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Oggi — 21 Febbraio 2020SicurAUTO

Bonus dispositivi anti abbandono: come registrarsi al portale

di Raffaele Dambra

Bonus dispositivi anti abbandono

Dal 20 febbraio 2020 è online la piattaforma bonuseggiolino.it su cui richiedere il bonus per i dispositivi anti abbandono introdotto dal MIT per agevolare l’acquisto dei congegni obbligatori. Il primo giorno, contrassegnato da enormi problemi di sovraccarico del server (non che oggi vada molto meglio), l’accesso al portale è stato riservato ai soli esercenti per accreditarsi ed essere inseriti in un apposito elenco consultabile sul sito. Mentre da venerdì 21 può accedervi anche chi deve acquistare il dispositivo anti abbandono e richiedere il bonus elettronico di 30 euro. Che va poi utilizzato esclusivamente presso uno dei negozianti registrati sulla piattaforma. Ricordiamo che il contributo è previsto anche per chi ha già fatto l’acquisto presso qualsiasi negoziante, facendone richiesta mediante apposita procedura.

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: LE COSE DA SAPERE

Ci stiamo occupando da mesi dei dispositivi anti abbandono, visto che l’argomento riguarda milioni di famiglie. Abbiamo spiegato nel dettaglio le caratteristiche dei dispositivi in base alle direttive del Ministero, ci siamo posti il problema dell’omologazione dei seggiolini, abbiamo realizzato una guida all’acquisto con dettagli e prezzi e, successivamente, testato personalmente alcuni modelli. Ma non solo: abbiamo anche rassicurato i genitori sull’allarme Bluetooth e annunciato l’approvazione del bonus di 30 euro per alleggerire la spesa. E adesso siamo pronti a guidarvi nei meandri del portale per la richiesta del contributo. Non prima di aver ricordato che l’obbligo di montare un dispositivo anti abbandono quando si trasportano in auto bambini sotto i 4 anni è in vigore dallo scorso novembre. Con sanzioni sospese fino al 6 marzo 2020, quindi ci siamo quasi. Sanzioni che prevedono multe da 83 e 333 euro e -5 punti sulla patente.

BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: ACCESSO AL PORTALE

Come detto, l’indirizzo della piattaforma per richiedere il bonus di 30 euro sull’acquisto dei dispositivi anti abbandono è www.bonuseggiolino.it. Poiché le risorse messe a disposizione non coprono tutte le richieste e l’erogazione del contributo avviene in base all’ordine temporale fino a esaurimento dei fondi, è previsto un boom di domande nei primissimi giorni. Con inevitabili ricadute sul funzionamento del portale. In questa fase bisognerà armarsi di tanta pazienza. Premessa: per registrarsi alla piattaforma, e quindi per richiedere il bonus, è necessario avere le credenziali SPID (Sistema pubblico di identità digitale) che si possono ottenere collegandosi qui. Non è una procedura difficile: servono un indirizzo e-mail; il numero di cellulare; un documento di identità valido; la tessera sanitaria con il codice fiscale. Una volta ottenute le credenziali SPID si può tornare al portale per la richiesta del bonus.

PIATTAFORMA BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: COME REGISTRARSI

Nel sito bonuseggiolino.it c’è una sezione riservata agli esercenti (‘Area esercente’) per accreditarsi usando le credenziali di Fisconline/Entratel. È un passaggio importante perché dal 20 febbraio 2020 in poi il bonus può essere richiesto solo presso i negozianti (fisici e online) accreditati. Il cui elenco è consultabile sulla piattaforma (‘Dove usare i buoni‘). Mentre chi ha già acquistato il dispositivo prima del 20 febbraio può chiedere il rimborso di 30 euro anche se l’ha effettuato presso un esercente non presente nell’elenco. La sezione ‘Valida buono‘ è riservata sempre agli esercenti. E serve per inserire il codice del buono elettronico ricevuto da ciascun cliente, oltre al suo valore nominale, al fine di riscuotere il credito maturato.
La sezione specifica per i richiedenti si trova invece al centro dell’homepage ed è denominata ‘Richiedi bonus‘: una volta dentro bisogna inserire le credenziali SPID ottenute in precedenza e seguire la procedura guidata per completare la richiesta. Sulla piattaforma è presente un indirizzo email a cui chiedere eventualmente assistenza.

BONUS DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: MODALITÀ DI ATTRIBUZIONE

Le modalità di attribuzione del bonus per l’acquisto del dispositivo anti abbandono sono contenute nel Decreto 28/1/2020 del MIT. Che potete leggere integralmente cliccando sul tasto rosso Scarica PDF in fondo all’articolo. Vi riassumiamo qui i punti salienti:
– Il contributo è erogato mediante il rilascio di un buono di spesa elettronico, dotato di un codice identificativo, del valore nominale di 30 euro per l’acquisto del dispositivo anti abbandono associato al codice fiscale di un minore. Ciò significa che per ogni bambino sotto i 4 anni si può ottenere al massimo un bonus; ma p.es. una famiglia con tre bambini sotto i 4 anni può ottenerne tre. Il buono generato e non utilizzato entro trenta giorni dall’emissione è annullato e, nel caso, dev’essere richiesto nuovamente. Qualora il costo del dispositivo sia inferiore a 30 euro, il contributo è pari al costo sostenuto.
– La richiesta deve presentare, oltre ai dati identificativi del richiedente (uno dei genitori o altro soggetto esercente la responsabilità genitoriale), anche quelli del minore (nome, cognome e codice fiscale). Saranno effettuati rigidi controlli, soprattutto per accertare l’età del minore, mediante collegamento con l’anagrafe tributaria.
– Ribadiamo che per gli acquisti dei dispositivi anti abbandono effettuati in data antecedente al 20 febbraio 2020 è previsto un rimborso pari a 30 euro per ogni dispositivo acquistato. L’istanza di rimborso va richiesta entro 60 giorni dall’avvio della piattaforma. Allegando copia dei giustificativi di spesa, scontrino fiscale o fattura, attestanti l’acquisto del dispositivo anti abbandono. Se il giustificativo di spesa non riporta la specifica di acquisto ‘dispositivo anti abbandono’ (o simili), il richiedente deve produrre un’autocertificazione secondo il modello disponibile sulla piattaforma. I rimborsi avvengono mediante accredito della somma sul conto corrente intestato al richiedente.

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Volkswagen come Tesla: le auto si acquisteranno direttamente dalla Casa

di Donato D'Ambrosi

L’accordo tra Volkswagen e alcune Concessionarie in Germania trasforma i rivenditori di auto seguendo il modello che Tesla ha rafforzato dopo le intenzioni di chiudere gli store in tutto il mondo. Comprare auto direttamente dalla Casa è ciò che avviene già per le auto supersportive o in serie limiate che di fatto non hanno una rete capillare. Volkswagen ha deciso che, proprio come Tesla, inizierà a vendere le auto elettriche con un canale diretto, ma senza chiudere le concessionarie, che resteranno un tassello importante nel rapporto con i clienti. Ecco come a partire da Volkswagen compreremo auto online o rivolgendoci direttamente alla Casa.

ACQUISTO AUTO ELETTRICHE ONLINE, IL TEST CON 2400 CONCESSIONARIE

L’idea di saltare dei passaggi della catena distributiva in molti mercati permette di tagliare i costi e abbassare i prezzi, a patto che l’azienda abbia un modello e una struttura adatti a soddisfare una domanda molto locale. La possibilità di comprare auto direttamente dalla Casa forse un giorno porterà anche a una riduzione dei costi, ma per ora Volkswagen non ha intenzione di chiudere le Concessionarie. L’accordo tra Volkswagen e la VAPV, l’associazione dei 2400 concessionari Volkswagen e Audi, prevede che dal 1 aprile 2020 le auto non saranno più acquistate tramite i rivenditori. Cambia così la funzione dei dealer ufficiali a consulenti di vendite, esattamente ciò che fanno i dipendenti Tesla presso gli Store, visto che l’auto elettrica chiunque può comprarla anche online da casa.

COMPRARE O NOLEGGIARE L’AUTO DA CASA

Il processo di acquisto auto direttamente dalla Casa non sarà stravolto per quello che riguarda il cliente: indistintamente dall’acquisto tramite dealer e online il processo sarà sempre parallelo. Quindi chi inizia l’acquisto online può finalizzarlo fisicamente e viceversa. Questa rivoluzione partirà dalle vendite delle auto elettriche della famiglia ID, ma non è ancora chiaro se e come il nuovo modello sarà esteso anche fuori dalla Germania e a tutta la gamma. E il concessionario?

COSA CAMBIERÀ’ PER I CLIENTI CON IL CONSULENTE DI VENDITA

La figura del rivenditore di auto diventerà quella del consulente di vendita. All’ atto pratico non ci saranno quindi vincoli di acquisto di veicoli da parte del rivenditore che poi rivende ai clienti. Una rivoluzione legata alla prevista ridotta vendita in auto a fronte di un aumento dei noleggi. Il rivenditore quindi continuerà ad essere una figura di riferimento nelle fasi di acquisto e consegna dell’auto elettrica. Ma a differenza di quello che accade oggi, gli sarà riconosciuta una commissione di consulenza anziché una percentuale sulle vendite. E da questo poi bisognerà capire anche se, proprio come ha voluto Tesla, le auto avranno ovunque lo stesso prezzo di acquisto e i clienti molti meno margini di trattative.

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Le 10 auto più rubate in Italia nel 2019

di Donato D'Ambrosi

I furti auto in Italia tornano a crescere: secondo il rapporto annuale sulle auto rubate da criminali specializzati, in media meno del 40% viene ritrovata e restituita al proprietario. Eccola mappa dei furti auto le 10 auto più rubate in Italia nel 2019.

FURTI AUTO IN ITALIA, DOVE FINISCONO LE AUTO RUBATE

Sono 287 le auto rubate in Italia mediamente ogni giorno, un numero che vede alcune regioni più calde quando si parla di furti auto e modelli anche inaspettatamente ritrovati tra le 10 auto più rubate. I sistemi keyless senza chiave sono una porta aperta per i ladri d’auto specializzati, secondo l’analisi di LoJack. Sono sufficienti 30 secondi per eludere il sistema di sicurezza originario dell’auto e portarla via. Il 25% delle auto (per lo più SUV e modelli premium) vengono rubati utilizzando apparecchiature hitech. Secondo il rapporto basato su dati del Ministero dell’Interno e di report internazionali sui furti, delle oltre 105 mila auto rubate in Italia, almeno 63 mila sono sparite verso Albania, Serbia, Slovenia, Africa, Brasile o Estremo Oriente. Incluse le auto rubate per cannibalizzarle e vendere i ricambi auto sul mercato nero.

LE REGIONI DOVE SPARISCONO E VENGONO RITROVATE PIU’ AUTO RUBATE

Tra le regioni italiane che detengono il primato per le auto più rubate c’è la Campania (oltre 21.500 furti auto), seguita da Lazio (19.232), Puglia (17.818), Lombardia (13.004) e Sicilia (12.920). In queste regioni il tasso di recupero di auto rubate è molto inferiore al 50%, significa che oltre 1 auto rubata su 2 non torna più a casa. Tra le regioni dove il fenomeno dei furti auto sembrerebbe più controllato ci sono la Liguria (83% di recupero), l’Emilia Romagna e Veneto (71%), Umbria (62%), la Toscana (58%). Quali sono le auto più rubate e i modelli di auto più appetibili ai ladri? In media i SUV, secondo il rapporto, soprattutto quelli che mantengono un medio-alto valore sul mercato o al di sopra dei 20 mila euro.

UTILITARIE E SUV TRA LE AUTO PIU’ RUBATE IN ITALIA

Tra le 10 auto più rubate in Italia sbalordisce la presenza dell’intramontabile Fiat Uno, un furto ritenuto più di emergenza, per la facilità con cui si presta come veicolo pret a portèr, che un furto programmato. La classifica delle auto più rubate in Italia negli ultimi 12 mesi rispecchia a grandi linee quella delle auto nuove  più vendute. Segno che questi veicoli servono a rifornire il mercato illegale dei ricambi, piuttosto che a trarre profitto da utilitarie. In testa ci sono infatti Fiat Panda, Fiat 500, Fiat Punto e Lancia Ypsilon. Nella classifica riservata ai SUV più rubati in Italia la Nissan Qashqai, la Range Rover Sport e la Range Rover Evoque, sono in cima ai modelli di Sport Utility Vehicle più amati dai ladri.

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Hyundai presenta il cambio “connesso” che riduce del 43% i cambi marcia

di Donato D'Ambrosi

Hyundai e Kia presentano il primo cambio intelligente e predittivo, un esempio di come i sistemi ADAS possono interconnettersi con qualsiasi dispositivo di bordo. Il cambio connesso aumenta il comfort e anche la sicurezza gestendo automaticamente accelerazione e frenata. Ecco come funziona il sistema ICT Connected Shift System sui modelli Hyundai e Kia.

HYUNDAI PRESENTA IL CAMBIO CHE FUNZIONA CON LA TELECAMERA ADAS

Il primo cambio ICT Connected Shift System al mondo – sostiene Hyundai – che permette al veicolo di passare automaticamente alla marcia ottimale. Il cambio predittivo ha richiesto 40 importanti brevetti in Corea del Sud e in altri Paesi e funziona in sinergia con una serie di sensori tra cui il radar e la telecamera dello Smart Cruise Control. Dopo aver identificato le condizioni della strada e del traffico decide quale marcia inserire per ottimizzare la guida e ridurre i cambi di marcia. La differenza sostanziale rispetto ai cambi automatici attuali, dice Hyundai, è che i cambi di marcia avvengono in base a preferenze del conducente.

COME FUNZIONA IL CAMBIO PREDITTIVO ICT CONNECTED SHIFT SYSTEM

Il Connected Shift System utilizza un software nella Transmission Control Unit (TCU) che legge in tempo reale gli input provenienti da altre tecnologie presenti a bordo. Legge ed interpreta le informazioni della navigazione 3D, telecamere e radar per lo smart cruise control. Questo permette di conoscere l’altitudine, la pendenza, il raggio di curvatura, i diversi eventi stradali e le condizioni del traffico in tempo reale. Il radar rileva la velocità e la distanza tra il veicolo e le altre vetture che lo precedono, mentre la telecamera frontale fornisce informazioni sulla corsia di marcia. Elaborando tutte queste informazioni l’auto prevede in tempo reale le diverse situazioni di guida e cambia le marce di conseguenza.

I VANTAGGI DEL CAMBIO PREDITTIVO HYUNDAI

I test condotti da Hyundai e Kia su una strada tortuosa hanno dimostrato una riduzione dei cambi marcia durante le curve di circa il 43% rispetto ai veicoli non equipaggiati con l’ICT Connected Shift System. Questa innovazione dovrebbe garantire anche un risparmio di carburante: a seconda del traffico l’auto può mettersi in folle se le altre auto rallentano. Anche l’usura dei freni sarà ridotta poiché si preme il pedale l’11% delle volte in meno, aiutando a minimizzare la fatica alla guida. Entrando in autostrada, quando è richiesta un’accelerazione per immettersi in corsia, la modalità di guida passa automaticamente a Sport, e poi torna alla sua modalità di guida iniziale. Inoltre il freno motore si aziona automaticamente al rilascio del pedale dell’acceleratore o quando vengono rilevati dossi, discese e diminuzioni del limite di velocità sulla strada.

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Ieri — 20 Febbraio 2020SicurAUTO

Multe autovelox: annullate 42 mila sanzioni a Ciampino?

di Raffaele Dambra

Multe autovelox Ciampino

42 mila multe con l’autovelox a rischio annullamento a Ciampino, nei pressi di Roma. È quanto stanno riportando alcune testate riferendosi al tristemente noto, per chi abita da quelle parti, dispositivo per il rilevamento dei limiti di velocità posto al km 17+565 della via Appia Nuova. Un dispositivo capace di infliggere in pochi anni di attività decine di migliaia di sanzioni. Ma che a quanto pare non sarebbe mai stato a norma con tutte le immaginabili conseguenze (multe cancellate). Tuttavia in base ad altre fonti la questione risulterebbe ancora in divenire, per cui prima di cantar vittoria gli automobilisti sanzionati dovranno probabilmente attendere eventuali comunicazioni ufficiali.

MULTE AUTOVELOX A CIAMPINO: LA CONTROVERSIA

La controversia è sorta quando l’Anas, che ha in gestione quel tratto di strada, ha multato nel 2017 il Comune di Ciampino per aver installato due anni prima (nel 2015) un autovelox sulla Appia Nuova senza le dovute autorizzazioni (tra l’altro pare che il dispositivo sia stato posizionato pure in un punto semi-nascosto). Ne è scaturita una battaglia legale in tutte le sedi preposte che, a quanto pare, avrebbe visto soccombere l’amministrazione comunale su decisione del Prefetto. Dando quindi il via libera a una valanga di ricorsi da parte dei numerosissimi (ripetiamo: circa 42 mila) automobilisti multati, per farsi cancellare le multe ricevute. Eventualità, questa, che comporterebbe per le casse comunali di Ciampino un salasso economico stimato in circa tre milioni di euro. Al momento sembra che l’autovelox ‘incriminato’ sia ancora lì ma non in funzione.

MULTE AUTOVELOX ANNULLATE A CIAMPINO, LA QUESTIONE È ANCORA APERTA

Tuttavia poche ore dopo la diffusione di questa notizia alcuni giornali locali hanno pubblicato una versione un po’ diversa della storia, ridimensionandone per il momento le conseguenze. Innanzitutto pare che il dispositivo installato nel 2015 sia una sofisticata apparecchiatura tecnologica Velocar + Targa System, posizionata peraltro non direttamente sulla via Appia Nuova, di competenza di Anas, ma su una stradina a raso nel territorio comunale di Ciampino. In ottemperanza, assicurano dalla polizia locale della cittadina romana, anche della fascia di rispetto e comunque in un tratto molto pericoloso. Nel 2017 Anas ha effettivamente sanzionato il Comune di Ciampino per l’installazione ‘abusiva’ del dispositivo, rivendicandone la competenza. Da lì è nata la controversia giudiziaria che però, a differenza di quanto riportato da altre testate, non si sarebbe ancora risolta. Inoltre pare che il Velocar-Targa System sia pienamente in funzione. E che si potrà parlare di multe cancellate solo in presenza di una sentenza definitiva. Dunque, a chi dobbiamo credere?

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Auto elettriche e autonome: come eviteranno stress e distrazioni al volante

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche e autonome potranno essere davvero sicure in ogni condizione? Una domanda che dopo oltre 3 anni di test il consorzio di ricerca ADAS&Me prova a rispondere facendo il punto sulle criticità e i rischi maggiori. Stress da ricarica e distrazione sono i punti deboli su cui viene portata l’attenzione dei Costruttori di veicoli, componenti ed enti di ricerca. Ecco come auto elettriche e a guida autonoma/assistita eviteranno i principali fattori di rischio.

3 ANNI DI TEST PER STUDIARE I PUNTI DEBOLI DEI VEICOLI AUTONOMI

Drive&Me è un consorzio di aziende ed enti di ricerca che ha affrontato il tema della sicurezza al volante in modo olistico: la tecnologia può migliorare la sicurezza stradale solo in rapporto allo stato del conducente. In modo più specifico sono state individuate delle zone d’ombra dove le auto elettriche e le auto connesse (ma per certi versi anche le moto e i mezzi pesanti) possono prevenire i casi di “misuse” o “failure” della tecnologia. Sempre meno spesso si parla di stress da ricarica della batteria, ma un po’ per la tendenza dei Costruttori ad aumentarne la potenza sui modelli più nuovi, ma il problema si presenterà con la diffusione delle auto. Quante volte invece avete guidato stanchi fino a casa basandovi esclusivamente sulla memoria muscolare? Ecco ADAS&Me ha riprodotto queste ed altre situazioni per studiare le reazioni dei conducenti e l’efficacia della tecnologia nel video qui sotto. Finché non ci saranno abbastanza colonnine di ricarica sulla rete autostradale, il rischio di distrazioni e stress da ricarica si prospetta alto.

I RISCHI PIU’ FREQUENTI CON LE AUTO ELETTRICHE E SEMI AUTONOME

ADAS&Me immagina che un modo utile per impedirla nei lunghi viaggi sia permettere all’auto di capire quando il conducente non è nelle condizioni sicure di viaggiare e intervenire. Ad esempio facendo una tappa, autorizzata dal conducente, verso la stazione di ricarica più vicina. Quando si parla di guida autonoma poi è chiaro che ci si riferisce ai sistemi di guida assistita SAE2+.IL limite maggiore delle auto a guida semi autonoma non sarà la tecnologia ma la latenza del conducente. Immaginiamo il caso in cui il conducente ha abbassato la sua soglia di attenzione mentre l’auto mantiene la rotta secondo le indicazioni di navigazione. Se il sistema rileva una situazione prossima di pericolo o impossibilità a condurre l’auto deve poter contare su un conducente pronto a riprendere il volante. Qualcosa che secondo ADAS&Me si potrà assicurare solo interconnettendo i dispositivi di bordo all’auto: in caso di guida distratta, l’auto disattiverà le fonti di distrazione.

LA STANCHEZZA E IL CALDO ALLA GUIDA DI UNA MOTO

La sicurezza della guida in moto è un settore ancora quasi inesplorato, a confronto con le auto. Uno dei rischi maggiori nei lunghi viaggi è l’impossibilità del conducente a reagire prontamente ad un ostacolo. Ecco perché nel video qui sopra si può vedere un prototipo di Ducati equipaggiata con speciali giroscopi in grado di tenere su la moto da sola. Una soluzione alla guida distratta in moto, secondo ADAS&Me potrebbero essere l’abbigliamento connesso e un sistema di rilevamento della stanchezza del conducente. Se casco e giacca sono troppo caldi, o l’attenzione rilevata del conducente è ritenuta un pericolo, la moto lancerà un alert al conducente consigliandogli di fare una pausa.

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Dispositivi anti abbandono: MyMi funziona anche senza smartphone

di Raffaele Dambra

Dispositivi anti abbandono

La startup milanese Bluon, che in passato ha già creato altri prodotti legati alla sicurezza dei bambini, ha incontrato la stampa specializzata, tra cui noi di SicurAUTO.it, per presentare il suo dispositivo anti abbandono MyMi. La presentazione è avvenuta proprio alla vigilia della messa online della piattaforma per richiedere il bonus di 30 euro, fissata il 20 febbraio 2020, e in previsione dell’avvio delle sanzioni (dal 6 marzo) per coloro che non hanno ancora provveduto a mettersi in regola. Gli utenti abituali del nostro portale sanno già con quanta attenzione abbiamo affrontato l’argomento ‘dispositivi anti abbandono’. Seguendo passo dopo passo il travagliato iter legislativo, segnato da non poche incertezze e contraddizioni. E soprattutto testando direttamente alcuni prodotti per capire se ce ne fosse qualcuno migliore o più affidabile degli altri. Per questo ci siamo avvicinati con molta curiosità al nuovo dispositivo antiabbandono MyMi, annunciato come ‘rivoluzionario’ e ‘con tripla sicurezza’. Come sarà andata?

DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO: COSA PREVEDE LA NORMATIVA

Prima di spiegare come funziona MyMi riepiloghiamo velocemente la legge sull’obbligo dei dispositivi anti abbandono, già in vigore dallo scorso novembre (ma, come detto, le sanzioni saranno irrogate solo dal 6 marzo 2020). La normativa riguarda quei dispositivi di allarme predisposti a prevenire l’abbandono dei bambini di età inferiore ai 4 anni a bordo delle auto. Tali dispositivi possono essere integrati all’origine nel sistema di ritenuta per bambini (senza alterarne le caratteristiche di omologazione), inseriti nel veicolo come dotazione di base o accessoria, oppure totalmente indipendenti. I dispositivi devono essere in grado di attivarsi automaticamente a ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente. E soprattutto, qualora se ne presenti la necessità, devono dare un segnale di allarme. Attirando in modo tempestivo l’attenzione del conducente mediante alert visivi, acustici o aptici percepibili sia all’interno che all’esterno del veicolo. Infine, non meno importante, i dispositivi anti abbandono possono essere dotati di un sistema di comunicazione automatico. Che serve ad allertare urgentemente altre persone se per un motivo qualsiasi il conducente si trovi impossibilitato a intervenire.

COME FUNZIONA IL DISPOSITIVO ANTI ABBANDONO MYMI

Inutile dire che MyMi rispetta tutti questi parametri, altrimenti non potrebbe neanche essere commercializzato. E a differenza della quasi totalità dei prodotti oggi sul mercato, non ha per forza bisogno della app per smartphone (comunque presente) per inviare l’allarme in caso di allontanamento dal veicolo con bimbo a bordo. Una caratteristica decisamente interessante! Il dispositivo, oltre al piccolo cuscinetto sfoderabile e lavabile da disporre sul seggiolino auto (come nella foto in basso), che rileva la presenza del bimbo, è dotato infatti di un piccolo tracker-portachiavi (da attaccare al mazzo di chiavi dell’auto per essere sicuri di averlo sempre con sé) che in pratica ‘fa le veci’ dello smartphone. Emettendo anch’esso un segnale d’allarme. La ‘tripla sicurezza’ è data appunto dalla presenza di tre elementi – cuscinetto, app per smartphone e tracker-portachiavi – ognuno dei quali concorre a segnalare un potenziale pericolo. Il cuscinetto attiva una segnalazione acustica ricorrente se non rileva la presenza del tracker-portachiavi o se il bluetooth dello smartphone risulta spento; la app invia un segnale d’allarme tramite smartphone non solo al conducente ma anche alle altre persone associate; il tracker entra in funzione se per qualche ragione l’app non è in grado di inviare l’allarme (smartphone spento, scarico o con bluetooth disattivato). È importante sottolineare questo aspetto: i due sistemi (app e tracker) non sono pensati per operare in contemporanea e l’app ha sempre la precedenza. Di conseguenza chi vuole, per motivi di praticità, utilizzare solo il tracker al posto dello smartphone, deve escludere quest’ultimo. Disattivando il bluetooth oppure non installando neppure l’app.

PECULIARITÀ DEL DISPOSITIVO ANTI ABBANDONO MYMI

La app di MyMi (disponibile sia per Android che per iOS) è comunque più completa del tracker. In quanto, appunto, può avvisare non solo il conducente, ma anche un numero pressoché infinito di persone associate, aggiungendo pure la posizione geolocalizzata. Per ricevere il segnale d’allarme l’app ha bisogno soltanto dell’attivazione del bluetooth, mentre per inviarlo ad altre persone necessita anche della connessione dati. Significa che il conducente riceve il segnale sullo smartphone anche se impegnato in una conversazione telefonica o se ha il cellulare fuori campo o in modalità aerea (ma con bluetooth sempre attivato).
Il cuscinetto e il tracker-portachiavi funzionano con comunissime pile a bottone CR2450 e CR2032 entrambe sostituibili utilizzando un piccolo cacciavite (la durata media di una pila è di circa 2 anni, il livello delle batterie è monitorabile dall’app, in ogni caso entrambe le unità emettono uno specifico segnale acustico quando le pile sono quasi scariche) e che con un solo smartphone si possono gestire fino a 20 dispositivi. Chi vuole può acquistare altri tracker separatamente (per esempio in una famiglia potrebbero servirne due, uno per il papà e uno per la mamma). Importante: più tracker possono essere abbinati allo stesso cuscinetto e un tracker può essere associato a più cuscini. Pertanto se nell’auto ci sono due seggiolini (con due bambini) non è necessario portarsi dietro due tracker, ne basta uno solo. Da notare, poi, che l’app non è legata ad alcun account personale; per cui al termine dell’obbligo di utilizzo (quando il bimbo compie 4 anni) il dispositivo può essere tranquillamente ceduto ad altre persone.

GIUDIZIO DI SICURAUTO.IT SU MYMI

Di sicuro la possibilità di avere un’alternativa all’app eludendo quindi possibili problemi di natura ‘tecnologica’ dello smartphone, nonché di sostituire le pile quando si esauriscono, pongono MyMi in una posizione di fascia alta tra tutti i dispositivi anti abbandono presenti sul mercato. Forse il prezzo di 69,90 euro non è tra i più economici, ma con il bonus di 30 euro la spesa diventa più sostenibile. Il tracker-portachiavi aggiuntivo (facoltativo) costa 19,90 euro. Per quanto riguarda infine la delicata questione dell’omologazione, ricordiamo che la normativa non impone che i dispositivi anti abbandono risultino ‘omologati’. Ma richiede che, oltre a rispondere a determinate specifiche tecnico-costruttive e funzionali (per cui il produttore rilascia un’autocertificazione di conformità), non alterino in nessun modo le caratteristiche di omologazione dei seggiolini auto. A questo proposito Bluon ha genericamente dichiarato che il cuscinetto del dispositivo MyMi, in seguito a crash test (distruttivi) effettuati, non interferisce con l’omologazione di alcun seggiolino od ovetto per auto. Senza fornire però indicazioni più precise riguardo i modelli di seggiolini su cui sono stati fatti i crash test con il dispositivo installato; e l’ente/società che li ha realizzati. Restiamo ovviamente a disposizione qualora Bluon voglia indicarci anche questi dati.

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Meno recentiSicurAUTO

Auto usate certificate: le garanzie di Ford Approved

di Donato D'Ambrosi

Le auto usate si confermano la scelta principale degli italiani. Nel 2019 sono stati venduti oltre 3 milioni di veicoli usati, cioè 159 auto usate ogni 100 auto nuove. Un trend che le stesse Case auto stanno sempre più cavalcando offrendo servizi di auto usate certificate, come Ford Approved di cui parleremo in questo articolo.

COSA SONO LE AUTO USATE CERTIFICATE

I canali tradizionali per acquistare un’auto usata sono essenzialmente 3: rivolgersi a un privato, a un venditore o alle Concessionarie. Questo lo sanno grossomodo tutti. Qualcosa cui spesso non si fa abbastanza attenzione invece è il livello di rischio associato al venditore dell’auto che stiamo per comprare. Nel primo caso il rischio è tutto dell’acquirente, che si assume la responsabilità dei controlli da fare sull’auto usata; scarica qui la check list. Nel secondo caso (rivenditore-salonista) quella responsabilità assume più i contorni della fiducia che si instaura con il venditore, non di rado mal riposta, se poi si scoprono danni occulti all’auto o chilometri scalati. E poi ci sono le auto usate certificate. Ma cosa significa “auto usata certificata”? Per capirlo meglio scopriamo da vicino il servizio Ford Approved.

AUTO USATE, LA CERTIFICAZIONE INIZIA DALLA SELEZIONE

Le auto usate certificate, a differenza delle auto usate che hanno una garanzia legale di 2 anni (riducibile a 1, previo consenso tra le parti), sono veicoli con un pedigree noto alla rete ufficiale dei Costruttori. Sono solitamente auto già nelle disponibilità dei Concessionari o che le concessionarie ritirano da permute di clienti/società noti. Ford, ad esempio, certifica solo auto usate della stessa marca che hanno non più di 5 anni. Nessun modello è escluso dalla certificazione Ford Approved, infatti sulla pagina Ford.it si può cercare qualsiasi auto Ford tra circa 2500 veicoli in vendita.

I CONTROLLI DA SUPERARE PER LE AUTO USATE CERTIFICATE

Poi ciò che cambia tra un’auto usata garantita, che si può comprare quasi ovunque presso rivenditori specializzati, e un’auto usata certificata è nei controlli. Prendendo nuovamente Ford come esempio, le auto usate “in ingresso”, vengono controllate in 75 aree diverse, dalla meccanica alla carrozzeria, per assicurarsi che la qualità dell’auto sia all’altezza per poter essere certificata. Inoltre, ogni auto viene collegata ai sistemi diagnostici Ford da cui viene estrapolata tutta la sua storia, dalla manutenzione ordinaria al controllo dei dati originari. Infine le auto certificate con l’usato Ford Approved passano in vetrina solo dopo gli aggiornamenti software, se necessari, alle ultime versioni disponibili.

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10 errori da non fare con l’importazione auto dall’estero

di Gabriele Amodeo

Ciò che spinge molti italiani ad acquistare un’auto d’importazione è solitamente la convenienza economica sia per quanto riguarda le auto nuove che quelle del mercato di seconda mano. Nel nostro Paese operano importatori professionali e concessionari specializzati, i quali provvedono a tutte le pratiche necessarie per l’immatricolazione. Qualora si decidesse di acquistare e importare un’auto dall’estero in autonomia è fondamentale conoscere le normative e seguirle scrupolosamente, pena la vanificazione dei vantaggi economici o successivi problemi legati a garanzia e assistenza (Leggi la guida all’importazione di un’auto). Scopriamo quali sono i 10 errori da evitare con l’importazione auto dall’estero.

1.ACQUISTO AUTO ESTERA, NON FARSI PRENDERE LA MANO

Grazie ad internet e ai tanti portali specializzati nella vendita di auto basta un click per visionare proposte provenienti da ogni angolo del mondo. Trovare sul monitor l’auto dei sogni è altamente probabile e un prezzo basso può far fremere le dita e la carta di credito. Ovviamente data la particolarità dell’acquisto è fortemente sconsigliato procedere d’istinto, bisogna iniziare un percorso ben definito e iniziare una serie di verifiche e adempimenti indispensabili. Bisogna inoltre tener presente che le procedure differiscono in base alla provenienza della vettura, se da un Paese UE o al di fuori dell’Unione (Leggi i consigli per l’acquisto di un’auto in Germania).

2. IMPORTAZIONE AUTO ESTERA NUOVA E USATA, DIFFERENZE

Il fondamentale distinguo da fare e comprendere è quello relativamente alla condizione dell’auto, se si tratta di un veicolo nuovo o usato. Riguardo alle compravendite nell’ambito della UE, è considerata nuova non soltanto una vettura mai immatricolata, ma rientra nella categoria anche l’auto che ha percorso meno di 6.000 chilometri ed è stata ceduta entro sei mesi dalla prima immatricolazione. Per usato si intende invece il veicolo che è stato già immatricolato da almeno sei mesi e che ha percorso oltre 6.000 chilometri. Il distinguo è importante perché varia la documentazione da presentare all’atto della richiesta di immatricolazione in Italia.

3.OCCHIO AGLI ALLESTIMENTI PRIMA DI ACQUISTARE UN’AUTO ALL’ESTERO

Le Case costruttrici adeguano le proprie vetture in base alle peculiarità e normative dei Paesi nei quali vengono commercializzate. Non è raro che a parità di marca e modello un’automobile presenti allestimenti e dotazioni differenti rispetto alle versioni commercializzate in Italia. Al di là delle dotazioni di accessori è opportuno verificare se per l’immatricolazione definitiva non siano necessari adeguamenti tecnici o di sicurezza, questo si verifica per esempio con le automobili importante dagli Stati Uniti.

4.IVA E IMPORTAZIONE AUTO ESTERA, DOVE SI PAGA

Se si acquista un’auto nuova da un Paese UE l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) deve essere corrisposta nella nazione di destinazione. La fattura emessa dal venditore non dovrà quindi includere il corrispettivo IVA e bisogna ovviamente prevedere e provvedere all’esborso nel proprio Paese. L’IVA va pagata entro 10 giorni dal perfezionamento dell’acquisto. Per le auto usate invece l’IVA è inclusa nel prezzo di vendita e nessun adempimento in merito è previsto una volta immatricolata l’auto nel Paese di destinazione; in questo caso è bene valutare se il prezzo proposto è al netto dell’IVA, in alcune nazioni UE questa è particolarmente alta, come Danimarca 25% o Ungheria 27% (Leggi IVA quando pagarla per le auto importate).

5.IL CONTRATTO DI VENDITA AUTO ALL’ESTERO

Una volta definito l’esemplare di auto da importare, il primo passo da compiere è quello di sottoscrivere con il venditore un contratto di compravendita. Sul documento vanno riportati gli estremi della vettura, la sua condizione se nuova o usata, il prezzo, l’allestimento e la data di consegna. Qualora la copia del contratto dovesse giungere in lingua straniera è sempre consigliato farla tradurre, specie per la terminologia tecnica ed accertarsi di non firmare un documento con eventuali clausole vessatorie.

6.I DOCUMENTI DELL’AUTO DA IMPORTARE

Ogni auto acquistata all’estero per potere essere immatricolata in Italia deve essere corredata da una specifica documentazione. La mancanza o la difformità nella documentazione può tradursi in esborsi non previsti o peggio nell’impossibilità di immatricolare la vettura. Per le auto nuove sono necessari l’atto di vendita con firma del venditore autenticata e bollo, la dichiarazione di conformità (Certificato di conformità europeo) e la fattura di vendita che attesti la proprietà del mezzo. Per le auto usate è ovviamente richiesta la carta di circolazione estera. Qui trovi tutti i documenti necessari all’importazione dell’auto.

7.ACQUISTARE UN’AUTO ALL’ESTERO: COME PAGARE

Riguardo il pagamento dell’auto, specie se la trattativa è condotta online, bisogna essere quanto mai guardinghi. Non sono rare truffe nelle quali i venditori si dileguano dopo avere ricevuto un acconto e peggio ancora sono avvenute truffe con automobili rubate e documentazioni false, le quali finiscono per essere sequestrate dalle autorità in via pressoché definitiva. Il suggerimento è quello di procedere al pagamento una volta verificata la regolarità del mezzo, la correttezza e la completezza della documentazione.

8. IL TRASPORTO DELL’AUTO COMPRATA ALL’ESTERO

Una spesa di cui tener conto è quella relativa al trasporto dell’auto dal Paese estero, non è un costo incluso nel prezzo d’acquisto e toccherà all’acquirente dover provvedere. La vettura può essere affidata ad una ditta di spedizioni internazionali e probabilmente sarà la modalità più costosa; si può in alternativa trainare con un mezzo idoneo e regolarmente assicurato oppure può essere guidata nel viaggio di ritorno, a patto che venga apposta una targa provvisoria e una copertura assicurativa temporanea.

9.L’IMMATRICOLAZIONE DOPO AVER IMPORTATO L’AUTO DALL’ESTERO

La vettura importata deve essere immatricolata entro 30 giorni ed entro ulteriori 60 giorni essere iscritta al PRA. La via più breve è quella di rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista presso le unità territoriali ACI, Motorizzazione, delegazioni ACI e studi di consulenza abilitati. La normativa italiana prevede inoltre la presentazione di apposita modulistica recuperabile anche online (qui la specifica dei moduli).

10.LA GARANZIA SU UN’AUTO COMPRATA ALL’ESTERO

Nel perfezionamento dell’acquisto di un’auto nuova all’estero è opportuno verificare con il venditore se gli interventi in garanzia possono essere effettuati anche in Italia presso la rete del marchio. In caso positivo è bene farlo specificare nell’atto di vendita. Per le auto usate in linea generale valgono le regole comunitarie (per auto acquistate nella UE) ma il venditore potrebbe esigere di effettuare gli interventi presso la propria officina e senza farsi carico delle spese di trasporto (leggi qui i consigli sulla garanzia estera dell’auto usata). Nella vendita tra privati con molta probabilità non si godrà di nessuna garanzia salvo, ma va verificata, la validità di una eventuale garanzia ufficiale residua. Approfondisci qui l’Importazione auto nuova e usata con tanti utili consigli.

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Le 10 auto usate economiche con più km vendute a gennaio 2020

di Donato D'Ambrosi

Se doveste comprare un’auto usata con la minima spesa, probabilmente cerchereste tra le auto usate economiche con più chilometri. Un acquisto che per molti potrebbe sembrare azzardato, visto che il rapporto degli italiani con l’auto è più platonico che basato sulla manutenzione auto ordinaria. E invece secondo un’indagine sulle auto usate online, ci sono modelli di auto usate intramontabili, che al di là del valore e dei km sono tra le auto usate più vendute in 2 mesi.

AUTO USATE ECONOMICHE, L’INDAGINE ONLINE

La classifica delle auto usate economiche con più chilometri proviene da un’elaborazione di Autouncle sul numero di auto usate vendute online in meno tempo. Sono state considerate le auto usate con meno di 10 anni di età e la percorrenza media maggiore, a fronte del maggior numero di vendite tra gennaio e febbraio 2020. Guardando la classifica delle auto usate più economiche per vendite, si capisce come ormai sia incrinato il binomio auto tedesche-indistruttibilità.

LE 5 AUTO USATE PIU’ VENDUTE CON PIU’ KM

Non sorprende che tra le auto usate più economiche vendute online ci siano molte Fiat, quanto invece il fatto che le auto FCA sono nelle prime 5 posizioni della classifica. L’auto usata con una media di più chilometri è la Fiat Bravo, venduta in oltre 1100 esemplari. La Fiat Punto Evo però fa meglio, forte della sua presenza stabile tra le 10 auto nuove più vendute per molti mesi, è la scelta preferita per oltre 3500 utenti, nonostante i suoi 126 mila km in media. La Fiat Freemont, con in media 120 mila km, può dare ancora tanto, se si pensa che nasce come auto per la famiglia e i grandi spostamenti.

AUTO USATE ECONOMICHE, MA NON TROPPO CON LE MARCHE STRANIERE

Tra le altre 5 auto usate più economiche bisogna arrivare in ultima posizione per trovare una tedesca. La Volkswagen Passat è la seconda più venduta (e la più cara), ma con una media di km di gran lunga più bassa (106 mila km). Una sola francese, ancora una volta monovolume, e due Opel ma di tipologia totalmente diversa sono tra le auto usate economiche che gli italiani hanno cercato e acquistato di più tra gennaio e febbraio 2020.

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10 errori da non fare quando si porta l’auto in officina

di Redazione

Prima o poi qualunque automobilista sarà obbligato a portare l’auto in in officina per effettuare un tagliando di manutenzione ordinaria,o straordinaria che sia, alla propria vettura. Spesso ci si rivolge ad un meccanico di fiducia, paragonabile al medico curante, al quale si affida storicamente la manutenzione delle auto di tutta la famiglia. Magari si tratta davvero di una persona fidata, ma i tempi sono cambiati, il mercato dei ricambi è sempre più assortito e la possibilità di risparmiare sulla manutenzione auto può spingere a clamorosi errori di valutazione. Vediamo quali sono gli errori da non commettere quando si porta l’auto in officina e come far valere i propri diritti qualora questi venissero messi in discussione.

1.AUTO IN OFFICINA E GARANZIA

Se la nostra auto gode ancora della garanzia ufficiale non siamo più “costretti” a rivolgerci presso la rete della Casa costruttrice per effettuare manutenzione ordinaria. Grazie al regolamento europeo 1400/2002 e alla successiva revisione con il regolamento 461/2010, è possibile rivolgersi a officine indipendenti senza perdere la garanzia ufficiale a patto, ovviamente, che vengano rispettate precise condizioni. Questo agevola ad esempio chi vive in zone non servite da una determinata marca e chi vuole risparmiare, dato che spesso i prezzi praticati dalla rete ufficiale sono sensibilmente più alti rispetto a quelli praticati dai riparatori indipendenti (Leggi manutenzione presso officine private per le auto nuove).

 

2.L’IMPORTANZA DI FARE PIU’ PREVENTIVI

Se l’auto ci ha lasciati in panne e magari siamo in una situazione di necessità può capitare di essere costretti a rivolgersi a un’officina auto qualsiasi e, nel bene e nel male, accettare prezzi e condizioni. Ma se l’intervento che necessitiamo lo permette è sempre opportuno valutare più preventivi di autoriparatori, facendosi specificare tipologia e marchi dei ricambi che intendono utilizzare. Un preventivo vago e sommario, al quale magari corrisponde comunque un intervento effettuato a regola d’arte, potrebbe lasciare intendere l’impiego di ricambi non originali; pertanto è bene accertarsene per potere valutare correttamente la cifra richiesta.

3.INTERVENTI APPROVATI SULL’AUTO IN OFFICINA

Qualora lasciaste l’auto in officina in attesa del preventivo per la riparazione, sappiate che è un vostro diritto poter rifiutare l’intervento, magari se il preventivo non vi convince o avete semplicemente cambiato idea. L’intervento deve essere sempre autorizzato dal cliente con l’accettazione del preventivo. Ovviamente se per redigere il preventivo il riparatore ha dovuto smontare parti dell’auto è possibile che questi vi richieda il pagamento della manodopera impiegata.

4. LA FATTURA PER LE RIPARAZIONI AUTO IN OFFICINA

Al momento di pagare il conto in officina, la tentazione di rinunciare alla fattura a fronte di uno sconto finale, può essere forte. Sorvolando sugli ovvi motivi fiscali, per i quali è necessario emettere la fattura, essa rappresenta uno strumento per far valere i diritti del consumatore. Con la fattura in mano possiamo far valere la garanzia sui ricambi, qualora questi vengano forniti dal riparatore, e sull’intervento qualora questo dovesse rivelarsi eseguito in maniera non corretta. In fattura devono essere specificati i singoli ricambi impiegati e il loro prezzo unitario, come spiega il video qui sotto.

5.I RICAMBI AUTO COMPRATI ONLINE

Internet offre una scelta impressionante di pezzi di ricambio a prezzi spesso vantaggiosi e non è un mistero che molti autoriparatori si rivolgano al web per i propri approvvigionamenti. Anche i privati possono acquistare da sé i ricambi godendo di sconti consistenti, ma bisogna essere davvero certi di cosa si sta acquistando. Giungere in officina con un ricambio errato è una perdita di tempo e denaro sia per l’automobilista che per l’autoriparatore. Molti rivenditori online richiedono una copia del libretto di circolazione per verificare la compatibilità del ricambio ed è bene approfittare di questo servizio.

6.PORTARE I RICAMBI AUTO IN OFFICINA

Nel caso in cui si decidesse a comprare i ricambi necessari all’intervento da soliè opportuno sapere qualcosa in merito alla garanzia. In questo caso il riparatore sarà responsabile soltanto della qualità della prestazione d’opera e non dei ricambi installati. Quindi qualora i ricambi dovessero rivelarsi difettosi non è possibile addebitare alcunché al meccanico.

7.RICAMBI USATI, MA CON LA GARANZIA DEL MECCANICO

A volte, in baso al costo dei ricambi nuovi, l’autoriparatore propone ricambi rigenerati, si tratta di pezzi usati che dovrebbero essere stati sottoposti a revisione e ripristino. Qualora i ricambi rigenerati venissero forniti dal meccanico è opportuno sapere che anche questi godono della garanzia prevista per i ricambi nuovi. Con il consenso del proprietario dell’auto è eventualmente possibile ridurre a 1 anno la garanzia, ma, secondo il Codice di Consumo, non vi si può rinunciare (Leggi la garanzia negli interventi meccanici).

8.LA PROVA IN OFFICINA PRIMA DI PAGARE LE RIPARAZIONI

Quando si ritira l’auto in officina dopo una riparazione è sempre consigliato provare su strada l’auto e sincerarsi che tutto sia a posto, specie se la riparazione ha riguardato organi meccanici. La prova, magari con il meccanico a fianco, permette eventualmente di contestare subito l’intervento e non avere magari spiacevoli sorprese dopo aver lasciato l’officina.

9.I VECCHI RICAMBI PER LE RIPARAZIONI AUTO COSTOSE

Quando un intervento meccanico richiede la sostituzione di pezzi di ricambio è buona norma far vedere al cliente i vecchi pezzi smontati dall’auto. Solitamente i riparatori mettono da parte i vecchi ricambi proprio per mostrarli al cliente, ma se questo non dovesse avvenire è opportuno richiederlo al meccanico che deve provvedere.

10.FAR VALERE I PROPRI DIRITTI ANCHE IN OFFICINA

Se nonostante le precauzioni avete comunque vissuto una brutta avventura in officina e non siete soddisfatti dell’intervento è possibile far valere i propri diritti. Ci si può rivolgere alle associazioni dei consumatori, richiedendo eventualmente anche l’assistenza di un legale o rivolgersi direttamente ad un avvocato di fiducia per trovare una soluzione o richiedere un risarcimento. In questi casi è indispensabile avere in mano preventivi e fatture degli interventi effettuati (Leggi come contestare un intervento non sodddisfacente).

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Le auto più vendute in Europa sono sempre più ibride, elettriche e a gas

di Donato D'Ambrosi

Le auto più vendute in Europa mostrano forti segnali di cambiamento. A gennaio 2020 il mercato perde oltre il 7% rispetto all’anno precedente (oltre 1,13 milioni di immatricolazioni), ma le ibride ed elettriche ribaltano il paradigma dell’auto nuova. Tra i 5 mercati maggiori le auto più vendute perdono consensi con le motorizzazioni a gasolio, di più in UK (-33%). Esplodono letteralmente le vendite di auto ad alimentazione alternativa, con i motori a benzina in testa per quote di vendite. Ecco le marche di auto più vendute in Europa e quale alimentazione potrebbe avere la vostra prossima auto.

AUTO NUOVE DIESEL IN EUROPA: L’ITALIA NE VENDE DI PIU’

Il mercato delle auto nuove supera gennaio 2020 in un forte clima di incertezza, per lo più dovuto al condizionamento economico della Brexit, secondo Paolo Scudieri, presidente di ANFIA. L’associazione della Filiera industriale italiana riporta un bilancio che, tra le cadute generalizzate di immatricolazioni, mostra l’ascesa delle auto ad alimentazione alternativa. Tra i 5 maggiori mercati (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia) che coprono il 68% delle immatricolazioni di auto in Europa, il diesel perde consensi ovunque. Tra i 5 major market, l’Italia è il Paese che a gennaio 2020 ha venduto più auto diesel (33%), a fronte di un aumento collettivo di auto ibride, elettriche e a gas.

AUTO IBRIDE ED ELETTRICHE, CRESCONO LE IMMATRICOLAZIONI IN EUROPA

Tra le auto più vendute in Europa si rafforza la crescita di auto elettriche: agli strabilianti trend a 3 cifre, si associa anche un aumento delle quote, comunque marginale. Le auto nuove elettriche e ibride aumentano rispettivamente in Italia (+546%; +278%), Spagna (+172% e 2% in quota; +55% e 13% in quota), Francia (+258% e 8% in quota; +49% e 9% in quota), Germania (+61% e 3% in quota; +50% e 12% in quota) e UK (+300% e 6% in quota; +21% e 13% in quota).

LE AUTO PIU’ VENDUTE IN EUROPA PER MARCA

In questo contesto è facile immaginare che tra le auto più vendute in Europa ci siano le marche che hanno a listino una maggiore offerta con le alimentazioni più vendute. In realtà il segno meno tocca un po’ quasi tutti i Gruppi di Costruttori: Volkswagen (-0,1%), PSA (-14%), Renault (-16,4%), Hyundai (-3,9%) ed FCA (-6,4%). Al contrario invece Toyota Group (+10%) e BMW Group (+3,8%) sono gli unici Costruttori con una crescita media dei vari marchi a gennaio 2020.

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10 errori da non fare con il rifornimento fai da te

di Redazione

Sulle nostre strade sono sempre più gli impianti di rifornimento fai da te; le compagnie petrolifere sembrano voler utilizzare sempre più questo modello e il costo dei carburanti alla pompa è sensibilmente ridotto rispetto agli impianti tradizionali. Il prezzo basso e la disponibilità 24 ore su 24 spingono sempre più automobilisti a fare rifornimento presso le stazioni Self, ma in tanti ancora non hanno familiarizzato con questi sistemi e per timore di non sapere usare a dovere il distributore automatico per il rifornimento fai da te, lo evitano. Vediamo quali sono i comportamenti corretti e gli errori da non fare al rifornimento fai date.

1.BANCONOTE ROVINATE E RIFORNIMENTO FAI DA TE

Una delle situazioni che può generare confusione e problemi al rifornimento fai da te è il pagamento prepagato. I distributori accettano pagamenti in banconote e a differenza di quelli di qualche decennio fa, adesso non è necessario far collimare astri e satelliti per inserire il denaro, ma è sufficiente che si utilizzino banconote in buone condizioni, non troppo stropicciate e senza nastro adesivo.

2.PAGARE CON LA CARTA IL RIFORNIMENTO SELF SERVICE 

Una felice soluzione, finalmente diffusa quasi ovunque, è la possibilità di pagare con bancomat e carte di credito. Il funzionamento è semplice, si inserisce la carta e quando richiesto si digita il PIN. La banca pre-autorizza un credito (solitamente massimo 100 euro) e si passa a fare rifornimento; l’addebito avviene al termine del rifornimento e il distributore automatico rilascia la ricevuta con i litri erogati e l’importo pagato. Attenzione! Ricordatevi di togliere e conservare la vostra carta di pagamento dopo la pre-autorizzazione.

3.SCEGLIERE IL CARBURANTE GIUSTO ALLA COLONNINA SELF SERVICE 

Le moderne multipompe offrono alla stessa colonnina sia il rifornimento di gasolio che di benzina, quindi una vale l’altra; in alcuni impianti di carburanti più datati può verificarsi che la pompa del diesel sia separata da quella che eroga benzina. Quindi per evitare di trovarsi in mano l’erogatore sbagliato è opportuno dare un’occhiata prima di parcheggiare (Leggi quanto costa il carburante sbagliato alla Polizia britannica).

4.IL LATO CORRETTO PER FARE BENZINA DA SOLI

Può sembrare un problema banale o di poco conto, ma capita spesso di vedere automobilisti che parcheggiano affiancandosi alla pompa dalla parte sbagliata e quindi con il tappo del rifornimento nel lato opposto a quello dell’erogatore. I tubi degli erogatori self di solito non sono particolarmente lunghi e, soprattutto se l’auto è una grossa berlina, non è possibile far arrivare l’erogatore al tappo.

5.RIFORNIMENTO SELF SERVICE: IL TAPPO PRIMA DI TUTTO

Altro siparietto al quale si assiste ai distributori automatici è quello di chi dimentica di togliere il tappo dal serbatoio e si ritrova già con l’erogatore in mano. In questa situazione, se si rimette al proprio posto l’erogatore dopo alcuni secondi il distributore considera conclusa l’operazione. E’ sempre meglio quindi togliere il tappo prima di tutto e collocarlo, se la nostra auto non dispone di uno sportellino del rifornimento con l’apposito gancio, in un posto stabile e in vista per non dimenticarlo.

6.NORME BASILARI DI SICUREZZA NEL RIFORNIMENTO FAI DA TE

Con i carburanti non si scherza vista l’elevata infiammabilità, quindi quando ci si accinge a fare rifornimento non bisogna né fumare né impiegare apparecchi elettronici, come telefoni e smartphone. È inoltre buona norma scaricare la propria energia elettrostatica per evitare scintille, basta toccare, una volta scesi dall’auto, del metallo e anche la carrozzeria della nostra auto va bene (Leggi le avvertenze quando si rifornisce l’auto da taniche e bottiglie di plastica).

7.SCEGLIERE LA QUANTITÀ’ DESIDERATA DI CARBURANTE

Se abbiamo usato del contante per il pagamento prepagato, la pompa, salvo che il nostro serbatoio non abbia la capienza sufficiente, magari perché quasi pieno, erogherà carburante per l’importo versato. Ma se abbiamo pagato con una carta e non siamo interessati a fare il pieno è opportuno selezionare sulla colonnina l’importo che vogliamo erogato. Solitamente si trovano i tasti con su indicato 5.00 e 10.00 euro, quindi pigiarli fino a raggiungere la cifra desiderata. Si può anche tenere d’occhio l’indicatore dei litri e dell’ammontare in euro, ma può capitare di distrarsi (Leggi le truffe ai distributori di carburante).

8.GLI IMPREVISTI NEL RIFORNIMENTO DI BENZINA FAI DA TE

Se non si inserisce correttamente e a fondo la pistola erogatrice nel nostro bocchettone non è raro che del carburante schizzi verso di noi, rischiando di sporcarci gli abiti e lasciarci addosso l’intenso odore del carburante. È buona norma non mettersi perfettamente di fronte al bocchettone ma rimanere di fianco, così da non essere in traiettoria degli eventuali schizzi.

9.L’EROGATORE PRIMA DI RIPARTIRE AL SELF SERVICE

Potrà sembrare una situazione da gag televisiva, ma non è raro che qualche automobilista, specie se ha bloccato la pistola sull’erogazione automatica, finito il rifornimento risalga in macchina e riparta con ancora attaccato l’erogatore. In molti impianti il blocco è stato disabilitato proprio per evitare “distrazioni”. Quando finisce l’erogazione bisogna togliere la pistola e fare attenzione a far finire le ultime gocce di carburante nel bocchettone, in modo da non sporcare la carrozzeria o se stessi, e riporla nel proprio vano.

10.IL TAPPO, IL PASSAGGIO PIU’ DIMENTICATO NEL RIFORNIMENTO FAI DA TE

Dimenticare di mettere il tappo e ripartire con lo sportellino del rifornimento aperto non è raro. Quindi dopo aver riposto l’erogatore bisogna serrare correttamente il tappo sul bocchettone e richiudere lo sportello. Se abbiamo pagato con bancomat o carta di credito dovremo ritirare la ricevuta, idem se abbiamo pagato in contanti e non è stato erogato tutto il carburante, ci servirà per il rimborso. Non sempre però il pagamento avviene alla colonnina, infatti sono sempre più frequenti i casi in cui la cassa sia all’interno dell’area shopping. In tal caso ricordate di chiudere porte e finestrini se all’interno non c’è alcun passeggero adulto per scongiurare il rischio di ritrovare l’auto ripulita dagli oggetti di valore in bella mostra e di non lasciare incustoditi i bambini. Prima di andare alla cassa ricordate di comunicare la targa dell’auto e il numero della colonnina esatta dove avete fatto rifornimento.

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10 errori da non fare con l’acquisto auto nuova

di Redazione

L’acquisto di un’auto nuova è sempre un momento importante e, perché no, emozionante. I giri per i concessionari, la scelta di allestimenti e accessori per configurare la “propria” auto entusiasmano un po’ tutti. Ma essere avventati in un acquisto del genere può avere ripercussioni importanti negli anni a venire, quindi è opportuno essere oculati e il più possibile lucidi (Leggi la guida acquisto auto 7 posti). Vediamo quali sono i 10 errori da non fare quando si acquista un’auto nuova.

1.QUALE BUDGET PER L’ACQUISTO DELL’AUTO NUOVA?

Uno dei primi aspetti da valutare nell’acquisto di un’auto nuova è ovviamente il budget. Magari potessimo acquistare tutti l’auto dei nostri sogni, ma sappiamo bene che la realtà è un’altra. Stabiliamo quindi un budget che possiamo permetterci e valutiamo i modelli di nostro interesse nella fascia di prezzo relativa. Bisogna tenere presente che i prezzi di listino base possono lievitare con allestimenti particolari e accessori particolari.

2.COSTI DI BOLLO E ASSICURAZIONE CON L’AUTO NUOVA

Spesso accecati dall’offerta allettante o trovandosi di fronte ad una vettura che ci fa letteralmente sbavare si conclude frettolosamente l’acquisto, si firmano le pratiche e si diviene felici proprietari di una fiammante quattro ruote. Ma in quanti hanno provato frustrazione dovendo fare i conti per adeguare la polizza assicurativa, o per sottoscriverne una nuova, e scoprire che tra RCA e incendio e furto dovranno pagare una fortuna? Bisogna inoltre verificare i costi del bollo auto per il modello scelto per non avere sorprese e rimanere con il portafoglio a secco.

3.IL FINANZIAMENTO DELL’AUTO NUOVA

Sempre più raramente si compra un’auto senza l’apertura di un finanziamento. In fase di preventivo è opportuno valutare i tassi di interesse e se li riteniamo eccessivi proviamo a chiedere un’alternativa al venditore. Riguardo la rata mensile del rimborso è fondamentale considerare la sostenibilità del pagamento rispetto alle entrate, solitamente è bene non sforare il 20% dei propri introiti e pensare a quelle scadenze che coincidono con la rata dell’assicurazione o con il pagamento del bollo auto.

4.ESIGENZE REALI E ACQUISTO DELL’AUTO NUOVA

Le automobili seguono le mode, soprattutto per quanto riguarda la tipologia; al giorno d’oggi il mercato è trainato dai modelli Suv e Suv Inspired, ma realmente abbiamo bisogno di un Panzer su quattro ruote? La scelta non deve essere mai forzata, specie se per avere il modello alla moda dobbiamo sobbarcarci una spesa aggiuntiva. Valutiamo bene quali sono le nostre reali esigenze di mobilità, con quante persone e bagagli viaggiamo prevalentemente (Leggi i controlli da fare prima delle vacanze), la capacità di carico e gli ingombri dell’auto rispetto ad un eventuale box o posto auto condominiale.

5.LA MOTORIZZAZIONE GIUSTA DELL’AUTO NUOVA

Tra le scelte da effettuare nelle fasi di acquisto di una nuova automobile quella relativa alla motorizzazione è cruciale. Negli ultimi anni le auto a gasolio hanno spopolato, ma sono state acquistate anche da chi percorre un chilometraggio annuo irrisorio, senza magari tenere conto dei costi di manutenzione. Nella scelta bisogna quindi tener presente quanta strada realmente facciamo, così come bisogna ben comprendere i costi d’esercizio dell’auto che stiamo valutando.

6.L’AUTO NUOVA A GAS

Chi è alla ricerca di un’automobile dai bassi costi d’esercizio può essere interessato ai modelli che offrono la cosiddetta alimentazione bi-fuel, benzina-GPL o benzina-metano. Il basso costo d’acquisto del carburante si traduce in costi di gestione più bassi, pur richiedendo qualche intervento di manutenzione specifico. Un aspetto da valutare è la disponibilità nella zona di residenza di impianti di rifornimento, in alcune zone d’Italia questi, specie quelli del metano, sono rarefatti.

7.QUALE POTENZA PER L’AUTO NUOVA

Le auto moderne offrono, a fronte di cilindrate sempre più compatte, potenze piuttosto elevate, ma soprattutto le citycar vengono proposte con livelli di potenza piuttosto bassi. Nello sceglierle bisogna essere consapevoli delle reali prestazioni offerte e valutare, specie se si è abituati a tenere il climatizzatore spesso acceso, se i cavalli della vettura sono sufficienti alle nostre esigenze. Il consiglio è quindi quello di provare su strada un modello con la motorizzazione di nostro interesse.

8.GLI ACCESSORI GIUSTI SULL’AUTO NUOVA

I fronzoli in auto, così come i gadget elettronici all’ultima moda piacciono un po’ a tutti, ma occhio ai costi. Prima di passare al setaccio la lista di accessori di serie per il comfort, l’estetica e l’infotainment è buona norma sapere prima dell’acquisto quanto è sicura l’auto che vi interessa; ormai anche i crash test sono una valutazione sempre più frequente: scopri qui tutti i più recenti crash test con schede e video dettagliati per marca e modello. Le automobili oggi sul mercato, salvo alcuni casi, vengono offerte con dotazioni di serie piuttosto complete, offrendo accessori che poco più di un decennio fa erano rigorosamente a pagamento. La tentazione di avere interni in pelle, fari xeno, display touchscreen e impianti audio potenti è comunque forte, ma il prezzo di listino può lievitare e anche tanto, rischiando di farci sforare il budget previsto e, peggio ancora, facendoci indebitare più del dovuto.

9.AUTO NUOVA O IN PRONTA CONSEGNA?

Spesso si immagina di poter comporre la propria auto con tutti i dettagli che desideriamo, dall’allestimento degli interni, alla tinta o al disegno dei cerchi in lega. Questo però può comportare lungaggini nella consegna e probabilmente uno sconto ridotto o nullo da parte del venditore. È sempre bene chiedere cosa la concessionaria può offrire in pronta consegna e cercare di spuntare qualcosa in più come sconto. Non sono da sottovalutare inoltre le KM0, con le quali risparmiare sensibilmente rispetto al nuovo da immatricolare.

10.VALORE FUTURO E RIVENDIBILITA’ DELL’AUTO NON PIU’ NUOVA

Se la frequenza con la quale cambiamo l’automobile è decennale possiamo praticamente acquistare qualsiasi marchio e modello. Se invece la frequenza è ridotta è opportuno valutare nella scelta della nuova auto quale rivendibilità avrà in futuro e sarà facile rivenderla.

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Test gomme estive 2020: i 20 migliori pneumatici 245/45 R18

di Donato D'Ambrosi

Le prime giornate di sole preannunciano la primavera e per molti automobilisti è già tempo di mettersi alla ricerca delle migliori gomme estive 2020. Il test degli pneumatici estivi di cui parleremo oggi mette a confronto 20 delle gomme estive migliori che hanno superato una preselezione tra 50 modelli di pneumatici 245/45 R18. Ecco quali sono le gomme migliori nel test per frenata su asciutto e bagnato.

IL TEST DELLE GOMME ESTIVE 245/45 R18

Il test gomme estive 2020 elegge gli pneumatici estivi migliori che Autobild ha individuato nelle prove di frenata su fondo stradale asciutto e bagnato. Prima di arrivare alla classifica delle 20 gomme migliori da 18 pollici per l’estate, i test effettuati su 50 modelli di pneumatici di prima e seconda linea sono stati acquistati direttamente sul mercato. Tra le gomme estive testate Pirelli è forse la più svantaggiata poiché la difficoltà a reperire le gomme estive Pirelli più recenti ha comportato lo svantaggio delle Pirelli PZero sostituite.

I MIGLIORI PNEUMATICI ESTIVI 2020 SU ASCIUTTO E BAGNATO

Escluse le ultime 30 gomme meno performanti, il magazine tedesco ha messo a confronto le 20 gomme estive migliori in un test di frenata su asciutto da 100 km/h e un test di frenata su bagnato da 80 km/h. Tra le gomme estive migliori nella frenata su asciutto la classifica premia le Michelin Pilot Sport 4 (32,1 metri). All’estremo opposto, fuori dalla Top20, invece le gomme estive peggiori su asciutto sono le ricostruite King Meiler (43,2 metri). Il test di frenata su bagnato invece premia gli pneumatici estivi Bridgestone Potenza S001 (28,7 metri); molto davanti alle peggiori su bagnato, nuovamente le gomme King Meiler (43,2 metri) Nella tabella dei risultati qui sotto qui è poi riportata in metri anche la distanza di frenata totale e la classifica delle migliori gomme estive in ordine alfabetico che hanno frenato in meno spazio.

https://www.autobild.de/artikel/sommerreifen-test-5629291.html

LE ALTRE 30 GOMME ESTIVE NELLA CLASSIFICA DEL TEST

La classifica delle gomme estive migliori 2020 vede al primo posto le Michelin Pilot Sport 4, più performanti su asciutto. Al terzo posto la frenata migliore avvantaggia le gomme estive Bridgestone. Tra le due si piazzano le gomme estive Nokian Powerproof, che in totale frenano 20 cm prima delle gomme giapponesi. Come anticipato, le gomme estive Pirelli PZero sono fuori dalla Top20, al 25esimo posto, per le prestazioni di gran lunga peggiori rispetto alle più recenti che successivamente Autobild ha testato con ottimi risultati. Guarda la classifica completa delle gomme estive 2020.

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Estinzione anticipata finanziamento auto: come fare

di Raffaele Dambra

Estinzione anticipata finanziamento auto

Ricorrere a un finanziamento per comprare una vettura è un’eventualità niente affatto remota, visti i costi generalmente elevati. Per l’ottenimento del prestito si può agire in autonomia, chiedendo la cifra necessaria in banca o presso una finanziaria; oppure si può sbrigare la pratica direttamente in concessionaria, aderendo a uno dei tanti prestiti finalizzati all’acquisto di un’auto che le stesse case automobilistiche sono solite proporre a condizioni spesso favorevoli. In questa sede non staremo a spiegarvi come funziona un prestito, supponendo che tutti conosciate più o meno il meccanismo. Ma come fare a richiedere l’estinzione anticipata di un finanziamento auto.

ESTINZIONE ANTICIPATA FINANZIAMENTO AUTO: CHE COS’È

Può infatti accadere che l’acquirente dell’auto abbia la possibilità di saldare il proprio debito in anticipo, prima della scadenza naturale del piano di rimborso del prestito, coprendo la somma residua in un’unica tranche. In effetti non è così raro che il debitore disponga improvvisamente della liquidità necessaria. Perché magari ha ricevuto un’eredità, oppure grazie a una vincita, o più semplicemente perché ha risparmiato tanto mettendo pazientemente da parte un piccolo tesoretto. I soldi potrebbero persino provenire da un altro prestito più conveniente. Insomma, le possibilità sono tante. Ma la domanda è una sola: l’estinzione anticipata di un finanziamento auto è permessa? La risposta è affermativa e riguarda generalmente tutti i prestiti. Le condizioni per il recesso possono però differire e non di poco, dipende da ciò che c’è scritto nel contratto (che va quindi letto con molta attenzione PRIMA d firmare).

COME FUNZIONA L’ESTINZIONE ANTICIPATA DI UN PRESTITO AUTO

Di solito (ma non è una regola fissa, anche se largamente maggioritaria) per estinguere in anticipo un finanziamento auto viene richiesta una sorta di penale o indennizzo per ‘risarcire’ la banca/finanziaria del mancato incasso degli interessi che sarebbero maturati fino alla scadenza naturale del prestito. Con la cessazione anticipata non si è tenuti, infatti, al pagamento degli interessi residui, così gli enti eroganti si tutelano applicando una penale. In ogni caso l’importo dell’indennizzo non è arbitrario ma si basa sulle direttive contenute nella riforma del Credito di Consumo del 2013. Secondo cui l’estinzione anticipata non può superare l’1% del debito rimanente se il termine del prestito è fissato dopo oltre un anno. E lo 0,5% se invece è inferiore a un anno.

ESTINZIONE ANTICIPATA FINANZIAMENTO AUTO: QUANDO CONVIENE?

Alla luce di questo bisogna capire quando conviene richiedere l’estinzione anticipata del finanziamento auto e quando no. Premesso che un prestito può essere estinto in ogni momento, il fattore temporale conta parecchio. Perché terminare il prestito nella fase iniziale del piano di rientro o farlo nella parte terminale non è detto che sia la stessa cosa. Le banche e le società finanziarie italiane applicano spesso il piano di ammortamento ‘alla francese’ con rate fisse, secondo cui si pagano prima gli interessi e poi si comincia a rendere il capitale ottenuto in prestito. Quindi le prime rate sono composte da una quota maggiore di interessi e da una minima di capitale. Poi gradualmente la prima scende e quella relativa al capitale sale. Ciò significa che qualora si abbia la possibilità bisognerebbe estinguere il debito nella parte iniziale del finanziamento, quando il risparmio sugli interessi dovuti alla banca può essere davvero consistente. Viceversa se si estingue il prestito nella fase terminale del piano di rimborso, quando la quota interessi è ormai minima, c’è il rischio di pagare una somma residua molto alta (in quanto composta quasi unicamente dalla quota capitale). E che l’importo della penale risulti addirittura superiore al risparmio sugli interessi residui. È opportuno quindi tenere sempre sotto controllo l’avanzare del piano di ammortamento in modo da sapere con esattezza, in ogni momento, a quanto ammonta il prestito restituito nonché gli interessi già devoluti, e quelli che invece matureranno nel corso del tempo. Così da potersi fare tutti i calcoli opportuni.

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Bluetooth allarme antiabbandono: quanto è davvero pericoloso per i bimbi

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

Con l’obbligo degli allarmi antiabbandono per bambini è esplosa la psicosi da pericoli del Bluetooth sui bambini. Quanto è pericoloso realmente il Bluetooth per la salute umana? Esiste il rischio di radiazioni per i bambini e i neonati seduti sopra i cuscini con allarme antiabbandono? La risposta sorprenderà sicuramente i genitori apprensivi e va cercata nei limiti delle radiazioni stabiliti dall’Unione europea.

BLUETOOTH E RADIAZIONI PERICOLOSE: DIPENDE DALLA POTENZA

Con l’obbligo di trasportare in auto bambini fino a 4 anni solo con un allarme antiabbandono, il parere dei genitori è diviso tra chi trova un investimento utile e chi invece no. Lo si può vedere anche dai commenti al nostro video test qui sotto, che mette a confronto 4 dispositivi antiabbandono diversi. Al di là dei punti di vista però in molti si chiedono ancora se il Bluetooth degli smartphone fa male alla salute. Un comprensibile timore che possiamo chiarire con l’aiuto di Tata, che dichiara quante radiazioni emette il Bluetooth di un allarme antiabbandono per bambini. Intanto cerchiamo di capire quanto è potente il Bluetooth di un dispositivo di allarme antiabbandono. In generale, come si vede dalla tabella delle Classi del Bluetooth, più è potente il segnale, più lungo è il raggio d’azione della comunicazione.

QUANTO E’ PERICOLOSO IL BLUETOOTH PER LA SALUTE UMANA

Poiché sappiamo che gli allarmi antiabbandono funzionano entro una distanza di 10 metri dallo smartphone, sono associati a potenze più basse (Classe 2, 3,4,). Che sono molto al di sotto di quanto il Wi-Fi di casa, cui è esposto quotidianamente ogni bambino in ogni famiglia che usa una connessione a internet. Vi starete chiedendo allora, ma se il bambino è seduto proprio sopra l’allarme con il Bluetooth, non è più pericoloso? La risposta è no. Il perché lo spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sull’uso degli smartphone consiglia proprio l’utilizzo di auricolari Bluetooth per ridurre al minimo l’esposizione della testa a radiazioni elettromagnetiche. Radiazioni che per costituire un rischio alla salute devono superare il valore SAR (Specific Absorption Rate) nell’uso normale di 2 W/kg. Rispetto al valore del Tasso di Assorbimento stabilito dall’Unione europea per l’intero corpo, gli smartphone super-connessi sono al di sotto di 0,5 W/kg.

Classi e portata delle connessioni Bluetooth

LE RADIAZIONI EMESSE DALL’ALLARME ANTIABBANDONO

Il pericolo reale del Bluetooth sul corpo umano ci porta a rispondere alla domanda iniziale. Il Bluetooth è pericoloso per un bambino seduto sull’allarme antiabbandono? Ora che sappiamo qual è il limite di assorbimento “sicuro” possiamo comprendere meglio quante radiazioni elettromagnetiche emette un allarme antiabbandono. Nel caso del dispositivo Tata Pad, l’azienda dichiara un valore di SAR di 0,0099 W/kg, 200 volte inferiore alla soglia dell’Ue. Piuttosto, e cogliamo l’occasione per ripeterlo ancora una volta, quando i bambini viaggiano in auto bisognerebbe proteggerli da altri rischi ricordando ad esempio di:

Montare correttamente il seggiolino e controllarlo periodicamente;
– Allacciare e stringere adeguatamente le cinturine come si vede nel video in alto;
– Far viaggiare il bambino contro il senso di marcia almeno fino a 15 mesi di età;
– Accertarsi che l’airbag passeggero sia disattivato se il bambino viaggia davanti;
– Dare il buon esempio fin da piccoli, con una guida prudente, indossando e facendo indossare a tutti i passeggeri la cintura di sicurezza.

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Auto elettriche FCA: il punto sul piano 2020 e le prossime tappe a Mirafiori

di Donato D'Ambrosi

Il piano 2020 sulle auto elettriche di FCA in Italia si avvicina all’annunciato avvio della produzione della Fiat 500 elettrica (BEV). Un piano ambizioso che abbraccia il lancio di una serie di modelli ibridi/elettrici prodotti nel polo di Mirafiori. Proprio qui Fiat-Chrysler installerà un impianto per la ricarica di auto elettriche con elettricità green, risparmiando anche 5 mila tonnellate di CO2 l’anno. Facciamo il punto sul piano 2020 delle auto elettriche e ibride in arrivo e il progetto ENGIE per la ricarica delle auto elettriche a Mirafiori.

LA PRODUZIONE DELLE AUTO IBRIDE E I TEST SULLE AUTO ELETTRICHE FCA

FCA prosegue il lancio di progetti di elettrificazione e rafforza il piano di investimenti per il Polo produttivo di Torino. Il piano industriale per l’Italia 2019-2021 in cui sono previste risorse finanziarie per 5 miliardi di euro per produrre auto elettriche e ibride entra nel vivo. La produzione della Maserati Ghibli ibrida fa strada alla Fiat 500 elettrica di cui sono già in circolazione i modelli preserie destinati al collaudo e ai test di produzione. C’è tempo fino a giugno 2020 per rimediare ad imprevisti di collaudo e avviare le linee di assemblaggio.

AUTO ELETTRICHE FCA: ARRIVANO LE COLONNINE A MIRAFIORI

L’annuncio più recente è che FCA installerà 150 mila metri quadrati di pannelli solari per produrre energia “pulita”. Il comprensorio di Mirafiori produrrà 15 Mega Watt di elettricità, contribuendo alla riduzione delle emissioni per oltre 5.000 tonnellate di CO2. L’energia sarà utilizzata per alimentare gli stabilimenti e per la carica dei modelli elettrificati prodotti nel sito. La valorizzazione sostenibile interesserà le storiche Officine 64, 71 e 72, l’Assembly Center delle Carrozzerie e l’RG Center nei pressi della pista di prova di Mirafiori. Contestualmente all’installazione dei pannelli solari, FCA realizzerà anche dei parcheggi adatti alla ricarica delle auto elettriche. Saranno installate 850 colonnine a Mirafiori, di cui 750 punti di ricarica saranno destinati ai dipendenti.

IL PIANO SULLE AUTO ELETTRICHE E IBRIDE FCA

Mentre le Fiat Panda Hybrid e Fiat 500 Hybrid hanno preso il largo, facciamo il punto su quali auto elettriche FCA e gli investimenti nel piano industriale 2020-2021 per l’Italia.

Fiat 500 BEV: le linee di produzione sono state completate ed è già stata avviata la realizzazione delle vetture pre-serie in vista dell’inizio della produzione previsto nel prossimo mese di giugno.
– Maserati Ghibli: avviata la produzione con motorizzazioni ibride.
– Maserati Quattroporte e Levante: Il restyling di entrambe è in corso e l’obiettivo è di iniziare la produzione nel prossimo mese di luglio.
– Nuove Maserati GranTurismo e GranCabrio: lanciati gli investimenti per la produzione a Mirafiori delle GranTurismo e GranCabrio, incluse motorizzazioni full-electric.
– Mirafiori Trasmissioni Plant: investimenti in corso per l’incremento della produzione nello stabilimento per raggiungere la capacità di 350.000 cambi 6 marce anno.
Mirafiori Battery Hub: lanciati gli investimenti per la costruzione del primo stabilimento di assemblaggio per produrre i moduli batterie destinate a tutte le Maserati elettriche.

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RC auto familiare: malus per i danni oltre 5.000 euro

di Raffaele Dambra

Auto senza assicurazione cosa si rischia

Alla fine la RC auto familiare è davvero partita il 16 febbraio 2020 tra l’esultanza dei promotori della legge e delle associazioni dei consumatori e la delusione delle compagnie assicurative, che ‘minacciano’ un aumento generale delle tariffe tale da annullare tutti i vantaggi del provvedimento. Questo però lo scopriremo solo quando la norma entrerà a pieno regime, intanto un emendamento al decreto Milleproroghe a firma del deputato dem Claudio Mancini ha leggermente cambiato le carte in tavola, inserendo una sorta di ‘super malus’ per i beneficiari della polizza familiare in caso di incidente con colpa con danni a carico dell’assicurazione superiori a 5.000 euro.

RC AUTO FAMILIARE: COME FUNZIONA

Prima di spiegare nel dettaglio cosa prevede il nuovo super malus (che non è ancora definitivo perché dev’essere prima approvato dall’aula della Camera insieme all’intero Milleproroghe), riepiloghiamo le novità introdotte con la RC auto familiare:
– rispetto alle agevolazioni già previste dal Decreto Bersani, tutti i componenti di un medesimo nucleo familiare possono adesso usufruire della miglior classe di merito tra quelle presenti in famiglia anche in caso di semplice rinnovo della polizza (e non solo alla prima stipula) e pure tra diverse tipologie di veicoli. Per esempio chi assicura una moto può avvalersi della stessa classe di merito di un’auto e viceversa. L’unico requisito richiesto per accedere al beneficio consiste nel non aver commesso sinistri con colpa (paritaria, effettiva e assoluta) negli ultimi cinque anni, come da attestato di rischio.

IL MALUS DELLA RC AUTO FAMILIARE

Tralasciando quelli che saranno gli effetti reali della RC auto familiare (si risparmierà veramente? E in quale misura? Le assicurazioni spalmeranno i mancati incassi sulle tariffe degli altri assicurati? È davvero una buona idea scardinare il sistema bonus/malus?), negli ultimi giorni è intervenuta una modifica che, se confermata (manca, come detto, l’ultimo passaggio parlamentare), renderà un po’ meno conveniente la nuova norma. O quanto meno più rischiosa. L’emendamento Mancini prevede infatti che se il beneficiario della polizza familiare con veicolo di diverso tipo causa un sinistro con danni superiori a 5.000 euro, al successivo rinnovo della Rc auto perde fino a 5 classi di merito. Un declassamento decisamente superiore rispetto al malus normale, che comporta invece la perdita di 2 sole classi di merito. Si tratta indubbiamente di un correttivo per incentivare uno stile di guida molto prudente, vedremo se funzionerà.

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10 errori da non fare se è scaduta la revisione auto

di Redazione

Non è raro che un’automobilista dimentichi la scadenza della revisione auto del proprio mezzo e se a ricordarlo sono le Autorità, durante un controllo di routine su strada, sono dolori! Vediamo come non dimenticare di fare la revisione auto e soprattutto quali errori non fare se ci ritroviamo con la revisione scaduta.

1.PROMEMORIA FAI DA TE DELLA REVISIONE

Le scadenze da ricordare per un contribuente/automobilista sono tante e tenerle tutte a mente comporta il rischio di dimenticarne qualcuna. Se siete avvezzi all’uso di smartphone e tablet potrete impostare dei promemoria, ma nel caso si guastasse o lo si smarrisse (a meno di non fare dei backup) si perderanno le scadenze. La scadenza si evince dalla carta di circolazione.

2.SCADENZA DELLA REVISIONE NOTIFICATA DALLE ISTITUZIONI

Il Portale dell’Automobilista, gestito dal Dipartimento Trasporti del MIT, offre ai suoi iscritti un servizio di notifica multicanale delle scadenze della patente di guida e della revisione. La notifica avviene tramite messaggio SMS o email, per fruire del servizio è sufficiente registrarsi al Portale (Qui il link diretto al Portale dell’Automobilista).

3.QUANDO VA FATTA LA REVISIONE AUTO

Secondo il Decreto n.408 del Ministero dei Trasporti la prima revisione di un’auto va effettuata dopo 4 anni dalla sua prima immatricolazione e successivamente ogni 2 anni. I mezzi con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate sono invece sottoposti a revisione annuale (Leggi i controlli da fare prima della revisione).

4.LA REALE SCADENZA DELLA REVISIONE

Per comprendere quale sia il termine ultimo ed effettuare in tempo utile la revisione è necessario conoscere mese e anno di immatricolazione della vettura. Se ad esempio l’auto è stata immatricolata il 15 gennaio 2016 il termine ultimo per revisionarla è il 31 gennaio 2020. Le successive vanno effettuate, dopo due anni, entro il mese nel quale si è effettuata la precedente revisione.

5.REVISIONE AUTO PRESSO GLI UFFICI DELLA MOTORIZZAZIONE

La revisione può essere effettuata presso uno degli uffici della Motorizzazione Civile presenti sul territorio nazionale. È necessario effettuare un pagamento di 45.00 euro sul c/c 9001, compilare il modulo MC 2100 (Sia il modulo che il prestampato per il pagamento sono distribuiti negli uffici della Motorizzazione) e prenotare la revisione della vettura.

6.LA PRENOTAZIONE NON SOSTITUISCE LA REVISIONE

Se la vettura ha già la revisione scaduta non è possibile circolare anche se è stata effettuata la prenotazione. Il foglio di prenotazione permette di circolare soltanto il giorno fissato per la revisione, ovviamente per raggiungere la Motorizzazione.

7.REVISIONE AUTO PRESSO LE OFFICINE AUTORIZZATE

Se si sceglie di effettuare la revisione presso una delle officine autorizzate, oltre 8.000 sul territorio nazionale, basta recarsi alla più vicina ed effettuare l’operazione. Il costo in questo caso è di 66.80 euro. Le officine autorizzate sono collegate in tempo reale al CED della Motorizzazione e trasmettono l’esito della revisione.

8.REVISIONE AUTO OLTRE I TERMINI

Qualora ci si dovesse accorgere che la revisione è abbondantemente scaduta è ovviamente opportuno mettere in regola vettura. Nonostante l’irregolarità non vengono applicate sanzioni retroattive, se la revisione è superata si tornerà a circolare in regola.

9.MULTA PER AUTO SENZA REVISIONE

Se in occasione di un controllo di routine viene accertata la revisione scaduta si può essere multati con una sanzione che va da 159,00 a 639,00 euro. Inoltre il veicolo viene sospeso dalla circolazione fino a quando non viene effettuata la revisione, ovviamente con esito positivo. Se l’infrazione è accertata in autostrada viene applicato anche il fermo amministrativo e il ritiro della carta di circolazione, la quale verrà restituita dopo la prenotazione della revisione. Se la revisione non è stata effettuata per più scadenze la sanzione può essere raddoppiata.

10.MANCATA REVISIONE E RIVALSA ASSICURAZIONE

Se un’auto coinvolta in un incidente stradale dovesse risultare con la revisione scaduta, la compagnia assicurativa potrebbe rivalersi sul contraente addebitandogli le somme dei risarcimenti pagati agli altri soggetti coinvolti nel sinistro.

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