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Autopilot sotto indagine: le associazioni dei Consumatori contro Tesla

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa è guerra al Tesla Autopilot. Center for Auto Safety e Consumer Watchdog, due importanti associazioni dei consumatori, chiedono l’intervento della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles. Motivo del contendere la poca chiarezza sulle capacità e sui limiti della tecnologia Autopilot. Alla luce dei nuovi incidenti, spiegano le associazioni, è importante avviare una indagine sulla sicurezza della piattaforma Tesla che induce gli automobilisti in errore. Il problema starebbe nel fatto che il nome usato dal brand e le esternazioni del Ceo Elon Musk portano a credere che le auto siano a guida 100% autonoma. Le associazioni dei consumatori citano anche un recente studio dell’IIHS secondo il quale il 48% degli automobilisti si fida a tal punto di tecnologie come il Tesla Autopilot da staccare le mani dal volante. Vediamo allora tutti i dettagli su quella che si prospetta come una lunga battaglia legale.

LE ACCUSE

Consumer Watchdog e il Center for Auto Safety hanno chiesto l’intervento congiunto della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles per indagare sulle tecnologie Tesla. In particolare le informazioni fornite dal marchio circa la sua tecnologia Autopilot sarebbero pericolosamente fuorvianti e ingannevoli. Le associazioni dei consumatori avevano chiesto agli stessi organi, già un anno fa, una indagine in merito ma le autorità non si sono mosse. Nel frattempo un’altra persona è morta e altre sono rimaste ferite in incidenti che coinvolgerebbero l’Autopilot. Il Center for Auto Safety e Consumer Watchdog ritengono che Tesla violi la legge federale attribuendo alle sue auto in modo illegale caratteristiche che non hanno. Ecco che i consumatori sarebbero indotti a credere che i loro veicoli siano capaci provvisti di sistemi a guida 100% autonoma. Adam Scow, avvocato di Watchdog: “Tesla ha commercializzato irresponsabilmente la sua tecnologia come un potenziamento della sicurezza.”

POCA CHIAREZZA

A queste dichiarazioni fa eco Jason Levine, del Center for Automotive Safety: “Se la Federal Trade Commission e gli Stati non fermano queste rappresentazioni illegali, le conseguenze andranno a ricadere sulle loro spalle”. Secondo le associazioni dei consumatori l’uso del nome Autopilot continua a creare confusione tra gli automobilisti. Nel sostenere la loro azione legale viene citato un recente studio dell’IIHS. L’Istituto americano ha esaminato quanta consapevolezza ci sia tra i consumatori circa i sistemi avanzati di assistenza alla guida incluso l’Autopilot di Tesla. Secondo l’IIHS il suo nome Autopilot è associato dagli automobilisti all’idea erronea che durante il suo funzionamento il veicolo possa prendere da solo decisioni corrette sulla guida. In particolare, il 48% degli intervistati riteneva che fosse sicuro staccare le mani dal volante quando si utilizza il dispositivo di casa Tesla. Un dato molto superiore rispetto al 33% di fiducia incassato dagli ADAS delle altre case auto.

AZIONE LEGALE

A creare confusione attorno alle potenzialità del Tesla Autopilot ci sarebbero anche i media che descrivono questo pacchetto di sistemi di sicurezza attiva come “guida autonoma”. Consumer Watchdog e il Center for Automotive Safety puntano il dito contro lo stesso Elon Musk accusato di aver ingannato i consumatori. Per le associazioni c’è un filo rosso che lega tutti gli incidenti mortali avvenuti a bordo delle Tesla. In tutti i casi ci sarebbe stata una eccessiva dipendenza dai dispositivi di assistenza alla guida. La richiesta alle autorità Usa è quella di avviare indagini formali sulle pratiche illegali e ingannevoli di Tesla. L’obiettivo è quello che i consumatori abbiano informazioni accurate e comprendano i limiti dell’Autopilot utilizzando il loro veicolo in modo sicuro. Insomma una posizione netta che mira a prevenire ulteriori tragedie sulle strade americane.

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Toyota e-CVT: la nuova trasmissione ibrida sarà prodotta in Polonia

di Donato D'Ambrosi

Le immatricolazioni di veicoli ibridi in Europa hanno superato il 52% nel primo semestre 2019, per questo motivo Toyota continua a localizzare la produzione nella regione EMEA. La produzione della tecnologia ibrida e-CVT riceve un importante investimento da 70 milioni di euro riservato allo stabilimento TMMP  a Walbrzych (Polonia). Toyota Motor Manufacturing Poland definisce i piani di sviluppo produttivo per le auto ibride in Polonia per un totale di 1,2 miliardi di euro. Ecco dove sono e saranno prodotti i powertrain per le auto ibride Toyota.

COSA E DOVE PRODUCE TOYOTA IN POLONIA

TMMP gestisce due stabilimenti produttivi in Polonia. Oltre alla produzione di e-CVT per auto ibride con il motore da 1,8 litri, lo stabilimento di Wałbrzych produce motori a benzina da 1 litro, trasmissioni manuali e semiautomatiche. La capacità produttiva annuale di TMMP a Walbrzych è di 175.000 e-CVT per propulsori ibridi, 285.000 motori e 633.000 trasmissioni. Lo stabilimento di Jelcz-Laskowice invece produce motori a benzina da 1,5 litri. La produzione polacca di fornisce altri impianti di assemblaggio di automobili Toyota gestiti da Toyota Motor Europe in Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Russia. I powertrain assemblati da TMMP vengono spediti anche al di fuori dell’Europa, negli impianti in Sudafrica e in Giappone.

PIANI TOYOTA DI INVESTIMENTO IN POLONIA

Toyota non ha nascosto i piani di sviluppo delle auto 100% elettriche tuttavia ha sempre creduto nella tecnologia ibrida e continuerà a farlo. Secondo i dati Toyota (studi dell’Università di Roma e dall’Università della Tecnologia di Cracovia) le auto ibride permettono di percorrere in città almeno il 50% della strada in modalità a emissioni zero o ridotte. L’e-CVT è la normale evoluzione dei sistemi per HEV (Hybrid Electric Vehicle), ottenuta con l’interazione intelligente con un motore a benzina e i due motori elettrici di bordo. Ecco dove Toyota assembla già motori ibridi e quali sono invece i piani di ampliamento industriale per l’elettrificazione in Polonia.

– Powertrain 1.8 e-CVT a Walbrzych da Novembre 2018
– Motore 2.0L a Jelcz-Laskowice da Settembre 2019
– Motore da 1,5 litri a Jelcz-Laskowice dalla Primavera 2020
– Trasmissione e-CVT a Wałbrzych dal 2021

L’ECONOMIA CHE FUNZIONA IN POLONIA

I nostri stabilimenti polacchi stanno diventando sempre più un centro di produzione chiave per componenti di propulsori elettrificati per propulsori elettrici ibridi a basse emissioni in Europa. Ha spiegato Eiji Takeichi, presidente di TMMP. Oggi segna un passo importante nella pianificazione a lungo termine verso la continua elettrificazione della Polonia e dell’intera industria automobilistica europea.” Fa eco la dichiarazione del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki (nella foto sopra): “l’economia è un po’ come un’auto. Se non hai una buona guida, se non hai buoni rapporti, l’economia non gira come dovrebbe. Qui a Wałbrzych viene realizzato un nuovo investimento nell’industria a basse emissioni e nella mobilità all’avanguardia. Questi investimenti, insieme a quelli per i prossimi anni, rappresentano un’enorme opportunità di sviluppo per l’intera economia.”

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I bagagli sul tetto dell’auto: quali sono le regole da ricordare?

di Redazione

Tempo di vacanze estive, di spostamenti in auto per raggiungere le località delle attese vacanze con tutto ciò che può rendere più divertente e confortevole il soggiorno.  E’ tempo anche di rammentare le più elementari regole sulla sicurezza stradale, per consentire a tutti un viaggio sicuro e senza imprevisti, soprattutto per quanto concerne il carico di bagagli sul tetto. Per grande che sia l’auto che abbiamo acquistato -infatti – non è mai un autobus o un TIR, e quindi dobbiamo fare i conti con lo spazio a nostra disposizione per evitare la goliardica situazione da non imitare nell’immagine di copertina. Spesso però sulle nostre strade e autostrade, capita di imbattersi in autoveicoli che trasportano sul tettuccio oggetti improponibili: il materasso, mobili di vario genere, ed anche canotti o gommoni, per essere già pronti a tuffarsi in mare, appena giunti nelle località di vacanza. Ma, quali e quanti bagagli possiamo portarci appresso? E sul tettuccio del veicolo cosa possiamo caricare? Vediamo quali sono le regole da rispettare se decidiamo di sfruttare sia il bagagliaio sia il tetto.

TRASPORTO BAGAGLI. COSA DICE LA LEGGE?

A tale proposito dobbiamo fare i conti con quanto stabilisce il codice della strada, ai fini di consentir una circolazione dei veicoli fluida e sicura sulle strade, ma anche con limiti strutturali del nostro veicolo, che non può essere caricato ad oltranza. Innanzitutto, la regola generale stabilita dall’art.164 del codice della strada prescrive che “il carico dei veicoli deve essere sistemato in modo da evitare la caduta o la dispersione dello stesso; non diminuire la visibilità al conducente né impedirgli la libertà dei movimenti nella guida; da non compromettere la stabilità del veicolo; non mascherare dispositivi di illuminazione e di segnalazione visiva né le targhe di riconoscimento e i segnali fatti col braccio.

LE DIMENSIONI MASSIME AMMISSIBILI

Ogni veicolo ha una sagoma limite, stabilita per legge, e, quindi, compreso il suo carico deve avere:

a) larghezza massima non eccedente 2,55 m, con esclusione degli specchietti retrovisori

b) altezza massima non eccedente 4 m;

c) lunghezza totale, compresi gli organi di traino, non eccedente 12 m.

Si precisa, innanzitutto, che il carico massimo del veicolo è stabilito in sede di omologazione, mentre il peso massimo ammissibile sul tetto (equipaggiato con apposite barre, portapacchi o box) è semplicemente consigliato dal produttore del veicolo, ed è indicato sul manuale d’uso e manutenzione. Il carico trasportato non deve superare i suddetti limiti di sagoma. Il carico trasportato, inoltre, non può assolutamente mai sporgere longitudinalmente dalla parte anteriore del veicolo: può sporgere longitudinalmente dalla parte posteriore, se costituito da cose indivisibili, fino ai 3/10 della lunghezza del veicolo stesso purché nei limiti di sagoma suddetti. Inoltre, sempre nei limiti di sagoma, possono essere trasportate cose che sporgono lateralmente fuori della sagoma del veicolo, purché la sporgenza da ciascuna parte non superi centimetri 30 di distanza dalle luci di posizione anteriori e posteriori: la sporgenza va misurata orizzontalmente, quindi, una volta posizionato il carico, verificare che non vi sia una sporgenza parallelamente all’asse stradale superiore a quella consentita. Pali, sbarre, lastre o carichi simili difficilmente percepibili, collocati orizzontalmente, non possono comunque sporgere lateralmente oltre la sagoma propria del veicolo.

UTILIZZO DI BOX  E SEGNALE DI SPORGENZA

Per essere tranquilli di circolare in sicurezza, si consiglia di utilizzare i cosiddetti box da auto (scopri quali sono i più affidabili del Test box da tetto auto), ormai molto frequenti sulle nostre strade. Di regola sono adattabili a tutti i modelli di autoveicoli e a tutte le barre portapacchi: sono molto capienti, hanno portate molto elevate, da 70 kg di peso fino ad arrivare anche a 100 kg, su monovolume e SUV. Non lasciatevi illudere dalle indicazioni del box poiché la capacità massima  va sommata al peso del box vuoto e a quello delle barre su cui è montato. La somma deve essere inferiore a quella consigliata sul manuale d’uso dell’auto. Per il trasporto doi cose stivate nel box non è richiesta alcuna segnalazione. Solo se il carico sporge oltre la sagoma propria del veicolo, il codice della strada prevede che debbano essere adottate tutte le cautele idonee ad evitare pericoli. La sporgenza longitudinale deve essere segnalata mediante uno o due speciali pannelli quadrangolari a strisce oblique bianche e rosse, rivestiti di materiale retroriflettente. Vanno posti alle estremità della sporgenza in modo da risultare costantemente perpendicolari all’asse del veicolo. I pannelli  devono avere una superficie minima di 2500 cm², rivestita con materiale retroriflettente a strisce alternate bianche e rosse disposte a 45°. Il pannello deve essere visibile sia di giorno che di notte.  Sulla superficie del pannello deve essere applicata pellicola rifrangente di classe 2, sia per le strisce bianche che per quelle rosse.

E SE MI FERMANO PER UN CONTROLLO?

Gli agenti verificheranno che il carico, anche quello sul tettuccio del veicolo, sia sistemato in modo da evitare la caduta e non sia un pericolo. Per evitare qualsivoglia contestazione, si consiglia, come già detto, di utilizzare gli appositi box, che sono omologati proprio per essere installati sul tetto. Nel caso in cui il carico non sia ben sistemato il veicolo non può proseguire il viaggio. Il conducente è obbligato a sistemare correttamente il carico. In tale situazione si incorre anche in una sanzione di  85 euro, e nel ritiro immediato della carta di circolazione e della patente di guida. Oltre all’obbligo di portare il veicolo in luogo idoneo per la sistemazione. I documenti verranno restituiti solo dopo che gli agenti avranno verificato che il carico sia correttamente sistemato. Importante è anche il rispetto della massa limite complessiva a pieno carico del veicolo. Si trova scritta sulla carta di circolazione, alla lettera F). Indica la massa del veicolo stesso in ordine di marcia e da quella del suo carico e non può essere superata.

L’AUTO ALLA PESA PUBBLICA O PRIVATA

Il controllo da parte delle forze dell’ordine può avvenire scortando l’auto alla pesa pubblica o convenzionata più vicina, e pesandola. Può trattarsi di una pesa pubblica, se presente sul territorio di competenza della Polizia stradale, oppure di una pesa privata, all’interno di una azienda. Dopo il controllo, l’apparecchiatura rilascia uno scontrino che indica il peso complessivo e che viene confrontato con la massa complessiva indicata sul libretto. Il superamento di tale peso determina l’applicazione di una sanzione e l’obbligo di rientrare nel peso consentito, scaricando gli oggetti in più. E’ ovvio che il carico sul tetto (in box o su un portapacchi aperto) influenza esclusivamente la massa complessiva del veicolo, se si supera il peso indicato nel solo manuale d’uso del veicolo, non si applica nessuna sanzione ma guidare l’auto diventerà molto difficile (vedi il test di sbandata con auto sovraccarica). Pertanto, gli oggetti che pesano di più andrebbe riposto nel bagagliaio, per terra o sotto i sedili anteriori. Mai sulla panca posteriore o sulla cappelliera. Quindi, è sempre meglio controllare prima di partire che gli oggetti nel bagagliaio, nell’abitacolo o sul tetto, siano ben fermi e non troppo pesanti. Vacanze sì, ma sempre e comunque in sicurezza, per noi e per gli altri.

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BMW: il tribunale europeo nega gli incentivi per le auto elettriche

di Donato D'Ambrosi

Quella degli incentivi per l’ampliamento delle attività industriali di BMW in Germania è diventato un caso comunitario. Ma nonostante l’appello del Costruttore al Tribunale europeo, l’assegnazione dei fondi per l’ampliamento della produzione di auto elettriche e ibride a Lipsia sfuma. Va a segno la stoccata della Commissione europea che si era opposta con una limitazione agli aiuti di Stato per BMW su un progetto che in Germania orientale avrebbe apportato 800 nuovi posti di lavori.

LA CORTE EUROPEA BOCCIA IL RICORSO BMW

La vicenda di BMW sulla concessione degli aiuti statali non è nuova ma con la pronuncia della Corte di giustizia europea aggiunge un nuovo capitolo. Come riporta Reuters, il più alto grado di giustizia del Tribunale europeo ha confermato il niet della Commissione europea. Se non per BMW si consolida l’incompatibilità del piano con le regole del mercato interno. Sarebbero queste infatti le primordiali motivazioni con cui la Commissione europea ha negato il finanziamento statale a BMW per un importo superiore a 17 milioni di euro. E’ curioso ricordare come proprio di recente BMW si sia espressa senza mezze parole sulle criticità dell’elettrico in Europa.

UE: 45 MILIONI DI EURO SONO TROPPI

La Germania aveva previsto un piano di incentivi per la crescita industriale da corrispondere a BMW per 45 milioni di euro. Ma nel 2017 si era già opposta la Commissione europea stabilendo che “qualsiasi importo superiore a 17 milioni di euro era incompatibile con le regole del mercato interno”. BMW ovviamente non ha ceduto, sostenendo che fossero stati commessi degli errori nelle valutazioni del costo del progetto, ricorrendo al Tribunale dell’Unione europea e poi alla Corte di giustizia. Ma in entrambi i casi il ricorso è stato bocciato.

IL PIANO BMW A LIPSIA

Il piano di sviluppo BMW prevedeva in origine l’ampliamento di 2 linee produttive per altrettanti modelli ibridi ed elettrici. Un progetto che avrebbe portato 800 nuovi posti di lavoro in uno degli stabilimenti del Gruppo più avanzati al mondo. Lo stabilimento BMW di Lipsia è uno dei più moderni e sostenibili al mondo. Ogni giorno vengono prodotte fino a 860 auto tra Serie 1 e 2. E’ qui che BMW assembla le auto con telaio in fibra di carbonio e alimentazioni alternative: la BMW i3 (da settembre 2013) e la BMW i8 (da maggio 2014). L’energia verde per la produzione di queste auto è fornita da quattro turbine eoliche sul posto. Ma queste credenziali non sono bastate a ribaltare il parere della Commissione UE.

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Auto elettriche in Norvegia: pedaggi più cari e stop alle ricariche gratuite

di Raffaele Dambra

Auto elettriche in Norvegia

La diffusione delle auto elettriche in Norvegia è tale che entro fine anno il 50% delle nuove immatricolazioni sarà EV (secondo una stima di Christina Bu, segretario generale dell’Associazione Norvegese Veicoli Elettrici). Una percentuale clamorosa se paragonata per esempio all’Italia, dove la quota di mercato delle vetture elettriche è appena dello 0,2%. Ma anche se confrontata all’intera UE, per il momento ferma al 2%. Eppure, per ironia della sorte, negli ultimi tempi stanno venendo meno molte facilities che hanno agevolato la grande espansione dell’elettrico in Norvegia.

AUTO ELETTRICHE IN NORVEGIA: STOP ALLE AGEVOLAZIONI?

Un rapporto, pubblicato in Francia da Autoactu e riportato dall’Ansa, ha evidenziato infatti un cambio (in negativo) nell’atteggiamento delle autorità norvegesi verso la mobilità 100% eco-sostenibile. Per esempio i pedaggi urbani per le vetture elettriche hanno subito un sensibile aumento. Inoltre stanno gradualmente scomparendo alcuni vantaggi specifici per i possessori di EV, come la sosta gratuita o la ricarica delle batterie nei parcheggi pubblici a costo zero. Ma non solo: anche il privilegio di usare le corsie dei bus è ora condizionato in alcuni casi alla presenza di almeno due persone a bordo, in quanto le autorità affermano che ci sono troppe auto elettriche nelle ore di punta, e ciò causa ritardi ai mezzi pubblici. E le esenzioni fiscali, che erano state garantite fino al 2021, sono sempre più messe in discussione.

AUTO ELETTRICHE IN NORVEGIA: ORA SONO… TROPPE

Insomma, sta succedendo ciò che era facile prevedere. In Norvegia le auto elettriche sono state oggetto di molte attenzioni, sotto forma di sconti e incentivi, fin quando bisognava agevolarne la diffusione. Adesso però che hanno raggiunto un numero considerevole (ribadiamo, il 50% delle nuove immatricolazioni è elettrico) diventa necessario gestirle come un qualsiasi altro veicolo. Tesi peraltro confermata da Bjart Holtsmark, ricercatore presso il Norwegian Institute of Statistics: “Fin qui abbiamo sovvenzionato le auto elettriche perché i loro livelli di emissioni di CO2 sono inferiori rispetto a quelle convenzionali. Ma ci sono molti altri costi sociali di cui tenere conto, come ingorghi e incidenti, indipendentemente dal tipo di auto”.

IL COSTO PER LA NORVEGIA DELLE AUTO ELETTRICHE

Tra l’altro quello degli incidenti stradali che coinvolgono le auto elettriche è un argomento molto delicato che preoccupa non poco il Governo del paese scandinavo. Secondo Gjensidige, la più grande compagnia di assicurazioni norvegese, le auto elettriche contano il 20% di sinistri in più rispetto ai modelli diesel o benzina, a causa della loro capacità di accelerare da fermo molto più rapidamente. Morale della favola: i modelli elettrici sono certamente più puliti, ma iniziano a rappresentare un costo importante per la Norvegia e questo non va più tanto bene. Per dirne una, rispetto al 2007 il contributo al gettito fiscale del settore automobilistico è sceso di 2,6 miliardi di euro soprattutto a causa dei ‘troppi’ incentivi.

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Sciopero casellanti autostradali 2019: dove e quando

di Raffaele Dambra

Sciopero casellanti autostradali 2019

Il primo weekend di agosto potrebbe risultare particolarmente critico per il traffico sulla autostrade italiane non solo per l’esodo dei vacanzieri, ma anche per lo sciopero dei casellanti autostradali proclamato per i giorni 4 e 5 agosto 2019. Cerchiamo di capirne di più e soprattutto di scoprire se l’agitazione avrà effetti peggiorativi sulla già precaria circolazione.

SCIOPERO AUTOSTRADE 4-5 AGOSTO 2019: I MOTIVI DELLA PROTESTA

Lo sciopero dei casellanti autostradali è stato indetto dalle sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Trasporti “a seguito dello stato di agitazione, proclamato per la fase critica che sta caratterizzando la trattativa, che riprenderà martedì 30 luglio, per il rinnovo del contratto nazionale di settore”. I casellanti, che, ricordiamolo, non rientrano tra i lavoratori sottoposti alla regolamentazione dello sciopero e non sono quindi precettabili, incroceranno le braccia domenica 4 e lunedì 5 agosto.

SCIOPERO CASELLANTI AUTOSTRADALI 2019: GLI ORARI DELL’AGITAZIONE

I sindacati hanno già comunicato come sarà strutturato lo sciopero dei casellanti e gli orari della protesta. Dalle ore 10 alle ore 14, dalle ore 18 alle ore 22 di domenica 4 e dalle ore 22 di domenica 4 alle ore 2 di lunedì 5 agosto, si fermeranno gli addetti all’esazione ai caselli e il personale turnista non sottoposto alla regolamentazione dello sciopero. Stop, nelle ultime quattro ore della prestazione, anche al personale impiegato con turni sfalsati e spezzati; mentre il personale tecnico e amministrativo si fermerà le prime quattro ore del proprio turno di lunedì 5. Dall’agitazione rimarrà escluso il personale sottoposto alla legge sullo sciopero e alla regolamentazione provvisoria del settore.

SCIOPERO AUTOSTRADE AGOSTO 2019: GLI EFFETTI SUGLI AUTOMOBILISTI

Come anticipavamo, il weekend (in realtà solo mezzo weekend, perché fortunatamente il sabato è escluso dalla protesta) scelto per lo sciopero dei casellanti si preannuncia particolarmente difficile per la circolazione autostradale. Infatti le previsioni sul traffico danno bollino rosso (traffico critico) alla mattina del 4 agosto verso le località turistiche e bollino giallo (traffico intenso) al pomeriggio del 4 e alla mattina del 5 sempre verso i luoghi di villeggiatura, e bollino giallo al pomeriggio del 4 in direzione delle grandi città. Ai problemi derivanti dall’esodo si aggiungeranno i disagi dello sciopero che si verificheranno soprattutto ai pedaggi. Per ovviare alla serrata dei casellanti, infatti, i gestori delle autostrade terranno aperti solo i varchi delle carte prepagate, creando probabilissimi ‘imbuti’ alle barriere. Insomma, se la caveranno senza eccessivi danni solo i fruitori del Telepass.

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Strisce 3D per parcheggi disabili: il test nelle concessionarie USA

di Antonio Elia Migliozzi

Quando si soffre di una disabilità motoria o sia accudisce una persona che ne è affetta, anche le piccole routine quotidiane diventano difficili. A complicare le cose il comportamento sciocco e prepotente di quanti parcheggiano la propria auto negli spazi riservati ai disabili anche se non sono in possesso dei permessi necessari. Quello della sosta selvaggia è un problema non solo europeo ma che tocca anche gli Usa. BraunAbility, azienda americana attiva nelle soluzioni di mobilità per disabili, ha lanciato un progetto pilota che sfrutta la segnaletica orizzontale in 3D. I posti riservati ai soggetti a mobilità limitata saranno evidenziati con l’uso di una particolare grafica che permetterà di evitare abusi. La sperimentazione parte negli Usa in 19 aree di sosta private ma non è esclusa, in caso di un impatto positivo, l’applicazione sulle strade pubbliche. Vediamo da vicino tutti i dettagli di questa soluzione smart.

POSTI LIBERI

BraunAbility è una azienda americana impegnata ad aumentare la mobilità di quanti, per ragioni di età o malattia, si trovano costretti sulla sedia a rotelle. Visto il dilagare del fenomeno della sosta selvaggia la società ha sviluppato una segnaletica orizzontale in 3D. Il progetto partirà nei posti auto di molte aziende che vendono prodotti per la mobilità. L’iniziativa arriva in occasione del 29° anniversario dell’American with Disabilities Act (ADA), una legge federale che dal 1990 mira a facilitare l’inserimento sociale dei disabili. L’obiettivo dei parcheggi accessibili con grafica in 3D è quello di evitare ostruzioni alle rampe di accesso ai veicoli che trasportano persone costrette in sedia a rotelle. La sosta selvaggia è un problema serio negli Stati Uniti. Recenti sondaggi condotti oltre oceano confermano che il 74% del campione ha assistito ad abusi nei parcheggi per disabili. Le strisce 3D rientrano nel programma “Drive for Inclusion” di BraunAbility.

IL PROGETTO

Drive for Inclusion è un’iniziativa unica nel suo genere che vuole raccogliere e unire le voci delle persone unite della disabilità. Insomma la mobilità è il primo passo per una piena inclusione sociale. Il primo parcheggio con segnaletica in 3D è stato inaugurato lo scorso 1° maggio ma l’interesse per l’idea cresce di giorno in giorno. Staci Kroon, Ceo di BraunAbility: “L’anniversario dell’ADA è un momento importante per riflettere su come offrire mobilità alla comunità delle persone disabili. Attraverso Drive for Inclusion, stiamo creando una community per ascoltare tutte le voci”. Le nuove strisce 3D per i posti auto sono anche un modo per riportare l’attenzione su di un tema spesso ritenuto di secondo piano. Rispettare i posteggi riservati ai disabili diventa quindi un modo per avvicinare le comunità a quanti si sentono spesso soli e in balia della propria malattia.

OLTRE LA DISABILITA’

Le persone affette da disabilità motoria costituiscono la minoranza più grande al mondo. Secondo le Nazioni Unite, i problemi di deambulazione colpiscono un adulto su otto negli Stati Uniti. Eppure le anche cose che dovrebbero essere semplici, come trovare un parcheggio, diventano una sfida. Del resto un sondaggio recentemente svolto da BraunAbility ha confermato che per l’84% dei votanti è importante mettere in campo azioni volte a prevenire l’occupazione abusiva dei posti auto accessibili. Conclude Staci Kroon, Ceo di BraunAbility: “Le persone con problemi di mobilità meritano di vivere in una società inclusiva, eppure oggi più di 1 persona su 3 mostra un pregiudizio inconscio nei confronti dei disabili”. A preoccupare è soprattutto il fatto che questo dato: “È superiore ai numeri registrati dal pregiudizio nei confronti delle differenze di genere e di razza.”

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Più traffico con le auto elettriche? Uno studio smonta la mobilità del futuro

di Antonio Elia Migliozzi

Mentre cresce l’impegno di costruttori auto e Governi a favore dell’auto elettrica aumentano anche i dubbi. Un recente studio svolto dal Consiglio economico nazionale dello Stato di Israele mette in luce i rischi della rivoluzione in arrivo nel campo della mobilità. Con le strade piene di auto elettriche, connesse ed autonome potrebbe crescere a dismisura il traffico nelle grandi città. Secondo le stime israeliane il conto per lo Stato sarebbe salato. Se il traffico costa ad oggi circa 89 miliardi di euro all’anno entro il 2040 la cifra potrebbe addirittura raddoppiare. Questo scenario è legato al fatto che gli spostamenti diventeranno più facili, grazie anche alle soluzioni in sharing. Aumenterà quindi il numero e la frequenza dei viaggi. Altro problema potrebbe essere legato alle minori entrate fiscali visto che oggi la tassazione è impostata per colpire principalmente i mezzi con un motore termico. Vediamo lo studio israeliano nel dettaglio.

MOBILITA’ E AMBIENTE

A prescindere dal fatto che siano veicoli autonomi, connessi o elettrici il bilancio ambientale ed economico rischia di essere salato anche nel futuro. Con la crescita di servizi di condivisione le modalità di trasporto su cui ad oggi facciamo affidamento cambieranno radicalmente nei prossimi anni. Sicuramente permangono significative incertezze, sia per quanto riguarda la natura delle tecnologie che la loro integrazione ma si profilano anche altri problemi. Un rapporto pubblicato dal Consiglio economico nazionale (NEC) dello Stato di Israele avverte che l’ingresso di nuove tecnologie automobilistiche condurre a una congestione ancora peggiore delle già affollate strade del paese. Secondo le stime del Governo, il traffico costa allo Stato circa 89 miliardi di euro all’anno. Questa cifra enorme potrebbe raddoppiare entro il 2040 se non saranno attuate riforme significative. Nonostante i dati sembrino parlare chiaro il grado di incertezza affrontato dalle autorità di pianificazione rimane elevato.

INTERROGATIVI APERTI

Secondo il Consiglio economico nazionale è difficile fare una previsione completa degli scenari futuri. Se come visto una prima analisi è pessimista una diversa lettura parla di vetture elettriche, connesse e autonoma capaci di offrire sollievo al traffico senza bisogno di grandi cambiamenti alle infrastrutture esistenti. Il rapporto completo del NEC traccia anche un quadro generale delle possibili implicazioni dell’integrazione dei veicoli smart in vari settori. “Esiste il rischio reale che la rivoluzione del trasporto intelligente porti a un peggioramento delle condizioni di guida, congestione e problemi di parcheggio, soprattutto nei centri urbani”, ha affermato la commissione guidata dal presidente del NEC Prof. Avi Simhon. “Ciò sarà dovuto all’aggiunta di nuovi viaggi e tratte con i veicoli vuoti ma anche alla preferenza dei servizi di individuali piuttosto che dei trasporti pubblici.” Insomma sembra proprio che in futuro ci si muoverà di più ma sempre meno a piedi e in bicicletta.

BILANCI A RISCHIO

Altro impatto importante si avrà sulle entrate statali derivanti dalla tassazione relativa ai veicoli. Se nel 2016 il gettito ammontava a circa 100 miliardi di euro, cioè circa il 12% del budget totale, le previsioni per il futuro palesano di un netto calo. Questo perché le principali fonti di introito sono l’imposta sul carburante e l’imposta sull’acquisto di veicoli. Insomma i Governi come i costruttori dell’auto iniziano a fare i conti. Alix Partners ci dice che, entro il 2023, i big dell’auto hanno messo in campo 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei loro prodotti. A questi ne vanno aggiunti circa 50 per lo sviluppo della guida autonoma. A tirare le somme il totale di 275 miliardi equivale a quasi la metà dei 553 miliardi che i costruttori hanno incassato dal 2014 al 2018. Ecco allora che si parla di erosione dei profitti e di minore redditività della mobilità 2.0.

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5 cose da non fare in auto durante una tromba d’aria

di Donato D'Ambrosi

Il clima mediterraneo non ci espone a trombe d’aria e tornado con la stessa frequenza cui sono abituati gli americani. E forse è proprio che ci espone al rischio di farsi trovare impreparati, soprattutto se si è fuori casa, magari in auto. Quando il vortice d’aria è dirompente l’improvvisazione non è una buona strategia e ci sono poche cose da poter fare per mettersi in salvo. Ecco gli errori da non fare e i consigli degli esperti del National Oceanic and Atmospheric Administration Storm Prediction Center.

1 AVVICINARSI PER SCATTARE FOTO

A meno che non ambite al premio Pulitzer per la fotografia più pericolosa dell’anno, improvvisarsi fotoreporter non è per niente consigliabile. Quindi qualsiasi tentativo di seguire la tromba d’aria credendo che sia a distanza di sicurezza è da evitare. Il motivo molto semplice è che la traiettoria con cui si muove il vortice d’aria non è prevedibile senza le giuste conoscenze in materia, così come la velocità e la forza possono cambiare in pochi attimi in base ciò che la tromba d’aria trova davanti. Meglio provare ad allontanarsi il più possibile nella direzione opposta, possibilmente in auto.

2 ABBANDONARE L’AUTO

Oltre a perdere la possibilità di spostarsi più velocemente che a piedi, abbandonare l’auto è sicuramente l’ultima cosa da fare quando si è in prossimità di una tromba d’aria. Il motivo più semplice è che a meno di avere a disposizione un riparo migliore, l’auto può proteggere da piccoli oggetti volanti. Poi lasciare l’auto per strada la trasformerà in un oggetto in preda al ciclone che potrà anche sollevarla e scagliarla ovunque. Meglio abbandonare l’auto solo in casi di estrema necessità per mettersi in salvo.

3 PROTEGGERSI NEI SOTTOPASSAGGI

Sostare con l’auto o a piedi in un sottopasso è tra le cose più pericolose da fare, anche se apparentemente sembra la scelta più sensata per ripararsi dalla furia del ciclone. I luoghi posti al di sotto del livello stradale sono statisticamente quelli che in caso di uragano e tempesta si allagano prima, meglio quindi cercare di allontanarsi il più possibile dalla zona della tromba d’aria.

4 SOSTARE SOTTO PONTI E CAVALCAVIA

Un cavalcavia è quanto di più simile al tetto di una casa e rassicurante, ma a prescindere dalla sua solidità gli esperti sconsigliano di cercare riparo sotto ai ponti. Il motivo è che quando il vortice d’aria incontra uno spazio “forzato” si ha un effetto accelerante. Anche in questo caso quindi è consigliabile continuare a guidare fino a trovare un riparo più sicuro.

5 CAMMINARE IN STRADA A LUNGO

Il rischio di venire colpiti da oggetti volanti è alto, anche se il ciclone d’aria non è vicino, quando ci si muove fuori dall’auto. Se è vero che un albero cadente può fare danni a un pedone quanto a un’auto, se si scende dall’auto per impossibilità a proseguire in sicurezza meglio rifugiarsi prima possibile. Evitare luoghi che possono sembrare già fragili e preferire strutture robuste e più grandi, stando lontani dalle finestre e proteggendosi il volto in caso di rottura dei vetri.

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Noleggio B-Rent: multa da 250 mila euro per i danni addebitati ai clienti

di Donato D'Ambrosi

Non è la prima volta che l’Antitrust interviene su politiche commerciali discutibili ad opera di società di autonoleggio. Stavolta come spesso accade l’oggetto del provvedimento nei confronti di B-Rent è la proposta di garanzia accessorie e l’applicazione delle penali per i danni alle auto. L’Autorità Garante ha infatti scoperto che per quanto non aggressiva, la pratica di proporre franchigie ai clienti ha portato anche ad addebiti ingiustificati e superiori ai danni periziati.

LE GARANZIE ACCESSORIE SONO ACCORDI TRA AZIENDA E CLIENTE

Il provvedimento n.27837 dell’Antitrust verso B-Rent riguarda in sostanza una pratica frequente nell’attività di noleggio auto. Quando i clienti si accingevano a concludere il contratto di noleggio veniva proposta una serie di servizi accessori con franchigia per eventuali danni arrecati alle auto. Queste “polizze” in realtà non consisterebbero in coperture assicurative poiché l’Antitrust ha evidenziato che i veicoli hanno la sola RC auto. In caso di danni, come da contratto, al cliente sarebbe stato addebitato un importo proporzionale ai danni arrecati con la franchigia. Il vantaggio per i clienti? Acquistando una delle garanzie accessorie si sarebbe ridotto l’importo del deposito cauzionale bloccato sulla carta di credito. Pratiche apparentemente di routine per chi noleggia spesso auto da cliente. Ma l’Autorità Garante ha messo in luce più di qualche criticità sulla base delle quali ha irrogato la multa da 250 mila euro.

IL DEPOSITO CAUZIONALE E LA FRANCHIGIA B-RENT

Oltre a definire autonomamente una riduzione del deposito cauzionale (850 euro) a i clienti che acquistavano le “polizze aggiuntive”, molti di questi si sono ritrovati anche addebiti per danni non causati. Inoltre alcuni hanno riscontrato l’addebito per importi a titolo di rimborso di spese amministrative e per oneri ferroviari. Gli importi delle franchigie, proporzionali al valore delle auto, sono autonomamente definiti dalla società e quasi sempre di 750 euro. “Al momento del noleggio dell’autovettura il professionista chiede al cliente la carta di credito a garanzia dell’auto che gli è stata data in custodia. Da un lato, viene chiesta la sottoscrizione di un’autorizzazione ad un eventuale addebito successivo (c.d. delayed charge) dei danni nei limiti delle franchigie e, dall’altro, il professionista procede a bloccare una somma a titolo di deposito cauzionale.” Spiega l’Antitrust.

LE GARANZIE ACCESSORIE PER ABBASSARE IL RISCHIO

I servizi accessori prospettati ai clienti per la riduzione delle responsabilità alle sole franchigie hanno un costo giornaliero e si distinguono in:
-La “COMFORT COVER” a 19 euro per un giorno (24 euro dopo il 6 gennaio 2019), con prezzo a scalare per più giorni, con la quale si abbassava il deposito a 490 euro e la franchigia danni a 0.

-La FREE TO DRIVE” a 30 euro per un giorno (36 euro dopo il 6 gennaio 2019), con prezzo a scalare per l’acquisto per più giorni, con la quale si abbassava il deposito a 90 euro e la franchigia a 0.

L’anomalia, secondo l’Antitrust, è che “dalla documentazione acquisita agli atti non emerge che il professionista abbia prospettato ed utilizzato la riduzione del deposito cauzionale”.

I BONUS AI DIPENDENTI PIU’ PRODUTTIVI

Inoltre alcuni clienti hanno trovato addebiti ingiustificati a titolo di rimborso per danni riscontrati sulle autovetture noleggiate. In altri casi l’addebito riguarda l’intera franchigia anche per danni di valore inferiore, in altri per danni preesistenti e senza documentazione giustificativa. Questo meccanismo di “recupero crediti” era alimentato anche da incentivi aziendali, come sostiene l’Autorità Garante. “Per tutti gli operatori che effettuano attività di rientro sarà riconosciuta una commissione di € 8 per danno recuperato” sarebbero le indicazioni della società. La società precisa ai dipendenti che “in alcun modo non deve diventare motivo di gravi contestazioni per danni inesistenti“, evitando “episodi di frizione al banco dovuto ad atteggiamenti arroganti”. La lista dei clienti rimborsati totalmente o parzialmente e altre rilevanze emerse dalle indagini hanno confermato la contestazione di condotta scorretta con una multa irrogata di 250 mila euro. Attenzione quindi alle condizioni contrattuali, non abbiate fretta per evitare gli errori più frequenti con il noleggio auto.

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Guida autonoma e responsabilità del conducente nella Convenzione di Vienna

di Donato D'Ambrosi

Le norme sulla guida autonoma sono al palo per l’incertezza sulle responsabilità in caso di incidente: chi dovrà assumersi la colpa? Il conducente, il proprietario, il costruttore del veicolo o chi ha prodotto i sistemi che controllano l’auto in modalità autonoma? Da tanto si attende che l’Europa autorizzi la commercializzazione delle auto con sistemi di guida autonoma superiori al livello 2. Ma in realtà per quanto si possa pensare che le auto avranno sempre più autonomia, la Convenzione di Vienna ha di recente precisato con alcune integrazioni la funzione insurrogabile del “conducente”.

LO STATO DELL’ARTE TECNICO SUPERA QUELLO LEGALE

Le auto saranno anche in grado di guidare da sole, ma l’eventualità che possano essere coinvolte in incidenti non è trascurabile. E in caso di incidente ancora non è chiaro con quali modalità bisognerà procedere alla definizione delle responsabilità. Lo ha spiegato Simone Balduino, professore e docente di Diritto dei Trasporti. Quel che è certo è che il ruolo del conducente potrebbe essere molto diverso dal passeggero libero di fare quello che gli pare su un’auto a guida autonoma. Al contrario sarà “ostaggio” della tecnologia, almeno per gli Stati che hanno aderito alla Convenzione di Vienna del 1968, che disciplina la circolazione stradale nella maggior parte dei Paesi nel mondo.

LA RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE NEI TEST

Secondo l’articolo 8 della Convenzione di Vienna, un veicolo (o complesso di veicoli) in movimento deve avere sempre un conducente. E già questo primo paragrafo lascia ben pochi dubbi sulla possibilità che di qui a qualche anno potremo leggere davvero un libro stando seduti al volante. Anche perché già solo restando nell’ambito normativo legato alla sperimentazione in Italia, l’art. 10 del Decreto 28 febbraio 2018 del MIT lascia poca interpretazione. “Il supervisore deve essere in grado di commutare tempestivamente tra operatività del veicolo in modo automatico e operatività dello stesso in modo manuale e viceversa. Il supervisore ha la responsabilità del veicolo in entrambe le modalità operative”. Disposizioni che correlano in qualche modo la responsabilità della conduzione dell’auto alla capacità (e tempestività) nel passare dalla guida automatica a quella manuale. Va bene che si tratta di sperimentazioni con personale addestrato. Ma altrettanto importante sarà la formazione di “conducenti” sempre più abituati a non aprire neppure il manuale d’uso dell’auto che comprano.

TEMPESTIVITA’ E RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE

Sulla tempestività del conducente il Parlamento europeo ci va più diretto, infatti il professor Balduino spiega che: “Su questo punto, la Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017, recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica, con grande lungimiranza, sottolineava <che il tempo di reazione del conducente svolge un ruolo fondamentale qualora egli debba inaspettatamente assumere il controllo del veicolo e invita pertanto le parti interessate a fornire dati realistici per la definizione delle questioni relative alla sicurezza e alla responsabilità>. I tempi di reazione del conducente diventano, perciò, fattore primario di analisi, ai fini della individuazione del soggetto cui imputare la manovra: il conducente o il veicolo”.

L’UOMO PROTAGONISTA DELLA GUIDA A META’

La Convenzione di Vienna chiarisce inoltre all’art.8 che “Ogni conducente deve avere costantemente il controllo del proprio veicolo”, par. 5, e “Il conducente di un veicolo deve astenersi da qualsiasi attività diversa dalla guida.”, par. 6. La novità però sta nel paragrafo 5bis. introdotto nel 2014 riguardo ai sistemi che influiscono sulla guida dei veicoli. “I sistemi di bordo che influiscono sulla guida del veicolo […] sono considerati conformi al paragrafo 5 del presente articolo e al primo paragrafo dell’articolo 13 se possono essere neutralizzati o disattivati dal conducente.” Tutto ciò si uniforma a quanto previsto dall’art. 13 “Ogni conducente di veicolo deve, in ogni circostanza, restare padrone del proprio veicolo […] in modo da essere costantemente in grado di effettuare tutte le manovre che gli competono.” “Tutti Paesi aderenti alla Convenzione di Vienna hanno l’obbligo di adeguare la legislazione nazionale ai nuovi principi,” spiega il professor Balduino. “Senza gli invocati adeguamenti legislativi, per questi veicoli di nuova generazione, con conducenti “parziali”, attori non protagonisti, ma obbligati, in ogni circostanza, <<a restare padroni del proprio veicolo>>, è necessario chiedersi, nel caso di incidente, come si procederà nell’indagine sui profili di colpa.

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Assicurazione RC per batterie auto elettriche: quando è necessaria

di Raffaele Dambra

Assicurazione RC batterie auto elettriche

La diffusione in Italia delle auto elettriche è graduale ma lenta. Nell’ultimo anno la quota di mercato dei modelli EV è passata infatti dallo 0,3% allo 0,8%, con una leggera impennata negli ultimi mesi sfruttando i benefici dell’Ecobonus 2019. Sono soprattutto due i fattori che limitano una massiccia espansione delle vetture elettriche: la distribuzione ancora poco omogenea delle colonnine di ricarica e il prezzo di listino generalmente più alto delle auto a combustibile, dovuto in gran parte al costo della batteria. E proprio per ovviare a quest’ultimo problema, alcune case propongono la vendita della vettura senza batteria, dandola invece a noleggio mediante una società terza. Uno stratagemma che consente di ridurre fino a un terzo il prezzo di partenza dell’auto, a fronte ovviamente di un canone mensile per l’usufrutto della batteria. E, attenzione, della stipula pressoché obbligatoria di un’assicurazione RC per batterie auto elettriche.

ASSICURAZIONE RC BATTERIE AUTO ELETTRICHE: COSE DA SAPERE

Proprio così: con la batteria a noleggio è necessario chiedere alla propria compagnia assicurativa una specifica garanzia che preveda, in caso di danneggiamento, furto o incendio dell’accumulatore, un risarcimento a nome della società noleggiante. Per esempio la Renault, che con la compatta Renault Zoe è stata forse la prima casa a noleggiare la batteria tramite la sua controllata ES Mobility (poi si sono accodate le varie Smart EQ, Nissan Leaf, Nissan E-NV200 e altre), invita i clienti a segnalare all’assicurazione il contratto di noleggio, sottoscrivendo con la stessa le coperture necessarie per garantire quanto meno la responsabilità civile; i danni causati al veicolo elettrico e alla batteria; il furto e l’incendio; le conseguenze di eventi climatici e catastrofi naturali. Solitamente il valore della batteria da assicurare è indicato sul contratto e corrisponde al valore che sarà preso in considerazione per l’indennizzo in caso di sinistro.

DOVE ASSICURARE LE BATTERIE DELLE AUTO ELETTRICHE

Posto quindi che le batterie a noleggio delle auto elettriche vanno assicurate, bisogna capire dove farlo. In effetti poche compagnie di assicurazione offrono questo servizio, anche se gradualmente si stanno attrezzando. In ogni caso è sempre possibile assicurare la batteria con un’assicurazione diversa da quella del veicolo. Tra le imprese disponibili c’è RCI Banque, controllata al 100% da Renault, ma chi acquista una Zoe o una Leaf con noleggio batteria non è obbligato a rivolgersi alla banca del gruppo. Molti preferiscono infatti rivolgersi alla Cooperativa Insieme (passando magari prima per CLASS Onlus), specializzata in polizze etiche, microassicurazioni e microcredito, che in partnership con Itas Mutua propone anche il servizio di assicurazione auto elettriche con batterie a noleggio. In linea di massima la polizza per un anno può costare da 100 a 200 euro, dipende da vari fattori tra cui il valore della batteria stessa.

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Obbligo soccorso animali: la guida su cosa fare e chi chiamare

di Redazione

Obbligo soccorso animali

Da quando esiste l'obbligo di soccorrere gli animali feriti sono rimaste irrisolte diverse incongruenze. Ecco la nostra mini-guida con le risposte della LAV e l'ANMVI

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Auto connesse: il 20% in tilt potrà bloccare davvero una città?

di Antonio Elia Migliozzi

Sul prossimo futuro in cui le auto a guida autonoma e connessa condivideranno le strade con gli altri veicoli incombe l’incognita hacker. Uno studio del Georgia Institute of Technology sottolinea come i pirati informatici potrebbero facilmente attaccare queste vetture iperconnesse. La minaccia non si limiterebbe ad attacchi occasionali ma ci sarebbe la possibilità concreta di mettere sotto scatto una intera città. Un solo hacker avrebbe la possibilità di prendere il controllo di decine di veicoli in transito potendo arrivare a bloccare intere città. Facile prevedere che uno scenario simile porterebbe in pochi minuti al caos. La paralisi potrebbe scattare con un attacco mirato al 20% delle auto collegate in rete e presenti in strada in determinato momento. Vediamo nel dettaglio la ricerca nella consapevolezza che si lavora a sistemi hardware e software avanzati proprio per evitare situazioni di questo tipo.

AUTO CONNESSE

Nel 2026 potrebbe capitare che la tua auto a guida autonoma si fermi improvvisamente in mezzo al traffico dell’ora di punta. Secondo i fisici del Georgia Institute of Technology e della Multiscale Systems il rischio di un attacco hacker coordinato contro i veicoli connessi ed autonomi non è affatto remoto. I ricercatori hanno appena presentato un nuovo studio che simula come gli hacker potrebbero creare il caos in città prendendo il controllo dei veicoli in transito. Il tema è quello dell’attuale discussione sulla sicurezza informatica nel settore automotive. Si teme che soggetti esperti possano decidere se far schiantare un’auto contro un altro veicolo o investire un pedone inerme. Gli autori avvertono che, nonostante le difese informatiche siano sempre più efficaci, la quantità di dati violati è aumentata vertiginosamente negli ultimi quattro anni. L’internet of things potrebbe convertire una minaccia informatica in una minaccia fisica.

I RISCHI

Jesse Silverberg della Multiscale Systems, precisa che nelle simulazioni i ricercatori sono riusciti a fermare il traffico di Manhattan all’ora di punta. Dice Silverberg: “Il blocco casuale del 20% delle auto nelle ore di punta significherebbe il blocco totale del traffico. La città viene frantumata in piccole isole, dove potresti essere in grado di spostarti solo di qualche isolato”. Insomma uno scenario simile renderebbe impossibile muoversi dall’altra parte della città. Per riuscire ad arrivare ad un simile scenario non è necessario che tutte le auto in strada siano collegate via web. Come detto l’accesso al 20% delle auto su strada sarebbe più che sufficiente. Se allora immaginiamo un 40% di mezzi connessi ad internet, agli hacker basterebbe riuscire ad accedere alla metà degli stessi. Sulla carta si tratterebbe di una operazione semplice ma nei fatti i big dell’auto e le aziende attive nella cibersecurity smentiscono rischi su vasta scala.

EFFETTO DOMINO

I ricercatori americani affermano che un attacco contro il 10% delle auto in orario di punta potrebbe comunque compromettere la circolazione al punto da impedire ai veicoli di emergenza di raggiungere gli scenari di crisi. Gli scienziati hanno messo utilizzato la teoria della percolazione. Nella scienza dei materiali questa teoria serve a determinare se una determinata qualità, come ad esempio una rigidità specifica, si diffonderà attraverso un materiale. In questo modo è possibile capire in che modo la variabile potrebbe trasformare uniformemente il materiale stesso. In questo caso, le auto bloccate dagli hacker si diffondono nella città per rendere rigide le arterie stradali e quindi paralizzare il traffico. I ricercatori precisano che non hanno tenuto conto di variabili specifiche come, ad esempio, il panico degli occupanti delle auto. Questi potrebbero scendere dai veicoli e riversarsi per le strade diventando pedoni e causando, a loro volta, incidenti.

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Truffa dei bulloni ruote: attenti al trucco per rapinare gli automobilisti

di Donato D'Ambrosi

Le tecniche usate dai rapinatori per abbindolare inconsapevoli vittime in auto e rapinarle non mancano di fantasia. Dopo il trucco dello specchietto, l’autostoppista sexy, quello del giornale, del turista spaesato, arriva quello dei bulloni delle ruote. L’allarme è stato lanciato da un’officina di riparazione e montaggio pneumatici in provincia di Lecco e riportato da Il Giorno. Ecco come i rapinatori agivano per costringere gli automobilisti a fermarsi nel parcheggio del supermercato.

UNA VOLTA FUORI DALL’AUTO, LA VITTIMA E’ FREGATA

La zona della Brianza sarebbe l’epicentro del fenomeno che ha colpito già diversi automobilisti che dopo la truffa si sono dovuti recare in officina. Come le stesse vittime avrebbero raccontato a un noto gommista di Barzago, i malfattori sono sempre in due e prendono di mira auto con una sola persona a bordo. Mentre uno attira l’attenzione del conducente indicando la ruota e spingendolo a scendere dall’auto, il suo complice arraffa gli oggetti di valore su sedile e cruscotto.

UN COPIONE BEN NOTO

Il piano messo in atto con il trucco dei bulloni segue a grandi linee buona parte di un copione collaudato. Intanto viene presa di mira la vittima adatta alla truffa. Appena la persona si allontana per fare la spesa al supermercato, i malfattori allentano i bulloni delle ruote, fino anche a svitarli quasi completamente. In questo modo sarà l’automobilista stesso a capire che qualcosa non va nella ruota appena prova a partire. E appena scende dall’auto per capire cosa sta succedendo viene colpo di sorpresa.

COME PROTEGGERSI DALLA TRUFFA DEI BULLONI

E’ facile immaginare anche che un’auto con una ruota allentata può riportare danni molto più costosi della spesa del giorno e il guidatore correre seri pericoli alla guida. La vittima del raggiro, una signora cinquantenne -come riporta il Giorno –  ha segnalato che uno dei ladri le ha mostrato un bullone della sua ruota e che gli altri tre erano stati tutti manomessi. Per tutelarsi da qualsiasi rischio è sempre meglio parcheggiare in una zona non isolata e prendere l’abitudine di controllare le gomme sempre prima di partire anche da casa. Se qualche malintenzionato dovesse avvicinarsi all’auto è meglio non scendere, chiudere finestrini e porte e mostrare chiaramente l’intenzione di voler chiamare il 112. Vi accorgerete come, se in mala fede, i finti samaritani se la daranno a gambe levate.

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Previsioni traffico agosto 2019: i giorni da bollino rosso e nero

di Raffaele Dambra

Previsioni traffico agosto 2019

Milioni di automobilisti stanno per mettersi in marcia per raggiungere le località turistiche e quindi ci sembra opportuno riportare le previsioni del traffico ad agosto 2019. Si tratta delle stime sulla circolazione diffuse da Autostrade per l’Italia con l’indicazione dei giorni e degli orari da evitare (contrassegnati di classici bollini rossi o neri) per non restare imbottigliati tra un casello e l’altro, sottraendo ore preziose alla vacanza.

PREVISIONI TRAFFICO AGOSTO 2019: I WEEKEND PIÙ CALDI

I fine settimana più difficili dal punto di vista della circolazione sulle autostrade, in direzione delle località di vacanza, sono quelli del 2-3-4 agosto e del 9-10-11 agosto. Prevista addirittura la massima concentrazione di traffico (bollino nero) nella mattina di sabato 3 agosto e nella mattina di sabato 10 agosto. E il bollino rosso (traffico critico) già nel pomeriggio di venerdì 2 agosto 2019 e poi sempre nelle ore pomeridiane di sabato 3 e al mattino di domenica 4; poi, nel weekend successivo, al mattino di venerdì 9 agosto, al pomeriggio di sabato 10 e al mattino di domenica 11. Situazione viceversa tranquilla, almeno nelle previsioni, durante i giorni a cavallo di Ferragosto. Attenzione: il 4 e il 5 agosto i disagi alla circolazione potrebbero aumentare a causa di uno sciopero dei casellanti che rischia di rallentare il passaggio ai varchi.

PREVISIONI TRAFFICO AGOSTO 2019: IL CONTROESODO

Per quanto riguarda invece la direzione inversa, cioè le previsioni del traffico ad agosto 2019 in direzione delle grandi città, succederà qualcosa già al mattino di sabato 10 (bollino rosso) per poi aumentare fragorosamente nel fine settimana del 16-17-18 agosto quando ci sarà il primo controesodo. Traffico intenso (bollino giallo) al mattino e al pomeriggio già da venerdì 16 e traffico critico (bollino rosso) sempre al mattino e al pomeriggio di sabato 17 e domenica 19, e solo al mattino di lunedì 19. Il secondo controesodo si avrà dal 23 al 26 agosto con numerosi bollini rossi sparsi durante le ore mattutine e pomeridiane e, successivamente, anche sabato 31 agosto e domenica 1 settembre. Per una panoramica completa sulle previsioni del traffico dell’estate 2019 cliccate sul tasto Scarica PDF a fondo pagina e consultate il depliant di Autostrade per l’Italia.

TRAFFICO AGOSTO 2019: DIVIETO DI CIRCOLAZIONE DEI MEZZI PESANTI

La scelta del giorno giusto per partire evitando il traffico dipende anche dall’eventuale circolazione di camion e tir. Senza mezzi pesanti le arterie sono più libere e la circolazione scorre meglio. Ecco perciò quali sono i giorni di agosto 2019 in cui vige il divieto di transito sulle autostrade per i veicoli adibiti al trasporto di cose con massa complessiva oltre 7,5 tonnellate, anche se scarichi. Venerdì 2 e 9 agosto: dalle 16 alle 22; sabato 3 e 10 agosto: dalle 8 alle 22; sabato 17, 24 e 31 agosto: dalle 8 alle 16; tutte le domeniche di agosto: dalle 7 alle 22; giovedì 15 agosto: dalle 7 alle 22.

PREVISIONI TRAFFICO AGOSTO 2019 IN TEMPO REALE

Per monitorare in tempo reale le previsioni del traffico ad agosto 2019 (basta un incidente per mandare in tilt la circolazione su qualsiasi tratta) ci sono gli ottimi Waze e Google Maps, che adesso segnala anche gli autovelox fissi. Sono inoltre disponibili altre numerosissime app (per esempio VAI di Anas) oppure si può chiamare il call center di Autostrade al numero 840.04.21.21 (con addebito di un solo scatto alla risposta, senza limiti di tempo), sempre attivo 24 ore su 24, o il CCISS al numero 1518 (gratuito e 24/7). Detto questo vi auguriamo buon viaggio ricordandovi le 10 cose da NON fare quando si guida in autostrada!

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La Top25 di marche e modelli più venduti in Europa nel 1^ semestre 2019

di Donato D'Ambrosi

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Il mercato delle auto nuove in Europa sta attraversando una fase di stallo raccontata da numeri in diminuzione. Ma non per tutti i Costruttori i bilanci del primo semestre 2019 sono negativi così come i numeri di vendite di alcuni modelli hanno registrato una crescita a due zeri. Lo rivela il rapporto di Jato Dynamics che ha pubblicato la classifica Top25 delle marche e dei modelli più vendute in Europa nel 1^ semestre 2019.

I BRAND PIU’ RICHIESTI IN EUROPA NEL 2019

La nuova Model 3 ha defibrillato il mercato delle auto nuove in Europa e ha permesso a Tesla di chiudere il primo semestre 2019 con +250%. Le vendite europee con la maggiore crescita hanno premiato anche Seat (+5,4%), Dacia (+3,6%), Toyota (+3,2%) e Suzuki (+1,4%). Se però si confrontano i brand dei Costruttori per numero di vendite complessive, la classifica è un po’ diversa. Nonostante il suo -13,8% Volkswagen si conferma in testa alla Top25, seguita da Renault, Peugeot, Ford e Opel, tutte con andamento negativo. Il segno meno si inverte solo quando si arriva a Toyota, in 9^ posizione con circa 96 mila auto immatricolate.

I MODELLI DI AUTO PIU’ VENDUTI NEL 2019

Tra i modelli più venduti e quelli con la maggiore crescita rispetto all’anno precedente la Model 3 vince a mani basse, ma essendo un modello nuovo non rientra tra le Top25. A differenza della Toyota Corolla, che ha rimpiazzato l’Auris in Europa, al 21^ posto. Tra i nomi già noti, la Mercedes Classe A è cresciuta di più nelle vendite (al 20^ con +42%), seguita da Ford Focus (al 11^ con +21,7%) e Volkswagen T-Roc (al 15^ con +14,4%). Tra le prime posizioni delle auto più vendute in Europa nel primo semestre 2019 invece si confermano la Golf, la Clio, la Captur, la Polo e la Sandero. Clicca l’immagine sotto per vederla a tutta larghezza.

QUALI SEGMENTI SI VENDONO DI PIU’

Guardando i dati di ACEA – l’associazione europea dei costruttori di auto – nell’ultimo periodo di riferimento i SUV hanno dominato le vendite in Europa. Con una crescita costante negli ultimi 10 anni i SUV sono il segmento che non ha mai subito contrazioni arrivando a una quota di venduto pari al 35%. L’Europa è anche un mercato di citycar e utilitarie, infatti arrivano nel 2018 al 29% anche se in lieve discesa. La restante fetta della torta è suddivisa tra auto di segmento medio (26%), di lusso (3%) e veicoli MPV per la famiglia e il trasporto di carichi non impegnativi (8%).

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Continental: al via la produzione della guida autonoma SAE 5 per l’EZ10

di Antonio Elia Migliozzi

Continental, EasyMile e l’Università di Oakland sono al lavoro in Michigan per mettere su strada una flotta di robotaxi. Questa attività di ricerca sulla guida autonoma si inserisce all’interno dell’iniziativa sulla mobilità PlanetM dello Stato del Michigan. Quest’ultima permette alle aziende di testare le loro tecnologie in condizioni reali. Progetto pilota partirà alla fine di agosto e durerà sei mesi nei quali la navetta driveless EZ10 di EasyMile opererà all’interno del campus della Oakland University. Il veicolo a guida autonoma sfrutta il sistema radar sviluppato da Continental coniugato al monoblocco frenante MK C1. Su un veicolo a guida autonoma arrivano quindi avanzati sistemi ABS, ESC e servofreno. La sperimentazione coinvolgerà docenti, studenti e personale universitario per raccogliere i loro feedback e accelerare la commercializzazione dei sistemi. Diamo uno sguardo dettagliato al progetto.

ROBOTAXI IN ARRIVO

Come sappiamo in America, Europa e Asia aziende tech e big dell’auto lavorano alla produzione di serie di veicoli a guida autonoma. Molti studi si concentrano sulla mobilità condivisa. I futuri taxi senza conducente diventeranno una parte importante degli ecosistemi urbani, contribuendo a ridurre il traffico favorendo l’efficienza degli spostamenti. Tuttavia, nonostante gli sforzi in campo, è probabile che ci vorrà circa un altro decennio per vedere queste tecnologie su strada. Quest’anno, la piattaforma Continental per i veicoli a guida autonoma arriva a bordo della navetta EZ10 realizzata dalla società francese EasyMile. Va detto che Continental detiene dal 2017 una partecipazione in questo produttore specializzato nel settore driveless. Coinvolto nei test un nuovo sistema radar pronto per la produzione e capace di generare un’immagine a 360 gradi dell’ambiente circostante. Il dispositivo Continental combina i dati raccolti da sensori, telecamere e radar promettendo grande precisione.

TUTTO NEL RADAR

Questi sistemi radar funzionano indipendentemente dalle condizioni di visibilità e possono persino “vedere attraverso” altri oggetti come, ad esempio, le auto parcheggiate. La piattaforma al centro di questa ricerca si chiama CUbE, una piccola navetta senza conducente basata sulla EasyMile EZ10. L’obiettivo non è quello di sviluppare il CUbE in un veicolo di produzione, ma di ottenere una gamma di tecnologie universali e pronte per il mercato. Ecco allora che si guarda ai sistemi frenanti ma anche a sensori perimetrali e radar. Come detto è stato scelto il sensore radar Continental che rileva l’ambiente del veicolo entro un raggio di 200 metri. Il veicolo è dotato di sette sensori radar, nonché sensori laser e telecamere. Questo pacchetto tecnologico consente al mezzo di determinare la sua posizione precisa, rilevando eventuali ostacoli e situazioni critiche. Continental ha reso disponibile per EZ10 anche il suo nuovo sistema frenante monoblocco MK C1.

ATTENZIONE ALLA SICUREZZA

Questo dispositivo di frenata è in produzione dal 2016 e combina ABS, ESC e servofreno. Nei veicoli autonomi, il sistema frenante monoblocco è combinato con un’estensione del freno idraulico che, insieme all’ABS, può arrestare in sicurezza il veicolo a guida autonoma. Questo perché, anche nel caso altamente improbabile di guasto del freno primario, il mezzo può sfruttare l’ABS. La tecnologia elettromeccanica del Continental MK C1 HAD garantisce la massima pressione dei freni dopo soli 150 millisecondi. Ciò significa i veicoli senza conducente possono essere arrestati più rapidamente rispetto a quelli che sfruttano i sistemi frenanti convenzionali. Si tratta della prima volta che un robotaxi monta l’ABS e i vantaggi si avranno anche in condizioni invernali. Tutti insieme ABS, ESC e controllo della trazione consentiranno ai veicoli di affrontare anche strade ghiacciate avendo la massima trazione su pendenze scivolose oltre che in fase di frenata.

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Test pneumatici auto classiche: 8 modelli esaminati da AutoBild

di Donato D'Ambrosi

Quali pneumatici sono più sicuri per un’auto classica o d’epoca? Sono vari i Costruttori che propongono gomme specifiche per “signore auto” d’altri tempi, ma è meno facile scegliere tra le varie marche e modelli. La disponibilità di pareri indipendenti e dati emersi da test su gomme classiche non sono così diffusi come per gli pneumatici normali. Per questo motivo Auto Bild ha messo a confronto 8 marche di pneumatici nella misura 185/80 R15 dedicate alle auto sportive classiche.

LE GOMME PER AUTO CLASSICHE TESTATE

Se stai cercando informazioni sulle gomme più sicure da montare su un’auto d’epoca il test Auto Bild sugli pneumatici per auto classiche è la risposta giusta. Cosa cambia nelle prestazioni di pneumatici per auto d’epoca rispetto a quelle tradizionali. Beh, sulle auto moderne si può dire che i sistemi elettronici possono correggere piccole lacune degli pneumatici in situazioni di emergenza. Sulle auto classiche, a giudicare dai risultati del test di AutoBild Klassik, l’aderenza delle gomme dipende direttamente dalla loro qualità costruttiva. Non ci sono voti di sufficienza tra gli pneumatici classici testati ma solo “esemplari” “promosso con riserva” e “non consigliato”. Le gomme Avon, Blockley, Dunlop, Michelin, Pirelli, Retro, Vredestein e un generico “Budget” senza rivelare il nome, sono state testate su una Austin-Healey 3000.

PRO E CONTRO DELLE 4 GOMME MIGLIORI

Se chiedessimo ad Auto Bild quali gomme per auto classiche nella dimensione 185/80 R15 montare, dopo il test risponderebbero probabilmente “le Dunlop Sport Classic”. Se invece state cercando pneumatici più convenienti, Auto Bild elegge le Vredestein come migliore acquisto tra le più sicure; primo anche nei test delle gomme per SUV. Sono infatti le Dunlop in testa alla classifica delle migliori 4 marche, pur non distinguendosi nettamente rispetto a Michelin, Pirelli e Vredestein. Le Dunlop Sport Classic hanno convinto per la precisione dello sterzo e la tenuta laterale con ottimi requisiti di sicurezza anche sul bagnato e in frenata. Le Michelin XVS secondo Autobild sono equilibrate nel comportamento con uno sterzo preciso e spazi di frenata brevi. Le Vredestein Sprint Classic non danno il meglio sull’aquaplaning ma una buona tenuta e aderenza su asciutto e bagnato con brevi spazi di frenata. Le Pirelli Cinturato CA67 nella prova hanno mostrato una tendenza al sovrasterzo su asciutto, ma globalmente sono risultate molto sicure su bagnato, aderenza e aquaplaning.

PRO E CONTRO DELLE 4 GOMME MENO CONVINCENTI

Gli pneumatici Avon Radial Steel e Blockley Radial sono entrambi “consigliati con riserva” per le lacune parziali durante i test. L’Avon ha mostrato un comportamento preciso ed equilibrato con spazi di frenata brevi su asciutto. Tra le doti del Blockley invece spiccano un ottimo comportamento su aquaplaning e superfici asciutte. Entrambi però non hanno superato il test ad alta velocità con camber di 2 gradi. Il Retro RC 001 (come lo pneumatico budget senza nome) è “non consigliato” per le scarse prestazioni sul bagnato. Le buone performance delle Retro su asciutto non sono adeguatamente bilanciate da spazi di frenata lunghi, scarsa tenuta laterale e bassa soglia di aquaplaning.    

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Volvo 2020 vendute come cellulari: fino a 100 GB gratis il primo anno

di Donato D'Ambrosi

Le auto non sono cellulari, eppure siamo sempre più proiettati verso una visione connessa, smart e interattiva di quello che dovrebbe essere solo un mezzo di trasporto sicuro. Volvo, ad esempio, ha proprio in questi giorni annunciato che su tutte le auto MY2020 il proprietario avrà 100 GB di roaming dati gratis, poi dovrà pagare. Un’offerta che sebbene abbia solo il sapore delle offerte commerciali che ci bombardano ogni giorno mette anche al sicuro la copertura di funzioni per la sicurezza di guida. Vediamo nel dettaglio come sta cambiando anche il modo di vendere le auto sempre più connesse.

L’AUTO NON E’ UNO SMARTPHONE, MA GLI SOMIGLIA SEMPRE DI PIU’

L’auto sta al carburante (e già alla ricarica per quelle elettriche) come oggi uno smartphone sta alla connessione dati. C’è poco da fare, è una proporzione “simbiotica” che difficilmente aiuta a distinguere un cellulare da un’auto, se questa è anche super-connessa. Ma l’Associazione europea dei Costruttori europei (ACEA) invita a non prendere alla leggera la sicurezza informatica delle auto, soprattutto se connesse. Il motivo del perché le auto connesse fanno più paura delle elettriche lo spieghiamo in questo interessante approfondimento. Ma come si fa a non vedere un cellulare su ruote, se gli stessi Costruttori iniziano a proporre nuove strategie commerciali basate su pacchetti dati e Gigabyte? D’altronde i sistemi eCall dal 2018 obbligatori sulle auto nuove, e i vari sistemi di infomobilità e connettività V2X in qualche modo dovranno pur funzionare.

ALL’AUTO CONNESSA SERVE UNA CONNESSIONE DATI

L’annuncio Volvo è solo il più recente che arriva dopo il lancio dell’assistente virtuale Mercedes su MBUX che funziona anche offline. Volvo dalla sua ha rassicurato gli utenti con la copertura di 100 GB gratis su tutte le auto per i primi 12 mesi su tutti i modelli. La notizia riportata da AutoExpress dice che ogni Volvo avrà per il primo anno una SIM con copertura di dati in roaming con hotspot WiFi incluso per 8 dispositivi. SI potranno utilizzare servizi di infotainment ma soprattutto funzioni di sicurezza, come la notifica di strada ghiacciata o incidente rilevato da altre auto più avanti.

COSA SUCCEDE DOPO 12 MESI O 100 GB

La copertura Volvo sarà valida in 42 Paesi, inclusi i servizi infotraffic e aggiornamenti OTA (Over The Air) del sistema di navigazione Sensus. Se poi il pacchetto dati non vi interessa subito potrete anche abilitarlo successivamente all’acquisto dell’auto, praticamente come se fosse una Tesla. Ma cosa succederà dopo i primi 12 mesi o se si esauriscono i 100 GB di roaming dati inclusi? C’è il rischio di non poter neppure cambiare operatore telefonico. Trascorso il primo anno di proprietà, infatti, gli acquirenti possono scegliere di estendere il loro contratto acquistando un piano dati Vodafone anche con una soglia inferiore a 100 GB. A pensarci bene proprio come quando si acquista uno smartphone nuovo a rate tramite un provider di telefonia.

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