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Netflix: scopriamo nel dettaglio il re dello streaming on demand

di Andrea Pettinari — 27 Ottobre 2015 ore 17:10

In molti ne attendevano il lancio con esasperazione, altri tutt’ora ne ignorano l’esistenza: stiamo parlando di Netflix, noto servizio che offre lo streaming on demand di film e serie TV su abbonamento a cadenza mensile. Il colosso dell’intrattenimento che negli ultimi anni ha saputo conquistare la ribalta in territorio statunitense – e non solo – ha finalmente messo piede nel Bel Paese, trovando un pubblico diviso tra coloro che già lo lodano e altri che ne criticano la natura e dubitano che questo potrà mai trovare uno spazio vero e proprio in Italia. Noi di Ridble abbiamo dunque deciso di analizzare il servizio sotto ogni suo aspetto, per fornirvi un feedback completo sull’offerta di Netflix in Italia. La nostra recensione inizia proprio qui sotto: prima, però, scopriamo qualche cenno storico sul servizio e su come quest’ultimo sia riuscito a diventare così popolare negli States e nel resto del mondo.

Cos’è Netflix?

Al contrario di ciò che si crede, Netflix non è un’azienda nata negli ultimi anni: il suo arrivo sul mercato è infatti datato 1997. Ovviamente visti i tempi la compagnia inizialmente non offriva già un servizio di streaming on demand su abbonamento, bensì si occupava di noleggio e di DVD e videogiochi via Internet, il tutto tramite corrispondenza postale. Era possibile noleggiare un titolo per tutto il tempo desiderato, a patto che il numero di DVD o videogiochi noleggiati contemporaneamente non raggiungesse un limite massimo. Una volta terminato di usufruire del contenuto multimediale selezionato bastava rispedirlo al mittente via posta. Semplice ma efficace.

NetflixIl successo planetario, però, arriva solamente in seguito, precisamente nel 2008, quando Netflix decide di buttarsi nell’emergente settore dello streaming on demand, andando a confezionare un servizio attraverso cui è possibile visionare ogni tipo di film o serie TV presente in catalogo, previa pagamento di una quota d’abbonamento su base mensile. Nel giro di qualche anno, grazie al sempre crescente successo e alla mentalità “open” dell’azienda, Netflix inizia a produrre delle serie TV proprietarie che presto conquistano il favore di milioni di telespettatori in tutto il mondo, mentre ne salva molte altre dalla cancellazione acquisendone i diritti e spostandone il palinsesto sul proprio servizio on demand. Tra queste possiamo nominare “Arrested Development”, “Star Wars: The Clone Wars” e ancora “The Killing”, più altri nomi meno famosi. Il catalogo di Netflix ed il costo per accedervi (su abbonamento mensile) rappresentano i veri e propri punti di forza del servizio. Andiamo dunque ad analizzare questi due aspetti da vicino.

Catalogo e prezzi: scopriamo l’offerta italiana di Netflix

Netflix approda nei salotti di migliaia di famiglie italiane con un catalogo ancora discretamente vasto, ad ogni modo inferiore rispetto ai propri concorrenti Mediaset Infinity e Sky Online già attivi da tempo sulla nostra penisola: si parla infatti di 516 film (di cui solo un 20% è costituito da produzioni italiane, catalogate come “di respiro internazionale”), 170 serie TV e 144 documentari.

Il piatto forte del servizio risultano essere proprio le serie TV: tra queste troviamo le ultime produzioni casalinghe come “Orange is the new black”, “Daredevil”, “Narcos” o “Sense8”, mentre manca invece “House of Cards” i cui diritti per la distribuzione italiana sono al momento detenuti da Sky. È presente anche una lunga lista di titoli di terze parti che saprà sicuramente tenerci occupati durante il prossimo freddo inverno: tra di esse figurano colossi di ogni genere, che spaziano dalla comicità di “How I Met Your Mother” alla serietà di “House”, passando per “Prison Break” e “Doctor Who”, fino ad arrivare al distopico “Black Mirror” o al più leggero “Californication”. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti, e di serie valide da scoprire (o recuperare) ce ne sono molte altre.

Netflix

Su Netflix non manca di certo l’animazione, dedicata principalmente ai più piccini ma con un occhio di riguardo anche verso il mondo degli adulti: i cartoni animati sono molti e tra questi figurano “Pokémon”, “Peppa Pig” e “My Little Pony” (tra i più famosi) e Family Guy (I Griffin). D’altra parte è stato imbastito un vasto catalogo per i film d’animazione, che può contare una lunga serie di titoli di grande successo come i vari “Shrek”, “Dragon Trainer” o “Madagascar”, ma anche i vari capitoli di “Kung-Fu Panda”.

Netflix

Passando invece alla tecnica tradizionale i film risultano essere molti, seppure le grandi novità lascino un po’ a desiderare. Netflix non è di certo uno di quei servizi che puntano sulla disponibilità immediata di film e serie TV (fatta eccezione per le produzioni interne) e dunque era impossibile aspettarsi chissà quale novità: tuttavia, in questo senso, il catalogo appare un po’ scarno per quanto riguarda le produzioni più recenti, mentre offre comunque una buona videoteca se siamo appassionati di titoli del passato, sia per quanto riguarda produzioni italiane (è presente tutta la “Trilogia del Dollaro” di Sergio Leone) che quelle statunitensi (“Ritorno al Futuro” e altre ancora). Ad ogni modo, se paragonato ai principali competitor, Netflix appare un po’ scarno di titoli, soprattutto dal punto di vista cinematografico: l’azienda sta compensando per ora dotando la propria offerta di un buon numero di documentari (tra cui spiccano produzioni indipendenti molto interessanti), mentre assicura che mese dopo mese il catalogo si espanderà con numerose novità.

Sta di fatto che, seppure l’offerta possa avere degli alti e bassi, questa, a confronto con il prezzo (o meglio, i prezzi) del proprio abbonamento mensile, rappresenta comunque una scelta più che valida se si valuta l’acquisto di un servizio di streaming on demand semplice da configurare e soprattutto utilizzabile su una moltitudine di dispositivi. L’offerta di Netflix si compone infatti di tre diversi tipi di abbonamento, stipulabili secondo le proprie necessità, che vi elenchiamo qui di seguito:

  • Netflix Base: 7,99€ mensili per contenuti disponibili contemporaneamente su un solo schermo, con supporto alla risoluzione massima di 480p (HDTV);
  • Netflix Standard: 9,99€ mensili per contenuti disponibili contemporaneamente su due schermi, con supporto alla risoluzione massima Full HD (1080p);
  • Netflix Premium: 11,99€ mensili per contenuti disponibili contemporaneamente su ben 4 schermi, con supporto alla risoluzione massima Ultra HD (2160p).

Come funziona Netflix?

Abbiamo fin’ora elencato alcuni cenni storici del servizio, il catalogo di quest’ultimo ed il prezzo con cui esso arriva in Italia? Bene, ma come funziona esattamente Netflix? C’è bisogno di un decoder o di un dispositivo dedicato? Assolutamente no. Netflix, in sé, è solamente un servizio, e proprio per questo esso è stato ottimizzato per funzionare a dovere con la stragrande maggioranza di dispositivi al momento in commercio: è integrato nella maggior parte delle vostre Smart TV, si può utilizzare su smartphone, tablet, PC o Mac e addirittura su set top box come Chromecast, Apple TV e prodotti affini.

Netflix

Configurarlo su ognuno dei device sopraindicati è davvero semplice e le modalità sono molto simili da dispositivo a dispositivo: per ognuno di essi avremo a disposizione un sito Web o un client dedicato attraverso il quale effettuare il login con il nostro account per ritrovare con facilità i nostri film preferiti, quelli suggeriti per noi dalla piattaforma e riprendere addirittura la visione di alcuni contenuti laddove li avevamo lasciati. Netflix offre infatti un pratico sistema di suddivisione degli account utente che si rivela essere una vera e propria manna dal cielo se ad utilizzare il servizio sono anche altri membri della nostra famiglia: grazie ad esso, infatti, ognuno degli utenti di Netflix potrà organizzare i propri film o serie TV senza influenzare gli account degli altri familiari.

Andiamo dunque a dare un’occhiata ai vari dispositivi in grado di ospitare Netflix, per scoprire da vicino come quest’ultimo si comporta con essi.

Mac e PC: non solo browser

Essendo basato sullo streaming via Web, Netflix gode di una web-app per sistemi operativi desktop e portatili il cui funzionamento è ineccepibile. Abbiamo provato il servizio sia su Mac, con Safari, che su Windows, che in questo caso oltre alle varie interfacce via browser (noi l’abbiamo testato su Chrome) gode anche di un’app nativa disponibile sul Microsoft Store (per Windows 10).

Le interfacce Web, sia su Safari che Chrome (su Windows 10), risultano essere pressoché identiche: entrambe si compongono infatti di una piccola toolbar situata in alto, sullo schermo, mentre mostrano invece i vari titoli – attraverso dei grossi riquadri rettangolari – catalogati in base a diversi criteri. In cima alla pagina, sotto la voce “Continua a guardare“, figurano le nostre sessioni interrotte (fino ad un massimo di tre) che ci permettono di riprendere il nostro film o la nostra puntata di una serie TV laddove l’avevamo lasciata.

Scorrendo verso il basso troviamo alcuni contenuti selezionati per noi da Netflix, mentre continuando a scendere appariranno una serie di titoli catalogati per le diverse tipologie di contenuto: si spazia tra i titoli più visti alle vere e proprie categorie quali contenuti “Horror”, “Drammatici”, “Commedie” e così via. Passando con il mouse su ognuno dei grossi rettangoli figuranti la locandina del film o serie TV in questione avremo modo di conoscere qualche informazione in più sul suddetto titolo, visualizzarne il rating (su una scala da 1 a 5 stelle) ed espandere la finestra per conoscere un breve sunto della trama.

Netflix

Cliccando sul pulsante “Play”, invece, ci si aprirà una nuova finestra contenente il player che ci porterà rapidamente alla visione del contenuto da noi selezionato: da qui avremo modo, tramite una piccola toolbar posta a piè di pagina, di accedere a menù dedicati all’audio e ai sottotitoli del film (o telefilm), attraverso il quale ci sarà possibile selezionare se desideriamo visionare il nostro contenuto in lingua originale oppure se preferiamo ascoltare il doppiaggio localizzato in italiano. Allo stesso modo è possibile modificare i sottotitoli, già presenti su ognuna delle produzioni disponibili anche in lingua originale, sia in italiano che in inglese. Tramite gli altri pulsanti, poi, è possibile avere una rapida visione della lista degli episodi (nel caso di una serie TV), passare rapidamente al prossimo (tramite il classico tasto “Skip”), oppure impostare il player a schermo intero o trasmetterlo via “Cast”, nel caso si possegga un dongle HDMI come Chromecast.

Netflix

Dalla toolbar in alto è invece possibile accedere ad alcune impostazioni relative al proprio account, ricercare (tramite l’apposito box) un determinato titolo, oppure spaziare tra le categorie in maniera più rapida attraverso il menù “Sfoglia“. Nel caso volessimo invece lasciare spazio ai più piccoli, tramite il pulsante “Kids” è possibile effettuare uno switch ad una versione più “light” della piattaforma, comprendente una lunga lista di cartoni animati e film d’animazione (e non solo) selezionati appositamente per un pubblico più giovane.

Windows 10 offre la possibilità di scaricare un’app dedicata a Netflix, disponibile su Microsoft Store

Windows 10, come già anticipato, offre però il supporto nativo a Netflix attraverso un’applicazione scaricabile dal Microsoft Store. Questa porta con sé un’interfaccia lievemente rivisitata rispetto a quella Web. Innanzitutto i contenuti sono disposti in maniera orizzontale e non verticale: per scorrerli, infatti, dovremo spostarci verso destra e non in basso. L’esperienza d’utilizzo di quest’app nativa appare meno pratica di quella Web: passando con il mouse su ognuna delle locandine dei nostri contenuti multimediali non avremo modo di ottenere un’anteprima, che ci verrà mostrata solamente cliccando su di essi ed accedendo ad una pagina di intermezzo che ci elencherà i vari episodi (nel caso di una serie TV) oppure semplicemente la locandina di un film, con tanto di trama e informazioni su coloro che hanno lavorato alla realizzazione della pellicola.

Netflix

L’intera interfaccia presenta uno stile grafico decisamente più in linea con il design di Windows 10, che con quello tipico di Netflix: troviamo infatti grossi pulsanti dall’aspetto minimale su ogni angolo dello schermo. La toolbar rimane pressoché invariata dalla versione Web e come essa presenta tutti i pulsanti sopraindicati: “Sfoglia”, “Ricerca” ed alcune impostazioni sul profilo. In entrambi i casi non abbiamo riscontrato grossi problemi di rallentamento pur lavorando ai test in location separate, anche in casi in cui la connessione non risultava essere proprio delle migliori: sintomo, questo, di una buona ottimizzazione della tecnologia di streaming, che al contrario di quanto molti possano pensare permette di navigare in facilità su altri dispositivi anche mentre il player di Netflix è attivo sotto lo stesso tetto. Una buona notizia, soprattutto se analizzata nel nostro contesto geografico, dove sappiamo che le connessioni ancora oggi tendono ad arrancare.

Netflix su Mobile: streaming valido anche su tablet e smartphone

Visto il sempre crescente utilizzo di tablet e ibridi come dispositivi casalinghi non potevamo non testare Netflix anche sui vari pad (Android e iOS) in circolazione, ed ovviamente anche su smartphone, dove l’offerta si fa un po’ meno interessante a causa delle minori dimensioni dei display ma dove tutto, ad ogni modo, sembra funzionare alla grande.

NetflixAbbiamo effettuato i nostri test su un iPad di terza generazione, un Sony Xperia Z4 Tablet, un Samsung Galaxy S4 ed un iPhone 6. In ognuno di questi casi abbiano notato come Netflix abbia deciso di non spiazzare i vari utenti (che ricordiamo godono della possibilità di utilizzare numerosi device per visionare i propri contenuti preferiti) scegliendo per loro un’interfaccia grafica omogenea tra una piattaforma e l’altra, senza troppi stravolgimenti che avrebbero portato ad una conseguenza di pura confusione per gli utenti multi-piattaforma. Su ognuno dei dispositivi, smartphone o tablet che sia, l’interfaccia è organizzata in maniera molto semplice, con qualche minima differenza: sia su iOS che su Android troviamo infatti la solita lista di titoli secondo le diverse tipologie di contenuti organizzata in modo verticale. Mentre poi Android (smartphone e tablet) e iPhone 6 mostrano solo due pulsanti, uno dedicato alla ricerca in alto a destra ed un menù ad “hamburger” dall’altro lato che apre ad altre funzionalità, iPad fa lo stesso, aggiungendone però uno alla destra del box di ricerca, dedicato alle impostazioni del proprio account.

Netflix

Anche il player, in entrambi i casi, rimane identico: su mobile, però, i pulsanti dedicati a sottotitoli, volume e quant’altro figurano in alto a destra del display. Premendo il tasto “Home”, su Android, oppure passando alla schermata di un’altra applicazione interrompendo “bruscamente” la visione noteremo con piacere che Netflix ci invierà una notifica attraverso la quale potremo riprendere la nostra sessione laddove l’avevamo lasciata; una chicca, questa, che ci ha fatto molto piacere vedere sul robottino verde. Mentre su Android Netflix si sposa perfettamente con il Material Design tipico delle ultime edizioni del sistema operativo, su iOS possiamo lamentare un’interfaccia grafica non proprio in tema con il design minimalista e pulito di iOS 9: grossi pulsanti tondi la fanno da padrona, ed in un certo senso ci sembra di essere tornati ad iOS 6 e precedenti.

Un’altra critica che possiamo muovere in merito alla visione di Netflix su dispositivi portatili di questo genere è che tutt’ora non è possibile scaricare i propri contenuti preferiti per visionarli fuori casa, sfruttando quindi la natura mobile di smartphone e tablet. Chissà se un giorno Netflix permetterà che questo avvenga, come analogamente già fa Spotify, che come sappiamo rappresenta una sorta di “controparte musicale” del servizio sotto analisi.

TV, smart TV e dispositivi associati: il meglio di Netflix è nel salotto di casa

Se escludiamo il cinema, le migliori maratone di film o serie TV avvengono senza dubbio quando ce ne stiamo comodi sul nostro divano in salotto, davanti al televisore. Netflix si integra molto facilmente nella maggior parte delle Smart TV – sulle quali, tra l’altro, annovera in maniera esclusiva la risoluzione 4K – che solitamente offrono l’app dedicata in maniera pre-installata oppure permettono di scaricarla dal rispettivo Store. La situazione si fa leggermente più difficile quando davanti a noi abbiamo un classico televisore che non gode di un modulo Wi-Fi: in questo caso non potremo godere del supporto nativo di Netflix, ma la piattaforma risulta essere installabile su una lunga serie di accessori tanto che il problema, a questo punto, nemmeno si pone.

Netflix

Netflix è infatti installabile su set top box come Chromecast o i vari mini-PC Android (o Windows) e Apple TV, ma anche su console (PS3, PS4, Xbox 360 o Xbox One) e decoder Timvision o lettori Bly-Ray di ultima generazione. Le nostre prove del caso le abbiamo effettuate su un Chromecast collegato ad un televisore Full HD e sulla console Sony di vecchia generazione, Playstation 3.

NetflixNel primo caso la configurazione è nettamente più semplice: ci basta infatti tenere collegato il nostro Chromecast all’entrata HDMI della TV per poi gestire la riproduzione dei nostri contenuti preferiti attraverso il nostro smartphone, PC, tablet o qualunque altro dispositivo in grado di controllare il dongle HDMI di Google. Usare il proprio smartphone come telecomando, in questo caso, rappresenta l’accoppiata vincente, seppure il funzionamento dell’applicazione in simbiosi con Chromecast abbia rivelato alcuni piccoli bug e crash (dell’applicazione) che non ci aspettavamo: questi si presentavo ad ogni modo solo durante il cambio dell’audio o dei sottotitoli del film o della serie TV in questione.

Anche su PS3 la procedura di configurazione è stata semplice e senza troppi fronzoli: una volta installata l’app ed effettuato il login il gioco è fatto. L’unico fattore scomodo, a questo punto, può essere rappresentato dalla necessità di dover utilizzare il joypad della console per spaziare tra i propri contenuti preferiti, ma si tratta di aspetti di poco conto.

Netflix

L’interfaccia grafica, su PS3 è davvero piacevole, tanto da esserci piaciuta maggiormente rispetto a quella piatta che abbiamo avuto modo di sperimentare utilizzando le app mobile del servizio. Il vecchio hardware di PS3 sembra non sentire in alcun modo il peso degli anni: sulla console di Sony risalente alla scorsa generazione lo streaming funziona in maniera più che stabile.

Considerazioni finali e conclusioni: vale la pena acquistare Netflix?

Dopo aver provato a ben otto mani il servizio offerto da Netflix sui più svariati device possiamo constatare con certezza la validità del servizio. Seppure questo si trovi in un primo stadio evolutivo rispetto alla propria controparte originale – quella statunitense – l’offerta, anche al giorno d’oggi, vale di sicuro la spesa. È vero, il numero di titoli non è esagerato ma è comunque vasto: va considerato il fatto che ad ogni modo ci troviamo ancora all’inizio di un lungo cammino che vedrebbe il proprio obiettivo nel raggiungimento 1/3 delle famiglie italiane entro il 2022, parola di Reed Hastings, CEO della compagnia. Le esclusive sono degne di nota e vista la crescente popolarità della piattaforma presto saremo in grado di vederne delle belle, più di quanto ci è già stato offerto con titoli del calibro di “Orange is the new black”, “Narcos” o “Sense8”, con la sempreverde speranza che presto “House of Cards” ritorni nel proprio roster originario.

“L’obiettivo di Netflix? Quello di arrivare ad 1/3 delle famiglie italiane entro il 2022”

Perché dunque credere in Netflix? Perché adottarlo? Innanzitutto questo offre il supporto ad una grossa moltitudine di dispositivi: accedere al proprio account di Netflix è semplicissimo, anche dai device dei nostri amici oppure da dispositivi d’occorrenza. Il servizio in sé è più user-friendly che mai ed offre un occhio di riguardo anche per i più piccoli. I prezzi, poi, rappresentano il vero e proprio punto di forza del servizio, soprattutto se pensiamo che gli account di Netflix possono essere condivisi in maniera del tutto legale (l’azienda non impedisce ciò ma anzi lo facilita, come abbiamo visto), annoverando quindi la divisione della spesa con la propria famiglia oppure con gli amici. Stipulando l’abbonamento Premium, ad esempio, è possibile utilizzare Netflix su 4 dispositivi in contemporanea. Anche prendendo i prezzi singolarmente, poi, questi si rivelano essere più che onesti, in prefetta linea con l’offerta concreta del servizio.

L’impressione generale nell’utilizzo del neo-arrivato Netflix è quella di avere tra le mani un servizio innovativo, un caposaldo del settore che ha ben chiaro dove esso vuole andare a parare e che sicuramente nel giro di qualche mese a questa parte saprà stupirci grazie ad un sempre crescente numero di novità che andranno ad arricchire il catalogo considerato – ingiustamente – da molti come scarno. Il problema di fondo sta nel fatto che i più tendono a paragonarlo alla concorrenza o paradossalmente a servizi di streaming illegali. Rispetto a Infinity, di Mediaset, Netflix non può attualmente competere un quanto a numero di film, e attenzione, solo al numero, visto e considerato che si parla perlopiù di oltre 5000 produzioni per la maggior parte italiane o comunque risalenti a decenni fa. Sky Go col suo on demand invece non fa testo, in quanto parte di un’offerta più ampia (legata al servizio Sky) e molto meno pratica dal punto di vista del supporto ai device meno mainstream. Sky Online beh, è altrettanto abbastanza lontano.

La sensazione nell’utilizzare un servizio così comodo e ricco di contenuti interessanti è quella che vede Netflix essere la prossima “big thing“, anche in Italia. Una prova gli è dovuta, e vi farà piacere sapere che è possibile provare il servizio in maniera gratuita per un mese interno: vi basta accedere all’home page di Netflix ed il gioco è fatto.

Pro
  • Vasto catalogo di film, serie TV e documentari
  • Lo streaming è stabile anche sulle connessioni meno veloci (ma non troppo lente)
  • Prezzi molto appetibili
  • Comodità assoluta, grazie al supporto a numerosi device
Contro
  • Il collegamento con Chromecast ha qualche piccolo bug
  • Niente mobilità: il consumo di dati mobili è troppo elevato
  • Manca una "modalità offline"
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Andrea Pettinari


Un ringraziamento va ai colleghi Andrea Ricci, Claudio Carelli e Giovanni Mattei per il loro prezioso feedback nell’utilizzo del servizio sulle più svariate piattaforme.

L'articolo Netflix: scopriamo nel dettaglio il re dello streaming on demand è stato pubblicato per la prima volta su Ridble.

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Intel Atom Cherry Trail: i nuovi SoC di Santa Clara nel dettaglio

di Andrea Pettinari — 28 Ottobre 2015 ore 10:00

I SoC (System-on-a-Chip) Intel Atom spuntano sempre più come funghi su ogni tipo di dispositivo portatile che necessita di equilibrare bassi consumi a buone performance. Ad oggi tutto ciò rappresenta la normalità, eppure c’era chi al lancio di Intel Atom, circa sei anni fa, non avrebbe mai pensato che il mercato, da lì in avanti, avrebbe potuto prendere questo andazzo.

Introdotti sul mercato nel 2009, i SoC Intel Atom furono presto etichettati come “troppo poco prestanti” e di conseguenza bocciati dalla critica. Ad Intel ci vollero solo un altro paio di anni per lavorare sui propri chip e sfornare delle nuove versioni di Intel Atom basate sulla piattaforma Bay Trail, presto adottata da una gran moltitudine di dispositivi grazie ai propri consumi energetici minimi e alle ampie potenzialità che essa offriva.

Forte dal successo dell’architettura Bay Trail, introdotta sul mercato a partire dalla seconda metà del 2013, Intel volette spingersi ancora oltre, andando così a confezionare l’ultima fatica della compagnia dedicata al vasto mondo di tablet e ibridi: Intel Atom Cherry Trail, che andiamo ad analizzare nel dettaglio in questo focus. Cosa sono? quali sono le principali caratteristiche? dove li troviamo?

Intel Atom Cherry TrailInnanzitutto partiamo con lo specificare che al contrario delle architetture precedenti Cherry Trail si propone come una soluzione dedicata principalmente a prodotti di fascia medio-alta: non a caso, infatti, il primo device ad ospitare un SoC Cherry Trail sotto la propria scocca è stato proprio Microsoft Surface 3, tablet convertibile dedicato perlopiù ad un’utenza business. Presentati durante lo scorso Mobile World Congress 2015, i nuovi SoC Cherry Trail si configurano in due macro-categorie: Intel Atom X5 e Intel Atom X7, rispettivamente dedicate a dispositivi mainstream e a quelli improntati sull’offrire il massimo delle performance agli utenti. Le due novità sono state seguite da un fratello minore, Intel X3 con architettura SoFIA, dedicato a device entry-level.

Intel Atom Cherry TrailRispetto ai precedenti SoC Bay Trail i nuovi Cherry Trail portano con sé una lunga serie di novità, a partire dall’architettura degli stessi chip: si passa infatti ad un processo costruttivo ulteriormente ridotto, da 22 nm a 14 nm. Le novità includono ovviamente un salto di qualità, soprattutto per quanto riguarda le prestazioni dal punto di vista della grafica: i nuovi SoC supportano le librerie OpenGL 4.2 e quelle proprietarie di Microsoft, DirectX 12. In questo senso Intel garantisce prestazioni doppiamente superiori rispetto i precedenti modelli Bay Trail, grazie al core grafico 16EU di ottava generazione, in sostituzione del precedente 4EU di 7Gen. Sempre rimanendo in tema multimedialità è stato introdotto il supporto nativo alla decodifica dei formati H.265 e H.264: mentre il primo offrirà una riproduzione a risoluzione 4K a 30fps, oppure in Full HD a 120 fps, il secondo, decisamente meno esoso in quanto a sfruttamento dell’hardware di sistema – ma anche meno efficiente del precedente – annovererà una riproduzione di filmati a risoluzione 4K a 60fps, oppure in Full HD fino a 240 frame al secondo. Prestazioni ineccepibili.

Cherry Trail è un’architettura multi-piattaforma: essa supporta sia Android che WindowsCherry Trail si rivela inoltre essere un’architettura multi-piattaforma: essa è compatibile sia con Windows (anche nella sua ultima incarnazione Windows 10) che con Android. Seppure infatti il mercato di smartphone e tablet Android sia più tendente ad adottare CPU Cortex, piuttosto che chip Intel Atom, quest’ultime trovano più facilmente spazio sui dispositivi Windows, come tablet di fascia alta o device convertibili. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una lenta adozione dei chip Intel Atom anche all’interno del panorama Android, seppure la fascia entry-level e quella media, per ragione di costi, siano rimaste ancorate a soluzioni low-budget per cui difficilmente saremo in grado di notare un’ascesa della piattaforma targata Intel nel breve periodo.

Ad oggi Intel dispone di ben tre modelli di SoC che possono vantare l’architettura Cherry Trail: due Intel Atom X5 ed un top di gamma, Intel X7. I primi due sono contraddistinti dalle sigle Intel Atom X5-Z8300 e X5-Z8500, mentre la seconda variante porta il nome di Intel Atom X7-8700. Proprio recentemente Intel ha deciso di effettuare un “rebrand” dei propri prodotti in ambito mobile, ragion per cui i nuovi modelli hanno finalmente dei nomi che li contraddistinguono con semplicità, rendendoli riconoscibili senza dover necessariamente ricorrere a sigle confusionarie e poco memorabili.

Intel Atom Cherry Trail

I primi due prodotti “Atom X5”, seppure basati entrambi su CPU quad-core, differiscono di molto l’uno dall’altro: mentre il primo dispone infatti di un clock di frequenza di 1,84 GHz e supporta fino a 2 GB di RAM DRR3L, il secondo è in grado di raggiungere i 2,24 GHz – grazie al burst della CPU – disponendo inoltre di uno slot di memoria in grado di contenere fino a 8 GB di RAM DDR3L. Ciò testimonia che il primo modello si rivela essere più adatto a tablet di fascia media, mentre il secondo entra di diritto nel settore top-di-gamma, offrendo prestazioni pressoché ottime per un qualsiasi tablet high-end, o convertibile che si voglia. Entrambi indicano inoltre un TDP (thermal design power) inferiore ai 4 W, il che garantisce bassi consumi energetici, vero e proprio stendardo della serie Intel Atom. Doveroso specificare che li vediamo già montati anche su svariati mini PC dal prezzo non eccessivamente contenuto.

L’ultimo modello di SoC con architettura Cherry Trail è Intel Atom X7-8700, prodotto con una marcia in più adatto maggiormente al settore business. Intel Atom X7-8700 si presenta infatti con una CPU quad-core con frequenza base di 1,6 GHz, in grado di raggiungere i 2,4 GHz grazie al burst prestazionale. Anch’essa annovera fino ad un massimo di 8 GB di RAM DDR3L e permette di usufruire di migliori prestazioni grafiche grazie alla soluzione integrata Intel HD Graphics dotata di una frequenza di clock di 600 MHz con 16 unità operanti (contro le 12 dei modelli precedenti). Ad ogni modo Intel Atom X7-8700 – come ogni soluzione dedicata al business – da il meglio in coppia con una GPU dedicata, in grado di donare quella marcia in più all’ipotetico device in questione.

Intel Atom Cherry TrailCome abbiamo già anticipato più in alto, in primo device ad adottare una soluzione Cherry Trail (precisamente Intel Atom x7-Z8700) è stato Surface 3 di Microsoft, tablet ibrido che è stato in grado di sfruttare appieno le potenzialità offerte dall’architettura Cherry Trail per offrire prestazioni pari al doppio di Intel Bay Trail. Nel giro di qualche mese, poi, sono stati in molti a decidere di adottare tale soluzione sui propri dispositivi e tanti ancora stanno lavorando su prototipi che presto arriveranno sugli scaffali in occasione dei prossimi giorni di feste natalizie. Tra questi possiamo nominare la serie di convertibili Satellite Click 10 di Toshiba, i nuovi tablet Dell Venue Pro 8 e Pro 10, ma anche Acer Predator 8, tablet di recente fattura improntato sul gaming che monta un SoC Intel Atom X7.

I nuovi Intel Cherry Trail stanno sicuramente facendo la differenza: sono sempre di più i produttori di device che decidono di optare per una di queste soluzioni, che lentamente stanno salendo la china grazie alla loro buona fattura, affidabilità e soprattutto all’offerta concreta che essi offrono in termini di prestazioni. Il periodo di saldi natalizi che ci accompagnerà alla fine di quest’anno offrirà ampio spazio di manovra per le grandi compagnie nel proporre prodotti equipaggiati con l’ultima fatica di Intel in campo mobile: ne vedremo sicuramente delle belle.

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Huawei Mate 9: il phablet alla ricerca della perfezione

di Andrea Ricci — 18 Novembre 2016 ore 17:55

Il mondo dei phablet ha sempre avuto vari contendenti al trono, a cominciare da Samsung e la sua favolosa gamma Note. Essa ha aperto questo settore, introducendo un telefono di dimensioni esagerate (ai tempi) e ridefinendo cosa si potesse fare con uno smartphone. Oggi sappiamo bene che fine ha fatto l’ultimo capostipite della serie Note, ed è ovvio che altre aziende stanno giocando al meglio le loro carte per sfruttare il vuoto lasciato dalla casa coreana.

Ecco che Huawei ci riprova proponendo in questo fine 2016 un nuovo membro della gamma Mate: Huawei Mate 9 è infatti l’ultimo esageratissimo phablet cinese, dalle caratteristiche hardware spinte un’esperienza software e di funzionalità che strizza l’occhio a i big player sul mercato. Come sempre i dispositivi cinesi offrono tanto ma chiedono anche qualcosa indietro: sarà anche questo il caso con Mate 9? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!

Huawei Mate 9 in 60 secondi

Scheda tecnica

Sistema operativo
Versione Android 7.0 Nougat
Display
Diagonale 5.9 pollici
Tecnologia LCD IPS
Risoluzione 1920 x 1080 pixel
Densità 373 PPI
Processore
Nome Hisilikon Kirin 960
Frequenza di clock 2.6 GHz
Numero core 8 core
Architettura ARM a 64 bit
GPU Mali-G71 MP8
RAM
Quantità 4, 6 GB
Fotocamere
Posteriore da 20 megapixel, video a 2160p - flash LED - stabilizzatore ottico
Anteriore da 8 megapixel, video a 1080p
Memoria di archiviazione
Memoria interna 64, 128 GB - memoria espandibile
Connettività
Modem 4G+
Wi-Fi Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac dual-band
SIM nanoSIM
SIM secondaria nanoSIM
Geolocalizzazione A-GPS
Bluetooth Bluetooth 4.2
NFC
Porte
Connettività USB No
Batteria
Capienza 4000 mAh - non removibile
Stylus
Stylus attivo No
Dimensioni
Millimetri 156.9 x 78.9 x 7.9 mm
Peso
Grammi 190

Design: bello, grosso, un po’ scomodo

Se si vuole fare il phablet, facciamolo per bene. Dev’essere questa la filosofia all’interno dell’azienda cinese, che con Huawei Mate 9 ha ancora una volta puntato su un gigantesco display da 5,9 pollici che praticamente domina tutta la parte frontale del device. Come sempre la casa ha fatto un buon lavoro di ottimizzazione delle cornici, sfruttando lo spazio a disposizione e permettendo allo schermo di rubare completamente la scena, anche se ancora una volta troviamo quel fastidioso bordo nero intorno al display che ne rovina un po’ l’estetica.

Huawei Mate 9

Però Huawei Mate 9 è bello: si può avere in tante colorazioni, ma quella che ho avuto in prova (Mocha Brown) è una delle migliori. L’alluminio è usato sapientemente ed il telefono è semplicemente costruito con enorme cura, con un peso importante ma bilanciato. Dietro spicca il doppio modulo fotografico posto in verticale (un po’ sporgente ma non troppo) e il lettore di impronte digitali, ben rifinito ma forse un po’ piccolo. I tasti sono sul lato destro mentre l’ingresso USB Type-C è sotto, e il jack con accanto il sensore infrarossi (a volte ritornano) è sopra.

Huawei Mate 9 si fa usare, ma di certo non comodamente: anche tornando ad un device poco più piccolo vi sembrerà di stare facendo un salto enorme. L’uso con una mano sola è talvolta complicato e le varie ottimizzazioni software (compresi i riconoscimenti dei tocchi non intenzionali e la modalità schermo ridotto) non sempre aiutano. Lo spessore contenuto però permette di abbracciare bene con la mano il device quindi la presa è salda, e in confezione troviamo anche una pratica cover per proteggere la sua bella estetica.

Display: un mix da interpretare

Ancora una volta, Huawei decide di impiegare uno schermo Full HD (1920 x 1080), risoluzione non troppo densa ma che non crea particolari problemi sull’unità LCD IPS da 5,9 pollici. È vero, non c’è la stessa precisione e pulizia di un display QHD, ma è una esperienza comunque completamente godibile e non si nota la griglia dei pixel al colpo d’occhio. Molto spesso ho criticato l’implementazione di risoluzioni elevate quando non servivano: qui Huawei fa decisamente il contrario.

Huawei Mate 9

Il pannello in sé però non è straordinario: è decisamente tradizionale, senza contrasti esagerati come quello di P9 o colori vividi come un qualsiasi Super AMOLED di Samsung. I livelli di luminosità sono validi (ma quello minimo come sempre è troppo acceso per i miei gusti) ma talvolta manca profondità nei neri specialmente con la luminosità al massimo. Manca poi una specifica attitudine ad un supporto totale di profili colore molto diffusi: non si conosce bene quindi la calibrazione effettiva del display.

Lato software abbiamo accesso ad una serie di opzioni interessanti: potremo attivare il filtro luce blu (programmandolo anche per orario e per intensità), potremo cambiare la temperatura dei colori (scegliendo profili caldi o freddi) e attivare il riconoscimento dei guanti e addirittura delle nocche, per usare gesture specifiche ma francamente poco utili. L’esperienza generale è quindi buona, anche se il display non fa gridare al miracolo.

Hardware e software: potenza da vendere

Huawei Mate 9Per la dotazione di Huawei Mate 9 non sono stati fatti particolari compromessi. Troviamo infatti un nuovo Kirin 960 come processore, accompagnato da 4 GB di memoria RAM e 64 GB di storage addirittura espandibili tramite micro SD. C’è il supporto dual SIM (sempre gradito) e tutta una serie di moduli connettività che lo rendono completo, dal Wi-Fi ac al sensore infrarossi per comandare i device di casa. Huawei ha letteralmente inserito tutto ciò che poteva nel suo nuovo flagship, per non farsi mancare nulla.

L’hardware è di alto livello: la CPU permette di gestire ogni tipo di app senza problemi, e il chip grafico invece macina anche i giochi più pesanti senza fatica. La RAM è abbondante e permette di tenere in memoria un numero discreto di applicazioni, mentre lo storage è estremamente veloce e aiuta ad abbattere i tempi di caricamento delle app, ridotti a pochi istanti. Da un punto di vista puramente prestazionale, è uno dei telefoni sicuramente più veloci sul mercato. Il device poi difficilmente scalda e componenti come il lettore di impronte rimangono sempre letteralmente istantanei, cosa molto apprezzabile.

Come sempre, serve anche un software capace di tenere testa al silicio. Ecco che a bordo di Huawei Mate 9 troviamo Android 7.0 Nougat in salsa EMUI 5.0, cioè l’interfaccia della casa che abbiamo visto ormai svariate volte. Di Nougat sappiamo quali vantaggi porta: le notifiche sono state ridisegnate, c’è il supporto nativo alle app in multifinestra e in generale il sistema è più ricco e completo di funzionalità. Huawei ha saputo prendere il meglio dell’offerta di Google, mischiando il tutto con il suo gusto grafico e le implementazioni software già sperimentate in passato.

Huawei Mate 9Ispirata alla grazia della Grecia (non scherziamo, ci è stata presentata così), la EMUI 5.0 è in realtà un leggero redesign della precedente versione. Gli approcci nativi ad alcune funzioni (come appunto il multiwindow) sono state sostituite con quelle realizzate da Google, e l’interfaccia è un timido passo verso quella stock di Android, almeno nelle funzionalità (ad esempio la tendina notifiche non è più divisa in due pannelli e ha i toggle rapidi nella parte superiore). Temi ed icone vengono più da iOS che dal Material Design, e palette e colori riprendono pari pari quelle dell’offerta Apple lato software. Inutile negare l’ispirazione: Android di suo non è così.

Sebbene la versione attualmente distribuita abbia qualche bug e crash, in generale l’esperienza è soddisfacente. Il redesign ha permesso di semplificare l’uso e di aggiungere ancora più funzionalità, e la EMUI è una delle skin di Android più ricche: c’è davvero di tutto dentro. Le app di sistema sono state completamente sostituite con le proposte Huawei e troviamo anche del bloatware sempre fastidioso, ma in generale la combinazione hardware e software funziona. Se volete per altro scoprire tutto della EMUI 5.0, vi invito a guardare questo video che abbiamo realizzato e che ne spiega tutte le novità.

Batteria: numeri e fatti

All’interno di Huawei Mate 9 c’è un capiente modulo batteria da ben 4000 mAh, cifra esageratissima che promette una autonomia importante. Alla presentazione del telefono la casa ha parlato di due giorni di uso reali e mediamente intensi, che ci avrebbero permesso di dimenticarci il caricatore anche per una notte. Quei dati come sempre vanno presi con le pinze: in realtà, sono riuscito a fare solitamente un giorno pieno ed intenso (con svariate ore di schermo e numerosi account in sync) ma ho sempre preferito caricare lo smartphone di notte perché sarei entrato nel secondo giorno con poca batteria residua.

Huawei Mate 9

Vanno però spezzate delle lance a favore di Huawei: la EMUI 5.0 permette un controllo estremamente granulare del comportamento della batteria, permettendoci addirittura di ridurre la risoluzione dello schermo o la potenza del processore per tirare fuori più ore. Certo è che questo software è anche molto aggressivo: ogni tre per due ci avviserà di “app con consumi anomali”, notificandoci che magari è il caso di chiuderle – rischiando poi però di non ricevere notifiche, un vecchio problema dei device Huawei che a tratti sembra risolto e a volte no.

Il caricatore incluso in dotazione include poi la tecnologia SuperCharge: pochi minuti bastano per avere una percentuale sufficiente per far vivere il telefono qualche ora, ma in generale basta poco più di un’ora per completare una ricarica completa. Manca, però, la ricarica wireless, ma la casa non l’ha mai implementata sui suoi top di gamma in passato e il corpo in alluminio non ne consentirebbe l’integrazione. Huawei Mate 9 non è quindi un campione dell’autonomia, ma sono curioso di capire se un software definitivo sarà capace di tirare fuori ancora più ore di utilizzo dal capiente modulo installato.

Fotocamera: il ritorno di Leica

Huawei Mate 9Huawei ha fatto molto parlare di sé al lancio del P9 per la collaborazione fotografica con Leica, storico brand di prodotti dedicati alla fotografia professionale. Molti hanno detto che era solo una mossa pubblicitaria, ma una cosa va detta: P9 ha una delle migliori fotocamere del 2016, come dimostrato dalla nostra recensione. Per Huawei Mate 9 l’azienda ci riprova cambiando un po’ le carte in tavola: uno dei due moduli (quello monocromatico) passa da 12 a 20 MP, nel tentativo di tirare fuori più dettaglio e foto quindi di migliore qualità. Usare due moduli permette anche di giocare con effetti di sfocatura e di zoomare nelle immagini senza perdere qualità, come abbiamo visto di recente su iPhone 7 Plus.

In generale il modulo si comporta bene: se la luce è buona riuscirete a tirare fuori degli scatti incredibili, complice anche un software ricco di modalità e che permette di scattare in RAW (formato negativo digitale adatto poi ad operazioni di fotoritocco). Lo zoom è realmente valido: le foto sono molto dettagliate anche ad un fattore di ingrandimento vicino al 2X, e diventa estremamente versatile da usare. La sfocatura è poi veloce e di qualità, e si fa apprezzare quando si fotografano persone dato che permette di tirare fuori profondità di campo (effetto bokeh) da lenti che di per sé non lo permetterebbero.

Allo stesso tempo però il comportamento del sensore è un po’ imprevedibile: passa una nuvola o si abbassa la luce, ed ecco che le foto hanno colori completamente spenti e un contrasto pari a zero. La mancanza di una modalità automatica di HDR si fa sentire, dato che toccherà all’utente abilitarlo manualmente ogni volta, perdendo tempo e magari lo scatto quando serve. P9 tendeva a mostrare una qualità più costante, qui invece (ancora un volta: è forse colpa del software incompleto?) non sempre la foto sarà bellissima.

Novità nella registrazione video: arriva finalmente il 4K (grande assente su P9), con tanto di stabilizzazione ottica e registrazione in H265. I video sono di ottima qualità e anche l’audio è valido, potendo anche abilitare un filtro antivento nel software. In generale, come abbiamo detto, la fotocamera se la cava sempre molto bene ed è talvolta capace di tirare fuori ottimi risultati, ma ci saranno delle situazioni dove non rimarrete soddisfatti.

Multimedia: lasciate il tablet a casa

Quando avete uno smartphone con display da 5,9 pollici, vi serve un tablet? Probabilmente no: lo schermo è sufficientemente grande per fruire di qualsiasi contenuto multimediale in mobilità. Che vogliate guardare un film in aereo o una puntata di Netflix stesi a letto, riuscirete tranquillamente a godere del contenuto grazie all’ampia diagonale. Foto, giochi e video di ogni natura diventano perfetti per la combinazione di hardware e schermo, e Huawei Mate 9 sotto questo aspetto vince alla grande (e la autonomia ci viene abbastanza incontro permettendoci di fruire di contenuti multimediali per qualche ora in più).

Huawei Mate 9

L’audio è un comparto sempre molto delicato di uno smartphone: in questo caso è stato fatto un buon lavoro con la riproduzione dalle casse, che sfrutta quella inferiore più potente e la capsula auricolare per simulare un effetto stereo piuttosto convincente. Il suono è ricco e il volume elevato, cosa che lo rende anche adatto al vivavoce. Meno convincente è l’esperienza in cuffia, come sempre piagata da un volume piuttosto basso: diventa difficile godere di un brano alla sua massima potenza. L’ottimizzazione dell’equalizzatore DTS non fa miracoli, e purtroppo Huawei mi delude ancora una volta sotto questo aspetto.

Huawei Mate 9: le nostre conclusioni

Può Huawei Mate 9 colmare il vuoto lasciato da Note 7, battendo altri phablet e conquistandosi una posizione sul trono? Secondo me sì. Huawei ha messo molta cura in tanti aspetti di questo dispositivo, che ad oggi ha nei suoi difetti un filo comune: un software acerbo come la stessa casa ci ha avvisato quando ci è stato consegnato, solo che oggi il telefono sta toccando i negozi e non si è vista ombra di un update sostanzioso. La EMUI ha poi dei difetti di forma: è ricca ma talvolta poco coesa, ed è una interfaccia impegnativa per gli utenti.

Pro
  • Ottima costruzione
  • Autonomia valida
  • Estremamente veloce
  • Fotocamera ottima...
Contro
  • ... ma non sempre
  • EMUI 5.0 non così diversa dal passato
  • Software ancora incompleto
8
Andrea Ricci


L’hardware però c’è e si sente, e la fotocamera – se saputa maneggiare evitando i suoi limiti – riesce a tirare fuori delle foto che rivaleggiano tranquillamente una compatta qualsiasi. Ad oggi molti dei difetti sono appunto dentro un margine “di errore”, cioè sono risolvibili con aggiornamenti puntuali della casa che speriamo possano arrivare. Certo, Huawei Mate 9 ha poi un importante punto esclamativo da non sottovalutare: è davvero grosso e può diventare, alla lunga, impegnativo e un po’ faticoso. Gli amanti veri dei phablet però apprezzeranno molto questo aspetto, e alla fine dei conti ricordiamoci sempre che è un dispositivo pensato proprio per loro.

Huawei Mate 9 può essere acquistato a circa 750€ a questa pagina di Amazon.it

Video recensione

L'articolo Huawei Mate 9: il phablet alla ricerca della perfezione è stato pubblicato per la prima volta su Ridble.

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