, nel corso del tempo, in Giappone l’anime dedicato ai Saint perse molto mordente, e neanche la linea di giocattoli ad essa annessa, ad opera di Bandai, riusciva a ritrovare quel fervore che aveva accompagnato i primi anni dello show. E così nel 1990, in concomitanza della fine della serie di Poseidone, l’anime fu cancellato e non ebbe mai un finale, questo almeno fino al 2002, quando per il mercato home video furono appositamente creati gli episodi dedicati all’ultimo arco narrativo originale, quello di Hades.

La Saga di Asgard

Considerata ad oggi il miglior esempio di come andrebbero costruiti gli episodi “filler” di una serie televisiva, la Saga di Asgard è stata in realtà molto criticata dal pubblico nipponico, che da sempre è poco avvezzo agli episodi fuori canone. In Europa, invece, il discorso fu molto diverso, e la Saga di Asgard fu considerata persino superiore a quella dedicata a Poseidone, complice l’introduzione dei Cavalieri di Asgard che, al di fuori del mito greco, attingevano direttamente all’immaginario norreno, ed ai poemi epici dell’Edda. Non solo, la Saga di Asgard, per quanto sviluppata secondo le linee narrative tipiche dell’opera di Kurumada (Atena nei guai → i Cavalieri di Bronzo alla carica) presentava dei nemici mai così profondi ed accattivanti. I Cavalieri di Asgard, divisi tra lealtà, dovere e morale, proposero tematiche che con i Cavalieri d’Oro erano state solo accennate, e solo più tardi approfondite.

Le armature

Qualcuno di voi lo avrà certamente notato: perché i cavalieri dell’anime non avevano le stesse armature della serie di Kurumada? La risposta è molto semplice: a Toei non piacevano! Si trovava che le armature di Kurumada, per quanto concettualmente bellissime, fossero brutte, finanche insensate, visto il divario assurdo che c’era in termini di vestibilità tra le tre principali categorie di Cavalieri, quelli di bronzo, argento e oro. L’idea di Kurumada era quella di offrire armature tanto più “coprenti” quanto più alto fosse il grado dei Cavalieri, ma Toei pensava che mandare in guerra dei ragazzini senza protezioni adeguate fosse stupido e brutto da vedere. E così pur mantenendo intatta l’idea originale, “rinforzò” il design di molte armature, in primis dotandole di stivali, prima assenti nelle armature dei cavalieri di bronzo. Inoltre aggiunse a tutte le armature diversi colori, laddove invece le armature di Kurumada erano monocrome. Tutto questo fu fatto anche per rendere i giocattoli più belli ed esteticamente più appetibili.

A proposito di giocattoli, oggi i Cavalieri dello Zodiaco sono più in voga che mai, complici le “Myth Cloth”, ovvero della action figure di lusso prodotte oggi da Bandai, ricostruzioni fedelissime delle armature apparse in ogni media dei Cavalieri mai prodotto.

L’adattamento italiano

Veniamo ora al punto forte dell’intera trasposizione italiana, ovvero l’adattamento dei dialoghi! Il merito fu tutto del maestro del doppiaggio Enrico Carabelli, compianto ed amato capomastro del doppiaggio degli anime dell’epoca, ed anche voce del Maestro dei Cinque Picchi all’interno dell’anime. Questi, credendo moltissimo nel prodotto dei Cavalieri, ma conscio che la forte censura dell’epoca avrebbe certamente impedito la visione dell’anime in Italia (parole come “bastardo” non erano ben volute nella TV dei bambini e dei giovani adulti, così come la violenza fisica e verbale in generale), decise di trovare una soluzione che potesse mantenere intatto lo spirito epico di cui l’opera originale era pervasa.

Chiese quindi all’adattatore Stefano Cerioni, cui fu data carta bianca, di cercare una soluzione, e questi pensò bene di amplificare il senso epico dei dialoghi e delle situazioni inserendo nei dialoghi continui riferimenti alla letteratura italiana, in primis citando diverse volte passaggi estrapolati dai canti dell’Inferno di Dante, ma anche attingendo alle opere di Foscolo e Leopardi. Il risultato fu l’apprezzatissimo adattamento che tutti conosciamo, spesso aulico e così potente da essersi imposto nell’immaginario di buona parte degli spettatori dell’epoca. Sono pochissimi i passaggi di trama che si persero nel corso di questo adattamento, e per lo più la trama rimase completamente intatta, permettendo al furbo adattamento dell’epoca di aggirare non solo i problemi derivati dalla traduzione di un gran numero di termini “sgraditi” ma anche di “alleggerire” l’idea che i Cavalieri dello Zodiaco fosse un anime fondamentalmente basato sui combattimenti e, dunque, violento.

Fratelli

E parlando di aspetti che si sono persi nell’anime nostrano: siamo tutti abituati a pensare che all’interno della schiera dei Cavalieri di Bronzo ci sia una sola coppia di fratelli, ovvero quella composta da Ikki (Phoenix) e Shun (Andromeda), ma invece non è così. La verità è che tutti i 100 ragazzi facenti parte del collegio di Mitsumasa Kido/Alman di Thule, ovvero l’uomo che invierà in giro per il mondo i ragazzi per conquistare le varie armature dello Zodiaco, sono fratelli, il cui padre è proprio Kido/Thule. Il motivo per cui si considera diversi Phoenix e Andromeda, e più propriamente fratelli, è che questi, a differenza di tutti gli altri ragazzi, condividono non solo il padre ma anche la madre.

Quante serie?

Benché i Cavalieri dello Zodiaco siano noti fondamentalmente per la serie manga, e la succitata serie animata, il brand è in realtà molto più vasto e conta diversi sequel e prequel, alcuni recentissimi ed in corso di pubblicazione. Raccontarvi, anche a grosse linee, quelle che sono le trame generali delle varie opere, sarebbe una lavoro degno di Wikipedia e dunque ci limiteremo a dirvi che, per quanto riguarda i manga, le serie sono ben sette ovvero: quella originale, Episode G, Episode G: Assassin, Next Dimension, The Lost Canvas, Saintia Sho e il più recente Episode 0.

Mettendo da parte i vari adattamenti animati di alcune di queste, l’ultimo dei quali è l’imminente Seintia Sho, vanno poi inclusi nel canone un romanzo “I Cavalieri dello Zodiaco: Gigantomachia”, e ben cinque film animati ovvero: “I Cavalieri dello Zodiaco: La dea della discordia”, “I Cavalieri dello Zodiaco: L’ardente scontro degli dei”, “I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti”, “I Cavalieri dello Zodiaco: L’ultima battaglia” e “I Cavalieri dello Zodiaco: Le porte del paradiso”. La questione dei film, per il canone, è molto complessa, perché da quando è ripresa la produzione delle serie manga, alcuni degli eventi di questi film sono stati accantonati e trasformati in non canonici, mentre altri sono stati utilizzati come ispirazione per eventi poi effettivamente revisionati in altri media.

A proposito di adattamenti vari: i Cavalieri sono stati protagonisti di un gran numero di media, tra cui ovviamente videogame, giocattoli e altro vario merchandising. In tal senso vi farà piacere sapere che proprio il prossimo anno arriverà, ad opera di 3 Emme Games un gioco da tavolo con carte collezionabili dedicato proprio ai Cavalieri.

Il film live action

Non tutti sanno che all’apice del suo successo negli anni ’90, il brand dei Cavalieri fu opzionato addirittura per un film live action, i cui diritti di sfruttamento furono ovviamente a carico di Bandai, Il progetto era, a quanto pare, quello di un film per le sale con attori internazionali, quindi non squisitamente pensato per il mercato nipponico. La cosa curiosa è che di questo progetto, chiamato “Star Storm”, non si è saputo nulla per anni, fino a quando qualche tempo fa è stato rinvenuto un piccolo stralcio di pochi secondo di quello che era il girato dell’epoca. Masami Kurumada, creatore della serie, ha confermato l’autenticità del filmato affermando che si tratta di un pezzetto di una scena di circa 15 minuti che prevedeva lo scontro tra i 5 bronze (in cui potrete notare Andromeda interpretato da una donna), e il Cavaliere d’Oro del Cancro, Death Mask/Cancer. Il film fu giudicato una schifezza dallo stesso Kurumada, e il progetto fu cancellato. Per vedere i Cavalieri al cinema sarebbe poi toccato aspettare il recente, e controverso,  film in computer grafica.

Andromeda donna?

La sessualità di Shun/Andromeda è sempre stata un problema per buona parte dei Paesi in cui l’anime è stato trasmesso. Vuoi per la difficoltà dell’epoca nel non capire se il nome “Shun” fosse maschile o femminile, vuoi per il fatto che l’armatura del Cavaliere avesse un vistoso seno, cosa all’epoca illogica per un personaggio maschile. Vi fughiamo noi da ogni dubbio: Shun è un uomo, forse sottovalutato da molti spettatori, ma anzi un personaggio fondamentale per quelli che sono gli eventi conclusivi della saga originale. Il problema della sessualità fu tale, che in alcuni Paesi, come la Francia, si optò per dare al personaggio una voce femminile, cosa che fu poi cambiata quando ci si rese conto che, in effetti, Andromeda era femminile solo nelle forme della sua armatura.

L’età

Un altro grande problema dell’anime fu la difficile classificazione dell’età dei personaggi, che oggi sembra un problema da poco, ma non lo era all’epoca, quando era difficile pensare che dei ragazzini potessero suonarsele di santa ragione, con tanto di spargimenti di sangue e morti annesse. L’anime in realtà aggirò questo problema dando ai ragazzi un aspetto un po’ più adulto di quanto poi non avessero nel manga dove Pegasus e compagni hanno tutti tra i 13 ed i 15 anni! L’eccezione la fanno solo i Cavalieri d’Oro, la cui età si aggira attorno ai 20 anni per uno, tranne che Libra/Dokho (ben 261 anni!) e Aiolos/Micene di Sagittar, morto all’età di 14 anni.

Ring Ni Kakero, Saint Seiya, BT’X e tutti gli altri

Se siete fan dei Cavalieri dello Zodiaco e se, soprattutto, ne avete letto il manga conoscerete l’autore originale, ovvero Masami Kurumada, attivo dal lontano 1974 ed oggi più prolifico che mai. Kurumada non è mai stato particolarmente apprezzato per il suo tratto, ed anzi molti dei manga che ha cercato di avviare dopo il successo impareggiabile di Saint Seiya sono ben presto finiti nel dimenticatoio, con alcuni casi, come quello di “Silent Knight Sho”, in cui il mangaka ha praticamente cercato di copiare sé stesso. Ciò detto, la cosa più curiosa di Kurumada, è quella di disegnare il protagonista delle sue varie serie praticamente sempre identico. Le variazioni sono pochissime, per lo più nel taglio di capelli, ma per il resto il protagonista dei manga di Kurumada è sempre lo stesso. Il motivo non è da ricercarsi nella pigrizia, ma nella volontà di rifarsi al Maestro assoluto del manga, ovvero Osamu Tetsuka, che coniò l’idea di creare dei personaggi che, come degli attori, assumevano diversi ruoli all’interno delle sue opere. Questo metodo, noto come “Star System” fu ripreso da Kurumada, che lo mantenne intatto esclusivamente per il protagonista, ispirato in ogni opera al personaggio del suo primo grande successo, il pugile Ryuuji Takane del manga Ring Ni Kakero.

Se questo articolo ti ha fatto salire la nostalgia per i tempi che furono, sappi che su Amazon puoi reperire facilmente l’intera serie animata originale dedicata ai Cavalieri dello Zodiaco!

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Corning a lavoro su un vetro ultrasottile per gli smartphone pieghevoli

di Lucia Massaro

Il futuro del mercato smartphone è sempre più legato agli schermi flessibili. Corning – azienda americana produttrice di soluzioni in vetro e ceramica – non vuole farsi trovare impreparata e si è messa a lavoro su un vetro ultrasottile capace di adattarsi al nuovo form factor.

Con il passare del tempo, il vetro di Corning si è evoluto quasi quanto la tecnologia alla quale è destinato. Il Gorilla Glass dei nostri smartphone – per esempio – è diventato resistente alle cadute e ai graffi. Per questo, presto potrebbe essere modellato per proteggere gli smartphone pieghevoli.

Per raggiungere un raggio di curvatura sufficientemente stretto, è necessario che il vetro sia più sottile di quello attualmente disponibile. Grazie a un tour nel quartier generale dell’azienda fatta dai colleghi di CNET, sappiamo che il vetro ultrasottile sul quale sta attualmente lavorando Corning ha uno spessore di 0,1 mm che può piegarsi quasi a metà su un raggio di 5 mm. Il direttore tecnologico, Polly Chu, afferma che “è più sottile di un capello umano”.

Corning Vetro pieghevole

Il produttore americano sta comunque sperimentando anche altre soluzioni che prevedono un mix di materiali. È stata – per esempio – presa in considerazione la plastica che, a differenza del vetro, è più incline a piegarsi ma è anche più facile da graffiare ed è soggetta a cambiare colore nel tempo.

Tuttavia, questa nuova tipologia di vetro è ancora in fase di sviluppo e ci vorrà tempo prima di vederla effettivamente sul mercato anche perché non è ancora chiaro quale sarà il form factor dei futuri smartphone pieghevoli.

Il Galaxy S9, attuale smartphone top di gamma Samsung, è disponibile all’acquisto attraverso Amazon con oltre 300 euro di sconto rispetto al prezzo di listino. Lo trovate a questo link.

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Xiaomi, pronto uno smartphone economico con fotocamera da 48 MP?

di Lucia Massaro

Un nuovo smartphone a marchio Xiaomi potrà contare su una fotocamera dotata di un sensore da 48 MP e verrà presentato a gennaio 2019. A confermarlo è il presidente dell’azienda Lin Bin tramite un post sul social network Weibo. Non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che il produttore cinese stia effettivamente lavorando su un dispositivo con un comparto fotografico particolare.

Mentre il dettaglio fotografico aveva fatto pensare a un top di gamma della serie Mi, nello specifico al prossimo Mi 9, le ultime indiscrezioni – in realtà – rivelano che possa trattarsi di un modello della serie Redmi. Sarebbe un colpo di scena, in quanto sarebbe il primo Redmi con caratteristiche da top di gamma.

Il sensore da 48MP sarà molto probabilmente l’ISOCELL Bright GM1 di Samsung e farà parte di un sistema di tripla fotocamera che includerà un obiettivo super grandangolare. Sulla base delle notizie trapelate, Xiaomi si adatterà a quella che sarà la moda 2019: il foro sul display per ospitare la fotocamera frontale. Dovrebbe trattarsi di un pannello LCD – realizzato dalla cinese BOE – che offrirà un impressionante rapporto screen-to-body.

Lo smartphone potrebbe essere equipaggiato con il processore Snapdragon 675, presentato da Qualcomm lo scorso ottobre e in grado di supportare un sensore da 48 MP. Non ci sono informazioni disponibili circa un eventuale prezzo, ma il nuovo design e la nuova fotocamera suggeriscono che potrebbe costare leggermente di più rispetto a quello che siamo abituati a vedere con la serie Redmi. Si parla di almeno 2.000 yuan (circa 260 euro al cambio attuale).

Xiaomi Mi 8 è caratterizzato da un ottimo rapporto qualità/prezzo e con a bordo lo Snapdragon 845 è acquistabile a 424 euro attraverso Amazon. Lo trovate a questo link.

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Ghost In The Shell, Netflix produrrà un nuovo anime della serie nel 2020

di Alessandro Crea

Nel 2020 Netflix trasmetterà una nuova serie basata sul celebre anime Ghost In the Shell: Ghost In The Shell SAC_2045. Per i non esperti, SAC si scioglie in Stand Alone Complex ed è il titolo della più famosa serie ispirata all’omonimo manga di Masamune Shirow, qui anche coinvolto come co-sceneggiatore, e ambientata in un universo alternativo rispetto ai due film diretti da Mamoru Oshii.

Il network fa così en plein candidandosi a diventare uno dei canali preferiti degli appassionati di anime, visto che nel 2019 arriverà anche la serie classica di Neon Genesis Evangelion, il live action di Cowboy Bebop e, in una data non ancora rivelata anche Blade Runner: Black Lotus, serie animata parte dell’universo della popolare saga.

ghost_in_the_shell

Ghost In The Shell SAC_2045 ha qualcosa in comune proprio con quest’ultimo progetto visto che in entrambi i casi è coinvolto come regista della serie il grande Shinji Aramaki, già direttore di diversi Appleseed, del film di animazione del 2013 su Capitan Harlock, e dell’episodio Black Out 2022 che ha preceduto l’arrivo al cinema di Blade Runner 2049.Ma non è tutto perché al suo fianco ci sarà un altro mostro sacro come Kenji Kamiyama, regista proprio della serie Ghost In the Shell Stand Alone Complex.

Per il momento Netflix non ha rilasciato altri dettagli sul progetto, ma visto il titolo è possibile intuire una continuità, di temi e di ambientazione, con il precedente Stand Alone Complex, rispetto al quale la nuova serie dovrebbe essere ambientata 15 anni dopo (Con GITS SAC eravamo infatti nel 2030). Come si può evincere anche dal messaggio pubblicato su Twitter, si tratterà infatti ancora una volta di esplorare il concetto stesso di coscienza umana.

La saga di Ghost In the Shell in questo senso ha fatto scuola per profondità, lucidità e originalità di analisi, sia che si faccia riferimento al manga originale, ai due film di Oshii o alle varie serie cheli hanno seguiti. Non ci resta dunque che confidare nella capacità di Netflix di riportare la nuova serie sui binari delle origini, abbandonando la dimenticabile parentesi di qualche anno fa del live action con Scarlett Johansson, fedele all’originale solo nella forma ma non nei contenuti, completamente stravolti e ridotti alla solita contrapposizione binaria uomo/macchina tipica di tanta fantascienza occidentale.

In attesa di vedere la nuova serie un ripassino delle precedenti non sarebbe male: ecco quindi i Blu-ray di Ghost In The Shell Stand Alone Complex e Stand Alone Complex 2nd Gig.

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Chromium è un browser web open source che punta a fornire uno strumento di accesso alweb che sia più sicuro, stabile e veloce, basato sull'engine di Google Chrome. MentreGoogle Chrome viene ufficialmente aggiornato una o due volte al mese, Chromium vienesolitamente aggiornato diverse volte al giorno...
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