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Ieri — 25 Giugno 2019RSS feeds

La Peugeot 301 e il logo usato illegalmente in Iran

di Donato D'Ambrosi

I rapporti tra Peugeot e Khodro dopo un’annunciata collaborazione in Iran sono diventati glaciali dopo l’ultimato del Presidente Trump di sanzionare chiunque avesse rapporti con Teheran. Così dopo l’annuncio di un ritorno di scintilla tra i due Costruttori che avevamo anticipato, il gelo totale. Al punto che Khodro avrebbe deciso di ripagare Peugeot con la stessa moneta contrattuale. Secondo quanto riporta il quotidiano leblogauto, ha deciso di usare il logo Peugeot sul modello della discordia, la Peugeot 301 mai nata sotto l’egida Peugeot, nonostante gli accordi iniziali.

KHODRO RINUNCIA A PEUGEOT MA SI PRENDE IL LOGO

La Peugeot 301 in seguito al cessato embargo imposto dall’ONU sul programma nucleare in Iran sarebbe dovuta nascere dagli accordi tra Peugeot e Khodro. Poi però la Casa francese si è fatta indietro, intimorita, come pensano in molti dalle minacce di Trump. Un passo indietro che il partner iraniano ha sempre rinfacciato a Peugeot per non aver rispettato i suoi obblighi contrattuali alla base dei quali c’era la costruzione della Peugeot 301, nell’immagine di copertina. Ora Khodro ha fatto sapere che con o senza Peugeot l’auto sarà prodotta con il logo del leone ruggente, in barba agli accordi contrattuali cassati.

L’ADDIO DAL MERCATO PRINCIPALE PER PEUGEOT

La berlina è stata interamente prodotta in Iran dopo “violazione” del contratto stabilito tra Iran Khodro e Peugeot e l’addio del costruttore francese dal territorio iraniano sotto la minaccia delle sanzioni statunitensi.” Avrebbe dichiarato Hachem Yekke Zare, Presidente di Iran Khodro. Se non si può parlare di ritorsioni è chiaro che tra i due ex partner la strada della riappacificazione sembra ormai sbarrata. Con la minaccia di utilizzare illegalmente il logo Peugeot – almeno di questo Khodro sembra esserne cosciente – la diatriba legale si avvolge su se stessa.

IN INVERNO PARTE LA PRODUZIONE DELLA PEUGEOT 301

“Non abbiamo affatto bisogno di Peugeot” ha chiarito Zare, assicurando che l’80% del motore della Peugeot 301 viene prodotto in Iran e che sono in grado di provvedere autonomamente al resto della produzione. Khodro sarebbe uscito dall’impasse con Peugeot unendo le forze di diversi costruttori locali di componenti per automobili. Secondo fonti locali la produzione della Peugeot 301 sarà di 3 mila esemplari durante l’inverno 2019. Poi salirà a regime a 100 mila auto prodotte tra la primavera 2020 e la primavera 2021. Non ci resta che aspettare e vedere quale sarà la reazione all’uso del logo di Casa.

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RC auto: tariffe scese del 20% in cinque anni, l’annuncio dell’IVASS

di Redazione

Rc auto tariffe

In Italia si paga sempre tanto di RC auto ma le tariffe sono comunque scese di quasi il 20% in cinque anni, anche se non tutti sono d’accordo (ne parleremo alla fine). Trend positivo anche per quanto riguarda le differenze territoriali: dal 2013 al 2018 sembra essersi infatti ridotto il differenziale dei premi sul territorio tra la provincia più cara e quella più economica. Resta però il margine a favore dei maggiori competitor europei, dove l’assicurazione auto continua a costare decisamente meno.

RC AUTO, TARIFFE IN RIBASSO GRAZIE A NUOVE NORME E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

I numeri sono stati snocciolati dal nuovo presidente dell’IVASS, Fabio Panetta, nel corso della relazione annuale sull’attività svolta dall’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni. Soffermandosi in particolare sul mercato della RC auto in Italia, Panetta ha ricordato che le coperture della responsabilità civile auto rappresentano, vista la loro obbligatorietà, il settore a più diffuso impatto sui cittadini e un impegno costante per l’IVASS. “Le misure intraprese a livello normativo”, ha spiegato il neo presidente, “unitamente al diffuso utilizzo dell’innovazione tecnologica, hanno reso possibile un progressivo contenimento dei costi del sistema e il rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, con effetti positivi sui prezzi per gli assicurati”.

TARIFFE RC AUTO IN ITALIA: DA 515 A 415 EURO IN 5 ANNI

Più dettagliatamente, secondo i dati IVASS il premio medio delle tariffe RC auto è diminuito del 19,5% in cinque anni, passando dai 515 euro di fine 2013 ai 415 euro di dicembre 2018. Come anticipavamo, si è ridotta anche la distanza dei prezzi tra la provincia a più alto costo (Napoli) e quella storicamente a costo più basso (Aosta): la differenza è scesa da 380 a 237 euro, un miglioramento che a nostro parere non è ancora sufficiente. Così come risulta inaccettabile il divario a livello internazionale: nel 2018 il premio medio netto in Italia è risultato di nuovo superiore a quello di Francia, Germania e Spagna, seppur con un‘evidente riduzione del gap, da 202 euro nel 2012 a 97 euro nel 2018.

RC AUTO: LA SCATOLA NERA FA DIMINUIRE LE TARIFFE MA FRENA LA CONCORRENZA

La scatola nera continua a piacere agli assicurati italiani. A fine 2018 era presente nel 22,2 % dei contratti, con valori significativamente più elevati nelle province più esposte al rischio di frode. Il suo utilizzo ha certamente contribuito alla riduzione dei prezzi delle polizze RC auto, tuttavia sta emergendo che i clienti con scatola nera sono meno propensi a cambiare compagnia. Conseguenza non troppo positiva, come ha ricordato lo stesso presidente Panetta: “È essenziale il completamento della disciplina sulla portabilità delle scatole nere per evitare che la loro diffusione porti con sé effetti indesiderati sul grado di concorrenza del mercato”.

PREZZI RC AUTO SCESI? LA FEDERCONSUMATORI NON È CONVINTA

Ma tutto questo diminuire di tariffe, forbici e differenze è davvero reale? È la domanda che si è posta Federconsumatori, secondo il cui Osservatorio, che da oltre 10 anni rileva annualmente i costi delle polizze RC auto nelle principali città italiane, dal 2013 al 2018 l’importo annuale sarebbe in realtà aumentato di 132,75 euro (+23,3%), con una differenza tra province del nord e province del sud del 53%. Insomma, la solita ‘guerra di cifre’ che vede vincere tutti tranne i cittadini.

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Porsche richiama 100 mila auto negli USA per il cambio difettoso

di Donato D'Ambrosi

Un difetto al cambio delle Porsche Cayenne e Panamera può tradursi in un problema per la sicurezza del guidatore, dei passeggeri e di chi sta intorno all’auto parcheggiata. Porsche ha infatti informato gli organi dell’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) del richiamo per il cambio che in condizioni particolari potrebbe passare da solo in folle quando l’auto è parcheggiata. Un problema simile a un altro caso che riguardava le Jeep di FCA ma che era provocato da un malfunzionamento del software. In questo caso le Porsche richiamate in officina potrebbero essere affette da un problema meccanico.

IL PROBLEMA AL CAMBIO QUANDO LA PORSCHE E’ IN “PARK”

La campagna di sicurezza NHTSA per il problema al cambio delle Porsche è stata pubblicata nel bollettino 19V446 e riguarda 99.665 modelli venduti negli USA. Il guasto accertato dal Costruttore ha richiesto il richiamo delle Cayenne e Panamera per verificare l’usura di un comando legato alla leva. Il difetto rientra nell’ambito dei richiami per motivi di sicurezza perché il conducente potrebbe credere di aver posizionato la leva in “Park” mentre in realtà l’auto non è in quella modalità di sicurezza. Il rischio è che l’auto possa muoversi quando il conducente è sceso o comunque fuori dal suo controllo. Anche se Porsche afferma di non essere a conoscenza di incidenti legati al problema invita a recarsi in officina e ad usare sempre anche il freno a mano.

LE PORSCHE COINVOLTE NEL RICHIAMO

Le auto coinvolte nel richiamo di sicurezza sono le Porsche Cayenne prodotte dal 15 novembre 2002 al 2 febbraio 2010 e le Porsche Panamera prodotte dal 6 luglio 2009 al 6 settembre 2016. Il problema riguarda una boccola che collega il selettore marce alla trasmissione e che potrebbe non funzionare a dovere. Di conseguenza, i conducenti potrebbero pensare di aver messo il veicolo in Park anche se è ancora in Drive, Reverse o Neutral.

COME VERIFICARE IL DIFETTO TRAMITE VIN

Il richiamo alle Porsche Cayenne e Panamera sembra circoscritto agli Stati Uniti, ma è plausibile che il Costruttore invierà una raccomandata anche ai clienti europei nel caso dovessero rientrare nel lotto di auto difettose. Tuttavia l’NHTSA ha messo a disposizione un servizio sul suo portale per verificare tramite il VIN (numero di telaio) a 17 cifre se l’auto è tra le Porsche Cayenne e Panamera con il cambio difettoso da controllare in officina.

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Piccoli incidenti: 1 automobilista su 6 scappa se non c’è il proprietario

di Donato D'Ambrosi

A chi non è mai capitato di tamponare un’auto parcheggiata abbastanza da fare un piccolo danno e poi guardarsi intorno? Il più delle volte ci si ferma a vedere il misfatto, molte altre per lasciare al proprietario i dati ed essere ricontattati. Ma secondo un’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it una schiera di 1,3 milioni di automobilisti scappa senza lasciare traccia. Gli uomini sono statisticamente 3 volte più portati a dileguarsi rispetto alle donne.

SOLO L’8,5% DELLE DONNE SCAPPA DOPO UN DANNO

Il malcostume – si legge nell’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione adulta con età compresa tra i 18 ed i 74 anni – sembra essere un comportamento prevalentemente maschile. A “scappare” cercando di farla franca sono soprattutto gli uomini (tra di loro lo ha fatto il 21,3%), mentre le donne si dimostrano notevolmente più oneste e, nel campione femminile, appena l’8,5% di chi ha fatto un danno se ne va senza lasciare al danneggiato i dati per essere ricontattata.

L’ETA’ RENDE GLI AUTOMOBILISTI PIU’ ONESTI

Considerando invece le fasce d’età, la maggior percentuale di “furbetti” (31%) si incontra in quella fra i 25 ed i 34 anni. Di contro, gli automobilisti più corretti sembrano essere coloro che hanno tra i 65 ed i 74 anni; fra loro si dà alla fuga solo l’8,8% degli intervistati che dichiarano di avere danneggiato un veicolo in assenza del proprietario.

AL SUD SI SCAPPA VIA FACILMENTE

A livello geografico, le aree dove si sono registrate le percentuali maggiori di automobilisti che, in questa situazione, hanno ingranato la prima e se ne sono andati via di corsa sono il Centro ed il Meridione. In Centro Italia hanno dichiarato di averlo fatto il 18,8% del campione; appena meno (18,5%) al Sud e nelle Isole.

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Le 10 coupé usate più economiche del 2019 a meno di 10 mila euro

di Antonio Elia Migliozzi

Arriva l’estate e cresce la voglia di fare un giro a bordo di una coupé. Ecco allora che conviene dare uno sguardo al mercato dell’usato che potrebbe avere offerte a portata di click. Un noto portale operativo nel settore delle auto usate ha realizzato la classifica delle sportive usate sotto i 10.000 euro. Insomma auto iconiche ma non impossibili da acquistare e mantenere. Primo posto per la smart ForTwo coupé del 2010 seguita dall’Alfa Romeo GT in produzione dal 2003 al 2013. Ultime in classifica la Citroen DS3 e Fiat Coupé. Come dimostra lo studio con un budget tra i 5.000 e i 6.200 ci si riesce ad assicurare vetture tra il 2000 e il 2010. Vediamo com’è possibile spendere bene i propri soldi mettendosi alla guida una sportiva.

SEGMENTI A CONFRONTO

Da sempre con il termine coupé indichiamo le auto sportive rigorosamente a due porte. Per sottolineare il concetto il termine deriva dal verbo “couper”, cioè “tagliare”. Nella maggior parte dei casi da una coupé deriva la variante scoperta cabriolet, una spider o una targa. Di recente sono arrivate anche carrozzerie “miste”: le coupé-cabriolet, le berline-coupé e, addirittura, i suv-coupé. In clima estivo il sito Autouncle.it propone una classifica delle 10 coupé usate più vendute negli ultimi due mesi. Attenzione si tratta di auto a meno di 10mila euro. Al primo posto la smart ForTwo Coupé che stacca le altre per numero di esemplari venduti. Molti i vantaggi della biposto di casa Daimler. Oltre alle dimensioni adatte agli spazi urbani, la smart presenta consumi ridotti di soli 3,3 litri per 100 km.Secondo posto per l’Alfa Romeo GT. Prodotta dal 2003 al 2013 è erede delle storiche GT tre volumi del marchio.

LA CLASSIFICA

Chiude il podio, in terza posizione, la BMW 320. Nel corso dei suoi quarant’anni di carriera la Serie 3 è cambiata molto. La versione coupé è uscita di scena nel 2013 per fare posto alla Serie 4. Vista la solidità generale si trovano online modelli con 300 o 400mila km. Quarto posto per l’Audi TT. La seconda generazione aveva grandi novità come l’anteriore in alluminio e il posteriore in acciaio. Quinto posto in classifica per la più grande Audi A5 Coupé. Walter De Silva la definisce l’auto più bella da lui progettata. Sesto piazzamento per la Mini Cooper Coupé e i suoi 4.800 euro. L’auto è la famosa per la sua vocazione sportiva a due posti. La versione del 2007 inclina il vetro anteriore, abbassa il tetto e presenta il padiglione posteriore spiovente. Si piazza settima l’Alfa Romeo Brera. Erede della GTV è nata dalla penna di Giugiaro.

I RITARDATARI

Scorrendo la classifica arriviamo all’ottavo posto della Volkswagen Scirocco. Servono circa 7.900 euro per un esemplare del 2009. Nata nel 1974, si basava sulla Golf 1 di cui eredita la piattaforma. Nel 1992 la produzione venne interrotta, per poi ripartire nel 2008 all’arrivo della terza versione. Penultimo posto per la francese Citroën DS3 coupé. La vettura inaugura il ritorno del marchio DS e servono 6.900 euro per un esemplare del 2011. Ultima in classifica la Fiat Coupé. La sportiva italiana è disegnata da Chris Bangle e stata prodotta dal 1994 al 2000. Fiat Coupé, con i suoi oltre 70mila esemplari in 6 anni, fu un successo dalla sua uscita. Fino al novembre 1994 le vendite furono sopra la media con circa 17mila ordini complessivi. Oggi una Fiat Coupé del 2000 si trova in vendita a circa 5.000 euro.

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Find&Park attivo a Milano: il parcheggio più facile via app

di Antonio Elia Migliozzi

Arriva a Milano il servizio Find&Park di Easy Park. Si tratta di una soluzione integrata che aiuta gli automobilisti a trovare un posto per l’auto tagliando le emissioni di CO2. La ricerca del posto auto in città diventa un incubo e spesso si trascorrono ore intere. Secondo uno degli ultimi studi il 30% del traffico in città è dovuto alle auto in cerca di un posto. Secondo Easy Park i clienti della sua app, tramite la nuova funzione Find&Park, risparmiano in media 200 gr di CO2 a parcheggio. Taglio anche per il tempo della ricerca che in genere porta a un risparmio di 4 minuti. Find&Park è già attivo in 25 città europee, tra cui Roma, Verona, Torino, Stoccolma, Copenaghen, Berlino e Barcellona. Vediamo come funziona l’app EasyPark.

SOSTA SMART

A Milano sarà più facile trovare parcheggio, parola dell’app EasyPark. Operativa in città dall’aprile 2015 l’app si arricchisce della nuova funzione: Find & Park. Si tratta di una new entry interessane perché questa tecnologia calcola la disponibilità di parcheggi liberi sulle strisce blu. Studi recenti ci dicono che il 30% del traffico nelle città è legato alle auto che cercano posteggio. Questo causa anche conseguenze pesanti in termini di produzione di CO2 e di inquinanti. Insomma mobilità e parcheggio restano due grandi sfide a cui le grandi città europee devono rispondere. EasyPark usa un algoritmo per aggregare i dati sulle soste. Find&Park guida allora gli automobilisti verso la loro destinazione, lungo le strade dove è più probabile trovare parcheggio. L’app usa dei colori per stimare la presenza di posti liberi; verde, giallo, arancione e grigio scuro.

PACCHETTO COMPLETO

Il servizio bilancia il tempo in auto con la distanza da fare a piedi per raggiungere la meta una volta parcheggiata l’auto. Con la funzione Find & Park, EasyPark vuole migliorare la parking experience degli automobilisti. La sosta su strisce blu diventa semplice e a portata di mano. Giuliano Caldo di EasyPark Italia: “La nuova funzione Find & Park all’interno dell’app EasyPark è un servizio gratuito in più per gli automobilisti”. Ecco allora che l’auto si integra meglio nell’ecosistema urbano. Precisa Caldo: “Chi va in centro e non ha la possibilità di servirsi dei mezzi pubblici, ora può utilizzare Find & Park, ridurre il tempo di ricerca del parcheggio e contribuire a diminuire il traffico”. Insomma taglio delle polveri sottili provenienti dagli scarichi ma anche ridotta usura delle gomme e dei freni. Del resto la Pianura Padana e Milano sono tra l zone più inquinate in Europa.

TAGLIO CO2

Nel dettaglio al funzione Find & Park permette un taglio medio di 200 gr di CO2 a parcheggio e un risparmio di circa 4 minuti di tempo. Easy Park permette quindi di sapere in anticipo quella che è la situazione del parcheggio in una determinata zona della città. La presenza dell’indicatore della distanza a piedi ci permette di sapere a quanta distanza si trova la meta finale rispetto a dove abbiamo trovato posto. Find & Park è già attiva in 25 città europee, tra cui Roma, Verona, Torino, Stoccolma, Copenaghen, Berlino e Barcellona. La nuova funzione si trova all’interno dell’app gratuita EasyPark e disponibile per iOS e Android. Ecco allora che per iniziare la navigazione, basta cliccare sull’icona della funzione “Find”, che si trova nella parte inferiore sinistra della schermata e seguire le istruzioni.

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Tasse auto in Europa: la Germania è il Paese più caro

di Donato D'Ambrosi

Le tasse auto sono uno dei motivi principali che spingono spesso gli automobilisti a targare l’auto in un altro Paese per beneficiare di costi minori. Ormai l’esterovestizione delle targhe è vietata in Italia, ma è curioso scoprire da un report dell’ACEA (l’Associazione europea dei Costruttori di Auto) quali sono i Paesi con i costi auto più alti e dove si pagano più tasse per possedere e guidare un’auto. In Europa la Germania è in testa ai 15 maggiori Paesi. Ecco dove e perché si pagano più tasse auto.

LE IMPOSTE PIU’ ALTE SUI DERIVATI DEL PETROLIO

In Europa (tra i 15 maggiori Paesi) l’automobile muove introiti fiscali pari a una spesa di 428 miliardi di euro l’anno. Un dato in aumento del 3,5% rispetto a quanto rilevato nel 2018 che rappresenta più di due volte e mezzo il bilancio totale dell’UE. Guardando nel dettaglio quali sono i costi maggiori si scopre che le tasse su carburante e lubrificanti sono la voce più influente per quasi tutti i Paesi. Fa eccezione solo il Portogallo, dove le imposte per l’acquisto dei veicoli nuovi sono superiori (4,2 miliardi spesi contro 3,6 miliardi di euro in tasse per carburante e lubrificanti).

L’IVA E LE TASSE SULLE AUTO NUOVE IN GERMANIA

L’imposta sull’acquisto di un’auto nuova diventa più rilevante in Germania (30,3 miliardi di euro) dove si paga anche di più per le aliquote fiscali di lubrificanti e carburanti (42,8 miliardi di euro). E’ il motivo per cui l’importazione di auto usate dalla Germania frutta interessanti profitti a chi sa muoversi bene sul mercato di seconda mano. Dopo la Germania c’è la Francia, dove però le imposte per l’acquisto di un’auto nuova sono circa la metà (17,8 miliardi di euro). L’Italia è al terzo posto tra i Paesi dove le imposte sulla spesa di lubrificanti e carburanti sono maggiori (35,9 miliardi) e circa la metà rispetto all’acquisto di un’auto nuova (18,3 miliardi di euro).

I PAESI DOVE SI SPENDE DI PIU’ PER LE IMPOSTE AUTO

Sommando tutte le voci di costo (IVA, tassa di iscrizione, tassa di circolazione, imposta sul carburante e altre spese fisse) la Germania si conferma il Paese più tassato (92 miliardi di euro nel 2017). Poi c’è la Francia (79 miliardi di euro nel 2017) e l’Italia (74,4 miliardi di euro nel 2017). A seguire poi con un divario sproporzionato c’è il Regno Unito (56,3 miliardi di euro), la Spagna (28,1 miliardi di euro) e il Lussemburgo (20,3 miliardi di euro). Nella tabella in alto ci sono poi tutti i Paesi in cui si le imposte sull’auto sono al di sotto di 20 miliardi di euro l’anno dove si possono consultare anche le voci separate Paese per Paese.

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India: le auto vecchie saranno confiscate, 50 mila auto alla demolizione

di Donato D'Ambrosi

L’inquinamento atmosferico è un grosso problema, e l’India è tra i Paesi più inquinati al mondo, dove le emissioni di veicoli decadenti contribuisce in modo massiccio. E’ per questo che ad Agra le auto che hanno più di 15 anni non potranno più circolare in strada. Il blocco scatterà a fine agosto e chi non lo rispetta subisce la confisca del veicolo. Ma si scommette già sull’escamotage concesso da un buco nel provvedimento per le auto inquinanti in India.

AUTO INQUINANTI FERME O CONFISCATE

 Sono 50 mila le auto che stanno ricevendo la notifica dall’ufficio regionale dei trasporti di Agra per l’imminente blocco alle auto inquinanti. Entro fine agosto 2019 le auto immatricolate prima del 2004 dovranno essere demolite o non potranno più circolare. Il provvedimento però riguarda solo il distretto di Agra. Il blocco alle auto vecchie ad Agra è dovuto alla collocazione del distretto che ricade all’interno della zona protetta del Taj Trapezium Zone (TTZ). Il TTZ è una mega ZTL con un’area di circa 10.400 kmq che copre più distretti. E qui scatta la beffa.

Il BLOCCO IN INDIA FALLACE COME IN ITALIA

Secondo gli ambientalisti il divieto si basa su una falla della legge sulle emissioni poiché è riferita alla registrazione dei veicoli nel distretto di Agra. Questo comporterà con molta probabilità il trasferimento delle registrazioni in altri distretti limitrofi senza alcun effetto reale sul traffico circolante e le emissioni. Praticamente le auto registrate in altri distretti che non hanno attivato provvedimenti analoghi potranno entrare all’interno di Agra. Ma se ci pensiamo un attimo il paradosso non sarebbe poi così lontano dai blocchi al traffico nelle città italiane: in Italia si fermano le auto fino a Euro 4, ma si lasciano passare tranquillamente quelle Euro0 con impianto di alimentazione a GPL o metano. Se poi mentre circola il motore usa la benzina o il gas più pulito, non lo saprà mai nessuno se nessuno controlla.

MILANO IN CONFRONTO È UN’OASI

In India il livello di PM10 è arrivato a superare anche 4  volte il limite consentito: fino a 234 microgrammi per metro cubo rispetto al limite di 60. Per dare un’indicazione più precisa, a Milano si respira aria pura con i 15 microgrammi per metro cubo di media giornaliera che dichiara l’ARPA. Bloccare le auto inquinanti con la confisca su base anagrafica è forse la soluzione più drastica. Ma non sarebbe meglio partire dalle decadenti trappole mortali che si tengono insieme nel modo peggiore? Ai lettori ogni deduzione in merito.

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15 errori da non fare con il noleggio auto

di Redazione

Con l’approssimarsi delle vacanze estive molti italiani stanno pianificando come trascorrere le proprie ferie e stanno prenotando alloggi, case vacanza, spostamenti con traghetti o aerei e auto a noleggio. Ma quali sono gli errori più frequenti da non fare con il noleggio auto? Molto spesso non si conoscono o la fretta espone a rischi di cui si viene a conoscenza solo mesi dopo, con richieste di rimborso dalla società di noleggio. Oggi il noleggio auto è decisamente più a portata di tutti, ormai sdoganato da costoso servizio per uomini d’affari (leggi dove noleggiare un’auto di lusso a Roma) è divenuta una pratica molto diffusa per chi viaggia anche per piacere. Soprattutto se si viaggia in posti esotici o in isole, dove spesso si noleggia l’auto da piccole imprese locali, bisogna tenere gli occhi aperti e conoscere alcune basilari regole per affittare una vettura e non rischiare di vedersi prosciugare il conto per risarcimenti o penali. Traendo ispirazione dalla guida al noleggio pubblicata dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con ANIASA scopriamo quali sono gli errori da non commettere con il noleggio auto.

1 SAPPIAMO REALMENTE CHI CI STA NOLEGGIANDO L’AUTO?

Presi dall’eccitazione dell’imminente partenza per le vacanze o solleticati da un prezzo stracciato per il noleggio può verificarsi la temibile evenienza dell’acquisto compulsivo, ma sappiamo chi c’è dietro quell’offerta irresistibile? Verifichiamo sempre se stiamo noleggiando da una compagnia di rent a car o se si tratta di un broker o di un’altra realtà. Sicuramente una grande compagnia può, generalmente, offrire un supporto di livello e maggiori garanzie (Se vuoi approffondire con tante altre informazioni sul noleggio in Italia leggi qui la guida SicurAUTO.it).

 

2 NOLEGGIO TUTTO INCLUSO O A PARTIRE DA…

Nella fase di definizione della pratica di noleggio, sia che essa si svolga online o al desk del noleggiatore, è fondamentale sapere oltre alla vettura quali servizi e optional sono eventualmente inclusi. Se abbiamo necessità di un navigatore o di un seggiolino per bambini potremmo dover pagare un supplemento, facendo lievitare non poco il costo del noleggio.

3 ASSICURAZIONE, MA NO COSA VUOI CHE SUCCEDA

Spesso quando si acquista un servizio, magari per fare economia, si sceglie di risparmiare sulle garanzie accessorie e sulle assicurazioni. Nel caso del noleggio la mancanza di una copertura adeguata potrebbe rivelarsi estremamente onerosa in caso di danni da risarcire. È inoltre consigliato di verificare la presenza di eventuali franchigie sull’assicurazione e farsele quantificare (Scopri tutto sulle assicurazioni per le auto a noleggio, leggi qui).

4 PAGAMENTI E IMPORTI A SORPRESA

Un altro fondamentale aspetto del noleggio è il pagamento del servizio e la cauzione che, salvo rari casi, sarà trattenuta dal noleggiatore. Al fine di non avere sorprese amare è importante informarsi sulle modalità di pagamento e sull’importo e le modalità di restituzione della cauzione. Solitamente viene riservato un plafond sulla carta di credito a titolo di deposito cauzionale, questo sarà rimborsato per intero se l’auto viene restituita integra.

5 SORVOLARE SU DETTAGLI DELLA PRENOTAZIONE

Se la prenotazione dell’auto a noleggio avviene online nella maggior parte dei casi si riceve una mail che documenta tutti i dettagli del servizio acquistato. Bisogna leggere con attenzione tutte le specifiche del noleggio ed è buona norma stamparne una copia, o salvarla sullo smartphone, da avere al seguito durante tutta la durata del noleggio.

6 RITIRO FRETTOLOSO DELL’AUTO A NOLEGGIO

Il momento del ritiro dell’auto segna per certi versi l’inizio della vacanza e quindi è la tentazione di sbrigare frettolosamente questa pratica può essere tanta. Si tratta in realtà di un momento delicato e fondamentale del noleggio, è importante controllare sia l’esterno che l’interno dell’auto in cerca di danni preesistenti e, qualora se ne riscontrino, bisogna segnalarli subito al noleggiatore. Fare delle foto se qualcosa non ci convince del tutto può tornare senz’altro utile.

7 POCA ATTENZIONE ALLA DOTAZIONE DI BORDO

Quando noleggiamo un’auto questa comprende una determinata dotazione di bordo, di solito specificata nel contratto o nella famosa mail con i dettagli del servizio. Al momento del ritiro della vettura bisogna controllare che questa dotazione sia presente e che sia efficiente. Quindi va controllata ad esempio la presenza dei documenti, del triangolo, della ruota di scorta e degli attrezzi, dell’eventuale kit di riparazione e montaggio. È buona norma controllare anche lo stato delle gomme, queste devono essere in ottime condizioni e non presentare bozzi o rigonfiamenti sulla spalla.

8 PATENTE E CARTA DI CREDITO, È TUTTO IN REGOLA?

Per noleggiare un auto i documenti indispensabili sono la patente di guida e la carta di credito, quest’ultima non deve essere di tipo ricaricabile. Bisogna controllare la scadenza della patente, il documento deve necessariamente essere valido; allo stesso modo va verificata l’eventuale data di scadenza della carta di credito questa, inoltre, deve avere plafond sufficiente a coprire la cauzione (Se noleggi un’auto all’estero leggi qui cosa sapere per non commettere errori).

9 PECCARE DI PRESUNZIONE

Se l’automobile che abbiamo appena noleggiato è un modello con il quale non avete familiarità, se ad esempio dispone di un cambio automatico di ultima generazione ma non lo abbiamo mai utilizzato, è sempre bene chiedere spiegazioni agli addetti che consegnano le vetture. Il personale è infatti tenuto a fornire tutte le spiegazioni del caso.

10 GUASTI O INCIDENTI, SAPPIAMO CHI CHIAMARE?

Sempre al momento del ritiro è opportuno farsi specificare dagli incaricati del noleggio chi contattare qualora dovesse verificarsi un guasto, un incidente stradale o un altro problema. Annotare e mettere bene in vista questi numeri e magari farli segnare sulla rubrica dello smartphone a qualcuno dei passeggeri.

11 RICONSEGNA DA NON PRENDERE ALLA LEGGERA

Nei contratti di noleggio auto sono ben specificati il luogo, il giorno e l’ora per effettuare la consegna del veicolo. Bisogna attenersi a queste indicazioni e ricordarsi di controllare che non vi siano danni sull’auto. Avvenuta la consegna è importante farsi rilasciare una ricevuta che lo attesti.

12 IL CARBURANTE NON È GRATIS

Quando viene ritirata un’automobile a noleggio questa viene fornita con una precisa quantità di carburante, la medesima quantità deve essere presente al momento della consegna a fine noleggio. La penale per chi non si attiene a questa regola è solitamente esosa ed è bene farsi annotare nella ricevuta lo stato del serbatoio al momento della consegna (Scopri come noleggiare a basso costo e non prendere fregature).

13 CONSEGNA NELLE ORE NOTTURNE, OCCHI APERTI

Se dovesse verificarsi l’evenienza di una consegna del veicolo in tarda serata o di notte e magari si lascia l’auto al parcheggio, depositando le chiavi in un’apposita cassetta, è opportuno fare delle foto accurate dell’auto; le immagini serviranno a contestare eventuali reclami e richieste di risarcimento danni non dovuti.

14 DIMENTICARE LA CAUZIONE

Quando si riceve la fattura del noleggio bisogna accertarsi che la somma stanziata per il deposito cauzionale venga svincolata. Ci si può rivolgere alla società emittente della propria carta di credito qualora lo sblocco non avvenga automaticamente.

15 ATTENTI FINO ALLA FINE

Alla fine del noleggio potrebbero giungere addebiti imprevisti da parte del noleggiatore, prima di pagare è bene accertarsi di cosa si tratta e chiedere dati e giustificativi delle somme richieste. Qualora quanto fornito non dovesse acclarare e legittimare le richieste ci si può difendere contestando gli addebiti, ovviamente per iscritto.

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Spesa carburante in aumento nel 2019: 24 miliardi di euro in 5 mesi

di Donato D'Ambrosi

Rispetto all’anno scorso l’estate 2019 si prospetta più magra di benzina e gasolio per le auto italiane: è quanto emerge dal report del Centro Studi Promotor che ha elaborato i dati del Ministero dello Sviluppo Economico. La spesa degli italiani alla pompa da gennaio a maggio 2019 è stata di 23,6 miliardi di euro. Il rialzo però non è affatto legato ai consumi che invece diminuiscono, ma alle componenti fiscali e industriali. Vediamo nel dettaglio quanto hanno speso gli italiani per i carburanti e perché.

PREZZO DELLA BENZINA E DEL GASOLIO NEL 2019

Gli italiani spendono più in carburante che nell’acquisto di auto nuove, e non è una novità considerando che il parco auto circolante invecchia sempre di più. Quello che stupisce, come riposta CSP, è che la spesa per il carburante è la principale voce di costo per l’automobile. Nei primi 5 mesi del 2019 si è verificata un’altalena del prezzo tra benzina (-0,8%) e il gasolio (+2,6%) che ha portato un aumento della spesa alla pompa.

15,7 MILIARDI DI LITRI DI CARBURANTE ACQUISTATI

Tra gennaio e maggio 2019 sono stati acquistati 15,719 miliardi di litri di carburanti per autotrazione con un consumo in lieve flessione (-0,3%) rispetto ai 15,770 miliardi di litri dello stesso periodo del 2018. A conti fatti però la spesa è passata da 23,298 (nel 2018) a 23,620 (nel 2019) miliardi di euro. Scorporando le componenti che concorrono a definire il costo per il carburante a carico degli automobilisti sono 14,4 miliardi di euro il solo gettito fiscale derivante dalla spesa per il carburante. Il che non deve stupire viste le accise che paghiamo su benzina e gasolio.

IL 61% DEL COSTO CARBURANTE IN TASSE

Il prelievo fiscale dalla spesa dei carburanti equivale al 61%: il carico fiscale sui carburanti però è aumentato tra il 2018 e il 2019 di +0,2% passando da 14,376 miliardi a 14,399 miliardi di euro. Tra gli aumenti percentuali maggiori la componente industriale invece pesa di più tra gennaio e maggio 2019: +3,3%. In termini economici significa che c’è stata una variazione positiva di +298 milioni di euro. “L’incidenza del Fisco sulla spesa per benzina e gasolio auto – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – è tra le più alte del mondo e penalizza fortemente non solo gli automobilisti ma anche le imprese e l’economia italiana perché grava pesantemente sul costo dei trasporti su gomma”. Un’incidenza che sarà messa in discussione – forse – dallo sviluppo dell’infrastruttura elettrica e dall’impiego di mezzi commerciali ibridi elettrici a metano o idrogeno.

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Batman avrà una stella sulla Walk of Fame

di Roberto Tavecchia
Uno dei meme più ridondanti della rete, vedrebbe il Cavaliere Oscuro capace di fare di tutto semplicemente additando come risposta, “I’m Batman!”, ma questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia: perché Batman avrà la sua Stella nella Walk of Fame di Hollywood a fianco di vere e proprie celebrità […]

Ford Mustang elettrica: la vedremo al Goodwood Festival of Speed

di Francesco Giorgi

Oggetto di un ampio programma di re-engineering da parte della factory inglese Charge Automotive che ha preso come base di partenza la serie del 1967, costerà circa 300.000 sterline.

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Perché il connettore USB non è nato reversibile? Ce lo spiega l’inventore

di Gerardo Orlandin

Realizzare un connettore USB inseribile in entrambi i versi all’epoca avrebbe raddoppiato il quantitativo di cavi e circuiti e avrebbe causato un aumento dei costi di produzione. Questa la spiegazione di Ajay Bhatt che in Intel ha guidato la creazione dell’interfaccia USB.

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I 10 Paesi con il più alto numero di impiegati automotive

di Antonio Elia Migliozzi

Il settore dell’auto affronta una fase di cambiamento storico. I dati elaborati dall’Acea su base Eurostat forniscono conferme e sorprese. Per quanto riguarda l’occupazione diretta legata all’industria dell’auto in Europa la Germania si conferma leader con 857.336 occupati. Seguono la Francia con 216.000 lavoratori, la Polonia a quota 187.334 e la Romania a 174.321. Insomma i numeri confermano lo spostamento dell’economia dei motori verso l’est Europa che offre condizioni di maggiore redditività. Materie prime e mano d’opera a basso costo cambiano gli equilibri delle linee di produzione. Fondo classifica per Grecia, Danimarca e Cipro. In generale dal 2013 al 2017 l’economia dell’auto in Europa aumenta i posti senza sosta ma rallenta in modo vistoso. I numeri.

IL BILANCIO ACEA

L’Unione europea impone nuove norme per ridurre le emissioni medie di CO2 e spinge per attuare l’accordo sul clima di Parigi del 2016. Questo significa pressione sulle case automobilistiche per costruire e vendere rapidamente più veicoli a batteria. Eppure le auto elettriche restano una piccola parte del mercato complici i prezzi più alti e la mancanza di infrastrutture. In questa situazione i costruttori riorganizzano la produzione mentre i profitti si assottigliano. I dati elaborati dall’Acea su base Eurostat fotografano la situazione del mercato del lavoro. La classifica per numero di occupati diretti vede la Germania in testa a quota 857. 336 lavoratori. Segue, staccata di molto, la Francia patria dei colossi Psa e Renault a 216.000 occupati. Subito dopo i paesi dell’Europa orientale come Polonia e Romania che, complice la non partecipazione all’euro, si confermano porto sicuro per tagliare i costi degli investimenti. Nell’intera Unione europea i lavoratori nel comparto auto sono 2.501.787.

I NUMERI

Ecco allora che nel grafico Acea la Repubblica Ceca è sesta e supera per occupazione l’Italia. Ottavo posto per la Spagna a 152.010 posti seguita dall’Ungheria a con 92.816. Decima posizione in classifica per la Slovacchia e i suoi 71.240 lavoratori. Le cose potrebbero presto cambiare anche per la Germania. Le auto elettriche sono poco complesse. Se un motore a combustione interna ha da 2.000 a 3.000 parti metalliche, una trasmissione elettrica che conta da 150 a 250 parti. I colossi dell’auto si trovano fronteggiare diverse sfide. Elettrificazione, guerre commerciali e brexit aprono scenari di rischio molto concreti. La spinta verso l’elettrificazione sta già portando al taglio di ad alcuni posti di lavoro. Secondo gli analisti le aziende cercano di migliorare i profitti, senza i quali non possono investire in nuove tecnologie.

IL TREND

Guardando il trend dell’occupazione nel settore auto dal 2013 al 2017, c’è una crescita costante. Il grafico dell’Acea è chiaro. Nel 2017 gli occupati salgono del 1,6% contro il 5% del 2015. Questo conferma un forte rallentamento del comparto destinato a continuare. L’Istituto Frauenhofer per l’ingegneria industriale di Stoccarda stima che entro il 2030 spariranno in Germania tra i 23.000 e 97.000 posti di lavoro tedeschi nell’assemblaggio delle powertrain. La Brexit ha indebolito l’auto inglese con molte aziende che hanno annunciato tagli. Il 59% di export del comparto auto è a rischio e i colossi del comparto si trasferiscono in Europa continentale. Per l’Acea il settore automobilistico offre posti di lavoro diretti e indiretti a ben 13,8 milioni di europei. Si tratta del 6,1% del totale dell’occupazione nell’Unione. Inoltre, l’11,4% di tutti i posti di lavoro nel settore produttivo, circa 3,5 milioni, sono legati all’industria automobilistica.

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Google Pixel 4XL si mostra in alcune interessanti colorazioni

di Federico Gambarelli

Recentemente sono apparsi in rete dei render che mostrano Google Pixel 4 e Pixel 4XL in alcune colorazioni davvero particolari.

(...)
Continua a leggere Google Pixel 4XL si mostra in alcune interessanti colorazioni su Androidiani.Com


© federicogambarelli for Androidiani.com, 2019. | Permalink |

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Incidenti stradali, risarcimenti più bassi: la pronuncia della Cassazione

di Redazione

Incidenti stradali risarcimenti più bassi

Una nuovissima pronuncia della Corte di Cassazione, precisamente la n. 16580/19 del 20 giugno 2019, farà poco felici gli automobilisti. Nella malaugurata ipotesi di restare vittime di incidenti stradali, i risarcimenti dell’assicurazione in caso di invalidità permanente saranno più bassi. Questo perché dall’ammontare dell’indennizzo si dovrà detrarre l’importo che il danneggiato percepirà dall’INPS a titolo di pensione di invalidità.

INCIDENTI STRADALI: DAI RISARCIMENTI DELL’ASSICURAZIONE SI DEVE DETRARRE LA QUOTA INPS

Ne ha parlato il portale giuridico laleggepertutti.it, spiegando che la sentenza della Cassazione conferma in realtà la linea adottata pochi mesi fa dalla stessa Corte a Sezioni Unite. E cioè che dal risarcimento dovuto dalla compagnia assicurativa alla vittima dell’incidente stradale bisogna detrarre quanto l’INPS ha liquidato e liquiderà per l’invalidità permanente (totale o parziale non fa differenza), ossia la pensione civile. Se così non fosse, ha motivato la Suprema Corte, il danneggiato ricaverebbe un doppio risarcimento, perfino superiore rispetto al danno, finendo addirittura per guadagnarci (ma i soldi, ci chiediamo noi, qualora fossero anche tanti possono compensare un’invalidità fisica permanente e totale? Bella domanda…).

INCIDENTI STRADALI: IL DANNEGGIATO NON PUÒ CHIEDERE UN INDENNIZZO ‘DOPPIO’

Inutile dire che saranno particolarmente contente le assicurazioni, che d’ora in poi potranno ridurre i risarcimenti da incidenti stradali gravi. In ogni caso la Corte di Cassazione non poteva decidere diversamente perché la logica applicazione del diritto prevede che al danneggiato spetti l’indennizzo soltanto del danno effettivamente subito. In altre parole la vittima del sinistro non può chiedere un risarcimento ‘doppio’ solo perché i soggetti preposti all’indennizzo sono per legge due, l’INPS e la compagnia assicurativa. Il danno resta comunque uno e il risarcimento deve essere perciò ‘spartito’ tra l’ente previdenziale e la compagnia. Quest’ultima può inoltre sempre rivalersi verso la terza parte, colui che ha causato il sinistro, chiedendogli la restituzione delle somme versate all’infortunato.

NON CUMULABILITÀ DEI RISARCIMENTI PER INCIDENTE STRADALE: IL PRECEDENTE

Come abbiamo già scritto, la pronuncia della Cassazione sugli incidenti stradali e risarcimenti in caso di invalidità permanente ha solo ribadito un principio già espresso tempo addietro dalle Sezioni Unite della medesima Corte, che avevano così risolto la questione delle conseguenze risarcitorie della strage di Ustica del 1980. I ministeri della Difesa e delle Infrastrutture, spiega ancora laleggepertutti.it, dovranno infatti risarcire la compagnia aerea Itavia (poi fallita) con 265 milioni di euro per “omesso controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica”. Ma la compagnia aerea non potrà cumulare l’indennizzo già ricevuto dalla propria assicurazione per la perdita dell’aeromobile, e riscuoterà solo la differenza. Quindi l’indirizzo giuridico è chiaro: non può esserci cumulabilità tra risarcimento dell’assicurazione e indennizzo statale, “non essendovi spazio per una doppia liquidazione a fronte di un pregiudizio identico”.

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Classifica qualità auto 2019: ecco i marchi più affidabili

di Donato D'Ambrosi

Le auto dei brand coreani si confermano migliori di molte altre marche note, lo rivela la classifica 2019 sulla qualità delle auto redatta da JD Power. L’indagine mette in luce ogni anno quanto migliora (o peggiora la qualità) delle auto vendute negli USA attraverso le lamentele e le richieste di intervento dei clienti. Nel 2019 sono è rimasta invariata la media, 13 marche sono migliorate e 18 sono peggiorate. Vediamo quali.

COME SI LEGGE LA CLASSIFICA SULLA QUALITA’ DELLE AUTO

Prima di passare alla classifica sulla qualità delle auto 2019, vediamo da dove escono i punteggi che JD Power assegna alle marche dei Costruttori auto. La classifica JD Power è redatta sul valore Initial Quality Index alla base dello studio. Lo studio si basa sulle risposte di 76.256 acquirenti e locatari di nuovi veicoli X che sono stati intervistati dopo 90 giorni di proprietà nel 2019. Le domande spaziano tra 8 categorie e 233 argomenti diversi per identificare i problemi lamentati dai consumatori. Il valore in “PP100” indica quindi la media dei problemi per ogni 100 auto vendute di quella Marca. Intanto anticipiamo che nessuna marca europea è al di sopra della media di 93PP100, ma molte hanno fatto passi in avanti sulla qualità.

LE MARCHE DI AUTO CON LA QUALITA’ MIGLIORE

Nella parte alta della classifica primeggiano quasi tutti brand asiatici. Genesis (brand premium Kia-Hyundai) in testa prende spazio dal Gruppo Kia-Hyundai rispetto all’anno scorso, ma tutte e 3 tra 63 e 71PP100. Per avere un’idea di quanto gap c’è rispetto agli altri brand basta vedere che Ford (gioca in casa!) ha 83PP100. Land Rover è la marca migliorata di più, con 37 problemi ogni 100 auto in meno rispetto al 2018. Altri brand degni di nota per i progressi sono Jaguar (-18PP100), Dodge e Volvo (con -8PP100 ciascuno). Clicca sulla classifica qui sotto per visualizzarla a tutta larghezza.

I MODELLI MIGLIORI NELLA CLASSIFICA JD POWER 2019

Bisogna poi parlare anche dei singoli modelli che si sono distinti per segmento e dello stesso Brand visto che la classifica JD Power sopra fa una media di tutti i modelli del Costruttore. I modelli Hyundai Motor Group che hanno il punteggio più alto nei rispettivi segmenti sono Genesis G70, Hyundai Santa Fe, Kia Forte, Kia Rio, Kia Sedona e Kia Sportage. Della General Motors si distinguono la Cadillac Escalade, la Chevrolet Equinozio, la Chevrolet Malibu la Chevrolet Silverado HD e Chevrolet Tahoe. Di BMW hanno il punteggio più alto nei rispettivi segmenti la BMW Serie 2, la BMW X4 e la MINI Cooper. I modelli Ford (al quarto posto) fa un buon punteggio relativo alle Ford Fusion e Ford Ranger. I modelli Nissan che si posizionano più in alto nei loro segmenti sono Nissan Maxima e Nissan Titan. La Porsche 911 è invece il modello che in assoluto si conferma con la migliore qualità dello studio con 53PP100.

I PROBLEMI PIU’ DIFFUSI SULLE AUTO NUOVE

I problemi più frequenti evidenziati dalla classifica sulla qualità delle auto JD Power riguardano sempre l’elettronica di bordo e gli ADAS. L’infotainment rimane la categoria più problematica per i proprietari di veicoli nuovi. Anche se è la categoria migliorata di più dal 2018, con un minor numero di problemi per il riconoscimento vocale e il Bluetooth. Man mano invece che i sistemi avanzati di assistenza alla guida diventano più diffusi e complessi, più proprietari indicano problemi (da capire se di complessità o malfunzionamento). La media per i marchi premium è 6,1PP100, in aumento rispetto ai 5PP100 dello scorso anno, mentre la media per i marchi del mercato di massa è 3,5PP100. Siete indecisi sull’auto da comprare? Ecco i consigli per valutare al meglio l’auto nuova.

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Come scegliere l’auto giusta: i parametri da considerare

di Redazione

Come scegliere l'auto giusta

Non è per niente facile scegliere l’auto giusta. Solo gli esperti e gli appassionati di motori partono già con le idee molto chiare e sanno dove indirizzarsi. Ma la stragrande maggioranza degli acquirenti di automobili è probabilmente priva degli strumenti per valutare fino in fondo le caratteristiche dei numerosissimi modelli in vendita. E spesso si limitano a scegliere solo in base al prezzo. E alle dimensioni. Che sono importanti, certo, ma non sono gli unici parametri da considerare quando si acquista una vettura nuova. A parte il budget è infatti importante, anzi fondamentale, sapere in anticipo l’uso che si farà dell’auto, quanti km presumibilmente si percorreranno e su quali strade. E a seconda delle risposte si può per esempio optare per un tipo di alimentazione piuttosto che un altro. Vediamo perciò quali sono i maggiori criteri di cui tener conto al momento di comprare un’automobile.

COME SCEGLIERE L’AUTO GIUSTA: BENZINA, DIESEL O…

Ok, l’abbiamo appena scritto. Il prezzo e le… dimensioni sono importanti, ma il tipo di alimentazione forse lo è ancor di più. Perché fra auto a benzina, diesel, gpl, ibride, a metano ed elettriche passa tutta la differenza del mondo in termini di costi e di consumi. Se si percorrono tanti km le diesel sono sempre un must, ma che futuro hanno? La ‘guerra al diesel’ potrebbe portare un giorno non troppo lontano alla scomparsa delle vetture a gasolio, rendendole di fatto invendibili e comunque soggette a sempre più stringenti limitazioni di circolazione. Da questo punto di vista le auto gpl rappresentano forse il miglior compromesso, anche se il futuro guarda decisamente dalla parte delle vetture ibride e soprattutto elettriche. Che però sono ancora penalizzate dal prezzo di acquisto più alto della media e da una rete di distributori non ancora omogenea.

COME SCEGLIERE L’AUTO GIUSTA: VALORE FUTURO E COSTI DI MANUTENZIONE

Molti sottovalutano questi aspetti ma nella scelta dell’auto giusta si dovrebbero sempre considerare il grado di rivendibilità dell’auto e i costi della manutenzione. Soprattutto se si ha l’abitudine di cambiare spesso vettura, per esempio ogni 5/6 anni. In questo caso a che serve un modello che perde completamente valore nel giro di pochi anni? Sarebbe un cattivo investimento. Così come sarebbe sbagliatissimo investire su un’auto dal prezzo molto basso ma dai costi di manutenzione altissimi. Per la serie: ‘quello che risparmio all’inizio lo pago poi dopo con gli interessi’. Non ne vale assolutamente la pena. E a questo proposito leggete attentamente cosa abbiamo scoperto con la nostra approfondita indagine sulla manutenzione delle auto elettriche e ibride, ne vedrete delle belle!

COME SCEGLIERE L’AUTO GIUSTA: LA SICUREZZA

Altro parametro che non andrebbe mai messo in second’ordine: la sicurezza. Un’auto può essere bellissima a vedersi, ma se non rispetta gli standard minimi di sicurezza va senz’altro scartata. Quasi tutti i modelli sono sottoposti a rigorosissimi crash test da parte di Euro NCAP, che assegna punteggi da 0 (il minimo) a 5 (il massimo) a seconda del grado di affidabilità di ogni vettura. Un veicolo che riceve 5/5 si fa certamente preferire agli altri, poi è ovvio che il conducente debba metterci del suo.  Ah, per la cronaca (e non sappiamo se ridere o piangere) l’auto più venduta in Italia ha ottenuto 0 (zero!) all’ultimo crash test

COME SCEGLIERE L’AUTO IDEALE: IL CONCESSIONARIO E LA PROVA SU STRADA

Una volta scelta l’auto ideale, o se la scelta non è ancora definitiva e c’è una rosa di due o tre candidate (o se perfino si brancola ancora nel buio), una visita al concessionario può aiutare a schiarirsi le idee. Testare un modello di persona, accomodarsi al posto guida e, perché no, sentire il rumore del motore, sono azioni che spesso si rivelano risolutive per la preferenza finale. Sentire il volante tra le mani e avere una prima impressione della tenuta su strada possono dire tanto e rivelare caratteristiche nascoste che magari non convincono. Bisogna perciò chiedere sempre al concessionario di provare un’auto prima di comprarla, possibilmente nella motorizzazione desiderata. Tutti i concessionari hanno a disposizione auto omologate per il test drive ed è un diritto provarle per saggiarne le peculiarità. In caso di rifiuto, meglio cambiare concessionario. Vuol dire che il venditore non ha nemmeno la minima idea di come si venda un’auto. E se già si dimostra poco disponibile prima dell’acquisto, figuriamoci quando l’acquirente tornerà per reclamare qualche problema.

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Cani dimenticati in auto: cosa fare e chi avvisare per salvarli

di Redazione

Cani dimenticati in auto

Con l’arrivo della stagione più calda si ripresenta il problema dei cani dimenticati in auto, anche per poco tempo, che potrebbero subire conseguenze letali a causa delle temperature torride all’interno degli abitacoli. Non è un problema di poco conto perché basta sfogliare un attimo i giornali per leggere di numerosissimi casi di cani lasciati in auto e salvati in extremis solo grazie alla tempestiva segnalazione dei passanti. Ma non sempre queste situazioni finiscono bene. Riepiloghiamo quindi cosa fare e chi avvisare se si scoprono cani o altri animali dimenticati in una vettura sotto il sole cocente, ricordando che esiste l’obbligo di soccorrere gli animali.

COSA DICE LA LEGGE SUI CANI DIMENTICATI IN AUTO

Facciamo innanzitutto una premessa. Chi lascia un cane in un’automobile per troppo tempo, mettendone a rischio l’incolumità, non commette soltanto un’azione deplorevole ma infrange pure la legge. Secondo l’art. 727 del Codice Penale, infatti, “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

COSA SUCCEDE AI CANI DIMENTICATI IN AUTO

Molte persone non si rendono però conto del pericolo e credono che basti lasciare aperto uno spiffero di finestrino per assicurare il ricambio d’aria a un cane dimenticato a lungo in una vettura bollente. Ma non è così. D’estate una vettura parcheggiata al sole ci mette assai poco a diventare incandescente, sui 50° e anche di più. E un cane, che per natura sopporta il caldo assai meno dell’uomo (ovviamente alcune razze sono più sensibili di altre), quando raggiunge i 41° di temperatura corporea è già a serio rischio di colpo di calore. A 44° subentrano invece gravi danni alla circolazione che causano insufficienza renale, mancanza di ossigeno nel cervello ed emorragia interna. A quel punto la morte dell’animale è la conseguenza più probabile. E anche se si riuscisse a salvarlo in tempo, rimarrebbero altissime probabilità di danni cerebrali permanenti.

COSA FARE SE SI SCOPRE UN CANE DIMENTICATO IN UN’AUTO

Insomma, abbiamo cercato di spiegare per benino gli effetti nefasti di lasciare o dimenticare cani in auto. Vediamo adesso come comportarsi se si scopre un animale abbandonato all’interno di un veicolo al caldo. La prima cosa da fare è valutare la situazione, facendosi delle domande specifiche. Il cane sembra effettivamente in pericolo? Il caldo è davvero così asfissiante? L’auto è completamente al sole? I finestrini sono del tutto chiusi? Il cane dispone almeno di una vaschetta d’acqua? C’è un modo di rintracciare il proprietario (cercandolo magari nei negozi vicini) o di capire da quanto tempo l’auto sia ferma lì? (a questo proposito ripassiamo i 5 errori da NON fare quando si viaggia con animali in auto).

CANI DIMENTICATI IN AUTO: CHI AVVISARE

Solo dopo aver fatto queste valutazioni, se il padrone del cane non si è fatto ancora vivo e si ritiene che la situazione comporti dei rischi oggettivi per la bestiola, si deve agire allertando i Carabinieri (112) oppure la Polizia locale. Sconsigliamo di fare i ‘Rambo’ della situazione spaccando i finestrini dell’auto, non è quasi mai una buona idea. Molto meglio cercare di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza e, se possibile, gettare acqua sulla vettura. Un’ulteriore possibilità consiste nel chiamare gli operatori dell’ENPA o di altre associazioni per la protezione degli animali, e nei casi più stremi un veterinario. E soprattutto coinvolgere altre persone nell’operazione di ‘salvataggio’ per avere dei testimoni di quanto accaduto. Potrebbero tornare utili.

COSA FARE SE IL CANE HA AVUTO UN COLPO DI CALORE

Qualora fosse necessario intervenire di persona, per riportare gradualmente a livelli normali la temperatura corporea di un cane che ha subito un grave colpo di calore, bisogna bagnargli la schiena e i lati del corpo con dei panni (va bene un comune asciugamano) pregni di acqua fredda ma non gelida, oppure di liquidi che evaporano facilmente come aceto o alcol. Questo perché l’evaporazione dell’acqua o dei liquidi sottrae calore al corpo. Meglio non usare il ghiaccio, dato che un raffreddamento troppo rapido potrebbe avere effetti nocivi e causare persino uno choc cardiocircolatorio. Ribadiamolo: proteggere i cani dal caldo torrido è un dovere di tutti.

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L’Irlanda premiata dall’ETSC per l’impegno nella sicurezza stradale

di Donato D'Ambrosi

L’Irlanda si aggiudica il premio Road Safety Performance Index, riconosciuto dall’ETSC (European Transport Safety Council) per l’impegno nel miglioramento della sicurezza stradale e la riduzione delle vittime stradali. Il premio è stato consegnato al Ministro irlandese per i trasporti, il turismo e lo sport per il risultato raggiunto dall’Irlanda dal 2010 ad oggi. Molti Paesi spesso esempio di efficienza come la Svezia e l’Olanda invece non hanno fatto meglio in fatto di sicurezza stradale.

30% DI VITTIME IN MENO IN IRLANDA

L’Irlanda è stato il secondo stato membro dell’Unione europea più sicuro nel 2018, per numero di morti stradali ogni milione di abitanti. L’ETSC ricorda che ha scalato 5 posizioni nella classifica dei paesi dell’UE dal 2010, fino al 7 °posto. Per avere qualche riferimento numerico bisogna sapere che dal 2010 l’Irlanda ha ridotto il numero di vittime stradali di oltre il 30%. L’ETSC fa notare come nello stesso periodo, i decessi sono aumentati in altri paesi relativamente sicuri, tra cui Svezia e Paesi Bassi.

LA TASK FORCE IRLANDESE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il risultato dell’Irlanda è stata ottenuto anche grazie all’istituzione di una specifica agenzia governativa per la sicurezza stradale (Road Safety Authority – RSA). Questa agenzia ha implementato un piano strategico a lungo termine per migliorare la sicurezza stradale orientato principalmente a contrastare l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza. “Negli ultimi anni l’Irlanda ha compiuto grandi progressi nella sicurezza stradale, riconoscendo allo stesso tempo le aree in cui deve ancora fare di più, come il miglioramento della sicurezza del ciclismo. Ha spiegato Antonio Avenosodirettore esecutivo ETSC.

QUANTO MANCA ALL’OBIETTIVO 2020

L’ETSC riconosce come dimezzare le vittime stradali entro il 2020, come voleva il precedente impegno è fuori portata. Per raggiungerlo significherebbe ridurre nel 21% i morti sia nel 2019 che nel 2020In molti Stati membri, la sicurezza stradale è stata sproporzionata negli ultimi anni, con tagli ai servizi di polizia stradale e il mancato investimento in infrastrutture più sicure. “Se tutti i paesi europei potessero raggiungere lo stesso livello di sicurezza dell’Irlanda, potremmo ridurre del 40% le morti per incidenti stradali. Così com’è, molti paesi sono fermi e addirittura tornano indietro. Possiamo imparare molto dall’approccio dell’Irlanda – è un modello per l’Unione europea ” afferma Avenoso.

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