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Oggi — 19 Settembre 2019RSS feeds

La Tesla Model S ha battuto il record al Nürburgring?

di Francesco Giorgi

La notizia è da confermare: se così fosse, i 7’23” fatti segnare da una “misteriosa” Model S P100+ batterebbero Porsche Taycan di quasi 20”.

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Bonus trasporto pubblico 2019: 2 mila euro a chi rottama un’auto inquinante

di Redazione

Il bonus trasporto pubblico 2019 è una misura nella bozza di decreto ambiente per chi rottama un’auto vecchia. Esattamente, è il decreto “per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”. Si tratta di un bonus auto rottamazione da 2.000 euro a chi rottama un’auto vecchia senza comprarne una nuova. Chi ne ha diritto, se il decreto verrà approvato? Chi vive in metropoli molto inquinate. E che hanno contribuito a far prendere una decisione all’Unione europea: c’è il rischio di multa di un miliardo di euro all’Italia per troppo smog. Ossia Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Venezia e Reggio Calabria. Per il bonus, occorre rottamare un’auto da Euro 0 (più precisamente le pre Euro 1) a Euro 4.

IL BONUS TRASPORTO PUBBLICO COME CREDITO DI IMPOSTA

Il bonus di 2.000 euro è un credito di imposta. Può essere utilizzato entro i successivi cinque anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale, per i servizi di sharing mobility con veicoli elettrici e per quelli a zero emissioni. Non è un bonus per comprare un’altra auto più moderna e meno inquinante. È quindi una misura diversa dal passato, quando lo Stato stabiliva uno sconto per la rottamazione a favore dell’acquisto: se rottami hai l’abbonamento al bus.

COME USARE IL BONUS PER IL TRASPORTO PUBBLICO

Ci sono altri soggetti che hanno diritto al bonus auto rottamazione da 2.000 euro nel decreto ambiente: i titolari di licenza di trasporto pubblico di piazza, e gli autotrasportatori operanti nelle città metropolitane. Per tutti vale un principio: bonus revocato se il beneficiario, o un familiare convivente, provveda all’acquisto, al leasing o al noleggio a lungo termine di un’auto non a basse emissioni entro i due anni successivi. In parallelo, il governo pensa a ridurre le agevolazioni a favore del gasolio: oggi sul diesel le accise sono più leggere che sulla benzina; domani potrebbe non essere più così. In più, l’esecutivo pensa a ridurre le agevolazioni per le auto aziendali in fringe benefit.

I BONUS PER LE ELETTRICHE CHE CI SONO ORA

Se il bonus auto rottamazione da 2.000 euro nel decreto ambiente diverrà realtà, si sommerà all’incentivo per le elettriche che già esiste. Destinatario dei contributi è chi acquista veicoli di categoria M1 destinati al trasporto di persone, con almeno quattro ruote e al massimo otto posti a sedere (oltre al sedile del conducente), con i seguenti requisiti: devono essere nuovi, produrre emissioni di CO2 non superiori a 70 g/km, venire acquistati e immatricolati in Italia dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, avere un prezzo sotto i 50.000 senza Iva. A seconda che ci sia o no una rottamazione e di quante sono le emissioni di CO2 dell’auto nuova, il bonus va da 1.500 a 6.000 euro. In più, ci sono bonus per le moto elettriche.

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Ieri — 18 Settembre 2019RSS feeds

5 rischi quotidiani in strada che la guida autonoma (forse) cancellerà

di Donato D'Ambrosi

Quanto sono sicure le auto a guida autonoma? Oggi non si fa che parlare della sicurezza degli occupanti delle auto a guida autonoma e come la tecnologia driverless possa proteggere i pedoni. Degli effetti sugli altri utenti della strada che le auto a guida autonoma possono avere è un terreno quasi ancora inesplorato. Quanto saranno sicure le strade con le auto a guida autonoma? Ecco i 5 fattori di rischio maggiori che si affrontano ogni giorno e i pericoli che forse con la guida autonoma non dovremo affrontare tornando a casa dal lavoro.

IL RISCHIO DI UN CONDUCENTE POCO SICURO CON LA GUIDA AUTONOMA

In molti Paesi la tolleranza sull’alcol è zero per chi vuole guidare, ma questo limite non ferma chi alza il gomito e decide di mettersi al volante. Segno a favore per la sicurezza di guida se l’auto potrà riportare a casa il proprietario dopo una festa o una cena. Oggi l’alternativa a guidare è chiamare un taxi. Ma sono molti i casi in cui passeggeri di taxi o Uber (soprattutto a Londra) hanno denunciato di essere stati molestati o derubati proprio perché più indifesi o non in grado di difendersi.

IL RISCHIO DI PERDERE L’AUTOBUS O IL TRAM

Viaggiare sui mezzi pubblici quando sono deserti soprattutto di sera può dare modo a malintenzionati di approcciare altri passeggeri in modo molesto. Questo stesso rischio si corre anche mentre si aspetta l’autobus e se tarda ad arrivare la situazione non è certo migliore. Le auto a guida autonoma hanno già dimostrato nei parcheggi automatizzati di potersi muovere fino a raggiungere il proprietario. Manca la possibilità di farlo su strade pubbliche dove l’abitacolo, in qualsiasi fascia oraria o città può rappresentare un luogo sicuro.

IL RISCHIO DI INCIDENTI CON LE AUTO A GUIDA AUTONOMA

Meno conducenti umani dovrebbero abbassare notevolmente i rischi legati all’ordine pubblico e al lavoro della Polizia. Le auto a guida autonoma possono ridurre notevolmente gli incidenti, anche se su questo aspetto i pareri si dividono e c’è ancora tanto da dimostrare.

IL RISCHIO DI SBAGLIARE STRADA CON IL NAVIGATORE

Il rischio di sbagliare strada è ancora molto alto, tant’è che a causa del navigatore impallato si può prendere una multa o fare anche un incidente.  Con le auto a guida autonoma e le mappe ad alta definizione si prevede che i sistemi di bordo potranno interagire con l’ambiente esterno in modo attivo: l’auto a guida autonoma saprà se è nel posto giusto o meno.

IL RISCHIO DI RIMANERE SENZA AUTO, IN PANNE O RUBATA

I furti auto sono ancora una delle maggiori preoccupazioni di compra un’auto nuova. E’ probabile che quando le auto saranno a guida autonoma saranno acquistate da grandi flotte aziendali. Non correremo più quindi il rischio di restare a piedi se l’auto si guasta all’improvviso (al massimo ne arriverà una in sostituzione). E la criticità del furto sarà gestita telematicamente dal proprietario dell’auto: ci si immagina che premendo un tasto l’auto si potrà disabilitare.

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Disponibile Tools and Weapons, il nuovo libro del Presidente di Microsoft Brad Smith

di Alexandre Milli

Microsoft ha annunciato l’uscita del nuovo libro Tools and Weapons del Presidente di Microsoft Brad Smith. Tools and Weapons di Brad Smith È appena uscito il nuovo libro Tools and Weapons del Presidente di Microsoft Brad Smith con una visione attualissima sul mondo della tecnologia e le ultime innovazioni. Non manca un punto di vista […]

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Una Ferrari F1 in autostrada? Ma non scherziamo: ecco il video

di Francesco Giorgi

Singolare incontro lungo un’autostrada boema: una monoposto rossa tranquillamente in circolazione. Ma il colore della vettura non inganni…

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Autoscuole: sciopero contro l’aumento dell’Iva al 22% sulle patenti

di Raffaele Dambra

Autoscuole sciopero

Mercoledì 18 settembre 2019 si preannuncia una giornata difficile per chi deve sostenere l’esame di guida. Unasca e Confarca, due associazioni di categoria a cui aderiscono buona parte delle autoscuole, hanno infatti indetto uno sciopero per protestare contro l’annunciata introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti. Introduzione stabilita dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 79 dello scorso 2 settembre (scaricabile in fondo all’articolo), per adeguarsi alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea. Secondo cui le lezioni di scuola guida, che finora non erano soggette al pagamento dell’Iva in quanto equiparate all’insegnamento scolastico e universitario (che sono appunto Iva esenti), non potranno più godere di questo privilegio con effetto retroattivo di 5 anni (fino al 2014).

SCIOPERO AUTOSCUOLE 18 SETTEMBRE 2019: I NUMERI DELLA PROTESTA

Lo sciopero del 18 settembre 2019 coinvolgerà 3.500 autoscuole di tutta Italia aderenti a Unasca e Confarca, con rinvio sia delle lezioni che, cosa più importante, di eventuali esami di guida teorici e pratici già fissati. Viceversa le altre 3.500 autoscuole non associate saranno probabilmente aperte. “L’esenzione Iva per le scuole guida era in vigore fin dal 1972”, hanno dichiarato i rappresentanti delle due associazioni. “Ma adesso il cambio di regime fiscale sulle attività formative, deciso dall’Agenzia delle Entrate dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 marzo 2019 che nega che l’insegnamento delle autoscuole abbia gli stessi requisiti di scuole o università, ha introdotto l’imposta sul valore aggiunto anche sulle lezioni per la patente. Con l’ulteriore pretesa di chiedere l’integrazione delle dichiarazioni dei redditi sulle ultime cinque annualità fiscali aperte”.

AUTOSCUOLE: RECUPERO DELL’IVA RETROATTIVO FINO A 5 ANNI

In effetti l’aspetto più grottesco della vicenda è proprio questo. Non si tratta di un aumento da sancire ‘d’ora in poi’, ma, come detto, retroattivo fino a 5 anni fa. Significa che chi ha conseguito la patente di guida dal 2014 in poi sarà chiamato a pagare il 22% in più rispetto al prezzo già saldato (per una patente B che costa in media 700 euro, significa sborsare altri 154 euro). “Ma sarà difficile, se non impossibile, recuperare l’aliquota Iva sugli ex allievi che hanno pagato quanto pattuito secondo i listini degli anni scorsi quando vigeva per legge l’esenzione”, lamentano però Unasca e Confarca. “E poi temiamo le conseguenze sulla sicurezza stradale, con il calo drastico delle ore di guida degli allievi nel rapporto tra budget previsto e aumento delle tariffe delle autoscuole”. Insomma, un altro bel rompicapo come se non ne avessimo abbastanza…

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Costo assicurazione giù: il 50% paga meno di 362 euro nel Q2 2019

di Redazione

Costo assicurazione Rc auto obbligatoria: stando ai dati ufficiali, è in discesa. Lo dice l’Ivass, ossia l’Istituto che vigila sulle assicurazioni. Un ente imparziale: né le compagnie né un’associazione dei consumatori in guerra contro le assicurazioni. Il 50% degli assicurati paga meno di 362 euro, nel secondo trimestre 2019, cioè da inizio aprile a tutto giugno. In media, la Rca è di 405 euro.

COSTO RC AUTO IN DISCESA

Su base annua, il trend della Rca è sempre in discesa: -1,5%. Voi che leggete questi numeri probabilmente reagirete in due modi: o siete d’accordo con le statistiche Ivass che parlano di costi dell’assicurazione auto giù, oppure le ritenere fuori dalla realtà, perché pagate molto più della media nonostante non abbiate causato incidenti nel recente passato. Il fatto è che l’Ivass parla di medie, tanto che specifica come  il 90% degli assicurati sborsi meno di 628 euro e solo il 10% degli automobilisti meno di 226 euro.

RCA: DIPENDE DALLA ZONA

A influire sul prezzo è anche la zona di residenza. Più alte le probabilità che in quell’area si verifichino incidenti e frodi Rca, più cara la polizza. E viceversa. Pertanto, in Province come Caserta, Reggio Calabria, Crotone, Napoli, le tariffe sono tuttora costose come il fuoco, anche per il guidatore prudente che non ha mai causato incidenti in vita sua. Invece ad Aosta e Bolzano le Rca sono più abbordabili (seppure non così basse).

RCA CON SCATOLA NERA PER ABBASSARE IL COSTO

Fra le numerose soluzioni per risparmiare c’è la Rca con scatola nera. Il guidatore accetta di far montare la black box: in cambio, la compagnia propone uno sconto rispetto alla Rca normale. La riduzione è grosso modo fra il 10% e il 15%. Comunque, la Rca con scatola nera non è un obbligo per le imprese. Né tantomeno lo sconto da associare a quella garanzia. In regime di libero mercato, le società assicuratrici praticano gli sconti che credono, selezionando anche gli automobilisti. Non è un caso che la popolarità delle polizze telematiche sia maggiore al Sud con valori superiori al 40% a Reggio Calabria, Crotone, e Napoli. A Caserta, dove c’è il record per il costo dell’assicurazione auto, è boom assoluto di scatole nere: ogni 100 polizze nuove, 63 sono con black box. La legge che impone la Rca con scatola nera c’è ormai da anni, ma perché diventi effettiva si attende un decreto attuativo. Di cui non si vede neppure l’ombra: la burocrazia ministeriale italiana ha colpito ancora.

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Dieselgate 4 anni dopo: auto più pulite ma nessun risarcimento ai clienti

di Donato D'Ambrosi

Sono passati 4 anni dall’esplosione dello scandalo dieselgate e il caso più discusso della storia dell’auto ha stravolto l’efficienza dei nuovi modelli. Le auto diesel nuove sono molto più pulite ma i clienti italiani vittime del dieselgate sono aggrappati alla speranza di avere un risarcimento come negli USA. Ecco cosa è cambiato a distanza di 4 anni dal dieselgate in Italia.

4 ANNI DOPO IL DIESELGATE IN ITALIA

E’ sempre Altroconsumo che tramite il collettivo Euroconsumers, si fa portavoce della lotta per i diritti dei clienti italiani Volkswagen. Una battaglia che si prospetta lunga (prossima udienza marzo 2020 al Tribunale di Venezia) per ottenere il risarcimento in Italia oltre i gadget che Volkswagen ha regalato ai clienti italiani. Da un lato ci sono circa 75 mila clienti Volkswagen che affermano di essere stati raggirati sulle emissioni di NOx. Dall’altra i legali Volkswagen che fanno due pesi e due misure invocando l’illegittimità della richiesta dei clienti. L’effetto del dieselgate però ha accelerato un processo di rinnovamento che ha reso i motori diesel addirittura più efficienti e puliti di quelli a benzina. Lo afferma Altroconsumo con dati alla mano degli Ecotest.

I TEST SULL’EFFICIENZA DELLE AUTO

Dai test effettuati sulle emissioni dei modelli di auto Euro 6D-Temp è venuto fuori che i motori diesel risultano molto più efficienti delle auto benzina se Euro 6D-Temp. I test effettuati su 30 auto di marche diverse e segmenti diversi assegnano un punteggio sulla CO2 e le emissioni dei motori più recenti. Il test sulle emissioni delle auto di Altroconsumo, comprende tre fasi:

– controllo del ciclo di omologazione WLTP previsto dai test europei;
– controllo del ciclo “autostradale” per rilevare emissioni e consumi delle auto ad alte velocità, non previsto dai test europei;
– solo per le auto che hanno superato le due prove precedenti sono state sottoposte al test su strada Rde (Real Driving Emissions). Questo test è eseguito installando sulla vettura in marcia un’apparecchiatura PEMS (Portable Emissions Measurement System).

Le tre prove hanno generato un punteggio Ecotest totale, dalla media dei punteggi sul consumo di carburante e sulle emissioni di inquinanti. Clicca l’immagine qui sotto per vedere i risultati completi a tutta larghezza.

GLI EFFETTI DEL DIESELGATE SUI MOTORI DIESEL PULITI

Le auto ibride giocano un ruolo importante in contesti urbani dove compensano emissioni e consumi con l’apporto di elettricità autoprodotta. Mentre fuori città il supporto del motore elettrico è marginale e l’efficienza è molto simile alle auto a benzina. Davanti a queste due tecnologie, i motori diesel ribaltano totalmente la reputazione degli ultimi anni. Nonostante il mercato del nuovo sia ancora lento nell’assorbire questo mutamento. Le dimensioni piccole e la cilindrata ridotta dovrebbero favorire un’auto a benzina, e invece dalla classifica Ecotest 2019 emerge che il diesel anche su auto più grandi e pesanti ha ancora tanto da dimostrare.

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Città più sicure: l’Europa dà il via all’Urban Road Safety Award

di Donato D'Ambrosi

Doppio senso ciclabile

Rendere le città più sicure è una sfida che la Commissione europea lancia a tutti gli Stati membri ogni anno in occasione della Settimana europea della Mobilità. Le città che mostrano di aver attuato le idee più efficaci per migliorare la sicurezza stradale urbana si candidano a vincere il concorso della Commissione europea. Ma ben più importante è la condivisione delle azioni e progetti più efficaci che quest’anno si candideranno al premio Urban Road Safety Award. Perché è così centrale il ruolo della sicurezza in ambito urbano?

LA SICUREZZA URBANA NELLE CITTA’ EUROPEE

L’Europa spinge le amministrazioni locali a rendere i centri urbani sempre più sicuri. E in occasione della Settimana europea della Mobilità (16-22 settembre) ha presentato il premio Urban Road Safety Award che si aggiunge agli altri contest. Le città sono sicuramente più sicure di altri contesti extraurbani, ma è sono anche il luogo dove convivono tanti utenti e veicoli diversi. Il 38% degli incidenti stradali e oltre il 50% delle lesioni stradali gravi si verificano su strade urbane. Ecco perché spingere le persone ad andare a piedi o ad usare la bici non basta per rendere più pulite le città. Ma servono efficaci azioni per migliorare la sicurezza urbana della mobilità in evoluzione.

I PREMI PER LE CITTA’ MIGLIORI IN EUROPA

Il premio Urban Road Safety viene assegnato insieme agli European Mobility Week Awards e il premio SUMP (Sustainable Urban Mobility Planning). Ogni premio ha un criterio di aggiudicazione specifico, ma gli obiettivi sono complementari. Gli European Mobility Week Awards vengono assegnati alle città che promuovono la mobilità urbana sostenibile. Mentre il SUMP Award va alle autorità locali e regionali per la migliore pianificazione della mobilità urbana. Il premio Urban Road Safety Award invece non premia i piani, ma specifiche misure adottate a livello locale per migliorare la sicurezza stradale.

LE CITTA’ PREMIATE PER LA MOBILITA’ NEL 2018

Vengono premiati ad esempio il miglioramento delle infrastrutture, la riduzione della velocità. Ma anche iniziative per migliorare la sicurezza del parco auto istituzionale e azioni che migliorano la consapevolezza della sicurezza nelle persone. Tutte le città che vogliono candidarsi al premio per le città più sicure possono farlo fino al 16 dicembre 2019. La scorsa edizione del concorso indetto dalla Commissione europea ha premiato Lisbona e Lindau (Germania) per gli incentivi ad usare la bici e le nuove infrastrutture.

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I 10 viadotti sequestrati in autostrada con barriere poco sicure

di Redazione

Sono 10 i viadotti sequestrati in autostrada perché avrebbero barriere poco sicure: la decisione arriva dalla Procura di Avellino. Tutti i ponti sono sull’A14, detta anche Autostrada dell’Adriatico, gestita da Autostrade per l’Italia. Parliamo del secondo asse meridiano nel Belpaese, e va dall’Emilia-Romagna alla Puglia. Per la precisione, i viadotti nel mirino dei giudici sono fra la zona sud delle Marche e Abruzzo.

TUTTO NASCE DAL VIADOTTO DI ACQUALONGA

Attenzione però: il sequestro non nasce per il crollo del ponte Morandi del 2018, ma per il cedimento del guardrail del luglio 2013 ad Acqualonga (Avellino). È la strage del bus con 40 morti (foto in basso). In particolare, il Giudice delle indagini preliminari di Avellino vuole capire se le new jersey siano sufficientemente sicuro o no. E se quindi le barriere possano svolgere la loro funzione di contenimento dei veicoli in uscita di strada.

VIADOTTI SEQUESTRATI: ECCO DOVE

I viadotti con barriere sequestrate sono: Fosso San Biagio, Campofilone, Santa Giuliana, Santa Maria, Cerrano, Marinelli, Vallescura, Petronilla, Fosso Calvano, Vallelunga. Col rischio di paralisi per la circolazione. L’obiettivo è sincerarsi che i ponti siano sicuri, sotto tutti i punti di vista, anche in fatto di guardrail. Si fa prevenzione. Se si scopre che in realtà i viadotti sono sicuri, si dà il via alla riapertura. In caso contrario, l’esito della vicenda è incerta.

COME PER IL VIADOTTO DELL’A16

Il guaio per questi 10 viadotti sarebbe lo stesso di quello che, lo scorso inverno, indusse i giudici di Avellino a operare in maniera analoga sull’A16. Lo stesso problema potrebbe anche esserci altrove (300 opere sulla rete italiana), ma sono solo illazioni. Basate sul fatto che i tirafondi  per ancorare al suolo le barriere non sarebbero stati testati a dovere. Per ora, Autostrade per l’Italia fa solo sapere di aver speso più degli impegni inseriti nel piano finanziario: il consuntivo in manutenzione nel periodo 2000-2018 è di 5,430 miliardi di euro, pari a 196 milioni in più rispetto agli impegni di spesa previsti in Convenzione. Inoltre, il gestore ha deciso di adottare un principio di “trasparenza totale”: ogni documento aziendale riguardante la gestione dell’infrastruttura di rete potrà essere consultato ai cittadini che ne faranno richiesta. La società attiverà due “sportelli”, uno digitale sul sito autostrade.it, e uno fisico presso la sede a Roma.

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Autostrade crolla in Borsa e scarica l’AD Castellucci?

di Redazione

Almeno per ora, l’eterno Giovanni Castellucci è l’amministratore delegato di Atlantia, che controlla Autostrade per l’Italia. Perché per ora? E perché lo definiamo eterno? La risposta è unica: Castellucci è entrato in Autostrade nel 2001 come direttore generale, e la sua carriera all’interno del primo gestore autostradale italiano è stata costellata da vicende turbolenti. Il fatto è che Autostrade crolla in Borsa e forse adesso scarica l’AD Castellucci: la nuova ondata di scandali che si abbatte sul gestore per i documenti falsificati stavolta potrebbe non salvare il dirigente dalle dimissioni.

ACQUALONGA E MORANDI: CHE DISASTRI

La più recente vicenda è il sequestro di 10 viadotti sull’A14. Che segue la disgrazia stradale di Acqualonga (Avellino) del luglio 2013 sull’autostrada Bari-Napoli, in cui morirono 40 pellegrini, quando un bus sfondò il guardrail e cadde nella scarpata (bus che era senza revisione e coi freni rotti). A settembre 2018, dopo crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto, Castellucci ha ricevuto un avviso di garanzia, con altri 20 indagati di Autostrade per l’Italia. Un’altra strage stradale (43 morti), con gravissimi danni a livello d’immagine per il gestore e per la proprietà di Atlantia: la famiglia Benetton. Cui sono seguite polemiche pesantissime. È soprattutto con il M5S che mira alla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Senza contare la questione del brevetto del Tutor: vicenda più aperta che mai, con una causa di centinaia di milioni di euro dal potenziale esplosivo.

DOCUMENTI FALSI SUI VIADOTTI, UN GUAIO

In più, negli scorsi giorni, è esplosa la bomba dei documenti falsi. Ci sono stati report “ammorbiditi” sui viadotti perfino dopo il crollo del Ponte Morandi. Così, la sicurezza degli automobilisti pare sia stata sacrificata in nome del dio denaro. Sì al profitto, no alla sicurezza stradale. Come? Forse barando: modificare, cancellare, nascondere i dati reali dei controlli sui viadotti gestiti da Autostrade. È il quadro drammatico dell’inchiesta bis che riguarda i report sulle infrastrutture: nata dopo l’inchiesta madre sul ponte Morandi. Giusto per essere corretti: né l’inchiesta madre né l’inchiesta bis sono arrivate a sentenza. Castellucci è del tutto innocente. Si proclama tale per tutte le vicende: Acqualonga, ponte Morandi, Tutor (e altre).

IMMAGINE E TITOLO A PICCO

Il problema è anche d’immagine, come detto all’inizio. Ci sono stati tre arresti domiciliari e sei misure interdittive di persone responsabili di aver continuato a barare sui report dei viadotti: emergeva che erano sicuri, mentre non lo erano del tutto. Sarebbe stata la Spea (società che si occupa di controlli), in mano ad Autostrade per l’Italia a raccontare il falso. Il titolo di Autostrade è andato a fondo in Borsa: -8%. Ed è stato sospeso per eccesso di ribasso. Intanto, il Consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia ha confermato la sospensione, decisa lo scorso 14 settembre, da ogni ruolo e mansione dei due dipendenti interessati da provvedimenti cautelari: è la conseguenza dell’indagine sui viadotti svolta dalla magistratura di Genova. Adesso, l’ultimo passo: Castellucci parrebbe pronto a lasciare il timone di Atlantia. In questo caso, chi sceglie il successore? Il Consiglio di amministrazione straordinario di oggi a Roma. Anche l’eterno Castellucci potrebbe non essere eterno. Seppure non ci sia nessuna causa finita in giudicato che lo veda colpevole.

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Il Wi-Fi 6 debutta ufficialmente, più veloce e con meno latenza

di Alexandre Milli

Il Wi-Fi 6 debutta ufficialmente oggi sul mercato con la prima certificazione di chipset e modem, per router, smartphone e PC. Arriva il Wi-Fi 6 Annunciato a maggio 2018, il nuovo standard 802.11ax conosciuto anche come Wi-Fi 6, è un’evoluzione della versione precedente 802.11ac. Supporta una banda di frequenza fino a 7 GHz, contro i […]

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Incidenti stradali estate 2019: aumentano sinistri e vittime

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali estate 2019

Non è stata una buona estate relativamente agli incidenti stradali. Viabilità Italia, la struttura della Polstrada che si occupa di fronteggiare situazioni di crisi legate alla viabilità e di adottare, anche preventivamente, le strategie di intervento più opportune, ha comunicato infatti che tra giugno e agosto 2019 sono aumentati, rispetto all’anno prima, sinistri, vittime e feriti. Non un aumento considerevole ma abbastanza da lanciare un campanello d’allarme per il futuro. Come del resto aveva fatto il capo della polizia Gabrielli all’inizio della stagione estiva, chiedendo sanzioni più severe e immediate per chi guida in modo irresponsabile.

INCIDENTI STRADALI ESTATE 2019: +2,07% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO

In particolare nel periodo giugno, luglio, agosto 2019, Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri sono intervenuti su 20.205 incidenti stradali rispetto ai 19.795 del 2018 (+ 2,07%). Sul fronte degli incidenti più gravi il numero delle vittime è passato invece da 516 a 521 (+ 0,97%), mentre le persone ferite sono aumentate da 14.385 a 14.533 (+ 1,03%). E questo nonostante 978.932 pattuglie di polizia e carabinieri abbiano accertato 623.957 violazioni alle norme del Codice della Strada, ritirando 17.308 patenti di guida e 19.494 carte di circolazione. E decurtando complessivamente 969.596 punti della patente. Un’opera di prevenzione e repressione che ha dato frutti importanti; ma che evidentemente necessità di misure legislative più efficaci (come la sospensione immediata della patente per un numero maggiore di infrazioni) per ottenere risultati ancora migliori.

TRAFFICO ESTATE 2019: AUMENTANO LE ‘PARTENZE INTELLIGENTI’

Di contro Viabilità Italia ha registrato durante l’estate appena trascorsa una certa variazione delle abitudini di viaggio degli italiani, con una maggiore attitudine a pianificare gli spostamenti in maniera più consapevole. Ciò tenendo conto che da giugno ad agosto si concentra circa un terzo dell’intero traffico leggero annuale, con un incremento dei veicoli che generalmente si attesta sul +30-35% rispetto alla media. La variazione si è manifestata soprattutto attraverso una maggiore ripartizione del traffico, non solo con partenze più scaglionate nei giorni a bollino rosso e a bollino nero, ma anche con flussi veicolari consistenti, e superiori a quelli dello scorso anno, nei giorni feriali. Il cambiamento delle abitudini degli automobilisti italiani è stato registrato sulla viabilità autostradale e sulle principali arterie ordinarie gestite dall’Anas, dove si sono viste giornate con traffico anche molto intenso ma tutto sommato scorrevole, anche grazie alle buone misure adottate dalle società concessionarie.

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IVA sulle auto in Europa 2019: quanto costa in 28 Paesi

di Donato D'Ambrosi

Comprare un’auto nuova o usata all’estero può essere più conveniente in base all’IVA 2019 in Europa. Il costo dell’IVA sull’acquisto auto in Europa può variare anche del 10%. Ecco perché molti rivenditori si specializzano nell’acquisto e importazione auto dall’estero. Bisogna però fare bene i conti e capire in quale dei principali 28 Paesi europei l’IVA è più bassa rispetto al Paese di importazione dell’auto. Vediamo come cambia l’Imposta sul Valore Aggiunto in Europa quando si acquista un’auto e cosa cambia tra IVA su auto nuova e auto usata.

L’IVA 2019 SUL COSTO AUTO IN EUROPA

Comprare un’auto all’estero fa risparmiare un bel po’ di soldi se il valore dell’auto è consistente. Acquistare un’utilitaria all’estero e poi importarla in Italia, ad esempio, potrebbe essere addirittura antieconomico. Per capire qual è il Paese più conveniente chiaramente bisogna tenere conto principalmente dell’IVA. Se già la differenza di imposte tra il Paese dove si compra e quello dove si importa è bassa, allora è meglio cercare lo stesso modello già importato e immatricolato. Tra i Paesi dove l’IVA 2019 in Europa è più bassa, il Lussemburgo è sicuramente privilegiato (17%). Per stabilire una soglia di confine prendiamo l’IVA al 22% in Italia 2019 come riferimento. Esattamente a metà tra i Paesi con l’IVA 2019 più bassa e quelli con l’IVA 2019 più alta ci sono Italia e la Slovenia.

DOVE L’IVA COSTA DI PIU’ SULLE AUTO NUOVE

Acquistare un’auto nei Paesi in cui l’IVA 2019 è più bassa può essere sicuramente vantaggioso. Se consideriamo ad esempio di importare un’auto in Italia, non andremo certo a cercare un’auto nuova o usata nei Paesi dove l’IVA è maggiore del 22%. Bisogna precisare che fa molta differenza importare un’auto nuova o usata dall’estero ai fini della compensazione dell’IVA, ma questo lo vediamo più avanti. Non è un caso se la maggior parte delle auto usate provengono dalla Germania (IVA 2019 19%) e non da Grecia (24%) o dalla Croazia (25%), pur essendo più vicine. Mentre quelle nuove si possono trovare a prezzi più vantaggiosi dove si applica l’IVA maggiore. Queste dinamiche nella compravendita di auto all’estero sono molto fluide e mutevoli in base alle imposte.

IVA SU AUTO NUOVE E USATE IMPORTATE

Perché dalla Germania allora si importano più auto usate? Intanto perché le auto nuove sono distribuite tramite i canali ufficiali dei rivenditori. Ma poi perché sulle auto che passano la dogana come usate non bisogna pagare l’IVA se è stata applicata già dal venditore estero. Si intendono usati i veicoli con oltre 6 mesi e 6 mila km percorsi. Per questo motivo acquistare un’auto usata conviene più dove l’IVA è inferiore al Paese di importazione. Diverso è il caso per le auto nuove: queste si possono acquistare al netto dell’IVA nel Paese estero, ma poi va versata al fisco del Paese di importazione per poterla immatricolare.

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Dieselgate Audi: il richiamo non funziona in Germania, ultimatum della KBA

di Donato D'Ambrosi

Audi è in ritardo con il richiamo dieselgate: in Germania sembra non funzionare come dovrebbe e la KBA lancia l’ultimatum. Cosa succede ai clienti che ignorano il richiamo è sicuramente meno pesante della multa minacciata dalla Motorizzazione tedesca. Secondo la KBA Audi ha pochi giorni di tempo per richiamare tutte le auto con motori V6 e V8 diesel. Intanto Audi dice che è tutto sotto controllo.

LA MULTA DELLA KBA PER LE AUDI V6 E V8 NON RICHIAMATE

Il richiamo delle Audi V6 e V8 TDI in Germania è osservato da vicino dalla KBA. Secondo quanto riportato da Reuters, la KBA è pronta a comminare una multa per ogni auto con il software illegale. Mancano solo pochi giorni alla scadenza del 26 settembre. Se non rispettato il termine dell’aggiornamento dei motori V6 e V8 diesel Euro5 ed Euro6 porterà a una sanzione di 25 mila euro per auto. Un rischio che Audi avrebbe allontanato tramite le dichiarazioni di un suo portavoce parlando del richiamo volontario legato ai motori diesel.

L’ACCUSA DEL RICHIAMO INGESTIBILE DALLA GERMANIA

Da una recente stima del Ministero dei Trasporti tedesco circa 127 mila Audi V6 e V8 avrebbero ancora il software illegale di controllo delle emissioni. Circa 78 mila Audi Euro6 in Germania sono ancora equipaggiate con il defeat device. Il richiamo Audi di queste auto sembra non funzionare. Almeno è quanto una pubblicazione del giornale tedesco Bild am Sonntag sostiene dicendo che Audi non riesce a gestire l’aggiornamento.

AUDI: IL RICHIAMO DEI MOTORI DIESEL NEI TERMINI

La smentita Audi, tramite un suo portavoce, non si è fatta attendere: sembrerebbe che Audi stia completando l’aggiornamento dell’8% delle Audi non ancora richiamate. Le auto diesel con motori Euro 6 V6 e V8 fanno parte del mega richiamo volontario di 850 mila veicoli. L’intervento urgente avrebbe dovuto scongiurare proprio il rischio di multe “migliorando le emissioni di NOx in ambito urbano”. Mercedes e Renault avevano fatto la stessa cosa richiamando le auto, ma gli effetti della modifica ai motori Volkswagen diesel 1.2, 1.6 e 2.0 non sono piaciuti a tutti i clienti. E questo ha sicuramente influenzato la decisione anche dei clienti proprietari della auto V6 e V8. Staremo a vedere come Audi riuscirà a portare in officina anche i clienti più scettici sull’aggiornamento “anti-dieslegate”.

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Bentley 4,5l: la storica Blower del 1929 torna in produzione

di Francesco Giorgi

Uno dei modelli di riferimento nella storia di Crewe verrà riprodotto in 12 unità esattamente uguali alle specifiche di Le Mans 1930 ideate da Tim Birkin.

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Crollo Ponte Morandi: finti controlli e documenti falsificati

di Raffaele Dambra

Crollo Ponte Morandi

Il filone parallelo dell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova ha permesso di individuare gravi anomalie nei controlli su altre infrastrutture autostradali, per le quali saranno chiamati a rispondere alcuni dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea Engineering, la società che si occupa del monitoraggio e dei controlli sull’intera rete. Dalle indagini sarebbero infatti emerse falsificazioni e omissioni concordate, finalizzate a occultare agli ispettori del MIT elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti e il loro stato di conservazione. Che altrimenti avrebbero comportato una verifica globale dell’opera e altre misure precauzionali (compresa la chiusura).

INCHIESTA SUI VIADOTTI AUTOSTRADALI: LE MISURE CAUTELARI ESEGUITE

Dopo la tragedia di Genova, che ha causato 43 morti, alcuni tecnici di Autostrade e Spea avrebbero quindi continuato a falsificare i risultati delle misurazioni sullo stato di salute di alcuni viadotti autostradali, in particolare il ‘Pacetti’ sulla A26 Genova Voltri-Gravellona Toce e il ‘Paolillo’ sulla A16 Napoli-Canosa. È questa la teoria del pubblico ministero Walter Cotugno, che ha portato a nove misure cautelari eseguite stamane dai militari della Guardia di Finanza, su ordine del gip di Genova Angela Nutini, con l’accusa di falso. I provvedimenti eseguiti consistono in tre arresti domiciliari e sei misure interdittive dal pubblico servizio e dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali a favore di soggetti pubblici o privati, con contestuali perquisizioni negli uffici dei soggetti colpiti. Altre sei persone risulterebbero indagate a piede libero.

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI NON È SERVITO A NULLA?

Nel comunicato stampa diffuso dalla Guardia di Finanza per illustrare l’operazione, si legge che nell’ambito dell’attività scaturita dall’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi “sono emersi numerosi elementi indiziari a carico dei nove dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea in ordine a una presunta attività di falso, relativa alle relazioni concernenti le condizioni e le criticità di ulteriori viadotti autostradali, per le quali la Procura di Genova ha aperto un nuovo procedimento penale […] I successivi approfondimenti effettuati hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza in ordine ad atti pubblici redatti da pubblici ufficiali ed afferenti alle attività di controllo sui viadotti Pecetti (A26) e Paolillo (A16), reiterati anche successivamente alla strage del 14 agosto 2018”.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

Poco dopo la notizia degli arresti e delle misure interdittive a danno anche di dirigenti e tecnici dell’azienda, Autostrade per l’Italia ha emesso una nota stampa in cui ha confermato la totale sicurezza dei viadotti Pecetti e Paolillo, precisando che “in nessun caso è stato riscontrato alcun problema riguardante la sicurezza di questi e altri viadotti oggetto di indagine”. Tra l’altro alla verifica delle infrastrutture avrebbero preso parte anche società esterne specializzate in tale tipo di monitoraggi, oltre che i competenti uffici ispettivi del MIT. Sulla scorta delle informazioni che potrà assumere e approfondire prossimamente, Autostrade per l’Italia non ha escluso di poter attivare ulteriori azioni a propria tutela, restando a disposizione degli organi inquirenti.

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Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi

di Donato D'Ambrosi

I costi auto in Europa cambiano molto in base all’alimentazione. Mantenere un’auto comporta una spesa che tiene conto di tanti fattori. Visto che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più ti sarai sicuramente chiesto quanto costa possedere un’auto benzina o diesel nel 2019. A questa domanda risponde il Car Cost Index di una nota società di leasing con i costi 2019 in Europa per possedere un’auto elettrica, benzina e diesel divisi per Paese.

L’INDAGINE SUI COSTI AUTO 2019 IN EUROPA

Il Car Cost Index di LeasePlan stima qual è la spesa media in Europa per mantenere un’auto. L’indagine si basa sul costo di guida di un’auto di dimensioni medie (segmento C) per i primi 3 anni. L’indagine tiene conto dei costi operativi (quindi non manutenzioni straordinarie) con una guida di 20 mila km l’anno. Se hai letto la nostra indagine sulla manutenzione di un’auto elettrica e ibrida, saprai quanto cambiano i costi tra un’auto tradizionale e una a batterie. Ecco perché anche l’indagine sul TCO (Total Cost of Owneship) distingue i fattori di costo tra auto benzina – diesel e auto elettriche.

AUTO ELETTRICHE E TRADIZIONALI, COME CAMBIANO I COSTI

Le voci di costo più influenti sulle auto tradizionali (ICE – Internal Combustion Engine) sono il deprezzamento e le tasse, pari al 36% dei costi. Lo stesso vale anche per le auto elettriche che però subiscono un deprezzamento maggiore (52%), anche se poi recuperano su imposte, manutenzione e assicurazione. Il costo medio per possedere un’auto tradizionale in Europa invece tiene conto di:

– Deprezzamento (36%)
– Imposte (20%)
– Carburante (18%)
– Assicurazione (13%)
– Manutenzione (9%)
– Interessi (5%)

QUANTO COSTA MANTENERE UN’AUTO BENZINA, DIESEL ED ELETTRICA

In Europa il costo mensile per possedere e guidare un’auto nel 2019 è più basso in Grecia, a prescindere se l’auto è elettrica (659 euro), benzina (445 euro) o diesel (410 euro). In media in Europa si spendono per un’auto 854 euro (se elettrica), 594 euro (benzina) e 613 euro (diesel). L’aspetto più significativo dei dati dell’indagine è vedere come in Polonia sia più costoso possedere un’auto elettrica (995 euro al mese). Le auto a benzina hanno un costo mensile maggiore invece in Norvegia (851 euro). L’Olanda è invece in cui le auto diesel costano più di tutti i 18 Paesi d’Europa considerati: ben 937 euro al mese. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere a tutta larghezza i costi 2019 per mantenere un’auto in Europa.

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Acquisto auto connesse: per il 48% l’assistenza vale più della Marca

di Donato D'Ambrosi

Qual è la Marca auto migliore da acquistare? Oggi la scelta dell’auto nuova è ancora fortemente legata alla riconoscibilità di un brand o una Marca. Si sceglie una Marca specifica per distinguersi e un modello particolare in base a una serie di valutazioni oggettive e soggettive. Nella scelta della marca oggi è ancora fortemente indicativa la classifica USA delle auto migliori, tra qualche anno invece si valuteranno le auto per servizi e assistenza. E’ quanto emerge da un sondaggio sull’importanza del Brand nella scelta di un’auto connessa.

IL COSTO E LA QUALITA’ FARANNO LA DIFFERENZA NELLA SCELTA

Le auto elettriche, ibride e connesse stanno già trasformando il mercato e presto cambieranno anche i criteri di scelta dell’auto nuova. Lo rivela un sondaggio IBM da cui viene fuori che già oggi per il 48% degli intervistati la Marca di un’auto non è fondamentale. Con le economie di scala e gli aggregamenti industriali di Costruttori in Gruppi la distinzione tra auto si baserà sui servizi. “In tutto il mondo le case auto si stanno preparando a un settore in cui meno del 50% considererà il proprio marchio un fattore competitivo differenziante“, ha affermato Ben Stanley (IBM).

COSA DEVE AVERE UN’AUTO PREMIUM PER ESSERE MIGLIORE

Le previsioni dicono che nei prossimi 10 anni acquisteremo meno auto poiché l’uso e la proprietà saranno sempre più distinti. Questo trend per il 48% delle persone intervistate significa valutare costi e convenienza più del brand o della marca auto. In quali casi però il brand vale più dei costi e della convenienza? Sulle auto connesse si sceglie un brand per caratteristiche digitali o fisiche che pongono il prezzo in seconda fila. Queste valutazioni però cambiano in modo considerevole se gli utenti abitano in città o in periferie e zone rurali. La scelta di un brand premium ad esempio passa al 28% nelle zone di periferia. Tra gli altri motivi, la possibilità di scegliere dispositivi particolari (54% in città – 40% periferia) e un servizio privilegiato, spostano l’importanza sul brand premium.

PERCHE’ SCEGLIERE UNA MARCA PREMIUM DIGITALE

Tra le caratteristiche digitali di una scelta Premium invece la sicurezza e la privacy è al primo posto (57% in città – 46% in periferia). Anche se poi con le auto Mercedes in leasing in UK vengono tracciate e i clienti neppure se ne accorgono. Un’auto premium diventa importante per la possibilità di parlare all’infotainment nel 50% dei casi (città e 30% in periferia). Globalmente l’impressione di avere un’esperienza digitale migliore su un’auto premium è importante per il 49% in città e il 32% in periferia. I cloud non sono da meno: quasi le stesse persone (49% e 31%) sceglierebbe un’auto premium per la possibilità di trasferire tutti i dati su un modello diverso ma della stessa marca.

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RC auto in Italia: ad agosto 2019 premi scesi del -3,78% in un anno

di Raffaele Dambra

RC auto in Italia agosto 2019

Il mese di agosto 2019 ha fatto registrare un calo del premio medio delle tariffe RC auto in Italia, calcolato in 560,67 euro. Una cifra inferiore sia ai 563,09 del mese precedente che, soprattutto, ai 582,71 euro di agosto 2018. Ciò significa che in un anno il premio è sceso del -3,78%, una performance rilevante che tra l’altro segna un’inversione di tendenza dopo il progressivo aumento verificatosi tra marzo e luglio, che aveva portato il costo annuo dell’assicurazione auto da 542,09 a 563,08 euro.

RC AUTO IN ITALIA: AD AGOSTO 2019 750 DI DIFFERENZA TRA CASERTA E AOSTA

L’indagine sui premi RC auto in Italia di agosto 2019, basata sui dati forniti dall’Osservatorio di Facile.it, ha confermato ovviamente le notevoli differenze di prezzo tra le singole province, a dimostrazione che siamo ancora ben lontani dal ridurre il gap. I residenti nella provincia di Caserta hanno pagato il mese scorso un premio medio di 1.091,96 euro (+94,76% sulla media nazionale), quelli di Aosta appena 339,11 (-39,52%). Un divario di oltre 750 euro per acquistare il medesimo prodotto nella stessa nazione, non c’è bisogno di aggiungere altro. Ma senza considerare necessariamente i poli estremi, risulta sbalorditiva anche la difformità tra i 911,22 euro della provincia di Foggia e i 497,70 di quella di Lecce, che sono entrambe in Puglia! Basta insomma spostarsi nell’identica regione per pagare 400 euro in più o in meno…

TARIFFE RC AUTO: IL PROBLEMA DELLA DISEGUAGLIANZA TERRITORIALE

Quello delle forti disparità nelle tariffe tra una zona e l’altra d’Italia (e non è neanche, o almeno non lo è sempre, una questione di nord e sud, visto che per esempio si paga tantissimo anche a Prato) è un problema che si trascina da tempo e che non ha ancora trovato una soluzione definitiva, nonostante le promesse. Soluzione che, intendiamoci, non consiste in un prezzo della RC auto uguale per tutti (non sarebbe possibile e probabilmente neanche giusto), ma in un sistema che preveda tariffe omogenee per gli automobilisti virtuosi, a prescindere dalla provincia di residenza. Negli ultimi anni qualcosa si è già mosso in tal senso, ma si può fare decisamente di più. Aspettando con (im)pazienza che gli sconti per chi fa installare la scatola nera sull’auto diventino davvero obbligatori (da due anni c’è una legge ma mancano ancora i decreti attuativi).

RC AUTO IN ITALIA: MOLTO BENE LA GARANZIA ASSISTENZA STRADALE

Tornando all’indagine sui prezzi RC auto di agosto 2019, fra le coperture accessorie la più scelta è risultata la garanzia assistenza stradale, richiesta dal 45,81% degli utenti. Per quanto riguarda invece la distribuzione delle classi di merito nel nostro Paese, in base alle informazioni raccolte il 59,03% degli automobilisti assicurati è in 1^ classe, il 5,05% in 2^ e il 5,16% in 3^. Il 12,19% è invece in 14^ classe (quella che spetta ai neopatentati) o ancora più su.

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