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Dormire in auto è legale? Cosa dice la legge

di Raffaele Dambra

Dormire in auto

A chiunque, per mille ragioni, potrebbe capitare prima o poi di dormire in auto. Senza arrivare a situazioni estreme come la perdita della casa, si potrebbe per esempio scegliere di dormire in macchina per riposarsi prima di riprendere un lungo viaggio o per risparmiare il costo dell’hotel per una o più notti. Quello che ci domandiamo però è altro: questa pratica è legale? Si può dormire in auto in una strada pubblica? Vediamo cosa dice la legge.

È PERMESSO DORMIRE IN AUTO?

E, sorpresa, la legge non dice un bel niente. Non esiste infatti un normativa a livello nazionale circa la possibilità di dormire in macchina, né sul Codice della Strada né altrove. In teoria, quindi, non essendo espressamente vietato, dovrebbe essere permesso. Sempre rispettando i dettami del CdS riguardo la sosta e il parcheggio delle auto, disciplinati dagli articoli 157, 158 e 159. Evitando quindi di fermarsi con la vettura in punti dove vige il divieto di sosta e/o di parcheggio e, in ogni caso, senza creare intralcio o pericolo per la circolazione stradale. Ma attenzione: abbiamo volutamente usato il condizionale perché i singoli Comuni, con un’apposita ordinanza per prevenire fenomeni di bivacco, potrebbero disporre il divieto di dormire in auto sull’intero territorio comunale o soltanto in certe zone. Meglio quindi informarsi preventivamente.

DORMIRE IN AUTO DOPO UNA ‘SBRONZA’

C’è poi il caso particolare di coloro che si addormentano in auto per smaltire i fumi dell’alcol dopo una serata o una nottata piuttosto ‘allegra’. Secondo l’orientamento della giurisprudenza, il solo trovarsi a bordo di un veicolo in posizione di guida assume rilevanza ai fini sanzionatori. Questo a prescindere che il veicolo stia effettivamente circolando, in quanto la fermata è ritenuta anch’essa una fase della circolazione. Di conseguenza un automobilista sorpreso dalle Forze dell’ordine a dormire in macchina con tasso alcolemico sopra i limiti, potrebbe rischiare la sanzione per guida in stato di ebbrezza. Tuttavia vanno analizzati alcuni aspetti. Sostare in macchina da ubriachi è infatti decisamente meglio che guidare da ubriachi, oltre che estremamente più sicuro. Quindi, se un conducente ‘alticcio’ decide saggiamente di non mettersi in marcia ma di aspettare che gli passi la sbronza, fermandosi a dormire in macchina per qualche ora, non è mai sanzionabile. A meno che gli agenti non dimostrino inequivocabilmente che abbia guidato il mezzo da ubriaco prima di fermarsi.

DOVE DORMIRE IN AUTO E COSA FARE IN CASI DI UN CONTROLLO

Chi decide di dormire in auto deve ovviamente trovare un posto adatto. Un posto che non violi alcun divieto, come spiegato in precedenza, ma che sia anche abbastanza sicuro. Evitando perciò luoghi troppo isolati o bui e zone comunemente ritenute a rischio. In autostrada e sulle strade extraurbane principali non è consentito utilizzare per questo scopo le piazzole di sosta (e men che meno quelle di emergenza), su cui bisogna fermarsi solo in caso di reale necessità. Per schiacciare un pisolino sono molto più indicate le aree di sosta all’interno delle stazioni di servizio. Ovviamente una o più persone che dormono in macchina danno luogo a una situazione piuttosto curiosa e insolita, per cui è altamente probabile che subiscano un controllo da parte delle Forze dell’ordine. Nel caso non c’è alcun bisogno di allarmarsi: se non si ha nulla da nascondere e se si sono rispettate tutte le norme, basta spiegare con calma cosa si sta facendo e perché.

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Monopattini elettrici come scooter: prime multe senza casco e targa

di Donato D'Ambrosi

Monopattini elettrici regole

I monopattini elettrici a Torino sono finiti al centro di polemiche legate alle multe irrogate dai vigili a spensierati cittadini sul monopattino. Le multe per guida su monopattini possono essere molto care, ma con la sperimentazione della micro-mobilità elettrica alle porte, si è generato un grande caos. Cerchiamo di capire perché a Torino sono fioccate multe a chi andava in monopattino senza casco e senza patente.

LE MULTE A CHI VA IN MONOPATTINO A TORINO

Il caso delle multe senza casco sui monopattini elettrici è esploso solo dopo l’ultima sanzione ad un giovane studente nigeriano bloccato dai vigili di Torino su monopattino elettrico. In realtà i vigili di Torino avevano già nei giorni precedenti fatto tabula rasa dei monopattini elettrici guidati per le strade in modo inappropriato. Ma allora è legale oppure no andare in monopattino elettrico? La domanda nasce dalle contestazioni dei vigili al giovane fermato sul monopattino elettrico. Le sanzioni di oltre 6 mila euro, per guida contromano senza patente di un veicolo motorizzato non immatricolato. Una multa poi ridotta a poco più di mille euro ma che non fa chiarezza sulla circolazione dei monopattini elettrici a Tornino.

MONOPATTINI ELETTRICI MULTATI IN ANTICIPO

La posizione della Polizia municipale è chiara: si può andare in monopattino elettrico ma solo rispettando le regole. Regole però che sulla base della sperimentazione della micromobilità dovrebbero partire da novembre 2019. L’intento quindi sembrerebbe quello di lanciare un segnale forte a chi ha deciso di andare in giro in monopattino o lo farà nei prossimi giorni. Perché se è vero che è legale andare in giro in monopattino, ma si potrà farlo solo ed esclusivamente nelle aree individuate dal Comune.

MONOPATTINI ELETTRICI E DIRETTIVE POCO CHIARE

Il Comune di Torino ha infatti stabilito delle regole sia per i privati che decidono di andare in monopattino, sia per le società di noleggio monopattini elettrici. Nonostante questo però non bisogna certo puntare il dito contro gli accertatori che interpretano i dettami di un decreto poco chiaro. Proprio il limite di velocità per monopattini elettrici e similari di 6 km/h (in area pedonale) è impossibile da rilevare ma è stato contestato al giovane nigeriano. C’è la contestazione della circolazione di veicolo a motore non immatricolato mentre poi il decreto cita “dispositivi”. E’ chiaro che servirebbe una circolare chiarificatrice del Ministero dell’Interno che metta gli organi di polizia nelle condizioni di vigilare senza eccessi e interpretazioni.

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Posto di blocco: le conseguenze per chi non si ferma

di Raffaele Dambra

Posto di blocco conseguenze

Non è una buona idea ignorare un posto di blocco. Le conseguenze per chi non si ferma possono infatti essere pesanti. Sia a livello economico (a causa delle severe sanzioni) che, nei casi più estremi, a livello penale. Senza dimenticare che non ottemperando all’ordine di fermarsi di un operatore di Polizia o Carabinieri, si potrebbero generare situazioni di pericolo anche sotto il profilo dell’incolumità personale, propria e degli altri.

DIFFERENZA TRA POSTO DI BLOCCO E POSTO DI CONTROLLO

Spesso si fa confusione tra posto di blocco e posto di controllo, ma si tratta di due misure che richiedono modalità operative diverse. Il posto di controllo è la classica pattuglia composta di solito da due o tre agenti e chiamata a svolgere prevalentemente opere di prevenzione. Verificando per esempio i documenti di guida, lo stato della vettura o le condizioni psicofisiche del conducente. In genere il posto di controllo interessa un solo senso di marcia e le vetture da controllare sono scelte a discrezione degli agenti. Il posto di blocco, invece, viene istituito in situazioni eccezionali e prevede il blocco di entrambi i sensi di circolazione della strada interessata. Possono essere usate corsie di canalizzazione, bande chiodate antifuga e altri strumenti analoghi per assicurarsi il rallentamento e la fermata di tutti i veicoli. A differenza del posto di controllo, infatti, il posto di blocco è tenuto a controllare tutte le vetture di passaggio.

POSTO DI BLOCCO: LE CONSEGUENZE PER CHI NON RISPETTA L’ALT

Vista la differenza tra posto di controllo e posto di blocco, sono diverse anche le sanzioni in caso di mancato alt. Chi non rispetta un semplice posto di controllo, è soggetto al pagamento di una multa da 84 a 335 euro (articolo 192 del Codice della Strada) e la decurtazione di tre punti sulla patente. Chi non si ferma a un posto di blocco, invece, non solo vede aumentarsi la sanzione pecuniaria, che in questo caso va da un minimo di 1.324 a un massimo di 5.302 euro (più 10 punti persi sulla patente). Se per evitare il blocco un conducente mette a rischio l’incolumità degli agenti e la sicurezza generale, incorre anche nel reato di ‘resistenza a un pubblico ufficiale’ (art. 337 del Codice Penale), punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Non sono poi da escludere situazioni di ulteriore rischio se le Forze dell’ordine dovessero riscontrare l’estrema pericolosità dell’automobilista che intende forzare o ha già forzato il blocco.

COSA FARE A UN POSTO DI BLOCCO

Il posto di blocco è delimitato dal segnale stradale ‘Alt Polizia’, sistemato a distanza opportuna e avvistabile con sicurezza e in tempo utile affinché il conducente possa rallentare e fermarsi senza creare alcun pericolo alla circolazione. Il segnale deve essere poi ripetuto all’altezza del punto di arresto. Ovviamente chi non ha nulla da nascondere ha il compito di attenersi alle disposizioni degli agenti presenti al posto di blocco, offrendo la massima collaborazione. Lo stesso comportamento è ovviamente richiesto anche da chi sa di aver commesso qualche ‘peccatuccio’ (patente lasciata a casa, un paio di bicchieri di troppo, ecc.). Inutile peggiorare la propria posizione, meglio mostrarsi collaborativi.

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El Dorado e Ravensburger: alla scoperta del Gioco dell’Anno 2019

di Davide Vincenzi
Vincitore del premio Gioco dell’Anno 2019, riconoscimento assegnato annualmente dalla prestigiosa manifestazione Lucca Comics & Games, El Dorado (di cui potete leggere la nostra recensione) è un gioco da tavolo, creato da Reiner Knizia e prodotto da Ravensburger, che si fonda su meccaniche di deck building, esplorazione e percorso. Calato in un’ambientazione altamente evocativa come […]

Infortuni sul lavoro per incidenti: oltre il 58% dei morti per rischio stradale

di Donato D'Ambrosi

Gli incidenti stradali sul lavoro sono una realtà tragicamente sempre più consistente quando si contano le vittime della strada. A dirlo è l’ACI, su un’elaborazione dei dati Inail che riportano il numero degli infortuni sul lavoro e dei morti per rischio stradale. Ecco chi e perché perde più spesso la vita in strada svolgendo il proprio lavoro.

OLTRE LA META’ DELLE VITTIME STRADALI CON UN VEICOLO

Secondo i dati dell’Inail il rischio stradale è responsabile del 58,5% degli incidenti stradali del 2018 rispetto al totale delle vittime per infortunio sul lavoro. Si contano sempre più vittime di infortuni in incidenti stradali in itinere. L’infortunio in itinere riguarda chi si sposta da casa all’azienda per la quale lavora, o tra due aziende per le quali lavora. Nel 2018, i morti sul lavoro sono stati 704, di cui 412 hanno coinvolto un veicolo.

CHI E’ PIU’ ESPOSTO AD INFORTUNI STRADALI SUL LAVORO

Le figure professionali più coinvolte sono i conducenti professionisti (autisti di camion, taxi, autobus, ecc) ma anche rappresentanti di commercio che passano ore al volante. La quota maggiore di infortuni in itinere nel 2018 ha riguardato le donne. Su un totale di 69 vittime, 39 erano di sesso femminile. Ma al di là di questo, secondo l’Inail quello degli infortuni per rischio stradale è un trend che sta nuovamente crescendo, con un costo sociale stimato in 17 miliardi di euro solo per il 2017 (fonte MIT).

LE CAUSE MAGGIORI DEGLI INCIDENTI CON RISCHIO STRADALE

Le cause dell’impennata di incidenti stradali con infortunio sul lavoro, sono legati a diverse cause. Le persone che svolgono un lavoro stressante a livello fisico e psicologico sono le più esposte. Il rischio di incidenti stradali però è indissolubilmente alla distrazione al volante e all’uso del cellulare alla guida. Tra le cause degli incidenti stradali in itinere però l’Inail non esclude la scarsa manutenzione stradale, l’elevata velocità, i ritmi di vita più veloci ma anche assunzione di farmaci e stupefacenti.

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Monopattini elettrici: la Francia inasprisce le norme

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici in Francia

Arriva l’annunciata stretta sull’uso dei monopattini elettrici in Francia dopo l’ennesima tragedia che ha coinvolto uno di questi veicoli, portando a 5 il numero delle vittime da inizio anno, più diversi feriti. Adesso, con l’approvazione di un apposito decreto entrato in vigore già venerdì scorso, i mezzi della micromobilità elettrica come monopattini, hoverboard, segway e simili sono pienamente riconosciuti dal Codice della Strada francese e, di conseguenza, sono soggetti a norme molto più rigide e relative sanzioni. Del resto la diffusione sul territorio d’Oltralpe dei ‘trottinettes électriques’ è stata talmente impetuosa (circa 350.000 pezzi venduti solo nel 2019) da rendere inevitabile una regolamentazione a livello nazionale.

MONOPATTINI ELETTRICI IN FRANCIA: LA NORMATIVA

Fino alla scorsa settimana, infatti, la circolazione dei monopattini elettrici in Francia era disciplinata su iniziativa dei singoli Comuni. Ad esempio Parigi aveva già fissato dei limiti ben precisi. Ma ora esiste finalmente una normativa valida in tutto il Paese i cui capisaldi sono i seguenti.
– Per guidare i monopattini elettrici e gli altri dispositivi analoghi bisogna avere almeno 12 anni. È assolutamente vietato trasportare passeggeri e trainare un qualsiasi carico, così come non è possibile circolare con auricolari e cuffie alle orecchie.
– La velocità massima consentita è di 25 km/h, una limitazione importante tenendo conto che sono in commercio monopattini capaci di sfrecciare fino a 80 km/h! Le aziende produttrici devono adeguarsi (bandendo i dispositivi che superano il limite consentito) entro il 1° luglio 2020.
– Si può circolare esclusivamente su piste ciclabili e ‘voies vertes’ (lunghi percorsi ciclopedonali). Oppure su strade aperte al traffico veicolare, ma solo in zone urbane il cui limite di velocità non supera i 50 km/h. Se le condizioni lo consentono, una specifica deroga comunale può permettere la circolazione dei monopattini elettrici anche sui marciapiedi, all’altezza del gradino, e su strade dove si toccano gli 80 km/h. È possibile parcheggiare sui marciapiedi ma senza creare intralcio ai pedoni.
– Il casco, non obbligatorio, è fortemente raccomandato in caso di traffico congestionato. La circolazione nelle ore di buio richiede l’uso di giubbotto o altri indumenti catarifrangenti. Monopattini e mezzi simili devono essere dotati di luci anteriori e posteriori, sistema di frenata e segnalatore acustico.

SANZIONI PER CHI NON RISPETTA LE NORME SULL’USO DEI MONOPATTINI ELETTRICI IN FRANCIA

Insieme alle nuove regole sono state introdotte anche nuove sanzioni per chi viola le norme sull’utilizzo dei monopattini elettrici in Francia. Si parte da una multa minima di 35 euro per chi trasporta un passeggero a ben 1.500 euro per chi supera il limite di velocità di 25 km/h, guidando un mezzo non conforme. Circolare su un marciapiede, fuori da un’area autorizzata o con gli auricolari alle orecchie costa invece 135 euro. Stessa cifra che pagheranno i genitori di un minore di 12 anni sorpreso a guidare un monopattino elettrico.

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Accendere i fendinebbia: come e quando per evitare una multa

di Donato D'Ambrosi

Usare i fendinebbia è indispensabile in molte località dove l’alto tasso di umidità non permette di vedere in sicurezza la strada in alcuni momenti della giornata. Poiché accendere impropriamente i fendinebbia anteriori o posteriori crea disturbo agli altri conducenti, non sono rare le multe per abuso di dispositivi di illuminazione. Come e quando bisogna accendere i fendinebbia? Ecco cosa dice la legge e come accorgersi se ci sono o meno le condizioni per poter usare gli antinebbia anteriori o i retronebbia in sicurezza.

FENDINEBBIA ANTERIORI E POSTERIORI, IL CDS E LA MULTA

L’utilizzo corretto dei fendinebbia non è sempre chiaro a chi abita in località dove la nebbia è un evento raro. Ma attenzione, poiché il termine “fendinebbia” non ne limita l’utilizzo al solo caso in cui la visibilità sia compromessa a causa della nebbia. Allo stesso modo il solo motivo per cui l’auto ne è dotata non autorizza indiscriminatamente all’accensione dei fendinebbia solo per vedere meglio. E’ tutto stabilito dall’art.153 del Codice della Strada sull’ “Uso dei dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione dei veicoli a motore e dei rimorchi”. Ci limitiamo però all’analisi del solo caso relativo ai fendinebbia sulle automobili. INtanto ricordate che chi viene sorpreso a guidare con i fendinebbia senza motivo, rischia una multa da 41 a 168 euro.

QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA ANTERIORI

Intanto bisogna distinguere, come recita la legge, l’accensione dei fendinebbia anteriori da quella dei fendinebbia posteriori. Non è detto infatti che se si presenta la necessità di usare i fendinebbia anteriori automaticamente vanno accesi anche i retronebbia. Vediamo i singoli casi. L’accensione dei fendinebbia anteriori ormai presenti su tutti gli allestimenti medio-alti come elemento di design, è vincolata all’accensione delle luci di posizione o anabbaglianti. Si possono usare i fendinebbia anteriori anche di giorno, purché la visibilità di guida sia ridotta a causa di nebbia, fumo, foschia, nevicata in atto, pioggia intensa. Tutti i casi insomma in cui l’uso dei fari anabbaglianti e abbaglianti non aumenta la sicurezza.

QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA POSTERIORI (RETRONEBBIA)

Se basta del fumo, nebbia, una pioggia intensa o neve per accendere i fendinebbia anteriori senza rischiare una multa, per i retronebbia bisogna fare una valutazione più approfondita. Secondo il Codice della Strada, infatti, i retronebbia (che servono ad aiutare gli altri conducenti a vedere meglio la nostra auto), vanno accesi quando per le stesse cause già citate, la visibilità è inferiore a 50 metri. Come si capisce se la visibilità è inferiore a 50 metri? Per capire se serve accendere anche i fendinebbia posteriori, bisogna guardare i delineatori di margine (se presenti) sulla carreggiata. Questi sono normalmente posizionati a una distanza di 50 metri sui tratti rettilinei. Se all’altezza del delineatore più vicino non si riesce a vedere il paletto successivo, vuol dire che è meglio accendere anche i retronebbia per farsi notare meglio dalle auto che seguono. Se viaggiate all’estero, ricordate sempre di controllare i regolamenti nazionali anche per quello che riguarda l’accensione dei fendinebbia soprattutto d’inverno.

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Alcoltest non attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

L’alcoltest non è attendibile per verificare lo stato d’ebbrezza del conducente se viene effettuato alcune ore dopo il sinistro. In questo caso, affinché ci sia reato, è necessaria la presenza di ulteriori elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’incidente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 39725 del 27/09/2019, occupandosi del caso di un automobilista che aveva provocato un sinistro stradale guidando con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti, la cui misurazione era però avvenuta circa tre ore dopo i fatti.

PERCHÉ UN ALCOLTEST EFFETTUATO DOPO ALCUNE ORE È INATTENDIBILE

Nella fattispecie, come riporta il portale giuridico Altalex, il fatto di aver accertato lo stato di ebbrezza del guidatore (0,95 g/l in prima misurazione e 1,05 g/l in seconda, quando il limite in Italia è di 0,50 g/l) a distanza di diverse ore dall’incidente, contrasta la regola scientifica (la ben nota curva di Widmark) secondo la quale il picco dell’alcool nel sangue si rileva tra i venti ed i sessanta minuti dopo l’assunzione, fino a quando la curva ha un andamento ascendente, mentre successivamente il tasso degrada. È evidente quindi che il tasso alcolemico ben oltre i limiti rilevato tre ore dopo l’evento non poteva riferirsi a un’assunzione di alcol prima del sinistro ma successiva, come del resto dichiarato dal conducente e confermato da un testimone.

ALCOLTEST NON ATTENDIBILE: PER PROVARE LA GUIDA IN STATO D’EBBREZZA SERVONO ALTRI ELEMENTI INDIZIARI

Per condannare il responsabile del sinistro si deve dunque dimostrare inoppugnabilmente che fosse ‘ubriaco’ al momento dell’accaduto, sottoponendolo immediatamente ad alcoltest o al massimo entro mezzora dall’incidente. Altrimenti, come la giurisprudenza aveva già sentenziato, il decorso di un intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini di verificare l’effettivo stato di ebbrezza (come da articolo 186 del Codice della Strada), la presenza di altri elementi indiziari.

L’ALCOLTEST ESEGUITO IN RITARDO IMPEDISCE DI ATTRIBUIRE LO STATO DI EBBREZZA

In definitiva, si legge nella sentenza della Corte di Cassazione, “è evidente che la considerazione dell’elemento probatorio inerente l’effettuazione dei controlli spirometrici, svolti dopo un lungo lasso temporale rispetto al momento dell’assunzione, impedisce di attribuire a quei rilievi valore scientifico certo circa lo stato di ebbrezza risalente a un momento di ore precedente quello dell’effettuazione del controllo, qualora la curva di Widmark si presenti ancora ascendente durante l’esecuzione del test”. Si desume perciò che l’alcoltest non è attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro.

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MIUR e TIM, insieme per promuovere la trasformazione digitale nelle scuole

di Alessandro Crea
Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, e l’Amministratore Delegato di TIM, Luigi Gubitosi, hanno firmato oggi al MIUR un protocollo d’intesa triennale finalizzato ad accelerare il processo di trasformazione digitale delle scuole italiane di ogni ordine e grado, puntando a elevare la qualità dell’offerta formativa degli istituti scolastici, attraverso l’innovazione didattica e […]

7 cattivi Disney che meritano un film tutto loro

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Sbarcato da pochissimo nei cinema Maleficent: Signora del Male, sequel della rivisitazione made in Disney della classica fiaba della Bella Addormentata nel Bosco. Nel “reboot”, se così possiamo chiamarlo, esploriamo da un nuovo punto di vista Malefica, una regale Angelina Jolie, più umana e un po’ meno spregevole della versione cult del ‘59. Dato il […]

The Elder Scrolls: Legends – Fauci dell’Oblivion | Recensione

di Alessandro Palladino
Il mondo di The Elder Scrolls: Legends, il gioco di carte digitale sviluppato da Sparkypants Studios e legato al franchise di Bethesda, allarga ancora una volta i suoi orizzonti, spostandosi dai dorati deserti di Lune di Elsweyr per esplorare un territorio ameno e ostile. La nuova espansione Fauci dell’Oblivion ci porta nelle terre dei Daedra […]

Automobilisti senza cintura: una multa ogni cinque minuti

di Raffaele Dambra

Automobilisti senza cintura multa

Abbiamo contato almeno 5 buoni motivi per indossare sempre le cinture di sicurezza (anche posteriori), ma gli automobilisti italiani evidentemente la pensano in un’altra maniera, se è vero com’è vero che nel nostro Paese ogni 4,7 minuti viene comminata una multa per il mancato utilizzo delle cinture. E purtroppo la media, elaborata su dati forniti da Polizia e Carabinieri, continua a peggiorare. Nei primi nove mesi del 2019 gli automobilisti sanzionati per questa violazione sono aumentati del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

AUTOMOBILISTI SENZA CINTURA: PIÙ DI 80 MILA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2019

In particolare da gennaio a settembre 2019 sono stati multate 82.840 persone senza cinture di sicurezza. In termini assoluti si tratta della seconda infrazione più commessa dagli automobilisti italiani, superata soltanto dall’eccesso di velocità (525.497 sanzioni, +32,3%). Con la differenza, però, che il superamento dei limiti di velocità è molto più facile da rilevare, grazie ai dispositivi elettronici a distanza come autovelox e tutor, mentre la verifica delle cinture richiede necessariamente il controllo umano. Facile, quindi, che il numero dei trasgressori sia ben più alto.

IN AUTO SENZA CINTURE DI SICUREZZA: LE SANZIONI PREVISTE

Ricordiamo che secondo l’articolo 172 del Codice della Stradail conducente ed i passeggeri dei veicoli […] muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”, e chi non ne fa uso “è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 a 323 euro” (più la decurtazione di 5 punti dalla patente, sanzione aggravata in caso di recidiva nel biennio successivo alla prima infrazione). Inoltre il conducente risponde del mancato utilizzo della cintura da parte del passeggero minore di età. Ma solo se a bordo non è presente chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Mentre dell’eventuale violazione del passeggero maggiorenne ne risponde personalmente quest’ultimo. Inutile precisare che le cinture vanno correttamente allacciate anche sui sedili posteriori.

L’IMPORTANZA DI INDOSSARE LE CINTURE DI SICUREZZA

Oltre all’aspetto economico (non è mai piacevole prendere una multa), indossare le cinture di sicurezza è fondamentale per mitigare le conseguenze di un sinistro stradale. Anche a velocità non particolarmente sostenuta. Le statistiche dicono infatti che nel corso degli anni – le cinture come le conosciamo oggi, quelle a tre punti, sono state inventate nel ‘59 dalla Volvo – i dispositivi di ritenuta hanno salvato il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Percentuale che può salire al 50% se le cinture sono dotate di pretensionatore (come su tutte le auto nuove da diversi anni) e con la contemporanea presenza degli airbag.

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Microsoft annuncia i dispositivi Windows 10 Secured-Core, ancora più sicuri

di Filippo Molinini

Microsoft ha annunciato oggi una nuova categoria di dispositivi, i più sicuri con Windows 10: si chiamano Secured-Core PC. Secured-Core Windows PC Sfruttando le più recenti innovazioni hardware integrate nelle CPU più moderne, Microsoft annuncia i PC Secured-Core. Sfruttando la sicurezza a livello hardware e le funzionalità per la sicurezza già disponibili in Windows 10, […]

Puoi leggere l'articolo Microsoft annuncia i dispositivi Windows 10 Secured-Core, ancora più sicuri in versione integrale su WindowsBlogItalia. Non dimenticare di scaricare la nostra app per Windows e Windows Mobile, per Android, per iOS, di seguirci su Facebook, Twitter, Google+, YouTube, Instagram e di iscriverti al Forum di supporto tecnico, in modo da essere sempre aggiornato su tutte le ultimissime notizie dal mondo Microsoft.

Smartphone al volante: arrivano le telecamere per scovare i trasgressori

di Raffaele Dambra

Smartphone al volante telecamere

I conducenti che maneggiano lo smartphone al volante mettono a rischio la sicurezza propria e soprattutto quella altrui, compresi i terzi trasportati. Per cui ben venga ogni iniziativa tesa a debellare questo pericolosissimo malcostume, come per esempio quella adottata di recente dalla polizia olandese, che ricevuto in dotazione un sistema di telecamere in grado di individuare un automobilista con il cellulare in mano. A prescindere che lo stia tenendo all’orecchio o vicino allo sterzo.

COME FUNZIONANO LE TELECAMERE PER MULTARE CHI USA LO SMARTPHONE AL VOLANTE

Come riporta il sito web del quotidiano torinese La Stampa, l’Olanda è il primo paese dell’Unione Europea a sfruttare questa tecnologia per contrastare l’uso dello smartphone al volante, e ha emanato il provvedimento dopo una sperimentazione durata 18 mesi che ha dato ottimi risultati (già 75 mila le multe comminate). Ma come funzionano le telecamere anti-smartphone? Gli apparecchi sono dotati di un software basato su un’intelligenza artificiale cui è stata ‘insegnata’ (non sappiamo bene come ma ci sono riusciti) la differenza tra chi guida con il telefonino e chi invece tiene in mano un oggetto non sanzionabile. In questa maniera l’obiettivo cattura solo chi effettivamente sta compiendo un’infrazione, mentre le foto innocue finiscono immediatamente distrutte per tutelare la privacy.

SMARTPHONE ALLA GUIDA: ANCHE IN AUSTRALIA TELECAMERE PER PIZZICARE I TRASGRESSORI

Le telecamere per stanare chi maneggia lo smartphone alla guida di un’auto sono dotate di sensori a infrarossi, così da poter funzionare anche nelle ore di buio. Al momento questi dispositivi sono utilizzati esclusivamente in autostrada e nel distretto di Utrecht, ma è probabile che presto saranno estesi a tutte le strade del paese. D’altronde sul tema della mobilità gli olandesi hanno sempre dimostrato di essere un passo più avanti rispetto agli altri. Più avanti per lo meno in Europa, dato che in Australia, e precisamente nello stato del Nuovo Galles del Sud, hanno già adottato un analogo sistema di telecamere che ‘legge’ la targa delle vetture e contemporaneamente inquadra dall’alto il parabrezza individuando eventuali conducenti da multare.

SMARTPHONE AL VOLANTE: E IN ITALIA?

E in Italia, vi starete domandando, come siamo messi? Non benissimo a dire il vero. Le sanzioni per chi guida usando irregolarmente lo smartphone ci sono già ma sono decisamente troppo blande. Per questo l’annunciata mini riforma del Codice della Strada, già approvata dalle apposite commissioni parlamentari e in attesa di giungere in Aula per la discussione finale, prevedeva un severo inasprimento delle pene, innalzando la forbice della multa dagli attuali 160/646 euro a 422/1.697 euro, con in più la sospensione della patente da sette giorni a due mesi già dalla prima infrazione. E inoltre, in caso di recidiva nel biennio successivo, la sanzione pecuniaria sarebbe stata ricompresa tra 644 e 2.588 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi e decurtazione da cinque a dieci punti, sempre dalla patente.

INASPRIMENTO DELLE SANZIONI: TUTTO IN ALTO MARE

Solo che, incredibile ma vero, molto probabilmente non se ne farà più nulla, e in Italia resteranno in vigore le sanzioni attualmente previste dall’articolo 173 del Codice della Strada. Nel corso di una recente audizione in Commissione Trasporti della Camera, la titolare del MIT, Paola De Micheli, ha riferito infatti che il testo della mini riforma del CdS è stato bocciato quasi totalmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (presumibilmente per una questione di coperture), che nel suo parere ha lasciato in piedi pochissime norme. “Bisognerà fare quindi una seria verifica”, ha precisato la De Micheli, “Ma preferirei che se ne occupi il Parlamento: non ho nessuna intenzione di invadere, se non in caso di estrema necessità, le competenze del potere legislativo”. Toccherà dunque ai parlamentari decidere se seguire o meno i rilievi del MEF e, di conseguenza, approvare o affossare la mini riforma.

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Grail Games annuncia Medici: the dice game, il gioco ideato da Reiner Knizia

di Silvio Colombini
Grail Games, la casa produttrice australiana, ha annunciato che a breve lancerà la campagna kickstarter destinata alla produzione di una nuova variante di un grande classico; nello specifico questa raccolta fondi servirà a poter produrre Medici: the dice game. Inutile dire che il gioco a cui ci riferivamo in apertura fosse, per l’appunto, Medici, il […]

T-red per la sicurezza? Ma con il tempo del giallo obbligatorio

di Donato D'Ambrosi

Le strade smart sono progettate per rendere più efficiente e sicura la circolazione: è sulla scorta di questo principio che l’Italia ha visto proliferarsi un esercito di semafori con telecamera. Si tratta dei T-red o anche noti come Vista-red: i semafori che identificano le auto che passano con il rosso. Un gran bel problema per tutti i casi in cui si è in ritardo sulla luce gialla ma in anticipo sul rosso. Evitare una multa del T-red può essere difficoltoso se il tempo di durata del giallo è un enigma. A questo proposito è stata lanciata una petizione per il contasecondi obbligatorio del giallo su tutti i semafori con telecamera.

TEMPO DELLA LUCE GIALLA OBBLIGATORIO SU TUTTI I T-RED

L’iniziativa del contasecondi obbligatorio su tutti i semafori T-red è dell’associazione La.Pi.S. (Laboratorio pinerolese per la città e il territorio Smart) con una petizione che si può sottoscrivere qui. L’invito della La.Pi.S. si rivolge anche al Ministro dei Trasporti affinché i semafori con telecamera T-red siano uno strumento per la sicurezza stradale e non un fine. Ad oggi infatti la faccenda del tempo del giallo ai semafori con T-Red è un po’ controversa per varie ragioni. Intanto il Comune può stabilire quanto deve durare il tempo del giallo in base alle caratteristiche della strada. Poi non c’è un parere univoco della giurisprudenza che stabilisca se la multa è valida quando il tempo del giallo scende sotto i 4 secondi. E qui si fa interessante la richiesta della La.Pi.S. sui contasecondi del giallo obbligatori per tutti i semafori con telecamera.

T-RED CON E SENZA CONTASECONDI COSA CAMBIA

Oggi l’installazione dei pannelli contasecondi per il tempo del giallo è obbligatoria solo se vengono installati nuovi semafori o se vi è un ammodernamento delle luci semaforiche. Se i semafori T-red con telecamera si vogliono eleggere a strumenti per la sicurezza stradale non dovrebbe esserci distinzione tra semafori vecchi e semafori nuovi. “Solo così si potrà contribuire a migliorare in modo intelligente e non vessatorio la sicurezza sulle strade delle nostre città – spiega la La.Pi.S. – adeguandosi alle buone pratiche già ampiamente utilizzate all’estero”.

LA PETIZIONE SUI SEMAFORI CON DURATA DEL GIALLO NOTA

La petizione La.Pi.S. che tuti possono sottoscrivere è stata sottoposta anche all’attenzione del Ministro dei Trasporti Paola De Micheli. Al Ministro si richiede l’accoglimento delle modifiche al Decreto 27 aprile 2017 che definisce le caratteristiche per l’omologazione e per l’installazione di dispositivi per visualizzare il tempo residuo del giallo. Sarebbe un modo per dimostrare che non ci sono semafori utilizzati dai Comuni per vessare gli automobilisti e semafori utili al miglioramento della sicurezza e alla riduzione degli incidenti.

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