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Daimler: il taglio di 6 miliardi e il futuro senza Nissan-Renault

di Antonio Elia Migliozzi — 19 Aprile 2019 ore 20:05

Mercedes-Benz costretta ad una massiccia ristrutturazione. Secondo i media il colosso dell’auto tedesco si prepara ad una stretta alle voci di spesa. Allo studio tagli per circa 6 miliardi di euro dopo dopo il calo dei profitti dovuto ai dazi e alle spese per gli investimenti in elettrificazione e guida autonoma. Anche la divisione Daimler Trucks sarebbe interessata dalle misure di austerity che puntano a recuperare 2 miliardi di euro. Il nuovo Ceo Ola Kaellenius si prepara anche a misure straordinarie nei confronti dei dipendenti, con i più informati che parlano di 10.000 posti a rischio. Entro la fine dell’anno Mercedes-Benz dovrebbe anche annunciare l’addio alla alleanza commerciale con il gruppo Renault-Nissan. Tutti i dettagli.

AUSTERITY IN VISTA

Daimler sta cercando di recuperare circa 6 miliardi di euro all’interno del suo bilancio. Entro il 2021 l’azienda starebbe lavorando ad un programma di austerity per risparmiare sui costi e aumentare i guadagni. Come precisano da Manager Magazine l’azienda non ha commentano l’indiscrezione ma è molto probabile che queste decisioni sarrano annunciate a maggio. Per quella data entrerà in carica il nuovo Ceo di Daimler Ola Kaellenius al posto dell’attuale Dieter Zetsche. Lo scorso febbraio Daimler aveva affermato che avrebbe messo in campo tagli ai costi dopo che il profitto operativo era calato del 22% a fine 2018. A pesare la guerra commerciale con gli Usa di Trump e soprattutto l’aumento dei costi per lo sviluppo delle auto elettriche. Daimler prevede inoltre di azzerare le sue emissioni entro il 2040. Si tratta di un obiettivo difficile e costoso perché coinvolge la catena di produzione e tutti i fornitori.

CAMBIARE ROTTA

Altre grane per Mercedes-Benz arrivano dagli Usa. Circa 30.000 auto prodotte nello stabilimento di Tuscaloosa hanno problemi di elettronica che stanno richiedendo tempo e soldi. Secondo alcune stime il ritardo nella produzione a Tuscaloosa ha creato nei bilanci un buco da circa 2 miliardi di euro. Questo potrebbe comprimere i guadagni del primo trimestre del 2019 pesando fino a 500 milioni di euro. Si tratta di cifre non certe perché Daimler dovrebbe rilasciare il prossimo 26 aprile i dati ufficiali relativi al primo trimestre. Si parla anche di tagli in arrivo sul fronte dipendenti. Daimler sarebbe pronta a ridurre il suo organico di 10.000 unità. In questo caso possiamo pensare ad una operazione simile a quelle che hanno in programma altri brand. Con le auto elettriche che richiedono meno forza lavoro le case spingono su pensionamenti e uscite volontarie.

ALTRE MISURE

Per intervenire sulle spese correnti il nuovo Ceo Kaellenius metterà anche mano al capitolo alleanze. E’ probabile che non rinnoverà i progetti in piedi con l’alleanza Renaul-Nissan. Attualmente ci sono molti punti che rimangono poco chiari ma è probabile che Daimler non continuerà ad investire nei progetti comuni. Attualmente tra i prodotti più significativi nell’ambito dell’accordo di cooperazione tra le aziende troviamo il pick-up Mercedes-Benz X-Class derivato dalla Nissan Navara. C’è anche la piccola Smart For Four che è prodotta nella stessa linea che assembla la citycar Renault Twingo. A ben guardare è di pochi giorni fa la notizia secondo cui Mercedes-Benz starebbe per spostare la produzione della Smart in Cina.

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Automobilisti italiani: il 79,5% afferma di rispettare le regole

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 18:39

Automobilisti italiani

Secondo un recente rapporto della Cgia di Mestre il numero di multe per infrazioni stradali è aumentato del +81% in dieci anni, eppure la stragrande maggioranza (il 79,5%) degli automobilisti italiani si autodefinisce coscienziosa e rispettosa delle regole del Codice della Strada. Che dire, forse qualcuno mente e abbiamo il sospetto che non sia la Cgia…

GLI ITALIANI E LA SICUREZZA STRADALE

L’auto-assoluzione degli automobilisti di casa nostra è emersa nel primo ‘Osservatorio Continental sulla Sicurezza Stradale’, realizzato dall’omonima azienda di pneumatici con Euromedia Research. L’indagine ha posto varie domande a un campione di intervistati per tracciare una fotografia del vissuto, delle percezioni, dei valori e delle aspettative degli utenti della strada in merito alla sicurezza, con lo scopo ultimo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare comportamenti sicuri alla guida. Soprattutto in un contesto in cui, dati Ocse alla mano, il 93% degli incidenti stradali continua a derivare dal comportamento dei conducenti.

L’AUTO È SICURA PER I CONDUCENTI MA NON PER I PEDONI

Ma vediamo i risultati. Innanzitutto l’automobile si è confermata di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato (78,2%), facendo però emergere un dato contraddittorio. Se l’auto è ancora percepita come il mezzo di trasporto più sicuro per sé (44,1%), nel contempo buona parte degli intervistati (68%) ha bollato il veicolo a quattro ruote come il più pericoloso in assoluto per la paura di essere investiti. La cosa in realtà non ci sorprende. Nella malaugurata ipotesi di un contatto ravvicinato tra un’auto e un pedone, corre decisamente più rischi quest’ultimo e non viceversa…

GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI SI AUTO-ASSOLVONO

La parte più interessante del sondaggio è però risultata un’altra. Quella in cui, come anticipavamo all’inizio, il 79,5% degli italiani ha risposto di non percepirsi affatto come un pericolo per la sicurezza stradale. Definendosi, udite udite, “rispettoso delle regole indipendentemente dalla presenza di un controllo” e, con percentuale salita all’87,4%, “assolutamente sicuro delle proprie capacità al volante di un mezzo di trasporto”. Solo un 8,7% di onesti temerari ha dichiarato di rispettare le regole soltanto in presenza di un controllo.

LA SICUREZZA SULLE STRADE DIPENDE SOPRATTUTTO DAI GUIDATORI

Gli automobilisti italiani sono stati poi chiamati a dare soluzioni per avere maggiore sicurezza sulle strade. Il 34,9% ha risposto che bisogna contare in primis sul senso di responsabilità dei guidatori. Una percentuale più bassa, il 16,7%, ha optato invece per una maggiore severità da parte delle Forze dell’Ordine attraverso una presenza più massiccia sulle strade. Mentre un buon 15,5% ha chiamato direttamente in causa le aziende che producono automobili e pneumatici, chiedendo di dar vita a nuovi sistemi di sicurezza tecnologici. Richiesti soprattutto dispositivi di frenata più efficaci e sensori di rilevazione della stanchezza.

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Controllo pneumatici: la giusta pressione fa risparmiare 83 euro l’anno

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 17:53

Secondo i dati che emergono dallo studio di Federpneus, associazione nazionale dei rivenditori specializzati di pneumatici, il controllo della pressione delle gomme aiuterebbe gli automobilisti a risparmiare  in media circa 83 euro all’anno. Non solo risparmio in termini di soldi, attenzione, ma anche più sicurezza e cura dell’ambiente con le emissioni di CO2 che diminuirebbero di circa 120 kg. Vediamo in dettaglio.

GOMMA GIÙ, CONSUMI SU

Partiamo proprio dalla relazione tra pressione delle gomme e i consumi. Una pressione troppo bassa dei pneumatici comporta una maggior resistenza al rotolamento. Quest’ultima aumenterebbe il consumo di carburante di circa il 4%. Calcolando una percorrenza media annuale di 15.000 km con un consumo medio di 12 km/l, i litri consumati in un anno sono 1.250. A questi andrebbero aggiunti i circa 50 litri dovuti ad un gonfiaggio troppo basso dei pneumatici. Al costo medio attuale del carburante si stima così un aumento di spese di circa 83 euro all’anno.

PIÙ INQUINAMENTO E PIÙ USURA

Non solo risparmio di soldi ma anche una diminuzione notevole delle emissioni di CO2 e intervalli di cambio aumentati. Infatti considerando una produzione di circa 2,4 kg di CO2 prodotta da un litro di benzina e i 50 litri in più si arriverebbe a 120 kg di anidride carbonica prodotti in un anno. Inoltre, la durata dei pneumatici diminuirebbe di circa il 45%. Ciò implica una diminuzione nell’intervallo di sostituzione dei pneumatici con un rilevante effetto economico per l’automobilista.

CONTROLLO PERIODICO

Quali sono i principali modi per evitare lo spreco di soldi? Secondo Paola Colombo, responsabile prodotto auto e LCV Michelin, il principale accorgimento è il controllo della pressione dei pneumatici. Quest’ultimo deve avvenire almeno una volta al mese e prima dei lunghi viaggi, rigorosamente a freddo. Inoltre, far controllare gli pneumatici fa aumentare la sicurezza nella circolazione su strada degli automobilisti. Il consiglio è di far compiere queste verifiche a rivenditori specializzati che, grazie alle loro conoscenze tecniche e attrezzature aggiornate, possono garantire una messa in strada sicura della gomma.

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Baidu al Salone di Shanghai: tutte le auto autonome del Google cinese

di Antonio Elia Migliozzi — 19 Aprile 2019 ore 17:44

Il Salone dell’auto di Shanghai è l’occasione per stringere i rapporti con la Cina. Ford annuncia gli sviluppi della partnership con il colosso tecnologico Baidu. Allo studio l’applicazione della piattaforma Apollo per l’auto connessa basata sull’intelligenza artificiale. Ford ha firmato nel giugno del 2018 un accordo strategico con Baidu per migliorare la tecnologia a bordo delle sue auto. Ford e Baidu sono al lavoro per mettere in campo soluzioni digitali. Il nuovo sistema di infotainment SYNC + è il primo risultato dell’alleanza. Basato su DuerOS per Apollo è in grado di fornire servizi smart di navigazione e intrattenimento. Sono davvero tanti i brand, cinesi e non, che lavorano con Baidu. Vediamo i dettagli.

CINA AL CENTRO

Baidu, colosso cinese del settore tech, è sempre più impegnato nel campo automotive. In occasione del Salone dell’auto di Shanghai l’azienda è sotto i riflettori per le sue ultime soluzioni dedicate ai veicoli interconnessi e smart. DuerOS per Apollo è l’ultima versione del sistema operativo basato sulla piattaforma AI di Baidu. La nuova interfaccia sarà già scelta da diverse case automobilistiche internazionali, sale a bordo del nuovo SUV Ford Escape. Si tratta dell’equivalente internazionale della Kuga europea presentata all’inizio del mese ad Amsterdam. “L’intelligenza artificiale sta trasformando l’industria automobilistica. Lavorando con i nostri partner, Baidu sta costruendo un nuovo framework per le soluzioni di veicoli connessi. DuerOS per Apollo porterà alle persone un’esperienza di guida nuova e migliorata”, ha affermato Zhenyu Li, vicepresidente e direttore generale dell’unità Intelligent Driving di Baidu.

IL SISTEMA APOLLO

Il sistema operativo DuerOS per Apollo è alla base dell’infotainment SYNC + di Ford. A partire dal giugno del 2018 la cinese Baidu e Ford hanno scelto di collaborare allo sviluppo di soluzioni per le auto connesse. Il nuovo SYNC + è previsto solo a bordo dei modelli Ford destinati alla clientela cinese ma non si esclude il debutto in altri mercati asiatici. La nuova interfaccia propone servizi connessi per navigazione e intrattenimento. Baidu è anche a lavoro sul programma Apollo Enterprise. Si tratta di una suite che parte dagli ADAS e promette di arrivare alla guida autonoma. In occasione di del Salone dell’auto di Shanghai 2019 l’azienda ha ribadito gli impegni di sviluppo con WM Motor. L’obiettivo è quello di mettere su strada, entro il 2021, una flotta di veicoli autonomi di livello 3. Baidu prevede anche di lanciare un servizio di taxi driveless basato sulla sua tecnologia V2X.

POTENZA BAIDU

Sono davvero tanti i marchi dell’auto interessati alle tecnologie automotive di Baidu. Il nuovo Haval H6 di Great Wall, uno dei SUV più venduti in Cina, è equipaggiato con DuerOS per Apollo. Il sistema svolge funzioni di base tra cui assistente vocale, navigazione, intrattenimento multimediale, ma sfrutta la rete anche per i pagamenti online. Su Haval H6, Baidu offre oltre 50 servizi connessi compresi quelli di e-commerce. L’intelligenza artificiale di Baidu è anche a bordo della Chery Exeed e permette ai passeggeri di effettuare pagamenti in auto e accedendo tramite il riconoscimento facciale. Anche le coreane Hyundai e Kia hanno presentato a Shanghai diversi nuovi modelli con la tecnologia Apollo. Nello specifico parliamo della Hyundai Santa Fe e delle Kia KX3 e KX5.

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Hyundai Venue: ecco la crossover compatta globale

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 16:53

Al Salone di New York è stata presentata la Hyundai Venue, di cui avevamo parlato in anteprima. Si tratta di una crossover di dimensioni contenute sviluppata e concepita per essere commercializzata in tutto il mondo. Prima di tutto negli Stati Uniti, dove sarà acquistabile entro la fine dell’anno. Particolare la scelta di iniziare la vendita dagli States, mercato tradizionalmente non molto attratto dalle vetture compatte, ma la Hyundai Venue sarà venduta sui principali mercati. Inclusa la Cina, dove è stata presentata pochi giorni fa con il nome di ix25 al Salone di Shanghai.

UNA CROSSOVER COMPATTA, MA SPAZIOSA

La Hyundai Venue è una vettura dalle dimensioni contenute. Lunga 4,04 metri, larga 1,77 e alta 1,56, è destinata ad essere la versione d’ingresso della gamma crossover del costruttore coreano. La vettura è caratterizzata da una linea di impatto, con un disegno marcato e grintoso a cui contribuiscono i fari anteriori su due livelli, i passaruota ben evidenziati con cerchi fino a 17 pollici, il portellone spigoloso e il montante posteriore inclinato in avanti. Dal punto di vista stilistico disponibile, come optional, del tetto con colorazione a contrasto. La Hyundai Venue ha un’altezza piuttosto importante in rapporto alla lunghezza. Questo aiuta a ottenere un abitacolo arioso e spazioso, anche grazie al passo generoso. Tutto questo consente una certa comodità anche agli occupanti dei sedili posteriori. Importante anche la capacità del bagagliaio, con 530 litri dichiarati.

UNA SOLA MOTORIZZAZIONE

Hyundai al momento presenta la vettura con una sola motorizzazione. Si tratta di un 4 cilindri a benzina di 1,6 litri di cilindrata con turbocompressore. Non ne è stata ancora comunicata la potenza, ma si sa il consumo, di 7,1 litri per 100 km. La trazione è solo anteriore. Sono previsti ausili elettronici, selezionabili con un comando posto vicino alla leva del cambio, per agevolare la trazione e la mobilità su fondi a scarsa aderenza. Le trasmissioni sono due: cambio manuale a 6 marce oppure automatico a variazione continua CVT.

HA L’ASSISTENTE DI AMAZON

La dotazione tecnologica della Hyundai Venue, sia per l’intrattenimento sia per la sicurezza, è completa. In linea con le Hyundai di ultima generazione. La consolle centrale è dominata dallo schermo da 8 pollici posto a sbalzo. Il sistema di infotainment è compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Previsti anche i sistemi di assistenza vocale Google e Amazon Alexa tramite il sistema Blue Link che permette di accedere a molte funzioni con il semplice comando vocale. A livello di Adas, la Hyundai Venue ha la frenata d’emergenza anche in fase di retromarcia, il mantenimento della carreggiata e il monitoraggio degli angoli ciechi degli specchietti. La Hyundai Venue è equipaggiata inoltre con un sistema in grado di monitorare l’attenzione del guidatore.

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Previsioni traffico Pasqua 2019 e ponte 25 aprile: i giorni da bollino rosso

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 13:58

Previsioni traffico Pasqua 2019

Secondo le stime 14 milioni di vacanzieri stanno per mettersi in viaggio sulle strade e autostrade italiane. Riteniamo quindi che sia un’ottima idea informarsi a dovere sulle previsioni di traffico per Pasqua 2019, il ponte del 25 aprile e, giacché ci siamo, anche per quello del 1° maggio. In modo da organizzare una partenza intelligente e non trascorrere buona parte dei giorni di festa incolonnati sull’asfalto (qui i nostri consigli per guidare in sicurezza).

TRAFFICO ELEVATO GIÀ DAL 19 APRILE

Per quanto riguarda la prima fase dell’esodo di Pasqua 2019, Autostrade per l’Italia prevede picchi di traffico elevati nella fascia oraria pomeridiana di venerdì 19 aprile e nella prima parte di sabato 20 aprile. In queste due giornate le partenze coinvolgeranno specialmente le tratte dell’area ligure, lombarda, emiliana e toscana, la dorsale appenninica, tirrenica e adriatica, le arterie che si snodano dalla Capitale e le vie che collegano al litorale amalfitano. Inutile ricordare che tra le mete preferite per le festività di Pasqua, del 25 aprile e del Primo maggio 2019 ci sono anche le città d’arte, i borghi antichi e le località collinari. Perciò occhio al traffico se stare per recarvi in questi luoghi. E attenti a non commettere questi 10 errori al casello autostradale.

IL TRAFFICO DI PASQUA E PASQUETTA 2019

Le previsioni del traffico di Pasqua 2019 si aspettano, proprio per domenica 21 aprile, brevi spostamenti del mattino specialmente sui tracciati autostradali a ridosso delle aree metropolitane, oppure in direzione delle vicine località di villeggiatura, soprattutto al sud. Il lunedì di Pasquetta, 22 aprile, oltre che dal canonico tempo incerto sarà caratterizzato da traffico intenso a ridosso delle principali città e dei borghi limitrofi. E naturalmente verso la campagna, i laghi e il mare. Il picco è stimato tra le ore 15 e le 21, con i primi rientri.

PREVISIONE PER I PONTI DEL 25 APRILE E DEL 1° MAGGIO

Archiviate Pasqua e Pasquetta il traffico caratterizzerà la circolazione su strade e autostrade italiane per le successive due settimane. È previsto infatti un incremento della circolazione tra martedì 23 e sabato 27 aprile e tra il pomeriggio di martedì 30 aprile e la mattina di mercoledì 1° maggio. Brevi spostamenti sono attesi anche venerdì 3 e sabato 4 maggio, mentre la maggiore ondata di rientri avverrà domenica 28 aprile e domenica 5 maggio.

STOP AI MEZZI PESANTI NEI GIORNI PIÙ CRITICI

Per agevolare la viabilità saranno rimossi i cantieri di lavoro lungo le direttrici autostradali in cui è previsto un aumento dei flussi di traffico, ad eccezione di quelli inamovibili. Gli spostamenti di Pasqua, del 25 aprile e del Primo maggio 2019 saranno inoltre favoriti dal divieto di circolazione dei mezzi pesanti con peso superiore a 7,5 tonnellate nei giorni e negli orari più caldi. Precisamente:

venerdì 19 aprile dalle 14:00 alle 22:00;
sabato 20 aprile dalle 09:00 alle 16:00;
domenica 21 aprile e lunedì 22 dalle 09:00 alle 22:00;
giovedì 25 e domenica 28 aprile dalle 09:00 alle 22:00;
mercoledì 1 e domenica 5 maggio dalle 09:00 alle 22:00.

Ricordiamo infine che per controllare il traffico in tempo reale sono disponibili numerosissime app (per esempio VAI di Anas) e altri servizi gratuiti come Google Maps. Inoltre si può chiamare il call center di Autostrade al numero 840.04.21.21, sempre attivo 24 ore su 24. E visto che ci siamo, facciamo un utile ripasso sulle 10 cose da NON fare in autostrada.

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Nissan produrrà il 15% di auto in meno: l’effetto Ghosn e le azioni in calo

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 12:53

Non sembra essere un bel momento, per Nissan. La Casa nipponica, dopo l’uscita di scena del numero uno Carlos Ghosn, taglierà la produzione del 15% per quest’anno fiscale, che per le aziende giapponesi va da marzo 2019 a marzo 2020. L’operazione, annunciata dal Nikkei, il più importante giornale finanziario del Giappone, rappresenta la più significativa riduzione a livello produttivo dell’ultimo decennio per la Casa. E arriva proprio in un momento in cui cerca di riguadagnare quote di mercato su mercati strategici, come quello statunitense, in cui è in sofferenza.

LE AZIONI TENGONO IL VALORE

Rispetto allo scorso anno, le azioni Nissan quotate alla borsa di Tokyo hanno subito un consistente calo, perdendo oltre il 15%. Da gennaio 2019, però, il titolo tiene e, anzi, mostra deboli segni di ripresa. Pari andamento hanno registrato anche a Wall Street. Proprio quando lo shock dell’arresto di Ghosn, che a fine gennaio si è dimesso da tutte le cariche, arriva questa nuova doccia fredda.

4,6 MILIONI DI AUTO IN UN ANNO

A quanto riportato dal Nikkei, che è il più importante quotidiano economico giapponese, Nissan avrebbe comunicato ai propri fornitori che per l’anno fiscale appena iniziato avrebbe previsto di produrre soltanto 4,6 milioni di auto. Questa mossa, se confermata, avrebbe due conseguenze negative. Potrebbe indebolire l’alleanza con Renault e limerebbe ulteriormente i guadagni che, secondo le previsioni, dovrebbero attestarsi intorno ai 3,58 miliardi di euro: il 22% in meno. Si tratterebbe del peggior risultato economico dal 2013.

IN ATTESA DI CONFERME

Al momento da parte di Nissan non arrivano dichiarazioni ufficiali. Unico commento alle dichiarazioni del Nikkei è arrivato via mail. Nella comunicazione la Casa si è limitata a chiarire che le notizie riportate dal quotidiano finanziario non si basano su annunci o informazioni diramati da Nissan. Ma altri chiarimenti al riguardo non sono stati resi noti. Di certo, per il nuovo consiglio dell’Alleanza, che sarà nominato a breve da Jean-Dominique Senard, Presidente di Renault, Hiroto Saikawa, nuovo CEO di Nissan, Thierry Bolloré, CEO di Renault e Osamu Masuko, CEO di Mitsubishi Motors, ci sarà molto da lavorare. La strada per superare l’era Ghosn, che per quanto sia stato criticato in tempi recenti anche per gli enormi compensi ha fatto crescere la Casa con continuità, non sarà in discesa.

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Mercedes GLS 2019: più autonoma e con l’assistente per tutti i passeggeri

di Redazione — 19 Aprile 2019 ore 11:49

Mercedes ha presentato la nuova GLS. Lo ha fatto al Salone di New York. E guardando alla lunghezza del SUV più grande della Casa della Stella, si capisce bene il motivo per cui proprio su un palcoscenico americano il modello ha fatto il suo debutto: 5,21 metri. Insomma, è gigantesca, sicuramente più adatta alle highway statunitensi che ai centri storici delle città europee. Ma la nuova Mercedes GLS non è solo un gigante su ruote.

A SEI O SETTE POSTI

Con un passo di 3,13 metri, la Mercedes GLS garantisce uno spazio interno da primato. L’auto, di serie, esce con tre file di sedili. Si può scegliere tra la configurazione a sette o a sei posti. La fila centrale, infatti, centrale può essere realizzata con il classico divano a tre posti o, per chi cerca ulteriore comfort, con due sedili singoli. In ogni caso tutti i sedili presenti sono regolabili elettricamente e sono abbattabili sempre con la pressione di un semplice tasto.

L’ASSISTENTE VOCALE SI FA IN DUE

A livello di dotazione, la Mercedes GLS non teme confronti neanche con le concorrenti più esclusive del segmento, Bentley Bentayga e BMW X7 su tutte. Per quanto riguarda l’infotainment, ad esempio, l’auto introduce una versione evoluta del sistema MBUX. Lo abbiamo testato a Genova a inizio anno, anche sui commerciali della Casa. L’assistente vocale che risponde al famoso comando “Hey Mercedes”, infatti, si sdoppia in due ed è gestibile in modo indipendente dai passeggeri anteriori e posteriori. Questi ultimi hanno a disposizione un tablet Android da 7” che si può riporre in un apposito alloggiamento. Tra le dotazioni super-esclusive presenti a bordo anche il climatizzatore automatico a cinque zone e l’inedito sistema “Carwash”. Questo dispositivo solleva l’assetto per ridurre la carreggiata e facilitare l’ingresso al lavaggio. Inoltre, chiude automaticamente i finestrini e il tettuccio, ripiega gli specchietti e accende la telecamera perimetrale.

FARI MULTIBEAM LED

La nuova Mercedes GLS è dotata dei più moderni sistemi di ausilio alla guida. Spiccano, oltre agli ormai quasi scontati sistemi di guida autonoma di livello 2, in nuovi fari Multibeam LED. Sono offerti di serie e si compongono di ben 112 lampadine che, gestite da una centralina elettronica dedicata, regolano il fascio di luce in base alle condizioni circostanti. Possono arrivare a illuminare fino a 650 metri di distanza.

UNA GAMMA ELETTRIFICATA

La Mercedes GLS debutterà sul mercato a fine anno con serie di motorizzazioni di ultima generazione. A benzina sarà offerta nella versione GLS 580, spinta da un V8 da 4 litri biturbo con EQ Boost che vanta 489 CV e quasi 1.000 Nm di coppia. A gasolio, invece, si declinerà nelle varianti GLS 350 (286 CV) e GLS 400 d (da 330 CV),

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Subaru Outback 2020: massima connettività e tanti Adas

di Redazione — 18 Aprile 2019 ore 16:48

Venticinque anni fa faceva il proprio esordio sul mercato la Subaru Outback. Portava con sé un nuovo concetto di auto. Aveva carrozzeria famigliare ma assetto rialzato ed evidenti protezioni. Fu la prima cross country della storia, era pensata per quelle famiglie che amavano il tempo libero in un epoca in cui SUV e crossover non erano ancora di gran moda. Oggi Subaru presenta la sesta generazione del modello, che resta fedele alle origini ma sa anche essere confortevole e al passo con i tempi.

UNA NUOVA PIATTAFORMA GLOBALE

La nuova Subaru Outback si caratterizza per un look più essenziale rispetto al precedente modello, per quanto nella parte inferiore del corpo vettura presenti ancora evidenti protezioni in plastica. L’auto nasce su una nuova piattaforma, quella Subaru Global Platform su cui sono nate le ultime Impreza e XV e che abbiamo annunciato già due anni fa. Grazie proprio al pianale di ultima generazione, più leggero ma anche più resistente alla torsione, l’auto dovrebbe garantire un comportamento dinamico più preciso. L’auto, però, mantiene una consistente altezza da terra di 22 centimetri per poter affrontare tanti tipi di sterrato senza troppo impaccio.

ABITACOLO ACCOGLIENTE

Dentro l’auto mostra uno stile che è ancora semplice, come da tradizione della Casa delle Pleiadi, ma ha materiali di qualità e assemblaggi precisi. Con l’allestimento al top dell’offerta, inoltre, l’auto mostra una grande cura del dettaglio, con sedili riscaldati e ventilati (anche dietro) con rivestimento impermeabile, i vetri più spessi per un migliore isolamento acustico.

UN TABLET IN CONSOLE

L’elemento che più coglie l’attenzione quando si sale a bordo è rappresentato dallo schermo dell’impianto di infotainment. Si tratta di un touchscreen da 11”6 posto in posizione verticale. Da quello si comanda un sistema che oltre ad essere compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Grazie alla presenza di un router wi-fi, permette sia di navigare in rete sia di ricevere aggiornamenti di software e di mappe in remoto. L’auto, pensata per essere usata in compagnia e all’aria aperta. Presenta anche 4 porte Usb e due prese a 12 Volt in grado di ricaricare anche un computer portatile.

SI ACCORGE SE SEI STANCO

La nuova Subaru Outback è dotata anche di numerose tecnologie di ausilio alla guida. Ha la frenata d’emergenza automatica, il monitoraggio dell’angolo cieco e il controllo del superamento involontario della carreggiata. Tutti questi dispositivi sono frutto della continua ricerca sulla sicurezza che portò Subaru ad introdurre l’Eyesight già nel 2012. Oltre a questo, grazie alla presenza di una telecamera ad infrarossi affogata all’interno della strumentazione, l’auto è in grado di riconoscere lo stato di stanchezza del conducente e di richiamarlo all’attenzione con spie e cicalini. La Subaru Outback debutterà sul mercato statunitense a fine 2019 e, dal 2020, sarà a listino anche in Europa.

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Consiglio acquisto auto 7 posti: budget fino a 35.000 euro

di Redazione — 18 Aprile 2019 ore 21:15

Le guide di SicurAUTO.it continuano con i consigli per l’acquisto di auto 7 posti con budget intorno a 35.000 euro (diciamo in un range compreso tra 30 mila e 38 mila, se volete spendere di meno vi rimandiamo alla guida fino a 25.000 euro). Le automobili a sette posti sono particolarmente apprezzate da chi viaggia con una famiglia numerosa. Ma trovano felice utilizzo anche come autovetture per impiego professionale, utilizzate ad esempio nei transfer autostradali. Guida aggiornata al 18 aprile 2019.

AUTO 7 POSTI: SCEGLIERE IN BASE ALLE ESIGENZE

Chi pensa di acquistare un’auto a 7 posti necessita evidentemente di spazi superiori alla media degli altri automobilisti. Oggi il mercato offre varie tipologie di automobile (monovolume, station wagon, suv e crossover) che dispongono di una terza fila di sedili; In numerosi modelli quest’ultima è frazionabile e ripiegabile a filo del pianale, facendo così recuperare spazio nel bagagliaio. Ricordiamo infatti che le auto 7 posti solitamente non hanno un bagagliaio particolarmente capiente, proprio perché parte dello spazio è sacrificato in favore della terza fila.

AUTO 7 POSTI: LA PROVA SU STRADA

Trattandosi di una particolare tipologia di vetture, è obbligatoria una accurata prova su strada per valutarne il comportamento a pieno carico. Così come è opportuno far provare ai passeggeri i posti aggiuntivi. Bisogna poi prendere consapevolezza della reale capacità di carico del modello, se risulta sufficiente alle esigenze di un viaggio e se diventa necessario integrare lo spazio con un box portaoggetti sul tetto (leggi i 10 controlli da effettuare prima di partire per le vacanze). La prova su strada è importante anche per saggiare le doti della motorizzazione scelta, verificandone l’idoneità al nostro stile di guida e alle nostre abitudini. Ma ora bando alle ciance e spazio alle nostra lista di 12 auto a 7 posti da guardare e valutare.

BMW SERIE 2 GRAN TOURER

Versione allungata della monovolume Active Tourer, la BMW Serie 2 Gran Tourer ne mantiene gran parte delle caratteristiche a parte qualche lieve modifica alla carrozzeria e alle linee esterne, oltre alla possibilità di avere una terza fila di sedili portando il numero di posti totali a 7. Nel 2018 è uscito un nuovo modello della Serie 2 Gran Tourer. I prezzi variano dai 28.900 euro della versione base ai 47.850 della luxury full optional. Noi, più modestamente, vi presentiamo la 218d xDrive con cambio automatico, che rientra per un soffio nel nostro budget. Motore 150 CV, cilindrata 2.0, velocità massima 205 km/h, emissioni 127 g/km e consumi dichiarati di 4,8 litri per 100 km. Prezzo di listino 38.000 euro.

CITROEN GRAND C4 SPACETOURER

La monovolume Citroen Grand C4 SpaceTourer è l’erede della Picasso, di cui ha praticamente ereditato quasi tutto, a parte appunto il nome. Nell’allestimento a 7 posti il bagagliaio contiene soli 130 litri, altrimenti può spingersi fino a 645 litri, oppure a 704 spostando in avanti i sedili della seconda fila. La Grand C4 SpaceTourer è disponibile in una miriade di versioni con prezzi che spaziano da 27.050 a 37.000 euro. La più performante è la BlueHDi 160 S&S EAT8 Shine: motore diesel da 163 CV, velocità massima 210 km/h, 123 g/km di emissioni e consumo dichiarato di 4,7 l/100 Km. Nel 2013 il crash test della Citroen Grand C4 Picasso/SpaceTourer ha totalizzato 5/5.

FORD GALAXY

Questa proposta di auto a 7 posti dell’ovale blu è lunga 480 cm, ha 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 300 litri. Nella versione base 1.5 EcoBoost 160cv S&S Business è equipaggiata con un 4 cilindri turbo benzina da 1.5 litri e 160 cavalli, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 7,5 l/100 km con 170 g/km di CO2, quindi a rischio ecotassa. Il prezzo di listino parte da 37.750 euro. La Ford Galaxy ha già superato i vent’anni di carriera ed è giunta oggi alla terza generazione. Recentemente è stata sottoposta a un restyling che ha riguardato alcune modifiche estetiche e l’adeguamento all’attuale family feeling del marchio. La monovolume americana, grazie al Fold Flat System, offre la possibilità di abbattere la seconda e la terza fila di sedili e ottenere un pianale piatto e regolare, innalzando notevolmente la capacità di carico. È stata testata da Euro NCAP nel 2015 e ha conseguito le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video).

FORD GRAND TOURNEO CONNECT

Ford Grand Tourneo Connect rappresenta la versione monovolume a 7 posti del veicolo commerciale Transit Connect, dal quale riprende il design e le motorizzazioni. La versione 1.5 TDCi 120 CV 7 posti Titanium Auto, in vendita dal 2019 anche in Italia, è dotata di cambio automatico. Monta poi un propulsore diesel da 120 CV e 1.5 litri e ha una velocità massima di 170 km/h. Per quanto riguarda consumi ed emissioni, dichiara rispettivamente 5,2 l/100 Km e 135 g/km. Prezzo di listino: 31.750 euro, tutto sommato contenuto per quanto offre. Nel 2018 EuroNCAP ha effettuato il crash test della Ford Tourneo Connect: risultato 4/5 (qui scheda, video e foto).

FORD S-MAX

Altra proposta del marchio americano. La Ford S-Max è lunga 480 cm, ha fino a 7 posti e 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 285 litri. Nella versione base 2.0 EcoBlue 120cv S&S Business 7p è equipaggiata con un 4 cilindri turbo diesel da 2.0 litri e 120 cavalli, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 5,1 l/100 km e 134 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 36.500 euro. Considerata come una monovolume sportiva, la S-Max è stata recentemente rinnovata sulla base della Ford Mondeo. Offerta con un ricco assortimento di motorizzazioni, è proposta anche in versione a trazione integrale a gestione elettronica. E’ stata testata da Euro NCAP nel 2015 ottenendo le 5 Stelle (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video),

KIA CARENS

La Kia Carens è una monovolume di fascia media prodotta dal 1999 e giunta nel frattempo alla quarta generazione. Caratterizzata nella parte posteriore da tre pratici sedili scorrevoli al posto del sedile unico, è dotata pure di due strapuntini estraibili dal baule per viaggiare in 7 (in quest’ultimo caso i 536 litri di bagagliaio disponibili si riducono a 103). La versione 1.7 CRDi 141cv Platinum DCT con cambio automatico è in vendita a 31.000 euro. Viaggia a 189 km/h di velocità massima, emette 135 g/km di CO2 e consuma 5,2 l/100 km. Qui c’è la scheda, con punteggi e video, del crash test della Kia Carens di EuroNCAP.

OPEL ZAFIRA

L’Opel Zafira è una monovolume di fascia medio-alta. Sottoposta a un deciso restyling nel 2016, soprattutto per quanto riguarda frontale e calandra. Offre 7 posti disponibili con terza fila di sedili di serie, abitacolo piuttosto spazioso e confortevole e tetto panoramico. A seconda dell’allestimento può costare da 28.200 a 38.350 euro. La nostra versione di riferimento è appunto la top di gamma 2.0 CDTI 170cv Innovation AT6, con motore diesel che spinge la vettura fino a 211 km/h, consumando 7,0 l/100 Km ed emettendo 183 g/km (ahi ahi l’ecotassa). Nel 2011 l’Opel Zafira ha preso 5/5 nel crash test EuroNCAP, ecco scheda e video.

RENAULT GRAND SCENIC

Presentata al Salone di Ginevra del 2016, la Renault Grand Scenic è la versione allungata e a 7 posti della monovolume francese giunta ormai alla quarta generazione. Disponibile in innumerevoli allestimenti e versioni anche a prezzi molto competitivi per la categoria. In questa sede vi presentiamo Grand Scenic 1.7 DCI 88KW Blue Initiale Paris. Presenta motore diesel da 120 CV, 195 km/h di velocità massima, emissioni di CO2 a 129 g/km e 4,9 l/100 km di consumi dichiarati. In vendita a 37.250 euro. Il crash test di Renault Grand Scenic (scheda e video) è vecchio del 2009 ma è valso 5/5.

SKODA KODIAQ

La Skoda Kodiaq è un suv della casa automobilistica ceca del gruppo Volkswagen. Su richiesta dell’acquirente, si può equipaggiare con due sedili supplementari per formare una terza fila di sedili e raggiungere così i 7 posti, con riduzione della capienza del bagagliaio a 835 litri. Disponibile negli allestimenti Ambition, Executive e Style. La potente versione 2.0 TDI SCR 7TECH DSG monta un propulsore diesel da 150 CV, raggiunge i 198 km/h, emette 131 g/km di CO2 e consuma 5,0 litri in 100 Km. Prezzo di listino 37.160 euro. Nel 2017 la Skoda Kodiaq ha ottenuto 5/5 nel crash test EuroNCAP, qui la scheda con il video.

SSANGYONG RODIUS

Proposta sul mercato italiano a partire dal 2013, la SsangYong Rodius è una vettura a metà strada fra una monovolume e un suv, lunga addirittura più di cinque metri. Ovviamente con tanto spazio a disposizione ospita fino a 7 passeggeri comodi comodi, e in alcune versioni in vendita esclusivamente all’estero addirittura 9! Eccezionale la capacità del bagagliaio, variabile fra gli 875 e i 1975 litri in relazione ai posti in uso. Disponibile sia con cambio manuale che automatico a seconda del modello. Il top di gamma della Rodius è la 2.2 Classy Pelle 7p Smart Audio 4WD Aut., non troppo generosa in termini di consumi (8,0 l/100 km) ed emissioni di CO2 (210 g/km). Costa 36.250 euro, ma occhio all’ecotassa.

TOYOTA PRIUS+

Unica proposta ibrida di questa guida con i consigli per l’acquisto di auto 7 posti, la Toyota Prius+ è lunga 465 cm, ha 7 posti e 5 porte e dispone di un bagagliaio dalla capacità minima di 200 litri. È disponibile con un’unica motorizzazione: un sistema ibrido composto da un propulsore a ciclo Atkinson da 1.8 litri e 99 cavalli abbinato a un motore elettrico da 60 kw. La potenza del sistema Hybrid Sinergy Drive è pari a 136 cavalli. Il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4,9 l/100 km con 112 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 33.000 euro. Apprezzata per la sua economia d’esercizio, la versione a 7 posti offre una dotazione di serie piuttosto completa con tanti accessori disponibili. Gli schienali della terza fila di sedili sono abbattibili nella configurazione 50:50, permettendo di sfruttare a piacimento il bagagliaio. Euro NCAP ha testato il modello di riferimento nel 2009 assegnandogli le 5 Stelle nel crash test (qui la scheda del crash test con i risultati completi ed il video)

VOLKSWAGEN TOURAN

La storica monovolume compatta Volkswagen Touran (in produzione dal 2003 e giunta alla seconda serie) può ospitare fino a 7 passeggeri. Offre di serie per tutti gli allestimenti il controllo dell’arretramento in salita, il cruise control con differenziale autobloccante, l’avviso anti-colpo di sonno e lo sterzo ad assistenza variabile. Tra le motorizzazioni proposte ce n’è una sola a benzina, 1.2 TSI da 110 CV, affiancata dalle versioni diesel 1.6 TDI da 110 CV e 2.0 TDI da 150 o 190 C. A seconda della versione e dell’allestimento, il prezzo oscilla tra 28.950 e 38.600 euro. Nel 2015 punteggio massimo di 5/5 per il crash test di Volkswagen Touran (video e scheda completa).

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Le aziende che hanno investito di più nella guida autonoma di Uber

di Antonio Elia Migliozzi — 18 Aprile 2019 ore 19:59

Uber incuriosisce il mercato. Secondo gli analisti l’azienda potrebbe uscire rafforzata dalla quotazione in borsa. Ecco allora che secondo i media americani Toyota si prepara ad aumentare gli investimenti in Uber. Lo scorso anno il costruttore giapponese era entrato nel capitale della società di ridesharing ben 500 milioni di dollari. Ecco allora che la nuova tranche di finanziamenti arriverà, oltre che da Toyota, anche da Denso e Softbank. La vendita di una quota di minoranza aiuterebbe Uber a ridurre le pesanti perdite dello scorso anno. Vediamo perché l’IPO Uber si conferma una delle più attese negli ultimi anni.

 

UBER IN AFFARI

Uber si prepara a firmare un accordo per vendere una partecipazione di minoranza. Nel dettaglio l’azienda vuole cedere una quota della sua unità ATG. Per capirci si tratta del ramo aziendale che sta lavorando da anni alla guida autonoma. Conferme alla notizia arrivano anche dal Wall Street Journal che l’aveva data in anteprima. Per Uber non si tratta di una novità perché già gode di soci importanti. La giapponese Softbank e la casa automobilistica Toyota insieme al fornitore di ricambi Denso sono pronti a spendere 1 miliardo di dollari. La somma farebbe schizzare il valore dell’unità ATG di Uber a quota 7,25 miliardi di dollari. Alla fine dello scorso anno Toyota ha investito 500 milioni di dollari in Uber. Ora gli analisti ritengono che Denso dovrebbe potrebbe coprire i due terzi di tale cifra, mentre Softbank partecipare per 333 milioni.

CHI ENTRA

L’accordo consentirebbe a Uber di mantenere il controllo operativo di ATG riducendo al tempo stesso i costi. Il nuovo consiglio di amministrazione dell’unità per la guida autonoma di Uber avrà sei seggi controllati da Uber e altri due da Toyota e Softbank. Va detto che il nuovo investimento da 1 miliardo è ora al vaglio del Comitato per gli investimenti esteri degli Stati Uniti. Si tratta di un passaggio necessario per valutare eventuali rischi di sicurezza nazionale. Secondo il Wall Street Journal la società lavorerà con Toyota e Denso per lo sviluppo di una nuova flotta a guida autonoma. In attesa della quotazione in borsa la valutazione di Uber è di 100 miliardi di dollari. Anche se alcune stime dicono che è più vicina ai 70 o 80 miliardi. Va detto che a febbraio Uber ha fatto sapere di aver perso, nel 2018, 1,8 miliardi di dollari.

CORSA AUTONOMA

La divisione per la guida autonoma di Uber, è una macchina mangia soldi. L’azienda ha dichiarato di bruciare ben 20 milioni di dollari al mese per sviluppare le tecnologie driveless. Lo sforzo è necessario per stare al passo con i concorrenti, tra cui la divisione Cruise di GM, Waymo di Google e Lyft. Uber aveva promesso decine di migliaia di veicoli autonomi operativi in 13 città entro il 2022 ma forse servirà più tempo. I test sono partiti a San Francisco nel novembre 2016. L’incidente del marzo 2018 con la morte di un pedone in Arizona ha bloccato per quasi un anno le sue operazioni su strada. Toyota potrebbe aiutare Uber a riprendere il suo programma guida autonomo consapevole del fatto che l’azienda americana ha fatto sempre progressi da sola.

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Le 10 città dove si può morire per le emissioni auto in Europa

di Antonio Elia Migliozzi — 18 Aprile 2019 ore 17:34

L’aria nelle città è sempre più inquinata. I numeri di una ricerca confermano un trend preoccupante. Morire per colpa dell’inquinamento accade soprattutto in alcune aree urbane. Sono tutte in Europa le 10 città con i maggiori decessi da inquinamento ogni 100.000 abitanti. Preoccupa il primato di tutto italiano con Milano e Torino. La relazione dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il modo in cui i trasporti causano l’inquinamento atmosferico. Le cattive condizioni dell’aria provocano malattie e quindi decessi. Va detto che le emissioni prodotte dalle auto contribuiscono a questo quadro ma non sono l’unica causa dell’inquinamento. Vediamo i dettagli.

RISCHIO INQUINAMENTO

L’International Council on Clean Transportation (ICCT) esamina il rapporto tra la qualità dell’aria e i decessi tra il 2010 e il 2015. Come riporta Transport & Environment l’uso dei veicoli diesel ha peggiorato le cose. Secondo l’ICCT negli ultimi decenni la crescita dei mezzi diesel ha portato ad un aumento dei decessi. La relazione accusa i veicoli diesel di aver “contribuito maggiormente all’inquinamento e al numero di malattie associate“. Nel dettaglio si punta il dito contro i tempi lunghi per le nuove norme anti-inquinamento. In questo è molto dura la critica dell’ICCT nei confronti dell’Europa. I limiti delle emissioni di NOx non sarebbero sufficientemente elevati e le case auto potrebbero ancora facilmente violarli. Insomma l’invito ai 28 Stati Ue è a lavorare meglio ed insieme.

INTERVENTI NORMATIVI

L’ICCT sottolinea l’importanza di sviluppare gli standard sul tema delle emissioni auto. Tra i suoi suggerimenti c’è l’adozione globale di standard più rigidi e l’applicazione di un turnover della flotta auto. Evidente che un parco auto molto vecchio come quello italiano impiega decenni per togliere dalla strada una tecnologia obsoleta. È noto da anni che le emissioni prodotte dai trasporti, in particolare il traffico, causano una cattiva qualità dell’aria. Nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha provocato quasi 3,5 milioni di morti premature. Queste sono distribuite tra ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni, diabete, difficoltà respiratorie e altri disturbi. Puntare il dito contro le emissioni delle auto di ultima generazione potrebbe essere sbagliato. La tecnologia ha fatto negli anni importanti passi avanti.

DINAMICA GLOBALE

Lo studio dell’ICCT realizza una fotografia globale dell’impatto dell’inquinamento sulla salute umana. Tra il 2010 e il 2015 la crescita del traffico ha compensato i progressi tecnologici nella riduzione delle emissioni. La percentuale globale di morti premature causate dalle emissioni auto è rimasta invariata. Questo nonostante la riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati. Come conferma la mappa sulle 10 città più inquinate gli Stati europei devono fare molto. L’Italia occupa il primo e il secondo posto in classifica con Torino e Milano. Non meglio la Germania con Stoccarda, Berlino e Colonia tra le prime 10. Secondo l’ICCT le economie del G20 devono lavorare insieme. Qui si registra l’84% della mortalità causata dai trasporti nel 2015. Necessario allora puntare sul trasporto pubblico. Le città devono investire nella mobilità condivisa per ridurre le emissioni inquinanti delle auto.

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Ricarica auto elettriche: le direttive antincendio dei Vigili del Fuoco

di Redazione — 18 Aprile 2019 ore 16:00

Ricarica auto elettriche

In Italia la diffusione delle vetture a emissioni zero procede lentamente ma comunque procede. Conseguentemente aumentano le stazioni di ricarica per auto elettriche, sia private che pubbliche. Situazione che ha spinto il Dipartimento Vigili del Fuoco del Ministero dell’Interno a varare recentemente una circolare con le linee guida per regolare l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Prevenendo così il rischio di incendi o esplosioni.

LINEE GUIDA RICARICHE AUTO ELETTRICHE: I SOGGETTI INTERESSATI

Le nuove linee guida, già in vigore, si applicano alle stazioni di ricarica installate nell’ambito di attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco. Per esempio garage privati con una superficie superiore ai 300 metri quadrati, officine e parcheggi interrati degli hotel. Sono invece escluse le infrastrutture a ricarica induttiva, ovvero quelle in modalità wireless, e i veicoli fuel-cell. Le direttive hanno effetto retroattivo, quindi le infrastrutture esistenti prima del rilascio delle linee guida sono tenute ad adeguarsi alle nuove prescrizioni.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO

La circolare del Ministero precisa che gli elementi che costituiscono i sistemi di connessione e ricarica delle auto elettriche devono essere progettati, realizzati e mantenuti in conformità alle norme CEI 64-8 parte 7 sezione 722, norme serie CEI EN 61851 e norme serie CEI EN 62196. In particolare, riguardo la realizzazione delle stazioni di ricarica, vanno necessariamente valutati i rischi da interferenza fra le stazioni stesse e altri impianti o depositi di materiali infiammabili o combustibili eventualmente presenti, come per esempio i distributori di carburanti, e nel caso adottate misure mitigative.

CARATTERISTICHE DELLE STAZIONI DI RICARICA DEI VEICOLI ELETTRICI

Inoltre le stazioni di ricarica devono essere munite di un dispositivo di comando di sgancio d’emergenza ubicato in posizioni segnalate, in modo da determinare il sezionamento dell’impianto elettrico nei confronti delle sorgenti di alimentazione. Devono poi evitare l’utilizzo delle ricariche domestiche con le normali prese di corrente, anche con control box, in quanto non adeguate a un uso prolungato. Ed equipaggiate, infine, con estintori portatili pronti a intervenire su impianti o apparecchi elettrici in tensione, in aggiunta a quelli già previsti.

I CAVI DI CONNESSIONE TRA STAZIONE DI RICARICA E AUTO ELETTRICHE

Per quanto riguarda invece la connessione tra stazione di ricarica e veicoli elettrici, le linee guida dei Vigili del Fioco sono altrettanto chiare. Sono permessi solo tipi di connessione in linea con le normative internazionali, ed è parimenti raccomandato di utilizzare cavi di connessione resistenti all’usura per prevenire effetti termici pericolosi. Tali cavi devono essere verificati a vista prima di ogni utilizzo e, qualora siano dotati di schermatura metallica, meglio posizionarla a terra.

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Nuova Mini Clubman 2019: più connessa e sicura con i fari Matrix LED adattivi

di Redazione — 18 Aprile 2019 ore 14:56

Al Salone di Shanghai Mini presenta la nuova Clubman. La piccola familiare inglese, modello più spazioso dopo la Countryman, che provammo in anteprima, infatti, si sottopone al classico restyling di mezza vita per concedersi qualche ritocco all’aspetto, un aggiornamento a dotazione e accessori e anche una serie di migliorie dal punto di vista meccanico.

ARRIVANO I FARI MATRIX LED

Dal punto di vista estetico, l’auto cambia a livello di mascherina frontale e, soprattutto, nei fari. Quelli anteriori adottano ora i LED anche per i fendinebbia, mentre per il proiettore principale, da oggi, si potrà optare anche per i Matrix LED a quattro elementi in grado di accendere e regolare autonomamente il fascio di luce in base alle condizioni di visibilità e di traffico. Sono gestiti attraverso la telecamera frontale e si attivano a velocità superiori ai 70 km/h. Per quanto riguarda la luci posteriori, invece, sulla nuova Mini Clubman debuttano i fari “Union Jack”. Nella firma luminosa ricordano la famosa bandiera britannica.

ANCOR PIÙ TAILOR MADE

Come da tradizione, la Mini Clubman offre numerose opportunità di personalizzazione con una vasta gamma di colori esterni (ce ne sono tre inediti), incluse le tinte con tetto a contrasto, e di stickers. Tanti anche i cerchi in lega, con misure tra i 16” e i 19”. Da oggi, sull’auto, si potrà osare ancora di più grazie al programma Mini Yours, che permette di scegliere diverse alternative anche per quanto riguarda altri dettagli di stile. Ci si riferisce ad esempio alla finitura Piano Black per i fari e la mascherina frontale. Anche dentro la Mini Clubman compie un ulteriore passo in avanti in termini di qualità e presenta nuovi rivestimenti in pelle per i sedili.

MASSIMA CONNETTIVITÀ ED ECALL DI SERIE

La nuova Mini Clubman presenta un aggiornamento anche a livello di infotainment. Si potrà scegliere tra due sistemi, uno con touchscreen da 6”5 e uno con display più grande, da 8”8, di serie con il pacchetto Connected Navigation Plus. L’auto, che è dotata anche di vaschetta per la ricarica wireless del telefono, adotta poi di serie una Sim 4G che gestisce in automatico la chiamata d’emergenza in caso di incidente. Si tratta di un dispositivo obbligatorio sulle auto di nuova immatricolazione da aprile dello scorso anno ma che Mini vuole offrire per garantire maggiore rapidità di soccorso per i propri clienti. Grazie a questo servizio di connessione, l’auto può ricevere informazioni in tempo reale sul traffico e dialogare con app dedicate.

SEI MOTORI E TRE ASSETTI

A livello di meccanica, l’auto conferma la gamma già in commercio. La nuova Mini Clubman si declinerà nelle varianti One, Cooper e Cooper S per quanto riguarda i motori a benzina e One D, Cooper D e Cooper SD per quanto riguarda i motori a gasolio. La gamma offrirà potenze comprese tra i 102 e i 192 CV. Ma per il futuro è attesa anche la solita variante John Cooper Works. A listino, la Mini Clubman si presenterà con versioni a trazione anteriore e altre a trazione integrale. Infine, in base alla motorizzazione, si potrà scegliere tra il cambio manuale a sei marce o l’automatico a otto rapporti. Tra gli optional, da segnalare, l‘assetto ribassato di 1 cm e quello a controllo elettronico.

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Renault City K-ZE: ecco la nuova crossover elettrica

di Redazione — 18 Aprile 2019 ore 11:30

Quello di Shanghai è il salone più grande del mondo. Normale, quindi, che rappresenti l’occasione ideale per svelare numerose novità. Soprattutto se queste novità riguardano in qualche modo il mercato asiatico. Renault, ad esempio, ha svelato la nuova crossover compatta City K-ZE, piccola cinque porte elettrica. L’auto sarà interamente prodotta in Cina, dove entrerà sul mercato entro fine anno. Nelle intenzioni della Casa, però, in futuro sarà destinata anche ad altri mercati, inclusi quelli europei.

DIVERSI SISTEMI DI RICARICA

La nuova Renault City K-ZE monta un motore elettrico alimentato da una batteria da 26,8 kWh. Ha un’autonomia di 271 km nel ciclo NEDC. Renault ha previsto diversi metodi di ricarica, dalle prese di casa con corrente da 220 Volt (necessarie quattro ore per la ricarica completa) alle colonnine di ricarica rapida (80% di ricarica in 50 minuti). La Casa francese l’ha anche dotata di dispositivi che consentiranno la ricarica anche grazie a sistemi che sono ancora in fase di sviluppo. L’auto, quindi, sarà compatibile con gli standard di ricarica odierni e futuri presenti nelle varie aree del mondo. Il motore, con 45 CV e 125 Nm di coppia, regala al veicolo un’accelerazione 0-60 km/h in 7″ e una velocità massima di 105 km/h. Le dimensioni sono quelle di un piccolo SUV: 3,735 mm di lunghezza, 1,559 di larghezza e 1,579 mm di altezza, con un bagagliaio che ha una capacità di 300 litri.

AL RIPARO DA INCIDENTI E INQUINAMENTO

La crossover francese sarà dotata di avanzati sistemi di assistenza alla guida. Renault ha pensato anche alla salute dei passeggeri. Il climatizzatore infatti è dotato di un filtro che intercetta le polveri sottili dannose (fino a PM 2.5) presenti all’esterno, impedendogli di entrare nell’abitacolo. Il sistema di filtraggio sarà eventualmente attivato nel caso in cui un sensore interno all’auto rilevi alte concentrazioni di polveri sottili nell’aria. Sempre all’interno del veicolo, inoltre, si troverà uno schermo da 8 pollici, posto al centro della plancia, per gestire il sistema di infotainment e il dispositivo di controllo della ricarica, che si potrà comandare da remoto.

ASSEMBLATA IN CINA, VENDUTA NEL MONDO

La City K-ZE sarà prodotta in Cina, già durante l’anno in corso. Chi si occuperà dell’assemblaggio sarà la eGT New Energy Automotive, una joint venture tra il gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi e Dongfeng, impresa pubblica cinese tra i quattro maggiori produttori di auto del Paese orientale, con sede a Wuhan. Gli standard qualitativi e di sicurezza saranno all’altezza delle normative estere (in particolare quelle europee) per permettere una futura esportazione del veicolo verso il Vecchio Continente.

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Jeep Commander PHEV 2019: il primo SUV ibrido sarà solo per la Cina

di Antonio Elia Migliozzi — 17 Aprile 2019 ore 20:26

In occasione del Salone dell’auto di Shanghai arriva Jeep Commander. Il marchio sceglie il mercato cinese per presentare il suo SUV full size che sarà anche da 7 posti. Il Commander prosegue la strada green intrapresa dal marchio a Ginevra 2019. Ecco allora il motore elettrificato ibrido plug-in. In modalità solo elettrica Jeep Commander promette un’autonomia di 70 chilometri. Il prezzo in Cina parte da circa 50.000 euro per il modello entry level ma non si conoscono i dettagli sugli allestimenti. Jeep non ha confermato il lancio della Commander su altri mercati ma non si esclude un eventuale esordio anche negli Usa. Vediamo i dettagli del nuovo modello che conferma la strada dell’elettrificazione Jeep.

 

SUV PHEV

Il marchio americano ha approfittato dell’apertura del Salone di Shanghai del 2019 per presentare ufficialmente il Jeep Commander PHEV. Le specifiche del SUV full size con il motore plug-in non sono state ancora rivelate. La Jeep Commander è la versione a 5 posti della Grand Commander. Si tratta di un modello tutto nuovo che propone un design affilano lanciato commercialmente solo in Cina. Quindi, almeno per ora, questa nuova versione ibrida plug-in del Commander non lascerà il gigante asiatico. La versione PHEV del SUV è, a livello estetico, praticamente identica a quella alimentata da un motore tradizionale. Eppure a guardare bene si nota che, in corrispondenza del passaruota posteriore sinistro, si trova l’ingresso per la ricarica alla spina per la batteria.

LE SPECIFICHE

Se i dettagli estetici si fermano alla presa di ricarica ed ai nuovi cerchi bicolori a 5 razze, le sorprese sono sotto il cofano. Al momento Jeep non ha rivelato alcun dettaglio tecnico riguardo a questa nuova versione ibrida plug-in. L’unica certezza riguarda l’autonomia del pacco batterie. Sebbene non si conoscano le specifiche tecniche, la batteria del Commander PHEV permette al SUV di viaggiare fino a 70Km solo in modalità elettrica. Insomma non male per un modello delle sue dimensioni e peso. Secondo i meglio informati Jeep prevede di lanciare la gamma Commander anche in Nord America. Alcuni si sono spinti anche ad ipotizzare che Fca potrebbe usare il marchio Chrysler e non quello Jeep. Si tratta di indiscrezioni che per ora non sono state confermate da parte del marchio.

OFFENSIVA IBRIDA

La nouva Jeep Commander PHEV si inserisce nell’offensiva elettrificata del brand. Allo scorso Salone dell’auto di Ginevra sono state presentate la Renegade e la Compass PHEV. Arriva quindi su strada una powertrain inedita per il costruttore americano del gruppo Fca. L’ibrido combina il propulsore benzina 1.3 a quattro cilindri turbo con un motore elettrico montato sull’asse posteriore. Le due unità disponibili hanno una potenza massima compresa tra i 190 CV e i 240 CV. Grazie alla trazione elettrica anche le prestazioni promettono di farsi interessanti. Il SUV compatto Renagade PHEV copre lo scatto da 0 a 100 km/h in soli 7 secondi. Jeep ha scelto di puntare sull’ibrido PHEV per la sua maggiore duttilità. Il sistema è alimentato da una batteria agli ioni di litio ricaricabile alla presa di casa o presso una colonnina rapida. Nel caso di Renegade e Compass l’autonomia in modalità completamente elettrica è di 50 chilometri.

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AEB, ISA e blackbox su auto e camion: i sistemi di serie in UE dal 2022

di Redazione — 17 Aprile 2019 ore 18:50

Il Parlamento Europeo ha appena approvato dei nuovi standard di sicurezza. Si applicheranno su tutti i veicoli a partire dal 2022. Il voto sui requisiti minimi che verranno richiesti segue l’accordo stipulato tra le diverse istituzioni europee il mese scorso. Punta a uniformare la legislazione in materia di tutti i Paesi membri.

DALLA FRENATA ASSISTITA ALLA “SCATOLA NERA”

La nuova legislazione si applica a ogni tipo di veicolo a motore. Include automobili, bus, camion e camper. Le vetture dovranno essere dotate di moderni sistemi di sicurezza come la frenata assistita e l’Intelligent Speed Assitance, per il rispetto dei limiti di velocità. Inoltre, le auto saranno equipaggiate con un nuovo dispositivo di registrazione elettronica dei dati (EDR). Se ne era già parlato a fine 2018. Annoterà i parametri di bordo nei pochi secondi precedenti e successivi a una collisione, per analizzare l’impatto e prevenire incidenti futuri. Infine, i nuovi camion prodotti dovranno migliorare la loro visibilità frontale, per dare una maggiore possibilità all’autista di vedere ostacoli nel suo percorso ed evitarli senza conseguenze negative.

PIÙ SICUREZZA PER TUTTI

Le nuove direttive non hanno come unico scopo quello di aumentare la sicurezza di chi guida. L’altro obiettivo infatti è di minimizzare gli incidenti soprattutto con gli altri utenti della strada, come pedoni e ciclisti. “Tutti i guidatori saranno facilitati nel mantenere la velocità entro i limiti imposti, la frenata assistita sarà in grado di individuare le persone, non solo gli altri veicoli”, ha commentato Antonio Avenoso, Direttore Esecutivo del Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC). Per perseguire questi fini, nella legge è contenuto anche un capitolo riguardante la guida in stato di ebbrezza. Infatti sarà più facile installare sui veicoli un sistema di bloccaggio automatico. Impedirà la partenza della vettura nel caso in cui l’autista abbia un tasso alcolemico superiore a quello consentito.

CI SARÀ ANCHE LA CHIAMATA D’EMERGENZA

“Vogliamo ringraziare tutti i membri del Parlamento Europeo per aver dato supporto alle misure per la sicurezza stradale negli ultimi anni”, conclude Avenoso. Che spiega poi le altre misure contenute nelle direttive. In aggiunta alle nuove regole sopracitate, verranno introdotte alcune novità. I veicoli saranno dotati di sistemi di chiamata di emergenza automatica (eCall). Le infrazioni avranno validità transnazionale e aumenteranno gli standard di sicurezza del sistema viario. Secondo i promotori della normativa, queste misure dovrebbero prevenire 25.000 morti sulle nostre strade nei prossimi 15 anni.

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Guida autonoma in Cina: Aptiv apre un centro di ricerca sul Livello 4

di Antonio Elia Migliozzi — 17 Aprile 2019 ore 17:28

La società tech Aptiv ha annunciato la sua espansione in Cina. Aptiv ha fatto sapere che inizierà a svolgere operazioni in Asia per testare la sua tecnologia per la guida autonoma. La scelta della Cina non è casuale. Secondo gli analisti nel paese, entro il 2040, verranno percorsi due terzi delle miglia a guida autonoma del mondo. Aptiv lavora da tempo insieme al servizio di ridesharing Lyft e ha già effettuato 40.000 corse driveless a pagamento nell’area di Las Vegas. Dal 2017 la città di Pechino ha aperto le strade pubbliche ai test per la guida autonoma. Ad oggi sono 56 i veicoli coinvolti che appartengono ad 8 aziende diverse. Nel 2018 questa flotta ha portato a termine test su complessivi 150.000km e quest’anno promette di fare molto di più. Vediamo perché la scelta di Aptiv non poteva che cadere sulla Cina.

SVILUPPI TECH

Aptiv è un’azienda tech attiva negli Stati Uniti e impegnata da anni nello sviluppo di software per la guida autonoma. L’azienda sta aprendo un centro di ricerca per la mobilità autonoma a Shanghai per concentrarsi sullo sviluppo e l’impiego della sua tecnologia sulle strade pubbliche. La Cina sarà il quinto hub di attività per Aptiv. Ad oggi sono in corso operazioni di sulle auto autonome a Boston, Las Vegas, Pittsburgh e Singapore. In questo quadro la Cina è forse il suo obiettivo più ambizioso. Aptiv non ha mai svolto operazioni in Cina, ma ha contatti con il paese sin dalla sua nascita nel 1993. Nel corso di un’intervista a TechCrunch il presidente di Aptiv, Karl Iagnemma, ha chiarito: “Secondo un recente studio di McKinsey entro il 2040 il paese ospiterà i due terzi delle miglia autonome percorse nel mondo e sarà un’opportunità di mobilità per trilioni di dollari“. 

CINA AL CENTRO

Nel 2017 Pechino è stata la prima città in Cina a consentire test a guida autonoma sulle strade pubbliche. Lo scorso anno ben 56 veicoli di otto società diverse hanno effettuato test per oltre 150.000 chilometri nella capitale. Le autorità di Pechino hanno anche aperto un centro di ricerca governativo per catalizzare gli investimenti e stimolare la ricerca. Il report sulle attività svolte non spiega, però, nel dettaglio a che punto siano le ricerche. Ad esempio non si capisce la frequenza con cui gli esseri umani sono dovuti intervenire. E’ comunque probabile che Aptiv si accordi con una società già attiva in Cina. L’individuazione di un partner valido è stata la chiave dei test autonomi di Aptiv a Singapore. Qui Aptiv ha lavorato con nuTonomy, startup automobilistica per poi acquistarla insieme al suo progetto di robotaxi.

MODELLO GLOBALE

Aptiv è anche interessata ad approfondire lo studio della mappatura. Sappiamo bene che radar e telecamere non possono da soli guidare le vetture autonome. L’azienda dovrà certamente pensare a nuovi tipi di partnership per la Cina. A differenza degli Stati Uniti, infatti, in Cina ci sono delle restrizioni e ben precise relative alla raccolta dei dati. Temi come la proprietà intellettuale e la creazione di dati cartografici ad alta risoluzione sono strettamente controllati dalle autorità statali. Aptiv potrebbe allora essere “costretta” a stringere accordi con realtà cinesi per rispettare queste regole. Tra i nomi che circolano c’è quello di Baidu. Al momento il colosso cinese Baidu, ha sviluppato la sua piattaforma di guida autonoma Apollo. I test coinvolgono 45 veicoli totali che hanno coperto circa 140.000 km. Aptiv ha confermato che effettuerà test driveless sulle strade pubbliche cinesi entro la seconda metà del 2019.

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Immatricolazioni auto in calo in Europa: -10% a marzo

di Redazione — 17 Aprile 2019 ore 16:35

Secondo i dati diffusi dall’ACEA (l’associazione dei costruttori europei) nel complesso dei Paesi dell’UE,  in Europa le immatricolazioni di autoveicoli nel terzo mese dell’anno sono in calo del 3,6%  rispetto a marzo 2018. Il mercato italiano guida questo andamento sfavorevole chiudendo a -9,6%. Con Il trend negativo registrato anche nei mesi di gennaio e febbraio, il primo trimestre 2019 termina con una variazione negativa del 3,2% rispetto al 2018.

MERCATO ITALIANO IN CRISI

La legge di bilancio con l’Ecobonus non è riuscita ad invertire la rotta, anzi. Nel mercato italiano, le immatricolazioni nel mese di marzo si fermano a 193.662 unità con un calo del 9,6% rispetto l’anno precedente. Considerando invece il primo trimestre del 2019, le unità vendute risultano 537.289 con un andamento negativo del 6,5% rispetto all’anno precedente.

DIESEL IN FORTE CALO

La variazione più rilevante è il crollo del 25% nelle immatricolazioni in Europa delle auto Diesel. Complici gli scandali sulla contraffazione delle emissioni, la demonizzazione da parte dei comuni e le leggi sempre più restrittive sulle emissioni di sostanze nocive per l’ambiente, l’alimentazione a gasolio registra una forte flessione delle immatricolazioni dovuta ad un calo nelle vendite/richieste. Un -17% nel mese di marzo e un -16,6% nel primo trimestre nei maggiori mercati esclusa la Germania, dove si registra una crescita, per il terzo mese consecutivo, del 2,7%. Secondo la European Environment Agency, la diminuzione nelle vendite delle auto Diesel ha portato dal 2017 un aumento dello 0,4% delle emissioni medie di CO2. Aumento dovuto a maggiori emissioni delle auto a benzina su cui si è orientata parte della clientela.

GERMANIA IN CONTROTENDENZA

Se come abbiamo detto la chiusura del primo trimestre risulta negativa, il mercato tedesco mantiene lo stesso trend del 2018. Con 880.092 unità vendute registra una variazione del +0,2%. Secondo l’Associazione tedesca dell’industria automotive VDA si tratta dei volumi più alti in un primo trimestre dal 2000. Anche gli ordini in entrata sono aumentati del 7%, con risultati positivi soprattutto a gennaio e febbraio.

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Test Michelin Pilot Sport 4 SUV

di Donato D'Ambrosi — 17 Aprile 2019 ore 13:46

Il mercato dei SUV in Europa è in continua ascesa: un trend che ha segnato +18% nel 2018 conquistando circa un terzo delle vendite di auto. Più auto con un’altezza e un peso maggiore hanno richiesto anche un lavoro diverso a chi come Michelin costruisce pneumatici, che ha presentato le Pilot Sport 4 SUV. Cosa cambia tra una gomma normale e una per SUV? Lo abbiamo approfondito con Michelin in occasione del test dei nuovi Pilot Sport 4 SUV. Il nome deriva chiaramente dalle Michelin Pilot Sport 4 da cui la nuova gomma eredita molti contenuti tecnologici. Ma segue un processo produttivo parallelo per rispondere alle diverse caratteristiche dinamiche di SUV, 4×4 e crossover premium. Nel nostro primo contatto abbiamo potuto mettere fin da subito alla prova il confort di guida, nonostante le generose dimensioni. Ma scopriamo insieme tutte le novità del Michelin Pilot Sport 4 SUV che abbiamo provato nell’incantevole cornice della penisola sorrentina.

PNEUMATICI GRANDI MA SILENZIOSI

Le nuove Michelin Pilot Sport 4 SUV chiudono il cerchio della famiglia Pilot Sport UHP (Ultra High Performance) dallo Sport Cup 2, allo Sport 4S, dallo Sport 4 fino ai neonati dedicati ai SUV. Una gamma completa di pneumatici che, nell’ordine, sono progettati per garantire Long Lasting Performance dalla pista alla strada. La necessità di realizzare uno pneumatico adatto ai SUV sta nel maggiore peso e baricentro più alto, che generano forze diverse rispetto a uno pneumatico standard. Lo sviluppo delle Michelin Pilot Sport4 SUV ha richiesto 2 anni, anche in collaborazione con diversi Costruttori per specifiche omologazioni in arrivo. Il risultato è uno pneumatico dal battistrada asimmetrico particolarmente silenzioso (tra 70 e 73 dB). L’impiego della tela a zero gradi e degli elastomeri funzionali spiegati anche nel video qui sotto, contribuiscono a massimizzare le performance su asciutto e bagnato validate anche nei test TUV SUD (aderenza) e Dekra (durata chilometrica).

PRIMI NEI TEST SU ASCIUTTO, BAGNATO E DURATA

Le nuove Michelin Pilot Sport 4 SUV portano in dote l’impegnativo compito di garantire le migliori performance di usura e aderenza testate da TUV SUD e Dekra. Nei test indipendenti le Pilot Sport 4 SUV hanno primeggiato rispetto ai concorrenti nella misura 235/60 R18 su asciutto, bagnato (da nuovo e da usurato) e sulla durata. Nella frenata su asciutto da 100 a 0 km/h, le Pilot Sport 4 SUV hanno frenato 1,8 metri prima rispetto alla media dei concorrenti. Su asfalto bagnato il vantaggio delle Michelin è di 3,15 metri prima da nuovo e 5,2 metri prima da usurato. Altra “performance zone” messa alla prova dal peso dei SUV è la durata chilometrica. Test in cui le Michelin Pilot Sport 4 SUV hanno dimostrato di poter percorrere 9100 km in più rispetto alla media dei concorrenti.

CARCASSA PIU’ ROBUSTA

Il battistrada (da nuovo ha un’altezza di 7,7 mm) è progettato per funzionare al meglio sia su asciutto (parte centrale) che su bagnato (i tasselli asimmetrici laterali massimizzano l’aderenza). Rispetto alle Michelin Pilot Sport 4, i progettisti hanno integrato nella variante SUV la doppia tela carcassa per aumentare la robustezza. A differenza di quanto succede con gomme di grandi diametri, più grande non significa più duro e rumoroso. Lo abbiamo percepito durante il nostro primo contatto sulle curve della costiera sorrentina e sul tratto di autostrada che ci ha avvicinati a Sorrento. La silenziosità e un ottimo feeling con il volante, nonostante le strade non sempre nelle migliori condizioni, non ci hanno mai abbandonato. Bisogna anche dire che le Michelin Pilot Sport 4 SUV sono fatte per vetture altrettanto performanti.

MISURE E PREZZO DELLE PILOT SPORT 4 SUV

Le gomme che abbiamo testato durante la nostra prova erano 255/40 R21 su Volvo XC60 R Design e 235/55 R19 su Mercedes GLC 350e ibrida. Generose proprio perché orientate a un segmento premium (nel 2018 circa il 47% di gomme vendute era da 18 pollici in su). Con le Pilot Sport 4 SUV, disponibili in 53 misure entro il 2019, da 17 a 23 pollici, Michelin sostituirà le Latitude Sport 3. La differenza di prezzo è di circa +1,5% (prezzo consigliato al pubblico da 150 a 360 euro in base alla dimensione).

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