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Auto elettriche: la ricarica veloce sarà liquida?

di Nicodemo Angì

ricarica veloce-liquida

La coperta è sempre un po’ corta anche per le auto elettriche: aumentare l’autonomia alza i prezzi e anche i tempi di ricarica. Un paradigma che potrebbe cambiare se le cariche elettriche necessarie al funzionamento non fossero più “iniettate” nelle batterie ma veicolate da un elettrolita sostituibile. Queste cariche sarebbero quindi contenute in un liquido da rimpiazzare quando esausto, un’operazione veloce quanto rifornirsi di carburante. Il componente che contiene la carica di una batteria al Litio è l’elettrolita, una sorta di gel posizionato tra due elettrodi (anodo e catodo). Durante l’utilizzo nell’elettrolita avviene una reazione chimica e la carica passa da un elettrodo all’altro, alimentando il carico. Ad un certo punto l’elettrolita si esaurisce e per ricaricare si fa scorrere una corrente nella direzione opposta attraverso gli elettrodi.

CARICHE LIQUIDE

L’idea delle flow battery è l’uso di un elettrolita liquido, conservato in un serbatoio e fatto scorrere lungo gli elettrodi durante il funzionamento. I vantaggi sono importanti, a partire dall’energia immagazzinabile: per incrementarla basta aumentare la capacità del serbatoio dell’elettrolita. Interessante è la velocità del “rifornimento”: uno swap di serbatoi (pieno, di energia, contro vuoto) o svuotamento e riempimento di un contenitore fisso. Non finisce però qui: questi elettroliti liquidi sono quasi sempre non nocivi, riciclabili facilmente e non infiammabili perché a base acquosa. Un’altra caratteristica di spicco è la longevità: a differenza con l’elettrolita “stazionario” delle attuali batterie Li-Ion, quello liquido non si degrada apprezzabilmente. L’elettrolita degli elementi convenzionali, infatti, invecchiando sviluppa dei composti inerti che rendono più difficile il movimento delle cariche, diminuendo la capacità del pack.

GLI STUDI PROCEDONO

Parliamo subito di una realtà concreta che parla italiano: si tratta di StorEn Tecnologies, della quale Carlo Brovero e Angelo D’Anzi sono CEO e CTO. I prodotti StoreEn, basati su elettroliti al Vanadio, sono dedicati alle applicazioni fisse, come i condomini e l’immagazzinamento dell’energia da rinnovabili. Citiamo l’azienda, oltre che per il cuore tricolore, perché è già in produzione con dati esemplari: vita utile di 25 anni e 15.000 cicli garantiti. Più adatti alle automobili sono invece gli elementi allo studio nel dipartimento di chimica della University of Glasgow. Il loro elettrolita acquoso è basato su una grossa molecola della classe dei polyoxoanion con formula P2W18O62 che può accogliere 18 cariche positive. Essa è fatta di Fosforo, Tungsteno e Ossigeno ed è molto promettente perché a Glasgow hanno già ottenuto una densità di energia di 225 Wh/litro.

RICARICA LIQUIDA LEGGERA

Per arrivare alla capacità di una Tesla Model 3 (sapevi che si può avere anche con un finanziamento?), circa 70 kWh, ci vorrebbero quindi circa 300 litri di elettrolita. È un volume eccessivo ma si confida di arrivare a quasi 1.000 Wh/litro e a quel punto gli 80 litri necessari sarebbero ben più gestibili. Questo è il solo elettrolita ma, essendo il “serbatoio” molto più leggero rispetto alle batterie Li-Ion, il bilancio è positivo anche aggiungendo gli elettrodi. Il professore Lee Cronin parla dil retrofit di un veicolo elettrico già esistente (si può fare anche per le auto convenzionali) e della facilità della conversione delle stazioni di servizio. L’elettrolita, anche se non infiammabile, è leggermente corrosivo e imporrebbe la sostituzione di serbatoi, tubi e pompe d’erogazione. Questi adattamenti sono comunque poca cosa rispetto alla costruzione di un’infrastruttura di ricarica elettrica completamente nuova e che potrebbe sovraccaricare localmente la rete.

CAMBIO L’OLIO O L’ANODO?

Ancor più promettente è l’idea della Purdue University di Indianapolis: usa un singolo elettrodo consumabile invece di 2 separati da una costosa membrana. Secondo il professor John Cushman la batteria allo studio, per ora non ricaricabile, può arrivare persino a 1.200 Wh/litro e in più produce idrogeno a bassa pressione. Il sistema è compatto (lo si sta sperimentando su scooter e golf cart), e si ipotizzano autonomie superiori ai 4.800 km per ogni anodo. In pratica si farebbe il pieno di elettrolita ogni 500 km circa sostituendo l’anodo ogni 5.000 km per 65 dollari. L’elettrolita dovrebbe essere economico – acqua e metanolo o etanolo – e anche l’impossibilità di rigenerare l’energia in frenata potrebbe essere superata con supercondensatori. Anche in questo caso si potrebbero usare le infrastrutture esistenti, che potrebbero raccogliere e inviare l’elettrolita a impianti di rigenerazione alimentati a rinnovabili.

VECCHIE CONOSCENZE

La Purdue University ha creato una spinoff, dal nome di IFBattery, che porta avanti gli studi e l’ingegnerizzazione di questi elementi. Anodo ed elettrolita sono così sicuri da poter essere conservati in casa ma questa batteria ha ancora una potenza un po’ bassa. L’erogazione “dolce” accomuna anche un prototipo in circolazione da un po’: il Quantino di NanoFlowCell a 48 volt mosso da un sistema che l’azienda chiama bi-Ion perché usa 2 elettroliti. Dall’edizione 2016 del Salone di Ginevra ad oggi il concept ha percorso più di 350 mila km. Il sistema NanoFlowCell è del tipo a membrana e usa 2 liquidi distinti, innocui per l’ambiente; la tensione di lavoro mediobassa limita però la potenza ottenibile. Il risvolto positivo è che costruzione, certificazione e manutenzione sono molto più agevoli (leggi che l’aftermarket deve sapere come trattare l’alta tensione). La vetturetta ha già girato per 10 mila ore ma l’azienda precisa che garantirà le sue batterie per 50 mila ore.

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Auto usate: -6% a giugno con 233 mila passaggi di proprietà

di Donato D'Ambrosi

Il mercato delle auto usate a giugno non si salva dalla flessione delle vendite che fisiologicamente in estate colpisce anche le nuove immatricolazioni. A giugno si vendono meno auto usate (-6%), sicuramente più diesel (52,3% in quota) che benzina (34,4%) con una tendenza inversa a quelle delle nuove immatricolazioni. Gli unici segni positivi riguardano le minivolture (le intestazioni dei rivenditori) e i passaggi di proprietà delle auto diesel ma solo da gennaio a giugno 2019.

125 AUTO USATE OGNI 100 IMMATRICOLAZIONI

Nuovo segno negativo a giugno per il mercato dell’usato. I passaggi di proprietà delle automobili al netto delle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) a giugno hanno archiviato una variazione mensile di -5,4% (-0,7% in media giornaliera). Per ogni 100 auto nuove ne sono state vendute 125 di seconda mano nel mese di giugno e 149 nel primo semestre dell’anno. I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend dell’Automobile Club d’Italia elaborato sui dati del PRA.

IL DIESEL USATO VENDE DI PIU’ MA E’ IN CALO A GIUGNO

Per quanto riguarda le alimentazioni a giugno le vetture usate a gasolio hanno registrato una contrazione dell’1,2%, superata di gran lunga dai passaggi netti di auto a benzina, che hanno subìto un calo del 9,6%. Nonostante la diminuzione la quota di auto usate diesel sul totale è cresciuta di oltre due punti percentuali (dal 50% di giugno 2018 al 52,3% di giugno 2019). Decremento a giugno anche per le minivolture di auto diesel (-4,3%), ma a fronte di una più netta contrazione dei minipassaggi di auto a benzina (-13,3%). Diminuiscono anche i passaggi di proprietà delle moto che al netto delle minivolture hanno messo a bilancio una variazione mensile del -6,7% rispetto al mese di giugno del 2018 (-2,1% in termini di media giornaliera).

DIMINUISCONO ANCHE LE RADIAZIONI AUTO: -2,6%

Il primo semestre dell’anno si chiude con una crescita complessiva dello 0,9% per le autovetture e dello 0,2% per tutti i veicoli, mentre le due ruote hanno fatto rilevare una flessione dell’1,6%. Variazione mensile negativa del 2,6% a giugno per le radiazioni di autovetture, che tuttavia per effetto della giornata lavorativa in meno equivale ad un incremento del 2,2% in termini di media giornaliera. Il tasso unitario di sostituzione nel settore auto a giugno è stato pari a 0,63 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 63) e a 0,75 nell’intero primo semestre dell’anno. In netto calo, invece, le radiazioni di motocicli che a giugno hanno messo a segno un decremento mensile dell’11% (-6,6 in termini di media giornaliera). Nel primo semestre 2019 le radiazioni hanno archiviato crescite complessive dell’1% per le autovetture e dello 0,1% per tutti i veicoli, a fronte di una flessione del 10,3% per i motocicli.

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Seggiolini anti abbandono: dal 1 luglio 2019 niente più obbligo

di Donato D'Ambrosi

Una svolta per la sicurezza dei bambini abbandonati in auto solo a metà. Perché l’obbligo dell’allarme anti abbandono per i seggiolini auto previsto per il 1 luglio 2019 non scatterà. Lo riporta l’ASAPS con la pubblicazione della circolare del Ministero dell’Interno che “accusa” il Ministero dei Trasporti di non aver pronto il Decreto attuativo sull’obbligo dell’allarme anti abbandono in auto.

NIENTE SANZIONI A CHI NON HA L’ALLARME ANTIABBANDONO

Si sperava che il tutto partisse a estate non troppo inoltrata e invece come avevamo anticipato, l’obbligo scatterà a data da definirsi. E questo colpo di scena tutt’altro che inaspettato chiarisce anche i dubbi sui controlli e l’applicabilità delle sanzioni da parte della polizia. In buona sostanza si tratta delle stesse motivazioni che in tutti questi anni hanno raffreddato la ricerca dei Costruttori di seggiolini sui sistemi di allarme. Quali caratteristiche tecniche deve avere l’allarme anti abbandono per poter essere definito legale? In base a quali criteri durante un controllo su strada gli agenti possono applicare la legge e multare chi è sprovvisto di un sistema di allarme obbligatorio? Domande che solo un decreto attuativo del Ministero dei Trasporti avrebbe potuto chiarire. E invece arriva la circolare del Ministero dell’Interno che ufficializza lo stop: niente obbligo e niente sanzioni. Ma non confondetevi perché slitta l’obbligo di avere in auto un allarme anti abbandono, mentre sul trasporto dei bimbi nel seggiolino resta tutto invariato.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

La circolare nr. 200/A/5921/19/109/12/3/4 del 3 luglio 2019 (scaricabile in calcio all’articolo) invia alle prefetture e agli organi di Polizia quanto segue, da uno stralcio della circolare. “In assenza della norma tecnica che definisca le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del dispositivo anti abbandono di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini utilizzati da bambini di età inferiore ai quattro anni, il predetto Dicastero ha comunicato che non potrà essere richiesto all’utenza di adempiere un obbligo ancora privo del suo contenuto essenziale”.

INTANTO, I 10 ERRORI DA NON FARE

Bisogna però ricordare che svariate soluzioni di aziende, startup e costruttori hanno sfidato la burocrazia lanciando i primi sistemi di allarme per non dimenticare i bambini in auto. Ad esempio Remmy, che abbiamo provato, è uno di questi. Ma poi anche Hyundai ha lanciato il primo sistema di allarme integrato nell’auto sulla nuova Santa Fe. Dalla schiera di produttori di seggiolini invece Chicco, in collaborazione con Samsung, ha sviluppato il primo sistema integrato al seggiolino. Ma ora che l’obbligo dal 1 luglio 2019 è slittato tornano utili i 10 consigli pratici e i trucchi per non dimenticare il bimbo in auto nei giorni di maggiore stress.

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Daimler e BMW se le suonano a suon di tweet sulla guida autonoma

di Donato D'Ambrosi

Gli sfottò tra Costruttori di auto non sono una novità, ma stavolta il battibecco tra Daimler e BMW la mette sulle capacità di sviluppare un’auto a guida autonoma. Il tweet provocatorio arriva dopo l’evento NextGEN in cui BMW ha mostrato al mondo il futuro delle auto connesse, elettriche e autonome. E Daimler ne ha approfittato per stuzzicare il diretto rivale su ciò che riesce realmente a fare un’auto BMW a guida autonoma. Ecco il botta e risposta tra Daimler e BMW che si conclude con una proposta inaspettata.

QUANDO NON E’ LA FIAT A SFOTTERE GLI ALTRI

Stavolta non è Fiat a prendere in giro Daimler, quando la Smart ha compiuto 18 anni. Oppure quando con il video della Fiat Panda ha fatto arrabbiare Audi. E non è neppure paragonabile al post in cui la Fiat 500 si faceva beffa della Renault Twingo (non a caso per linee molto simili alla rievocazione della classica). Il tweet in cui Daimler chiama in causa BMW parla da solo: “Ehi, BMWGroup abbiamo sentito del tuo evento #NEXTGen la settimana scorsa. Abbastanza figo. Le vostre auto sono già in grado di guidare completamente da sole? Provate a immaginare: un giorno, potrebbero portarvi a casa dall’Oktoberfest in modo sicuro”. Un messaggio dal tono palesemente ironico da un Costruttore che non ha bisogno di presentazioni sullo sviluppo della guida autonoma.

BMW REGGE IL GIOCO E SI FA AVANTI

Ma la risposta di BMW arriva nel giro di qualche ora. “Grazie per il complimento 😉 #NextGen è andato alla grande! Guida autonoma? Di’ al tuo amico che ci stiamo lavorando. E tu?”. E a questo punto della conversazione si tocca un tasto che per molti Costruttori è rovente. C’è chi è più indietro e si nasconde dietro l’affidabilità e chi invece come Daimler la pensa diversamente. “Beh, la sicurezza è uno dei nostri valori fondamentali del marchio. E come ingegneri tedeschi, ne siamo orgogliosi. Quindi non lanceremo la guida autonoma completa prima di essere convinti che sia perfettamente sicura.” BMW non può fare a meno di alzare il tiro: “Assolutamente, anche noi! Sai, dicono che due teste sono meglio di una! Che ne dici di creare insieme una tecnologia di guida autonoma?

LA PARTNERSHIP TRA BMW E DAIMLER

E viene fuori la simpatica gag chiaramente organizzata a tavolino per creare rumors attorno alla nuova partnership tra BMW e Daimler. La partnership a lungo termine ha proprio lo scopo di mettere sul mercato le prime auto a guida totalmente autonoma entro il 2024. La sinergia che coinvolgerà 1200 specialisti metterà sul tavolo congiunto le conoscenze di entrambi i Costruttori per sviluppare insieme i sistemi di guida autonoma livello SAE4 (quello in cui il conducente può distrarsi o leggere, in quelli inferiori non è permesso).

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Auto connesse: gli Stati EU votano per il 5G

di Donato D'Ambrosi

La decisione sullo standard delle auto connesse è un tira e molla tra la Commissione e gli Stati dell’UE. Ma dietro quella che sembra una semplice scelta di colore tra il bianco e il nero, si cela un grosso giro d’affari. Le aziende e le istituzioni coinvolte in questo parapiglia tecnologico sono decine, sebbene ormai il confronto tra 5G e WiFi per le auto connesse sia associato al bipolo BMW e Volkswagen. A riportare gli equilibri ci pensano gli Stati Membri che in una votazione si schierano sullo standard 5G. Ma procediamo per gradi.

IL 5G BLOCCATO COME LE AUTO DIESEL

Solo qualche settimana fa il sindaco di Bruxelles aveva stoppato i test sulle auto connesse che sfruttano lo standard il 5G. I motivi del provvedimento erano legati ai dubbi rischi della salute umana esposta ad un crescente numero di radiazioni. Ma questo è solo il penultimo tassello nella conquista del territorio da parte delle aziende che fino ad oggi hanno investito molto nel WiFi o nel 5G. A contrastare la scelta di Bruxelles arriva l’unanime votazione dei Paesi UE che aprono la strada alla connettività 5G.

LE AZIENDE DIETRO UNA SCELTA SUL FUTURO DELL’AUTO

L’unione Europea in realtà non ha respinto solo il parere di Bruxelles città ma anche quello della Commissione europea che remava per lo standard WiFi. Ed è risaputo che tra i vari protagonisti nella ricerca delle auto connesse Volkswagen è particolarmente interessato a supportare il WiFi. All’estremo opposto invece c’è BMW che capeggia una schiera di altre aziende (tra cui Qualcomm) e Costruttori che vogliono lo standard 5G.

ITALIA, GERMANIA E FRANCIA PRO 5G

L’Italia è trai Paesi che hanno votato a favore del 5G con un parer che contrasta la situazione emersa qualche mese fa. “Continueremo quindi a collaborare con gli Stati membri per affrontare le loro preoccupazioni e trovare una soluzione adeguata“, ha dichiarato il commissario europeo dei trasporti, Violeta Bulc, in commento riportato da Reuters.

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Accessori auto per i viaggi con bambini: quali sono i più utili

di Redazione

Accessori auto viaggi con bambini

L’estate è già entrata nel vivo e tante famiglie si stanno organizzando per le ferie, facendo la lista degli oggetti da portare in vacanza. E tra questi, per chi ha figli piccoli, non devono assolutamente mancare gli accessori auto più utili per ‘addolcire’ i viaggi in macchina con i bambini. I bimbi possono infatti soffrire i lunghi tragitti. Un po’ per il caldo, un po’ per la noia, un po’ per il mal d’auto (molti bebè ne soffrono, ma ci sono ben 7 rimedi per contrastarlo). Meglio quindi attrezzarsi al meglio per garantire ai bambini un viaggio il più sereno possibile.

ACCESSORI AUTO PER LA SICUREZZA DEI BAMBINI

La sicurezza prima di tutto, anche nella scelta degli accessori auto per i viaggi con i bambini. Inutile ricordare che i bambini devono obbligatoriamente viaggiare sui seggiolini auto, di forme e dimensioni diverse a seconda dell’altezza (il limite massimo è 150 cm, che si raggiunge a circa 12 anni). Chi infrange questa norma è soggetto a severe sanzioni. Un altro accessorio che rende più sicuro il viaggio è lo specchietto retrovisore per bambini, appositamente studiato per controllare costantemente i piccoli che sono seduti sugli ovetti montati contro marcia sul sedile posteriore. Questi specchietti, da applicare sui poggiatesta posteriori o sul lunotto, riflettono l’immagine nello specchietto retrovisore del conducente, consentendogli di monitorare il pupo senza distrarsi dalla guida. Poi ci sarebbero anche i sistemi anti-abbandono per bambini, che diventeranno obbligatori a breve, ma confidiamo nel fatto che sia molto improbabile ‘dimenticarsi’ di un figlio in macchina durante un viaggio.

ACCESSORI AUTO PER IL SONNO DEI BAMBINI

I seggiolini sono già abbastanza comodi. Ma per agevolare il sonno dei bambini durante il tragitto, evitando per esempio che la testa dondoli a destra e a sinistra, è utile aggiungere un cuscino poggiatesta da viaggio a supporto di testa e collo. Meglio ancora se traspirante. Inoltre, se in macchina fa caldo e non si vuole abusare del climatizzatore per timore che il bambino si raffreddi (specie se suda quando dorme, cosa molto probabile), si può proteggere l’abitacolo con le tendine parasole. Ce ne sono di vario tipo, dai vecchi (e più economici) modelli con le ventose a quelli più pratici (e costosi) che si infilano allo sportello.

ACCESSORI AUTO PER L’IGIENE PERSONALE DEI BAMBINI

Tra gli accessori auto per i bambini sono utilissimi, anzi necessari, quelli per curare l’igiene personale. Se i bimbi sono molto piccoli e non ancora autosufficienti nell’espletare i propri bisognini, è tassativo tenere in macchina un fasciatoio portatile che contenga tutto l’occorrente per il cambio dei pannolini. Specialmente se il viaggio dura molte ore. I più grandicelli possono ovviamente aspettare la sosta in un autogrill, ma nei casi d’urgenza esistono dei pratici e comodi vasini da viaggio usa e getta, completamente biodegradabili. Opzione sicuramente più igienica della pipì a bordo strada.

ACCESSORI AUTO PER L’ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI

A un certo punto del viaggio in auto i bambini hanno fame e qui bisogna organizzarsi bene. L’accessorio più utile è il vassoio da viaggio impermeabile e flessibile da appoggiare sopra al seggiolino, buono sia per metterci piattini, posate e bicchiere che come piano da appoggio per giocare e disegnare. Molto pratici anche lo scalda-biberon e il box per tenere i cibi al fresco, muniti entrambi di adattatore per l’auto (i più avanzati hanno la presa usb), e altri tipi di portavivande e bevande. Per non sparpagliare i vari oggetti nell’abitacolo è opportuno dotarsi di un organizer da auto da applicare al sedile posteriore, nei cui scomparti di varie misure si possono riporre biberon, bicchieri, bottigliette d’acqua e quant’altro.

ACCESSORI AUTO PER I GIOCHI E LO SVAGO DEI BAMBINI

In auto i bambini se non dormono hanno bisogno di distrarsi in qualche modo, altrimenti sono guai per mamma e papà. Indispensabile perciò munirsi di tutto il necessaire per farli giocare e svagare, dalle valigette da disegno portatili ai giochi di carte e alle lavagnette magiche, fino ai gadget più tecnologici come tablet o mini consolle (e relativo caricabatteria usb). L’importante è che siano giochi sicuri, che non mettano in nessun modo in pericolo l’incolumità dei bambini. Tra gli accessori auto abbinabili ai giochi segnaliamo i tavolini da auto che si appendono al poggiatesta del sedile anteriore e, una volta aperti, fungono da superficie piana su cui adagiare carte, quaderni e album da disegno. Molto interessanti anche i pratici supporti per tablet da montare anch’essi sul poggiatesta dei sedili anteriori, così da trasformare i dispositivi elettronici in piccoli schermi televisivi.

Speriamo di essere stati abbastanza esaurienti nel presentarvi gli accessori auto per i viaggi con bambini. E se non lo fossimo stati vi segnaliamo anche i 10 errori da non fare in estate con i bambini a bordo.

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Guida autonoma: un test dimostra che le persone non guidano meglio

di Antonio Elia Migliozzi

L’auto a guida autonoma è ancora lontana dal diventare realtà. I ricercatori dell’Università di Warwick hanno portato 43 volontari in un grande magazzino per una sfida importante. I driver umani hanno sfidato le auto a guida autonoma all’interno di una grande capannone. Il percorso è stato progettato per assomigliare a un’area pedonale in un centro città con una serie di situazioni che includevano anche degli incroci. In tutti e 4 i tragitti studiati per la prova la guida autonoma ha battuto i driver umani. I passeggeri umani preferiscono il comfort delle vetture driveless. Queste offrono accelerazioni e decelerazioni più graduali e dolci. Una lamentela comune è stata la sensazione che i veicoli stessero le curve in modo pericoloso. Va detto questa preoccupazione è stata espressa sia nei confronti delle vetture a guida autonoma che riguardo a quelle affidate a conducenti umani. Diamo uno sguardo ai dettagli.

FIDUCIA IN AUMENTO

La fiducia e l’accettazione di passeggeri e pedoni per l’auto a guida autonoma saranno fondamentali per il suo futuro. I ricercatori del WMG dell’Università di Warwick hanno appena condotto un esperimento per vedere quale stile di guida dei veicoli autonomi offra i più alti livelli di sicurezza. Il test ha messo a confronto l’auto a guida umana con quella driveless con risultati sorprendenti. Nei fatti sia la guida autonoma che quella umana non erano perfette ma una combinazione di entrambe potrebbe essere una soluzione. I ricercatori hanno portato 43 volontari in un grande magazzino progettato per assomigliare a un’area pedonale del centro di una città europea. Al centro dell’esperimento una serie di percorsi che includevano anche degli incroci. I veicoli a guida autonoma autonoma hanno cercato di emulare da vicino la guida umana con risultati interessanti. Come detto non si è raggiunta la perfezione ma l’auto driveless ha comunque battuto l’uomo.

UOMO VS MACCHINA

Il risultato complessivo è che la differenza di fiducia tra auto a guida autonoma e driver umano è davvero ridotta. Evidente che la fiducia dei passeggeri, sia per l’auto driveless che per quella guidata dall’uomo, è cresciuta ad ogni giro. Questo suggerisce che una crescente familiarità con l’auto automatizzata potrà aumentare rapidamente fiducia, accettazione e la diffusione di queste tecnologie. I passeggeri preferiscono veicoli autonomi o i driver umani?. Il Dr. Luis Oliveira dell’Università di Warwick ha commentato: “La fiducia generale in entrambi i metodi di guida è cresciuta ad ogni giro. I passeggeri dell’esperimento hanno ammesso che le generazioni future potrebbero essere più a loro agio con la guida autonoma poiché impareranno a convivere con la nuova tecnologia.” I ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di raccontare la loro esperienza raccogliendo elementi utili. Gli studi precedenti avevano già dimostrato che i conducenti umani tendono a frenare bruscamente.

LO SVILUPPO

Le auto a guida autonoma si confermano più delicate nei cambi di velocità agendo su acceleratore e freno in modo graduale ed efficiente. I passeggeri del test hanno apprezzato il comfort a bordo dell’auto senza conducente. Una lamentela comune è stata la sensazione che i veicoli, sia driveless che non, stessero affrontando le curve del percorso in modo brusco. La guida autonoma si è confermata molto più attenta dell’uomo in prossimità degli incroci. I partecipanti all’esperimento hanno apprezzato il fatto che i mezzi senza conducente si siano avvicinati lentamente alle intersezioni quasi a voler sbirciare oltre l’incrocio. In generale la richiesta è stata quella che il veicolo senza conducente informi gli utenti della strada sulle decisioni che sta per prendere. I passeggeri chiedono che ci sia un display o una voce guida che condivida in tempo reale le scelte del mezzo.

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Monet: i Costruttori giapponesi si alleano sulla guida autonoma

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota riunisce tutti i costruttori auto giapponesi attorno al suo progetto a guida autonoma. Il brand ha comunicato che Daihatsu, Isuzu, Mazda, Subaru e Suzuki hanno aderito alla sua joint-venture Monet Tecnologies. Il peso all’interno della compagine vede prevalere Toyota e Softbank che detengono una quota di circa il 35% ciascuno. Staccati, e di molto, gli altri brand dell’auto che si limitano a controllare un 2% ciascuno del progetto a guida autonoma. Gli esperti ritengono che la piattaforma driveless Monet si basi sul concept Toyota e-Palette che aveva esordito nel 2018 al CES di Las Vegas. L’idea sarebbe quella di un mezzo per la mobilità condivisa che permetta di coniugare il trasporto di persone e quello di cose. La notizia della joint-venture tutta al giapponese arriva nel momento in cui 11 costruttori automotive annunciano di voler unire le forze. I dettagli.

UNITI SI VINCE

Lo scorso ottobre, Toyota e SoftBank hanno annunciato la creazione di una joint venture denominata Monet Technologies. Il progetto cerca di combinare l’uso dei big data e l’auto a guida autonoma con l’intento di creare un nuovo ecosistema di mobilità. Monet si concretizza in grande stile. Cinque case automobilistiche giapponesi decidono di puntare sul progetto affiancando Toyota e SoftBank. Il gruppo comprende Daihatsu, Isuzu, Mazda, Subaru e Suzuki. Ciascuna società investirà circa 57 milioni di yen, l’equivalente di 530.000 dollari. Il nuovo assetto societario prevede che ciascuna casa automobilistica riceverà in cambio una partecipazione al 2% nella società. Da parte loro SoftBank e Toyota hanno entrambi una quota del 35% nel progetto a guida autonoma. La restante quota del 20%, è divisa tra due OEM giapponesi. Si tratta di Honda e Hino, una sussidiaria Toyota, che da marzo hanno ciascuna il 10%.

LE QUOTE

L’obiettivo di Monet è quello di costruire un’auto a guida autonoma da impiegare in diversi ambiti dal trasporto di persone alla logistica. In concreto il gruppo giapponese vuole sfidare i big del settore come Lyft e Uber offrendo la mobilità driveless al grande pubblico. Gli analisti ritengono che lo sviluppo di Monet sia in fase avanzata. La joint-venture potrebbe utilizzare un veicolo simile al concept di e-Palette che Toyota ha mostrato al CES 2018. Monet fa base in Giappone, ma spera di espandersi in altri paesi a partire dal 2020. La solidità del progetto è confermata dal fatto che alcune delle aziende coinvolte hanno già operato insieme in passato. Toyota, Mazda, Subaru e Suzuki sono già legate, a vario titolo, da accordi di ricerca e sviluppo. Subaru, per esempio, co-svilupperà una nuova piattaforma per veicoli elettrici con Toyota, mentre Mazda e Toyota stanno collaborando ad una joint-venture negli Stati Uniti.

LE SFIDE

Mentre in Giappone si uniscono le forze per la guida autonoma i marchi occidentali non restano a guardare. Continuano le ricerche globali sull’auto senza conducente e ben 11 protagonisti della corsa hanno annunciano un accordo di collaborazione. Da oggi Aptiv, Audi, Baidu, BMW, Continental, Daimler, Fiat Chrysler Automobiles, Here, Infineon, Intel e Volkswagen lavoreranno insieme. Questi marchi hanno messo nero su bianco i loro obiettivi nel campo della guida autonoma in un vero e proprio manifesto di intenti. Il testo, intitolato “Safety First for Automated Driving”, descrive i principi che guideranno lo sviluppo comune. I marchi lavoreranno insieme al collaudo e alla convalida di veicoli autonomi sicuri. Anche in questo caso tra i grandi assenti ci sono Uber, Waymo, Cruise e Tesla che scelgono di chiamarsi fuori e proseguire per la loro strada.

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Nokian mostra in anteprima il suo mega Test Center in costruzione

di Donato D'Ambrosi

Il più grande proving test europeo di Nokian Tyres sta sorgendo in Spagna; è il polo di sviluppo e ricerca dove saranno messe a punto le gomme ecologiche ottenute dalle piante. Il circuito conterrà diverse piste, ognuna destinata a specifiche prove. La conclusione dei lavori è datata 2020 ma Nokian ha già pronta un’anteprima con l’avanzamento dei lavori del suo Centro Prove in Spagna.

SARA’ OPERATIVO DAL 2020

Sorge a 60 km a sud da Madrid il Centro Prove pneumatici di Nokian, esattamente a Santa Cruz de la Zarza, geograficamente strategico per effettuare test 365 giorni l’anno su pneumatici estivi e invernali. Ed è qui che in futuro mi mostreremo in anteprima i nuovi pneumatici Nokian. Il Costruttore di gomme infatti ha annunciato che una delle aree è riservata anche al test e lancio di nuovi prodotti, come spiega il video qui sotto.

I TEST NOKIAN IN SPAGNA

I lavori del Centro Prove Nokian sono iniziati nel 2018 e termineranno nel 2020, ma dalle dichiarazioni del Costruttore possiamo già anticiparvi le sue caratteristiche. All’interno del polo di Ricerca e Sviluppo su pista si stanno realizzando oltre 10 tracciati che saranno percorsi per i primi test ufficiali dalla primavera 2020. Tra i principali contesti di prova, gli pneumatici Nokian saranno messi alla prova sul tracciato per il Confort, su un anello bagnato per la tenuta in curva, su un tracciato per la maneggevolezza su bagnato e infine sul circuito ovale lungo 7 km con velocità massima di 300 km/h. Leggi qui il nostro long test delle gomme invernali Nokian WR 4.

LE GOMME ECOLOGICHE OTTENUTE DALLE PIANTE

Le piste più corte vengono utilizzate per diversi test, ad esempio su aderenza sul bagnato, aquaplaning e guida fuoristrada. All’interno del Centro Prove Nokian ci sarà anche un centro per la formazione, lo sviluppo di nuovi prodotti e il lancio di nuovi pneumatici. Il complesso si sviluppa sui principi di sostenibilità ambientale, per questo motivo sono già dedicate risorse anche allo sviluppo di pneumatici che impiegano la gomma estratta dalla pianta di Guayule.

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Traffico Autostrade: i weekend da bollino rosso a luglio 2019

di Donato D'Ambrosi

Il traffico autostradale a luglio 2019 sarà molto intenso per le partenze dei tanti che andranno in vacanza. Non ci saranno bollini neri, ma nei weekend bisognerà programmare con attenzione il viaggio per non trovarsi imbottigliati nel traffico. Il piano Viabilità estate 2019 rivela quali sono i giorni più critici di luglio 2019, quelli con traffico meno intenso e quali sono i limiti in vigore sulle autostrade.

I WEEKEND DI LUGLIO 2019 DA BOLLINO ROSSO

E’ stato approvato il Piano Viabilità Italia 2019 e reso noto il calendario dei bollini con le previsioni sul traffico. Per il mese di luglio non sono previsti bollini neri, ma sarà più frequente il rischio di trovarsi imbottigliati nel traffico o per qualche altro imprevisto. I giorni in cui le partenze intelligenti rischiano di essere un buco nell’acqua sono soprattutto i weekend (sabato-domenica) del 13-14 luglio e 20-21 luglio. Sarà a traffico intenso da bollino rosso anche il venerdì del weekend 27-28 luglio 2019.

I GIORNI DI LUGLIO CON MENO TRAFFICO

Man mano che ci si avvicina al mese di agosto le partenze più sicure con rischio di traffico intenso minore sono i giorni dal martedì al giovedì. E’ in questa finestra settimanale che il calendario di Viabilità Italia 2019 prevede meno zone “calde”. Fa eccezione solo il giovedì 26 luglio in cui è previsto traffico intenso ma senza criticità. In questi giorni partire nelle ore meno calde è consigliabile soprattutto a chi viaggia con bambini, anziani e animali a bordo. In tutti i weekend di luglio, come mostra l’infografica sopra sarà limitata la circolazione ai mezzi pesanti in alcune fasce orarie.

I CONSIGLI PER UN VIAGGIO SERENO

Ricordate soprattutto che le loro esigenze con soste più frequenti tenendo a bordo acqua fresca in caso di necessità e i medicinali nel modo corretto. Anche il guidatore non deve sottrarsi dal bere acqua per avere la giusta idratazione poiché guidare disidratati è come farlo dopo aver assunto alcolici. Ricordate inoltre che una vacanza intelligente e sicura inizia prima della partenza: disponete i bagagli nel modo corretto senza esagerare col carico, usate il seggiolino per bambini e allacciate le cinture davanti e dietro.

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Auto elettriche con pannelli solari: +50 km con la nuova tecnologia

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche a ricarica solare non saranno più relegate alle sole maratone ecologiche con prototipi realizzati da studenti e Università. Toyota infatti ha reso una soluzione già nota ai suoi clienti come un’opportunità concreta e green ai range extender che BMW ha archiviato sulla i3. Si tratta del tetto fotovoltaico in grado di estendere di oltre 50 km l’autonomia delle batterie quando l’auto è parcheggiata. Il salto di qualità della soluzione Toyota è avvenuto migliorando le prestazioni dei pannelli fotovoltaici su tetto e cofano dell’auto.

DA ACCESSORIO A RANGE EXTENDER

Qualche anno fa bisognava pagare circa 2000 dollari per avere il tetto con pannelli fotovoltaici sulla Toyota Prius. Un capriccio green piuttosto che un vero range extender, anche perché le prestazioni di ricarica (della batteria di servizio, scopri qui come funziona) erano piuttosto limitate. Il tetto solare della Toyota Prius riusciva infatti a produrre 180 W di corrente in pieno sole utili a far funzionale il sistema di climatizzazione. Una quantità di energia che avrebbe permesso, nel caso fosse stata utilizzata dalla batteria di trazione, di percorrere circa 6 km.

RICARICA SOLARE ANCHE CON L’AUTO IN MOVIMENTO

Da allora Toyota ha stretto partnership con Sharp e NEDO per incrementare l’efficienza della ricarica solare e ha annunciato anche i primi risultati dei test su strada. L’efficienza di conversione dell’energia solare è passata dal 22,5% ad oltre il 34%, la potenza generata è salita a 800W. In termini pratici le stime accreditano il sistema solare Toyota di 44 km aggiuntivi di ricarica a veicolo fermo e 56 km con l’auto in movimento.

QUANDO SARA’ PRONTA LA RICARICA SOLARE PER AUTO ELETTRICHE

Non è ancora chiaro se e quando Toyota commercializzerà il sistema di ricarica ad energia solare che si vede applicato alla Toyota Prius Plug-in (scopri i costi reali di manutenzione della versione ibrida non plug-in nella nostra indagine). Al momento le dichiarazioni ufficiali annunciano che il sistema sarà testato su strada a Tokyo, nella prefettura di Aichi a Toyota City. Tra alcune settimane anche NEDO avvierà dei test su strada per confrontare e condividere poi i risultati con i partner del progetto.

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Ford-Volkswagen: l’accordo sulle auto elettriche è ufficiale

di Antonio Elia Migliozzi

Iniziano a fruttare gli 11 miliardi di euro messi in campo da Volkswagen per l’auto elettrica. Secondo Reuters Ford avrebbe raggiunto un accordo con VW per l’utilizzo della nuova piattaforma per la mobilità a batteria MEB. Si tratta di una alleanza green che dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni e aprirebbe le porte ad una grande operazione di standardizzazione. La condivisione tecnologica è del resto sempre più necessaria per vincere sfide di portata globale come auto connessa, autonoma ed elettrica. Negli scorsi mesi Volkswagen e Ford avevano avviato un confronto per capire quali collaborazioni sarebbe stato possibile avviare. La piattaforma MEB, al centro dei programmi elettrici del costruttore tedesco, ha richiesto un lungo e costoso sviluppo. Concederne a Ford l’utilizzo permetterà di rientrare in parte delle spese garantendo al marchio americano un rilancio tecnico. Vediamo di dettagli.

ACCORDO ELETTRIZZANTE

Secondo quanto riportato dalla testata Reuters la scorsa settimana Ford e Volkswagen si sarebbero parlate. Dal confronto si sarebbe arrivati ad un accordo di massima che consentirebbe a Ford l’utilizzo della nuova piattaforma MEB di VW. L’intesa dovrebbe essere formalizzata nel corso della riunione del consiglio di amministrazione Volkswagen in programma il prossimo 11 luglio. VW aveva annunciato in precedenza di essere disposta a condividere il suo pianale elettrico MEB per ridurre i costi di sviluppo. A marzo, il Ceo di VW Herbert Diess era stato chiaro: “Il nostro kit modulare dimostra che siamo esperti in pianali”. Diess aveva precisato l’importanza dell’economia di scala: “Oltre 100 milioni dei nostri veicoli sono basati su una particolare piattaforma. Con la piattaforma MEB, stiamo trasferendo questo concetto di successo all’era elettrica aprendolo ad altri produttori di automobili”.

STANDARD CONDIVISO

Insomma per Volkswagen la piattaforma modulare MEB deve affermarsi come lo standard per l’e-mobility. Basandosi sulla MEB, Volkswagen è certa di poter rendere “la mobilità individuale a zero emissioni di CO2, sicura, confortevole e accessibile a quante più persone possibile”. La prima società a sfruttare la piattaforma MEB sarà e.GO. Si tratta di una startup tedesca di auto elettriche situata ad Aachen e guidata da Guenther Schuh. Schuh è noto per essere il creatore del VAN elettrico StreetScooter, che è stato successivamente venduto a Deutsche Post per elettrificare la sua flotta di consegna. Da parte sua e.GO ha annunciato per quest’anno un’auto elettrica compatta da 20.000 euro. Ford ha quindi l’opportunità di recuperare il ritardo accumulato sul fronte auto elettrica dopo aver pensato che si trattasse solo di una moda passeggera. Restano comunque da chiarire le condizioni economiche e i risvolti industriali di un accordo così importante.

LO SCENARIO

E’ noto che ci saranno più cambiamenti nell’industria automobilistica nei prossimi 7 anni che negli ultimi 70 anni messi insieme. Parte delle inevitabili modifiche riguardano la convergenza tecnologica che vedrà alcune aziende unire le forze. Volkswagen potrebbe aver offerto a Ford la piattaforma MEB con una vera e propria ancora di salvezza. Ford e Volkswagen hanno annunciato a gennaio che avrebbero collaborato allo sviluppo di pick-up elettrici, furgoni per consegne e autocarri medi. Eppure in molti avevano ipotizzato che si sarebbe parlato anche di auto elettriche. La piattaforma VW è estremamente duttile adattandosi ad ospitare vetture dei segmenti A, B e C. Il passo lungo garantirà maggiore spazio a bordo con le batterie alloggiate direttamente nel pianale. A settembre scopriremo il design definitivo della prima nata, la compatta Volkswagen ID.3.

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Continental: arriva il sistema full-hybrid 48V che funziona come un elettrico

di Donato D'Ambrosi

Le auto ibride non sono tutte uguali, lo abbiamo spiegato anche qui. Ancora per poco, perché Continental ha annunciato una tecnologia “ibrida” o meglio “ponte” a metà tra il mild-hybrid 48V e il full-hybrid. La differenza tra i due sistemi fino ad oggi impediva alle auto mild-hybrid di muoversi solamente in modalità elettrica. Mentre le full-hybrid grazie a batterie più importanti e un motore più generoso percorrono alcuni km solo in modalità elettrica. La nuova tecnologia Continental unisce i vantaggi dei sistemi mild-hybrid 48V alle prestazioni dei full-hybrid. Ecco le prime anticipazioni.

IBRIDO 48V E 30 kW

Un veicolo full-hybrid con tecnologia a 48 volt era ritenuto impossibile, dice Continental. Affinché un veicolo ibrido possa guidare usando solo elettricità, la parte elettrica del convertitore normalmente utilizza la tecnologia ad alta tensione, fino a 800 volt. Tuttavia, gli ingegneri Continental sono riusciti a sviluppare un sistema ibrido a 48 volt con caratteristiche simili a quelle di un azionamento elettrico ad alta tensione, una tecnologia ad alta potenza da 48 volt. Il nuovo sistema ad alta potenza da 48 volt taglia le emissioni di circa il 20% rispetto a veicoli simili dotati di motori a combustione. Continental fa sapere che la nuova tecnologia a 48 volt è anche notevolmente più economica rispetto ai sistemi ad alta tensione finora utilizzati. “Il nostro obiettivo di sviluppo era raggiungere un livello di efficienza di guida con la tecnologia a 48 volt precedentemente riservata ai sistemi ad alta tensione”, ha affermato Stephan Rebhan, responsabile Technology & Innovation di Powertrain.

COME E’ FATTO UN MILD HYBRID 48V

Il consumo di carburante nei sistemi mild-hybrid 48V tradizionali si riduce principalmente con il supporto del motore a combustione durante l’accelerazione e il recupero dell’energia in decelerazione o frenata. Ma, la guida 100% elettrica non è possibile con tali sistemi. Nell’ultima fase di sviluppo, il sistema a 48 volt è stato riposizionato nel powertrain. Il motore elettrico non è più posizionato davanti al motore a combustione sull’albero motore, ma dietro di esso – tra il motore a combustione e la trasmissione. Questo particolare permetteva già risparmi di carburante importanti, in determinate situazioni. Leggi qui quanto costa la manutenzione reale delle auto elettriche e ibride.

L’IBRIDO “FULL” A BASSA TENSIONE FA L’ELETTRICO

Con la nuova tecnologia ad alta potenza da 48 volt, il sistema ibrido offre le stesse funzionalità dei precedenti veicoli full-hybrid. Il componente chiave è un nuovo motore elettrico raffreddato ad acqua, con una potenza di picco raddoppiata a 30 kW rispetto a quella utilizzata in precedenza. Gli sviluppatori sono stati in grado di ottenere un aumento del 100% della potenza mantenendo lo stesso diametro del motore. La tecnologia ad alta potenza da 48 volt richiede però più’ spazio di installazione rispetto al sistema precedente con una minima differenza di peso. La guida esclusivamente elettrica è quindi possibile fino a una gamma di velocità da 80 a 90 km/h. Non si conoscono ancora i dettagli tecnici come la percorrenza e altre specifiche che Continental renderà note più avanti.

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Il 29% della produzione mondiale di auto del 2018 è in Cina

di Donato D'Ambrosi

Nel 2018 sono stati prodotti 98,1 milioni di veicoli a motore in tutto il mondo. L’Europa negli ultimi anni ha ceduto il primato all’avanzata inesorabile della Cina. E’ della Repubblica Popolare Cinese la quota maggiore di veicoli prodotti nel 2018. Un primato conquistato scalfendo la solidità industriale europea che oggi può contare su oltre 300 impianti di produzione e assemblaggio. Ecco quali Paesi producono più veicoli e quante fabbriche di auto, moto, motori e camion sono operative in Europa e in Italia al 2018.

IN QUALI PAESI SI PRODUCONO PIU’ AUTO

Nel 2018, secondo i dati dell’ACEA (Associazione Europea dei Produttori di Automobili), la quota maggiore dei veicoli prodotti è della Cina (29%). La più alta che supera l’Europa (23%), Nord America (18%), Giappone e Corea (14%), India (10%), Messico (4%) e Africa (3%). Ma a parte variazioni marginali, non sempre è stato così. Nel 2003 infatti la Cina (8%) produceva quasi gli stessi volumi di veicoli dell’India (5%) e in seguito alla crisi finanziaria USA si è avvicinata alla produzione di veicoli americana che nel frattempo si contraeva. Nel 2013 la Cina scalza ufficialmente l’Europa dal primo post per produzione di veicoli e a distanza di 5 anni, nel 2018, le quote restano pressocché invariate. Tranne per la Cina che sale dal 26 al 29%.

LA CRESCITA DELLA PRODUZIONE AUTO IN CINA

C’è da sottolineare che, mentre la Cina ha progettato la sua crescita del parco auto, negli ultimi due anni la produzione di veicoli in Europa ha incassato diversi colpi. Il dieselgate più pesante di tutti, che ha generato incertezza di acquisto nei consumatori e per riflesso allo scandalo la Commissione UE ha avviato una vera e propria crociata sulle emissioni. Mettiamoci poi anche il diminuito potere di acquisto delle famiglie e si capisce perché il mercato delle auto usate ha preso il sopravvento. Guardando però al numero di stabilimenti presenti in Europa si capisce quale potenziale rischia di essere eclissato sempre più dalla Cina. In Europa, al 2018, si contano 309 impianti di assemblaggio e produzione di veicoli. 137 di questi impianti producono autovetture, 37 producono veicoli commerciali leggeri, 59 producono veicoli pesanti, 47 producono autobus e 72 producono motori.

LE FABBRICHE DI AUTO IN ITALIA AL NORD

L’Italia nel suo piccolo custodisce un inestimabile patrimonio tecnologico e storico dell’industria dell’automobile, chiaramente legato alla Fiat poi diventata Fiat-Chrysler. A Mirafiori ci sono gli stabilimenti delle Maserati, Fiat e Alfa Romeo. A Grugliasco le Officine Maserati. A Torino Fiat Powertrain Technologies produce motori per Iveco. A Bairo (Torino) c’è la Bluecar (Pininfarina). A Pregnana Milanese si producono motori per FPT. A Brescia si producono mezzi pesanti Magirus destinati ai vigili del fuoco negli stabilimenti Iveco. A Bolzano Iveco produce mezzi speciali per il trasporto leggero destinati ai reparti della Difesa. A Suzzara, sempre Iveco, produce veicoli commerciali leggeri. A Pontedera Piaggio produce veicoli commerciali leggeri. Nella terra dei motori poi sono localizzate le fabbriche FCA a Modena (produzione Alfa e Maserati), Lamborghini (Volkswagen) a Sant’Aganta Bolognese, VM Motori (FCA) a Cento, Pagani a San Cesario sul Panaro, Ferrari a Maranello e Bredamenarinibus a Bologna.

LE FABBRICHE DI AUTO IN ITALIA AL CENTRO-SUD

A Val di Sangro FCA e PSA producono i veicoli commerciali leggeri dei vari brand. A Cassino FCA produce Fiat, Alfa Romeo e Lancia. A Macchia d’Isernia ci sono le fabbriche DR. A Termoli c’è il reparto FPT per Fiat e Alfa Romeo. A Pomigliano d’Arco si produce la Fiat Panda. A Pratola Serra c’è un altro reparto FPT Per Fiat Alfa Romeo e Lancia. A Foggia c’è un’altra sede FPT di FCA e infine Melfi, dove vengono prodotte le Fiat 500X e Jeep Renegade.

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WiFi gratis nelle auto di Waymo per fidelizzare i clienti

di Donato D'Ambrosi

Dai test su strada delle auto a guida autonoma di Waymo One a un mercato profittevole di servizi on board il passo è già fatto. Waymo infatti sta testando la fidelizzazione dei passeggeri offrendo servizi inclusi nel trasporto. Dopo la musica e i seggiolini per bambini ora arriva anche il WiFi gratis sulle auto di Waymo a Phoenix. Dietro questa offerta però c’è una strategia ben precisa.

GUIDA AUTONOMA O TAXI TRADIZIONALE?

Scegliere tra un taxi con autista e un’auto che guida da sola non è facile, anche a Phoenix, dove le strade sono praticamente un laboratorio a cielo aperto per auto a guida autonoma. La convenienza infatti sta sempre in ciò che il servizio offre e si differenzia dal mercato. Waymo deve spalleggiare con Lyft e Uber mantenendo tariffe equivalenti ma puntando a un servizio di qualità superiore. Come? Il più recente annuncio riguarda l’offerta del WiFi gratis sulle auto Waymo che guidano da sole nell’area metropolitana di Phoenix.

IL MERCATO DEGLI ANNUNCI E’ PROMETTENTE

Avere a disposizione il WiFi gratis può essere irrilevante per un viaggiatore medio, ma a Phoenix si punta a dimostrare che scegliere Waymo One è meno noioso degli altri servizi con conducente. Oltretutto le ultime novità sono un banco di prova per creare un mercato parallelo di servizi (annunci e pubblicità in un’auto senza conducente non disturberebbero chi guida).

CONFORT E SICUREZZA GARANTITI

Secondo gli analisti il valore di Waymo si aggira sui 100 miliardi di dollari se i servizi collegati al trasporto di passeggeri riusciranno a creare profitti in un settore che attualmente è in perdita. Solo di recente Waymo aveva offerto lo streaming di musica senza pubblicità tramite Google Play Music. Ma ancora più rilevante il fatto di aver installato un seggiolino per bambini in ogni minivan su strada, con la promessa che tutte le auto Waymo One sarebbero state in grado di mantenere una temperatura di 22 °C anche nel deserto dell’Arizona.

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RC auto: dal 2020 un arbitro dell’IVASS per le liti assicurative

di Redazione

rc auto 2020 arbitro ivass

Sarà pienamente attivo dal 2020 (data da confermare, forse lievemente ottimistica) l’arbitro assicurativo per dirimere le controversie in materia di RC auto e altri rami. Il nuovo organismo, istituito presso l’IVASS recependo l’art. 15 della Direttiva UE 2016/97, si occuperà di contestazioni in merito alle prestazioni e ai servizi offerti in ambito assicurativo. Attenzione però: l’arbitro dell’IVASS non sostituirà il giudice ordinario, presso cui sarà sempre possibile rivolgersi, ma rappresenterà un sistema alternativo di risoluzione stragiudiziale delle liti. Nelle intenzioni più snello, veloce ed economico.

ARBITRO ASSICURATIVO PER RIDURRE I RECLAMI IN AMBITO GIUDIZIARIO

Già presente sia in ambito bancario che finanziario, la figura dell’arbitro assicurativo è stata introdotta proprio per ridurre il numero dei contenziosi in sede ordinaria, ormai difficilmente gestibili (si parla di circa 245 mila cause pendenti a fine 2017, nel solo ramo Rc auto, e un tempo medio di risoluzione stimato in 8 anni). Le parti in causa, in genere clienti assicurati vs. compagnie o intermediari assicurativi, potranno partecipare alla nuova procedura davanti all’arbitro senza obbligo di assistenza legale e potranno depositare gli atti difensivi e la documentazione di supporto anche in via telematica. L’organismo arbitrale, i cui membri saranno nominati in maniera che ne risulti assicurata l’imparzialità, deciderà esclusivamente sulla base della documentazione presentata dalle parti.

IL COLLEGIO ARBITRALE SARÀ COMPOSTO DA CINQUE MEMBRI

Come detto, il ricorso all’arbitro assicurativo sarà alternativo rispetto al giudice ordinario. Di conseguenza non sarà possibile presentare ricorsi relativi a controversie già sottoposte all’autorità giudiziaria o per le quali sia ancora pendente un tentativo di mediazione. Il collegio arbitrale sarà presumibilmente composto da cinque membri in possesso di predefiniti requisiti di professionalità, onorabilità, esperienza. Inoltre l’arbitro assicurativo, come quello finanziario, non avrà un’articolazione territoriale.

ARBITRO ASSICURATIVO IVASS: SI ATTENDE IL DECRETO DEL MISE

Dopo l’inserimento dal 2018 nel Codice delle Assicurazioni Private con l’articolo 187-ter, che impone alle imprese assicurative e agli intermediari di aderire a “sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela relative alle prestazioni e ai servizi assicurativi derivanti da tutti i contratti di assicurazione senza alcuna esclusione”, per la piena attuazione dell’arbitro assicurativo si attende adesso il decreto del MISE, di concerto con il Ministero della Giustizia, e il conseguente regolamento IVASS che ne disciplinerà l’organizzazione e il funzionamento. Fino ad allora i reclami alla propria compagnia assicuratrice si faranno seguendo ancora l’attuale iter.

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Samsung e la connettività 5G: i test live al Goodwood Festival 2019

di Antonio Elia Migliozzi

Al Goodwood Festival di quest’anno si parla anche di tecnologia. Il tradizionale appuntamento inglese è stato l’occasione per la presentazione dinamica dell’auto connessa in 5G di Samsung. Il brand coreano ha svelato gli sviluppi delle sue ricerche in tema di connettività trasformando una Lincoln MKZ in una vettura controllabile da remoto. Il tutto grazie a specifici sensori, uno smartphone Samsung Galxy S10 e un visore VR. L’esperimento rappresenta l’occasione per fare il punto sui vantaggi della nuova rete internet ultraveloce 5G. Grazie alla bassa latenza e offre una velocità fino a 10 volte superiore rispetto all’attuale 4G. Per il test a Goodwood Samsung ha scelto di essere affiancata da Vodafone da tempo al lavoro per portare la nuova rete 5G in Europa.

5G E GUIDA AUTONOMA

Samsung e Vodafone sono al lavoro per dare vita ad un ecosistema connesso in 5G. Gli spettatori del Goodwood Festival ne hanno avuto una prima dimostrazione. Una soluzione end-to-end completa che ha svelato i vantaggi in termini di velocità e connettività di questa tecnologia avanzata. L'”auto reale” sarà guidata da remoto attraverso la famosa Goodwood Hillclimb. Samsung e Vodafone hanno connesso ad internet una Lincoln MKZ grazie ad uno smartphone Galaxy S10 e ad un visore Samsung VR. La rete 5G di Vodafone ha fatto il resto. Yoon Lee, Vicepresidente di Samsung Electronics America: “Questa dimostrazione del concept è un ottimo trampolino di lancio per l’utilizzo controllo da remoto”. Lee ci tiene a precisare: “Siamo entusiasti di guidare la futura esperienza dei consumatori in 5G allargando i confini del nostro portafoglio di prodotti “.

SAMSUNG E VODAFONE

A guidare l’auto da remoto c’è un pilota in carne ed ossa posizionato a distanza. Il driver controlla la vettura grazie ad un visore VR che gli permette di vedere tutto quello che succede attorno al mezzo. Per Vodafone la nuova rete 5G offre una velocità fino a 10 volte superiore rispetto all’attuale 4G insieme ad una latenza estremamente bassa. Si riesce ad avere un tempo di risposta praticamente immediato. Max Taylor, di Vodafone ha dichiarato: “Vodafone è orgogliosa di supportare l’innovazione 5G insieme con Samsung e Designated Driver”. L’alleanza tra Designated Driver, Samsung e Vodafone apre le porte a tecnologie all’avanguardia. Designated Driver lavora alla interoperabilità tra veicoli autonomi e non per garantire la massima sicurezza. L’obiettivo è la massima affidabilità anche in caso di ostacoli, terreni difficili o malfunzionamenti del veicolo autonomo. L’azienda è alla ricerca di approcci diretti e indiretti per consentire il controllo remoto dei veicoli.

IL PROGETTO

L’alleanza tra Samsung e Vodafone vuole migliorare le attuali tecnologie automobilistiche in materia di guida autonoma e connessa. Da parte sua Designated Driver, si impegna a raggiungere i più alti livelli di sicurezza funzionale. Samsung e Vodafone sono convinte che Goodwood sia la location ideale per avvicinare il pubblico al 5G. Come sappiamo si tratta di un progresso tecnologico molto atteso che aprirà le porte all’Internet of Things. “Goodwood offre la vetrina perfetta per scoprire e apprezzare le ultime innovazioni, insieme ai nostri partner. Siamo entusiasti di presentare il nostro nuovo dispositivo Galaxy S10 5G” ha dichiarato Kate Beaumont, di Samsung UK & Ireland. Insomma la strada verso l’auto connessa ad internet in tempo reale passa attraverso una collaborazione tra aziende tech, settore delle telecomunicazioni e, ovviamente, automotive.

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FCA: le auto ibride avranno il cambio elettrificato ZF a 8 marce dal 2022

di Donato D'Ambrosi

Fiat Chrysler Automobiles ha scelto ZF come fornitore globale della trasmissione per auto ibride a trazione posteriore e integrale. ZF fornirà la nuova trasmissione automatica a 8 velocità sviluppata per inglobare al suo interno anche il motore elettrico. L’ultima versione della trasmissione a 8 velocità di ZF è stata ulteriormente ottimizzata e presenta un azionamento elettrico integrato per varianti ibride che saranno sul mercato dal 2022. Leggi qui quanti tipi di cambi esistono e quali sono le differenze.

IL CAMBIO ZF 8HP SARA’ PRODOTTO IN DIVERSI PAESI

Siamo lieti di essere stati nominati fornitore di servizi di trasmissione globale da FCA, questo è il nostro secondo ordine principale per il nuovo 8HP e conferma la nostra strategia di concentrarsi sugli ibridi plug-in come soluzione quotidiana e sviluppare prodotti interessanti in queste aree“, afferma Wolf-Henning Scheider, CEO di ZF. Lo stabilimento di produzione principale per la quarta generazione di trasmissioni, che inizierà la produzione in serie nel 2022, sarà lo stabilimento ZF di Saarbruecken. ZF prevede inoltre di avviare la produzione della tecnologia in altre località, tra cui USA e Cina in futuro.

CAMBIO MODULARE PER LE AUTO IBRIDE E TRADIZIONALI

La nuova trasmissione automatica a 8 velocità potrebbe essere installata in quasi tutti i segmenti di veicoli con una configurazione di guida longitudinale anteriore. L’innovazione tecnica principale della trasmissione è però l’integrazione della trasmissione elettrica. Con questo, ZF supporta i propri clienti nel raggiungere i loro obiettivi di riduzione di CO2.

GLI ACCORDI ZF CON FCA E BMW

Con la trasmissione modulare, i produttori saranno in grado di passare facilmente da una variante di trasmissione a un’altra che offre la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze del mercato. Solo tre mesi fa, ZF ha firmato un primo contratto per la consegna dell’ultima generazione di 8HP alla BMW, che ha poi segnato il più grande singolo ordine nella storia della ZF.

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Tesla Model 3: riparare un danno da parcheggio costa 1600 dollari

di Donato D'Ambrosi

Acquistare una Tesla non è certo per tutti considerando il costo dell’auto nuova, ma sempre più clienti si stupiscono di quanto costa riparare un danno anche banale alla carrozzeria. Stavolta tocca a un noto youtuber americano che parla del costo per riparare il paraurti della sua Tesla Model 3 danneggiata in autostrada da un detrito. L’esclusività però non è il solo motivo che ha portato il conto della riparazione a 1600 dollari. Vediamo perché se si acquista una Tesla ad oggi bisogna mettere in conto un’attesa più lunga e un costo più alto per riparare un piccolo danno alla carrozzeria.

I MOTIVI CHE RENDONO COMPLESSA UNA RIPARAZIONE BANALE

Come riporta Insideevs, Tesla è ancora alle prese le criticità legate alle riparazioni delle auto. La disponibilità dei ricambi infatti non sembra essere il fiore all’occhiello del Costruttore che con i servizi di manutenzione a domicilio dovrebbe arginare il problema. Tuttavia quando si tratta di sostituire un ricambio danneggiato le attese anche in America sono piuttosto lunghe per un paraurti, una delleparti più esposte ai danni. L’ha scoperto Andy Slye, che ha dovuto attendere 7 settimane per la riparazione della sua Tesla Model 3 danneggiata in autostrada.

COLORE MULTISTRATO SPECIFICO

La sostituzione del paraurti per la Tesla Model 3 del giovane statunitense ha richiesto 7 settimane a causa di svariati fattori che spesso si sottovalutano nella scelta dell’auto. Primo tra tutti è stata la disponibilità del paraurti nuovo di ricambio visto che un oggetto volante aveva bucato quello dell’auto. Un componente così diffuso che però avrebbe impiegato 5 settimane per arrivare in officina. Oltre l’attesa del ricambio poi la riparazione ha richiesto altre 2 settimane per azzeccare la giusta tonalità di colore della vernice multistrato impiegata da Tesla.

L’ASSICURAZIONE SARA’ UN ALTRO SALASSO?

Costo? Per lo youtuber ci ha pensato l’assicurazione, ma se non avesse avuto una kasko la spesa sarebbe stata di 1600 dollari. Bisogna anche dire che di questo importo circa 600 dollari sono stati necessari per ripristinare anche la protezione trasparente antigraffio. Senza questa la sola sostituzione e verniciatura del paraurti sarebbe costata 1000 dollari. Ma il rischio è che le assicurazioni tengano conto più dell’esclusività dell’auto che delle sue capacità di evitare gli incidenti. Intanto Tesla ha da alcuni mesi annunciato che non è obbligatorio fare i tagliandi per non perdere la garanzia, anche perché farli in Italia sulla Tesla Model S costa più di tutte le auto elettriche della nostra indagine.

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Auto elettriche: il futuro incerto di 120 stabilimenti in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

L’industria dell’auto è al bivio. Continuare a investire miliardi nello sviluppo delle auto elettriche o tentare un rilancio delle alimentazioni tradizionali. In un mercato che fatica ad accettare il cambiamento la sorte degli stabilimenti europei è sempre più incerta. Secondo la società di consulenza AlixPartners, ci sono oltre 120 impianti che producono componenti per motori a combustione in Europa. Dai piani dei costruttori molti di questi siti dovrebbero essere convertiti per ospitare, in tempi, brevi la produzione di auto elettriche. Del resto, come fanno notare in Volkswagen, non ha senso rallentare le catene di montaggio dei motori a combustione ma serve raggruppare le attività. Nel complesso i principali brand dell’auto hanno investito oltre 225 miliardi di dollari nell’elettrificazione della loro offerta e rischiano di non trarne profitti. Cerchiamo di capire perché il settore dell’auto rischia uno stallo senza precedenti.

LE INCERTEZZE

Secondo gli analisti il settore dell’auto è pronto a scommettere nel rilancio della tecnologia dei motori a combustione. In questo modo sarebbero in grado di soddisfare i nuovi requisiti anti-inquinamento nel giro dei prossimi due anni. Il dieselgate del 2015 ha innescato profondi cambiamenti nel settore con l’opinione pubblica e i legislatori sempre più attenti al tema dell’ambiente. L’inasprimento globale delle normative sulle emissioni mette sotto osservazione speciale le tecnologie benzina e diesel. Ecco allora che le aziende che hanno difficoltà a soddisfare i prossimi standard potrebbero, già nei prossimi 12-24 mesi, abbassare i prezzi per evitare il tracollo finanziario. In generale l’industria automobilistica ha quasi smesso di sviluppare motori a combustione di nuova generazione. Nei fatti le risorse economiche sono limitate e vengono destinate alla costruzione di auto elettriche e a guida autonoma.

I CONTI NON TORNANO

Tuttavia, i veicoli elettrici sono ancora un prodotto di nicchia. A conti fatti lo scorso anno ne sono stati venduti 1,26 milioni su un totale degli 86 milioni di auto. In tutto il mondo parliamo dello 1,5% del mercato. Secondo gli analisti, entro la metà del prossimo decennio, le auto elettriche raggiungeranno per poi superare per immatricolazioni le varianti con motore a combustione. Ciò significa che ci sarà ancora domanda di motori convenzionali conformi agli standard sulle emissioni. In questo senso i marchi ed i fornitori capaci di offrire queste tecnologie potrebbero evitare il collasso. La capacità produttiva dei motori a benzina e diesel, dovrebbe aumentare grazie all’impulso di fusioni tra le aziende automotive. Ford ha annunciato la chiusura di due fabbriche di motori in Europa e tagli per 12.000 dipendenti. Volkswagen, uno dei maggiori produttori di motori a combustione, prevede la sua ultima generazione entro il 2026.

LE RIORGANIZZAZIONI

E’impressionante quanto i costruttori stiano investendo nell’auto elettrica. Alix Partners ci dice che, entro il 2023, ci sono in campo 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei prodotti. A questi vanno aggiunti circa 50 miliardi per la guida autonoma. Il totale di 275 miliardi è quasi la metà dei 553 miliardi che i costruttori hanno incassato dal 2014 al 2018. Facile capire che c’è in corso una erosione dei profitti e la minore redditività dell’auto elettrica pesa sui bilanci. Volkswagen ha fatto sapere che sta riorganizzando 16 stabilimenti in Europa per costruire veicoli elettrici. Si partirà con 33 diverse auto elettriche con in arrivo entro la metà del 2023. Trasformare le linee di produzione è una priorità. Stefan Sommer, responsabile acquisti di Volkswagen, ha detto a Reuters: “Non ha senso che le fabbriche funzionino solo al 40% della capacità. “L’industria automobilistica è obbligata a decidere dove raggruppare determinate attività.”

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